Sei sulla pagina 1di 8

LEZIONE 5

I GERMANI
I Romani entrano in contatto con i popoli germanici
La Scandinavia e l'Europa centro-orientale sono abitate da popolazioni che i Romani
chiamano in modo dispregiativo barbari, considerandoli inferiori dal punto di vista culturale,
oppure Germani.Tra questi popoli in realtà ce ne sono, per esempio, anche di origine slava,
ma quelli germanici sono molti. Tra essi ci sono i Goti (che
si divideranno poi in Visigoti e Ostrogoti), i Quadi, i Marcomanni, Vandali, i Franchi e i
Sassoni.
I Germani hanno uno stile di vita semplice
Quella dei Germani è una società guerriera organizzata in modo semplice:
● hanno clan familiari che si autogovernano;
● il re viene eletto solo in caso di necessità, come per esempio in caso di guerra o di
migrazioni, ed è scelto per il suo valore come guerriero;
● sono seminomadi: si stabiliscono in un territorio in cui costruiscono i propri villaggi,
talvolta fortificati; si spostano poi quando il terreno diventa improduttivo o c'è la
possibilità di trasferirsi in regioni più fertili;
● oltre all'allevamento praticano anche l'agricoltura a un livello piuttosto avanzato;
● la loro cultura è prevalentemente orale, ma conoscono la scrittura che usano a scopo
religioso.

IL LIMES E LE TRASFORMAZIONI DELLE SOCIETÀ GERMANICHE


I contatti con l'impero romano sono graduali
Dopo i primi contatti con Cimbri e Teutoni nel I sec. a.C., in seguito il confine tra l'impero e il
mondo barbarico viene collocato lungo il corso del Reno e del Danubio. La costruzione del
limes, fortificato e custodito da truppe, rappresenta una difesa in più che tuttavia non
impedisce gli scambi commerciali tra Romani e Germani.
A partire dal II secolo, piccoli gruppi di barbari entrano nell'esercito romano come truppe
ausiliarie. Intere comunità ottengono poi
di stabilirsi come alleate nelle regioni dell'impero lungo il confine: hanno terre più fertili da
coltivare e, in cambio, difendono il confine,
pagano un tributo e riconoscono l'autorità dell'imperatore.
Il mondo germanico cambia radicalmente
I contatti con l'impero romano hanno degli effetti molto importanti sulla società germanica:
innanzitutto inizia a formarsi una aristocrazia
guerriera, tra cui si distinguono dei capi militari, chiamati duchi. Inoltre, a partire dal III
secolo, le tribù cominciarono a unirsi sotto l'autorità di questi capi militari e a creare gruppi
molto più ampi di quelli che già esistevano. La più importante di queste formazioni fu quella
dei goti

L'anarchia militare e gli imperatori illirici


Inizia 'anarchia militare
Nel 235, con la nomina di Massimino il Trace imperatore da parte dell'esercito, si apre un
periodo di grave crisi politica che dura fino al 284: la cosiddetta anarchia militare. Nell'arco di
mezzo secolo si succedono quasi trenta imperatori, tutti capi militari eletti dalle loro legioni
senza che il Senato romano possa intervenire.
Restano in carica per pochi anni, poi di solito muoiono in battaglia o uccisi dagli stessi
soldati che li avevano eletti.

1
L'impero romano è minacciato
Alla crisi politica si aggiunge la minaccia di popoli stranieri che premono ai confini
dell'impero. A metà del II secolo i Quadi e i Marcomanni entrano in territorio romano e sono
sconfitti da Marco Aurelio solo dopo anni di campagne militari.
Dal III secolo le incursioni di popoli germanici all'interno dell'impero si fanno sempre più
frequenti: arrivano in Pianura Padana, in Grecia
e in Asia Minore in cerca di bottino.
Anche a Oriente i Sasanidi, a capo del regno dei Parti, attaccano l'impero romano per
riprendersi zone come la Siria e l'Egitto, un tempo appartenute all'antico impero persiano.
Anche a Oriente i Sasanidi, a capo del regno dei Parti, attaccano l'impero romano per
riprendersi zone come la Siria e l'Egitto, un tempo appartenute all'antico impero persiano.
Le mura aureliane servono a difendere Roma
Nonostante le difficoltà, l'impero riesce a mantenersi unito anche grazie al suo efficiente
apparato burocratico e alla forza dei suoi
eserciti:
● i funzionari imperiali sono in grado di far funzionare l'impero anche senza essere
coordinati da un imperatore.
● i comandanti degli eserciti hanno l'esperienza per difendere l'impero anche in questa
situazione di emergenza militare.
Sotto gli imperatori illirici, sempre provenienti dall'esercito, la crisi dell'impero si avvia alla
fine. Claudio II e Aureliano sconfiggono più volte i Germani, riprendono il controllo dei
territori orientali e riorganizzano la difesa dei confini. Aureliano (270-275) ordina anche la
costruzione di una cinta di mura difensive - dette appunto mura aureliane - intorno a Roma.
Con l'elezione dell'imperatore Diocleziano nel 284 termina il periodo dell'anarchia militare.

La crisi dell'economia e delle città


L'impero attraversa un periodo di crisi economica
Il III secolo è anche un periodo di crisi economica e sociale. Gli eserciti non compiono più
campagne militari di conquista da cui ricavare territori o bottini, ma sono impegnati nella
difesa dei confini imperiali costantemente minacciati dai barbari. Le spese militari dunque
sono molto elevate.Per recuperare le risorse necessarie, gli imperatori adottano alcuni
provvedimenti:
● aumentano le tasse;
● riducono la quantità di argento nelle monete, che quindi perdono valore.
La popolazione, già impoverita da tempo a causa di guerre ed epidemie, si rifugia nelle
campagne per non pagare altre tasse e ciò causa lo spopolamento dei centri urbani. Poiché
le monete valgono meno, ne servono molte più di prima per comprare la stessa quantità di
merce. Gli scambi commerciali perciò diminuiscono e il denaro viene sostituito in buona
parte da scambi in natura e dal baratto.

2
3
LEZIONE 6
Diocleziano e la tetrarchia
Uno splendore ritrovato
Finita l'anarchia militare, con il regno di Diocleziano l'impero romano ritrova un periodo di
pace
Diocleziano crea la tetrarchia
Per rendere di nuovo regolare la successione al potere e per amministrare meglio un
territorio così vasto, Diocleziano mette a punto una nuova forma di governo, la tetrarchia
(parola che significa "governo di quattro persone"). Il potere è suddiviso fra due augusti, con
più potere, e due cesari, destinati a succedere agli augusti quando questi abdicheranno.
Ognuno dei quattro tetrarchi amministra un'area dell'impero. Durante il regno di Diocleziano
la tetrarchia è organizzata così:

Le riforme di Diocleziano
Le riforme di Diocleziano non risolvono i problemi dell'impero
● Riforma amministrativa. Oltre alla suddivisione del territorio imperiale in quattro aree
d'influenza guidate dai tetrarchi, si aumenta il numero delle province, che così
diventano meno estese e meglio governabili,
● Riforma dell'esercito.L'esercito viene ampliato e riorganizzato. Le legioni di fanteria
pesante restano all'interno dell'impero a disposizione dei quattro tetrarchi. A
controllare il confine c'è invece la fanteria leggera, con soldati-coloni che devono
resistere a eventuali attacchi fino all'arrivo delle truppe imperiali. Tuttavia, poiché
sempre meno cittadini volontari entrano nell'esercito romano, si iniziano ad arruolare
guerrieri barbari.
● Riforme economiche. Per risanare le casse dello Stato, impoverite da anni di guerre
e dalle spese per il mantenimento degli eserciti si impongono tasse su tutti gli
appezzamenti di terra coltivabile. I contadini sono obbligati a rimanere nelle loro terre
per garantire il pagamento dei tributi e, quando un contadino muore, deve essere
rimpiazzato dai figli, costretti dunque a continuare la stessa attività paterna. Tutti
questi provvedimenti non portano alcun beneficio all'economia dell'impero ma, al
contrario, peggiorano le condizioni di vita della popolazione.

4
Il culto dell'imperatore causa nuove persecuzioni
Con Diocleziano la figura dell'imperatore diventa sacra e viene adorata come una divinità: è
un sovrano assoluto e i cittadini sono veri e propri sudditi. Insieme al culto divino
dell'imperatore, per rafforzare l'unità religiosa dell'impero Diocleziano riprende le
persecuzioni contro i cristiani. Anche in questo caso, però, non si ottiene il risultato sperato:
il cristianesimo è ormai troppo diffuso per essere eliminato.

Costantino e l'accettazione del cristianesimo


La tetrarchia fallisce e sul trono arriva Costantino
Quando nel 305 Diocleziano e l'altro augusto Massimiano rinunciano al trono, si apre un
periodo di nuove lotte per la successione che segnano il fallimento della tetrarchia. I due
generali Costantino (figlio di Costanzo Cloro) e Massenzio (figlio di Massimiano) si fanno
eleggere imperatori dai loro soldati e si scontrano per il potere. Nel 312 a Roma, presso
Ponte Milvio, Costantino sconfigge l'avversario. Regna per un breve periodo insieme
all'alleato Licinio ma, dopo averlo eliminato nel 324, resta da solo a capo dell'impero. Per
amministrare meglio anche la parte orientale dell'impero, Costantino fonda una nuova città,
Costantinopoli, che di fatto diventa la vera capitale.
Costantino emana l'editto di tolleranza
Nel 313, dopo essersi lui stesso convertito al cristianesimo, Costantino emana l'editto di
Milano, detto anche "di tolleranza" perché concede a tutti i cittadini - e quindi anche ai
cristiani dell'impero la libertà di praticare la propria religione I motivi per cui Costantino arriva
a concedere la libertà di culto, riconoscendo l'importanza del cristianesimo, sono vari:
● il cristianesimo è così diffuso che sarebbe inutile continuare a perseguitarlo;
● la Chiesa ha un'organizzazione così articolata che i vescovi possono affiancare i
funzionari imperiali nel governo delle città;
● la Chiesa può sostituire lo Stato in molte attività assistenziali ai bisognosi.
Dalle dispute dottrinali all'editto di Tessalonica
La Chiesa affronta le prime eresie
Dopo l'editto di Milano i primi scrittori cristiani (i cosiddetti Padri della Chiesa) si impegnano
a chiarire nelle loro opere gli aspetti più complicati della religione. Le idee considerate
corrette dalla Chiesa sono dette ortodosse, quelle che si differenziano dalla dottrina ufficiale
sono definite eretiche, vengono proibite e i libri che le sostengono sono distrutti. Uno degli
aspetti più controversi della religione cristiana è la natura di Gesù, che secondo la Chiesa è
sia umana che divina, mentre per alcuni orientamenti considerati poi non ortodossi è solo
umana. Tra questi uno dei più diffusi l'arianesimo, a cui aderiscono per esempio molti dei
missionari che vanno tra le popolazioni germaniche per convertirle al cristianesimo: i primi
Germani cristianizzati, infatti, sono ariani. Per ostacolare la diffusione di queste idee, nel 325
Costantino riunisce a Nicea un concilio di vescovi che condanna la dottrina ariana come
eretica. E durante questo concilio che la Chiesa si definisce per la prima volta cattolica, cioè
universale.
Dopo Costantino il cristianesimo si rafforza
I successori di Costantino proseguono nella sua politica a sostegno del cristianesimo.
Costanzo II, figlio di Costantino, arriva a ordinare la chiusura e la distruzione dei templi
pagani.
L'unico imperatore che fa eccezione è Giuliano l'Apostata (cioè "che rinnega, tradisce la
propria religione"), che cerca di reintrodurre il paganesimo. Muore però in battaglia dopo due
anni di regno, e il suo tentativo fallisce.

5
Nel 380 il cristianesimo diventa infine la sola religione ufficiale dell'impero con l'editto di
Tessalonica, emanato dall'imperatore Teodosio.

L'impero cristiano
La società diventa cristiana
Grazie agli editti di Milano e di Tessalonica, la Chiesa diffonde nella società i propri riti (per
esempio la messa, il battesimo, il matrimonio, le festività) definiti con più chiarezza.
Il riconoscimento ufficiale del cristianesimo rafforza anche la Chiesa come istituzione. Verso
la fine del IV secolo, nelle città i vescovi hanno sempre più spesso anche un ruolo di guida
politica oltre che religiosa. I rapporti tra potere religioso e politico hanno però anche
conseguenze negative: gli imperatori, per esempio, iniziano a intromettersi nell'elezione dei
vescovi per sostenere persone di loro gradimento.

LEZIONE 7
Arrivano gli Unni
Nel IV secolo alcuni cambiamenti climatici causano la diminuzione dei pascoli delle steppe
asiatiche, dove vivono popolazioni seminomadi come gli Unni, abilissimi guerrieri conosciuti
per la loro aggressività. Gli Unni si spostano verso l'Europa in cerca di territori migliori e di
bottino. Ciò provoca lo spostamento di altre popolazioni germaniche che finiscono per
superare il confine dell'impero romano. Nel II e nel III secolo i Germani si limitavano a fare
rapide incursioni in territorio romano: saccheggiavano e poi tornavano da dove erano venuti.
Ora intere popolazioni migrano per sfuggire alla minaccia
unna e per cercare nuove terre in cui stabilirsi.

I rapporti tra Romani e Germani non sono facili


Prima del IV secolo i gruppi di Germani che si erano stanziati all'interno dell'impero erano
serviti per ripopolare regioni ormai disabitate e per
rafforzare la difesa dei confini. Tuttavia di fronte ad attacchi sempre più frequenti e a gruppi
sempre più numerosi, i Romani rifiutano di accettare i Germani nella loro società, anche a
causa delle differenze culturali e religiose. I rapporti tra i due popoli diventano dunque
molto difficili. I Visigoti, per esempio, attaccano più volte le regioni orientali dell'impero finché
nella battaglia di Adrianopoli (378) annientarono l'esercito romano, uccidendo anche
l'imperatore Valente
Dalla battaglia di Adrianopoli alla divisione
dell'impero
La decisione di Teodosio cambia il destino dell'impero
Nel 395, prima di morire, l'imperatore Teodosio suddivide il governo dell'impero tra i due figli
Arcadio e Onorio: la sua intenzione non è di spaccare in due parti i territori imperiali ma di
assicurare una migliore amministrazione a un impero così vasto. In realtà nascono due
imperi separati: l'impero romano d'Oriente guidato da Arcadio e l'impero romano d'Occidente
affidato a Onorio. Le due parti dell'impero erano già da tempo molto diverse fra loro.

6
La rottura del limes e sacco di Roma
L'impero d'Occidente affronta i barbari
Poiché Onorio è ancora un bambino, la guida dell'impero è nelle mani del generale Stilicone.
Inizialmente batte i Visigoti guidati dal re Alarico poi, nel 406, prova anche a fronteggiare
una massiccia invasione di popolazioni germaniche:
Burgundi, Alamanni, Franchi e Vandali attraversano il fiume Reno, che quell'inverno si è
completamente ghiacciato, e si espandono in Europa occidentale conquistando ben presto
Gallia e Spagna. Quando Onorio fa uccidere il generale Stilicone accusandolo di tradimento,
l'Italia resta senza una valida difesa e viene invasa dai Visigoti che, nel 410, arrivano a
saccheggiare Roma.
La caduta dell'impero romano d'Occidente
Attila arriva in Italia
A metà del V secolo gli Unni, guidati da Attila, lasciano la Pannonia (l'attuale Ungheria) dove
si erano stabiliti e arrivano in Gallia e in nord Italia in cerca di bottino. Vengono fermati prima
dal comandante dell'esercito imperiale Ezio nella
battaglia dei Campi Catalaunici, poi da papa Leone I che evita un nuovo saccheggio di
Roma.
Cade l'impero 'romano d'Occidente
L'impero romano d'Occidente è ormai ridotto al
territorio della sola Italia. Nel 476 il generale Odoacre depone l'ultimo imperatore, il
giovanissimo Romolo Augustolo. Odoacre prende il titolo di re dei popoli d'Italia e, inviando
le insegne imperiali all'imperatore d'Oriente, lo riconosce come solo e unico imperatore
legittimo. La caduta dell'impero d'Occidente segna la fine dell'età antica e l'inizio del
Medioevo.

Perché l'impero romano crollò?


I motivi del crollo sono molteplici
Nel corso del tempo sono state individuate molte cause diverse per il crollo dell'impero
romano d'Occidente, che non è certamente imputabile solo all'arrivo dei popoli barbari o al
sacco di Roma.
● Solo per motivi religiosi? Per i cristiani che vivono nel V secolo il crollo dell'impero è
una punizione divina per i peccati compiuti dall'umanità, mentre per i pagani la colpa
è del cristianesimo, che ha indebolito la tradizione guerriera dei Romani. No, perché
si tratta di una serie di cause inaccettabili dal punto di vista storico.

7
● Solo a causa dell'arrivo dei barbari? Gli storici dei secoli scorsi hanno considerato le
invasioni dei popoli germanici e la debolezza degli ultimi imperatori le cause
fondamentali del crollo. No, perché è vero che quelle del V secolo non sono semplici
incursioni ma vere migrazioni di popoli; tuttavia si tratta di popolazioni poco
numerose, in cui i guerrieri sono la minoranza.
● Più cause socio-economiche legate fra loro? Da tempo gli eserciti non compiono più
campagne militari di conquista che diano ricchezze e bottino ma, per difendere i
confini imperiali, devono essere mantenuti lo stesso con spese ingenti a carico delle
casse dello Stato. Inoltre l'economia è in crisi poiché la popolazione, faticando a
pagare tasse sempre più alte, si rifugia nelle campagne tornando a forme di
autoconsumo e di baratto. Sì, perché si tratta di trasformazioni in corso già dal II
secolo che danneggiano in modo lento ma inarrestabile la parte occidentale
dell'impero.

Potrebbero piacerti anche