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Universidad Nacional del Sur

Examen de Lengua Moderna I/II Italiano


Carreras: Profesorado y Licenciatura en Letras

1. Leer el siguiente texto.

COME LE DONNE SONO STATE ESCLUSE DALLA LETTERATURA ITALIANA


DI ALESSANDRA VESCIO

Per decenni la nostra società ha inculcato in tutte le nuove generazioni la convinzione che le discipline del
sapere si dividano in due macro-aree: da un lato le materie umanistiche, considerate la scelta più consona per
le donne; dall’altro quelle scientifiche da sempre attribuite agli uomini. Se è vero però che sono molte di più le
donne che si avvicinano per svariati motivi alle lettere, non è detto che il sistema umanistico sia libero dal
sessismo. Anzi.
Prendiamo un’antologia letteraria, ad esempio: quanti degli scrittori presenti sono donne? Poche, pochissime
di sicuro nessuna di loro è riuscita a ricavarsi uno spazio più ampio di una pagina, quella che di solito è
riservata agli autori minori. Durante gli anni scolastici questa grande assenza passa quasi inosservata e se
capita che qualcuno la faccia notare, la risposta più comune è: “Le donne non hanno scritto grandi opere al
pari dei loro colleghi uomini”. Ma ne siamo proprio sicuri?
Le donne letterate nel corso della storia italiana in realtà sono molte di più di quelle che i programmi
ministeriali ci lasciano immaginare. La prima poetessa risale al I secolo a.C. e porta il nome di Sulpicia, con
ogni probabilità autrice di sei biglietti d’amore contenuti nel Corpus Tibullianum. Nel Medioevo le donne
scrivono nelle corti e nei conventi, come Caterina da Siena, santa e patrona d’Italia che nel corso della sua
vita ha composto e dettato lettere dall’alto valore politico, orazioni, e il Dialogo della divina Provvidenza, in cui
affronta temi come la povertà, l’obbedienza, la provvidenza divina. Con l’invenzione della stampa, poi,
aumenta la disponibilità dei testi e quindi il numero di lettori, ma anche di lettrici e scrittrici e al biennio
1556-1558 risale il primo romanzo scritto da una donna: si tratta di Urania di Giulia Bigolina, pubblicato per la
prima volta nel 2002 da Bulzoni.
A riportare alla luce invece la letteratura scritta da donne del Settecento è stata Tatiana Crivelli con il suo La
donzelletta che nulla temea. Percorsi alternativi nella letteratura italiana fra Sette e Ottocento per Iacobelli
Editore, che intende proprio uscire dai canoni letterari dominati dagli uomini per recuperare ciò che hanno fatto
le donne. Il focus di Crivelli è l’Accademia dell’Arcadia di cui facevano parte circa 450 socie: un numero
esorbitante, che però non ha trovato neanche un piccolo spazio sui libri di scuola. Qui la discriminazione è
duplice: l’esperienza arcadica infatti è stata sempre denigrata sia dai contemporanei stranieri che dagli studiosi
venuti in seguito perché considerata leggera e poco impegnata, femminea e poco virile. (...)
Alcuni imputano la mancanza di donne nel discorso culturale critico agli sbarramenti che dovevano superare
con enormi sacrifici e fatica per riuscire ad accedere al mondo del sapere. Del 1847 è Dell’educazione morale
della donna italiana in cui la scrittrice ed educatrice Caterina Franceschi Ferrucchi parla dell’importanza
dell’istruzione femminile: bisognerà aspettare il 1874 però prima che alle donne venga data la possibilità di
iscriversi ai licei e all’università. La fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento rappresentano un periodo di
fermento e di grandi cambiamenti che portano alla nascita dei primi movimenti per l’emancipazione femminile.
Le donne si riuniscono e parlano di diritti, battaglie e oppressioni. Nel 1908 si svolge il primo Congresso
nazionale femminile a Roma e tra le partecipanti vi è anche una delle scrittrici più importanti e allo stesso
tempo più emarginate della letteratura italiana del Novecento: Sibilla Aleramo. Nel suo romanzo autobiografico
Una donna, che molti considerano una pietra miliare del femminismo italiano, Aleramo analizza la condizione
delle donne attraverso la sua storia. Qui l’autrice parla di maternità, di sofferenza, di ambizioni e della
necessità di salvare se stessa che l’ha portata a lasciare il marito e il figlio per prendersi cura di sé. Ma
soprattutto, per la prima volta in un’opera letteraria, uno stupro è raccontato in prima persona da chi scrive.
Il Novecento è forse il secolo più emblematico per capire il problema dell’esclusione femminile dalle alte sfere
della letteratura. Nel 1926 la scrittrice sarda Grazia Deledda è la prima donna italiana (e fino a oggi l’unica) a
vincere il premio Nobel per la Letteratura. L’Accademia di Svezia la sceglie “Per la sua potenza di scrittrice,
sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che
con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”. Eppure oggi il suo nome compare
solo tangenzialmente nelle antologie e le sue opere vengono a stento nominate, figuriamoci lette. (...)
Purtroppo ancora oggi nelle librerie ci sono settori di “romanzi rosa”, “narrativa al femminile” e così via:
romanzetti d’amore, copertine che vanno dall’azzurro cielo al rosa confetto, trame edulcorate, lessico povero e
racconti pieni di stereotipi. Sembra un dettaglio, una sciocchezza, ma queste etichette, con cui siamo abituati
a convivere da un lato si pone la letteratura considerata importante, che sa parlare di tutto, scritta soprattutto
dagli uomini e destinata in primo luogo agli uomini, che non perdono tempo dietro alle frivolezze; dall’altro
invece c’è ancora l’idea di questa scrittura per le donne: leggera, sentimentale, meno impegnativa.
Corrispettivo oggettivo di quello che un tempo potevano essere i feuilleton, i romanzi d’appendice, i romanzi
popolari – che a differenza di oggi però spesso erano scritti anche da grandi autori e autrici. (...)
Riscrivere la storia della letteratura è senza dubbio un’impresa difficile, anche a causa della perdita materiale
di ciò che le donne hanno scritto nel passato; ma iniziare a cambiare la prospettiva attraverso cui guardiamo
alle opere, giudicandole in base al valore che hanno e non al sesso di chi le ha scritte, offrirebbe di certo un
grande apporto non solo alle belle lettere ma a tutta la nostra cultura.

Texto extraído de: https://thevision.com/cultura/donne-letteratura-italiana/

2. Responder, en español y con palabras propias, las siguientes preguntas.

a. ¿Qué creencia existe en la sociedad acerca de las áreas en que se divide el conocimiento?
b. ¿Por qué la experiencia de la Accademia dell’Arcadia sufre una doble discriminación?
c. ¿Qué relevancia tiene el período comprendido entre fines del siglo XIX y principios del XX para las
mujeres?
d. ¿Cuáles son los temas abordados por Sibilla Aleramo en su novela Una donna?
e. ¿En qué consiste la denuncia de la autora del texto acerca de lo que sucede en la actualidad en las
librerías?
f. ¿Cómo es el panorama que el texto describe sobre la producción literaria femenina?

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