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LEZIONE 22 – 25 novembre 2021

L’ATTENZIONE
I diversi processi cognitivi sono interconnessi, tra cui l’attenzione, un processo tramite il quale ci si
concentra più su alcune caratteristiche dell’ambiente, escludendone altre. Questo processo viene
utilizzato quotidianamente effettuando diverse tipologie di attività: di ascolto e comprensione,
attività motorie, processi che ormai riteniamo automatici (hanno comunque una risorsa attentiva
di base). Inoltre, è un procedimento che determina una consapevolezza riguardante ciò su cui ci
stiamo focalizzando e ne implica anche la selezione per evitare un sovraccarico dell’elaborazione
degli stimoli che ci arrivano (James stesso riteneva che l’attenzione fosse un meccanismo adattivo
per evitare questo sovraccarico), questo perché il nostro sistema attentivo ha delle risorse limitate
(per esempio non riusciamo a seguire due conversazioni diverse contemporaneamente).
Un altro tipo di definizione più articolata dell’attenzione è quella secondo cui: l’attenzione è una
funzione attraverso cui è possibile regolare l’attività dei processi cognitivi filtrando ed
organizzando le informazioni provenienti dall’ambiente esterno allo scopo di emettere risposte
(output) adeguate (Làdavas e Berti, 1995).
Quali sono i fattori che possono influenzare il nostro processo attentivo? l’attivazione e la vigilanza,
componenti fondamentali dell’attenzione.
L’attivazione (arousal) è il livello di preparazione fisiologica a ricevere uno stimolo;
la vigilanza è la capacità di mantenere un adeguato livello attenzionale per un periodo protratto
nel tempo. Negli studi di deprivazione di sonno, vengono usati dei compiti specifici per valutare il
livello di vigilanza dei soggetti e come esso si evolve in funzione delle ore di veglia che si
accumulano via via. (le nostre funzioni psicomotorie appena svegli sono limitate, infatti si parla di
sleep inertia, oppure la sera, secondo il ritmo sonno veglia se si ha una forte propensione al
sonno). (Tutto questo è mediato dall’attività della formazione reticolare). Il livello di vigilanza da un
punto di vista neurofisiologico di un individuo varia lungo un continuum ed è strettamente legato
al concetto di arousal (attivazione). Questo livello è espresso dalla nostra attività elettrica
cerebrale, per cui livelli più alti di vigilanza si associano ad elevati ritmi cerebrali, detti ritmi EEG. Se
le frequenze di questi ritmi si abbassano, le onde diventano più ampie e si avrà quindi uno stato di
ridotta vigilanza.

La risposta di attivazione può risultare utile oppure dannosa sul breve periodo, a seconda del
compito da affrontare. In genere uno stato di alta attivazione può essere utile quando è richiesto
un notevole dispendio di energia fisica e può risultare dannosa quando le azioni richiedono
movimenti nuovi, creatività o un giudizio ponderato.
Per ogni particolare compito da affrontare è richiesto un livello ottimale di attivazione e tale livello
è più basso per i compiti che richiedono uno sforzo
intellettuale, che non per quelli che richiedono resistenza
fisica, perseveranza e capacità di mantenere a lungo uno
stato vigile di attenzione.  la relazione tra attivazione
fisiologica ottimale e compito da eseguire è definita Legge
di Yerkes-Dodson (1908). Vi è una relazione tra il grado di
attivazione fisiologica ed il rendimento nell’esecuzione di
tre compiti diversi: nell’esecuzione di un compito, il rendimento aumenta di qualità con
l’aumentare del grado di attivazione fisiologica fino a raggiungere un picco, dopo di che declina
mentre l’attivazione continua ad aumentare. Il picco del rendimento in ciascun compito (miglior
prestazione) è indicato, in ogni grafico, da una freccia. Come si può vedere, nei compiti
cognitivamente più difficili, il massimo (picco) del rendimento si raggiunge con un livello di
attivazione più basso di quello richiesto dai compiti cognitivamente più facili.
(la presenza e la consapevolezza di un pubblico può aumentare il nostro livello di attivazione, che a
sua volta può generare ansia). Ci sono anche degli indici di attivazione di un individuo che possono
indicare se questo livello di att. sta aumentando oppure diminuendo, come la frequenza cardiaca,
quella respiratoria, la dilatazione della pupilla ecc. (tutte modificazioni che sono a carico del
sistema simpatico).

Attenzione e livello di attivazione sono in relazione ma non si identificano. L’attenzione è un


processo cognitivo con funzione selettiva (selezione di informazioni) influenzato dal livello di
attivazione. Quest’ultimo può agire sulla selettività del sistema che riceve informazioni.
Se tale livello è:
- troppo basso: entrano indiscriminatamente tutte le stimolazioni che si accumulano,
determinando un calo di prestazione
- troppo elevato: il sistema filtrante può ridurre eccessivamente le informazioni in entrata e
anche in questo caso la prestazione peggiora.

Ci sono diversi tipi di attenzione:


 selettiva
 spaziale
 distribuita (o divisa)
[Immaginiamo che dobbiamo restituire degli appunti ad una compagna di corso: siamo in un’aula e
cominciamo a cercarla tra le ragazze che hanno i capelli castani (attenzione selettiva); entrati in
aula la cerchiamo nella parte destra perché solitamente si siede da questa parte (attenzione
spaziale). Oppure arriviamo in aula mentre stiamo chiacchierando con altri compagni e non
riusciamo a trovarla perché la quota delle risorse attentive dedicata alla ricerca della compagna
non è sufficiente per trovarla (attenzione distribuita)]

I tipi di attenzione sono stati studiati sperimentalmente in laboratorio, e sono state usate delle
metafore per descrivere queste tipologie  metafora del riflettore
Partendo dall’attenzione come quel processo, o insieme di processi, con cui la mente opera per
concentrare le proprie risorse su alcune informazioni, definendo ciò di cui siamo consapevoli in un
dato momento, possiamo distinguere un’attenzione:
- focalizzata: capacità di rispondere a determinati stimoli
- selettiva: mantenere l’attenzione focalizzata su un oggetto specifico, ignorando le
alternative o gli stimoli irrilevanti (detti distrattori)
- sostenuta: capacità di concentrare l’attenzione su uno stimolo per una lunga durata
Si adotta la metafora del riflettore come se la nostra attenzione illuminasse una porzione di
ambiente e si concentrasse su essa. Di conseguenza, più esteso è il fuoco
dell’illuminazione, meno fine sarà la capacità di elaborazione delle informazioni
ambientali, meno è ristretto il fuoco più aumenta la capacità elaborativa.
Fenomeno cocktail party  quando siamo ad una festa, siamo capaci di concentrarci e focalizzare
la nostra attenzione su due o tre persone attorno a noi con cui stiamo conversando, trascurando le
informazioni dell’ambiente esterno. In una condizione del genere, siamo anche capaci di dire se
qualcuno intorno ha pronunciato delle parole per noi rilevanti (es. il nostro nome, parole per noi
importanti). Ciò significa che il nostro sistema attentivo ha comunque la capacità di elaborare delle
informazioni sulle quali non è diretta un’attenzione cosciente.

Alcuni modelli sul funzionamento dell’attenzione ipotizzano che vi sia un limite biologico
all’elaborazione contemporanea delle informazioni, le quali sono poste in sequenza attraverso un
canale sensoriale che blocca tutte le informazioni che eccedono la capacità di elaborazione
(Kahneman, 1973). Altri autori, come Broadbent (’58), si sono focalizzati soprattutto nel descrivere
questi limiti in funzione anche delle aspettative del soggetto: la selezione avviene dopo la
registrazione sensoriale (entra tutto, ma il filtro blocca precocemente l’informazione irrilevante);
mentre altri ritengono che avvenga negli ultimi stadi dell’elaborazione (dette ipotesi tardive).

METODI DI STUDIO  l’attenzione è stata studiata e ricercata soprattutto negli anni ’60. Per
esempio, per studiare l’attenzione uditiva è servita la tecnica dell’ascolto selettivo o dicotico, che
prevede che il soggetto indossi delle cuffie e che vengano inviati al soggetto due messaggi diversi
contemporaneamente. Si chiede al soggetto di stare attento soltanto ad uno dei due messaggi e
ignorare l’altro -> tecnica dell’ombreggiamento: si chiede al soggetto di ripetere il messaggio sul
quale deve prestare attenzione, trascurando l’altro. I risultati di questo studio mettono in evidenza
che in realtà il soggetto è capace di elaborare, ricordare e dire il contenuto del messaggio a cui
doveva prestare attenzione, mentre per il messaggio che doveva ignorare, non riesce a dire nulla
rispetto al contenuto, significato delle parole,
ma soltanto delle caratteristiche fisiche (se è
stato riprodotto da una voce femminile o
maschile), perciò gli esiti sono in linea con
quanto illustrato da Broadbent. Tuttavia, degli
studi successivi che hanno utilizzato ascolto
dicotico, mettono in evidenza che in realtà
rispetto al messaggio che il soggetto deve
ignorare, se viene pronunciato il nome del
soggetto, alla fine della procedura, egli è
capace di rispondere correttamente. Quindi se vengono introdotti degli stimoli rilevanti per
l’ascoltatore, quest’ultimo è in grado di ricordarli.
Altri studi sono stati effettuati per vedere se questi meccanismi sono analoghi per modalità
diverse, come quella visiva  esempio: viene mostrato un video
(https://www.youtube.com/watch?v=wZBe7fR_8N4) con delle persone: la metà indossa maglie
bianche, l’altra metà maglie nere. Il soggetto deve contare quante volte le persone con la maglia
bianca si passano un pallone. Nel frattempo, tra queste persone che si muovono, arriva una
persona che indossa un costume da gorilla. La persona che deve contare il numero di passaggi
effettuati tra coloro con maglie bianche, non riesce ad accorgersi della presenza del gorilla. Questo
è un esempio di cecità attenzionale (noi non vediamo degli stimoli a cui non stiamo prestando
attenzione).
C’è anche un altro tipo di effetto legato ai processi attentivi (spesso usati anche nei trucchi di
magia -> https://www.youtube.com/watch?v=v3iPrBrGSJM ) in questo video viene mostrato come
un uomo e una donna riescano a cambiare il colore del mazzo di carte che tengono, grazie proprio
alla cecità attenzionale: il trucco si basa sul cambiamento del colore delle magliette delle persone,
del colore dello sfondo, il cambiamento del tavolo e, ovviamente, il colore del mazzo. Quando la
nostra attenzione si attiva, il fenomeno della cecità al cambiamento/attenzionale è un esempio di
come noi a volte non siamo consapevoli di quello che succede in relazione a stimoli verso cui non
dirigiamo la nostra attenzione, nonostante facciano parte della scena visiva che stiamo
analizzando.
Un altro esempio di tecnica utilizzata per valutare l’attenzione visiva è il fatto di mostrare ai
soggetti dei video sovrapposti e chiedergli di contare il numero di passaggi della palla tra i giocatoti
mentre l’altro video è sovrapposto
all’altro. (fotogrammi dei giochi
mostrati da Neisser e Becklen ai
loro soggetti. In a e in b l’azione è
chiara, mentre in c le due azioni
sono sovrapposte ed è più difficile
seguirle. Il compito diventa ancora
più complesso se si chiede di
controllarle entrambe nello stesso momento. La maggior parte dei soggetti riesce però a seguire
facilmente un’azione se ignora l’altra)  le prestazioni sono inferiori, si commettono più errori ed i
tempi di reazione sono anche più rallentati.

 L’attenzione selettiva è quindi la capacità di isolare uno stimolo fra tanti e di rispondere
solo a quello, elaborando le informazioni che sono ritenute di una certa rilevanza per gli
scopi che ci siamo prefissati (es. seguire un discorso in un ambiente affollato)
 Attenzione spaziale: rivolgere la propria elaborazione cognitiva in una certa zona del campo
(posizione nello spazio), che può anche non essere la stessa sulla quale stiamo fissando gli
occhi. Quindi può riguardare la posizione degli stimoli nello spazio, ma anche il rilevare
certe caratteristiche (colore, forma, dimensione)

l’attenzione può essere valutata con diversi paradigmi:

Paradigma di Posner: per l’orientamento spaziale


dell’attenzione. Il soggetto deve rilevare la comparsa di un
target in uno dei quadrati. Prima però viene mostrata una
freccia che con un’alta probabilità segnala la parte dove
comparirà il target nel quadrato. Si osserva che i tempi di
reazione (tempo di rilevamento dello stimolo) sono più
veloci quando la freccia effettivamente indica la posizione
dove comparirà il target rispetto a quando non c’è questa
congruenza (c’è un costo perché il soggetto deve spostare
la propria attenzione per rilevare correttamente il target)
Un altro paradigma usato per l’attenzione spaziale è il paradigma di ricerca visiva: un soggetto
deve rilevare uno stimolo target tra più stimoli. Per esempio, al sogg.
si chiede di premere un pulsante ogni volta che appare la forma del
cerchio (qui il sogg. deve prestare attenzione solo ad una
caratteristica, la forma). Tuttavia ci sono casi con una congiunzione di
caratteristiche, ad esempio sia per forma che colore (es. premere il
pulsante ogni volta che compare il cerchio rosso)
In questi studi, si parla quindi di stimoli rilevanti (target) e stimoli
irrilevanti (distrattori).

Le caratteristiche dello stimolo target e la quantità di elementi presenti nel campo, influiscono
sulla prestazione?
Questo grafico rappresenta a e b, che
sono due compiti diversi. Se si modula la
variabile (numerosità degli elementi),
rilevando i tempi di reazione, il compito
continua ad avere la stessa difficoltà. Se
invece si aumenta la numerosità dei
distrattori in un compito in cui il target
non è di facile identificazione, allora la
numerosità incide notevolmente.
Quando il target è poco distinguibile, la
difficoltà del compito è maggiore,
addirittura aumenta in funzione della
numerosità degli stimoli; quando il
target è facilmente distinguibile, il compito è più facile e non è impattato dalla numerosità dei
distrattori.

Effetto Simon: il soggetto deve premere un pulsante alla sua sinistra se compare un rettangolo e
uno alla sua destra se compare un quadrato  se compare il rettangolo a destra, si creerà una
situazione incongruente rispetto alla posizione spaziale del tasto che deve premere il soggetto; se il
quadrato compare a sinistra vi sarà un’altra situazione d’incongruenza; se il rettangolo compare a
sinistra e il quadrato a destra ci sarà una situazione di congruenza. I soggetti sono esposti a questo
tipo di compito con tutte le possibili condizioni e configuarazioni. i tempi di reazione sono più
rapidi quando la posizione dello stimolo e quella della risposta coincidono (situazione di
congruenza), rispetto alle situazioni d’incongruenza. La posizione in cui compare lo stimolo è
un’informazione irrilevante, mentre l’informazione rilevante è la forma della figura, che poi mi
porterà a costruire un codice spaziale che è rilevante per determinare la risposta che devo dare.
Quindi la posizione in cui compare lo stimolo è un’informazione irrilevante mentre è rilevante la
forma, che formerà un codice spaziale rilevante per la risposta. La posizione non è rilevante ma
può sia facilitare che rallentare la creazione di un codice spaziale rilevante per la risposta.
Ricapitolando
l’attenzione selettiva comporta una serie di processi =
- Integrazione: capacità di porre in relazione le caratteristiche e i differenti aspetti della
situazione
- Filtraggio: capacità di selezionare le informazioni rilevanti e di ignorare quelle non pertinenti
- Ricerca: capacità di individuare un oggetto presente nel campo
- Facilitazione: meccanismo in base a cui l’elaborazione di un’informazione precedente
facilita l’elaborazione di informazioni successive.
Il fenomeno del cocktail party sottolinea come noi siamo capaci di concentrare la nostra attenzione
selezionando degli aspetti a cui prestiamo attenzione, ma nel frattempo vi è una quota di risorse
attentive che viene lasciata libera per elaborare, senza la nostra consapevolezza, anche altre
informazioni.
Come e quando viene gestita l’informazione irrilevante? Un modello ipotizza che questo filtro si
verifichi in fase molto precoce (modello della selezione precoce di Broadbent), un altro che invece
ha una posizione intermedia (modello dell’attenuazione di Treismann), e uno che ipotizza che il
filtro avvenga molto tardivamente (modello della selezione tardiva).

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