Sei sulla pagina 1di 3

Europa dopo il Medioevo

LA LUCE DEL RINASCIMENTO

L'uomo e la società medievale ruotavano sul principio di "unità dell'essere". Tutto


ciò si perde, gradualmente, nel periodo rinascimentale, che privilegia il
"particolare" all'universale, il "mondano" al "sacrale". Ugo Spirito a proposito ha
scritto che "un nuovo tipo di uomo sorge, che non attende più una consacrazione
religiosa per il suo potere, nè lo sente limitato da scrupoli morali, ma lo considera
ormai come il frutto di una capacità tutta terrena, insita in sè medesimo".
Preoccupazione della teologia e della mistica medievale (si pensi ai grandi mistici
tedeschi, come Meister Eckhart e Angelo Silesio) è salvaguardare l'unità nell'essere
umano.
Nell'arte, questa preoccupazione si fa evidentissima, al punto che le grandi
cattedrali medievali, gotiche o romaniche, riflettono l'anonimato dei loro
costruttori. Si sa quale "scuola" abbia costruito la cattedrale, ma non chi sia il
cosiddetto "autore". Scompare, cioè, la soggettività dell'autore per far posto
all'oggettività dell'opera. L'anonimato ha quindi un valore preponderante, poichè
rende "religiosa" e "comunitaria" l'opera che si compie. Tale opera, qualunque essa
sia, cavalleresca, artigiana o contadina, tende, sempre, al "sacrale", al
trascendente. Cerca di essere riflesso e, contemporaneamente, lode dell'opera divina,
Tutto questo, tutta questa forma mentis, nel Rinascimento si perde. Al centro
dell'attenzione umana non è più posta l'autore. Tutto, quindi, si "umanizza". E non a
caso si chiamerà "umanesimo" la corrente letteraria ed artistica identificabile nel
periodo rinascimentale. Si apre la strada per l'individualismo filosofico e pratico
che porterà poi al laicismo esasperato della Rivoluzione Francese.
Il Medioevo aveva concepito una società "unita" nella differenziazione organica
delle sue componenti partecipative (si pensi alle Corporazioni). Il Rinascimento,
invece, incentiva lo spirito critico individualistico che porta inevitabilmente ai
primi moti di conflittualità sociale. Mentre, infatti, si rafforza la borghesia
mercantile, sorgono i primi raggruppamenti sociali nelle città.
Parallelamente a ciò, un altro fattore a carattere economico-sociale che favorisce
il sorgere del cosiddetto Stato moderno è lo sviluppo dell'industria. La produzione
industriale della lana e della seta, nell'espandersi e nel ramificarsi ovunque,
fornisce i primi strumenti al potere mercantile per condizionare quello politico.
Ancora: la fonte di arricchimento maggiore viene ora al potere mercantile dal traffico
del denaro. Basti ricordare quanto era scarsa la circolazione del denaro in un mondo
agricolo-pastorale come quello dell'Europa medievale, per rendersi conto della
rivoluzione econmica importata dal Rinascimento. Nelle città comunali, cominciano ora
a trovrasi notevoli disponibilità di capitali liquidi. In tal modo, i mercanti
italiani che girano di piazza in piazza per tutta l'Europa, trovano una fonte di lucri
imponenti, accompagnando al traffico delle merci quello del denaro. Così i mercanti di
tendenza guelfa e gli ebrei sono gli unici in Europa a concedere prestiti ed a
guadagnarci. A proposito della potenza economica del neoguelfismo nordista, basti
ricordare che in Inghilterra per lungo tempo "lombardo" fu sinonimo di usuraio. Ancor
oggi, a Londra, la "via dei Lombardi (Lombard Street) è una delle principali arterie
del quartiere degli affari. Inutile dire che i tassi di interesse erano estremamente
elevati, al punto che la borghesia mercantile è talmente ricca da poter concedere o
meno prestiti e tassazioni a principi e re,vale a dire al potere politico, che ne
diventa forzatamente debitore. La scoperta delle cambiali e delle tratte, la
coniazione continua di nuove monete culmina poi, sil piano commerciale, nella
formazione delle compagnie (ovvero dei moderni trusts). Con il chè, il potere
economico da una singola individualità fisica si trasferisce nell'anonimato
oligarchico di gruppi consolidati.
Anche il commercio fornisce armi ai mercanti per arricchirsi maggiormente ed in
virtù delle prime elargizioni paracostituzionali per imporre il loro volere ai
politici.
Sul piano politico-istituzionale, col Medioevo tutto ruota intorno al concetto di
Impero (vale a dire di universalità), sostenuto dallo stesso Dante; con il
Rinascimento inizia la frammentazione politica dei Comuni e delle "nazioni" (si pensi
al Petrarca ed alla sua "ode all'Italia"), quali pratiche secessioni dall'ecumene
imperiale. E', appunto, nella fase iniziale del Rinascimento che sorgono i primi
"Parlamenti" (in Inghilterra). Per di più, all'interno dello stesso Comune sorgono
fazioni distinte: il Commune Militum col podestà ed il Commune Peditum col Capitano
del Popolo.
In realtà è la plutocrazia cittadina che raccoglie nelle proprie mani l'effettivo
potere che, esaurite le risorse di sfruttamento locale, da inizio alla politica di
espansione territoriale, dove la forza ed il denaro si sostituiscono al diritto. Tutto
ciò causa i primi fenomeni di urbanizzazione. La gente è costretta ad abbandonare le
campagne e i feudi ed a concentrarsi nelle città. Paesi di 5000 anime passano d'un
colpo a 50.000 abitanti. Il Comune, allora, striglia sempre di più i residui contadini
obbligandoli sa portare sul mercato cittadino le risorse agricole e vietandone
l'esportazione. Da quì nasce fra i Comuni la rivalità economica e la borghesia
mercantile e finanziaria, che domina nei governi cittadini, adotta la politica
dell'occupazione territoriale.
Naturalmente questo tipo aggressivo di politica economica non può che dar luogo ad
un nuovo fenomuno politico, all'instaurazione nelle città delle cosiddette Signorie.
L'ansia della plebe di ottenere una qualsiasi protezione militare, le scorribande
delle milizie mercenarie dei potenti mercanti, la politica oscura ed ambiziosa della
nuova diplomazia, danno luogo all'affermarsi dei signorotti, i quali, certamente,
nulla hanno a che spartire coi nobili medievali. Nessuna legittimità superiore, nessun
valore spirituale o morale li contraddistingue, se non il volume della borsa.
Esemplare è la storia della Signoria italiana più nota, vale a dire quella fiorentina
dei Medici. Famiglia di mercanti e banchieri, che acquistò il dominio grazie ad
un'infionita serie di ricatti, usure, colpi di pugnale, intimidazioni e denaro
sborsato. E che poi, grazie ad un'epoca di estrema decadenza, quale è quella
rinascimentale, passò alla storia come una famiglia di politici accorti e raffinati.
Con le poesiole mondane di Lorenzo de Medici e del Poliziano si cercò di sotterrare la
potente mistica medievale. Del resto, l'avidità dei signorotti arrivava sino al punto
di pretendere il titolo di Vicari Imperiali o Papali. E si trovarono re e papi
degenerati che nonb esitarono, per paura o avidità, a concedere loro anche questo
privilegio. Vi è quindi un abisso che separa il feudo dalla Signoria. Il feudo è un
beneficio imperiale, è parte "sociale" di un tutt'uno organico, che pone alla base
della sua costituzione una reciprocità di valori come Lealtà, fedeltà, obbedienza, la
Signoria non è altri che un prodotto dell'astuzia conquistatrice di una oligarchia,
dell'intraprendenza e della mancanza di scrupoli di un signorotto con cui si afferma
il più fosco individualismo.
Ed è a questo punto che la diplomazia -vale a dire la forma istituzionale di
compromessi e di ambascerie- nel Rinascimento si consolida e trova il suo massimo
fulgore. Interessante è anche notare che lo stesso titolo della Commenda risale a
questa epoca e che lo stesso aveva un carattere esclusivamente di tipo commerciale.
Le stesse Repubbliche marinare, oggi esaltate quali modelli di governo cittadino,
non avevano nulla a che spartire con l'ordinamento medievale. Venezia, ad esempio, per
la sua stessa natura di città sorta sul mare, non ebbe mai una casta dirigente di
origini feudali e cavalleresche. Ebbe solo un "patriziato" di ricchi armatori e di
abili mercanti.
Le stesse istituzioni sacre non sono esenti in tale periodo storico da una decadenza
incredibile, culminata con un individualismo ed uno sfacciato nepotismo senza pari.
Del resto, per un discutibile Papa, come Bonifacio VIII c'è un re come Filippo Il
Bello che, con una scelleratezza senza limiti, ordina lo sterminio dei Templari per
incamerarne i beni e la potenza. Ed è a lui, daltronde, che va fatto risalire il
consolidamneto dello Stato Nazionale francese, cioè il distacco secessionista,
ereditato dalle ribellioni comunali, dal tutt'uno cosmico che era l'Impero. La nazione
viene così a prendere il posto dell'Impero ed accumula le proprie fortune grazie ad un
re corrotto che sgretola l'ecumenismo. La stessa teoria del principio regalista altro
non era che un paravento dottrinale per specifiche mire economiche. Non dimentichiamo,
infatti, che la persecuzione monarchica contro la nobiltà feudale era sorretta
dall'appoggio della grassa borghesia. E gli stessi legisti monarchici dell'epoca sono
già il primo barlume dei giusdemocratici attuali.
Lo stesso ordinamento militare viene sconvolto dallo spirito rinascimentale. Mentre
nel Medioevo le sorti della battaglia erano affidate alla Cavalleria (arma qualitativa
e di combattimento ravvicinato), nel Rinascimento sono la Fanteria e l'Artiglieria
(armi quantitative e di combattimento a distanza) a decidere lo scontro bellico. Le
stesse milizie mercenarie si affermano in questa epoca. Si combatte non per Dio o per
il Re, ma per denaro. Ed è così che nasce, in luogo del cavaliere, la figura del
"soldato", cioè di colui che riceve il "soldo" e che rappresenta in modo eclatante il
vero "spirito" del Rinascimento.

Potrebbero piacerti anche