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CAMINO de SANTIAGO de COMPOSTELA

Presentazione del “Camino”

Parrocchia San Michele Arcangelo - Calino


CAMINO de SANTIAGO de COMPOSTELA

Il Cammino di Santiago di Compostela è il lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo
intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago di
Compostela, presso cui è la tomba di San Giacomo apostolo.
Le strade francesi e spagnole che compongono l'itinerario sono state dichiarate Patrimonio
dell'umanità dall'UNESCO

STORIA
Parlare del Cammino di Santiago di Compostela comporta inevitabilmente il racconto del misto
di storia, tradizione e leggenda che accompagna il ritrovamento della tomba di San Giacomo,
la notizia del ritrovamento risale al IX secolo; la tradizione racconta così:

Giacomo l'Apostolo

Giacomo, figlio di Zebedeo, pescatore, era uno dei 12


apostoli, come il fratello Giovanni l'Evangelista.
Dopo la resurrezione di Cristo per molti anni girò la
penisola iberica per compiere l'opera di evangelizzazione
della Spagna spingendosi fino in Galizia, remota regione
di cultura celtica all'estremo ovest della penisola iberica.
Tornato in Palestina fu fatto decapitare dal re Erode
Agrippa, che temeva che l'apostolo acquisisse un
eccessivo potere; i suoi discepoli Attanasio e Teodoro ne
raccolsero il corpo e lo trasportarono segretamente con
una nave nei luoghi della predicazione. Sbarcati nei pressi
di Finisterre si addentrarono in Galicia e gli diedero
sepoltura, in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto
romano più importante della zona.
Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il
luogo fanno si che della tomba dell'apostolo si perdano
memoria e tracce.
Nell'anno 813 l'eremita Pelayo vide, per molti giorni
successivi, una pioggia di stelle cadere sopra un colle, il
monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni
probabilmente di un antico villaggio celtico.
Una notte gli apparve in sogno San Giacomo che gli svelò
che il luogo delle luci indicava la sua tomba. L'abate
rimosse la terra che nei secoli si era depositata e scoprì il
sepolcro. Ne diede notizia al Vescovo locale Teodomiro
che confermò la veridicità dell'accaduto.
Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno,
scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca
romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la
testa mozzata ed una scritta: "Qui giace Jacobus, figlio
di Zebedeo e Salomé".
Per questo motivo si pensa che la parola Compostela
derivi da Campus Stellae (campo della stella) o da
Compos Tellum (terreno di sepoltura).

La festa annuale del santo è celebrata il 25 luglio. Gli anni in cui tale festa cade di domenica
sono chiamati anni "iacobei", anni considerati "giubilari" in forza di una bolla emessa dal papa
Alessandro III nel 1179.

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Alfonso I il casto (789-842), re delle Asturie e della Galizia, ordina la costruzione sul posto di
un tempio, i monaci benedettini nel 893 vi fissarono la loro residenza. Iniziarono così i primi
pellegrinaggi alla tomba dell'apostolo (Peregrinatio ad limina Sancti Jacobi), dapprima dalle
Asturie e dalla Galizia poi da tutta l'Europa.

Santiago di Compostela venne distrutta nel 997 dall'esercito musulmano di Almanzor e poi
ricostruita da Bermudo II. Fu però il vescovo Diego Xelmirez ad iniziare la trasformazione della
città in luogo di culto e pellegrinaggio, facendo terminare la costruzione della Cattedrale
iniziata nel 1075 ed arricchendola con numerose reliquie.

L'icona di Santiago Matamoros

Nella tradizione popolare e nell'iconografia - soprattutto ispanica - di San Giacomo è potente la


figura del Matamoros, alfiere soprannaturale, intercessore e vessillo della ribellione della
Spagna al dominio islamico.

Profondamente intrecciata alla devozione popolare, infatti, si fece strada una "ideologia"
iacobea, accuratamente costruita, in particolare, dal monachesimo cluniacense, e infine
potentemente documentata, ad esempio, nel Codex calixtinus, che faceva di Santiago il
pilastro soprannaturale della riconquista dell'Europa meridionale dal dominio degli "infedeli"
musulmani - ideologia che i pellegrini veicolarono in tutto il continente cristiano, facendo di
San Giacomo una sorta di antesignano delle Crociate.
La scena originaria della leggenda epica fu localizzata nella Rioja, attorno al castello di Clavijo,
dove Santiago, su un cavallo bianco, avrebbe guidato alla vittoria le armi cristiane di Ramiro I
d'Asturias contro i musulmani di Al-Andalus.
Della battaglia, non è neppure certo che sia davvero avvenuta - come del resto quella di
Roncisvalle. Tuttavia, nacque da questa leggenda la tradizione, asseverata da un decreto
apocrifo attribuito al medesimo Ramiro I, di un tributo annuo di primizie di grano e vino,
dovuto da tutta la Spagna "para el mantenimiento de los canónicos que residen en la iglesia
del bienaventurado Santiago y para los ministros de la misma iglesia"

LE VIE VERSO SANTIAGO

Storicamente, le vie degli stranieri verso Santiago furono anche marittime, soprattutto in
primavera-estate, ed è anzi diffusa l'opinione che per mare fosse arrivata nella Francia
carolingia la notizia della tomba dell'apostolo, e che i primi pellegrini arrivassero proprio dal
mare: ci sono testimonianze di viaggi dall'Inghilterra verso La Coruña, nel XIII secolo, che
duravano solo quattro giorni, e certamente il percorso marittimo era il meno rischioso, se fatto
nella buona stagione, in tempi di strade assai insicure e di abitati scarsi e lontani tra loro.
La Ruta de la Costa, cioè la via di Santiago lungo la costa cantabrica, è la principale traccia del
cammino più antico, a testimoniare che i pellegrini arrivavano a Santiago da porti atlantici,
anche più ad est di La Coruña (praticamente dalla Francia alla Galizia).

Le principali vie di terra che convergevano verso Santiago sono descritte nel Codex calixtinus
(il Liber Sancti Jacobi) ed erano - e sono ancora:

 dall'Italia, la via Francigena (con una variante costiera che si diramava lungo la costa
da Pontremoli) e poi la via Tolosana fino ai Pirenei;
 dalla Francia, le vie erano diverse; a partire dal sud si potevano percorrere:
• la via Tolosana, la più meridionale, da Arles attraverso Tolosa; questo cammino
era utilizzato anche dai pellegrini tedeschi provenienti dalla Oberstrasse, e passava
i Pirenei sul Passo del Somport (Huesca);
• la via Podense, da Lione e Le Puy-en-Velay, che passava i Pirenei a Roncisvalle;
• la via Lemovicense, da Vézelay, per Roncisvalle;

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• la via Turonense, da Tours e Roncisvalle, che raccoglieva i pellegrini che
arrivavano dall'Inghilterra, dai Paesi Bassi e dalla Germania del nord lungo la
Niederstrasse.

I due passi più frequentati sui Pirenei erano dunque Roncisvalle e Somport.
Camino francés: la via che va da Roncisvalle a Estella; si attraversa Pamplona, Logroño,
Burgos e León.
Camino aragonés: la via che passa i Pirenei a Somport. I principali paesi attraversati sono
Jaca, Sangüesa, Enériz.

Per qualunque cammino arrivassero i pellegrini comunque, il punto di raccolta era il Puente la
Reina.

Le successive, necessarie tappe erano:

Estella – Nájera – Burgos – Frómista – Sahagún – León - Rabanal del Camino - Villafranca del
Bierzo – Triacastela - Palas de Rei e si era finalmente a Santiago.

Dopodiché il pellegrino, se aveva ancora fiato, si spingeva (e si spinge tutt'oggi) a guardare


l'oceano dall'estremo promontorio di Finisterre. Anzi, per la precisione la tappa conclusiva del
Cammino era il santuario di Nosa Señora da Barca, a Muxía, sulla Costa della Morte. La
chiesa sorge di fronte ad un celebre luogo di culto megalitico, centrato sulla Pedra d'Abalar ("la
pietra oscillante") che i pellegrini fanno oscillare in cerca del suo punto di equilibrio.

Itinerario culturale europeo


Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d'Europa ha riconosciuto l'importanza dei percorsi religiosi e
culturali che attraversano l'Europa per giungere a Santiago de Compostela dichiarando la via di
Santiago "itinerario culturale europeo" e finanziando adeguatamente tutte le iniziative per
segnalare in modo conveniente "el camino de Santiago".
Questo riconoscimento, che pone l'accento sul carattere storico e culturale del Cammino, è
stato probabilmente una delle principali ragioni della forte ripresa di frequentazione del
Cammino stesso, a partire dagli anni '90, anche da parte di persone che non lo percorrono per
motivi religiosi, e - in misura crescente - di nazionalità non spagnola.

CAMINO FRANCES

Il Camino Francés è la più importante e famosa strada tra quelle che compongono il cammino
di Santiago di Compostela, patrimonio dell'umanità. Lungo più o meno 800 km (non esiste una
versione unica di questo percorso), inizia a Saint-Jean-Pied-de-Port, versante francese dei
Pirenei, per raggiungere appunto Santiago de Compostela, in Spagna, dopo aver attraversato
Navarra, La Rioja, Castiglia e Leon e Galizia, e attraversato importanti centri come Pamplona,
Logroño, Burgos e León.

Il percorso è continuamente segnato da segni bianco-rossi (nella parte francese), piastrelle in


ceramica con fondo blu e conchiglia gialla murate sulle facciate delle case o su cippi stradali,
segnali stradali, lapidi.
Il percorso si svolge soprattutto su sterrato, anche su asfalto (poco) e sentieri boschivi.
Decine di albergues sono operativi da secoli lungo questo percorso per assicurare un letto e un
pasto caldo ai pellegrini a cifre modiche.

IL PELLEGRINAGGIO

La definizione di pellegrinaggio indica un “viaggio per”, un andare finalizzato, un tempo che


l'individuo stralcia dalla continuità del tessuto ordinario della propria vita (luoghi, rapporti,
produzione di reddito), per connettersi al sacro.

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Il termine proviene dal latino peregrinus, da per + ager (i campi), dove indicava colui che
non abita in città, quindi lo straniero, ovvero qualcuno costretto a condizioni di civilizzazione
ridotte.

Il suo uso posteriore invece - il nostro - implica una scelta. Chi parte in pellegrinaggio non si
trova ad essere, ma si fa straniero e di questa condizione si assume le fatiche e i rischi, sia
interiori che materiali, in vista di vantaggi spirituali - come incontrare il sacro in un luogo
lontano, offrire i rischi e i sacrifici materialmente patiti in cambio di una salvezza o di un
perdono metafisici - e perché no anche materiali, grazie alle avventure e occasioni che, strada
facendo, non possono mancare.

In tutte le grandi religioni storiche esistono indicazioni, forme, destinazioni e finalizzazioni, del
pellegrinaggio.

Ai nostri giorni la diminuzione dei tempi dei rischi e dei costi di viaggio, nonché la
desacralizzazione delle culture, fanno sì che la categoria culturale del pellegrinaggio sia ormai
sempre più intrecciata e confusa con quella del turismo, del quale viene anzi spesso
considerata una specie di sottoclasse, almeno dagli operatori economici del settore.
Ma il vero pellegrinaggio si compie a piedi - per dimostrare a sé stessi e alla divinità inseguita
la propria forza e la propria devozione e l'accettazione della fatica e del rischio che
l'inseguimento domanda, perché il mondo percorso a piedi ha dimensioni più ampie, suscita
pensieri più profondi e sguardi più attenti, e soprattutto domanda un investimento (fisico,
psicologico, temporale) assai più impegnativo del mondo attraversato in aereo o in auto.

Pellegrinaggi nel mondo cristiano

Nel mondo cristiano sono esistite due forme di pellegrinaggio, in seguito collegate e fuse tra
loro:

1. Il pellegrinaggio devozionale
2. Il pellegrinaggio penitenziale

Il primo esiste fin dall'epoca paleocristiana e faceva parte del processo di conversione: per
liberarsi dalle ansie e dalle tensioni del mondo si partiva verso Gerusalemme, dove si viveva da
"stranieri", da "esuli" (secondo l'etimologia del termine "pellegrino"), magari fino al resto della
propria vita. Un famoso esempio di pellegrinaggio devozionale fu quello fatto da sant'Elena,
madre di Costantino I nel IV secolo.

Il pellegrinaggio penitenziale, o espiatorio, invece ha origini più tarde, legate a tradizioni di


origini insulari (anglosassoni e soprattutto irlandesi), dove si diffuse nell'alto medioevo per
venire poi esportato nel continente europeo dai missionari nei secoli VI e VII.
Esso era originariamente una forma di dura condanna verso una colpa molto grave
(dall'omicidio all'incesto), nella quale incorrevano soprattutto gli ecclesiastici, non essendo essi
sottomessi al diritto dei laici. Il reo era condannato a vagabondare in continuazione, per terre
sconosciute e pericolose, vivendo nella povertà grazie solo alle elemosine, impossibilitato a
stabilizzarsi altrove, lavorare e rifarsi una vita, in tutto simile alla vita fatta da Caino dopo
l'omicidio di Abele (Genesi, 4, 12-14).
Essi dovevano portare ben visibili i segni del loro peccato: giravano infatti nudi, scalzi e con
ferri che ne cingevano i polsi e le gambe: non a caso in vari testi agiografici altomedievali ci
siano passi in cui le catene si spezzano improvvisamente quale miracolo (piuttosto frequente)
che segnalava la fine decisa da Dio della pena.

Le prime notizie di pellegrinaggi penitenziali diretti a una specifica meta risalgono all'VIII
secolo. I pellegrini avevano anche alcuni segni non infamanti che li contraddistinguevano: il
bastone (detto bordone), la bisaccia e i segni del santuario verso i quali si era diretti o dal
quale si tornava, ben in vista sul copricapo o sul mantello.

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Gli imperatori carolingi scoraggiavano tali pratiche per ragioni di ordine pubblico; nello stesso
periodo i vescovi iniziarono a inviare questo particolare tipo di criminali direttamente al
pontefice, affinché fosse lui a comminare la penitenza o a concedere un'assoluzione, anche se
ciò causò talvolta conflitti tra alcuni vescovi e il pontefice: infatti i condannati, se pensavano di
essere stati trattati con eccessiva durezza dal proprio vescovo preferivano migrare fino a Roma
in cerca di pene meno severe, con un conflitto di competenza che all'epoca non era regolato da
alcuna disciplina e che era segno della fatica di alcune diocesi di accettare la supremazia
romana in maniera più che simbolica.

Con l'uso di andare a Roma dei pellegrini penitenziali, essi si sovrapposero ai pellegrini
devozionali, che ivi visitavano le tombe e le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo. Durante il
medioevo le due forme di pellegrinaggio si sovrapposero fino a confondersi e uniformarsi: ogni
pellegrino cercava l'espiazione di qualcosa.

Ai pellegrinaggi verso Roma e la Terrasanta nel corso dell'XI secolo la potente abbazia di Cluny
si fece promotrice di un'altra destinazione, la città di Santiago di Compostela in Galizia, dove
esisteva la (presunta) tomba dell'apostolo Giacomo. Santiago aveva il vantaggio di unire il
flusso dei pellegrini al processo di Reconquista della Spagna allora musulmana.

Per quanto riguarda Gerusalemme essa era fin dal VII secolo in mano dei musulmani, in
un'area contesa tra i califfati del Cairo (fatimide, sciita) e di Baghdad (abbaside, sunnita). I
pellegrini cristiani potevano visitare la città e le chiese al prezzo di pagare per i salvacondotti.

Fino all'XI secolo i pellegrinaggi furono un fenomeno esistente ma piuttosto limitato, per
l'insicurezza generale e anche per una certa diffidenza da parte della stessa Chiesa: essi
andavano oltre il controllo delle diocesi, che era saldamente territoriale, e non era gradito dagli
ordini monastici, che seguivano il precetto della stabilitas loci, che impediva a un monaco di
cambiare monastero. Essi inoltre sostenevano in genere che la propria "Gerusalemme"
andasse trovata nel cuore di ogni cristiano, piuttosto che nel viaggio. In seguito la Chiesa
riconobbe nel pellegrinaggio un'esperienza fondamentale della vita religiosa e lo disciplinò,
corredandolo di un apposito voto e delle relative indulgenze spirituali.

I pellegrinaggi furono dopo l'anno Mille uno dei motori della ritrovata mobilità delle persone e
affiancarono il rinascere dei commerci. Le vie dei pellegrinaggi si attrezzarono con hospitalia
(ospizi) dove rifocillarsi e curarsi, se infermi.

CODEX CALIXTINUS

Conosciuto soprattutto con il nome di Codex Calixtinus, il Liber Sancti Jacobi (Libro di San
Giacomo) è un insieme di testi in gloria di san Giacomo maggiore e del suo culto
compostellano.
I testi sono di varia datazione e provenienza, indicati come composti all'inizio del XII secolo,
ma la redazione del codice si situa attorno al 1260.

Il Liber (5 libri e un'appendice) contiene testi di vario genere collegati alla figura di san
Giacomo maggiore e al pellegrinaggio a Compostela, ed è praticamente la sintesi del corpus
dottrinario, ideologico e liturgico su cui si fondò il culto dell'apostolo.
Culto particolarmente importante e divenuto in quell'epoca di forte rilevanza politica, se si
tiene conto che il corpo dell'apostolo Giacomo era l'unico a non essere deposto a Roma, e che
per questa presenza il culto apostolico faceva di Compostela, ascesa a sede arcivescovile nel
1121, una sorta di sede apostolica, nel momento in cui la presenza dei papi a Roma si faceva
più vacillante.

La storia del Codice


La paternità del Liber Sancti Jacobi è attribuita dalla tradizione, testimoniata in una bolla
aggiunta in appendice al codice stesso, a papa Callisto II ed è questa la ragione per cui il
codice che lo contiene venne detto Calixtinus.

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Erano, quelli, tempi in cui non si andava troppo per il sottile, nelle falsificazioni di documenti
che dovevano essere ufficiali e solenni e fondare poteri, possessi e giurisdizioni: basti
ricordare, per tutti, la Donazione di Costantino e lo Pseudo-Isidoro.

La bolla, attribuita ad Innocenzo II, era falsa anch'essa, ma serviva ad anticipare la datazione
dell'opera, conferendole così maggiore autorità. Serviva inoltre ad incardinare il culto
compostellano nell'orizzonte politico dei duchi di Borgogna, alla cui famiglia apparteneva
Callisto II, e degli ambienti cluniacensi, la cui potenza stava crescendo all'epoca in Francia e
non solo. La bolla tentava, infine, di accreditare in Aymeric Picaud', chierico compostellano o di
Vézelay (abbazia benedettina che stava passando ai cluniacensi, appunto), il chierico indicato
come suo responsabile e depositario presso la cattedrale di Santiago.

Per questa via, Aymeric fu considerato per molto tempo il vero autore, o almeno il
"caporedattore" del codice, anche se oggi ne è incerta fin l'esistenza storica, e si tende a
considerare il Codex come prodotto direttamente nello scriptorium di Compostela, seppur
nell'ambito della cultura cluniacense.

Del manoscritto originale conservato negli Archivi della cattedrale di Santiago, composto da
225 fogli recto/verso, si conoscono le seguenti copie principali:

 due manoscritti quasi contemporanei ma di non buona qualità:


• il così detto Manoscritto di Ripoll, appartenente agli archivi della Corona d'Aragona
e attualmente a Barcellona, fedele al testo nella sostanza, ma compilato senza
riprodurre le illustrazioni e in ordine diverso dall'originale;
• e il manoscritto di Alcobaça, in Portogallo, ricavato in parte dal precedente e
altrettanto disordinato;
 una copia del XIV secolo conservata nella biblioteca dell'Università di Salamanca;
 due della metà del XV secolo, delle quali una attualmente in Vaticano e l'altra a Londra.

Altre copie sono citate, a Pistoia (Archivio di Stato) e a Madrid (Biblioteca nazionale).

Dal Liber Sancti Jacobi derivarono inoltre molti altri manoscritti che ne riproducevano e
diffondevano singoli libri, in particolare il secondo, dedicato ai miracoli, e il quarto con la
Cronaca di Turpino.

I cinque libri
L'ordine in cui sono organizzati i libri non segue l'ordine di creazione dei materiali che li
compongono, ma l'ordine d'importanza degli argomenti trattati, ai fini della glorificazione del
santo e del suo culto.

1. Anthologia liturgica (hymni et homiliae)


Per la ragione detta sopra, il primo volume del Liber è dedicato alla formalizzazione liturgica
del culto medesimo, allo stabilimento delle due feste del santo (a quella del 25 luglio, data
della celebrazione romana, si aggiunge il 30 dicembre, che è la data tradizionale della
celebrazione ispanica), alle preghiere e letture dovute alle ore del giorno (Breviario) e ai giorni
dell'anno. Non si dimentichi che la fonte asserita è il papa Callisto II.
Di particolare interesse in questo libro, per la storia della musica medioevale, sono gli inni, che
riportano la notazione musicale e dei quali fra l'altro sono citati degli autori.

2. De miraculis sancti Iacobi


Questo libro è finalizzato alla promozione della devozione privata (che è poi la molla principale
del pellegrinaggio). Vi si pone molta attenzione nel descrivere miracoli che definiremmo oggi
"interclassisti e internazionali" avvenuti cioè a fedeli di ogni classe sociale e anche lontano dal
luogo del culto, a conferma della grande potenza del santo (e dunque del suo santuario).
Di questo secondo libro sono noti molti manoscritti derivati, provenienti da monasteri e chiese
del sud e del centro della Francia, dal Nord Italia e dalla valle del Reno.

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3. Liber de translatione (scil. corporis sancti Iacobi ad Compostellam)
Qui si spiega come e perché, benché la tradizione attestasse che san Giacomo era morto a
Gerusalemme, il suo corpo sia arrivato in Galizia.

4. Historia Karoli Magni et Rotholandi


Più noto con il nome di Historia Turpini, è forse il libro che ha avuto maggior diffusione, anche
per la notorietà e il favore di cui il ciclo carolingio godette in tutta Europa. Ne derivarono oltre
250 manoscritti separati.
Si tratta di una cronaca romanzesca attribuita a Turpino (il leggendario arcivescovo di Reims
che era uno dei 12 pari di Carlo Magno), dove si narra come il santo prima fosse apparso in
sogno all'imperatore per rivelargli l'esistenza del proprio sepolcro, e come Carlo fosse andato a
liberarlo dai pagani ed avesse fondato e dotato di privilegi la prima chiesa.
Vi si narrano poi le campagne di Carlo contro gli infedeli, e il nucleo degli avvenimenti che
erano già, nell'epica popolare orale, al centro della Chanson de Roland. È qui che nasce la
figura di Santiago Matamoros, che accompagnerà tutta la Reconquista spagnola.

5. Iter pro peregrinis ad Compostellam, Aimery Picaud ascriptum


È il libro forse meno riprodotto, comprensibilmente, in quanto le notizie riportate e perfino i
nomi divenivano meno comprensibili allontanandosi dalla Spagna e col passare del tempo.

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ANDARE VERSO SANTIAGO

"una volta si andava sul cammino


per salvare l'anima,
ora ci si va per trovarla"

Più difficile, direi impossibile, è definire quello che dovrebbe essere il cammino verso Santiago.
La semplice definizione che ho proposto contiene due elementi importanti: la valenza
religiosa del pellegrinaggio e il contesto storico in cui si svolge.
La prima è stata sin dall’origine essenziale, sia pure strettamente dipendente dal ruolo
istituzionale e dalle funzioni di controllo sociale che la Chiesa ha storicamente svolto. Oggi
questa motivazione non è più determinante, e comunque non è esclusiva.
Ho parlato con molti pellegrini per conoscere le motivazioni che li avevano spinti ad
intraprendere il cammino: Tutti mi hanno dato risposte un po' vaghe, come di chi non ha una
pronta una risposta certa. Non pretendo che il mio giudizio sia assoluto, ma ho riscontrato che
sono relativamente pochi i pellegrini che indicano motivazioni esclusivamente religiose.
Le risposte più frequenti indicano motivi genericamente “spirituali”,
• il bisogno di trovarsi soli con se stessi,
• di poter riflettere,
• di allontanarsi dallo stress quotidiano,
• di misurarsi con se stessi in un’impresa ritenuta notevole sul piano fisico e ancor più su
quello mentale.
• di fascino derivante dalla storia del cammino,
• dai segni d’arte e di storia.

Insomma, per concludere, le risposte non sono mai categoriche e indicano in genere
un’insieme di motivazioni.
Di fronte a questo varietà di risposte ho tratto la convinzione che ogni pellegrino ha diritto di
interpretare il cammino come crede: nelle motivazioni, nella scelta del percorso, nei tempi di
percorrenza, nella quantità di energie da spendere, nel livello di sofferenza da accettare, nelle
gratificazioni da ricercare.
Perché la verità di cui tutti i pellegrini, alla fine, si rendono conto è che l’importanza del
cammino non è rappresentata dalla meta che si raggiunge, ma è insita nel fare il cammino
stesso.

La Credenziale è un attestato che garantisce il carattere religioso e la serietà del


pellegrinaggio e permette l’assistenza ed il pernottamento nei circa 80 “hospitales” o “refugios”
che si trovano lungo il Cammino. La Confraternita di San Jacopo di Compostella è autorizzata
direttamente dalla Cattedrale di Santiago, a rilasciare tale documento in Italia. Nella
Credenziale vanno apposti i timbri (sellos) dei vari luoghi in cui si passa o si fa tappa; questi
ultimi attestano l’avvenuto percorso.

Che significa ULTREYA?

Saluto di incoraggiamento tra pellegrini.


Dal latino ultra (=più) ed eja (=avanti).
Questa parola è già presente nel "Codex Calixtinus".
C'è una frase che dice "e Ultreia, e suseia, deus adjuva nos".
Qualcuno dice che anticamente si diceva "Ultreia, Suseia, Santiago", come a dire:
"Forza, che più avanti, più in alto c'è Santiago"

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LA COMPOSTELA

La “Compostela” è il certificato redatto in latino e rilasciato dall'autorità ecclesiastica di


Santiago de Compostela (presso la Cattedrale di Santiago) a coloro che hanno compiuto il
pellegrinaggio a piedi, in bicicletta o a cavallo con intenzioni religiose.

Nel medioevo era un documento molto importante, perché il pellegrinaggio era una forma
legata allo scioglimento di voti o alla penitenza di peccati molto gravi. In alcuni casi il
pellegrinaggio era anche una pena civile, cioè il condannato veniva allontanato dalla comunità
nella quale aveva commesso reati e riammesso solo dopo aver compiuto un pellegrinaggio di
conversione. La Compostela certificava l’espiazione della pena o del voto.

Condizioni per il rilascio della Compostela


Il certificato può essere rilasciato solo a chi abbia percorso il Cammino per motivi strettamente
religiosi e spirituali e che presenti una Credenziale che riporti testimonianze scritte (di solito
timbri) che attestino un percorso di almeno cento chilometri (200 se si è in bicicletta).

Testo ufficiale della Compostella

CAPITULUM hujus Almae Apostolicae et Metropolitanae Ecclesiae Compostellanae sigilli Altaris Beati
Jacobi Apostoli custos, ut omnibus Fidelibus et Peregrinis ex toto terrarum Orbe, devotionis affectu vel voti
causa, ad limina Apostoli Nostri Hispaniarum Patroni ac Tutelaris SANCTI JACOBI convenientibus,
authenticas visitationis litteras expediat omnibus et singulis praesentes inspecturis, notum facit:
[nome]
hoc sacratissimum Templum pietatis causa devote visitasse. In quorum fidem praesentes litteras, sigillo
ejusdem Sanctae Ecclesiae munitas, ei confero.
Datum Compostellae die ... mensis .. anno Dni ...

Secretarius Capitularis

IL CAPITOLO della Santa Apostolica Chiesa Cattedrale Compostellana, custode del sigillo dell'altare
di San Giacomo apostolo, per tutti i fedeli e pellegrini che quivi giungono da qualsiasi luogo
dell'orbe terracqueo con attitudine devozionale o per causa di un voto o di una promessa fino alla
tomba dell'Apostolo SAN GIACOMO, nostro Patrono e Protettore della Spagna, rende noto a tutti
coloro che esaminano questo documento che:
[nome]
ha visitato devotamente questo santissimo tempio con sentimento cristiano. In fede di ciò, io gli
rilascio il presente documento munito del sigillo di questa Santissima Chiesa.
Dato a Santiago de Compostella, il giorno ... mese ... anno del Signore ...

Il Segretario del Capitolo

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RITI E PREGHIERE DEL “CAMINO”

Consegna della bisaccia

Alla partenza veniva compiuto il rito della vestizione con la consegna della bisaccia

Accipe hanc peram habitum peregrinationis tuae Ricevi questa bisaccia, che sarà il vestito del tuo
ut bene castigatus et emendatus pervenire pellegrinaggio affinché, vestito nel modo migliore,
merearis ad limina sancti Iacobi, quo pergere sarai degno di arrivare alla porta di San Giacomo
cupis, et peracto itinere tuo ad nos incolumis con dove hai desiderio di arrivare e, compiuto il tuo
gaudio revertaris, ipso praestante qui vivit et viaggio, tornerai da noi sano e salvo con grande
regnat Deus in omnia saecula saeculorum gioia, se così vorrà Dio che vive e regna per tutti i
secoli dei secoli.

Consegna del bordone

Alla partenza veniva compiuto il rito della consegna del bordone (il bastone)

Accipe hunc baculum, sustentacionem itineris ac Ricevi questo bastone, per sostegno del viaggio e
laboris ad viam peregrinationis tuae ut devincere della fatica sulla strada del tuo pellegrinaggio
valeas omnes catervas inimici et pervenire affinché ti serva a battere chiunque ti vorrà far del
securus ad limina sancti Iacobi et peracto cursu male e ti faccia arrivare tranquillo alla porta di San
tuo ad non revertaris cum gaudio, ipso annuente Giacomo e, compiuto il tuo viaggio, tornerai da noi
qui vivit et regnat Deus in omnia saecula con grande gioia, con la protezione di Dio che vive e
saeculorum regna per tutti i secoli dei secoli.

Benedizione del Pellegrino

Benedizione dei pellegrini che si imparte nella Real Collegiata di Nostra Signora a Roncisvalle

O Dio, che portasti fuori il tuo servo Abramo dalla città di Ur dei Caldei
e che fosti la guida del popolo d'Israele attraverso il deserto,
ti chiediamo di custodirci, noi tuoi servi, che per amore del tuo nome
andiamo pellegrini a Santiago de Compostella.
Sii per noi compagno nella marcia,
guida nelle difficoltà, sollievo nella fatica,
difesa nel pericolo, albergo nel Cammino,
ombra nel calore, luce nell'oscurità,
conforto nello scoraggiamento
e fermezza nei nostri propositi perché, con la tua guida,
giungiamo sani e salvi al termine del Cammino e,
arricchiti di grazia e di virtù,
torniamo illesi alle nostre case,
pieni di salute e perenne allegria.

Per Cristo nostro Signore. Amen

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RITI NELLA CATTEDRALE
Abbraccio al Santo
Sopra l'altare della Cattedrale c'è il sepolcro e la grande statua di San Giacomo rivestita da una
lamina d'argento. Dietro l'altare, sulla sinistra, c'è una scaletta che permette di accedere alle
spalle della statua: di lì si scende per altri scalini dall'altra parte dell'altare.
E' tradizione abbracciare la statua sussurrando al suo orecchio la antica frase medioevale
"Raccomandami a Dio, amico mio"

Mettere la mano nell'impronta posta nella colonna centrale del Portico della Gloria, sotto
l'immagine di San Giacomo.
E' un gesto che deve durare due secondi (soprattutto se c'è coda dietro), per ricordare al santo
i motivi, gli impegni, le promesse che ti hanno spinto a fare il cammino fino alla sua tomba.

Mettere la mano nella bocca dei mostri che stanno sotto la stessa colonna.
Non si sa bene perché si compia questo rito, ma molti lo fanno

Il santo dei bernoccoli


E' usanza dare tre colpi sulla statua del "santo dei bernoccoli" (così viene tradizionalmente
chiamata); si trova all'altro lato del colonna centrale del Portico della Gloria. Racconta la
tradizione che Mastro Matteo raffigurò la propria immagine nel Portico della Gloria tra le anime
salvate che accompagnano l'apostolo ed i 24 anziani; per questo il vescovo lo accusò di
superbia. Lui allora rappresentò se stesso in ginocchio mentre chiedeva perdono a Dio per la
sua superbia. Dare i tre colpi ha lo scopo di rendere testimonianza a Mastro Matteo per la
bravura che gli permise di fare questa opera straordinaria e per l'umiltà che gli consentì di
chiedere pubblicamente perdono.

Toccare i piedi al Re David


Se sei arrivato a piedi a Santiago, quando entri dalla porta di Plaza de Platerias devi toccare i
piedi al Re David (una delle figure più antiche della Cattedrale che si vede entrando a sinistra)
che suona la cetra, chiedendogli che i tuoi piedi ti permettano di tornare ancora.

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Preghiera per l'Europa

Per questo, io, Giovanni Paolo, figlio della Nazione polacca,


che si è sempre considerata europea,
per le sue origini, tradizioni, cultura e rapporti vitali,
slava tra i latini e latina tra gli slavi;
io, successore di Pietro nella Sede di Roma,
Sede che Cristo volle collocare in Europa e che l'Europa ama
per il suo sforzo nella diffusione del Cristianesimo in tutto il mondo;
io, Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale,
da Santiago, grido con amore a te, antica Europa: "Ritrova te stessa. Sii te stessa".
Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici.
Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia
e benefica la tua presenza negli altri continenti.
Ricostruisci la tua unità spirituale,
in un clima di pieno rispetto verso le altre religioni e le genuine libertà.
Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.
Non inorgoglirti delle tue conquiste
fino a dimenticare le loro possibili conseguenze negative;
non deprimerti per la perdita quantitativa della tua grandezza nel mondo
o per le crisi sociali e culturali che ti percorrono.
Tu puoi essere ancora faro di civiltà e stimolo di progresso per il mondo.
Gli altri continenti guardano a te e da te si attendono la risposta
che san Giacomo diede a Cristo: "Lo posso"

Papa Giovanni Paolo II - 1982

Il poema del Cammino


Né le genti del cammino,
Polvere, fango, sole e pioggia né le usanze rurali.
è il cammino di Santiago. Non sono la storia e la cultura,
Migliaia di pellegrini né il gallo della Calzada,
e più di mille anni. né il palazzo di Gaudì,
né il castello di Ponferrada.
Pellegrino, chi ti chiama?
Che forza misteriosa ti attrae? Tutto ciò vedo passando,
ed è una gioia veder tutto,
Né il campo delle stelle, ma la voce che mi chiama
né le grandi cattedrali. la sento molto più nel profondo.
Non è la bravura navarra,
né il vino della Rioja, Pellegrino, chi ti chiama?
né i frutti di mare galiziani, Che forza misteriosa ti attrae?
né i campi castigliani.
La forza che mi spinge,
Pellegrino, chi ti chiama? la forza che mi attrae
Che forza misteriosa ti attrae? non so spiegarla neanch’io.
Solo Lui lassù la sa.

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SAN GIACOMO

Sono qui, nuovamente, presso il tuo sepolcro


al quale mi avvicino oggi,
pellegrino da tutte le strade del mondo,
per onorare la tua memoria ed implorare la tua protezione.
Giungo dalla Roma luminosa e perenne,
fino a te che ti sei fatto pellegrino sulle orme di Cristo
ed hai portato il suo nome e la sua voce
fino a questo confine dell'universo.
Vengo dai luoghi di Pietro
e, quale suo successore, porto a te
che sei con lui colonna della Chiesa,
l'abbraccio fraterno che viene dai secoli
ed il canto che risuona fermo ed apostolico nella cattolicità.
Viene con me, san Giacomo, un immenso fiume giovanile
nato dalle sorgenti di tutti i paesi della terra.
Qui lo trovi, unito e sereno alla tua presenza,
ansioso di rinnovare la sua fede nell'esempio vibrante della tua vita.
Veniamo a questa soglia benedetta in animato pellegrinaggio.
Veniamo immersi in questo copioso esercito
che sin dalle viscere dei secoli è venuto portando le genti fino a questa Compostela
dove tu sei pellegrino ed ospite, apostolo e patrono.
E giungiamo qui al tuo cospetto perché andiamo uniti nel cammino.
Camminiamo verso la fine di un millennio
che desideriamo sigillare con il sigillo di Cristo.
Camminiamo ancora oltre, verso l'inizio di un millennio nuovo
che desideriamo aprire nel nome di Dio.

San Giacomo,
abbiamo bisogno per il nostro pellegrinaggio
del tuo ardore e del tuo coraggio.
Per questo veniamo a chiederteli
fino a questo "finisterrae" delle tue imprese apostoliche.
Insegnaci, Apostolo ed amico del Signore,
la via che porta a lui.
Aprici, predicatore delle Spagne,
alla verità che hai imparato dalle labbra del Maestro.
Dacci, testimone del Vangelo,
la forza di amare sempre la vita.
Mettiti tu, patrono dei pellegrini,
alla testa del nostro pellegrinaggio di cristiani e di giovani.
E come i popoli all'epoca camminarono verso di te,
vieni tu in pellegrinaggio con noi incontro a tutti i popoli.
Con te, san Giacomo apostolo e pellegrino,
desideriamo insegnare alle genti d'Europa e del mondo
che Cristo è - oggi e sempre -
la via, la verità e la vita.

(Preghiera di Papa Giovanni Paolo II


a conclusione della GMG-1989 a Santiago)

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Il pellegrinaggio a Santiago : Mille anni di tradizione europea

Il pellegrinaggio a Santiago de Compostela si fonda sulla visita alla tomba dell'apostolo


Giacomo scoperta agli inizi del IX secolo in Galizia, nei pressi del finesterrae del mondo allora
conosciuto. Già prima dell'anno Mille sono documentati pellegrini tedeschi e francesi, poi la
devozione si estende vertiginosamente a tutti i popoli d'Europa ed accende un pellegrinaggio
che ancora non si è spento.

Prende vita in tal modo un fenomeno che avrà conseguenze determinanti nella formazione
della civiltà occidentale, che lascerà profondi segni nella città, tali da far dire a più di una voce
che l'Europa si è formata attraverso il pellegrinaggio compostellano.

Già dopo il Mille si crea una complessa rete viaria che unisce tutti i popoli dell'occidente
cristiano a Santiago. Nascono i "cammini di Santiago”, vie consacrate dalla presenza di
importanti reliquie, assistite e difese dagli ordini ospitalieri e protette dai re. Tutta la cristianità
palpita intorno ai grandi itinerari di pellegrinaggio. Il pellegrino diviene, oltre che un viandante
del sacro alla ricerca di Dio, un operatore culturale di prima qualità che, anche se analfabeta,
tesserà tra città, tra paese, un fittissimo ordito di informazioni e un fecondissimo scambio di
conoscenze e di esperienze. Le difficoltà del cammino e i molteplici rischi faranno nascere,
inoltre, un forte senso di solidarietà, tra i pellegrini, e di appartenenza ad una civiltà comune.
Ospedali e confraternite segneranno in tutte le città d'Europa il ricordo di un'esperienza vissuta
da milioni di persone.

Gli Anni Santi Compostellani, che vengono proclamati quando la festa di san Giacomo cade di
domenica, come nel 1993, insieme alla persistenza di un cammino fisico ben identificabile, allo
stesso tempo simbolo ed invito al pellegrinaggio, così come una tradizione fortemente radicata,
hanno permesso la continuità della devozione compostellana per oltre mille anni.
Alla fine del secondo millennio il pellegrinaggio compostellano ha ripreso pieno vigore
spingendo verso Santiago un gran numero di persone molte delle quali, a piedi, lungo le
vecchie strade medievali, dove si sta di nuovo tessendo nel nome della solidarietà, della fede,
degli scambi, una civiltà ed una cultura assai utile per l'Europa dei nostri giorni.

SANTIAGO DE COMPOSTELLA
di Franchi Rosalba

Dal momento in cui il vescovo Teodomiro, nei primi anni del IX secolo, riconobbe come valido il
ritrovamento dell'eremita edificando un tempio a Santiago de Compostela - così si chiama oggi
il luogo ove si trova il sepolcro - i prodigi, i miracoli e le apparizioni si moltiplicarono dando
luogo ad una ricca collezione di racconti destinati ad infondere coraggio ai guerrieri cristiani
che combattevano contro l'avanzata dei mori ed a sollevare gli animi dei pellegrini che, ben
presto, cominciarono il loro lento viaggio lungo il cammino di Santiago.

Quello stesso cammino che, per primo, percorse Carlo Magno quando San Giacomo in persona,
apparsogli in sogno, gli indicò la "via delle stelle " da seguire per raggiungere il luogo della sua
sepoltura.
In età medioevale, di fronte alla minaccia musulmana, la città, in cui riposavano le spoglie di
Santiago, divenne un simbolo della cristianità, un baluardo che, al cospetto dei mori, ormai
padroni incontrastati del sud della Spagna, attestasse la forza ed il vigore della tradizione
religiosa occidentale. Partire da qualsiasi terra dell'Europa per avventurarsi verso la lontana
Galizia era una necessità se si voleva consolidare il dominio dei regni cristiani e garantire il
passaggio verso Compostela: migliaia di pellegrini provenienti dalla Francia, dalla Germania,
dalla Russia, dall'Italia, percorrendo il Cammino, contribuirono così a tener viva la tradizione
cristiana nelle regioni settentrionali della Spagna e a decretare la fortuna di Santiago.
Ma non erano solo i cristiani animati dalla fede a mettersi in viaggio; a partire dal XV secolo, il
pellegrinaggio a Santiago divenne anche una pena imposta per i crimini commessi. Si andava a

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Santiago per compiere una penitenza per i propri peccati oppure si poteva essere condannati
ad espiare nel Cammino semplicemente per aver ingiuriato un nemico!

Per ricostruire tappa per tappa il cammino che i pellegrini percorrevano alla volta di Santiago di
Compostela, una fonte preziosissima è un testo scritto nella prima metà del XII secolo
probabilmente da un chierico francese, Almerico Picaud, con l'appoggio dell'ordine di Cluny. Si
tratta della cosiddetta "Guida del Pellegrino". L'autore medioevale descrive in essa gli itinerari
che, attraversando la Francia ed il nord della Spagna, convergono nella Cattedrale di Santiago
fornendo tutte le informazioni necessarie per affrontare il viaggio e per visitare, sul percorso, i
principali Santuari. La sua lettura ci permette di determinare l'esatto itinerario del cammino
medioevale ancora oggi in gran parte ripercorribile.

"Ci sono quattro strade che portano a San Giacomo e si riuniscono in una sola a Puente la
Reina, in territorio spagnolo; una passa per Saint Gilles du Gard, Montpellier, Toulouse e il
Passo di Somport; una passa per Notre Dame de Puy, Conques, Moissac; un'altra per S. Marie
Madeleine di Vezelay, Limonge, Perigeux; un'altra ancora per San Martin di Tours, Poitiers,
Angely, Saintes, Bordeaux".

Le quattro strade che Picaud indica come direttrici principali, superati i Pirenei a Roncisvalle o
al Passo di Somport convergono vicino a Pamplona, a Puente la Reina. Lì comincia il vero e
proprio Cammino spagnolo percorso ancora oggi a piedi (circa 800 chilometri) da migliaia di
pellegrini animati dalle più diverse motivazioni: la fede religiosa, gli interessi culturali, la
curiosità.
Sul Cammino, oggi come nel Medioevo, ci si incontra, si cammina insieme, si stringono legami,
si vive un'esperienza per molti versi "unica": la meta è la cattedrale di Santiago dove sono
custoditi i resti dell'Apostolo ma , prima di raggiungerla, acquista particolare significato la
visita dei Corpi Santi che la Guida medioevale descrive minutamente. Visitanda sunt
raccomanda l'autore parlando delle preziose reliquie che riposano sulla strada di San Giacomo
e che ogni pellegrino deve visitare.
Il Cammino oggi è costantemente segnalato con cartelli indicatori che accompagnano il
viaggiatore dai Pirenei sino alla Galizia. Percorrendolo senza avere fretta, ci si accorge
rapidamente che il percorso non è indicato solo dalla moderna segnaletica giallo-blu
contraddistinta dalla conchiglia ma da innumerevoli "segni" molto più antichi. Chiese
romaniche con mirabili portali in cui si affollano figure di personaggi dell'Antico e del Nuovo
Testamento, animali dalle forme più strane e simboli ricorrenti come la scacchiera e la
conchiglia, ospizi e monasteri, eremi ed abbazie, immagini di Santiago e statue della Madonna,
protettrice del Cammino, di preziosa fattura e profonda espessività, guidano costantemente il
viaggiatore.

Puente la Reina, Estella, Logrogno, Burgos, Santo Domingo della Calzada, Leon, Astorga,
Villafranca del Bierzo, per citare solo alcune tappe del Cammino, testimoniano un passato
carico di eventi e di significati nascosti nei monumenti e nelle storie o leggende che attorno a
questi luoghi si sono diffuse. La più conosciuta e forse la più curiosa ci spiega la presenza,
ancora oggi, di una stia con un gallo ed una gallina vivi in una navata laterale della cattedrale
di Santo Domingo della Calzada. Si racconta infatti che sulla tavola di un giudice, incredulo di
fronte al racconto di un miracolo compiuto da Santiago, un gallo ed una gallina ben cucinati
tornassero a cantare nel piatto.
Attraverso i Pirenei, la Navarra, la Castiglia e Leon e la Galizia, il Cammino si snoda in mezzo a
paesaggi che mutano completamente: le montagne lasciano il posto a sconfinate distese piatte
ed uniformi, al giallo arido e quasi accecante dei campi di cereali si sostituisce gradatamente il
verde più riposante ed ondulato del foraggio e dei boschi cedui. L'aria calda e soffocante
dell'altopiano cede il posto alla brezza frizzante dell'Oceano.
A Santiago l'oceano è ormai una presenza: la distanza da Capo Finisterre, il punto che segna il
limite occidentale dell'Europa, è veramente breve. Sul promontorio dove sorge la chiesa
romanica di Santa Maria , l'occhio si perde nella vastità dell'Oceano.
Finis terrae
Per gli antichi proprio qui finiva il mondo.

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