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EPICURO Durata del piacere MC 19-20 19.

Un tempo illimitato contiene la stessa quantità di piacere che uno limitato, quando i
confini dei piaceri si valutino con retto calcolo. 20. La carne non ammette limiti nel
piacere, e il tempo che serve a procurarle tale piacere è anch'esso senza limiti. Ma il
pensiero che ha appreso a ragionare intorno al fine e al limite di ciò ch'è pertinente
alla carne, e che ha soppresso il timore dell'eternità, ci rende possibile una vita
perfetta, per cui non sentiamo più l'esigenza di un tempo infinito: esso non rifugge
dal piacere ne, quando le circostanze ci portano al momento di uscire dalla vita, può
dire di andarsene avendo tralasciato qualcosa di ciò che rende questa ottima.
(Qualità piacere non dipende dalla durata, dalla quantità)
OBIEZIONE DI CICERONE ALLE MASSIME CAPITALI 19 E 20 SULLA DURATA Se gli stati
di piacevolezza danno felicità saremmo sicuramente più felici di mantenerli più a
lungo SI POTREBBE RISPONDERE CHE epicuro intende che la durata non fa differenza
sulla qualità ma comunque non si capirebbe perché il saggio non dovrebbe voler
vivere ancora per fare altre esperienze di piacere. A questo punto ci sarebbero
ragioni per temere la morte e non ci sarebbero ragioni per dire che il tempo finito
garantisce lo stesso limite di piacere rispetto a quello infinito. 2° obiezione è quella
del TRATTAMENTO DIVERSO RISERVATO AL DOLORE che epicuro in MC 4 definisce
facilmente superabile. Non è contraddittorio però perché epicuro non legge piacere
e dolore come i due estremi di una stessa scala. IL TEMPO E’ RILEVANTE NELLA
COGNIZIONE DEL DOLORE MA NON DEL PIACERE. Come la durata l’intensità del
piacere non varia. Se al desiderio sete rispondo con acqua o con bevanda più
appetitosa il piacere è lo stesso poiché consiste nella rimozione del dolore.MC 3 Il
limite estremo della grandezza dei piaceri è la rimozione di tutto il dolore. Dove sia il
piacere, e per tutto il tempo che vi sia, non vi è posto per dolore fisico, o dell'anima,
o per l'uno e l'altro insieme. Se epicuro dice che la rimozione del dolore accresce il
piacere si potrebbero presuppore stati di intensità intermedia. Ma epicuro non parla
mai di questi gradi di mezzo. DIFFERENZA DALL’EDONISMO EMPIRICO!
Epicuro.- desideri facilmente soddisfacibili sono quelli naturali e necessari MC 26-29
(classificazione) -30 EAM 127No differenza tra pietanze misere e caviale – l’edonista
empirico obietterebbe che il caviale risulta migliore per massimizzare il piacere.
Gosling Taylor pensano che il disinteresse per la massimizzazione del piacere di
epicuro sia dovuto al fatto che egli sia contrario al calcolo utilitarista di fronte ad
ogni scelta poiché questo atteggiamento sarebbe quasi ossessivo e d’ostacolo al
piacere. Mitsis nota invece che epicuro non è contrario al calcolo anzi invita a
ponderare ogni azione in MC 25 e in EaM (in ogni circostanza rapportare l’azione al
fine secondo natura). Se c’è un calcolo in epicuro è limitato ai pochi criteri chiave
che fanno capo a requisiti formali come la completezza della soddisfazione,
autosufficienza…Non è calcolo dettagliato alla Bentham che segue requisiti di
intensità, durata. Atteggiamento questo certamente estraneo agli empirici. Qualche
punto di contatto c’è con il disposizionalismo nell’identificare il piacere con
soddisfazione desiderio e il dolore con mancata soddisfazione. Si concentra nel
valutare su brame e attività e non sulla sensazione che accompagna i godimenti.
Obiezione ad epicuro, egli considera uno stato neutro come quello dato dal piacere
catastematico il massimo dei piaceri. Già in Cicerone. Anche Merlan riporta
concezione pessimista di Anassagora per cui tutto l’organismo soffre sempre e
neutralista di Platone Filebo per cui esiste stadio intermedio né piacevole né
doloroso. Negazione epicurea di stadio intermedio tra piacere e dolore appare
incomprensibile a chi accoglie concezione empirica di piacere come sensazione
separabile e quindi misurabile in scala.
I de finibus Cicerone – Torquato attribuisce a epicuro argomento contro stadio
intermedio per cui assenza di dolore è massimo piacere, poiché soddisfa anche
requisiti formali felicità vale a dire COMPLETEZZA AUTOSUFFICIENZA
INVULNERABILITA’.

PIACERI CINETICI E PIACERI CATASTEMATICI1 cinetici – moto di soddisfazione di un


desiderio2 catastematici – godimento stabile dato dal desiderio soddisfatto
GOSLING TAYLOR argomentano che la soddisfazione di bisogni ha a che fare con
l’atomismo, non è del tutto vero. In cicerone infatti la distinzione non poggia su stati
atomici ma su stati psicologici e macroscopici. GLIDDEN difende le spiegazioni
atomistiche nella teoria del piacere eliminando l’auto-introspezione
nell’individuazione di piacere e dolore e dicendo che questa è basata su differenze
materiali delle affezioni stesse (moti atomici diversi di piacere e dolore). MITSIS
giusto eliminare l’autointrospezione, ma non tutti gli stati intenzionali. IN
DEFINITIVA non è da escludere che la distinzione veda due eventi meccanici diversi
ma è da escludere che vada oltre l’atomismo e non sia fondata su questo, bensì su
una concezione macroscopica dei desideri, dei bisogni, preferenze razionali e dettati
della natura.
L’EPICUREO soddisfa un bisogno come la fame e perviene ad uno stato di equilibrio
catastematico. Al bisogno Fame corrisponde il desiderio mangiare e il piacere di aver
mangiato. Mangiare dunque aragosta piuttosto che pane è piacere cinetico che non
influenza la condizione complessiva di soddisfazione/bisogno. E’ pura variante verso
la quale non possiamo nutrire preferenza razionale. OIKILLETAI MASSIMA CAPITALE
18 – NON CRESCE IL PIACERE DELLA CARNE MA SOLO SUBISCE VARIAZIONE UNA
VOLTA CHE SIA SODDISFATTO IL BISOGNO.
Il piacere catastematico proprio perché è completo quindi condensato nel tempo e
nello spazio, non varia in nessun soggetto. E’ il massimo. AFFERMANDO LA
SUPERFLUITA’ DEI PIACERI CINETICI epicuro diminuisce la vulnerabilità del piacere.
Sul campo resta solo il catastematico e sono esclusi come necessari quei piaceri che
potrebbero essere causati da cose difficilmente raggiungibili. Aumenta quindi la
facoltà di evitare la frustrazione dei desideri e si riducono i rischi a cui i piaceri
cinetici possono esporre. TUTTO QUESTO BEN SI ACCORDA AL FATTO CHE IL
PIACERE/FELICITA’ DEV’ESSERE IN NOSTRO POTERE (EAM 133 PAR EMAS). L’AVER
SGOMBRATO IL CAMPO DAI PIACERI CINETICI PRESERVA DALLA FORTUNA avversa.
Vale a dire conoscenza che si può essere felici a prescindere da quale tipo di pane si
mangi riduce al minimo i rischi del dolore o della frustrazione del desiderio e
AUMENTA L’AUTONOMIA E L’AUTOSUFFICIENZA RISPETTO AGLI EVENTI CASUALI
DEL MONDO.

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