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L’ITALIA GIOLITTIANA

3.1

Alla fine degli anni 70 dell’800, in Italia a governo vi è la sinistra storica, in questa fase deve
governare tensioni sociali forti dovute dalla rivoluzione industriale, che aveva agevolato i Borghesi
e aveva svantaggiato la classe proletaria. LA borghesia dominava, i proletari venivano dominati.
Questo sviluppo economico a scapito del proletariato porta ad uno scontro con la borghesia.
Anche dopo la caduta di Francesco Crispi sussistono le sue scelte autoritaristiche, infatti le forze
conservatrici si sono unite contro socialisti repubblicani e i clericali.
Alla guida della politica conservatrice vi era Sidney Sonnino, che in un articolo sostiene che bisogna
essere duri contro le proteste e di queste se ne deve fare carico il governo.
Contemporaneamente c’è la ripresa dei metodi Crispini nell’ordine pubblico mirate a sopperire le
forme di proteste sociali.
Ma la tensione esplode nel 1898 quando l’aumento del costo del pane fa scatenare rivolte
popolari a queste il governo guidato dal conservatore Antonio di Rudinì, rispose duramente con
massicci interventi delle forze di polizia, e inizia uno stato d’assedio (si delegano i poteri civili
all’autorità militare).
Il culmine fu raggiunto a Milano nelle famose giornate tra il 6 e 9 maggio, quando le truppe del
generale Beccaris usò l’artiglieria contro la folla portando a 80 morti, e capi socialisti e
repubblicani e radicali furono condannati a pene durissime.
Riportato l’ordine e al governo c’è Luigi Pelloux, i moderati e conservatori cercano di dare una
base legislativa all’azione repressiva dei poteri pubblici, e limita alcune libertà come la stampa.
Gli esponenti della sinistra non accettano questa posizione così mettono in atto la tecnica
dell’ostruzionismo e paralizzare coì l’azione della maggioranza. Questa battaglia si protrae quasi un
anno, Pelloux si dimette perché non sopporta l’ostruzionismo ed è indebolito dall’opposizione dei
gruppi liberali progressisti di cui faceva parte Zanardelli e Giolitti
A Pelloux succede, Saracco, dopo un mese nel 1900, il Re Umberto I (figlio di Vittorio Emanuele II)
che vittima di un attentato da parte di un anarchico Bresci per vendicarsi per le vittime del 98.
Questo attentato è un punto di svolta che poteva sfociare o alla dittatura o al liberalismo.

3.2La svolta liberale-


Al governo c’è Saracco, il suo governo presenta una fase di distensione favorita dal buon
andamento economico, dall’allentamento delle tensioni sociali, e Vittorio Emanuele III è più aperto
nei confronti delle forze progressiste.
Nel 1901 Saracco è costretto a dimettersi, il re Emanuele III, chiama alla guida del governo
Zanardelli leader della sinistra liberale. Quest’ ultimo affidò a Giovanni Giolitti il ministero
dell’interno. Nei 3 anni di vita del governo furono attuate riforme:
-Estese le norme che limitavano il lavoro femminile e minorile nell’industria
-Migliorate le legislazioni di assicurazioni per vecchiaia e infortunio su lavoro
-Costituito un consiglio superiore del lavoro
-Legge sulla municipalizzazione (gestione dei servizi pubblici da società private vengono gestite dai
comuni) dei servizi pubblici.
Giolitti mantenne la neutralità in materia di conflitti di lavoro a meno che non degenerassero in
manifestazioni violente.
Le organizzazioni sindacali, operaie e contadine erano in ripresa dopo la repressione del 98, in
quasi tutte le principali citta del centro nord le camere del lavoro (organismi locali di
coordinamento a difesa degli interessi dei lavoratori)
Nel frattempo, crescevano anche le organizzazioni nazionali di categoria le cosiddette federazioni
di mestiere
Si riunirono le leghe Rosse (vicine al movimento socialista) formate principalmente da braccianti si
riunirono nella Federazione italiana lavoratori della terra con obiettivo:
-Aumento del salario
-Riduzione orari di Lavoro
-Istituzioni uffici di collocamento gestisti da lavoratori stessi.
In questo periodo ci fu una brusca impennata degli scioperi che accompagnano lo sviluppo dei
sindacati.
Le astensioni dal lavoro portarono alla spinta del rialzo dei salari.

3.3L’industria e la questione meridionale-


Negli ultimi anni dell’800 abbiamo il decollo industriale italiano, favorito dai progressi come la
costruzione reti ferroviarie, economia protezionista e riordinamento del sistema bancario.
Il decollo non annulla il divario con i paesi più ricchi ma provoca un aumento del reddito un
miglioramento del tenore di vita degli Italiani.
Abbiamo anche la crescita dell’emigrazione (dal nord era temporanea nei paesi europe, quella dal
sud era permanente in america), causata da sovrabbondanza della popolazione rispetto alla
produzione (legge di malthus), soprattutto nel mezzogiorno. In questa terra c’era analfabetismo,
disgregazione sociale, assenza di una classe dirigente moderna e politica clientelare
(raccomandazioni), questi fattori del mezzogiorno impedivano di colmare il divario tra nord e sud.

3.4 Giolitti e le riforme-


Giolitti rimase a capo del governo dal 1903 al 1914 cercando di portare avanti il precedente
esperimento liberal progresso e cercare di allargare le basi dell’esperimento offrendo un posto a
Turati che rifiutò. Giolitti stabilisce un ministero aperto alla destra e noteremo che il riformismo
giolittiano è sempre condizionato dalle forze moderate ed è attento alla conservazione degli
equilibri parlamentari (ad esempio sacrificando progetti come la riforma fiscale).
Leggi speciali per il mezzogiorno, principalmente per la Basilicata e Napoli e avevano lo scopo di
incoraggiare lo sviluppo agricolo e industriale tramite stanziamenti statali e agevolazioni fiscali,
applica un progetto: la statalizzazione delle ferrovie. Opposizione da parte di destra e sinistra. I
socialisti perché i dipendenti non potevano scioperare poiché diventano dipendenti pubblici e non
più privati. Dato il poco appoggio Giolitti si dimette seguendo una tattica che consiste
nell’abbandonare il potere in momenti difficili e riprenderlo in situazioni favorevoli.
Dopo la dimissione gli succede Fortis che sarà al governo meno di un anno solo per stabilire la
legge di statalizzazione delle ferrovie. A lui succede Sidney Sonnino, un conservatore che governa
per 3 mesi.
Nel 1906 torna Giolitti e governa per 3 anni di seguito, nel 1909 si ritira e ci sarà un secondo
governo Sonnino che avrà vita brevissima, dopo ci sarà governo Luzzatti.
Nel 1911 ritorna Giolitti con un programma orientato a Sinistra, dove il fulcro era la propopsta di
estendere il diritto di voto a tutti i maschi sopra i 30 anni e a tutti i maggiorenni che sapevano
leggere e scrivere e avessero prestato servizio militare, in Italia nel 1912 sarà introdotto il suffragio
universale maschile.

3.7 Socialisti e cattolici


Nel partito socialista che guarda con simpatia la politica giolittiana crebbe la forza della corrente
rivoluzionaria che sosteneva la lotta di classe contro lo stato monarchico e borghese.
Nel congresso di bologna dell’aprile 1904 le correnti rivoluzionarie conquistano la guida del partito
socialista, e a settembre dopo la morte di alcuni minatori sardi in una manifestazione fu indetto il
primo sciopero generale nazionale.
A seguito dello sciopero ci fu l’esigenza di un più stretto coordinamento nazionale nasce la CGL
(Confederazione Generale del Lavoro), nel 1910 c’è della confederazione italiana dell’industria
detta Confindustria.
Il conflitto politico e sociale interno al PSI (partito socialista italiano), si radicalizzo nel 1912 dopo
l’espulsione dal partito dei riformisti di destra capeggiati da Bissolati e Bonomi, quindi il controllo
passò ai rivoluzionari detti intransigenti, tra cui uno dei maggiori leader era Benito Mussolini,
giovane agitatore romagnolo che applica un nuovo stile nella propaganda socialista basato
sull’appello diretto delle masse (come durante il fascismo).
Nel corso dell’eta giolittiana il movimento cattolico conobbe sviluppi e trasformazioni importanti
ad esempio, l’affermazione del movimento democratico cristiano, che aveva come leader Romolo
Murri, nei primi anni del 900 i Democratici Cristiani svolsero un’intensa attività organizzativa,
fondarono riviste e circoli politici e diedero vita alle leghe bianche, cioè le prime unioni sindacali
cattoliche a cui potevano partecipare solo i lavoratori.
L’azione democratica cristiana era osteggiata dal nuovo papa Pio X, sciolse l’opera dei congressi
(organizzazione che riuniva le associazioni cattoliche presenti in tutta Italia) creando 3
organizzazioni distinte: Unione popolare, unione economico-sociale e unione elettorale.
Più tardi saranno unite con il nome di “direzione generale dell’azione cattolica italiana”, sul piano
politico le forze clerico moderate (forze che si andavano manifestando nel movimento cattolico
sostenute da papa e vescovi), stabilirono alleanze elettorali con i liberali in funzione conservatrice.
Ebbero piena consacrazione nelle elezioni del 1913 con il patto Gentiloni, Ottorino Gentiloni invitò
i militanti ad appoggiare i candidati liberali che si impegnassero a rispettare un programma che
comprendeva la tutela di un insegnamento privato, l’opposizione al divorzio e il riconoscimento
delle organizzazioni sindacali cattoliche.

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