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LEONARDO DA VINCI

Leonardo è l’artista a tuttotondo del Rinascimento e costruisce sulla base di conoscenze rigorose.
Leonardo definirà il primo aspetto nella costituzione del metodo scientifico cioè l’osservazione. Lui
prediligeva la pratica, l’esperienza diretta. Infatti quando alcuni lo accusavano di essere un uomo
senza lettere, cioè privo di conoscenza del latino, Leonardo gli rispondeva che le sue cose erano
tratte più «dalla sperienzia che dall’altrui parola». Nel Regno di Napoli si affermano gli aragonesi e
all’interno di questa corte ci sarà un nuovo personaggio, Iacopo Sannazaro, il quale ripropone i
personaggi della corte napoletana che erano stati trasfigurati. Nella sua tradizione in volgare spicca
l’Arcadia.
Leonardo aveva anche un giudizio negativo dei letterati, poiché, a suo dire, sfruttavano l’arte e la
creatività altrui. Secondo la filosofia di Leonardo la parola non conta nulla senza l’esperienza e farsi
vanto della conoscenza letteraria significa vantarsi di cose non proprie, ma create da altri.

IL TRATTATO
Nel Cinquecento la trattatistica ha un ruolo centrale, infatti deve porre le basi di un nuovo costume e
di una nuova scrittura. In questo periodo non avremo più le produzioni originali ma ci
soffermeremo sui comportamenti nelle corti. Il trattato si diffonde nei periodi di crisi, crisi di valori.
Il trattato offre tre modelli: modelli di comportamento, modelli artistici e letterari, modelli
linguistici.
Le opere più importanti di Pietro Bembo sono gli Asolani, cioè dei dialoghi a cui partecipano tre
giovani letterati e tre giovani donne e discutono di amore e di filosofia.
Nell’ambito della trattatistica sul comportamento ricordiamo il Cortegiano, scritto da Baldassar
Castiglione. Questo dialogo indica le regole che dovevano essere seguite nelle corti dal cortigiano e
dalla donna.
Giovanni della Casa scriverà il Galateo, un nuovo modello che esercita i valori civili ed è un trattato
sulla buona educazione che al momento riguardava solo la corte. C’è infatti una frattura tra la lingua
di corte e la lingua volgare parlata dal popolo.
Pietro Aretino vuole sovvertire le regole e si sofferma sulla donna che diventa oscena. Scrive i
Dialoghi, un’opera che ha come protagonista una donna cortigiana che vuole che la figlia segua le
sue orme quindi che diventi una prostituta.
Erasmo da Rotterdam scrive Elogio alla Follia, la follia non va intesa nel senso consueto ma il folle
è colui che non segue le regole della società fondata sull’ipocrisia. La follia nasce dalla confusione
delle regole.
Tommaso Moro scrive Utopia e propone il modello della città perfetta, la città ideale a cui tendere
come modello.

MACHIAVELLI
Machiavelli potrebbe sembrare a tutti gli effetti un anticonformista da chi ha studiato il modello di
politico sugli antichi codici della cultura greca e romana. Quindi Machiavelli non sarà un modello
politico a cui ispirarsi. Machiavelli lo leghiamo al famoso detto “IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI ”.
Molti critici, riflettendo sul pensiero di questo grande uomo che per paradosso diventerà un modello
nei secoli, lo riassumeranno con questo aforisma. Machiavelli è diventato nella storia della politica
cosi famoso che con il suo nome i critici formeranno nuove parole: machiavellismo, machiavellico e
machiavelliano. Un piano machiavellico è un piano studiato sulla base dell’aforisma “il fine
giustifica i mezzi”, cioè quando pur di realizzare l’obiettivo che ci si è posti, si ricorre a tutti i mezzi
possibili, leciti o illeciti che siano. Machiavelli ci dice che l’esercizio della politica richiede in molti
casi la violazione di quelle norme che lo stesso Stato ha fondato. (Ogni Stato possiede i servizi
segreti, chiamati così perché compiono delle azioni diplomatiche e non che è meglio che il popolo
non sappia).
Quindi Machiavelli compirà una scissione, una divisione tra la morale e la politica, scrivendo un
Trattato su chi sia e su come debba comportarsi il principe. Questo periodo è caratterizzato dalle
corti rinascimentali, che pian piano stanno evolvendo verso forme di governo che tendono ad essere
più democratiche(interessate anche gli altri strati della popolazione). Cicerone ci aveva presentato il
modello del vir bonus, cioè colui che si dedicava all’esercizio della politica rispettando tutti quei
valori morali. Secondo lui e anche secondo Seneca, il buon uomo di stato deve seguire i principi
morali. Machiavelli sta smascherando tutte quelle ipocrisie e quelle contraddizioni che si
nascondono dietro l’esercizio della politica. Di Cicerone ricordiamo anche il Somnium Scipionis,
cioè quell’uomo buono che merita addirittura un posto tra le stelle, quindi diventa quasi un divo.
Machiavelli smaschera questa finta bontà e si domanda come può l’uomo politico essere buono se
deve dominare gli uomini che buoni non sono. (Il suo spazio di azione sarà molto più ampio)
Machiavelli giungerà a queste affermazioni dopo aver esercitato in concreto l’attività politica,
quindi non è solo un teorico della politica ma è un uomo che ha ricoperto delle cariche importanti in
un momento storico cruciale a Firenze, cioè quello che segnerà il passaggio dalla signoria medicea
alla repubblica. (Il buon politico è colui che riesce nonostante gli eventi catastrofici che lo
circondano a fare propria la difficoltà con il proprio ingegno). L’importanza di Machiavelli non è
circoscritta al tempo e al momento che egli sta vivendo, ma, poiché fu incaricato come diplomatico
di svolgere una serie di missioni presso gli Stati confinanti, la sua fu una prospettiva politica
internazionale, quindi aveva un punto di vista privilegiato.
Machiavelli è considerato il precursore della Scuola del sospetto che si affermerà in Europa nel 900.
I tre principali rappresentanti saranno:
-Marx, che per primo svelerà le dinamiche del capitalismo, quindi svelerà anche ai profani che la
società è divisa in due classi: i padroni e gli operai; quest’ultimi non sanno di essere schiavi e quindi
uno strumento nelle mani di chi produce;
-Freud, il padre della psicanalisi, cioè ci dice per la prima volta di come tra i nostri comportamenti
consci e le tensioni inconsce c’è una stretta collaborazione. Se io compio un gesto involontario non
è per distrazione ma perché probabilmente ho dato ascolto al mio inconscio.
-Nice, sarà un filosofo tedesco che sarà l’autore della morte di Dio: ci dice che dietro al pensiero
religioso si nasconde la volontà dei politici di rendere il popolo uniformato sulle leggi della Chiesa.
La vita
Machiavelli nasce nel 1469 a Firenze, che è la città modello della cultura e della politica ed è la città
che anticipa i tempi. I suoi studi non furono impostati sulla fede cristiana ma ebbe una formazione
umanistica, fondata sui classici latini, e orientata verso il materialismo(nega l’idea che all’origine
dell’Universo ci sia la Provvidenza). Machiavelli trascrive a mano il “De rerum natura” di Lucrezio
(cerca di spiegare i fenomeni della natura e l’origine delle catastrofi), un poema laico, che inizia con
un inno a Venere, la dea dell’amore, con un’ottica materialistica.
Machiavelli fa parte dell’Umanesimo civile(anticipato da Petrarca) e nel 1502 verrà eletto
“gonfaloniere”, cioè capo del governo della città. Il suo punto di vista sarà internazionale poiché
avrà incarichi di politica e di democrazia e quindi avrà contatti con la Francia e altri Stati confinanti.
Tra le missioni più importanti ricordiamo quella presso Cesare Borgia, detto “il Valentino”. In lui
Machiavelli vede le qualità di principe e lo riconosce come figlio del Papa, perciò poteva contare
sugli appoggi ecclesiastici. Nel 1506 Machiavelli verrà eletto segretario della magistratura degli
ufficiali dell’ordinanza e della milizia fiorentina. Lui riteneva che le truppe mercenarie non
avrebbero difeso l’Italia ma le considerava per ciò che realmente erano, cioè truppe pagate per
combattere e di conseguenza combattono per chi le paga di più. Quindi propose la leva obbligatoria,
quindi le truppe d’ordinanza vennero arruolate nel contado. Nel 1512 gli eserciti fiorentini vennero
sconfitti, così cadde la Repubblica e ritornarono i Medici, i quali esonerano Machiavelli dalle
cariche e lo imprigionano.
I suoi scritti
Lui scrive delle lettere a Francesco Vettori in cui alterna il linguaggio basso e comico della vita
quotidiana a quello colto della riflessione storica. Descrive in un primo momento la sua vita nella
tenuta dell’Albergaccio, in cui è stato costretto a rifugiarsi dopo l’esclusione da ogni attività
politica. E poi con tono serio descrive la propria attività intellettuale e annuncia di aver composto il
“Principe.
“I Discorsi sopra la prima Deca” di Tito Livio è un’opera monumentale che parla della storia di
Roma a partire dalle origini. Machiavelli è colpito dalla forma politica dell’antica Roma con i
consoli(si aveva il potere fisso per evitare la tirannia). Accanto ai consoli, c’era il Senato e i comizi
(assemblee popolari che detenevano il potere consultivo). Machiavelli predilige questa politica
perché era una Repubblica che garantiva equilibrio con le classi sociali, perciò non c’erano guerre
di classi che portavano alla morte della città come tra Guelfi e Ghibellini.
Machiavelli interromperà quest’opera per scrivere il “Principe”. Lui partecipa alle discussioni
filosofiche e politiche in un palazzo dove c’erano i giovani intellettuali. Machiavelli promette
inoltre di scrivere “Le storie fiorentine” per il futuro Papa Clemente VI. I medici lo richiameranno
ma avverrà il Sacco di Roma e i Medici verranno cacciati e si riaffermerà la Repubblica. Dopo 3
anni ritorneranno i Medici.
Machiavelli scrive “il Principe” perché il suo ideale politico era il Principato. Lui aveva come
punto di riferimento la Repubblica dell’antica Roma ma data la difficile situazione di Firenze non
era possibile realizzarlo. Quindi c’era bisogno del Principe e, una volta superato il periodo difficile
del tempo, si poteva affermare la Repubblica romana(dava equilibrio alle classi sociali e libertà di
pensiero e di espressione). Il Principe deve essere come una volpe, intelligente e astuta, in grado di
prevedere in anticipo quali saranno gli sviluppi degli eventi storici. Deve essere anche come un
leone, forte.
Il “Principe” è identificato come un manifesto politico. Nel 900 tutte le nuove correnti intellettuali
avranno un manifesto, in cui verranno fissate le ideologie fondamentali che troveremo a sostegno di
quella particolare ideologia. Inoltre, possiamo considerare quest’opera un saggio poiché
approfondisce in maniera opportuna i diversi aspetti della politica del suo tempo. Gli aspetti
principali che costituiscono il “Principe” sono diversi:
-c’è un’analisi oggettiva della crisi italiana. Lo stato italiano ha difficoltà ha raggiungere la propria
unità dal punto di vista territoriale e quindi anche dal punto di vista politico nei confronti degli Stati
confinanti. Inoltre abbiamo la figura del Principe che con la sua “virtù”, cioè con il suo ingegno,
riesce a volgere gli eventi storici negativi in positivi. Egli riesce a cambiare il corso della fortuna,
intesa come le avversità della sorte;
-Per poter realizzare questo programma dobbiamo andare dietro alla realtà effettuale cioè quella che
viene presentata nel concreto dei suoi aspetti. Quindi il secondo carattere sarà quello del realismo
concreto, che chiamiamo anche materialismo;
-valutare l’importanza dei fatti politici che assume la fortuna, cioè la mutevolezza del caso. La
fortuna si lascia dominare dall’uomo politico virtuoso ed è donna, nel senso che vuole essere
dominata e cede di fronte agli uomini giovani e virtuosi. Diventa uomo virtuoso chi riesce ad
adattarsi di volta in volta alle diverse situazioni storico-politiche;
-il trattato si conclude con un’esortazione ai Medici;
-Ci troviamo di fronte ad un saggio in cui è presente il pluristilismo e il plurilinguismo;
Dei suoi scritti minori ricordiamo:
-la Descrizione, in cui viene rappresentato l’inganno teso dal Valentino a 3 suoi avversari, che
furono strangolati;
-il Discorso
-il Ritratto di cose in Francia

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