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LA RESISTENZA IN EUROPA E IN ITALIA

L'8 SETTEMBRE 1943 IN ITALIA

Per comprendere l'origine e le caratteristiche della Resistenza italiana occorre mettere a fuoco il contesto
di un disastro nazionale che seguì all'armistizio dell'8 settembre 1943. IL 25 luglio 1943, Mussolini fu
destituito a opera del re. Nelle settimane successive, mantenere l'ordine interno e individuare una via
d'uscita dalla catastrofica guerra fascista furono le principali preoccupazioni di Badoglio. Dopo avere
proclamato il continuo della guerra, il governo iniziò a trattare segretamente l'armistizio con gli Alleati.
Nel frattempo diverse divisioni tedesche entravano nel paese. Il 9 settembre, mentre gli alleati
sbarcavano a Salerno, Vittorio Emanuele III e Badoglio fuggirono a Brindisi. Una fuga intesa a preservare
la continuità dello Stato, ma che abbandonò tutto il centro-nord in mano ai tedeschi

LA DISSOLUZIONE DELL'ESERCITO

Il 9 settembre i cittadini italiani si risvegliarono senza uno stato e con il territorio nazionale occupato dai
tedeschi e dagli anglo-americani. Per i soldati italiani, sul territorio nazionale, il risveglio fu ancora più
drammatico: nessun ordine, venne dato su come comportarsi con gli ex-alleati tedeschi. Il comando
supremo lasciò ai comandanti libertà. Le conseguenze furono drammatiche: molti soldati cercarono di
tornare a casa, intere divisioni capitolarono. I tedeschi fecero centinaia di migliaia di prigionieri. I soldati
italiani che rifiutavano di arrendersi ai tedeschi nei Balcani e nell'Egeo furono uccisi in battaglia, altri
fucilati dopo la resa, come nel tragico episodio di Cefalonia.

LA SCELTA DI COMBATTERE

In quei drammatici giorni del settembre 1943, con la perdita di ogni punto di riferimento, dilagarono
incertezza e rassegnazione. Ma vi fu anche chi scelse di agire per un ideale di riscatto personale e
collettivo. Da questa scelta nacque la Resistenza italiana. Le prime bande partigiane erano formate
prevalentemente da militari, o da esponenti antifascisti

LA RESISTENZA POLITICA

Mentre il movimento combattente compiva i suoi primi stentati passi, si veniva delineando la
dimensione politica della Resistenza, fondata sui partiti antifascisti che si erano riorganizzati nell'estate
del '43. Il 9 settembre questi partiti diedero vita a Roma al Comitato di liberazione nazionale (Cln), con il
compito di organizzare la resistenza contro i nazifascisti, di assumere la guida politica del paese. Le
differenze politiche tra i partiti antifascisti, quali ad esempio liberali, comunisti, socialisti e azionisti,
emersero già durante la lotta di Resistenza e si manifestarono appieno negli anni immediatamente
successivi alla liberazione

LE 3 GUERRE DELLA RESISTENZA

La Resistenza italiana si intrecciò in tre tipi di conflitto:

- una guerra patriottica, condotta per la liberazione del paese


- una guerra civile, che oppose partigiani e fascisti della Repubblica di Salò

- una guerra di classe, che legava l'obbiettivo della lotta contro il nazifascismoo alla rivoluzione sociale

Nell'insieme la Resistenza riuscì a conservare un carattere unitario, legato all'obbiettivo della liberazione
del paese e ad un'aspirazione comune: un desiderio di riscatto e autonomia

L'ITALIA DIVISA

Dopo l'8 settembre, nella parte meridionale, controllata dagli Alleati, venne ricostituito uno stato, il
Regno del sud di Vittorio Emanuele III. Nella parte centro-settentrionale, occupata dai tedeschi,
Mussolini, liberato dalla sua prigionia sul Gran Sasso, fondò un nuovo stato fascista, la Repubblica
sociale italiana. Questa divisione caratterizzò profondamente la situazione italiana nel 1944-45. Napoli
insorse alla fine di settembre del 1943 e numerosi furono gli episodi di guerriglia contro i tedeschi in
molte città, anche a Roma, e a tal proposito è da ricordare il massacro delle Fosse ardeatine il 24 marzo
1944.

LA QUESTIONE ISTITUZIONALE

Dal punto di vista istituzionale, il problema fondamentale era il dualismo fra il Regno del sud, il governo
Badoglio e il Cln, che intendeva affermarsi come nucleo dirigente della nuova Italia. Il punto più
conflittuale riguardava proprio la figura del re, e al suo primo congresso nel gennaio del '44, il Cln
richiese all'unanimità l'abdicazione di Vittorio Emanuele, per le sue gravi responsabilità nell'andata al
potere del fascismo e nelle successive tragiche vicende. La contrapposizione fra Regno del sud e Cln fu in
parte superata con la "svolta di Salerno", operata dal segretario del Partito comunista, Palmiro Togliatti,
il quale convinse il suo partito e il Cln, ad accantonare la pregiudiziale repubblicana, cioè a entrare nel
governo Badoglio, poichè Togliatti sostenne che era necessario privilegiare l'obiettivo della liberazione
del paese rispetto a qualunque altro. La svolta di Salerno, produsse due conseguenze di grande
importanza:

- Vittorio Emanuele III trasferì temporaneamente i suoi poteri al figlio Umberto, che nel giugno del '44,
assunse la carica di luogotenente del Regno

- il presidente del Cln Bonomi sostituì Badoglio alla guida di un governo che comprendeva diverse
personalità di primo piano dei partiti antifascisti

L'OCCUPAZIONE TEDESCA

Dal punto di vista tedesco, l'Italia aveva importanza strategica, e per espressa volontà di Hitler, i tedeschi
optarono non per il dominio diretto, ma per il controllo del territorio attraverso il governo fascista
nazionale, poichè l'Italia non poteva essere trattata con modalità di terrore, come in Polonia o la Russia,
sia per la sua natura di ex-alleato, sia perche mezzi puramente coercitivi (es. deportazioni di massa)
sarebbero risultati inadeguati o troppo onerosi. Occorreva ottenere la collaborazione del governo
italiano. Per tali ragioni la linea politica seguita, fu finalizzata a ottenere la collaborazione delle istituzioni
italiane e ad influire sull'opinione pubblica attraverso la stampa e la propaganda, anche se l'azione
repressiva svolta dalla Wehrmacht e dalle SS fu particolarmente feroce. Una volta evaso, Mussolini fondò
la Repubblica di Salò, ma l'autonomia del nuovo stato fascista fu scarsissima: in'istanza di controllo
tedesca su ogni struttura amministrativa e militare italiana

LA LEVA MILITARE

La strategia della collaborazione attuata, registrò un successo presso la burocrazia e il ceto


imprenditoriale, poichè molti esponenti collaborarono con l'occupante con l'obiettivo di salvare le loro
aziende. Ebbe esiti molto modesti a livello popolare, per le tragedie che il nazifascismo aveva portato.
Questo rifiuto fu testimoniato sia dal grande sciopero generale proclamato nel marzo 1944, sia dal
fallimento del reclutamento di manodopera volontaria per la Germania

LA RESISTENZA NELL'ITALIA SETTENTRIONALE

Nell'Italia del nord occupata dai tedeschi la Resistenza ebbe i caratteri di una vera e propria guerra di
liberazione. A metà del 1944 le formazioni partigiane si diedero un comando militare unificato, Il Corpo
volontari della libertà (Cvl). All'inizio le bande, ancora molto disorganizzate, agivano prevalentemente in
montagna con imboscate ai nazifascisti; nelle città i Gap (Gruppi di azione patriottica) eseguivano azioni
di guerriglia. Solo nella primavera del 1944 si passò a forme di inquadramento più rigoroso, le brigate, ad
esempio: le brigate Matteotti, le brigate Garibaldi.

LA GUERRA ANTIPARTIGIANA E LE STRAGI

Dalla metà del 1944, l'azione repressiva condotta dai nazifascisti conobbe una drammatica escalation:
l'Appennino tosco-emiliano, la nuova linea gotica del fronte dopo la caduta di Roma e della Toscana, fu
teatro di una controguerriglia che si estese alla popolazione civile con eccidi e stragi, condotte come
risposte di atti di guerra compiuti dai partigiani a puro scopo terroristico, per spezzare il legame fra
partigiani e popolazione. Essere sospettati di aiutare i partigiani significava la deportazione in Germania
o la morte, a tal proposito si ricordano tragicamente gli eccidi di Sant'Anna di Stazzema e di MArzabotto.
Circa 7000 ebrei italiani furono deportati nei campi di sterminio.

IL RAPPORTO CON GLI ALLEATI E LA CRISI DELL'AUTUNNO 1944

La Resistenza italiana diede un contributo alla liberazione del paese. Gli Alleati miravano a sostenere la
guerriglia partigiana nelle retrovie tedesche, evitando nel contempo che essa assumesse eccessiva
importanza politica, anche in considerazione del forte ruolo che vi giocavano i comunisti. Il momento più
critico nel rapporto fra Alleati e Resistenza si ebbe nell'autunno 1944, quando il generale Alexander,
ordinò ai partigiani di rimanere sulla difensiva, escludendo ulteriori offensive sino alla primavera. Nel
movimento partigiano si aprì una profonda crisi morale e politica, anche perchè esso cadeva in un
momento difficilissimo per la lotta alla liberazione. Quest'ultima aveva conosciuto il suo massimo
sviluppo con l'insurrezione di Firenze e con la creazione di parecchie libere repubbliche. In estate la
liberazione sembrava ormai imminente: i partigiani erano pronti a collaborare con gli Alleati nello sforzo
finale. Nell'autunno, la violenta controffensiva scatenata dai nazifascisti colpì duramente le brigate
partigiane. Il rapporto con gli Alleati fu recuperato sul piano politico con i protocolli di Roma del 7
dicembre 1944, i quali sancirono il riconoscimento ufficiale del Clnai, ovvero il Cln dell'Alta Italia, nella
parte del paese che sarebbe stata liberata e garantirono un finanziamento alla lotta partigiana; in
contropartitia, il Clnai si impegnava a trasmettere il potere all'amministrazione alleata al momento della
liberazione e a riconsegnare le armi

INSURREZIONE E LIBERAZIONE

Il durissimo inverno del '44-'45 venne superato trasferendo la lotta in pianura, rinsaldando i legami con la
popolazione delle campagne e intensificando la guerriglia nelle città. Il movimento riprese forza nella
primavera, avviandosi verso l'insurrezione. Mentre le forze alleate, sfondata la linea gotica, avanzavano
nella pianura padana, la mobilitazione degli operai e il convergere delle brigate sui grandi centri
accellerarono la disfatta dei tedeschi. Tra il 23 e il 26 aprile 1945 vennero liberate le più importanti città
del nord. Il 25 aprile 1945 è la data ufficiale della liberazione dell'Italia, per la quale si stima siano caduti
40-50 000 combattenti. Mussolini venne fucilati il 28 aprile insieme ad altri gerarchi.

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