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LEZIONE 12.03.

2019

Grandezze fondamentali per i sistemi domotici: correnti potenza elettrica ed energia


elettrica. Per trasmettere le informazioni necessarie alla rete domotica abbiamo visto nella
scorsa lezione che sono necessari un BUS di comunicazione utilizzato in modo esclusivo
per evitare interferenze. La comunicazione può avvenire via cavo, mediante rete wireless
o mediante la rete elettrica utilizzata oltre allo scmabio di segnale elettrico anche per
scambiarsi altre informazion.. Vedere il funzionamento della rete elettrica ci torna utile
perchè le spese relative alla rete domotica vanno sotto la voce impianti elettrici. Tutta la
normativa che indica come un impianto elettrico debba essere fatto a regola d’arte
ultimamente prevde amnche la presenza di una rete domotica. Uno dei vantaggi della
domotica è quello dell’efficienza energetica bisogna avere ben chiaro cosa sia il consumo
di energia. Quando si dice che il consumo di energia di uno stabile viene determinato
inferiore ad un altro, cosa si intende per assorbimento di energia, cos’è l energia e perché
abbiamo che quell edificio è più conveniente dal punto di vista energetico rispetto ad un
altro.

Richiami di base

Disegno astratto che può riguardare un impianto elettrico. Le linee non sono altro che i
collegamenti attraverso cavi elettrici che passano per tutto l’appartamento e ogni tanto ci
sono dei rettangoli che possono essere dei carichi elettrici come le lampadine
elettrodmestici tutti gli elemneti elettrici ed elettronici collegati all’impianto elettrico.

Cosa si intende per corrente tensione, potenza o energia elettrica che viene consumata o
assorbita da questi dispositivi elettrici? È necessario parlare della natura della rete elettrica
in Italia della corrente e della tensione che viene erogata nella nostre abitazioni. Per fare
questo ripartiamo dal corso di fisica 1. Nel corso di fisica 1 abbiamo visto che tutte le
equazioni tra campi elettrici e magnetici possono essere descritti dalle equazioni di
Maxwell. Esse sono complicate perché ci sono le derivate parziali lineari ma accoppiate
fra loro e per risolvere è necessario utilizzare un approccio di integrazione numerica.

Ci sono alcuni casi nello studio di circuiti elettrici in cui non c’è bisogno di utilizzare le
equazioni di Maxwell ma è possibile fare alcune ipotesi esemplificative per cui lo studio di
circuiti diventa più facile. In generale,
il segnale elettrico ξ (psi) dipende due grandezze:
spazio e tempo. Se il segnale elettrico è la corrente,
la corrente in un punto sarà diversa in un altro e la
corrente in un dato punto varia nel tempo. Il valore
della corrente in due punti diversi del circuito
elettrico è diversa nello spazio e nel tempo. Cambia
secondo un’equazione:

ξ ( x , t ) = ysen ( 2Tπ t− 2λπ x )


y, T e λ sono dei numeri e vedremo quanto valgono nel caso della rete elettrica italiana,
π è π e le uniche variabili sono x e t. Una volta fissati i valori di y, T e λ a seconda del
varole di x e t avremo un valore di verso di ξ . Lo studio della funzione è complicato perché
bisognerebbe studiarla per tutti i valori di x e tutti quelli di t (è una funzione tridimensionale:
x, tempo e valore della funzione sulla terza coordinata). Per poterla disegnare facilmente
si disegna in maniera separata considerando solo la componente del tempo o solo quella
dello spazio. Fisso il punto dove misurare la corrente e quindi determino x=x 0 (che posso
porre in 0). Andiamo a studiare la funzione soltanto al variare dell’altra grandezza: il
tempo. Ottengo così una funzione in un'unica variabile indipendente che è il tempo. Vado
a studiare quindi ξ in un determinato punto del circuito x 0 al variare del tempo t. Al posto di
x che prima poteva assumere tuti i valori possibili a seconda della posizione nel circuito
andiamo a fissare un determinato punto x 0. Se lo scelgo uguale a 0 l’equazione si
semplifica ulteriormente.

ξ ( x 0 , t )= ysen ( 2Tπ t− 2λπ x )


0

Disegno sulle ascisse mettiamo il tempo t e sulle ordinate la funzione ξ ( x 0 , t ). Vedo che

quello che rimane è ysen ( 2Tπ t ). Il seno è una funzione che oscilla fra -1 e +1 se quindi la
moltiplico per y avrò una funzione che oscilla fra -y e +y. Il nostro segnale ξ oscillerà tra un
valore massimo y e un valore minimo -y. Se scelgo un punto del circuito dove c’è una
presa elettrica e vedo l’andamento di tensione della corrente, l’andamento qualitativo del
segnale è un andamento sinusoidale al variare del tempo. Un segnale sinusoidale ha la
caratteristica di essere periodico. Un segnale è periodico quando è uguale a sé stesso una
volta che è passato un lasso di tempo pari al periodo. X t=xt+T per ogni t. T corrisponde al
periodo del segnale. A quanto corrisponde il periodo del segnale? Il seno è periodico con
un periodo di 360° (un angolo giro) o 2 π in radianti. Se t=0 l’argomento del seno è 0. Se
t=T, T e T si semplificano e l’argomento del seno è 2 π . Se t=2T allora l’argomento del
seno è 4 π .
In altre parole, ogni volta che t è multiplo di T l’argomento del seno è un multiplo di 2 π .
T corrisponde proprio al periodo del segnale come ci potevamo aspettare.

ξ ( x 0 , t )= ysen ( 2Tπ t )
1
T per definizione di periodo è pari a , dove f è la frequenza. Nelle nostre abitazioni la
f
frequenza di alimentazione è circa 50Hz. Un periodo è un intervallo di tempo e la sua
unità di misura è un multiplo del tempo e si misura in secondi. La frequenza è l’inverso del
periodo e quindi si misura in 1/s. Hz corrisponde al s -1. Nelle nostre abitazioni abbiamo
che la frequenza dei segnali elettrici di tensioni corrente è 50 Hz. È una caratteristica
italiana e europea ma in Stati Uniti e Giappone la frequenza è di 70 Hz. Non tutti i
dispositivi italiani e europei vanno bene anche per altri mercati perché sono costruiti per
operare ad una frequenza di 50 Hz. La frequenza di 50 Hz corrisponde a dire che
nell’intervallo di tempo di un secondo la corrente o la tensione fanno 50 volte un giro su
loro stesse. Abbiamo quindi che ci sono 50 fronti d’onda di tensione o corrente
nell’intervallo di un secondo. Un’alimentazione di questo tipo, in cui il segno della corrente
varia costantemente da positivo a negativo, viene detta a corrente alternata. Dire che
l’alimentazione elettrica è alternata vuol dire che essa ha un andamento sinusoidale. A
volte viene chiamata alternata perché il segno della tensione della corrente varia
continuamente da positivo a negativo.
Abbiamo fissato x, adesso fissiamo t=t 0 e abbiamo che il segnale cambia nello spazio e il
valore della corrente è diverso. Adesso studiamo ξ in un preciso istante temporale t 0 che
possiamo porre uguale a 0. La funzione inziale è l’equazione di un’onda unidimensionale
perché considerata un’unica direzione x nella versione semplificata della propagazione del
segnale elettrico ha due variabili: x e t. Adesso fissiamo il tempo t 0 e vediamo come varia
nello spazio. L’equazione diventa:

ξ ( x , t 0 )= ysen ( 2Tπ t − 2λπ x)


0


t è un numero. Se scelgo t0=0 il numero diventa 0. Quello che resta è un’equazione
T 0
analoga a quella precedente solo che adesso è in funzione di x invece di essere in
funzione di t. Abbiamo che:
ξ ( x , t 0 )=− ysen ( 2λπ x )
Se andiamo a disegnare in funzione di x abbiamo come prima che il seno oscilla tra -1 e
+1 se lo moltiplichiamo per -y oscilla fra -y e +y.

Cosa cambia rispetto alla precedente? Il linea di principio possiamo immaginare che se
andiamo a disegnare quella curva in funzione di x in questo circuito potrebbe accadere
che l’andamento della corrente in qualche punto è negativo in altri è positivo. La verità è
diversa perché è sempre un segnale sinusoidale ma il periodo adesso quanto vale?
Adesso si misura in metri perché è una distanza fra due creste dell’onda, dopo quanto il
segnale si ripete uguale a se stesso. Sull’asse delle x c’è infatti una distanza.
Se

x=0 l’argomento del seno è 0. Se x= λ


l’argomento del seno è 2 π se x=2 λ l’argomento è 4 π . Quindi, quando x è multiplo di λ
l’argomento del seno è sempre un multiplo di 2 π . E dunque il periodo vale λ . Prima il
periodo valeva nel caso dei segnali elettrici tipici delle nostre abitazioni 1/50 (50Hz). La
lunghezza d’onda quanto vale adesso?
λ prende il nome di lunghezza d’onda nel caso di un onda unidimensionale che
rappresneta un segnale elettrico ed è pari alla velocità di propagazione del segnale
elettrico (velocità della luce) diviso la frequenza del segnale elettrico.
c
λ=
f
Se la velocità della luce è m/s la dividiamo per 1/s e quindi la moltiplichiamo per s ritorna
che la lunghezza d’onda è espressa in metri. Quanto vale? Nel caso di un segnale
elettrico c è una costante e vale 300 000 km/s quindi a 300 x 10 6 m/s. La frequenza è 50
Hz. Quindi vediamo che λ vale:
6
300× 10 m/s
λ= =6000 km (simile al raggio della terra)
50 Hz
Se sto all’interno di una casa in cui la distanza massima fra due punti del circuito può
essere di un ordine di grandezza massimo di 100 m allora se rappresento 100 m da dove
questo intervallo è 6000 km allora sono due punti sovrapposti uno all’altra perché la
distanza di 100 m è trascurabile rispetto a quella di 6000 km. Allora è vero che nella
propagazione di un segnale elettrico questo ha valori diversi nello spazio e nel tempo, ma
per poterlo apprezzare nello spazio dovremmo spostarci di distanze dell’ordine di 100 km.
In uno spazio di 100 m non sono in grado di apprezzare variazioni di segnale di
corrente/tensione. Il mio circuito elettrico si dovrebbe quindi estendere per 6000 km. In
altre parole la corrente elettrica percorre delle distanze nel nostro interesse (building e
home automation) in un tempo infinitesimale. Quindi se accendo la luce, istantaneamente
si accende la luce e non ci mettiamo a considerare i ritardi dovuti al fatto che la luce non si
propaga in maniera istantanea. Questo perché la distanza è breve rispetto a quella in cui
si possono osservare dei cambi di propagazione dei segnali elettrici.
Allora nelle case trascuro la componente spaziale, immagino che la corrente/tensione
sia la stessa in tutti i punti della casa e tengo conto solo della variabile temporaleposso
trascurare le equazioni di Maxwell. Quando è che non posso fare questa trascuratezza
spaziale e non posso trascurare le equazioni di Maxwell?
 Quando le distanze sono di migliaia di km e sono comparabili con la lunghezza
d’onda. Linee di trasmissione che portano la rete elettrica da un capo all’altro
dell’Italia coprendo distanze dell’ordine dei 1000 km e non si può più fare l’ipotesi
che il valore della corrente sia uguale in ogni punto delle linee di trasmissione. Non
è un caso di nostro interesse perché non è legato alla domotica.
 Quando le frequenze di trasmissione dei segnali elettrici non sono più di 50 Hz ma
ordini di grandezza maggiori rispetto a questi. Uno dei casi è rappresentato dalle
trasmissioni di segnali in altra frequenza dell’ordine del KHz o MHz. Nel caso delle
trasmissioni radio (MHz), trasmissioni elettriche di segnali domotici dell’ordine
103(KHz) o 106(MHz). Se al denominatore abbiamo 10 3 o 106 quando si fa rapporto
fra due grandezze 106 e 106 si semplifica e diventano paragonabili con λ anche
piccole distanze perché λ diventa molto più piccola se il denominatore diventa
molto più grande. Allora anche le piccole distanze che si hanno all’interno della
casa diventano paragonabili con la lunghezza d’onda del nostro segnale.
Finché parliamo di segnali elettrici possiamo usare equazioni più facili ma nel caso in
cui le trasmissioni avvengano a frequenze più elevate bisogna iniziare a tenere conto
di fenomeni elettrici e magnetici più complicati e questo ci darà limitazioni in termini
della velocità con cui si riescono a trasmettere informazioni all’interno del power (???).

Definiamo ora le grandezze elettriche importanti all’interno della domotica.

 Intensità di corrente elettrica= variazione di carica nell’intervallo di tempo. Se la


carica non varia il primo membro è uguale a 0 e la corrente non scorre. Se la
variazione di tempo è infinitesimale, tale equazione è molto valida

∆ q (t)
i (t )=
∆t
e si misura in Ampere.
 La tensione elettrica è definita come la differenza di potenziale fra due punti A e B
ovvero il lavoro svolto per portare una carica q da punto A a punto B
L AB ( t )
v AB ( t )=
q
e si misura in Volt.

Nelle nostre case la tensione è prefissata, ovvero a qualunque presa a cui ci colleghiamo
l’efficace della tensione vale 230V, la corrente invece non è fissata.
v ( t )=230 √ 2 sen(2 π 50 t)
Il periodo è la distanza di tempo dopo il quale il segnale si ripete uguale a sé stesso e vale
1/50. È in alternanza perché il segno varia nel tempo.
Mentre v è prefissata, i (la corrente) dipende da quanta corrente è assorbita da quel
dispositivo.

La potenza elettrica si indica con


P ( t ) =v (t) ×i ( t ) (tensione x corrente)
e si misura in Watt. Entrambi i fattori cambiano nel tempo (ricordiamo che la corrente
dipende da dispositivo a dispositivo) allora anche la potenza varia nel tempo. Ciò è
sicuramente scomodo. Quando compriamo un elettrodomestico non vogliamo sapere
come la potenza varia nel tempo ma vogliamo avere un’idea di quanto è la potenza
assorbita da quel dispositivo con un unico numero. Per evitare di avere una potenza che
varia nel tempo si fa riferimento a una potenza chiamata potenza istantanea che si
misura in Watt. Quando compro un dispositivo elettrico come una lampadina trovo indicata
la potenza che viene consumata ovvero il valore medio della potenza istantanea in un
periodo. In realtà anche la potenza ha un andamento che varia nel tempo e se ne fa
semplicemente il valore medio. Formalmente la potenza media viene indicata con la media
integrale su un periodo. Quando compro un dispositivo trovo il valore medio della potenza
che viene istantaneamente dissipato su quel dispositivo che compriamo. Visto che la
tensione è fissa e la corrente no la potenza è il prodotto fra una componente fissa e una
che varia e a seconda di quanto varia va a cambiare la potenza che viene assorbita da
quell’elettrodomestico.

1
P= ∫ P (t ) dt
T T
Disegniamo quant’è la potenza assorbita in un appartamento. La potenza= somma ella
potenza assorbita da tutti gli elettrodomestici. Ha un andamento costante nel tempo e
riguarda l’assorbimento di tutti i cavi che vengono collegati alla corrente anche in nostra
assenza. Ad un certo punto cominciamo ad accendere gli elettrodomestici e l’andamento
della potenza cambia seguendo un andamento dove il valore della potenza auenta nel
momento in cui andiamo ad accendere un elettrodomestico. Dopodichè teniamo il
dispositivo acceso per una certa quantità di tempo. Quando lo spengo il consumo di
potenza diminuisce. Quando esco di casa o spengo tutto ritorno a quel consumo di base
dato dagli elettrodomestici che rimangono continuamente attaccati alla corrente. Di per sé
c’è un aumento di potenza anche dovuto all’accensione di una luce ma il consumo di una
lampadina è nettamente inferiore a quello di un elettrodomestico. Concordiamo con
l’erogatore di energia elettrica un valore massimo di potenza che possiamo assorbire in
qualsiasi istante temporale per esempio 3KWatt (3000 Watt). Succede che se accendo
troppi elettrodomestici in contemporanea forno phon e lavatrice abbiamo che
l’assorbimento di potenza è troppo elevato dopo pochi secondi si stacca il contatore
perché stiamo consumando oltre il limite di potenza che possiamo consumare. È possibile
in questo caso cambiare il contratto e negoziare il valore che vogliamo consumare. Gli
esercizi commerciali hanno un valore massimo più elevato. Non si fa istantaneamente
perché il valore dipotenza oscilla ocntinuamente e potrebbe accadere che
istantaneamente il valore della potenza stabilito superi quello concordato con l’erogatore
ma soltanto per motivi di fluttuazioni elettriche. Ipotizzando che questo sia il consumo di
potenza (grafico) quello che vado a pagare in bolletta è tutta la potenza elettrica
consumata pesata nel tempo. È importante per quanto tempo consumiamo una certa
quantità di energia elettrica. L’aria sottostante alla curva corrisponde all’integrale e
l’energia W è l’integrale della potenza nel tempo. Quindi, disegnando la curva della
funzione sopra scritta, quello che pago è la potenza pesata nel tempo, l’area sottesa al
grafico.

Quello che pago nella bolletta è dunque l’energia elettrica, quanta potenza consumo per
quanto tempo

W ( t )=∫ P (t ) dt
T

Si può dire quindi che un elettrodomestico è più efficiente dal punto di vista energetico se
consuma meno potenza perché se meno potenza assorbo meno energia consumo e meno
pago.
Se nelle nostre case abbiamo un’alimentazione alternata e tensione e corrente sono
rappresentabili con funzioni che cambiano in maniera sinusoidale nel tempo, non tutti i
dispositivi consumano corrente o tensione in alternata, ma corrente e tensioni in continua,
che non vuol dire che siano funzioni continue ma che sono costanti nel tempo. Un
esempio è la corrente erogata da una pila/batteria, per esempio il caricabatteria del
computer, che ha un filo ma anche un oggetto (convertitore: dispositivo che serve per
abbassare o cambiare i valori di tensione di corrente e renderli costanti nel tempo) per
convertire la corrente alternata della rete in quella continua che alimenta il pc.

Ritornando all’argomento BUS E MEZZI TRASMISSIVI, abbiamo visto che la soluzione


migliore è usare un unico filo per scambiare informazioni (BUS, che potrebbe essere
sostituito da un wireless) a cui collegare tutti i dispositivi, oppure sfrutto la rete elettrica già
esistente.
L’ultima soluzione è chiamata onde convogliate o Power Line che sono onde trasmesse
attraverso la rete elettrica. A volte si parla di Bus solo se c’è il cavo ma dal punto di vista
statico si può chiamare BUS anche se effettivamente il cavo non c’è ma c’è una rete
wireless.

ONDE CONVOGLIATE PL
Come si può utilizzare la rete elettrica già esistente anche per far passare un segnale di
informazione oltre a quello elettrico? Il segnale elettrico è alternato, la tensione imposta è
230 Volt e la frequenza è 50 Hz (caratteristiche segnali elettrici in Italia). A questo segnale
elettrico viene aggiunto un secondo segnale a frequenza molto maggiore dell’ordine dei
KHz; per cui il segnale totale è quello di partenza a cui è aggiunto un segnale con
frequenza molto maggiore. Le proporzioni non sono rispettate perché se questo è
dell’ordine del 50 e questo del 150 KHz vuol dire che la frequenza è 3000 volte maggiore.
Quindi nel tempo che ci mette il primo segnale tornare uguale a sé stesso l’altro segnale
che è sovrapposto (dell’ordine da 3 a 150 KHz) deve fare 3000 volte su e giù. Quindi è un
segnale con una frequenza molto maggiore rispetto a quella di partenza. Ma non soltanto
la frequenza è maggiore perché la seconda caratteristica è che il valore di tensione è
molto più basso rispetto a quello iniziale (230 x radice di 2) l’ordine di grandezza del
secondo segnale di tensione è di 1-2 Volt al massimo. Questo segnale è quindi molto più
piccolo in modulo e più veloce in termini di frequenza. Succede quindi che si avranno due
BUS di colore diverso uno per lo scambio di informazioni e uno per il segnale elettrico. Ora
si utilizza un solo BUS (che è quello del segnale elettrico) e abbiamo la BCU che somma i
due segnali quello di alimentazione e di comunicazione li fa passare tutti e due sul BUS
oppure riceve il segnale lo scompone in due segnali uno per l’alimentazione elettrica e uno
che contiene informazioni interessanti per il singolo componente elettrico. Come si fanno a
scambiare? Ci sono due segnali a due frequenze diverse uno a 50 Hz e uno a 100 KHz
come ordine di grandezza. Potremmo sapere che l’elemento elettronico che si preoccupa
di separare i due segnali non è che un filtro.
*nell’immagine c’è scritto 220 v, ma ad oggi si indicano 230

Se un filtro si dice:

 Passa basso, significa che lascia passare le frequenze basse (segnale elettrico)
 Passa alto, significa che lascia passere le frequenze alte (segnale informazione)

E’ sufficiente avere quindi un filtro che da una parte fa passare il segnale elettrico e
dall’altra il segnale dell’informazione. Non c’è bisogno di nessun dispositivo elettronico
particolarmente avanzato Si usano quindi i cavi della rete che distribuisce l’alimentazione
elettrica, alla quale si aggiunge un basso voltaggio modificato che non influisce in modo
significativo sulla potenza distribuita

Vantaggi:

• Si evitano cablaggi aggiuntivi (tutte le case posseggono una rete elettrica epossono
essere domotizzate);  vantaggio principale

• Evitando inquinamento da onde radio dovute alla presenza di una rete wireless;

• Permettendo il raggiungimento tutte le parti della casa dove esistono dispositivi


elettrici a differenza della rete wireless che ha un raggio d’azione limitato. Può
essere quindi più salutare ed economica la rete elettrica (non si comprano i
ripetitori)
• Le reti wireless sono più facilmente hackerabili rispetto a una rete elettrica. Quando
erano in pochi ad avere il wireless molte persone si attaccavano alla rete degli altri
perché le password inizialmente erano molto facili. Ora non c’è più bisogno perché
tuti abbiamo una rete wireless. Se voglio hackerare una rete cablata devo
fisicamente e materialmente devo riuscire a collegarmi alla rete con cavo, al
contatore. È più facile capire se qualcuno si sta collegando alla nostra rete cablata.

Svantaggi:

• Velocità: è legata alla frequenza, le informazioni che vengono trasmesse sono dei
pacchetti. I pacchetti sono sequenze di 0 e 1 che vengono trasmessi variando i
valori della tensione di corrente e per avere variazioni di corrente/tensione se ho 50
Hz posso trasmettere 50 zeri o 50 uni in un secondo (una sequenza di 50 numeri).
Se si vuole trasmettere 100 000 000 di 0 o 1 e aumentare il numero di info da
trasmettere in un secondo non si può perché se la frequenza si spinge oltre certi
valori (dell’ordine dei MHz) una formula vista in precedenza ci dice che la
lunghezza d’onda diventa comparabile alla distanza fra i due punti della casa fra i
quali si vuole trasmettere l’informazione. Se la frequenza diventa dell’ordine dei
MHz improvvisamente ci sono dei sono campi elettromagnetici che entrano in gioco
e non possono essere trascurati, e ci sono interferenze elettromagnetiche con gli
altri elettrodomestici e gli altri segnali. Si cominciano quindi a sentire dei suoni, dei
disturbi a causa delle interferenze che si stanno creando fra la rte domotica e le
altre reti. Per evitare questi problemi l’intervallo di frequenze (chiamata anche
banda) fra le quali si possono trasmettere segnali domotici è normata a livello
mondiale e in particolare a livello europeo (la banda di frequenza è stata dettata
dalle regole CENELEC). Posso quindi trasmettere segnali domotici soltanto
all’interno di un certo intervallo di frequenza. Posso trovare intervalli di frequenza
che possono essere per vari segnali domotici. C’è un intervallo di frequenza che
viene riservato ai fornitori di energia elettrica che utilizzano per leggere da remoto il
nostro consumo di energia elettrica, c’è un intervallo di frequenze che viene
utilizzato per i sistemi domotici, un latro intervallo per allarmi di sicurezza, non
possiamo andare oltre questa velocità. La frequenza è direttamente proporzionale
alla velocità e alla quantità di informazioni posso transitare in un secondo. Se ho
bisogno di far transitare in un secondo parecchie informazioni (per esempio se
utilizziamo un impianto di videosorveglianza che richiede flussi video ad alta
definizione) non possiamo più utilizzare le PLC. Altrimenti se ho bisogno di
utilizzare un intervallo di frequenza superiore ai KHz dell’ordine dei MHz non si può
fare perché un filo percorso da corrente così elevata non si comporta più come un
circuito elettrico ma si cominci a comportare come una radio e si cominciano a
sentire dei rumori e dei suoni.

• Altri problemi sono legati al fatto che la rete elettrica è stata inizialmente progettata
solo per funzionare come rete elettrica ed è ottimizzata per svolgere questo
compito. Se la voglio usare anche per far passare segnali domotici la rete elettrica
non si comporta più bene. Questo è dovuto al fatto che nella rete elettrica ci sono
numerosi disturbi: ogni volta che attacco un nuovo elettrodomestico alla presa si
crea un disturbo che si propaga dappertutto (noi non ce ne rendiamo conto) ma se
utilizzaimo la rete anche per far passare altre informazioni abbiamo che il segnale
di informazione viene disturbato. Inoltre è necessario aggiungere una serie di filtri
per pulire il segnale ed evitare che il segnale domotico superi il contatore e che si
trasmetta alle altre abitazioni, ci può essere necessità di un ripetitore perché si
possono attuare su altre distanze. Ci sono quindi numerosi problemi legate alle plc.
Finché le PLC sono utilizzate per trasmettere piccole informazioni (chi è acceso chi
è spento quanta potenza viene assorbita ecc..) possono andare bene se viceversa
vengono utilizzate per altri scopi e per scambiarsi un gran numero di informazioni
abbiamo che le PLC non sono più convenienti.

In alternativa alle Power Lines le soluzioni con cavo. In questo caso cambia la scelta del
cavo. SI passa da cavi meno costosi e più lenti a cavi più costosi e veloci. L’unica
differenza è in termini di prezzo e performances.

TWISTED PAIRE, Doppino telefonico perché simile al cavo utilizzato per le trasmissioni
telefoniche (TP)

Il vantaggio sostanziale è che il cavo è dedicato solamento al passaggio delle informazioni


domotiche. Essendo un cavo dedicato è progettato apposta per far passare informazioni
domotiche e quindi funziona meglio di un cavo inizialmente progettato per far passare
segnali elettrici e che viene in un secondo momento utilizzato anche per far passare
segnali domotici. In particolare, non è oggetto di disturbi esterni perché è separato dalle
altre linee.

Si tratta di cavi schermati per vincere le interferenze se posizionati vicino ai cavi della
corrente elettrica, possono sopportare velocità superiori e non servono filtri per separare il
segnale dall’alimentazione; inoltre il cavo del doppino è più economico degli altri cavi fra
cui la fibra ottica. Ci sono dei trucchi anche qua che vengono utilizzati per massimizzare
ottimizzar ele performances di questa soluzione. Succede tipicamente che un segnale di
informazione trasmesso con questo sistema presenta valori + e -, che si alternanoil
segnale è quindi una sequenza di valori di tensione, di 0 e 1.

Nonostante i segnali siano schermati dalle interferenze elettromagnetiche e siano separati


dai segnali elettrici, si possono comunque avere disturbi (di entità minore rispetto a quella
di altre soluzioni come quella di PLC), che sono evidenziati da valori di tensione
nettamente diversi rispetto ai valori che vengono assunti generalmente da questo segnale.
Per evitare che siano presenti questi disturbi nel doppino telefonico, fatto di due cavi
intrecciati, passano due segnali uno l’opposto dell’altro: uno di un segno che corrisponde a
quello originale del segnale che vogliamo inviare e lo stesso cambiato di segno. Per
aumentare la robustezza e l’affidabilità della trasmissione di un segnale su cavo vengono
quindi mandati sia f(t) che –f(t). Il motivo per cui si fa questo è che se in un certo istante
temporale si somma un disturbo da una parte avrò f (t)+d (t ) dove d(t) è il disturbo e
dall’altra avremo −f (t)+d (t ). Il componente che riceve il messaggio in realtà ne riceve
due. Allora il ricevitore o la

Messi a sistema. Allora la BCU del ricevitore cambia di segno uno dei due segnali (ad
esempio il secondo) e li somma, eliminando il disturbo

f ( t ) +d ( t ) −[−f ( t )+ d ( t ) ] =2 f (t)
Su cavo quindi posso utilizzare determinati accorgimenti per eliminare il disturbo un
procedimento tipico è utilizzare due cavi intrecciati per mandare due segnali che una volta
viene cambiato di segno quello che succede è che il ricevitore cambia a sua volta il segno
e somma i due segnali. Uno dei due si cancella (il disturbo) e basta dividere per due per
ottenere il segnale originale. Si costruisce un onda data da valori medi delle due onde si
divide per due e i disturbi si annullano.
Questa tecnica si chiama BILANCIAMENTO e utilizzandola posso trasmettere con cavi
più lunghi perché gli eventuali disturbi vengono eliminati con trucchi di questo tipo. Oltre al
bilanciamento si possono anche usare altre soluzioni di tipo numerico: aggiungo bit di
controllo (i bit di parità) per raggiungere la parità della sequenza 0-1 del pacchetto. A
parità di cavo ci sono diversi protocolli che decidono come devono essere le diverse
sequenze di 0-1 a seconda di quello che viene utilizzato abbiamo diverse categorie di
standard e protocolli che vengono proposti. A parità di tecnologia quello che fa la
differenza è il protocollo ovvero come si interpretano le sequenze di 0 e 1.

BUS CX

Se la trasmissione su cavo è più veloce rispetto alla trasmissione su PLC, la trasmissione


su doppino telefonico è sostanzialmente una trasmissione audio che può essere
velocizzato utilizzando tecnologie diverse rispetto al doppino telefonico come ad esempio
il cavo coassiale. Li abbiamo già in casa e sono sostanzialmente i cavi che vengono
utilizzati per le antenne (tv o satellitare) che colleghiamo alla televisione. La velocità che
viene utilizzata nelle trasmissioni telefoniche è quindi minore rispetto a quella che viene
usata per le trasmissioni televisive. Ci sono dei flussi audio e video e quindi se questi cavi
costano di più per via dei materiali usati ci permettono di ottenere velocità superiori.
Quando vengono utilizzati? Per trasportare segnali ad alte frequenze. La frequenza è
direttamente proporzionale alla velocità, più 1 o 0 trasmetto in un secondo più informazioni
trasmetto in un secondo. La capacità di trasportare segnali ad alta frequenza permette di
creare comunicazioni digitali ad alta velocità si utilizzano soprattutto quando il TP non è
abbastanza veloce ovvero quando vogliamo inviare anche un segnale video per esempio
ad alta definizione. Ovviamente i flussi video non si possono mandare con le PLC ma a
parità di flussi video a seconda della definizione è necessaria una banda (un intervallo di
frequenze) maggiore a seconda se sia HD ecc. Un tipo particolare di cavo è il BUS CX-
USB. Nelle slides siamo rimasti indietro siamo arrivati alle tecnologie 2.0. A seconda dello
specifico livello che consideriamo la velocità delle informazioni è diversa. L’USB è riuscito
a prevalere rispetto agli altri.

Soluzioni senza cavo: wireless. Quello che abbiamo a casa o in aula all’università è solo
una possibile soluzione wireless. Nelle tecnologie wireless rientrano infatti tutte quelle
senza cavo anche i telecomandi. In realtà parliamo informalmente di soluzione wireless
ma è meglio chiamarle BUS A ONDE RADIO o a radiofrequenza per evitare che si pensi
solo alle reti wireless presenti nelle nostre case.

BUS A ONDE RADIO (RF)

Il BUS invia segnali in radio frequenza (banda 2.4 GHz, che non fa interferire il segnale
con altre radio frequenze).

 WIFI: Utilizzate per le reti internet nelle case. Un vantaggio è quello della velocità,
ma può essere soggetto a interferenze, a disturbi passeggeri. Inoltre, non sappiamo
quanto sia pericolosa per la salute dell’uomo. Esistono più categorie e più standard
di reti wireless. Cambia la velocità. La più famosa è la rete 802.11. e a seconda
dell’ultima lettera che vi si aggiunge è possibile arrivare a diverse prestazioni. La
distanza è in genere di 200 mt, dobbiamo quindi mettere un ripetitore per
aumentare il raggio. A seconda dell’acronimo cambia la velocità o la sicurezza.
Quando configuriamo la rete wireless abbiamo diverse possibilità di criptografia. Più
bit aggiungo per crittografare le informazioni più tempo impiego per trasmettere le
informazioni. Se voglio essere sicuro lo faccio se non mi interessa della sicurezza
posso andare più velocemente perché trasmetto i bit relativi alla sola informazione.
 BLUETOOTH: (nelle automobili per collegarsi e parlare senza utilizzare un cavo o
avere il cellulare in mano o per riproduzione audio con delle casse senza cavo) è
veloce quanto la trasmissione audio ma non sufficientemente veloce per
trasmettere video in alta risoluzione. Le distanze sono limitate (<10 mt) lo. Lo
smartwatch (un dispositivo indossabile collegato al cellulare) ad esempio si collega
via Bluetooth al cellulare che deve essere vicino. Non si possono scambiare
informazioni pesanti a distanze abbastanza elevate come si fa con il wifi e le
velocità sono minori, si utilizza più che altro per inviare file audio. Il vantaggio è che
robusto nei confronti dei disturbi e delle interferenze e consuma meno energia
elettrica.

Si stanno imponendo come standard per la domotica sul mercato anche:

 ZIGBEE e Z-WAVE, sono gli standards che vengono usati più frequentemente per
tutte le applicazioni domotiche senza fili. Questi protocolli funzionano similmente al
Bluetooth ma rispetto al Bluetooth raggiunge distanze più ampie ma minori di 100
mt. È molto robusto a interferenze e i consumi dell’energia elettrica sono ancora più
bassi rispetto alle altre reti e anche allo zigbee, ma è lento. Sono quindi più
convenienti per un aspetto e meno dal’altro. Le applicazioni tipiche sono i sensori.
Spesso nelle nostre abitazioni ci sono dei sensori wireless: se abbiamo un sistema
di allarme abbiamo dei sensori attaccati alle finestre, agli abbaini, alle porte e in
molti casi, se la casa non è di nuova progettazione, il sistema di allarme è stato
aggiunto in un secondo momento. Non faccio passare le tracce su tutti i muri per far
passare i cavi ma tutti i sensori sono wireless e quindi ogni 2-3 anni devo cambiare
le pile di tutti i sensori. È importante che i sensori comunichino le informazioni di
apertura porte e finestre ma consumando meno energia possibile perché cambiare
le pile ogni 6 mesi è sia una spesa sia uno scomodo inconveniente. Utilizzando
queste tecnologie zigbee il consumo è molto più lento e la durata delle pile va dai 5
ai 10 anni. Ci dimentichiamo anche di avere una pila all’interno del sensore.

Quindi quando parliamo di tecnologie con cavo ne abbiamo diverse con capacità diverse
(tipi di cavo), lo stesso succede per le wireless: 802.11, bluetooth, zigbee (z-wave)

TECT
tecnologia usata dai telefoni cordless

GPRS o GSM (5G)


tecnologia utilizzata per internet dal cellulare

RFID

Tecnologia senza cavo, molto diffusa. Usata nei supermercati, quando alla cassa passa il
prodotto di cui si vede la descrizione e il costo. Sono sistemi di lettura di codici a barre per
esempio, ski pass… ovviamente le distanze devono essere minime rispetto al lettore ottico
e al momento sono troppo costosi per essere usati come comuni etichette e la distanza
deve essere minima. Ne parliamo lo stesso perché alcuni applicazioni domotiche lo
utilizzano come il frigo che riconosce gli oggetti quando vengono messi al suo interno.

WIRELESS POWER TRANSFER (trasferimento di potenza senza cavo)

Per collegare due dispositivi (lo smartphone e la piattaforma di ricarica) tramite


accoppiamento induttivo (carica cellulare senza cavo appoggiandoli su piattaforma di
ricarica, carica spazzolino elettrico su apposite piattaforme, riproduzione audio senza cavi,
ma anche ricariche auto elettriche sule strade in fila ai semafori)

TRASMISSIONI A INFRAROSSI

Quelle utilizzate dai telecomandi; le soluzioni a radiofrequenza presentano svantaggi però:


maggior disturbi, producono inquinamento, problemi di hacker; per quanto riguarda i
vantaggi, sono velocissime ma le porte a infrarossi devono essere parallele fra loro molto
vicine.

Lo svantaggio di tutte le soluzioni a radiofrequenza senza cavo è che la comunicazione è


più facilmente soggette a interferenze e disturbi rispetto a un cavo dedicato ma può essere
utilizzata per dispositivi mobili poiché non ho fili vincolanti, posso raggiungere tutti gli
ambienti della casa, e sono più economiche ma più soggette a interferenze, producono
inquinamento e sono più facilmente hackerabili (più problemi di sicurezza).

BUS A FIBRE OTTICHE (OF)

Trasmissione con cavo la cui velocità di trasmissione è nettamente superiore a quella


delle altre trasmissioni via cavo.

Migliore in assoluto è quella con cavo.

Aspetti fondamentali di una telenovela ambientata nel futuro (che è ormai presente):

1. Ci sono tante tecnologie per lo scambio di informazioni, non si utilizza una sola
tecnologia per tutto ma possono essere utilizzate più tecnologie per fare una rete
domotica a seconda dei vantaggi che mi garantiscono per le funzionalità che voglio
ottenere.
2. Idea che la rete domotica possa essere creata passo passo e non costruita
interamente fin da subito

In questa telenovela ci sono due persone che comprano una macchinetta del caffè
automatica nel senso che può essere programmata da remoto in modo tale che si
accenda a una determinata ora del mattino e appena alzati la troviamo già scaldata senza
dover aspettare del tempo. Come fa a funzionare? O compro già un apparecchio tutto
integrato con un timer o un orologio posso programmarla perché si accenda a una certa
ora. Se non ha questa caratteristica integrata, deve leggere l’ora del giorno da un’altra
parte. E’ il caso di questa macchinetta che si collega alla corrente ma accede anche alla
rete PL e il dispositivo interposto fra la spina della macchinetta e la presa elettrica riesce a
riconoscere il segnale radio trasmesso dalla sveglia che si trova da un’altra parte della
casa. Questa informazione non richiede una particolare sequenza elevata ed è
probabilmente necessario un solo segnale al giorno (la mattina) e la PLC è sufficiente. La
radiosveglia avverte anche se abbiamo dimenticato di mettere acqua o caffè nella
macchinetta che si accende a una determinata ora impostata da noi. Il vantaggio è che
non è necessario collegare la macchinetta del caffè direttamente alla radiosveglia che
magari è collegata anche ad altri dispositivi della casa (termosifoni, irrigazione, tapparelle).
Con un BUS è sufficiente che tutte e due si colleghino ad esso non sono collegate
direttamente ma si scambiano comunque le informazioni rilevanti.

Dopo altri mesi in maniera indipendente dalla precedente questi signori sostituiscono lo
scaldabagno con un altro che si interfaccia con il contatore elettrico e decide quando è più
conveniente in base alle tariffe scaldare l’acqua all’interno dello scaldabagno. Stiamo
passando da una fase storica nella quale esistevano pochissime tariffe elettriche a una
fase in cui il campo dell’energia sarà libero e ci saranno tantissime tariffe diverse (come è
successo per i cellulari) che dipendono da una serie di parametri (ora del giorno, giorno
della settimana, rete elettrica da rinnovabile o meno…). Siamo ancora nel futuro da questo
punto di vista perché l’idea dei due signori è quella di andare a leggere direttamente il
contratto stipulato con l’erogatore e scaldiamo l’acqua quando il prezzo è più basso.
Potremmo scambiare questa informazione in tempo reale perché se vado a cambiare il
piano tariffario automaticamente lo scaldabagno va a leggere il contratto stipulato o il
prezzo del momento e decide se scaldare o meno l’acqua. Viene utilizzata la rete elettrica
evitando di comprare qualsiasi dispositivo per scambiarsi informazioni di tipo internet per
far transitare messaggi fino allo scaldabagno. Quando funziona la rete domotica?
Funziona quando ci si rende conto che lo scaldabagno è in grado di leggere le
informazioni della radiosveglia per sapere che ore sono e capire se è conveniente
accendersi o meno. I due principi fondamentali della domotica vengono implementati:

1. Filosofia plug and play: se introduco un nuovo elemento domotico e


automaticamente viene riconosciuto dalla radiosveglia che comincia a scambiarci
informazioni
2. Integrazione: lo stesso componente domotica la radiosveglia viene utilizzato da due
applicazioni domotiche separate tra loro come fare il caffè o scaldare lo
scaldabagno.

Il sistema di allarme è composto da due sensori antintrusione che mi dicono se qualcuno


sta entrando dalla porta o dalla finestra, due sensori di presenza all’interno di due stanze e
una consolle per la sicurezza una tastiera per attivare o disattivare il sistema d’allarme.
Alcune informazioni richiedono una scarsa comunicazione: i sensori di presenza all’interno
delle stanze funzionano utilizzando una PLC. Viceversa, viene utilizzato il cavo coassiale
per informazioni legate alla consolle per il controllo della sicurezza in tutti gli ambienti. La
rete domotica funziona quando la consolle da una parte è attaccata alla rete elettrica
dall’altra scambia informazioni con il cavo coassiale con i sensori di presenza all’interno
delle stanze. Se un sensore antintrusione vede che si è aperta la finestra potrebbe
scambiarsi informazioni con un sensore di presenza per capire se è stato un falso allarme.
La rete domotica funziona quando nonostante questi due sensori non siano collegati tra di
loro né sullo stesso bus riescono tuttavia a scambiarsi informazioni utilizzando la
connessione alla security consolle che è attaccata a tutti e due i bus. In realtà è possibile
utilizzare più BUS per lo scambio di informazioni perché per alcune è necessaria una
velocità maggiore per altre una velocità minore.

Se a distanza di anni compro una caffettiera più avanzata se la attacco al bus con un
doppino telefonico queste deve continuare a vedere la radiosveglia di prima che era
attaccata alla power line. La domotica funziona se oggetti collegati a Bus diversi riescono
ancora a comunicare fra loro. In questo caso la macchina del caffè scambia informazioni
con la sveglia attraverso la centralina del sistema d’allarme che fa da ponte perché è
collegata ad entrambi i bus. Questo è quello che succede anche nel computer, se il mouse
è wireless e il bus è senza cavo questo riesce a scambiarsi informazioni anche con
elementi collegati via cavo (il mouse comunica con la cpu del computer che comunica con
il monitor attraverso un cavo di comunicazione). Nella domotica siamo molto più indietro
perché non c’è un unico standard a livello internazionale.

La televisione comprata in seguito richiede un flusso di informazione più veloce (veloce) si


usa il cavo coassiale e si collega riuscendo a riconoscere tutti i dispositivi sulla rete
domotica.

Si è ottenuto che partendo dalla macchinetta del caffè collegata alla radiosveglia i due
signori hanno creato una rete domotica) basata su diversi BUS di comunicazione dove
quello più opportuno è stato utilizzato per la singola abitazione) perché è una rete
integrata, ovvero qualunque dispositivo comunica con gli altri. Attualmente abbiamo molte
funzionalità automatizzate che non sono integrate fra loro.

Cosa è cambiato nel corso del tempo (10-15 anni)? Applicazioni legati solo al lusso sono
rimasti limitati (per la crisi o per altro), si sviluppano invece soluzioni che favoriscono
l’autonomia e l’indipendenza di persone con mobilità ridotta.

La rete domotica si chiama così perché ottimizzata per le applicazioni domotiche.


La rete domotica può essere composta da più sottoreti che sono interconnesse e
utilizzano tecnologie diverse. Ad esempio BUS-PLC o BUS-wireless per alte velocità.

Sistema domotico: insieme di reti e applicazioni domotiche. Quando si chiede di


progettare un sistema domotico infatti progettiamo soprattutto la rete domotica che è la
parte più difficile del compito rispetto alle applicazioni stesse. Progettare una rete
domotica significa progettare tutti i BUS su cui verranno scambiate le informazioni.
Individuare la tecnologia da utilizzare è il 90% del compito.

Requisiti dei sistemi economici:

- Diverse tecnologie e diverse reti interconnesse


- Costo basso
- Tempi di risposta devono dipendere dall’applicazione selezionata
- Aspetto dell’integrazione
- Interoperabilità: sostituzione di un componente che viene riconosciuto
- Espandibilità: aggiungere ulteriori funzionalità
- Posizionamento flessibile dei dispositivi

Definizione più completa della domotica: collezione di elementi che processano,


collezionano, trasportano, e immagazzinano l’informazione permettendo la connessione e
l’integrazione di diversi dispositivi di controllo, calcolo, monitoraggio e comunicazione
all’interno della casa.

Molti contesti sono legati alla domotica:

- Informatica legata alla casa  ingegneria informatica


- Interconnessione dei dispositivi per lo scambio di informazioni  ingegneria delle
telecomunicazioni per quanto riguarda i protocolli e i tipi di comunicazione
necessari per lo scambio di informazioni
- Impianto elettrico della casa per la costruzione di dispositivi utilizzati per comporre
una rete domotica  ingegneria elettrica ed elettronica
- Aspetto relativo al controllo  ingegneria dell’automazione e del controllo
- Aspetti legati all’healt-care (salute delle persone)
- Architettura della casa ingegneri edili e architetti

La domotica è quindi trasversale a diversi campi dell’ingegneria.

Il numero di dispositivi che possiamo interfacciare sulla rete domotica è limitato perché:

1. A seconda del protocollo utilizzato un certo numero di bit viene riservato all’indirizzo
del mittente o del destinatario e il numero di bit mi limita quindi il numero di
dispositivi che possono essere connessi alla rete.
2. Quando ci sono troppi dispositivi collegati alla rete il BUS viene utilizzato in mutua
esclusione e ciascun dispositivo deve aspettare che ci sia silenzio sul BUS prima di
comunicare. I tempi di attesa possono quindi diventare troppo lunghi. Si possono
creare delle collisioni e la rete domotica perde efficienza e c’è un ritardo. Questo
problema si risolve sezionando: ci sono più BUS che possono essere costituiti dallo
stesso mezzo di comunicazione ma vengono separati in modo tale che su un BUS
ci siano quattro componenti che possono parlare e in altri soltanto tre ad esempio. Il
numero medio di componenti del BUS è quindi inferiore a prima. I sottobus devono
essere interconnessi fra loro perché sennò sarebbero tre reti separati. Sono
interconnessi fra loro utilizzando dei router. Se il sensore 1 manda un messaggio al
sensore 6 che è sullo stesso BUS allora il messaggio circola sul BUS e viene letto
poi dalla bcu di questo sensore 6. Se invece il sensore 1 vuole comunicare con i
sensore 5 che si trova su un altro BUS, il messaggio circola sul BUS, viene letto dal
router che decide quale strada scegliere per farlo arrivare al sensore 5, passerà da
un altro router che lo manderà poi al sensore 5. Il vantaggio è che il numero dei
messaggi che circola sul BUS è inferiore a prima perché quelli che si scambiano
tra di loro non vanno sugli altri BUS ma restano tra loro e i messaggi che circolano
tra i router sono quelli che arrivano da una parte all’altra della casa. Uno schema di
questo tipo è efficiente quando su un BUS collego tutti gli elementi che comunicano
fra loro. Uno dedicato alla videosorveglianza, uno per gli elettrodomestici della
cucina, uno per il sistema di termoregolazione per quello dell’illuminazione. Se un
elemento di un BUS vuole parlare con un elemento su un altro BUS c’è un router
che glielo permette ma questo non avviene frequentemente. Seziono quindi il
sistema domotico in più clusters e più sottogruppi dove ogni sottogruppo è un
insieme di elementi elettrici ed elettronici che più frequentemente si scambiano
informazioni tra loro.

Lo stesso trucco può essere utilizzato anche per espandere il numero di indirizzi. Se il
numero di indirizzi è limitato si può espandere in modo tale che ci siano due elementi
che hanno lo stesso indirizzo quello che cambia è una parte che va a indicare il router
coinvolto. Sono trucchi informatici per espandere un sistema domotico (ospedale e
scuola) in cui il numero di sensori è particolarmente elevato. Si seziona quindi il
sistema domotico utilizzando router in maniera idonea in modo tale che ci siano
sottosistemi domotici per i vari poli. È raro che la temperatura di un polo sia utilizzata
per un altro, che ci sia uno scambio di informazioni fra diverse palazzine.

L’unico accorgimento è quello di evitare che ci sia una sottorete composta solo da
router perché se esiste più di un percorso per andare dal BUS 1 al BUS 2 bisogna
evitare che un pacchetto giri in continuazione fra più router senza essere mai mandato
al destinatario.

Le applicazioni domotiche si dividono in base a

 Gestione tecnica della casa


 Gestione tecnica di attività degli occupanti.

Requisiti: reti di sottoreti connesse, basso costo, veloci tempi di risposta, espandibilità,
condivisione di dispositivi, posizionamento flessibile di dispositivi, standard (1 sola logica
comune)

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