Sei sulla pagina 1di 10

Si sta cominciando a parlare di sharing economy.

L’interesse del consumatore si sposta dal prodotto al


servizio. Se pensiamo alle automobili il consumatore è oggigiorno interessato alla possibilità di potersi
spostare da un’origine a una destinazione non al prodotto (l’automobile). Se voglio applicare lo stesso
concetto alla lavatrice sono interessato al servizio (poter lavare i panni) e non alla lavatrice.
Si tratta di un cambio epocale: ciacun giovane arrivato a 18 aveva il sogno di possedere l’automobile. Ciò
sta cambiando a causa della crisi: i prezzi dell’automobile sono troppo alti così come le spese di
manutenzione. La tecnologia evolve continuamente e già l’anno dopo l’acquisto di un bene vogliamo
comprarne il modello nuovo. Il vantaggio di accedere al car sharing è quello di poter cambiare macchina
tutti i giorni noleggiandone una diversa a seconda dei bisogni (un’utilitaria per spostarsi in città o una più
grande per andare in vacanza con tutta la famiglia). Le spese di manutenzione sono a carico di chi mette a
disposizione la macchina. Questo paradigma non si è stabilizzato in tutte le parti di Italia ma nelle grandi
città Milano e Roma le nuove generazioni stanno cambiando abitudini. Il bike sharing è già più diffuso. Ciò è
legato alle smart cities perché non si risponde all’aumento di domanda con un aumento dell’offerta delle
macchine o con le biciclette ma con la loro condivisione.

Tecnologie innovative stanno cambiando il mondo del commercio in molti contesti. Da una parte sta
cambiando il mercato (siamo interessati ad avere l’auto quando ci serve) e da una parte si stanno
diffondendo quelle tematiche legate all’inquinamento (nuovi tipi di veicoli, ibridi o elettrici). Il vantaggio dei
veicoli elettrici è che l’emissione dalla marmitta è 0 (emission free), non si ha nessun fenomeno di
bruciamento.
Un altro aspetto che sta cambiando è quello dell’interconnessione tra veicoli: essi sono quindi connessi fra
loro. È possibile prendere decisioni tenendo conto di quello che stanno facendo i veicoli intorno a noi.

Per quanto riguarda l’inquinamento non c è solo un problema legato al co2 ma anche al materiale
particolato sputato dalle automobili. Esso causa diverse malattie in alcune parti della città più colpite.

Stanno cambiando le caratteristiche dell’auto: da una parte si migliora l’aereodinamica e il motore (euro 5,
euro 6), dall’altra si implementano nuove funzionalità (spegnimento della macchina quando siamo in coda
al semaforo).

L’aspetto aggregato che è quello che considera una popolazione di automobili. Se il numero di veicoli
all’interno della città e alto si possono prendere delle decisioni per diminuire le emissioni inquinanti. L’Italia
è indietro ma in altri paesi i prezzi per percorrere determinati tratti di autostrada dipendono dalla quantità
di veicoli che vi transitano così come il limite di velocità (se troppo alto è maggiore l’emissione di CO2) e si
prendono decisioni che dipendono non da un singolo veicolo ma da una popolazione di veicoli.

Da una parte troviamo l’IOT (i veicoli vengono connessi a rete internet con scheda di rete per scambiare
informazioni) mentre a volte sentiremo parlare di sistemi cyberfisici (l’aspetto fisico individuato nella
macchina interagisce con l’aspetto umano, il guidatore. Il sistema è quindi definito dal guidatore più il
veicolo, vi è un’interazione fra componente fisica e umana). Può succedere che un veicolo consigli al
guidatore di viaggiare a una determinata velocità, di scalare marcia ecc… per diminuire le emissioni, ma la
componente umana può decidere di ignorare questi consigli. C è uno scambio tacito di opinioni fra i due
sistemi che convivono insieme.

La progettazione storica dell’automobile è cambiata perché adesso, progettare un veicolo, significa curarsi
di aspetti elettronici e informatici piuttosto che meccanici. Anche per noi architetti soltanto progettare la
casa in modo tradizionale significava occuparsi principalmente del sistema strutturale ma sono sempre più
importanti le componenti informatiche associate al progetto strutturale. Un ingegnere meccanico deve
imparare aspetti informatici e elettronici per far funzionare l’auto, perché tutti gli aspetti riguardano scambi
di informazione, lettura dati dei sensori, decisioni ottimali ecc.. adesso una macchina è migliore dell’altra
non per solidità e qualità del telaio ma dal punto di vista dell’elettronica.
La prima idea che viene in mente a chi vuole implementare l’efficienza energetica è quella di sostituire le
lampadine convenzionali con quelle a led perché consumano meno. Anche per i veicoli hanno fatto la stessa
cosa utilizzando motori ibridi ed elettrici più performanti e convenienti. Le immissioni sono diminuite ma il
numero dei veicoli è aumentato è l’inquinamento aumenta comunque. Man mano che aumentano i e gli
elettrodomestici nelle nostre case il consumo di energia elettrica aumenta nonostante gli elettrodomestici
siano di classe A e a risparmio energetico.

La guida autonoma è un’altra novità. È fondamentale l’IOT perché l’automobile comunichi la sua posizione
alle altre. Per fare questo deve essere piena di sensori, anche per vedere se qualcuno attraversa la strada
ad esempio. Per poter implementare questa idea è necessario spingere fino all’estremo l’IOT in modo tale
che tutto sia automatizzato e non supervisionato. Per arrivare a questo obiettivo sarà necessario
procedere passo passo: non è immediato. Ci sono dei passi intermedi che sono già stati effettuati. Ci sono
già macchine che si parcheggiano da sole e mantengono velocità costante in autostrada o sono in grado di
aiutare o effettuare in maniera autonoma il sorpasso. Mancano però i regolamenti per normare possibilità
che ci siano veicoli autonomi dappertutto o un mix fra veicoli autonomi o guidati. Se capita un incidente a
chi richiedo i danni? Al guidatore o al fabbricante dell’automobile che si guida da sola?

L’automobile per prima sta spingendo gli aspetti della domotica ad un livello limite per cui funzionerà da
sola. Quando è che la casa comincerà a prendere tutte le decisioni da sola?? Decisioni come accendere o
spegnere la luce, il riscaldamento, far partire la musica o un film in maniera autonoma senza bisogno di
supervisionare. L’auto è sempre stata un punto di riferimento per le nuove tecnologie, possiamo quindi
prendere spunto per la domotica della casa.

Un ultimo aspetto è quello di rendere autonomo il veicolo quando è parcheggiato (la maggior parte del
tempo, circa il 95%). Si stanno utilizzando veicoli fermi per fornire ulteriori servizi anche quando non si
muovono. Essi hanno dei sensori per misurare la qualità dell’ambiente, la temperatura, l’inquinante
nell’ambiente e le telecamere per aiutare nella fase di parcheggio possono essere utilizzate anche per altri
obiettivi. L’idea è quella di utilizzarli accendendoli ad un livello minimo (standby) per migliorare
l’accuratezza del gps (il navigatore impiega qualche secondo per capire dove si trova in funzione della sua
sua posizione). Per aiutare il processo di localizzazione si possono usare i sensori di veicoli parcheggiati da
tempo accanto a loro. Questi sensori possono essere usati anche per trovare parcheggio: la telecamera può
vedere se il parcheggio davanti è libero o no. In presenza di pericolo l’auto può accendersi e cominciare a
suonare il clacson estendendo la videosorveglianza.

Ci sono alcune città pianificate da 0 utilizzando le linee guida della città ideale. In Korea esiste una città
pianificata è progettata esattamente quando si è cominciato a parlare di Smart city. È la prima Smart city
esistente al mondo. Alcune facilities monitorano quello che sta avvenendo all’interno della città. Non
solamente la città è stata progettata in questo modo ma anche le abitazioni sono state pianificate e
progettate secondo gli stessi approcci Smart. Dentro le case troviamo tematiche legate alla responsabilità
ambientale: il monitoraggio di consumi di elettricità, gas e acqua per abbattere abitudini che non sono eco
friendly e per renderci consapevoli dei danni ambientali o dei costi. Anche lasciare il caricabatterie
attaccato alla corrente comporta uno spreco di energia minimo ma esistente. Se siamo in grado di
conoscere tutte queste informazioni grazie all’applicazione sul cellulare possiamo cambiare le nostre
abitudini.

Si parla anche di integrazione di comunità, si possono ricevere messaggi da parte della città, del vicinato o
del palazzo (ultimamente sono stati creati infatti gruppi di vicinato su whatsapp per avvertire su tematiche
relative alla sicurezza), di videosorveglianza (telecamere per aspetti sicurezza), di aspetti legati a stile di vita
e al lusso (serrande che si alzano e si abbassano con telecomando, possibilità di impostare l’intensità e il
colore delle luci attraverso lo smartphone, la scelta temperatura dentro la casa, la capacità di accedere a
contenuti audio-video). Anche le singole case della Smart city devono essere Smart.
Da ora in poi ci concentriamo sulla domotica, sul riuscire a implementare tutte queste funzionalità
all’interno della nostra abitazione. Le stesse motivazioni che stanno dietro alla Smart city stanno dietro alla
domotica. La domotica è nata prima della Smart city ed internet ma è rimasto un concetto a parole o
applicabile da pochi. Ultimamente sta diventando molto più diffusa.

Ci concentriamo sulle singole case. Nelle slides si ha una descrizione della domotica di 10/20 anni fa ma i
principi cardine sono rimasti gli stessi. La domotica riguarda le tecnologie informatiche e della
comunicazione che viceversa sono in continuo aggiornamento ed evoluzione tecnologica. Dopo la visione
delle slides capiremo come le tecnologie siano cambiate negli ultimi anni. Lasciamo da parte le date
storiche.
L’aspetto interessante è che i primi sistemi domotici risalgono al 1978-79. È interessante perché domotica è
è una parola che nasce dall’unione di domus e informatique (francese). Si parla quindi di informatica
applicata alla casa. L’informatica nel 1978 non c’era e il computer non si trovava in tutte le case (inizia a
diffondersi a metà degli anni 80). Internet si è diffuso all’inizio degli anni 90 nelle abitazioni e i cellulari alla
fine degli anni 90. Però, esisteva già la domotica. Per questo motivo non si chiama Smart home, perché non
c’era ancora il collegamento internet. La domotica è stata un precursore. La domotica è rimasta un
concetto astratto realizzata per poche persone per diversi decenni. Negli ultimi anni grazie al progresso
dell’IOT sta diventando un aspetto legato al lusso ma anche accessibile e obbligatorio sia per stare al passo
con i tempi sia per aspetti normativi.

Le motivazioni che hanno spinto verso la domotica vengono rivisitate in termini di efficienza energetica
secondo i dettami che abbiamo visto nel caso delle Smart cities. Domotica è uno di quei casi in cui non si
utilizza una parola inglese domotics (neologismo). Questa non esisteva un tempo e in inglese viene
chiamata automation traducibile in automazione della casa, casa automatica. Anche se in italiano si utilizza
domotica si parla anche di Smart home perché la casa è collegata a internet. Si può parlare anche di
building automation quando ci si riferisce alla domotizzazione di un edificio pubblico. La parola domotics
viene utilizzata poco. Smart home è più di moda ultimamente.

La definizione di domotica riguarda “the collection, transmission, storage, processing and showing
informations”: collezione di informazioni, trasmissione di queste, la capacità di tenerle in memoria, di
processarle e di mostrarle. Nel caso della smart home in Korea si parlava di consumi di energia elettrica.
Applichiamo questa definizione: misuriamo i consumi di energia elettrica a ciascuna presa o per qualsiasi
elettrodomestico attaccato, misuriamo l’informazione, ne teniamo traccia, si mostrano i consumi di un
periodo di tempo sufficientemente lungo per fare un confronto fra i consumi prima e dopo aver attuato
alcune scelte virtuose. Il processing ci può dare alcuni consigli su come ridurre i consumi elettrici e come
modificarli. Si mostra l’informazione in modo tale da poterci rendere conto quanto e quando stiamo
consumando. Esiste un’applicazione che ce lo mostra.

La domotica è l’applicazione dell’ICT per la casa dentro ed intorno ad essa (anche in giardino con luci e
irrigazione). Nelle Smart homes si attuano le ultime scoperte tecnologiche dell’ICT per migliorare Il comfort,
la convenienza e la vivibilità della nostra casa. L’automazione a livello di casa consiste nella comunicazione
fra dispositivi, un controllo remoto distribuito nelle applicazioni domestiche dentro e fuori la casa ecc...
Come si fa? Ci ricordiamo del paradigma delle 3 I: si inserisce una scheda di rete, ci allacciamo alla rete
wireless e usiamo l’intelligenza per usare in maniera migliore un elettrodomestico. Posso, ad esempio,
collegare il frigorifero ad internet.

Posso rendere autonomo il frigorifero come la macchina. Cosa ci faccio? Metto online un frigorifero. Ogni
volta che metto oggetto dentro il frigo esso lo riconosce grazie al codice a barre (bar code) ed è in grado di
catalogarlo ovvero è in grado di sapere cosa c’è in frigo e quando scade. Il frigo può mandare un alert
quando il cibo sta scadendo o quando qualcosa è rimasto aperto troppo a lungo. Quando vado a fare la
spesa posso vedere quello che manca nel frigo e comprare ciò di cui ho bisogno.
Se interconnetto frigo e forno, cosa si dicono fra loro? E con la lavatrice?? Collego tutto su internet. Il forno
può suggerirmi delle ricette sulla base di quello che ho nel frigo per preparare qualcosa per pranzo e sullo
storico di quello che mangio solitamente.

Un’applicazione utile è il monitoraggio dei consumi elettrici. A seconda del contratto col nostro erogatore
elettrico non posso superare una soglia di potenza altrimenti salta il contatore. È importante sapere quanta
potenza viene dissipata da ciascun elettrodomestico perché se accendo frigo, forno e lavastoviglie salta la
corrente. Se viene superata la potenza, la corrente aspetta qualche secondo per saltare in modo tale da
poter verificare che non si tratti di un problema dovuto al segnale di tensione. Se il tempo massimo perché
la corrente salti è 30 secondi, dopo 20 secondi frigo, forno ecc si scambiano delle informazioni e sulla base
di preferenze da noi stabilite in precedenza, un elettrodomestico si spenge. Viene inviato un messaggio di
avviso.

Ci sono alcune applicazioni che hanno un impatto tangibile. Un’applicazione che può sembrare inutile può
avere particolare successo e convincere tutti a domotizzare la casa. Esempio: internet ha avuto successo
per poter mandare e-mail. Esisteva già da anni ma da quando furono inventate le e-mail tutti cominciarono
a usare Internet. Oggi in pochi usano le e-mail rispetto a tutti quelli che usano Internet per altri motivi.

Un aspetto fondamentale sono le interfacce amichevoli: anche se la domotizzazione è molto spinta e


abbiamo moltissime funzionalità incrementate nella nostra casa ma le interfacce sono troppo complicate, la
domotica non ha molto successo. Usare un tablet è una soluzione molto comoda, mentre un telecomando
con troppi pulsanti per molte applicazioni diverse risulta difficile da usare (soprattutto per le persone
anziane).

Quando si parla di domotica siamo interessati ad aspetti che riguardano il comfort, la sicurezza, una
maggiore indipendenza per persone con esigenze speciali, l’intrattenimento, il risparmio energetico, il
controllo remoto e l’accesso a servizi esterni

Il comfort è una parola che di per sé può racchiudere tutto: qualunque applicazione deve, infatti, risultare
piacevole dalle persone dentro la casa. Quando si è cominciato a parlare di domotica l’obiettivo era quello
di aumentare il comfort puntando sul settore del lusso. Nel comfort c’è più o meno tutto (anche la sicurezza
è legata al comfort).

Per quanto riguarda la sicurezza si parla di safety o di security. Entrambi i termini si traducono in italiano
con sicurezza. Ci riferiamo alla safety per indicare la sicurezza delle persone intesa da un punto di vista della
salute. Le applicazioni possibili sono: controlli automatici per fughe di gas, allagamenti, intrusioni,
dispersione di corrente, controlli sullo stato di salute.
Alcuni esistono già da anni come i sensori per le fughe di gas. In generale possono essere utili per prevenire
incendi e sono particolarmente indicati per le persone anziane più inclini ad incorrere il rischio di lasciare
gas aperto e fornelli accesi.
Inizialmente, infatti, la domotica si occupava solo del settore del lusso ma ultimamente i settori della
domotica che stanno avendo più successo sono due: persone anziane e/o disabili ed efficienza energetica
(che abbiamo studiato anche in altri contesti energia 0 o quasi 0 ecc..).

Le persone anziane e i disabili che hanno una limitata autonomia (si dimenticano le cose) sono costrette a
vivere con propri figli o in case di cura e di riposo. Non possono vivere da sole perché non si ricordano di
chiudere il gas o le finestre durante la notte. La domotica offre diverse possibilità per prolungare
l’autonomia di tali persone installando sensori che automaticamente avvertono se ci sono fughe di gas, se
fornello è rimasto acceso troppo a lungo, sistemi capaci di chiudere automaticamente le finestre quando
una persona va a dormire. La domotica permette di offrire svariate funzionalità in modo tale che una
persona possa vivere in autonomia più a lungo di quanto possa viverci adesso. L’alternativa alla domotica
(spendere soldi per mandare persona in casa di riposo) è molto costosa. Inizialmente equipaggiare tutta la
casa (domotizzarla) comporterà una spesa equivalente ma i costi di manutenzione sono bassi e a lungo
andare si comincerà a vedere un risparmio. La domotica è costosa ma l’alternativa di più.

Uniti a quelli per le fughe di gas, altri sensori avvisano nel caso in cui avvertano la caduta di una persona. In
questi casi si manda messaggio ai figli che possono telefonare ma se nessuno risponde possono comunque
collegarsi alle telecamere dell’ambiente e vedere se è un falso allarme o se si è trattato di una vera caduta
dell’anziano.

Ultimamente ci sono altri sensori per la salute che stanno diventando molto comuni anche per giovanissimi:
misurano il battito cardiaco, la temperatura corporea, la pressione sanguigna, il numero di passi per il
monitoraggio della salute delle persone, tutto attraverso gli smartwatch. Un aspetto fondamentale della
domotica è la necessità che tutte le funzioni siano integrate fra di loro. Se queste variabili vengono
condivise fra funzionalità e dispostivi diversi si raggiunge la domotizzazione. Se la pressione dell’anziano
sale o scende viene inviato un alert al figlio o al personale specializzato che può intervenire per aiutare
questa persona.

Se safety è una delle traduzioni di sicurezza l’altra è security termine che riguarda la sicurezza rispetto agli
intrusi. Rientrano nella sicurezza tutti gli aspetti della videosorveglianza. Ultimamente questo termine
legato alla security sta allargando il concetto anche verso i ladri virtuali, ci riferiamo agli attacchi hacker. Se
uso un’intera casa controllabile da remoto e una persona trova la password per accedere alla rete
casalinga, questa può aprire la finestra da remoto, aprire la porta o compiere altre azioni per via virtuale
che poi hanno risvolti fisici come i furti o trovare password del conto corrente ecc... si può parlare sia di
furti virtuali che pratici. All’interno della sicurezza rientrano l’allarme antintrusione, quello antincendio, il
controllo della temperatura corporea, il sensore anticaduta, gli elettrodomestici che si spengono, gli avvisi
che riceviamo in presenza di un blackout o di un malfunzionamento della lavastoviglie, il controllo della
chiusura delle porte (frigo), della chiusura delle finestre, lo spegnimento di elettrodomestici pericolosi,
fornelli del gas ed altro.

Risparmio energetico. Si sente spesso parlare di HVAC (heating, ventilation and air conditioning). All’estero
tutto il sistema HVAC è integrato. In Italia l’impianto per il riscaldamento e l’impianto per l’aria condizionata
sono completamente autonomi. Nel caso del risparmio energetico è molto conveniente integrarli ed è una
delle ragioni per cui si sta affermando la domotica.

Oggigiorno il riscaldamento viene acceso dalla maggior parte di noi da un ora ad un'altra e vengono salvate
le stesse impostazioni per tutto l’inverno. In alternativa possiamo decidere la temperatura che deve
stabilizzarsi all’interno della casa e fare in modo che i termosifoni si spengano se questa supera una certa
soglia (set point dei termosifoni). Se devo accendere o spegnere di persona i termosifoni quando mi alzo o
quando vado a letto, il comfort non è ottimale. Quando sono a casa sono interessato ad avere una
temperatura confortevole ma quando non ci sono non mi interessa. Ciò non è facile da settare, per pigrizia
lasciamo gli stessi settaggi per tutto l’inverno. Succede che non sapevo di rimanere a casa e sto al freddo
oppure non sono in casa e i termosifoni si accendono.
La domotica ci dà due grandi vantaggi: 1) In una casa tradizionale posso settare diverse temperature per
diversi ambienti grazie ad alcune termovalvole manuali presenti sui termosifoni. Se invece ho un sistema
domotizzato, automaticamente vengono settate le temperature. Il sistema domotico è in grado di imparare
le nostre abitudini e farci trovare temperatura desiderata negli ambienti perché si accorge se siamo in casa
oppure no. Se il fine settimana me ne vado e non torno fino al lunedì successivo il sistema capisce di dover
spengere il riscaldamento. Appena torno a casa si riaccende automaticamente. Non ho più bisogno di
settare manualmente le temperature. Posso quindi fare in modo che il riscaldamento si accenda solo
quando sono in casa e si spenga quando non ci sono automaticamente o che luci si spengano da sole
quando vado a letto. Nel caso in cui io mi svegli mezz’ora prima del solito anche il riscaldamento si
accenderà mezz’ora prima. 2) Grazie alla domotica posso cambiare temperatura ambiente per ambiente
utilizzando un sistema che sa in quale stanza mi trovo.

In questo modo si riscontra un grande risparmio energetico (le slide delle prossime lezioni quantificheranno
il risparmio energetico e ci mostreranno dopo quanto tempo vengono recuperati i soldi spesi domotizzando
l’ambiente). Se ci occupiamo di un’università, un ospedale o un ufficio, il vantaggio economico è ancora più
alto perché ci sono più ambienti che hanno esigenze diverse, termosifoni e finestre regolabili ambiente per
ambiente. Il risultato sarà un livello di comfort più alto ad un prezzo più basso. Esistono già le luci
dell’albergo che si accendono solo se c e qualcuno. In casa se c’è qualcuno si accende il riscaldamento se
non c’è nessuno no.

Sta inoltre aumentando la quantità di potenza elettrica fornita da risorse rinnovabili (fotovoltaico). Unendo
i sistemi HVAC e i sistemi di generazione di potenza da fonti rinnovabili i vantaggi aumentano. Questo
perché nel caso di un picco fotovoltaico come quello di mezzogiorno, è possibile utilizzare l’energia elettrica
ricavata per scaldare una riserva d’acqua trasformandola quindi in energia termica. Questa viene poi
riconvertita in energia elettrica e utilizzata per alimentare la casa.

L’intrattenimento comprende l’adattamento dell’ambiente all’utente. Entrando in un ambiente


domotizzato troverò a mia disposizione un tablet attaccato al muro dove sono stati salvati diversi scenari
(festa, cena da solo, scenario televisione ecc…). A seconda dello scenario presettato da noi o già presente
nel dispositivo, le luci si accendono e si spengono, cambiano colore. L’intrattenimento comprende anche la
filodiffusione nelle stanze o l’utilizzo della connessione internet per l’acquisto di partite sportive, film,
eventi televisivi on demand da guardare sul proprio televisore.

Controllo remoto. Di cosa si parla? Della possibilità di accedere ad un computer fisso tramite smartphone
ad esempio. Nel caso della domotica potrebbe servire per collegarsi al frigo e sapere cosa c’è al suo interno.
Altre applicazioni più utili sono:
-accesso da remoto alle telecamere per verificare se c’è effettivamente qualche intruso che ha fatto
scattare l’allarme
-controllo medico e sicurezza per persone semi indipendenti
-apertura o chiusura di porta da remoto. (Ad esempio: se aspetto un pacco e non c’è nessuno in casa, apro
la porta del cancello, quella dell’androne di casa o il portone condominio per permetter al postino di
lasciare il pacco al sicuro. Posso, inoltre, aprire la porta di casa da remoto ad un amico.
Il controllo remoto può essere adoperato per utilizzare diversi dispositivi della casa quando ci troviamo al di
fuori di essa. Esempio: se so di tornare a casa alle 8 di sera, da remoto posso accendere il forno alle 7 e
mezzo e quando arrivo è già pronto per essere utilizzato. Esiste una serie di possibilità per poter sfruttare al
meglio questa funzionalità. Se dimentico di accendere lavatrice o voglio accenderla nella fascia oraria più
conveniente posso farlo da remoto se non sono in casa.

Alcune realizzazioni sono state proposte più di 20 anni fa. Queste idee sono ormai superate ma ancora
attuali perché la cucina integrata, ad esempio, non è ancora molto diffusa.
Il primo vantaggio associato ad una cucina di tipo integrato è la capacità di evitare l’interruzione
dell’alimentazione nel caso in cui venga superato il limite massimo di potenza erogata. Altre funzionalità
prevedono la possibilità di ricevere degli avvisi se la porta del frigorifero rimane accidentalmente aperta o
se alcuni prodotti stanno per scadere. In questi casi posso ricevere un alert da remoto sul cellulare.Il
controllo remoto può riguardare anche l’accensione e lo spegnimento delle zone di cottura. Avrò spento il
gas? Avrò chiuso a doppia mandata la porta? Posso controllarlo da remoto.

Rientra nel contesto della Sharing economy: la lavatrice è un elettrodomestico costoso da comprare e
mantenere. In questo caso si può accedere a (?) di lavaggio. Il meccanismo è smile a quello di una
lavanderia esterna. La parte scomoda riguarda gli spostamenti per riprendere i panni che ho portato a
lavare. All’interno di un condominio o un diverso contesto si può acquistare una lavatrice in comune e
prenotarne l’utilizzo tramite smartphone. Chi eroga il servizio si occupa della manutenzione, delle
riparazioni e compra il sapone. Questo tipo di lavaggio è conveniente rispetto all’acquisto di una lavatrice.
Quest’ultima, per essere prenotabile da remoto deve essere connessa ad internet. Da smartphone potremo
sapere se è disponibile così come potremo ricever un messaggio alla fine del lavaggio.

Utilizzo il termine Home Automation quando parlo della domotica applicata alla casa, utilizzo Building
Automation per riferirmi alla domotica applicata in edifici più complessi come alberghi, ospedali e centri
commerciali. Le differenze sostanziali fra i due tipi di automazione sono i costi, le distanze e la necessità di
assistenza. Nel caso dell’Home Automation siamo noi che ci occupiamo dell’installazione, della
manutenzione e del monitoraggio degli aspetti domotici mentre nel caso della Building Automation viene
assunta una persona specializzata, il building automation manager che si occupa di monitorare gli aspetti
domotici e di prendere azioni relative alla manutenzione, alla sicurezza ecc… a seconda del caso. È
necessaria, infatti, una nuova figura che si occupa di tutti gli aspetti della domotica e lavora in un ufficio dal
quale riceve le segnalazioni dei sensori di tutto il complesso. Le elaborazioni avvengono in maniera
automatica ma con la supervisione umana che decide se prendere o no una certa decisione. Home e
Building Automation richiedono due tipi diversi di “decisore”. Nel primo caso il decisore è chi vive
nell’abitazione mentre nel secondo è l’intera azienda: la gestione del sistema è più complessa ed è
necessario un building automation manager, la dimensione è maggiore, la gestione degli spazi è dinamica
mentre per quanto riguarda l’Home Automation si parla di gestione degli spazi statica. La casa è composta
da un bagno, una cucina ecc. In presenza di uffici la destinazione degli spazi può cambiare, può essere un
open space ecc. In questo caso la gestione degli spazi è dinamica.

L’Home Automation ha degli aspetti legati al lusso, allo status symbol, alla qualità della vita,
all’intrattenimento, all’efficienza energetica, alle funzionalità utili per persone anziane o disabili, al
risparmio energetico, all’economia (il ritorno dei soldi spesi per l’acquisto di tutta l’apparecchiatura avviene
nel giro di pochi anni).

Un caso di applicazione interessante sono le navi che rappresentano un esempio di domotica spinta (yacht
o navi da crociera di lusso molto alto).

Chi si collega sono tutti gli oggetti elettrici o elettronici. Un oggetto, per essere elettrico o elettronico deve
avere una propria alimentazione: una spina che si attacca alla corrente o una batteria al suo interno. Essi
sono oggetti in grado di scambiare informazioni perché dotati di potenza elettrica.
Questi oggetti si classificavano tradizionalmente in elettrodomestici bianchi e bruni per ragioni storiche: i
forni che venivano prodotti erano bianchi mentre le radio e le televisioni marroni. Ultimamente non si fa
più questa distinzione perché i colori sono variabili e in generale, ogni oggetto dotato di presa di corrente
ed energia è collegabile alla rete domotica. Si parla quindi di oggetti elettrici ed elettronici.

Quali sono gli elementi che compongono la rete domotica? Oltre a tutti gli oggetti elettrici ed elettronici
(elettrodomestici) si fa una differenziazione fra sensori e attuatori.

I sensori (vedremo più avanti come funzionano) sono quelli che si occupano di leggere le variabili
ambientali. Ci sono sensori di temperatura che leggono il valore della temperatura, sensori di presenza che
valutano la presenza o meno di una persona nell’ambiente, sensori di spostamento, di velocità che, a
seconda della categoria, misurano una grandezza diversa.

Gli attuatori sono invece quegli elementi che attuano un’azione di controllo. Supponiamo di voler
domotizzare le tapparelle. Come faccio? Serve un attuatore che metta in pratica l’azione: in questo caso
alzare o abbassare le tapparelle. L’attuatore è quindi un elemento legato all’avvolgibile, è il motore che
girando in senso orario o antiorario fa si che le tapparelle si alzino o si abbassino. Può esserci un pulsante o
un tablet che comunicano al motore la scelta da prendere.

Il sensore per automatizzare le tapparelle (

Se si tratta di un sistema supervisionato sono io che decido se alzare o abbassare le tapparelle. In questo
caso non è domotica, ci troviamo semplicemente di fronte ad una tapparella automatica. Il sistema è
domotizzato quando il processo di alzare o abbassare le tapparelle è automatico e non supervisionato.
Questo significa che non devo premere nessun tasto ma le tapparelle si alzano e si abbassano in autonomia

Quale tipo di sensore serve per decidere se alzare o abbassare le tapparelle? Se voglio posso
semplicemente impostare un orario: posso ad esempio decidere che alle 8 alzo le tapparelle mentre alle 10
le abbasso. Se voglio fare qualcosa di più sofisticato posso metterci un sensore di presenza e un sensore di
luminosità. Se nell’ambiente c’è una persona e il livello della luminosità della stanza è basso potrei alzare le
tapparelle per vederci meglio. Se la luminosità è troppo alta e c ‘è qualcuno posso abbassare. C‘è bisogno di
sensori per rendere l’azione non supervisionata in modo tale che le tapparelle decidano in maniera
autonoma cosa fare. Le decisioni sono prese sulla base di algoritmi intelligenti (la terza i) che con delle
regole stabiliscono quando conviene e quando non conviene alzare o abbassare le tapparelle. È necessario
che il sistema non solo sia motorizzato ma anche non supervisionato, automatico.

Tra i nuovi termini utilizzati in questo settore troviamo la natotica, ovvero l’applicazione della domotica
all’interno delle navi.

Domotica significa integrazione. Se ho solo un impianto di videosorveglianza all’avanguardia la casa non è


domotizzata. Essa è domotizzata quando c’è integrazione. Cosa vuol dire?
Prendiamo il sensore di presenza. Esso può servire per decidere se alzare o abbassare tapparelle. Chi altro
può utilizzarlo? Il sistema di videosorveglianza. I sensori nel caso della videosorveglianza possono essere di
due tipi: quelli applicabili a porte e finestre per capire se queste sono state aperte o chiuse e i sensori di
presenza.
Lo stesso sensore di presenza può essere utilizzato anche per capire se la tapparella deve essere alzata o
abbassata o può essere utilizzato anche dal sistema HVAC. Se è inverno e c’è una persona in casa accendo il
riscaldamento per mantenere la temperatura intorno a quella desiderata.
Lo stesso sensore è quindi utilizzato sia dalla videosorveglianza sia dal riscaldamento sia dal controllo della
luminosità attraverso il sistema delle tapparelle.
Anche nel caso in cui il sensore di caduta percepisca un colpo, il sensore di presenza può farmi capire se a
cadere è stata una persona, un gatto o un libro.
Se gli stessi sensori vengono condivisi da diversi sistemi allora si può parlare di domotica. L’idea è quindi
quella di installare un solo sensore di presenza e farlo condividere da tutte o quasi le funzionalità
domotiche della casa (esempio: videosorveglianza e riscaldamento). Se videosorveglianza e riscaldamento
vengono progettati in maniera integrata condividendo gli stessi sensori questa è domotica ed anche il
prezzo di installazione non è troppo elevato.
Anche se può sembrare sciocco, attualmente abbiamo nele nostre case, due sensori: uno per la
videosorveglianza e uno per il riscaldamento. È molto raro che possa collegarmi con lo smartphone al
sensore di presenza del sistema di videosorveglianza per scambiarci delle informazioni perché il distaller del
sistema di videosorveglianza ha un sistema per lo scambio di comunicazioni che è un sistema proprietario.
Nessuno vi può accedere e quello che viene comunicato dal sensore di presenza non viene letto da nessun
altro se non dal sistema d’allarme fabbricato dallo stesso costruttore. Videosorveglianza e riscaldamento
non comunicano tra loro e non si scambiano informazioni. Se non vengono realizzati progetti di domotica
integrata avremo bisogno di 2, 3, 4 sensori di presenza diversi. Questa non è domotica, la domotica è
progettazione integrata. Tutte le app della casa comunicano tra loro diventando parte dello stesso sistema.
Non tutte parteciperanno a tutte le funzionalità: ad esempio il frigo non c’entra niente con la
videosorveglianza. Ci sono però altri dispositivi integrati fra loro.

Se penso al cellulare osservo un livello di domotizzazione molto più all’avanguardia rispetto a quello della
casa. Inizialmente, infatti, ciascuna applizazione funzionava per conto proprio. Adesso le apps ci chiedono
se possono comunicare con altre apps o dispositivi del cellulare (fotocamera, rubrica ecc..) i quali vengono
condivisi da piu app. Questa è integrazione. Le informazioni non vengono duplicate in maniera ridondante
ma gli stessi dispositivi vengono condivisi dalle varie applicazioni (flash utilizzabile come torcia).

Nel settore della domotica ancora ci troviamo nella fase in cui le applicazioni non comunicano fra loro: ho
un sistema HVAC e un sistema di videosorveglianza con sensori non condivisi. La direzione in cui stiamo
andando è quella di integrare fra loro tutte le varie funzionalità, di fare la stessa cosa che abbiamo visto
nella smart city dove il palo della luce forniva altri servizi oltre all’illuminazione. Servizi come la sicurezza, il
monitoraggio ambientale, il controllo dei parcheggi ecc… la domotica deve essere integrazione.

A volte le idee si confondono perché le persone hanno concezioni diverse di domotica. Quando si parla di
integrazione si possono distinguere due livelli diversi: interfaccia comune o logica di sistema. A volte
qualcuno ci vende un prodotto di domotica che non è integrato ma ce lo spaccia come integrato perché
l’integrazione avviene attraverso un’interfaccia comune. Dal nostro tablet o dallo smartphone abbiamo un
app che riguarda il riscaldamento, l’illuminazione, alzare o abbassare le tapparelle ecc.. dallo smartphone
riesco a controllare i dispositivi della casa e ci può dar l’idea di aver raggiunto un certo livello di domotica. SI
parla quindi di interfaccia comune perché le varie applicazioni sono integrate insieme sull’interfaccia (tablet
o smartphone). La differenza con la logica di sistema si basa non solo sul fatto che sullo stesso smartphone
posso controllare tutte le applicazioni ma le apps condividono alcuni componenti come il sensore di
presenza di cui parlavamo prima. Se andiamo a guardare solo lo smartphone non possiamo capire che tipo
di integrazione abbiamo. Se gli stessi componenti sono stati condivisi da piu funzionalità si può chiamare
logica di sistema, mentre se l’integrazione è avvenuta a posteriori mettendo sullo stesso smartphone le
stesse app si parla di interfaccia comune.

La vera domotica è quella in cui si ha un’integrazione logica di sistema: i componenti sono condivisi. Nel
caso in cui l’integrazione avviene a un livello di interfaccia non è detto che si tratti di vera integrazione o
vera domotica.

Nella smart city ci sono una serie di funzionalità smart ma se esse non scambiano informazioni fra loro e
non sono integrate, la città non è smart ma ha delle smart funzionalità separate fra loro.

Fra le principali applicazioni che sono legate alla domotica nelle case abbiamo: l’illuminazione, l’audio e i
video (poter accedere tramite televisore o smartphone a video), girare le telecamere nelle case per motivi
di sicurezza, irrigazione del giardino, illuminazione esterna, controllo centralizzato, vari sensori, gestione
dell’accesso (quando entro in casa c’è un riconoscimento facciale della persona o un riconoscimento
attraverso badge o chiave elettronica non fisica). Se pensiamo alle auto la gestione dell’accesso è più avanti.
La gestione agli accessi è più interessante nel Building automation (i docenti possono entrare nei
dipartimenti e gli studenti solo nelle aule). Le persone vengono quindi categorizzate a seconda del loro
status e degli ambienti che possono frequentare.

Per quanto riguarda l’illuminotecnica l’idea è quella di cercare di sfruttare il più possibile la luce solare a
scapito di quella artificiale cambiando la forma della casa e muovendo su e giù le tapparelle per favorire
l’ingresso della luce solare. Alcuni esempi: un istituto a Parigi possiede delle finestre motorizzate in modo
tale da renderle in grado di modulare il livello e l’intensità della luce esterna che può filtrare attraverso
l’edificio. È un esempio spettacolare rispetto alle case. Noi non andremo a far altro che spostare le tende
della veranda o alzare su e giù le tapparelle. Vedremo anche applicazioni più basiche e implementate in
alcune abitazioni. L’idea è quella di ottimizzare la luminosità interna. Ci sono esempi …(?)per controllare
l’illuminazione solare.

Controllo della temperatura. I sistemi automatici sono più convenienti perché controllano la temperatura e
agiscono immediatamente mentre noi ci accorgiamo solo dopo un po’ di avere freddo o caldo. Se il sistema
è integrato esso aziona sia l’aria condizionata che il riscaldamento. Se sto facendo qualcosa come lavorare
al computer per pigrizia non mi alzo e resto al freddo. Se il sistema è automatico le decisioni vengono
invece prese in maniera indipendente.

Le slides sull’efficienza energetica sono un po’ superate.

Ricordiamoci del paradigma delle tre I: instrumented, interconnected and intelligent. Dove la metto
l’intelligenza? Se ho un sistema di riscaldamento HVAC, ciascun termosifone ha una scheda di rete e manda
informazioni sulla temperatura dell’ambiente. L’informazione viene condivisa con gli altri elementi connessi
alla rete wireless. Chi decide se il termosifone deve spegnersi o accendersi? E con quale intensità? Ci sono
due possibilità:
- posso mandare l’informazione ad un unico nodo. Un computer centralizzato raccoglierà tutte le
informazioni e deciderà cosa fare. Questa soluzione è centralizzata perché tutte le informazioni vengono
mandate dalla periferia verso il centro e nel centro si prendono le decisioni. Questo computer che sta
dentro il termostato è l’unico elemento intelligente e decide cosa fare. Il termosifone non è smart e non
compie nessuna azione. Se vi inserisco una scheda di rete potrebbe continuare a non prendere nessuna
decisione. Il termosifone infatti informa solo il controllore centrale della temperatura o di altre possibili
variabili. È il controllore centrale che prenderà tutte le decisioni. Si parla quindi di struttura centralizzata.

Un’altra filosofia alternativa è la struttura distribuita. Il termosifone decide da solo se accendersi o no. Il
termosifone diventa intelligente e può prendere da solo decisioni sulla base di dati ambientali calcolati in
quel punto. Inizialmente si parlava di ubiquitous computing: qualunque dispositivo in maniera distribuita
aveva la capacità di prendere una decisione intelligente in maniera autonoma.

Quale fra queste due diverse configurazioni quale sta avendo successo nel campo della domotica? C’è da
dire che nelle abitazioni prevale ancora la prima: l’intelligenza è in un unico processore. Esso processa tutte
le informazioni e decide quali sono le azioni di controllo da compiere (accendere i termosifoni, aprire la
finestra ecc..)

Se ci troviamo nel caso della building automation, (all’università ad esempio) non è ragionevole fare in
modo che ciascun sensore comunichi con un computer centralizzato. In ambienti più ampi si usano
soluzioni distribuite in cui una parte dell’intelligenza è all’interno dell’attuatore. Il termosifone ha quindi la
possibilità di portare a termine anche azioni di controllo accendondosi e spegnendosi o regolando
l’intensita del riscaldamento. La vera soluzione sono i sistemi misti: continua ad esserci una struttura
centralizzata ma parte dell’intelligenza è anche nei singoli termosifoni che sono in grado di prendere
autonomamente alcune decisioni. Per esempio, il termostato può decidere se accendere o meno il
riscaldamento da solo sulla base di alcune variabile che vengono lette nell’ambiente. Esso scambia
informazioni solo con i sensori dell’ambiente (sensori di temperatura, ventilatori, tapparelle o vetri) e non
con altri sistemi centralizzati a livello di ateneo.

Nella prossima lezione scopriremo come i dispositivi connessi sulla rete domotica riescano a scambiarsi
informazioni.

Potrebbero piacerti anche