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Emilia-Romagna

e d a zion a l e r E | R Emilia-Romagna DAI CONGEDI PARENTALI AL

DAI CONGEDI PARENTALI AL REINSERIMENTO PIENO,e d a zion a l e r E | R Emilia-Romagna È TEMPO DI STRUMENTI

È TEMPO DI STRUMENTI FORTI DI CONCILIAZIONE

di Anna Pariani

vice capogruppo PD

R iflettere sulla conciliazione significa mettere a punto non solo strumenti a livello di politica pubblica o aziendale, ma an- che provare a capire se e come sta cambiando la divisione

dei ruoli sulla base del genere all’interno delle famiglie. Movimento

lento quest’ultimo, al confronto di quello dirompente che ha por- tato le donne ad agire su molti fronti e con molta fatica per con- ciliare, appunto, percorso lavorativo o professionale con la di- mensione di cura privata o sociale volontaria. Se il Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (De- creto Legislativo 151/2001) resta una delle normative più avanzate in Europa, non vi è dubbio che il vero passo in avanti si potrà compiere quando il congedo parentale ma- schile sarà incentivato in modo ef- ficace. La discussione europea è at- tualmente aperta anche sulla pos- sibilità di rendere obbligatoria la condivisione tra uomo e donna

di questa fondamentale tutela dei lavoratori nel periodo più “cal-

do” della genitorialità. Non mi risulta che l’Italia stia dando un gran

contributo al dibattito, né la cosa può stupire in un periodo sto-

rico di oggettiva regressione culturale e politica sui temi della pa- rità e dignità delle donne nel nostro Paese. Ancor più oggi, è dunque mia ferma convinzione che sullo spo- stamento del carico di cura agli uomini non si possa derogare. Non più. Nella avanzata Emilia-Romagna il tasso di occupazione fem- minile resta al 60%, quello maschile è del 75,9%. Quando però la lavoratrice è madre, solo nel 69% dei casi lavora. Non possiamo quindi stupirci che il nostro tasso di natalità non cresca come nel-

le regioni del nord Europa. Noi consideriamo inaccettabile, per-

ché iniquo, che le lavoratrici abbiano a disposizione strumenti de- boli, come diventa lo stesso part-time quando viene di fatto riservato alle donne, generando un gap salariale che va a incrementare le

altre disparità. A tal proposito sottolineo il nuovo programma Re-

travailler, finanziato dalla nostra Regione per facilitare il rientro

al lavoro di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale

o comunque per esigenze di conciliazione. Partirà entro l’anno e

poggerà sulle 9 Province, proprio con l’intento di irrobustire la pos-per esigenze di conciliazione. Partirà entro l’anno e sibilità di tante donne di non accontentarsi e

sibilità di tante donne di non accontentarsi e ricostruire invece l’esperienza professionale pregressa.

In Emilia-Romagna la conciliazione tra vita e lavoro costituisce già

una delle priorità trasversali di programmazione delle politiche

regionali, nella consapevolezza che contribuisce sia a creare un’eco- nomia più flessibile che a migliorare la vita delle donne e degli uo- mini. Tra gli obiettivi che la Giunta regionale intende raggiunge-

re vi è lo sviluppo di una rete integrata di servizi socio-educativi

ed educativi per l’infanzia e servizi per persone non autosufficienti; una maggiore condivisione del lavoro domestico e di cura, il con- trasto a rigidità nell’organizzazione del lavoro; e la diffusione di

informazioni sulle opportunità e sui servizi resi disponibili, insieme

al contrasto degli stereotipi di genere anche attraverso iniziative

nelle scuole e campagne di sensibilizzazione. Non ultimo ricordo

il “Voucher di conciliazione”, ossia l’erogazione di assegni di ser- vizio alle famiglie dell’Emilia-Romagna per l’inserimento dei

propri figli in servizi educativi privati autorizzati, a condizione che entrambi i genitori o uno solo (in caso di mono genitorialità) sia- no occupati e che il nucleo familiare abbia dichiarato un ISEE in corso di validità non superiore a 35.000. Con la pubblicazione

a ottobre 2010 del bando per la presentazione delle candidature

da parte dei comuni capo distretto, siamo arrivati al terzo anno

di attuazione, su tutto il territorio regionale, di questa fondamentale

misura di conciliazione.

regionale, di questa fondamentale misura di conciliazione. CONCILIAZIONE ATTIVA LA REGIONE APRE FILONIDO U na

CONCILIAZIONE ATTIVA LA REGIONE APRE FILONIDO

U na struttura a basso impatto ambientale, che utilizzerà le energie rinnovabili con una gestione efficiente dell’acqua e del verde at- torno. Apre a settembre 2011 Filonido, nido pubblico d’infanzia in-

teraziendale promosso dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Bologna, che accoglierà 60 bambini di età compresa tra i 3 e i 36 mesi. 2 milioni di euro della Regione e la partecipazione di altri enti (Unipol, Le- gacoop, Gruppo Hera) hanno permesso di coprire un’esigenza reale delle lavoratrici e dei lavoratori del polo fieristico bolognese, anche se residenti in altri Comuni. Solo in caso di doppia ammissione i genitori sceglieranno

Solo in caso di doppia ammissione i genitori sceglieranno tra il nido aziendale e quello comunale
Solo in caso di doppia ammissione i genitori sceglieranno tra il nido aziendale e quello comunale

tra il nido aziendale e quello comunale di residenza. Filonido è un servizio educativo in gestione convenzionata a cura del consorzio “Karabak 9” (composto da Società Dolce, Cadiai, Camst e Cipea) che ha vinto la gara d’appalto. L’impostazione pedagogica, così come l’organizzazione interna, sono fondate sui criteri quantitativi e qualitativi previsti della normativa regionale e rappresenta l’insieme di una serie di innovazioni già speri- mentate in altri servizi. L’Indicatore della situazione economica equiva- lente (Isee) viene utilizzata sia per formulare la graduatoria che per stabilire ogni singola retta. Tra i servizi standard offerti, l’orario lungo dalle 7.30 alle 18 dal lunedì al venerdì e il calendario che segue quello comunale, quindi con apertura anche nel mese di luglio e nel periodo di Natale e Pasqua (ad eccezione dei giorni di festa). Filonido offrirà infine una serie di servizi aggiuntivi, a libero mercato e a richiesta.

VIOLENZA ALLE DONNE UN ULTERIORE DELITTO È ABBASSARE LA GUARDIA

di Palma Costi

consigliera regionale PD

L’ uccisione aCarpi di PinaCaruso, ammazzata a coltellate dal ma- rito fra le mura domestiche lo scorso marzo, è purtroppo solo uno dei più recenti episodi di efferata violenza commessa sul-

le donne. Nella lunghissima “lista nera” ricordo Sara, Hina, Shahnaz, uccisa anche lei dal marito, a colpi di pietra.Tutte morti causate da uo- mini con i quali le vittime hanno relazioni di amore o di fiducia. Per que- stoserve da parte di ognuna/o di noi una riflessione più profonda rispetto allevalutazioni che si possono esprimere a caldo. Non possiamo, infatti, archiviare questi femminicidii solo come delitti efferati, tragici episodi riconducibili unicamente a una qualche patologia di chi li ha commes-

si. Questi delitti ci dicono quanta strada ancora la nostra società deve compiere perché l’uguaglianza per le donne sia una realtà.

ci dicono quanta strada ancora la nostra società deve compiere perché l’uguaglianza per le donne sia

Adogniepisodiocruentodiviolenzaalledonneèunlevarsidiindignazione

e di impegni a cui non viene dato seguito. I fatti tragici continuano ad

essere la punta di un iceberg fatto da tantissime donne, giovani e meno

giovani, ricche o povere, italiane o straniere, laureate o con basso tito-

lo

di studio che ogni giorno vivono in solitudine la violenza degli uomi-

ni,

a lorovolta di tutte le età, condizioni sociali e nazionalità. E allora pro-

prio perché non si tratta di episodi isolati o marginali, perché nella mag- gioranza dei casi avvengono tra le mura domestiche e coinvolgono i par- tner (o persino i padri), la battaglia contro la violenza deve essere quo- tidiana, continua, deve riguardare tutti, in primo luogo gli uomini, ol- tre a noi donne. Deve vedere l’impegno continuo delle Istituzioni, dal-

le forze dell’ordine agli enti locali, dalle scuole alle aziende sanitarie,

del volontariato e dell’associazionismo, a mettere in atto tutte le azio-

ni

e gli strumenti per prevenire, per fare emergere i casi che accadono

e

prendersi cura delle vittime.

È

l’esperienza fatta dalla Provincia e dalla Prefettura di Modena con

il

Tavolo istituzionale contro la violenza alle donne, che ha messo in

rete le risorse pubbliche e private già esistenti e le ha potenziate con ulteriori azioni (come per esempio la formazione). È anche l’esperienza del- la Regione Emilia Romagna, che ha fi- nanziato centinaia di progetti che pre-

Romagna, che ha fi- nanziato centinaia di progetti che pre- vedono azioni di contrasto alla vio-

vedono azioni di contrasto alla vio- lenza attraverso campagne mirate a sensibilizzare le donne a denuncia- re le violenze subite; attraverso un so- stegno psicologico, legale o di qual- siasi altro tipo rivolto alle donne in dif- ficoltà; attraverso la formazione degli operatori sociali e delle forze dell’ordine per migliorare i rapporti con le vittime delle violenze; ed

infine, attraverso progetti di formazione rivolti ai giovani soprattut-

to

nelle scuole con l’obiettivo di sensibilizzarli al tema della violen-

za

ed educarli alla differenza di genere. L’ormai prossima l’istituzione

della “Commissione per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini”, organo della Regione competente sull’attuazione dei principi di uguaglianza e pari opportunità, ci offre un ulteriore stru- mento per incidere e vigilare.

Ciò che conta è non abbassare la guardia, anche in un momento di

risorse calanti. Spesso non è un tema di finanziamenti aggiuntivi ma

di volontà, anche politica e culturale, di riconoscere e sostenere pro-

cessi reali di cambiamento culturale e di comportamento che certa- mente minano le certezze nate da millenni di storia “senza le don-

ne”. In questo senso il 900 ci ha consegnato il più grande processo

di cambiamento sociale della storia umana: quello della liberazione

delle donne. Noi tutti e tutte abbiamo oggi il dovere di raccogliere fino

in fondo la sfida della democrazia paritaria e della effettiva uguaglianza

tra uomini e donne, iniziando a riaffermare il diritto alla dignità e alla libertà personale. Noi consigliere regionali del Partito Democratico continueremo a fare la nostra parte.

dignità e alla libertà personale. Noi consigliere regionali del Partito Democratico continueremo a fare la nostra