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Officina Alkemica

Tanti siti trattano di temi quali "il Nuovo Ordine Mondiale", la "trappola planetaria", le "interferenze aliene" e tutto ciò che va a condizionare la vita degli esseri umani tenendo succubi le loro menti e chiusi i loro Cuori. Questo sito tratta invece dei metodi di trasformazione interiore che stanno alla base di una « scienza sacra » quale è l'Alchimia, metodi che permettono la liberazione dalla dittatura psichica che imperversa oggi sul pianeta, in Occidente come in Oriente, sotto i governi assolutisti così come al'interno delle cosiddette "democrazie". L'autore si propone, attraverso questo sito, così come attraverso i suoi libri, di trasmettere a UOMINI e DONNE che sentono il desiderio di aprire il proprio Cuore e liberare la propria mente, le conoscenze dell'Ars Regia, che conduce al risveglio della coscienza e alla serenità interiore. Solo nel senso di "strumento atto alla trasformazione psicologica e spirituale" viene qui intesa tale scienza sacra. Verrà illustrata una via esclusivamente pratica, fondata sui concetti fondamentali dell'esoterismo: la PRESENZA, la VOLONTA' e l'AMORE. Tale insegnamento non viene dato con l'intento di informare, ma con quello di condurre gli altri alla medesima liberazione interiore.

In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Pad4

© COPYRIGHT. Ecco cosa penso del copyright. Tutto ciò che io scrivo non mi appartiene, perché appartiene già all'Universo, e in questo corpo non c'è NESSUNO che se ne può attribuire la paternità. Il mio materiale siete liberi di riprodurlo, diffonderlo, interpretarlo, fraintenderlo, distorcerlo, alterarlo, potete copiarlo citando la fonte oppure pretendere di esserne voi gli autori, senza bisogno di chiedere il mio consenso. Mentre voi sarete impegnati a copiare ciò che ho scritto, io starò già producendo nuove intuizioni, nuovi modi di divulgare questi insegnamenti, sempre più belli e più elevati. Quegli autori che su internet pubblicano materiale minacciando denunce per "riproduzione anche solo parziale" dei loro scritti mi fanno ridere, sono la prova più evidente che il Sistema Sociale che ci vuole prigionieri su di loro ha avuto pienamente successo.

Vinca dunque la perseveranza, perché, se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre. Tutte le cose preziose son poste nel difficile. Stretta e spinosa è la via de la beatitudine; gran cosa forse ne promette il cielo. (Giordano Bruno, La cena de le ceneri, Dialogo II)

L'ARTE ALCHEMICA

La Magia ha il potere di esplorare e penetrare le cose che sono inaccessibili alla ragione umana. Perché la Magia è una grande saggezza segreta esattamente come la ragione è una grande follia pubblica. Paracelso, De Occulta Philosophia

Introitus

( sul significato del lavoro magico/alchemico )

La magia non è una superstizione degli antichi né una curiosità intellettuale per i salotti moderni; diventare mago

non significa smettere di tagliarsi la barba, addobbarsi con paramenti di dubbio gusto estetico e imparare a memoria

delle formule da recitare in stanze semi-buie di fronte a un altare

sopra

materiale cerebrale che la natura ha messo loro a disposizione! La magia concerne innanzitutto lo spalancarsi della coscienza del singolo individuo a nuove dimensioni e il conseguimento da parte sua di determinate facoltà sopranormali. Cerimoniali, formule e incantesimi seppur indispensabili - costituiscono in fondo gli elementi più tecnici e grossolani dell’Arte. È giunto il tempo di distogliere lo sguardo da questi aspetti della magia che, per quanto possano veicolare conoscenze antiche e occulte, restano pur sempre relegati nella sfera dell’esteriorità, soprattutto se messi a confronto con tutta la somma di acquisizioni

concernenti l’interiorità dell’individuo e la possibilità di una sua conversione in Uomo Nuovo.

possibilmente con una donna nuda sdraiata

come si ostinano a raccontare i cosiddetti esperti di magia - i quali d’altronde fanno quello che possono con il

Il mago/alchimista è un uomo che decide di affrontare un lavoro di tipo psicologico ( psyché=anima ) per

trasmutare radicalmente la propria coscienza. Egli mira in primis a ottenere la

non come acquisizione intellettuale, bensì identificazione completa con l'Uno - e, in seguito, l’immortalità e

la capacità di comandare su certe forze che dimorano nel mondo astrale allo scopo di agire esotericamente

sulla realtà materiale. Il che è esattamente ciò di cui parla Crowley nella sua famosa definizione: La concezione fondamentale della Magia è porre il Mago in condizione di influenzare il regno che sta aldilà

delle apparenze, in modo che egli possa trasformare tali apparenze.

c o n o s c e n z a

- intesa

Non si vede la ragione per cui a una persona che vuole diventare ingegnere, filosofo, avvocato o gastronomo debba essere fornita in apposite università tutta la documentazione e l’esperienza dei "maestri" del settore atta a produrre nell’aspirante la giusta conoscenza e quindi a fornir lui i corretti metodi operativi, mentre per quanto concerne essenziali sfere del sapere quali sono l’Astrologia, la Magia e l’Alchimia regnino da incontrastate sovrane la confusione, l’approssimazione e l’incapacità di discernere l’indispensabile dal superfluo. Un testo dove l’autore esprime il proprio punto di vista sulla Magia - fondandolo non su una sperimentazione alchemica interiore ma solo sull’acquisizione esteriore di materiale intellettuale proveniente da svariate fonti - non può certo venire considerato un testo alchemico, cioè uno scritto dove vengono

esposte

Non è sufficiente leggere libri antichi e meditarci sopra per comprendere la magia. Essa va praticata! Ma ciò

non lo si fa limitandosi a prendere parte a pompose cerimonie, bensì attuando la trasmutazione di sé per mezzo di tecniche occulte vecchie di millenni. E a nulla vale dare vita a un nuovo credo o movimento esoterico se non si è prima stati in grado di operare tale trasmutazione all’interno di sé.

Nella nebulosa epoca moderna un qualunque filosofastro millantatore può sentirsi in diritto di espellere dalla propria mente un trattato sull’Alchimia o sulla Magia pur non avendo mai acquisito egli stesso nella pratica

un determinato indispensabile grado di

v e r i t à

e non

o p i n i o n i

circa i temi trattati.

r i s v e g l i o

interiore.

La presente opera si ritiene un testo alchemico proprio in quanto non intende esprimere ipotesi od opinioni, ma verità certe e provabili. Ovviamente l’unica prova circa la veridicità delle affermazioni che qui si fanno solo il lettore può fornirla a se stesso, in quanto essa non potrà mai venir data dall’esterno sotto le sembianze

di una formula matematica.

Ciò significa che l’aspirante, sperimentando su di sé con costanza e determinazione i metodi qui proposti, potrà guadagnarsi egli stesso l’accesso a nuove dimensioni della coscienza e alle forze archetipali che abitano i mondi spirituali, verificando da sé l'esistenza sia delle prime che delle seconde, senza doversi affidare alle parole di altri e rimanerne quindi sempre succube. Egli, praticando e sperimentando, potrà imparare a distinguere fra ciò che è un'esperienza della realtà spirituale e ciò che invece è unicamente una visione frutto di momentanea allucinazione mentale. L’Astrologia, la Magia e l’Alchimia non fanno parte della superstizione o della fantasia di uomini vissuti in altre epoche, esse sono scienze che, se correttamente applicate, trasformano l’individuo in qualcosa di superiore. Se le nozioni qui esposte non fossero totalmente verificabili nella pratica l’intero scritto non avrebbe alcun

valore! Al praticante viene data la straordinaria possibilità di costruirsi un « corpo dell'anima », detto anche « corpo di gloria » o « corpo causale », e di ottenere così la « coscienza extracerebrale » - il che è ben

diverso dall’accontentarsi di

poter toccare con mano la propria raggiunta immortalità il che è ben diverso dal limitarsi a sperare nell’immortalità.

c r e d e r e

nel corpo dell'anima. Gli viene così presentata l'occasione di

c r e d e r e

o

Il mago/alchimista è un individuo che non si ferma all’acquisizione intellettuale di conoscenze o alla partecipazione a rituali, ma decide di lavorare su di sé per ottenere una reale trasformazione della propria coscienza; egli provoca una vera deflagrazione del proprio essere che è costretto a mutare in qualcosa di nuovo e sconosciuto. L'energia che lo muove è una indicibile sete di conoscenza che lo porta a desiderare con tutte le forze di poter "toccare" Dio, fino ad annullarsi in Dio egli stesso e scomparire in quanto individuo separato.

Fonte del testo:

LA PORTA DEL MAGO Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007)

E' fondamentale realizzare che gran parte dell'operatività è volta a sollecitare, estendere e raffinare la p r e s e n z a di sé, e non a perderla con frequenti stati di smarrimento, beatitudine, estasi o simili. L'operatore ricerca le esperienze enstatiche, che sono realtà non ordinarie entro di sé, anziché le esperienze estatiche, che sono realtà non ordinarie fuori di sé. Giorgio Sangiorgio, Agricoltura Celeste

Obiettivi dell'Alchimia

L'Alchimia persegue i seguenti obiettivi (la Triplice Corona Regale):

1 · Fare sì che l'alchimista si identifichi con la Volontà Divina, o l'ntelligenza della Natura (divenire la Coppa del Graal).

2 · Portare l'alchimista a uno stato di coscienza di perenne innamoramento nei confronti della Vita e serenità interiore (fabbricare il Lapis Philosophorum).

3 · Permettere all'alchimista di divenire un « mago », cioè liberare la propria coscienza dalla « gabbia

psichica » nella quale è trattenuto in questa sistema sociale, conseguire l'immortalità, invocare entità dai piani spirituali, acquisire il potere di trasmutare i blocchi della propria psiche (possedere la Lancia di Longino).

L'alchimista lavora tutta la vita al fine di conseguire tali qualità:

1 · La liberazione dalla schiavitù psichica. La gabbia psichica nella quale siamo invischiati coinvolge i nostri tre corpi: fisico, emotivo (astrale) e mentale. Chi governa in maniera occulta il mondo ci tiene prigionieri attraverso i pensieri, le emozioni e le malattie fisiche (che sono una conseguenza delle emozioni negative). I pensieri vengono controllati attraverso l'educazione scolastica e l'azione dei mass-media. Le emozioni quali paura, senso di impotenza, malcontento e desiderio di vendetta vengono pianificate a tavolino e divulgate per mezzo di trasmissioni televisive e telegiornali. Il sistema immunitario viene indebolito attraverso l'inquinamento atmosferico, l'alimentazione, i vaccini e i farmaci. Liberarsi significa indentificarsi con l'anima immortale, aldilà dei tre corpi della personalità.

volontà è ora identificata con l'Unica Volontà. Da ciò deriva che alla morte del corpo fisico il Mago se ne distacca senza perdere coscienza e prosegue la sua vita nei mondi spirituali dove lo attendono altri compiti. Se giunge al termine dell'Opera, spiritualizza la materia stessa del suo « corpo di carne » portandolo su una più elevata frequenza vibratoria (risurrezione della carne).

3 · La serenità interiore. Ha sciolto i suoi blocchi psichici, vive quindi la sua quotidianità nella Gioia, invaso da un costante senso di innamoramento nei confronti di tutti gli uomini e di tutto ciò che lo circonda, conseguenza del suo percepirsi "uno con tutte le cose". L'Amore è per lui la Legge, l'Amore al servizio della Volontà superiore ("Love is the Law, Love under Will." Aleister Crowley).

4 · L'attitudine a « servire ». Essendosi egli identificato con la Volontà Divina stessa, tutti i pensieri, le

parole e le azioni non gli appartengono più. L'Uno opera attraverso di lui. A questo punto la sua vita diverrà

inevitabilmente una continua tensione verso il miglioramento delle condizioni dell'umanità, non perché se lo imponga, ma unicamente come conseguenza del suo agire in questo nuovo stato di coscienza.

5 · La guarigione. Egli guarisce il suo corpo quando questo si ammala, ma, soprattutto, può prevenire ogni

male fisico lavorando assiduamente sulla trasmutazione dei suoi pregiudizi e delle sue emozioni negative. A un certo grado di iniziazione può usare il Fuoco per favorire la guarigione negli altri esseri umani.

6 · Il potere di dominare la materia fisica - divenendo, almeno potenzialmente, capace di operare la

trasmutazione dei metalli - e il potere di invocare e governare entità che vivono su altri piani. Entrambi questi due poteri gli sono conferiti dalla capacità di governare e trasmutare innanzitutto gli elementi psichici all'interno di sé.

7 · La chiaroveggenza. L'alchimista percepisce per empatia - attraverso l'uso del Cuore, con un atto d'amore

- il significato nascosto dell'anima di chi gli sta di fronte, cioè la particolare qualità che quell'anima è venuta

a esprimere sulla Terra. Come conseguenza di ciò può anche divenire in grado - ma non è detto che accada a tutti - di cogliere i mondi spirituali durante il suo normale stato di veglia, e può dunque osservare i corpi sottili degli altri uomini scorgendone le emozioni, i pensieri e in alcuni casi anche la storia passata e futura. Può praticare la telepatia. Egli può anche divenire cosciente nei propri corpi sottili e assumerne il completo controllo. Ciò significa che il mago può abbandonare il suo corpo fisico e spostarsi in quelli superiori (es.: il corpo astrale utilizzato nello « sdoppiamento astrale ») utilizzando coscientemente tali veicoli per viaggiare nelle dimensioni spirituali.

Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti

e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli. Lc 10,18-20

Nigredo - L'Opera al Nero

L'alchimista completo è un uomo che ha trasmutato la sua natura inferiore fino a farsi a immagine e somiglianza di Dio. Ciò non siginifica che il suo attuale Io è divenuto così grande da somigliare a Dio, bensì esattamente il contrario:

il suo Io personale - con tutti i suoi desideri terreni - è morto lasciando spazio a una Volontà superiore che adesso opera attraverso di lui. L'Io che desidera diventare un alchimista non potrà mai diventarlo. L'Io che desidera diventare immortale non potrà mai diventarlo. Se anche ciò potesse succedere sarebbe una tragedia, poiché l'Io è schiavo di pensieri e desideri egoistici e separativi che lo indurrebbero a usare i nuovi poteri acquisiti per fini personali, alimentando in tal modo un karma sempre più infelice per il suo futuro. Ma ciò non può succedere, o almeno, non può succedere a livello assoluto; ma a livello relativo chi intraprende un lavoro alchemico spesso si illude ancora per un lungo periodo di poter evolvere esotericamente al fine di ottenere sempre di più per sé in termini di conoscenza e poteri occulti. L'Io non può divenire immortale perché appartiene alla personalità dell'individuo, alla sua parte terrena e mortale; dunque l'Io non può per definizione approdare all'immortalità assoluta, la quale è una caratteristica divina, cioè una prerogativa dell'anima. Tutto ciò che può fare l'Io di un uomo che vuole evolvere sulla strada dell'alchimia è morire, disintegrarsi, annullare la propria volontà personale in quella dell'Assoluto lasciando che Lui agisca per suo mezzo. La misura della bravura con cui un alchimista è in grado di operare con la materia, dentro di sé e fuori di sé, è data dal suo progressivo annullarsi nello stato di coscienza divino. Più si abbandona al Superiore più Quello è libero di agire attraverso di lui e quindi di operare trasmutazioni sempre più elevate.

Allora le finalità di tali trasmutazioni non saranno più di carattere personale, miranti cioè a soddisfare gli appetiti dell'Io, bensì dettate unicamente dal desiderio di aiutare l'evoluzione dell'umanità e del cosmo intero.

Questo importante assunto va tenuto bene a mente dall'allievo alchimista lungo tutto il corso del suo apprendimento. Egli non deve mai scordare, pena la mancata riuscita di tutti i suoi obiettivi, che l'individuo che oggi desidera divenire immortale non è e non può essere lo stesso individuo che domani lo diverrà. Tale uomo dovrà progressivamente morire e lasciare il posto a un Uomo Nuovo. Un mortale non può divenire immortale. Un'entità che sente di essere nata in dato istante nel passato, necessariamente dovrà morire in un altro istante nel futuro. L'unica soluzione è dimenticare sé stessi per identificarsi interamente con un'entità che non è mai nata e non morirà mai: l'anima.

Il processo della morte dell'Io - cioè di tutti i desideri personali dell'allievo alchimista - è detto nigredo, l'Opera al Nero, la « putrefazione ». Questa è l'impresa più difficile alla quale l’uomo possa mai sperare di giungere. È l'impresa dell'Eroe. L'alchimista si impegna a lavorare sistematicamente tutti i giorni per uccidere ciò che lui stesso è. La prima fase del lavoro alchemico è infatti la più ardua, lunga e delicata. Una volta portata a compimento questa in maniera perfetta, le fasi successive saranno rapide e semplici.

Il mago/alchimista deve possedere tali qualità:

· Volontà ferma.

· Costanza.

· Coraggio.

· Desiderio di amare tutte le cose e tutti gli uomini.

· Spirito di sacrificio per il bene degli altri.

Tutta la prima lunga fase del lavoro - conosciuta come dissociazione dei misti in termini alchemici - è illustrata nella sezione Lavoro Alchemico, che costituisce il corpo centrale del sito e, più in generale, dell'insegnamento ermetico. L'Opera al Nero consiste in massima parte nell'attenta e costante osservazione di sé condotta dall'alchimista giorno dopo giorno. Un'osservazione distaccata, che non è macchiata da alcun giudizio, né di compiacimento né di rifiuto nei confronti degli aspetti del proprio carattere che inevitabilmente vengono alla

luce. Egli si sforza di restare al di sopra delle divisioni fra bene e male, giusto e sbagliato in tutte le questioni che gli si presentano, interiori o esteriori che siano. Il ricordo di sé è il mezzo attraverso il quale l'osservazione può potenziarsi e divenire una tecnica rapida ed efficace. Parallelamente al ricordo di sé deve inziare il lavoro sull'immaginazione negativa e sulle emozioni negative, come descritto nella succitata sezione del sito. L'osservazione neutrale che l'alchimista applica a tutte le manifestazioni di giudizio, desiderio, fastidio,

depressione o contentezza

potere su di lui, divengano oggetti da lui slegati, fino a morire. E insieme ai desideri e alle repulsioni perisce anche il piccolo Io che da essi era tenuto in vita.

che fanno parte della sua personalità, fa sì che queste perdano progressivamente

La pseudo-chiaroveggenza

Nel corso del processo di « dissociazione dei misti » si manifestano spesso le più svariate reazioni. A causa del progressivo allontanarsi del centro di consapevolezza dell'individuo dall'identificazione con la sua macchina biologica, molti aspetti di questa, prima tenuti a bada da una forte presenza dell'Io, vengono ora disordinatamente alla luce e possono pertanto prodursi visioni: proiezioni simboliche del contenuto della psiche e delle forze che si muovono nel corpo, e quindi sempre facenti parte della natura inferiore. Non creda dunque l'aspirante di aver ottenuto solo per questo la chiaroveggenza. Tale qualità sopraggiungerà con l'Opera al Bianco, e implica un vedere a partire da un nuovo organo di percezione: il Cuore. Tutte le visioni astrali antecedenti questa fase riguardano unicamente incursioni disordinate in un mondo nel quale l'allievo per il momento può solo manifestare le stesse capacità di percezione e discriminazione di un infante appena giunto sulla Terra.

Se egli non si è ancora liberato dai legami mentali, emotivi e fisici della sua natura inferiore non potrà che vedere proiezioni astrali di tale natura, siano esse piacevoli o spiacevoli, e mai una verità oggettiva appartenente al piano dell'anima.

Fonte del testo:

OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)

Che posso dirti di più, figlio? Soltanto questo: una visione semplice si è prodotta in me

stesso ed ho rivestito un corpo che non muore. Ora, non sono più lo stesso, ho avuto nascita intellettuale Non sono più colorato, tangibile, misurabile. Non vedo più i corpi nelle tre dimensioni. Tutto ciò mi è

estraneo

dal Corpus Hermeticum

Sono uscito da me

e non è con gli occhi fisici che ora mi si può vedere.

Albedo - L'Opera al Bianco

Concentrare i propri sforzi sull'osservazione di sé, sui pensieri e sulle emozioni porta alla nascita dell'osservatore, una nuova entità che guarda con distacco le attività della macchina biologica umana e acquisisce nel tempo una capacità sempre maggiore di controllarla.

A questo punto si va incontro a un pericolo dal quale è indispensabile mettere in guardia il neofita.

L'osservatore - la parte dell'individuo che vuole liberarsi e che si è manifestata fin dai primi passi sul sentiero - diviene sempre più potente e sempre più capace di sottomettere la personalità al suo volere. A un dato momento questo osservatore diviene il maggiordomo, secondo la terminologia esoterica, cioè un'entità in grado di impartire ordini all'interno della casa e di farsi obbedire dal resto della servitù: emozioni e pensieri.

È a questo punto che l'alchimista può cadere nel tranello e pensare di aver realizzato il suo traguardo. Ma il potere di

dominare su pensieri, passioni ed emozioni non rappresenta ancora il conseguimento finale. Egli staziona adesso in una sorta di Terra di mezzo, un punto neutro, che di norma causa una insopportabile sensazione di incertezza. È morto l'uomo ordinario che lui era, ma non è ancora nato l'« Uomo Nuovo ». Il controllo che egli ha acquisito non è ancora frutto dell'identificazione con l'entità spirituale - l'anima - bensì conseguenza della creazione di un centro di gravità permanente, capace di mettere ordine in casa, ma ancora facente parte della

servitù, la natura inferiore, la personalità. Il padrone di casa tarda ad arrivare.

È in questa "terra di nessuno" che l'aspirante Mago viene sottoposto alla tentazione. Gli si presentano due vie: il

Sentiero della Mano Destra e quello della Mano Sinistra. Nel primo si pone la propria volontà al servizio dell'Uno, nel

secondo si ha l'ardire di rifiutare ogni genere di obbedienza e si prosegue nel lavoro alchemico per fini egoistici. Egli potrà superare la situazione di stallo rivolgendosi alle forze diaboliche (evocazione), subito pronte ad accogliere

il neofita nelle loro schiere, oppure a quelle spirituali (invocazione), anch'esse pronte ad assisterlo, ma più difficili da raggiungere, in quanto il contatto con loro richiede determinazione a servire e a sacrificarsi per il bene dell'umanità. L'Ego con i suoi desideri di POTERE, DENARO e SESSO deve essere « sacrificato » (=fatto sacro).

Si noti che finché un uomo non ha dominato le sue passioni e l'incessante lavorìo mentale della sua natura inferiore,

è solo un burattino e non riveste alcuna utilità né per i diavoli, né per gli angeli!

Le tentazioni giungono solo quando l'uomo ha già creato in sé un centro di gravità permanente, e si è quindi portato

piuttosto innanzi nel suo processo evolutivo. La formulazione del pensiero "Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà" (Lc 22,42) è il segno che la via della Mano destra è stata preferita. Allora il padrone di casa prende il posto del maggiordomo. L'individuo si identifica con l'anima e l'Uomo Nuovo può nascere. L'Opera al Bianco si è compiuta.

In realtà l'osservatore, il maggiordomo e il padrone di casa sono il risultato del progressivo spostamento del centro di consapevolezza dell'individuo dal cervello al Cuore. Il che equivale al passaggio dal corpo fisico al « corpo di gloria », o dalla personalità all'anima. L'Opera al Nero e l'Opera al Bianco si muovono parallelamente. Durante il procedere della prima avanza anche la seconda. In queste fasi del lavoro alchemico ci si distacca sempre di più dalla personalità, ma al contempo si costruisce già il « corpo di gloria », il « vaso dell'anima ». Ci si allontana dalla caotica e irrefrenabile attività del cervello, ma solo per traslarsi ogni giorno di più in un nuovo organo di senso: il

Cuore. La conclusione si ha nell'identificazione completa dell'Io con l'anima, il che implica l'apertura del Cuore all'amore e la capacità dell'individuo di agire coscientemente nel suo corpo fluidico, o astrale. L'apertura del Cuore altro non è che la ricezione del donum dei, cioè la fabbricazione in sé del Lapis Philosophorum. La tanto agognata Pietra Filosofale è in verità l'attitudine a provocare in sé stessi l'amore - attraverso un cosciente utilizzo del centro del Cuore - e a indirizzarlo nelle opere magiche quali la

guarigione o la trasmutazione. Nessuna vera opera magica è fattibile se non a partire da uno stato di innamoramento. Le opere, per quanto straordinarie, compiute sfruttando poteri psichici - innati o acquistati con l'esercizio - anziché il « donum dei », fanno parte della Magia Nera e producono un effetto limitato nel tempo, oltre che provocare un karma negativo per l'operante.

È infatti possibile agire coscientemente nel corpo astrale, o sviluppare la chiaroveggenza, così come altri

poteri, anche senza aver compiuto un reale processo alchemico, ma semplicemente dedicandosi a particolari tecniche, dette « acque corrosive ». Tuttavia i poteri così ottenuti appartengono ancora all'Io, alla personalità, la "macchina biologica" e non ancora all'anima.

È importante che le frasi "Amate i vostri nemici" (Mt 5,44), "Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà" (Lc

22,42) e "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la Sua opera" (Gv 4,34) impregnino la coscienza dell'aspirante già dall'inizio del suo percorso. Queste affermazioni incarnano infatti l'essenza dell'Ars Regia, dall'Opera al Nero fino all'Opera al Rosso, che sarà affrontata più innanzi e che costituisce il compimento ultimo dell'Opus Magnum. L'intera Scienza dei Maghi si fonda su tali pilastri. Più in particolare "Amate i vostri nemici" (Mt 5,44) riassume occultamente l'Opera al Nero, l'Opera al Bianco e l'Opera al Giallo. Le altre due frasi riassumono l'Opera al Rosso: la cristificazione della materia. Polarizzare quotidianamente la propria esistenza su queste frasi apre un canale alle energie dei piani superiori, che in tal modo possono scendere a coadiuvare gli sforzi dell'allievo, e consente alle entità angeliche di proteggerlo da "presenze sottili" indesiderabili. Il vantaggio di invocare e lasciarsi attraversare dalle forze che agiscono dall'alto risiede nel fatto che esse non combattono sullo stesso piano dell'avversario, come invece è costretto a fare il neofita, che deve lavorare sulla sua personalità con una parte di questa stessa personalità. L'alchimista che volesse ottusamente concentrarsi solo sull'Opera al Nero - cioè sulla dominazione della natura inferiore - senza badare all'aspetto amore, che si esprime nell'apertura del Cuore e nella volontà di servizio per l'umanità, avrebbe possibilità molto minori di riuscire nella sua impresa, poiché agirebbe senza l'aiuto delle energie provenienti dai piani superiori. Inoltre si ritroverebbe a un dato momento nella « Terra di mezzo » senza alcuna connessione con i mondi spirituali più elevati e le entità angeliche che li abitano. A quel punto, a causa della ristrettezza del suo Cuore, la sua scelta ricadrebbe quasi inevitabilmente sul Sentiero della Mano Sinistra. Per chi invece combatte contro i draghi protetto dallo scudo di Cristo, nigredo e albedo giungono a compimento in rapida successione.

I risultati sono:

- L'apertura del Cuore e di conseguenza la capacità di spostare a piacere il proprio centro di consapevolezza

dall'apparato psicofisico all'anima, quindi l'ingresso in uno stato di coscienza di amore incondizionato verso

gli eventi e le persone.

- La produzione dell'Argento, cioè la realizzazione definitiva del corpo mercuriale, o corpo di luce, o «

corpo di gloria » - il tempio dell'anima; evento grazie al quale diviene possibile, in seguito al dovuto addestramento, viaggiare nel mondo astrale con il nuovo corpo come veicolo.

- L'immortalità. Alla morte del corpo fisico il Mago è ora certo che resterà in vita, poiché il suo centro di

consapevolezza si trova già ora nel corpo causale. Tuttavia questa non è ancora l'immortalità assoluta, in quanto quando l'alchimista si identificherà con l'Uno stesso, anche il corpo dell'anima verrà abbandonato e il corpo dell'Uomo Nuovo sarà l'intera Creazione.

Fonte del testo:

OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)

Agli dèi bisogna farsi simili, non già agli uomini da bene: non l'esser esenti dal peccato, ma l'essere un dio è il fine. Plotino

Rubedo - L'Opera al Rosso

L'alchimista a conclusione dell'albedo è capace di coscienza extracerebrale, è in grado cioè di percepire la realtà al di fuori del vincolo fisico del cervello. La sua coscienza - il suo senso di sé - si è spostata dalla testa al Cuore, in una regione situata al centro del petto. Non si intende il Cuore in senso fisico, ma « sub specie interioritatis », nel senso interiore, in quanto trattasi di organo che si colloca sul piano dell'anima. Il Mago ora pensa e vuole come un Uomo Nuovo, la cui volontà non è più la semplice espressione dei desideri e dei fastidi della macchina biologica, ma il risultato della completa identificazione col volere dell'anima. I suoi pensieri non sono più l'effetto collaterale della necessità di assicurare la sopravvivenza alla personalità mortale, ma intuizioni artistiche provenienti dal "mondo delle idee". Egli è anima e non più persona. Per progredire nella capacità di viaggiare nei mondi spirituali e quindi divenire in grado di portare a compimento determinati servizi all'umanità muovendosi su tali piani, è indispensabile che egli assuma come guida un Mago più esperto che lo illumini sui segreti e sui pericoli di tali mondi e sulle tecniche da mettere in atto per acquisire maggiore efficacia d'azione. Il neofita è infatti nei suoi nuovi corpi come un neonato ai suoi primi giorni di vita:

indifeso, solo vagamente cosciente, all'oscuro dei pericoli così come delle fantastiche possibilità a sua disposizione.

La fase successiva del progresso prevede l'ignificazione della luce astrale o rubedo. Come l'allievo avrà già avuto modo di notare attraverso la pratica, in realtà le varie fasi del processo alchemico non sono rigorosamente successive e confinate entro limiti esattamente definiti. Ad esempio si è detto in precedenza che nigredo e albedo (solve et coagula) procedono parallelamente: alcune sostanze già disciolte iniziano a coagulare mentre altre stanno ancora disciogliendosi. Ora si osservi che la fase di rubedo - spiritualizzazione della materia per discesa del Fuoco - inizia già al termine dell'Opera al Nero - creazione di un « testimone » e dissociazione dei composti psichici della personalità - e contribuisce in maniera essenziale alla fissazione del « corpo di gloria ». Spesso, sebbene in forma più blanda, inizia ancor prima, in pratica ogni volta che l'individuo è in grado di porsi in uno stato particolarmente ricettivo rispetto alle influenze superiori: "Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà" (Lc

22,42).

Nell'Opera al Rosso il Mago acquieta il suo corpo fisico di modo che i cinque sensi restino inattivi - come

nello stato di meditazione - quindi ritira temporaneamente la sua coscienza nei veicoli sottili aprendo così i

propri occhi su quei piani

Terra, la trasmutazione del Piombo (il corpo fisico) in Oro (Spirito) dopo essere già passato per l'Argento (anima). Solo agendo come anima e non più come personalità egli ha il potere di spiritualizzare il corpo a mezzo dell'elemento Fuoco - lo Spirito Santo che egli fa discendere su di lui. Tale opera di « cristificazione » della materia si realizza solo se lo Spirito discende nel corpo attraverso l'autoconsapevolezza data dallo sviluppo dell'anima, cioè l'identificazione dell'uomo con il suo Sé. Il Fuoco Celeste interviene fin dall'inizio dell'Opera al Bianco, ma in questa fase esso viene ulteriormente intensificato e fatto discendere « nel fondo del vaso » o « nel buio della miniera » a risvegliare il « cadavere », la macchina biologica addormentata. Rendere immortale la carne - la resurrezione nella carne e della carne - è il raggiungimento finale; la discesa dello Spirito Santo e l'ascesa della materia.

Risulta chiaro come tale redenzione della materia la si possa effettuare solo prendendo le mosse da un principio superiore. Solo ora che il Mago ha la sua coscienza ben ferma nei mondi spirituali e non più nel cervello fisico, può agire liberamente - da padrone di casa - sulla sua carne e infonderla di Spirito. Come avrebbe potuto, prima, trasmutare il « cadavere » restando al contempo identificato con il suo Io mutevole, che è la coscienza di tale cadavere? Ora tutto è compiuto, egli è "assunto nei Cieli con tutto il corpo".

e finalmente può portare a termine la Grande Opera, l'alchimizzazione della

L'assunzione nei Cieli con tutto il corpo indica pure che l'Universo stesso - l'intera manifestazione - è divenuto il corpo del mago. La sua coscienza non è più duale e separativa, non esiste più la divisione soggetto/oggetto: egli è l'Uno che si rende manifesto attraverso un Universo. L'Ego e il mondo non sono più

due entità separate. L'Uomo Nuovo realizza che l'Ego non è mai stato presente, se non come illusorio senso

di separazione dal resto del Creato: i suoi piccoli desideri sono scomparsi, non c'è più nulla da fare o da

ottenere; persino il supremo desiderio di conseguire l'illuminazione ha perso consistenza. L'individuo si è auto-immolato, si è « sacrificato » (=fatto sacro). Ora c'è solo Quello.

Fonte del testo:

OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)

Sulla trasmutazione dei metalli

La nostra Medicina si può fare in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni ora, in ogni persona, si trova per ogni

dove e non c'è necessità di far nulla in senso esteriore. Ma quelli che dicono altrimenti mirano ad occultare

la Scienza. Poiché ti dico che tu stesso, quando la conoscerai, la occulterai. Perciò, non stupirti se essi la

nascondono, questa essendo la volontà di Dio. Turba Philosophorum

Può essere istruttivo a questo punto mettere l'accento sul rapporto che intercorre fra il lavoro interiore dell'uomo e la trasmutazione dei metalli al di fuori di lui. Fra le forze racchiuse nella macchina biologica e alcuni metalli esistono relazioni « magiche » di tipo

analogico. L'individuo che sia riuscito nell'impresa di operare la trasmutazione di un'emozione negativa in « emozione superiore » dentro di sé, sarà pure in grado di trasmutare in Oro il metallo che corrisponde analogicamente a tale emozione. Alcuni esempi potranno fugare ogni dubbio circa il significato di quanto detto.

Si dà il caso di un individuo dal carattere aggressivo, il quale, avendo iniziato un lavoro su di sé per il

proprio perfezionamento, si accorge, grazie all'osservazione condotta in maniera spregiudicata, che tale suo comportamento non dipende da eventi esterni sfavorevoli, ma costituisce una caratteristica della sua personalità. Egli prende allora la risoluzione di trasmutare tale rabbia in qualcosa di superiore. Le emozioni superiori corrispondenti alla rabbia e all'aggressività sono l'irruenza e l'impeto nell'azione. Gesù in occasione della cacciata dei mercanti dal tempio non è stato aggressivo o rabbioso, bensì irruente e impetuoso come un guerriero o un fiume in piena. Esternamente le due manifestazioni appaiono identiche, ma interiormente mentre l'emozione più bassa è intrisa di odio, quella più elevata rappresenta una sfumatura dell'amore. Il samurai e il cavaliere templare combattono con tutte le loro forze, ma al contempo si mantengono interiormente quieti, perché amano e rispettano il loro nemico. Applicando quotidianamente il Lavoro Alchemico e concentrandosi in maniera particolare sulla sua aggressività il praticante entra sotto l'influsso di Marte. Questo pianeta, come ogni altro, non è che la manifestazione più materiale e grossolana di una deità, la quale si trova in un rapporto analogico con alcuni aspetti psichici: l'aggressività, la temerarietà, la rabbia, la violenza, la vendetta, la guerra da una parte, l'irruenza, il coraggio, la determinazione, la forza dall'altra. L'energia dell' « astro » è sempre la stessa, ma dall'uomo può essere incarnata nel suo aspetto inferiore oppure in quello superiore. Il fatto stesso che l'individuo decida di lavorare su un suo aspetto psicologico fa sì che egli si ponga automaticamente sotto l'influenza sottile del pianeta corrispondente a tale aspetto. Quel pianeta volge la sua attenzione, il suo sguardo benevolo, verso di lui. Il lavoro alchemico infatti concerne non solo l'evoluzione personale del singolo e quella dell'umanità intera, ma è pure - e soprattutto - un lavoro cosmico. Pertanto

l'uomo che intraprende un percorso magico è immediatamente aiutato nella sua impresa dalle forze cosmiche

evolutive

Nella misura in cui è aiutato, egli aiuta; infatti Marte stesso compie un salto evolutivo ogni volta che un uomo sulla Terra trasforma definitivamente la sua rabbia in un sentimento superiore e più sottile.

così come è immediatamente ostacolato dalle forze della meccanicità e dell'addormentamento.

A ogni pianeta, per analogia, si possono far corrispondere uno o più metalli. Marte, per esempio, è in

rapporto diretto con il Ferro. Quando un bel giorno l'aspirante, trovandosi di fronte a un'ingiustizia, anzichè reagire con il solito attacco di rabbia, interviene sempre con forza e decisione, ma restando calmo interiormente, ciò è segno che egli ha

conseguito la capacità di trasmutazione nei confronti di una forza psichica presente nella sua macchina

biologica. La conseguenza è che potrà operare la medesima trasmutazione anche all'esterno di sé, cioè nel Ferro, mutandolo in Oro. Un altro esempio. Al pianeta Venere corrisponde analogicamente il metallo Rame. Gli aspetti psicologici legati a Venere sono, per quanto concerne le manifestazioni più elevate: l'amore, l'erotismo, la capacità di cogliere e creare la Bellezza. In basso esse divengono lussuria, perversione, attaccamento all'aspetto fisico, forme d'arte banali o degenerate, incapacità di cogliere il Bello delle cose. Nel momento in cui l'uomo trasforma la lussuria in erotismo e l'attaccamento in amore allora diviene anche capace di trasmutare il Rame in Oro. Lo stesso si verifica quando egli impara a creare e disseminare quotidianamente Bellezza - anziché banalità e confusione - con i suoi pensieri e le sue azioni. ( Per maggiori ragguagli circa le corrispondenze fra pianeti, metalli e aspetti psicologici cliccare sul link e salvare il documento di word. )

Le operazioni

Una volta operata la trasmutazione interiore da Veleno in Farmaco di un suo aspetto psicologico, il mago/alchimista ha conseguito una « capacità », quindi è « in potenza » capace di trasmutare un determinato metallo in Oro. Ciò però non implica che egli automaticamente sappia come operare con le energie sottili e

con la materia atomica al fine di attuare la trasmutazione. Non basta infatti volerlo perché la trasmutazione avvenga; è indispensabile si conoscano anche gli aspetti più tecnici. Riguardo alle specifiche operazioni magiche da mettere in atto onde ottenere nella pratica la trasmutazione

di un metallo in Oro, ci limitiamo per ora a riportare alcuni brani concernenti questo argomento che abbiamo

tratto dalle fonti da noi ritenute più attendibili.

La trasmutazione dei metalli si raggiunge riducendo un pezzo di metallo allo stato atomico e riordinandone gli atomi in altra forma. Tratto da: IL CORPO ASTRALE - E RELATIVI FENOMENI Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) 2004

Alchimia significa trasformare una qualità della forma in un'altra. E' importante porre l'accento sul cambio

di qualità. La forma visibile esteriore può cambiare, ma potrebbe anche non farlo. L'Oro è l'espressione

esteriore della qualità degli atomi fondamentali (anu) che lo costrituiscono, esattamente come il Piombo. Essi sono costituiti di anu in quantità e qualità diverse. Soltanto degli anu che vibrano a una frequenza specifica, molto alta, possono venire attratti per formare l'Oro. Portate il mercurio a uno stato in cui gli anu cominciano a perdere coesione, aumentate la loro frequenza vibratoria fino a raggiungere quella dell'Oro, applicate una forza di attrazione esterna, comparabile a quella dell'Oro, e, secondo la teoria occulta, dovrebbe verificarsi la trasmutazione. Tratto da: IL DIARIO DI UN ALCHIMISTA Douglas Baker, Edizioni Crisalide (1977)

Il fenomeno di disintegrazione può anche prodursi mettendo in gioco vibrazioni rapidissime che si oppongono alle forze di coesione delle molecole dell'oggetto. Queste vibrazioni separano le molecole negli

atomi che le costituiscono. Un corpo ridotto così allo stato eterico può essere spostato da un luogo all'altro con grandissima rapidità, ed appena ritirata la forza che è stata messa in azione, la pressione fa riprendere all'oggetto il suo primitivo stato.

E' necessario spiegare come la forma di un oggetto si conserva quando viene disintegrato e poi

rimaterializzato. Se per esempio si riscalda una chiave metallica sino a renderla liquida, quando poi si raffredda il metallo si solidifica, ma invece di una chiave si ha soltanto un informe pezzo di metallo. Ciò dipende dal fatto che l'essenza elementale che conserva la forma di chiave si è dissipata durante il suo cambiamento di stato; non che l'essenza elementale subisca l'azione del calore, ma perché il suo corpo temporaneo è distrutto come solido, e quindi essa si riversa nel grande serbatoio da ci proveniva, allo stesso modo che i principi superiori dell'uomo, indifferenti al calore, sfuggono dal corpo fisico quando questo viene distrutto dal fuoco. Per conseguenza, quando il metallo della chiave è di nuovo solidificato, l'essenza elementale « terrena » che allora va a riempirlo non sarà la stessa di prima, e non vi sarà quindi ragione perché ritenga la forma di chiave.

Ma l'uomo che disintegra una chiave per portarla da un posto a un altro, dovrebbe aver cura di mantenere l'essenza elementale nella precisa forma originale, sino a quando lo spostamento non venga effettuato; e quando cessa l'azione della volontà, l'essenza elementale serve da stampo in cui si riversano le particelle in via di solidificazione, o diremo piuttosto che si riaggregano intorno ad essa. Così la forma dell'oggetto viene esattamente conservata, a meno che non vi sia disattenzione da parte dell'operatore. Tratto da: IL CORPO ASTRALE - E RELATIVI FENOMENI Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) 2004

Si è brevemente trattato dell'essenza elementale nell'articolo Abitanti astrali. Si noti che può esser fatta una

sommaria classificazione delle diverse specie di essenza elementale secondo le categorie di materia che esse abitano, e cioè solida, liquida, gassosa, eterica, supereterica, subatomica, atomica. Questi sono gli « elementali » cui fanno riferimento gli alchimisti medioevali, i quali sostenevano che un elementale, e cioè una porzione di essenza elementale vivente, abitava ciascun elemento o parte costituente di ogni sostanza fisica. Tratto da: IL CORPO ASTRALE - E RELATIVI FENOMENI Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) 2004

A differenza della chimica profana, l'alchimia presuppone dunque una « metafisica », cioè un ordine di

conoscenze sovrasensibili, le quali a loro volta presuppongono la trasmutazione iniziatica della coscienza umana. Fra questa trasmutazione (considerata in quanto precede) e la trasmutazione dei metalli in senso non più simbolico, ma orale, esistono dei rapporti di analogia. Così certi principi e certi insegnamenti, che anzitutto hanno un senso cosmologico e metafisico, sono suscettibili a valere non solo per l'una, ma anche

per l'altra trasmutazione - per quella dell'uomo e per quella dei metalli: " cammino da seguire, unica anche l'Opera".

ché

unica è la fornace, unico il

Fra certe forze chiuse nel corpo e certi metalli esistono relazioni analogiche di tipo « magico » (simpatico) oltreché simbolico, che fanno da base a tre possibilità pratiche distinte:

1) L'introdurre nell'organismo in date dosi e forme certe sostanze metalliche, quando la coscienza è abbastanza « sottilizzata » per poter accompagnare e sorprendere ciò che ne segue dietro le quinte della corporeità più greve, può servire per introdurre la coscienza stessa nei « centri » corrispondenti, che per via

di quelle sostanze vengono anormalmente dinamizzati. Inoltre, quando la fantasia si trovasse in una certa

indipendenza dai sensi corporei, è possibile che l'esperienza risultante si drammatizzi sotto forma di visioni

di figure e di divinità, spesso utilizzando le immagini che l'operatore per via della sua fede o tradizione reca

latenti nel suo subcosciente. Come si vede, ciò riporta, in un certo qual modo, e a meno di una più precisa direzione di efficacia, al metodo con le « bevande sacre » e le « acque corrosive » in genere. [D'altra parte si è già accennato alla virtù che soluzioni di metalli introdotte nell'organismo in determinate condizioni fisiche è soprattutto psichiche, possono manifestare: ogni metallo esercita allora un'azione sul « centro » che gli corrisponde nel corpo: dalla metallità dell'Oro, dello Stagno o del Ferro, per es., vengono toccate energie vitali che agiscono rispettivamente nella regione del cuore, della fronte e della laringe. Se, al verificarsi di ciò, la coscienza resta concentrata nello stato sottile, per via delle reazioni specifiche che le si palesano essa può esser introdotta e trasformata nel « mistero » del centro corrispondente alla sostanza metallica fatta entrare nel corpo: raggiungendo qualcosa di equivalente a ciò che nell'antichità era l'iniziazione secondo i vari Numi planetari, iniziazione che fra l'altro conferiva virtualmente la possibilità del rapporto con la « natura interna » di dati metalli, e quindi dell'azione su di essi.] 2) Viceversa, una volta giunti ad estrarre le coscienze dormienti in determinati centri o organi del corpo

umano, si può, da ciò, essere introdotti nei « misteri » delle forze che agiscono occultamente nelle metallità corrispondenti o, in termini più mitologici, può esser propiziato il contatto con gli dèi sotto i cui influssi queste ultime si formano. Noi qui abbiamo uno dei presupposti fondamentali per le operazioni di alchimia in senso stretto, cioè proprio come trasmutazione di metalli reali a mezzo del potere ermetico.

La produzione dell'Oro metallico era cioè una testimonianza trasfigurante data da un potere: testimonianza dell'aver realizzato in sé l'Oro. La chimica ermetica parte dalla conoscenza spirituale dei Principi, cioè dei poteri primordiali di qualificazione elementare, e agisce sui processi formativi che precedono metafisicamente lo stato nel quale

le sostanze appartengono alla natura come questo o quel metallo ed obbediscono a quelle leggi che chimica e fisica considerano per il mondo fenomenico.

"Se non rendi incorporee le sostanze corporee e se non rendi corporee le sostanze incorporee nessuno dei [risultati] attesi si produrrà" E’ chiaro che questo cambiamento nelle sostanze su cui si deve agire non è farle passare da uno stato fisico ad un altro, ma invece farle passare dallo stato fisico ad uno stato non-fisico. La vera operazione preliminare riguarda l'operatore più che non le sostanze stesse e consiste nel raggiungere quella data condizione della coscienza in virtù della quale si realizza appunto l'aspetto psichico delle cose fisiche, l'« anima sottile » celata dalla loro esteriorità. Chiaramente, Zosimo ci dice che la « tintura » in Oro (la trasmutazione metallica) non può avvenire nello « stato solido » (cioè materiale) dei corpi: "essi debbono essere prima sottilizzati e spiritualizzati", tanto da rendere efficaci "le forze spirituali, quelle che non si possono cogliere con i sensi [fisici]". Bisogna "dissolvere le sostanze e ciò che allora va trasmutato per poter trasmutare fisicamente sono le nature celesti". Per quel che concerne, poi, la conversione dell'incorporeo in corporeo oltre che del corporeo in incorporeo, si deve intendere che la coscienza non deve astrarsi nel puro aspetto « spirito » delle materie ma, giunta ad esso, deve mettersi di nuovo in rapporto con la sostanza stessa come corpo, così che « i due divengano uno ». Altrimenti il risultato sarebbe solo un passare ad altre forme di coscienza, senza relazione diretta col piano fisico per ottenere determinati effetti su di questo.

Perciò per « trasmutare », oltre che passare dalle specie sensibili delle sostanze allo stato dei « corpi spiritualizzati » o « androgini », occorre trascendere la stessa specificazione che inerisce a questi ultimi, raggiungere l'indifferenziato e da là eseguire, con un atto dello spirito, una « proiezione » che rimuova il nodo dei poteri invisibili manifestantesi in una data mineralità tanto da ottenere una « precipitazione » che determini sul piano materiale e sensibile appunto il passaggio di quella mineralità da una specie ad un'altra specie: per es., da Rame, o Piombo, ad Oro. Specificamente, vi sono tre punti di corrispondenza: il potere di « estrarre le nature », facendo occulto il manifesto, con riferimento alle sostanze fisiche metalliche, si collega al potere di attuare in sé la « mortificazione » e di produrre la « Materia al nero » e poi via via il bianco dal nero; il potere di ricondurre l'anima metallica alla Materia prima si collega al potere di mantenersi nel « Gran Mare » e di dominare la Madre, cioè di fissare la « Materia » al bianco; infine, il potere di proiettare dalla Materia prima indifferenziata una nuova qualificazione, per ottenere la trasmutazione del metallo, si collega all'Opera al rosso e al regime del Fuoco, nel quale ci si adegua alle energie primordiali di ogni individuazione.

Infine, facciamo cenno a qualcosa, che lascerà molti perplessi: all'elisir di lunga vita e alla polvere di proiezione, non più come simboli di poteri spirituali, ma come sostanze reali. Qui entra in giuoco la già detta possibilità sovranormale di attrarre o di liberare dal proprio essere certe forze sottili e di legarle a determinate materie fisiche che se ne caricano oggettivamente a guisa di condensatori spirituali. Tratto da: INTRODUZIONE ALLA MAGIA vol. I II III Gruppo di Ur, Edizioni Mediterranee (1927-1929)

CORRISPONDENZE

Pianeta

Metalli

Organi e apparati

Colori

SOLE

Oro

Cuore, circolazione arteriosa, colonna vertebrale, occhi e vista

Arancione

LUNA

Argento

Stomaco, cicli riproduttivi, cervello

Argento

Bianco

MARTE

Ferro (Solfo)

Muscoli, genitali esterni, ghiandole sessuali, vescica, bile

Rosso

ruggine

MERCURIO

Mercurio

Polmoni, intestino, bocca, sistema nervoso centrale, braccia, mani

Giallo

VENERE

Rame

Reni, gola, pelle, circolazione venosa, ormoni femminili, genitali interni

Verde e

rosa

GIOVE

Stagno

Fegato, crescita cellulare, ghiandola pituitaria

Blu

SATURNO

Piombo (Silice)

Ginocchia, ossa, denti, cartilagini, milza

Grigio

URANO

Zinco (Platino, Uranio, Radio)

Sistema nervoso, caviglie, tibie

Verde/Azzurro

NETTUNO

Cobalto

Piedi, midollo spinale, ghiandola pineale

Viola

PLUTONE

Bismuto, Plutonio

Testicoli, liquido seminale

Nero

TERRA

Antimonio

Polmoni, sistema digestivo

Segno

Pianeta

Organi e apparati

Ariete

Marte

la testa, la faccia, il cervello, l'arcata dentaria superiore,

ghiandole surrenali

Toro

orecchie, tiroide

Venere

Gemelli Mercurio respirazione, i vasi capillari, il timo

Cancro

Luna

la mandibola, il collo (faringe,laringe,trachea) la nuca, le

i nervi, le mani, le braccia, le spalle, i polmoni, i bronchi, la

la cassa toracica, le mammelle, l'apparato gastrointestinale,

le secrezioni interne (il latte, i succhi digestivi, la saliva)

Leone

Sole

il cuore, l'aorta, la circolazione sanguigna, la colonna

vertebrale

Vergine

Mercurio

il sistema nervoso, l'addome, l'intestino, la milza, gli organi

dell'assimilazione

Bilancia

Venere

i reni, le surrenali, la vescica

Scorpione

Plutone

le gonadi, gli ormoni sessuali, la prostata, l'uretra, il retto, l'ano

Sagittario

Giove

il fegato, la colecisti, le arterie, i nervi sciatici, le cosce

Capricorno

Saturno

ginocchia), i sali minerali

le ossa, i denti, la pelle, le articolazioni (in particolare

Acquario

Urano (anticamente anche Saturno) le caviglie (i malleoli) la circolazione

sanguigna, l'attività cerebrale

Pesci

Nettuno(anticamente anche Giove) i piedi

Pianeta

Aspetti spirituali (ottava alta)

Aspetti psichici (ottava bassa)

SOLE

Identità del Sé, autorità, immortalità, emozionalità del Cuore.

Falsa identità dell’Io psichico, orgoglio, autoritarismo.

Metallo: Oro

Colore: Arancione

LUNA

Ricettività, mobilità, accoglienza, istinto.

Incostanza, influenzabilità, incoerenza, percezione illusoria della realtà, emozionalità della personalità.

Metallo: Argento

Colore: Bianco

MERCURIO

Comunicazione, intelligenza, discernimento, mediazione tra spirito e materia.

Razionalismo, dogmatismo, rigidità, incapacità di cogliere il reale, incapacità di comunicare, menzogna.

Metallo: Mercurio

VENERE

Colore: Giallo

Amore, arte, bellezza, armonia, erotismo.

Lussuria, perversione, cinismo, incapacità di riconoscere il bello, forme d’arte deviate e caotiche.

Metallo: Rame

Colore: Verde e rosa

MARTE

Lotta, forza, decisione, coraggio, avventura, impeto guerriero, sessualità maschile.

Aggressività, vendetta, violenza, impulsività, sarcasmo.

Metallo: Ferro

Colore: Rosso ruggine

GIOVE

Espansione, abbondanza, fiducia, gestione delle risorse, generosità, compassione, filantropia.

Sperpero, eccesso, sottomissione alla materialità, pomposità, magniloquenza, vanità, invadenza.

Metallo: Stagno

Colore: Blu

SATURNO

Responsabilità, prova iniziatica, cambiamento drastico, pazienza, perseveranza.

Cristallizzazione, blocco, sentire il peso della responsabilità, pessimismo, depressione, lentezza, avarizia.

Metallo: Piombo

Colore: Grigio

URANO

Innovazione, scoperte, genialità, anticonformismo, amore per la libertà,.

Ribellione, impulsività, irrealismo, estremismo, eccessiva tendenza a cambiare per il nuovo.

Metallo: Zinco

Colore: Verde/Azzurro

NETTUNO

Ispirazione, misticismo, idealismo, sensitività, chiaroveggenza.

Tendenza a cadere nell’illusione e a illudere, fanatismo, tendenza a perdersi nei sogni, annebbiamento.

Metallo: Cobalto

Colore: Viola

PLUTONE

Trasmutazione, rigenerazione, transizione, morte/rinascita, passione per l’occulto, magia.

Morte, distruzione, rituali di magia nera, spiritismo, metodi per contattare l’astrale.

Metallo: Bismuto/Plutonio

Colore: Nero

(si veda anche “Astrologia: via e saggezza” di G. Kriyananda)

Corrispondenza tra organi del corpo e aspetti psicologici

Arti

Mobilità, flessibilità, attività

Bile

Rancore e critica

Braccia

Forza

Capelli

Libertà, forza, energia

Colonna vertebrale Sopportare i pesi

Cuore

Amore e odio; emozioni in genere

Denti

Aggressività, vitalità

Fegato

Capacità di valutare e distinguere ciò che è utile e ciò che è dannoso in modo da

non accumulare pensieri negativi ed emozioni negative che poi non si riesce più a elaborare e intossicano l’organismo.

Ginocchia

Devozione, servilismo, modestia

Gola

Creatività, comunicazione

Intestino tenue

Analisi, critica, giudizio, discernimento

Intestino crasso Capacità di donare, attaccamento alla materia

Mani e avambracci

Azione, contatto con l’ambiente

Muscoli

Mobilità, flessibilità, attività

Naso

Capacità di esprimere potenza nella vita, orgoglio, sessualità

Occhi

Capacità di cogliere la realtà

Orecchie

Attitudine a imparare e ubbidire

Ossa

Solidità

Pelle

Separazione dall’ambiente, contatto con l’ambiente

Pene

Potenza

Piedi

Radicamento, solidità

Polmoni

Interscambio con l’ambiente, senso della libertà

Reni

Relazioni sociali, liberazione da ciò che è vecchio ed è diventato inutile

Sangue

Forza vitale

Spalle

Responsabilità

Stomaco

Emozioni, disponibilità

Vagina

Ricettività, accoglienza, apertura

Vescica

Abbandonare la pressione di ciò che non è più utile

(si veda anche in merito il prezioso testo “Malattia come simbolo” di Rudiger Dahlke - Mediterranee)

I MONDI SPIRITUALI

Hai mai fatto un sogno così reale da sembrarti vero? E se da quel sogno non dovessi mai più risvegliarti, come distingueresti il mondo dei sogni da quello della realtà? Morpheus (dal film "Matrix")

IL PIANO ASTRALE

Prima di parlare in maniera approfondita del piano astrale presentiamo una breve descrizione tecnica dell'universo in cui l'uomo abita. I mondi, o piani, in cui l'universo manifesto è suddiviso sono sette. Questa classificazione, riportata dalla Teosofia, risale ad antichissime conoscenze di matrice Indù. Partendo dal basso essi sono: FISICO, ASTRALE (detto anche Emotivo), MENTALE, BUDDHICO, ATMICO, ANUPADAKA (detto anche Monadico), ADI (detto anche Logos Divino). Si aggiunga che il FISICO si divide in FISICO vero e proprio ed ETERICO; il MENTALE si divide in MENTALE INFERIORE e MENTALE SUPERIORE detto anche CAUSALE. Ecco i sette piani:

7- ADI (o Logos) 6- ANUPADAKA (o Monade) 5- ATMICO 4- BUDDHICO 3- MENTALE e CAUSALE 2- ASTRALE (o Emotivo) 1- FISICO ed ETERICO

Solo il piano più basso, il fisico denso, è visibile agli occhi dell'uomo ordinario: qui si manifesta la materia nella sua forma grossolana come è comunemente conosciuta. Il piano più elevato è quello divino, altrimenti

detto « del Logos ». Ogni piano è a sua volta diviso in sette sottopiani, che variano per la minore o maggiore finezza della materia che li costituisce. Nel settimo sottopiano, quello più basso, si trova la materia più grossolana, i cui atomi vibrano a una frequenza inferiore; il primo sottopiano è composto di materia più sottile i cui atomi vibrano molto velocemente.

I tre sottopiani più bassi del FISICO costituiscono il fisico che si è in grado di osservare nella quotidianità:

solido, liquido, gassoso; i quattro sottopiani più alti costituiscono l'ETERICO, detto anche DOPPIO ETERICO in quanto è una copia perfetta del corpo fisico più denso. I quattro sottopiani più bassi del MENTALE costituiscono il mentale inferiore (la mente razionale); i tre sottopiani più alti costituiscono il CAUSALE o mentale superiore (mente astratta).

Lo schema riportato in precedenza può essere presentato anche nella seguente forma, più semplice e, soprattutto, più utile dal punto di vista del lavoro alchemico che ci si appresta a compiere:

1- Fisico superiore (o ATMICO) 2- Emotivo superiore (o BUDDHICO) 3- Mentale superiore (o CAUSALE) 3- Mentale 2- Emotivo 1- Fisico

I tre piani inferiori appartengono al mondo della materia, o della personalità. I tre piani superiori concernono

il mondo dello spirito. A ogni piano nella materia corrisponde un piano nello spirito. Per ognuno dei piani l'uomo ha fabbricato - o dovrà fabbricare in futuro attraverso il lavoro alchemico - uno specifico « corpo ». Ciò significa che quando l'individuo riesce a trasmutare il suo corpo mentale questo sale di livello e diviene il suo corpo CAUSALE. Quando riesce a trasmutare il suo corpo emotivo questo sale di livello e diviene il suo corpo BUDDHICO. Quando riesce a trasmutare il suo corpo fisico questo sale di livello e diviene il suo corpo ATMICO. Quest'ultima operazione è detta « risurrezione nella carne », in quanto grazie ad essa lo stesso corpo fisico diventa immortale. Per amore di semplicità, nel corso della trattazione comprenderemo sotto l'espressione «corpo di gloria» o «corpo dell'anima» tutti e tre i piani superiori, cioè i piani spirituali, senza distinguere fra causale, buddhico

e atmico. Il percorso alchemico porta infatti alla costruzione dei tre corpi al contempo.

I due piani più elevati - Anupadaka (o Monade) e Adi (o Logos, cioè Dio) - sono considerati i piani divini.

Abbiamo quindi i piani materiali (o della personalità), i piani spirituali (o dell'anima) e infine i due piani

divini, ai quali l'essere umano giunge solo al termine dell'Opera. Essi implicano la completa identificazione con il Tutto e la scomparsa totale dell'individuo in quanto singolo essere.

I mondi spirituali non sono qualcosa di separato e distante dalla realtà quotidiana; essi bensì compenetrano

interamente il piano fisico che l'uomo conosce e nel quale svolge le sue attività. Tali mondi gli risultano però

invisibili in quanto costituiti di una materia più sottile di quella fisica, capace cioè di vibrare a una frequenza più elevata. Si può ad esempio immaginare che fra la materia del piano fisico e quella dell'astrale intercorra la stessa differenza che c'è fra il ghiaccio e il vapore.

I sensi dell'uomo comune possono percepire unicamente una finestra di frequenze che va dagli infrarossi agli

ultravioletti, e rimane per essi inarrivabile l'intero universo che non può essere scorto attraverso tale limitata

finestra. Così come gli occhi fisici non sono tarati per vedere le radiazioni elettromegnetiche, allo stesso modo non possono percepire le forme che si trovano sul piano astrale. Ma mentre le prime vengono individuate grazie ad appositi strumenti messi a punto dalla scienza, per le seconde non sono ancora stati approntati mezzi scientifici atti alla loro percezione. In ogni caso ciò che appartiene a un piano superiore può essere realmente percepito solo mutando il proprio stato di coscienza fino a portarlo su quel piano, il che equivale a dire che è possibile conoscere il mondo a quattro dimensioni solo se si possiede una coscienza quadridimensionale e non certo costruendo una macchina capace di registrare e ridurre alle tre dimensioni fenomeni che accadono nel mondo a quattro dimensioni.

La materia dell'astrale (il piano più prossimo al fisico) esiste in sette stati o gradi di finezza, che per meglio comprendere si può far corrispondere ai diversi stati di materia fisica: solido, liquido, gassoso, eterico, supereterico, subatomico, atomico. Ognuno di questi sette stati di materia va a costituire una delle sette suddivisioni, o sottopiani, del mondo astrale. Tali suddivisioni si trovano anche su tutti gli altri piani superiori all'astrale (il mentale, il buddhico, ecc.). Lo studioso può immaginare questi sette livelli come dei « gironi » danteschi, tenendo però presente che essi non sono disposti uno sull'altro: questo è infatti solo un metodo di rappresentazione, ma in verità la materia

di ciascuno dei sette sottopiani interpenetra quella del sottopiano immediatamente inferiore. Essi coesistono

dunque tutti nel medesimo spazio in corrispondenza della superficie della Terra. L'uomo vive letteralmente immerso in ciascuno di essi. Alla materia di ogni sottopiano corrisponde un determinato livello di coscienza, dal più sottile al più grossolano. L'anima di un trapassato raggiunge, sulla base di una risonanza vibratoria, quel sottopiano ultraterreno che più si addice al suo livello di coscienza. Ogni anima arriva quindi in un suo aldilà, che in ultima analisi rispecchia soltanto i contenuti della propria coscienza. Con il suo modo di vivere la vita quotidianamente ogni individuo si sta creando il suo Inferno e il suo Paradiso futuri; in quanto nell'aldilà non potrà fare a meno di dirigersi, come attratto da una calamita, verso i sottopiani - i "gironi" - che più si addicono a quello che è stato il suo modo di pensare e agire sulla Terra, e sovente, utilizzando la materia astrale presente in quel particolare luogo, si creerà un suo mondo psicologico paradisiaco o infernale.

L'argomento viene trattato approfonditamente nell'articolo Cosa succede dopo la morte.

Il settimo sottopiano è quello più denso, la materia è la più grossolana e vibra in risonanza con gli istinti

meno nobili dell'uomo. Passarci attraverso è come aprirsi il cammino attraverso un fluido nero e vischioso.

E' abitato da esseri ripugnanti, brutali e criminali: gli assassini, i pervertiti e gli schiavi dei loro vizi dopo la

morte del corpo fisico dimorano a lungo su questo sottopiano prima di poter iniziare la loro ascesa verso i livelli superiori. La materia costituente gli altri sottopiani è via via sempre più sottile e corrisponde ad emozioni sempre meno materiali e pesanti. Ai livelli 3, 2 e 1 le anime dei defunti perdono di vista la Terra e le sue attività. Sono profondamente assorbiti dai pensieri e per lo più sono essi che creano il proprio ambiente. Vivono in città immaginarie di loro creazione, provenienti in parte dai loro pensieri e in parte da quelli dei loro predecessori. Tali scenari fantastici e di notevole bellezza possono ammaliare il viaggiatore spirituale neofita, il quale può rischiare di

perdersi in tali paesaggi frutto di allucinazioni astrali, aggiungendo le proprie personali fantasie a quelle già presenti.

Il secondo sottopiano è specialmente abitato da religiosi egoisti e poco spirituali. Qui costruiscono templi

immaginari e adorano una riproduzione della divinità che già adoravano nel mondo fisico. Il primo sottopiano è destinato a coloro che durante la vita si sono consacrati a ricerche materiali non per rendere un servigio ai loro fratelli, ma per soddisfare le proprie ambizioni egoistiche. Qui gli spiriti non costruiscono ambienti immaginari come sui livelli inferiori. Tali persone possono restare per anni su questo sottopiano, presi dalle loro ricerche intellettuali, prima di cominciare a distaccarsene e decidere di progredire verso i mondi celesti.

Le persone viventi sul piano astrale passano l'una attraverso l'altra, e anche attraverso gli oggetti astrali fissi. Nel mondo spirituale non possono avvenire incidenti, perché il corpo astrale, essendo relativamente fluido, non può essere distrutto o danneggiato in modo permanente. Un'esplosione in astrale sarebbe temporaneamente disastrosa, ma poi i frammenti astrali si riunirebbero rapidamente. Sul piano astrale non si sentono le superfici dure o morbide, ruvide o lisce, calde o fredde. Quando si viene a contatto con altra materia astrale, sia essa un oggetto o un'anima, si resta coscienti di un grado vibratorio diverso, il quale potrebbe riuscire piacevole o spiacevole, stimolante o deprimente.

In

astrale vi è una luminosità diffusa, senza che la luce sembri provenire da una particolare direzione. Tutta

la

materia astrale è essa stessa luminosa. Non vi è mai la notte e non vi sono ombre perché i corpi astrali

sono trasparenti. Le condizioni climatiche non si fanno praticamente sentire su questo piano. Non esiste il sonno. Il piano astrale è spesso detto il reame dell'illusione, e ciò non perché esso sia meno reale di quello fisico - al contrario, più ci si addentra nei piani sottili dell'esistenza più ci si avvicina alla realtà - ma unicamente perché i suoi molti abitanti hanno il meraviglioso potere di cambiare forma con grande rapidità e di creare

mondi fantastici nei quali restano immersi loro stessi e immergono e confondono il visitatore poco scaltro. Questi e altri fenomeni vengono ampiamente descritti nell'ottimo e indispensabile "Il corpo astrale e relativi fenomeni" di A. E. Powell, a cui si rimanda per uno studio serio.

La vista astrale percepisce colori differenti da quelli dello spettro abitualmente visibile: l'ultravioletto e l'infrarosso sono perfettamente osservabili. Con la vista astrale si ha l'impressione di vedere gli oggetti da tutti i lati contemporaneamente. Ogni particella interna di un solido è altrettanto visibile come l'esterno. Se si guarda un libro chiuso si vede ciascuna pagina non attraverso le altre, ma come se quella fosse la sola pagina visibile, perché in astrale nulla e sovrapposto a qualcos'altro. In tali condizioni anche gli oggetti familiari possono a prima vista riuscire irriconoscibili. Le caratteristiche del mondo astrale sono quelle di un mondo a quattro dimensioni, come da tempo è già stato concepito dalla geometria e dalla matematica. I libri classici su questo soggetto sono: La Quarta Dimensione e Tertium Organum di P.D. Ouspensky, The Beautiful Necessity e Fourth Dimensional Vistae

di Claude Bragdon.

Testi sull'argomento:

Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) (1927)

C.W. Leadbeater, Edizioni Teosofiche Italiane (1896) TERRA DI SMERALDO - TESTIMONIANZE DALL'OLTRECORPO Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) (1983) RACCONTI D'UN VIAGGIATORE ASTRALE Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) () TERTIUM ORGANUM [per studiosi della materia: teorie ed esperimenti sulla coscienza, ndr]

LO YOGA PER NON MORIRE Tommaso Palamidessi, Edizioni Grande Opera, Roma (1949) Questo piccolo ma fondamentale testo è inedito da anni. Può essere rintracciato solo in fotoriproduzione, al prezzo di 8 euro, presso la Libreria Ecumenica di Milano. P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma (1912)

LA QUARTA DIMENSIONE [teoria matematica astratta, ndr] P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma (1909)

GLI ABITANTI DEL PIANO ASTRALE

Risulta pressoché impossibile enumerare tutte le specie di entità astrali, così come è compito assai gravoso compilare un elenco di tutte le specie viventi sul piano fisico. Si elencano pertanto le principali rifacendosi ancora una volta ai preziosi testi di Arthur E. Powell ("Il Corpo Astrale") e C.W. Leadbeater ("Il Piano Astrale").

Entità che sono ancora vive nel corpo fisico:

- Persone comuni. Persone i cui corpi fisici sono addormentati e che durante la notte vagano nel corpo astrale per il mondo spirituale. Tutti gli uomini viaggiano in questa maniera durante il sonno, ma data

l'assenza di consapevolezza e quindi di controllo sul proprio corpo astrale, tali viaggi risultano involontari e

in genere confusi e poco utili.

- Maghi e loro allievi. Di norma questa categoria usa il corpo MENTALE e non quello astrale, ma nelle fasi meno avanzate dell'istruzione impartita dal Mago ai suoi apprendisti all'interno dei mondi spirituali il corpo astrale è il primo con il quale si deve prendere confidenza una volta che, attraverso l'esercizio, si è divenuti perfettamente coscienti in esso.

- Maghi neri e loro allievi. Questa categoria corrisponde alla precedente, con la differenza che lo sviluppo

ha per scopo il male e non il bene, e i poteri vengono acquisiti per scopi egoistici miranti a soggiogare l'umanità anziché favorirne l'evoluzione.

- Psichici. Ogni altra persona che abbia sviluppato - attraverso esercizi o per naturale predisposizione - i suoi

poteri psichici al punto da essere in grado di viaggiare coscientemente in astrale. Se essa non è però giustamente seguita e istruita da un iniziato interpreta spesso in maniera frammentaria ed errata tutto quanto vede e non è in grado di sfruttare appieno questi suoi poteri.

Entità che non sono più vive nel corpo fisico:

- Persone comuni dopo la morte. Questa classe comprende ogni specie di persone a diversi stadi di

coscienza. Dalla persona mediamente evoluta all'essere umano più infimo e dalla coscienza malvagia. Solitamente non ci sono qui anime molto evolute, se non un certo numero che ha deciso consapevolmente di rimanervi per aiutare le altre anime in difficoltà.

- Ombre. Quando la vita astrale dell'uomo è terminata, egli muore sul piano astrale e lascia dietro di sé il

corpo astrale in disintegrazione, allo stesso modo che quando muore fisicamente abbandona il corpo fisico, il quale si decompone. Questo cadavere astrale conserva ancora la sua apparenza e alcune facoltà mentali come la memoria e le vecchie abitudini. Non costituisce un problema in sé - tutt'alpiù può ingannare i medium delle sedute spiritiche che scambiano l'ombra per l'anima del defunto - ma in quanto si presta ad

essere utilizzata dai Maghi neri per le loro basse finalità.

- Gusci. Sono ombre all'ultimo stadio di disintegrazione prima di scomparire. Possono essere vitalizzate attraverso cerimonie di magia nera o riti Voodoo e Obeah.

- Suicidi e vittime di morte improvvisa. Alcuni degli individui che sperimentano il trapasso in queste circostanze traumatiche non si rassegnano alla loro nuova condizione e cercano di prolungare la loro

esistenza vicino alla materia terrestre assorbendo vitalità dagli esseri umani che riescono a influenzare.

- Vampiri. Vedi pagina sull'argomento Vampiri.

- Allievi. Allievi di Maghi e iniziati in genere che in seguito alla morte del corpo fisico decidono di

rinunciare a salire verso i piani spirituali più alti per potersi reincarnare subito e continuare a svolgere il loro

lavoro a favore dell'umanità. Nell'attesa della reincarnazione svolgono dei compiti di assistenza delle altre anime in astrale.

- Maghi neri e loro allievi. Disposti a qualunque nefandezza pur di rimanere sul piano astrale, da dove

possono influenzare i viventi e rubare energia per la propria sopravvivenza. Spesso le loro azioni vengono

scambiate per attività di demoni.

Entità astrali non umane:

- Essenza elementale. Forma di vita dall'aspetto indefinito che si trova diffusa in tutto il piano astrale. È una

sorta di massa informe che naviga in astrale. E' estremamente sensibile a tutti i pensieri umani, anche i più fugaci, e reagisce in una infinitesima frazione di secondo a ogni vibrazione messa in gioco dal volere o dal desiderio dell'uomo, anche se questi ne è completamente inconscio. Ogni pensiero e sentimento umano fa sì che tale materia si plasmi immediatamente in un essere vivente autonomo, ma la sua esistenza è solo temporanea, perché appena l'uomo cessa di dare energia a quel particolare desiderio o pensiero l'essenza elementale torna nella massa indifferenziata da cui è provenuta. È impressionante il numero di entità che i pensieri umani, buoni o cattivi che siano, evocano incessantemente da quell'oceano di essenza per dar loro anche solo una breve esistenza autonoma. Il visitatore astrale è molto colpito da questo inarrestabile movimento di creazione e dissoluzione che avviene in astrale e che corrisponde al susseguirsi di emozioni e pensieri nell'uomo. Le entità elementali prodotte da pensieri di disprezzo e da emozioni pesanti assumono la forma di minacciosi orrendi mostri dai colori cupi, ma esse si ritirano sempre davanti a uno sforzo di volontà del Mago. L'essenza elementale prende forma sotto l'influenza delle correnti di pensiero involontarie che le persone lasciano scorrere oziosamente attraverso il loro cervello, ma non si crea che una vita semi-intelligente, la quale non agisce, ma si limita a reagire agli impulsi provenienti dall'uomo i quali possono essere diretti a rafforzarla, se il pensiero o l'emozione vengono ripetuti, o dissolverla se essi scompaiono dalla sua mente. L'entità elementale una volta creata, se è tenuta in vita dalla ripetizione del medesimo pensiero o sentimento, cerca comunque di sopravvivere come farebbe una qualunque altra forma di vita, e si adopera per influenzare l'individuo o il gruppo di individui da cui è stata prodotta, affinché le venga fornita, attraverso la ripetizione, l'energia per continuare a esistere. Una forma-pensiero di gelosia o depressione, se

continuamente alimentata, può letteralmente "attaccarsi" a un uomo per tutta la vita e influenzare i ogni suo comportamento.

È evidente che il regno elementale nel suo insieme è così come lo hanno reso i pensieri e le emozioni

collettive dell'umanità.

La

maggior parte delle cerimonie di magia, bianca o nera, dipendono quasi interamente dalla manipolazione

di

queste entità, sia direttamente per volontà del Mago, sia per il tramite di qualche entità astrale da lui

evocata per tale scopo. L'elementale in ogni caso non possiede iniziativa, esso è una forza latente che ha bisogno di un impulso esteriore per entrare in azione. Il Mago può così utilizzare l'odio di una persona per danneggiarne un'altra, manipolando quella disgustosa forma-pensiero fatta di materia elementale (ciò che è comunemente conosciuto sotto il nome di "magia nera"). Allo stesso modo un Mago dal Cuore aperto e compassionevole può creare un'entità elementale che guarisca o protegga una persona in difficoltà.

- Spiriti di natura. Appartengono a una linea evolutiva diversa dalla nostra: non sono mai stati e non saranno

mai membri dell'umanità come noi la conosciamo. Vi sono spiriti della terra, dell'acqua, dell'aria, del fuoco (o dell'etere) che sono entità astrali intelligenti residenti in questi diversi ambienti. Spiriti della terra: gnomi; spiriti dell'acqua: ondine; spiriti dell'aria: silfidi; spiriti dell'etere: salamandre. Nel linguaggio popolare: fate, elfi, folletti, satiri, fauni, koboldi, lutini, genii, troll ecc. Come quasi tutte le entità astrali sono capaci di prendere a volontà una qualunque forma, ma hanno delle forme preferite alle quali

ritornano sempre. Sono invisibili alla vista fisica, ma possono rendersi visibili con la « materializzazione » quando lo vogliano.

Di norma rifuggono le zone abitate dall'uomo e la vicinanza dell'uomo in genere, le cui cattive emanazioni

astrali mal sopportano. Se lo avvicinano è sovente per giocargli degli scherzi e burlarsi di lui, magari per

fargli smarrire la strada all'interno di un bosco. Essi amano infatti massimamente il gioco e lo scherzo, anche spinto ad estreme conseguenze.

- Demoni. Esseri astrali in genere molto potenti (ma le differenze di rango possono essere anche notevoli)

che agiscono unicamente per egoismo e si nutrono dei pensieri separativi e delle emozioni negative degli esseri umani. Appartengono a differenti razze: i più noti sono i « rettiliani » resi famosi dall'autore David Icke e di cui si parla nella sezione "La trappola planetaria" di questo sito. Di norma vengono considerate razze aliene provenienti da altri luoghi del cosmo e giunte sul piano astrale della Terra migliaia se non milioni di anni fa.

- Deva. Detti angeli o « figli di Dio » in altre tradizioni. Anch'essi appartengono a un'evoluzione distinta da

quella dell'umanità, e occupano un rango che le è immediatamente superiore. Alcuni di essi sono appartenuti all'umanità nel passato. Appaiono generalmente come esseri umani di misura gigantesca. Tutto ciò che è cattivo è già stato da tempo eliminato dal loro essere.

In taluni casi essi sono capaci di assumere - qualora lo vogliano - forme umane materiali. Anche sul piano

astrale si manifestano raramente, e quando lo fanno rappresentano gli abitanti non umani più elevati.

- Corpi astrali degli animali.

Testi sull'argomento:

Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) (1927)

C.W. Leadbeater, Edizioni Teosofiche Italiane (1896) TERRA DI SMERALDO - TESTIMONIANZE DALL'OLTRECORPO Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) (1983) RACCONTI D'UN VIAGGIATORE ASTRALE Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) ()

IL CORPO ASTRALE

Secondo gli insegnamenti tradizionali più antichi - dei quali è impossibile rintracciare le fonti e che si tramandano in gran parte per via orale - l'uomo è composto di diversi corpi oltre a quello fisico percepibile

attraverso i sensi grossolani. Esistono in merito varie classificazioni a seconda della scuola esoterica o della religione che si vuole considerare. Ad esempio nella tradizione cristiana si considerano quattro corpi:

- carnale (corpo fisico)

- naturale (corpo astrale o emotivo)

- spirituale (corpo mentale)

- divino

Sebbene tutte le suddivisioni siano in qualche modo esatte e si discostino tra loro solo in virtù del fatto che spesso cambiano le capacità del chiaroveggente o anche solo il contesto sociale in cui questo si muove e ha il compito di divulgare tali conoscenze, noi ci atterremo alle informazioni provenienti dagli scritti di Alice Ann Bailey e di Arthur E. Powell, ricordando però che nessun dato deve essere preso come assolutamente vero dal praticante fino a quando questi non lo abbia verificato sperimentalmente attraverso un attento lavoro su di sé. Tutto ciò che non può essere provato seguendo i criteri dell'esperimento non possiede alcun valore. Secondo quanto riportato in tali scritti - e da noi verificato attraverso la pratica - l'uomo possiede tre corpi:

1- FISICO (a sua volta suddiviso in fisico denso e fisico ETERICO) 2- EMOTIVO (più conosciuto come ASTRALE, e in alchimia come Fluidico o Mercuriale) 3- MENTALE

Nell'uomo ordinario questi tre corpi esistono in una manifestazione non ancora perfetta. Sulla perfezione del corpo fisico e sulla capcità dell'uomo di controllarlo stendiamo un velo pietoso: è sufficiente un raffreddore per impedirci di alzarci dal letto e non saremmo in grado di lavorare per una notte intera senza cominciare a piangere! Per quanto concerne il corpo astrale, esso, nella maggioranza delle persone è poco più di una massa di materia astrale disorganizzata, i cui movimenti e impulsi sfuggono quasi completamente al controllo dell'individuo. D'altronde è una verità osservabile tutti i giorni quanto sia ancora primitiva la capacità di gestione delle proprie emozioni, desideri e passioni da parte dell'uomo medio. Tutto ciò è ancor più vero per quanto concerne il mentale, a tal punto che spesso egli non ha nemmeno il più vago sentore di talune sue capacità latenti. L'individuo comune infatti non sa di poter mutare la realtà attraverso il potere della sua mente concentrata e non riesce a concepire di poter rappresentare l'ente divino incarnato.

È compito del Mago disciplinare e rafforzare - «fissare» - i tre corpi che rappresentano la sua PERSONALITA' (fisico, emotivo e mentale) mentre ancora vive nel mondo fisico, e al contempo fabbricare i tre corrispondenti « corpi superiori » a partire dalle sostanze che i tre inferiori gli mettono a disposizione. Questo coincide con la possibilità di trasferire la sua coscienza in questi corpi superiori - riassunti nell'espressione «corpo di gloria» o «corpo dell'anima» - e quindi di aprire la sua vista su differenti dimensioni della realtà. Tali corpi superiori sono:

3- Mentale superiore (o CAUSALE) 2- Emotivo superiore (o BUDDHICO) 1- Fisico superiore (o ATMICO)

Tali involucri - che di norma vengono riassunti nel termine "anima" - esistono nell'uomo solo "in embrione", più come possibilità latenti che non come effettive realizzazioni.

L'uomo la cui unica possibilità di coscienza è legata al cervello della macchina biologica dovrà sempre

sottostare agli impulsi provenienti da tale macchina. I bisogni e i desideri della sua personalità - la macchina

- lo governano e lo trascinano lungo la vita. La sua esistenza è allora una serie di reazioni meccaniche della

personalità all'ambiente circostante. Egli è un completo schiavo dei suoi istinti inferiori. Il Mago che abbia « fissato » uno dei corpi sottili inferiori, o « cristallizzato » uno di quelli superiori - e

abbia trasferito in esso il suo centro di consapevolezza - può liberamente aprire la propria coscienza su quel

piano superiore e muoversi liberamente utilizzando il nuovo corpo, così come faceva con il corpo fisico nel mondo fisico. Su tale piano egli acquisisce l'autorità per dirigere il corpo anziché subirne i capricci. Egli può ad esempio allontanarsi temporaneamente dal piano fisico per portare aiuto a un singolo o a una comunità muovendosi sul piano astrale o su quello mentale, da dove si può agire con maggiore efficacia. Oppure può ricercare su questi piani i contatti per acquisire maggiori conoscenze in ogni campo del sapere.

Una delle spiacevoli conseguenze derivanti del rimanere completamente identificati con una macchina

biologica è il fatto di dover morire con essa. Chi si è limitato ad essere un cervello lungo tutta la sua

esistenza

emozioni, che perde ogni capacità razionale se messo di fronte al tradimento del proprio partner, che si arrabbia o si deprime come un bambino, come può sperare di avere in sé la forza necessaria per sopravvivere coscientemente all'evento della morte? Quando l'anima lascia il corpo fisico, occupa comunque il corpo mercuriale, o astrale, ma l'individuo, non avendo ancora sviluppato la capacità di essere consapevole nell'astrale, si troverà in uno stato di semi- incoscienza nel nuovo ambiente. Sarà comunque consapevole di sé, ma in una sfera simile a quella del sogno. Quale è infatti il grado di coscienza astrale dell'uomo medio? Lo si può facilmente dedurre dai sogni. Quando l'uomo sogna si trova nel suo corpo astrale, proprio come lo sarà dopo la morte, quindi è sufficiente che osservi quanto è lucida la sua coscienza durante i sogni per ricavare con buona approssimazione quanto

sarà lucido dopo la morte. Nel sogno percepisce ciò che accade intorno a lui ma è solo vagamente cosciente

di sé come individuo. È uno stato di semi-incoscienza difficile da descrivere: l'uomo sa ancora di esistere

ma non perfettamente come potrebbe saperlo sulla Terra fisica. Solitamente la sua percezione dell'ambiente durante i sogni è piuttosto vaga ed egli non è in grado di

decidere nulla circa gli avvenimenti, sebbene sia convinto del contrario; in realtà viene letteralmente trasportato dagli eventi circostanti. Non stabilisce i luoghi da visitare, né le persone da incontrare; non può gestire la sua forza, né la sua capacità di spostarsi. Tutto gli accade e lui è un burattino semi-incosciente nelle mani delle sue emozioni e dei suoi istinti, i quali decidono di quale commedia egli diviene protagonista

di volta in volta. Un destino simile lo attende da disincarnato.

Se invece un uomo si dedica all'Ars Regia durante l'incarnazione, può sviluppare la coscienza astrale, può cioè cristallizzare il suo corpo mercuriale e divenire pienamente cosciente in esso pur rimanendo vivo in quello fisico. Il vero chiaroveggente è colui che può decidere di spostare in ogni momento la sua coscienza dal fisico all'astrale e viceversa, percependo ora un mondo ora l'altro. Tale uomo è anche capace di sogni lucidi, cioè di sogni nei quali lui si muove nel mondo astrale con la stessa piena coscienza con cui lo fa nel fisico, stabilendo dove andare e quali entità incontrare. Un giorno si cristallizzerà anche il suo corpo mentale e verrà risvegliata la sua consapevolezza in esso. Gli si aprirà un mondo a cinque dimensioni - non più le tre del cervello fisico o le quattro dell'astrale - e assumerà nuovi poteri eccezionali, ma anche questo evento non garantisce l'immortalità assoluta.

morirà quando morirà quel cervello. Un essere umano che crede di essere i suoi pensieri e le sue

L'immortalità ottenuta in tal modo è ancora relativa. Si parla di "sopravvivenza alla morte fisica" più che di immortalità. Il corpo « fluidico » e il corpo mentale vanno infatti anch'essi soggetti a disgregazione e prima

o dopo moriranno. L'alchimista deve allora proseguire indefessamente l'Opera - l'Opus Magnum - che gli

consente di fabbricare un «corpo di gloria» e realizzare l'identificazione con l'anima ( Albedo ): questa è la vera immortalità. La « fissazione » dei corpi sottili inferiori (astrale e mentale) che permette di sopravvivare alla morte pur senza aver aperto il Cuore ed essersi identificati con l'anima, costituisce un "effetto collaterale" del lavoro magico/alchemico, il cui fine rimane sempre la realizzazione della propria identità animica (nell'Albedo) e dell'identità divina (nella Rubedo).

Impegnarsi in funzione dell'ottenimento della sopravvivenza astrale, della visione astrale o dell'attitudine a

viaggiare in astrale

addirittura alla Magia Nera qualora venga fatto per fini egoistici. Credere che ogni uomo possegga un'anima immortale per diritto di nascita è altrettanto folle che non credere all'esistenza dell'anima e della vita dopo la morte. La « coscienza dell'anima » e la conseguente immortalità sono possibili solo nella misura in cui un uomo lavora per ottenerle lungo tutta la sua incarnazione.

costituisce un comportamento infantile, da ascriversi alla Bassa Magia, se non

Il corpo astrale dell'uomo è un veicolo non dissimile dal corpo fisico, circondato da un'aureola di colori

sfolgoranti e costitito di un ordine di materia più fine di quella fisica. Per mezzo di tale corpo si esprimono

le sensazioni, le passioni, i desideri e le emozioni, ed esso agisce quale ponte di congiunzione tra il corpo

fisico e il corpo mentale. Il corpo astrale interpenetra il corpo fisico ma si estende anche tutt'intorno, come una nuvola. Quella parte dell'astrale che si può osservare al di là dei limiti del corpo fisico è comunemente detta aura astrale. La parte centrale del corpo astrale prende esattamente la forma del corpo carnale ed appare quindi più solida e definita della circostante aura, la quale è invece molto più rarefatta.

Una delle caratteristiche del corpo mercuriale è l'incessante gioco di colori, i quali sono l'espressione nella materia astrale dei sentimenti, delle passioni e delle emozioni dell'individuo. Ecco un elenco dei principali colori e delle corrispondenti emozioni che essi esprimono (la fonte è "Il corpo astrale e relativi fenomeni" di A. E. Powell, a cui si rimanda per approfondire lo studio):

Nero: odio e malizia. Lampi di rosso scuro su sfondo nero: collera. Nube scarlatta: irritabilità. Scarlatto vivo: nobile indignazione. Rosso sangue e rosso cupo: sensualità. Grigio-bruno: egoismo. Bruno-verdastro illuminato di lampi scarlatto: gelosia. Grigio: depressione. Grigio livido: paura. Rosa: amore non egoista. Arancio: orgoglio o ambizione. Giallo cupo: intelletto usato per fini egoistici. Giallo primula: intelletto votato a scopi spirituali. Giallo oro: intelligenza pura applicata a filosofia o matematica. Verde-grigio: astuzia usata per ingannare. Verde smeraldo: versatilità, ingegnosità altruista. Blu cupo: sentimento religioso. Blu chiaro: devozione a un nobile ideale spirituale. Ultravioletto: sviluppo delle facoltà psichiche del Mago per fini elevati. Infrarosso: basse facoltà psichiche del Mago Nero. In proposito si veda ancora "Il corpo astrale e relativi fenomeni" di A. E. Powell.

Nessuno dei sensi astrali è localizzato in una determinata parte del corpo astrale, il Mago che ha sviluppato la vista sottile utilizza una qualunque parte del corpo astrale per vedere, per cui vede egualmente bene gli oggetti che sono davanti o dietro di lui, al di sopra, al di sotto o ai lati. Lo stesso è per gli altri sensi.

Sul piano astrale è possibile per il Mago produrre svariati fenomeni:

- La proiezione: chi ha raggiunto un dominio completo del corpo astrale può lasciare il corpo fisico non solo

durante il sonno notturno, ma anche a suo piacere durante il giorno per spostarsi verso paesi lontani anche a

grande distanza dal corpo fisico. L'inattività del corpo fisico, lasciato in un luogo sicuro, è una condizione necessaria per realizzare tali spostamenti.

- La disintegrazione di oggetti.

- L'apporto di oggetti, cioè il loro trasporto a grande distanza una volta disintegrati, per poi ricostituirli perfettamente una volta a destinazione.

- La materializzazione: il Mago, mentre si trova nel suo corpo astrale, può attirare dalla materia ambientale particelle di materia eterica o fisica al fine di materializzarsi a sufficienza fino a diventare visibile fisicamente in un dato luogo.

- La levitazione di corpi od oggetti per inversione della forza di gravità.

Testi sull'argomento:

IL CORPO ASTRALE - E RELATIVI FENOMENI Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) (1927) IL PIANO ASTRALE C.W. Leadbeater, Edizioni Teosofiche Italiane (1896)

TERRA DI SMERALDO - TESTIMONIANZE DALL'OLTRECORPO Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) (1983) RACCONTI D'UN VIAGGIATORE ASTRALE Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) () LO YOGA PER NON MORIRE Tommaso Palamidessi, Edizioni Grande Opera, Roma (1949) Questo piccolo ma fondamentale testo è inedito da anni. Può essere rintracciato solo in fotoriproduzione, al prezzo di 8 euro, presso la Libreria Ecumenica di Milano.

COSA SUCCEDE DOPO LA MORTE - parte I - Oltre il corpo fisico

Poichè è dando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si rinasce a vita eterna. (dalla Preghiera Semplice di San Francesco d'Assisi)

Premetto che il contenuto di questo capitolo è puramente nozionistico, le informazioni qui riportate possono infatti venir lette, in forme più o meno differenti, in numerosi testi di esoterismo. Data la natura stessa dell'argomento, tali nozioni circa il percorso umano dopo la morte fisica possono venir trasmesse solo in

maniera molto imperfetta; la loro importanza è tuttavia eccezionale, poiché una concezione di quanto l'uomo è destinato a compiere una volta abbandonato il corpo fisico, che sia chiara e purgata di pregiudizi moderni, serve a inserire il momento del suo passaggio nell'aldilà in un più giusto contesto e a privarlo della tragicità

di cui è attualmente intriso.

L'esistenza di chi è costretto a vivere paventando la morte è in fondo un'esistenza meschina, l'ombra di ciò che potrebbe essere l'esistenza di chi si sente - si percepisce interiormente - un essere immortale. Non saranno certo alcune elementari nozioni a permettere il verificarsi di questo sentire nel lettore; per arrivare a ciò è infatti necessario un accurato lavoro su di sé, ma tale lavoro ha inizio proprio da qui, cioè dalla rimozione del velo di ignoranza riguardo tutto ciò che non ricade immediatamente sotto i sensi.

Non si vuole quindi convincere di nulla, ma solo seminare un differente ordine di pensiero nella mente di chi ascolta, trasmettere una vibrazione più elevata, una forma pensiero meno banale di quelle a cui siamo fin troppo avvezzi. Ogni sapere intorno agli argomenti che travalicano le cose ordinarie porta in sé particolari vibrazioni che mettono in moto le vibrazioni corrispondenti nell'anima di chi riceve tale sapere, l'anima infatti tutto già conosce circa il suo mondo e deve solo essere aiutata dall'esterno a ricordare coscientemente ciò che sa già.

In chi si presta a ricevere il nuovo con una buone dose di lucido spirito critico, ma in maniera esente da

preconcetti, tali vibrazioni compiono un buon lavoro e si creano le basi perché il sapere diventi poi comprensione interiore. Tali sono i primi irrinunciabili passi sulla strada dell'apertura della coscienza.

L'ignoranza circa la morte

Si immagini di essere stati a una festa in maschera e che ci si sia fatto prestare sul posto un travestimento da

Martin Lutero da indossare per tutta la durata della festa. Si è impersonato Lutero per diverse ore, ci si è

divertiti molto, e si è anche sentito un certo disagio (misto a stupore) quando si è incrociato qualcuno travestito da papa Leone X.

Non si crede però possibile che un uomo sano di mente, al termine dei festeggiamenti, decida di non restituire il vestito che gli era stato prestato e di andare via continuando a impersonare Martin Lutero anche

al di fuori della festa.

L'anima (l'uomo) a un certo punto del suo percorso vitale deve fare la stessa cosa con i suoi tre involucri (corpo fisico, corpo emotivo e corpo mentale): deve uscirne e restituirli ai rispettivi tre corpi della Terra. In

altre parole gli atomi che al momento della nascita l'anima aveva addensato intorno a sè per costruirsi i tre corpi, non essendo più tenuti insieme, si disuniscono e tornano a vagare liberamente nei rispettivi ambienti:

il corpo fisico, il corpo emotivo e il corpo mentale del pianeta Terra.

In tutti gli scritti esoterici si afferma che non solo la morte esiste, ma ne esistono ben tre: una per ogni corpo

che l'uomo deve abbandonare. La prima è quella universalmente accettata dall'uomo ordinario e riguarda il degenerare del corpo fisico fino al punto in cui questo diviene incapace di svolgere le funzioni per cui è stato costruito e viene abbandonato dall'anima. Le limitate idee comuni sostengono che dopo la morte del corpo

fisico "tutto è finito", cioè che la coscienza del Sé, l'anima, si perda non si sa bene dove (non potendo qualcosa semplicemente sparire dall'esistenza!) per il solo fatto di aver abbandonato un guscio fisico ormai inservibile.

Se

molti uomini sono ignoranti riguardo la vita dopo la morte del corpo fisico, questo non significa che tutti

gli

uomini soffrano della medesima ignoranza su questo argomento. Il diffuso modo di pensare che dopo la

morte del corpo fisico si interrompa la vita stessa di un uomo risiede principalmente nel fatto che quasi tutti i signori scienziati ritengono sia impossibile conoscere alcunché circa gli stati successivi all'uscita dal corpo fisico.

Di norma tutto ciò che loro non possono conoscere pensano che nessuno possa conoscerlo! Credono in

effetti che il loro stato di coscienza sia l'unico possibile, e da ciò deducono che se loro sono ignoranti su

questo argomento tutti lo siano allo stesso modo

ridicolo della condizione non è quindi nell'essere ignoranti - tutti in qualche modo lo siamo - ma nel giustificare questa ignoranza ritenendo inconoscibile in generale ciò che loro in particolare non sono riusciti

a conoscere con i propri strumenti.

In realtà oggi come nei tempi antichi sono sempre vissuti individui capaci di interagire con i mondi sottili

dei disincarnati e di farlo talvolta mossi da intenzioni non proprio altruistiche (ciò è conosciuto come Magia Nera). Presso le civiltà più antiche tali conoscenze erano acquisite per visione diretta - grazie alla chiaroveggenza - dai Maestri di Saggezza, e poi diffuse e rese alla portata di tutti attraverso insegnamenti e manifestazioni rituali. Essi avevano il potere di guardare nell'aldilà e di riferire ciò che ritenevano utile. La vera conoscenza può dirsi solo la conoscenza diretta: un percepire interiore per mezzo del Cuore e dei sensi sottili a esso collegati (chiaroveggenza e chiaroudenza). L'uomo moderno invece si ostina a pensare che tutto quanto non sia stato sperimentato dai suoi strumenti scientifici (conoscenza non diretta) non possa essere preso seriamente. Considera la sua conoscenza la forma più evoluta di conoscenza per il solo fatto che essa è temporalmente successiva a quella degli antichi, e ritiene per questo le civiltà che lo hanno preceduto ingenue, primitive e dedite alla superstizione. Per il fatto di aver inventato il computer l'uomo odierno crede di possedere più conoscenza di un sacerdote

precolombiano o di uno sciamano Sioux riguardo gli stati della morte

che loro si illudessero di conoscere qualcosa che non può essere conosciuto in assoluto!

anzi, il che è ancora più grave, crede

e chi pensa di saperne qualcosa è ritenuto un ciarlatano. Il

Oltre il corpo fisico

Abbandonato il corpo fisico l'anima si trova a occupare ancora gli altri due. Quello fisico è infatti il primo involucro a essere lasciato, ma il corpo emotivo (o astrale) e il corpo mentale - potendo vivere indipendentemente dal fisico - permangono ancora per un certo tempo e la coscienza dell'individuo si trasferisce quindi in essi al fine di sviluppare i processi che saranno ora spiegati.

Innanzitutto si deve precisare che al momento della morte fisica l'uomo perde coscienza e cade in una sorta

di sonno profondo che può durare un tempo molto variabile; nel caso di una coscienza avanzata il risveglio

nell'aldilà avviene dopo un periodo molto breve. Abbandonato il corpo fisico si diviene coscienti nel corpo astrale - anche detto "fluidico" o "mercuriale" -

pertanto quando si esce da questo primo periodo di incoscienza non si percepisce più il piano fisico, ma si percepisce adesso quello emotivo, meglio conosciuto come mondo astrale, che diventerà il nuovo ambiente dell'uomo disincarnato.

Una delle domande poste più frequentemente dai neofiti è:"Ma dopo la morte io conserverò ancora la mia coscienza? Saprò di essere ancora io?".

In effetti questo è l'aspetto che più preme all'essere umano. Egli spesso accetta, anche se con estrema

difficoltà, di dover abbandonare i luoghi, gli amici, i parenti, il partner e gli oggetti a cui tanto è attaccato, ma non riesce ad accettare l'idea di poter sparire completamente e non esistere più nemmeno in quanto forma di coscienza.

La domanda dovrebbe però essere un'altra: "Prima della morte io ero veramente cosciente? Sono mai stato consapevole di essere io?". La questione fondamentale non è infatti: "C'è coscienza dopo la morte?" bensì:

"C'è coscienza dopo la nascita?". Quando esce dal periodo di oblio dovuto alla transizione da un piano all'altro, l'uomo diviene cosciente nel suo corpo astrale solo nella misura in cui lo era già stato durante la vita sul piano fisico. Quindi per sapere quanto sarà cosciente di sé in astrale - oppure quanto sarà cosciente di sé come anima nel «corpo di gloria» - una volta defunto, è sufficiente che egli si chieda quanto è cosciente già adesso in astrale o come anima! Se durante la sua vita fisica un individuo si è sempre completamente identificato con il suo cervello fisico,

perché si è sempre sentito cosciente solo in esso, allora quando tale corpo perirà perirà con esso!

Ciò significa che l'anima lascerà il corpo fisico, occuperà comunque il corpo astrale, ma l'individuo, non avendo ancora sviluppato la capacità di essere cosciente nell'astrale, si troverà in uno stato di semi-lucidità nel nuovo ambiente. Sarà comunque consapevole di sé, ma in una sfera simile a quella del sogno. Quale è infatti il grado di coscienza astrale dell'uomo medio? Lo si può facilmente dedurre dai sogni. Quando l'uomo sogna si trova nel suo corpo astrale, proprio come lo sarà dopo la morte, quindi è sufficiente che osservi quanto è lucida la sua coscienza durante i sogni per ricavare con buona approssimazione quanto sarà lucido dopo la morte. Nel sogno percepisce ciò che accade intorno a lui ma è solo vagamente cosciente

di sé come individuo. È uno stato di semi-incoscienza difficile da descrivere: l'uomo sa ancora di esistere

ma non perfettamente come potrebbe saperlo sulla Terra fisica. Solitamente la sua percezione dell'ambiente durante i sogni è piuttosto vaga ed egli non è in grado di decidere nulla circa gli avvenimenti, sebbene sia convinto del contrario; in realtà viene letteralmente trasportato dagli eventi circostanti. Non stabilisce i luoghi da visitare, né le persone da incontrare; non può gestire la sua forza, né la sua capacità di spostarsi. Tutto gli accade e lui è un burattino semi-incosciente nelle mani delle sue emozioni e dei suoi istinti, i quali decidono di quale commedia egli diviene protagonista

di volta in volta. Un destino simile lo attende da disincarnato.

Se invece un uomo lavora su di sé già durante l'incarnazione per identificarsi con la sua anima, può sviluppare la coscienza astrale, può cioè divenire cosciente all'interno del suo corpo astrale pur rimanendo vivo in quello fisico. Il vero chiaroveggente è colui che può decidere di spostare in ogni momento la sua coscienza dal fisico all'astrale e viceversa, percependo ora un mondo ora l'altro. Tale uomo è capace di sogni lucidi, cioè di sogni nei quali lui si muove nel mondo astrale con la stessa piena coscienza con cui lo fa nel fisico, stabilendo dove andare e quali entità incontrare.

Un uomo del genere ha anche ottenuto la continuità di coscienza, per cui al momento del trapasso non attraversa alcun periodo di oblio, ma si limita a uscire in piena coscienza dal corpo fisico.

lui in una certa misura

La credenza che dopo la morte nulla cambi nella propria coscienza è quindi altrettanto falsa della credenza che tutto finirà. Un uomo che è sempre vissuto in stato di addormentamento e non si è mai sforzato di svegliarsi, non può pretendere di diventare improvvisamente sveglio dopo la morte. Se era un addormentato nel mondo fisico lo sarà anche nel mondo astrale, nel mondo mentale e in quello dell'anima. Il livello di apertura di coscienza dell'individuo infatti non muterà minimamente rispetto a quando si trovava sul piano fisico. La morte non è una cura per l'ignoranza, né un corso accelerato di illuminazione interiore. Nemmeno una goccia di consapevolezza gli verrà regalata per il solo fatto di aver cambiato piano di esistenza. D'altronde un truffatore non diventa meno truffatore e un santo non diventa meno santo quando entrambi si cambiano d'abito. L'abbandono del corpo fisico è nulla più che un cambio d'abito per l'anima, e dopo il vestito fisico dovrà poi togliersene altri due.

Nel primo periodo dopo l'abbandono del corpo fisico l'essere umano assiste come uno spettatore alla

proiezione di tutta la sua esistenza, la quale gli viene trasmessa "all'indietro": dagli ultimi istanti prima di spirare fino all'evento della nascita. Ciò è possibile poiché per la coscienza astrale, che è della quarta dimensione, lo spazio e il tempo si svolgono in maniera differente che per la coscienza ordinaria. Rivedendo

la propria vita al contrario si perde la connessione causa/effetto, quindi il comune giudizio circa gli eventi

viene sospeso. Secondo le numerose testimonianze riportate da chi ha potuto viaggiare nel mondo astrale, e da coloro che hanno almeno comunicato con esso, molti esseri astrali, in particolare nel primo periodo di permanenza in quel luogo, non si rendono nemmeno conto di essere defunti. Essi si trovano in realtà in un mondo

completamente diverso, ma in massima parte non sono in grado di percepire tale diversità in tutta la sua importanza, poichè anche la loro coscienza fa adesso parte di quel mondo. Essi non impiegano più il cervello fisico come supporto, perché sono nel corpo astrale, quindi ragionano meccanicamente secondo la mutata prospettiva di una coscienza astrale. Le anime disincarnate, soprattutto in principio, non avvertono sostanziali differenze fra lo stato che hanno lasciato e quello nuovo in cui si trovano; i desideri e le abitudini non mutano e il fatto che possano volare nello spazio o costruire un appartamento con l'immaginazione in pochi secondi non è sufficiente a far sì che si avvedano di non essere più nel mondo fisico. In quel nuovo stato di coscienza tutto viene riconosciuto come appartenente alla sfera della "normalità", le caratteristiche ambientali sono quelle di una dimensione superiore, ma anche la coscienza che le percepisce si trova in quella dimensione, dunque non risulta semplice avvertire la differenza, e anche quando poi si prende consapevolezza della nuova situazione essa non crea più di tanto scompiglio nell'individuo. Questo succede anche a causa del nebuloso stato di semi- incoscienza in cui si trova. Ma il lato più strambo di tutta la vicenda riguarda il fatto che chi è trapassato in verità non si sta ingannando, come a noi potrebbe sembrare, e ha perfettamente ragione nel ritenersi ancora in vita, poichè è effettivamente in vita né più e né meno di quanto lo era prima, e non v'è motivo per cui dovrebbe porsi una domanda tanto assurda circa la propria presunta morte! È come se un individuo svegliandosi una mattina si sentisse molto stordito, come sotto l'effetto di potenti narcotici, e cominciasse a notare delle differenze nelle forme e nello splendore dei colori intorno a lui; gli potrebbe inoltre capitare di incontrare una serie di persone che non si aspettava di rivedere, magari in luoghi che non frequentava da anni. Egli potrebbe rimanere un po' interdetto e sospettare di essere stato drogato con allucinogeni, ma non sorgerebbero mai in lui il dubbio circa la sua esistenza in vita!

Vediamo adesso in quale genere di mondo si vive dall'altra parte. Nel primo periodo l'individuo è ancora molto legato al piano fisico della Terra. La disperazione e il desiderio dei congiunti contribuiscono a trattenerlo "in basso", e questo non è bene. Per lui è importante allontanarsi dalle cose terrene e proseguire la serie di esperienze che lo attendono nell'aldilà, e prima lo fa meglio è, mentre i cosiddetti "parenti inconsolabili" con il loro estremo attaccamento al defunto lo legano al piano terreno rendendogli più arduo il compito di abbandonarsi alla nuova dimensione. I pensieri di stima, di amore e di incoraggiamento a procedere nel cammino gli sono di valido aiuto, ma il desiderio di averlo ancora accanto, l'incapacità di accettarne la perdita e la disperazione, gli sono altamente nocivi. Nel piano astrale si incontrano altri defunti, di solito persone alle quali si era molto legati in vita (i nonni, i genitori, ecc.), ma può anche capitare di interagire con anime che hanno il compito di comunicarci informazioni utili, e anche di vedere amici e parenti, ancora vivi sul piano fisico, che temporaneamente si trovano fuori dal corpo durante una determinata fase del sonno. Esattamente come quando ancora occupava un corpo fisico, l'individuo costruiva la propria realtà quotidiana secondo le caratteristiche della sua personalità, cioè l'ambiente in cui viveva era un'esplicitazione materiale delle sue qualità interiori e delle sue paure, ora egli continua a costruire il suo mondo sottile sempre secondo le caratteristiche della sua personalità, la quale però adesso è composta dei soli corpo emotivo (astrale) e corpo mentale. Trovandosi egli sul piano astrale, l'ambiente che vedrà intorno a sè sarà un fedele riflesso del suo stato emotivo. E non potrebbe essere altrimenti; sarebbe infatti stato sicuramente illogico che più trapassati facessero esperienza dello stesso ambiente e che esso non fosse interamente creato da ciò che loro stessi sono. Se ogni uomo deve "sgretolare" un suo condizionamento emotivo, che ad esempio lo costringe a provare meccanicamente rabbia ogni qualvolta si verificano determinate circostanze, non può certo farlo in un ambiente uguale per tutti. Ognuno deve creare intorno a sé uno specifico ambiente che si occupi di mettere in luce la sua specifica rabbia, e non esiste modo migliore di farlo che lasciare che la vibrazione emessa dalla rabbia stessa organizzi la materia astrale secondo ciò che essa è, costruendo in tal modo situazioni che portino allo scoperto tale emozione negativa. Allo stesso modo quando alla fine del cammino l'individuo potrà gioire e provare estasi nel paradiso, ciò non sarà possibile in un ambiente comune a tutti, perché gli angeli che suonano l'arpa potrebbero piacere a qualcuno ma irritare fortemente qualcun altro; allora anche qui ognuno vivrà in un luogo costruito - proiettato - dalle sue stesse caratteristiche, che però in questo caso sono già state purificate nel processo di "sgretolamento" avvenuto durante il passaggio nel piano astrale. Come in tale piano ognuno prova sofferenze che sono sofferenze solo per lui, anche nel piano mentale ognuno prova una gioia che è gioia solo

per lui e una beatitudine che è beatitudine solo per lui, perché esse possono scorrere attraverso dei "binari" energetici che solo lui possiede.

Testi sull'argomento:

Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) (1927)

C.W. Leadbeater, Edizioni Teosofiche Italiane (1896) TERRA DI SMERALDO - TESTIMONIANZE DALL'OLTRECORPO Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) (1983) RACCONTI D'UN VIAGGIATORE ASTRALE Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) () LO YOGA PER NON MORIRE Tommaso Palamidessi, Edizioni Grande Opera, Roma (1949) Questo piccolo ma fondamentale testo è inedito da anni. Può essere rintracciato solo in fotoriproduzione, al prezzo di 8 euro, presso la Libreria Ecumenica di Milano.

COSA SUCCEDE DOPO LA MORTE - parte II - Inferno Purgatorio Paradiso

All'inferno

La sua permanenza nel mondo astrale è in realtà un viaggio agli inferi. Il corpo emotivo della Terra non la avvolge solo esternamente, ma in una certa misura la compenetra, questo implica che i sottopiani più bassi

di questo piano si trovano nel sottosuolo, mentre i piani più sottili, dove si provano emozioni più elevate,

risiedono in superficie. Ecco spiegata la tradizione che vuole gli inferi sottoterra, in un ambiente che pare l'interno di un vulcano, e colloca l'ingresso in una caverna.

Proprio perché l'ambiente in cui è immerso è solo un'illusione che rispecchia ciò che lui è, il defunto entrerà

in risonanza vibratoria con - e quindi si troverà circondato da - ladri se era un ladro, tossicodipendenti se era

tale anche lui, iracondi se era propenso alla rabbia, gelosi se era geloso e possessivo; esattamente come accadeva quando era ancora nel corpo fisico, dove ognuno di noi si circonda degli ambienti e degli individui che lui stesso attrae per risonanza (anche se spesso non lo comprende consciamente e crede sempre di avere il diritto di vivere in un posto migliore!). Se io fossi un vero scrittore potrei rappresentare questa visione come se ogni luogo fosse un differente girone dell'inferno o del purgatorio! Magari in futuro qualcuno avrà questa geniale idea e deciderà di scrivere un poema!! Inoltre egli sarà coinvolto in eventi - sempre da lui stesso vibratoriamente creati - che, per la legge del contrappasso, lo metteranno di fronte, per somiglianza o per contrasto, alla sua emozione negativa o al suo attaccamento materiale. Sarà cioè ripetutamente confrontato con i vari aspetti della sua personalità che devono essere "disgregati" per consentirgli di proseguire la sua ascesa in quel mondo. Tutto questo non è il parto di una intelligenza sadica, ma costituisce un processo energetico che segue le stesse regole vibratorie del processo di esistenza nella materia fisica e che consente all'individuo di disintegrare i propri condizionamenti emotivi. Lo scopo di questa fase è bruciare le emozioni inferiori e gli attaccamenti accumulati in vita. Questo non significa però "guarire" i condizionamenti interiori, poiché un condizionamento alla rabbia, all'invidia o alla paura nato sul piano materiale, e a causa delle leggi vigenti su questo piano, può essere trasmutato solo in quel luogo e avvalendosi di quelle leggi; dunque i condizionamenti riappariranno uguali quando l'individuo si reincarnerà in un ambiente sostenuto dalle medesime leggi. Tale è anche il motivo per cui il suicidio costituisce un atto privo di senso; il suicida spera di mettere fine a un disagio uscendo dall'ambiente dove vigono quelle leggi con le quali lui non ha saputo convivere, e non si avvede che solo lo "scontro" con le leggi di quell'ambiente, avendolo creato, ha anche il potere di mettere

fine al suo disagio esistenziale. Egli si troverà nell'aldilà di fronte allo stesso identico problema esistenziale che aveva in vita, ma senza più i mezzi fisici per risolverlo! Dovrà riaffrontarlo tornando ancora in un ambiente materiale alla prossima incarnazione.

Tutte le emozioni negative di cui il corpo emotivo è veicolo devono essere completamente disintegrate

prima che l'uomo possa passare in condizioni più elevate. Se un uomo ha coltivato per anni o addirittura

decenni un pressante desiderio di fumo, di alcool, di sesso, ecc

questo corpo sottile; e in ugual modo se è stato rabbioso, geloso, codardo o depresso. Si trova nella situazione in cui prova ancora tutti i desideri, le passioni e le emozioni che provava quando aveva un corpo

fisico - e con intensità mille volte maggiore, a causa del fatto che adesso è cosciente direttamente all'interno della sfera emotiva - ma non ha più un corpo in carne e ossa che gli permette di soddisfare ed esprimere tali manifestazioni. Anche il fatto che le anime più basse si radunino intorno a luoghi dove avvengono guerre, omicidi, rivolte di

piazza a carattere violento, incontri orgiastici di matrice non iniziatica

individui che lì si trovano senza però poter intervenire direttamente esse stesse con un corpo fisico, contribuisce ad acuire il loro dolore e a metterle di fronte alle loro infime passioni.

È una situazione di penosa sofferenza, che tuttavia tali anime devono obbligatoriamente affrontare fino a

quando lentamente e per gradi il loro corpo emotivo non si sia logorato, e ciò accade nella stessa maniera in cui le nostre sofferenze fisiche nella carne fanno parte del lento processo di disgregazione del corpo fisico. La sofferenza che si prova in questo luogo è però radicalmente diversa dalla sofferenza di quaggiù, in quanto tutto ciò che ha relazione con le sensazioni fisiche è scomparso, anche lo stesso vedere deve essere immaginato come un vedere di natura più interiore, in quanto oramai indipendente dagli occhi fisici. Per chi durante l'incarnazione è stato eccessivamente indulgente con i propri attaccamenti passionali al mondo della materia, questo nuovo stato gli appare come il fuoco dell'inferno, l'inferno che brucia le sue stesse passioni. Egli non viene punito da un "giudice che sta in alto", in quanto nessuno è colpevole di aver

sbagliato in senso assoluto; accade semplicemente che egli sia, per una legge naturale, obbligato a distruggere gli ostacoli che lui stesso si è creato. Non c'è punizione perché non c'è stato errore. La moralità delle azioni è una pericolosa invenzione umana; nella realtà ci sono unicamente processi fisici, cause ed

effetti: se abbiamo aggregato della materia emozionale, questa dovrà essere disgregata

parte del processo. Il tempo che trascorrerà in questa fase dipende interamente dalla forza con cui tali emozioni inferiori si sono cristallizzate nel corpo. La sua percezione soggettiva sarà però di una pena eterna a causa dell'intensità atemporale della stessa, e non perché essa sia effettivamente eterna - non potendo esistere una pena infinita per una "colpa" finita. Un evento energetico limitato non può produrre un risultato illimitato, ma sempre solo un risultato proporzionato all'evento stesso. Siamo sempre nell'ambito di leggi fisiche. Non è semplice - ma certo spaventa al solo pensiero - immaginare un patimento così profondo da essere avvertito come atemporale! Non vorrei che il lettore rimanesse atterrito da tale descrizione dell'aldilà; ricordiamo che simile destino di sofferenza attende tutti noi, ma solo nella misura in cui durante l'incarnazione ci siamo identificati con i nostri odi, i nostri attaccamenti alle opinioni e alle cose e le nostre brame di piacere materiale, e nella misura in cui abbiamo sottomesso e sfruttato altri esseri umani pur di raggiungere i nostri scopi, dando cioè più valore alla nostra personale soddisfazione piuttosto che alla vita degli altri, e cristallizzando così nel corpo emotivo energie molto dense e difficili da sciogliere.

tale forte desiderio si trova registrato in

e influenzino negativamente gli

e la sofferenza fa

La progressiva diminuzione dell'intensità di tale infernale sofferenza la rende temporale; a un certo punto l'individuo si accorge che qualcosa sta cambiando e che un'evoluzione della sua situazione nel tempo è quindi possibile. Adesso è più "leggero": "sale" allora sempre di più dentro i sottopiani più alti del piano emotivo, corrispondenti alle sfere che stanno sopra la superficie terrestre: questa è la condizione «

purgatoriale », in cui si perde l'illusione dell'eternità della pena. Con il progressivo affrancarsi dagli elementi più grossolani e densi del suo guscio egli "sale" sempre di più, cioè vibra sempre più velocemente ed entra quindi in risonanza con ambienti sempre più sottili, con sottopiani via via più elevati del piano astrale. Nessuno rimane per sempre nello stesso posto, ogni individuo attraversa numerosi sottopiani, all'interno dei quali egli può costruire intorno a sè paesaggi illusori sempre meno "pesanti", in relazione al cammino che lo stato in cui si trovava al momento della morte fisica gli impone di percorrere.

È importante notare che i vari numerosi sottopiani che compongono i tre piani principali intorno al pianeta, e

che noi attraversiamo dopo il decesso, vengono costantemente strutturati dalle forme pensiero create dagli

uomini ancora nel piano fisico: un'emozione di odio andrà a costituire la sostanza dei piani astrali infernali, mentre un moto d'amore andrà a rinforzare i piani paradisiaci. Gli attuali comportamenti di ogni individuo sono dunque fondamentali non solo perché creano la sua realtà adesso sul piano fisico, ma anche perché vanno a determinare la qualità della sostanza degli altri piani, quei piani dove un giorno andrà a fabbricare le sua nuova realtà post mortem. A causa dei pensieri di giudizio e delle emozioni basse dell'uomo l'inferno diventa sempre più infernale! Se tutti gli uomini emanano pensieri d'amore ed emozioni elevate i piani che andranno ad abitare dopo la loro dipartita saranno composti di sostanza aurea e la loro nuova realtà non potrà che essere d'oro, ma se essi emanano escrementi emotivi e mentali tutto il giorno la loro futura realtà da disincarnati non potrà che

essere una realtà di

Inviare preghiere ai defunti risulta per essi estremamente utile, in quanto i pensieri di amore e i pensieri di incoraggiamento agiscono a livello vibratorio su di essi abbreviando notevolmente le loro pene, sia infernali che purgatoriali.

L'uomo sta edificando già adesso il suo inferno e il suo paradiso!

In paradiso

Morto anche il corpo emotivo tutta la parte inferiore del suo essere è stata bruciata, le forme pensiero legate ai desideri e alle basse emozioni sono scomparse con quel corpo e l'anima può agire adesso all'interno del corpo mentale purificato. L'uomo si trova ad avere come ambiente i più elevati pensieri e aspirazioni nutriti durante la sua vita fisica, secondo una successione: da quelli ancora vicini alla personalità a quelli completamente spirituali. Tutti i pensieri di amore, di amicizia, di tenerezza, di simpatia, di affetto che ha vissuto sono moltiplicati di intensità in un ambiente paradisiaco che corrisponde al suo piano mentale. Essi vengono rivissuti in maniera amplificata. Risulta logico pensare che chi non ha mai coltivato vibrazioni di altruismo e amore o pensieri sottili di filosofia o spiritualità, percepirà un paradiso piuttosto breve e scarno, o addirittura non lo percepirà per niente; per lui non ci sarà paradiso! Mentre l'individuo vive queste situazioni, allo stesso tempo si libera progressivamente del suo guscio formato dai pensieri, fino ad abbandonare anche questo e morire così una terza volta. Nella fase paradisiaca si disgregano gli schemi mentali strutturati durante l'ultima incarnazione, i quali, per quanto elevati, restano comunque impregnati di materialità. Nel piano mentale della Terra, che è più sottile e vibratoriamente più veloce di quello emotivo, non ci sono più forme vere e proprie, ma solo immagini, simboli e, soprattutto, suoni. Nel liberarsi degli ultimi pesi che lo legano alla Terra egli entra nel piano spirituale vero e proprio, il piano dell'anima, dove prova stati di gioia e di beatitudine sempre più alti. Niente più pregiudizi, niente paure, niente sensi di colpa, solo Gioia totale in un crescendo inimmaginabile di profondità. È il mondo degli archetipi - di cui gli oggetti e gli esseri fisici sono solo ombre - i quali non sono astrazioni della ragione umana, ma veri e propri esseri che si manifestano agli occhi dell'anima anche attraverso splendide "melodie celesti". Qui lo stato della coscienza è notevolmente alterato rispetto alla coscienza fisica, tanto da risultare impossibile immaginarlo ora.

Nel mondo dell'anima

La funzione dell'aldilà non è specificamente evolutiva, l'evoluzione in termini di consapevolezza avviene sulla Terra, nell'ambiente duale; nell'aldilà, come si è visto, prima l'individuo va all'inferno a ripulire i "binari energetici" dall'identificazione che li fa sembrare pregiudizi e condizionamenti, poi, usa questi stessi "binari energetici" (che sono poi le "memorie di gestione dei corpi" di cui si tratta nel paragrafo "Binari energetici" nell'articolo "Reincarnazione") per vivere nel mondo animico, in una forma estatica, tutto ciò che ha acquisito sulla Terra in termini di capacità di provare Amore e cogliere il Bello. L'aldilà è una vacanza dove si prende consapevolezza dei frutti del lavoro svolto in un ambiente materiale, "ricaricandosi" al contempo per il lavoro successivo. Ma ricordiamo che solo quando si torna nella materia - sulla Terra o altrove - si può veramente godere di quanto si è appreso nelle incarnazioni precedenti grazie alle aumentate capacità di cogliere il Vero e di Gioire della creazione. Nel mondo dell'anima - esattamente come sulla Terra - la Gioia, la Bellezza e l'Amore possono essere percepiti soltanto se si hanno i "presupposti energetici" per farlo, se si è cioè sviluppato un buon numero di "binari energetici", se si possiedono le memorie di gestione dei corpi necessarie ad afferrare coscientemente

qualità come l'Amore e la Gioia. Tutti i piani di esistenza sono stracolmi di Bellezza, sono letteralmente fatti

di Gioia, ma ognuno ne percepisce unicamente secondo quelle che sono le sue capacità di gestire lo

strumento atto a percepirle, la personalità, cioè secondo lo sviluppo del suo Cuore, l'organo preposto a dominare e utilizzare al meglio tale personalità. Un astronomo può scrutare la bellezza dell'universo tanto

meglio quanto più ha imparato a usare bene il suo telescopio; come potrebbe operare bene se fosse invece convinto di essere il suo stesso telescopio?! Quando saremo nel mondo dell'anima godremo della Bellezza e della Gioia solo nella misura in cui ci saremo fabbricati un buon telescopio durante la permanenza sulla Terra.

Così come accade in tutti gli altri piani sottili, anche nel mondo dell'anima il nostro grado di coscienza di noi stessi risulterà proporzionato al livello di identificazione con l'anima che già avevamo sulla Terra. Riassumendo: saremo coscienti sul piano astrale nella misura in cui eravamo capaci di governare il nostro mondo emotivo mentre stavamo nel corpo fisico; saremo coscienti sul piano mentale nella misura in cui abbiamo sviluppato la nostra mente attraverso lo studio e la produzione di pensieri elevati e altruistici, siano

essi politici, religiosi, sociali o filosofici ; saremo coscienti sui piani dell'anima nella misura in cui abbiamo

e ci siamo dedicati al pensiero astratto, puro,

intuitivo, artistico senza fini materiali. Chi non ha mai avuto pensieri altruistici e non ha mai usato il suo pensiero per pensare veramente, ma si è limitato a usarlo per fare la spesa e parlare delle condizioni atmosferiche o di football con gli amici, non vivrà il paradiso. Come potrebbe infatti restare cosciente su quel piano dopo la morte? Non ha fabbricato i "binari energetici" sufficienti ad ancorare la sua coscienza su quel livello. Allo stesso modo, chi non ha mai provato emozioni superiori, non si è mai dedicato all'arte o al pensiero astratto, non ha speranza di restare cosciente sui sottopiani più elevati del piano mentale e poi sui piani dell'anima dopo la morte del corpo mentale.

provato emozioni superiori (amore, compassione, tenerezza

)

Spesso sui sottopiani più elevati del paradiso incontra quelle entità e quelle forze che la compenetrano e l'aiutano a sviluppare alcune qualità che essa manifesterà poi nell'incarnazione successiva a vantaggio del progresso dell'umanità intera. Infatti, oltre a gioire di quanto di buono ha fatto e ha imparato durante la vita terrena, l'anima in paradiso si istruisce per la sua nuova prossima missione acquisendo nuove capacità e qualità; ma può farlo sempre solo nella misura in cui si è resa in grado di ricevere nuovi insegnamenti lavorando al proprio perfezionamento durante l'ultima incarnazione. Abbandonati i suoi tre involucri esterni, la coscienza del Sé, cioè dell'anima, se è sufficientemente «cristallizzata», gode della Bellezza dello spazio cosmico. A un certo punto del suo viaggio nel mondo spirituale essa ha ormai ricevuto tutti gli insegnamenti che è in grado di immagazzinare, ed è arrivata al più alto grado di Beatitudine che le è possibile percepire - che può ancora sopportare con i suoi attuali "binari energetici" - e questa Beatitudine è già milioni di volte più intensa di qualunque momento di felicità terrestre. Tuttavia, proprio quando ha toccato l'apice, accade ancora qualcosa di straordinario: si accorge che

l'infinito. Un infinito tutto da scoprire di Amore, Gioia e Bellezza. Essa si accorge

di fronte a lei si estende

che la sua capacità di accrescere la Beatitudine è potenzialmente infinita, priva di qualsiasi confine; realizza

in un istante che un mare di inconcepibile estasi è lì ad attenderla, un'estasi che per adesso le risulta

insopportabile (non-supportabile), cioè fisicamente non sostenibile dalle insufficienti "memorie di gestione" (i "binari energetici") costruite fino a questo punto della sua evoluzione. Questo rappresenta un momento cruciale per l'anima. Andare avanti significherebbe "perdersi" nella Gioia e "annullarsi" nell'Uno, perché verrebbero a mancare i supporti per rimanere unitariamente cosciente di quanto sta percependo. Procedere implicherebbe il disciogliersi per sempre nell'inconsapevolezza del Tutto, ritornare a far parte dell'indistinto Uno. E scegliere questa via dell'oblio completo pare sia effettivamente possibile: è la liberazione finale dalla ruota delle reincarnazioni, dallo spazio-tempo, dal concetto stesso di individuo e di evoluzione.

Testi sull'argomento:

Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) (1927)

C.W. Leadbeater, Edizioni Teosofiche Italiane (1896) TERRA DI SMERALDO - TESTIMONIANZE DALL'OLTRECORPO

Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) (1983) RACCONTI D'UN VIAGGIATORE ASTRALE Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Edizioni Amrita, Giaveno (TO) () LO YOGA PER NON MORIRE Tommaso Palamidessi, Edizioni Grande Opera, Roma (1949) Questo piccolo ma fondamentale testo è inedito da anni. Può essere rintracciato solo in fotoriproduzione, al prezzo di 8 euro, presso la Libreria Ecumenica di Milano.

COSA SUCCEDE DOPO LA MORTE - parte III - Ritorno in incarnazione

Se l'individuo era già identificato a sufficienza con l'anima - e quindi la sua coscienza era almeno

parzialmente capace di traslarsi nel «corpo di gloria» - quando giunge a questo stadio del suo viaggio dopo

la

morte, può decidere se entrare nell'Eterno, nell'Assoluto inconsapevole di sé, oppure conservare il grado

di

coscienza raggiunto attraverso le precedenti incarnazioni, e incrementarlo per mezzo di una nuova

successiva incarnazione, restando così nella dualità. Si badi bene che una via non è migliore dell'altra. Dal

punto di vista dell'Assoluto, che è fuori dallo spazio-tempo e fuori dalla dualità, concetti come evoluzione e coscienza non possono aver senso. Rispetto all'Assoluto, mille incarnazioni impiegate a sviluppare una

coscienza sempre più raffinata e il sonno profondo inconsapevole

sono sullo stesso piano.

Di norma l'anima, nel momento stesso in cui scorge la possibilità di una più ampia Beatitudine, prova il

desiderio di godere tanta maestosità senza perdere la propria coscienza unitaria, quindi, a questo scopo, vuole incrementare i "supporti" su cui far scorrere altra Bellezza. Il fatto stesso di aver toccato il limite massimo della propria capacità di percezione la costringe a richiudersi in se stessa, come una molla tirata al limite che un istante prima di perdere per sempre la sua elasticità viene lasciata andare e si riaccorcia riprendendo la sua configurazione. Allora compie il percorso a ritroso riprecipitando in una materialità sempre più grossolana: l'unico ambiente dove si può percepire un'apparente bruttezza e trasmutarla in "binari energetici" per cogliere più Bellezza. L'anima utilizza le vibrazioni emesse dalle sue "memorie di gestione dei corpi" (i "binari energetici"),

accumulate nelle incarnazioni passate, per ricostruire un corpo mentale, un corpo emozionale e un corpo

fisico che rispecchino le sue qualità e le diano la possibilità di incrementarle. Riprende quindi il cammino da dove aveva lasciato la volta precedente.

In altre parole l'anima attrae vibratoriamente a sé gli involucri di sostanza fisica, astrale e mentale che

meglio le permettono di condurre innanzi il piano di sviluppo intrapreso; ad esempio, se vuole portare alla luce la tolleranza, essa costruisce i suoi corpi affinchè vibrino in modo tale da richiamare condizioni della realtà dove l'individuo è spesso confrontato con il "diverso". Gli aspetti planetari, il periodo storico, le circostanze etniche e geografiche, nonché l'ambiente sociale inerenti lo svolgersi dell'incarnazione, sono tutte manifestazioni che esplicitano nella materia le qualità uniche di un'anima. L'anima, vibrando, fa in modo che sul piano fisico si organizzino anche le caratteristiche genetiche che deve possedere l'uovo umano fertilizzato da cui si formerà il corpo fisico, e che devono combaciare con gli scopi che essa si propone. Mentre accade ciò una coppia da qualche parte sta gioendo dei piaceri del sesso! Va detto che il corpo mentale, quello emotivo e quello fisico di un individuo all'inizio non sono veri e propri corpi, ma solo punti vibratori nel piano mentale, nel piano astrale e nel piano fisico del pianeta. Sono punti vibratori che rispecchiano, con la loro frequenza, le esigenze dell'anima, quindi non contengono ancora i pensieri, le emozioni e la forma fisica dell'individuo, bensì li hanno "in potenza", in quanto vibrano in maniera tale da permettere solo a determinati atomi fra quelli appartenenti ai tre piani del pianeta di fissarsi intorno a loro e costruire i tre corpi dell'uomo.

Binari energetici. L'anima fa spontaneamente ritorno nella materia perché per sopportare/supportare nuova Bellezza è necessario sviluppare la capacità di coglierla in un luogo dove essa a un primo sguardo non si vede, dove c'è un contrasto apparente tra Bello e non-Bello. Se la si volesse cogliere direttamente non sarebbe possibile, scivolerebbe addosso nell'inconsapevolezza, non si avrebbero sufficienti "appigli - binari -

energetici" per ancorarla a sé. Se non conosciamo il brutto non possiamo apprezzare consapevolmente il Bello. Per acquisire la capacità di trovare i funghi, si devono frequentare i boschi dove i funghi al contempo crescono e si nascondono; non si sviluppa alcuna capacità comprandoli sulle bancarelle del mercato, e l'obiettivo dell'uomo è sviluppare una capacità, non semplicemente cogliere le cose belle, perché allora sarebbe bastato abitare su un pianeta dove non accade mai nulla di brutto, ma senza attrito non ci sarebbe stata nemmeno la consapevolezza; l'uomo sarebbe stato uno zombie.

Vivendo invece un'incarnazione nei piani della Terra, l'anima è costretta a organizzare i suoi corpi - il fisico,

la mente e le emozioni - per ottenere degli scopi (ad esempio, trovare i funghi). Nello sforzarsi di imparare

una nuova professione, di praticare un nuovo sport o studiare una nuova materia, crea delle "memorie di gestione dei corpi", forma cioè nuovi "binari energetici" che la mettono in comunicazione con l'ambiente

materiale attraverso i suoi corpi, e che prima non possedeva. Dapprima questi nuovi "binari" le servono per governare i suoi involucri affinché la facciano sopravvivere meglio nel suo ambiente, e poi, una volta compiute le dovute trasmutazioni alchemiche, quegli stessi "binari" le consentono di percepire nuovi gradi

di Bellezza e di Beatitudine. Pertanto si librerà ancora più in alto al prossimo viaggio in paradiso.

Reincarnazione. A proposito delle incarnazioni mi preme rilevare che l'anima non vive condizionata dal tempo e dalla distanza come le intendiamo noi, per cui dal suo punto di vista essa non svolge un percorso di successive salite e discese dal piano materiale a quello spirituale e viceversa: ciò che normalmente si chiama "ciclo delle reincarnazioni". Per lei le incarnazioni non si sviluppano in maniera "successiva": questa è un'invenzione della personalità. Le incarnazioni avvengono tutte contemporaneamente: stiamo vivendo

adesso nell'antico Egitto, durante l'impero romano, all'inizio del '900 e nel XXII secolo. Essa si è ramificata come una piovra in molteplici personalità ognuna delle quali sta sviluppando differenti qualità che necessitano differenti cornici storiche per essere manifestate. Tutte le esistenze di un'anima si svolgono simultaneamente, e continuamente si inviano messaggi: ognuna è partecipe della metamorfosi delle altre; esse evolvono insieme, non in successione come appare nell'illusione temporale. Ognuno di noi con le scelte

di oggi sta influenzando sia le incarnazioni "passate" che quelle "future".

Fino a quando si rimane identificati con una personalità non si può sapere cosa stanno facendo le altre, si è separati da esse; ma quando finalmente ci si identifica con l'anima si ha il quadro completo. L'attuale memoria dell'individuo è la memoria di quanto è accaduto alla personalità nella quale egli è cosciente - nella quale è identificato - ciò significa che può "ricordarsi" delle altre personalità unicamente se porta la sua coscienza nell'anima, la quale è disidentificata da ciascuna di esse in particolare ed è cosciente di tutte contemporaneamente. Quando il processo di risveglio che porta l'uomo a sentirsi un'anima giunge a uno stadio avanzato, l'inconscio si riversa nel conscio ed egli "ricorda" le storie delle altre personalità; le vede come in un lungo film e comprende chi è veramente e il significato di tutto il percorso.

Contatti non desiderabili

I cosiddetti "contatti spirituali" sono di norma fenomeni da evitare per quanto possibile. I sottopiani del piano astrale che in genere un uomo di media evoluzione riesce a contattare sono quelli inferiori, cioè quelli abitati da farabutti che, come è ovvio, tali sono rimasti anche dopo il trapasso, e che inoltre non hanno alcuna voglia di allontanarsi dal piano fisico, in quanto qui possono ancora provare l'illusione di partecipare alla vita fisica. Ogni medium riesce a mettersi in contatto con i piani con i quali la sua personale frequenza vibratoria gli consente di entrare in risonanza, dunque, a meno che non si tratti di un uomo particolarmente risvegliato alla sua anima, i piani più elevati sono quasi sempre preclusi a chiunque cerchi comunicazioni dai mondi sottili. La comune ignoranza porta però a pensare che qualsiasi fenomeno non rientri nella banalità dell'ordinario debba per forza di cose essere qualcosa di estremamente elevato e ricco di significato. Si è quindi indotti a credere, e lo sono essi stessi, che gli operatori di tali comunicazioni con l'aldilà siano persone particolarmente sagge e spiritualmente evolute, e magari prescelti dal divino per compiere importanti missioni o canalizzare messaggi utili all'umanità intera. Inoltre, cosa ancora più pericolosa, si crede comunemente che le entità da essi contattate, per il solo fatto che non occupano più un corpo e riescono a comunicare con l'aldiquà, siano esse stesse intelligenti, oneste e amorevoli. Niente di più sbagliato! Tali entità, essendo ancora molto attaccate al piano fisico, e avvertendone la mancanza, necessitano di energia per poter continuare a gravitare intorno a esso, e sono disposte a tutto pur di ottenerla! Il medium,

cioè un uomo più aperto della norma ai piani sottili, costituisce per loro nulla più che una ghiotta occasione. Ecco allora fiorire i vari Gesù, le Madonne, gli apostoli Paolo e Pietro, faraoni e imperatori assortiti, cioè entità della più infima risma che, sotto mentite spoglie, presentandosi con nomi altisonanti, ingannano l'ingenuo di turno riempiendogli la testa di stupidaggini. Se infatti essi si presentassero dicendo: "Sono un'anima del piano infernale che ha ucciso dodici bambini e che si sta prendendo gioco di te pur di continuare ad arrecare danni sul piano fisico" credo che anche il medium più sprovveduto interromperebbe subito la comunicazione, ma, dal momento che l'inganno è ordito bene, ed essi mentono fingendo di essere San Francesco, Sant'Antonio o lo Spirito Santo, i medium abboccano; ci si ritrova allora con una serie di 'unti del signore' che si vantano di possedere poteri

paranormali e di comunicare con i grandi del passato

schiera di ignoranti creduloni. È vero che nei loro messaggi fasulli essi parlano di amore, preghiera, meditazione e aiuto reciproco, invitando a "non commettere più peccati per non fare lacrimare il cuore di Gesù e la Santa Vergine", ma proprio questi sono i messaggi che più arrecano danno alle folle, perché trattengono l'uomo nel sonno della coscienza fornendo una visione infantile della religiosità in cui credere e annullarsi. Non c'è infatti sonno più profondo di quello di colui che crede anziché comprendere. Nessuno di questi messaggi invita mai al risveglio e al lavoro su di sé al fine di incrementare il proprio livello di consapevolezza. Mirano invece a instillare il senso di colpa per i propri peccati e conducono sempre a una credenza cieca in un'entità

superiore intrisa di moralità antropomorfa o in una profezia catastrofica dalla quale ci si può preservare pregando o meditando. Tali entità non sono altro che gli spiriti malvagi presenti in ogni tradizione popolare e religiosa; essi sono uomini morti provando odio, rancore, desiderio di uccidere, o più semplicemente un estremo attaccamento ai piaceri terreni nella loro forma più spinta, dall'ingordigia, all'avarizia, alla lussuria, al desiderio di sopraffazione. Ricavano energia dall'alcolizzato che beve, dal tossicodipendente che si buca, da ogni genere di perversione, crimine e violenza, da ogni emozione di odio, rabbia e gelosia che noi proviamo quotidianamente. Gravitano intorno al soggetto - che li attrae con le sue basse vibrazioni - facendolo sprofondare sempre più nel suo vizio, nel suo comportamento criminoso o nel suo attaccamento alle cose. Oppure possono impossessarsi di individui particolarmente sensibili e instabili emotivamente, in genere giovani adolescenti, e usarli per indurli al vizio o per compiere atti criminosi di cui essi si nutrono. Possedere qualcuno significa entrare nel suo corpo emotivo o, più raramente, in quello mentale - che per ragioni evolutive sono ancora poco organizzati e fuori dal dominio dell'anima - e influenzarli con forme pensiero negative. Anche un uomo che viene suggestionato affinchè combatta contro un'etnia - e uccide e si

fa uccidere per questo - è un posseduto. Si può essere posseduti sia dalle semplici forme-pensiero di odio

che di norma inquinano l'atmosfera, e che una volta entrate nel campo mentale di un individuo lo

ossessionano, sia dai succitati esseri disincarnati, i quali amano imperversare nelle zone di guerra per nutrirsi

di odio e fomentarlo a loro volta.

Se ci si osserva con attenzione si può comprendere che tutti, in misura variabile, siamo dei posseduti. Un gesto di rabbia o gelosia non può certo arrivare dall'anima, quindi è piuttosto evidente che esso è entrato nell'uomo dall'esterno e lo ha usato per un dato periodo di tempo, che può durare pochi minuti, settimane o anni. Il fatto che una persona possa giurare di essere stata proprio lei ad arrabbiarsi, non cambia la realtà delle cose. Un altro genere di possessione è quella operata da entità ben più potenti delle anime dei trapassati, i diavoli, che sarano trattati nell'articolo "Vendere l'anima al diavolo" (sul sito

www22.brinkster.com/brizzi/).

in

breve tempo immancabilmente seguiti da una folta

La pena di morte

Un ultimo appunto: la pena di morte. Tale usanza è un retaggio della legge "occhio per occhio dente per dente" istituita nell'antichità dai saggi per gestire comunità che si trovavano immerse nella coscienza di branco - un preciso livello evolutivo nel quale le leggi devono ancora essere fatte rispettare con la forza e la paura della punizione. Il mio discorso però non verte sul fatto che una tale legge possa essere più o meno consona al livello di coscienza di una data comunità odierna. E' infatti certo che ogni comunità viene amministrata per mezzo di leggi che rispecchiano appieno il grado di apertura della coscienza presente nei suoi abitanti. Io vorrei invece soffermarmi sulle conseguenze meno appariscenti di tale comportamento primitivo.

Fino a quando un criminale rimane confinato all'interno del suo corpo fisico la sua capacità di nuocere è limitata a questo piano, potrà cioè nuocere a una persona per volta e sarà comunque circoscritto nella sua possibilità di muoversi a causa delle leggi fisiche che regolano questo piano di esistenza. Ma una volta eseguita la pena capitale egli viene liberato dai vincoli fisici, e si ritrova quindi a poter scorazzare a piacere sul piano astrale, influenzando gli altri abitanti di tale ambiente e, da qui, quelli del piano fisico, immettendo terribili forme pensiero di odio e violenza - acuite ulteriormente dal fatto di essere stato giustiziato - nei corpi mentale ed emotivo di tutti coloro con cui riescono a entrare in risonanza. In virtù dell'errata considerazione che sia possibile "togliere la vita" a qualcuno semplicemente privandolo del suo involucro fisico, si permette così a una mente criminale di poter realizzare in maniera del tutto indisturbata ciò che prima era costretta a compiere con difficoltà e col timore di essere scoperta; possibilità, questa, alla quale pervengono tutte le anime che, a motivo della loro condotta di vita, una volta disincarnate stazionano a lungo nei sottopiani più bassi del mondo astrale.

Ogni informazione riportata in questo capitolo non fa parte di ipotesi, in quanto solo un pazzo, o un genio, potrebbero ipotizzare un sistema del genere senza il supporto di una qualche prova tangibile. In effetti ogni fenomeno è stato più volte osservato da coloro che sono in possesso di una sufficiente apertura verso i piani sottili dell'esistenza - esattamente come chi è dotato di una sufficiente apertura verso la matematica studia con facilità i fenomeni matematici - e di una sufficiente intelligenza critica che ha loro permesso di accostare queste realtà con lo spirito dello studioso serio. Fare della filosofia riguardo alla morte non serve più, l'umanità sta ormai superando la fase dello struggimento interiore riguardo il mistero della morte, la presunta conclusione della vita. Bisognerebbe dire

a poeti e saggisti che è inutile spendere troppe parole su un fenomeno

cognizione. È inutile restare sul piano fisico e da qui cercare di immaginare cosa ci sarà dopo. Tutto questo è parte di un ingenuo sentimentalismo! A nessun filosofo e a nessuno scienziato è venuto in mente che se si vuole veramente comprendere cosa è la morte qualcuno deve andare e vedere cosa diavolo c'è? Solo chi ha visitato il piano astrale dove abitano i trapassati può negli effetti conoscere cosa c'è dopo l'uscita dal corpo fisico, e chi ha avuto contatti medianici con i suoi abitanti può almeno farsene un'idea. Ma se c'è qualcuno che non dovrebbe mai pronunciarsi sulla morte, onde evitare di inculcare assurde paure nella comunità, questi sono proprio coloro che si limitano a pensare alla morte o ad analizzarla fisicamente in un laboratorio.

se di tale fenomeno non si ha alcuna

Riassunto

Abbandonato il corpo fisico l'uomo si risveglia - dopo un tempo variabile di incoscienza - nel piano astrale del pianeta, diviso, come ogni piano, in ulteriori sottopiani. Egli è cosciente di questo nuovo ambiente nella misura in cui lo era già quando si trovava nel corpo fisico. Nell'aldilà egli si costruisce delle successive realtà che lo mettono di fronte ai condizionamenti e agli attaccamenti che ha accumulato durante la vita terrena, dai più pesanti ai più leggeri. Vivendoli in questa nuova prospettiva, con un più alto grado di intensità, egli li disgrega e in questo modo abbandona tutta la zavorra, tutto ciò che è esterno alla sua anima. Nei sottopiani più elevati del piano mentale egli utilizza poi questi suoi condizionamenti, ormai divenuti dei "binari" depurati, per cogliere stati di Amore, Gioia e Beatitudine e acquisire nuove capacità utilizzabili nell'incarnazione successiva.

Testi sull'argomento:

IL CORPO ASTRALE - E RELATIVI FENOMENI Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) (1927) IL PIANO ASTRALE C.W. Leadbeater, Edizioni Teosofiche Italiane (1896) IL CORPO MENTALE Arthur E. Powell, Alaya Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) 2004 CENNI SULLA MORTE C.W. Leadbeater, Annie Besant, Blu International Studio, 2000 RINCARNAZIONE Annie Besant, Blu International Studio, 1996 (1892) LA VITA DOPO LA MORTE

Douglas Baker, Edizioni Crisalide, 1982 REINCARNAZIONE: 20 CASI A SOSTEGNO Ian Stevenson, Edizioni Armenia, 2005 (1980) BAMBINI CHE RICORDANO ALTRE VITE Ian Stevenson, Mediterranee, (1977) MORIRE PER RINASCERE Jean Louis Siémons, Mediterranee, (1987)

Vampiri

Si è deciso di trattare di questo argomento in quanto il fenomeno vampirismo ci risulta essere molto più diffuso di quanto normalmente non si creda. A causa del costante incremento della frequenza vibratoria del pianeta, le interazioni fra il « piano

astrale » (quello, per intenderci, dell'oltretomba) e il nostro piano materiale diventano ogni giorno più frequenti. I vampiri sono un'invisibile realtà di cui nessuno sospetta, ciò nondimeno sono molti gli esseri umani che vengono "vampirizzati" della propria energia vitale a opera di creature che agiscono dal piano astrale. Ci sembra quindi giusto, nonché urgente, divulgare quante più

conoscenze possibili riguardo l'argomento. Come sempre

Affinché si possa condurre uno studio scevro di pregiudizi circa i vampiri, è innanzitutto necessario spazzare via dalla propria mente il concetto che essi facciano parte di antiche superstizioni popolari o che siano nati dalla fantasia degli scrittori. I vampiri sono sempre esistiti ed esistono tuttora. Costoro sono esseri umani che hanno condotto in maniera parziale e imperfetta il percorso magico/alchemico che conduce l'individuo a identificarsi con la sua anima immortale. Essi sono infatti riusciti a trasferire la propria coscienza nel « corpo astrale », con il fine di sopravvivere dopo la morte, ma non hanno voluto o potuto proseguire il cammino fino ad abbandonare totalmente l'ego e identificarsi con la purezza dell'anima. Già all'interno di necropoli preistoriche sono stati rinvenuti cadaveri che recano delle pietre piantate nel corpo; ciò fa supporre la credenza in quei popoli che taluni individui potessero tornare dall'aldilà qualora non venissero uccisi secondo un ben preciso rituale. Che la tradizione dei vampiri tragga origine dalla vita del conte Vlad Tepes (1430-1476), detto l'impalatore, a cui il romanziere Bram Stoker si sarebbe ispirato per la sua opera "Dracula" (1897), rappresenta quindi una grossolana falsità. Su alcune iscrizioni tombali persiane risalenti al 2300 a.C. è raffigurato un uomo che lotta contro un mostro intenzionato a succhiargli il sangue. La stessa tipologia di reperti compare già nel VII secolo a.C. anche in Cina, Assiria, presso i Maya, gli Indiani, i Polinesiani ed anche presso i discendenti dei Vichinghi. Le coincidenze tra le svariate testimonianze di popolazioni così distanti e diverse tra loro per cultura e credenze religiose dovrebbero far riflettere anche quegli studiosi intellettualmente microdotati che di norma affrontano l'argomento negando l'esistenza effettiva del fenomeno.

l'ignoranza tiene schiavi, la conoscenza libera.

In ogni caso qui non si vuole dimostrare niente a nessuno. Basta con libri e articoli che sciorinano elenchi di leggende popolari nella speranza di poter dimostrare agli scettici la reale consistenza del fenomeno! La verità di tale fenomeno può essere solo sentita interiormente, cioè avvertita sul piano intuitivo come una certezza indubitabile, e a nulla vale cercare di convincere gli altri sul piano intellettuale.

È possibile studiare i vampiri solo se si posseggono le corrette informazioni di matrice occulta riguardanti la sopravvivenza del « corpo astrale » e la vita dell'individuo dopo la morte. Gli autori che parlano di vampirismo lo fanno di norma nell'ignoranza più completa (una rara eccezione è costituita da Frater Piarus, che ha pubblicato "Vampiri" per le edizioni Venexia); non è infatti

possibile trattare l'argomento con cognizione di causa se non si è mai provato un vero « sdoppiamento astrale » comprendendo solo così cosa sono in grado di fare i vampiri. Si noti per inciso che l'irlandese Bram Stoker, occultista di una certa fama, era affiliato alla Golden Dawn (tale affiliazione è segnalata ne "Il mattino dei maghi", di Pauwels e Bergier), società esoterica di cui fecero parte molti personaggi in vista del tempo, tra cui ricordiamo il poeta simbolista William Butler Yeats, il Gran Maestro Samuel Liddel Mathers (meglio conosciuto come Mc Gregor Mathers), Arthur Machen, Thomas S. Elliot, Algernon Blackwood,

Rudyard Kipling

cerimoniale. Stoker possedeva dunque il genere di conoscenze indispensabili al fine di trattare l'argomento secondo il rigore delle scienze occulte. Compì inoltre una meticolosa ricerca sulle leggende e le antiche tradizioni popolari, e infine si ispirò alla figura del conte

Vlad per ammantare di nobiltà e di storicità il suo personaggio, ma pare che tale conte nella realtà nulla avesse a che vedere col fenomeno del vampirismo. Stoker scoprì il nome Dracula quando aveva già completato il manoscritto, dove il vampiro fino a quel momento veniva da lui chiamato semplicemente "Count Wampyr". Solo poco prima della pubblicazione gli capitò di leggere di questo personaggio su un trattato di storia dove compariva un paragrafo dedicato a Vlad Dracula, e quindi decise di utilizzarne il nome.

Vampiri - premessa esoterica

e il noto mago/occultista Aleister Crowley, che negli anni successivi avrebbe riportato in auge la magia

In accordo con le tradizioni esoteriche di tutto il mondo, possiamo considerare l'essere umano costituito essenzialmente di due enti: l'uno di carattere spirituale detto anima, spirito, Sé o Io profondo l'altro di carattere materiale detto personalità, apparato

psicofisico o « macchina biologica ». Ora può accadere che un uomo sviluppi un livello di « attaccamento » alla propria vita materiale così esageratamente morboso da fare sì che egli rifiuti in maniera innaturale e categorica l'idea della morte, paventando ossessivamente la scomparsa del proprio corpo e del proprio ego. Ciò significa che tale individuo si trova completamente identificato con il suo apparato psicofisico, una macchina biologica costituita di ossa, carne e sangue che ogni uomo dovrà prima o dopo abbandonare. L'apparato psicofisico è infatti costituito di

sostanze deperibili e il suo destino è quello di dissolversi nella materia da cui è venuto. Chi si trova in uno stato di identificazione completa con il corpo chi sente cioè di essere esclusivamente il suo corpo è destinato a perire con esso, perché la sua coscienza

è imprigionata in quel guscio di carne, e quindi tutta la sua vita risulta impregnata della paura della morte.

Al contrario, chi, attraverso un lavoro magico/alchemico portato avanti fino al compimento finale, è giunto a identificarsi con l'anima, con il Sé, non teme più la morte, in quanto sente che alla scomparsa dell'apparato psicofisico egli resterà in vita in una forma più sottile attraverso la sua anima, il « corpo di gloria » dell'Alchimia.

Un'analogia renderà più chiaro l'argomento: paragoniamo l'anima a un astronauta e la personalità alla tuta spaziale che lo avvolge esternamente. Se per un bizzarro caso del destino tale uomo si fosse identificato con l'involucro esterno, la tuta spaziale, se egli credesse cioè di essere la tuta e non sentisse più di essere l'individuo che la occupa, allora qualora la sua tuta dovesse andar distrutta egli verrebbe annientato con essa, in quanto tutto il suo esistere si risolve in quell'involucro esteriore. Se invece, come accade nella normalità, tale uomo risultasse identificato con la persona che occupa la tuta spaziale, in tal caso la sua posizione sarebbe totalmente differente: egli potrebbe osservare l'involucro intorno a lui come qualcosa di diverso da sé e la cui integrità non è direttamente legata alla sua personale sopravvivenza. Fuor di metafora, questa è la situazione di un uomo che vede il suo corpo, le sue emozioni e i suoi pensieri come enti differenti da sé, facenti parte di gusci esterni non indispensabili alla sua permanenza in vita come anima. L'uomo che sia giunto a percepirsi come anima dentro la personalità CON LO STESSO GRADO DI CERTEZZA con cui un

astronauta si sente diverso dalla sua tuta spaziale, non teme più la morte, e ciò in quanto è a tutti gli effetti divenuto immortale, si

è

identificato con l'anima. Si badi che non si sta qui trattando di "pensare" di essere un'anima, bensì di "esserla". L'immortalità non

si

esaurisce in un'acquisizione del pensiero, ma in una realizzazione eminentemente « fisica ». L'astronauta sente infatti

"fisicamente" di non essere la sua tuta, non si limita a pensarlo! Lo stesso accade per chi ha svolto un regolare percorso di trasformazione magico/alchemico. All'interno di una scala di relatività ogni essere umano occupa un gradino diverso corrispondente al suo grado di identificazione con l'anima piuttosto che con la personalità. Qualcuno è più vicino a essere un'anima, qualcun'altro è quasi solo un guscio di carne.

Vampiri - Chi è il Vampiro?

A questo link il giornalista Mike Plato descrive in maniera piuttosto attinente al vero cosa è il vampirismo: Mike Plato - intervista

Il vampiro è un uomo che ha intrapreso il sentiero iniziatico con il solo scopo di sopravvivere alla morte, anziché evolvere

spiritualmente fino ad abbandonare il proprio ego e i suoi desideri. Il suo attaccamento alla materia ha fatto sì che non riuscisse a liberarsi totalmente dell'ego per identificarsi con l'anima. Si tratta di un individuo che ancora non "sente" pienamente la sua anima;

per lui essa rappresenta solo un concetto mentale, una possibilità e nulla più. La sua paura della morte è dunque più che mai

giustificata: essendo la sua coscienza imprigionata nell’apparato psicofisico, egli perirà con esso. Un uomo del genere sarebbe disposto a qualsiasi cosa pur di riuscire a prolungare la propria esistenza terrena. Conscio di dover morire, egli aspira disperatamente all'immortalità e ai piaceri che la materia può offrire!

Il paradosso è proprio questo: il suo folle attaccamento alla vita e ai piaceri terreni, il suo voler prolungare l'esistenza materiale a

tutti i costi

nella personalità mortale, nella carne corruttibile. Dall’altra parte il non-attaccamento alla materia lo condurrebbe invece sempre più vicino alla sua anima immortale!

è ciò che rende sempre più sicura la sua futura morte, in quanto tali comportamenti imprigionano la sua coscienza

Egli vuole allora poter sopravvivere in qualche modo alla inevitabile dissoluzione del corpo fisico pur non operando una reale “sintesi con l’anima”, risultato, quest’ultimo, che è possibile ottenere solo intraprendendo fino in fondo il sentiero di risveglio spirituale che conduce alla vera immortalità. La vera immortalità si ottiene infatti proprio "morendo a se stessi", cioè al proprio ego, per rinascere poi come Uomo Nuovo. A questo punto, l’unico modo che ha per restare in qualche modo in vita è cercare di sopravvivere nel « corpo astrale », un involucro sottile che avvolge il corpo fisico e nel quale trasferiamo la nostra coscienza sia durante il sogno (infatti è anche conosciuto come "corpo di sogno" o "corpo lunare") sia dopo la morte. Questo corpo è, per intenderci, quello che talvolta compare

ai viventi in forma di fantasma. Non è da confondere con il « corpo di gloria », cioè l'anima, in quanto il corpo astrale è solo un

involucro esterno, come il corpo fisico, solo più sottile e quindi invisibile a occhio nudo, ma non è immortale come l'anima. Imparando a portare la propria coscienza nel corpo astrale non si consegue una reale immortalità, poiché anch’esso è costituito di materia sebbene più sottile di quella a cui siamo abituati e quindi è destinato a consumarsi con il tempo; tuttavia, la capacità di "trasferirsi in astrale", permette all’essere umano di sopravvivere, per un tempo indeterminato, dopo la sparizione del corpo fisico.

Il corpo astrale lo abbiamo tutti, infatti lo utilizziamo per viaggiare durante le esperienze di sogno, ma solo pochi di noi sono in

grado di utilizzarlo coscientemente come involucro per spostarsi anche in stato di veglia e compiere i cosiddetti « viaggi astrali ».

Ciò implica che, alla stessa maniera, pochi di noi saranno in grado di usarlo coscientemente dopo l’esperienza della morte. Ci ritroveremo nel corpo astrale, ma ne avremo la stessa padronanza che un fanciullo di due anni può avere del suo corpo fisico:

saremo trasportati dagli eventi del mondo astrale in uno stato di semi-incoscienza simile, appunto, a quella che si ha nel sogno. Quanti di noi, infatti, sono capaci di fare « sogni lucidi », all’interno dei quali possono decidere delle loro azioni? Allo stesso modo saremo solo parzialmente in grado di decidere delle nostre azioni dopo la morte.

Le pratiche che consentono a un essere umano, maschio o femmina che sia, di spostare la sua coscienza nel corpo astrale in modo da servirsene a piacimento, sia in vita che dopo la morte, riguardano gli esercizi di « ricordo di sé » e l'utilizzo consapevole dell’Energia Sessuale. Conoscenze provenienti dall'antica Atlantide e recentemente ritrasmesse da Georges I. Gurdjieff, P.D. Ouspensky, E.J. Gold e Robert Burton. Tali argomenti vengono ampiamente trattati all'interno di questo sito, che è incentrato sul lavoro psicologico/alchemico. Il percorso iniziatico, se condotto fino al compimento ultimo, consente sia di ottenere la capacità di trasferirsi nel corpo astrale - il che conduce alla sopravvivenza dopo la morte -, sia la successiva e più importante capacità di identificarsi con l'anima stessa - il che conduce all'immortalità vera e propria. Stiamo parlando di due differenti gradi iniziatici: nel primo stadio l'individuo resta ancora attaccato alla materia e all'ego, in quello successivo ne è invece totalmente distaccato.

Vampiri - Iniziazione

Il praticante occulto che è riuscito a ottenere un certo controllo del corpo astrale, si ritroverà quindi con un corrispondente grado di

coscienza nel mondo astrale dopo la morte dell’involucro fisico. Continuerà, cioè, ad essere cosciente di sé anche nell'aldilà. Tale grado di consapevolezza di sé dipende dalla misura con cui è riuscito, attraverso le pratiche quotidiane, a trasferire la sua coscienza in tale corpo. Non ci dilungheremo qui sulla natura di tale piano e su quanto è possibile fare una volta entrati in esso, sono argomenti affrontati in altre pagine del sito. Una cosa però è certa, anche tale corpo è soggetto a logoramento e giungerà un giorno a consumazione, sebbene in tempi molto più lunghi rispetto al corpo di carne. E il praticante lo sa. L'unica via certa per l'immortalità è infatti l'identificazione completa con l'anima, il « corpo di gloria ». Il percorso magico/alchemico condotto solo fino a un certo punto, non può donare l'immortalità.

Esiste però un modo per prorogare ma non per evitare tale epilogo: imparare da un vampiro anziano, attraverso una trasmissione orale da maestro ad allievo, la tecnica del vampirismo. Si tratta di ottenere una pseudo-immortalità agendo per mezzo della Magia Nera, quando il corpo fisico è ancora in vita. Nel vampirismo si fa in modo che il corpo venga conservato in uno stato

di

perenne trance catalettica, tra la vita e la morte, nascosto in un luogo sicuro. Perché non muoia deve essere però alimentato con

la

trasfusione di energia vitale assorbita da altri esseri umani mediante l'utilizzo del suo corpo astrale semi-materializzato. In altre

parole, il vampiro nelle ore notturne abbandona il suo corpo fisico e, spostandosi nel suo corpo astrale (è quindi divenuto in grado

di effettuare i viaggi astrali), va a caccia di prede cui sottrarre energia vitale. Al ritorno nel suo involucro di carne egli infonde la

nuova energia in tale corpo, e questo gli consente di tenerlo in vita. Essendo il Sole analogicamente collegato alla sfera spirituale dell'uomo e al suo « corpo di gloria », e avendo il vampiro reciso ogni legame con questo suo lato spirituale, il risultato è che il suo corpo non può più sopportare la luce del Sole, ma solo quella

della Luna, che è invece collegata al « corpo astrale » detto anche « corpo lunare ». Non gli è concesso di avere vita sotto i raggi

del Sole: la sua esistenza senz'anima diviene ora una lunga notte, in senso simbolico

e quindi anche fisico.

Per mezzo di una particolare tecnica può rivestirsi di atomi di materia fisica e rendere il suo corpo astrale semi-materiallizzato:

sarà allora visibile agli occhi delle vittime, ma non catturabile dagli specchi. In tale veste "succhia la vita" alle persone: più il suo corpo astrale riesce a ricoprirsi di materia fisica e quindi a concretizzarsi sul nostro piano, più è materiale la forma dell'energia che egli sottrae, al punto da poter letteralmente succhiare il sangue dal corpo fisico delle persone e trasfonderlo poi nel suo proprio corpo giacente, di norma, in una bara. Nel sangue è infatti racchiusa l'energia solare/vitale dell'essere umano. Nel corpo astrale egli assume tutti i poteri inerenti tale stato: proiettarsi a grande velocità in luoghi lontani, disintegrare e apportare oggetti, materializzarsi totalmente o parzialmente anche in forma di animale (lupo, pipistrello).

Attraverso il vampirismo egli raggiunge lo scopo di ritardare la sua morte definitiva e quindi il suo destino finale; commette però un gran numero di delitti che gli preparano una futura sempre più penosa permanenza nelle sfere più basse del piano astrale, conosciute come “infernali” nel linguaggio comune. Tenere in vita il corpo di carne serve proprio a perpetuare il legame con il piano fisico evitando che il corpo astrale si allontani progressivamente dal piano terrestre e si addentri nel mondo astrale per precipitare nei sui infimi recessi. Tale legame con il suo corpo fisico permette anche al vampiro di continuare a trarre sempre nuova linfa dalle creature umane del mondo materiale della cui vita/sangue egli si nutre.

La sopravvivenza post-mortem così ottenuta dal vampiro è sempre parziale; l'unica immortalità assoluta è quella frutto di un lavoro magico/alchemico protratto fino al compimento finale. Questa è l'Opera cui si sono consacrati tutti i maghi/alchimisti seri del passato: Alberto Magno, Nicolas Flamel, Marsilio Ficino, Paracelso, Enrico Cornelio Agrippa, John Dee, il Conte di Saint

Germain, Alessandro conte di Cagliostro, Fulcanelli, MacGregor Mathers, Georges I. Gurdjieff, Aleister Crowley meno conosciuti. Tale lavoro conduce all'identificazione completa con l'ente eterno per eccellenza: l'anima, o Sé.

Il vampiro può resistere nella sua poco invidiabile situazione di non-morto anche per diversi secoli, alcuni anche per millenni, ma

mai per sempre. Prima o dopo il suo corpo verrà distrutto e allora lo spettro dei sottopiani infernali del mondo astrale si farà reale. Spesso, all'apice della disperazione, vuole egli stesso mettere fine alla sua pallida esistenza fatta di paura, solitudine, tristezza,

invisibilità, rifiuto, fuga

Klaus Kinski, mette molto bene in evidenza, più di altre pellicole, il patimento psicologico che deve sopportare una creatura del

e tanti altri

ma quasi mai ne ha la forza. Il film "Nosferatu" di Werner Herzog, dove il vampiro è interpret ato da

genere. "La morte non è il peggio: ci sono cose molto più orribili della morte. Riesce a immaginarlo? Durare attraverso i secoli, "

sperimentando ogni giorno le stesse futili cose

Il vampiro è un essere maledetto, sofferente, costretto a uccidere i vivi per non precipitare nel nulla, sempre in bilico tra la vita e la

morte. Niente a che vedere con la figura "modernizzata" del vampiro/eroe con gli occhiali da sole e un bel fisico muscoloso.

L'antieroe è stato fagocitato dalla cultura moderna democratizzante e perbenista

e trasformato in eroe da fumetto.

Esiste anche il vampiro che si crea solo dopo la morte, senza un precedente intervento della Magia Nera. Può capitare, per esempio, ad alcuni individui morti suicidi che, una volta dall'altra parte, si rendano conto di non essere riusciti a "mettere fine alla vita", ma solo di essere passati in un altro ambiente, e quindi, accompagnati da un carattere senza scrupoli, decidano di vampirizzare l'energia dei vivi per restare vicini al mondo materiale. La tecnica resta la stessa: muovendosi nel corpo astrale rubano l'energia vitale, e a volte anche il sangue fisico, delle loro vittime, e quando all'alba tornano nel corpo, trasfondono in esso

il

sangue/energia, tenendolo così in una sorta di "sospensione" tra la vita e la morte. Può capitare anche a individui malvagi morti

in

circostanze drammatiche. Questo genere di vampirismo non è però potente come il primo, in quanto, considerazione non da

poco, qui la morte del corpo è già avvenuta e quelli del vampiro sono tentativi disperati di arrestarne la decomposizione, la quale

non può essere prorogata all'infinito. Inoltre, non essendo tale vampiro un iniziato delle « arti occulte » la sua capacità di gestire il corpo astrale è limitata e le sue facoltà intellettuali nel mondo astrale restano simili a quelle di un animale.

Il modo più sicuro per uccidere un vampiro e interrompere il suo patimento consiste nel trovare e bruciare il corpo. Spaccare il

cuore o tagliare la testa sono due metodi altrettanto validi, in quanto impediscono la sopravvivenza del corpo fisico, ma niente può dare sicurezza come l’incenerimento.

Bibliografia:

L'unico testo degno di nota in questo campo è VAMPIRI

di Frater Piarus - ed. Venexia - 2003.

È infatti l'unico che non si limita a fare la solita noiosa carrellata storica o a elencare leggende folcloristiche, e nemmeno tratta dei

moderni "bevitori di sangue" (gruppi di persone che si riuniscono per bere sangue), ma prende seriamente in esame il lato più occulto del Vampiro, inteso come un essere vivente che è divenuto capace di viaggiare sul piano astrale e da qui intervenire sul piano materiale.

Vampiri - Magnetismo

Il

magnetismo può essere definito come un'aura energetica che circonda l'individuo - maschio o femmina che sia - e che lo rende

in

qualche modo una figura attraente per le altre persone. È una Forza interiore di cui siamo in possesso e che emana anche

all'esterno di noi, coinvolgendo chi ci circonda. Ci si sente attratti da un individuo magnetico perché inconsciamente si

percepiscono in lui calma, « presenza », sicurezza di sé, conoscenza

sue azioni, e talvolta a sacrificarsi per lui. La persona che possiede questa Forza interiore è al di sopra dei bisogni della

personalità: non deve dimostrare niente a nessuno, non ha bisogno di gratificazioni esterne da parte di altri, non cerca

l'approvazione degli altri parlando di sé e di ciò che sa fare. Da questa Forza interiore, la Forza di colui che basta a se stesso, che

si autodetermina, che si autodomina, nasce il magnetismo. La "sicurezza di sé", nelle proprie qualità interiori - indipendentemente

dalle condizioni in cui vive e dal ruolo che riveste nella società (ruoli che, in ogni caso, sono sempre maschere) - è una prerogativa

di chi possiede magnetismo.

Esistono due generi di magnetismo: il magnetismo lunare e quello solare.

Il magnetismo lunare. Questo è dato dalla capacità dell'individuo di identificarsi con il suo « corpo astrale » o « corpo lun are ».

L'abitudine ai contatti con il mondo occulto che sta "oltre il velo" tipica del mago, della strega o del vampiro, donano un grande fascino al soggetto in questione e lo rendono attraente sia per l'altro sesso che per lo stesso sesso.

Il magnetismo solare. Lo possiede chi ha portato a termine il percorso alchemico fino a trasformare totalmente se stesso. In questo

caso l'individuo emana una Forza straordinaria che deriva dalla sua identificazione con l'anima, cioè il « corpo di gloria ». È molto

più potente di quello lunare in quanto presuppone il sacrificio totale dei desideri della personalità in favore della Volontà dell'anima [Thelema]. Come si sviluppa? Attraverso un costante "lavoro su di sé", cioè proprio il Lavoro interiore di cui si parla in questo sito. Se il Lavoro viene portato avanti solo fino a un certo punto abbiamo il magnetismo lunare, se si giunge al completamento dell'Opera alchemica ( Opus Magnum ) si ottiene il magnetismo solare. Il vampiro, così come ogni genere di mago nero, è un iniziato, a volte anche di alto grado, che però di norma non ha portato a termine l'Opera ed è ancora invischiato nell'egoismo della personalità. Il suo magnetismo è dunque lunare, e affascina uomini e donne con un misto di energia sessuale ed astrale. Il Vampiro è intriso di sensualità e riesce ad ammaliare le sue vittime divenendo irresistibile sessualmente. Usa il sesso per attrarle a sé e al contempo si nutre della loro energia sessuale. Inoltre l'abitudine a muoversi nel corpo astrale o anche solo avere frequenti contatti con quel piano, rende molto magnetica e attraente una qualsiasi persona.

Si è portati a credere in lui e nelle sue idee, a seguirlo nelle

Ma anche un Vampiro, se decide di procedere con coraggio oltre la personalità, può completare l'Opera e costruirsi un'anima completa. In entrambi i casi, che si tratti di magnetismo lunare o solare, ciò che rende l'individuo - maschio o femmina che sia - irresistibilmente attraente è la Volontà [Thelema] che egli riesce a esprimere nella sua vita. La vera Forza - anche sessuale - deriva dall'aver lavorato sull'ottenimento di un'autentica Volontà. Questa qualità viene prodotta attraverso il "lavoro su di sé"; gli esercizi sul "ricordo di sé" hanno, fra gli altri, anche questo essenziale scopo: costruire una vera Volontà nell'essere umano. Sono esercizi che richiedono un grande impegno, ma se il lavoro di trasformazione interiore fosse facile e i risultati venissero rapidamente, non

potrebbe avere l'importanza capitale che ha. Stiamo parlando di aprire il Cuore, costruire i corpi sottili e approdare all'immortalità:

non può essere facile! Poche persone sul pianeta (sebbene ultimamente siano sempre di più) possono capire cosa significa "compiere un lavoro di trasmutazione alchemica", e fra queste è ancor più basso il numero di coloro che riescono a portarlo avanti per anni. L'autentico mago, e l'autentica maga, che non siano solo dei buffoni capaci unicamente di recitare formule a memoria, possiedono come caratteristica principale l'attitudine a focalizzare la propria mente su un unico obiettivo esprimendo il massimo della forza di Volontà [Thelema]. Tale attitudine crea un'irresistibile aura magnetica intorno all'individuo, che lo rende un punto di riferimento per chi lo circonda.

Qual è la qualità che in assoluto può rendere un essere umano magnetico? Il ricordo di sé (si veda l'apposita sezione del sito). Parlare con qualcuno mentre si è in uno stato di ricordo di sé significa irradiare una quantità enorme di Fuoco Spirituale che investe l'altra persona elevando la sua vibrazione e rendendoci così - anche se involontariamente - attraenti ai suoi occhi. Attraverso la vibrazione irradiata è come se guarissimo gli altri con il solo sguardo. Le persone non sono abituate alla vicinanza di individui « centrati », cioè in possesso di un "centro di gravità permanente", capaci di ricordarsi di sé, perché questi rappresentano una rarità sul pianeta. Un individuo che si ricorda di sé è qualcuno capace di ascoltare in uno stato di innamoramento il suo interlocutore, che sia il partner o il collega di lavoro, perché la sua mente e le sue emozioni restano in religioso silenzio quando l'altro si sta esprimendo, e anche questa caratteristica è assente fra la gente comune, dove di norma accade che ognuno non vede l'ora di dire la sua mentre l'altro parla.

La forza del magnetismo raggiunge il suo apice con l’apertura del Cuore, l’innamoramento verso il mondo, che è il fenomeno a cui si dovrebbe giungere grazie al lavoro su di sé in generale e al ricordo di sé in particolare. Un uomo con il Cuore aperto diviene una fonte di Luce per chi gli sta intorno, una guida e un terapeuta dell’umanità.

Interagire con qualcuno restando in un stato di ricordo di sé o, ancora meglio, con il Cuore aperto, crea anche il fenomeno dello "sguardo magnetico". Questo è sempre dovuto all'effetto del Fuoco Spirituale, il quale irradia principalmente attraverso gli occhi e la voce. Anche il Vampiro e il mago nero possiedono lo "sguardo magnetico", ma il loro è un magnetismo lunare, meno potente di quello solare. Per potenziare il loro sguardo essi mentre parlano si concentrano sul Terzo Occhio dell'interlocutore (nella fronte, circa un centimetro sopra la radice del naso), il che in effetti lascia un'impressione profonda nell'altra persona, ma nessun particolare effetto benefico, perché dietro quello sguardo non c’è Amore. Resta solo la sensazione di aver parlato con un individuo decisamente fuori dal comune. Attraverso il Cuore aperto si sta invece trasmettendo una vibrazione elevata, di provenienza animica, che aiuta l'interlocutore a ritrovare la sua anima.

Un esercizio Oltre alle già citate pagine di questo sito dove spiego nei dettagli cosa sono il lavoro interiore e il ricordo di sé, vorrei in questa pagina suggerire un esercizio decisamente efficace nel creare magnetismo. Si tratta di resistere a ogni desiderio di approvazione. Tutte le volte che vorremmo dire o fare qualcosa che potrebbe metterci in buona luce con amici, parenti, conoscenti o sconosciuti,

dobbiamo trattenerci. Dobbiamo astenerci dal soddisfare il nostro desiderio di sentirci intelligenti, bravi, svegli, capaci

occhi degli altri. Se si presenta l'occasione di dire una frase che ci farà apparire come intelligenti, colti, svegli, informati o

spiritualmente profondi

della personalità. Talvolta il desiderio può essere anche molto forte, irresistibile, ma questo significa che la Forza a nostra disposizione è davvero enorme, quindi un motivo in più per non sprecarla disperdendola all'esterno. Questa Forza trattenuta all'interno cresce, si accumula e ci trasforma, perché contribuisce a fabbricare alchemicamente i nostri corpi sottili, e a donarci un grande potere attrattivo. Tutte le volte che non cediamo al desiderio di essere approvati, di apparire originali, furbi o spiritosi di fronte agli altri, allora staremo accumulando un'indicibile Forza dentro di noi. Ciò che non viene espulso diventa come una calamita che attira l'attenzione dall'esterno. Anche trattenere un segreto o una notizia originale che conosciamo solo noi raggiunge lo stesso scopo. Più ci costa fatica non parlarne per far vedere quanto siamo informati, più Forza stiamo immagazzinando al nostro interno. Questa Forza viene utilizzata per fabbricare i corpi sottili. Cedere al desiderio di consenso ci "scarica" e ci indebolisce, mentre resistere a questo desiderio ci "carica", ci rafforza e ci rende persone molto particolari, in quanto tutti gli altri non vedono l'ora di mostrare ciò di cui sono capaci per mendicare un po' di approvazione dall'esterno. Paradossalmente, più vogliamo metterci in mostra per essere accettati e ricevere l'approvazione della nostra compagnia di amici,

della nostra famiglia, dei colleghi di lavoro o di una persona che vorremo conquistare

attraverso questo tentativo di essere accettati perdiamo magnetismo. Al contrario, resistere all'impulso di voler essere accettati e considerati intelligenti dall'ambiente, fa sì che guadagniamo in magnetismo personale. Fate buon uso di questo potente esercizio.

agli

agli occhi dei circostanti, noi non la diremo e tratterremo al nostro interno questo impellente desiderio

meno ci riusciamo, perché proprio

IL LAVORO ALCHEMICO

Premettiamo che il Lavoro Alchemico dell'uomo su sé stesso deve consistere innanzitutto nella purificazione da tutte le emozioni negative che pervadono la sua personalità. La lamentela, l'odio, la rabbia, la gelosia e ogni genere di giudizio e fastidio verso gli altri devono essere scomparsi prima che egli possa avventurarsi nei mondi spirituali. In queste dimensioni superiori l'aspirante viene sottoposto a ogni sorta di attacchi emotivi e mentali da parte delle forze ostili che vi abitano e che egli stesso suscita per risonanza. Solo un perfetto equilibrio di emozioni e pensieri potrà renderlo capace di difendersi e di distinguere la realtà dalle allucinazioni.

La via delle « acque corrosive »:

il ricordo di se’ ( parte I )

In

quel periodo avevo cominciato a leggere i libri di Gurdjieff e Ouspensky. Un giorno stavo dialogando

con un mio amico, quando a un certo punto vidi che era addormentato. Mi parlava con veemenza dei fatti

del giorno

Quello era il mio migliore amico, avevamo vissuto insieme momenti belli e brutti per anni. Ciò significava che anche io ero in quello stato. In quell'istante decisi che avrei dedicato il resto della mia vita a cercare di svegliarmi.

Salvatore Brizzi

ma non era sveglio. "Qualcosa" parlava al suo posto mentre lui dormiva. Ne provai orrore.

Non c'è altro modo per sfuggire alla morte, all'infuori del ricordo di sé. Robert Earl Burton

introduzione al ricordo di sé

Entriamo nel vivo dei processi alchemici atti a trasmutare l’uomo in qualcosa di splendidamente superiore. Affrontiamo quindi per la prima volta anche il concetto di « risveglio » dell’essere umano.

Il segreto degli alchimisti consiste nel « ricordo di sé », la PRESENZA. Lo sforzo di restare presenti

produce il « fuoco alchemico » necessario per l'Opera.

Il primo passo verso l’acquisizione della liberazione e dell’immortalità consiste in un accurato lavoro di « risveglio »; l’individuo deve cioè rendersi pienamente conto che allo stato attuale sta dormendo. Quando ci destiamo al mattino in realtà non ci svegliamo, ma passiamo da uno stato di sogno a un altro: è il sonno verticale; un sonno, cioè, che permette la posizione verticale, il movimento, il parlare, lo studiare purtuttavia è ancora ben lungi dall'essere un reale stato di veglia. Si tratta di una condizione di perpetuo rintronamento nella quale non si pensa, ma si è pensati, non si provano emozioni, ma si è da esse trascinati, non si gestisce il proprio corpo, ma si subisce la sua fisiologia. Se vogliamo lavorare per evadere dalla prigione è imperativo innanzitutto che sappiamo di essere all'interno di una prigione. Il più grande ostacolo al risveglio è che l'uomo pensa di essere già cosciente e pienamente libero! Per avere la certezza di essere in uno stato di prigionia è necessario vederlo con i propri occhi e, magari, rimanerne scioccati. L'ideale sarebbe riuscire a SENTIRE EMOTIVAMENTE l'addormentamento. Questo fornisce l'energia occorrente per iniziare a lavorare su di sé. I seguenti esercizi si basano sul « ricordo di sé ». Lo sforzo di ricordarci di noi stessi nell'arco della giornata ci permette di vedere come siamo fatti e in quale stato viviamo tutti i giorni; serve a farci comprendere che durante il giorno "dormiamo" e di conseguenza non siamo mai coscienti di noi. Viviamo dentro un’allucinazione; non vediamo la realtà e non possediamo alcun potere occulto in grado di modificarla semplicemente perché dormiamo. Il "ricordo di noi stessi" ci permette di evitare di lasciar scorrere nell'inconsapevolezza la nostra esistenza quotidiana, portando alla luce anche le zone più nascoste

di noi.

Cosa è il « ricordo di sé »? Non lo si può spiegare a parole: lo si capisce facendo gli esercizi. Come

vedremo più avanti, si tratta di essere presenti qui-e-ora almeno in corrispondenza di determinate occasioni che vengono stabilite a priori. Un uomo risvegliato è un uomo che si ricorda di sé sempre, è un uomo che è

sempre presente qui-e-ora per ventiquattro ore al giorno

livello di coscienza superiore che si può raggiungere solo sforzandosi di ricordarsi di sé!

anche nel sonno. Il ricordo di sé è infatti un

L'errore principale della filosofia e della psicologia moderna risiede nell'aver ignorato un quarto stato di coscienza oltre i tre già noti all'uomo ordinario. Gli stati di norma conosciuti sono: sonno verticale (quello ritenuto a torto il normale stato di veglia dell'uomo), sonno profondo, sogno. Nessuna psicologia e nessuna

filosofia sono proponibili se non si considera la possibilità nell'uomo di un quarto stato: lo stato di ricordo

di

sé, che è poi il reale stato di veglia.

Il

ricordo di sé - è il 'terribile segreto' dell'Ars Regia che tutti gli alchimisti si sono preoccupati di tenere

occulto nei loro scritti: è il « regime », l'« agente universale », il « fuoco lento » a cui la materia deve essere sottoposta per ottenere una trasformazione. Premettiamo che l'effettivo stato di ricordo di sé è uno stato EMOTIVO SUPERIORE, non un fenomeno intellettuale. Quando nel corso della presente trattazione ci riferiremo al ricordo di sé, ci staremo in realtà riferendo ai nostri tentativi di ricordarci di noi, cioè all'unico stato attualmente possibile per il neofita: uno stato ancora principalmente mentale, in cui ci si sforza di essere presenti per ricordarsi di sé. Con l'espressione « ricordo di sé » intendiamo quindi riferirci allo sforzo di ottenere questo stato, e non allo stato stesso. Attraverso gli sforzi ripetuti sarà però possibile attivare il 'centro emotivo superiore' ( il Cuore

) e quindi entrare nel reale ricordo di sé

Attraverso lo sforzo di ricordarci di noi tocchiamo con mano la totale assenza di Volontà che ci

contraddistingue

sforzarci ogni giorno di riuscire, non nell'ottenere un risultato, il risultato non interessa minimamente i

nostri scopi.

e questo è il nostro scopo.

ma non dobbiamo abbatterci a causa dei pessimi risultati. Il nostro lavoro consiste nello

Il ricordo di sé è il fenomeno più importante della Magia, dell'Alchimia e dell’esoterismo in genere. Compreso questo, l’uomo possiede la chiave per farsi progressivamente strada in altri stati di coscienza e acquisire nuovi poteri. Il ricordo di sé costruisce il « corpo astrale », o « corpo lunare », che permette la sopravvivenza dopo la morte, e anche il « corpo di gloria », cioè l'anima dell'individuo, che permette l'immmortalità assoluta. Sono due livelli iniziatici successivi. L'unico modo che abbiamo per capire cosa è il ricordo di sé è fare degli esercizi; esso non può essere compreso attraverso una spiegazione intellettuale

come un qualunque altro concetto. Si può conoscere la meccanicità solo cercando di contrastarla: se noi siamo nati in catene, se siamo nati in una prigione, fino a quando non proviamo a uscire e ci accorgiamo che è difficilissimo, non abbiamo alcuno strumento per capire di essere nati dentro un carcere. Fino a quando stiamo zitti e buoni dentro la nostra prigione tutto fila liscio, solo quando tentiamo di superare il muro perimetrale, e non ci riusciamo, comprendiamo che non siamo liberi e non lo siamo mai stati. Attraverso il persistente sforzo teso al ricordo di sé si produce una trasmutazione alchemica che consente di

costruire i "corpi sottili" e di trasferire in essi la nostra coscienza. Tali corpi sopravvivono alla morte del nostro corpo fisico. Stiamo quindi parlando di sopravvivenza alla morte e successivamente di « immortalità assoluta ».

Il nostro obiettivo consiste nel lavorare alla fabbricazione dei "corpi sottili", e al trasferimento della

coscienza dalla mente al Cuore, dove risiede il nostro vero Sé. Ciò si ottiene grazie ai ripetuti sforzi tesi verso il ricordo di sé, il controllo dell'immaginazione negativa, la trasmutazione delle emozioni negative in emozioni superiori (le emozioni del Cuore) e il lavoro con l'energia sessuale. Tuttavia è bene sottolineare che praticando tali metodi non ci stiamo limitando ad agire soltanto per il « corpo di gloria », poiché stiamo anche lavorando alla fissazione dei corpi "inferiori": l'« astrale » (o emotivo) e il « mentale », che nell'uomo ordinario non sono interamente sviluppati. Del « corpo mentale » si parla poco e anche io non mi soffermerò sulla costruzione di tale corpo, ma è bene si sappia che esiste questo passaggio intermedio fra il corpo astrale e il corpo dell'anima. La fissazione completa di tali corpi

consente di ottenere poteri sovranormali.

la pratica del ricordo di sé

1 -- Si tratta di ricordarsi di sé più a lungo che si può durante lo svolgimento di un'azione prolungata nel tempo. Un esercizio classico è il ricordo di sé mentre

-- laviamo i piatti;

ma le varianti possono essere molte:

--

spazziamo il pavimento,

--

scendiamo le scale,

--

ci laviamo i denti,

--

ci facciamo la barba,

--

ci depiliamo,

--

mangiamo un panino,

--

facciamo la doccia,

oppure nel tragitto fra l’automobile parcheggiata e il posto di lavoro, o fra casa nostra e la fermata

dell’autobus

Si tratta di fermare il lavorìo della mente, il "dialogo interno" della mente, tutte le volte che ci ricordiamo, e

sforzarci poi di rimanere presenti più a lungo possibile prima di ricadere nell'identificazione con i pensieri

e le immagini mentali. Dobbiamo concentrarci su quello che stiamo facendo rimanendo coscienti di noi, senza vagare con il pensiero. Non dobbiamo lasciare che il corpo fisico esegua il lavoro da solo

meccanicamente, dobbiamo accompagnare la sua attività con la nostra presenza qui-e-ora. Il corpo fisico

sa lavare benissimo i piatti anche se intanto la mente pensa all'ultimo film che ha visto, ma lo scopo

dell'esercizio è che TUTTO L'ESSERE lavi i piatti, non solo un corpo; dobbiamo rimanere pienamente coscienti di ciò che facciamo come se il corpo senza il nostro aiuto cosciente non potesse farlo. Mentre il

corpo lava i piatti la mente deve essere lì con lui, e non vagare per associazioni di pensiero come è abituata

a fare.

Per esempio, ricordiamoci di noi mentre ci spogliamo e ci svegliamo. Che sia la mattina prima di andare al lavoro, la sera quando torniamo, poco prima di andare a letto nell'indossare il piagiama, quando ci

troviamo nello spogliatoio della palestra o della piscina

ci infiliamo o ci togliamo i vestiti, cioè completamente presenti a quello che stiamo facendo, senza farci

distrarre da altri pensieri o da persone che richiamano la nostra attenzione. All'inzio può essere utile

ripetersi: "Mi sto infilando i pantaloni

altro Negli istanti in cui riusciamo a essere presenti sappiamo già che a breve ripiomberemo nel sonno. Ogni momento di presenza è una conquista. Mentre laviamo i piatti o ci spogliamo a tratti siamo presenti e a tratti ci identifichiamo con il contenuto della mente sognando a occhi aperti, immaginando situazioni e

Ogni attività che abbia una durata non eccessiva può essere utilizzata come esercizio.

dobbiamo restare "presenti a noi stessi" metnre

mi sto ricordando di me

non sono distratto da

e sono presente

dialoghi assortiti

ma per ora siamo schiavi e non possiamo evitarlo, non abbiamo sufficiente Volontà per

evitarlo, possiamo solo sforzarci di "tornare in noi" appena ce ne ricordiamo e prolungare questo stato di presenza finché ci è possibile. Noteremo presto che questi esercizi sono quindi un continuo andare e venire da uno stato di presenza a uno di assenza. Una continua lotta per rimanere desti. E la lotta contro la

meccanicità è ciò che ci serve per provocare la « cottura alchemica » delle sostanze che vanno a formare i nostri "corpi sottili". Nei primi tempi sarebbe bene non mischiare i differenti esercizi: è meglio concentrarsi per un’intera settimana su un unico esercizio e poi cambiare. Sette giorni è il periodo ideale. Dopo sette settimane si conclude un ciclo e se ne può cominciare uno successivo, mantenendo gli stessi esercizi oppure sostituendone qualcuno.

L'attenzione divisa. Praticando gli esercizi ci si accorge che il ricordo di sé implica il verificarsi di un particolare fenomeno detto « attenzione divisa », cioè la capacità di prestare attenzione a ciò che si sta facendo e contemporaneamente a se stessi. L'attenzione prende così due direzioni: una verso l'esterno e una verso l'interno. Nel corso della vita normale invece l'attenzione è monodirezionale, cioè la coscienza è interamente persa nell'evento esterno. Se una persona ci sta parlando noi siamo concentrati su di lei, la nostra coscienza è interamente PERSA in lei, annullata nell'avvenimento esterno. Quando ci si sforza di rimanere presenti ci si accorge che è possibile parlare con una persona prestando attenzione a quanto dice, e contemporaneamente ricordarsi di sé, cioè essere presenti a se stessi. Si può cioè tenere una parte dell'attenzione sempre rivolta verso l'interno. Questo sforzo fa sì che dentro di noi si strutturi il corpo dell'anima - e che la nostra coscienza divenga perciò immortale - e che il nostro centro di consapevolezza si sposti in esso. Accade che noi diveniamo progressivamente l'entità che osserva l’apparato psicofisico al lavoro, e non si identifica più interamente con esso, non si annulla più in esso. Questa entità è la coscienza extracerebrale, ciò che in oriente viene definito « il testimone », l'osservatore imparziale. Il nostro disidentificarci dalla macchina biologica, il rimanere presenti come osservatori mentre il corpo e la mente fanno qualcosa, fa sì che creiamo nuovi "corpi sottili" da abitare e simultaneamente ci identifichiamo con essi, cioè spostiamo la nostra coscienza in essi. I due processi vanno di pari passo.

Se mentre camminiamo per strada ci proponiamo fermamente di rimanere « svegli » fino all’incrocio

successivo, ma dopo qualche minuto sorprendiamo la nostra mente a fantasticare sopra gli argomenti più

svariati, allora ancora una volta ci siamo ‘dimenticati di noi’

Non abbiamo il controllo della nostra mente! Non abbiamo il controllo delle nostre emozioni! Non viviamo

la vita che scegliamo noi, ma solo quella della nostra macchina biologica.

A questo punto l’assenza di libero arbitrio diviene per noi un fatto indubitabile. Non dobbiamo affidarci alle teorie di qualche filosofo per decidere se l’uomo possiede oppure no una libera Volontà. Lo possiamo sperimentare sulla nostra pelle! Ma fino a quando non vengono attuate nella pratica, queste rimangono solo parole prive di utilità! Questo sito non è un ricettacolo di teorie esoteriche, ma un costante richiamo a lavorare su di sé!

ci siamo ‘addormentati’.

2 -- Questa seconda categoria di esercizi è molto differente dalla precedente: non si tratta infatti di ricordarsi di sé per un periodo prolungato (mentre laviamo i piatti o mentre camminiamo per strada), bensì

di ricordarsi di sé in corrispondenza di azioni distribuite lungo la giornata, e che possono anche giungere

all'improvviso (non possiamo infatti sapere quando squillerà il telefono o quando qualcuno ci rivolgerà la parola). Una mattina ci alziamo e prendiamo una decisione risoluta: "Oggi, mentre sono in ufficio, voglio ricordarmi di me tutte le volte che giro la maniglia di una porta per aprirla". Questo significa che ogni volta in cui stiamo aprendo una porta dobbiamo essere presenti e pensare: "Ecco, sono presente, sono cosciente di stare aprendo questa porta". Tornati a casa, oppure alla sera prima di andare a dormire, analizziamo la giornata e verifichiamo quante volte siamo riusciti a ricordarci di noi aprendo una porta. Se aprendo una porta non ci siamo mai fermati a pensare: "Ecco, ora ci sono, sono presente, sto aprendo la porta", allora non ci siamo mai ricordati di noi. Abbiamo aperto le porte nell'inconsapevolezza più totale, cioè nello stesso stato di sonno in cui abbiamo compiuto tutte le altre azioni nel corso della giornata. Aprire le porte con consapevolezza rappresenta un esercizio efficace perché ci si costringe a restare

presenti in un momento in cui è difficile esserlo, in quanto stiamo passando da un ambiente a un altro.

Questo è solo un esempio e le varianti adottabili sono molteplici. Possiamo fare sforzi per ricordarci di noi tutte le volte che:

--

apriamo la portiera di un'auto per salire o scendere,

--

saliamo o scendiamo da un autobus,

--

ci alziamo da una sedia o ci sediamo,

--

squilla un telefono (sia nostro che di altri),

--

portiamo il bicchiere alla bocca per bere qualcosa,

--

azioniamo la freccia alla guida dell'auto,

e così via.

Anche per questa pratica vale la regola dei sette giorni e delle sette settimane. I due diversi generi di esercizi possono essere alternati di settimana in settimana, in modo che dopo quattordici settimane abbiamo completato un ciclo di sette esercizi diversi per ognuno dei due tipi. Le varianti possiamo anche inventarle noi: scegliamo una qualunque azione e ci imponiamo di ricordarci di noi tutte le volte che la svolgiamo, tenendo conto del fatto che l'esercizio serve solo fino a quando ci costringe a compiere uno sforzo; quando

ci abituiamo perde la sua efficacia e si deve passare a un altro.

All'inizio probabilmente non ci ricorderemo mai, o addirittura non ci ricorderemo nemmeno di analizzare la

giornata alla sera per verificare se qualche volta siamo stati presenti durante il giorno. Ma se tutte le mattine per giorni e giorni ci riproponiamo di farlo, la situazione presto migliorerà. E' importante ribadire che un uomo risvegliato vive permanentemente in quello stato di ricordo di sé che noi fatichiamo a riprodurre solo per qualche istante nella nostra giornata, mentre stiamo mangiando o nel momento in cui squilla un telefono. Essere svegli significa, tra le altre cose, anche questo: ricordarsi continuamente di essere presenti. Non facciamo esercizi per ottenere risultati, i risultati non contano nulla, il risveglio non è altro che un costante TENDERE VERSO il risveglio, pertanto il nostro obiettivo è restare sempre in uno stato di sforzo verso il risveglio, e non raggiungere il traguardo di ricordarci di noi, né un qualunque altro traguardo. La trasmutazione alchemica si produce a causa dello sforzo, non del risultato. Il lavoro alchemico è un salto nel vuoto, è l'accettazione della propria eternità. Ma a questo stadio è difficile comprendere tale

affermazione.

continua

Testi sull'argomento:

LA PORTA DEL MAGO Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007) RISVEGLIO Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007) LA QUARTA VIA

P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1974 (1921-1946) FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1976 (1915-1923)

Robert Earl Burton, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1994 (1991) LA MACCHINA BIOLOGICA UMANA

E.

J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 1999 (1991)

IL

E.

J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 2004 (1989)

il ricordo di se’ ( parte II )

Ricordati di te stesso, idiota! (Gurdjieff, nascosto dietro le quinte, a Orage che sta parlando sul palco)

Se non possiamo controllare la macchina, siamo la macchina. Robert Earl Burton

esercizi di ricordo di sé più avanzati

Dopo aver acquisito dimestichezza con gli esercizi precedenti, si possono fare tentativi con esercizi che richiedono maggiore impegno. Ad esempio, molti trovano più difficile ricordarsi di sé quando sono in compagnia di altre persone. Fino a quando svolgono gli esercizi in solitudine riescono a mantenere una sufficiente concentrazione su se stessi, ma nel momento in cui devono prestare attenzione a ciò che fa o dice un'altra persona piombano nel sonno più completo.

Facciamo un esempio. Quando laviamo i piatti di norma non occorre un notevole grado di concentrazione, questa è infatti un'attività prevalentemente meccanica, il corpo la compie quasi da solo, tanto che la maggior parte del tempo possiamo permetterci di pensare a tutt'altro fantasticando con la mente. Un po' come accade

quando si guida su un'autostrada senza traffico: si può pensare ad altro o parlare con il passeggero, eppure la parte più meccanica del nostro cervello continua a guidare senza problemi. Se vogliamo svolgere l'esercizio di ricordo di sé mentre stiamo lavando i piatti dobbiamo portare l'attenzione

su di noi oltre che sulle consuete azioni necessarie a lavare i piatti ( attenzione divisa ). Dal momento che

tali azioni non ci impegnano mentalmente o emotivamente, ma solo fisicamente, l'esercizio risulterà relativamente - relativamente alla dimestichezza che abbiamo acquisito con tali esercizi - semplice. Dovremo infatti impiegare molte energie per dirigere l'attenzione verso l'interno, ma relativamente poche per fare sì che il nostro corpo continui a lavare i piatti. Se invece stiamo ascoltando una persona che parla siamo molto impegnati a livello mentale, e spesso lo siamo anche a livello emotivo. Se poi siamo noi a parlare, l'impegno è totale. In tali frangenti dividere l'attenzione fra esterno e interno diventa complesso. Sarà sufficiente provare per accorgersi di quanto sia difficile. Se mentre il nostro interlocutore parla noi ci sforziamo di ricordarci di noi, inevitabilmente perdiamo alcuni frammenti del suo discorso. Se la paura di perdere parte di ciò che sta dicendo l'altro è molta, saremo costretti a smettere di fare sforzi per il ricordo e farci assorbire completamente da ciò che dice

( identificarci ). L'unico modo per migliorare consiste nel provare e riprovare instancabilmente, magari cominciando con i dialoghi al telefono - in quanto la presenza fisica dell'interlocutore è fonte di ulteriore disturbo per il ricordo

di sé. Se possiamo guardare in faccia l'altra persona, e lei può guardare noi, siamo molto più coinvolti e

identificati con la situazione che si sta svolgendo, mentre al telefono il numero di sensi interessati all'esperienza è minore. Provando ci accorgeremo che nel momento in cui la mente deve comprendere il significato delle parole dell'altro, o deve pensare alla risposta da dare, perde la capacità ricordarsi di sé: o fa una cosa, o fa l'altra.

Non siamo abituati a dividere l'attenzione perché siamo sempre vissuti nell'identificazione completa con la nostra mente. Nessuno ci ha mai detto che possiamo essere un'"entità esterna" che osserva la mente al lavoro. Riusciamo a osservare il corpo che lava i piatti, ma ci è difficile osservare la mente mentre compie un ragionamento. Nell'istante in cui la mente deve rispondere, la nostra coscienza, che magari fino a un attimo prima era riuscita a restare presente, e quindi divisa, si riidentifica al cento per cento con la mente pensante. Questo è dovuto al fatto che noi possediamo ancora uno scarso controllo sulla nostra mente e sulle nostre emozioni, mentre ne abbiamo uno molto maggiore sul corpo fisico. Controllo e identificazione sono inversamente proporzionali: meno siamo identificati - cioè meno siamo coinvolti - con qualcosa, più ne abbiamo il controllo.

Un buon esercizio in preparazione al ricordo di sé in compagnia di altre persone può essere svolto mentre si guarda la televisione. In questo caso si è meno coinvolti perché ci si esercita in solitudine, ma allo stesso

tempo si lavora sulla disidentificazione dalla mente, cioè sul ricordarsi di sé mentre la mente segue i dialoghi

di un film o di una qualsiasi trasmissione. All'inizio non è semplice nemmeno questo, ma in ogni caso è

preferibile cominciare a compiere questo genere di sforzi davanti alla tv, uno strumento con il quale non

dobbiamo interagire in maniera attiva, che buttarsi subito nel mezzo di una conversazione dove il coinvolgimento è decisamente maggiore e il ricordo di sé diviene un'impresa titanica.

Altra possibilità è quella di sforzarsi di ricordarsi di sé mentre si legge. Ci si accorgerà presto che nei

momenti in cui si porta l'attenzione verso l'interno si perde il significato di ciò che si sta leggendo. Più precisamente: una parte di noi è ancora capace di svolgere una funzione automatica di lettura, ma la mente che deve comprendere il significato non riesce a lavorare in due direzioni contemporaneamente: o si ricorda

di

sé, o afferra il significato. E' consigliabile esercitarsi inizialmente con letture poco impegnative dal punto

di

vista del significato.

Ricordarsi di sé ogni volta che si inizia a parlare a qualcuno costituisce un altro buon esercizio. Appartiene alla categoria degli esercizi "istantanei". Il momento in cui parleremo ci coglierà sempre di sorpresa. Sul lavoro qualcuno ci farà una domanda e la risposta uscirà da noi meccanicamente. Solo al termine della conversazione ci accorgeremo di non esserci ricordati di noi quando abbiamo pronunciato le prime parole. Risulta interessante analizzare cosa accade in questo caso. Per esempio, decidiamo fermamente che ci ricorderemo di noi tutte le volte che rivolgeremo la parola a qualcuno durante le prossime tre ore. Non dobbiamo ricordarci di noi durante l'intera conversazione, il che costituirebbe già il passo successivo, ma solo al momento di pronunciare le prime parole. Nonostante il nostro fermo proposito, quando qualcuno ci interpellerà, le parole usciranno dalla nostra bocca come se fossero attirate dalle parole del nostro interlocutore, come se fossero una conseguenza inevitabile delle sue parole. Ciò dimostra che la nostra risposta in realtà non è mai pensata, ma è solo frutto di una reazione meccanica alla domanda dell'altro, o all'evento che abbiamo commentato. Il nostro parlare è sempre una reazione meccanica all'avvenimento esterno, perché noi, come coscienza, veniamo bypassati dalla nostra mente. La coscienza osservatrice ( il testimone ) e la mente razionale sono due cose completamente diverse. Non riusciamo a frenare la reazione meccanica della nostra mente, non ci ricordiamo nemmeno di farlo, perché il nostro parlare è un meccanismo che funziona nello stesso modo da decenni, e tutti intorno a noi ne sono ugualmente schiavi, pertanto non abbiamo un valido metro di paragone. Notiamo un evento esterno e reagiamo meccanicamente, pensando o parlando senza aver realmente pensato

in maniera cosciente, cioè con tutto il nostro essere in stato di presenza.

Possiamo veramente accorgerci che i nostri pensieri e le nostre parole sono meccanici - cioè reazioni meccaniche a stimoli sensoriali esterni solo quando proviamo a fermarli coscientemente per mezzo di tali esercizi. Altrimenti questa rimane una teoria come tante. Le conseguenze del parlare in stato di sonno anziché in stato di ricordo di sé sono sotto i nostri occhi tutti i giorni: i rapporti sociali su questo pianeta sono semplicemente disastrosi; e si va dal rapporto di coppia ai rapporti internazionali fra gli Stati.

Un altro buon esercizio consiste nel pensare "Io sono" non meno di una volta ogni ora, per tutto il giorno.

Questo serve a permeare di ricordo di sé l’intera giornata. Sarebbe meglio accompagnare il pensiero con un'inspirazione (pensando "Io") e un'espirazione (pensando "sono"). Ricordarsi di sé ogni volta che si pronuncia la parola "Io" costituisce un esercizio molto avanzato e difficile

da mettere in pratica. Purtuttavia a un certo grado del cammino sarà possibile eseguirlo e la sua efficacia è

assicurata. Anche mentre si mangia ci si può ricordare di sé. L’esercizio consiste nel rimanere presenti dal momento in cui si porta il cibo alla bocca a quando si inghiotte il boccone. Portare la propria attenzione sulla masticazione condiziona in maniera notevole l’assimilazione delle sostanze nutritive da parte dell’organismo; la presenza fa sì che cogliamo con maggiore profondità i sapori, estraiamo molta più energia dagli alimenti e di conseguenza percepiamo molto prima il senso di sazietà.

Ricordarsi di sé mentre si mangia spesso risulta difficoltoso per la presenza di altre persone che ci rivolgono

la

parola. In tal caso la buona regola di “non parlare con la bocca piena” può venirci in aiuto per consentirci

di

svolgere il nostro esercizio prima di dover rispondere a qualcuno.

Un contributo al ricordo di sé viene dato dallo sforzo di compiere delle semplici operazioni invertendo il lato con cui si compie l’azione. Per esempio, possiamo sforzarci di mangiare per una settimana con la mano sinistra invece che con la destra (o viceversa per chi è mancino) portando il cibo alla bocca con la mano sinistra e tagliando il pane con la mano sinistra. Lavarsi i denti, farsi la barba o depilarsi con la sinistra è un

altro buon metodo per costringersi a rimanere presenti durante queste attività.

All'interno di una scuola esoterica è possibile esercitarsi fra allievi, e questa è in effetti la soluzione migliore. Risulta infatti più semplice ricordarsi di sé mentre si ascolta o si parla con qualcuno che sappiamo si sta a sua volta sforzando di ricordarsi di sé. Questo permette di acquisire una certa sicurezza 'in famiglia', e sarà poi meno complicato fare sforzi quando ci si sposta all'esterno della scuola.

concentrare lo sforzo

Una importante raccomandazione è necessaria: concentrare tutto lo sforzo durante il tempo che si è deciso di dedicare all'esercizio e non cercare di ricordarsi di sé anche al di fuori di questo tempo. Per quanto riguarda la prima serie di esercizi, se ad esempio decidiamo di ricordarci di noi tutte le volte che ci alziamo da una sedia, dobbiamo decidere in anticipo per quanto tempo fare sforzi in questa direzione. Possiamo farlo per tutta la mattina, o durante le ore di lavoro in ufficio, o solo nel percorso dall'ufficio a casa, o esclusivamente dal momento in cui varchiamo la soglia di casa fino all'ora di cena, oppure possiamo decidere di fare sforzi per le prossime due ore indipendentemente da dove ci troveremo. E' importante stabilire un limite di inizio e fine. Non è di alcuna utilità fare sforzi indiscriminati per tutto il giorno, perché si perde in capacità di concentrazione e l'esercizio non risulta altrettanto efficace. A meno che non si stiano praticando esercizi che per la loro natura richiedono un'estensione illimitata (ad es. l'esercizio dell'"Io sono"). Dobbiamo avere molta pazienza e procedere per gradi, non dobbiamo farci prendere dall'ansia di voler fare tutto subito. Questa risulta a lungo andare la tecnica migliore per svegliarsi. Sono consigli che nascono dalla mia esperienza diretta.

Per quanto concerne gli esercizi di "ricordo di sé prolungato" vale lo stesso principio. Se decidiamo di ricordarci di noi mentre spazziamo il pavimento non dobbiamo fare alcun tentativo né prima né dopo. Se decidiamo di farlo per il tempo in cui viaggiamo sull'autobus, dal momento in cui scendiamo dobbiamo interrompere gli sforzi. Tuttavia nel breve tempo in cui decidiamo di concentrare gli sforzi tutta la nostra energia deve essere veicolata in quel tentativo. Se decidiamo di compiere sforzi per due ore, dobbiamo considerare quelle due ore come le ultime due ore della nostra vita. Sprecheremmo le nostre ultime due ore di vita per vagare con l'immaginazione da un pensiero all'altro senza alcuno scopo? Qualunque cosa succeda in quelle due ore noi ci ricorderemo di noi stessi! Questo deve essere l'atteggiamento. Sforzi prolungati per troppe ore lungo la giornata non portano a nulla. Sforzi concentrati ma potenti portano inevitabilmente al risveglio.

Approdare a un nuovo stato di coscienza significa anche entrare consapevolmente in una nuova dimensione:

la quarta dimensione. Questa dimensione è stata esaurientemente descritta da poeti, scrittori e chiaroveggenti, e la letteratura in merito è vasta (si vedano Arthur E. Powell e P.D. Ouspensky fra tutti). Penetrare in questa dimensione è come conquistare una fortezza nemica: dobbiamo organizzare dei raid mirati e potenti. Non possiamo combattere tutto il giorno con tutte le nostre truppe, perché ci esporremmo eccessivamente al fuoco nemico e dopo una settimana saremmo esausti. Attacchi di poche ore, ma portati regolarmente tutti i giorni, prima o poi ci consentiranno inevitabilmente di aprire una breccia nel muro nemico. Una volta aperta una breccia nella quarta dimensione, sarà più semplice penetrarvi le volte successive.

continua

Testi sull'argomento:

LA PORTA DEL MAGO Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007) RISVEGLIO Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007) LA QUARTA VIA P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1974 (1921-1946) FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1976 (1915-1923) IL RICORDO DI SE'

Robert Earl Burton, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1994 (1991) LA MACCHINA BIOLOGICA UMANA

E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 1999 (1991)

E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 2004 (1989)

il ricordo di se’ ( parte III )

Ricorda te stesso sempre e dovunque. Il ricordo di sé produce precisi mutamenti chimici che provocano la comparsa dell'essenza dell'essere umano. P.D. Ouspensky

L'attenzione divisa non produce risultati immediati e i centri superiori non possono sopraggiungere senza lo sforzo perseverante di molti anni. Svegliarsi è difficile, ma può essere fatto. E' impossibile svegliarsi senza dedicarsi totalmente alla propria evoluzione. Si è in errore se si pensa che siano sufficienti delle mezze misure. Robert Earl Burton

vedere il sonno

Un risultato importante che si ottiene dagli esercizi di ricordo è quello di toccare con mano il proprio stato ipnotico. Possiamo comprendere che se siamo svegli solo nei momenti in cui ci sforziamo di ricordarcelo, allora dormiamo e viviamo come burattini per tutto il resto della giornata. Prendiamo decisioni nel sonno, lavoriamo nel sonno, studiamo nel sonno, facciamo l'amore nel sonno, intratteniamo i rapporti umani nel

sonno.

Praticando gli esercizi, dopo un po’ di tempo, ci ricorderemo di noi - cioè saremo coscientemente presenti - anche al di fuori dei momenti stabiliti per l'esercizio. Magari camminando per strada improvvisamente ci ricorderemo di noi ("Ecco, sono presente, cammino e mi ricordo di me, non sto vagando fra i pensieri come al solito"), senza averlo prestabilito e senza aver fatto uno sforzo. In tal caso potremo approfittare della situazione mantenendo quello stato di presenza più a lungo possibile prima di ricadere nel sonno, ma, come detto in precedenza, non si devono fare sforzi al di fuori dello spazio riservato agli esercizi.

Nei momenti di ricordo, osservandoci con attenzione, possiamo cogliere la differenza fra lo stato di coscienza in cui ci ricordiamo di noi e lo stato in cui eravamo un attimo prima, quando non ci ricordavamo e stavamo dormendo. E' indispensabile portare avanti questo lavoro sul cogliere la differenza fra i due stati di coscienza. Dovremmo farlo ogni volta che ci è possibile, ossia ogni volta che ce ne ricordiamo. Se stiamo scendendo dall'autobus e ci ricordiamo di noi per un istante, se riusciamo cioè a essere presenti e non compiamo nel sonno quell'azione ("Ecco, ci sono, sono presente e sto scendendo dall'autobus"), possiamo sforzarci di prolungare questo stato cogliendo la differenza tra come siamo adesso e come eravamo qualche minuto prima sull'autobus: "Cosa facevo? A cosa ho pensato per tutto il tempo del viaggio? Se io sono presente solo ora, allora chi pensava e chi compiva le azioni al mio posto fino a poco prima? Nel sonno avrei potuto picchiare qualcuno reagendo a un'offesa, avrei potuto decidere di cambiare lavoro, o avrei potuto invaghirmi di una persona e risolvermi in seguito di sposarla." Vivere nel sonno è pericoloso, ma lo si può comprendere solo a un certo grado di risveglio. L'uomo comune, che non ha mai provato a svegliarsi, non puo’ essere cosciente del pericolo derivante dal trascorrere la propria vita nel sonno. D'altronde le cronache quotidiane illustrano in maniera soddisfacente le conseguenze della vita nel sonno. Siamo sonnambuli che camminano dormendo sul cornicione di un palazzo a venti metri da terra! Finché dormiamo sembra che vada tutto bene. Se, ad esempio, mentre mangiamo un panino proviamo a fare l'esercizio di ricordo di sé, possiamo

confrontare i momenti in cui siamo coscienti delle azioni che compiamo con quelli in cui invece mangiamo pensando a tutt'altro, e quindi in effetti non mangiamo nel vero senso del termine, perché il nostro corpo fisico mangia meccanicamente senza che noi ne siamo coscienti ("Adesso mangio e sono presente, porto il panino alla bocca e lo mordo, e ne sono cosciente. Ma un attimo prima dove ero mentre mangiavo? Perché

la mia autocoscienza non era qui con me?").

Il risveglio consiste nello sforzo di ricordarsi di sé e nel successivo confronto fra i momenti di ricordo, di effettiva presenza, e i momenti precedenti di sonno, di assenza. Se riusciamo a sentire dentro di noi in modo EMOTIVO questa sottile ma enorme differenza allora abbiamo compreso la differenza fra un essere umano che dorme e un essere umano che cerca di svegliarsi. Questo significa toccare con mano il proprio stato ipnotico, e sovente qualcuno ne rimane sconvolto.

volontà [thelema]

Il secondo scopo degli esercizi è sviluppare un ottimo grado di forza di Volontà - in greco Thelema, come

viene definita negli insegnamenti di Aleister Crowley - indispensabile in tutti gli aspetti del lavoro su di sé.

Quando lavoriamo sull'immaginazione negativa (il "dialogo interno" della nostra mente) e sulle emozioni negative, possiamo sfruttare la Volontà costruita grazie al ricordo di sé. Rammentiamo che l'uomo addormentato non possiede vera forza di Volontà, egli fa ciò che la vita gli

permette di fare; questo può anche consentirgli di divenire casualmente un uomo colto e di successo, ma non

di acquisire un reale potere sugli eventi circostanti. Il fatto che dobbiamo compiere degli sforzi immani per

combattere la meccanicità dei nostri atti e ricordarci di noi, è la dimostrazione di questa nostra incapacità di volere. Pensiamo di essere liberi di volere perché decidiamo cosa ordinare al ristorante, mentre in realtà non decidiamo nemmeno quello, i nostri meccanismi inconsci decidono, e loro decidono in base alle informazioni presenti nell’ambiente. Fingiamo di volere, mentre ci lasciamo trascinare da forze più grandi di noi. La forza di Volontà non è altro che la capacità di utilizzare l'energia. Gli esercizi sul ricordo aumentano la nostra capacità di disporre dell'energia. Quando cominciamo a svolgere questi esercizi per noi è un giorno storico, sacro, perché per la prima volta opponiamo resistenza cosciente alla meccanicità che ci ha sovrastati durante tutta la nostra vita. Per la prima volta ci sforziamo di decidere qualcosa: "Voglio essere io a stabilire cosa pensare e quando pensarlo, voglio decidere io se arrabbiarmi o no, se avere paura o no. Non voglio più essere schiavo". Un uomo nuovo sta nascendo in noi e ora vuole essere padrone in casa sua.

Dobbiamo diventare degli specialisti del ricordo di sé. Ci sono persone brave a giocare a scacchi, altre brave

in uno sport, altre ancora nel cucinare dolci o suonare uno strumento, e alcune sanno fare molto bene il loro

particolare lavoro

questione è di minore importanza. Non importa che lavoro facciamo per mantenerci, la nostra specializzazione deve diventare il ricordo di noi stessi. Questa è la nostra preoccupazione più grande:

svegliarci. E solo se questa attività diviene il nostro centro di gravità permanente per anni, allora possiamo sperare di svegliarci. Avere un lavoro o essere disoccupati non è di alcuna importanza se non si è svegli. Avere un partner o essere single non fa differenza finché si dorme. Nel sonno è tutto uguale. Ogni singolo sforzo compiuto nel tentativo di svegliarsi provoca una TRASMUTAZIONE ALCHEMICA:

durante questi tentativi di ricordo di sé si viene a creare un notevole attrito fra l'abitudine meccanica della nostra esistenza e il nostro voler diventare coscienti. Questo attrito genera un « fuoco », e questo Fuoco agisce sui nostri atomi per creare nuovi elementi più sottili che costituiranno i "corpi superiori", compreso il corpo dell'anima o « corpo di gloria ». Tale trasmutazione coinvolge anche lo sviluppo dei corpi emotivo

(astrale) e mentale, con la conseguente acquisizione di siddhi, i poteri inerenti il mago: capacità di viaggiare

in astrale, materializzare e smaterializzare oggetti, invocare ed evocare entità presenti sul piano astrale e sui

piani più alti. Quel punto di luce che è l'anima comincia ad aggregare gli atomi per costruire il suo nuovo corpo e il nostro centro di consapevolezza inizia a spostarsi in quella direzione, il nostro Cuore comincia ad aprirsi. Il primo giorno in cui compiamo sforzi qualcosa cambia per sempre in noi. Ovviamente, se gli sforzi si limiteranno a pochi mesi di tempo e non proseguiranno, non accadrà nulla di tangibile, ma un seme è stato comunque gettato.

noi siamo specializzati nel ricordo di noi stessi. Ci accorgeremo presto che ogni altra

difficoltà

Quando si inizia la pratica di esercizi per il ricordo di sé si possono verificare due condizioni in particolare:

si incontrano subito grosse difficoltà e non ci si ricorda nemmeno di fare gli esercizi, oppure si riesce molto

bene per qualche giorno o settimana, ma poi si subisce un rapido calo di energia e si abbandona tutto. Entrambi i comportamenti sono perfettamente normali. Per qualcuno all'inizio sarà difficile persino il ricordarsi di stabilire al mattino appena sveglio in quali occasioni si sforzerà di ricordarsi di sé durante il giorno. E' necessario trovare la forza di Volontà per eseguire almeno i passi iniziali. Il fatto che durante il giorno non riusciamo a essere presenti nemmeno una volta è perfettamente normale, ma se non ce lo imponiamo con forza non abbiamo speranza di migliorare. E' vitale non abbattersi in questa fase, per quanto possa durare a lungo, e ribadire ogni giorno il proprio desiderio di ricordarsi di sé. Teniamo a mente che lo scopo è sforzarsi, tendere verso, non raggiungere il risultato voluto. Paradossalmente l'esercizio funziona solo fino a quando non siamo in grado di farlo bene e ci sforziamo di farlo. Quando si riesce anche per una sola volta a essere presenti mentre si sta compiendo una delle azioni descritte negli esercizi, si deve assaporare quel momento cercando di prolungarlo: "Ecco, sono vivo, sono presente qui-e-ora, mi sto ricordando di me, sono in uno stato di coscienza diverso da quello in cui ero prima e diverso da quello in cui sarò fra qualche istante". All'inizio il lavoro è soprattutto mentale, si è costretti a ripetersi frasi simili, in cui si afferma di essere presenti; con il tempo diventerà uno stato interiore: ci si sentirà presenti senza alcun bisogno di ripeterselo; poi diverrà un fatto emozionale (EMOZIONALE SUPERIORE), e solo questo sarà il vero ricordo di sé!

Grazie al contatto con un sistema di pensiero nuovo e all'entusiasmo iniziale che ne deriva accade spesso che

si riesca a svolgere anche più esercizi nella stessa giornata e che ci si accorga subito della differenza fra i

momenti di presenza e quelli di sonno. Altrettanto spesso però accade che l'entusiasmo iniziale svanisca e si perda totalmente interesse per gli esercizi, se non addirittura per il lavoro su di sé in generale. I cali di energia devono essere previsti, perché sono ciclici e rispettano leggi ben precise su cui noi non abbiamo potere. Ma già il solo fatto di sapere che tali cali devono obbligatoriamente arrivare serve a non far precipitare l'individuo nell'abbattimento più completo. I cali devono avvenire perché così vogliono le leggi naturali, che sono cicliche. L'attenzione non va

concentrata sul tentativo di evitarli, bensì sui metodi per uscirne velocemente grazie a nuove immissioni di energia: leggere un libro, vedere un film particolare, parlare con persone che sono anche loro impegnate nel

lavoro, assistere a conferenze

La necessità di contrastare i cali ciclici di energia è forse il principale motivo

per cui non è possibile lavorare da soli e a un certo punto è indispensabile trovare una scuola.

Quando si intraprende la strada del risveglio e si decide di iniziare con gli sforzi per ricordarsi di sé, accade

di frequente che agli sguardi dei nostri conoscenti - paradossalmente - si appaia come più distratti e meno

presenti. Ciò è normale e accade perché non siamo abituati allo stato di ricordo di noi stessi, che è uno stato

di attenzione divisa. Il fatto di dividere l'attenzione, all'inizio, e per un lungo periodo, impiega tutte le nostre

energie, per cui succede spesso di dimenticare oggetti, di scordare gli appuntamenti, di girare nella via sbagliata, di non afferrare ciò che il nostro interlocutore sta dicendo. Sembriamo più assenti agli occhi degli altri proprio perché ci stiamo sforzando di fare qualcosa che non abbiamo mai fatto e nessuno fa mai: essere presente. Inoltre il risveglio ci modifica caratterialmente: tutto ciò che è superfluo nella nostra macchina biologica

progressivamente scompare. Di conseguenza alcuni potranno trovarci meno interessanti, o più noiosi, o più seri. In realtà non stiamo diventando meno interessanti, è solo che disidentificandoci dalla macchina e identificandoci con l'anima, non rispecchiamo più le aspettative della società, la quale si fonda sulle

caratteristiche della macchina biologica: l'essere al centro dell'attenzione, l'essere competitivi, il discutere con coinvolgimento degli argomenti futili più alla moda in un dato momento, esprimere inutili opinioni su

qualunque avvenimento

occhi di chi ha intrapreso un percorso di risveglio come noi, o di chi possiede anche solo una visione più

profonda dell'esistenza rispetto alla norma.

e così via. D'altra parte diventeremo sempre più interessanti e riconoscibili agli

economizzare l'energia

L'uomo ha in sé la capacità di costruire un nuovo corpo che gli permette di cogliere la quarta dimensione, una realtà completamente diversa da quella che percepisce nelle condizioni ordinarie, una realtà che agli altri risulta accessibile solo per mezzo delle droghe, ma per fare ciò ha bisogno di una quantità notevole di energia. All'inizio tale energia viene ricavata semplicemente dalla drastica riduzione degli sprechi. Un uomo

infatti, possiede già nella sua macchina biologica l'energia necessaria a iniziare il lavoro su di sé, ma non ne può disporre perché la disperde continuamente in attività inutili e dannose.

Il suo primo obiettivo deve essere quindi il risparmio di energia. Questo gli consentirà di disporre della

quantità di energia necessaria a fare sforzi per il ricordo di sé. Gli sforzi per ricordare se stessi necessitano di

molta energia. Tali sforzi con il tempo produrranno episodi di reale ricordo di sé, e questi faranno affluire ulteriore energia da reimpiegarsi nel lavoro. Per risparmiare energia dobbiamo lottare contro le abitudini che ci costringono a disperderla. Sprechiamo energia provando emozioni negative di ogni sorta (quando siamo in ansia, quando ci arrabbiamo con qualcuno, quando siamo nervosi, quando siamo depressi, ecc), sprechiamo energia lasciandoci ossessionare dall'immaginazione negativa (pensiamo a episodi spiacevoli che potrebbero accadere a noi o ai nostri cari, costruiamo dialoghi immaginari nella nostra testa, alimentiamo inutili fantasie di ogni sorta, realizzabili o irrealizzabili, ecc) e sprechiamo energia utilizzando male il nostro corpo (nel compiere ogni movimento contraiamo molti più muscoli di quelli necessari, assumiamo posture sbagliate, ecc).

Emozioni negative e immaginazione negativa verrano trattate nei successivi capitoli, mentre riguardo all'energia che viene sprecata a causa di un cattivo utilizzo del corpo accenneremo qualcosa subito. Ogni giorno disperdiamo una grande quantità di energia nella contrazione di muscoli che non sono interessati nel movimento che stiamo compiendo, oppure nella contrazione sproporzionata dei muscoli interessati in tale movimento. Ad esempio, nel semplice atto di piantare un chiodo in una parete contraiamo un inimmaginabile numero di muscoli che non dovrebbero venire coinvolti in quell'atto (muscoli del viso, delle spalle, delle gambe, ecc) e contraiamo sia i muscoli necessari che quelli non necessari con un'intensità sufficiente a trainare il vagone di un treno! Le posture che assumiamo durante il giorno e il nostro modo di camminare sono scandalosamente antieconomici. In particolare la contrazione dei muscoli del viso, che non è quasi mai necessaria, accompagna tutte le nostre attività (probabilmente avete i muscoli della fronte contratti anche adesso che state leggendo) e causa una fuoriuscita continua di preziosa energia. Ci sono molte persone che vivono l'intera giornata con la fronte aggrottata, lo sguardo corrucciato o la mandibola serrata; tanti digrignano i denti anche di notte. Tutti viviamo con i muscoli del collo e delle spalle - il trapezio - perennemente contratti. Se in questo momento portate la vostra attenzione alle spalle e provate a rilassarle vi accorgete di averle tenute contratte, senza motivo, fino ad ora. Rientra nell'opera di economizzazione dell'energia portare periodicamente durante la giornata la nostra attenzione sui muscoli del volto e cercare di rilassarli. Lo stesso deve essere fatto per il collo e le spalle. Ogni qualvolta ce ne ricordiamo, la postura che abbiamo assunto in un dato momento - per parlare, per scrivere o per aspettare il bus - deve essere osservata scrupolosamente, mettendo l'accento sui muscoli che non dovrebbero essere contratti e invece o sono, poiché non siamo consapevoli del nostro corpo e questo è quasi un estraneo per noi.

la gestione dell'energia

Un ultimo appunto riguarda l'afflusso di energia che accompagna gli esercizi di ricordo di sé. Un individuo che decide di fare sforzi a lungo e in maniera intensa consuma molto energia, ma allo stesso tempo il frutto

di questi sui sforzi - il ricordo di sé - introduce energia e innalza la sua frequenza vibratoria. Se egli non è

seguito da qualcuno che è’ più avanti di lui sul percorso del risveglio (e qui si ripresenta la necessità di lavorare all'interno di una scuola) non sa come utilizzare questa nuova energia, la quale, se non correttamente indirizzata, si riversa nella personalità ingigantendone le caratteristiche. L'individuo potrebbe andare incontro a maggiore irritabilità, nervosismo, mal di testa, crisi depressive, sbalzi d'umore, disarmonia nella capacità decisionale (scelte improvvise condotte in maniera irrazionale). E' dunque necessario che chi svolge tali esercizi si tenga sotto costante osservazione, diventi lo spettatore e

l'analizzatore di se stesso, dei suoi pensieri e delle sue emozioni, in modo da accorgersi di quando il suo carattere inizia a manifestarsi con toni esasperati. Quando si rilevano tali disarmonie è consigliabile interrompere ogni esercizio e concentrarsi esclusivamente sugli altri aspetti del lavoro di risveglio:

osservazione delle emozioni negative e controllo dell'immaginazione negativa.

Testi sull'argomento:

Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007)

Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007) LA QUARTA VIA P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1974 (1921-1946) FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1976 (1915-1923) IL RICORDO DI SE' Robert Earl Burton, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1994 (1991) LA MACCHINA BIOLOGICA UMANA

E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 1999 (1991)

E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 2004 (1989)

LE EMOZIONI NEGATIVE

Noi ci eleviamo inginocchiandoci,

Conquistiamo arrendendoci, Guadagniamo rinunziando.

il Maestro a Ercole, nel mito dell'Idra

Per mezzo del ricordo di sé si prende atto del proprio stato di addormentamento, si guadagna energia utile per il lavoro successivo, si sviluppa la forza di volontà, si acquisisce la capacità di essere presenti in corrispondenza di determinati eventi e, a livello alchemico, si costruiscono i corpi sottili, fra cui il più importante è il corpo dell'anima. Ma il ricordo di sé è solo una parte del lavoro. Per costruirsi un corpo immortale in grado si ospitare il Sé è indispensabile lavorare assiduamente su più fronti contemporaneamente. La parte più consistente e più difficile del lavoro va compiuta sull'immaginazione

negativa e sulle emozioni negative. Sia ben chiaro che lo stato di risveglio è uno stato « emozionale superiore », non mentale. La costruzione del corpo per l'anima e la conseguente apertura del Cuore sono fatti che concernono le emozioni superiori, cioè la capacità dell'uomo di guardare il mondo attraverso le emozioni superiori anziché attraverso le emozioni negative, e quindi di cogliere il Vero e il Bello.

Il corpo dell'anima è costituito di emozioni superiori e ci permetterà di vedere il mondo attraverso tali

emozioni. La nostra macchina biologica è invece costituita di immaginazione negativa ed emozioni negative

e ci costringe a vedere il mondo attraverso di esse.

Le emozioni superiori - e quindi il « corpo di gloria » - si sviluppano in due modi:

a) per mezzo del NUTRIMENTO che ci viene dalle cose belle che già adesso siamo in grado di vedere intorno a noi e che ci provocano emozioni superiori. Non dobbiamo farci sfuggire nessuna occasione per

cogliere più Bellezza che possiamo e per emozionarci di fronte a questa Bellezza: si va dalle manifestazioni artistiche agli eventi quotidiani che possono commuoverci. Dobbiamo educarci al Bello ponendo l'attenzione sul Bello che gli altri uomini manifestano. La percezione del Bello in una cosa o in una situazione provoca

emozioni superiori: amore, compassione, tenerezza, perdono,

rapido e sicuro per costruire il corpo dell'anima. b) attraverso un lavoro alchemico mirato sulle emozioni negative.

coltivare queste emozioni è il metodo più

incrementare le emozioni superiori che già siamo in grado di provare e sulla trasmutazione di quelle negative che ci impediscono di cogliere la realtà per come è intrappolandoci nell'illusione.

Si tenga ben presente che il lavoro su immaginazione ed emozioni negative deve iniziare parallelamente agli esercizi sul ricordo di sé. L'immaginazione negativa e le emozioni negative ci fanno perdere consistenti quantità di energia. Se non possediamo una sufficiente quantità di energia il ricordo di sé ci appare impossibile; esso infatti comporta un enorme dispendio di energie. Allo stesso tempo il riuscire a essere presenti - anche se non è ancora il vero ricordo di sé - ci permette di guadagnare energia. Se però dovessimo procedere con il lavoro sul ricordo di sé senza aggiungere un parallelo lavoro su immaginazione negativa ed emozioni negative, perderemmo in queste manifestazioni tutta l'energia guadagnata grazie ai momenti di ricordo. Un'arrabbiatura di qualche minuto, o qualche ora di depressione, possono far perdere la quantità di energia accumulata in settimane di sforzi per rimanere svegli. La manifestazione senza controllo di emozioni negative fa subire un crollo alla frequenza delle nostre vibrazioni, ci scarica energeticamente e avvelena le nostre cellule anziché favorirne la trasmutazione. Se non lavoriamo su di esse non facciamo altro che versare acqua in uno scolapasta e ci troviamo continuamente al punto di partenza. Inoltre l'energia acquisita nei momenti in cui ci ricordiamo di noi tende a seguire spontaneamente la linea di minor resistenza e va a rafforzare i vecchi schemi mentali e le vecchie emozioni negative della macchina, quindi, se entrambi non vengono sorvegliati fin dal primo momento, le nostre paure, le nostre rabbie e i nostri pregiudizi diventano sempre meno gestibili e il nostro stato diviene più penoso di quello da cui siamo partiti. Per inciso è utile rammentare - e non lo si rammenta mai abbastanza - che le pratiche di meditazione o di ricordo di sé non costituiscono di per sé stesse il lavoro di risveglio, e possono divenire pericolose quando non vengono inserite in un contesto di lavoro su di sé globale: l'energia che l'individuo accumula meditando o ricordandosi di sé scorre nei vecchi schemi mentali e nei vecchi schemi emotivi, peggiorando la sua situazione. Simili sono le conseguenze della recitazione di mantra: tale pratica, se non accompagnata da un lavoro di risveglio a 360 gradi, può portare a una tranquillità di natura ipnotica, che è esattamente il contrario di ciò che vorremmo ottenere. Non ci si lasci quindi ingannare dalle condizioni estatiche o dalle 'visioni' a carattere mistico che il persistere su alcune tecniche a volte provoca, perché tali manifestazioni quasi mai coincidono con un effettivo risveglio.

Un nuovo ambiente mentale

Le emozioni negative più comuni sono: rabbia, desiderio di vendetta, odio, invidia, ogni forma di gelosia, senso di colpa, depressione, frustrazione, lamentela, critica, nostalgia, malinconia, paura, ansia, dispiacere, senso di inadeguatezza, senso del possesso, senso di attaccamento alle cose e alle persone, tutti i generi di fastidio: verso chi non la pensa in modo giusto, verso chi non si comporta in modo giusto, ecc. Il lavoro sulle emozioni negative inizialmente è un lavoro mentale. Noi infatti proviamo emozioni negative perché le giustifichiamo mentalmente e quindi, per fare un buon lavoro, dobbiamo rivedere il nostro vecchio modo di ragionare. Di norma pensiamo che in certe occasioni sia giusto infastidirsi o arrabbiarsi, oppure provare ansia o essere depressi. La giustificazione di tali emozioni è radicata nel nostro inconscio, per cui esse possono ormai esprimersi meccanicamente senza dover affrontare alcun freno cosciente da parte dell'individuo. Gli unici freni alle emozioni negative sono quelli imposti dalla società, quindi non sono voluti, ma sono anch'essi divenuti inconsci e dunque meccanici. Pertanto quando esprimiamo le emozioni più 'basse', così come quando le reprimiamo, tutto avviene meccanicamente. La fase più importante del lavoro consiste nel convincere prima la mente conscia poi quella inconscia che le emozioni negative non hanno alcuna giustificazione. La mente giustifica le emozioni e le tiene vive, quindi sulla mente bisogna lavorare affinché si crei un « ambiente mentale » in cui le emozioni negative appaiono per quello che sono. Esse da un lato sono manifestazioni che ci sottraggono energia e ci fanno soffrire - se le consideriamo inevitabili e lasciamo che abbiano il sopravvento - dall'altro lato sono strumenti indispensabili alla nostra trasformazione - se cominciamo a osservarle e a lavorarci nel modo corretto. Vedremo più avanti quanto esse in realtà siano elementi insostituibili del nostro lavoro e non vadano quindi ritenute difetti della persona o manifestazioni sbagliate. Se esse esistono in noi c'è un motivo, non vanno perciò mai né

represse né eliminate. Esse rappresentano la fondamentale sostanza da cui ricaviamo le emozioni superiori e, di conseguenza, il nostro nuovo corpo. Ma per ora è bene aver chiaro quanto risulti dannoso giustificarle e appoggiarle.

Si lavora a partire dalla mente conscia introducendo le nuove idee che vengono trattate in questo sistema di pensiero. Abituandosi a pensare in maniera differente si creano nuovi schemi di pensiero nel corpo mentale

e questo fa sì che in seguito questi nuovi schemi diventino a loro volta inconsci e prendano il posto di quelli vecchi. Lo scopo di questo lavoro è fare in modo che al nascere dell'emozione negativa una parte della nostra coscienza non si identifichi completamente con essa, ma si ricordi di sé e assuma immediatamente il controllo della situazione cercando di opporre resistenza ai pensieri negativi che inevitabilmente accompagnano tale emozione, e tentando di non lasciarsi coinvolgere integralmente da essa. L'attrito che viene a crearsi durante questi tentativi di opporsi alla meccanicità consente la fabbricazione del corpo dell'anima.

Il passo successivo sarà non provare più emozioni negative e percepire tutto direttamente attraverso le

emozioni superiori. In questo modo i fatti del mondo che attraverso i vecchi schemi di pensiero venivano percepiti come brutti, dai nuovi schemi dell'anima vengono immediatamente percepiti per quello che

realmente sono oltre l'illusione: Bellezza allo stato puro.

Qualcuno potrebbe chiedersi: "Chi ci garantisce che non stiamo solo sostituendo vecchi meccanismi con nuovi meccanismi - come accade nell'ipnosi, nella programmazione mentale o nel pensiero positivo - e che in tutto questo l'anima c'entri veramente qualcosa?" Rispondiamo che il nostro è un lavoro COSCIENTE e VOLONTARIO; questo significa che per ottenere un cambiamento stiamo operando uno sforzo cosciente andando contro qualcosa che è MECCANICO e INVOLONTARIO. Se noi utilizziamo una qualsiasi forma di programmazione mentale alla fine del nostro lavoro rimaniamo addormentati esattamente come prima, con la sola differenza che adesso siamo schiavi di meccanismi differenti da quelli precedenti. Con il risveglio invece noi diventiamo liberi di provare le emozioni che vogliamo e di pensare ciò che vogliamo: vediamo la realtà sottostante l'illusione e di conseguenza possiamo scegliere se arrabbiarci oppure no; ma fino a quando non vediamo la realtà siamo costretti ad arrabbiarci senza alcuna possibilità di scelta. Deve esser chiaro che la differenza non sta nell'assumere un comportamento 'buono' piuttosto che uno 'cattivo' - rimanendo sempre limitati alla sfera della macchina biologica - bensì nel vedere o non vedere cosa sta accadendo realmente, e nella libertà di agire come più ci pare, magari anche con lo stesso comportamento di prima!

Psicoanalisi, pensiero positivo, ipnosi, programmazione neurolinguistica e molte altre tecniche si limitano ad agire nell'ambito della nostra macchina, permettendoci di ottenere una macchina che ci piace di più o che ci

è più utile nella vita sociale, ma non agiscono 'alla radice', non ci consentono di traslare il nostro centro di

consapevolezza dalla macchina biologica all'anima e non ci dischiudono la verità oltre le apparenze. Quando va bene ottengono come risultato la creazione di una prigione un po' più confortevole per noi e per chi ci circonda. Un'altra frequente domanda è: "Tutta la gioia e l'amore che si provano in questo nuovo stato non potrebbero essere frutto di un forte autoconvincimento che impedisce di vedere la vita con tutte le sue reali sofferenze? Non è forse un modo per fuggire alla vita entrando in un delirio di beatitudine allucinatoria?". Chi pone questa domanda lo fa da uno stato di coscienza diverso da quello risvegliato. Quando si è ancora identificati con la macchina può sorgere la paura di divenire vittime di un lavaggio del cervello di natura tale da annullare anche solo la possibilità del dubbio circa la veridicità del nuovo stato di coscienza. Ma questa paura può sorgere unicamente in un individuo che è ancora identificato con la sua mente e che immagina lo stato risvegliato come un 'diverso stato della mente', non come uno stato « sovramentale ». Nello stato

risvegliato si guarda a partire dall'anima e si vede la propria mente dal di fuori, la si guarda mentre lavora e pensa; è qualcosa di totalmente diverso da ogni fenomeno possiamo immaginare adesso utilizzando la nostra mente. Se lo si immagina unicamente come un differente stato della propria mente, magari più gioioso e rilassato, allora non si è capito nulla, e possono ancora sorgere domande come la precedente. Ma quando si è in quello stato si può solo ridere di tali domande!

Perché le emozioni negative non sono giustificabili e vanno trasformate?

a) Le emozioni negative nascono dall'incapacità di vedere quello che veramente accade nel mondo intorno a noi; se noi vedessimo la realtà non proveremmo mai emozioni negative. Inoltre la loro manifestazione incontrollata le rende più forti e aumenta questa incapacità di vedere innescando un circolo vizioso: più siamo depressi, più vediamo il

mondo brutto, più lo vediamo brutto più ci deprimiamo. Noi crediamo che un evento esterno oggettivo causi il nostro fastidio, invece sono i vecchi schemi di pensiero che abbiamo dentro - i pregiudizi sulla realtà - a farci vedere un determinato evento così come lo vediamo; e un evento visto dall'interno degli schemi di pensiero della macchina risulta completamente falsato. Tutti i Maestri risvegliati affermano che il mondo è Bello. Essi vivono in un costante stato di Gioia dovuto a un senso

di innamoramento per la vita che li pervade in maniera stabile. Se noi viviamo nella sofferenza anziché nella Gioia ciò

è dovuto alla cronica incapacità della macchina di percepire la Bellezza della realtà. Siamo ciechi. Non abbiamo occhi per vedere. Quest'affermazione deve entrare a far parte del nostro intero essere. Non siamo in grado di vedere cosa sta accadendo, quindi ogni nostra opinione sul mondo è allucinata già alla radice. I meccanismi della macchina ci impediscono SEMPRE di vedere la realtà, e ogni emozione negativa aggiunge un velo

ulteriore, perché rafforza la nostra fede nella veridicità dell'allucinazione che abbiamo sotto gli occhi, immergendoci

in un circolo vizioso di falsità.

Gesù chiamava la nostra dimensione il "mondo della menzogna", Budda la definiva l'illusione, nella tradizione indù si parla di Maya. Riportiamo un esempio: un uomo ruba il portafoglio a un altro. Non è vero, non è mai successo, su questo pianeta nessuno può rubare qualcosa a qualcuno; in realtà sta accadendo tutt'altro, ma dall'interno dei nostri schemi mentali

potremmo giurare di vedere un uomo che ruba il portafoglio a un altro. L'illusorietà di quanto percepiamo è un concetto difficile da afferrare per chi è sempre vissuto in un'allucinazione, perché l'allucinazione è consensuale, cioè tutti la condividono e la confermano. Ma chi è uscito dall'allucinazione vede con certezza che nessuno può rubare portafogli.

A livello fisico si muovono certe energie, quindi quell'uomo sta effettivamente compiendo quell'azione, ma non ha

niente a che vedere col rubare qualcosa a qualcuno. Lo stesso vale per l'omicidio: due uomini compiono delle azioni

uno rispetto all'altro, ma il fatto che uno abbia ucciso l'altro è un'invenzione della nostra macchina, un'interpretazione fornita dai nostri meccanismi condizionati, dai nostri pregiudizi mentali. Sulla Terra non è mai accaduto che qualcuno uccidesse qualcun altro!

Approfondiamo questo primo punto perché è quello fondamentale. Ci accade un evento: qualcuno fa un'affermazione dispregiativa nei nostri confronti. Noi non possiamo ancora usare il Cuore per vedere cosa è accaduto realmente perché non siamo identificati con il sé, l'anima, pertanto la nostra macchina interpreta l'evento secondo i suoi schemi meccanici: "Mi hanno insultato". L'interpretazione mentale della macchina ci

fa provare un'emozione negativa: ci arrabbiamo. L'emozione negativa abbassa la frequenza delle nostre

vibrazioni - cioè aggiunge un ulteriore velo all'illusione - e ci rende ancor più distanti dalla realtà. Meno

vediamo, più tutto diventa allucinato, quindi rispondiamo all'insulto

ulteriormente

Diventa più chiaro adesso perché si è detto che il lavoro va inizialmente condotto sulla mente. Il processo di alterazione della realtà inizia sempre da una interpretazione errata da parte della mente della macchina, e

avviene inconsciamente, cioè prima che la nostra parte conscia abbia il tempo di intervenire in qualsiasi modo. Al fine di imparare a cogliere la realtà attraverso emozioni superiori il lavoro più arduo va compiuto prima a livello della mente cercando di convincere la personalità che allo stato attuale non è in grado di conoscere nulla circa gli eventi che le accadono.

l'altra persona si esaspera

e poi si arriva alle grida e alla rissa in una spirale discendente.

b) Le emozioni negative ci privano dell'energia necessaria al risveglio. Praticando gli esercizi per il ricordo

di sé ci accorgiamo presto che per risvegliarsi occorrono grandi quantità di energia, perché si tratta di

mantenere un livello di attenzione elevatissimo e, soprattutto, di costruire un nuovo corpo con le nostre stesse forze. Il motivo per cui a volte il ricordo di sé sembra impossibile è proprio la mancanza di energia. Se avessimo più energia potremmo fare più sforzi per ricordarci di noi, e questo ci sveglierebbe alle dimensioni superiori e costruirebbe il nostro corpo dell'anima. La lamentela, le arrabbiature, il nervosismo, il fastidio verso cose o persone, il continuo dialogo interiore della mente, scaricano all'esterno la preziosa energia che invece dovremmo utilizzare per la nostra trasformazione. Se l'obiettivo ci appare inarrivabile il motivo è che manifestiamo emozioni negative e ci perdiamo nell'immaginazione negativa.

c)

Le emozioni negative, così come gli schemi di pensiero che ne sono all'origine e che le giustificano, non

appartengono a noi: sono fenomeni esterni a noi. L'anima utilizza una macchina biologica, la quale ha un

suo modo di pensare circa il mondo e di conseguenza prova certe emozioni

Noi non siamo la nostra macchina, bensì un'anima che attualmente è identificata con una macchina. L'anima è identificata con la macchina perché attualmente non possiede un altro corpo attraverso cui manifestarsi. Noi possiamo costruirle questo corpo utilizzando e trasformando gli elementi stessi della macchina.

Inoltre ciò che costituisce la macchina con cui siamo identificati è materiale preso dal pianeta, materiale che

la macchina attira a sé per « simpatia vibratoria ». Essa entra continuamente in risonanza con pensieri ed

emozioni che attraversano l'atmosfera del pianeta. Quando noi proviamo un'emozione negativa ci stiamo stupidamente identificando con oggetti emotivi che passano nell'aria e che la nostra mente ha attratto a sé e ha fatto suoi. Se la nostra mente pensasse in maniera corretta, al sopraggiungere di un certo pensiero e di una certa emozione non li giustificherebbe, ma li riconoscerebbe come oggetti di passaggio inutili e assurdi e non si identificherebbe con essi. Invece la nostra mente è convinta che quelle emozioni siano sue, che sia giusto provarle e che non esista modo per smettere di provarle! L'emozione negativa che viaggia nell'aria è solo una vibrazione con una certa frequenza, non un pensiero definito, già formato. Per esempio, mentre siamo in coda alla posta nell'atmosfera girano determinate vibrazioni di bassa natura emanate dalle altre persone in coda che si lamentano. Ammettiamo che si lamentino perché stanno pagando bollette troppo care, ma noi non ci sentiamo minimamente coinvolti

perché non dobbiamo pagare delle bollette. Tali vibrazioni investono comunque la nostra macchina. Se ci arrivasse un pensiero di lamentela rivolto in modo specifico alle bollette noi lo riconosceremmo subito come non nostro e lo scacceremmo, perché in tal caso ci accorgeremmo di non avere nessun motivo razionale per lamentarci. Il problema è che arriva solo una vibrazione, non un pensiero già costruito, e tale

vibrazione entra in risonanza con una vibrazione corrispondente che si trova già fra i nostri meccanismi, cioè qualcosa che ci appartiene. Se già in partenza all'interno della nostra macchina non esistesse alcuna tendenza verso queste manifestazioni basse, non attireremmo più emozioni e pensieri di natura bassa. Ma se noi solitamente ci lamentiamo del governo, o dell'economia mondiale, possediamo comunque la vibrazione della lamentela già dentro di noi, quindi entriamo in risonanza con quella vibrazione di lamentela che c'è in coda alla posta, con

la sola differenza che noi cominceremo a costruire pensieri di lamentela circa il governo, non circa le

bollette troppo care, e a provare emozioni negative conseguenti a quel pensiero.

In questo modo, anche se tali basse vibrazioni sono oggetti estranei a noi, noi non li riconosciamo come

estranei, perché li coloriamo con la nostra personale sfumatura di pensiero (il governo, piuttosto che l'economia, la guerra o la pettinatura del nostro partner), dunque li riteniamo nostri e li alimentiamo rimuginandoli a lungo. L'emozione negativa è un'energia dotata di una certa frequenza piuttosto bassa che entra nella nostra macchina seguendo la « linea di minor resistenza » che qui trova, cioè seguendo il canale più largo che si è formato in noi grazie alle nostre abitudini di pensiero. Lavorando assiduamente su pensieri ed emozioni negative facciamo sì che anche le tendenze interiori che già sono radicate dentro di noi (per cause genetiche e abitudini socio-ambientali) con il tempo si affievoliscano, fino a scomparire. Evitando di alimentarle a ogni occasione esse infatti progressivamente muoiono per mancanza di cibo.

ma tutto ciò non siamo noi.

d)

Le emozioni negative vanno a inquinare il piano emotivo del pianeta, e contemporaneamente gli schemi

di

pensiero che le sottendono vanno a inquinare il piano mentale del pianeta. Ogni volta che ci

abbandoniamo a una emozione negativa danneggiamo tutti gli abitanti del pianeta, i quali grazie a noi

troveranno più facile arrabbiarsi, lamentarsi o sentirsi frustrati. Chi causa l'odio e la guerra nel mondo? Noi, ogni volta che siamo in guerra con qualcuno e proviamo odio. Vogliamo la pace ma lavoriamo in maniera sistematica contro la pace tutte le volte che durante il giorno

critichiamo il comportamento di qualcuno

critiche e i nostri bisticci coi parenti si riverberano nell'atmosfera emotiva del pianeta e vanno a inasprire i conflitti che già ci sono in tutto il mondo. Guerra, sfruttamento e prevaricazione che sono dentro di noi sono la causa degli stessi fenomeni a livello planetario. Se da qualche parte ci sono dei bambini costretti a lavorare dodici ore al giorno i responsabili

siamo proprio noi

operato dalle multinazionali e poi riempiamo l'atmosfera di escrementi provando emozioni negative alla

compreso il comportamento di chi fa la guerra. Le nostre

si

proprio noi che abbiamo firmato la petizione contro lo sfruttamento minorile

vista di un certo uomo politico o di un certo nostro parente. Inquiniamo la stessa atmosfera emotiva e la stessa atmosfera mentale in cui crescono le nuove generazioni di bambini, i quali dopo pochi anni sono già pieni di emozioni negative e pensieri di una banalità e di una uniformità sconcertanti. Fino a quando emetteremo anche una sola emozione negativa saremo corresponsabili dell'odio fra ebrei e palestinesi così come del terrorismo internazionale, il quale si alimenta proprio grazie al nostro contributo. Si sta parlando di un fenomeno perfettamente fisico, non morale.

e)

Le emozioni negative e gli schemi di pensiero che le sottendono - la separatività, la competitività, il senso

di

inadeguatezza - servono da nutrimento alle entità che si trovano sugli altri piani del globo terrestre.

Abbiamo appena parlato di inquinamento emotivo e mentale causato dalle vibrazioni emotive e mentali emesse dalle macchine umane, che vanno a unirsi a quelle che già appestano l'atmosfera e poi ricadono sugli uomini stessi. Accenniamo adesso ai defunti che abitano i piani sottili del pianeta. Ebbene questi defunti solitamente si aggirano intorno a noi, si nutrono delle nostre emanazioni più basse e fanno di tutto perché noi ne emettiamo sempre di più influenzando il nostro comportamento. Questo nutrimento non è per nulla metaforico, ma è reale e tangibile per chiunque sia chiaroveggente. Uguale condotta segue un altro genere di entità, ancora più pericoloso: i diavoli, cioè gli esseri della divisione. Anche queste entità vivono nutrendosi di ogni nostro pensiero separativo e di ogni nostra emozione negativa. All'inizio essi si precipitano su di noi non appena cominciamo a emettere rabbia, odio,

depressione, frustrazione e così via, succhiando letteralmente la vibrazione da noi emessa e ingrassandosi di essa. Ma dopo breve essi ci circondano quotidianamente, entrano in simbiosi con noi, tanto che a un certo punto noi viviamo solo per fornire cibo a loro. Ci spingono a emettere vibrazioni sempre più basse e in numero sempre maggiore, perché tali vibrazioni per loro sono di importanza vitale. Non stiamo ancora parlando di casi di completa possessione da parte di entità dei piani più sottili - sebbene anche questo sia un fenomeno frequente - ma della situazione in cui ognuno di noi, chi più chi meno, agisce quotidianamente: siamo circondati da schiere di diavoli che ci spingono alla guerra, all'odio, allo sfruttamento del prossimo. Vorremmo a questo punto far notare che noi non siamo vittime inermi, ma corresponsabili del fatto che essi

ci usano come amplificatori di emozioni basse sulla Terra, e lo siamo nella misura in cui diveniamo

consapevoli di poterci liberare ma non lo facciamo. In questo particolare periodo storico di risveglio per la Terra e per l'umanità tali entità si organizzano continuamente a livello planetario per impedire con qualsiasi

mezzo che gli uomini aprano il proprio Cuore e che smettano così di produrre cibo per loro. Noi tutti i giorni possiamo scegliere di lavorare consapevolmente su noi stessi, e quindi produrre energia per l'evoluzione della Terra e del Sistema Solare, oppure possiamo scegliere di vivere nella normalità, continuando a fornire energia a queste infime entità. Esattamente come ogni altro essere vivente occupiamo una precisa posizione nella catena evolutiva dell'universo: mangiamo e siamo mangiati. Volenti o nolenti l'energia che produciamo alimenta comunque delle forze superiori a noi che di tale energia si cibano e che grazie a essa crescono. Noi possiamo però decidere la qualità dell'energia prodotta, la quale andrà così ad

alimentare certe forze piuttosto che altre, angeli piuttosto che diavoli. (Per saperne di più su queste entità e

su

come operano rimando all'esauriente articolo "Vendere l'anima al diavolo").

f)

Trasformando le emozioni negative da esse si ricavano le emozioni del Cuore, le emozioni superiori. La

trasmutazione delle emozioni negative in emozioni superiori è un raffinato processo alchemico. La vera al- kimiya è il lavoro che l'uomo compie su di sé per costruire il corpo dell'anima trasmutando le emozioni provate dalla macchina da negative in superiori. Per farlo deve essere presente, deve ricordarsi di sé, durante l'espressione delle emozioni negative. Ribadiamo che il nostro nuovo corpo deve essere interamente

costruito con le emozioni superiori. Ciò consente di percepire il mondo emozionalmente anziché mentalmente, attraverso le emozioni superiori anziché i vecchi schemi di pensiero e le emozioni negative. La maggior parte di noi prova già delle emozioni superiori. Ogni volta che perdoniamo, ci commuoviamo,

proviamo amore disinteressato, o compassione (non pietà) siamo nelle emozioni superiori, e questo può accadere perché in realtà il corpo della nostra anima è in una certa misura già sviluppato (in qualcuno molto,

in qualcuno quasi per nulla), ma senza un preciso lavoro su di sé questi rimarranno eventi sporadici e fuori

dal nostro controllo. Noi vogliamo poter provare gioia quando lo vogliamo, indipendentemente dal mondo esterno, utilizzando le potenzialità del « corpo di gloria » e del suo organo di espressione: il Cuore.

Testi sull'argomento:

OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006) RISVEGLIO Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007) IL POTERE DI ADESSO Eckhart Tolle, Armenia, Milano 2004 (1997) IL POTERE DELLA KABBALAH Yehuda Berg, Tea, Milano 2005 (2004) L'APERTURA DEL CAMMINO Isha Schwaller de Lubicz, Edizioni Riza, Milano 1999 (1985) LA MACCHINA BIOLOGICA UMANA E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 1999 (1991)

IMMAGINAZIONE NEGATIVA

Ogni secondo di « ricordo di sé » penetra l'"immaginazione" e apre una breccia nell'eternità. Robert E. Burton

Abbiamo constatato quanto sia pericoloso giustificare e alimentare le emozioni negative, ma abbiamo altresì constatato che esse sono la base di partenza per la nostra futura gioia e per la fabbricazione dei "corpi sottili". Adesso possiamo decidere di lavorare con la "materia emozionale", però, dal momento che una grande percentuale di emozioni negative origina dall'immaginazione negativa si dovrà compiere un parallelo

e

attento lavoro anche su quest'ultima. Per amor di precisione apriamo quindi una parentesi dove illustriamo

la

differenza fra immaginazione negativa e « visualizzazione ».

Immaginazione negativa. Rientra sotto questa dicitura ogni genere di immaginazione o "dialogo interno" che avviene nella nostra macchina biologica e non è da noi né voluto né controllato. La sua pericolosità sta

in due caratteristiche:

a) da essa trae origine la maggior parte delle emozioni negative che proviamo durante la giornata; b) essa è in grado di far riaffiorare e poi alimentare un'emozione negativa anche a distanza di ore, giorni o

mesi dall'evento che ha causato tale emozione. Facciamo qualche esempio del primo genere: alla vigilia di un esame o di un colloquio di lavoro la nostra mente comincia a costruire situazioni immaginarie che incrementano la tensione e la paura. Alla vigilia di un incontro con un parente per il quale non proviamo alcuna simpatia la nostra mente costruisce dialoghi immaginari in cui si arriva agli insulti o alle percosse. Mentre il nostro partner è in vacanza con amici la nostra mente immagina senza freno situazioni di tradimento oppure disgrazie come incidenti o malattie. L'ipocondria è immaginazione negativa. Ogni pensiero ossessivo origina dall'immaginazione negativa. Tutte queste immaginazioni fanno fremere la nostra macchina a livello emotivo come se stessimo vivendo le situazioni immaginate. Facciamo ora qualche esempio del secondo genere di immaginazione negativa: dopo un incidente stradale nel quale ci siamo infuriati con l'altro automobilista andiamo a casa e trascorriamo ore a pensare a cosa gli avremmo detto o a cosa gli avremmo fatto, riprovando così la stessa emozione di rabbia e frustrazione. Ripensando a una situazione spaventosa riproviamo ripetutamente la stessa paura e ripensando al partner che

ci ha lasciato riproviamo per mesi la stessa nostalgia per i momenti belli passati insieme. Ripensando a quel

politico o a quell'evento sociale inaudito costruiamo mentalmente situazioni in cui noi litighiamo con quel

politico o interveniamo con violenza per risolvere una situazione; allora la nostra macchina vibra di fastidio

o rabbia.

Le emozioni negative scaturite dall'immaginazione negativa producono sull'ambiente tutti gli effetti descritti

nel capitolo sulle emozioni negative. Il fatto che tutto avvenga nella nostra mente non fa alcuna differenza,

in quanto la macchina quando pensa emette le sue basse vibrazioni e i suoi pensieri-spazzatura nello spazio.

A ben guardare fanno parte dell'immaginazione negativa pure tutti quei "dialoghi interni" e quelle scene da

film che la nostra mente immagina e che non producono emozioni negative, ma ci fanno invece provare piacere o gratificazione personale. Nei nostri sogni a occhi aperti immaginiamo di vincere alla lotteria, di

avere un incontro amoroso con un famoso attore, di avere successo sul lavoro, di fare un bel discorso con gli amici, di essere gli eroi o i Maestri in mille situazioni. Anche tutti i 'sogni a occhi aperti' riguardanti il nostro partner, di cui siamo follemente innamorati, rientrano nell'immaginazine negativa, e un giorno, quando ci abbandonerà, invece che dai sogni saremo ossessionati

da scene di gelosia, violenza, vendetta e disperazione.

Inizialmente i 'sogni a occhi aperti' non causano rabbia o paura, tuttavia possono causare emozioni di gratificazione, euforia, senso di esaltazione personale che appartengono sempre al mondo della macchina e che, in quanto tali, sono anch'esse frutto di una visione alterata della realtà. Con il loro manifestarsi rendono tale visione sempre più allucinata, inoltre, prima o poi, richiameranno inevitabilmente - per effetto della Legge di Compensazione - una dose corrispondente di emozioni negative (vedi l'euforia dovuta all'innamoramento e le corrispondenti rabbia e depressione dovute all'abbandono). Resta il fatto che quando cominciamo a contrastare l'immaginazone negativa, all'inizio ci conviene concentrare la nostra attenzione su quei pensieri direttamente collegati a emozioni negative (lamentela, rabbia, giudizio, ansia, tensione, ecc), perché più dannosi dal punto di vista dello spreco di energia e più facilmente distinguibili nella miriade di oziosi pensieri quotidiani.

Visualizzazione. Accenniamo alla visualizzazione perché tale concetto viene talvolta confuso con quello di immaginazione negativa e si pensa che eliminare quest'ultima significhi togliere all'uomo anche la sua facoltà di sognare e di creare. Niente paura, queste magnifiche facoltà umane permangono e fanno appunto parte della visualizzazione. Questa è l'indispensabile capacità di immaginare e costruire col pensiero in maniera voluta e cosciente. Immaginare cosa si dirà prima di un incontro importante è molto utile se lo si fa in maniera controllata, cioè

senza ripetere le stesse scene ossessivamente per decine di volte e, soprattutto, senza scivolare nella tensione

e nell'ansia (emozioni negative).

Anche ricostruire la scena di un incidente o il filo dei discorsi che si sono fatti in una certa occasione è molto

utile ed è anche un buon esercizio di addestramento della mente, ma anche qui è indispensabile non farlo con il fine di replicare le stesse basse emozioni - il che rientrerebbe nell'immaginazione negativa. Inoltre la visualizzazione è un elemento importante della creatività: gli artisti creano i mondi che poi rappresentantano nelle loro opere immaginandoli, ma ciò è ben diverso dal sognare a occhi aperti di vincere alla lotteria o di diventare un messia che salva l'umanità.

Ricordo di sé. Durante la giornata, ogni volta che ce ne ricordiamo, dobbiamo chiederci cosa stiamo pensando e perché. È sufficiente porsi una domanda: "Avevo il controllo di ciò che stavo pensando, oppure no?". Tutte le volte che non siamo stati noi a voler iniziare coscientemente un certo processo di immaginazione, ciò significa che esso è venuto da sé e ci sta usando, rubandoci preziosa energia. È pertanto meglio interromperlo iniziando un'attività che tenga occupata la mente e le impedisca di sprecare le nostre forze nel sogno a occhi aperti. Come un giovane fiorente d'un tratto si accorgesse di tenere legata al collo la carogna di una serpe o una carogna di cane o una carogna umana e spaventato, raccapricciando e rabbrividendo, subito se la strappasse e la gettasse via. (Majjhimonikáyo, XX) Su tutto questo, nota: in primo luogo, che è necessario arrestare il pensiero o sentimento al suo apparire. Va come colto al volo, prima che prenda terra nella tua anima e vi si diffonda. Previeni. Soffoca in germe. Fatti agile, labile, pronto a distaccarti e a sottrarti. Abraxa, Gruppo di Ur

Il modo migliore per gestire l'immaginazione negativa è il ricordo di sé. Nel momento in cui cominciamo a

essere ossessionati da pensieri disturbanti - gelosia, ansia, paura o giudizio verso gli altri - dobbiamo portare l'attenzione su noi stessi, sul qui-e-ora. Non è importante l'oggetto della nostra immaginazione negativa, ma

solo il fatto che in quel momento non ci stiamo ricordando di noi e siamo totalmente identificati con i

meccanismi psicologici della personalità. A noi pare un argomento di importanza vitale, qualcosa di essenziale per la nostra vita, invece è solo frutto dell'illusione provocata dalla macchina biologica. Il ricordo

di sé è vera vita, mentre l'identificazione con qualche problema della personalità è tempo perso

sia l'oggetto delle nostre preoccupazioni. Non c'è differenza fra i vari argomenti; l'unica differenza è fra

qualunque

"sonno" e ricordo di sé. La personalità è la nostra parte animale, ed essa avrà sempre un motivo per lamentarsi, per essere infelice o ansiosa. Ciò che deve morire avrà sempre paura di morire.

Talvolta l'identificazione con un problema può essere davvero pesante e le emozioni negative molto dolorose e durature. Solo nella misura in cui ci siamo esercitati nel ricordo di noi stessi durante i momenti più tranquilli della nostra vita, troveremo la forza per ricordarci di noi nel corso dei periodi difficili. Non si può sperare di svolgere qualche esercizio ogni tanto e poi saper affrontare con equilibrio una disgrazia. Si raccoglie solo ciò che si è seminato. In ogni caso lo scopo non è scappare dalla sofferenza: il ricordo di sé non permette l'estinzione della sofferenza e dei pensieri ossessivi legati a questa sofferenza, bensì la loro osservazione e trasmutazione. Dobbiamo essere p r e s e n t i mentre la macchina si contorce dal dolore perché è stata abbandonata dal partner o ha perso il lavoro. Questa presenza - il ricordo di sé - è sufficiente perché a livello alchemico si verifichino dei processi di trasmutazione. Il fatto che riusciamo a restare presenti durante la sofferenza della macchina significa che già esiste in noi un « testimone » (il maggiordomo degli insegnamenti di Gurdjieff). Questo « testimone » opera profondamente e in silenzio la fabbricazione dei "corpi sottili". Dobbiamo rassegnarci al fatto che su questo pianeta si soffre - e talvolta si soffre anche molto - ma possiamo decidere se sfruttare tale sofferenza a nostro vantaggio oppure continuare a subirla passivamente.

Testi sull'argomento:

OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006) RISVEGLIO Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007) IL POTERE DI ADESSO Eckhart Tolle, Armenia, Milano 2004 (1997) IL POTERE DELLA KABBALAH Yehuda Berg, Tea, Milano 2005 (2004) L'APERTURA DEL CAMMINO Isha Schwaller de Lubicz, Edizioni Riza, Milano 1999 (1985) LA MACCHINA BIOLOGICA UMANA E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 1999 (1991)

LAVORO SULLE EMOZIONI NEGATIVE - parte I

Voi non potete giungere a fine senza illuminazione, senza pazienza e senza il coraggio di aspettare; poiché senza pazienza non si entra in quest'Arte. Che cosa non dovreste fare, e quale pena non darvi, pur di giungere a questa Scienza così alta, di profitto così grande? Quando voi piantate e seminate, non attendete, per il frutto, sino al tempo della maturazione? Come vorreste dunque avere il frutto di quest'Arte in breve tempo? Turba Philosophorum

Tutto ciò che è stato detto finora su immaginazione negativa ed emozioni negative è servito a introdurre un « ambiente mentale » indispensabile affinché possa iniziare la loro trasmutazione. Parallelamente agli sforzi sul ricordo di sé, l'operatore alchemico dovrà infatti portare avanti un lavoro di trasmutazione delle sue emozioni negative.

Cominciamo col ripetere che nella nostra officina alchemica vogliamo fabbricare un veicolo per l'anima, il che si accompagna allo spostamento del centro di consapevolezza dell'individuo dalla mente al Cuore (il Centro Emozionale Superiore, secondo G.I. Gurdjieff). La mente è l'organo attraverso cui percepisce la

macchina, mentre il Cuore è l'organo del « corpo di gloria » attraverso cui percepisce l'anima. Per fare ciò sfruttiamo il ricordo di sé e le preziose materie prime a nostra disposizione: le emozioni negative della

macchina. Rabbia, invidia, gelosia, senso di sconforto, senso di inadeguatezza, paura, ansia, stress

sono il

materiale su cui possiamo lavorare per fabbricare i nuovi corpi. In ciò sta il senso di tutta l'Alchimia. Ma per poterlo fare dobbiamo ricordarci di noi.

Prima fase. A questo stadio non è ancora possibile lavorare all'interno dell'emozione negativa, perché di

norma è troppo difficile ricordarsi di sé nel bel mezzo di un'arrabbiatura o di una fase depressiva. Lo scopo è lavorare non appena ci si ricorda di farlo, non appena ci si disidentifica un pò dalla situazione di sofferenza, il che può avvenire a qualche minuto o a qualche ora dall'apice dell'emozione negativa; meglio se avviene quando la macchina sta ancora fremendo a causa della frustrazione, dello stress o della rabbia da poco provate. Appena ci si ricorda, ci si deve sforzare con tutta la Volontà di sostituire l'immaginazione negativa e l'emozione negativa - che viaggiano sempre in coppia - con pensieri che rappresentano una nuova visione di quanto sta accadendo. Le azioni da compiere sono queste:

a) -- ricordarsi di sé, ossia ricordarsi di essere « presenti » qui-e-ora;

b) -- cercare di non farsi coinvolgere nei pensieri sfrenati della mente (immaginazione negativa), collegati

all'emozione negativa che stiamo provando. Disidentificarsi dai pensieri significa guardarli come se fossimo spettatori esterni dell'attività frenetica di una macchina di cui noi siamo solo ospiti;

c) -- assumere un nuovo atteggiamento mentale. Adesso spieghiamo come.

Tutte le volte che non siamo in uno stato di Gioia, che non siamo innamorati del mondo e soffriamo per una qualche ragione, il motivo è che non riusciamo a vedere quanto sta accadendo intorno a noi. Lamentiamoci, arrabbiamoci, deprimiamoci, proviamo la nostra paura o lo sconforto, gridiamo il nostro fastidio, facciamo insomma tutto quanto siamo soliti fare, ma una volta tornati in noi, anche se accade dopo qualche ora, ci sediamo e pensiamo: "Quello che mi è successo - la mia sofferenza - non è dovuto a qualcosa che non va bene nel mondo esterno, ma al fatto che io non riesco ancora a vedere il mondo come veramente è" e poi affermiamo con forza: "Ne ho abbastanza di questa allucinazione, IO VOGLIO VEDERE IL MONDO COME VERAMENTE È". Ribadiamo per maggiore chiarezza: non appena ce ne ricordiamo, il prima possibile, ci fermiamo un attimo e assumiamo un atteggiamento che lentamente cambierà la nostra vita: "Se non sono nella Gioia è perché sto vedendo brutto, sbagliato, qualcosa che invece è bello" "VOGLIO VEDERE QUESTA BELLEZZA". Se abbiamo la forza di volontà di pensare queste cose, anche se non siamo ancora del tutto convinti della loro veridicità, anche se siamo ancora scettici, stiamo comunque operando una radicale trasformazione in noi.

Quando abbiamo un motivo di preoccupazione, un'angoscia, un'ansia, un fastidio, quello è il momento per ricordarsi che non stiamo percependo la realtà autentica. È ovvio che non possiamo esserne certi; all'inizio sarà solo una frase priva di senso, potrà apparirci come un'affermazione moralistica che stride con quanto noi abbiamo di fronte in quel momento - e che ci appare del tutto sbagliato e ingiusto - ma non importa, ciò che importa è che ogni volta

a) -- ci ricordiamo di noi;

b) -- non ci identifichiamo con i pensieri della nostra macchina;