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Idee per

il tuo futuro

Carlo Quaglierini
Chimica
delle fibre tessili
Seconda edizione

SCIENZE
Carlo Quaglierini
Chimic
a delle fibre
tessili
Seconda edizione
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Carlo Quaglierini
Chimic
a delle fibre
tessili
Seconda edizione
SCIENZE
IV Sommario
Capitolo 1 Azione delle basi 39
Azione degli sbiancanti e degli stabilizzanti 39
Introduzione 2.8 Lavaggio e conservazione 40
alle fibre Autoaccensione della lana 40
tessili 2.9 Classificazioni commerciali 40
1.1 Generalità 1 Classificazione secondo la provenienza 41
1.2 Classificazione merceologica Classificazione secondo la razza 41
2 Classificazione secondo l’origine 43
Fibre naturali Altre classificazioni della lana 44
2.10 Analisi qualitativa delle fibre di lana 45
2 Osservazione microscopica 45
Fibre artificiali Comportamento nei confronti del calore 47
Azione dei reattivi chimici e dei solventi 48
3 Prove tintoriali 48
Fibre sintetiche Fluorescenza alla luce di Wood 49
Differenziazione delle varie fibre di lana 49
3
2.11 Analisi quantitativa delle fibre di lana 50
1.3 Classificazione chimica
Con soda e potassa caustica 50
3
Con ipoclorito 51
1.4 Struttura
4 Con acido solforico 51
1.5 Proprietà delle fibre tessili: generalità Esempi di calcolo nel dosaggio di una fibra mista 51
7
Caratteri morfologico-organolettici

7
Caratteri fisico-meccanici

9
Caratteri fisiologici

15
1.6 Proprietà chimiche
16
Tipi di saggi chimici

16
1.7 Etichettatura dei prodotti tessili
17
1.8 Tabelle di classificazione merceologica
21
26
Ghiandola sebacea 26
Capitolo 2 Muscolo erettore 26
Struttura del fusto del pelo 26
La lana 2.3 Struttura chimica 29
2.4 Struttura spaziale delle catene polipeptidiche
della cheratina 33
2.1 Generalità 2.5 Impurezze del vello di lana 35
23 Lanolina 35
2.2 Struttura morfologica 2.6 Proprietà fisiche 36
24 Tenacità 36
Fusto del pelo Elasticità 36
Vitalità e nerbo 36
25 Rigidità o resistenza alla torsione 36
Radice del pelo Igroscopicità 37
Tasso di ripresa 37
25 Coibenza 37
Follicolo del pelo Proprietà elettriche 37
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Feltrabilità

37
Plasticità
Capitolo 3
37
La seta
2.7 Comportamento nei confronti degli agenti chimici
38
Azione degli acidi 3.1 Seta 53
Il baco da seta 53
39 Morfologia della seta 56
Struttura chimica della seta 57
Proprietà della seta 60
Trattamenti e lavorazione della seta 64
Impieghi, lavaggio e conservazione della seta 68
Classificazioni commerciali della seta 69
3.2 Bisso 72
3.3 Analisi qualitativa delle fibre di seta 72
Analisi microscopica 72
Saggio della combustione 73
Saggi chimici 73
Prove tintoriali 74
3.4 Analisi quantitativa delle fibre di seta 74

Capitolo 4
La cellulosa e i
suoi derivati
4.1 Generalità 75
4.2 Composizione chimica 76
4.3 Cristallinità 79

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Sommario V

4.4 , ,  cellulose 80
4.5 Le sostanze incrostanti 80 Sottoprodotti della lavorazione del lino 113
4.6 Amido 81 6.3 Canapa 113
4.7 Comportamento fisico 82 Generalità sulla canapa 113
4.8 Comportamento chimico 82 Macerazione della canapa 114
4.9 Esteri ed eteri 84 Morfologia della canapa 115
Esteri 84 Composizione chimica della canapa 115
Eteri 84 Proprietà della canapa 115
4.10 Comportamento biologico 86 Comportamento della canapa nei confronti
4.11 Estrazione 86 degli agenti chimici 115
4.12 Analisi 87 Classificazioni commerciali della canapa 116
Lavorazione della canapa 116
Usi della canapa 117
6.4 Juta 117
Capitolo 5 Generalità sulla juta 117
Morfologia della juta 117
Fibre vegetali Struttura chimica della juta 118
da seme Proprietà della juta 118
Comportamento della juta nei confronti
5.1 Generalità degli agenti chimici 118
89 Varietà commerciali e usi della juta 118
5.2 Fibre vegetali da seme: cotone 90 6.5 Kenaf 119
Le specie del cotone 90 6.6 Sunn 119
Produzione del cotone 90 6.7 Ramiè 119
Morfologia del cotone 92 Generalità sul ramiè 119
Composizione chimica del cotone 94 Morfologia del ramiè 120
Proprietà del cotone 95 Struttura chimica del ramiè 120
Comportamento nei confronti del calore Poprietà del ramiè 120
e degli agenti atmosferici 97 Comportamento del ramiè nei confronti
Lavaggio e conservazione del cotone 98 degli agenti chimici 121
Classificazioni commerciali del cotone 99 Classificazioni commerciali e usi del ramiè 121
Lavorazione del cotone 101 6.8 Fibre liberiane minori 121
Prodotti secondari dell’industria del cotone 104 Ortica 121
5.3 Kapok 104 Ginestra 121
5.4 Analisi qualitativa e quantitativa delle fibre di cotone 105 Ibisco 121
Analisi microscopica 105 Gelsomino 121
Saggi qualitativi 105 6.9 Fibre da foglie 122
Saggi quantitativi 106 Lino della Nuova Zelanda 122
Canapa di Manila 122
Agave o sisal 122
Agave americana 123
Capitolo 6 Henequen 123
Aloe 123
Fibre vegetali da fusto, Sansevieria 123
foglie, frutti e alghe Alfa 124
Sparto 124
6.1 Generalità 107 Paglia 125
6.2 Lino 108 Rafia 125
Generalità sul lino 108 6.10 Fibre da frutto 125
Macerazione del lino 109 Cocco 125
Separazione della fibra del lino 110 6.11 Fibre alginiche 126
Morfologia del lino 110 6.12 Analisi qualitativa e quantitativa 126
Struttura chimica del lino 111 Analisi al microscopio 126
Saggi di riconoscimento del lino 111 Saggi qualitativi 127
Classificazioni commerciali del lino 112 Saggi quantitativi 128

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VI Sommario
8.4 Fibre di poliaddotti 158
Capitolo 7 Fibre poliolefiniche 158
Fibre tessili Fibre poliviniliche 163
artificiali Fibre acriliche 169
8.5 Fibre da policondensati 173
7.1 Generalità 129 Fibre poliesteri 173
7.2 Fibre artificiali di origine vegetale cellulosiche 147
130 7.6 Fibre artificiali di origine minerale 148
Generalità Generalità 148
Fibre di vetro 148
130 Fili metallici 149
Rayon: precisazioni terminologiche 130 Fibre di carbone 150
Nitro (Rayon alla nitrocellulosa) 131 7.7 Analisi qualitativa e quantitativa 150
Cupro (Rayon cuproammoniacale) 132 Analisi al microscopio 150
Viscosa Analisi per il riconoscimento dei vari titpi
di fibre artificiali cellulosiche 151
134
Analisi quantitativa 152
Fibre derivate dalla viscosa

138
Acetato di cellulosa 139
Fibre derivate dall’acetato di cellulosa

142
7.3 Fibre artificiali di origine vegetale alginiche
142
Proprietà

143
7.4 Fibre artificiali di origine vegetale proteiche
143
Generalità

143
Ardil

143
Vicara

144
Azlon e Prolon

144
Rilsan

145
Materiali misti di viscosa e di fibre proteiche artificiali 145
7.5 Fibre artificiali di origine animale
145
Generalità

145
Caseina

145
Lanital

146
Merinova
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Altre resine di policondensazione 176 9.3 Elastomeri di sintesi 200
Fibre poliammidiche 178 Generalità 200
Altre resine di policondensazione a stadi 187 Buna S 200
8.6 Analisi qualitativa e quantitativa 190 Buna N 200
Analisi al microscopio 190 Gomma al butile o Vistanex 201
Analisi qualitativa 191 Neoprene 201
Analisi quantitativa 191 Gomma etilenpropilenica 202
Gomma poliisoprenica 202
Capitolo 9 Gomma poliuretanica 202
Gomme siliconiche 203
Elastomeri 9.4 Fibre di gomma 204
Generalità 204
Lavorazione industriale 204
Morfologia 204
9.1 Generalità 195
Composizione chimica 205
9.2 Caucciù 196
Proprietà 205
Composizione chimica del caucciù 197
Capitolo 8
Comportamento del caucciù nei confronti
Comportamento nei confronti degli agenti chimici 205
9.5 Analisi qualitativa e quantitativa degli elastomeri
Fibre sintetiche
degli agenti chimici 198
naturali e di sintesi 206
Lavorazione industriale del caucciù 198

8.1 Generalità 153


Capitolo 10
8.2 Classificazione 154 I materiali tessili
8.3 Reazioni di polimerizzazione 155
Reazioni di poliaddizione a catena 155
Reazioni di poliaddizione a stadi 156
Reazioni di policondensazione 157 10.1 Filati 207
Condizioni di reazione 158 Definizione di filato 207

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Sommario VII

I filati ritorti 207


Classificazione dei filati in base alla destinazione d’uso 208 Hot-flue 250
Classificazione dei filati in base all’aspetto 208 Preessiccatoi ed essiccatoi 250
10.2 Superifici tessili 209 11.9 Cimatura e bruciapelo 250
Tessuti non tessuti 209 11.10 Pressatura e calandratura 251
10.3 Tessuti tradizionali o a fili ortogonali 211 Pressatura 251
Tessuti a fili ortogonali speciali Calandratura 251
(tessuti operati o tessuti complessi) 213 11.11 Fissazione 252
10.4 Classificazioni merceologiche dei tessuti 214 Decatizzo 253
Tessuti di lana 215 Decatizzo in autoclave o KD 254
Tessuti di seta 216 Crabbing 255
Tessuti di cotone 218 Potting 255
Tessuti di canapa o lino 219 11.12 Carbonizzo 256
10.5 Tessuti a maglia 220 11.13 Vaporizzo ed egualizzo 256
Classificazione dei tessuti a maglia 220 11.14 Altri trattamenti dei materiali tessili 257
10.6 Nuovi materiali per la moda: tessili high tech 221 Mercerizzazione 257
Definizione di tessile tecnico 221 Sanforizzazione o compattazione 257
Materiali utilizzati 222 Tollatura 258
Campi di applicazione dei tessuti high tech 222 Ratinatura 258
10.7 Microfibre 225 Marezzatura 258
10.8Analisi qualitativa e quantitativa dei filati
e dei tessuti 225
Analisi dei filati 225 Capitolo 12
Analisi dei tessuti 229
Ausiliari tessili

Capitolo 11 12.1 Generalità 259


12.2 Sostanze addensanti naturali 260
Processi di lavorazione Amido e fecola 260
delle fibre tessili Destrina 261
Colle di provenienza animale 262
11.1 Generalit 231 Sostanze albuminoidee 262
à 232 Sostanze caseinose 262
11.2 Filatura 232 Sostanze gommose 262
Generalità
Filatura per fibra corta (o filatura cardata) 232 Sostanze resinose 262
Filatura per fibra lunga 234 Estratti di alghe 263
Filatura per filo continuo 234 Tannini 263
Caratteristiche tecniche dei filati 235 Olio di lino 263
11.3 Tessitura 237 12.3 Sostanze addensanti artificiali 264
Generalità 237 12.4 Sostanze addensanti sintetiche 264
Telaio 237 Addensanti polivinilici 264
11.4 Operazioni di rifinitura (finissaggi o nobilitazioni) 239 Addensanti poliacrilici 265
11.5 Lavaggio 240 Addensanti siliconici 265
Lavaggio in corda 241 12.5 Altri prodotti usati come ausiliari tessili 265
Lavaggio in largo e in continuo 241 Sostanze emollienti 265
Lavaggio veloce 242 Sostanze caricanti 266
11.6 Follatura 242 Sostanze igroscopiche 266
Apparecchiature di follatura 243 Sostanze antipiega 266
11.7 Garzatura 245 Sostanze antisporco 267
Garzatura con garzi vegetali 246 Prodotti ignifuganti 267
Garzatura con punte metalliche 247 Prodotti impermeabilizzanti 268
11.8 Asciugatura 248 Sostanze antisettiche 268
Ramosa 249 Sostanze antitarmiche 268

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VIII Sommario

12.6 Oleanti tessili 269 Classificazione tintoriale 293


12.7 Cenni sui metodi di imbozzimatura e apprettatura 269 13.5 Proprietà dei coloranti 296
12.8 Detergenti 270 13.6 Coloranti naturali 296
Generalità 270 Coloranti naturali di origine animale 296
Classificazione dei detergenti 271 Coloranti naturali di origine vegetale 297
12.9 Saponi 271 13.7 Coloranti sintetici 301
Processo industriale 272 Coloranti basici 301
12.10 Detergenti sintetici 273 Coloranti acidi 302
Detergenti anionici 273 Coloranti diretti 302
Detergenti cationici 273 Coloranti a sviluppo 303
Detergenti non ionici 274 Coloranti a mordente 304
Additivi per detersivi 274 Coloranti al tino 305
12.11 Inquinamento delle acque 274 Coloranti al tino solubili 307
12.12 Candeggianti 275 Coloranti allo zolfo 308
Generalità 275 Coloranti fluorescenti 309
Candeggianti ossidanti 275 Coloranti reattivi 309
Candeggianti riducenti 278 Coloranti premetallizzati 311
Azzurranti ottici 279 Coloranti dispersi 312
12.13 Saggi analitici 279 13.8 Generalità sul processo di tintura 312
Saggi analitici delle bozzime 279 Tintura della lana con coloranti acidi 314
Saggi analitici degli appretti 279 Tintura della lana con coloranti al cromo 315
Analisi dell’estratto in tetracloruro Tintura della lana con coloranti premetallizati 315
di carbonio (CCI4) 280 Tintura della lana con coloranti al tino 315
Analisi dell’estratto in alcol etilico (C2H5OH) 280 Tintura e stampa della seta con coloranti acidi 316
Analisi dell’estratto in acqua (H2O) 280 Tintura del cotone con coloranti diretti 316
Analisi dell’estratto in diossano 282 Tintura del cotone con coloranti reattivi 317
Analisi dell’estratto in acido cloridrico diluito (HCl) 282 Tintura dell’acetato e del triacetato 318
Tintura dei poliesteri con coloranti dispersi 318
Tintura delle fibre poliammidiche
con coloranti dispersi 318
Capitolo 13 13.9 Cenni di chimica analitica dei coloranti 319
Analisi qualitativa 319
Coloranti, tintura e Analisi quantitativa 323
stampa per i materiali
tessili
13.1 Nozioni preliminari sulla luce 283
13.2 La tricromia e il triangolo del colore 287
Esercizi 324
13.3 Sostanze coloranti 289
13.4 Coloranti: generalità e classificazioni commerciali 289
Indice analitico 331
Classificazione chimica 289
Classificazione secondo l’origine 293
Referenze iconografiche 338

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Idee per
il tuo futuro
CHE COSA FARÒ DA GRANDE www.ideeperiltuofuturo.it

Sei alla fine del tuo percorso scolastico. Che cosa fare adesso? Iscriversi a un
corso universitario? Fare uno stage o un corso professionalizzante? Cercare di
entrare subito nel mondo del lavoro? Studiare e al contempo lavorare?
Per aiutarti nella scelta ti proponiamo alcuni dati relativi al 2009-2011. È im-
possibile dire come saranno le cose tra qualche anno, i tempi recenti ci
hanno abituati a cambiamenti anche repentini.

La laurea “paga”. Una recente ricerca Isfol 1 ha mostrato che chi è laureato ha più
pos- sibilità di trovare un’occupazione e in media riceve uno stipendio più alto rispetto
a chi possiede soltanto un diploma.
Dal momento che i diplomati entrano nel mondo del lavoro prima dei laureati,
ini- zialmente il tasso di occupazione per i primi è superiore rispetto a quello dei
secondi, ma già prima del compimento dei 30 anni chi possiede una laurea ha più
possibilità di trovare lavoro, per arrivare nella fascia 34-44 anni, dove il tasso di
occupazione dei laureati supera del 7% quello dei diplomati.
In media tra 25 e 64 anni è occupato il 73,1% dei diplomati e il 79,2% dei laureati. 1
Tutti i dati sono
Secondo uno studio OCSE del 2011 i giovani laureati subiscono di più gli effetti tratti da una ricerca
della recente crisi economica rispetto ai loro coetanei con istruzione secondaria Isfol con dati relativi
al 2010, (l’Isfol,
inferiore2. Istituto per lo
Sviluppo
Quali lauree valgono un lavoro? Le lauree “brevi” servono? Le lauree triennali si della Formazione
rive- lano molto utili ai fini dell’occupazione: a un anno dal termine degli studi il Professionale dei
42,1% dei laureati triennali lavora, con picchi dell’81,7% per le professioni sanitarie. Lavoratoriè un ente
pubblico di ricerca),
Tirocini e stages sono determinanti per formare e inserire questi laureati nel mondo e ISTAT del II
del lavoro. I tassi di occupazione più alti si hanno tra i medici, seguiti dai laureati in Trimestre 2011.
chimica far- maceutica e ingegneria. In generale sono le discipline di tipo scientifico –
sia a livello di diploma sia a livello di laurea – le più spendibili nel mondo del lavoro, 2
Rapporto OCSE
mentre le discipline umanistiche condannano a una difficile collocazione sul mercato, Education at a Glance
anche a fronte di un eccesso di offerta di laureati in questi ambiti. 2011.

3
A Nord c’è più lavoro, ma… A livello nazionale il tasso di disoccupazione è 7,8%, Dati ISTAT del II
che sale a 27,4% se si considerano solo i giovani (15-24 anni): più alto al Sud (39,2%), Trimestre 2011.
meno al Centro (25,3%), più basso al Nord (19,0%). La situazione per le ragazze è più
4
critica: il tasso della disoccupazione femminile, nella fascia 15-24 anni, supera di circa Dati Confartigianato
Imprese Emilia-
8 punti percentuali quello maschile (32,3% per le donne, 23,9% per gli uomini), Romagna, 2010.
forbice che si mantiene simile nelle diverse zone geografiche: al Nord il tasso è 22,7%
per le donne e 16,4% per gli uomini; al Centro è 34,8% per le donne e 18,7% per gli
uominiea Sud è di 44,0% per le donne e 36,0% per gli uomini.
Tuttavia i dati della disoccupazione giovanile non devono scoraggiare chi cerca la-
voro: se la disoccupazione giovanile è del 27,4%, vuol dire che una parte non
piccola dei giovani che hanno cercato lavoro (il 72,6%) lo ha trovato3. Inoltre i dati
variano mol- to da luogo a luogo e anche all’interno di una stessa regione può esservi
una grande va- rietà di situazioni. L’Emilia-Romagna è tra le regioni in cui la
disoccupazione giovanile incide meno, ma con grandi differenze tra le province: se
Bologna nel 2010 raggiunge un tasso di disoccupazione di 29,2%, a Piacenza il valore
è più che dimezzato (13,6%)4.
IX
Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda
COME FUNZIONA L’UNIVERSITÀ

L’Università italiana offre corsi di studio organizzati in tre cicli:

laurea, di durata triennale (180 crediti formativi in un massimo di 20 esami), al


ter- mine della quale si consegue il titolo di Dottore; ad esempio laurea in
POSSO ISCRIVERMI ALL’UNIVERSITÀ? Tecniche di radiologia medica o in Scienze del comportamento e delle relazioni
Per iscriversi all’Università è necessario ilsociali.
diploma di maturità quinquennale oppure quello quadriennale con un anno integrativo o, in alternativa,
da assolvere durante il primo anno di corso.
Laurea magistrale, di durata biennale (120 crediti in un massimo di 12 esami),
al termine della quale si consegue il titolo di Dottore magistrale; ad esempio laurea
in Biotecnologie mediche o in Psicologia clinica.
Dottorato di ricerca e Scuola di specializzazione.

Esistono anche corsi di laurea magistrali a ciclo unico, della durata di 5 (300 crediti
in un massimo di 30 esami) o 6 anni (360 crediti in un massimo di 36 esami); ad
esem- pio Medicina e Chirurgia.
Per approfondire gli studi si può accedere a master di 1° e di 2° livello e ai corsi di
alta formazione.

I crediti formativi universitari (CFU) misurano il carico di lavoro dello studente


(1 CFU = 25 ore di impegno; 60 CFU = 1 anno di impegno universitario), compresi lo
studio individuale ed eventuali esperienze di apprendistato 5. Sono stati introdotti per
facilitare il confronto tra i sistemi e i programmi di differenti corsi e Atenei italiani ed
Quanto costa europei, e quindi il passaggio da un corso di studio a un altro, oppure da un’Università
l’Università? a un’altra, anche straniera: i CFU sono trasferibili in ECTS (European Credit Transfer
and Accumulation System) e quindi riconosciuti nelle Università di tutta Europa.
www. Tramite i CFU è possibile valutare ai fini della laurea anche esperienze quali stages
ideeperiltuofuturo.it
e tirocini. Infine i CFU permettono di semplificare la determinazione dei piani di
studio individuali (PSI) che ciascuno studente può modulare su se stesso. In
alcuni casi è possibile personalizzare il proprio percorso di studi, inserendo nel
Il mio diploma è
piano degli esami da sostenere alcuni corsi non previsti dal piano di studi
riconosciuto in Europa?
istituzionale.
http:// Quando si presenta il PSI bisogna rispettare il minimo di crediti obbligatori per
www.enic- ciascun ambito disciplinare previsti dal proprio corso di laurea.

Vorrei studiare in Europa. I cittadini dell’Unione europea (UE) possono studiare,


Vorrei studiare
negli USA dalla scuola primaria al dottorato di ricerca, in uno dei paesi UE.
Per facilitare questi scambi è stato creato Ploteus, il portale delle opportunità di
www. apprendimento (www.europa.eu/ploteus): programmi di scambio, borse di studio,
ideeperiltuofuturo.it descrizioni dei sistemi di istruzione e apprendimento dei vari paesi europei, nonché
indicazioni dei siti web degli istituti di istruzione superiore, i database dei corsi di for-
mazione, le scuole... Attraverso Ploteus è possibile anche avere notizie pratiche, ad
5 esempio su come raggiungere la località e dove alloggiare, sul costo della vita, le
Regolamento recante
norme concernenti tasse, i servizi cui si può accedere.
l’autonomia didattica
degli atenei, Decreto
Ministeriale 3
novembre 1999, n.509

X
VERSO IL LAVORO
Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda edizione

Vorresti trovare lavoro? Nelle pagine che seguono trovi informazioni su come e di entrare a far par- te di
dove cercare lavoro, cos’è lo stage, come scrivere un curriculum e una lettera gruppi di discussione utili
di accompagnamento, come sostenere un colloquio. Sul sito alla crescita professionale.
www.ideeperiltuofu- turo.it trovi tante informazioni utili e dettagliate in più
per aiutarti nella tua ri- cerca in Italia e all’estero: i centri per l’impiegoei
Career days, siti internazionali, una panoramica dei contratti di lavoro e altro
ancora.

La ricerca di lavoro in Italia. Per mettere in contatto domanda e offerta di lavoro


esisto- no in Italia numerosi soggetti, sia pubblici sia privati, autorizzati dallo Stato a
svolgere servizi di intermediazione e collocamento. Sono i Centri per l’impiego (CIP),
le Agen- zie per il lavoro, la Borsa continua nazionale del lavoro (BCNL) e il portale
«Cliclavo- ro». Anche le scuole secondarie di secondo grado, le Università, i comuni, le
associa- zioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, i patronati, i gestori di siti internet
possono svolgere attività di intermediazione, purché non abbiano fini di lucro.

Cercare lavoro tra le pagine dei giornali. Un canale tradizionale ma sempre valido
per chi cerca annunci di lavoro è rappresentato da supplementi e inserti delle maggiori
testate a diffusione nazionale e dai giornali specializzati; ne segnaliamo alcuni fra i
principali:

il supplemento «Tutto Lavoro» del lunedì della

«Stampa»; le pagine dedicate al lavoro il giovedì dalla


«Repubblica»;

il supplemento «Corriere lavoro», con la sezione «Trovo Lavoro», del «Corriere


del la Sera» del venerdì;

il supplemento «Carriere&Lavoro» del «Sole 24Ore» del venerdì tocca temati


che relative al nuovo mercato del lavoro attraverso inchieste e dossier, e fornisce
strumenti e notizie utili per cambiare mestiere e migliorare la propria carriera.
Fra i giornali specializzati:

il settimanale «Trova Lavoro» con annunci dall’Italia e dall’estero e una


selezione dei concorsi tratti dalla Gazzetta Ufficiale;
«Walk on Job» , un bimestrale distribuito gratuitamente in 41 città italiane, che
dà spazio al mondo del lavoro e della formazione, con inchieste, interviste,
notizie e opportunità prima e dopo la laurea;

il mensile «Bollettino del Lavoro».

Cercare lavoro online. Accanto alla versione cartacea dei supplementi dei giornali, si
trova anche la versione online, col vantaggio di consentire un aggiornamento continuo
degli annunci, l’inserimento immediato del proprio curriculum in apposite banche
dati, di inviare direttamente la propria candidatura in risposta alle offerte di lavoro, di
ricevere gli annunci sulla propria e-mail.
Tra le versioni online segnaliamo «Job24» del «Sole 24Ore» e «MioJob» della «Re-
pubblica». Tra i più importanti (e seri) siti per la ricerca di lavoro indichiamo
Monster (www.monster.it)e Infojobs (www.infojobs.it). Da consultare è anche il
sito www.con- corsi.it, che informa sui concorsi pubblici banditi in Italia. Per quanto
riguarda i social network professionali si segnalano Linkedin (www.linkedin.com) e
Xing (www.xing. com) che, oltre a funzionalità come “find job” offrono la possibilità
www.
ideeperiltuofuturo.it

Vuoi cercare lavoro all’estero?

XI
Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda edizione

LA TOP TEN DEI LAVORI IN ITALIA


Non hai un’idea precisa di cosa vorre
professionali sono molto ricercate in I
Farmacista
Progettista settore metalmeccanico
Infermiere
Addetto consulenza fiscale
Sviluppatore software
Progettista meccanico
Educatore professionale
Addetto logistica
Disegnatore tecnico Cad-Cam
Fisioterapista

(Fonte: Union Camere- Excelsior 2011)


CURRICULUM VITAE E LETTERA DI ACCOMPAGNAMENTO

Il Curriculum Vitae. Quando si è alla ricerca di un lavoro, prima o poi arriva il


momen- to di inviare (per posta ordinaria o per e-mail) il proprio Curriculum Vitae
(CV) e una lettera di accompagnamento alle aziende per le quali si desidera lavorare,
sperando di essere chiamati per un colloquio.
Il CV è la carta di identità professionale del candidato e deve indicare l’iter
formati- vo, le conoscenze e le competenze di chi si propone per ottenere un impiego.
Si comincia sempre dai dati anagrafici, per un’inquadratura iniziale, e dai
contatti (indirizzo, numero di telefono, cellulare, e-mail...), per poi passare in rassegna
Scarica il CV le prece- denti esperienze lavorative e le varie tappe della propria
Europass istruzione/formazione, dalla più recente alla più lontana nel tempo.
Altre informazioni indispensabili riguardano la padronanza di una o più lingue stra-
www.europassitalia.
niere e le competenze tecniche; conviene anche mettere in rilievo le capacità
relazio- nali e organizzative, se si posseggono.
Per quanto riguarda altre informazioni personali, è meglio inserire solo quelle
che possono essere apprezzate dalla specifica azienda cui è indirizzato il CV.
Infine, non bisogna mai dimenticare di autorizzare il trattamento dei dati
personali, facendo riferimento al d. lg. 196/2003.
Un CV efficace sarà completo, chiaro e soprattutto breve (due pagine di solito sono
sufficienti): bisogna tenere conto che chi lo legge è abituato a valutarne decine tutti
i giorni e apprezzerà il fatto di trovare subito le informazioni che gli interessano.
Meglio selezionare solo le aziende che più si avvicinano al proprio profilo
profes- sionale e scrivere per ciascuna una lettera di accompagnamento
mirata.
I portali che si occupano di selezione del personale solitamente danno
la possibilità di compilare CV online, secondo modelli prestabiliti; oppure
si può preparare da soli il CV e poi caricarlo sul sito su cui ci si vuole pro-
porre.

La lettera di accompagnamento (o cover letter ) va preparata con


mol- ta attenzione perché serve a convincere il selezionatore a
prendere in considerazione l’offerta di lavoro e quindi a esaminare il
CV.
La forma deve essere curata e corretta, per dimostrare un
buon livello di istruzione.
La lettera di accompagnamento è una e-mail (o
una lettera) dalla quale devono emergere in maniera
sinteti- ca (dieci righe al massimo) le motivazioni del
candidato, le competenze, i titoli, le esperienze che
rendono la per- sona adatta per quel posto di lavoro.
Sintetici sì, ma non vaghi o generici: l’impegno nello
scrivere la lettera sta proprio nel risultare sinceri, con le
idee chiare ma anche aperti a varie possibilità.
La lettera deve far capire che si conosce, anche se dal di
fuori, l’azienda e che se ne comprendono le necessità. Per
avere queste informazioni è necessario visitarne il sito in-
ternet ma anche, ad esempio, cercare e, se si può, speri-
mentare i prodotti di quell’azienda. In questo modo sarà
più facile mettersi dal punto di vista dell’azienda stessa,
capire quali competenze potrebbero essere utili e pun-
tare su quelle.
XII
Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda edizione
CURRICULUM VITAE E LETTERA DI ACCOMPAGNAMENTO

Le possibilità di essere valutati crescono se la busta che contiene lettera e CV, o


l’e- mail, è indirizzata al direttore del settore nel quale vorremmo lavorare e non
generica- mente all’impresa o, ad esempio, all’ufficio delle risorse umane. In questo
caso bisogna fare accurati controlli per essere certi di scrivere correttamente il nome, il
titolo di stu- dio, la posizione che ricopre la persona a cui indirizziamo la lettera ed
essere sicuri che effettivamente lavori ancora lì.

Una lettera di accompagnamento. Carla è diplomata in Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Ha sfruttato un periodo di lavoro p

Sicurezza alimentare.
Nel frattempo visita i siti di varie aziende della zona in cui abita e ne indi- vidua alcune cui decide di inviare il CV.
La ditta dove vorrebbe lavorare è “La Mozzarella”, che produce latte e deriva- ti. Nel sito si insiste sulla qualità dei pro- dotti unita al rispetto de
A chi vuole lavorare per “La Moz- zarella” è richiesta personalità, grinta e condivisione dei valori dell’azienda. Con una telefonata Carla veri
biancolatte@lamozzarella.it
Ecco la lettera di accompagnamento scritta da Carla.

Offerta di collaborazione

Egr. dott. Biancolatte,

ho frequentato l'Istituto professionale per i Servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale


di A… diplomandomi con 96/100. Di recente ho seguito un corso di specializzazione
della Regione B… in Sicurezza alimentare, che verteva sulle moderne tecniche di analisi
degli alimenti.

Il vostro nome, che conosco sin da piccola, per me è sinonimo di serietà e affidabilità
e condivido l'obiettivo di puntare sulla qualità e la sostenibilità della produzione e
sul rispetto per l'ambiente; mi è sempre piaciuta l'idea di lavorare nell'area della
produzione e del controllo alimentare, e in particolare nella produzione dei latticini
che apprezzo molto, pertanto vi chiedo gentilmente di informarmi riguardo alla vostra
disponibilità.

Le porgo i miei più cordiali saluti,

Carla Bianchi

XIII
Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda edizione
IL COLLOQUIO E LO STAGE

Il colloquio. La strategia per la buona riuscita di un colloquio di lavoro comincia nel


momento in cui si viene contattati. Innanzitutto è importante rispondere subito e
con gentilezza alla convocazione (che sia arrivata per telefono, lettera o e-mail) e
presen- tarsi puntuali all’appuntamento.
Per evitare ritardi, conviene informarsi bene su come raggiungere la sede del collo-
quio e partire con largo anticipo, così da non arrivare trafelati all’incontro.
Il successo di un colloquio dipende anche da una serie di informazioni che sarà
stato possibile raccogliere sull’azienda e utilizzare a proprio vantaggio. Ad
esempio, per decidere quale sia l’abbigliamento più adatto, uno sguardo allo stile
dell’azienda è consigliato. Basterà poi adattare questo stile al proprio e alla
posizione alla quale si aspira. Se, ad esempio, cerchiamo lavoro in banca potrebbe
essere una buona idea non mettere i jeans, se si tratta di un’azienda di grafica che
ha uno stile giovane e casual i jeans andranno benissimo. Conoscere l’azienda per la
quale si desidera lavorare è importante anche per mostrare in maniera mirata le
competenze di cui si dispone, nonché interesse e sintonia con quella specifica linea
imprenditoriale.
E se mi fanno una Quando ci si trova di fronte alla persona incaricata della selezione bisogna mostrarsi
domanda assurda?
sicuri e determinati senza essere spavaldi o sbruffoni. Non conviene mentire a
propo- sito delle esperienze lavorative precedenti o essere disonesti riguardo alle
www. proprie ca- pacità: prima o poi si verrà scoperti, magari nel momento meno
ideeperiltuofuturo.it opportuno... È invece importante mostrarsi positivi, disponibili a imparareea
risolvere problemi.
I reclutatori rivolgono al candidato una serie di domande, a volte prevedibili, che
possono riguardare la sfera personale (ad esempio “Da quanto tempo cerca lavoro?”...)
o la sfera professionale: sia sulle esperienze passate (ad esempio: “Mi parli del suo
cur- riculum”, “Perché ha scelto proprio quel corso di studi?”...), sia sul lavoro per cui
si è a colloquio (ad esempio “Cosa sa della nostra azienda?”, o anche “Perché
dovremmo assumerla?”).
Alcune aziende preparano un colloquio di gruppo, per osservare in che modo i
can- didati interagiscono tra loro, collaborano, affrontano alcune situazioni critiche
che si- mulano quelle reali. In questi casi il consiglio è di non essere eccessivi: la cosa
migliore è mostrare senso pratico e capacità di mediare e partecipare o guidare il
gruppo verso la soluzione del problema.

Lo stage (tirocinio formativo o internship). Si tratta di un’esperienza professionale


utile per chi si avvicina al mondo del lavoro per la prima volta, per accrescere le proprie
competenze e arricchire il Curriculum Vitae, anche perché è difficile trovare un impie-
go senza avere precedenti esperienze.
Lo stage non rientra nelle tipologie di lavoro subordinato poiché è obbligatoria per
il tirocinante solo un’assicurazione in caso di infortunio (e non lo stipendio).
Per quantificare l’utilità dello stage è stato creato il sistema dei
crediti formativi, ossia un punteggio che il giovane studente
guadagna nel corso del suo tirocinio e che può spendere ai fini
forma- tivi: di diploma, per gli studenti del quinto anno di
scuola media superiore; di esame o di laurea, per gli universitari.
Un’esperienza di stage può anche arrivare a sostituire
un esame universitario: è sufficiente certificare che l’e-
sperienza svolta durante lo stage va a integrare le cono-
scenze acquisite nell’arco degli studi, completandole
e arricchendole.
XIV
Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda edizione
Introduzione 1

alle fibre tessili


Esercizi a p. 324

capitolo

1
1.1 Generalità
1.2 Classificazione
merceologica
1.3 Classificazione
chimica
1.4 Struttura
1.5 Proprietà
delle fibre tessili:
generalità
1.6 Proprietà chimiche
1.7 Etichettatura
dei prodotti tessili
1.8 Tabelle di
classificazione
merceologica

1.1 Generalità
Le fibre tessili sono sostanze, presenti in natura o prodotte dall’uomo, di
aspetto filamentoso o fusiforme, che si prestano a essere filate e tessute, sia
per la loro morfologia, sia per le loro caratteristiche di resistenza, elasticità e
flessibilità. Spesso vengono annoverati tra le fibre tessili anche quei materiali a
fibra corta che, pur non potendo essere filati, vengono feltrati, cioè
compattati tra loro a formare uno strato di un certo spessore e di consistenza
simile a un tessuto e denominato feltro.
Si comprendono tra le fibre tessili anche quelle sostanze, di solito
naturali, che, pur non essendo adatte per realizzare tessuti, possono tuttavia,
per il loro aspetto tiglioso, essere usate per lavori di intreccio, così da
ottenere cordami, stuoie e tappeti.

Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda


2 capitolo 1

1.2 Classificazione merceologica


A seconda della loro origine le fibre tessili si dividono in naturali e tecnofibre
(o fibre man-made); queste ultime si suddividono in artificiali e sintetiche.
Le fibre naturali si trovano già in natura sotto forma di filamenti più o
meno lunghi. Le fibre artificiali sono prodotte dall’uomo partendo da
materie prime polimeriche di origine naturale. Le fibre sintetiche, infine,
sono prodot- te partendo da polimeri sintetici ottenuti da materie prime non
polimeriche mediante reazioni chimiche di polimerizzazione.
Le fibre naturali si dividono in animali, vegetali (in passato si utilizzava
anche la fibra minerale di amianto, oggi totalmente eliminata per la sua tos-
sicità), le fibre artificiali in fibre di origine animale, vegetale e inorganica; le
fibre sintetiche, infine, sulla base della famiglia del polimero, si dividono in
poliolefiniche, poliviniliche, poliacriliche, poliammidiche, poliesteri, poliurei-
che, ecc. (tabella 1.1).
Tabella 1.1 Classificazione delle fibre tessili
Lana
Da bulbo Alpaca
pilifero Mohair
Fibre animali
Cachemire
Secretive seta
Bisso
Da seme Cotone
Kapoc
Fibre naturali Lino
Canapa
Fibre vegetali Da libro Juta
Ramiè
Kenaf
Abaca
Da foglia
Da frutto: Cocco Sisal
Fibre tessili

Di origine animale
Fibre artificiali Di origine vegetale
Di origine inorganica: Fibra di vetro

Tecnofibre Polidieniche
Poliolefiniche
Poliviniliche
Poliacriliche
Fibre sintetiche Poliflucetileniche
Poliesteri Poliammidiche
Poliuretaniche
Policarbonate

Le elastofibre comprendono sia fibre prodotte da idrocarburi, sia fibre prodotte da poliuretani, sia fibre prodot- te da
resine siliconiche.

Fibre naturali
a) Animali: appartengono a questa classe le lane, cioè le fibre animali costi-
tuite dai peli dei velli di pecora, capra, alpaca, lama, vigogna, cammello e le
sete, cioè quelle fibre costituite dai filamenti prodotti da alcuni insetti (seta,
tussah, seta di ragno) o da alcuni molluschi (bisso o seta marina) ( tabelle 1.10
e 1.12).

Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda


Introduzione alle fibre tessili 3

b) Vegetali: sono fibre cellulosiche che a seconda della parte della pianta da
cui si ricavano, vengono distinte in fibre da semi (cotone, kapoc), fibre da libro
o stelo (lino, canapa, juta, ramiè, ecc.), fibre da foglie (sisal, manila, alfa,
ecc.) (tabella 1.11).

Fibre artificiali
a) Ricavate da polimeri di origine vegetale (viscosa, cupro, acetato, fibre poli-
soniche, fibre alginiche).
b) Ricavate da proteine animali (caseina, ecc.).
c) Ricavate da filamenti inorganici (metallici, di vetro, ecc.) (tabella 1.13).

Fibre sintetiche
Sono ricavate da composti chimici semplici per polimerizzazione e
successiva filatura del polimero (olefine, derivati vinilici, derivati acrilici,
fenoli, ammidi, aldeidi, derivati stirenici, ecc.) (tabella 1.13).

1.3 Classificazione chimica


Le fibre tessili, rispetto alla composizione chimica, hanno la più varia
origine: sono per la maggior parte macromolecole organiche, ma non
mancano com- posti minerali (silicati) e derivati dei metalli.
Come vedremo nei paragrafi successivi, tra le fibre naturali di origine
ani- male, la lana e i velli di capre e di camelidi sono composti
essenzialmente da una proteina, la cheratina, caratteristica delle parti di
rivestimento protettivo degli animali (come unghie, scaglie, aculei, penne); i
filamenti secreti dal baco da seta e dagli altri animali serigeni, sono invece
composti da un’altra proteina detta fibroina. Nel caso della seta comune i
due filamenti di fibroina secreti dal baco sono cementati da una proteina
gommosa detta sericina.
Le fibre naturali di origine vegetale sono composte da cellulosa, in alcuni
casi quasi pura (cotone), in altri mescolata a sostanze incrostanti quali la
ligni- na, la pectina e le emicellulose (lino e canapa).
Riguardo alle fibre artificiali dobbiamo distinguere quelle di origine ani-
male, derivate da proteine animali come la caseina del latte (lanital e merino-
va) e quelle di origine vegetale, ottenute da proteine estratte dai semi del
mais (vicara), dell’arachide (ardil), della soia (azlon), ecc., o da cellulosa
trattata. In quest’ultimo caso si possono avere fibre derivate dalla cellulosa
rigenerata (viscosa, cupro, fibre polisoniche), o da cellulosa esterificata
(acetato).
Sempre tra le artificiali di origine vegetale sono inoltre da ricordare le
fibre alginiche, derivate dall’acido alginico presente nelle alghe come
alginato di sodio e le fibre di gomma ottenute per coagulazione del lattice
estratto dalla Hevea brasiliensis.
Infine le più comuni fibre artificiali di origine minerale sono: le fibre di
vetro composte da silice (SiO2) addizionata o con carbonato di sodio,
Na2CO3 (vetri alla soda), o con acido borico, H3BO3, e borace, Na2B4O7,
10H2O (vetri al boro); le fibre metalliche composte da alluminio, stagno,
argento, oro ecc., normalmente ricoperte con resine artificiali o sintetiche e
le fibre di carbone, composte da grafite, cioè da carbonio purissimo.
Le fibre sintetiche vengono classificate sulla base della loro natura chimica

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specificata dalla famiglia di appartenenza dei polimeri che le costituiscono:

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4 capitolo 1

poliolefiniche, poliviniliche, poliacriliche, poliammidiche, poliesteri,


poliure- taniche ed elastomeriche ottenute da gomme sintetiche (tabella 1.2).

Tabella 1.2 Classificazione chimica delle fibre tessili

da bulbo pilifero: cheratina


Animali
secretiva: fibroina + sericina
Naturali da seme: cellulosa pura da
libro: cellulosa+lignina
Vegetali da foglie: cellulosa+incrostanti
da frutto: cellulosa+incrostanti
da alghe: acido alginico
animali: casena del latte
Proteiche
vegetali: proteine del mais
cellulosa rigenerata
Cellulosiche
cellulosa esterificata
Artificiali Alginiche alginato di sodio solubilizzato in H2O
Fibre tessili Polisopreniche Isoprene polimerizzato naturalmente
Metalliche Al, Fe, Sn, Ag. Au. ecc.
Grafitiche carbonio purissimo

Polioelefiniche: da alcheni
da poliaddotti polidieniche: da dieni
poliviniliche: da monomeri vinilici
poliacriliche: da acrilonitrile
poliesteri: acido tereftalico
Sintetiche + glicol etilenico
poliesteri speciali: acido tereftalico
+ dimetil-cicloesanolo
poliammidiche: acido bicarbossilico
da policondensati + diammina (di policondensazione)
poliammidiche: da caprolattame
o lattami diversi (di poliaddizione)
poliuretaniche: glicol etilenico
+ diisocianato
policarbonate: bisfenolo A + fosgene

1.4 Struttura
Le fibre tessili, sia naturali sia tecnofibre, sono per la maggior parte di natura
organica e costituite da polimeri. Con il termine polimero si intende una so-
stanza macromolecolare costituita da raggruppamenti di atomi fra loro legati
con legami covalenti, raggruppamenti che si ripetono uguali numerosissime
volte a formare la macromolecola; sono detti unità strutturali o ripetitive o
monomeriche e sono uniti fra loro con due o più legami covalenti. Il numero
di legami che un’unità strutturale forma con altrettante unità è detto
funzionalità e si possono avere unità strutturali bifunzionali, trifunzionali,
ecc.
Un polimero può essere costituito dall’unione di monomeri tutti uguali e
si ha un omopolimero, oppure monomeri del polimero possono essere di due
o più tipi diversi e si ha un copolimero. In un copolimero le diverse unità
struttu- rali possono essere distribuite casualmente nella macromolecola (è il
caso più frequente in particolare nelle fibre) e si ha allora un copolimero
statistico:

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Introduzione alle fibre tessili 5

oppure la loro distribuzione segue un certo ordine con alternanze di lunghe


sequenze di ciascuna unità strutturale, e si ha un copolimero a blocchi:

oppure le sequenze di una unità strutturale sono attaccate alle catene polime-
riche delle altre unità ripetitive (in pratica le catene di un altro polimero) e si
ha allora un copolimero innestato:

Le macromolecole di un polimero, pur presentando tutte la stessa


composizione e quindi le stesse caratteristiche chimiche, hanno in genere
masse molecolari diverse in quanto il numero di unità strutturali che le
compongono segue una certa distribuzione statistica e pertanto un polimero
viene caratterizzato da una massa molecolare media o da un grado di
polimerizzazione, cioè dal numero di unità strutturali che costituiscono
mediamente le macromolecole. Per lo stesso polimero, ma preparato in
condizioni diverse, il grado di polimerizzazione e quindi la massa molecolare
media variano apportando modificazioni delle pro- prietà fisiche e, in
particolare, di quelle meccaniche del polimero.
La forma delle macromolecole di un polimero è in relazione al tipo di
fun- zionalità delle sue unità strutturali. Si possono avere:
a) polimeri lineari, costituiti da lunghe catene di unità strutturali bifunzio-
nali;
b) polimeri ramificati, costituiti da lunghe catene di unità bifunzionali con
l’inserimento di alcune unità trifunzionali alle quali sono attaccate delle cate-
ne più corte;
c) polimeri reticolati o tridimensionali, costituiti da un reticolo a maglie
irre- golari formate e collegate fra loro da unità strutturali tri-tetrafunzionali
con presenza o meno anche di unità bifunzionali:

Le fibre tessili sono costituite da polimeri lineari o al più poco ramificati e


cioè con lunghe catene polimeriche formate da atomi uniti da forti legami
covalenti. Le diverse catene polimeriche tendono a legarsi fra loro con
legami trasversali che nella maggior parte dei casi sono deboli legami
intermolecolari come le forze di Van der Waals, i legami dipolari e a ponte
di idrogeno; solo nelle proteine si trovano forti legami trasversali di tipo
chimico quali ponti salini o legami cistinici. La formazione di legami trasversali
intercatena è favo- rita dall’allineamento delle catene che è a sua volta
stabilizzato e favorito dalla formazione di questi legami.
Questo allineamento porta a un ordinamento tridimensionale delle catene
polimeriche con formazione di cristalliti (o zone cristalline) nella fibra. La

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dif-

Carlo Quaglierini CHIMICA DELLE FIBRE TESSILI © Zanichelli 2012 Seconda


6 capitolo 1

frazione ai raggi X dei polimeri tessili ha messo, infatti, in evidenza elementi di


simmetria relativi a un certo grado di cristallinità, con zone cristalline
ingloba- te in zone amorfe (figura 1.1).
Le lunghe catene polimeriche possono, dunque, attraversare le diverse
zone del polimero con segmenti disordinati nelle zone amorfe e altri
segmenti ordinati nei cristalliti.
Figura 1.1 Cristalliti. parte amorfa

fascio di catene
polimeriche

parte cristallina

L’ordinamento delle catene e quindi la cristallinità di un polimero è favorita


dalla struttura lineare delle sue catene (nei copolimeri e nei ramificati è
bassa, nei reticolati è nulla) e dipende dalla storia termica del polimero.
Nelle fibre chimiche, il polimero, nel passaggio attraverso la trafila o
filie- ra, denominato estrusione, e nell’eventuale successivo stiro, viene
sottoposto a notevoli sollecitazioni meccaniche che agiscono lungo la fibra
orientando longitudinalmente i cristalliti. Le catene, allineandosi,
favoriscono un ulterio- re ordine nella struttura con notevole rinforzo della
fibra.
La cristallinità e l’orientamento delle catene polimeriche, favorendo la
for- mazione di legami intercatena, aumentano la resistenza allo scorrimento
delle catene polimeriche e influenzano le caratteristiche meccaniche delle
fibre che da questo scorrimento dipendono, come la tenacità che viene
aumentata o la flessibilità che vien diminuita.
Le zone amorfe della fibra, anche se hanno subìto un certo orientamento,
sono quelle fisicamente più deboli e chimicamente più reattive. Infatti sono
le zone più solubili, le prime che reagiscono con i reattivi chimici e che
intera- giscono con i solventi, e sono anche i punti dove il colorante effettua
il primo attacco per penetrare nella fibra tessile.
È importante sottolineare che una fibra per poter essere impiegata come
fi- bra tessile deve essere cristallina, ma solo parzialmente. Una cristallinità
trop- po elevata infatti, se da un lato fa aumentare la tenacità, la rigidità e la
stabilità chimica delle fibre, dall’altro ne rende difficile la tingibilità e ne
diminuisce la bagnabilità, la flessibilità e l’allungamento rendendo così la
fibra difficile da lavorare e di «mano» sostenuta, cioè rigida. Per la
definizione di queste pro- prietà vedi paragrafo 1.5.
L’orientamento molecolare nelle fibre tessili è sempre parallelo all’asse
fi- broso, in maniera quasi perfetta per le tecnofibre, nelle quali il processo
pro- duttivo di estrusione orienta le macromolecole nel verso della lunghezza
e in maniera meno precisa nelle fibre naturali. Nel cotone, per esempio,
l’orien- tamento molecolare è elicoidale, nel lino invece è parallelo. Ciò
contribuisce al diverso comportamento di queste due fibre rispetto alle prove
meccaniche: il lino ha un’alta tenacità e un basso allungamento, il cotone al
contrario ha media tenacità e più alto allungamento.

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Introduzione alle fibre tessili 7

1.5 Proprietà delle fibre tessili: generalità


Come abbiamo già accennato, una sostanza per poter essere considerata
come una fibra tessile deve avere oltre all’aspetto fibroso determinati
caratteri o pro- prietà che la rendono lavorabile, adatta all’impiego per cui è
destinata e frui- bile dal consumatore.
I caratteri più importanti sono quelli morfologico-organolettici, quelli
fisi- ci, quelli chimici e infine quelli fisiologici (tabella 1.3).

Tabella 1.3 Caratteri delle fibre tessili

1. Lunghezza
2. Finezza (diametro)
Caratteri 3. Lucentezza
morfologico-organolettici 4. Sofficità
5. Morbidezza mano
6. Voluminosità

1. Igroscopicità
2. Stabilità termica
3. Comportamento nei confronti della combustione
4. Feltrabilità
Caratteri fisico-meccanici 5. Coibenza
6. Tenacità
7. Allungamento a rottura
8. Resistenza
9. Elasticità

1. Allergenicità
Caratteri fisiologici 2. Senso di caldo o fresco
3. Vestibilità

Caratteri morfologico-organolettici
Sono sia requisiti dimensionali ed esteriori sia requisiti organolettici.
La lunghezza e la finezza di una fibra sono molto importanti sia per la sua
lavorazione sia per la qualità del prodotto finito.
La lunghezza di una fibra si misura normalmente in millimetri mentre la
finezza, cioè il diametro della fibra, in micrometri (millesimi di millimetro).
Una fibra per poter essere filata ha bisogno di una lunghezza minima di 5
mm. Nor- malmente le fibre più corte si hanno nel lino e nella canapa mentre
la lana ha delle fibre piuttosto lunghe. Un caso a parte è rappresentato dalla
seta che è l’uni- ca fibra naturale a essere prodotta con un filo continuo. Le
tecnofibre viceversa sono tutte in filo continuo e solo quando devono essere
utilizzate in mischia con fibre naturali vengono tagliate a una lunghezza
prestabilita denominata fiocco.
Riguardo alla finezza la vigogna e il lino azzurro sono le fibre più fini, aven-
do fibre anche di soli 5 μm di diametro. I peli setolosi di pecore e cammelli
sono invece tra le fibre più grossolane, arrivando al diametro di 140 μm.
Il rapporto lunghezza su diametro si calcola riportando le unità di misura
in millimetri. Così il rapporto lunghezza/diametro di un makò (varietà di
coto- ne) egiziano che ha finezza di 24 μm e lunghezza di fibra di 12 mm è:

lunghezza/diametro = 12 mm = 0 ,5 $ 103 = 500


-3
24 $ 10

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8 capitolo 1

In tabella 1.4 sono riportati i valori medi di finezza e lunghezza per le


principali fibre.
Tabella 1.4 Caratteri dimensionali delle principali fibre tessili
Fibre tessili Lunghezza (mm) Finezza (diametro) μm
Lana merina 50-80 15-30, extrafine: 15-18
Lana ordinaria 200-350 30-100
Lana incrociata 80-200 20-50
Mohair kid 100-200 14-25
Mohair I qualità 120-250 18-35
Mohair Il qualità 120-250 20-60
Cachemire 30-120 13-16
Alpaca 50-200 20-30
Vigogna 40-80 6-20
Cammello 40-120 10-30
Seta filo continuo 15-25
Cotone makò 20-30 12-14
Cotone seaisland 28-36 11-13
Lino 20-40 5-30
Canapa 15-50 25-35
Ramiè 40-120 40-70

La finezza di una fibra si può misurare anche col titolo che esprime il peso
corrispondente a una determinata lunghezza del filo.
In Italia, per esempio, per la seta il titolo più utilizzato è il denaro (Td o
den), cioè il peso di 450 m di filo misurato in denari, dove il denaro è
un’unità di peso più piccola del grammo e corrisponde a 0,05 g.
Dunque più un filato è fine più il suo titolo in denari è basso. Un ipotetico
titolo di 1 den corrisponderebbe a un filato così fine che 450 m peserebbero
solo 0,05 g.
Oggi, nelle Norme UNI si usa il titolo Tex (Tt). Il peso si misura in
grammi, ma rapportato a 1000 m di filo. Un tex corrisponde cioè a un filato
tale che 1000 m pesano 1 g.
Un altro carattere molto importante per le fibre tessili è la lucentezza, do-
vuta alla rifrazione e alla riflessione della luce sulla superficie della fibra stessa.
Più la fibra è liscia, con superficie uniforme priva di asperità e solchi, più au-
menta la sua lucentezza.
La lucentezza dipende sia dal processo produttivo da cui ha preso origine
la fibra dalla struttura sia interna sia esterna.
Le fibre naturali sono normalmente meno lucenti di quelle sintetiche e
pro- prio per cercare di rendere queste ultime più simili alle fibre naturali,
(per esem- pio quando vengono utilizzate in mischia), vengono opacizzate
con appositi trattamenti (un classico agente opacizzante è il biossido di
titanio, TiO2).
Inoltre se una fibra ha un elevato orientamento molecolare e perciò
un’ele- vata cristallinità questa di solito risulta molto lucente.
I caratteri organolettici, cioè la sofficità, la morbidezza e la voluminosità
vengono normalmente riassunti in un unico termine, cioè la «mano» della
fibra. Una fibra ha mano sostenuta se al tatto risulta rigida e poco soffice; ha
invece mano lenta se è morbida ed elastica alla pressione.
Un tessuto prodotto con fibra di mano troppo sostenuta è rigido, se è pro-
dotto con una fibra di mano troppo lenta, è cascante.

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Introduzione alle fibre tessili 9

Caratteri fisico-meccanici
Sono sia requisiti fisici (igroscopicità, stabilità termica ecc.) che requisiti
mec- canici (tenacità, resistenza ecc.).
Igroscopicità È la capacità di una fibra di assorbire umidità dall’ambiente.
Dipende dalla composizione chimica e dalla struttura della fibra ed èGfavorita
dalla presenza di gruppi polari quali gli ossidrili (—OH), carbonili ( C"O),
carbossili (—COOH) e di zone amorfe. D
L’igroscopicità di una fibra si misura in base alla percentuale massima di
acqua che la fibra può assorbire senza apparire bagnata. La lana e le fibre al-
giniche sono le più igroscopiche (la lana assorbe acqua fino al 33% del peso
senza dare la sensazione del bagnato).
In relazione all’igroscopicità si stabilisce il tasso di ripresa che rappre-
senta la massima percentuale d’acqua che una fibra può contenere per es-
sere commercializzata e si misura in percentuale sul peso secco del ma-
teriale, cioè la quantità in grammi di acqua assorbita a 20 °C da 100 g di
fibra, precedentemente essiccata, esposta per un’ora a un’umidità relativa
pari al 65%.
Il tasso di ripresa varia da fibra a fibra, da un massimo per la lana intorno
al 18% a un minimo, per il poliestere, pari all’1,5%.
Collegato al tasso di ripresa è il peso mercantile, cioè il peso della merce sec-
ca più il tasso di ripresa. In base a questo peso avvengono le contrattazioni.
Se una partita di 100 kg di canapa, dall’analisi, risulta avere i 118% di
umi- dità, peserà allo stato secco 82 kg. Essendo per la canapa il tasso di
ripresa uguale al 12% circa, il suo peso mercantile sarà il peso del secco più
il 12% di 82, cioè 9,84. Si otterrà: 82 + 9, 4 = 91, 84 kg.
I tassi di ripresa riportati in tabella 1.5 sono quelli fissati dalla legge 883 del
26/11/1973.
Comportamento al calore Per azione del calore le fibre naturali, sia vegeta-
li che animali, non fondono ma si decompongono. Per esempio il cotone a
120 °C ingiallisce, a 140-150 °C si decompone. La lana invece a 100 °C diventa
ruvida, a 130 °C inizia a decomporsi, a 200 °C imbrunisce, a 300 °C carbo-
nizza.
Le tecnofibre, in quanto costituite da polimeri lineari in parte cristallini
e in parte amorfi, presentano tre temperature critiche alle quali subiscono
cambiamenti di stato. Partendo da temperature molto basse, innalzando la
temperatura del polimero si ha il passaggio delle parti amorfe da uno stato
vetroso (rigido e fragile) a uno stato viscoelastico (gommoso) alla
temperatu- ra di transizione vetrosa; a temperatura più alta, le parti amorfe
passano dallo stato viscoelastico allo stato viscoso (scorrevole) alla
temperatura di rammol- limento; infine si raggiunge la fusione delle parti
cristalline alla temperatura di fusione.
Anche le tecnofibre si decompongono, ma ciò avviene ad alte
temperature e per la maggior parte di queste queste fibre la decomposizione
si riscontra a temperature superiori a quella di fusione; solo per alcune, la
decomposizio- ne può iniziare a temperature inferiori completandosi
rapidamente quando siano portate allo stato fuso. Le fibre artificiali sia
cellulosiche sia proteiche si decompongono prima della fusione. Del
comportamento termico delle fibre si deve tener conto per la loro filatura e
per i diversi processi di finissaggio, in particolare nella tintura.

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10 capitolo 1

Tabella 1.5 Tassi di ripresa ufficiali delle principali fibre tessili


Numero d’ordine Fibra tessile Tasso di ripresa %
1 Lana pettinata 18,25
1 Lana cardata 17,00
2 Peli pettinati 18,25
2 Peli cardati 17,00
3 Crine pettinato 16,00
3 Crine cardato 15,00
4 Seta 11,00
5 Cotone 8,5
5 Cotone mercerizzato 10,5
6 Kapoc 10,9
7 Lino 12,00
8 Canapa 12,00
9 Juta 17,00
10 Abaca 14,00
11 Alfa 14,00
12 Cocco 13,00
13 Ginestra 14,00
14 Kenaf 17,00
15 Ramiè 8,5
16,1 Sisal 14,00
16,2 Sunn 12,00
16,3 Henequen 14,00
17 Acetato 9,00
18 Alginica 20,00
19 Rayon cupro 13,00
20 Medal 13,00
21 Merinova 17,00
22 Triacetato 7,00
23 Rayon viscosa 13,00
24 Acrilica 2,00
25 Clorofibra 2,00
26 Fluorofibra 0,00
27 Modacrilica 2,00
28,1 Poliammidica 6-6 fibra: 6,25 filo: 5,75
28,2 Poliammidica 6 fibra: 6,25 filo: 5,75
28,3 Poliammidica Il fibra: 3,5 filo: 3,5
29 Poliestere fibra: 1,5 filo: 3,00
30 Polietilenica 1,5
31 Polipropilenica 2,00
32 Poliureica 2,00
33 Poliuretanica 3,5
34 Vinilal 5,00
35 Trivinilica 3,00
36 Fibra di gomma 1,00
37 Elastan 1,5
38 Fibra di vetro 2,00
39,1 Metallica 2,00
39,3 Fibra di carta 13,75

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Introduzione alle fibre tessili 11

In tabella 1.6 sono elencate le temperature di transizione vetrosa, di rammolli-


mento, di fusione e di decomposizione delle più importanti fibre.

Tabella 1.6 Comportamento al calore delle principali fibre tessili


Temperatura Temperatura di Temperatura Temperatura di
Fibra tessile di transizione rammollimento di fusione
decomposizione
vetrosa
Lana — — — 130 °C
Seta — — — 150 °C
Cotone — — — 150 °C
Lino — — — 150 °C
Canapa — — — 150 °C
viscosa — — — 170-220 °C
Rayon *
acetato 170-180 °C 190-200 °C 230-250 °C —
Poliammidica 6,6 57 °C 220-230 °C 250-260 °C —
Poliammidica 6 50 °C 170-190 °C 215-220 °C —
Poliestere 80 °C 220-240 °C 248-260 °C —
Acrilica 85 °C 200-250 °C a 260 °C fonde decomponendosi

Comportamento nei confronti della combustione


a) Le fibre animali bruciano lentamente con caratteristico odore di sostanza
cornea bruciata e lasciano residuo abbondante e carbonioso.
b) Le fibre vegetali bruciano velocemente con fiamma viva e con
caratteristico odore di carta bruciata.
c) Le fibre artificiali si comportano, come le fibre naturali, a seconda
dell’ori- gine.
d) Le fibre sintetiche bruciano con fumo denso e acre e con fiamma
verdogno- la; tendono a fondere, e sono assai difficili da spegnere anche
quando siano allontanate dalla fiamma.
e) Le fibre minerali: la fibra di vetro diviene prima incandescente e poi
fonde. Riguardo al comportamento delle fibre tessili alla fiamma bisogna
citare l’indice L.O.I. (Indice del Limite dell’Ossigeno) che misura la quantità
minima
di ossigeno necessaria a una fibra per poter bruciare.
Partendo dal presupposto che nell’aria la percentuale di ossigeno è del
20- 21% risulta chiaro che le fibre che hanno un L.O.I. superiore al 21% non
bru- ciano o quantomeno si autospengono, le fibre con L.O.I. inferiore al
21% sono viceversa da considerare infiammabili. Perciò l’indice L.O.I.
misura il potere ignifugo delle fibre tessili (tabella 1.7).

Tabella 1.7 L.O.I. (Limit Oxygen Index) delle principali fibre tessili
L.O.I. L.O.I.
Fibra tessile Fibra tessile
(%) (%)
Lana 25 Clorofibra 48
Cotone 18 Acrilica 18-20
Viscosa 20 Modacrilica 22-28
Acetato 18 Poliestere 20
Triacetato 18 Poliammidica 20

Dalla tabella risultano molto infiammabili il cotone e le fibre artificiali

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cellulo- siche e anche le fibre poliammidiche e poliesteri.

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12 capitolo 1

Queste ultime fibre, pur risultando un po’ meno infiammabili del cotone,
sono però più pericolose di quello, infatti durante la combustione fondono
pro- ducendo masse viscose che possono aderire alla pelle e provocare serie
ustioni.
Feltrabilità È una proprietà caratteristica della lana e dei peli animali in
gene- re perché è dovuta alla struttura a scaglie di queste fibre e consiste
nella com- pattazione delle fibre tra loro per effetto combinato del calore e
dell’umidità.
Le scaglie sulla superficie del pelo di lana per esempio sono disposte
come gli embrici di un tetto, orientate cioè tutte nello stesso senso, verso la
punta della fibra. Perciò le fibre possono scorrere liberamente fra loro, se
sono con- cordi nel verso; nel senso opposto invece sono ostacolate e le
stesse scaglie alzandosi a causa dell’attrito favoriscono l’unione e
l’aggrovigliamento delle fibre.
L’alzarsi delle scaglie è favorito oltre che dallo sfregamento e dal calore,
anche dal trattamento con acidi o con basi.
Con il metodo della feltratura anticamente, con le fibre corte di lana, si
producevano i feltri per cappelli e coperte. Le fibre che venivano usate, oltre
a quelle di lana, erano i peli di cammello, castoro, lepre e lontra.
Coibenza È la proprietà delle fibre tessili a essere più o meno isolanti al
calo- re. Dipende dal loro calore specifico e dalla conduttività termica.
Ricordiamo che quest’ultima è data dal rapporto tra la quantità di calore che
nell’unità di tempo attraversa l’unità di superficie e la differenza di
temperatura che si ha dalle parti opposte della superficie di spessore unitario
interessate allo scam- bio termico:

T1 Q T2
d

Q (T2 - T1) $ S
conduttività termica = =k
t d
dove Q = quantità di calore; S = unità di superficie; d = spessore; T2 2 T1.
La coibenza, come vedremo, non dipende solo dalla composizione chimica
della fibra ma anche da fattori strutturali e da fattori fisici (igroscopicità, ad-
sorbimento, ecc.).
Tenacità Una tra le più importanti proprietà fisiche che deve avere una fibra
è la tenacità. La tenacità indica il carico in grammi necessario a rompere un
filo di finezza standard. Per finezza standard si intende un filo con titolo
uguale a un denoa un tex.
Praticamente si misura il carico di rottura a trazione e si dividono i
grammi ottenuti per il titolo. Perciò la tenacità si misura in g/den, o g/tex. La
UNI 8218 definisce la tenacità come rapporto tra la forza di rottura in centi-
newton e il titolo in tex (CN/tex). Si può anche misurare in kg/mm2.
La tenacità, come già abbiamo accennato, dipende dall’orientamento mo-
lecolare e dalla cristallinità della fibra. Aumenta passando dalla lana alla seta e
dal cotone al lino. Però una fibra molto tenace, come il lino per esempio,
risul- ta rigida e poco estensibile e perciò difficilmente lavorabile. Inoltre il
tessuto prodotto con queste fibre risulta facilmente sgualcibile a causa della

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scarsa flessibilità (tabella 1.8).

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Introduzione alle fibre tessili 13

Tabella 1.8 Tenacità e allungamento a rottura delle principali fibre tessili


Tenacità (g/den) Allungamento a rottura
Fibra tessile
Condizionata A (%) Condizionata A umido
umido
Lana 1,0-1,7 0,7-1,5 30-50 40-70
Seta 2,7-5,4 2,4-4,8 13-25 15-30
Cotone 2,0-5,4 2,7-7,0 3-7 4-8
Lino 5,0-6,0 5,4-7,4 2-3 2,4-4
Canapa 5,5-7,2 6,1-8,2 2-5 3-6
Viscosa 1,4-2,6 0,8-1,8 15-30 20-40
Viscosa ad
alta tenacità 3,0-5,0 2,0-4,0 9-16 15-24
Acetato 1,1-1,6 0,7-0,9 25-30 30-45
Poliammidica 6-6 4,5-5,5 4-5 26-36 30-46
Poliammidica 6 4,5-6,0 4,0-5,5 30-45 30-45
Poliammidica 11 5-6 4,5-5,5 30-60 30-60
Poliestere 4,0-5,5 4,0-5,5 15-35 15-35

Acrilica 1,6-3,4 1,4-3,2 25-40 30-50

Allungamento a rottura Esprime l’allungamento percentuale subìto dal filo


prima di rompersi. Si sottopone il filo a trazione, e si misura con un’apposita
macchina l’allungamento massimo prima che il filo si rompa. Si imposta poi
la seguente proporzione:

lunghezza iniziale : 100 = allungamento a rottura : x

e si ottiene così l’allungamento percentuale.


Questo si può riportare in grafico rispetto alla tenacità così da ottenere le
curve carico-allungamento. Per esempio nel grafico di figura 1.2 le ascisse A, B,
C e D sono gli allungamenti a rottura del lino, cotone, seta e lana
rispettivamente.

Figura 1.2 Allungamenti a rottura


5 di lino, cotone, seta e lana.
LINO
COTO
NE
SETA
tenacità

10 20 30 40
0
A B C D
allungamento %

Resilienza È la capacità che deve avere una fibra tessile di opporsi all’imma-
gazzinamento di energia meccanica cioè di deformarsi senza subire un cam-

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biamento dimensionale permanente; è detta infatti anche elastanza
meccanica.

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