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Analisi articoli laboratorio Riccardo Agatan

I tre articoli da me analizzati vanno a descrivere, chi più chi meno, il rapporto tra storia e
storici e il mondo del Web. Un rapporto, questo, che è mutato radicalmente nel corso
degli ultimi 30 anni, ampliando i panorami dello storico di professione e modificandone
il lavoro.
Un punto in comune in tutti gli articoli è la questione del tempo che il professionista ha
bisogno per fare ricerca e redigere il lavoro finale. Si potrebbe pensare che grazie ad internet
e alla sua accessibilità, le informazioni utili allo storico si possano trovare in minor tempo
rispetto a prima. Questo è vero solo a metà, perché permette di trovare informazioni
velocemente ma la mole di informazioni da analizzare si è moltiplicata. A questo si aggiunge
il fatto che negli ultimi 30 anni, nell’editoria accademica come in tutti gli ambiti della nostra
vita, siamo portati a voler consumare il più velocemente possibile le informazioni, portando
l’offerta a doversi muovere velocemente per stare dietro alla domanda, modificando
negativamente l’elaborato finale di molte ricerche, adottando una struttura standardizzata e
aumentando il numero di abstarct per gli articoli.
Come scrive nell’articolo Luca Salco “se il tempo che un ricercatore può dedicare allo studio
rimane costante, l’aumento di documenti disponibili implica, allo stato attuale, una riduzione
del tempo di attenzione e di approfondimento”.
Sempre all’interno dell’articolo del Salco si parla dell’Open Access, che descrive come
risorsa di utilizzo semplice e utile per il valore scientifico, anche se ancora vincolata con la
realtà odierna, convivendo con le riviste accademiche a pagamento. Legato alle riviste
accademiche, nell’articolo di Stefano Angeli si descrive come il lavoro all’interno di una
editoria accademica sia radicalmente cambiato con l’avvento del Web e di come si siano
adattati alle esigenze del momento, sia in termini di strutture che in termini di sostenibilità
economiche. Questo ha implicato per i ricercatori lo sviluppo di competenze assolutamente
nuove tra cui l’imparare linguaggi informatici e basi di matematica.
A proposito di questo, nell’articolo di Philippe Rygiel si descrive, tra i vari argomenti,
l’adattamento che gli storici degli scorsi decenni sono stati obbligati a fare, reinventando il
loro lavoro di ricerca in rapporto al Web. Nell’articolo parla molto anche dei primi grandi
progetti che hanno visto vari professionisti del settore collaborare per creare portali che
potessero aiutare i ricercatori e gli studenti. Ad esempio, nel 1996 venne creato per la Ecole
Normale Superiore il portale CLIO, contenente documenti inerenti ai corsi che
successivamente si trasformò in sito utilizzato da molti storici per i loro lavori.
Nell’articolo di Rygiel viene sottolineata la trasformazione degli storici di professione da
artigiani che lavoravano per conto proprio a collaboratori, non sempre volontari, all’interno di
una macchina più grande, in un certo senso obbligati a lavorare insieme anche in rapporto a
come il sapere storico viene trasmesso, non più solo nelle riviste storiche ma anche attraverso
ad eventi pubblici, musei, programmi televisivi e piattaforme informatiche.
L’autore francese alla fine dell’articolo esorta a tenere in considerazione i cambiamenti
avvenuti recentemente all’interno del processo storico e a sperimentare nuovi metodi di
lavoro.
Fonti:
1. UN PARCOURS HISTORIEN EN DES TEMPS NUMÉRIQUES, Philippe Rygiel

2. Le riviste delle scienze umane (in particolare di storia): l’editore di fronte ad offerta online
e open access, Stefano Angeli

3. Open Access e pratica umanistica:alcune riflessioni sui tempi d’utilizzo, Luca Scalco

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