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LO SVILUPPO COGNITIVO, EMOTIVO E SOCIALE NEGLI ADOLESCENTI

Il contesto
Nel corso della storia i pensatori e i letterati più raffinati hanno descritto i giovani come teste calde, incapaci di
controllarsi.
Nel 1904 G. Stanley Hall identificò per la prima volta una particolare fase della vita umana caratterizzata da «tempeste
e stress» dandole il nome di ADOLESCENZA.
Nella maggior parte delle culture, ogni nuova generazione è vista in modo ambivalente, poiché è tipico dei giovani
avere visioni del mondo nuove e fresche; quindi le persone ne apprezzano l’energia e la passione, ma anche li temono come una
minaccia. Tuttavia, fino a poco tempo fa i giovani non avevano il tempo di ribellarsi contro la società, perché dovevano
assumersi molto presto le responsabilità della vita adulta. Negli Stati Uniti l’adolescenza è stata considerata una fase
distinta dell’esistenza soltanto a partire dal 20° secolo, quando divenne un fatto normale per la maggioranza dei ragazzi
frequentare le scuole secondarie.
Un secolo fa la maggior parte dei bambini statunitensi smetteva di andare a scuola dopo la quinta elementare o la prima
media, per incominciare a lavorare, ma durante la Grande depressione era molto difficile trovare lavoro. Senza nulla da
fare, tanti ragazzi si diedero a vagabondare per le campagne, pieni di rabbia, frustrati e depressi. Allarmata da questa
situazione, l’amministrazione Roosevelt varò delle leggi per attirare i giovani verso la scuola e così nel 1939 il 75% degli
adolescenti statunitensi frequentava una scuola superiore.
Questo fatto elevò le capacità intellettive di un'intera generazione di statunitensi ma determinò un profondo gap
generazionale fra questi giovani e i loro genitori meno istruiti, incoraggiando in tal modo gli adolescenti a trascorrere
molto tempo tra loro, in gruppi composti da elementi della stessa età, isolati e distinti dal mondo adulto. In seguito, negli
anni 1950, si sviluppò la cultura giovanile caratterizzata da abbigliamento e gusti musicali distintivi.
La percezione di una nuova generazione di giovani uniti fra loro (contro i più vecchi) raggiunse il suo picco tra la fine degli
anni 1960 e i primi anni 1970. Con lo slogan «Non fidarti mai di nessuno che abbia più di 30 anni», la coorte dei nati dal
baby boom postbellico rifiutò le convenzioni che regolavano il matrimonio e i ruoli di genere, e trasformò
profondamente il nostro modo di vivere.
Lo sviluppo cognitivo ed emotivo: il mistero della mente adolescente
Gli adolescenti sanno essere riflessivi e introspettivi, ma anche impulsivi e fuori controllo; conformisti condizionati dalle idee
del gruppo e ribelli pronti ad assumere comportamenti rischiosi; capaci di prendere decisioni da persone mature, ma
bisognosi di sentirsi protetti dal mondo esterno.

Tre classiche teorie sullo sviluppo del pensiero nell'adolescenza


Durante l’adolescenza c’è un’incredibile crescita mentale. La differenza non sta tanto nella maggiore quantità di
informazioni che un adolescente possiede rispetto a un bambino di quarta o quinta primaria, ma piuttosto nel fatto che
gli adolescenti pensano in modo diverso.
Con un bambino che frequenta la scuola primaria si può avere una conversazione razionale su argomenti che riguardano
la vita di ogni giorno; con un adolescente si può discutere in modo razionale di idee.
Questa capacità di ragionare in modo astratto intorno a concetti è la qualità che caratterizza la fase dello sviluppo che
Piaget definì «stadio operatorio formale».

Il pensiero operatorio formale: il picco del ragionamento astratto


I bambini che si trovano nello STADIO DEL PENSIERO OPERATORIO CONCRETO sono in grado di andare oltre
l'apparenza immediata degli oggetti. Piaget riteneva che quando i bambini raggiungono lo stadio operatorio formale,
intorno ai 12 anni, la capacità di ragionamento faccia un vero salto qualitativo. In particolare, secondo Piaget, gli
adolescenti sono in grado di svolgere un ragionamento logico su un tema puramente speculativo.
Gli adolescenti sono capaci di ragionare in termini logici intorno a concetti e possibilità ipotetiche
È solo con l’adolescenza che impariamo a manipolare mentalmente e in modo logico i concetti.
Inoltre, rispetto a un bambino nello stadio operatorio concreto, un adolescente, in cui si è ormai sviluppato il pensiero
operatorio formale, non ha nessun problema ad affrontare una questione ipotetica, perché, una volta che il pensiero si è
svincolato dalla realtà concreta, non vi è alcuna difficoltà a ragionare su concetti che possono non essere realistici.

Gli adolescenti sono capaci di vero ragionamento scientifico


Quando i processi del pensiero hanno luogo su un piano puramente astratto, il nostro approccio ai problemi si svolge in
modo sistematico, attraverso l'individuazione di una strategia che ci permette di provare scientificamente che una data cosa è
vera.
Per rivelare la presenza della nuova capacità di ragionamento scientifico, Piaget ideò un esperimento: presentò ai
bambini un apparato costituito da un pendolo corredato di cordicelle e pesi, dove le cordicelle erano di lunghezza
diversa e i pesi variavano in dimensione. Il compito dei soggetti dell'esperimento era quello di attaccare i pesi alle
cordicelle, quindi di fissare queste al pendolo e di stabilire quale fattore determinasse la velocità di oscillazione del
pendolo da un'estremità all'altra.

La chiave per risolvere il compito assegnato sta nell'essere sistematici, cioè nel tenere costanti
tutti i fattori, tranne quello di cui si intende valutare l'influenza.
Bisogna isolare una alla volta tutte le variabili, mantenendo tutti gli altri parametri costanti.
Quando si varia solamente la lunghezza del filo, ci si accorge che questo fattore da solo
determina la velocità con cui oscilla il pendolo.
Piaget scoprì che, nel risolvere questo problema, i bambini in età scolare procedevano
completamente a caso; solo gli adolescenti erano in grado di adottare una vera strategia
«sperimentale» per trovare la soluzione di compiti basati sul ragionamento logico.

Quali effetti produce sulla vita pratica questo cambiamento del modo di pensare?
La capacità di ragionare in modo scientifico sulla base di ipotesi fa sì che alle scuole superiori – e non prima – possiamo
entusiasmarci per una metafora poetica o capire gli esperimenti di chimica. È soltanto alle superiori che possiamo far
parte di un gruppo di discussione, indipendentemente dalla nostra opinione personale. Tra l’altro, l’acquisizione del
pensiero operatorio formale spiega perché gli adolescenti sono famosi per la capacità di discutere su qualsiasi aspetto della
loro vita. Un adolescente sa esporre le sue ragioni su un argomento, ribattendo punto per punto.
Ma non tutti gli adolescenti raggiungono lo stadio operatorio formale. Invece di essere un fatto universale, il pensiero
operatorio formale si acquisisce principalmente nelle culture occidentali di impronta scientifica. In realtà, in qualsiasi tipo di
società la maggioranza delle persone non raggiunge lo stadio finale dello sviluppo cognitivo teorizzato da Piaget. In uno
studio si è visto che alla richiesta di dibattere un tema assai controverso, come la pena di morte, molti degli adulti
esaminati non afferravano neppure l’idea di dover usare argomentazioni logiche per sostenere il proprio punto di vista.
Ci sono ambiti in cui, durante l’adolescenza, la cognizione subisce sempre i cambiamenti previsti da Piaget.
Le capacità di pensiero operatorio formale entrano in funzione nel momento in cui gli adolescenti più grandi iniziano a fare
progetti sulla loro vita futura.
Raggiungere lo stadio operatorio concreto ci pone sulla stessa lunghezza d’onda degli adulti. Il pensiero operatorio
formale ci consente di comportarci da adulti.
Gli stadi dello sviluppo morale postulati da Kohlberg: l'interiorizzazione dei valori morali
Questa nuova capacità di riflessione sul nostro futuro ci consente di riflettere anche sui nostri valori etici.
Basandosi sulle teorie di Piaget, lo psicologo dello sviluppo Lawrence Kohlberg ha quindi sostenuto che, durante
l'adolescenza, acquisiamo la capacità di sviluppare il codice morale che poi ci guida per tutta la vita.
Al fine di valutare questo codice morale, Kohlberg costruì dei dilemmi etici, scenari su cui le persone dovevano
esprimere la propria posizione, che poi veniva valutata dagli esaminatori e classificata in base ai 3 livelli di ragionamento
morale: pre-convenzionale, convenzionale e post-convenzionale. Ogni livello è diviso in due stadi.

• LIVELLO PRE-CONVENZIONALE dello sviluppo morale: è il livello più basso


di ragionamento morale, nel quale l’approccio degli individui alle questioni
etiche si basa soltanto sulla punizione o sul tornaconto personale derivanti dalle
loro azioni. Essendo il nostro interesse concentrato sulle conseguenze esterne,
non dimostriamo alcun senso morale.
(4-10 anni)
• LIVELLO CONVENZIONALE dello sviluppo morale: è il livello intermedio di
ragionamento morale, nel quale le persone affrontano le questioni etiche
sostenendo la necessità di non infrangere le regole imposte dalla società.
è quello tipico degli adulti. Esso rivela che la nostra moralità è imperniata
sulla necessità di rispettare le norme sociali.
• LIVELLO POST-CONVENZIONALE dello sviluppo morale: è il livello più alto di ragionamento morale, nel quale le
persone affrontano le questioni etiche applicando principi etici personali, indipendenti dalle regole della società.

Kohlberg scoprì che a 13 anni prevalgono universalmente le risposte di tipo pre-convenzionale. A 15 o 16 anni, il
ragionamento morale raggiunge il livello convenzionale nella maggioranza dei giovani, in tutto il mondo. Tuttavia, in
molte persone lo sviluppo morale si ferma a questo livello. Benché alcuni degli adulti esaminati da Kohlberg avessero
raggiunto il livello post-convenzionale, quasi nessuno si mantenne costantemente al livello più alto di ragionamento
morale.

Quale applicazione trovano i principi di Kohlberg nella vita reale?


Le categorie individuate da Kohlberg ci forniscono indicazioni interessanti per capire quali sono le priorità di carattere
etico delle altre persone. L’idea di Kohlberg che i bambini non siano in grado di andare oltre la mentalità basata sul
binomio punizione/ricompensa è fondamentalmente sbagliata, perché il nostro senso morale si manifesta ancora prima della
comparsa del linguaggio.
Non bisogna dimenticare che il ragionamento morale post-convenzionale implica il fatto di considerare astrattamente
idee di giustizia.
Il modo in cui gli adolescenti ragionano su scenari immaginari non riflette necessariamente le loro azioni nel mondo reale.
Quando Kohlberg descrive i progressi del ragionamento morale che avvengono nel corso dell’adolescenza, coglie un
punto fondamentale. Gli adolescenti sono famosi per mettere in discussione le regole della società, denunciare le
ingiustizie del mondo e impegnarsi in cause fortemente idealistiche. Purtroppo, la capacità di fare un passo indietro e
vedere il mondo quale dovrebbe essere, ma raramente è, può produrre quelle tempeste emotive e quello stress che
caratterizzano la vita degli adolescenti.

La teoria di Elkind sull’egocentrismo adolescenziale: una spiegazione alle tempeste dell’adolescenza


David Elkind riteneva che con la transizione allo stadio del pensiero formale, i bambini acquisiscano la capacità di capire
cosa c’è dietro le regole degli adulti. In questa fase i ragazzi socialmente consapevoli diventano dolorosamente consci del
fatto che c’è differenza fra ciò che gli adulti dicono e quello che realmente fanno.
Questo, provoca, secondo Elkind, sentimenti di rabbia e ansia, e l’impulso di ribellarsi. Gli adolescenti hanno fama di
protestare su qualunque cosa soltanto perché è «una regola».
Elkind chiama in causa il pensiero operatorio formale per spiegare il tipico comportamento che si può osservare nei
giovani adolescenti, la loro eccezionale sensibilità a ciò che pensano gli altri. Secondo Elkind, una volta che i più giovani
acquisiscono la capacità di vedere le manchevolezze delle altre persone, esercitano nei confronti di se stessi questa tendenza,
fino a essere ossessionati da quello che gli altri pensano dei loro difetti.
Questo porta all'EGOCENTRISMO ADOLESCENZIALE, cioè la percezione distorta che le proprie azioni siano al centro
dell'interesse di tutti gli altri.
Elkind ritiene che una componente cruciale dell'egocentrismo
adolescenziale sia la percezione di un pubblico immaginario in grado di
suscitare intenso imbarazzo: gli adolescenti (soprattutto i più giovani) si
sentono sempre al centro della scena, costantemente sotto gli occhi degli
altri che osservano tutto quello che fanno.
Una seconda componente dell'egocentrismo adolescenziale è la favola
personale, ovvero la sensazione tipica degli adolescenti che le loro
esperienze di vita siano del tutto speciali e uniche.
Queste distorsioni mentali spiegano le esagerate tempeste emotive che
colpiscono i ragazzi nei primi anni dell'adolescenza.
Purtroppo, la componente «A me non può capitare» della favola
personale può anche portare ad atti dalle conseguenze tragiche.

Gli adolescenti sono estremamente sensibili agli stimoli sociali?


Con l’arrivo della pubertà, l’interesse degli adolescenti – in particolar modo delle ragazze – viene catalizzato dalle
imperfezioni del corpo. Il forte impulso a essere parte di un gruppo sociale (e a stigmatizzare chi invece non vi appartiene)
può far esplodere una vera aggressività relazionale tra la fine della scuola primaria e l’inizio delle medie.
In uno studio, quando i ricercatori hanno chiesto a studenti delle scuole medie di elencare le loro priorità, i
preadolescenti hanno posto il successo sociale in cima a ogni altra preoccupazione. Far parte del gruppo di coloro che
riscuotono successo dal punto di vista sociale risultava molto più importante del fatto di essere uno studente, di essere
gentile e simpatico o persino di avere degli amici.
Inoltre, come riteneva Elkind, alcuni studi sul cervello basati sulla risonanza magnetica suggeriscono che gli adolescenti
sono particolarmente ipersensibili alle emozioni degli altri.
Gli adolescenti più giovani agiscono in modo impulsivo, specificamente in presenza di situazioni eccitanti che coinvolgono i
loro amici. Questa tendenza rispecchia cambiamenti nell’attività neuronale.
Alle decisioni rischiose prese dagli adolescenti corrisponde un picco di attività in alcune zone della corteccia, ma ciò
avviene soltanto quando gli amici vi assistono.

Gli adolescenti sono propensi al rischio?


L’amore per il rischio è una caratteristica fondamentale dell'adolescenza. I ricercatori hanno individuato nella pubertà
l'età in cui più di ogni altra entrambi i sessi tendono a prendere decisioni rischiose; ma, a causa del ritardo dello sviluppo
puberale (e, di una più lenta maturazione cerebrale), il periodo pericoloso per i maschi si estende sino alla fine
dell'adolescenza.
Anche i bambini si ribellano, disobbediscono e si mettono alla prova per superare i propri limiti. Ma, i rischi corsi dai
teenager mettono a repentaglio persino la loro vita. Proprio nell'età in cui sono fisicamente più robusti, gli adolescenti
- soprattutto i maschi - hanno le maggiori probabilità di morire per cause che si potrebbero prevenire, come gli incidenti.

Grazie a uno studio, esaminando i dati ottenuti nel periodo fra il 1997 e il
2008, i ricercatori hanno scoperto che 1 adolescente su 6 (soprattutto di sesso
maschile) è stato arrestato prima dei 18 anni.
All'età di 23 anni, il tasso di arresti cresce fino a raggiungere l'incredibile quota
di 1 su 3.
In un altro sondaggio (2010) tra studenti dell'ultimo anno di scuola superiore
all'incirca 2 su 10 hanno ammesso di avere esagerato col bere, ossia di aver bevuto
cinque o più drink in una stessa occasione per quanto riguarda i maschi, e
quattro o più per le femmine.
La buona notizia è che la maggioranza degli studenti degli ultimi anni di scuola
superiore dichiara di non fare uso di alcuna droga.
Un sondaggio più recente, condotto nel 2016 dall'Università del Michigan, ha
evidenziato il più basso livello di consumo di alcolici fra gli adolescenti tra
quelli rilevati da quando l'indagine è stata avviata, 4 decenni prima.
Gli adolescenti sono più emotivi, più emotivamente disturbati o entrambe le cose?
Gli adolescenti possiedono un'emotività più intensa degli adulti. Gli psicologi dello sviluppo hanno cercato un metodo che
permettesse di individuare minuto per minuto gli alti e bassi che segnano la vita emotiva degli adolescenti.
Circa quarant'anni fa Mihaly Csikszentmihalyi e Reed Larson (1984) riuscirono in questa impresa mettendo a punto una
nuova procedura chiamata METODO DEL CAMPIONAMENTO DELL’ESPERIENZA.
I due ricercatori chiesero agli studenti di una scuola superiore di portare con sé un cercapersone, programmato per
emettere un segnale a intervalli casuali, tutti i giorni per una settimana. La procedura di campionamento permette di capire
quali esperienze causano felicità oppure malessere nell’adolescente (o in un soggetto di qualsiasi età).
I dati raccolti dimostrarono che gli adolescenti, sul piano emotivo, vivono davvero intensamente la loro vita. I soggetti
esaminati riferirono di essersi sentiti euforici o profondamente depressi molto più spesso degli adulti del gruppo di confronto.
Anche i cambiamenti d'umore negli adolescenti si manifestavano in modo molto più improvviso e acuto.
Ciò non significa che gli adolescenti sono soggetti a sbalzi d’umore irrazionali.
Gli adolescenti non si eccitano né si deprimono senza ragione. La cosa che li rende più felici è passare del tempo con gli
amici. Essi non sono per la maggior parte emotivamente disturbati, anche se la distinzione può sfuggire, c’è una
differenza tra l’essere emotivi e l’essere emotivamente disturbati.
Quando gli studiosi chiedono agli adolescenti di valutare la propria vita, ottengono un quadro positivo su come i giovani si
sentono in generale. La maggioranza degli adolescenti in tutto il mondo è piena di fiducia, entusiasmo e speranza per il futuro.
Quindi lo stereotipo secondo il quale la maggior parte degli adolescenti soffre di problemi emotivi non corrisponde al
vero. Tuttavia, la situazione non è rosea. La loro propensione al rischio fa sì che negli ultimi anni dell'adolescenza si
registri un picco dei reati.
Una significativa minoranza di adolescenti coltiva propositi suicidari. Nel 2015 circa 1 studente di scuola superiore
su 6 dichiarava di aver considerato l'ipotesi del suicidio nel corso dell'anno precedente; 1 su 12 riferiva inoltre di aver
compiuto un debole tentativo di suicidio.
Va tuttavia sottolineato che sono pochissimi i teenager che si tolgono realmente la vita. Inoltre, benché il tasso di idee
suicidarie si sia lievemente innalzato negli ultimi 5 anni, se lo si compara con quello dei primi anni 1990 si nota una
diminuzione nel numero degli adolescenti statunitensi che nel 21° secolo contempla l'ipotesi di togliersi la vita.
Questa confortante tendenza non si estende tuttavia alla pratica delle ferite autoinflitte non letali, ovvero tagli e
mutilazioni. Secondo i dati emersi da indagini internazionali sugli adolescenti, da 1 su 4 a 1 su 6 riferisce di aver messo in
atto questo comportamento, a indicare che il CUTTING (la pratica autolesionista consistente nel ferire il proprio corpo) è
divenuto un fenomeno diffuso a livello globale.
Alcune interviste hanno dimostrato che gli episodi di autolesionismo si verificano quando adolescenti molto suscettibili sono
sottoposti a intenso stress. Più che segnalare intenzioni suicide, tuttavia, il cutting può essere una strategia per preservare una
stabile percezione di sé.
A questa età si registra un tasso di depressione più elevato. Inoltre, mentre la diffusione di questo disturbo mentale è più o
meno la stessa in entrambi i sessi durante l'infanzia, a metà del periodo adolescenziale entrano in gioco gli schemi di
genere tipici dell'età adulta. Per tutta la vita le donne hanno il doppio delle probabilità degli uomini di sviluppare un disturbo
depressivo.
L'innalzamento dei tassi di depressione nell'adolescenza è dovuto ai cambiamenti ormonali tipici della pubertà che
rendono il cervello dei teenager più sensibile allo stress.
Gli adolescenti a rischio tendono ad avere problemi pregressi nella gestione delle emozioni
Uno di tali indicatori sono le tendenze esternalizzanti in età scolare. Non solo l'inclinazione a cacciarsi nei guai prende il
sopravvento quando i bambini hanno problemi a regolare il proprio comportamento, ma se vengono rifiutati dal gruppo
dei bambini popolari, finiscono per essere attratti dagli amici con una personalità antisociale.
Alcuni test utilizzati per valutare le funzioni esecutive (misurazioni che registrano se femmine e maschi hanno difficoltà ad
analizzare a fondo il proprio comportamento) possono risultare molto efficaci nel prevedere «tempeste» in età
adolescenziale. Inoltre, la tendenza a mettersi nei guai a un’età insolitamente giovane prelude in genere a un
comportamento delinquenziale durante l’adolescenza.

Gli adolescenti a rischio tendono ad avere cattive relazioni familiari


Anche il sentirsi alienati, distaccati dai propri genitori può rappresentare un segnale d’allarme per il successivo insorgere di
problemi. Quando i ricercatori hanno indagato le emozioni di adolescenti che si autoinfliggevano delle ferite, spesso
questi ragazzi descrivevano una forma di attaccamento insicuro con i propri genitori.
Gli adolescenti vogliono essere ascoltati e rispettati. Hanno bisogno di sapere che sono amati in modo incondizionato. Quindi, i
genitori degli adolescenti devono essere danzatori particolarmente abili, devono capire quando è il momento di farsi
indietro e quando invece è il caso di stare vicini; perché gli adolescenti hanno bisogno di uno stile educativo autorevole.
Ma, dal momento che l’attaccamento è bidirezionale, anche se rileviamo una correlazione tra adolescenti che lamentano
rapporti familiari distanti e il manifestarsi di problemi, non possiamo semplicemente concludere che siano i genitori a
sbagliare. È molto difficile per i genitori disperati capire come esercitare un ruolo autorevole nella vita di un figlio/a.

Gli adolescenti a rischio vivono in un ambiente in cui si attuano comportamenti rischiosi


L'ambiente sociale riveste un ruolo importante nel creare le condizioni per le tempeste adolescenziali.
Se un bambino vive in una comunità disorganizzata, con scarsa efficacia collettiva, e qualcuno vicino a lui fa uso di
droghe, le probabilità di finire nei guai aumentano. Come sostiene la teoria ecologica dei sistemi di sviluppo, per aiutare
davvero un adolescente a crescere bene, c'è bisogno di un ambiente esterno che sappia allevare e formare i più giovani.

Quali sono gli adolescenti che hanno uno sviluppo positivo?


Gli adolescenti crescono bene quando sono in grado di svolgere le funzioni esecutive superiori. Essi progrediscono quando i
genitori rinforzano le loro qualità sottolineandone l’unicità.
Può rivelarsi cruciale la presenza di un mentore o di una figura adulta non genitoriale che riveste una particolare importanza:
un consulente premuroso e affidabile che trascorre del tempo con il giovane ed è, in termini di personalità, sulla sua
stessa lunghezza d’onda.
Ma crescere bene non significa necessariamente rimanere lontani dai guai. Infatti, molti adolescenti che hanno intrapreso la
strada di uno sviluppo pieno e armonico sono anche coinvolti in attività rischiose durante la prima metà del periodo
adolescenziale. Dunque, sperimentare i propri limiti è normale per un adolescente, anche fra i ragazzi più felici e sani.
Quel che NON si deve assolutamente fare è abbandonare a se stessi i ragazzi gravemente deviati. Gli psicologi dello
sviluppo distinguono fra il TURBAMENTO ADOLESCENZIALE (quando, cioè, il comportamento antisociale è limitato agli
anni dell’adolescenza) e le DIFFICOLTÀ CHE PERSISTONO TUTTA LA VITA (ossia, i comportamenti antisociali che
continuano anche durante la vita adulta). Cosa positiva è che durante gli anni dell’adultità emergente si diventa più maturi.

Non punire gli adolescenti come se fossero adulti dal punto di vista intellettivo
Poiché il cervello adolescente è ancora in pieno sviluppo, non ha senso applicare agli adolescenti che si sono resi colpevoli di
un crimine le stesse sanzioni penali previste per gli adulti. Sembrerebbe più logico, anziché rinchiuderli in prigione, che a
questa giovane età gli sforzi si concentrassero sulla RIABILITAZIONE.
Come suggeriscono Laurence Steinberg e altri esperti di sviluppo adolescenziale, il sistema legale andrebbe riformato,
perché l'adolescenza «riduce la colpevolezza».
Nel 2005 la Corte Suprema ha dichiarato illegale la pena di morte per gli adolescenti e, nel 2012, ha abolito l'ergastolo senza
possibilità di libertà vigilata per i ragazzi. Tuttavia, attualmente giudici e pubblici ministeri hanno facoltà di spostare
ragazzini di 13 anni dall'ambito della giustizia minorile per processarli come adulti.
Con un po' di fortuna e un carattere forte, un approccio fortemente punitivo può aiutare una persona a cambiare totalmente
direzione; tuttavia, non esiste alcuna prova del fatto che condannare ragazzi adolescenti alle prigioni per adulti
impedisca loro di compiere successivamente atti criminali.
Approvare leggi che siano conformi alla mente di un adolescente
Rinchiudere gli adolescenti in una prigione per adulti è controproducente, perché questa pratica espone il gruppo di età con
la più alta sensibilità agli stimoli sociali, all'influenza di adulti inclini a incoraggiare atti criminali.
La cosa migliore da fare è dunque creare una legislazione che tenga conto dei processi mentali degli adolescenti.
Un esempio eccellente è rappresentato dalle norme che regolano il sistema di guida graduale, e prescrivono, per
esempio, restrizioni alla guida di notte e in gruppo per i più giovani. Un altro approccio è far leva in modo positivo sulla
sensibilità dei teenager per i coetanei.

Offrire la possibilità di svolgere attività di gruppo che sfruttino al meglio i punti di


forza dell’adolescente
È molto importante, in alcuni casi, aiutare gli adolescenti a creare relazioni con dei coetanei capaci di promuovere la crescita
e arricchirli interiormente.
I programmi di sviluppo della gioventù realizzano pienamente questo obiettivo. Essi offrono agli adolescenti un posto
sicuro per esprimere e coltivare le loro passioni nelle ore libere del tardo pomeriggio, quando sono più esposti al rischio di
mettersi nei guai in compagnia degli amici.
Questi programmi idealmente intendono favorire lo sviluppo di un insieme di qualità, definite dallo psicologo Richard
Lerner LE 5 C: competence, confidence, character, caring, connections (competenza, sicurezza di sé, carattere, cura degli
altri e relazioni).
Ai giovani viene fornito un ambiente adatto a svilupparsi armoniosamente.
Non tutti i programmi di questo tipo raggiungono l'obiettivo prefissato, perché questi ambienti possono anche incoraggiare
il bullismo e i comportamenti antisociali. Dunque, è importante che le attività extrascolastiche siano ben strutturate e
sottoposte a una costante supervisione, dato il loro scopo, che è quello di sviluppare le cinque C.
Dal momento che la partecipazione ai programmi di sviluppo della gioventù è su base volontaria, e quindi essi tendono a
essere utilizzati da adolescenti che già se la cavano bene, di fatto non vanno in aiuto di chi ne avrebbe più bisogno, vale
a dire dei ragazzi e delle ragazze a rischio.
Perciò, per modificare veramente l’esperienza adolescenziale, l’intervento più efficace sembra quello di integrare le
offerte formative volte ad arricchire i giovani nel luogo che tutti loro frequentano per gran parte della giornata: la scuola.
Un forte coinvolgimento nelle associazioni studentesche è un fattore predittivo del futuro successo lavorativo.

Trasformare la scuola superiore per favorire un migliore adattamento persona-ambiente


Gli adolescenti che si sentono ben integrati in scuole accoglienti e formative tendono ad avere un buon rapporto con se stessi e
con il mondo.
Le scuole superiori di ottima qualità possono offrire un rifugio agli adolescenti a rischio nel momento in cui a casa si trovano
a vivere situazioni problematiche.
Sfortunatamente, in un demoralizzante sondaggio condotto a livello internazionale è emerso che, sebbene gli
adolescenti si dichiarassero generalmente ottimisti circa altri aspetti della loro vita, definivano la loro esperienza nella
scuola superiore soltanto «così cosi».
Da numerose indagini e interviste risulta che ciò a cui i giovani aspirano maggiormente è fare quel tipo di esperienze
didattiche che caratterizzano le migliori scuole primarie: svolgere attività che favoriscono la loro autonomia, soprattutto che
li stimolino a pensare in modo autonomo; avere insegnanti che tengano conto delle loro capacità; seguire corsi di
orientamento pratico, che abbiano un'attinenza diretta con la loro vita.
I corsi che comportano esperienze pratiche di volontariato, in particolare, possono influire profondamente sullo sviluppo
successivo degli adolescenti.
Sarebbe anche necessario rivedere l'orario scolastico in modo da tenere conto delle particolari esigenze di sonno dei
giovani. Nei primi anni dell'adolescenza, il ciclo del sonno viene biologicamente spostato in avanti. Poiché il tipico
adolescente tende ad andare a dormire dopo le 23 e deve alzarsi alle 6 o alle 7 del mattino per recarsi a scuola, dorme
meno di sette ore per notte. Cosa ancora peggiore, i giovani maggiormente soggetti a questo spostamento notturno del ritmo
circadiano sono generalmente più esposti al rischio di vivere un'adolescenza piena di problemi: tendono ad avere peggiori
relazioni familiari, a rimanere spesso da soli e a essere mentalmente più fragili.
Dal momento che la deprivazione del sonno ha l'effetto di scombussolare ancora di più entrambi i sistemi (cognitivo ed
emotivo) questi adolescenti sono inclini ad agire in modo impulsivo e a tenere comportamenti devianti, e ad avere scarsi
risultati scolastici.
Infine, sarebbe ora di ripensare le politiche di tolleranza zero, insiemi di norme in vigore nella scuola superiore con le
quali si autorizza l'immediata sospensione per qualsiasi atto deviante. Questa pratica si proponeva obiettivi condivisibili:
proteggere gli studenti dai compagni più violenti e avere un effetto deterrente per successivi comportamenti criminali.
Ma gli studi condotti su questo punto mostrano che l’essere sospesi dalla scuola non fa che incoraggiare, negli anni a venire,
la tendenza a delinquere. Nelle scuole che scelgono di avere un approccio molto duro fondato sulla tolleranza zero, gli
studenti hanno la sensazione di essere meno legati ai propri insegnanti e alla classe.
Venire espulsi, talvolta per infrazioni marginali alle regole, patologizza un normale comportamento adolescenziale e
impedisce ai ragazzi più vulnerabili di avere quelle esperienze positive di attaccamento di cui hanno una vitale
necessità. Quella che gli psicologi dello sviluppo definiscono LINEA DIRETTA SCUOLA-PRIGIONE, la transizione da una
fase di tumulto limitato all’adolescenza a una carriera criminale che dura per tutta la vita, può avere inizio nel momento in
cui un adolescente a rischio, di solito di sesso maschile, viene bandito dalla sua classe.

La mente adolescente vista da un'altra prospettiva


Robert Epstein ha proposto un'innovativa analisi critica del cervello immaturo degli adolescenti. Epstein (2010) ci ricorda
innanzitutto che l'adolescenza è un'invenzione, un costrutto artificiale. La natura infatti aveva fissato nel periodo della
pubertà il nostro ingresso nell'età adulta.
Bisogna considerare, per esempio, che le politiche scolastiche ispirate alla tolleranza zero possono entrare in collisione
con il naturale impulso adolescenziale a sperimentare tutto della vita. Inoltre, non è poi così pericolosa l'attrazione per il
rischio di un adolescente se la si raffronta con le azioni impulsive che ognuno di noi può compiere durante tutta l'età
adulta.

Lo sviluppo sociale
Ci sono due importanti aspetti dell’adolescenza intrinsecamente collegati fra loro: separarsi dai genitori e aggregarsi con i
coetanei.

Il distacco dai genitori


Nel loro studio originale basato sul campionamento dell'esperienza, Csikszentmihalyi e Larson (1984) scoprirono che i
teenager vivevano in famiglia le esperienze più edificanti (confortanti). Purtroppo, però, questi momenti erano pochi e lontani
fra loro. Infatti, mentre gli incontri con i coetanei erano in grado di suscitare intense emozioni, quando gli adolescenti erano
con le loro famiglie le emozioni negative superavano quelle positive in un rapporto di 10 a 1.
Questa tendenza a scontrarsi con i genitori sembra fare universalmente parte dell'esperienza adolescenziale.
Gli adolescenti generalmente classificano lo stress con i genitori come più traumatico di quello sperimentato con gli amici

Il grafico mostra che, con l’eccezione dell’Europa


meridionale, lo stress adolescenziale legato al rapporto con i
genitori è in ogni parte del mondo più intenso dello stress
sperimentato nel gruppo dei pari.
Il problema: la ricerca dell'autonomia
Gli psicologi dello sviluppo sottolineano che, se la nostra vita domestica è sostanzialmente buona, la famiglia è il bozzolo che
ci accoglie e protegge. Eppure, oltre a essere un porto sicuro, i genitori rappresentano spesso una fonte di sofferenza. Questo
accade perché il loro compito consiste nell'amarci, ma anche nel porci dei limiti.
Quando quest'ultima funzione di controllo viene spinta al massimo, il disagio e l’insofferenza dell'adolescente si
acutizzano.
Su cosa si scontrano genitori e figli? In Europa settentrionale e negli Stati Uniti i conflitti legati alla vita scolastica sono
molto importanti, ma per gli adolescenti cinesi e giapponesi questi diventano di gran lunga predominanti.
A causa del fatto che nelle società del Medio Oriente è fondamentale sposarsi con qualcuno del «proprio gruppo di
appartenenza», una delle maggiori fonti di stress è la gestione delle relazioni con i coetanei.
Nell'Europa meridionale, dove i ragazzi tendono a vivere in famiglia fino ai 30 anni, la dipendenza e una generale
ostilità fra genitori e figli costituiscono un serio problema.
Ma la questione principale su cui si incentrano i conflitti in ogni parte del mondo è la conquista dell'indipendenza.
Un altro fattore da considerare, poi, è che il maggior numero di scontri si registra quando la pressione esercitata dal gruppo
dei coetanei è al culmine, ovvero nei primi anni dell'adolescenza.

Il processo: la danza dell'autonomia


Di fatto, il conflitto genitori-figli esplode quando i giovani sono nel pieno della pubertà.
Da un punto di vista evoluzionistico, l'aumento del livello ormonale durante la pubertà può essere all'origine di questa lotta
per l'autonomia e avviare la separazione, che è parte integrante del processo con cui si diventa un adulto indipendente.
Fin dalla prima adolescenza i ragazzi iniziano a fare pressione per ottenere l'indipendenza diventando molto riservati e
distanti, ma bisogna aspettare dopo i 15 anni affinché i genitori rispondano concedendo loro stabilmente una libertà
molto più ampia.
Il periodo che va dalla media alla tarda adolescenza è quello cruciale per accordare una certa autonomia. La ragione può
essere individuata nel fatto che a quest'età, generalmente i genitori sentono che i figli sono più maturi. Man mano che gli
adolescenti si avvicinano al diploma, le loro priorità si spostano dalla continua voglia di ribellarsi al desiderio di
costruirsi una vita adulta. Nell'arco di tempo che va da quando si accede alla scuola superiore a quando si è ormai
studenti dell'ultimo anno, diventa importante abbandonare lo spirito di ribellione e pensare concretamente all'università
e alla carriera lavorativa.
Anche i più significativi marcatori sociali di una raggiunta indipendenza, intorno ai 16/17 anni contribuiscono a
eliminare i motivi di tensione in famiglia.
Il raggiungimento di queste mete lungo il percorso che porta alla vita adulta crea una distanza molto basilare, fisica fra
genitori e figli.

Gli studi fondati sul campionamento dell'esperienza dimostrano che i 15enni


trascorrono circa il 25% del tempo in compagnia dei familiari; tra gli studenti degli
ultimi anni delle superiori questa percentuale crolla al 14%.
Il processo di distacco dalla famiglia rende possibile avere con essa un rapporto più
armonioso. Il difficile e delicato compito dei genitori è rispettare l'autonomia dei
figli pur continuando a essere intimamente coinvolti nelle loro vite.

Vi è un indicativa differenza di genere nel rapporto confidenziale che lega


genitori e figli. Una ricerca canadese ha mostrato che i maschi mantenevano lo
schema comunicativo improntato alla distanza, che aveva caratterizzato la
pubertà, anche mentre si avviavano verso la tarda adolescenza, non raccontando
quasi niente alla madre delle proprie attività ed evitando il più possibile di
condividere la propria vita.
Le femmine invece dopo essere diventate più riservate e distanti nel primo
periodo adolescenziale, si riavvicinavano alla madre nella media e tarda
adolescenza per riallacciare i contatti.
Variazioni culturali sul tema
Nelle società individualiste cerchiamo di avere con i nostri figli una relazione tra adulti, meno gerarchica e più simile a
un'amicizia. Ma, le culture che pongono al di sopra di tutto l'obbedienza ai genitori hanno idee diverse su come
dovrebbero comportarsi gli adolescenti.
Quindi, fra gli adolescenti che crescono in famiglie di immigrati l'impulso a distaccarsi dalla famiglia può dare luogo a forti
conflitti sul piano dell'acculturazione. I giovani possono trovarsi di fronte al dilemma posto dalla «scelta» fra i valori dei
genitori e le norme della loro nuova casa (la società in cui vivono).
Trovarsi a cavallo fra due culture, può anche ribaltare il normale rapporto fra genitori e figli, catapultando alcuni di
questi giovani di seconda generazione nel ruolo di adulti.
I figli di immigrati rischiano di avere relazioni insoddisfacenti con i genitori. Le norme di comportamento che possono
apparire eccessivamente rigide a uno sguardo occidentale assumono un significato diverso quando i giovani
comprendono quanti sacrifici abbiano fatto i genitori per assicurare loro un certo benessere.
Un sondaggio internazionale, ha dimostrato che ciò che fa sentire amati gli adolescenti di tutto il mondo è soprattutto sentire
che i loro genitori siano andati in capo al mondo per fare cose uniche ed emotivamente difficili.
Per questa ragione, la consapevolezza da parte dei figli che i genitori hanno fatto sacrifici speciali può contribuire a creare
legami insolitamente stretti. Inoltre, aiutare un genitore che non parla la lingua del posto in cui vive ad affrontare una
cultura sconosciuta può favorire lo sviluppo dell'autoefficacia e di una maggiore empatia nei suoi confronti.
Il fenomeno del PARADOSSO DELL’IMMIGRATO spiega che nonostante debbano affrontare un sovraccarico di stress, molti
figli di immigrati che vivono in povertà hanno una riuscita migliore dei loro coetanei. L'identificazione con le proprie radici
culturali promuove la resilienza e rappresenta per un giovane un punto di riferimento molto importante nella vita.
Ma come tutti gli adolescenti, i figli di immigrati seguono strade diverse: alcuni procedono spediti mentre altri no.
C'è un fattore, tuttavia, che ha un'importanza cruciale nella previsione di futuri successi o fallimenti: il gruppo dei pari che
l'adolescente frequenta.

La definizione del gruppo in base alle dimensioni: il gruppo ristretto e la compagnia


Gli psicologi dello sviluppo classificano i gruppi di coetanei in base alle loro dimensioni.
I GRUPPI RISTRETTI, o cricche, sono formati da circa sei ragazzi; è questo il gruppo degli amici più intimi.
Le COMPAGNIE sono aggregazioni più numerose: la compagnia può comprendere i migliori amici più una serie di persone
alle quali si è meno legati e con cui ci si frequenta meno regolarmente.
In uno studio osservazionale condotto negli anni 1960 a Sidney, in Australia, un ricercatore trovò che questi gruppi
assolvono una funzione cruciale: sono il tramite attraverso cui i giovani si relazionano con il sesso opposto.
Nell'età che precede l'adolescenza i bambini fanno parte di piccoli gruppi unisex, cioè formati da soggetti dello stesso sesso,
uniti da strette relazioni di amicizia. Le relazioni cominciano a cambiare quando i gruppi di maschi e di femmine
entrano in uno spazio pubblico, dove si incontrano casualmente.
Una delle principali modalità di interazione quando le cricche s'incontrano è quella di prendersi in giro a voce alta. Quando
più gruppi si riuniscono per andare in giro insieme, si fondono in aggregazioni più grandi, composte per la prima volta da
giovani dei due sessi: le cosiddette compagnie.
La compagnia è un mezzo ideale per annullare la distanza che separa i due sessi, perché il numero dei suoi componenti
garantisce una certa sicurezza. I ragazzini possono continuare a restare con gli amici del proprio sesso e al tempo stesso
avventurarsi in terra «straniera».
Gradualmente, da queste esperienze di compagnie numerose emergono piccoli gruppi misti.
Poi, sul finire dell’adolescenza questa struttura crolla: a quel punto sembra una cosa infantile continuare ad andare in giro
in gruppo, e si incomincia a desiderare di restare soli con il proprio partner.
Sebbene oggi il ritmo sia rallentato, la progressione individuata dallo studio australiano di 50 anni fa è ancora valida:
dapprima gli adolescenti si riuniscono in grandi compagnie miste; quindi cominciano a vedersi regolarmente in gruppi
misti più piccoli; poi, a partire dai 20 anni, iniziano a uscire regolarmente con qualcuno e ad avere relazioni
sentimentali.
Qual è lo scopo della compagnia?
Le compagnie hanno anche altre funzioni fondamentali: esse permettono agli adolescenti di ritrovarsi con altri che condividono i
loro valori. Gli adolescenti girano intorno a compagnie che rispondono ai loro interessi. Quando le priorità di un
particolare gruppo differiscono da quelle del singolo individuo, allora l'adolescente esce dalla compagnia.
Le compagnie rappresentano anche una sorta di mappa che aiuta l’adolescente a orientarsi per entrare in contatto con le
persone più simili ad esso in un mondo che ci sommerge con un eccesso di relazioni sociali.
Oggi gli adolescenti possono trovare subito online delle compagnie che condividano i loro interessi: infatti, un grande
beneficio prodotto dalla rivoluzione dei social media consiste nella facilità con cui la tecnologia può consentire ai
teenager di connettersi istantaneamente a gruppi di persone affini.
Tuttavia, nel mondo reale, soprattutto nei grandi complessi scolastici delle superiori, i giovani hanno bisogno di un aiuto
speciale per smistarsi in compagnie ben definite.
Quindi, uno psicologo dello sviluppo ha suggerito che le dimensioni della scuola giochino un ruolo essenziale nella
formazione di determinate compagnie di adolescenti. Quando i corsi che si frequentano sono pieni di volti estranei, può
essere utile sviluppare un meccanismo che facilita il riconoscimento di un gruppo più piccolo di persone affini. Gli
adolescenti adottano un look specifico per farsi riconoscere da altre persone simili.

Quali sono i diversi tipi di compagnie?


In tutti i paesi ricchi le categorie in cui si suddividono le compagnie di adolescenti sono le stesse, dettate dal tipo di persone
che le compongono: gli intellettuali (detti anche «secchioni»), i teenager più popolari, i devianti e un gruppetto residuo (per
esempio, i dark) sono presenti nelle scuole superiori di tutto l'occidente.
Benché gli adolescenti si dividano in gruppi diversi, tendono ad avere amici fra gli appartenenti a compagnie di analogo
status sociale. Così un ragazzo che gode di una certa popolarità socializzerà preferibilmente con la compagnia dei
teenager più popolari ed eviterà di avere rapporti con i gruppi ritenuti socialmente ai margini.
Inoltre, poiché essere un secchione e far sapere agli altri che ci si impegna per ottenere bei voti può essere in contrasto
con le norme del gruppo, oggi nel mondo dei pari di molte scuole pubbliche statunitensi appartenere alla categoria degli
intellettuali non suscita certo approvazione.
Uno studio longitudinale che aveva lo scopo di tracciare l'andamento dell'autostima dei più giovani nel passaggio dalla
scuola primaria alle scuole superiori, ha documentato che essere studiosi si trasforma da un valore a un peso negli anni delle
superiori. I ricercatori hanno trovato che gli adolescenti appartenenti al prestigioso gruppo degli atleti avevano acquisito una
sempre maggiore fiducia in se stessi durante l'adolescenza; il gruppo dei secchioni aveva seguito il percorso opposto: più
felici durante la scuola primaria, ma meno fiduciosi di se stessi alle superiori.
Purtroppo, i ragazzi e le ragazze che alle scuole superiori erano finiti nel gruppo dei devianti erano particolarmente infelici
durante la scuola primaria e negli anni dell'adolescenza. Non bisogna dimenticare, infatti, che avere avuto disturbi
esternalizzanti in precedenza ed essere rifiutati dal gruppo principale di coetanei porta a gravitare intorno ai gruppi di
«cattivi» compagni.

Le «cattive compagnie»
Ci sono forti ragioni per cui una cattiva compagnia fa compiere agli adolescenti cattive azioni.
Per prima cosa, gli adolescenti sono incredibilmente influenzati dai coetanei. Oltre a ciò, ogni gruppo ha un suo LEADER,
l'individuo che meglio ne incarna gli obiettivi. Quindi, se un ragazzino si unisce al gruppo dei secchioni il suo
rendimento scolastico ha molte probabilità di migliorare, perché ogni componente del gruppo si darà da fare per
aumentare il suo personale prestigio entrando in competizione con gli altri per ottenere i voti migliori.
Invece, nei gruppi delinquenziali i membri prendono a modello la persona che produce i comportamenti più antisociali, ed è
questo ragazzo o ragazza a stabilire lo standard comportamentale che gli altri vogliono tenere.
Quindi, se il membro di un gruppo incomincia a vendere armi o droghe, anche gli altri dovranno seguire l'esempio del
leader, pena il disonore di essere chiamati «vigliacchi».
Inoltre, quando i giovani competono per lo status sociale mettendosi nei guai, questo dà adito alla creazione di modelli
di comportamento via via più antisociali e spinge l'intero gruppo a compiere azioni sempre più rischiose.
Quando gli adolescenti si riuniscono tra loro, nel gruppo s'instaura un clima euforico, di generale eccitazione. Il parlare si fa
più libero e più sboccato, i ragazzi compiono azioni che sarebbero impensabili da soli, i gruppi spingono le persone a tenere
comportamenti pericolosi.
I ricercatori hanno trovato che i preadolescenti a rischio creano le loro amicizie attraverso particolari modalità di
conversazione: ridono, si istigano l'un l'altro, si rinforzano a vicenda parlando della possibilità di commettere azioni
antisociali. Quindi le interazioni fra pari sono, nella prima adolescenza, un mezzo tramite il quale i problemi
comportamentali si instaurano, si consolidano e si radicano.
Una volta entrati nel gruppo, la vostra distorsione attributiva ostile viene rinforzata dagli altri ragazzi: gli amici vi dicono che è
giusto andare contro le regole. Per la prima volta vi sentite accettati in un mondo che vi è avverso.
Nelle comunità benestanti gli adolescenti con problemi pregressi tendono a gravitare intorno ai gruppi con tendenze
delinquenziali o che fanno uso di droghe. Nei quartieri in cui è più forte il disagio economico, un gruppo con caratteristiche
positive può essere del tutto assente. In questi luoghi avere uno sviluppo pieno e armonico è impossibile, perché l'intera
comunità è un contesto profondamente nocivo. L'unica compagnia possibile potrebbe essere il gruppo antisociale della
gang.

Le compagnie più temute dalla società: le gang giovanili


La GANG o banda, un gruppo di ragazzi uniti da rapporti molto stretti che commettono atti delinquenziali, incarna uno dei
peggiori incubi della nostra società.
Gli appartenenti alla gang condividono un'identità collettiva, che spesso esprimono attraverso l'adozione di particolari
simboli e la pretesa di controllare un certo territorio.
Questo tipo di gruppo tipicamente maschile è presente presso molte culture e in diverse epoche storiche, ma nel caso delle
attuali gang di adolescenti acquista notevole importanza il fattore socioeconomico: condizioni economiche avverse, e
specialmente il fatto di vivere in comunità connotate da una scarsa efficacia collettiva, promuovono la formazione delle
bande.
La gang conferisce ai suoi appartenenti uno status sociale; fornisce protezione fisica ai giovani che vivono in un quartiere
pericoloso; offre a quegli adolescenti che si sentono distaccati dalla propria famiglia il senso di appartenenza a un gruppo
coeso (e persino molto più capace di dare affetto).
Quando i giovani hanno scarse possibilità di cavarsela utilizzando i modi convenzionali, la gang indica una via
alternativa per guadagnarsi da vivere, per esempio spacciando droga o rubando. Quindi, un ambiente duro, ostile può
favorire la trasformazione di una temporanea fase di turbamento adolescenziale in una carriera criminale destinata a
durare tutta la vita.

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