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San Genesio di Dairago chiesa madre*

La pieve
Il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero romano già dal IV secolo, conquistando anche i
“barbari” scesi in Italia, come ostrogoti e longobardi. Le chiese battesimali o matrici sorsero nel territorio milanese
verso la fine del V secolo, quando la religione cristiana si era ormai affermata in tutta la campagna; la chiesa di
San Genesio in Dairago ebbe giurisdizione in un vasto territorio chiamato pieve (dal latino plebs, popolo). La
pieve di Dairago, come molte altre, abbracciò il territorio di un antico pagus, costituito da numerose località
abitate (vici), ricalcando quindi, non solo la distrettuazione romana allora esistente, ma addirittura la precedente
circoscrizione di origine celtica.
San Genesio inizialmente fu l’unica chiesa parrocchiale di questo territorio, in essa convenivano tutti gli abitanti
della pieve per ricevere in primo luogo il battesimo e poi gli altri sacramenti, divenendo quindi il centro di
diffusione della fede cristiana, la chiesa “madre” generatrice delle altre chiese nate nella sua stessa pieve.
Il più antico documento dairaghese pervenutoci è un atto notarile, in cui viene nominato l’archipresbyter della
chiesa di San Genesio di Dayrago†; esso testimonia che il clero pievano era organizzato in modo gerarchico e
presieduto da un presbitero che aveva il titolo di arciprete. Tale pergamena risale al giugno 922, quando
l’arciprete della chiesa pievana di San Genesio, Domenico del fu Ambrogio da Inveruno che visse secondo la
legge dei longobardi, elargì una vigna posta nel territorio di Busto Garolfo ai canonici di Sant’Ambrogio di
Milano, affinché cantassero messa, vespro e mattutino a suffragio dell’anima del donatore.
L’esistenza della chiesa pievana è ricordata da altri documenti, a partire da un atto di vendita datato 27 febbraio
1111 di beni posti in Castano, fatto da Ugo prete di San Genesio e figlio di Ottone di Castano. Con tre successive
pergamene i papi Alessandro III nel 1179, Clemente III nel 1188 e Celestino III nel 1192 confermarono il canonicato
e le prebende della chiesa di Dairago a Pietro Longo, cimeliarca e, in seguito, prevosto di Sant’Ambrogio in
Milano.
Gli imperatori franchi, a cominciare da Carlo Magno, favorirono o imposero il sorgere delle canoniche; anche
nelle pievi il clero accettò la vita comune, mangiando alla stessa mensa, dormendo nella canonica e recitando in
coro l’ufficio divino. Si diffusero così nel secolo XI le chiese collegiate, ossia le residenze dei capitoli di canonici;
nello stesso tempo l’arciprete mutò il titolo in praepositus, un nome che si è conservato fino ad oggi: preposto,
prevosto. Il primo a essere ricordato nei documenti dairaghesi è il prevosto Marchisio, vivente nel 1177.
I canonici si recavano nelle chiese minori della pieve per i bisogni del culto, mentre per le funzioni più importanti,
il battesimo e gli altri sacramenti, tutti i fedeli dovevano convenire nella chiesa pievana, dove venivano formati
anche i nuovi sacerdoti.

* GRSD, La Pieve di Dairago nel trapasso dal medioevo all’epoca moderna, “Contrade nostre”, vol. 3 (1984 - 1985), pp. 126 - 148;
GRSD, Dairago e la sua pieve, in G. MORETTI, L’archivio plebano di Dairago, Dairago 1986, pp. 7 - 21;
GRSD, L’incastellamento nei paesi della pieve di Dairago, “Contrade nostre”, vol. 8 (1992 - 93), pp. 49 - 56;
GRSD, I nostri paesi. Dairago, “Città oggi”, 27 Ottobre 1993, p. 4;
GRSD, Quando Dairago era sede di prepositura e di vicariato foraneo, “Orizzonti”, a. X, giugno 1994, p. 22;
GRSD, Dayrago capo di pieve. Guida alla storia locale, Dairago 1997;
GRSD, San Genesio di Dairago chiesa madre, Dairago 2000.

† Nella pergamena dell’anno 922 il toponimo Dayrago appare nella sua forma più antica, con la lettera “y”. Tale grafia rimase inalterata
per i successivi seicento anni, salvo rare eccezioni.
Dalla metà del Cinquecento si affermò l’uso di considerare la “y” compendio di “i+j” e quindi, per circa un secolo, divenne comune la
scrittura Daijrago. Nel corso del Seicento si fece predominante la scrittura di Dairago con la sola “i”, che prima era solo occasionale. Tale
uso continuò fino alla metà del secolo successivo, quando, al posto dell’usuale “i” s’impose la “j”, quindi il nome del paese, soprattutto
a cavallo tra Sette e Ottocento, fu normalmente scritto nella variante Dajrago. In seguito l’impiego della “j” divenne sempre più sporadico,
fino a cessare nell’ultimo quarto dell’Ottocento, quando si affermò definitivamente l’odierna grafia Dairago.

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ANNO 922, MESE DI GIUGNO (traduzione)
Nel nome del Signore Dio e del nostro salvatore Gesù Cristo.
Rodolfo, re per grazia di Dio, nel primo anno del suo regno, nel
mese di giugno, nell’indizione decima.
In nome di Dio, io Domenico arciprete della chiesa di San Genesio
sita in Dayrago, e figlio del fu Ambrogio del luogo di Euruno
(Inveruno), che visse secondo la legge dei longobardi, di persona
ho detto ai presenti: fino a che il corso della vita umana è condotto
in uno stato di buona salute, così l’uomo deve dunque sempre
pensare e disporre quelle cose che sono da fare e quelle che devono
rimanere, fino al punto che, disponendo bene quelle terrene, veda
di conseguire la ricompensa celeste eterna.
Inoltre io soprascritto arciprete Domenico, stabilisco e confermo
con questo documento in base al mio volere che da questo stesso
momento vada a quei preti che nel corso del tempo fossero
canonici nella basilica del beato Cristo confessore e del vescovo
Ambrogio, dove è sepolto e riposa il suo santo corpo, situato al di
fuori della città di Milano, vale a dire un appezzamento di vigna di
mio diritto, che è noto io abbia e possieda nel vico e nel fondo
chiamato Bustes Carulfi (Busto Garolfo), che lascia alle spalle il
luogo detto a Rosalvutria.
Tale vigna confina a mattina con la basilica di San Salvatore, a
mezzogiorno (strada) di Pavia, a sera brugo, a monte con la via,
vale a dire per la giusta misura la vigna stessa è posta entro le
coerenze di cento tavole legittime. E se in questo luogo verrà
trovata entro le stesse coerenze una proprietà più grande di quella
di mio diritto, avente la misura sopra detta, insieme alle parti
superiori e inferiori, o piuttosto con i suoi confini e il suo accesso,
ci si attenga per intero alle disposizioni contenute in questo
documento: cosicché da allora questi preti e i loro successori
possano raccogliere in perpetuo i frutti o il valore di ciò che il
Signore vorrà concedere ogni anno attraverso la vigna, per il
suffragio che vorranno dell’anima mia.
Così stabilisco e per mezzo di questo documento confermo queste
disposizioni a favore di quei preti che nel corso del tempo fossero
canonici nella basilica di Sant’Ambrogio, affinché essi debbano
cantare messa, vespro e mattutino a mio suffragio, a favore della
salvezza dell’anima mia e gaudio sempiterno. E se il vescovo o
qualche altra autorità ecclesiastica di questa chiesa di
Sant’Ambrogio o della santa chiesa di Milano, o qualche abate che
nel corso del tempo fosse o che venisse nel monastero di
Sant’Ambrogio, e che vorranno opporsi contro quei canonici che
nel corso del tempo si trovassero nella basilica di Sant’Ambrogio,
riguardo alla già detta vigna e non permetteranno loro di obliarne
il possesso pacifico e perpetuo, come ho sopra affermato, o se nel
corso del tempo dovessero compiere qualche cosa d’altro contro di
essi, allora voglio che dopo di ciò la stessa vigna sopra detta ritorni
in possesso di me Domenico arciprete e dei miei eredi, ecc.
Atto presso la basilica di sant’Ambrogio sopra scritta.
Domenico arciprete sottoscrissi.
Ingelberto giudice rogato sottoscrissi.
Ageprando rogato sottoscrissi.
Il primo documento scritto di Dayrago:
la pergamena del giugno 922, Pietro giudice rogato sottoscrissi.
68 cm x 17 cm, 42 linee. Pietro rogato sottoscrissi.
Archivio dei Canonici di Sant’Ambrogio Ado figlio di buona memoria di Teusprando giudice rogato
di Milano, diplomi del secolo IX, X, XI; sottoscrissi.
pubblicato da G. Dozio Taido rogato sottoscrissi.
in Historiae Patriae Monumenta, vol XIII, Ambrogio figlio del fu Odelprando di Milano rogato sottoscrissi.
Codex diplomaticus Langobardiae, Igelberto notaio scrissi, dopo averla trasmessa, la portai a termine
Torino 1873, coll. 857-858 e la consegnai.
La chiesa di San Genesio al centro della cerchia difensiva, in una foto aerea nadirale.
L’impianto urbano del centro dairaghese risale certamente all’epoca medioevale, l’abitato attorno alla chiesa pievana mantiene
una forma circolare traccia di un’antica cerchia difensiva scomparsa da secoli, a partire dalla quale tutte le strade antiche
si dipartivano a raggiera verso i campi.
Il capopieve Dairago, centro preminente di un vasto territorio sia in campo religioso sia civile, non poteva essere sguarnito.
Dal punto di vista dell’apparato difensivo, nei secoli X e XI, l’esistenza di un muro non appariva però indispensabile
per definire una fortezza, bastavano infatti un fossato e un terrapieno; solitamente sopra quest’ultimo veniva innalzata
una palizzata di legno, lungo cui trovavano posto delle torri pure lignee.
L’appezzamento visibile nell’angolo inferiore sinistro dell’immagine era chiamato nei documenti tardo medioevali
post castellum, situato nel punto dove la vecchia strada per Busto Garolfo, oggi via Bruché, si staccava dalla cerchia.
Il nome del terreno suggerisce la presenza di una fortificazione, magari anche una semplice torre posta a guardia di un importante
accesso all’abitato dairaghese.
La crescita della popolazione rese necessaria l’espansione del paese con un nuovo insediamento verso levante dalla caratteristica
struttura a “spina di pesce”, formata da vicoli che si diramano ai lati della strada principale
chiamata Contrada ad frigerio, ora via XXV Aprile.
Nel villaggio medioevale, la prima fascia di insediamento agrario a ridosso dell’abitato era occupata dagli orti che, curati
e concimati, rappresentavano i terreni più redditizi, recintati con muri o siepi di protezione e chiamati “chiusure”.
Del nome rimane traccia nei documenti e nelle mappe catastali, che indicano col termine di chiosso o sciosso diversi appezzamenti
di terreno a ridosso del centro di Dairago. All’esterno di tale fascia ve n’era una seconda ben più ampia destinata a seminativo,
di là da quella si stendevano l’incolto della brughiera e i boschi

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La cerchia attorno a San Genesio dall’aereo nell’estate 1975

La pieve rappresentò un punto di riferimento importante nell’organizzazione medioevale del territorio, a essa erano
soggette le altre istituzioni ecclesiastiche o caritative, quali le chiese, le cappelle, gli oratori, gli ospedali, i luoghi pii
e talvolta anche i monasteri. Già dal secolo XII e sempre più nel secolo successivo, in piena età comunale, la pieve,
oltre al carattere originario di circoscrizione ecclesiastica, aveva gradualmente assunto anche il carattere di
giurisdizione civile, in prevalenza di natura fiscale.
Quella di Dairago fu una delle pievi più estese della diocesi di Milano, il Liber notitiae sanctorum Mediolani, scritto
alla fine del XIII secolo, elenca nella pieve dairaghese ben 46 chiese con 57 altari, poste ad Arconate, Bienate,
Borsano, Buscate, Busto Garolfo, Castano, Castelletto, Cuggiono, Dairago, Induno, Inveruno, Magnago, Nosate,
Padregnano, Sant’Antonino, Turbigo, Villa Cortese; manca Vanzaghello, forse perché la sua chiesa era intitolata a
sant’Ambrogio, una dedicazione tralasciata dal Liber.
L’abbondante presenza di chiese dedicate a santi cari ai longobardi e ai franchi (san Pietro, san Giorgio, san Martino,
san Michele, san Salvatore, santa Maria) suggerisce che la penetrazione capillare del Vangelo nella pieve di Dairago
debba essere avvenuta mentre si stava consolidando l’insediamento di tali popoli germanici.

L OCALITÀ E CHIESE DELLA PIEVE DI D AIRAGO NEL XIII SECOLO


Arconate S. EUSEBIO
S. MARIA

(Bienate) S. STEFANO (elencata sotto Magnago)

Broxano (Borsano) S. MARIA


S. PIETRO

Busti Cava (Buscate) S. MARIA


S. MAURO
S. PIETRO

Busti Garulfi (Busto Garolfo) S. SALVATORE con gli altari di S. Bartolomeo, Santi Innocenti e S. Margherita
S. REMIGIO

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Castano SANTI CORNELIO e CIPRIANO
S. FEDELE
S. MARIA
S. PIETRO
S. ZENONE con l’altare di S. Pietro Martire
S. MARIA di Grai

Casteleto (Castelletto) S. GIACOMO


S. QUIRICO

Cuzono (Cuggiono) S. GIORGIO con l’altare di S. Pietro Martire


S. PIETRO

Dairago, Daiarago S. GENESIO con gli altari di S. Giovanni Battista e S. Maria,


S. Giulio in canonica
S. LORENZO
S. NAZARO
S. MARIA

Duno (Induno) S. ANDREA

Invruno, Ivruno (Inveruno) S. MARTINO con gli altari di S. Maria e S. Pietro Martire
S. QUIRICO con S. STEFANO
S. REMIGIO

Maniago in Horo, in Horno S. MARTINO


(Magnago) S. MICHELE
S. MARIA

Naxate, Noxate (Nosate) S. MARTINO


S. MARIA

Padregniano S. ILARIO
S. NICOLAO
S. VITTORE

S. Antonino S. ANTONINO

Turbigo S. DAMIANO
S. MARIA

Villa Cortese S. VITTORE

Dallo stesso Liber si desumono anche le chiese e gli altari presenti a Dairago alla fine del Duecento: poco discosta
dalla pievana di San Genesio, sorgeva la chiesa di San Lorenzo; lontana mezzo miglio a levante era posta la chiesa
di San Nazaro (l’attuale Madonna in Campagna); in San Genesio era collocato un altare dedicato a Maria e
nell’attigua canonica si trovava l’altare di San Giulio; il sacello di Santa Maria era invece contiguo al fianco
settentrionale della pievana, nei cui pressi era situato anche il battistero dedicato a Giovanni Battista.
Il primo luogo di culto dedicato a san Lorenzo fu voluto a Roma da Costantino, sul posto dove si riteneva fosse
sepolto il martire, di conseguenza il culto a san Lorenzo è tra i più antichi e, non di rado, rivela una fondazione
ancora paleocristiana, quando detto santo era veneratissimo nella capitale, prima delle invasioni di altri popoli.
Plausibilmente, la chiesa di San Lorenzo attestata a Dairago potrebbe essere la prima sorta in pieve.
Dalla metà del XII secolo, in Lombardia divennero numerosi i conventi dell’ordine degli Umiliati, quali
aggregazioni di devoti, uomini e donne, desiderosi di vivere in comunità quanto più possibile simili a quella
apostolica. La loro diffusione nel territorio ambrosiano fu capillare e, all’inizio del Duecento, si contavano almeno
150 comunità regolari e un considerevole numero di laici viventi con le proprie famiglie, tutti costantemente

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impegnati in attività commerciali e artigianali, tra cui spiccavano la tessitura e l’attività di prestito.
Nei primi anni del Trecento è documentata la presenza a Dairago di una casa femminile appartenente a
quest’ordine: la domus honestarum de Dayrago, dotata di possedimenti terrieri e presieduta da una ministra, il cui
reddito - pari a una lira imperiale, 13 soldi e 7 denari - compare nel codice intitolato Notitia cleri mediolanensis, un
ruolo di ricchezza mobile del 1398. Lo stesso codice elenca in pieve altre otto case umiliate: tre a Castano, tre a Busto
Garolfo, una ad Arconate e una a Inveruno; altre fonti menzionano anche una casa a Magnago e una a Borsano,
mentre a Busto Garolfo le domus divennero almeno quattro.
In seguito a una profonda decadenza, l’ordine degli Umiliati fu soppresso dal papa nel 1571, per aver perpetrato un
attentato contro l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo. A quell’epoca, ormai, nella pieve dairaghese rimaneva
solo la prepositura umiliata di Busto Garolfo, dedicata a Santa Maria Elisabetta.

La descrizione del poco che restava dell’antichissima chiesa dedicata a san Lorenzo, dettata il 28 maggio 1581
da Bernardino Tarugi visitatore delegato dell’arcivescovo Carlo Borromeo:
“Visita alla chiesa di San Lorenzo diroccata nella località di Dairago.
Questa chiesa crollò per vetustà cadde in completa rovina, le sue macerie furono impiegate per costruire il muro del cimitero
prepositurale, anche il terreno deve essere venduto allo stesso scopo e vi deve essere apposta una croce.
Gli accessi a questa chiesa furono usurpati dai signori Pompeo e altri Della Croce, come si può costatare a vista.”
Archivio Storico diocesano di Milano, Visite pastorali, Dairago, vol. XIV, f. 10

L’autorità del prevosto di Dairago è attestata il 27 marzo 1256, allorché papa Alessandro IV lo delegò, assieme a due
abati milanesi, a dichiarare nullo uno statuto fatto dal Comune di Milano in merito ai beni ecclesiastici.

Rettorie e parrocchie
Col trascorrere del tempo, la collegiata non fu più in grado di esercitare la cura d’anime su tutto il suo territorio e
non poté impedire il sorgere, prima del XIV secolo, di una rete vasta e ramificata di chiese curate, regolarmente
officiate da un sacerdote residente, provviste di fonte battesimale e aventi autonomia di funzioni pastorali rispetto
alla matrice. Tutti i curati furono comunque tenuti a rispettare la supremazia del capopieve e a riunirsi per alcune
funzioni nella prepositurale, dove ricevevano l’acqua battesimale e l’olio santo per gli usi sacramentali.
All’inizio del XV secolo il capitolo “intrinseco” della chiesa di San Genesio era composto da sette canonici, mentre
il capitolo “estrinseco” era formato dai 12 rettori delle chiese curate della pieve: Arconate, Borsano, Buscate, Busto
Garolfo, Castano (con due rettori porzionari), Cuggiono, Dairago, Inveruno, Magnago, Padregnano, Turbigo. Si
chiamava rettore il sacerdote cui era conferita una parrocchia (o meglio rettoria) con la cura d’anime; il termine
parroco e parrocchia divennero comuni solo dopo il concilio di Trento (1545-63).

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R ETTORIE DELLA PIEVE DI D AIRAGO ALL’ INIZIO DEL XV SECOLO
Arconate S. EUSEBIO
Borsano S. PIETRO
Buscate S. MAURO
Busto Garolfo S. SALVATORE
Castano S. ZENONE (con due rettori)
Cuggiono S. GIORGIO
Dairago S. GENESIO
Inveruno S. MARTINO
Magnago S. MICHELE
Padregnano S. VITTORE
Turbigo S. MARIA
La rettoria di San Michele di Magnago raggruppava, in modo senza dubbio singolare, una serie di centri disposti lungo
una direttrice est-ovest, per una lunghezza di circa dieci chilometri, da Bienate a Vanzaghello, Sant’Antonino, fino a
Tornavento e Tinella. Anche altri paesi dipendevano in campo spirituale dai centri vicini: Induno, Malvaglio e
Robecchetto erano sottoposte a Padregnano, Nosate era soggetta a Castano, Villa Cortese a Dairago.
Molti dei prevosti e dei canonici che si succedettero in San Genesio dal XIV al XVI secolo appartennero alla famiglia
Della Croce, che si era conquistata una posizione di rilievo a Milano presso la corte ducale e i cui esponenti
possedevano case e terreni nei paesi della pieve dairaghese, tanto da costituire la casata più diffusa in questa
circoscrizione alla fine del Medioevo.
Dal ramo più importante della famiglia, legato a Olcella, discese Francesco della Croce (1391-1479) prevosto a Dairago
almeno dal 1416 al 1434, dove fece ornare e arricchire di paramenti la chiesa di San Genesio. Francesco conseguì la
laurea in diritto canonico a Pavia nel 1428, divenne abbreviatore apostolico della Curia romana e primicerio della
cattedrale dal 1430 alla morte, una carica ufficialmente elevata a terza dignità della diocesi milanese. Nel 1432 fu
inviato del duca di Milano al concilio di Basilea, da cui tornò nel 1435 con l’incarico di vicario generale dell’arcivescovo
di Milano, mantenuto fino al 1448. Col suo ultimo testamento del 18 marzo 1474, Francesco devolse l’intera eredità ai
poveri, compresi quelli di Dairago, Olcella, Bienate e Vanzaghello, ai quali gli eredi dovevano distribuire 250 fiorini in
elemosine di pane, vino e panno per vestirli.
Nel periodo rinascimentale vi fu uno scadimento nella fede, i prevosti e i canonici, solitamente appartenenti a nobili
famiglie, non facevano più residenza nelle pievi né tanto meno attendevano alla cura parrocchiale; la situazione
degenerò a tal punto che molte prepositure rimasero prive delle case canoniche, rase al suolo o divenute inabitabili.
Questo era anche lo stato di Dairago, quando nel 1454 Francesco della Croce, allora decano del capitolo di San Genesio,
fu incaricato dai canonici e dal prevosto Antonio della Croce, suo nipote, di ottenere il consenso dell’Arcivescovo per
la fondazione di due nuove cappellanie, con l’obbligo per i titolari di abitare in Dairago esercitandone la cura d’anime
unitamente a Villa Cortese.
Dopo la soppressione del capitolo dei canonici residenti, il 13 marzo 1455 furono fondate le cappellanie di San
Giovanni Evangelista e di Sant’Alessandro e a esse vennero assegnati quei beni (decime e terreni) che fino allora erano
stati goduti dai canonici per la loro residenza; anche i prevosti potevano ottenere una cappellania, assistendo
direttamente i fedeli.
Il 15 giugno 1496 fu smembrata e separata la chiesa di Sant’Antonino da quella di Magnago, con il consenso
dell’arcivescovo di Milano, nacque così nella pieve una nuova rettoria. Nel 1518 anche la chiesa di Sant’Ambrogio di
Vanzaghello fu separata da Magnago e successivamente, il 4 marzo 1529, l’arcivescovo Ippolito II d’Este staccò Bienate,
che divenne una parrocchia autonoma dedicata ai santi Stefano e Bartolomeo.
Il primo censimento della pieve, datato 1537, fornisce un preciso quadro dei centri abitati, nel passaggio dal Medioevo
all’età moderna, con il numero di fuochi, ossia di nuclei famigliari che dimoravano in ciascuna località. Castano,
Cuggiono e Busto Garolfo risaltavano nettamente in ambito demografico con le loro oltre 100 famiglie, mentre negli
altri comuni la popolazione era compresa tra i 20 e i 50 nuclei famigliari, per ridursi a poche unità nei centri infimi e
nelle cascine.

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L OCALITÀ E FAMIGLIE ABITANTI NELLA PIEVE DI D AIRAGO NEL 1537
Comuno de Archonatte 36 Comuno de Casteleto 7 Nosate 6
Comuno de Borsano 47 Comuno de Cuzogno 110 Comuno de s. ottorino 24
Comuno de Bienate 23 Molino de la S.ra elena Comuno de Paragnano 3
de archonate 1
Comuno de Buschate 32 Comuno de Robechetto 13
Porto 1
Comuno de Busto picinino 98 Comuno de Tornavento 5
Daijrago cappo de plebe 46
Casina de la ciella 5 Molino de Nova 2
Cassina de li schazosi 5
Borgo de Castano 107 Casina de Tinella 1
Comuno de Furato 11
Cassina de la malpaga 1 Comuno de Turbigo 28
Comuno de Induno 4
Cassina de la cornarina 1 Betola 4
Comuno de Invruno 57
Cassina de la cantona 1 Comuno de Venzaghello 36
Cassina de la serona 1 Comuno de Magnago 38
Comuno de Villa cortexa 29
Molino al ponte 1 Comuno de Malvaija 22
Molino de mezo 1 Cassina in la valle 1 Totale 809

A Dairago sono elencate 46 famiglie, cui se ne aggiungevano altre 5 abitanti nella cascina degli Scazzosi (l’attuale
Cascinaccia) la cui attività prevalente era quella agricola, salvo un tessitore di tela.
Lo stato d’anime del 1574, compilato dal prevosto Francesco Bernardino Besozzi, permette di delineare meglio la
struttura demografica del paese, formato da 372 abitanti divisi in 58 famiglie, dove i giovani sotto i 15 anni
rappresentavano una percentuale molto elevata della popolazione (38,7%), mentre gli anziani oltre i 60 anni erano
assai scarsi (1,2%). Analizzando il documento, si può anche desumere che metà dei bambini morisse entro i primi
cinque anni di vita, poi la situazione rimaneva stabile fin verso l’età di 30 anni; successivamente, tra i 30 e i 40 anni,
avveniva il decesso di oltre il 40% dei nati e i superstiti dimezzavano ancora tra i 40 e i 50 anni. Oltre i 50 anni
giungeva solo il 4% dei nati, mentre si contavano in paese solo quattro abitanti ultrasessantenni.

La più antica mappa della pieve di Dairago:


Delineatio Geometrica totius territorij et Plebis com decursu Navilij, situ pontium et viarum distantia, disegno a china su carta
ascrivibile al 1570 in occasione della visita dell’arcivescovo Carlo Borromeo (42,9 cm x 30,8 cm).
L’orientamento della mappa è con l’est in alto, secondo una consuetudine tipica delle carte geografiche medioevali; la scala
approssimativa del disegno, se in questo caso è lecito parlare di scala, ha una proporzione compresa tra 1:17000 e 1:50000,
a seconda delle parti della figura prese in considerazione.
Si tratta di uno schizzo topografico assai primitivo, assolutamente inconsueto e del tutto astratto del territorio pievano,
con i paesi e le cascine indicati simbolicamente da circoletti nei quali è inscritto il loro nome, senza nessuna struttura urbana.
L’aggiunta di una croce contraddistingue le sedi di parrocchia, mentre la prepositurale è sormontata da una croce doppia
di Lorena e segnata dall’indice di una mano, secondo l’uso notarile.
In mezzo alla mappa è posta Castano, aggiungendo così ai diversi motivi che ne facevano il centro principale,
anche la sua posizione di vero centro geografico della pieve, collegato in modo diretto con buona parte dei centri minori,
tanto da far assumere al disegno l’aspetto di una ragnatela.
Le distanze segnate lungo le vie di collegamento, stimate in modo assai approssimativo, sono in miglia di 3000 braccia milanesi
antiche, pari ad attuali 1785 metri.
La mappa fornisce un contributo fondamentale alla conoscenza delle vie di comunicazione all’interno della pieve, ascrivibili
perlomeno all’epoca medioevale; d’altro canto è inutile cercare le strade nelle carte corografiche a stampa del Cinquecento
e del Seicento, poiché non vi sono rappresentate.
L’unico elemento morfologico del territorio è costituito dal Naviglio che circoscrive metà della carta, attraversato dai ponti
tuttora esistenti, salvo quello d’Induno scomparso da tempo; il Ticino invece non è indicato.
Nei pressi dei ponti di Turbigo e Cuggiono sono segnate le bettole, posti di ristoro che denotano luoghi di intenso traffico
e commercio, sorti in corrispondenza dei punti in cui veniva attraversato il fiume per andare in Piemonte.
I mulini compaiono solo al di là del Naviglio nella valle del Ticino, ossia dove si potevano derivare dal fiume le rogge
che li alimentavano. A fianco della bettola di Turbigo è segnato il malio, un maglio per la fucinatura azionato dall’acqua.
Dopo la sua stesura, la mappa fu arricchita di diciture fatte con inchiostro e grafia diversa, trascrivendo chiaramente i nomi
dei paesi fuori dai circoletti e le denominazioni delle pievi confinanti, questo prima del 1583 quando la pieve di Olgiate
fu trasportata a Busto Arsizio e del 1584 quando quella di Parabiago passò a Legnano. Lo schizzo fu aggiornato ancora negli anni
successivi, segnando con la croce le nuove sedi parrocchiali: Robecchetto, Nosate e Malvaglio.
Archivio Storico diocesano di Milano, Raccolta carte topografiche e disegni

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San Genesio di Dairago chiesa madre 25
Mappa della pieve di Dairago nel 1753, allegata ai documenti della visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli.
Disegno a china su carta in stile arcaico (39,7 cm x 29,4 cm) con indicati solo i paesi sede di parrocchia simboleggiati dalla loro
chiesa. Dairago si trova in alto a oriente, mentre al centro è posta Castano dalla quale sembrano irradiarsi le strade principali,
rappresentate da un tratto con l’annotazione della loro lunghezza in miglia.
Nell’estremità superiore del foglio sono elencate le sedi parrocchiali con il numero di oratori da esse dipendenti,
manca Cuggiono staccata dalla pieve nel 1623.
Archivio Storico diocesano di Milano, Carte topografiche e disegni

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Fin dal Quattrocento la comunità di Castelletto, con la chiesa dei santi Giacomo e Filippo, fu una grangia dei frati
domenicani di Sant’Eustorgio in Milano; il 18 ottobre 1541 il domenicano Melchiorre Crivelli, vescovo ausiliare e
vicario generale, affidò la cura pastorale ai religiosi, a condizione che celebrassero seguendo il rito ambrosiano.
In forza della normativa scaturita dal concilio di Trento, le rettorie diventarono automaticamente parrocchie,
ciascuna con un territorio ben delineato, una popolazione quantificata, un sacerdote residente e incaricato della cura
delle anime.
L’arcivescovo Carlo Borromeo verso il 1569 ordinò di staccare la cappella di Sant’Eugenio a Tornavento dalla pieve
dairaghese, perché fosse unita a Lonate Pozzolo in pieve di Gallarate.
La chiesa di San Guniforte in Nosate, sottoposta a Castano fino al 1570 e poi a Turbigo, il 21 novembre 1587 divenne
chiesa parrocchiale autonoma.
Il 14 aprile 1570 il cardinal Borromeo istituì il beneficio curato coadiutoriale di San Bernardo in Malvaglio, al fine di
amministrare i sacramenti a Malvaglio, Induno, Guado e cascine dei Gallarati e Della Croce. Ancora per ordine del
Borromeo, nell’anno 1581 fu trasportata la parrocchia dalla chiesa di San Vittore di Padregnano a quella della
Purificazione di Maria Vergine in Robecchetto.
A più riprese, tra il 1586 e il 1636 il parroco di Robecchetto, da cui dipendeva Malvaglio, dovette cedere alla
coadiutoria residenziale parte del suo beneficio; sorsero inevitabili le controversie che si protrassero per decenni,
finché il 10 settembre 1664 il parroco di Robecchetto e il coadiutore di Malvaglio si accordarono per la piena
indipendenza parrocchiale della chiesa di San Bernardo.
Nel tardo Medioevo il territorio e la popolazione della pieve di Dairago si erano disgregati in 12 parrocchie, a loro
volta le parrocchie formate da più centri abitati si frazionarono nel Cinquecento, mirando a coincidere con le singole
comunità civili anche minuscole, cosicché alla fine di quel secolo le parrocchie della pieve erano salite a 17, un
numero di istituzioni che si mantenne invariato per i tre secoli successivi.
Villa Cortese nel Cinquecento, divenuta sede di parrocchia, fu stralciata dalla pieve di Dairago per essere sottoposta
a quella di Olgiate Olona; questo solo per quanto riguarda la sfera religiosa, poiché nell’assetto “civile” rimase
sempre nella pieve dairaghese. Si creò così una situazione identica a quella di Lonate Pozzolo, con Tornavento e
Tinella, poste in pieve di Gallarate in spiritualibus, ma in pieve di Dairago in temporalibus; due diverse connotazioni
che si riflettono nei documenti e nelle immagini cartografiche suscitando malintesi.

Alla metà degli anni ‘20 del secolo scorso, come testimonia la cartolina, venendo da Olcella
si poteva scorgere la chiesa di San Genesio spuntare tra i campi,
sopra le viti tra le chiome dei moroni

San Genesio di Dairago chiesa madre 27


Vicariato foraneo e decanato
Le funzioni del vicario foraneo furono definite dal primo concilio provinciale milanese, celebrato nel 1565, nello
spirito della riforma tridentina. Nella diocesi di Milano il cardinal Carlo Borromeo fece coincidere il territorio del
vicariato con quello pievano, stabilendo nelle singole pievi un sacerdote dipendente direttamente e personalmente
dal vescovo, perché col nome di vicario foraneo fosse a capo degli altri sacerdoti; di norma la carica di vicario fu
conferita agli stessi prevosti, quando risultarono idonei. I vicariati foranei della diocesi furono raggruppati in sei
circoscrizioni (regioni) e il vicariato di Dairago fu incluso nella regione III.
A intervalli regolari, il vicario presiedeva le congregazioni foranee o plebane, che radunavano tutti i preti del
territorio; inoltre il medesimo vicario foraneo aveva l’obbligo di compiere le visite vicariali alle parrocchie della sua
giurisdizione, allo scopo di controllare l’osservanza delle prescrizioni canoniche, della disciplina e del culto.
L’Archivio Plebano di Dairago conserva gli atti di tali visite, assieme ad altri documenti riguardanti i paesi della
pieve e del vicariato.
Quando, progressivamente, la persona del vicario foraneo andò coincidendo con quella del prevosto, tutti i vicari
finirono con essere considerati prevosti, cosicché il termine prevosto divenne sinonimo di vicario foraneo.
In virtù di un breve apostolico di Urbano VIII, il 13 dicembre 1623 Cuggiono divenne sede di arcipretura e in
seguito, per porre fine a lunghe contese con i prevosti di Dairago, il 5 aprile 1686 il cardinale Federico Visconti
attribuì all’arciprete il titolo e le funzioni di vicario foraneo in luogo; infine nel 1746 Cuggiono fu stralciata dalla
pieve. Il 21 aprile 1836 anche Castelletto fu unito al vicariato di Cuggiono.
In qualità di giurisdizione civile, la pieve di Dairago non subì nessuna variazione dei suoi confini, fino a quando,
con l’arrivo in Italia di Napoleone e le conseguenti riforme politiche, furono abolite le pievi come circoscrizioni civili
per essere sostituite dai distretti nel 1798. I paesi della pieve dairaghese formarono a quell’epoca il nuovo distretto
di Cuggiono, che fu riformato in mandamento di Cuggiono nel 1859.

La chiesa di San Genesio era posta ai limiti dell’abitato, nell’estremità più occidentale del paese
a ridosso della campagna coperta da filari di gelsi.
Sul fianco destro sorgeva la vecchia canonica contigua alla chiesa, davanti all’ingresso si affastellavano i cortili che formavano
il nucleo più antico del paese, ormai tutti abbattuti.
Da L’Omaggio di Dairago al Novello Prevosto Prof. Don Attilio Barera, Dairago 1926

28 San Genesio di Dairago chiesa madre


Nei primi anni del XX secolo, l’arcivescovo di Milano cardinal Andrea Ferrari operò una riorganizzazione
istituzionale della diocesi, attuata con la rete di vicari foranei e con la ripresa nel 1904, dopo un secolo, delle
congregazioni foranee. L’incremento demografico degli insediamenti rese necessaria anche la creazione di nuove
parrocchie e di nuovi vicariati, modificando la circoscrizione di quelli già esistenti.
Alla morte del prevosto Portaluppi, con un decreto arcivescovile, il 18 marzo 1903 fu costituito il nuovo vicariato
foraneo di Castano Primo, aggregandovi le parrocchie di Buscate, Nosate, Robecchetto, Sant’Antonino Ticino,
Turbigo e Vanzaghello; con un successivo decreto del cardinal Ferrari, il 3 dicembre 1903, la giurisdizione del
vicariato di Cuggiono venne estesa alle parrocchie di Inveruno e Malvaglio.
L’antica pieve di Dairago risultò quindi smembrata in tre vicariati, a quello dairaghese rimasero solo le parrocchie
di Arconate, Bienate, Borsano, Busto Garolfo e Magnago. Il 12 agosto 1906, con un altro decreto arcivescovile, Villa
Cortese fu separata dal vicariato di Busto Arsizio e annessa al vicariato di Dairago.
La chiesa di Busto Garolfo, elevata alla dignità prepositurale il 10 febbraio 1887, con un decreto del cardinal Tosi fu
eretta a vicariato foraneo in luogo il 20 aprile 1925. La frazione di Olcella divenne parrocchia il 13 luglio 1928,
rimanendo nel vicariato di Dairago per due anni, per essere poi sottoposta a quello di Busto Garolfo. Per ultima
Borsano, privata dell’autonomia comunale e annessa a Busto Arsizio nel 1928, fu staccata dal vicariato dairaghese e
aggiunta a quello della città nel 1953.
Dairago rimase con le sole parrocchie di Arconate, Bienate, Magnago e Villa Cortese fino a quando nella diocesi di
Milano cessò l’uso del termine pieve e dell’istituto pievano, nel momento in cui il 13 giugno 1971 entrò in vigore il
decreto arcivescovile d’istituzione dei nuovi vicariati e quello di Dairago fu assorbito dal vicariato di Castano
Primo.
Tuttavia, con un nuovo cambiamento, all’inizio dell’anno successivo furono creati gli attuali decanati (sinodo
diocesano 46°, entrato in vigore il 21 maggio 1972) quindi la maggior parte delle parrocchie appartenute
all’originaria pieve di Dairago andò a formare il decanato di Castano Primo nella zona pastorale IV di Rho, di cui
divennero membri: Arconate, Bienate, Buscate, Castano Primo, Castelletto, Cuggiono, Dairago, Furato, Inveruno,
Malvaglio, Magnago, Nosate, Robecchetto, Turbigo e Vanzaghello.
Altre parrocchie sono invece entrate a far parte di decanati limitrofi, Busto Garolfo, Olcella e Villa Cortese
appartengono infatti al decanato di Legnano, Borsano è posta in quello di Busto Arsizio, mentre Sant’Antonino
Ticino e Tornavento (divenuta parrocchia autonoma il 23 settembre 1900) sono aggregate al decanato di Gallarate.
Infine, dal primo settembre 2007, le parrocchie di Bernate Ticino e di Casate Ticino sono passate dal decanato di
Magenta a quello di Castano Primo.

PARROCCHIE DEL DECANATO DI C ASTANO P RIMO


Arconate S. EUSEBIO Furato S. MARIA NASCENTE

Bernate Ticino S. GIORGIO Inveruno S. MARTINO


Bienate S. BARTOLOMEO
Malvaglio S. BERNARDO
Buscate S. MAURO
Magnago S. MICHELE ARCANGELO
Casate Ticino BEATA VERGINE IMMACOLATA

Castano Primo S. ZENONE Nosate S. GUNIFORTE


MADONNA DEI POVERI
Robecchetto S. MARIA DELLE GRAZIE
Castelletto di Cuggiono SANTI GIACOMO E FILIPPO
Turbigo BEATA VERGINE ASSUNTA
Cuggiono S. GIORGIO

Dairago S. GENESIO Vanzaghello S. AMBROGIO

Nel territorio della pieve, il prevosto aveva diritto a indossare la cappa magna e a portare la ferula, il bastone col
pomolo d’argento simbolo della sua dignità; a norma del sinodo 46° (1972, cost. 337) la dignità prepositurale,
rimasta al parroco di Dairago, oggi non comporta più alcuna insegna o prerogativa particolare.

San Genesio di Dairago chiesa madre 29


La chiesa di San Genesio vista dalla torre Lampugnani, in una cartolina del 1942.
Sul fianco sinistro si notano l’oratorio di San Luigi costruito nel 1888 e l’oratorio di San Tarcisio,
sorto nel 1926 e demolito nel 1952 per lasciar posto all’edificio attuale

Panorama del paese osservato dal campanile verso levante, in una cartolina del 1961.
I cortili in primo piano, ora demoliti, occupavano l’area di quello che fu il nucleo primitivo dell’antica Dayrago; la piazzetta
Burgaria è riconoscibile presso il centro dell’immagine, invece nella parte sinistra appare la torre belvedere fatta costruire
nel 1812 dal notaio Luigi Lampugnani. Sullo sfondo, sotto la ciminiera della tessitura Marcora, si innalza il palazzo Camaóón
edificato nel 1550 dal nobile Giovanni Francesco Casati, che con i suoi discendenti vi compì scelleratezze e prepotenze
tali da lasciare echi nella tradizione orale fino ai nostri giorni

30 San Genesio di Dairago chiesa madre


Pianta della casa d’abitazione della Prebenda Prepositurale di Dairago datata 30 dicembre 1818.
In basso è segnato l’antico campanile e l’abside di San Genesio rivolto a oriente, mentre la navata della chiesa
non è stata purtroppo raffigurata.
Nella parte superiore del foglio è disegnata la planimetria dell’intera canonica, che si sviluppava attorno a una grande corte
con il pozzo in mezzo (n. 12) e presentava in un angolo l’ampio locale con la copertura a volte sostenuta da una colonna
al centro (n. 10) fatto erigere da Antonio della Croce nel 1480.
In basso a destra, l’ingresso che metteva in comunicazione il complesso religioso con la stretta via del paese.
Archivio Plebano di Dairago, sez. amministrativa, cart. 2, fasc. 3, n.1

San Genesio di Dairago chiesa madre 31


Le ultime foto dell’arco d’ingresso al sagrato, che metteva in comunicazione il complesso religioso pievano con il paese.
I cortili antistanti la chiesa furono demoliti nel 1970 per realizzare la nuova piazza Burgaria,
con essi scomparve anche il vecchio arco.
Foto Battista Paganini 1970

32 San Genesio di Dairago chiesa madre


LE VICENDE DELLE CAPPELLANIE RACCONTATE DAL PREVOSTO BARERA
NEL LIBRO CRONICO*
“La Chiesa di S. Genesio […] era […] nel sec. XIII Plebana di ben 46 Chiese, ufficiata dal prevosto e da venti canonici, tredici
dei quali erano obbligati alla cura d’anime dei membri plebani e sette alla stessa in luogo.
Quando i plebani vollero ed ebbero il Parroco in luogo i tredici canonici cessarono di risiedere nel Capo Pieve e domiciliandosi
ove era necessaria l’opera loro, si mantennero sempre in possesso delle Decime di cui erano investiti.
Quando sia avvenuto lo scioglimento della Collegiata non si sa precisamente, pare verso la metà del sec. XV, nel 1455 coi beni
di due prebende canonicali vacanti si eressero canonicamente due cappellanie curate, i cui titolari dovevano fare la residenza
in Dairago e aver la cura d’anime in Dairago e Villa Cortese; i canonici ed anche il Prevosto da tempo erano abitualmente
assenti e non si riputavano obbligati alla cura d’anime. Al prevosto era stata data facoltà di optare per l’una o per l’altra
Cappellania (S. Alessandro - S. Giovanni Evangelista) ma coll’obbligo di fare la residenza, della cura delle anime, Messa pro
populo ecc. a metà col titolare dell’altra Cappellania. Questa cappellania col titolo di S. Giovanni Evangelista, conferita
dapprima per concorso, come da atto Arcivescovile 1674, indi come Beneficio semplice, 1684, sebbene con investitura canonica
e col solo obbligo della Messa festiva, venne soppressa dalla Repubblica Cisalpina, 1803 […].
Verso la fine dell’anno 1667 il Prevosto Carlo Francesco Bonsignori, titolare della cappellania di S. Alessandro, volendo
obbligare il titolare di quella di S. Giovanni G. Battista Casati a risiedere in Dairago e a fare la cura d’anime, gli mosse lite
prima in Milano e quindi in Roma dove si portò personalmente a perorare la causa. Dopo otto mesi e colla spesa di circa
duecento ducati avuti dal popolo, ritornò con sentenza favorevole, nella quale (14 maggio 1668) si dichiara che la Prevostura
sia esente dalla residenza e dalla cura d’anime, addossata completamente alle due Cappellanie.
Sembra che il Prevosto forte di questa sentenza ne volesse trarre vantaggi personali, perché appena ritornato da Roma rassegnò
nelle mani dell’Arcivescovo la Cappella di S. Alessandro e citò il sac. Giovanni Battista Casati a risiedere in Dairago con cura
d’anime ed essendo questi incapace e avendo rinunziato alla Cappellania, dichiarò questa vacante e valendosi del diritto
riconosciuto al Prevosto nello istrumento del 1455 di erezione delle due Cappellanie, elesse quella di S. Giovanni, per avere
più tante rendite. Questa sentenza lasciò strascichi dolorosi perché il Prevosto non si credeva come tale obbligato alla cura
d’anime e quindi a far celebrare suis expensis una seconda Messa festiva. Infatti però esercitò la detta cura, anche quando
risiedeva il Cappellano. Certo è che se si vuole dar tutto il suo valore all’istrumento 1455, risulta giusta la sentenza di Roma
1668, perché il Capitolo coll’erezione delle due Cappellanie obbligava alla cura d’anime i due Cappellani e il Prevosto solo in
quanto era titolare dell’una o dell’altra. Alcune note però conservate in Archivio farebbero supporre che l’istrumento 1455
mancasse di alcune solennità per essere perfettamente legale.
Il Prevosto Bonsignori morì di accidente nel 1674 e l’Arcivescovo Cardinal Litta, ridusse le cose allo stato antecedente,
dichiarando incaricata la prevostura della cura d’anime coll’unione in perpetuo della Cappellania di S. Alessandro e l’altra
esente […] Insorse allora il sacerdote G.B. Casati e voleva portare la lite alla Curia Romana, il che inteso l’Arcivescovo, la
mise in concorso e l’assegnò al chierico G.M. Oldrino, il quale fatto sacerdote la tenne per 12 anni con annessa cura d’anime.
La questione continuò con la nomina del Prevosto Gabrio Sessa, il quale ottenne la Prevostura con la clausola di far la cura
d’anime che fece, ma pretendendo di non essere obbligato e di rinunciare alla Cappellania di S. Alessandro, le cui rendite però
sempre riscosse e godette.
La lite divampò colla nomina del Prevosto Pietro Martire Forni il quale ebbe l’investitura della Prepositura dopo di aver
giurato di far la cura d’anime, l’arcivescovo allora provvide d’altro beneficio il Cappellano Oldrino e dichiarandola cappellania
di S. Giovanni esente dalla cura d’anime la conferì all’ Illustrissimo Sign. Cristoforo Visconte col suo aggravio della messa
festiva. In Visita Pastorale (1686) decretò che i Prevosti pro tempore investiti dell’una e dell’altra Cappellania fossero tenuti
alla residenza e alla cura d’anime e che l’altro Cappellano solo all’onere della messa festiva.
1683 - Morto il sig. Cristoforo Visconti, il Prevosto Forni tornò alla carica per ottenere la Cappellania di S. Giovanni con le
ragioni della fondazione, ma invece fu conferita al Sig. Abate Battista Visconti coll’obbligo solo della Messa festiva. Protestò
il Prevosto di non essere tenuto alla cura d’anime, benché godesse dell’altra. Dopo una lite dispendiosa di più anni con tre
sentenze uniformi a sé contrarie desistette, protestando di desistere non per mancanza di ragioni ma di mezzi.
Da tutto questo complesso di liti, pur non tenendo conto delle ragioni giuridiche sulle quali potevano fondarsi le parti litiganti,
non si può far a meno di compatire e anche di dar un po’ di ragione ai Prevosti, del resto buoni tutti e zelanti, come quelli che
obbligati al peso della cura d’anime, con rendita assai scarsa, dovevano poi permettere che redditi pingui come erano quelli
della cappellania di S. Giovanni venissero goduti da cialtroni che se ne stavano beatamente assenti.”

* Libro Cronico di Dairago Capo di Pieve, registro manoscritto conservato nell’Archivio Plebano di Dairago.
Fascicolo stampato nel 1668 “Pro Molto Reverendo Don Carolo Francisco de Bonsignoribus”
contro la pretesa della comunità dairaghese di obbligare il prevosto alla cura d’anime
e alla celebrazione della messa festiva.
Archivio Plebano di Dairago, sez. storica, cart. 24, n. 103
L’ARCHIVIO PLEBANO DI DAIRAGO
L’arcivescovo Carlo Borromeo, fra le tante leggi che caratterizzarono la sua opera riformatrice nella diocesi
ambrosiana, emanò dettagliate disposizioni per la formazione e la conservazione degli archivi. Negli Acta Ecclesiae
Mediolanensis, pubblicati in latino nel 1582, che raccolgono il corpus della legislazione del Borromeo si legge: “Il
Visitatore, tra le prime cose, curi l’istituzione di uno o più archivi nelle singole Pievi [...] in esso si raccolgano tutte
le scritture delle chiese meno importanti perché si possano custodire al sicuro”. Obbedienti, anche se non sempre
con uguale diligenza, i vicari foranei che ressero la pieve di Dairago formarono l’archivio.
A partire dal 1986 è possibile consultare l’Archivio Plebano di Dairago, che conserva documenti dal 1398 a oggi.
L’archivio è stato salvato e ordinato da don Giuseppe Moretti, allora parroco di Olcella, con un paziente e
appassionato lavoro durato più di tre anni. Don Giuseppe ha asciugato i preziosi documenti che giacevano alla
rinfusa in un’umida cantina, li ha ripuliti da muffa e polvere, li ha letti traducendoli dal latino, catalogati e ordinati;
non pago, ha infine pubblicato un elegante volume di 250 pagine con i regesti di tutto il materiale archivistico:
G. MORETTI, L'Archivio Plebano di Dairago, Dairago 1986.
Il materiale dell’Archivio Plebano è ora diviso in tre sezioni: Sezione storica con 43 cartelle e 8 appendici, Sezione
amministrativa con 30 cartelle, Sezione anagrafica con 17 cartelle; dieci cartelle raccolgono carte riguardanti in
modo specifico ciascuna delle parrocchie che formavano la pieve.
Le appendici sono composte di volumi manoscritti, pubblicazioni, libri liturgici e, soprattutto, l’Appendice 8 è
formata da 34 pergamene datate dal 1398 al 1870. Le prime 23 carte, tutte anteriori al 1500, si riferiscono al capitolo
della chiesa di San Genesio e alla famiglia Della Croce; inoltre un interessante fascicolo manoscritto, compilato dal
giureconsulto Donato della Croce e depositato nello stesso archivio, registra gli estremi di 395 documenti
riguardanti la medesima famiglia, stilati tra il 1344 e il 1469.
Le pergamene dairaghesi testimoniano come, all’inizio del Quattrocento, il vasto patrimonio terriero della chiesa
pievana di San Genesio sia finito tra le proprietà della famiglia Della Croce, che controllava la nomina del prevosto
e dei canonici del capitolo.

L’immagine mostra un libretto datato 14 febbraio 1497, delle dimensioni di 21 cm x 15 cm, composto da 24 pagine
di pergamena legate con spago, di cui 19 scritte; esso contiene l’elenco dei beni situati nel territorio di Dairago appartenuti
ad Aluisio della Croce, seguito dalle vicende dei successivi passaggi ereditari.
Il documento è rogato dal notaio di Pavia Franceschino de Strata e il sigillo impresso reca l’immagine di san Siro,
primo vescovo e patrono di quella città.
Il fascicolo è stato scoperto fortunosamente nel 1989, applicato come fondo in un vecchio e frusto cesto di vimini.
Archivio Plebano di Dairago, sez. storica, Pergamene, XXIIA
OLIO SACRO E ACQUA BATTESIMALE*
Quando ormai l’Archivio Plebano era definitivamente sistemato e i regesti dei suoi documenti erano da tempo
pubblicati, negli anni 1989 e 1990 è stato reperito altro materiale d’archivio fino allora rimasto ignorato. Tra le
diverse carte, suscita particolare interesse un vecchio registro rilegato in pergamena, delle dimensioni di 28 cm x
20 cm, col titolo scritto in bella calligrafia: OLEORVM SACRORVM, ET ACQVAE BAPTISMA.lis DISTRIBVTIO; In
Ecclesia Prepositurali, Collegi.ta, et Plebana Scti Genesij Daijragi, Capitis Plebis; quotannis, habenda, Sabbato Sancto Pasche
Resurrectionis Domini, ac Sabbato Pentecostes. Si tratta evidentemente del registro in cui si annotavano le
distribuzioni annuali alle parrocchie della pieve dell’olio sacro e dell’acqua battesimale, che si tenevano in San
Genesio nei giorni di Sabato Santo e della vigilia di Pentecoste.

Il frontespizio del registro in cui si annotavano annualmente le distribuzioni alle parrocchie della pieve
dell’olio sacro e dell’acqua battesimale, iniziato nel 1708 dal prevosto Giovanni Pietro Rossi

Il volume fu approntato dal prevosto Giovanni Pietro Rossi nel 1708, come è dichiarato sulla prima pagina,
inserendo però un foglio sul quale erano appuntate anche le distribuzioni dell’anno precedente. Col passare dei
secoli, furono completate tutte le facciate del registro e alla fine fu aggiunto un altro foglio sciolto, con le
distribuzioni dell’anno 1957; il tutto quindi è stato utilizzato per 250 anni esatti.
La chiesa plebana di Dairago, così come le altre chiese “matrici”, conservava gelosamente la sua fisionomia
battesimale, da tempo ormai ridotta alla benedizione e alla distribuzione a tutte le parrocchie della pieve
dell’acqua per i battesimi e dell’olio santo per gli usi sacramentali.
Soprattutto nel periodo iniziale, nel registro furono annotati i nomi di tutti i parroci che presenziavano alla
cerimonia e spesso sulle pagine sono tracciate le loro firme autografe; non mancano però le assenze, oppure
l’intervento dei semplici incaricati al posto dei parroci.
A partire dal 1753 la distribuzione dell’olio sacro e dell’acqua battesimale fu concentrata nell’unico giorno del
Sabato Santo. Tuttavia, col passare degli anni, la presenza dei parroci divenne sempre più sporadica, finché alla
fine del Settecento alla consegna erano presenti solo pochi delegati e nella prima metà del secolo successivo
praticamente c’erano solo i sacrestani. Dalla metà dell’Ottocento, per più di ottant’anni, sul registro compaiono
solo i nomi delle parrocchie, privi di qualsiasi indicazione.

* GRSD, San Genesio di Dairago chiesa madre, Dairago 2000, pp. 38 - 41.
Scorrendo i fogli ingialliti si può constatare, anno dopo anno, la lenta e inesorabile disgregazione della pieve di
Dairago, articolata in 17 parrocchie all’inizio del Seicento e finita con le ultime 5 comunità del vicariato foraneo.
In fondo alla pagina dell’anno 1908 è scritto a chiare lettere “W Pio X!”, ripetuto nel foglio dell’anno successivo
assieme a “W l’Arcivescovo!”; manifestazioni di entusiasmo in un momento delicato per la chiesa, di crisi e
contrapposizioni anche tra lo stesso pontefice e l’arcivescovo di Milano cardinal Ferrari.
Nelle ultime pagine del volume compare una nota estremamente moderna: dal 1952 il testo è scritto dal prevosto
don Carlo Lotti con la penna biro.

PARROCCHIE PARTECIPANTI ALLA DISTRIBUZIONE DELL’ OLIO SACRO E DELL’ ACQUA BATTESIMALE
ARTECIPANTI BATTESIMALE A D AIRAGO

Fino al 1745 17 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, BUSCATE, BUSTO GAROLFO, CASTANO, CASTELLETTO, CUGGIONO,
DAIRAGO, INVERUNO, MAGNAGO, MALVAGLIO, NOSATE, ROBECCHETTO, SANT’ANTONINO, TURBIGO,
VANZAGHELLO.
Nel 1746 Cuggiono è separata dalla pieve dairaghese.

1746 - 1836 16 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, BUSCATE, BUSTO GAROLFO, CASTANO, CASTELLETTO, DAIRAGO, INVERUNO,
MAGNAGO, MALVAGLIO, NOSATE, ROBECCHETTO, SANT’ANTONINO, TURBIGO, VANZAGHELLO.
Nel 1836 Castelletto passa al vicariato di Cuggiono.

1837 - 1902 15 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, BUSCATE, BUSTO GAROLFO, CASTANO, DAIRAGO, INVERUNO, MAGNAGO,
MALVAGLIO, NOSATE, ROBECCHETTO, SANT’ANTONINO, TURBIGO, VANZAGHELLO.
Nel marzo 1903 viene istituito il vicariato di Castano Primo, con le parrocchie di Buscate, Nosate,
Robecchetto, Sant’Antonino, Turbigo e Vanzaghello.

1903 8 parrocchie:
ARCONATE, BIENATE, BORSANO, BUSTO GAROLFO, DAIRAGO, INVERUNO, MAGNAGO, MALVAGLIO.
Nel dicembre 1903 Inveruno e Malvaglio passano al vicariato di Cuggiono.

1904 - 1906 6 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, BUSTO GAROLFO, DAIRAGO, MAGNAGO.
Nel 1906 Villa Cortese è aggiunta al vicariato dairaghese.

1907 - 1925 7 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, BUSTO GAROLFO, DAIRAGO, MAGNAGO, VILLA CORTESE.
Nel 1925 Busto Garolfo viene eretta vicariato foraneo.

1926 - 1928 6 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, DAIRAGO, MAGNAGO, VILLA CORTESE.
Nel 1928 Olcella è aggiunta al vicariato dairaghese.

1929 - 1930 7 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, DAIRAGO, MAGNAGO, OLCELLA, VILLA CORTESE.
Nel 1930 Olcella passa al vicariato di Busto Garolfo.

1931 - 1953 6 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, BORSANO, DAIRAGO, MAGNAGO, VILLA CORTESE.
Nel 1953 Borsano passa al vicariato di Busto Arsizio.

Dal 1953 5 parrocchie:


ARCONATE, BIENATE, DAIRAGO, MAGNAGO, VILLA CORTESE.
Nel 1971 l’ordinamento pievano viene abolito.
VISITE PASTORALI A DAIRAGO DOPO IL CONCILIO DI TRENTO*

Volume manoscritto con i decreti emanati dall’arcivescovo cardinal Cesare Monti, dopo la visita
pastorale alla pieve di Dairago dell’oblato Carlo Andrea Bassi nel settembre 1639.
Archivio Plebano di Dairago, sez. storica, cart. 5, fasc. 1, n. 4

1566 novembre 19
FRANCESCO BERNARDINO CERMENATI, prevosto di Desio, visitatore delegato del cardinale Carlo Borromeo

1570 aprile 9
CARLO BORROMEO cardinale arcivescovo di Milano (1560 - 1584)

1581 maggio 28
BERNARDINO TARUGI visitatore delegato del cardinale Carlo Borromeo

1586 luglio 11
GASPARE VISCONTI arcivescovo di Milano (1584 - 1595)

1597 settembre 24
AURELIO AVEROLDI visitatore delegato del cardinale Federico Borromeo

1605 settembre 24
FEDERICO BORROMEO cardinale arcivescovo di Milano (1595 - 1631)

1623 marzo
ORAZIO CASATI visitatore regionario del cardinale Federico Borromeo

1628
AMBROGIO MAGNAGHI, teologo di San Nazaro in Brolo, visitatore regionario del cardinale Federico Borromeo

1639 settembre
CARLO ANDREA BASSI, sacerdote oblato, visitatore delegato del cardinale Cesare Monti arcivescovo
di Milano (1632 - 1650)

1682 luglio
GASPARE TERZAGHI, abate commendatario di Santa Maria di Brera, visitatore del cardinale Federico Visconti
arcivescovo di Milano (1681-1693)

1709 aprile 15
CARLO MICHELE COSTANTINI visitatore delegato del cardinale Giuseppe Archinti arcivescovo di Milano (1699 - 1712)

* GRSD, San Genesio di Dairago chiesa madre, Dairago 2000, pp. 22 - 23.
1753 maggio 26
GIUSEPPE POZZOBONELLI cardinale arcivescovo di Milano (1743-1783)

1900 agosto 12 e 18
ANDREA CARLO FERRARI cardinale arcivescovo di Milano (1894 - 1921), prima visita

1908 marzo 24 e 25
ANDREA CARLO FERRARI cardinale arcivescovo di Milano (1894 - 1921), seconda visita

1913 dicembre 13 e 14
ANDREA CARLO FERRARI cardinale arcivescovo di Milano (1894 - 1921), terza visita

1919 aprile 20
ANDREA CARLO FERRARI cardinale arcivescovo di Milano (1894 - 1921), quarta visita

1927 novembre 19 e 20
EUGENIO TOSI cardinale arcivescovo di Milano (1922 - 1929)

1933 dicembre 12 e 13
ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER cardinale arcivescovo di Milano (1929 - 1954), prima visita

1939 maggio 20 e 21
ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER cardinale arcivescovo di Milano (1929 - 1954), seconda visita

1944 giugno 17 e 18
ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER cardinale arcivescovo di Milano (1929 - 1954), terza visita

1949 agosto 27 e 28
ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER cardinale arcivescovo di Milano (1929 - 1954), quarta visita

1954 luglio 31
GUGLIELMO GALLI segretario del cardinal Schuster e suo visitatore delegato

1964 giugno 6, 7 e 14
GIOVANNI COLOMBO cardinale arcivescovo di Milano (1963 - 1979)

1985 dicembre 14 e 15
CARLO MARIA MARTINI cardinale arcivescovo di Milano (1979 - 2002)

1999 aprile 11
CARLO MARIA MARTINI cardinale arcivescovo di Milano (1979 - 2002)

Terminata la sua visita pastorale, lunedì 15 giugno 1964 l’arcivescovo Giovanni Colombo presiede
la congregazione del clero della pieve.
Da sinistra: don Augusto Brusadelli coadiutore di Arconate, don Enrico Rabolini coadiutore di Bienate, don Mario Corti
parroco di Magnago, don Giancarlo Re coadiutore di Villa Cortese, don Carlo Lotti prevosto di Dairago, don Viniero
Roncarati coadiutore di Magnago, don Pompeo Castelli parroco di Bienate, don Carlo Torretta Parroco di Villa Cortese,
don Luigi Perego coadiutore di Dairago; manca il vecchio parroco di Arconate don Alessandro Nazeri.
Archivio Plebano di Dairago, Cronistoria, 1964
IL CARDINAL FERRARI E LA PIEVE DI DAIRAGO*
Dopo la visita pastorale compiuta dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli nel 1753, la pieve di Dairago non fu più
visitata da un arcivescovo di Milano fin che vi giunse il cardinale Andrea Carlo Ferrari alla fine del secolo scorso.
Nel frattempo le parrocchie della pieve dairaghese erano scese a 15, poiché erano state staccate Cuggiono e
Castelletto.
A Dairago il cardinal Ferrari trovò ad attenderlo il prevosto Gerolamo Portaluppi, vecchio di 76 anni, con il
coadiutore don Alfonso Muttinelli ventisettenne e una popolazione di circa 1300 abitanti, organizzata in molteplici
associazioni religiose.
La confraternita del Santissimo Sacramento, numerosa nell’anno 1900 di 105 confratelli, era stata eretta da san
Carlo Borromeo durante la sua visita del 9 aprile 1570; altri 120 iscritti erano compresi nella pia unione del Sacro
Cuore di Gesù, eretta canonicamente nel 1884, la pia unione del Sacro Cuore di Maria (eretta nel 1881) arrivava a
240 iscritte, la pia unione delle Figlie di Maria (eretta nel 1875) aveva 120 iscritte e la pia unione delle Terziarie
Francescane (eretta nel 1898) contava 100 iscritte.
Il reddito netto del beneficio parrocchiale era allora di 1880 lire.

Schizzo topografico, alla scala di 1:100000 circa, allegato agli atti della visita pastorale compiuta dal cardinal Ferrari
negli anni 1899-1900, in cui sono indicate le 15 parrocchie che allora formavano la pieve di Dairago.
Archivio Plebano di Dairago, Sez. storica, cart. 5, fasc. 2, n. 13

1897
25-26 SETTEMBRE: prima visita pastorale dell’Arcivescovo a Castano Primo, il maggior centro della pieve.

1899
Prima visita pastorale alla pieve di Dairago:
2-3 DICEMBRE a Turbigo;
3-4 DICEMBRE a Nosate;
9-10 DICEMBRE a Bienate;
10-11 DICEMBRE a Magnago;
11-12 DICEMBRE a Vanzaghello;
12-13 DICEMBRE a S. Antonino Ticino;
13-14 DICEMBRE a Robecchetto;
14-15 DICEMBRE a Malvaglio.

1900
Prosegue la prima visita pastorale:
11-12 AGOSTO a Dairago;
12-13 AGOSTO a Buscate;

* GRSD, Il cardinal Ferrari e la Pieve di Dairago, “Orizzonti”, a. XI, luglio - agosto 1995, pp. 16 - 19;
GRSD, Un inglese sul pulpito di Dairago, “Orizzonti”, a. XXIV, 25 marzo 2008, p. 13.
13-14 AGOSTO ad Arconate;
14 AGOSTO a Inveruno;
14-15 AGOSTO a Busto Garolfo;
16-17 AGOSTO a Borsano;
18 AGOSTO, congregazione del clero foraneo a Dairago. Nell’occasione fu spedito un telegramma a papa Leone XIII
di cui poi fu pubblicata la risposta: “Telegramma di Vostra Eminenza è stato accolto con particolare gradimento
dal Santo Padre che ringraziando degli auguri e devote manifestazioni imparte con vivo affetto l’Apostolica
Benedizione a Lei, al Clero, a tutti suoi Diocesani”;
24 AGOSTO: dopo la visita, fu stampata la Lettera pastorale alla Pieve di Dairago indirizzata “Al venerando clero e al
dilettissimo popolo della Pieve di Dairago”.

Copertina della lettera pastorale, datata 24 agosto 1900, inviata dall’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari,
in seguito alla sua visita alla pieve di Dairago.
Archivio Plebano di Dairago, Sez. storica, Appendice 3, fasc. 1, n. 192

1903
18 MARZO: con decreto arcivescovile fu costituito il nuovo vicariato foraneo di Castano Primo, aggregandovi le
parrocchie di Buscate, Nosate, Robecchetto, S. Antonino Ticino, Turbigo e Vanzaghello.
3 DICEMBRE: con decreto arcivescovile fu estesa la giurisdizione del vicariato di Cuggiono alle parrocchie di
Malvaglio e Inveruno.
L’antica pieve di Dairago risultò quindi smembrata in tre vicariati; a quello di Dairago restarono solo le parrocchie
di Arconate, Bienate, Borsano, Busto Garolfo e Magnago.

1904
30 SETTEMBRE - 1° OTTOBRE: seconda visita pastorale ad Arconate e consacrazione della nuova chiesa parrocchiale
(1° ottobre 1904).

1906
12 AGOSTO: seconda visita pastorale a Borsano e consacrazione della chiesa.
12 - 13 AGOSTO: seconda visita pastorale a Villa Cortese, che con decreto arcivescovile fu separata dal vicariato di
Busto Arsizio e annessa al vicariato di Dairago (12 agosto).

1908
Seconda visita pastorale al vicariato di Dairago:
23 - 24 MARZO a Magnago;
24 MARZO a Bienate;
24 - 25 MARZO a Dairago;
25 - 26 MARZO a Busto Garolfo;
27 MARZO, congregazione del clero foraneo a Dairago
Il prevosto Barera annotò sul Cronico alla data 25 marzo: “Alle ore 13 arrivò Monsignor Bourne Arcivescovo di
Westminster accompagnato dal Segretario di Sua Eminenza Don Macchi e da don Ernesto Vercesi per invitare Sua
Eminenza al Congresso Eucaristico di Londra.
I due insigni Prelati alle ore 14 si portarono all’Asilo Martorelli accompagnati dal Clero, Autorità e popolo con
musica, per benedire la grotta di Lourdes.
Ritornati in chiesa, pregato dal nostro cardinale, Monsignor Bourne montava il pulpito e porgeva il suo saluto ai
Dairaghesi cui parlava degli emigrati italiani in Londra e raccomandava a tutti di pregare per la sua Inghilterra
protestante.”

Francis Alphonsus Bourne (23 marzo 1861 - 1 gennaio 1935) arcivescovo di Westminster (1903),
cardinale (1911) e primate cattolico d’Inghilterra;
visitò Dairago il 25 marzo 1908 e benedisse la grotta di Lourdes innalzata all’Asilo
nella ricorrenza del cinquantenario dell’apparizione mariana.
Thirty First International Eucharistic Congress: A pictorial record, Dublino 1932

1910
4 APRILE: benedizione della prima pietra della nuova parrocchiale di Villa Cortese.

1913
3 OTTOBRE: terza visita pastorale a Villa Cortese.
Terza visita pastorale al vicariato di Dairago:
12 - 13 DICEMBRE ad Arconate;
13 DICEMBRE a Magnago e Bienate;
13 - 14 DICEMBRE a Dairago;
14 - 15 DICEMBRE a Busto Garolfo;
15 DICEMBRE, congregazione plebana a Dairago.

1919
Quarta visita pastorale al vicariato di Dairago: 20 - 22 APRILE. La parrocchia di Dairago fu visitata il giorno 20 aprile.
P REVOSTI DI D AIRAGO

Domenico da Inveruno ...922...


Arciprete

Marchisio ...1177...

Manfredo DELLA CROCE ...1331...

Stefano DELLA CROCE ...1398 - 1404...

Francesco DELLA CROCE ...1416 - 1434

Bartolomeo GUASCHI 1434...

Francesco DELLA CROCE ...1448 - 1450

Antonio DELLA CROCE ...1452 - 1492

Paolo DELLA CROCE 1492 - 1519...

Giovanni Antonio DELLA CROCE ...1550 - 1551

Traiano RUGLERIO 1551

Bartolomeo MONETA 1551

Ambrogio PURICELLI 1551 - 1552

Giovanni ANDREA ROZZA 1552 - 1564

Francesco Bernardino BESOZZI 1564 - 1582

Giovanni Pietro BONO 1584...

Battista DE COMITIBUS ...

Ottavio SOVICO 1589 - 1594

Giovanni Antonio VOLONTERIO 1594 - 1600

Giulio CASTIGLIONI 1601 - 1603

Pietro Francesco CAIRATI 1603 - 1611

Pietro Paolo GALIMBERTI 1611 - 1619

Giovanni Giacomo CRIVELLI 1619 - 1622

RANCATI ...

Giuseppe VILLANOVA 1622 - 1630

Fabrizio FERRARIO 1630 - 1642

Carlo Francesco BONSIGNORI 1642 - 1674

Gabrio SESSA 1675 - 1681

Pietro Martire FORNI 1684 - 1704


Giovanni Pietro ROSSI 1707 - 1734

Salvatore PETRALLI 1735 - 1755

Francesco MACCHIO 1755 - 1792

Antonio BERETTA 1792 - 1813

Luigi BIANCHI 1813 - 1825

Giovanni BRANCA 1826 - 1834

Giuseppe SASSI 1835 - 1848

Francesco Maria PUSTERLA 1848 - 1850

Pietro GRECO 1851 - 1875

Gerolamo PORTALUPPI 1875 - 1902

Angelo BOSCHETTI 1903 - 1925

Carlo PASTORI 1925 - 1926

Attilio BARERA 1926 - 1933

Paolo CRESPI 1933 - 1950

Carlo LOTTI 1950 - 1989

Felice NOÈ 1989 - 2008

Paolo VESENTINI 2008 -

C APPELLANI , COADIUTORI E DIACONI

Leone DAL POZZO ...1467...


Cappellano di S. Genesio

Giovanni Battista BIANCHI ...1534 - 1538...


Cappellano di S. Alessandro

Giovanni Battista DUCHI ...1546 - 1547...


Cappellano di S. Alessandro

Galdo Antonio DELLA CROCE 1551


Cappellano di S. Giovanni Ev.

Giovanni Andrea ROZZA 1564 - 1567


Cappellano di S. Giovanni Ev.

Giovanni Battista Gatti 1567 - 1603

Giovanni Antonio Albergato 1603 - 1622


Cappellano di S. Giovanni Ev.

Gerolamo ALIBERTI ...1611...


Viceprevosto coadiutore

Nicolao SATTI ...1620...


Cappellano di Dairago
Fabrizio FERRARIO 1622 - 1630
Cappellano di S. Giovanni Ev.

Giovanni Battista CASATI 1642 - 1663


Cappellano di S. Giovanni Ev.

Francesco GIGANTI ...1648...

Michele Angelo BERNABEO ...1649


Cappellano del beneficio Casati

Alessandro DELLA CROCE ...1658...


Cappellano mercenario

Cesare ROSSI ...1663...


Cappellano mercenario

M. DELLA ROVERE ...1664...


Coadiutore

Domenico PERO ...1665...

Giovanni Maria OLDRINI 1675 - 1684...


Cappellano di S. Giovanni Ev.

Cristoforo VISCONTI ...1693


Cappellano di S. Giovanni Ev.

Giovanni Battista VISCONTI ...1696 - 1698...


Abate, cappellano di S. Giovanni Ev.

Giovanni Battista ROSSI ...1714 - 1748...

Giovanni Stefano ARRIGONE 1747

Giovanni Felice MASSEI 1736 - 1740

Pellegrino BESOZZI ...1748 - 1750

Bartolomeo OLIVAZZI 1755...


Monsignore, cappellano di S. Giovanni Ev.

Carlo Gerolamo MORAZZONE ...1750 - 1756

Carlo Antonio GIANI 1756 - 1801...


Cappellano del legato Ferrari

Antonio LUALDI ...1764 - 1779...

Franco VOLPINO 1807 - 1811

Giovanni Antonio SBARBARO 1811 - 1815

Antonio CAROZZI 1816 - 1823


Cappellano del legato Ferrari

Paolo BONOMI ...1825


Coadiutore

Ambrogio NICOLINI 1835...

Cesare SASSI 1835 - 1842


Angelo MURATERRA 1842 - 1883
Coadiutore

Luigi FALCIOLA 1883 - 1884

Giacomo DORTA 1884 - 1891


Coadiutore

Antonio CALLONI 1891 - 1892


Coadiutore

Vittorio COVA 1892 - 1895


Coadiutore

Ernesto BORGHI 1895 - 1896


Coadiutore

Cesare ORSENIGO 1896 - 1897


Coadiutore

Alfonso MUTTINELLI 1897 - 1903


Coadiutore

Carlo MONTI 1903 - 1907


Coadiutore

Giuseppe Crosti 1907 - 1911


Coadiutore

Gaudenzio MEZZERA 1911 - 1913


Coadiutore

Angelo NESPOLI 1913 - 1930


Coadiutore

Cipriano RANZONI 1930 - 1933


Coadiutore

Carlo LOTTI 1936 - 1950


Coadiutore

Luigi PEREGO 1951 - 1970


Coadiutore

Carlo BAGGIOLI 1972 - 1984


Coadiutore

Ambrogio MARSEGAN 1984 - 1991


Vicario parrocchiale

Roberto VALERI 1992 - 1993


Diacono

Luigi COLOMBO 1993 - 1994


Diacono

Massimo BIGNETTI 1994 - 1995


Diacono

Massimo CHIARI 1995 - 1996


Diacono

Alfonso VALSECCHI 1996 - 1997


Diacono
Marco CATALANI 1997 - 1998
Diacono

Carlo ROSSINI 1998 - 1999


Diacono

Luigi TOGNI 1999 - 2000


Diacono

Nicolò CASONI 2000 - 2001


Diacono

Alessandro CESANA 2001


Diacono

Mauro BELLONI 2001 -


Vicario parrocchiale di Dairago e Arconate

Simone RIVA 2008 -


Vicario parrocchiale di Dairago e Arconate

V ICARI FORANEI

Francesco Bernardino BESOZZI ...1569


Prevosto di Dairago

Giacomo Francesco CARDANI 1570 - 1577


Prevosto di Olgiate Olona,
vicario delle pievi di Olgiate, Gallarate e Dairago

Giovanni Pietro BONO 1584 - 1585


Prevosto di Dairago

Ambrogio MAURI 1586...


Parroco di Arconate

Antonio DOGLIOTTI ...1591 - 1595...


Parroco di Busto Garolfo

Carlo Francesco BONSIGNORI ...1643 - 1662...


Prevosto di Dairago

Francesco CICERI ...1663 - 1668


Parroco di Busto Garolfo

Cesare CATTANEO 1668 - 1675


Arciprete di Cuggiono

Antonio Agostino CLERICI ...1677 - 1683


Parroco di Busto Garolfo, dal 1683 arciprete di Cuggiono

Pietro Martire FORNI giu. 1684 - 1704


Prevosto di Dairago
Giovanni Battista BESANA 1704 - 1709
Parroco di Turbigo

Giovanni BEOLCHI 1710 - 1711


Parroco di Busto Garolfo

Pietro ROSSI 1711 - 1727


Prevosto di Dairago

Gio. Stefano LOMBARDO 1727 - 1732...


Parroco di Magnago

Filippo ZENINO ...1734...


Oblato, parroco di Buscate

Salvatore PETRALLI ...1736 - 1755


Prevosto di Dairago

Francesco MACCHIO 1755 - 1792


Prevosto di Dairago

Antonio BERETTA 1792 -1813


Prevosto di Dairago

Luigi BIANCHI 1813 - 1825


Prevosto di Dairago

Giovanni BRANCA 1826 - 1834


Prevosto di Dairago

Giuseppe SASSI 1835 - 1848


Prevosto di Dairago

Francesco Maria PUSTERLA 1848 - 1850


Prevosto di Dairago

Pietro GRECO 1851 - 1875


Prevosto di Dairago

Gerolamo PORTALUPPI 1° ott. 1896 - 1902


Prevosto di Dairago

Angelo BOSCHETTI 1903 - 1925


Prevosto di Dairago

Carlo PASTORI 1925


Prevosto di Dairago

Attilio BARERA 1926 - 1933


Prevosto di Dairago

Paolo CRESPI 1933 - 1950


Prevosto di Dairago

Carlo Lotti 1950 - 1972


Prevosto di Dairago

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