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IL REGIME NAZISTA

LA CONQUISTA DEL POTERE

Hitler studiò con attenzione la miscela di violenza e legalità utlizzata da Mussolini per conquistare il
potere, e le appliccò mentre le sue SA eliminavano gli avversari. Lui si proponeva con successo, come
l'uomo che avrebbe salvato la Germania dalla disgregazione e fatto grande il paese. Come Mussolini,
Hitler salì al potere alla testa di un governo di coalizione con i partiti conservatori, ma impiegò solo 6
mesi per distruggere la democrazia in Germania e per costruire uno stato totalitario. Nel marzo 1933 ci
furono nuove elezioni, precedute da violenze ed intidimidazioni senza precedenti. Pochi giorni prima del
voto, l'incendio del Reichstag, il parlamento di Berlino, ad opera di un esaltato falsamente attribuito ad
un complotto comunista fornì il pretesto per una retata: oltre 4000 militanti comunisti e molti liberali
furono arrestati e al voto Hitler ottenne il 44% dei suffragi, che sommato all'8% dei suoi fiancheggiatori
nazionalisiti gli assicurava la maggioranza assoluta

LA COSTRUZIONE DELLA DITTATURA

Il Partito comunista fu messo fuori legge e Hitler ottenne dal parlamento i pieni poteri. In pochi mesi,
ogni garanzia costituzionale e ogni libertà e possibilità di dissenso vennero abolite. I giornali di
opposizione e le sedi sindacali vennero chiuse, di conseguenza anche il Partito socialdemocratico. Nel
luglio, l'approvazione di una legge contro la formazione di nuovi partiti fece del Partito nazista l'unica
forza politica legale in Germania. Il 20 marzo 1933 venne costituito a Dachau il primo campo di
concentramento per prigionieri politici. Il 10 maggio, nelle piazze di tutta la Germania ardevano i roghi
dei libri proscritti dal regime. La violenza terroristica nazista si dispiegò anche all'interno del partito.
Hitler, per stroncare quello che poteva diventare un potere alternativo, nella notte dei lunghi coltelli,
ordinò l'eliminazione del capo Ernest Rohm e dei principali dirigenti delle SA. Nessuna voce critica si
levò , per paura, per opportunismo, il paese si andava allieneando con il nuovo potere. Alla morte di
Hindeburg (1934) Hitler assunse anche la carica di capo dello stato concentrando su di se ogni potere.

COME GOVERNAVA HITLER

Metà del 1934, lo stato totalitario nazista poteva dirsi costruito. Hitler privò di ogni autonomia le
strutture del potere "legale", parlamento, governo, magistratura, pubblica amministrazione, in modo che
non esistessero più organi istituzionali in grado di esprimere una volontà indipendente da quella del
partito unico e del suo capo. Il Fuhrer era l'unica fonte del diritto e disponeva di un potere assoluto in
ogni settore. Nella concezione nazista della cittadinanza, il Fuhrer non era una istituzione dello stato, ma
era l'incarnazione della stessa comunità popolare, i suoi poteri eccedevano a qualsiasi limite
istituzionale. Nonostante l'autorità assoluta del Fuhrer, il sistema nazista in realtà era una pluralità di
centri di potere gestiti da uomini fedeli al capo: il partito, con le sue strutture centrali e regionali; la
Gestapo, la polizia segreta del regime; le molte istituzioni speciali, come le Todt (edilizia pubblica e
occupazione) e il piano quadriennale per lo sviluppo economico e le organizzazioni di consenso. Molti
studiosi hanno descritto il totalitarismo nazista come una poliarchiam nella quale Hitler rappresentava la
sintesi e l'istanza decisionale ultima fra una pluralità di istituzioni spesso in competizione per realizzare la
volontà del Fuhrer. L'organizzazione del potere nazista era una sorta di "neofeudalesimo", nel quale più
che gli atti legali e formali avevano valore i rapporti di fedeltà personale al capo.

REPRESSIONE E IRRIGIMENTAZIONE

Le SS e la Gestapo, entrambe comandate da Himmler, erano gli strumenti repressivi con i quali il Nazismo
incarcerò, eliminò o costrinse all'esilio ogni possibile oppositore. Alle organizzazioni del terrore si
affiancavano quelle destinate a controllare e irregimentare tutte le attività della società civile. Grande
importanza ebbe il Fronte del lavoro, organizzazione gestita dal partito che inquadrava tutti i "lavoratori
del braccio e della mente" dal punto di vista sindacale, assistenziale e ricreativo, atteaverso
l'organizzazione del dopolavoro. Soppressa ogni libera attività sindacale e lo sciopero considerato
crimine, lo stato controllava tutti gli aspetti della vita lavorativa e produttiva attraverso la macchina
burocratica delle corporazioni. "Il lavoro rende liberi" è agghiacciante l'iscrizione posta sull'ingresso del
lager di Auschwitz. L'ideologia propagandistica del lavoro fu una di quelle su cui il regime nazista battè
con più forza, sia nei confronti dei cittadini tedeschi sia rispetto agli oltre 14 milioni di stranieri che
saranno costretti a lavorare per il Terzo Reich.

LA MANIPOLAZIONE DELLE COSCIENZE

Il nazismo irregimentò la formazione dei giovani, attraverso il controllo sulla scuola e le attività della
Gioventù hitleriana. L'onnipotente Joseph Gobbels, responsabile della cultura e della propaganda fece di
quest'ultima una delle armi fondamentali, attraverso le quali il regime guadagnava e manteneva il
consenso: l'utilizzo dei più moderni mezzi di comunicazione di massa, come la radio e il cinematografo,
ma anche l'organizzazione di grandi riti collettivi, come le oceaniche adunate all'ombra della svastica,
furono posti al servizio di un'opera quotidiana di manipolazione delle coscienze. Occorre comprendere
che il nazismo, fu un regime che si fondava in buona parte sul rapporto diretto e l'identificazione tra un
uomo dotato di grande potere carismatico, il Fuhrer, e le masse. Il nazismo non si servì soltanto del
terrore, ma si sforzò, con successo, di integrare, coinvolgere, mobilitare le masse popolari nella sua
opera. Quest'opera di mobilitazione non poteva cessare nè arrestarsi un momento: essa costituiva il
modo specifico in cui il nazismo manteneva e gestiva il potere

LE FORME DELLA VIOLENZA NAZISTA

La violenza permise la trasformazione della società tedesca in una nazione guerriera, per la sua
purificazione razziale, per l'assoggettamento dell'Europa centrale e orientale quale "spazio vitale"
tedesco. Si possono identificare 3 tipologie fondamentali di violenza nazista: la repressione politica, la
repressione sociale, la politica razziale. Nella parabola storica del regime, assistiamo a una crescente
radicalizzazione della violenza nella direzione della terza. La repressione politica fu acuta nella prima
fase e venne poi attenuandosi; la repressione sociale ebbe come finalità la ripulitura della società
tedesca dai cosiddetti asociali, quali zingari, vagabondi e omosessuali ad esempio. La violenza razziale
ebbe come scopo il risanamento biologico del popolo tedesco attraverso l'eliminazione degli esseri
qualificati come subumani, quali i disabili, uccisi a migliaia nell'operazione eutanasia o gli ebrei, privati
dei diritti di cittadinanza e poi nel corso della seconda guerra mondiale sterminati a miglioni

POPOLO RAZZA CITTADINANZA


La violenza razziale nazista si fondava sull'idea che il popolo, il Volk, è una comunità organica, una totalità
razzialmente omogenea; chi non è di sangue tedesco non può essere cittadino. Il nazismo compì un altro
terribile passo: portando alle estreme conseguenze quella ossessione per la purezza razziale affermò che
non si deve solo preservare l'identità razziale, ma trasformare il Volk in un insieme razzialmente
omogeneo. Il popolo tedesco era ormai un miscuglio di razze diverso e l'ossessione di Hitler era quello di
purificarlo e riportarlo alla propria originaria identità, per restituire alla razza nordica tedesca il proprio
primato

LA PERSECUZIONE CONTRO GLI EBREI

Gli ebrei furono considerati dal nazismo non come appartenti ad una religione, ma come individui
biologicamente determinati. In quanto razza inferiore gli ebrei dovevano essere colpiti praticando un
antisemitismo programmato o istituzionale. La fusione fra il tradizionale antisemitismo e il razzismo su
base biologica è il dato caratterizzante del nazismo. La persecuzione contro gli ebrei fu scandita da
migliaia di leggi e regolamenti. Nel 1935 vennero promulgate le leggi di Norimberga: la legge sulla
cittadinanza del Reich, che privava gli ebrei della cittadinanza, e la legge sulla protezione del sangue e
dell'onore tedeschi, che vietava i matrimoni e rapporti sessuali fra ariani ed ebrei. Un ulteriore punto di
svolta fu il tragico pogrom (sommossa sanguinosa contro gli ebrei) della notte dei cristalli del 9-10
novembre 1938: una notte di furiosa e indiscriminata violenza antisemita, gestita dai capi locali e centrali
del nazismo. Il bilancio fu 90 ebrei uccisi, molti feriti gravi, stupri in numero imprecisato, 200 sinagoghe
distrutte, 20 000 ebrei arrestati e poi deportati, migliaia di case e negozi devastati e saccheggiati, e da qui
il nome notte dei cristalli. Concluso il massacro, gli ebrei furono obbligati a risarcire i danni che i beni
pubblici avevano subito nei disordini e addirittura alcuni autori di stupri furono si puniti, ma per il reato
di contaminazione razziale. Quella fu la notte in cui si capì che il destino degli ebrei era ormai segnato.
Quelli che lo compresero scapparono; la persecuzione continuò con l'arianizzazione dei beni e delle
attività economiche degli ebrei, cioè con la loro requisizione e assegnazione ad ariani, con la
deportazione, fino all'obbligo di portare sugl'abiti la stella gialla di David, infamante marchio di
riconoscimento introdotto nel 194 1

LA POLITICA ECONOMICA: PIENA OCCUPAZIONE E CONSENSO

Dal punto di vista economico, il regime nazista, attuò molto precocemente una politica autarchica e di
forte dirigismo da parte dello stato. Questa dominante presenza dello stato, non intaccò il sistema
capitalistico, anzi ne accentuò il carattere monopolistico: si verificò una forte saldatura tra gli interessi dei
grandi gruppi industriali e le scelte economiche del regime. Queste ultime seguirono due scopi principali.
Il primo era il raggiungimento della piena occupazione, obbiettivo politico prima che economico, perchè
mirava a conquistare il consenso popolare. Questo obbiettivo fu centrato, poichè tra tutti i paesi
industriali, la Germania fu quello che più rapidamente e completamente riuscì ad emergere dalla crisi
economica. Questo successo costituì un decisivo fattore di consenso per il regime, anche se i consumi
privati aumentarono in misura modesta e il nazismo impose bassi salari e alti ritmi di lavoro

L'ECONOMIA DI GUERRA

Lo stato finanziò imponenti opere pubbliche, ad esempio le grandi autostrade, e sviluppò un accellerata
politica di riarmo; le spese militari costituivano nel 1935 circa il 30% dell'intera spesa dello stato e alla
vigilia della seconda guerra mondiale aveva superato il 50%. Preparare il paese alla guerra era il secondo
obbiettivo della politica economica del nazismo: come affermò Hitler in un discorso del 1936, esiste un
legame molto stretto tra economia, politica, ideologia e guerra. Infatti, l'enorme impiego di risorse
pubbliche creato per finanziare gli investimenti comportava una politica estera aggressiva, rivolta a
conquistare alla Germania una posizione egemonica nell'economia e nelle relazioni internazionali. Nella
stessa direzione andava la parola d'ordine dello "spazio vitale", sin dall'inizio della sua carriera politica.
Questo spazio era individuato non nel mondo coloniale, ma nell'Europa dell'est, terra di slavi, ebrei e
bolscevichi.

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