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40 Anni di Ricerche Archeologiche Italiane in Oman

sognatori
dreamers
40 Years of Italian Archaeological Research in Oman

ISMEO Farnesina
Associazione Internazionale di Ministero degli Affari Esteri
Studi sul Mediterraneo e l’Oriente e della Cooperazione Internazionale
ISMEO Farnesina
Associazione Internazionale di Ministero degli Affari Esteri
Studi sul Mediterraneo e l’Oriente e della Cooperazione Internazionale

40 Anni di Ricerche Archeologiche Italiane in Oman

sognatori
dreamers
40 Years of Italian Archaeological Research in Oman

ROMA 2019
ISMEO
Associazione Internazionale di
Studi sul Mediterraneo e l’Oriente

Collana «Il Novissimo Ramusio», 10

La realizzazione di questo volume è stata possibile grazie al contributo del Progetto MIUR
“Studi e ricerche sulle culture dell’Asia e dell’Africa: tradizione e continuità, rivitalizzazione
e divulgazione”.

A cura di (edited by) Dennys Frenez, Maurizio Cattani

Progetto grafico BraDypUS

ISBN: 978-88-98392-90-2

Quest’opera è stata rilasciata con licenza Creative Commons


Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0
Internazionale. Per leggere una copia della licenza visita il
sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0.

2019 BraDypUS Editore


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00146 Roma
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sognatori | dreamers
Indice | Table of contents

7 Messaggio di saluto | Opening message


On. Guglielmo Picchi
Sottosegretario di Stato
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
9 Prefazione | Preface
Federica Favi
Ambasciatore d’Italia in Oman
11 Premessa | Foreword
Adriano V. Rossi
Presidente ISMEO
Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente

13 Frenez, Dennys con il contributo di Germana Graziosi


Paolo M. Costa – Esplorando Nuovi Territori | Paolo M. Costa – Exploring New Territories
16 Frenez, Dennys, con il contributo di Enrico d’Errico
Enrico d’Errico – Consolidando il Terreno | Enrico d’Errico – Consolidating the Ground
19 Frenez, Dennys
Maurizio Tosi – Sognando Sogni Diversi | Maurizio Tosi – Dreaming Different Dreams

22 Salvatori, Sandro, Alfredo Coppa


Il Cimitero Preistorico di Ras al-Hamra RH-5, Muscat, Sultanato dell’Oman |
The Prehistoric Graveyard of Ras al-Hamra RH-5, Muscat, Sultanate of Oman
27 Biagi, Paolo
Indagini Archeologiche lungo la Costa dell’Oman | Archaeological Survey along the Coast
of Oman
30 Biagi, Paolo
Lo Shell-Midden di Ras al-Hamra RH-6 (Muscat) | The Shell-Midden of Ras al-Hamra
RH-6 (Muscat)
33 Cremaschi, Mauro
La Ricerca Geoarcheologica nelle Missioni Italiane in Oman | Geoarchaeological Activities of
Italian Archaeological Missions in Oman
36 Marcucci, Lapo Gianni
Nuovi Scavi nel Villaggio Neolitico di RH-5 (Ras al-Hamra, Muscat) | New Excavations
in the Neolithic Village of RH-5 (Ras al-Hamra, Muscat)
39 Marcucci, Lapo Gianni
Nuovi Scavi nello Shell-Fish Midden Neolitico di RH-6 (Ras al-Hamra, Muscat) |
New Excavations in the Neolithic Shell-Fish Midden of RH-6 (Ras al-Hamra, Muscat)
42 Maiorano, Maria Pia
I Cacciatori-Raccoglitori Tardo Neolitici di FNS-7 (Wadi Harima) | The Late Neolithic
Hunter-Gatherers of FNS-7 (Wadi Harima)
45 Usai, Donatella
Il Sito Neolitico di Wadi Shab-GAS1 | The Neolithic Site of Wadi Shab-GAS1
48 Genchi, Francesco, Maria Pia Maiorano
L’Accampamento Neolitico di Ras al-Hadd HD-2 (IV-III millennio a.C.) | The Neolithic
Camp of Ras al-Hadd HD-2 (4th-3rd millennium BC)
51 Maini, Elena, Federico Borgi
Ras al-Hadd HD-5 e la Pesca nel Neolitico | Ras al-Hadd HD-5 and Fishing in the Neolithic
54 Cavulli, Fabio, Simona Scaruffi
I Pescatori di VIII e IV millennio a.C.: Ras al-Khabbah, KHB-1 nella Regione
dello Ja’lān | Fishermen of 7th and 4th millennium BC: Ras al-Khabbah, KHB-1 in the Ja’lān Region
57 Bortolini, Eugenio
Wadi Halfayin e l’Oasi di Zukayt | Wadi Halfayin and the Oasis of Zukayt
60 Cattani, Maurizio
Un abitato dell’antica età del Bronzo a Ras al-Hadd (HD-6): l’evidenza della “Grande
Trasformazione” | An Early Bronze Age settlement at Ras al-Hadd (HD-6 ): evidence of the
“Great Transformation”
65 Marcucci, Lapo Gianni
Ras al-Hadd HD-60: Anelli in Conchiglia (Conus sp.) | Ras al-Hadd HD-60: Shell Rings
(Conus sp.)
68 Frenez, Dennys, Maurizio Cattani
Ras al-Hadd HD-1. L’Approdo delle Grandi Civiltà del Terzo millennio | Ras al-Hadd
HD-1. The Harbor of the Great Civilizations of the Third millennium
71 Azzarà, Valentina
La Baia di Ras al-Jinz nella Sharquiyyah Meridionale | The Bay of Ras al-Jinz in the Southern
Sharquiyyah
76 Azzarà, Valentina
Il Ras al-Jinz Study Program (RJSP) | The Ras al-Jinz Study Program (RJSP)
79 Santini, Geraldina
La Necropoli dell’Antica Età del Bronzo di Ras al-Jinz RJ-6 | The Early Bronze Age Necropolis
of Ras al-Jinz RJ-6
82 Ghidoni, Alessandro
Il Progetto Magan Boat | The Magan Boat Project
85 Frenez, Dennys
I Primi Mercanti Vallindi in Oman | The Earliest Indus Traders in Oman
90 Cocca, Enzo
La Torre di Al-Khutm (Bat). Un Sito UNESCO dell’Età del Bronzo | Al-Khutm Tower (Bat).
A Bronze Age UNESCO Site
93 Genchi, Francesco
Il Sito Metallurgico dell’Età del Ferro di ‘Uqdat Al-Bakrah nel Rub al-Khali | The Iron Age
Metallurgic Site of ‘Uqdat Al-Bakrah in the Rub al-Khali
98 Genchi, Francesco
Le Tombe Collettive dell’Età del Ferro di Daba | The Iron Age Collective Graves of Daba
103 Loreto, Romolo
Bimah e il suo Paesaggio Costiero | Bimah and its Coastal Environment
108 Loreto, Romolo, Fausto Mauro, Elena Maini, Francesca Candilio
Il Signore del Deserto di Sinaw | The Desert Lord of Sinaw
111 Fossati, Angelo
Arte Rupestre nelle Montagne dell’Al-Hajar | Rock Art in the Al-Hajar Mountains
116 Genchi, Francesco
Ricognizioni Preventive nella Duqm Special Economic Zone Authority (SEZAD) |
Preventive Survey in the Duqm Special Economic Zone Authority (SEZAD)
119 Genchi, Francesco
Scavi Preventivi lungo il Segmento 2 della Batinah Expressway | Rescue Excavations along
Package 2 of the Batinah Expressway
122 Laurenza, Sabatino
Scavi Preventivi lungo il Segmento 5 della Batinah Expressway | Rescue Excavations along
Package 5 of the Batinah Expressway
127 Laurenza, Sabatino
Oman Railway Project. Telerilevamento e Analisi del Rischio Archeologico |
Oman Railway Project. Remote Sensing Analysis and Desktop Archaeological Study
130 Maini, Elena
Progetto CALSA – Archiviazione e Immagazzinamento di Materiali Archeologici |
CALSA Project – Documentation and Storage of Archaeological Materials
133 Regoli, Gianluca
Attività di Conservazione nel Sultanato d’Oman | Conservation Works in the Sultanate of Oman
136 Lena, Luigi
Dall’Interpretazione alla Fruizione: Parchi Archeologici nel Sultanato d’Oman |
From Interpretation to Fruition: Archaeological Parks in the Sultanate of Oman
139 Avanzini, Alessandra
Sumhuram. Un Porto tra il Mediterraneo e l’India | Sumhuram. A Port between the
Mediterranean and India
144 Buffa, Vittoria
Sumhuram. Il Commercio | Sumhuram. Trade
149 Lischi, Silvia
Dal Paleolitico al Periodo Islamico: la Storia del Dhofar attraverso lo Studio Archeologico
dell’Inqitat | From the Paleolithic to the Islamic Period: the History of Dhofar through the
Archaeological Study of Inqitat
152 Carbonara, Cleto
Ricerche Archeologiche a Khor Mughsayl | Archaeological Research at Khor Mughsayl
155 Pavan, Alexia
Husn Al Baleed, Scavo e Consolidamento di un Castello Fortificato lungo la Costa del
Dhofar | Husn Al Baleed, Excavation and Consolidation of a Fortified Palace along the Coast of Dhofar
158 Avanzini, Alessandra
Il Castello di Salut: nel Cuore dell’Oman | The Castle of Salut: at the Heart of Oman
163 Degli Esposti, Michele
La Torre di Età del Bronzo a Salut-ST1 | The Bronze Age Tower of Salut-ST1
168 Degli Esposti, Michele
La Necropoli della Piana di Salut | The Salut Plain Necropolis
171 Tagliamonte, Enrica
Qaryat Salut. La Scoperta dell’Insediamento dell’Età del Ferro | Qaryat Salut. The Discovery
of the Iron Age Settlement
174 Tagliamonte, Enrica
Il Museo Virtuale di Salut. Alla Scoperta del Cuore dell’Oman | Salut Virtual Museum.
Discovering the Heart of Oman

Volume a cura di (edited by):


Dennys Frenez, Maurizio Cattani
Messaggio di saluto

Desidero esprimere il mio vivo apprezzamento in Per l’Italia, sostenere queste attività è parte essenziale
occasione della pubblicazione del volume dedicato ai della strategia di promozione integrata del Sistema
quarant’anni delle ricerche archeologiche italiane nel Paese. È in questo senso che gli archeologi diventano
Sultanato dell’Oman. ambasciatori dell’eccellenza italiana nel settore, attra-
verso la condivisione con le comunità locali di un ba-
Si tratta di una straordinaria occasione per gaglio di saperi e conoscenze che contribuiscono allo
ripercorrere e celebrare una lunga tradizione sviluppo di una maggiore consapevolezza culturale,
di cooperazione culturale che l’Italia e l’Oman condizione essenziale per favorire il dialogo, il con-
condividono, oltre che un importante riconoscimento fronto e la comprensione reciproca fra popoli.
del ruolo del nostro Paese per la promozione, tutela
e salvaguardia del patrimonio culturale in questa Con l’auspicio che questo volume possa contribuire
regione della penisola arabica. a rafforzare le già intense relazioni culturali e scien-
tifiche che legano, in uno spirito di cooperazione e
La diplomazia passa anche attraverso la cultura, di di amicizia, i nostri due Paesi, ringrazio le Autorità
cui l’archeologia rappresenta un settore privilegiato. omanite per la preziosa collaborazione ed esprimo la
Si tratta spesso di un ambito poco noto della politica mia gratitudine per l’impegno delle nostre università
estera italiana che merita di essere spiegato, conosciuto e dei nostri ricercatori, in coordinamento con la no-
e valorizzato. Da tempo infatti il Ministero degli Affari stra Ambasciata a Mascate, hanno realizzato questa
Esteri e della Cooperazione Internazionale sostiene significativa opera di pubblicazione.
un numero considerevole di missioni archeologiche
in tutto il mondo e sono cinque quelle impegnate On. Guglielmo Picchi
oggi nella riscoperta e nella promozione della storia Sottosegretario di Stato
millenaria del Sultanato. Ministero degli Affari Esteri e
della Cooperazione Internazionale

7
Opening message

I wish to express my deepest appreciation on the For Italy, supporting these activities is an essential part
occasion of the publication of the volume dedicated of the integrated promotion strategy of the country’s
to forty years of Italian archaeological research in the system. In this sense, archaeologists become ambassa-
Sultanate of Oman. dors of Italian excellence in this sector, through sha-
ring with local communities a wealth of knowledge
This is an extraordinary opportunity to retrace and and expertise that contribute to the development of a
celebrate a long tradition of cultural cooperation sha- greater cultural awareness, an essential condition for
red between Italy and Oman, as well as an important fostering dialogue, confrontation and mutual under-
recognition of the role of our country for the promo- standing between peoples.
tion, protection and preservation of cultural heritage
in this region of the Arabian Peninsula. With the hope that this volume will help to further
strengthen the already intense cultural and scientific
Diplomacy passes also through culture, of which relationships that bind, in a spirit of cooperation and
archaeology represents a privileged sector. It is friendship, our two countries, I thank the Omani
often a little-known area of Italian foreign policy authorities for their precious collaboration and I
that deserves to be explained, known and valued. express my gratitude for the commitment of our
For quite some time, the Ministry of Foreign Affairs Universities and our researchers who, in coordination
and International Cooperation has supported a with our Embassy in Muscat, have realized this
considerable number of archaeological missions all significant work of publication.
over the world and five of them are engaged today
in rediscovering and promoting the millenary history Hon. Guglielmo Picchi
of the Sultanate. Undersecretary of State
Ministry of Foreign Affairs and
International Cooperation

8
Prefazione

È con grandissimo piacere che, attraverso le pagine di dirette dei nostri studiosi e ricercatori e sarà possibile
questa pubblicazione, ho l’occasione di riconoscere apprezzare tutti i principali progetti realizzati nel
il prestigio per l’Italia dell’enorme impegno e delle corso dei quarant’anni di studi e ricerche, favorendo
straordinarie competenze delle istituzioni e dei uno scambio di esperienze che guardi al futuro.
ricercatori italiani nello studio dell’antichità in
Oman, Paese dove ho l’onore di essere accreditata. Il mio sincero ringraziamento va al Ministero degli
Nel corso di oltre quaranta anni di impegno, Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per
attraverso missioni sostenute da Università, Centri di avere offerto il proprio patrocinio e messo a disposi-
Ricerca e Amministrazioni pubbliche italiane e dal zione le risorse finanziarie, nell’ambito del progetto
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione “Italia, Culture, Mediterraneo” e del Piano Straor-
Internazionale, centinaia di studiosi e ricercatori dinario “Vivere all’Italiana” che hanno consentito
Italiani hanno collaborato con le autorità omanite la realizzazione di questa pubblicazione. Ringrazio
per portare alla luce e conservare l’affascinante inoltre l’ISMEO, Associazione Internazionale di
patrimonio materiale che testimonia l’evoluzione Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, per l’importan-
sociale e culturale unica di questa regione dell’Arabia te sostegno assicurato in questi decenni alla ricerca
fin dall’alba della civiltà umana. italiana in Oman e a questa iniziativa in particolare.

Questa opera meritava di essere valorizzata nel suo Ringrazio le autorità omanite – in particolare il
complesso, a testimonianza di uno straordinario Ministro per i Beni e le Attività Culturali S.A. Sayyid
impegno, fatto di eccellenze culturali e scientifiche, Haitham bin Tariq al Said e il Consigliere di Sua
di dedizione, di risorse umane e materiali messe Maestà il Sultano per gli Affari Culturali S.E. Abdul
in campo dall’Italia durante il periodo storico che Aziz bin Mohammed al Rawas – per la collaborazione
coincide con il “Rinascimento” del Sultanato, che hanno fornito e che forniranno in futuro alle
attuato sotto la guida illuminata dell’attuale nostre missioni, consapevoli della loro importanza,
Sovrano, Sua Maestà Qaboos bin Said al Said. sia sotto il profilo scientifico che per la promozione di
Essa verrà presentata a Mascate il 24 febbraio 2019 itinerari storico-naturalistico-culturali nel Sultanato
presso il Museo Nazionale – che ringrazio per aver e la formazione delle competenze necessarie a
immediatamente colto l’importanza della nostra conservare e promuovere tale patrimonio.
iniziativa – attraverso un seminario ed una mostra
sulle ricerche archeologiche italiane in Oman. In Federica Favi
tale occasione vi saranno anche le testimonianze Ambasciatore d’Italia in Oman

9
Preface

It is with great pleasure that, through the pages our scholars and researchers, and it will be possible
of this publication, I have the opportunity to to appreciate all the main projects carried out during
acknowledge the prestige for Italy of the enormous the forty years of studies and research, promoting an
commitment and extraordinary expertise of Italian exchange of experiences that looks toward the future.
institutions and researchers in the study of antiquities
in Oman, a country where I have the honor of My sincere thanks go to the Ministry of Foreign
being accredited. Over more than forty years of Affairs and International Cooperation for having
commitment, through missions supported by Italian offered its patronage and provided the financial
Universities, Research Centers and Governmental resources in the framework of the project “Italy,
bodies, first of all the Ministry of Foreign Affairs Culture, Mediterranean” and of the Extraordinary
and International Cooperation, hundreds of Italian Plan “Vivere all’Italiana” that made this publication
scholars and researchers have collaborated with the possible. I would also like to thank ISMEO, the
Omani authorities to bring to light and preserve International Association for Mediterranean and
the fascinating cultural heritage that testifies to the Oriental Studies, for the important support that has
unique social and cultural evolution of this region of been assured during these decades of Italian research
Arabia since the dawn of human civilization. in Oman and to this initiative in particular.

Such an effort deserved to be valued as a whole, as I thank the Omani authorities – in particular the
the evidence of an extraordinary commitment made Minister of Heritage and Culture H.H. Sayyid
of cultural and scientific excellences, of dedication, Haitham bin Tariq al Said and the Adviser to His
of human and material resources deployed by Italy Majesty the Sultan for Cultural Affairs H.E. Abdul
during the historical period that coincides with the Aziz bin Mohammed al Rawas – for the collaboration
“Renaissance” of the Sultanate, which was realized they have provided and will provide to our missions
under the enlightened guidance of the current in the future, aware of their importance from a
Sultan, His Majesty Qaboos bin Said al Said. This scientific viewpoint as well as for the promotion of
will be presented in Muscat on February 24th, 2019 the historical-naturalistic-cultural itineraries in the
at the National Museum – which I thank for having Sultanate and the training of the skills necessary to
immediately understood the importance of our preserve and promote this heritage.
initiative – through a seminar and an exhibition on
Italian archaeological research in Oman. On this Federica Favi
occasion there will also be direct testimonies from Ambassador of Italy in Oman

10
Premessa

Sono lieto di aver questa opportunità, in occasio- collaborazione produsse anche un gran numero di
ne della pubblicazione del volume dedicato ai qua- pubblicazioni, tra cui numerosi articoli e monografie
rant’anni delle ricerche archeologiche italiane nel pubblicati sotto l’egida editoriale dell’IsMEO.
Sultanato dell’Oman, per ricordare che il primo Il nuovo ISMEO – Associazione Internazionale di
intervento dei ricercatori dell’Istituto Italiano per il Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, rifondato a Roma
Medio e l’Estremo Oriente (IsMEO) nell’archeologia nel novembre 2012 e in procinto di costituirsi in una
del Sultanato avvenne a metà degli anni Settanta del Fondazione pubblico-privata insieme al Ministero
secolo scorso, sotto la direzione del compianto Prof. dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR)
Maurizio Tosi. e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC),
Come sottolineato anche nel suo profilo biografico continua a sostenere le ricerche archeologiche italiane
in questo volume, l’interesse principale del Prof. nelle diverse regioni del Sultanato. Un altro compito
Tosi e dell’IsMEO nell’archeologia dell’Oman che mi piace qui ricordare, tutt’altro che secondario
fu quello di comprendere come l’alleanza tribale tra quelli assolti dall’Associazione, è quello di servire
potesse essere alternativa alla gerarchia e alla regalità come riferimento istituzionale per numerosi studiosi
nello sviluppo delle antiche società umane. Questo indipendenti che, in quanto suoi membri, possono
concetto fondamentale fu proposto per la prima volta proporsi per bandi su fondi ricerca e borse di studio
in seguito allo studio dei pescatori neolitici di Ras al- nazionali e internazionali.
Hamra, nell’area di Qurm a Muscat. L’esplorazione Come testimoniato inter alia da questo stesso volume,
di quest’area mosse i primi passi nel 1977 e proseguì la quantità e la qualità dei risultati scientifici ottenuti
per un decennio nell’ambito di un’intensa e proficua negli ultimi quarant’anni grazie all’attività di
collaborazione tra l’IsMEO, l’Università di Napoli istituzioni e ricercatori italiani operanti in Oman
“L’Orientale” e il Centro di Studi e Ricerche Ligabue sotto l’egida di diversi enti governativi italiani e locali
di Venezia, con il patrocinio congiunto del Ministero può dirsi – senza falsa modestia – impressionante.
degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e il È davvero un grande onore e un piacere per tutti i
Ministero per i Beni e le Attività Culturali del soci ISMEO aver contribuito alla pubblicazione di
Sultanato dell’Oman. un volume che vuole essere il segno di un’amicizia
Il sostegno dell’IsMEO alla ricerca archeologica duratura, ma anche la promessa di future iniziative e
italiana in Oman si accrebbe nei decenni successivi nuove ricerche congiunte in una regione del mondo
con l’inizio della collaborazione italo-francese “Joint il cui ruolo risulta centrale nella storia, sia antica che
Hadd Project”, dedicata all’esplorazione dei siti moderna.
dell’età del Bronzo di Ras al-Jinz e Ras al-Hadd e
di come la società preistorica dell’Oman evolvette Adriano V. Rossi
da un insieme di comunità locali piuttosto isolate Presidente
ad un’entità sovraregionale di importanza primaria ISMEO – Associazione Internazionale di
nella sfera degli scambi dell’Asia Media. Questa Studi sul Mediterraneo e l’Oriente

11
Foreword

I am glad to have this opportunity, on the occasion large number of publications, including numerous
of the publication of the volume dedicated to papers and monographs published in the framework
forty years of Italian archaeological research in of IsMEO’s editorship.
the Sultanate of Oman, to emphasize that the first The recently re-established ISMEO – International
intervention of researchers of the Italian Institute for Association for Mediterranean and Oriental Studies,
the Middle and Far East (IsMEO) in the archaeology refounded in Rome in November 2012 and now very
of the Sultanate took place in mid-Seventies of the close to becoming a Foundation with the support of
last century, under the direction of the late Prof. the Ministry of Education, Universities and Research
Maurizio Tosi. (MIUR) and the Ministry of Cultural Heritage and
As stressed also in his biographical profile in this Activities (MiBAC), continues supporting Italian
volume, the main interest of Prof. Tosi and IsMEO in archaeological researches focusing on different regions
the archaeology of Oman was understanding tribal of the Sultanate. Moreover, and not secondarily,
alliance as an alternative to hierarchy and kingship ISMEO serves also as an institutional reference for
in the development of ancient human societies. This numerous independent scholars who, as ISMEO’s
seminal concept was first proposed following the study members, can apply for national and international
of the Neolithic fisherfolks of Ras al-Hamra, in the research funds and scholarships.
Qurm area of Muscat. The exploration of this area As testified inter alia by this volume, the amount
started in 1977 and continued for a decade within the and quality of the scientific outcomes that over the
framework of an intensive and fruitful collaboration past forty years sprang from the activities of Italian
between IsMEO, the “Orientale” University and the institutions and researchers operating in Oman under
Ligabue Research and Study Centre of Venice, under different Italian and local governmental bodies can
the joint patronage of the Italian Ministry of Foreign be said – without false modesty – to be impressive. It
Affairs and the Ministry of Heritage and Culture of is indeed a great honor and pleasure for all ISMEO
the Sultanate of Oman. associates to have contributed to its publication, the
The support of IsMEO to the Italian archaeological sign of a long-lasting friendship but also a promise
research in Oman increased during the following for future initiatives and new joint research to come
decades with the establishment of the Italian-French in a region of the world central to both ancient and
“Joint Hadd Project”, devoted to exploring the modern history.
Bronze Age sites of Ras al-Jinz and Ras al-Hadd and
how the prehistoric society of Oman evolved from Adriano V. Rossi
an ensemble of rather isolated local communities to President,
a supraregional entity of pivotal importance within ISMEO – International Association for
the Middle Asian sphere of exchanges. Such a fruitful Mediterranean and Oriental Studies
research partnership led also to the production a

12
Paolo M. Costa – Esplorando Nuovi Territori
Paolo M. Costa – Exploring New Territories

Paolo M. Costa (1932-2019) nacque nel 1932 Dal 1972 al 1976, Costa collaborò anche con il
a Torino dove svolse i suoi studi universitari Middle East Center dell’Università di Cambridge
laureandosi in archeologia romana. Dal 1964 al 1969 (Regno Unito), per il quale condusse ricerche sulla
visse a Baghdad lavorando come segretario presso architettura Islamica antica nella Penisola Arabica.
l’Istituto Italiano di Archeologia e come professore Nel 1976, lavorò con il World of Islam Festival Trust
presso l’Università di Baghdad. In Iraq, collaborò per organizzare la mostra “Nomad and City” press il
anche con la direzione generale delle antichità per Museum of Mankind di Londra.
l’esposizione delle collezioni archeologiche nel nuovo Nel 1976, Costa fu nominato consulente per
Museo Nazionale ed esplorò diversi siti islamici. l’archeologia dal Sultanato dell’Oman, dove rimase
Tra il 1970 e il 1975 fu consulente per l’archeologia fino al 1986. Durante questo periodo, organizzò
della Repubblica Araba dello Yemen. In questo il Department of Antiquities (ora Ministry of
periodo, istituì la sezione archeologica del Museo Heritage and Culture). Iniziò anche un inventario
Nazionale di San’a e fu incaricato del primo regionale dei siti archeologici e degli edifici di
programma di studio e conservazione della Grande interesse storico. Diresse scavi in siti presso Salalah,
Moschea di San’a. Redasse anche la prima legge sulle Arja, Bawshar, Saruj e Ghafat ed esplorò il Jebel
antichità per organizzare la ricerca e la conservazione Akdhar ed i territori di Muscat, Bahla, Ibra, Wadi
del patrimonio culturale yemenita. Tanuf e Wadi Ma’awil.

13
Costa con l’esploratore Thor Heyerdahl che ha visitato l’Oman con la
sua barca di canne “Tigris” (1977). Costa with explorer Thor Heyerdahl who
visited Oman with his reed boat “Tigris” (1977).

Nella pagina precedente/on the previous page. Costa con Mohammed


bin Said al-Waheibi, Direttore Generale del Patrimonio del Sultanato
d’Oman (1980). Costa with Mohammed bin Said al-Waheibi, Director General
of Heritage of the Sultanate of Oman (1980).

Documentazione della piccola moschea Al-Sharja a Nizwa. Documenting


the small mosque Al-Sharja in Nizwa.

Costa fu vicepresidente della prima International Costa è autore di numerose pubblicazioni scientifiche
Conference on Oman Studies tenutasi a Muscat tra cui diverse monografie come “Yemen: A land
nel novembre 1980, a cui parteciparono oltre cento of builders” (1977), “Musandam Architecture and
studiosi. Inoltre, fu coordinatore del “Heritage of Material Culture of a Little Known Region of
Oman” festival organizzato a Muscat dal Ministero Oman” (1991), “Studies in Arabian Architecture”
per i Beni e le Attività Culturali nello stesso anno. Fu (1994) e “Historic Mosques and Shrines of Oman”
anche editore del Journal of Oman Studies. Alla fine del (2001).
suo mandato, Paolo Costa venne insignito del Civil
Order of Oman da Sua Maestà Sultan Qaboos bin ***
Said al-Said.

14
Il suo libro “Musandam
Architecture and Material
Culture of a Little Known Re-
gion of Oman” (1991). His
seminal book “Musandam
Architecture and Material
Culture of a Little Known
Region of Oman” (1991).

Visita ad un villaggio nell’Oman interno. Visiting a village in interior Oman.


In 1976, Costa was appointed as an adviser for archaeology by
the Sultanate of Oman, where he resided until 1986. During
Paolo M. Costa (1932-2019) was born in 1932 in Turin this period, he organized the Department of Antiquities (now
(Italy) where he conducted his university studies and obtained Ministry of Heritage and Culture). He started a regional in-
his degree in Roman archaeology. From 1964 to 1969 he lived ventory of archaeological sites and buildings of historic interest.
in Baghdad appointed as a secretary of the Italian Institute of He directed excavations at sites in Salalah, Arja, Bawshar,
Archaeology and a professor at the University of Baghdad. He Saruj and Ghafat. He conducted exploration works also on the
cooperated with the Directorate General of Antiquities to orga- Jebel Akdhar and in the areas of Muscat, Bahla, Ibra, Wadi
nize the archaeological collections in the new Iraq Museum and Tanuf and Wadi Ma’awil.
carried out several surveys on Islamic sites. Costa was the deputy chairman in the first International Con-
Between 1970 and 1975 he served as adviser for archaeology ference on Oman Studies held in Muscat in November 1980,
to the Yemen Arab Republic. In this period, he established the which was attended by over 100 scholars. Also, he was the co-
archaeological section of the National Museum of San’a, car- ordinator of the Heritage of Oman Festival held in Muscat by
ried out several surveys and was in charge of the first compre- the Ministry of Heritage and Culture in the same year. He was
hensive study and conservation program of the Great Mosque also the editor of the Journal of Oman Studies. At the end of
of San’a. He also drafted the first antiquity law to control the his term of service, Paolo M. Costa was awarded the Civil Or-
research and conservation of Yemeni cultural heritage. der of Oman by His Majesty Sultan Qaboos bin Said Al-Said
From 1972 to 1976, Costa cooperated also with the Middle He is the author of numerous scientific publications including
East Centre of the University of Cambridge (UK) in which he several seminal monographs, such as “Yemen: A land of build-
conducted researches on early Islamic architecture in Arabian ers” (1977), “Musandam Architecture and Material Culture
Peninsula. In 1976, he worked with the World of Islam Fes- of a Little Known Region of Oman” (1991), “Studies in
tival Trust to organize the exhibition “Nomad and City” at the Arabian Architecture” (1994), and “Historic Mosques and
Museum of Mankind in London. Shrines of Oman” (2001).

15
Enrico d’Errico – Consolidando il Terreno
Enrico d’Errico – Consolidating the Ground

L’architetto Enrico d’Errico è nato a Firenze nel 1941 anche la torre Toyan e le abitazioni reali di Bait
e vive in Oman da oltre quarant’anni, collaborando Sayyid Nader e Bait Sayyida Muzna, così come i forti
con il Ministero dei Beni Culturali dell’Oman per il e le torri di Muttrah. Tra il numero infinito di opere
consolidamento e il restauro di forti e castelli. D’Errico realizzate con successo da d’Errico, un posto speciale
vanta oltre cinquant’anni di esperienza nel restauro è occupato dal restauro del mausoleo di Bibi Maryam
di edifici e monumenti storici in Italia, Iran, Emirati e delle cisterne a volta nell’antica città di Qalhat,
Arabi Uniti e nel Sultanato dell’Oman. Ha lavorato recentemente inscritta nella lista del patrimonio
anche per l’UNESCO come consulente specialista in mondiale dell’UNESCO. Tuttavia, vista l’importanza
restauro e conservazione in Tunisia, Egitto, Etiopia, storica e della complessità strutturale del progetto,
Yemen e Uzbekistan. il capolavoro di d’Errico è stato il restauro del forte
Dal 1978, d’Errico progetta e dirige in Oman e della moschea nel sito del patrimonio mondiale
numerosi progetti, tra i quali il restauro del castello di UNESCO di Bahla.
Jabreen, dei forti di Bidbid e Mussanah, dei villaggi D’Errico ha progettato e diretto personalmente tutti
storici di Manah e Adam e della Moschea di Bukha. i progetti di restauro che gli sono stati commissio-
Più recentemente, ha restaurato anche il forte Mirani nati seguendo i principi del restauro filologico con-
a Muscat e quello di Sohar. A Muscat, ha restaurato servativo, che implica il mantenimento dei volumi

16
Il mausoleo di Bibi Maryam nel sito del
patrimonio mondiale UNESCO di Qalhat
dopo il restauro. The Bibi Maryam mauso-
leum in the UNESCO World Heritage Site of
Qalhat after restoration.

Nella pagina precedente/on the previous


page. Il forte di Bahla ora patrimonio
mondiale UNESCO dopo i lavori di con-
solidamento e restauro. The Bahla Fort
now UNESCO World Heritage Site after con-
solidation and restoration works.

architettonici originali e l’uso di tecniche costruttive of historical buildings and monuments in Italy, Iran, the UAE
tradizionali. Per essere coerente con questa filosofia and the Sultanate of Oman. He has worked also as a consult-
di restauro, ha sviluppato metodi innovativi per il ing specialist in restoration and conservation for UNESCO in
consolidamento di strutture fortemente danneggiate. Tunisia, Egypt, Ethiopia, Yemen and Uzbekistan.
La ricerca storica e sperimentale condotta da d’Erri- Since 1978, d’Errico designed and directed numerous projects
co durante i suoi progetti in Oman ha portato anche in Oman, including the restoration of the Jabreen castle, the
alla rivitalizzazione delle tecniche costruttive tradi- Bidbid and the Mussanah forts, the historical villages of
zionali, ormai quasi dimenticate in Arabia. Manah and Adam, and the Bukha Mosque. More recently, he
restored also the Mirani fort in Muscat and the fort of Sohar. In
*** the capital area of Muscat, he restored the Toyan tower and the
royal houses in Bait Sayyid Nader and Bait Sayyida Muzna,
Architect Enrico d’Errico was born in Florence (Italy) in 1941 as well as the forts and towers of Muttrah.
and he has been living in Oman for more than forty years to work Among the endless number of works successfully accomplished
with the Ministry of Heritage and Culture for the consolidation by d’Errico, a special place is occupied by the restoration of
and restoration of traditional forts and castles. Arch. d’Errico the Bibi Maryam mausoleum and of the vaulted cisterns in
has more than fifty years of experience working in the restoration the Ancient City of Qalhat, which was recently included in the

17
Il forte di Bahla in rovina durante gli anni Settanta. The Bahla Fort in a state
of ruin during the Seventies.

UNESCO World Heritage List. However, due to the historical


importance and structural complexity of the project, d’Errico’s D’Errico al lavoro per il restauro della moschea nel sito del patrimonio
mondiale UNESCO di Bahla. D’Errico working at the restoration of the Friday
masterpiece was the consolidation and restoration of the fort
Mosque in the UNESCO World Heritage Site of Bahla.
and the Friday Mosque in the UNESCO World Heritage Site .
of Bahla.
Arch. d’Errico designed and personally directed all restoration
projects he was commissioned following the principles of
conservative philological restoration, which implies the
maintenance of the original architectural volumes and the use
of traditional building techniques. To be consistent with this
philosophy, he developed innovative methods for the consolidation
of highly damaged structures. The historical and experimental
research carried out by d’Errico during his projects in Oman
led also to the revitalization of traditional building techniques,
which were almost forgotten in Arabia.

18
Maurizio Tosi – Sognando Sogni Diversi
Maurizio Tosi – Dreaming Different Dreams

Maurizio Tosi (1944-2017) visitò il Sultanato lo studio delle comunità dell’età del Bronzo di Ras
dell’Oman per la prima volta nel 1975 con l’intento al-Jinz e Ras al-Hadd, che inaugurarono gli scambi
di capire in che modo l’alleanza tribale e i legami di commerciali via mare con la Mesopotamia, l’Iran
parentela potessero essere alternativi alla gerarchia e la Valle dell’Indo. Grazie alla coesione ed alla
e alla regalità nello sviluppo socio-economico delle cooperazione, quegli stessi pescatori che a Ras al-
culture umane. Metaforicamente, Tosi ha trascorso Hamra morivano miseramente ad un’età media
la sua intera carriera sperimentando metodi per di 25 anni, mille anni più tardi commerciavano da
misurare scientificamente i sogni (e gli incubi) che uguali con le cosiddette «grandi civiltà» dell’Asia.
considerava il motore dell’evoluzione socio-culturale. Dopo quarant’anni trascorsi sul campo nel
Infatti, secondo Tosi gli Omaniti furono in grado di Sultanato, nel 2010 Tosi è stato nominato consigliere
trasformare una terra ostile in un paradiso di ricchezza per l’archeologia dal Ministero per i Beni Culturali
usando un’organizzazione sociopolitica egalitaria dell’Oman. Nei sei anni al servizio del Ministero, Tosi
piuttosto che un modello proto-capitalistico, perché ha promosso una rinnovata stagione di esplorazioni
«sognavano sogni diversi». archeologiche e supervisionato diversi importanti
Questa idea nacque in Tosi nel 1977 scavando i scavi, tra cui quello del sito metallurgico di ‘Uqdat
pescatori neolitici di Ras al-Hamra e maturò con al-Bakrah/As-Safah e delle tombe collettive di Daba.

19
Maurizio Tosi e Serge Cleuziou documentano strumenti in pietra levigata Maurizio Tosi e Serge Cleuziou presso il cartello del Ministero che indica
a Ras al-Jinz nel 1987 (Joint Hadd Project). Maurizio Tosi and Serge Cleuz- il sito di RJ-2 a Ras al-Jinz (Joint Hadd Project). Maurizio Tosi and Serge
iou documenting stone tools at Ras al-Jinz in 1987 (Joint Hadd Project). Cleuziou standing at the Ministry’s signpost indicating site RJ-2 at Ras al-Jinz
(Joint Hadd Project).

Nella pagina precedente/on the previous page. Maurizio Tosi driving


across the Rub al-Khali to reach the site of ‘Uqdat al-Bakrah/As-Safah
(photograph by F. Genchi). Maurizio Tosi mentre attraversa il deserto del
Rub al-Khali per raggiungere il sito di ‘Uqdat al-Bakrah/As-Safah (fotografia
di F. Genchi).

Tosi fu determinante anche per diversi progetti di tribal alliance and kinship bonds were alternative to hierarchy
archeologia preventiva e d’emergenza che hanno and kingship in the socio-economic development of human
minimizzato l’impatto di nuove grandi infrastrutture cultures. Figuratively speaking, Tosi spent his entire career
sui monumenti archeologici. Durante il suo mandato experimenting methods to scientifically measure the dreams
come consulente, Tosi ha anche supervisionato (and nightmares) that he considered the engine of human socio-
la riorganizzazione dei magazzini del Ministero cultural evolution. In fact, he thought that Omanis were able
e la creazione di un inventario digitale di tutti to turn a harsh environment into a heaven of wealth using an
i principali reperti archeologici provenienti da egalitarian sociopolitical organization rather than a proto-
quarant’anni di ricerca. Ha inoltre lanciato anche capitalistic model, because they «dreamed different dreams».
nuove pubblicazioni su vari aspetti dell’archeologia This idea arose in Tosi’s mind in 1977 excavating the Neolithic
dell’Oman ed ha contribuito alla realizzazione delle fishermen site of Ras al-Hamra and it matured while studying
gallerie archeologiche del nuovo Museo Nazionale. the Bronze Age communities of Ras al-Jinz and Ras al-Hadd,
which opened the maritime exchanges with Mesopotamia, Iran
*** and the Indus Valley. Thanks to their cohesion and cooperation,
those same fishermen who at Ras al-Hamra were miserably
Maurizio Tosi (1944-2017) visited the Sultanate of Oman dying at an average of 25, one thousand years later traded as
for the first time in 1975 with the aim of understanding how equals with the so-called «great civilizations» of Asia.

20
After 40 years spent on the field in the Sultanate, in 2010
Tosi was appointed as resident adviser for archaeology to
the Ministry of Heritage and Culture of Oman. In his
six years spent at the service of the Ministry, he promoted
a renewed season of dynamic archaeological explorations
and supervised several important excavations, including
those at the metallurgical site of ‘Uqdat al-Bakrah/
As-Safah and at the collective graves of Daba. He
was instrumental also for several projects of rescue and
preventive archaeology, which minimized the impact of
large infrastructures on the archaeological heritage.
During his period as adviser to the Ministry, Tosi
also supervised the reorganization of the Ministry’s
storehouses and the the creation of a digital inventory of
all major archaeological finds resulting from 40 years of
research. Moreover, he launched new publications about
various aspects of Oman’s archaeology and heritage and
concretely contributed to set the archaeological galleries
of the new National Museum.

Maurizio Tosi mostra a S.E. Hassan bin Mohammed bin Ali Al-Lawati gli oggetti
in rame e bronzo appena rinvenuti nelle sabbie del sito di ‘Uqdat al-Bakrah/As-
Safah (fotografia di F. Genchi). Maurizio Tosi showing to H.E. Hassan bin Mohammed
bin Ali Al-Lawati the bronze and copper objects that just came out of the sand at the site
of ‘Uqdat al-Bakrah/As-Safah (photograph by F. Genchi).

Tosi durante la traversata verso le


isole Al-Hallaniyat nel Dhofar per una
ricognizione archeologica. Tosi during
the crossing to the Al-Hallaniyat islands
in Dhofar for an archaeological survey.

21
Il Cimitero Preistorico di Ras al-Hamra RH-5,
Muscat, Sultanato dell’Oman
The Prehistoric Graveyard of Ras al-Hamra RH-5,
Muscat, Sultanate of Oman

Attività: Italian Archaeological Mission to Oman and Baluchistan


Località: Ras al-Hamra, Qurm, Muscat
Istituzione italiana: Università di Napoli “L’Orientale”, Università di Roma “La Sapienza”, Centro di Ricerche Ligabue, Istituto Italiano per il Medio
ed Estremo Oriente (IsMEO)
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Tosi (direttore), Dott. Sandro Salvatori, Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani (direttore di scavo), Prof. Alfredo
Coppa, Università di Roma “La Sapienza” (responsabile analisi antropologiche)
Stagioni di svolgimento: 1977-1985
Testo di: Dott. Sandro Salvatori, Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani; Prof. Alfredo Coppa, Università di Roma “La Sapienza”

La presenza di resti di attività umane preistoriche ufficialmente nel gennaio 1977 con gli scavi di
sul promontorio di Ras al-Hamra di fronte alla salvataggio del sito RH-4, che vennero supportati
spiaggia di Qurum a Muscat – inizialmente riferita dall’allora Ministero dell’Informazione e della
alle autorità locali da R. Jäckly e K. Frifelt – è Cultura del Sultanato dell’Oman (ora Ministry of
stata rivelata alla comunità scientifica da Maurizio Heritage and Culture) e dal Ministero degli Affari
Tosi nel suo articolo “Notes on the Distribution Esteri della Repubblica Italiana. Il team, guidato da
and Exploitation of Natural Resources in Ancient Tosi, includeva anche Silvio Durante, geomorfologo
Oman”, pubblicato nel Journal of Oman Studies nel e malacologo dell’Istituto Italiano di Paleontologia
1975. L’esplorazione sistematica dell’area di Ras Umana di Roma, e Gerd Weisgerber, archeologo del
al-Hamra da parte di un’equipe italiana è iniziata Museo Minerario Tedesco di Bochum. Una seconda

22
stagione esplorativa venne effettuata nel 1979 per
stabilire la configurazione strutturale e culturale dei
siti archeologici nell’area, poiché all’epoca quasi
nulla si sapeva sul popolamento preistorico lungo
coste del Mare Arabico.

Gli scavi
Dal 1981 al 1985, dopo aver mappato l’intera
area archeologica e aver stabilito diversi indicatori
cronologici e culturali, la neo-costituita Missione
Archeologica Italiana in Oman e nel Baluchistan
dell’Università di Napoli, in collaborazione con
l’allora Istituto Italiano per il Medio ed Estremo
Oriente, IsMEO e il Centro Studi e Ricerche Ligabue
di Venezia, avviò un’esplorazione estensiva dei grandi
siti pluristratificati RH-5 e RH-10, collocati sul Ras
Fotografia del promontorio di Ras Al-Hamra con posizione della necropoli al-Hamra in fronte alle paludi di mangrovie allo
preistorica di RH-5 (fotografia di Fred Scholz, 1980). Old photograph of
sbocco del Wadi Aday. Il team, diretto da Maurizio
the Ras Al-Hamra promontory with location of the RH-5 prehistoric graveyard
(photograph by Fred Scholz, 1980).
Tosi e con Sandro Salvatori come direttore di scavo,
includeva tra gli altri Paolo Biagi, Maurizio Cattani
e Geraldina Santini (archeologi), Alfredo Coppa,
Roberto Macchiarelli and Maria Enrica Danubio
(antropologi), Jacopo De Grossi (malacologo) e
Renato Nisbet (paleobotanico).
RH-5 occupava l’area più meridionale del
promontorio. Lo scavo ha rivelato un insediamento
di pescatori-raccoglitori databile tra l’ultimo quarto
del quinto e la fine del quarto millennio a.C., e un
vasto cimitero che, sviluppatosi su un’area di circa
160 m2, fu in uso tra il 3800 e il 3300 a.C. Durante
Braccialetto composito realizzato da una grande conchiglia marina le sei campagne, sono state scavate e documentate
rinvenuto nella tomba G.83 (fotografia della Missione Archeologica in dettaglio 121 tombe che includevano i resti
Italiana in Oman e Baluchistan). Composite bracelet made from a large scheletrici di 215 individui. Le fosse funerarie erano
marine shell found in Grave G.83 (photograph by Italian Archaeological Mission
ovali e poco profonde, con il defunto sepolto sul
to Oman and Baluchistan).
fianco in una posizione rannicchiata con le braccia
Nella pagina precedente/on the previous page. Sepoltura G.83 di una piegate e le mani poste davanti al viso o sotto la testa.
giovane donna che indossava un braccialetto in chinchiglia, orecchini in Sono state rinvenute anche sepolture secondarie.
pietra e un elaborata acconciatura (fotografia della Missione Archeologica Numerose sepolture multiple furono individuate in
Italiana in Oman e Baluchistan). Grave G.83 with a young woman wearing una zona specifica della necropoli.
a shell bracelet, stone earrings and an elaborate headdress (photograph by
Italian Archaeological Mission to Oman and Baluchistan).

23
Teschi di un uomo (1) e di una tartaruga (2) deposti l’uno contro l’al- Sepoltura secondaria con ossa umane riorganizzare in forma di tartaruga
tro nella tomba G.41 (fotografia della Missione Archeologica Italiana in (fotografia della Missione Archeologica Italiana in Oman e Baluchistan).
Oman e Baluchistan). Skulls of a man (1) and of a turtle (2) placed against Secondary burial with human bones rearranged in the shape of a turtle (photo-
each other in grave G.41 (photograph by Italian Archaeological Mission to graph by Italian Archaeological Mission to Oman and Baluchistan).
Oman and Baluchistan).

I defunti erano accompagnati quasi esclusivamente di parassiti presenti nella fauna marina e agli agenti
da oggetti di ornamento personale come collane, patogeni delle paludi di mangrovie, l’allattamento al
braccialetti, orecchini, spilloni realizzati con pietre e seno prolungato e la malnutrizione proteico-calorica
conchiglie locali, e più raramente da oggetti di uso causata da una dieta basata quasi esclusivamente sulle
comune come ami da pesca in conchiglia, aghi in osso risorse marine causarono diffusi problemi di salute.
e pesi da rete. In alcuni casi, il defunto impugnava una Nonostante un basso numero di bambini (20%)
bivalva della specie Callista sp., mentre le Tombe 59 e trovati sepolti nelle tombe di RH-5, l’aspettativa di
79 erano coperte con un intero carapace di tartaruga vita raggiungeva a malapena i 20 anni. Quasi il 25%
marina (Chelonia mydas). degli individui moriva tra i 20 ei 25 anni, mentre meno
del 15% della popolazione raggiungeva la quarta
L’analisi antropologica decade di età. Non sono infrequenti i casi di donne
L’analisi degli scheletri rinvenuti nelle tombe della seppellite con uno o più bambini, probabilmente a
necropoli neolitica di RH-5 ha evidenziato come causa dell’incapacità della comunità di prendersi
la comunità locale subì un marcato isolamento cura di questi bambini dopo la morte dei loro parenti
genetico ed un forte stress dovuto a molteplici più stretti.
fattori ambientali dovuti ad un adattamento ancora Oltre allo stress ambientale, la popolazione di Ras
incipiente alla vita costiera sedentaria, resasi al-Hamra era colpita anche da un forte isolamento
necessaria dopo la migrazione verso sud del monsone genetico come testimoniato da un’incidenza estrema-
durante il sesto e il quinto millennio a.C. Anche se le mente elevata di forme gravi di spina bifida occulta,
regioni costiere offrivano ripari ai gruppi di pastori una malformazione di una o più vertebre che provo-
del Neolitico, l’esposizione intensiva a nuovi ceppi ca dolorose scoliosi e deformità.

24
Di estremo interesse sono anche le evidenze di scontri of the mangrove swamps and the outlet of Wadi Aday. The
armati. Il ritrovamento di una punta di freccia, rea- team, directed by Maurizio Tosi and with Sandro Salvatori
lizzata con un dente di squalo forato per l’innesto del as field-director included among others Paolo Biagi, Maurizio
fusto, ancora conficcata nella vertebra sacrale di un Cattani and Geraldina Santini (archaeologists), Alfredo Cop-
maschio adulto sepolto nella grande tomba collettiva pa, Roberto Macchiarelli and Maria Enrica Danubio (anthro-
potrebbe indicare un evento bellico in cui persero la pologists), Jacopo De Grossi (malacologist) and Renato Nisbet
vita più individui. (palaeobotanist).
RH-5 occupied the southernmost extension of the promontory.
*** The excavation revealed a settlement of fisher-gatherers, which
has lasted from the last quarter of the fifth and the end of the
The presence of remains from prehistoric human activities on fourth millennium BC, and a large graveyard spread over an
the Ras al-Hamra promontory facing the Qurum beach in the area of about 160 m2, which was in use between 3800 and
Muscat Capital Area – preliminarily reported to the local au- 3300 BC. During the six campaigns, 121 graves have been ex-
thorities by R. Jäckly and K. Frifelt – was revealed to the scien- cavated and documented in great detail, exposing the skeletal re-
tific community by Maurizio Tosi in his seminal paper “Notes mains of 215 individuals. The funerary pits were shallow and
on the Distribution and Exploitation of Natural Resources in oval, with the deceased buried lying on their side in a crouched
Ancient Oman”, published on the Journal of Oman Studies position with the arms bent and the hands placed in front of,
in 1975. or under, the head. Secondary burials have been found as well.
The systematic exploration of the Ras al-Hamra area by an Multiple burials were found in a discrete area of the cemetery.
Italian team officially started in January 1977 with the survey The deceased were almost exclusively accompanied by objects
and the rescue excavations of site RH-4, which was supported of personal ornamentation such as necklaces, bracelets, earrings,
by the then Ministry of Information & Culture of the Sultan- pins made from local stones and shells, and much rarely by
ate of Oman and the Italian Ministry of Foreign Affairs. The objects of common use such as shell fishhooks, bone awls and
team, headed by Tosi, included also Silvio Durante, geomor- net weights. In some cases, the deceased held a Callista sp. shell
phologist and malacologist from the Istituto Italiano di Paleon- valve, while Graves 59 and 79 were covered with a whole sea
tologia Umana in Roma, and Gerd Weisgerber, archaeologist of turtle (Chelonia mydas) carapace.
the German Mining Museum of Bochum. A second exploratory
season took place in 1979 to establish the structural and cul- The Anthropological Analysis
tural layout of the archaeological sites in the area, since at the The analysis of the skeletons found in the Neolithic graves of
time almost nothing was known about the prehistoric population RH-5 showed that the local community suffered a marked ge-
along the shores of the Arabian Sea. netic isolation and was strongly stressed by multiple environ-
mental factors due to an unsuccessful adaptation to the seden-
The Excavations tary coastal life after the southward shifting of the monsoon
From 1981 to 1985, after having mapped the whole archaeo- during the sixth and fifth millennia BC. Even if the coastal
logical area and set some chronological and cultural markers, the regions provided shelters for the groups of Neolithic shepherds,
officially established Italian Archaeological Mission to Oman the intensive exposure to fish-borne parasites and to pathogenic
and Baluchistan of the University of Naples, in collaboration agents from the mangrove swamp, prolonged breast feeding and
with the then Italian Institute for the Middle and Far East, Is- protein-caloric malnutrition due to a diet based almost exclu-
MEO and the Centro Studi e Ricerche Ligabue of Venice, ini- sively on marine resources led to chronic health stresses. Despite
tiated the extensive exploration of the large and pluri-stratified the low number of children (20%) found buried in the RH-5
sites RH 5 and RH 10, located on the Ras al-Hamra in face graves, the life expectancy scarcely reached 20 years.

25
Sepoltura collettiva con le ossa di 76 individui disposti in una struttura Viste della colonna vertebrale di un maschio adulto rinvenuto nella se-
in pietra datata alla seconda metà del quarto millennio a.C. (fotografia poltura collettiva con la terza vertebra lombare penetrata da una pun-
della missione archeologica italiana in Oman e Belucistan). Collective ta di freccia ricavata da un dente di squalo (fotografia della Missione
burial with the bones of 76 individuals arranged in a stone structure dated to Archeologica Italiana in Oman e Baluchistan). Views of a man’s vertebral
the second half of the fourth millennium BC (photograph by Italian Archaeo- column from the collective burial with the third lumbar vertebra penetrated by
logical Mission to Oman and Baluchistan). an arrowhead made from a shark tooth (photograph by Italian Archaeological
Mission to Oman and Baluchistan).

Almost 25% of the individuals died between 20 and 25 years,


while less than 15% of the population reached the fourth de-
cade of age. Not infrequent were the cases of women buried
with one or more infants, indicating the inability of the society
to look after these children after the death of their closest rela-
tives and the possible practicing of infanticides.
In addition to environmental stress, the Ras al-Hamra popu-
lation was also affected by genetic isolation as testified by an
extremely high incidence of severe forms of spina bifida occulta,
a malformation of one or more vertebrae that resulted in painful
scoliosis and deformity of feet.
The evidence of armed conflicts is also of extreme interest. The Due casi gravi di spina bifida che causarono disabilità tali da impedire
discovery of an arrowhead, made from a shark tooth perforated agli individui di sopravvivere senza il supporto della comunità (fotografia
della Missione Archeologica Italiana in Oman e Baluchistan). Two severe
for hafting the shaft, still embedded into the sacral vertebra of
cases of spina bifida that caused serious disabilities that prevented the individ-
an adult male buried in the large collective grave could indicate a
uals from surviving without support from the community (photograph by Italian
warfare event in which more than one individual lost their lives. Archaeological Mission to Oman and Baluchistan).

26
Indagini Archeologiche lungo la Costa dell’Oman
Archaeological Survey along the Coast of Oman

Attività: Indagini archeologiche lungo la costa dell’Oman


Istituzione italiana: Università di Venezia “Ca’ Foscari”
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Responsabile italiano: Prof. Paolo Biagi, Università di Venezia “Ca’ Foscari”
Stagioni di svolgimento: 1983-1988
Testo di: Prof. Paolo Biagi, Università di Venezia “Ca’ Foscari”

Le prospezioni archeologiche condotte fra il 1983 siti stessi, grazie alla datazione radiocarbonica di shell-
e il 1988 lungo la costa della Penisola di Oman, a midden, o eventualmente di altri siti con resti organici.
partire da Muscat, a nord, sino al promontorio di I primi insediamenti sono stati rinvenuti lungo i
Ras Sharbitat, al confine con il Dhofar, a sud, hanno terrazzi che delimitano la baia di Bandar Khayran,
portato al rinvenimento di un gran numero di siti situata pochi chilometri a est di Muscat; qui sono stati
archeologici, molti dei quali sono rappresentati da riconosciuti dodici shell-midden costituiti per lo più
caratteristici shell-midden. Lo scopo principale delle di bivalvi marini. Quattro di questi sono stati datati
prospezioni è stato quello di pervenire a una prima con il metodo del radiocarbonio. I risultati indicano
carta di distribuzione degli insediamenti costieri, oltre che i siti sono stati abitati in diversi periodi del sesto
che di costruire una scala cronologica preliminare dei millennio BP.

27
Uno degli shell-midden scoperti lungo la costa a Bandar Khayran. One of Lo shell-midden di Dibab allo sbocco del Wadi al-Araybiyin. The shell-mid-
the shell-middens discovered along the shores at Bandar Khayran (fotografia di den of Dibab at the mouth of Wadi al-Araybiyin (fotografia di P. Biagi 1985 /
P. Biagi 1985 / photograph by P. Biagi 1985). photograph by P. Biagi 1985).

Nella pagina precedente/on the previous page. Un importante shell-mid-


den a Ras Jibsh. An important shell-midden at Ras Jibsh (fotografia di P. Biagi
1987 / photograph by P. Biagi 1987). datato, sono stati rinvenuti presso Shiya (SHI-4east).
Lo shell-midden di Sur ubicato all’interno dei resti di
un fortilizio portoghese, è stato visitato ancora una
Particolarmente interessanti sono stati i risultati del- volta allo scopo di raccogliere campioni di conchiglie
le perlustrazioni condotte lungo la regione costiera per ottenere una datazione radiocarbonica.
che si estende fra Dibab and Qalhāt. Qui sono stati Muovendoci a sud di Ras al-Hadd, importanti
scoperti diversi tipi di siti archeologici fra i quali si shell-midden, oltre che concentrazioni di reperti litici
notano shell-midden, concentrazioni di manufatti litici scheggiati, sono stati riconosciuti a Ras al-Khabbah,
scheggiati, e diverse strutture tombali in pietra. Lo Ras Ru’ays, Suwayh, Ras al-Sharik, Ras Jibsh, Ras
shell-midden di Dibab è ubicato presso la foce di Wadi Halat, Ras Shirab, Ras Hadud and Shuwayr. Uno
al-Araybiyin. Lo stesso è stato radiodatato al sesto shell-midden rinvenuto nei pressi di quest’ultima locali-
millennio BP, grazie a campioni di bivalvi marini. tà (SHW-1) è stato datato, con il metodo del radiocar-
Allo stesso millennio è da attribuire il sito di GAS- bonio, alla fine del settimo millennio BP.
1, a Wadi Shab, la cui datazione è stata ottenuta da L’importanza della regione di Ra’d Madrakah è
campioni di conchiglie marine e di sedimenti organi- indicata dalla presenza di numerosi siti archeologici,
ci che li contenevano. Importanti concentrazioni di tra i quali figurano ripari sotto roccia, concentrazioni
manufatti in selce scheggiata sono state riconosciu- di manufatti litici scheggiati, shell-midden, e diversi tipi
te lungo gli alti terrazzi marini che si estendono fra di strutture edificate in pietra, fra cui monumenti
Bimmah e Fins oltre che nei dintorni di Ash Shāb. tombali. Le prospezioni condotte fra il 1983 e il
La linea costiera che si allunga fra Sur e Ras al-Hadd 1988 hanno rivelato, per la prima volta, le notevoli
ha rivelato la presenza di numerosi siti, distribuiti potenzialità archeologiche della regione costiera
principalmente lungo le sponde del golfo di Khawr della Penisola di Oman. Le prime datazioni
al-Jaramah. I resti di un importante insediamento radiocarboniche ottenute dagli shell-midden scoperti in
con strutture in pietra, purtroppo a tutt’oggi non questa regione, dimostrano la loro attribuzione a un

28
Of great interest were the results obtained from the investigation
of the coastal zone between Dibab and Qalhāt that provided
evidence of many different types of sites among which are shell-
middens, lithic spots and scatters as well as groups of stone
cairns. The shell-midden of Dibab, located close to the mouth
of Wadi al-Araybiyin, was radiocarbon dated, by marine
shells, to the sixth millennium BP, while the site of GAS-1,
at Wadi Shab, again to the same millennium by soil sediments
and marine shell samples. Important concentrations of lithic
artefacts scattered over the surface of marine terraces facing the
Arabian Sea, were retrieved mainly from Bimmah and Fins as
well as from the surrounding of Ash Shāb.
The coast between Sur and Ras al Hadd also yielded evidence
Lo shell-midden di Sur nelle rovine di un forte portoghese. The shell-mid- of a variety of sites, the most important concentration of which
den of Sur inside the ruins of a Portuguese fort (fotografia di R. Salm 1986 / was recorded from the shore of the gulf of Khawr al-Jaramah,
photograph by R. Salm 1986).
though the remains of an important, though undated village
made of stone structures, were discovered close to Shiya (SHI-
periodo di tempo compreso fra la fine del settimo e 4east). The shell-midden of Sur, located inside the walls of a
la metà del quinto millennio BP. Hanno dimostrato Portuguese fort, was visited again to collect shell samples for
inoltre come la regione sia ricca di affioramenti di dating.
materiale scheggiabile di buona qualità, sia selce, Moving south of the cape of Ras al-Hadd, important shell-
sia diaspro, che vennero impiegati dalle comunità middens as well as scatters of knapped stones, were retrieved
preistoriche che si insediarono nella zona in diversi mainly from the locations of Ras al Khabbah, Ras Ru’ays,
periodi della preistoria. Suwayh, Ras al Sharik, Ras Jibsh, Ras Halat, Ras Shirab,
Ras Hadud and Shuwayr, the latter of which (SHW-1), was
*** radiocarbon dated, by marine shells, to the end of the seventh
millennium BP.
The surveys carried out along the coast of the Oman Peninsula The importance of the area of Ra’d Madrakah in prehistory
between the Capital Area (Muscat), in the north, and Ras is shown by the richness of sites in the area that are represented
Sharbitat at the Dhofar border, in the south, between 1983 by rock shelters, scatters of knapped stone tools, shell-middens,
and 1988, revealed the presence of an unexpected number cairns and other types of stone structures.
of archaeological sites, many of which are shell-middens. To sum up: the 1983-1988 surveys revealed for the first time
The main scope of the surveys was to produce a preliminary the great archaeological potential the Oman coastal zone. The
distribution map of the coastal sites, and a first chronological radiocarbon dates obtained from a few shell-middens have
picture of the sites themselves, thanks to the radiocarbon dating shown that they were settled mainly between the end of the
of shell-middens eventually discovered. seventh and the middle of the fifth millennium BP. They also
The first sites were found along the shores of the bay of Bandar showed that the Oman coast is rich in knappable raw material
Khayran, located a few kilometres east of Muscat. Here twelve outcrops, both chert and jasper, that were exploited by the
shell-middens consisting of heaps of marine bivalves were prehistoric communities through the ages.
discovered. Four of the sites radiocarbon dated by marine shell
samples show that they were settled during different periods of
the sixth millennium BP.

29
Lo Shell-Midden di Ras al-Hamra RH-6 (Muscat)
The Shell-Midden of Ras al-Hamra RH-6 (Muscat)

Attività: Italian Mission to Oman and Baluchistan


Località: Ras al-Hamra
Istituzione italiana: Università di Napoli “L’Orientale”, Università di Venezia “Ca’ Foscari”
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Tosi (direttore scientifico), Prof. Paolo Biagi, Università di Venezia “Ca’ Foscari” (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 1977-1986
Testo di: Prof. Paolo Biagi, Università di Venezia “Ca’ Foscari”

Lo shell-midden RH-6 è situato lungo la sponda destra nico aprì una trincea lungo il margine occidentale del
(settentrionale) di Wadi Aday, all’interno della Qurm deposito, mostrando il grande potenziale di un sito
National Reserve, a ca. 500 metri dallo sbocco del complesso con una profonda stratigrafia composta da
wadi. Il sito fu scoperto negli anni Sessanta da Ru- livelli di conchiglie marine e di mangroveto, ossa di
dolf Jäckli, un funzionario del PDO (Petroleum De- pesce, lenti carboniose e sabbia naturale. Le tre date
velopment Oman), quando il promontorio di Ras al- al radiocarbonio ottenute da diversi materiali orga-
Hamra era ancora in buono stato di conservazione. Il nici hanno dimostrato l’antichità del sito che era da
sito si colloca ca. 7 metri al di sopra del livello mas- far risalire al 7 millennio BP, in anni radiocarbonici.
simo raggiunto dalla marea. Venne sondato per la Uno scavo dettagliato venne condotto su una
prima volta nel 1981, quando uno scavatore mecca- superficie di soli 2 metri quadrati lungo il versante

30
Il mangroveto di Qurm con indicazione del sito di RH-6 (cerchietto rosso)
(fotografia dall’elicottero di R. Salm, 1986). The Qurm mangrove swamp
with the location of site RH-6 (red dot) (helicopter photograph by R. Salm, 1986).

Nella pagina precedente/on the previous page. Il sito di RH-6 Durante gli
scavi lungo l’argine del Wadi Aday (fotografia dall’elicottero di R. Salm,
1986). Site RH-6 under excavations along the bank of Wadi Aday (helicopter
photograph by R. Salm, 1986).

La sequenza stratigrafica dello shell-midden RH-6 nel quadrato X della


trincea del 1986. Stratigraphic sequence of the RH-6 shell-midden in square X
of the 1986 trench (fotografia di P. Biagi, 1986 / photograph by P. Biagi, 1986).

occidentale del sito. Un’altra trincea fu aperta lungo momenti di lavorazione. Gli strumenti litici hanno
il versante meridionale, sulla sommità della quale fu avuto un ruolo importante nello studio del sito. Questi
scoperta una tomba vicina ad una fossa contenente includono strumenti in pietra scheggiata, tutti ottenuti
otto recipienti ottenuti da grandi conchiglie marine da materiali litici disponibili nel raggio di qualche
della specie Fasciolaria trapezium, dalle quali erano stati centinaio di metri dall’insediamento. Lo studio dei
rimossi il corpo spiraliforme e la columella. Fra gli altri reperti ha aiutato ad interpretare le variazioni che
interessanti ritrovamenti portati alla luce durante gli ebbero luogo nella produzione degli strumenti in pietra
scavi degli anni Ottanta, è da menzionare un’officina scheggiata nell’area ben 7 millenni radiocarbonici
di manifattura per la produzione di ami in conchiglia da oggi. Tra gli strumenti in pietra levigata è
all’interno della quale sono stati rinvenuti tutti i diversi particolarmente importante la scoperta di un’ascia in

31
PDO (Petroleum Development Oman), when the cape of Ras
al-Hamra was still in a good state of preservation. The site is
ca. 7 metres higher than the maximum level reached by the tide.
It was tested for the first time in 1981, when a bulldozer opened
a trench along the western side of the midden. It showed the great
potential of a complex site, with a thick stratigraphy composed
of layers of marine and mangrove shells, fish bones, charcoal
lenses and natural sand. Three radiocarbon dates were obtained
from different organic materials. They showed the antiquity of
the site, to be attributed to the seventh millennium BP.
Recipienti in conchiglia marina della specie Fasciolaria trapezium rinvenuti Detailed excavations were carried out over a surface of just 2
nella parte sommitale del sito. Fasciolaria trapezium marine shell containers sqm, along the western slope of the site. Another trench was
from the topmost part of the site (fotografia di P. Biagi, 1986 / photograph by opened along the southern slope, at the top of which a burial
P. Biagi, 1986). was discovered close to a pit containing eight Fasciolaria
trapezium large marine shell vessels, from which the body
whorl and solid columella had been removed. Among the other
interesting finds brought to light during the 1980s excavations
is a shell hook workshop from which all the manufacturing
stages of the items were recovered.
conglomerato e di diversi tipi di pesi da rete ottenuti The lithic assemblage pays a very important role in the study of
da ciottoli rinvenuti sia nel wadi che sulla spiaggia. the site. It is composed of knapped stone artefacts, all obtained
È importante sottolineare che, per quanto riguarda from raw materials available within a radius of a few hundred
i resti faunistici, la sequenza di RH-6 ha restituito metres from the site. Their analyses help to interpret the varia-
reperti ossei di cani fino dai livelli più antichi, mentre tions that took place in the production of the knapped stone tools
il tahr è stato identificato in un periodo leggermente of the area at the turn of the seventh millennium BP. Among
successivo. La raccolta di molluschi marini e di the polished stone tools the discovery of a conglomerate adze is
mangroveto è attestata durante l’intera sequenza di remarkable, while other implements include different varieties of
occupazione in quantità variabili a seconda delle net-sinker obtained from both wadi and beach pebbles.
diverse fasi, così come la presenza di resti di pesce It is important to remark that, among the faunal remains, the
e di tartaruga verde (Chelonia mydas). Questi dati RH-6 sequence yielded evidence of dog bones starting from
dimostrano che la dieta degli abitanti di RH-6 era the oldest layers, while tahr was identified among slightly later
basata per lo più sulle risorse marine, nonostante remains. The gathering of marine and mangrove shellfish is
specie domestiche fossero già presenti nella regione attested throughout the entire sequence, with variable quantities,
circa 7 millenni radiocarbonici da oggi. according to the different layers, as are fish and green turtle
(Chelonia mydas). These data show that most of the diet
*** of the inhabitants of RH-6 was based on the marine resources
though domesticates were already available at the turn of the
The shell-midden of RH-6 is located along the right (northern) seventh millennium BP in the Qurm region.
bank of Wadi Aday, inside the Qurm National Reserve,
ca. 500 m from the mouth of the wadi itself. The site was
discovered in the 1960s by Rudolf Jäckli, an officer of the

32
La Ricerca Geoarcheologica
nelle Missioni Italiane in Oman
Geoarchaeological Activities
of Italian Archaeological Missions in Oman

Attività: Ricerche geoarcheologiche nel Sultanato dell’Oman


Località: Ja’lān, Salut, Khor Rori
Istituzione italiana: Italian-French “Joint Hadd Project”, Italian Mission to Oman, IMTO Università degli Studi di Pisa
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture; Office of the Adviser to H.M. the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: French Mission in Oman UMR 5600 Environnement Ville Société Bureau 612
Responsabile italiano: Prof. Mauro Cremaschi, Università degli Studi di Milano
Stagioni di svolgimento: 1990-2017
Testo di: Prof. Mauro Cremaschi, Università degli Studi di Milano

A partire dagli anni ’70 numerosi geoarcheologi han- temente nel terzo millennio, a causa della salinizza-
no collaborato con le missioni archeologiche italiane zione e disseccamento delle lagune e del conseguente
in Oman, contribuendo al progresso delle conoscenze calo di produttività. Il fenomeno, certo favorito dai
e ponendo in luce casi esemplari di condizionamenti movimenti neotettonici, fu determinato dalla contra-
ambientali allo sviluppo delle culture archeologiche. zione delle piogge monsoniche e del conseguente calo
L’opera dei geoarcheologi si è dapprima concentrata nell’ apporto di acqua dolce dal continente.
sulle lagune fossili costiere tra Muscat e Sur. I nume- Dunque anche in Oman, come nei deserti sahariani,
rosi shell midden si svilupparono tra il sesto e il quarto il fattore climatico ha determinato cambiamenti ra-
millennio a.C. grazie allo sfruttamento della fauna dicali nel paesaggio e adattamenti significativi delle
costiera e del mangroveto. Tali risorse si ridussero for- dinamiche culturali. I tufi calcarei delle cavità di Jeb-

33
La laguna di as-Sulayb , oggi una
sebka salina, ma un mangroveto
nel sesto millennio a.C. In primo
piano un lembo di shell midden.
The as-Sulayb lagoon, today is an
halyne sebka, but  during the sixth
millennium BC a mangrove area
was developed in it.

Nella pagina precedente/on the


previous page. I tufi calcarei in un
riparo di Jebel Qara, lo studio
isotopico di tali depositi indica
il rafforzamento dei monsoni
tra l’ottavo e il terzo millennio
a.C. The calcareous tufa of  Jebel
Qara. Isotopic analyses  performed
on them indicate that  the Indian
monsoon has strengthened from
the eighth to the third millennia BC.

el Qara datano all’ottavo millennio il rinforzarsi dei


monsoni ed al terzo millennio il loro indebolimento. Il ***
declino del periodo umido segna il nascere delle oasi,
limitando la disponibilità d’acqua a luoghi di partico- Since the 1970s, several geoarchaeologists were asked to join
lari condizioni geologiche. Già a partire dall’età del Italian archaeological missions in Oman and they contributed
Bronzo per le comunità che abitano le oasi, la gestio- to increase the knowledge of Omani archaeology, highlighting
ne dell’acqua diventa di importanza strategica e ad significant case studies of environmental influence into the
essa appaiono destinati i fossati ed i pozzi che circon- development of archaeological communities.
dano la ‘torre’ di Salut. A partire dall’età del Ferro, Initially fossil coastal lagoons distributed between Muscat and
l’oasi circostante la nota cittadella è oggetto di una Sur were investigated. Therein, many shell middens developed
oculata gestione agraria basata sull’irrigazione me- between the sixth and the fourth millennium BC based on
diante falaj, introdotti in questa fase, che ne garanti- the large availability of coastal and mangrove molluscs. Due
ranno la sussistenza fino alla piena età islamica. to the increase in the salinity of the lagoons, by the third
In Dhofar, un quadro di discreta disponibilità idrica millennium BC the availability of natural resources in them
traspare per l’età classica dagli studi sedimentologici was dramatically reduced. This phenomenon was favoured by
e geomorfologici condotti in relazione a Sumurham. sea level change related to tectonic movements, but the main role
Condizioni aride prevalgono invece in età tarda fino a was played by the withdraw of the Indian Ocean monsoon
causare l’ostruzione del Khor in cui si trovava il porto domain which led to a reduction in rainfall, thus triggering a
ed insieme ad altri fattori portano all’abbandono drop of continental freshwater input into lagoons and enhancing
della cittadella. the onset of hyperhaline conditions.

34
Isotopic analyses of calcareous tufa in the rock shelters of the
Jebel Qara suggests the existence of a phase of strengthening
of the Indian ocean monsoon between the eighth and third mil-
lennium BC. The establishment of the oases marks the decline
of the Early Holocene humid phase; oases formed where suit-
able geological conditions for the preservation of water resources
exist. Since the Bronze Age, the management of water resources
became mandatory for human groups settling the oases. This
is suggested, for instance, by the moats and water wells such
as those surrounding the bronze age tower of Salut. Since the
Iron Age, an accurate agricultural management took place in the
oases surrounding Salut. A successful landuse was supported by
the introduction of the falaj irrigation system, that in the region
supported cultivation up to Islamic times.
In Dhofar, sedimentological and geomorphological investigations
at Sumurham highlighted the occurrence of a moderately
wet phase during the classical period. On the contrary, in the
late antiquity arid environmental conditions prevailed; such
environmental conditions drove the obstruction of the Khor
where the harbour was located. This, along with other socio-
political factors, led to the abandonment of the citadel.

Sopra/above. Sondaggio nella laguna di


as-Sulayb. I depositi grigio blu alla base della
sequenza si sono depositati in ambiente di
mangrovia, circa 6000 anni a.C. e sono ricoper-
ti da depositi giallastri che indicano immer-
sione seguita da ingressione di acqua marina.
Test pit in the as-Sulayb lagoon. The blu-grey sedi-
ment at the base of the sequence  were deposited
in a mangrove environment about 6000 years BC.
They are covered by yellow brown silt and sand
indicating  submersion by sea water.

Sinistra/left. Gli shaft di un falaj  nella piana


di Salut. Tali strutture sono localmente in uso
dall’età del Ferro. A sequence of falaj shafts in
the plain of Salut. These structures were locally in
use since Iron Age.

35
Nuovi Scavi nel
Villaggio Neolitico di
RH-5 (Ras al-Hamra,
Muscat)
New Excavations in the
Neolithic Village of RH-5
(Ras al-Hamra,
Muscat)

Attività: The “Turtle People” Heritage Sites Project, Ministry of Heritage and Culture del Sultanato dell’Oman
Località: Ras al-Hamra, Muscat
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Università di Torino; Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris; UMR 7041 Archéologie et Sciences de l’Antiquité; Maison de
l’Archéologie et de l’Ethnologie, Nanterre; Smithsonian Institution, Washington DC
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Tosi (direttore scientifico), Dott. Lapo Gianni Marcucci, Università di Bologna (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 2004-2005, 2008-2011
Testo di: Dott. Lapo Gianni Marcucci, Università di Bologna

Ras al-Hamra è un promontorio calcareo terziario a RH-6), grazie alla presenza di un grande abitato di
situato tra le piatte spiagge di Batinah, ad ovest, e una pescatori-raccoglitori e una delle più estese e antiche
linea di costa rocciosa, ad est, che si estende fino a necropoli della Penisola Arabica.
Ras al-Hadd. Le recenti ricerche hanno fornito ulteriori e più
Lo shell-fish midden di RH-5, datato tra la fine del precise informazioni sulla struttura dell’abitato
quinto e il quarto millennio BC, è il più ampio dei e sulla società dei pescatori preistorici. Infatti la
dodici individuati nell’area e da un punto di vista pulizia della roccia di base delle aree orientale
stratigrafico tra i più importanti dell’Oman (insieme e meridionale ha permesso di portare alla luce le

36
La capanna B23: A, foto da sud delle buche di palo; B, le buche di palo
evidenziate in rosso; C, modello digitale tridimensionale (foto e modello
tridimensionale di F. Genchi). The HUT B23: A, photo from south of the post-
holes; B, the postholes highlighted in red; C, tridimensional digital model (photo
and tridimensional model by F. Genchi).

Nella pagina precedente/on the previous page. Vista da sud del sito di Un’incudine in pietra e un frammento di orecchino rinvenuti in situ du-
RH-5 dall’aereo prima dell’inizio della campagna di scavo 2009-2010 rante la campagna di scavo 2004-2005 (foto di L.G. Marcucci). A pitted
(foto di L.G. Marcucci). View from south of site RH-5 from the plane before crushing stone and a fragment of earring found in situ during the 2004-2005
the beginning of the 2009-2010 excavation mission (photo by L.G. Marcucci). excavation (photo by L.G. Marcucci).

fondazioni di diverse decine di capanne e numerose della necropoli, interdigitata con le strutture di
strutture ausiliarie (focolari, fosse di scarico ed abitato, con decine di sepolture su tutta la sequenza
anche un forno). Le capanne, ovali o circolari, del deposito fin sopra la roccia di base, dimostrando
possono essere divise in due categorie principali: che la necropoli era molto più estesa di quanto si
quelle costituite unicamente da allineamenti di presumesse in passato.
buche di palo e quelle definite da una canaletta Come dimostrato dai resti ittiologici e malacologici
all’interno della quale sono state scavate eventuali e dalla cultura materiale, la popolazione di RH-5
poche buche di palo. In alcuni casi è stato rinvenuto aveva un’economia orientata esclusivamente verso
anche un gruppo centrale di pali portanti al centro l’ambiente marino, pescando e raccogliendo con-
delle capanne. Invece nella parte settentrionale del chiglie marine e di mangrovia. La mangrovia veniva
promontorio è stata individuata una nuova porzione sfruttata per il legname e per procacciare cibo.

37
Resti vegetali mineralizzati relativi ad una serie di nodi di
una o più corde rinvenuti sopra la tomba 410 durante la
campagna di scavo 2009-2010 (foto di T. Conci). Mineralized
vegetal remains related to a series of knots in one or more ropes
recovered above Grave 410 during the 2009-2010 excavation
(photo by T. Conci).

La cultura materiale corrisponde a quella tipica degli the eastern and southern areas has permitted to bring to light
insediamenti preistorici costieri di questo periodo del the foundations of various dozens of huts and numerous aux-
sud-est arabico, in cui le attività artigianali prevalenti iliary structures (fireplaces, dump pits and also one oven). The
sono legate alla lavorazione della pietra scheggiata e huts, ovals or circular, can be divided into two main types: those
levigata, delle conchiglie e delle ossa di mammiferi made up only by post-hole alignments and those defined with
per fabbricare ornamenti, per la vita di tutti i giorni a base-trench foundation inside of which a few postholes have
e per il corredo funebre, e alla fabbricazione di stru- been excavated. In several cases, a central group of loan-bearing
menti soprattutto collegati alle attività di pesca e, in post-holes have been found. Instead, in the northern part of
misura minore, per la caccia. the promontory a new portion of the graveyard has been iden-
tified, interdigitated with the living structures, with dozens of
*** graves on the entire sequence of the deposit up above the bedrock,
proving that the graveyard was more extended than supposed
Ras al-Hamra is a tertiary calcareous promontory located be- previously.
tween the flat beaches of Batinah, to the west, and the rocky As displayed by fish and malacological remains and from the
coastline, to the east, which extends itself to Ras al-Hadd. The material culture, the population of RH-5 had an economy ori-
shell-fish midden of RH-5, dated to between the end of the fifth ented exclusively towards the marine environment, fishing and
and the fourth millennium BC, is the largest of the twelve iden- gathering marine and mangrove mollusks. The mangrove stand
tified in the area and from a stratigraphic point of view among was also exploited for gathering wood and food.
the most important of Oman (together with RH-6), thanks to The material culture corresponds to the typical one of coastal
the presence of a large settlement of fishermen-gatherers and prehistoric sites of this period in the south eastern Arabian Pen-
one of the most extended and ancient graveyards of the Arabian insula, where the main craft activities were tied to the working
Peninsula. of stone, shells and bones for manufacturing ornaments, both for
Recent researches have furnished further and more precise infor- daily life and for the funerary set, as well as the manufacturing
mation on the structure of the living area and on the society of of implements tied to fishing and, to a lesser degree, for the
the prehistoric fishermen. Indeed the cleaning of the bedrock of hunting activities.

38
Nuovi Scavi nello Shell-Fish Midden Neolitico di
RH-6 (Ras al-Hamra, Muscat)
New Excavations in the Neolithic Shell-Fish Midden
of RH-6 (Ras al-Hamra, Muscat)

Attività: The “Turtle People” Heritage Sites Project, Ministry of Heritage and Culture del Sultanato dell’Oman
Località: Ras al-Hamra, Muscat
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Università di Torino; Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris; UMR 7041 Archéologie et Sciences de l’Antiquité; Maison de
l’Archéologie et de l’Ethnologie, Nanterre; Smithsonian Institution, Washington DC
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Tosi (direttore scientifico), Dott. Lapo Gianni Marcucci, Università di Bologna (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 2012-2013
Testo di: Dott. Lapo Gianni Marcucci, Università di Bologna

La maggiorparte dei siti scoperti a Ras al-Hamra circa 600 m dal mare, verso l’interno. La biomassa
sono degli shell-fish midden. I resti di conchiglie, intere della mangrovia era completamente sfruttata, come
o frammentarie, sono evidenti in tutte o quasi tutte le dimostrato dalle specie di conchiglia rinvenute nel
unità stratigrafiche, ma la presenza di resti di pesce deposito (spesso quasi 2 m), principalmente ostriche
non deve essere sottovalutata. di mangrovia (Saccostrea cucullata) e Terebralia palustris.
Il sito di RH-6 è il più antico rinvenuto nell’area. L’abitato è datato tra la metà del sesto e la metà del
Si trova ai bordi del limite orientale della Qurum quinto millennio BC. Le strutture di abitato e ausi-
Nature Reserve, drenata dal Wadi Aday, attualmente a liarie sono simili a quelle rinvenute nel più recente

39
Lo spessore di circa 2 m del deposito
antropico nella parte occidentale del
sito (foto di L.G. Marcucci). The thickness
of about 2 m of the anthropic deposit in the
western part of the site (photo by L.G. Mar-
cucci).

Strutture abitative e ausiliarie scavate nella roccia di base (fotomosaico di F.


Genchi). Living and auxiliary structures cut into the bedrock (photomosaic by
F. Genchi).

Nella pagina precedente/on the previous page. Raschiatoio in conchiglia


(foto di S. Oboukhoff). Shell scraper (photo by S. Oboukhoff).

Gli scavi hanno anche confermato la presenza di una


necropoli, datata al primo quarto del quarto millen-
nio BC, usata approsimativamente 800 anni dopo il
possibile abbandono dell’abitato. Fino ad ora sono
state scavate sette tombe ma il ritrovamento di grandi
pietre in calcare e frammenti di ossa umane sulla su-
perfice del sito potrebbe indicare la presenza di altre
probabili tombe.
La cultura materiale è simile a quella delle altre
comunità neolitiche: strumenti e ornamenti in pietra,
villaggio di RH-5: capanne costituite da allineamenti ossa di mammifero e conchiglie. Si nota una certa
circolari o ovali di buche di palo, focolari e fosse di continuità culturale tra gli artefatti impiegati dagli
scarico. Uno dei ritrovamenti più interessanti delle abitanti di Ras al-Hamra. Comunque a RH-6 si
recenti ricerche è stata la scoperta di un insieme di registra la presenza di Rizophora sp. nella mangrovia e
quattro capanne in associazione con una dozzina di la manifattura di particolari strumenti mai rinvenuti
strutture ausiliarie (fosse di scarico e focolari impie- a Ras al-Hamra o solo sporadicamente in altre parti,
gati per la lavorazione e la cottura del pesce e delle come ad esempio una punta di freccia in selce e
conchiglie), scavate direttamente nella roccia di base, alcune asce in pietra, piccoli pesi da rete globulari
relative ad attività giornaliere. con un’incisione continua o una picchettatura lungo

40
La copertura in pietra della Tomba 6
(photo di O. Munoz). Stone covering of
Grave 6 (photo by O. Munoz).

il centro e quelli piatti con le intaccature lungo l’asse discovery of a cluster of four huts in association with a dozen
maggiore, coltelli in pietra, pietre con scanalature auxiliary structures (waste pits and fireplaces used for cooking
(pierres à rainures), dischi scanalati in clorite, grattatoi and processing fish and shells) cut into the bedrock, related to
in conchiglia (Veneridae), strumenti multi-funzionali, daily activities.
un orecchino e perline rettangolari in clorite. The excavations have also confirmed the presence of a grave-
yard dated to the first quarter of the fourth millennium BC,
*** approximately 800 years after the possible abandonment of the
settlement. Till now seven graves have been excavated but the
Almost all of the sites discovered at Ras al-Hamra are shell- emerging large stones and human bones identified on the surface
fish middens. The remains of shells, whole or fragmented, are of the mound may indicate other potential graves.
clearly visible in all or almost all the stratigraphic units, but the The material culture is similar to the one of other Neolithic
presence of fish remains must not be underestimated. communities: tools and ornaments made in stone, mammal bone
The site of RH-6 is the oldest one found in the area. It is lo- and shell. One can observe a cultural continuity between the
cated on the eastern edge of the Qurum Nature Reserve, drained artefacts used by the inhabitants of Ras al-Hamra. However
by the Wadi Aday, at about 600 m inland from the sea. The at RH-6 we can note the presence of Rizophora sp. in the man-
mangrove biomass was fully exploited, as demonstrated by the grove and the manufacturing of particular tools never recovered
species of shells found in the deposits (nearly 2 m high), mainly at Ras al-Hamra or only sporadically elsewhere, such as a flint
mangrove oyster (Saccostrea cucullata) and Terebralia palustris. arrowhead and some stone adzes, small globular net sinkers
The settlement is dated between the mid-sixth and mid-fifth with a continuous incision or with pecked grooves around the
millennium BC. The living and auxiliary structures are similar waistline and the flat ones with notches at the end of the major
to those of the more recent site of RH-5: huts made up of cir- axis, cutting stone tools, grooved stones, grooved chlorite discs,
cular or oval alignments of post-holes, fireplaces and dump pits. shell scrapers (Veneridae), multi-functional tools, an earring
One of the most interesting findings of recent research was the and rectangular beads in chlorite.

41
I Cacciatori-Raccoglitori Tardo Neolitici di FNS-7
(Wadi Harima)
The Late Neolithic Hunter-Gatherers of FNS-7
(Wadi Harima)

Attività: Quriyat-Fins Coastal Exploration


Località: Fins, Wadi Harima, Ash Sharqiyah Region
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: German University of Technology in Oman, GUtech; Centre National de la Recherche Scientifique, CNRS
Responsabile italiana: Dott.ssa Maria Pia Maiorano, Università di Napoli “L’Orientale”
Stagioni di svolgimento: 2014-2015
Testo di: Dott.ssa Maria Pia Maiorano, Università di Napoli “L’Orientale”

Il sito FNS-7, situato sulla riva sinistra di un imponente riscontrati nell’area d’interesse - assieme ai più
widyan chiamato Wadi Harima, due chilometri a sud comuni elementi legati alle attività di pesca come
dal villaggio di Fins, è stato scoperto da un team di pesi da rete e resti di conchiglie. Le strutture abitative
geologi tedeschi nel 2013 e successivamente ricognito non sono tuttavia state trovate a causa dell’assenza di
e scavato dai team dell’Università di Bologna un vero e proprio deposito archeologico (la terrazza
e della Missione Archeologica Franco-Italiana. è infatti periodicamente colpita da forti fenomeni di
La scoperta di FNS-7 ha rivelato un’espressione deflazione) o probabilmente perché l’area abitata
ancora sconosciuta dell’occupazione neolitica di era istallata nell’entroterra, ai piedi del massiccio
quest’area caratterizzata dalla presenza di strumenti montuoso delle Hajar poco distante dal sito.
in selce bifacciali e punte di freccia - manufatti mai L’occupazione di FNS-7 è stata associata al Tardo

42
Mappa generale dei principali siti distribuiti lungo le sponde di Wadi Trincea-1: principali categorie di materiali raccolti. Trench-1: main cate-
Harima. General map of the main sites distributed along Wadi Harima banks. gories of findings.

Neolitico (quinto-quarto millennio a.C.) sulla base The site FNS-7, located on the left bank of an imponent
delle analisi tipologiche e tecnologiche dell’industria widyan called Wadi Harima, two kilometres South of the
litica. Gli strumenti bifacciali raccolti in questo sito village of Fins, was discovered by a team of German geologists
mostrano estremità e bordi affilati, caratteristiche and successively surveyed and excavated within the activities
tipiche delle armi da lancio, fratturatesi durante of both the University of Bologna and the French-Italian
le diverse fasi della scheggiatura, attività svolta Archaeological Mission. The discovery of FNS-7 revealed an
probabilmente durante le lunghe battute di caccia - unknown expression of the Late Neolithic occupation of this
come testimoniato dal ritrovamento di otto diverse area which was characterized by the occurrence of bifacial tools
punte di freccia - o di attesa dei pascoli, nella and arrowheads in association with the typical fishing elements
fase embrionale della formazione delle comunità like net sinkers and shell remains. Housing structures were not
pastorali mobili. found due to the absence of a consistent archaeological deposit
Oggi, l’area tra Bimmah e Fins è una riserva natura- (the terrace is hit by strong deflaction phenomena) or probably
le per la protezione delle gazzelle. Secondo il parere because the inhabited area was settled inland, in the foothills of
degli etologi, i letti degli wadi sono ed erano luoghi the Hajar Mountains. The occupation at FNS-7 is associated
prediletti da gazzelle, orici e tahr allo scopo di tro- with Late Neolithic Period that can be broadly dated to the fifth-
vare sia nutrimento che riposo ed erano anche zone fourth millennia on the basis of typological and technological
ideali per condurre al pascolo pecore, capre e bovi- analysis of the lithic industry. The bifacial tools collected
ni. Probabilmente lo sfruttamento parallelo di risorse at this site show sharp extremities and edges that are typical
faunistiche selvagge e domestiche durante quinto e il characteristics of throwing weapons. Most of them are broken
quarto millennio a.C., sarebbe stato di fondamentale and could be defined as the discard of occasional production
importanza durante le frequenti recessioni climatiche of projectile points and spears during hunting activities, as
e nel favorire i contatti tra le tribù costiere. demonstrated by the presence of eight different arrowheads or,
additionally, the result of the passage of herders knapping while
*** the herds were foraging in wadi beds.

43
Diversi stadi della manifattura dei bifacciali
foliati. Disegni: Maria Pia Maiorano.
Bifacial foliates manufacturing stages.
(drawings by Maria Pia Maiorano).

Punte di freccia tardo-neolitiche. Foto:


Philip Koch. Late Neolithic projectile points.
(photographs by Philip Koch)

Today, the area extended between Bimah and Fins is a Natural for domestic species such as sheep, goat, and cattle. Likely,
Reserve for the protection of gazelles. According to the ethologists’ the exploitation of wild and domestic faunal resources during
study, wadi beds were the favourite feeding and resting places for the fifth and the fourth millennium BC, could have given the
gazelles, oryx and tahrs which should be the main species hunted appropriate sustainment during the recurrent climatic recessions
in the prehistoric period and were also best grazing grounds and facilitated the contacts among coastal tribes.

44
Il Sito Neolitico di
Wadi Shab-GAS1
The Neolithic Site of
Wadi Shab-GAS1

Attività: Italian-French “Joint Hadd Project”


Località: Wadi Shab
Istituzione italiana: Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, IsIAO
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Direttrice italiana: Dott.ssa Donatella Usai, Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani
Stagioni di svolgimento: 2000-2005
Testo di: Dott.ssa Donatella Usai, Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani

Localizzazione e breve storia del sito Particolarmente ben conservato al momento della
Il sito di Wadi Shab-GAS1, situato nell’area di Tiwi, scoperta il sito si presentava notevolmente disturbato
lungo la costa nord-orientale dell’Oman, alla foce allorché si decise, nel 2000, di farlo oggetto di una
dello wadi da cui ha preso il nome, fu scoperto nel serie di campagne di scavo sistematiche sotto l’egida
1983 dalla Missione Archeologica Italiana nel Sul- del Joint Hadd Project, diretto da Maurizio Tosi e
tanato dell’Oman. Un primo intervento di scavo nel Serge Cleuziou. Nonostante gran parte del sito fosse
sito fu effettuato da Paolo Biagi nel 1992 e a lui si stata danneggiata dall’abitato e dalla strada costiera,
deve l’attribuzione cronologica al Neolitico, fine del ha restituito evidenze relative ad almeno quattro fasi
quinto/inizi del quarto millennio a.C. di abitato e una fase cimiteriale.

45
La Tomba 9 della fase di necropoli individuata a Wadi Shab-GAS1. Grave
9 of the Wadi Shab-GAS1 cemetery phase.

La struttura muraria di epoca Islamica e le strutture d’abitato datate


alla prima metà del terzo millennio a.C. The Islamic wall foundation and
the habitation structures dating to the first half of the third millennium BC.

Le evidenze archeologiche Tra questa fase di abitato e quella successiva,


La fase più recente, attribuibile ad epoca islamica, rappresentata da alcune strutture in pietra più
è rappresentata dalle fondazioni di una struttura difficilmente interpretabili, si pone una fase di
muraria ortogonale, peraltro visibile in una necropoli, datata al quarto millennio a.C., che ha
panoramica del sito datata al tempo della scoperta, prodotto 13 tombe, alcune utilizzate più di una volta,
cui sono associati alcuni frammenti di ceramica dal per un totale di 17 individui, generalmente prive
fine impasto giallognolo decorati da line ondulate, di corredo, salvo pochi casi. Tra questi possiamo
frammenti di braccialetto in vetro ed altri manufatti segnalare la presenza di un bellissimo amo di
dell’epoca. Questa struttura ha inciso, senza conchiglia trovato nella Tomba 3. Numerosi i resti di
comunque alterarne eccessivamente la leggibilità, orecchini e perle in clorite e steatite, tipici del periodo,
alcune strutture in pietra circolari cui sono associati ritrovati in associazione con le fasi di abitato.
dei focolari circolari, con una base di pietre poligonali
e una serie di buche di palo. Carboni prelevati da uno ***
di questi focolari suggeriscono una datazione alla
prima metà del terzo millennio a.C. A questa fase di The location and site’s history
abitato sono associati numerosi frammenti di oggetti Wadi Shab-GAS1 site, located in the Tiwi area, along the
in bronzo, tra i quali, solo uno è ragionevolmente north-eastern coast of Oman, at the mouth of the river from
interpretabile come amo. which it has been named, was discovered in 1983 by the Italian

46
Amo in conchiglia rinvenuto nella Tomba 3 vicino alla mano destra. A shell
fish-hook from Grave 3 found close to the right hand.

Orecchini in clorite dall’abitato preistorico di Wadi Shab. Chlorite earrings


from the prehistoric settlement at Wadi Shab.

Archaeological Mission. Paolo Biagi was the first to explore associated with this structure. These walls disturbed, without
the site in 1992 and to establish its Neolithic chronological altering much the comprehension of the evidence, some stone
attribution, at the end of the fifth/beginning of the fourth structures, round in shape, associated to circular fireplaces with
millennium BC. a base of polygonal stones and some post-holes. Charcoal from
Well preserved when it was discovered it appeared very disturbed one of these fireplaces suggests a date in the first half of the III
when in 2000 plans were made by the Joint Hadd Project, di- millennium BC. Numerous fragments of bronze objects, among
rected by Maurizio Tosi and Serge Cleuziou, to include it in a which only one can be definitely identified as a hook, were
project of systematic excavation. Although heavily disturbed by associated to this phase. Between this settlement phase and a
the village and the coastal road, it produced evidence relating to more ancient one, represented by structures of more difficult
at least four settlement phases and a graveyard. interpretation, is a burial-ground dating to the IV millennium
BC. This produced thirteen pit-graves, in some cases used
The archaeological evidence for more than one burial, for a total of seventeen individuals.
The most recent phase at the site, dating to the Islamic period, Graves usually are not accompanied by any grave good except
is represented by the foundations of an orthogonal wall, for Grave 3 where a nice shell-hook was found close to the right
already visible in an aerial photo dating to the time of the hand of the individual. Numerous are the chlorite earrings
site’s discovery. Some fragments of wheel-made pottery, of and steatite and chlorite beads, typical of the period, found in
fine yellowish-brown fabric and decorated with short wavy- association with the settlement phases.
lines, together with fragments of glass bracelet and beads were

47
L’Accampamento Neolitico di Ras al-Hadd HD-2
(IV-III millennio a.C.)
The Neolithic Camp of Ras al-Hadd HD-2
(4th-3rd millennium BC)

Attività: Attività di scavo di emergenza nel sito costiero di Ras al-Hadd 2 (HD-2)
Località: Ras al-Hadd
Partner istituzionale omanita: Ministry Of Heritage and Culture
Team italiano: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza” (direttore), Dott.ssa Maria Pia Maiorano, Università di Napoli “L’Orientale” (liticista)
Stagioni di svolgimento: 2016
Testo di: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza”; Dott.ssa Maria Pia Maiorano, Università di Napoli “L’Orientale”

Situato su un promontorio roccioso e circondato dal sito fu gravemente danneggiato sia da agenti climatici
mare su tre lati, il sito di HD-2 (Ras al-Hadd- 2) fu che da eventi antropici che hanno distrutto negli ul-
inizialmente identificato ed in minima parte indaga- timi anni buona parte della stratigrafia. Questo testo
to dal “Joint Hadd Project” durante gli anni 80-90. presenta brevemente i risultati dello scavo realizza-
L’imminente costruzione di un resort turistico ha to tra dicembre 2016 e gennaio 2017. L’attività sul
spinto il Ministry of Heritage and Culture del Sul- campo ha previsto l’apertura di cinque ampie trincee
tanato dell’Oman a condurre una breve campagna che hanno fatto luce sulle principali evidenze antro-
di scavo affidata al team italiano guidato da France- piche e offerto la possibilità di recuperare e studiare
sco Genchi, sotto la supervisione di Maurizio Tosi. Il un grosso numero di strumenti litici.

48
Un tipico strumento in pietra del neolitico, probabilmente utilizzato come
incudine, ottenuto da un ciottolo di wadi. A typical neolithic stone tool, prob-
ably used as anvil, obtained from a wadi pebble.

o piccoli ripari circolari o semi-circolari. I resti consi-


stono in segmenti curvilinei di buche di palo che rap-
presentano le fondazioni delle strutture.
Le attività economiche erano basate principalmente
sullo sfruttamento delle risorse della costa come
Particolare di un’area di lavorazione della Pinctada localizzata tra i resti dimostrato dagli abbondanti resti faunisitici
delle strutture. Detailed view of the Pinctada working area among the dwelling
identificati (soprattutto molluschi e resti di pesce) e
remains.
dagli strumenti rinvenuti (pesi da rete e ami da pesca).
Nella pagina precedente/on the previous page. Vista panoramica di una La scarsa presenza di resti di mammiferi lascia pensare
trincea di scavo e della laguna sullo sfondo. Panoramic view of a trench ad un basso impatto della caccia e dell’allevamento
excavation and the lagoon in the background. sull’economia di sussistenza della comunità.
La fase più tarda di occupazione del sito è stata da-
tata all’inizio del terzo millennio a.C. in conside-
Il sito corrisponde ad un’area di lavorazione della selce razione del rinvenimento di due piccoli blocchi di
e la presenza di buche di palo organizzate in strutture rame sul livello superficiale di una struttura, ma in
semicircolari con all’interno strumenti, schegge, generale il sito può essere considerato un esempio
nuclei e materia prima, potrebbe far propendere per della poco conosciuta fase di passaggio tra il Tardo
un accampamento costiero. Neolitico (Periodo 2, quarto millennio a.C.) e l’inizio
La fase di occupazione individuata è caratterizzata dell’età del Bronzo della regione del Ja’alan (terzo
dalla presenza di evidenze abbastanza comuni come millennio a.C.).
tracce di focolari circolari e fosse, e da alcune struttu-
re che potrebbero essere interpretate come paravento ***

49
Particolare di un blocchetto di
rame rinvenuto sui livelli superi-
ori all’interno di una struttura. De-
tailed view of a small copper block
recovered on the upper layers within
the dwelling.

Located on a rocky headland and surrounded by the sea on three The occupation phase of the main deposit is characterized by
sides, the site of HD-2 (Ras al-Hadd - 2) is an archaeological common typology of evidences (traces of circular fireplaces and
area which was firstly recorded by the Joint Hadd Project in pits) and by different dwelling structures which could be con-
the 80s. Due to the imminent construction of new touristic sidered as a wind screens or small domed huts circular in plan.
structures, the Ministry of Heritage and Culture of the Sultanate The shelters remains are constituted by a perimeter of post-holes
of Oman involved the Italian Archaeological team headed by representing the wooden walls foundation.
Dr. Francesco Genchi and under the supervision of the late The economic activities were principally based on the exploita-
Prof. Maurizio Tosi for a rescue archaeology excavation. The tion of coastal resources (sea and lagoon) as demonstrated by
site was heavily damaged by the several climatic and anthropic the abundant faunal remains (principally shells with a few
actions which destroyed, during the last forty-fifty years, most of fish bones fragments) and by the fishing kit (net sinkers and
the stratigraphy. shell hooks). The presence of scarce mammal bones (wild and
This paper presents the results of the excavations carried out domesticated) have led to consider the impact of hunting and
between December 2016 and January 2017. The excavated pastoralism in the site’s subsistence to be moderate.
area has been organized in five wide trenches which revealed The latest occupation has been dated to the beginning of the
the disposition of the main attended areas and gave us the third millennium BC due to the discovery of two small blocks
possibility to collect and study a big amount of flint tools. The of copper found on the basal layer of a shelter. Despite its
site may be a flint-knapping area and the discovery of post- own peculiarities, HD-2 looks like an example of the scarcely
holes arranged in semi-circular shelters with scatters of finished known passage between the Late Neolithic Period 2 (fourth
tool, flakes, few cores, wastes and raw material blocks, may millennium BC) and the Early Bronze Age of the Ja’alan
indicate a temporary settlement or encampment. (third millennuim BC).

50
Ras al-Hadd HD-5 e la Pesca nel Neolitico
Ras al-Hadd HD-5 and Fishing in the Neolithic

Attività: Italian-French “Joint Hadd Project”


Località: Ras al-Hadd
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Responsabile italiano: Dott. Federico Borgi, Università degli Studi di Milano; Dott.ssa Elena Maini, ArcheoLaBio – Centro di Ricerche di Bioarcheologia,
Università di Bologna
Stagioni di svolgimento: 2010-2015
Testo di: Dott. Federico Borgi, Università degli Studi di Milano; Dott.ssa Elena Maini, Università di Bologna

Il sito archeologico di HD-5 è situato a Ras al-Hadd dalle centinaia di ami in Pinctada margaritifera ritrovati
su un affioramento roccioso in riva mare. Gli scavi ar- in diversi stadi di lavorazione. Inoltre, gli scavi hanno
cheologici hanno portato alla luce due principali fasi di riportato alla luce una sepoltura multipla contenente
occupazione, una risalente al tardo neolitico nel quar- tre individui e altre tre sepolture singole. Le tombe
to millennio e l’altra alla fine del terzo millennio a.C. erano marcate da cumuli di pietre, ma nessuna ha
restituito corredo.
L’occupazione tardo neolitica
In questa fase il sito era caratterizzato da capanne e L’occupazione dell’antica età del Bronzo
focolari. La cultura materiale era orientata verso lo Dopo essere stato abbandonato alla fine del quarto
sfruttamento delle risorse marine, come testimoniato millennio a.C., HD-5 fu rifrequentato durante la

51
Nella pagina precedente/on the previous page. Foto aerea dell’area di
scavo realizzata durante la campagna 2014. Aerial Photo of the excavated
area taken during the 2014 campaign.

Esempi di ami in conchiglia di diversi tipi e in diversi stadi di lavorazione.


Shell hooks of differents kinds in different stages of the operative chain.

seconda metà del terzo millennio in seguito all’intensa


occupazione di tutta l’area di Ras al-Hadd testimoniata
da una rete integrata di abitati e laboratori artigianali.
Questa fase ha restituito numerosi ami in rame ma
nessuno in conchiglia, a sottolineare un marcato
cambiamento tecnologico. Frammenti di grandi giare
importate dalla Valle dell’Indo e di due conchiglie
contenenti residui di atacamite e pirolusite, entrambe
usate come cosmetici, testimoniano l’integrazione del
sito in una rete di contatti a lungo raggio.

L’economia di sussistenza
In entrambi i periodi di occupazione le attività
di sussistenza erano orientate allo sfruttamento
delle risorse costiere, mentre l’allevamento e la
caccia ai mammiferi terrestri era meno importante.
Significativa è quindi la presenza nei livelli tardo
Una delle sepolture singole della necropoli neolitica. One single burial of Neolitici di resti di cani con evidenze di sfruttamento
the Neolithic graveyard. a scopo alimentare.

52
Mandibola di cane sub-adulto con tracce
di combustione e tracce di macellazione
provocate da uno strumento di pietra.
Mandible of a juvenile dog with charring
traces and cut marks left by a flint tool.

In Oman, questa strategia alimentare è stata The Early Bronze Age occupation
riscontrata in siti, soprattutto Neolitici, legati allo After being abandoned at the end of the fourth millennium BC,
sfruttamento stagionale delle risorse marine, dove il HD-5 was resettled in the second half of the third millennium
consumo occasionale di carne di cane poteva essere in the framework of an intense occupation of the Ras al-Hadd
più conveniente rispetto al mantenimento di mucche, area testified by an integrated network of settlements and
pecore e capre o alla caccia agli animali selvatici. workshops. In this period, a large number of copper fishhooks
have been retrieved but not a single one made in shell, marking
*** a major technological change. Several fragments of Indus black
slipped jars and two shells containing residues of atacamite
The archeological site of HD-5 is located at Ras al-Hadd on and pyrolusite, both used as cosmetics, witness the successful
a rocky hill facing the sea. Excavations revealed two main oc- integration of the site into a network of long-range contacts.
cupation phases, one in the late Neolithic during the fourth mil-
lennium and the other at the end of the third millennium BC. Subsistence economy
In both periods, the subsistence activities focused on the
The Late Neolithic occupation exploitation of coastal resources, while the breeding and hunting
The late Neolithic occupation was characterized by huts of land mammals was less important. Noteworthy is therefore
and fireplaces. The material culture was oriented toward the presence in the late Neolithic levels of several domestic dogs,
the exploitation of sea resources, as witnessed by hundreds whose remains testify to their use for human consumption. In
of fishing hooks made from Pinctada margaritifera found in the Oman Peninsula, this subsistence strategy is documented at
different production stages. Moreover, the excavations exposed Neolithic sites mainly sustained by seasonal marine resources,
one multiple grave with three individuals and three other single where the occasional eating of red meat from dogs was probably
graves marked by stones piles placed over the bodies, while no more convenient than maintaining cattle and sheep or goats or
grave goods were deposited. hunting wild animals.

53
I Pescatori di VIII e IV millennio a.C.:
Ras al-Khabbah, KHB-1 nella Regione dello Ja’lān
Fishermen of 7th and 4th millennium BC:
Ras al-Khabbah, KHB-1 in the Ja’lān Region

Attività: Italian French “Joint Hadd Project”


Località: Ras al-Khabbah
Istituzione italiana: Laboratorio “B.Bagolini”, Università degli Studi di Trento
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Università di Bologna; Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO)
Responsabile italiano: Dott. Fabio Cavulli, Università degli Studi di Trento
Stagioni di svolgimento: 1999-2005
Testo di: Dott. Fabio Cavulli, Università degli Studi di Trento; Dott.ssa Simona Scaruffi, Associazione Professionale ArcheoModena

Il sito di KHB-1 si trova a meno di un chilometro un deposito limoso con buche di palo che descrivono
dal capo di Ras al-Khabbah nella regione dello una piccola capanna circolare, focolari e una grande
Ja’lān. È situato sul terrazzo marino che forma fossa con all’interno abbondanti resti di mitili.
l’attuale scogliera tra il mare e la laguna interna, Le fasi più recenti (fasi I-V), riferibili al quarto (e terzo)
oggi prosciugata ma che all’inizio dell’Olocene era millennio a.C, sono caratterizzate da un deposito
alimentata sia dal mare che dagli wadi interni. sabbioso, perlopiù a debole coesione, e da strutture
Il sito è caratterizzato da un deposito antropico quali focolari di tipologie diverse (in cuvette, con fondo
plurifase con complessi strutturali importanti. Tramite di pietre o foderato con placchette calcaree, o semplici
indagine stratigrafica sono state individuate sei fasi dispersione di cenere e carboni) e da diversi complessi
di frequentazione la più antica delle quali risale al d’abitato che vanno da semplici paraventi semicircolari
settimo millennio a.C. (fase 0) ed è rappresentata da a piccole capanne a cupola e pianta circolare. Ogni

54
per la pesca, strumenti in osso, strumenti in pietra,
vasi in pietra e manufatti in pietra scheggiata.
L’alto grado di specializzazione tecnica raggiunto
dalle attività economiche, basate soprattutto sullo
sfruttamento delle risorse acquatiche, risulta eviden-
te se si considera la quantità e la varietà di oggetti
connessi con la pesca, come i pesi da rete in pietra,
i cucchiai (lo “specchietto” per richiamare il pesce) e
gli ami in conchiglia. Anche gli strumenti legati alla
Ortofoto della fase 1, aree E, F, fabbricazione di questi manufatti, come le lime in
A: capanne circolari, focolari,
arenaria, e alla preparazione delle reti, come gli aghi
fosse e buche da palo; a destra il
in osso, sono riferibili alle stesse occupazioni.
terrazzo marino e l’area occupata
da KHB-1. Orthophoto of phase I, Studiando le evidenze archeologiche conosciute per
aree E, F, A: circular huts, fireplaces, il quarto-terzo millennio e la morfologia dei territori
pits and post-holes; on the right the circostanti il sito è possibile proporre, seppure con
cliff and the area of KHB-1. cautela, un modello insediativo. La comunità doveva
avere carattere nomadico, spostandosi lungo gli wadi
che collegano la montagna con la costa: durante i
mesi invernali sfruttava le abbondanti risorse marine
e lagunari mentre attingeva alle risorse vegetali e
animali degli wadi e delle montagne dell’interno nel
periodo tra la primavera e l’autunno.

***

capanna ha le sue peculiarità (manufatti/strutture)


denotandone così un differente utilizzo.
Il deposito ha restituito anche dei resti umani, tra i
quali i più significativi sono due inumazioni, pressoché
complete. La Tomba 1, di fase V, è la deposizione
secondaria in fossa di un individuo maschile
rannicchiato mancante del cranio e alcune ossa. La
Tomba 2, meglio conservata, appartiene alla interfase
II/III e si tratta di una sepoltura femminile, con il
corpo deposto al centro di una capanna appartente
alla fase precedente. I manufatti rinvenuti sono stati Tavola tipologica dei vasi in pietra rinvenuti a KHB-1. Typology table of
studiati e divisi in sei categorie: ornamenti, attrezzi stone vessels from KHB-1.

55
Sinistra/left. Tavola tipologica dei
pesi da rete in pietra rinvenuti a KHB-
1. Typology table of stone net sinkers
from KHB-1.

Destra/right. Ami in conchiglia rinve-


nuti a KHB-1 e loro catena operativa.
Shell hooks from KHB-1 and their Chaîne
opératoire.

The site of KHB-1 is situated less than one kilometre north of Some human remains have been also discovered: the most sig-
the Ras al-Khabbah headland in the Ja’lān region. It is placed nificant are two burials. Grave 1 is a secondary deposition of a
on a ridge adjacent to a cliff and not far from the now dried man lacking several part of the body and the skull, belonging to
lagoon that in the beginning of Holocene have been fed by both phase V. The second burial of a woman (Grave 2), unearthed
the sea and the internal wadys. in interphase II/III, presents better condition of preservation.
The site is characterised by a pluriphase anthropic deposit with The assemblage of artefacts found in the site has been divided
evidence of structural complexes. Six phases of settlement occupation into six main categories: ornaments, fishing implements, bone
have been recognized, alternated with abandonment episodes of the tools, stone tools, stone vessels, chipped stone artefacts.
site represented by layers of semi-sterile inorganic loose sand. The quantity and the variety of stone net sinkers and shell fish-
A basal silt deposit with some post-holes describing a hut, few hooks, but also shell lures and tools used in the hooks production
fireplaces and a large pit filled by mussels remains represent the (such as stone files) and nets preparation (such as bone needles),
most ancient phase (Phase 0) of occupation, which belongs to attest an advanced level of specialisation in fishing techniques.
the seventh millennium BC. The presence of scarce mammal bones testifies the moderate
All the other occupation phases (phases I-V), belonging to the impact of hunting and pastoralism in the site subsistence.
fourth (and third) millennia BC, are characterized by several The community who lived in the cliff area must have been of
features and structures: fireplaces (circular pit or structured nomadic nature, moving from the coast to the mountains, scour-
by stone bed or simple ashy layers) and different dwelling ing the wadi routes seasonally, spending the winter between
complexes which range from wind screens to small domed huts coast and lagoon, and exploiting vegetal and animal resources
circular in plan. of the wadi and mountains environment from spring to autumn.

56
Wadi Halfayin e l’Oasi di Zukayt
Wadi Halfayin and the Oasis of Zukayt

Attività: The Oasis of Zukayt & Wadi Halfayin Survey Project


Località: Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah)
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: The Institute of Archaeology, UCL
Responsabile italiano: Dott. Eugenio Bortolini, Università di Bologna
Stagioni di svolgimento: 2008-2012
Testo di: Dott. Eugenio Bortolini, Università di Bologna

Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah) è un corridoio allu- circa 270 chilometri quadrati e ha restituito dati su
vionale situato alle pendici meridionali di Jebel Akh- 682 strutture funerarie datate sulla base di confronti
dar, delimitato a nord dal villaggio di Izki e a sud architettonici e di ritrovamenti diagnostici. In termini
dall’oasi di Adam. Il corridoio comprende vari vil- di fasi culturali tardo-preistoriche, la valle compren-
laggi quali Zukayt, Habl al-Hadeed, Sooq Qadeem, de evidenze risalenti ai periodi Hafit (ca. 3100-2700
Shafa, e Al Akal. a.C.), Umm an-Nar (ca. 2700-2000 a.C.), Wadi Suq
Tra il 2008 e il 2012 la regione è stata sistematica- (ca 2000-1300) ed età del Ferro (ca. 1300-600 a.C.).
mente ricognita per documentare e analizzare pre- Le strutture più antiche sono concentrate nelle aree
senza e distribuzione spaziale di tombe monumenta- settentrionale e meridionale del corridoio, nelle
li preistoriche. L’area di studio ha una superficie di quali l’accesso è canalizzato attraverso passaggi più

57
Tomba 13, Oasi di Zukayt (Wadi Halfayin, ad-Dākhilyyah, Sultanato facilmente controllabili. L’espansione verso le aree
dell’Oman), vista da ovest. Le tombe monumentali risalenti al Età del centrali sembra più evidente durante il secondo
Bronzo Antico (circa 3100-2700 a.C.) erano frequentemente costruite millennio a.C. Questa progressiva occupazione
utilizzando materiali repreribili in situ, utilizzati per ottenere dei mattoni della regione è supportata dalla concentrazione di
in pietra suqadrati o appena sbozzati. In questa struttura molto ben strutture e di resti di corredo (perline, vasi in pietra
conservata si nota chiaramente la presenza di due diversi colori, la cui
saponaria, ceramica) databili all’età del Bronzo e
sequenza è inversa rispetto al quella degli strati di calcare presenti nel
suolo sottostante la tomba. Grave 13 (Zukayt, Wadi Halfayin, ad-Dākhilyyah,
all’età del Ferro.
Sultanate of Oman) seen from west. Early Bronze Age tombs (ca 3100-2700 In prossimità della sola Oasi di Zukayt sono state rin-
BC) such as the one in the picture were mostly built using locally available venute 389 tombe monumentali. La maggior parte di
materials, from which partially worked stone-bricks were obtained. In this well esse risale alla prima metà del terzo millennio a.C. e
preserved structure the difference in colour between the upper and the lower mostra elementi di variabilità strutturale. La tomba
part is apparent, and wall colours are in the opposite order compared to the ZKT109 custodiva sotto il proprio crollo un vaset-
underlying limestone layers (E. Bortolini). to biconico carenato a impasto fine color camoscio
e con orlo estroflesso. Si tratta di uno degli esemplari
meglio conservati di ollette mesopotamiche risalenti
Nella pagina precedente/on the previous page). Una panoramica
al periodo Jemdet Nasr/Protodinastico I-II ad oggi
del segmento centrale di Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah, Sultanato
dell’Oman), visto dalla cima di una dei massicci in calcare sedimentario rinvenuti nel territorio del Sultanato dell’Oman, te-
che circondano l’Oasi di Zukayt. The central segment of Wadi Halfayin (ad- stimonianza dei contatti e degli scambi culturali avve-
Dākhilyyah, Sultanate of Oman) seen from the top on one of the sedimentary nuti tra Mesopotamia e Oman settentionale durante
limestone mountains surrounding the Oasis of Zukayt (E. Bortolini). la prima metà del terzo millennio a.C.

***

58
Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah) is an alluvial corridor located
to the south of Jebel Akhdar. Its northern boundary is located
near the town of Izki and its southern boundary to the north-
east of the oasis of Adam. The corridor comprises several
contemporary villages such as Zukayt, Habl al-Hadeed, Sooq
Qadeem, Shafa, and Al Akal.
The region was systematically surveyed between 2008 and
2012 to document and analyse the presence and spatial
distribution of prehistoric monumental tombs. The study area
covers a total of ca. 270 square kilometers and yielded evidence
of 682 monumental funerary structures. Tentative dating was
based on architectural features and on the recovery of diagnostic
findings. In terms of later prehistoric cultural phases the valley
presents with Hafit (ca. 3100-2700 BC), Umm an-Nar (ca.
2700-2000 BC), Wadi Suq (ca. 2000-1300 BC), and Iron
Alcuni esempi di materiali risalenti all’età del Ferro (ca. 1300-600 a.C; Age (ca. 1300-600 BC) structures.
Cultura Lizq altrimenti definita età del Ferro II seguendo la cronologia The earliest signs of late prehistoric occupation are concentrated
proposta da Magee 1996) scoperti sulla superficie di tombe monumentali
in the most marginal northern and southern areas, where access
situate nei pressi di Shafa, Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah, Sultanato
dell’Oman). In alto a sinistra: conchiglia bivalve; in alto a destra: un
to the valley is channeled into more controllable passages. An
frammento di ceramica rossa con decorazioni a vernice nera; in basso expansion towards the center of the valley could be instead
a sinistra: anello in conchiglia ottenuto sezionando la parte superiore di dated to the later Bronze and Iron Age (ca. 2250-600 BC)
un conus di grande dimensioni; in basso a destra: perline in conchiglia based on tombs and on the great quantity of grave goods (beads,
e corniola. Examples of Iron Age materials (ca. 1300-600 BC; Lizq Culture or soft stone vessels, pottery vessels) referable to these periods.
Iron Age II after Magee 1996) uncovered on the surface of monumental burials In proximity of the Oasis of Zukayt 389 tombs were uncovered.
located near Shafa, Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah, Sultanate of Oman). Top The great majority of them are Early Bronze Age structures
left: bivalve shell; top right: a fragment of black-on-red decorated pottery; (ca 3100-2700 BC) and exhibit evidence of structural
bottom left: shell ring obtained by sectioning a conus; bottom right: ornamental variability. Under the collapsed walls of one of them (Grave
shell and carnelian beads (E. Bortolini). 109) a particularly important piece of pottery was uncovered.
It consists of a small, biconical, buff-coloured jar with broken
everted rims. This vessel is one the best preserved Jemdet Nasr/
Early Dynastic I-II Mesopotamian potteries found in the
Sultanate of Oman and testifies to close contacts and cultural
exchange between Mesopotamia and central Oman during the
first half of the third millennium BC.

Olletta mesopotamica di tipo Jemdet Nasr-Protodinastico I-II al momento


del ritrovamento sotto al crollo della tomba 109 presso l’Oasi di Zukayt,
Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah, Sultanato dell’Oman). Jemdet Nasr-Early
Dynastic I-II small Mesopotamian jar just uncovered from the collapse of Grave
109, Zukayt, Wadi Halfayin (ad-Dākhilyyah, Sultanate of Oman) (E. Bortolini).

59
Un abitato dell’antica età del Bronzo a Ras al-Hadd
(HD-6): l’evidenza della “Grande Trasformazione”
An Early Bronze Age settlement at Ras al-Hadd (HD-6 ):
evidence of the “Great Transformation”

Attività: Italian-French “Joint Hadd Project”


Località: Ras al-Hadd
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Ministero dei Beni Culturali; Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO)
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Cattani, Università di Bologna
Stagioni di svolgimento: 1995-2015
Testo di: Prof. Maurizio Cattani, Università di Bologna

L’abitato di HD-6 (Ras al-Hadd) rappresenta una pietra e un’intensa attività produttiva di manufatti
delle più importanti scoperte per comprendere in metallo, conchiglia e pietra. L’aspetto di maggiore
l’evoluzione del popolamento nel Sultanato d’Oman interesse è l’attribuzione cronologica al periodo cd.
e approfondire uno dei momenti più significativi Hafit, corrispondente all’inizio dell’età del Bronzo
nel percorso della formazione della civiltà araba. nella regione, meglio noto in Oman per le numerose
Gli scavi intrapresi dal 1995 hanno messo in luce tombe a tumulo. L’identificazione di uno dei rari
un ampio e complesso abitato, databile tra la fine abitati permette di documentare la c.d. “grande
del quarto e i primi secoli del terzo millennio a.C., trasformazione”, ovvero il momento in cui al sistema
caratterizzato da edifici costruiti con mattoni in di popolamento basato su piccole comunità di
argilla, un muro perimetrale con fondazioni in pescatori raccoglitori dedite allo sfruttamento delle

60
Planimetria dell’abitato di HD-6.
Plan of the settlement HD-6.

Immagine satellitare con localizzazione dell’abitato di HD-6. HD-6. Satellite


image with location of the settlement.

Nella pagina recedente/on the previous page. Vista dell’edificio 6 in corso


di scavo. View of Building 6 during excavation.

risorse costiere del quinto e quarto millennio a.C. più frequentemente tre piccole stanze a cui si accede
si sostituisce un nuovo sistema di aggregazioni più tramite una stretta porta. Inframmezzati agli edifici,
estese organizzate in una complessa rete di relazioni ma solitamente raggiungibili agevolmente da un’uni-
di parentela che coinvolgono le comunità dell’Oman ca abitazione, sono alcuni spazi aperti in cui sono po-
interno caratterizzate dal sistema di vita delle oasi e sti focolari, grandi forni e ampie aree di scarico.
dall’inizio dello sfruttamento del rame. L’inizio dell’architettura in crudo segna un decisivo
La prima fase di vita è indicata da una serie di ca- cambiamento nel sistema di vita, più stabile e deci-
panne realizzate con materiali deperibili, testimoniate samente connesso alla ripartizione e protezione del-
da buche di palo, piccole fosse e focolari poste al la le risorse, ma anche ad una diversa organizzazione
sommità della duna costiera affacciata sull’Oceano. sociale in gruppi distinti a cui fanno riferimento le
In questa fase sono già presenti le evidenze di sfrut- singole abitazioni e i diversi apparati produttivi.
tamento del metallo e alcune produzioni artigianali Le case in argilla sono realizzate con mattoni che
(perline ornamentali, conchiglie lavorate) che caratte- sembrano rispettare moduli dimensionali che tro-
rizzeranno tutta la vita del villaggio. Immediatamente vano paralleli nei rari altri siti contemporanei (Hili,
dopo vengono costruiti alcuni edifici in mattoni con EAU) identificando relazioni economiche e sociali ad
un’elevata componente sabbiosa seguiti in sequenza ampio raggio. Gli spazi, nonostante fossero angusti,
cronologica da altri edifici in mattoni di argilla. L’or- erano ripartiti nelle stanze lunghe (uniche ad avere i
ganizzazione architettonica degli edifici mostra una focolari) con un utilizzo comunitario e destinato alla
precisa pianificazione con un modello di casa triparti- preparazione e consumo dei cibi, mentre le stanze
ta, costruita con una stanza lunga centrale ove è posto piccole mostrano una funzione di produzione artigia-
l’ingresso, affiancata su entrambi i lati lunghi da due o nale o di conservazione di prodotti.

61
Vista dell’edificio 1 in corso di scavo. View of Building 1. Particolare del forno all’esterno dell’edificio 6. Detail of the oven outside
of Building 6.

Nonostante sia comprovata la ripartizione in edifici di anelli (Conus), inserti e pendenti in madreperla
distinti, il complesso archeologico mostra una preci- (Pinctada margaritifera), grandi perle tubolari per
sa unitarietà, marcata dalla costruzione ripetuta in collane oppure pietre (steatite) per realizzare collane
più fasi di un ampio muro perimetrale, che delimita e pendenti. Lo sfruttamento del metallo, attivato
e protegge lo spazio abitato. Nell’ultima fase è pro- contemporaneamente nelle montagne ricche di rame,
babile che la funzione del muro venisse meno come è ben attestato dalla lavorazione di numerosi oggetti
suggeriscono alcune strutture realizzate all’esterno. (ami da pesca, lesine, punteruoli, lame, pugnali e
La base della sussistenza è ancora impostata sullo piccoli lingotti a barra). Le attività pirotecnologiche
sfruttamento delle risorse locali, prevalentemente sono inoltre confermate dalla produzione di perline
marine, con consistenze evidenze di pesca differen- in enstatite, steatite cotta ad alta temperatura, che le
ziata per specie pelagiche e costiere, incluso il consu- conferisce un particolare colore bianco.
mo di delfini e tartarughe, integrate dalla frequente Da non escludere infine un’elevata produzione di og-
raccolta di molluschi. Non mancano tracce di alleva- getti in materiali deperibili, testimoniata dall’eccezio-
mento domestico (prevalentemente capre e pecore) e nale rinvenimento di corde, canestri ed altri elementi
dei primi indizi di sfruttamento del dromedario che conservati grazie ad un processo chimico che trasfor-
anticipano le prospettive di domesticazione maggior- ma la materia organica in carbonati di calcio.
mente attestate nelle fasi successive. Tra le coltivazio- La distribuzione dei materiali e l’identificazione di la-
ni destinate alla sussistenza si segnala l’abbondante boratori artigianali sembra essere attestata sistemati-
presenza di datteri che comprovano l’esistenza delle camente nei diversi edifici in maniera standardizzata,
oasi nell’Oman interno e l’inizio della conservazione a conferma delle diverse unità sociali della comunità.
dei frutti che segnerà da questo momento in poi la Alle stesse devono infine essere riferiti i nuclei distinti
base alimentare della società araba. di tombe a tumulo posti sui terrazzi che circondano
Il rinvenimento dei numerosi reperti conferma una il villaggio, corrispondenti ai siti di HD-7 e HD-10.
particolare attenzione alla lavorazione di materiali
locali, prevalentemente conchiglie per la produzione ***

62
Particolare della porta nell’edificio 7. Detail of the door in Building 7. Produzioni artigianali: lavorazione delle conchiglie e realizzazione di col-
lane con elementi in pietra, steatite ed enstatite. Craft: shell working and
necklaces with red stone, chlorite, steatite and enstatite.

The hamlet of Ras al-Hadd HD-6 represents one of the most handicraft productions (ornamental beads, worked shells) that
important discoveries to understand the evolution of the popu- will characterize the whole life of the village are already present.
lation in the Sultanate of Oman and deepen one of the most Immediately afterwards, some brick buildings are constructed
significant moments in the formation of Arab civilization. The with a high sandy component followed in chronological sequence
excavations undertaken since 1995 have revealed a large and by other buildings made of clay bricks.
complex settlement, dating from the late fourth and early centu- The arrangement of the buildings shows a precise planning
ries of the third millennium BC, characterized by buildings built with a tripartite house model, built with a long central room
with clay bricks, a perimeter wall with stone foundations and an where the entrance is placed, with two or frequently three small
intense activity production of metal, shell and stone artifacts. rooms on both long sides connected through a narrow door.
The aspect of greatest interest is the chronological attribution to The beginning of the earthen architecture marks a decisive
the Hafit period, corresponding to the beginning of the Bronze change in the system of life, more stable and decisively connect-
Age in the region, better known for the numerous stone cairns. ed to the distribution and protection of resources, but also to a
The identification of one of the rare settlements of this period different social organization in separate groups to which the
allows us to document the “great transformation”, when the individual houses and the different productive apparatuses re-
system of population based on small groups of fishermen and fer. Interlaced with buildings, but usually easily reachable from
gatherers connected to the exploitation of the marine resources of a single dwelling, there are some open spaces where fireplaces,
the fifth and fourth millennia BC was replaced by a new system large ovens and large unloading areas are placed.
of larger communities with social relations between groups and The clay houses are made of bricks that seem to respect dimen-
individuals in a complex network of kinship relationships in- sional modules that are parallel in rare other contemporary sites
volving the internal Oman characterized by the new life system (Hili, UAE), identifying wide-ranging economic and social
of the oases and the beginning of the exploitation of copper. relations. The spaces, despite being cramped, were distributed
The first phase of the settlement is marked by huts made of with community use and intended for the preparation and con-
perishable materials, evidenced by post holes, small pits and sumption of food in long rooms (the only ones to have hearths),
fireplaces at the top of a coastal dune overlooking the Ocean. In while the small rooms show a function of craftsmanship or
this phase, the evidence of exploitation of the metal and some product preservation.

63
Lavorazione del metallo. Craft: metal working

Although the division into separate buildings is proven, the


archaeological complex shows a precise unity marked by the Canestro e cordami in carbonato di calcio. Basket and cordages.
repeated construction in several phases of a large perimeter wall
that delimits and protects the inhabited space. In the last phase,
the function as a wall is likely to have disappeared, as suggested
by some structures made outside.
The basis of subsistence is still set on the exploitation of local The exploitation of the metal activated simultaneously in the
resources, mainly marine, with consistencies of evidence of mountains rich in copper is well attested by the processing of
differentiated fishing for pelagic and coastal species, including numerous objects (fishing hooks, awls, awls, blades, daggers
the consumption of dolphins, turtles and integrated by the and small bars to bars). The pyrotechnic activities are also
harvesting of molluscs. There are also traces of domestic breeding confirmed by the production of beads in enstatite, steatite fired
(mainly goats and sheep, but also donkeys) and the exploitation at high temperature, which gives it a particular white color.
of the camel that anticipate the prospects of domestication Finally, a high production of objects made of perishable
more attested in the subsequent phases. Among the cultivations materials is not to be excluded, as evidenced by the exceptional
destined to subsistance, we note an abundant presence of dates recovery of ropes, baskets and other elements preserved thanks to
that prove the existence of the oases in the internal Oman and a chemical process that transforms organic matter into calcium
the beginning of the conservation of the fruits that will mark carbonates. The distribution of materials and the identification
from this moment on the alimentary base of the Arab society. of craft workshops seems to be systematically attested in the
The discovery of the numerous finds confirms particular different buildings in a standardized manner, confirming the
attention to the processing of local materials, mainly shells for different social units of the community. The same must be
the production of rings (conus), inserts and pendants in mother- referred to the separate cores of mound tombs placed on the
of-pearl (Pinctada margaritifera), large tubular pearls for terraces surrounding the village, corresponding to the sites of
necklaces or stones (steatite) to realize necklaces and pendants. HD-7 and HD-10.

64
Ras al-Hadd HD-60: Anelli in Conchiglia (Conus sp.)
Ras al-Hadd HD-60: Shell Rings (Conus sp.)

Attività: Italian-French “Joint Hadd Project”


Località: Ras al-Hadd
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, IsMEO; Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale; UMR 7041 Archéologie et
Sciences de l’Antiquité, Équipe “du Village à l’Etat au Proche et Moyen Orient”, Maison de l’Archéologie et de l’Ethnologie, Nanterre, France;
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Tosi (direttore scientifico), Dott. Lapo Gianni Marcucci, Università di Bologna (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 2000-2003
Testo di: Dott. Lapo Gianni Marcucci, Università di Bologna

Ras al-Hadd si trova nella regione dello Ja’alan ed Si tratta di una grande deposito a cielo aperto dove gli
è considerato il punto più orientale della Penisola artigiani preistorici lavoravano la conchiglia di Conus
Arabica posta alla congiunzione del Golfo d’Oman sp., e solo questa, per fabbricare anelli. Quando è
e del Mare Arabico. Il sito di HD-60, rinvenuto nel ancora presente una parte della colorazione, anche se
limite sud-occidentale dell’attuale villaggio, è stato sbiadita, è stato possibile identificare anche le specie:
datato alla seconda metà del terzo millennio BC con Conus ebreus, flavidus, virgo, quercinus, textile e tessulatus.
anche pochi resti strutturali del Periodo Wadi Suq. Il Il complesso archeologico di HD-60 consiste in una
sito è considerato un unicum in termini archeologici in bassa depressione che si estende in un’area di circa 7
quanto vi veniva lavorata un solo genere di conchiglia. ha con tre distinte collinette: Aree 1-3.

65
Esempi di anelli in conchiglia di Conus sp. rinvenuti a RJ-2 (Ras al-Jinz),
HD-6 e HD-60 (Ras al-Hadd) (foto di L.G. Marcucci). Examples of Conus
sp. shell rings coming from RJ-2 (Ras al-Jinz), HD-6 and HD-60 (Ras al-Hadd)
(photo by L.G. Marcucci).

Il villaggio di Ras al-Hadd nel 2003 e la posizione del sito di HD-60 (in
rosso) (foto da Google Earth). The village of Ras al-Hadd in 2003 and the
location of site HD-60 (photo from Google Earth).

La superficie del sito ha rivelato un’alta concentrazio- la fabbricazione di anelli, precedentemente in parte
ne di frammenti di conchiglia, soprattutto Conus sp. studiata nel vicino sito di RJ-2 a Ras al-Jinz.
La ricognizione in 7 trasetti, larghi 10 m e lunghi tra Ad HD-60 non è stata identificata nessuna area del
i 100 e i 140 m, ha permesso la raccolta di 6462 arte- sito dove si svolgevano single fasi della catena opera-
fatti. La maggior parte è relativa a frammenti di Conus tiva. Questi erano chiaramente prodotti in tutte le tre
sp. (72,4%), seguiti da industria litica (18%), ceramica Aree. Tenendo conto dei differenti frammenti di Conus
(5,4%), altre specie di conchiglie (3%) e strumenti in sp. raccolti nei transetti si suppone che durante l’occu-
pietra (0,3%) nonché rari frammenti di rame e ogget- pazione del sito siano stati prodotti almeno 1383 anel-
ti in clorite. Le più alte concentrazioni di materiali li. Supponendo che almeno 13000 oggetti potrebbero
sono state rilevate nelle Aree 1 e 3. Inoltre lo scavo essere ancora raccolti in superficie, il numero degli
di 11 sondaggi di 2 x 1 m e 1 x 1 m ci informa che anelli finiti potrebbe triplicare.
il sito non presentava uno spesso deposito antropico
nel quale non sono state rinvenute strutture di abitato ***
dell’età del Bronzo se non una costituita da grandi la-
stre di pietra attribuibile al periodo Wadi Suq in base Ras al-Hadd is located in the Ja’alan region and is considered
alla ceramica associata. I molti frammenti di Conus sp. the easternmost point of the Arabian Peninsula placed at the
hanno permesso di ricostruire la catena operativa per conjunction of the Gulf of Oman and Arabian Sea.

66
Strumenti in selce impiegati per la lavorazione della conchiglia di Conus
sp. (foto di L.G. Marcucci). Flint tools used for working the Conus sp. shell
(photo by L.G. Marcucci).
Alcune lastre di pietra di una struttura Wadi Suq (foto di L.G. Marcucci). Some
stone slabs of a Wadi Suq structure (photo by. L.G. Marcucci).

Site HD-60, located in the south-western edge of the village, than the Conus sp. (3%) and worked stones (0,3%) as well
dates to the middle of the third millennium BC along with a as rare fragments of copper and chlorite artefacts. The greatest
few structural remains from the Wadi Suq Period. The site concentration of materials was recovered from Area 1 and Area
is considered a unicum in archaeological terms since only one 3. Moreover, the excavation of 11 test trenches of 2 x 1 m and
genus of shell was worked there. It is a large open-air deposit 1 x 1 m informs us that the site did not present a thick anthropic
where prehistoric craftsmen worked only the Conus sp. shell deposit in which living structures of the Bronze Age haven’t been
in order to make rings. When part of the colouring is still found, but only one constituted of large stone slabs attributable
present, though faded, it has also been possible to identify the to the Wadi Suq Period, according to the associated pottery.
species: Conus ebreus, flavidus, virgo, quercinus, textile and The numerous fragments of Conus sp. allowed to reconstruct
tessulatus. the operational chain for manufacturing rings, previously partly
The archaeological compound of HD-60 is a shallow deposit reconstructed in the near site of RJ-2 at Ras al-Jinz.
extending over an area of approximately 7 hectares with three No area of the site was identified in which only one specific
distinct elevation points: Areas 1-3. The surface of the site stage of the manufacturing process was carried out at HD-
revealed a very high concentration of shell remains, above all 60. The rings were clearly produced in all three Areas. Taking
Conus sp. into account the various fragments of Conus sp. collected in the
The reconnaissance on 7 transepts, measuring 10 m wide transepts it is supposed that during the occupation of the site
and 100 to 140 m long, allowed us to collect 6462 artefacts. at least 1383 rings had been produced. Assuming that at least
The majority of these were fragments of Conus sp. (72,4%), 13000 finds could still be collected from the surface, the number
followed by lithic industry (18%), pottery (5,4%), shells other of finished rings could triple.

67
Ras al-Hadd HD-1. L’Approdo delle
Grandi Civiltà del Terzo millennio
Ras al-Hadd HD-1. The Harbor of the
Great Civilizations of the Third millennium

Attività: Italian-American “Joint Hadd Project”


Località: Ras al-Hadd
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; University of Wisconsin–Madison; University of Hawaii–West Oahu
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Cattani, Università di Bologna (direttore), Dott. Dennys Frenez, Università di Bologna (coordinatore scientifico)
Stagioni di svolgimento: 2016-in corso
Testo di: Dott. Dennys Frenez, Università di Bologna & ISMEO; Prof. Maurizio Cattani, Università di Bologna

Rinvenuto nell’ambito del “Joint Hadd Project” A distanza di vent’anni dalle prime indagini condotte
nel 1986, il complesso archeologico di HD-1 a dal British Museum, le nuove ricerche intraprese
Ras al-Hadd si segnala per la presenza di un gran a partire dal 2016 sono volte ad un più aggiornato
quantità di ceramica della Civiltà dell’Indo (seconda campionamento paleobiologico e ad uno studio
metà del terzo millennio a.C.) e costituisce un analitico delle attività produttive.
eccezionale contesto per comprendere le interazioni Il sito era probabilmente una postazione stagionale
tra la Penisola Araba e la Valle dell’Indo nel più di pescatori e marinai, con intense attività di
ampio quadro degli scambi tra la Mesopotamia e il immagazzinamento e di lavorazione legate a quello
Subcontinente Indo-Pakistano. che doveva essere un porto del terzo millennio a.C.,

68
Ras al-Hadd HD-1. Amo da pesca in rame e resti di cordino vegetale Ras al-Hadd HD-1. Frammenti di contenitori ceramici tipici della Civiltà
annodato attorno al gambo di un simile amo. Fish hook in copper and dell’Indo: a) giara perforata per la produzione di latticini o bevande
remains of a vegetal cord tied around the stem of a similar tool (Italian- fermentate, b) coppa con base a punta e impugnatura scanalata,
American Joint Hadd Project). c) grande giara a vernice nera con fori per riparazione. Fragments of
ceramic containers typical of the Indus Civilization: a) perforated jar for
Nella pagina precedente/on the previous page. Ras al-Hadd. Grandi the production of dairy products or fermented beverages, b) pointed base
imbarcazioni per la pesca e il commercio d’alto mare ancorati nella goblet with fluted grip, c) large black slipped jar with drill-holes for repairing
laguna Al-Hajar a sud del sito di HD-1. Large boats for deep-sea fishing (Italian-American Joint Hadd Project).
and trade moored in the Al-Hajar lagoon south of HD-1 (Italian-American
Joint Hadd Project)

come suggerito dalla sua localizzazione sulla barra Le nuove ricerche hanno permesso di esaminare in
costiera che divide l’oceano dall’ampia laguna grande dettaglio le catene produttive di vari mate-
adatta ad ospitare anche grandi imbarcazioni per la riali, dalle tecniche metallurgiche di lavorazione del
navigazione d’alto mare. rame per la realizzazione di utensili e ami da pesca,
Il deposito archeologico, che supera i tre metri di alla produzione di strumenti in selce e pietra levigata,
spessore, è costituito da una serie di strati di sabbia fino alla trasformazione di diversi tipi di conchiglie
intercalata a resti di focolari e rare strutture effimere, marine in delicati ornamenti. Si segnalano come ec-
mentre fino ad oggi non sono state invece individuate cezionali le testimonianze dei resti di tessili e cordami
tracce di strutture abitative permanenti. Fondamen- riscontrate su alcuni strumenti in metallo.
tale è stata la raccolta di dati paleobiologici, botanici e Tra le ceramiche, si segnalano numerosi frammenti
faunistici, che permetteranno di ricostruire l’evoluzio- delle grandi giare a vernice nera ed altro vasellame
ne dell’ambiente antico e le strategie di sfruttamento caratteristi dalla Civiltà dell’Indo, che venivano
delle risorse costiere e marine. Di particolare interes- utilizzati per il trasporto, lo stoccaggio e la
se è il rinvenimento di ossi di dattero, importati pre- preparazione di alimenti. Dopo aver attraversato
sumibilmente dalle lontane oasi dell’Oman interno. l’oceano, venivano scambiati con risorse locali, fra le

69
HD-1 represents an exceptional context for understanding
the interactions occurred between the Arabian Peninsula and
in Indus Valley in the larger picture of the exchanges between
Mesopotamia and the Indo-Pakistani Subcontinent.
Twenty years after the first explorations conducted by the
British Museum, the current research started in 2016 aims
at implementing an updated palaeobiological sampling and a
detail analytical study of the production activities.
The site was probably a seasonal station for fishermen and
sailors, where intense storage and manufacturing activities
related to what was likely a third millennium port were taking
place, as suggested by its location on the large sandy bar that
still divides the ocean from the large lagoon suitable for harboring
large seagoing vessels.
The three metre-deep archaeological deposit is made up of a
series of sandy layers alternated with remains of fireplaces
and rare ephemeral structures, while no permanent residential
Ras al-Hadd HD-1. Tipico lingotto di rame prodotto nell’interno
structures have been located to date. The collection of palaeo-
dell’Oman nel terzo millennio a.C. rinvenuto nei precedenti scavi del
biological remains, both botanical and faunal, will be funda-
British Museum. Typical copper ingot casted in the interior of Oman during the
third millennium BC found in the previous excavations by the British Museum mental to reconstruct the environmental evolution as well as the
(courtesy Oman National Museum). exploitation strategies of the coastal and marine resources. The
discovery of date stones is of extreme interest because they were
likely imported from the faraway oases of the interior.
The new excavations enabled studying in high detail the manu-
facturing sequences of different materials, from the metallurgical
quali deve aver giocato un ruolo cruciale il rame di cui techniques for copper working to make tools and fish hooks, to the
l’Oman era tra i principali produttori ed esportatori production of stone tools, as well as the transformation of dif-
nel terzo millennio. ferent types of marine shell into delicate ornaments. Noteworthy
Nel complesso, la presenza di numerosi e diversifi- is the discovery of textile and cord remains on some copper tools.
cati materiali alloctoni, fra cui anche ornamenti in Among the pottery, there were numerous fragments of large
corniola ed oggetti in avorio, permette di identificare black slipped jars and other vessels characteristic of the Indus
nella comunità che partecipava alla attività del conte- Civilization, which were used mainly for the transport, storage
sto portuale individui che interagivano o provenivano and processing of food. After having crossed the ocean, they were
da vari punti delle coste dell’Oceano Indiano. traded for local commodities, among which copper must have
had a central role considering that Oman was one of its major
*** producers and exporters in the third millennium.
Overall, the presence of numerous and various imported materials
Discovered in the framework of the Hadd Project in 1986, – including also carnelian ornaments and ivory objects – allows
the Archaeological complex HD-1 at Ras al-Hadd stands us to identify, within the community that participated in the port
out for the presence of a large amount of ceramics from the activities, the presence of individuals who interacted with or
Indus Civilization (second half of the third millennium BC). came from different regions along the coasts of the Indian Ocean.

70
La Baia di Ras al-Jinz
nella Sharquiyyah Meridionale
The Bay of Ras al-Jinz
in the Southern Sharquiyyah

Attività: Italian-French “Joint Hadd Project”


Località: Ras al-Jinz
Istituzione italiana: Università di Bologna / IsIAO, Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Ministero dei Beni Culturali; Universty of Paris 1 Pantheon Sorbonne; CNRS UMR 7041;
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Tosi (1985-2011), Università di Bologna; Dott.ssa Valentina Azzarà (2016-2020, Progetto RJSP), Leiden University
Stagioni di svolgimento: 1985-1999 / 2006-2011
Testo di: Dott.ssa Valentina Azzarà, Leiden University

Abitata sin dal sesto millennio a.C., la baia di Ras al- chiave per lo studio delle popolazioni est-arabiche
Jinz costituisce un complesso archeologico di grande dell’età del Bronzo.
importanza nel paesaggio archeologico regionale,
protetto da interventi umani recenti in quanto parte Le esplorazioni archeologiche a RJ-2 e la cro-
di una riserva naturale. Il sito di RJ-2 è uno dei più nologia dell’abitato
importanti abitati di età del Bronzo nella regione, Il sito di RJ-2 è stato oggetto di scavi dal 1985 al
con una sequenza di occupazioni di oltre 500 anni 2011, nel quadro del Joint Hadd Project, diretto da
durante il periodo Umm an-Nar (c. 2600/2500- Serge Cleuziou (Università di Paris 1) e Maurizio
2000 BC). Le vestigia architettoniche e i reperti di Tosi (Università di Bologna). La scoperta accidentale
provenienza locale e alloctona ne fanno uno dei siti di un coccio inscritto della Civiltà dell’Indo da parte

71
Mappa dell’Oman con la localizzazione di Ras al-Jinz
(mappa: V. Azzarà, a partire da una mappa di H. David);
mappa della baia di Ras al-Jinz, con la posizione degli
abitati Umm an-Nar di RJ-2 e RJ-3 (mappa: V. Azzarà,
adattamento da Cleuziou & Tosi 2000: fig. 4). Map of the
Oman Peninsula with the localisation of Ras al-Jinz (map: V.
Azzarà, on a base map of H. David); map of the Ras al-Jinz bay,
showing the Umm an-Nar settlements of RJ-2 and RJ-3 (map:
V. Azzarà, redrawn after Cleuziou & Tosi 2000: fig. 4).

Nella pagina recedente/on the previous page. La baia di


Ras al-Jinz, vista da sud-ovest. The bay of Ras al-Jinz, view
from the south-west (A. De Rorre).

di Maurizio Tosi, il giorno di Natale 1981, rivelò sin nuovamente abbandonato, e un nuovo insediamento
da subito il grande interesse archeologico dell’area, si sviluppa sulla mesa adiacente.
confermato dagli scavi successivi, che hanno indi-
viduato quattro occupazioni principali. La fase più Le vestigia architettoniche
antica, datata al Neolitico, è relativa a una serie di Gli scavi hanno esposto due complessi principali di
capanne in materiali effimeri, come legno e arbusti edifici in mattoni crudi o terra battuta, caratterizzati
(Periodo I, quarto millennio a.C.). RJ-2 fu in segui- da una differente organizzazione planimetrica.
to abbandonato e all’inizio del terzo millennio a.C., Il complesso più antico (Periodo II), conosciuto come
l’abitato si trovava sulla vicina mesa (periodo Hafit, Southern Compound – dove fu ritrovato il primo coccio
c. 3100-2600 a.C.); scavi recenti diretti da Valenti- inscritto dell’Indo – presenta almeno tre edifici alline-
na Azzarà a RJ-3, sul versante opposto della baia, ati. Durante le ultime fasi di occupazione, due delle
hanno individuato un’altra occupazione probabil- strutture (Building I e II) erano connesse da passaggi
mente risalente allo stesso periodo. Vestigia relative interni; un accesso comune e spazi condivisi suggeri-
al periodo Umm an-Nar attestano tre fasi di rioccu- scono che le stutture fossero occupate da un singolo
pazione a RJ-2, durante la seconda metà del terzo gruppo abitativo, forse una famiglia estesa.
millennio; le tre fasi, Periodo II (c. 2600-2300 BC), Il Northern Compound è composto da otto edifici di di-
III (c. 2300-2100 BC) e IV (2100-2000 BC), indica- mensioni diverse. Tre fasi di costruzione sono state
no un’evoluzione tanto delle architetture che della documentate per il Periodo III, con un’espansione del
cultura materiale. Un’occupazione contemporanea è nucleo originario sui lati nord e sud durante la secon-
attestata sul sito di RJ-3, che formava probabilmente da e terza fase, attraverso l’aggiunta di nuovi edifici.
con RJ-2 un unico abitato, mentre strutture funera- La configurazione finale del complesso presentava un
rie monumentali si ergevano sulle terrazze rocciose cortile chiuso, condiviso dagli occupanti dei diversi
circostanti. Alla fine del terzo millennio, RJ-2 viene edifici. Vi erano inoltre spazi appositamente destinati

72
te lungo tre lati di un cortile interno, integrato alla
struttura sin dalla costruzione. Entrambi gli edifici,
piuttosto estesi, erano probabilmente occupati da fa-
miglie allargate.

La cultura materiale
Spazi domestici o artigianali e aree di stoccaggio han-
no restituito resti significativi della cultura materiale.
Diverse attività artigianali sono state documentate
sul sito: la manifattura di ornamenti in conchiglia, la
fabbricazione di oggetti metallici, o ancora la produ-
zione di utensili in pietra e selce. La grande diffusione
La baia di Ras al-Jinz, vista da nord-ovest (foto: JHP); RJ-2 si trova ai piedi di strumenti da pesca (ami, pesi, ecc.) e i numerosi
della terrazza calcarea, al di sopra della quale si scorgono le strutture fu- resti di pesce, suggeriscono che la pesca e la lavora-
nerarie monumentali. The bay of Ras al-Jinz, view from the north-west (photo: zione del pesce costituissero attività essenziali per la
JHP); RJ-2 is located at the foothill of the limestone terrace, while monumental comunità.
funerary structures are visible on top of it. Molti reperti rivelano inoltre l’esistenza di contatti re-
gionali e interregionali. I lingotti di rame, i recipienti
a attività artigianali, come la lavorazione del rame. in pietra e i prodotti agricoli indicano interazioni con
Durante il Periodo IV, nuovi edifici furono aggiunti l’entroterra. Una serie di recipienti decorati in cera-
sui lati est e ovest, sebbene il nucleo più antico fosse mica e grandi giare utilizzate nei commerci a lunga
stato probabilmente abbandonato come abitazione. distanza erano originari della valle dell’Indo, cosi
Tali edifici avevano planimetrie simili, organizza- come un pettine d’avorio e un sigillo in metallo.

Pianta dell’occupazione Umm an-Nar di


RJ-2 (sinistra, pianta: V. Azzarà); vista ze-
nitale dell’abitato di RJ-2 (destra) (JHP).
Plan of the Umm an-Nar occupation at RJ-2
(left, plan: V. Azzarà); zenithal view of the set-
tlement of RJ-2 (right) ( JHP).

73
With its continuous occupational history from the sixth millen-
nium BC onwards, the bay of Ras al-Jinz constitutes an ar-
chaeological compound of paramount importance in the regional
landscape, protected from recent human intervention as a part of
the Natural Reserve for the safeguard of green turtles.
Accordingly, the main excavated occupation, the site of RJ-2,
is one of the foremost Early Bronze Age settlements in the re-
gion, providing a well-documented sequence of more than 500
years throughout the Umm an-Nar period (c. 2600/2500-
2000 BC). The architectural vestiges and the rich assemblages
of local and imported goods make it a key site for the study
Il Southern Compound di RJ-2 (Periodo II), vista da ovest. The Southern of Eastern Arabian populations during the Early Bronze Age.
Compound of RJ-2 (Period II), view from the west ( JHP).
The archaeological explorations at RJ-2 and
the chronology of the settlement
The site of RJ-2 was the object of field explorations from 1985
to 2011, in the context of the Joint Hadd Project, directed
by Serge Cleuziou (University of Paris 1) and Maurizio
Tosi (University of Bologna). The accidental discovery of
an inscribed potsherd of the Indus civilization by M. Tosi,
on Christmas Day 1981, pointed out the great archaeological
interest of the area, confirmed by the excavations, which have
detected four main occupations. The earliest phase, dated to the
Neolithic, is related to huts built with short-lasting materials,
such as wood and shrubs (Period I, fourth millennium BC).
Following this occupation, RJ-2 was abandoned and, at the
beginning of the third millennium BC, the settlement was on top
of the nearby mesa (Hafit period, c. 3100-2600 BC); recent
Il Northern Compound di RJ-2 (Periodo III), vista da nord. The Northern excavations directed by V. Azzarà at RJ-3, on the opposite
Compound of RJ-2 (Period III), view from the north ( JHP). side of the bay, hint as well at other settled areas during the
early third millennium BC. Vestiges related to the Umm an-Nar
period attest a three-phase reoccupation of RJ-2, throughout
Diversi recipienti ceramici e circa 300 frammenti di the second half of the third millennium; the three phases,
bitume originario dell’Iraq meridionale, utilizzato identified as Periods II (c. 2600-2300 BC), III (c. 2300-
per il calfataggio delle imbarcazioni, denotano con- 2100 BC) and IV (2100-2000 BC), show the evolution
tatti con l’area mesopotamica. of both architectural features and the material culture. During
A unire il passato e il presente, RJ-2 ha infine re- this period, the site of RJ-3, which very likely formed with
stituito il più antico brucia-incenso conosciuto nelle RJ-2 a single settlement, was also occupied, while funerary
regione. monumental structures were built on the terraces bordering the
bay. At the very end of the third millennium, the lowland was
*** abandoned again, while a new settlement developed on the rise.

74
Building XII di RJ-2 (Periodo IV), vista da est. Building XII of RJ-2 (Period IV),
view from the east (A. De Rorre).

The architectural vestiges


Excavations have unearthed two main compounds of buildings
made of sun-dried mud-bricks or rammed earth, characterised Reperti di origine locale e di importazione rivenuti a RJ-2. Imported and
by their different spatial layout. local objects found at RJ-2 (V. Azzarà).
The most ancient complex (Period II), known as Southern
Compound – where the first inscribed Harappan sherd was
found – presents at least three aligned buildings. At the end of The material culture
the occupation, two of the structures (Building I and II) were Spaces connected to daily life, storage facilities and workshops,
connected by internal doorways; common access and shared displayed significant remains of the material culture.
spaces suggest that the buildings were related to one single Several craft activities were documented all over the site: man-
household, perhaps an extended family. ufacture of shell ornaments, cold hammering and smelting of
The Northern Compound is composed by eight buildings of metal objects, the production of stone and flint tools for everyday
different sizes. Three phases of construction were documented tasks. Fishing toolkits (hooks, net-sinkers…) were very com-
for Period III; during the second and third phase, new struc- mon, as were the remains of fish, suggesting that fishing and
tures expanded the first core both to the north and to the south. fish curing were essential activities for the community.
The final stage of this configuration shows the development of Besides, the site shows solid evidence for regional and inter-re-
an enclosed courtyard, shared by the occupants of the different gional contacts. Copper ingots, soft-stone vessels, and agricul-
buildings. Besides, the complex has spaces planned for specific tural products indicate interaction with the inland. A series of
craft activities, such as copper working. decorated pottery vessels and large jars used for long-distance
During Period IV, buildings were added to the east and to the trade originated from the Indus valley, along with an ivory comb
west, although the earliest core had been probably abandoned and a metal seal. Mesopotamian pottery was attested as well,
as a housing facility. These buildings had a similar layout, together with some 300 slabs of bitumen from southern Iraq,
organised along three sides of an internal courtyard, integrated used for boat caulking.
to the dwelling since the construction. Each of these two large Bridging the past and present, RJ-2 has also yielded the most
structures was most likely related to an extended family. ancient incense-burner known in the region.

75
Il Ras al-Jinz Study Program (RJSP)
The Ras al-Jinz Study Program (RJSP)

Attività: RJSP – Ras al-Jinz Study Program


Località: Ras al-Jinz
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: CNRS, UMR 7041 – ArScAn and USR 3225 – Records Department (Maison Réné Ginouvès, Nanterre, France);
Shelby White & Leon Levy Program for Archaeological Publications (Harvard University)
Resposabile italiana: Dott.ssa Valentina Azzarà, Leiden University
Stagioni di svolgimento: 2016-2019
Testo di: Dott.ssa Valentina Azzarà, Leiden University

Il Ras al-Jinz Study Program, diretto da Valentina Az- luce delle nuove analisi. Lo studio è finanziatio per il
zarà (Leiden University / UMR 7041 ArScAn), mira triennio 2016-2019 dallo Shelby White & Leon Levy Pro-
a riesaminare e analizzare i resti archeologici legati gram for Archaeological Publications (Harvard University).
agli scavi italo-francesi condotti a Ras al-Jinz dal Joint L’occupazione principale della baia di Ras al-Jinz, il
Hadd Project (1985-2011, dir. Serge Cleuziou – Univer- sito di RJ-2, costituisce uno dei più importanti abitati
sité Paris 1, Maurizio Tosi – Università di Bologna). Il dell’età del Bronzo nella regione, con una sequenza
progetto è finalizzato alla pubblicazione di un volume di occupazioni di oltre 500 anni durante il periodo
intitolato Excavations at Ras al-Jinz (Sultanate of Oman): Umm an-Nar (c. 2600/2500-2000 BC). Sebbene gli
The Coastal Sharquiyyah From the Neolithic to the Iron Age, scavi dal 1985 al 2011 siano stati oggetto di diver-
che presenterà i dati provenienti da questi scavi alla si articoli, una presentazione dettagliata e un’analisi

76
Evoluzione delle architetture
durante l’occupazione Umm
an-Nar di RJ-2. Evolution of the
architectural layout throughout the
Umm an-Nar occupation at RJ-2
(V. Azzarà).

approfondita delle vestigia rimangono indispensabili. from the French-Italian excavations conducted at Ras al-Jinz
Il progetto RJSP prevede, da una parte, l’analisi dei by the Joint Hadd Project (1985-2011, dir. Serge Cleuziou
complessi architettonici e del loro sviluppo nel corso – University of Paris 1, Maurizio Tosi – University of
delle occupazioni, e, dall’altra, une serie di studi spe- Bologna). The project is aimed at publishing a volume entitled
cialistici sui reperti rinvenuti durante gli scavi (metal- Excavations at Ras al-Jinz (Sultanate of Oman): The
li, ceramica, ornamenti, fauna, ecc.). Coastal Sharquiyyah From the Neolithic to the Iron
La pubblicazione esaustiva delle vestigia di RJ-2 Age, which will give a full presentation and interpretation of
permetterà di leggere sotto una nuova luce lo sviluppo the data from these excavations. The study has been financed for
delle comunità costiere in Oman durante l’età del the three-years period 2016-2019 by the Shelby White &
Bronzo e le loro interazioni con le regioni limitrofe. Leon Levy Program for Archaeological Publications
La pubblicazione del complesso archeologico di Ras (Harvard University).
al-Jinz fornirà inoltre nuovi dati sulle occupazioni The main occupation of the Ras al-Jinz bay, the site of RJ-
della baia tra il Neolitico e l’età del Ferro. 2, is one of the foremost Bronze Age settlements in the region,
providing a well-documented sequence of over 500 years
*** throughout the Umm an-Nar period (ca. 2600/2500-2000
BC). Although the excavations from 1985 to 2011 have been
The Ras al-Jinz Study Program, directed by Valentina published in several articles, detailed presentation and analysis
Azzarà (Leiden University / UMR 7041 ArScAn), aims at of site remains have not been expounded. The RJSP project is
the reassessment and analysis of the archaeological evidence based on a comprehensive analysis of architectural compounds

77
Perle provenienti da RJ-2, osservate attraverso uno stereo-microscopio.
Beads from RJ-2, observed with a stereo microscope (O. Brunet).

and of their development throughout the occupations; the study


includes as well a series of specialised studies on the finds
uncovered during the excavations (metals, pottery, ornaments,
faunas, etc.).
The detailed publication of architectural vestiges and material
culture from RJ-2 will provide extensive and reliable data on
Early Bronze Age coastal Oman, and will shed new light on
the interaction with overseas regions during this period. Besides,
the publication of other excavated settlement remains in the Ras
al-Jinz bay will broaden our knowledge of the occupations
spanning from the Neolithic to the Iron Age.
Esempio di analisi delle architetture a RJ-2: dettaglio delle sezioni re-
alizzate sui muri del Building XII. Example of the analysis on architectural
features at RJ-2: detail of sections made on the masonries of Building XII (V.
Azzarà, A. Rorre).

Strumenti in rame da RJ-2, osservati attra-


verso un microscopio polarizzatore. Copper
tools from RJ-2, observed with a polarised micro-
scope (A. De Rorre).

78
La Necropoli dell’Antica Età del Bronzo
di Ras al-Jinz RJ-6
The Early Bronze Age Necropolis
of Ras al-Jinz RJ-6

Attività: Italian-French “Joint Hadd Project”


Località: Ras al-Jinz
Istituzione italiana: Istituto Universitario Orientale, Napoli
Partner istituzionale omanita: Centre national de la recherche scientifique, CNRS, Parigi
Responsabile italiano: Prof. Maurizio Tosi (direttore scientifico), Dott.ssa Geraldina Santini (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 1985-1990
Testo di: Dott.ssa Geraldina Santini

Nell’ambito delle ricerche svolte a Ras al-Jinz dalla Una prima fase di occupazione, conservata dove
Missione Archeologica Franco-Italiana e stato indi- le strutture dei tumuli hanno fornito protezione
viduato, ai piedi del Jabal as-Saffron, un complesso dall’erosione, è testimoniata da macchie di deposito
di 22 strutture funerarie, denominato RJ-6. L’insieme e da piccoli focolari scavati nella roccia contenenti
è costituito da due gruppi distinti di tumuli di pietre carboni, ossa di pesce e conchiglie.
con diametro variabile tra 3,50 e 7 metri, altezza me- La seconda fase di utilizzo del sito è rappresentata
dia di 70-80 cm. Le strutture sono frequentemente dalla necropoli. I nove tumuli scavati tra il 1985 ed
aggruppate a due o tre. Dal terreno affiorano inoltre il 1990 contenevano ognuno i resti di un numero di
grosse pietre disposte a cerchio o semicerchio. individui tra 5 e 29, di entrambi i generi, di tutte

79
RJ-6, C.1. La struttura troncoconica del tumulo 1 con addossato il muro RJ-6, C.3. Gli scheletri delle ultime inumazioni sono stati ritrovati in
semicircolare della capanna datata alla fase successiva di occupazione connessione anatomica insieme ad interi segmenti di collana. Le ossa
del sito. L’apertura della capanna verso la montagna suggerisce delle sepolture precedenti venivano spostate lungo il muro della camera
un’occupazione stagionale durante i mesi invernali per offrire una funeraria per creare spazio per le nuove sepolture: i cranii ordinatamente
migliore protezione dai venti di nordest. RJ-6, C.1. The troncoconic stone ammucchiati ad ovest e le ossa lunghe ad est. RJ-6, C.3. The skeletons of the
structure of cairn 1 leaning against the semicircular wall of the hut dated to latest inhumations were found in anatomical connection together with entire
the next phase of occupation of the site. The opening of the hut towards the segments of necklaces. The bones of previous burials were moved along the wall
mountain suggests a seasonal occupation during winter months to offer better of the burial chamber to make room for new inhumations: the skulls neatly piled
sheltering from the north-east winds. up in the west and the long bones to the east.

Nella pagina precedente/on the previous page. RJ-6. Veduta aerea del sito
alle pendici del Jabal as-Saffron. I 22 tumuli che formano la necropoli
sono in posizione ben visibile a coloro che arrivano da ovest per mostrare
che l’area era abitata. RJ-6. Aerial view of the site at the foot of the Jabal as-
Saffron. The 22 stone cairns forming the necropolis are in a visible position to
those arriving from the west showing that the area was inhabited.

le fasce di età, deposti primariamente sul fianco e La fase di occupazione successiva all’abbandono
secondariamente spostati lungo il perimetro della del cimitero è rappresentata dalle strutture di pie-
struttura per far spazio ad altre inumazioni. I tra circolari e semicircolari, spesso appoggiate ai
corredi sono costituiti principalmente da ornamenti tumuli, che delimitano aree di 3-5 metri di diame-
personali. In tre tumuli sono presenti punte di tro. Gli artefatti ritrovati all’interno delle strutture:
freccia ricavate da denti di pescecane perforati strumenti in peridotite, ami per la pesca in rame,
e, in due sono state ritrovate grandi conchiglie ornamenti, un frammento ceramico di ciotola a
di gasteropode perforate alla parete: primordiali impasto di colore giallo chiaro e un frammento di
strumenti a fiato utilizzati nei rituali funerari. Le coperchio in clorite, confermano la datazione alla
analisi al C14 datano i tumuli all’inizio del terzo fine del terzo millennio a.C.
millennio a.C. in accordo con alcuni oggetti in uso
per tutto il periodo Hafit. ***

80
4. RJ-6, C.1. I corredi sono composti principalmente da ornamenti personali. Sono stati ritrovati abbondanti
vaghi di collana in pietra, conchiglia e fayence databili al Periodo Hafit. La presenza di alcuni denti di pescecane
perforati, usati come punte di freccia, testimoniano episodi di conflitto. RJ-6, C.1. The grave goods are composed
mainly of personal ornaments. A large number of stone beads, shell and fayence dating back to the Hafit Period have been
found. The presence of some perforated shark teeth used as arrowheads witness episodes of conflict.

As part of the research carried out in Ras al-Jinz by the Fran- on their side on a primary deposition and then pushed along the
co-Italian Archaeological Mission, a complex of 22 funerary perimeter of the structure to make room for other inhumations.
structures, known as RJ-6, has been identified at the foot of The grave goods consist mainly of personal ornaments. Arrow-
Jabal as-Saffron. The set consists of two distinct groups of heads obtained from perforated shark teeth have been found in
stone cairns with a diameter ranging from 3.50 to 7 meters three cairns, and in two cairns were found large gastropod shells
and an average height of 70-80 cm. Structures are frequently perforated on the wall: primordial musical instruments used in
grouped into two or three. Large stones in a circle or semicircle funeral rituals. The C14 analyzes date the burial mounds at
also emerge from the ground. the beginning of the third millennium BC, in agreement with
A first phase of occupation, preserved where the structures pro- some objects in use for the whole period called Hafit.
vided protection from erosion, is testified by scattered deposit The phase of occupation following the abandonment of the
pouches and small fireplaces dug into the bedrock containing cemetery is represented by semicircular stone structures, often
charcoals, fish bones and shells. resting on the cairn wall, which delimit areas of 3-5 meters in
The second phase of use of the site is represented by the ne- diameter. The artifacts found within the structures: peridotite
cropolis. The nine stone cairns excavated between 1985 and instruments, copper fishing hooks, ornaments, a ceramic frag-
1990 contained each the remains of a number of individuals ment of a light yellow bowl and a fragment of a chlorite lid
between 5 and 29, of both genders, of all age groups, buried confirm the dating at the end of the third millennium BC.

81
Il Progetto Magan Boat
The Magan Boat Project

Nome del Progetto/Missione/Attività: Magan Boat Project


Località: Sur
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Cassa di Risparmio in Bologna (Carisbo), Western Australian Museum, Perth
Team italiano: Prof. Maurizio Tosi (direttore scientifico), Dott. Alessandro Ghidoni (direttore tecnico), Dott. Luca Belfioretti (direttore logistica)
Stagioni di svolgimento: 2000-2005
Testo di: Dott. Alessandro Ghidoni

La scoperta di frammenti di bitume nel sito costiero in fasci con corde di fibra, stuoie intrecciate, legno
di Ras al-Jinz (terzo millennio a.C.), Sultanato e tracce di cirripedi. I frammenti provenivano dal
dell’Oman, ha fornito la prima diretta testimonianza rivestimento esterno di barche costruiti con canne e
archeologica di imbarcazioni dell’età del Bronzo nel legno, a cui veniva applicato uno strato di bitume per
Mar Arabico. Il sito archeologico è stato indagato impermeabilizzare lo scafo. Il progetto Magan Boat
dalla missione archeologica Italo-Francese “The ha intrapreso la costruzione di tre ipotetiche barche
Joint Hadd Project” sotto la direzione di Maurizio di canne, sulla base dei resti archeologici di Ras al-
Tosi e Serge Cleuziou. Il bitume, proveniente dal Jinz, con il supporto del Ministry of Heritage and
nord della Mesopotamia e conservato in alcune delle Culture del Sultanato dell’Oman e sotto la direzione
stanze del sito, presenta impressioni di canne legate dell’archeologo marittimo Tom Vosmer.

82
Impronte di stuoie di canne intrecciate e corde in un frammento di Il primo prototipo (Magan-1) costruito a Ras al-Hadd, ormeggiato nella
bitume di Ras al-Jinz. Bitumen fragment from Ras al-Jinz showing impressions laguna di Kawr al-Hajar, Oman. The first prototype (Magan-1) built in Ras al-
of reed-woven mats and ropes (photograph by Luca Bezzi). Hadd, floating in the lagoon Kawr al-Hajar, Oman. (credit Joint Hadd Project).

Nella pagina precedente/on the previous page. La legatura dei fascioni


e delle ordinate di canne del terzo prototipo (Magan-3) costruito a Sur
nel 2005. The lashing of the reed bundles and frames in the third prototype
(Magan-3) built in Sur in 2005 (photograph by Alessandro Ghidoni).

L’obiettivo del progetto consisteva nello studio della Un rivestimento di stuoie di canne intrecciate è stato
tecnologia marittima arabica del terzo millennio cucito sullo scafo di fascioni, per creare una super-
a.C., attraverso la sperimentazione dei materiali, ficie liscia e regolare per la successiva applicazione
processo di costruzione e prestazioni nautiche di un dello strato impermeabilizzante di bitume. Il sistema
prototipo di barca di canne dell’età del Bronzo. Il di propulsione consisteva in una vela quadra issata ad
metodo utilizzato combinava l’interpretazione delle un albero bipede, e le barche erano governate da due
testimonianze archeologiche, le informazioni ricavate remi timonieri fissati a poppa.
dai testi cuneiformi, iconografia e dati etnografici, in
un approccio di archeologia sperimentale. ***
I prototipi costruiti variano da 5 a 13 metri e avevano
funzioni e metodi di costruzioni diversi. I loro The discovery of bitumen fragments at the coastal site of Ras
scafi sono stati assemblati con fasci di canne, legati al-Jinz (third millennium BC), Sultanate of Oman, provided
longitudinalmente con corde di fibra di palma da the first direct evidence of Early Bronze Age watercraft in the
dattero, che convergono verso le estremità della barca Arabian Sea. The site was excavated by the Italian-French
(prua e poppa), nel caratteristico profilo a “mezzaluna” Archaeological mission (The Joint Hadd Project) under the
illustrato nell’iconografia Mesopotamica e della Valle direction of Maurizio Tosi and Serge Cleuziou. The bitumen
dell’Indo. slabs, sourced in northern Mesopotamia, were stored in the

83
Magan-3 al largo della costa di Sur, Oman. The Magan-3 sailing off the coast of Sur, Oman (Photo credit: Helen Kirkbride).

rooms of the site and interpreted as the coating of reed-built, and The methodology combined the archaeological evidence with the
perhaps lashed-plank, sea-going vessels due to the impressions information provided by the cuneiform texts, the iconographic
of woven mats, bundled reeds bound with fibre ropes and sources and the ethnographic records, within an experimental
wooden planks on one side, along with traces of barnacles on archaeology approach.
the opposite side. The reed prototypes differ in terms of size (ranging between
The Magan Boat project undertook three hypothetical 5 and 13 metres), function and construction method. Their
reconstructions of reed-built vessels based on the archaeological hulls were assembled with longitudinal bundles of reeds lashed
evidence from Ras al-Jinz, under the auspices of the Ministry by date palm fibre ropes converging towards the ends in the
of Heritage and Culture of Oman and the direction of the crescent-shaped profile typical of the iconographic sources from
Australian maritime archaeologist Tom Vosmer. The project Mesopotamia and Indus Valley. A skin of reed-woven mats,
aimed to deepen our knowledge about Early Bronze Age sewn to the bundles, offered a smooth surface for the application
shipbuilding technology by experimenting with the materials, of the thick bitumen coating. The Magan Boat was propelled
construction process and methods, and sailing capability of a by a square sail supported by a bipod mast and steered by two
Bronze Age reed watercraft. large oars mounted at the stern.

84
I Primi Mercanti Vallindi in Oman
The Earliest Indus Traders in Oman

Attività: Studio delle interazioni fra Oman e Valle dell’Indo nel terzo millennio a.C.
Istituzione italiana: Università di Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture; Oman National Museum; Office of the Advisor to H.M. the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: Italian Mission to Oman, Università di Pisa; Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, ISMEO; University
of Wisconsin–Madison; Harappa Archaeological Research Project, HARP; The Bead Society of Los Angeles; University of Rennes;
Zhermack Group SpA (Dental Division)
Responsabile italiano: Dott. Dennys Frenez, Università di Bologna & ISMEO
Testo di: Dott. Dennys Frenez, Università di Bologna & ISMEO

Interazioni e scambi interculturali giocarono un ruolo Balucistan fornirono anche le piante necessarie per la
fondamentale nella Penisola d’Oman durante la creazione di un’economia agricola nelle oasi interne.
prima età del Bronzo nel terzo millennio a.C. Il rame L’importanza degli scambi interculturali aumentò
raggiunse la Mesopotamia dall’Oman già nei primi ulteriormente in tutta l’Asia Media durante la secon-
secoli del quarto millennio, ma all’inizio del millennio da metà del terzo millennio a.C. L’organizzazione
successivo raggiunse il 30% degli oggetti analizzati, socio-economica e culturale delle comunità insediate
mentre vasi di origine Mesopotamica e Iranica nella Penisola d’Oman si sviluppò in modo significa-
iniziarono ad essere depositati nelle tombe in Oman. tivo durante questo periodo, con un’intensificazione
Oltre allo scambio di oggetti finiti e di materie prime, degli insediamenti sedentari e l’istituzione di nuove
i rapporti con la Mesopotamia, l’Iran sudorientale e il pratiche funerarie collettive derivanti dal consolida-

85
mento di una struttura sociale basata sui legami tri-
bali. In questo periodo, mentre le importazioni dal-
la Mesopotamia e dall’Iran diminuivano, la Civiltà
dell’Indo divenne il principale partner commerciale
delle comunità Umm an-Nar dell’Oman centrale.

Il commercio estero della Civiltà dell’Indo


I commercianti e gli artigiani della Valle dell’Indo
iniziarono ad esplorare possibilità di commerciare
al di fuori delle loro reti interne di scambio già
Ras al-Jinz RJ-2, Oman. Grande frammento di una tipica giara da
durante la seconda metà del quarto millennio a.C.
trasporto Vallinda con ingobbio nero (nella cornice un esemplare intero
da Harappa in Pakistan) con un’annotazione nei segni scrittori dell’Indo Furono presto stabiliti anche contatti oltremare con
graffita sulla superficie (immagine di D. Frenez, concessione Museo la Mesopotamia e le regioni del Golfo, e la Penisola
Nazionale dell’Oman). Ras al-Jinz RJ-2, Oman. Large fragment of a typical d’Oman – la “Terra di Magan” dei testi cuneiformi –
Indus black slipped trading jar (in the box an entire specimen from Harappa divenne immediatamente più di un semplice punto di
in Pakistan) with an annotation in Indus scriptorial signs scratched on the transito strategico su questa rotta marittima.
surface (images by D. Frenez, courtesy Oman National Museum). Nella Penisola d’Oman gli archeologi hanno rin-
venuto grandi giare per lo stoccaggio e vasi dipin-
ti di origine Vallinda, così come vaghi di collana in
corniola, oggetti in avorio d’elefante e strumenti in
metallo importati dalla regione dell’Indo. Inoltre,
sono stati trovati anche strumenti usati per la nor-
malizzazione degli scambi commerciali, come sigilli
a stampo e pesi cubici di tipo Indo. Le esportazioni
dall’Oman verso la Valle dell’Indo includevano prin-
cipalmente lingotti di rame, conchiglie marine, vasi
in pietra dai contenuti ancora ignoti, ma probabil-
mente anche incenso e altri prodotti del cosiddetto
‘commercio invisibile’.
Nonostante il significato di questi scambi tra la Civil-
tà dell’Indo e le comunità Umm an-Nar dell’Oman
Mohenjo-daro, Pakistan. Vaso in pietra con motivi ad occhi di dado sia stato spesso discusso nel contesto generale degli
importato dalla Penisola d’Oman (immagine di M. Tosi, concessione sviluppi economici e socio-tecnici locali, l’organizza-
ISMEO/RWTH Mission to Mohenjodaro). Mohenjo-daro, Pakistan. zione e i meccanismi di questo commercio non sono
Softstone vessel with dot-in-circles motifs imported from the Oman Peninsula ancora stati compresi nel dettaglio.
(image by M. Tosi, courtesy ISMEO/RWTH Mission to Mohenjodaro).
Sulle tracce dei primi commercianti Vallindi
Nella pagina precedente/on the previous page. Ras al-Jinz RJ-2, Oman. in Oman
Pettine in avorio di elefante Indiano decorato con motivi ad occhi di dado Nel 2011, su invito del Ministry of Heritage and Cul-
(immagine di D. Frenez, concessione Museo Nazionale dell’Oman). Ras ture del Sultanato dell’Oman in funzione dell’allesti-
al-Jinz RJ-2, Oman. Comb made from Indian elephant ivory decorated with dot- mento del Museo Nazionale, è stato avviato un nuovo
in-circles motifs (image by D. Frenez, courtesy Oman National Museum). progetto pilota per lo studio delle diverse categorie

86
Salut ST1, Oman. Frammento di una giara da trasporto con ingobbio
nero di tipo Vallindo realizzata con un impasto tipico di alcune prodizioni
ceramiche dell’Oman interno e confronto microscopico fra questo im-
pasto ceramico (a sinistra) e quello usato nella Valle dell’Indo per lo
stesso tipo di contenitori ceramici (a destra) (immagini di S. Méry, con-
cessione Italian Mission to Oman). Salut ST1, Oman. Fragment of an Indus
type jar with black slip made using a ware typical of some ceramic products of
interior Oman and microscopic comparison between this ceramic ware (on the
left) and the one used in the Indus Valley for the same pottery containers (on
the right) (images by S. Méry, courtesy Italian Mission to Oman).

Bat, Oman (Grave 155). Lungo vago di collana in corniola caratteristico


della Civiltà dell’Indo e immagini al Microscopio a Scansione Elettronica di
un calco della perforazione che dimostra la sua realizzazione con tecniche
e tecnologie Vallinde (immagine di P. Koch, concessione Tübingen
University & Ministry of Heritage and Culture, Sultanato dell’Oman).
Bat, Oman (Grave 155). Long bead in carnelian characteristic of the Indus
Civilization and Scanning Electron Microscope images of an impression of the
drill hole testifying to the use of Indus techniques and technologies (image by P.
Koch, courtesy Tübingen University & Ministry of Heritage and Culture of Oman).

di manufatti legati alle Civiltà dell’Indo scoperti in Prima dell’inizio di questa ricerca c’era un accordo ge-
Oman. Il progetto, realizzato in collaborazione con nerale sul fatto che le interazioni tra le comunità Umm
tutti i gruppi di ricerca che operano in Oman sotto an-Nar e i commercianti Vallindi si limitassero ad un
l’egida del Ministero per i Beni e le Attività Culturali numero ristretto di siti costieri e che i commercianti
e dell’Ufficio del Consigliere di S.M. il Sultano per gli d’oltremare non si avventurassero nelle regioni inter-
Affari Culturali, si basa sull’applicazione estensiva di ne dell’Oman. La presenza di importazioni dall’Indo
specifiche analisi strumentali al fine di discriminare nei siti dell’entroterra era quindi interpretata princi-
tra importazioni vere e proprie e copie locali realizza- palmente come il risultato di scambi stagionali tra le
te usando tecniche e tecnologie indigene o Vallinde. comunità locali stanziate all’interno e lungo la costa.

87
A seguito degli studi in oggetto, l’identificazione in practices deriving from the consolidation of a kinship-based so-
siti nell’Oman interno di un numero rilevante di cial structure. In this period, while imports from Mesopotamia
contenitori ceramici di tipo Vallindo prodotti local- and southeastern Iran declined, the Indus Civilization emerged
mente, di sigilli Vallindi realizzati in pietra locale o as the primary trading partner of the Umm an-Nar communi-
impressi su vasellame indigeno prima della cottura, e ties in central Oman.
di giochi tipici dell’Indo, descrive ora un modello di
interazione più complesso, che doveva coinvolgere in- Indus Civilization external trade
tere famiglie o piccole comunità originarie della Val- Traders and craftsmen from the Indus Valley began exploring
le dell’Indo stabilitesi nell’area per periodi piuttosto possibilities for trade outside their internal networks of exchanges
lunghi in modo da interagire direttamente con le en- already during the second half of the fourth millennium BC.
tità socio-economiche che organizzavano l’estrazione Overseas links with Mesopotamia and the Gulf regions were
e la prima trasformazione dei minerali di rame e delle soon established and the Oman Peninsula – the “Land of
ricercate rocce metamorfiche. Magan” of the Cuneiform texts – immediately became more
Nel complesso, questa nuova ricerca, combinata than just a strategic transit point in this maritime route.
con altre informazioni sull’organizzazione del com- In the Oman Peninsula, archaeologists discovered large storage
mercio estero della Civiltà dell’Indo in Asia Media, jars and painted vessels of Indus origin, as well as carnelian
consente di proporre l’utilizzo da parte dei mercanti beads, elephant ivory objects and metal tools imported from the
Vallindi di una strategia coordinata di global marketing Indus Valley. Moreover, trade tools used to normalize exchanges,
per trarre vantaggio commerciale dalle peculiarità such as Indus stamp seals and cubical weights, have also been
regionali e massimizzare lo sfruttamento di materie found. Exports from Oman to the Indus Valley included mainly
prime strategiche. copper ingots, seashells, softstone vessels with their still unknown
contents, but probably also frankincense and other items of the
*** so-called ‘invisible trade’.
Despite the fact that the significance of these mutual exchanges
Cosmopolitan interactions and intercultural exchanges played between the Indus Civilization and the Umm an-Nar
a fundamental role in the Oman Peninsula during the Early communities of Oman has often been discussed in the general
Bronze Age in the third millennium BC. Copper reached Meso- context of the local economic and sociotechnical developments,
potamia from Oman as early as the first centuries of the fourth the organization and mechanisms of this trade have not yet been
millennium, but at the beginning of the following millennium precisely decoded.
it reached up to 30% of the analyzed objects and vessels of
Mesopotamian and Iranian origin started being deposited inside Tracking the first Indus traders in Oman
graves in Oman. Beside the exchange of finished objects and In 2011, following an invitation from the Ministry of Heritage
raw materials, the relations with Mesopotamia, southeastern and Culture in view of the setting of the National Museum, a
Iran and Baluchistan provided also the cultivars necessary for new pilot project has been set to study of the different categories of
the establishment of a farming economy in the inland oases. Indus and Indus-related artifacts discovered in Oman. The project,
Intercultural exchanges further increased in importance in the implemented in collaboration with all research teams operating in
whole Middle Asia during the second half of the third millen- Oman under the Ministry of Heritage and Culture and the Office
nium BC. The socioeconomic and cultural setting of the com- of the Advisor to H.M. the Sultan for Cultural Affairs, is based
munities settled in the Oman Peninsula developed significantly on the extensive application of specific instrumental analyses to
during this period with a widespread intensification of seden- discriminate between actual imports and local copies made using
tary settlement and the establishment of new collective funerary either indigenous or Indus techniques and technologies.

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Salut ST1, Oman. Sigillo a stampo di tipo Vallindo realizzato in pietra
locale con un bisonte indiano inciso davanti ad un trogolo sotto alcuni
segni scrittori dell’Indo (in alto) e confronto l’animale in natura e
con due sigilli dello stesso tipo rinvenuti a Mohenjo-daro in Pakistan
(immagine del sigillo di D. Frenez & J.M. Kenoyer, concessione Italian
Mission to Oman). Salut ST1, Oman. Indus-type stamp seal made from a
local softstone with an Indian bison carved in front of a manger under several
Indus scriptorial signs (above) and comparison with the actual animal
and two comparable seals found at Mohenjo-daro in Pakistan (image
of the seal by D. Frenez & J.M. Kenoyer, courtesy Italian Mission to Oman).
Salut ST1. Frammento di giara tipica dell’Oman interno con impressione di
una tavoletta con un motivo e segni scrittori dell’Indo stampata sull’argilla
prima della cottura del recipiente ceramico (in alto) e confronto con una
Before the beginning of this research, there was a general
tavoletta da Harappa in Pakistan recante lo stesso motivo (concessione
agreement that the interactions between the Umm an-Nar Italian Mission to Oman & Harappa Archaeological Research Project).
communities and Indus seafaring merchants were limited to a Salut ST1. Fragment of a jar typical of interior Oman with impression of a tablet
restricted number of coastal sites and that foreign traders did with Indus decoration and scriptorial signs stamped onto the clay before the
not venture into the interior regions of Oman. The presence ceramic vessel was fired (above) and comparison with a tablet from Harappa
of Indus items at inland sites was therefore interpreted as the in Pakistan with the same motif (courtesy Italian Mission to Oman & Harappa
result of seasonal connections between the local communities Archaeological Research Project).
settled in the interior and along the coast.
The consequent identification at sites in interior Oman of a high transformation of copper ores and prized metamorphic rocks.
number of Indus-type containers produced locally, of Indus Overall, this new research, combined with other information
seals made using local stone or stamped onto local jars before about the organization of the Indus Civilization external
their firing, and of typical Indus children toys, now portrays trade in Middle Asia, allows us to propose the possible
a more complex model of transcultural interactions, involving implementation by the Indus merchants of an early prototype
entire families or small communities from the Indus region of coordinated global marketing strategy to take commercial
settled in the area for rather long periods to interact directly with advantage from regional particularities and maximize the
the socio-economic entities that organized the extraction and first exploitation of strategic raw materials.

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La Torre di Al-Khutm (Bat).
Un Sito UNESCO dell’Età del Bronzo
Al-Khutm Tower (Bat).
A Bronze Age UNESCO Site

Nome del Progetto/Missione/Attività: Al-Khutm Project


Località: Al-Khutm, Bat
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Università di Bologna
Responsabile italiano: Dott. Enzo Cocca (project manager); Prof. Maurizio Cattani, Università di Bologna (supervisor); Dott. Giacomo Vinci (field director)
Stagioni di svolgimento: 2015-2018
Testo di: Dott. Enzo Cocca

Le indagini condotte tra il 2015 e il 2018 nel sito dell’alzato della torre che raggiunge l’altezza di 3,5 m
UNESCO di Al-Khutm (Bat) ha permesso di mette- sul lato orientale (visibile dalla strada) e una differen-
re in luce un importante complesso risalente al terzo za di altezza massima di circa 4 m tra l’attuale livello
millennio a.C. (Umm al-Nar – Wadi Suq) il cui stato del suolo e la parte superiore della torre nel lato meri-
di conservazione e monumentalità è unico tra le torri dionale. La torre era coperta da metri di crollo ed era
indagate in Oman. Come concordato con il Ministry rimasta poco visibile fino al 2015. Una delle scoperte
of Heritage and Culture del Sultanato dell’Oman, lo principali è stata l’esposizione di un imponente muro
scavo si è concentrato tra la torre e l’imponente muro perimetrale. Nel complesso, il muro perimetrale è
perimetrale situato nella parte occidentale della torre. conservato per un massimo di circa 2,20 m di altez-
Il principale risultato dello scavo è l’esposizione za e caratterizzato da 8 file sovrapposte di blocchi di

90
calcare squadrati. Inoltre, sono state esposte anche le Veduta frontale della torre dalla strada parallela. Su questo lato la torre è
strutture situate nella parte interna della torre, tra cui conservata per un’altezza massima di 4 m. Front view of the tower from the
un pozzo trovato nel corridoio centrale. parallel road . On this side the tower is preserved for a maximum height of 4 m.
Grazie al profilo inclinato del substrato e all’imponen-
te architettura della parete della torre e del muro peri- Nella pagina precedente/on the previous page. Vedura laterale del muro
metrale, la monumentalità della torre lungo il lato oc- perimetrale, del muro della torre e del muro a gradinata, da sud. Side
view of the perimeter wall and the tower wall and of the stepped stone wall
cidentale è ora ben percepibile da chiunque visiti il sito.
from South.
Una grande quantità di reperti e materiali archeo-
logici consistenti in frammenti di ceramica, vasi di
pietra ollare, macine e macinelli, pochi bronzi e resti
biologici inclusi i semi sono stati raccolti durante lo
scavo. Questi risultati permetteranno di ricostruire e in Oman. As agreed with the Ministry of Heritage and Cul-
dettagliare la storia di questo eccezionale complesso ture of the Sultanate of Oman, the excavation has focused in
archeologico. Il tutto il materiale archeologico è stato the area between the tower wall and the imposing perimeter
fotografato, digitalizzato e informatizzato, soprattut- wall located in the western side of the tower.
to i frammenti ceramici che serviranno per uno stu- The major result of the excavation is the exposure of the
dio crono-tipologico, utile alla cronologia del sito e tower wall that reaches the height of 3,5m on the eastern side
dei periodi in cui esso è inserito. (visible from the road) and a maximum height difference of
about 4 m between the actual ground level and the top of the
*** tower in the southern side. It is worth recalling here that the
tower was covered by meters of stone collapse and it was only
The extensive investigation carried out between 2015 and partially visible in 2015. The major discovery of this season
2018 at the UNESCO site of Al-Khutm (Bat) has allowed is the exposure of an imposing perimeter wall. In fact, the
to enlarge the visibility of the important complex dated back clearance revealed an unexpected state of conservation either
to the third millennium BC, whose state of conservation and of external wall as well as of the archaeological deposits
monumentality is unique among the towers investigated so far out of it.

91
Overall, the perimeter wall is preserved for a
maximum of about 2,20 m and featured by
8 superimposed rows of squared limestone
blocks. Moreover, the excavation has also en-
lightened the structures located in the inner part
of the tower, including a deep well found in the
central corridor. Thanks to the sloping profile
of the substratum and the imposing architec-
ture of both the tower wall and the perimeter
wall, the monumentality of the tower along the
western side is now well perceivable to anyone
who visits the site.
A great bulk of archaeological finds and mate-
rials consisting of a great amount of potsherds,
several soapstone vessels, worked stones, few
bronze prills and biological remains includ-
ing seeds was collected during the excavation.
These findings will allow us to reconstruct and
detail the history of this outstanding archae-
ological complex. During the investigations,
photographic documentation was carried out of
more than 1000 diagnostic pottery and draw-
ings recorded of more than 400, in order to
analyze typology and chronological attribution.

Foto aeree della torre di Al-Khutm all’inizio del 2018.


Aerial pictures of the tower of Al-Khutm at the beginning of
2018.

Planimetria generale del complesso alla fine della sta-


gione 2017-2018. General plan of the complex at the end
of season 2017-2018.

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Il Sito Metallurgico dell’Età del Ferro
di ‘Uqdat Al-Bakrah nel Rub al-Khali
The Iron Age Metallurgic Site
of ‘Uqdat Al-Bakrah in the Rub al-Khali

Nome del Progetto/Missione/Attività: Attività di scavo e ricognizione nel sito metallurgico di Uqdat Al-Bakra (Ibri, Oman)
Località: Uqdat Al-Bakra, Ibri
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner italiani/stranieri: Università di Bologna, Heidelberg University, University of Paris 1 “Sorbonne”
Team italiano: Dott. Francesco Genchi (direttore), Prof. Claudio Giardino (metallurgia), Dott. Manuel Castelluccia (manufatti in rame/bronzo)
Stagioni di svolgimento: 2012-2013
Testo di: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza”

La scoperta di ’Uqdat al-Bakrah, che all’epoca Tosi († 24.02.2017) fu prontamente informato della
era erroneamente conosciuta come As-Safah, scoperta. All’epoca era consigliere per l’archeologia
fu accidentale: alla fine di marzo 2012, durante presso il Ministero del Patrimonio e della Cultura del
un’escursione nel deserto, un piccolo gruppo di Sultanato dell’Oman.
turisti composto da due inglesi e un americano, Una breve spedizione sul sito fu immediatamente
Inaspettatamente si era imbattuto in un luogo in organizzata: la mattina del 3 aprile ci recammo nel
cui dozzine di antichi oggetti in bronzo emersero deserto per fotografare, rilevare, posizionare mediante
dalle sabbie, la maggior parte delle quali in GPS i reperti che emergono dalle sabbie – asce,
ottime condizioni di conservazione. Gli scopritori pugnali, punte di freccia, vasi metallici, zappe, martelli
avvisarono immediatamente le autorità e Maurizio – e trasportarli ai magazzini del Ministero a Muscat.

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Alcune fasi delle attività di telerilevamento sul sito. Docuemntation Una scodella in bronzo recuperata sulla superficie. A bronze bowl recovered
activities on the field activity. on the surface.

Nella pagina precedente/on the previous page. Vista generale dell’area


con i resti delle fornaci. Panoramic view of area with furnace remains. di sabbia. L’intero sito archeologico supera i 25 ettari
di estensione.
Durante la prima ricognizione sul sito sono
Grazie a quella visita, e ad altre che ne seguirono, stati recuperati circa 500 oggetti in bronzo.
l’eccezionalità del sito fu immediatamente compresa: Al momento della scoperta erano intatti e in
si trattava di una grande officina per la lavorazione del condizioni sorprendentemente buone. Gli oggetti
bronzo e del ferro, risalente alla prima età del Ferro. includevano principalmente pugnali di piccole
e medie dimensioni, coltelli, piccole asce, punte
Le attività sul campo di freccia, punte di lancia, scodelle, piattelli e un
Il sito di ‘Uqdat al-Bakrah si trova a circa 70 km a gran numero di resti di fusione. Anche alcune
ovest di’Ibri, nel nord-ovest del paese, e a circa 25 zappe furono recuperate, sebbene meno frequenti.
km all’interno del limite più orientale del Rub al- Gli strumenti di pietra sono presenti in piccole
Khali, il più grande deserto di sabbia del mondo con quantità sulla superficie del sito. Includono pietre
una superficie di 650.000 km2. Brevi esplorazioni martello, pietre da macina e grandi incudini fatte
preliminari sono state condotte a maggio e giugno di roccia dura. Venivano alla luce anche piccole
2012, ma la vera missione è iniziata a gennaio 2013. cote in pietra che venivano utilizzate per rifinire e
Fu costituita un team italo-omanita per esplorare la affilare gli attrezzi metallici che venivano prodotti
vasta area, coordinato da Sultan Saif al-Bakri, allora nell’officina. Oltre ad un gran numero di oggetti in
direttore del dipartimento di scavi e studi archeologici bronzo e pietra che giacevano nella sabbia, i resti di
del Sultanato, e da Maurizio Tosi, diretto sul campo molte fornaci per la lavorazione dei metalli erano
da chi scrive e con Claudio Giardino come esperto di chiaramente visibili sulla superficie, circondate da
metallurgia antica. una dispersione di ciottoli combusti frammentati.
Il sito è costituito da due grandi e contigue aree di la- Le strutture metallurgiche erano collocate a una
vorazione del metallo, separate da una grande duna profondità variabile tra 40 e 70 cm.

94
Un tipico pugnale recuperato sulla superficie. A typical dagger recovered Vista generale di una trincea di scavo con i resti delle fornaci . General view
on the surface. of a trench excavation with some furnaces.

Quasi in tutte le fornaci indagate sono stati rinvenuti i scaturita dalla natura della maggior parte dei contesti
resti del carbone usato per fondere il metallo sul fondo archeologici, spesso non stratificati o privi di dati a tal
della fossa. Ne abbiamo utilizzato alcuni per analisi al proposito.
radiocarbonio, che hanno fornito date calibrate tra il La maggior parte dei reperti confluisce negli
XVI e il XIII secolo aC (le date sono state condotte assemblaggi tipici della prima Età del Ferro (1800-
dal Prof. L. Calcagnile presso il CEDAD - Centro per 1200 a.C.). I reperti sono raffinatissimi e trovano
il Dating & Diagnostics dell’Università del Salento su stringenti confronti con quelli del tesoro di Selme,
tre campioni di carbone). Più di 260 fornaci sono state località nei pressi di Ibri, poco distante dal sito. I
registrate sull’intero sito, che differiscono per forma reperti provenienti da tale insediamento e dall’area
e dimensioni. Alcuni di queste erano rettangolari o cimiteriale a 70 km ad est forniscono importanti dati
ovali, con circa un metro e mezzo di ampiezza, altri sull’interpretazione diacronica.
erano circolari con un diametro di circa 60 cm. Alcuni La categoria più notevole tra gli oggetti recuperati
fornaci potrebbero essere state utilizzate anche come è rappresentata dalle armi di bronzo. Tali armi
forge per la lavorazione del ferro. comprendono varie tipologie di pugnali, punte
di frecce e asce. Molti di essi sembrano prodotti
L’analisi degli artefatti localmente, ma è possibile identificare alcune forme
L’analisi è stata effettuata da P. Yule e G. Gernez, particolari che rimandano ad oggetti analoghi
entrambi specialisti in reperti metallici della Penisola provenienti dall’altopiano iraniano. Oggetti simili,
Arabica. Si è provveduto ad aggiornare le classifica- tra cui pugnali, asce o else in bronzo decorate, che
zioni del 2001 e 2015 per i manufatti metallici nell’A- rappresentano forme abbastanza comuni, sono stati
rabia sud-orientale. I reperti sono inseriti in tavole trovati anche in vari siti non specificati in Luristan, a
che sono state spesso modificate alla luce dei nuovi Tepe Sialk, Tepe Giyan e Tepe Guran.
dati. La più grande difficoltà affrontata nella riclas-
sificazione e nel definire la cronologia dei reperti è ***

95
Una tipica fornace di forma ovale dopo lo scavo. A common oval furnace Un particolare gruppo di fornaci probabilmente utilizzate come forge. A
after excavation. specific group of furnaces probably used as forges.

The discovery of ʿUqdat al-Bakrah, which at the time was and June 2012, but the real mission began in January 2013.
erroneously labelled As-Safah, occurred by chance: at the end An Italian-Omani team to explore the large area, coordinated
of March 2012, during an excursion in the desert, a small by Sultan Saif al-Bakri, then Director of the Department of
group of tourists composed by two Englishmen and an Ameri- Excavations and Archaeological Studies of the Sultanate, and
can, had unexpectedly stumbled upon a place where dozens of by Maurizio Tosi, directed in the field by Francesco Genchi
ancient bronze objects emerged from the sands, most of them in and with Claudio Giardino as archaeometallurgist. The site
very good conservation conditions. The discoverers immediately consists of two large and contiguous areas of metal processing,
advised the authorities, and Maurizio Tosi († 24.02.2017) separated by a large sand dune. The whole archaeological site
was promptly informed of the discovery. At the time he was is over 25 hectares. During the first field activity at the site we
advisor for archaeology in the Ministry of Heritage and Culture recovered registered some 500 bronze objects. At the time of
of the Sultanate. He immediately organized a short expedition discovery they were intact and in surprisingly good condition.
at the site on 3 April together with his closest collaborators in The items included mainly small and medium-sized daggers,
order to photograph, detect, GPS positioning the finds emerging knives, small axes, arrowheads, spear-heads, bowls, fragmented
from the sands – axes, daggers, arrowheads, metal vessels, hoes, plates and a large number of casting melts. Stakes and small
hammers – and to transport them to the Ministry’s warehouses and hoes were recovered too, but were less frequent. Stone tools
in Muscat. Thanks to Tosi, the exceptionality of the site was are present in small quantities on the surface of the site. They
immediately understood: it was a large workshop for bronze and include hammer- stones, grinding-stones and large anvils made
iron manufacturing, dating back to the Early Iron Age. of hard rock. Also small whetstones came to light that were used
for finishing and sharpening the metal implements that were
Field activities produced in the workshop.
The site of ʿUqdat al-Bakrah is located about 70 km west In addition to a large number of bronze and stone objects that
of ʿIbri, in Oman’s north-western back country, some 25 km were lying on the ground, the remains of many metal-working
inside the eastern-most edge of the Rub al-Khali, which is the furnaces were also clearly visible on the surface, surrounded by
greatest sand desert in the world with a surface of 650,000 circles of pebbles. The metallurgical structures were located un-
km2. Short preliminary explorations were carried out in May der the sand at a depth varying between 40 and 70 cm.

96
Particolare di un gruppo di oggetti
metallici individuati in un’area di
lavorazione. Detailed view of a cluster
of metal objects identified in a workshop
area.

Often there were still remains of the charcoal used to melt the on cards which often had to be modified in light of the new data.
metal on the bottom of the furnaces. We used some of it for The greatest difficulty in the re-classification and chronology is
radiocarbon analyses, which provided calibrated dates between the poor and unstratified nature of most of the archaeological
the 16th and 13th centuries BC (the dates, still unpublished, contexts. Most of the findings flow into the assemblages typical
were conducted by Prof. L. Calcagnile at the CEDAD – Center of the early Iron Age (1800-1200 BC). The finds are very
for Dating & Diagnostics of the University of Salento on three refined and find close comparisons with those of the treasure of
charcoal samples). Over 260 ovens emerged over the entire site, Selme, a town near Ibri, not far from the site. The findings from
which differed in shape and size. Some of them were roughly this settlement and the cemetery area 70 km to the east provide
rectangular or oval, about a meter and a half long, other ones important data on the diachronic interpretation.
were circular with a diameter of about 60 cm. Some of the The most important set of unearthed objects is represented by
pit furnaces must also have been used also as forges for iron bronze weapons. Such weapons comprise various typologies
processing. of daggers, arrowheads and axes. Most of them seem to be
locally produced but it is possible to identify some particular
The artefacts analysis shape which resemble analogous objects coming from the Iranian
The analysis was carried out by P. Yule and G. Gernez, both plateau. Similar objects, including flanged hilt daggers, tanged
metal object specialists of Arabian Peninsula Most of the time daggers or decorated bronze hilts, which actually represent a
went toward updating the classifications of 2001 and 2015 quite simple form, have also been found in various unspecified
for metallic artefacts in southeastern Arabia. The finds are led sites in Luristan, in Tepe Sialk, Tepe Giyan and Tepe Guran.

97
Le Tombe Collettive dell’età del Ferro di Daba
The Iron Age Collective Graves of Daba

Attività: Missione Archeologica Italiana nel sito funerario di Daba (Musandam, Oman)
Località: Daba Al Bayah, Dibbā, Penisola di Musandam
Istituzione italiana: Università di Roma “La Sapienza”
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner italiani/stranieri: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Responsabile italiano: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza”; Prof. Alfredo Coppa, Università di Roma “La Sapienza” (analisi antropologiche)
Stagioni di svolgimento: 2012-2015, 2017-2018
Testo di: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza”

Lavori di ristrutturazione all’interno dello Sporting monumento in cui si riflette il concetto di alleanza
Club di Daba Al-Bayah (Penisola di Musandam) tribale tra la fine del secondo millennio a.C. e la fine
hanno rivelato la presenza di un grande complesso del primo millennio a.C.
funerario costituito da tombe collettive monumentali.
Il sito include due grandi tombe collettive (LCG-1 e La prima tomba collettiva LCG-1
LCG-2) e numerose fosse rituali databili all’età del Il Ministry of Heritage and Culture del Sultanato
Ferro, e una tomba di età partica. Rispetto ad altri dell’Oman in collaborazione con un team interna-
siti della zona le tombe collettive di Daba sono molto zionale diretto da F. Genchi ha condotto alcune cam-
ben preservate ed inalterate. Il quadro generale del pagne di scavo con lo scopo di esplorare e documen-
sito ci porta a considerare l’intera area come un tare la prima tomba collettiva. Si tratta di una lunga

98
Sopra/above. Foto-
grammetria della prima
tomba collettiva (LCG-1).
Photogrammetry of the first
collective grave (LCG-1).

A sinistra/on the left.


Fotogrammetria della
seconda tomba collettiva
(LCG-2). Photogrammetry
of the second collective
grave (LCG-2).

Nella pagina precedente/on the previous page. Un tipico esempio di vaso


a versatoio dipinto. A typical painted spouted vessel. insieme a più di tremila oggetti di corredo tra cui con-
tenitori in pietra e in ceramica, strumenti e armi in
bronzo, ornamenti in pietre semipreziose, argento e
oro. Questi materiali includono elementi riferibili ad
tomba a camera sotterranea costituita da blocchi di un periodo che va dalla tarda età del Bronzo fino alla
calcare. La struttura ha forma rettangolare, è lunga prima età del Ferro. Ulteriori stagioni di scavo hanno
14,75 m e larga 3,50 m per un totale di 49 m quadra- portarono alla scoperta di almeno cinque fosse rituali
ti. Le fondamenta e la parte inferiore dei muri sono situate intorno a LCG-1, riempite con centinaia di
realizzate utilizzando grandi blocchi naturali dispo- contenitori in bronzo, ceramica e pietra, pugnali di
sti su almeno 6-7 file. La copertura era costituita da bronzo, punte di freccia e migliaia di vaghi di collana.
grandi lastre parzialmente sovrapposte verso il cen-
tro. La sepoltura ha due ingressi realizzati con bloc- La seconda tomba collettiva LCG-2
chi rettangolari di calcare, uno utilizzato come soglia A circa 5 metri a sud di LCG-1, una seconda tomba
e altri verticali leggermente obliqui verso il centro. collettiva (LCG-2) è stata individuata e scavata da un
La tomba comprendeva i resti di centinaia di indivi- team diretto dall’autore. Le attività di scavo, inizial-
dui di sesso ed età diversi in deposizione secondaria, mente sostenute dal Ministry of Heritage and Cultu-

99
Particolare di una fossa rituale rinvenuta intorno alla prima tomba. Detail Veduta generale di alcune sistemazioni di resti umani individuati nei liv-
of a ritual pit identifed around the first grave. elli superiori. Panoramic view of human bone clusters identified in the upper
layers.

re del Sultanato dell’Oman e ora dal Ministero degli state ottenute suddividendo ulteriormente la camera
Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale principale. L’esplorazione stratigrafica della tomba e
italiano, sono ancora in corso. LCG-2 è una grande dell’area circostante ha portato al riconoscimento di
tomba rettangolare di 23 m di lunghezza e 4,5 m di molte fasi di utilizzo della struttura, alcune delle quali
larghezza. La camera funeraria è semi-sotterranea e relative alla riorganizzazione strutturale o al ripristi-
l’asse principale è orientato nord-sud. I muri perime- no dell’area della camera interna, altre connesse allo
trali della camera funeraria sono stati realizzate con smantellamento dei muri in pietra e all’aggiunta di
almeno cinque-sei corsi di blocchi calcarei o grossi piccole camere.
massi provenienti dai corsi d’acqua che raggiungono
circa 1 m dal suolo. Un ingresso rettangolare era si- Resti antropologici e pratiche funerarie
tuato nel muro perimetrale orientale e misura 0,98 x Sebbene non sia stato interamente esplorato, LCG-2
0,78 m per una profondità di 0,6 m. È rivestito con ha fornito alcune prove interessanti relative alle pra-
lastre di pietra da tutti i lati ed è composto da un ar- tiche funerarie e ai rituali nell’area sacra di Daba.
chitrave e una soglia. Un breve corridoio ricavato nel Sono state identificate diverse tipologie di deposizio-
muro portava alla camera funeraria. In quest’ultima ne di resti scheletrici. Differiscono nella loro organiz-
fase strutturale, i muri perimetrali persero la loro zazione strutturale, nella quantità di ossa rideposte,
principale funzione di delimitazione e recinzione nel numero di individui rappresentati e nella loro
dello spazio interno della camera e furono utilizzati associazione con i corredi e con resti di fauna. Parti-
per deporre ulteriori sepolture, in particolare le de- colari deposizioni secondarie con le ossa organizzate
posizioni primarie situate in fosse o nicchie ottenute in una forma strutturata molto evidente suggeriscono
smontando parti del muro. Almeno quattro camere l’uso di contenitori deperibili per rideporre gli i resti
sub-circolari sono state poste sulle pareti, alcune del- ossei degli individui all’interno o intorno alla lunga
le quali contengono più individui. Altre camere sono tomba collettiva.

100
disturbed. The overall archaeological evidence suggests that the
whole area was a monumental tribute to tribal alliance dating
from the end of second to the end of first millennium BC.

Long Collective Grave LCG-1


The Ministry of Heritage and Culture of Oman, in
collaboration with an international team directed by F. Genchi,
has carried out several field-seasons aimed at excavating and
documenting the first Long Collective Grave (LCG-1). LCG-1
is a long chambered subterranean grave lined with limestone
blocks. The burial monument has rectangular shape with a
length of 14.75 m and a width of 3.50 m with a total area
of 49 sq.m. The foundations and the lower part of the walls
are made using large natural blocks with internal face almost at
Una sepoltura primaria localizzata nell’area dell’ingresso. A primary burial arranged on at least 6-7 rows. Above the walls a corbelled vault
located in the entrance hall. covered the tomb with large slabs arranged partially overlapping
toward the centre. The burial has two entrances made with
rectangular limestone blocks, one at used as threshold and others
I corredi vertical slightly slanting toward the centre.
Finora la tomba ha restituito un’alta quantità di ma- The grave included the remains of hundreds of individuals
teriale riferibile al corredo funerario che accompa- of different sex and ages in secondary deposition, along with
gnava le sepolture, tra cui contenitori di terracotta, more than three thousand grave goods including softstone and
vasi in pietra e metallo, armi e oggetti di bronzo, or- pottery container, bronze tools and weapons, ornaments in
namenti in metallo (bronzo, argento e oro), bottoni semiprecious stones, silver and gold. These materials include
di conchiglie e pietre e perline di vario tipo. Questo elements referable to a period spanning from the Late Bronze
assemblaggio comprende elementi riferibili a periodi Age to the Early Iron Age.
diversi, dall’età del Ferro II (1000-800 a.C.) fino alla Further field-seasons led to the discovery of at least five ritual
tarda età del ferro - fasi PIR A-B (circa 300-100 a.C.) pits located around LCG-1, filled with hundreds of bronze,
e testimonia un lungo periodo di utilizzo della strut- pottery and softstone containers, bronze daggers and arrowheads,
tura monumentale. and thousands of beads.

*** Long Collective Grave LCG-2


About 5 meters south of LCG-1, a Second-Long Collective
The construction works within the Sporting Club of Daba Grave (LCG-2) was located and excavated by a team directed
Al-Bayah, in the Musandam Peninsula part of the Sultanate by the author. Its excavation, initially supported by the Ministry
of Oman, has revealed the presence of a large burial complex of Heritage and Culture and now by the Italian Ministry of
mainly composed of collective graves. Foreign Affairs and International Cooperation, is still ongoing.
The site includes two Long Collective Graves (LCG-1 and LCG-2 is a large, rectangular shaped over ground tomb mea-
LCG-2) and several ritual pits dating to the Early Iron Age suring 23 m in length and 4.5 m in width. The funerary
and a later Parthian grave. Unlike other sites in the area, the chamber is semi-subterranean and the long axis was oriented
collective graves at Daba are very well preserved and quite un- north-south. The walls of the burial chamber were made with

101
In this last structural phase, the perimeter walls lost their main
function of delimitation and enclosure of the inner space of
the chamber and they were also used to set burials, in partic-
ular primary depositions located into pits or niches obtained
by disassembling parts of the walls. At least four sub-circular
chambers have been set on the walls, some of them containing
multiple individuals. Other chambers have been obtained by fur-
ther subdividing the main elongated chamber.
The stratigraphic exploration of the grave and surrounding area
has led to recognition of many phases of use of structure, some
of them related to building reorganization or restoration of in-
ternal chamber area, others connected to the dismantlement of
stone walls and the addition of small chambers.
Rappresentazione fotografica e quantificazione dei materiali. Archaeolog-
ical material quantification.
Skeletal remains and funerary practices
Although not entirely explored, LCG-2 provided some
interesting evidence related to the funerary practices and the
offering rituals in the Daba sacred area. Several typologies of
deposition of skeletal remains have been identified. They differ
in their structural organization, quantity of bones re-deposed,
number of individuals represented and to their association with
grave goods and animal bones. Particular secondary depositions
with the bones organized in a clear structured shape suggest the
use of perishable containers to resettle the already skeletonized
individuals inside or around the long collective grave.

Grave goods
At present the grave has produced a high quantity of grave goods
including pottery containers, softstone and metal vessels, bronze
weapons and bowls, elements of jewellery in metal (bronze,
Particolare di un pettine in osso e di un vaso in bronzo. Detail of a bone silver and gold), shell and stone buttons and beads of various
comb and a bronze vase. types. This assemblage includes elements of different dates,
from the Iron Age II (1000-800 BC) until the Late Iron Age
– PIR A-B phases (around 300 - 100 BC) and testifies to a
long period of use.
at least five-six stone courses rising up to approximately 1 m
above ground. A rectangular entrance was situated in the eastern
perimeter wall and it measures 0.98 x 0.78 m for a depth of
0.6 m. It is lined with stone slabs from all sides and it was
provided with a lintel and a doorstep. A short corridor made into
the wall led to the burial chamber.

102
Bimah e il suo Paesaggio Costiero
Bimah and its Coastal Environment

Attività: Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” Archaeological Mission to Oman


Località: Bimah
Istituzione italiana: Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionali italiani/stranieri: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Responsabile italiano: Prof. Romolo Loreto, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Stagioni di svolgimento: 2013-2018
Testo di: Prof. Romolo Loreto, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

Nell’ambito di questo progetto, sin dal 2013 sono in le più ricche economie delle oasi agricole dell’inter-
corso attività di scavo archeologico e prospezioni lun- no, localizzate lungo le Al-Hajar mountains. Questi
go il tratto di costa compreso tra Quriyat e Ras al- contatti sono testimoniati dal fatto che benché si tratti
Jinz. Le attività si concentrano soprattutto sullo scavo di un piccolo villaggio di pescatori stagionali, non di
del sito costiero di Bimah (BMH2), datato al periodo meno qui avevano luogo pratiche proprie di una so-
storico dell’età del Ferro Antica II (1100-600 a.C.), e cietà stratificata: pesca, artigianato per la produzione
sullo studio del suo contesto ambientale. BMH2 è un di monili in conchiglia, agricoltura, allevamento e
piccolo villaggio stagionale posto tra le montagne e la commercio su vasta scala, assieme a pratiche cultuali
costa, ma che presenta importanti collegamenti con e di banchetto elitarie.

103
Nella pagina precedente/on the
previous page. Il paesaggio costie-
ro visto da BMH2. Sullo sfondo,
a nord, il moderno villaggio di
Bimah. The seacoast landscape as
seen from BMH2. In the foreground,
to the north, the present day village of
Bimah.

L’area industriale nella parte sud di


BMH2 prima degli scavi. The south-
ern industrial area of BMH2 before the
excavation.

gli ittiofagi descritte da Agatarchide di Cnido, furono


identificate nel sito dell’età del Ferro di RJ33, scoper-
to a Ras al-Jinz nel 1995 da O. Nalesini. Infine, l’in-
sediamento della tarda età del Ferro di Tīwī è stato
rilevato e pubblicato nel 2004 da L. Korn et al., sebbe-
ne non furono condotti scavi all’interno dell’abitato.

Bimah e il suo paesaggio costiero


L’elemento principale per la sopravvivenza delle co-
munità costiere che si muovevano attorno al villaggio
BMH2 è il wādī Bimah, assieme ai suoi due minori
paleo-alvei a nord e a sud di esso. Questi widiyan fu-
rono non solo l’unica fonte di approvvigionamento
La capanna H5 a fine scavo (2014), un complesso industriale dove pesce di acqua dolce, ma anche il luogo dove era possibile
e conchiglie erano essiccati o cotti e le conchiglie lavorate The hut H5, an in- praticare l’agricoltura grazie alla realizzazione, lungo
dustrial complex devoted to fish and shell process, after the excavation (2014). i loro fianchi più o meno scoscesi, di terrazze agricole
artificiali. Lungo la costa, invece, le evidenze archeo-
Stato dell’arte logiche consistono principalmente in strutture desti-
I primi scavi intesi a indagare le comunità costiere nate alla pesca o alle pratiche funerarie. Sono stati
dell’età del Ferro, che gli autori classici chiamavano identificati diversi siloi per l’essiccatura e la conserva-
Ichthyophagoi, furono condotte a Ras al-Ḥadd e a Ras zione del pesce (i bakakir ancora oggi utilizzati); piccoli
al-Jinz. HD21, a 1 km a sud del limite orientale del ripari di forma circolare, delimitati da basse pietre,
Khor al-Hajār, fu solo in parte scavato da J.E. Reade utilizzati durante la stagione della pesca; e, infine,
nel 1992. Dei ripari o delle capanne ricavate lungo il almeno tre necropoli composte da tombe a fossa, a
fianco della scogliera, molto simili alle abitazioni de- camera o a camera multipla.

104
La capanna H2 a fine scavo (2016), un’area residenziale dove avveniva il Elemento di culto rinvenuto nella fondazione della capanna H1: un ser-
consumo degli alimenti. The hut H2, a residential area for food consumption, pente in argilla all’interno di una conchiglia Lambis truncata. Cultic element
after the excavation (2016). from the foundation of hut H1: a mud snake inside a Lambis truncata shell.

BMH2, le strategie economiche di un villaggio Il villaggio, dunque, cominciò a prendere forma


stagionale non da subito. Le prime evidenze di occupazione
BMH2 si estende per circa 150 x 100 m ed è suddiviso dell’area mostrano il passaggio dall’età del Bronzo
in due settori, quello sud, con le maggiori capanne all’età del Ferro in assenza di strutture abitative.
H4, H5 e H6 destinate a funzioni prettamente Solo in un secondo momento furono edificate le
industriali; e quello nord, con le capanne H1, H2 e capanne, evidentemente per l’implementazione della
H3 destinate sia ad attività di produzione di monili produzione di pescato e monili, che divennero una
sia e soprattutto a funzioni di tipo sociale (culti e moneta di scambio verso le oasi dell’interno.
banchetti erano espletati in quest’area). Dunque, la nascita del villaggio BMH2 segue un
Considerando la semplice architettura delle capan- fenomeno di grande floridezza che ebbe luogo
ne, definite da bassi muretti di pietra e materiale ve- durante l’età del Ferro II, con il moltiplicarsi di oasi
getale, è forse più accurato parlare di ripari privi di agricole grazie alla costruzione dei falaj, quei canali a
tetto utilizzati stagionalmente. Tuttavia, a dispetto di cielo aperto o interrati che permisero lo sviluppo di
un’architettura semplice ed essenziale, la ceramica di un’agricoltura intensiva. BMH2 rappresentò uno dei
lusso importata per espletare pratiche di banchetto, terminali costieri delle ricche comunità dell’interno
gli elementi di culto come il serpente e le pratiche per la produzione di pescato e lo smercio di prodotti
agricole e di allevamento suggeriscono che forse il come monili e ceramica di lusso, sfociando in
villaggio possa essere stato occupato anche per pe- un’occupazione costiera di grande complessità
riodi più lunghi, integrando allo sfruttamento marino sociale che trova solo riflesso nelle fonti greco-romani
le pratiche di terra. Infatti, i rinvenimenti osteologici sui mangiatori di pesce che vissero lungo le sponde
dalle capanne mostrano come parte dell’alimentazio- del “Fiume Oceano”.
ne fosse legata alla macellazione di mammiferi alleva-
ti di piccola e media taglia, come caprovini. ***

105
It shows evidence of links with the inner Early Iron Age oases
economy of the Al-Hajar mountains, testified by a stratified
society, in which various productive activities were accomplished
(fishing, shell beads craftsmanship, agriculture, breeding, and
trade commerce) and ritual practices were performed.

State of the art


The first excavations focused on Iron Age settlements poten-
tially useful to understand the classical authors’ Ichthyophagoi
landscape were conducted at Ras al-Ḥadd and Ras al-Jinz.
HD21, located 1 km south of the eastern edge of Khor al-Ha-
jār, was excavated by J.E. Reade in 1992. Shelters or huts
dug into the coastal sandstone cliffs, closely resembling to the
ones described by Agatharchides of Cnidus, were found at the
Grani di collana e bracciale in conchiglia a diversi stati di lavorazione e RJ33 Iron Age site discovered at Ras al-Jinz in 1995 by O.
prodotti nel villaggio di BMH2. Shell beads produced in the village BMH2 at Nalesini. Finally, the Late Iron Age Tīwī settlement has seen a
different stage of processing. survey devoted to the definition of the village houses, published
in 2004 by L. Korn et al. No excavations of such houses were
conducted.

Bimah and its coastal landscape


The main element for the survival of the coastal communities
revolving around BMH2 is wādī Bimah and its paleo-courses
to its northern and southern sides. These widiyan were natural
fresh water resources that provided not only water to the coast
strip, but also different anthropic interventions can be recognized.
Along the widiyan slopes a number of artificial masonry terrac-
es can be easily identified, together with small circular shelters or
tombs located into the widiyan beds or along their slopes (when
the slope is particularly plain). Coming to the seacoast line, the
archaeological evidence seems to be related to funerary practices
Un corredo da banchetto di ceramica di lusso dipinta. An assemblage of and fishing activities. Three main elements came to light: siloi
traded luxury fine painted ware devoted to banqueting activities. to storage facilities (bakakir, still today in use), dried or smoked
fish (or even land mammals); circular huts or small circular or
semicircular shelters to be used during the fishing season and
Since 2013 this project is going on with archaeological ex- funerary structures (multi-chamber tombs, tumuli or simple pits
cavations and field surveys related to the study of the coastal covered by stone slabs).
area between Quriyat and Ras al-Jinz. The activities focus on
the coastal settlement of Bimah (BMH2), dated to the Early The economic strategies of a seasonal village
Iron Age II historical period (1100-600 BC), and its coast- BMH2 covers an area of 150 x 100 m. The site appears to be
al environment. BMH2 is a small seasonal village located in composed by two main sectors: to the south, H4, H5 and H6;
an environment projected towards both the inland and the sea. to the north H1, H2 and H3. According to the achieved results,

106
Giovani scolari di Bimah che partecipano alle attività archeologiche sul campo. Young Omani school students participating in the archaeological activities.

up to now it appears that the southern huts were strictly devoted rituals based on the snake cult and élite commitments based on
to an industrial function and the northern huts were devoted to the fine painted ware items.
several economic and social practices. The first evidence of an EIA II phase is that of a seasonal
Considering the simple architecture of the structures, more likely occupation (assemblages of pottery, softstones and shells) fol-
shelters, it seems that we are dealing with a seasonal village lowed by the construction of the huts. Still, the main resource
occupied during the fishing season. However, despite the poor is the sea: the impressive amount of sea products, above all
architectural frames, the material culture, in particular the pot- the shell beads, must have been a major issue in the village,
tery and the cultic items (snakes), as well as the agricultural probably a currency of exchange in the commercial trade. Also,
areas identified along the widiyan, suggest that the village could shellfish and dried fish, the latter, particularly useful as food
have been occupied during the whole year, integrating the sea ex- and fodder, should have been another fundamental resource in a
ploitation with the agricultural activities. Last but not least, the network of exchange with the EIA II inland oases. In fact, the
faunal remains from the huts prove that the practice of breeding emergency of BMH2 follows a wider phenomenon that took
was part of the complex economy of the village, which could place in southeastern Arabia during the EIA II, the intensi-
have been a further resource during the year. fication of settlements based on the new falāj technology. On
Based on the archaeological evidence, one deals with a complex this regard, the rich amount of luxury fine painted ware and
society characterized by different economic strategies: fishing, the snake cult are markers of a particularly interesting environ-
agriculture, breeding, craftsmanship, trade and metallurgy (a ment: not only sea or land exploitations related to an industrial
local manufacture of bronze tools could be testified by the abun- function of BMH2 took place, also social practices based on
dant number of bronze production refuses, in shape of small these two peculiar elements were performed, a clear evidence of
spherical drop-shape items, but no pottery production area were social complexity of that fish-eaters living at the borders of the
identified up to now); as well as complex social practises: cultic “River Ocean”.

107
Il Signore del Deserto di Sinaw
The Desert Lord of Sinaw

Attività: Scavi preventivi lungo la Sinaw-Mahout-Duqm Expressway


Località: Wadi Uyun, Sinaw
Team italiano: Maurizio Tosi (coordinatore), E. Menghi, L. Montanari & T. Rossi (archeologi), F. Candilio, MiBAC, Soprintendenza Archeologica di Cagliari
e Oristano & V. Sparacello, Durham University (antropologi), G. Regoli & N. Pagano, Regoli e Radiciotti srl (restauro spade G58), V. Clarizia
(studio tipologico spada e daghe G58), R. Loreto & F. Mauro, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” (inquadramento storico G58),
V. Pastorelli, (progetto ricostruzione spada G58), E. Maini (studio dromedari, ArcheoLaBio, Università di Bologna)
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture, Ministry of Transport and Communications
Stagioni di svolgimento: 2014
Testo di: Prof. Romolo Loreto & Fausto Mauro, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Dott.ssa Elena Maini, ArcheoLaBio, Università di
Bologna, Dott.ssa Francesca Candilio, MiBAC, Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano

Nel gennaio 2014, l’ammodernamento della super- lo scavo delle evidenze monumentali. Le quaranta
strada Sinaw-Mahout-Duqm ha reso necessario lo strutture funerarie scavate testimoniano un’occupa-
scavo di numerosi gruppi di tombe lungo il Wadi zione millenaria in questa zona che fu abitata senza
Uyun, che sarebbero state distrutte dal nuovo trac- interruzione dalla fine del quarto millennio a.C.
ciato della strada. Il Ministero per i Beni Culturali del Sebbene i risultati siano stati estremamente significa-
Sultanato d’Oman, in collaborazione con il Ministero tivi per tutti i periodi storici, la scoperta più interes-
dei Trasporti e delle Comunicazioni, ha quindi finan- sante è stata quella di un complesso funerario risa-
ziato per quattro mesi un team di archeologi e antro- lente ai primi secoli della nostra era, composto dalla
pologi fisici italiani, coordinati da Maurizio Tosi, per deposizione sotterranea di un uomo di circa 50 anni,

108
Resti scheletrici di uno dei due dromedari
scarificati durante la cerimonia funeraria
rinvenuto in posizione accovacciata
con la testa rivolta all’indietro come
conseguenza dello sgozzamento rituale
(fotografia di F. Candilio, concessione
del Ministero per i Beni Culturali del
Sultanato d’Oman). Skeletal remains of
one of the two sacrificed dromedaries, found
crouched with the head turned backwards
due to of the ritual slaughtering (photograph
by F. Candilio, courtesy Ministry of Heritage
and Culture of Oman).

Nella pagina precedente/on the previous page. Resti scheletrici del signore connessa alle tombe di due dromedari che furono sa-
del deserto di Sinaw con il ricco corredo di armi (foto di F. Candilio, crificati nel corso di una complessa cerimonia. Rituali
concessione Ministry of Heritage and Culture, Sultanato dell’Oman). funerari di questo tipo sono noti in questo periodo
Skeletal remains of the desert lord of Sinaw with a rich set of weapons anche in altre regioni dell’Arabia meridionale e sono
(photograph by F. Candilio, courtesy Ministry of Heritage and Culture of Oman). storicamente attestati nella cosiddetta balîya, un’usan-
za che implicava il sacrificio di uno o più animali che
il defunto avrebbe poi usato nell’aldilà.
L’uomo fu seppellito completamente vestito e arma-
to con una lunga spada e due pugnali in ferro che,
sebbene pesantemente corrosi, sono stati recuperati
e successivamente restaurati da un team di conser-
vatori italiani. La spada, paragonabile alle sciabole
sasanidi di IV e V secolo d.C., aveva una lama curva
in ferro lunga un’ottantina di centimetri e la sua im-
pugnatura uncinata era decorata con intarsi d’argen-
to e avorio. Sono stati rinvenuti anche i resti organici
di un poggiatesta (forse una sella da cammello), un
berretto e scarpe di cuoio.
Data la sua età, le armi sofisticate e l’abbigliamento
che indossava, e in anche considerazione del sacrifi-
cio rituale dei due cammelli, l’uomo sepolto a Sinaw
Tombe del signore del deserto di Sinaw (in alto) e dei due dromedari era sicuramente un individuo di alto rango, proba-
sacrificati nel rituale funerario (foto di F. Candilio, concessione del bilmente un capo tribale che possedeva e cavalcava
Ministry of Heritage and Culture, Sultanato dell’Oman). Graves of the desert cammelli alla fine dell’età del Ferro.
lord of Sinaw (upper) and of the two dromedaries sacrificed in the funerary
ritual (photo by F. Candilio, courtesy Ministry of Heritage and Culture of Oman). ***

109
The forty funerary structures excavated testify to a millenary
occupation of this area, which was inhabited from the end of
the fourth millennium BC onward.
Though results have been extremely significant for all historical
periods, the most interesting discovery has been a funerary
complex dating to the first half of the first millennium AD,
composed by the underground deposition of a 50-years-
old man and by the adjoined graves of two Arabian camels
buried in separate pits, which were sacrificed in the course of
a complex ceremony. Comparable funerary rituals are known
for this period in other regions of Southern Arabia and are
also testified historically in the so-called balîya, which involved
the sacrifice of one or more animals to be ideally used by the
deceased in the afterlife.
The man was buried fully attired and armed with a long iron
sword and two iron daggers, which although heavily corroded
have been successfully recovered and eventually restored by
Italian conservators. The sword, comparable to 4th/5th century
AD Sasanian slashing swords, had an 80 cm long curved long
iron blade and its hooked grip was covered with ivory and silver
inlays. Remains of a pillow, possibly a camel’s saddle, a leather
cap and leather shoes have also been detected.
Given his age and the sophisticated weaponry and apparel he
wore, and in consideration of the ritual sacrifice of the two
camels, the man buried at Sinaw was definitely a high ranking
Lunga sciabola con lama in ferro deposta con il Signore del deserto di
individual, probably a tribal leader, who owned and rode camels
Sinaw con dettagli dell’impugnatura riccamente decorata con intarsi di
at the end of the Iron Age.
avorio ed argento e degli anelli di sospensione del fodero (immagine di
Philip Koch, concessione del Ministero per i Beni Culturali del Sultanato
d’Oman). Long sword with an iron blade deposited with the lord of the desert
of Sinaw with details of the richly decorated handle with inlays of ivory and silver
and of the suspension rings of the scabbard (image by Philip Koch, courtesy
Ministry of Heritage and Culture of Oman).

In January 2014, the upgrading of the Sinaw-Mahout-Duqm


Expressway made necessary the excavation of several clusters of
graves along the banks of Wadi Uyun, which would have been
eventually destroyed by the road track. The Ministry of Heritage
and Culture of the Sultanate of Oman, in collaboration with the
Ministry of Transport and Communications, therefore supported
a four-month project carried out by a team of Italian archaeolo-
gists and physical anthropologists coordinated by Maurizio Tosi.

110
Arte Rupestre nelle Montagne dell’Al-Hajar
Rock Art in the Al-Hajar Mountains

Attività: Arte Rupestre nelle Montagne dell’Al-Hajar


Località: Hasat Bin Salt; Bilad Seyt; Wadi Sahtan; Wadi Bani Kharous; Wadi Bani Auf; Wadi Bani Henei; Wadi Al-Hareem; Shenah;
Al-Heymianya; Wadi Adey; Wadi Dhum; Al-Manzafah; Hajermaat
Istituzione italiana: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano & Cooperativa Archeologica “Le Orme dell’Uomo”, Valcamonica, Cerveno
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Responsabile italiano: Prof. Angelo Eugenio Fossati, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Stagioni di svolgimento: 2009-2018
Testo di: Prof. Angelo Eugenio Fossati, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Nell’ultimo decennio l’arte rupestre dell’Oman bassorilievo, oltre a più rare pitture, create con ocra,
ha beneficiato di un’ampia ricerca su una serie carboncino e calce. Questa ricerca ha permesso
di progetti, in particolare nell’area dei monti Al- l’identificazione di una base cronologica che sarà
Hajar, con un focus primario su pitture ed incisioni preziosa anche per le ricerche attuali e future.
rupestri. Il Ministry of Heritage and Culture Le incisioni rupestri dei monti Al-Hajar si trovano
del Sultanato dell’Oman ha avviato una serie di principalmente sulle pareti di roccia calcarea degli
indagini, condotte da Angelo Eugenio Fossati, che wadi e su rocce e massi di arenaria. Le pitture rupestri
hanno portato alla localizzazione di numerosi siti d’altra parte si trovano in ripari rocciosi e grotticelle.
importanti per un lungo periodo di oltre 7000 anni. Le indagini si sono concentrate principalmente su
L’arte rupestre consiste in incisioni, create utilizzando questi siti: Hasat Bin Salt; Bilad Seyt; Wadi Sahtan;
diverse tecniche tra cui percussione, graffito e Wadi Bani Kharous; Wadi Bani Auf; Wadi Bani

111
Mappa dei maggiori siti con arte rupestre
nell’Oman settentrionale. Map of the major
rock art sites in Northern Oman.

Nella pagina recedente/on the previous


page. Un’iscrizione in antico Sud Arabico
incisa su una parete rocciosa a Gore Anaq-
sah, Wadi Sahtan. South Arabian Inscription
engraved on a rock wall at Gore Anaqsah,
Wadi Sahtan.

Henei; Wadi Al-Hareem; Shenah; Al-Heymianya;


Wadi Adey; Wadi Dhum; Al-Manzafah; Hajermaat;
Bat; Al-Khashbah; Wadi Tanuf.
Le sei diverse fasi cronologiche che sono state identifi-
cate per l’arte rupestre dell’Oman settentrionale pos-
sono essere suddivise in altrettante fasi basate su stile,
tipi di armi, presenza di certi animali e attraverso il
confronto di diversi livelli di patinatura delle figure.
Fase 1. L’arte rupestre più antica della regione
consiste in figure di animali marini molto consumate
dalle intemperie, come quelle di tartarughe verdi,
anemoni e pesci.
Fase 2. La seconda fase può essere suddivisa in tre
sotto fasi. La prima include figure di animali come
asini selvatici, orici, canidi e caprini che sono com-
pletamente campiti, con una dimensione media di 30
cm. La seconda sotto fase consiste principalmente di
caprini più grandi, probabilmente stambecchi della
Nubia, ma anche leopardi, bovini e asini selvatici;
sono quasi sempre creati con un contorno nel cosid-
detto “stile a tre tratti”, mentre il corpo è solitamente
Figure di anemoni marine incise su un masso ad Al Farah, Wadi Bani inciso con linee divisorie interne, a volte riempite con
Awf. Sea anemone figures engraved on a boulder at Al Farah, Wadi Bani Awf. piccoli coppelle e punti. La terza sotto fase compren-

112
Asini selvatici, orici, gazzelle arabiche, stambecchi nubiani,
arabian Thars incisi su un masso a Shenah. Wild asses, orixes,
Arabian gazelles, Nubian Ibexes and Arabian Thars engraved ona
boulder at Shenah.

de ancora animali simili a capre, probabilmente il ci/simbolici, ad es. simboli solari, forme geometri-
cosiddetto Arabian thar, nello “stile a tre tratti”, che che, sub rettangolari, zigzag, spirali e altre, talvolta
sono solitamente della dimensione a metà di quelli accompagnati da figure umane in alcuni stili schema-
nella seconda sotto fase e il corpo è inciso con puntini tici correlati. I petroglifi di questa fase sono spesso so-
regolari. vrapposti a rappresentazioni di animali della Fase 1.
Fase 3. Una terza fase consiste in figure umane ango- Fase 5. Questa fase è legata all’arte degli armati e in-
lari stilizzate, tra cui donne – molto probabilmente clude guerrieri combattenti, cavalieri a cavallo e su
regine o principesse – a volte sedute su un trono e cammello, barche e altri oggetti di cultura materiale,
accompagnate da un inserviente. Stilisticamente le- come i khanjar. In queste fasi ci sono anche alcune
gate alle sculture antropomorfiche a bassorilievo del iscrizioni nell’Alfabeto Sud Arabico (Musnad) e mol-
monumento di Hasat Bin Salt, queste immagini risal- te in arabo standard, che accompagnano occasional-
gono probabilmente al terzo millennio a.C., in base mente queste figure di guerrieri e animali, indicando
alla datazione incrociata con tombe scolpite rinvenu- principalmente nomi di persone incise dal 1000 a.C.
te nell’area dell’Oman settentrionale. Tra il terzo e fino ai tempi moderni.
il secondo millennio a.C. nell’arte rupestre appaiono Fase 6. Le ultime incisioni sono state fatte negli ul-
immagini di pugnali a forma di T, a volte isolate, in timi decenni, come dimostrato dalla incisione di un
gruppi con altre figure o in connessione con esseri certo numero di automobili e delle rappresentazioni
umani schematici con braccia abbassate. Un simile di un oud arabo e dalle iscrizioni in Arabo standard.
tipo di pugnale è presente anche nelle stele yemenite Le interpretazioni dipendono dalle fasi correlate e
di guerriero e datate al terzo millennio a.C. Le figure dal contesto dei siti. Le prime due fasi sono asso-
di felini come quelle del Wadi Sahtan, che probabil- ciate alle prime società agricole con aspetti anco-
mente rappresentano caracal, sono anch’esse associa- ra presenti di cacciatori-raccoglitori. Dalla Fase 3,
te a questa fase. l’arte rupestre riflette le comunità coinvolte nella
Fase 4. La fase quattro include sia incisioni che pitture produzione e nell’uso di oggetti metallici (rame e
rupestri i cui motivi principali sono motivi geometri- bronzo), principalmente armi. La Fase 4 è eviden-

113
ziata da figure astratte come cerchi, spirali, zigzag
e dischi solari tra gli altri simboli. La Fase 5 e la
Fase 6 hanno una predominanza di figure maschili
di guerrieri che spesso cavalcano cavalli e cammelli,
e che simboleggiano un alto status sociale e coprono
un periodo dal 1000 a.C. fino al presente. Questa
ricerca ha certamente esteso le attuali conoscenze
sull’arte rupestre in Oman.

***

In the last decade the rock art of Oman has benefited from ex-
tensive research over a number of projects in particular in the
Hasat Bin Salt, il famoso monolito con bassorilievi incisi nel terzo mil-
area of the Al-Hajar montains with a primary focus on the lennio BC, nelle vicinanze di Al-Hamra. Hasat Bin Salt, the famous sculpted
petroglyphs and pictograph elements. The Ministry of Heritage monolith of the third millennium BC, near Al-Hamra.
and Culture of Oman initiated a series of surveys, carried out
by Angelo Eugenio Fossati, that have resulted in locating several
important sites covering an extensive period of over 7000 years.
The rock art consists of engravings, created using several te-
chniques including percussion, incision, and bas relief carving
as well as rare paintings and drawings, created using ochre,
charcoal and lime. This research enabled the identification of a
chronological base which will be invaluable to the current and
future research.
The engraved rock art of Al-Hajar montains is mainly found
on the limestone rock walls of wadis and on sandstone bedrocks
and boulders. The paintings on the other hand are found in rock
shelters. The surveys have mainly focused on the sites within:
Hasat Bin Salt; Bilad Seyt; Wadi Sahtan; Wadi Bani Kha-
rous; Wadi Bani Auf; Wadi Bani Henei; Wadi Al-Hareem;
Shenah; Al-Heymianya; Wadi Adey; Wadi Dhum; Al-Man- Figure a T incise su un masso a Shenah. T-shaped figures on a boulder at
zafah; Hajermaat; Bat; Al-Khashbah; Wadi Tanuf. Shenah.
The six different chronological phases that have been identified
for the rock art of Northern Oman can be divided into the same The first includes animal figures such as wild asses, oryxes,
number of phases based on image styles, weaponry types, the canid and goat-like animals which are completely pecked, with
presence of certain animals and through the comparison of dif- an average size of 30 cm. The second sub-phase mainly con-
ferent levels of revarnishing. sists of larger goat-like animals, probably Nubian ibex, but
Phase 1. The most ancient rock art in the region consists of also leopards, cattle and wild asses; they are almost always
heavily re-varnished and weathered figures of marine animals, created with an outline in the so-called “three strokes style”,
such as green turtles, anemones and fishes. while the body is usually engraved with proportional internal
Phase 2. The second phase can be divided into sub-phases. dividing lines, occasionally filled with small cupules and dots.

114
Gruppo di cavalieri incisi su un masso nel Wadi Al Hareem, vicino ad Temi e cronologia dell’arte rupestre nelle montagne dell’Al-Hajar. Themes
Al-Khabura. Group of horsemen engraved on a boulder in Wadi Al Hareem, and chronology of rock art in the Al Hajar Mountains.
near Al-Khabura.

The third sub-phase still includes goat-like animals, probably Phase 5. This phase is related to warrior art and include fi-
Arabian thar, in the “three strokes style”, which are usually ghting warriors, horsemen and camel riders, boats and other
half the size of those in the second subphase and the body is items of material culture, such as weapons like the khanjars.
engraved with regular small pecked dots. In these phases there are also a few inscriptions in the Ancient
Phase 3. A third phase consists of angular, stylized human South Arabic alphabet (Musnad) and several in standard Ara-
figures, including women – most likely queens or princesses – bic script, which occasionally accompany these figures of war-
sometimes seated on a throne and accompanied by an attendant. riors and animals, indicating mainly names of people engraved
Stylistically related to the anthropomorphic bas-relief sculptu- from about 1000 BC up until modern times.
res on the Hasat Bin Salt monument, these images probably Phase 6. The latest engravings were made within the last few
date to the third millennium BC, based on cross-dating with decades, as demonstrated by the egraved representation of a
carved tombs found on the Oman area. Between the third and number of automobiles and the representations of an Arabian
the second millennia BC images of T-shaped daggers appear oud as well as the inscriptions.
in the rock art, sometimes isolated, in groups with other figures The interpretations are dependent on the phases concerned and
or in connection with schematic humans with lowered arms. A the context of the sites. The first phases are associated with ear-
similar type of dagger is also present in the Yemeni warrior stele ly agricultural societies and aspects of hunter gatherering activi-
dated to the third millennium BC. Feline figures like those made ties. From phase 3 the rock art reflects communities which were
in Wadi Sahtan, which probably represent caracals, are also involved in the production and use of metal objects (copper and
associated with this phase. bronze), mainly weapons. Phase 4 is highlighted by abstract
Phase 4. Phase four includes both petroglyphs and pictographs figures such as circles, spirals, zigzags, and solar discs among
whose primary motifs are geometric/symbolic patterns, e.g. so- others. The 5th and 6th phases have a predominance of male
lar symbols, subrectangular rectilinear forms, zig-zag, spirals warrior figures often riding horses and camels, symbolising a
and others, sometimes accompanied by human figures in a few high social status and spanning a period from 1000 BC to the
related schematic styles. Petroglyphs of this phase are often su- present AD. This research has extended the current knowledge
perimposed on Phase 1 animal representations. on rock art in Oman.

115
Ricognizioni Preventive nella Duqm Special
Economic Zone Authority (SEZAD)
Preventive Survey in the Duqm Special
Economic Zone Authority (SEZAD)

Nome del Progetto/Missione/Attività: Ricognizioni preventive nella Duqm Special Economic Zone Authority (SEZAD)
Località: Duqm, Al-Wusta Governorate
Partner istituzionale omanita: Ministry Of Heritage And Culture, SEZAD (Duqm Special Economic Zone Authority)
Team italiano: Dott. Francesco Genchi (direttore), Dott. Gabriele Martino, Dott. Maria Pia Maiorano (liticisti), Dott. Roman Garba (triliti)
Stagioni di svolgimento: 2015
Testo di: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza”

L’area di Ad-Duqm, appartenente alla regione di Al- e confermare la presenza di quelli precedentemente
Wusta, è situata nella porzione centro-orientale del individuati nella regione. Il gruppo di lavoro ha
Sultanato dell’Oman. Tra Novembre e Dicembre identificato circa 900 evidenze archeologiche tra
2015 un team di archeologi italiani guidati da singole tombe e raggruppamenti di tumuli, aree di
Francesco Genchi ha avviato una ricognizione dispersione litica, gruppi di triliti e siti all’aperto
dell’intera area compresa nella Duqm Special stratificati.
Economic Zone Authority (SEZAD) con lo scopo di Le evidenze coprono un arco cronologico molto
verificare il potenziale archeologico in relazione al ampio, dal Tardo Pleistocene all’inizio del primo
rapido sviluppo infrastrutturale, identificare nuovi siti millennio d.C. La mole di dati registrata, confluita

116
Una tipica tomba a tumulo in pietra localizzata sul crinale dei terrazzi.
A typical stone cairn on the ridge of terraces.

Nella pagina precedente/on the previous page. Un esempio di un trilite


ben conservato identificato nelle piane terrazzate. An example of a well
preserved trilith identified in the plain terrace.

in un sistema GIS, contribuirà al corretto sviluppo


del territorio in relazione al patrimonio culturale e
nello stesso tempo sarà utilizzato come strumento di
analisi da parte del Ministero della Cultura nella fase
di valorizzazione archeologica dell’area compresa nel
SEZAD.
Al fine di realizzare una ricognizione completa, l’area
è stata suddivisa in 28 settori di indagine, alcuni dei
quali basati sui differenti utilizzi delle aree di svilup-
po, altri connessi con le diverse unità geo-morfologi-
che della regione. L’analisi ha permesso l’identifica-
zione di circa 600 tombe, dai tumuli ben strutturati
alle semplici coperture in pietra, solitamente localiz-
zati sui terrazzi che delimitano il corso degli wadi,
numerosi siti caratterizzati dalla presenza di industria
litica relativa a periodi differenti, ed un buon numero
di triliti, strutture in pietra con significato simbolico.
Alcuni di questi siti erano stati già registrati dalle pre-
cedenti indagini condotte dal COPS Project (Univer-
sità di Basilea, 2007-2008) e dalla Missione Archeolo-
gica Francese “Shores of Arabian Sea”(2012-2015),
mentre la maggior parte sono di recente acquisizione.
Mappa generale delle evidenze archeologiche nell’area SEZAD. General Ogni evidenza è stata documentata attraverso imma-
map of archaeological evidence in the SEZAD development area. gini ad alta risoluzione, posizionamento GPS, misu-
razioni sul campo, individuazione aspetti geologici
e descrizione dettagliata. Per i siti più interessanti è
stato anche realizzato un rilievo con stazione totale.

117
Una punta bifacciale recuperata nelle aree di dispersione litica. A lithic Un esempio di un trilite ben conservato identificato nelle piane terrazza-
bifacial point recovered in the scattered lithic area. te. An example of a well preserved trilith identified in the plain terrace.

Questa analisi ha permesso la realizzazione di un de- Data will be also used for preservation of the archaeological her-
finitivo e preciso censimento e di una sistematizzazio- itage within the SEZAD economic zone. To perform an overall
ne delle informazioni archeologiche al fine di rendere survey in the SEZAD, the area (1745 km2) was subdivided
più agevole e accessibile il riconoscimento e la conse- into 28 virtual sectors, whose boundaries reflect both the limits
guente conservazione delle evidenze. of development areas and the morphological features observed
on the terrain. The fieldwork has allowed identifying different
*** types of structural remains: stone cairns or tumuli graves, lo-
cated along the rims of wadyan terraces or on hill crests; triliths
The Ad-Duqm area (al-Wusta region, Sultanate of Oman) and different types of lithic scatters. Some of the mapped sites
is located in eastern-central Oman. In November- December correspond to sites already discovered by the COPS Project in
2015 an Italian team, headed by Dr. Francesco Genchi, 2007-2008 (University of Basel) and the French Archaeo-
surveyed the whole area covered by the Duqm Special Economic logical Mission “Shores of Arabian Sea” (2012- 2015),
Zone Authority (SEZAD) with a focus on the assessment of while several evidences have been newly recorded. To produce
the archaeological potential and related risks; identification of an accurate map of archeological risk, each archaeological fea-
the new sites and validation of the existing sites in a previously ture was documented by high resolution images, GPS position
investigated region. The team recorded about 900 archaeological and mapping, detailed metrical measurements and descriptions,
evidences, ranging from a single earth to clusters of tumuli geographical contextualization. For the most interesting sites,
tombs, from flint scatters to a complexes of triliths and stratified an exhaustive relief by total station has been done. This work
open-air sites. The archaeological evidence belong to a wide allowed the creation of a precise census and accurate systemati-
chronological interval, at least from Late Pleistocene, with some zation of archaeological data in order to make easily accessible
earlier more dubitative evidences, to the early first millennium all the information.
AD. The huge amount of data, all conveyed in a GIS database,
will be used both for the investigations on land-use modalities,
resources acquisition strategies, population dynamics and as an
analytical tool the MOHC (Ministry of Heritage and Culture)
will use in all the phases of the archaeological valorisation of
this Region.

118
Scavi Preventivi lungo il Segmento 2
della Batinah Expressway
Rescue Excavations along Package 2
of the Batinah Expressway

Attività: Batinah Expressway (Segmento 2) Scavo di Archeologia Preventiva


Località: Rustaq
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture, Ministry of Transport and Communications
Responsabile italiano: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza”
Stagioni di svolgimento: 2016
Testo di: Dott. Francesco Genchi, Università di Roma “La Sapienza”

Le attività di scavo preventivo realizzate nei primi dato dal corso di un grande wadi orientato in dire-
mesi del 2016 lungo il Segmento 2 della nuova Bati- zione Sud-Ovest/Nord-Est. La scelta della costruzio-
nah Expressway hanno portato alla scoperta di 31 strut- ne di queste tombe è piuttosto omogenea dato che
ture funerarie. L’area di indagine è situata nella piana la maggior parte è situata sul pendio e sull’altopiano
meridionale della Batinah, ai piedi della pedemonta- di un antico terrazzo fluviale formatosi attraverso l’a-
na dell’Al Hajar. Sono stati identificati due principali zione erosiva dello wadi principale e dei suoi rami
raggruppamenti. Il primo, nonché meglio preservato secondari. Solo due tombe, che hanno restituito tra i
gruppo di tombe, è localizzato sulle colline pedemon- più elaborati corredi funerari, sono localizzate invece
tane del villaggio di Jamma, nei pressi di Rustaq, e sulla sommità del terrazzo, in posizione prominente.
precisamente lungo un affioramento roccioso circon- Il secondo gruppo (Wadi Banif/Wadi Al Haimaly),

119
Un tumulo funerario ben preservato con camera centrale. A well preserved Un esempio di tombe cosiddette “a forma di otto” dopo lo scavo. An
cairn with central chamber. example of “eightshaped” tombs after excavation.

Nella pagina precedente/in the previous page. Vista panoramica di un


raggruppamento di tombe posizionate lungo il pendio di un terrazzo.
Panoramic view of a grave cluster along the slope of a terrace.

nel quale sono presenti alcune tombe violate, è loca- te le deposizioni primarie sono contraddistinte dalla
lizzato nei pressi del Wadi Banif e si trova precisamen- presenza di ossa sparse che testimoniano il riutilizzo
te lungo alcuni antichi terrazzi fluviali in prossimità della camera funeraria.
dell’attuale corso dello wadi. Le strutture funerarie
esplorate appaiono come tumuli dal diametro varia- ***
bile costituti da grandi massi in parte collassati. L’in-
dagine archeologica ha permesso di riportare alla The archaeological rescue excavation carried out in the first
luce il perimetro esterno originale di ciascuna struttu- months of 2016 along the Package 2 of the new Batinah Ex-
ra, di documentare i dettagli architettonici ed esporre pressway in the Sultanate of Oman led to the recovery of 31
la camera funeraria sotterranea. L’analisi preliminare funerary structures. The research area is located in the southern
della stratigrafia e delle evidenze antropologiche ci ha Batinah Plain, at the foot of low Al Hajar Mountains. Two
permesso di fornire una prima descrizione della tipo- main distinct grave groups were identified. The first one, and
logia di queste strutture, il loro utilizzo, la ricostruzio- best preserved graves group, is located on the most external ex-
ne e i casi di saccheggio e riutilizzo, nonché di fare posures of the metamorphic formation (Jamma Foothill) and
luce sulle pratiche funerarie in quest’area a partire lies on a small outcrop surrounded by a large and almost dried
dalla fine dell’Età del Bronzo al III secolo d.C., sulla wadi oriented SW-NE. The choice for the construction of these
base dei materiali che costituivano i corredi. graves is rather homogeneous, since most of them are located
Le evidenze tafonomiche ci hanno consentito di ri- on the slopes and the basal plateau of an old fluvial terrace
costruire la sequenza degli eventi deposizionali. Tut- modeled by the erosional activities of the main wadi and by

120
Un gruppo di reperti riferibili al corredo funerario rinvenuto nella Tomba Tomba 13 con dettaglio del ritrovamento di una lunga spada in ferro.
10. A group of grave goods recovered from Grave 10. Tomb 13 with detail of the discovery of a long iron sword.

its secondary branches. Only two graves, which yielded some


of the most elaborate burial goods, are located on the top of allowed a first in-depth description of the structures typologies,
it, in a prominent position. The second group (Wadi Banif/ their usage, restoration, reuse and pillage activities, as well as
Wadi Al Haimaly), mostly characterized by violated tombs, is of the rituals and the funerary practices in these area from the
located close to Wadi Banif and lies on an old series of fluvial Late Bronze Age to the 3rd century AD, according to the find-
terraces close to the present-day wadi bed. The 31 investigated ings recovered from the graves. Taphonomic evidences allowed
funerary structures appeared as a pseudo-mound of variable reconstructing the sequence of the depositional events. All the
diameter made of collapsed stones. The excavation allowed to primary depositions are characterized by the concurrent presence
bring in light the remaining outer walls perimeter of each tomb, of unrelated bones in the filling, testifying for a burial reuse.
to document structural and architectural details and clear out Nineteen burials contain very few, but well preserved, bones in
the burial chamber down to base level. Preliminary analysis secondary deposition, testifying for an intentional removal of the
of the architectural, stratigraphic and anthropological evidences missing bones, rather than their crumbling.

121
Scavi Preventivi lungo il Segmento 5
della Batinah Expressway
Rescue Excavations along Package 5
of the Batinah Expressway

Attività: Batinah Expressway (Segmento 5) Scavo di Archeologia Preventiva


Località: Sohar
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture, Ministry of Transport and Communications
Responsabile italiano: Dott. Sabatino Laurenza
Stagioni di svolgimento: 2014-2016
Testo di: Dott. Sabatino Laurenza

L’autostrada Batinah Express è lunga 265 km e la 20 km di larghezza in prossimità di Sohar, sono stati
sua costruzione è stata divisa in sei settori, ricogniti identificati e scavati tre cimiteri, denominati Wadi al-
e scavati da squadre di diverse di diverse nazionalità Arad, Falaj as-Souq e Liwa. Nei tre cimiteri è stati
sotto la supervisione del Ministry of Heritage and scavato un totale di 283 tombe, tutte con evidenze di
Culture e con il sostegno finanziario del Ministry riutilizzo, appartenenti a diversi tipi.
of Transport and Communications del Sultanato Le 169 tombe scavate a Wadi al-Arad sono del tipo
d’Oman. Gli scavi di emergenza del Settore 5 della ‘a torre’, con una pianta ovale o rettangolare ed una
Batinah Expressway sono stati effettuati tra il maggio sezione trapezoidale con i lati leggermente inclinati
2014 e giugno 2015. Nei cinque mesi di lavoro sul verso l’alto ed una copertura piatta. Queste tombe
campo lungo il corridoio di 40 km di lunghezza e hanno un’altezza massima di 1.5 m e un diametro

122
esterno di 3-4 m, con una camera sepolcrale di cir-
ca 2.2 x 0.7 m. Sono state costruite allineate lungo i
versanti delle colline su entrambi i lati del torrente,
isolate o in gruppi.
Le 60 tombe di Falaj as-Souq appartengono a due
diversi tipi. Quelle del primo tipo, detto ‘a cupola’,
hanno una pianta circolare ed erano costruite senza
fondazione usando pietre locali dimensioni diverse.
La struttura è formata da una pila di pietre irregolari
e l’unica struttura identificabile era generalmente il
muro della camera sepolcrale realizzato con pietre al-
lungate sovrapposte in tre o quattro file. Questo tipo
ha in media il diametro esterno circa 5.3 x 4.8 m con
una camera sepolcrale di circa 2.7 x 1.1 m ed un’al-
tezza che poteva raggiungere i 2.5 m. Sono sempre
state ritrovate isolate e mai in gruppo.
Il secondo tipo, detto ‘a ferro di cavallo’, aveva una
pianta absidata con una struttura caratterizzata da
un muro esterno, un muro di riempimento, e il muro
che delimitava la camera sepolcrale, tutti costruiti
senza fondazione usando pietre locali non lavorate
delle stesse dimensioni. La sommità era coperta con
pietre piatte e ghiaia, mentre l’architrave era realizza-
to con una larga pietra piatta posta sopra l’entrata. Le
tombe ‘a ferro di cavallo’ erano più piccole di quelle
‘a cupola’, con un diametro esterno medio di 4 x 2.75
m, una camera sepolcrale di 2.3 x 0.7 m, ed un’al-
tezza massima di 1.5 m. Questi due tipi, pur essendo
stati costruiti nello stesso luogo, avevano una chiara
Le tre necropoli lungo il segmento 5 della Batinah Expressway. The three differenza di orientamento, probabilmente dovuta al
graveyards along the Batinah Expressway Package 5 alignment. fatto che vennero costruite in diversi periodi.
Le 54 tombe scavate nel cimitero di Liwa apparten-
gono ad un tipo ‘a tumulo’ che ha una pianta ovale
o circolare realizzata usando grandi pietre irregolari,
come nel caso delle tombe ‘a cupola’ di Falaj as-Souq.
Questo tipo ha una pianta irregolare senza entrata.
Nella pagina precedente/on the previous page. Moneta sassanide in
argento dalla Tomba 644 della necropoli di Liwa. Sasanian silver coin
Le tombe ‘a tumulo’ sono state ritrovate sia isolate
Grave 644 of the Liwa graveyard. che in gruppi.
I dati antropologici per le tre necropoli sono molto
scarsi. A Wadi al-Arad, il sesso è stato determinato
per 109 individui (39 maschi e 70 femmine) e l’età per
124 individui (101 adulti, 10 giovani e 13 bambini).

123
Tombe ‘a torre” caratteristiche della necropoli di Wadi al-Arad. ‘Tower’ Tombe ‘a tumulo’ (sinistra) e ‘a cupola’ caratteristiche della necropoli di
graves from the Wadi al-Arad graveyard. Liwa. ‘Tumuli’ (left) and ‘Dome-shaped’ (right) graves from the Liwa graveyard.

Tombe ‘a cupola’ (in alto) e ‘a ferro


di cavallo’ (in basso) caratteristiche
della necropoli di Falaj as-Souq.
‘Dome-shaped’ (above) and ‘Horse-
shoe-shaped’ (below) graves from the
Falaj as-Souq graveyard.

124
anche tre sigilli a stampo sassanidi databili fra il tardo
V e la metà del VI secolo, e una moneta sassanide di
Hormizd II (303-309 d.C.).

***

The Batinah Express highway is a 265 km long road, the con-


struction of which was divided in six packages that were sur-
veyed and excavated by different teams of different nationalities
under the supervision of the Ministry of Heritage and Culture
and with financial support from the Ministry of Ministry of
Transport and Communication of the Sultanate of Oman. The
rescue excavations of the Batinah Expressway Package 5 were
carried out between May 2014 and June 2015. In the five
months of fieldwork along the 40 km long and 20 km wide
corridor near Sohar, we identified and excavated three grave-
yards, labeled Wadi al-Arad, Falaj as-Souq and Liwa. In the
three graveyards, we excavated a total of 283 graves, all with
evidence for reuse, that allowed identifying different types.
The 169 graves excavated at Wadi al-Arad are all of the
‘Tower’ grave type, which have an oval or sub-rectangular plan
and a trapezoidal outline with the sides slightly tapered and a
flat roof. These graves have an average height of 1.5 m, an
Sigilli sassanidi dalla necropoli di Wadi al-Arad. Sasanian Stamp seals from external diameter of 3-4 m, and a burial’s chamber of ca. 2.2
the Wadi al-Arad graveyard. x 0.7 m. They were disposed along the hill slopes on both sides
of the wadi, isolated or in clusters.
The 60 graves of Falaj as-Souq belong to two distinct types.
The first type, the ‘Dome-shaped’ graves, have a circular plan
A Falaj as-Souq è stato possibile definire il sesso di and were built directly onto the surface without foundation us-
solamente 6 individui, tutti femmine, mentre l’età è ing local stones of different sizes. The structure is a mound of
stata determinata per 11 individui (6 adulti, 2 giovani, stones irregularly stacked together and the only detectable feature
1 bambino e 2 infanti). A Liwa, l’età è stata stimata is the wall of the burial’s chamber made with elongated stones
per 83 individui (65 adulti, 1 giovane, 4 infanti), con put in three/four courses. This type of grave has an average
12 maschi e 18 femmine fra gli adulti. size of 5.3 x 4.8 m of external diameter and a burial chamber
I ritrovamenti più comuni sono piccoli vaghi di of 2.7 x 1.1 m, with a height reaching up to 2.5 m. They are
collana in diversi materiali (soprattutto corniola e always isolated and never aggregated in a cluster.
agata, cristallo di rocca, conchiglie marine, e almeno The second type, the ‘Horseshoe-shaped’ graves, have an apse
tre perle in copale dall’Africa orientale), anelli in plan with a structure characterized by an external wall, a filling
bronzo, e diversi frammenti di vasi in vetro, alcuni dei wall, and a chamber wall, all built directly onto the surface
quali con i paralleli in siti del Levante datati al tardo using local un-worked stones of the same size, while elongat-
III fino al IV secolo d.C., durante l’antico e medio ed and flatted stones were used for the chamber wall. The top
periodo sassanide. Sono stati trovati a Wadi al-Arad was covered with flat stones and gravel, while a lintel made

125
Vaghi di collana in copale est-africano
dalla necropoli di Wadi al-Arad. Beads
in East-African copal from the Wadi al-Arad
graveyard.

with a large flat stone surmounted the entrance. The ‘Horse- age for 124 individuals (101 adults, 10 young and 13 chil-
shoe-shaped’ graves are smaller than the ‘Dome-shaped’, with dren). At Falaj as-Souq, we were able to define the sex of just
an average of the external diameter of 4 x 2.75 m, a funerary 6 individuals, all female, while age was determined for 11 in-
chamber of 2.3 x 0.7 m, and a max height of 1.5 m. Those dividuals (6 adults, 2 young, 1 child and 2 infants). At Liwa,
two types of graves are built in the same place but have a pretty we estimated the age of 83 individuals (65 adults, 1 young and
clear different orientation, probably due to the fact that they are 4 infants), with 12 males and 18 females among the adults.
from different chronological periods. The most commons finds are small beads of different materials
The 54 graves excavated in the graveyard of Liwa belong to (mostly carnelian and agate, rock crystal, marine shell and at
a type defined ‘Tumuli’ graves that has an oval or circular least three beads made from East African copal), bronze rings
plan made using big irregular stones stacked together like in and several fragmented glass vessels, some of which have com-
the ‘Dome-shaped’ graves of Falaj as-Souq. This type has an parisons at sites in the Levant dating from the late 3rd to the
irregular plan without an entrance. ‘Tumuli graves’ are found 4th centuries AD, during the Early and the Middle Sasanian
both isolated and in clusters. Anthropological data for the three period. Four Sasanian stamp seals, dating from the late 5th to
necropolises were very poor. At Wadi al-Arad, sex was deter- the mid-6th centuries, have also been found at Wadi al-Arad,
mined for about 109 individuals (39 men and 70 women) and as well as one Sasanian coin of Hormizd II (303-309 AD).

126
Oman Railway Project. Telerilevamento e Analisi
del Rischio Archeologico
Oman Railway Project. Remote Sensing Analysis
and Desktop Archaeological Study

Attività: Remote Sensing Analysis and Desktop Archaeological study for the Oman Railway planning project
Località: Sultanato dell’Oman
Istituzione italiana: Italferr – Gruppo Ferrovie dello Stato
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture, Oman Rail
Responsabile italiano: Dott. Sabatino Laurenza
Stagioni di svolgimento: 2016
Testo di: Dott. Sabatino Laurenza

Questa ricognizione archeologica basata su immagi- le evidenze archeologiche. È stato quindi necessario
ni satellitari è parte del progetto preliminare per la realizzare delle mappe del rischio archeologico per
realizzazione della Oman National Railway, una fer- tutto il tracciato della ferrovia, con un limite di circa
rovia di circa 2200 km che dovrebbe unire gli Emi- 500 metri per ogni lato. Partendo dallo studio di im-
rati Arabi Uniti con Muscat, come parte della GCC magini satellitari, sono state quindi identificate 110
Railway Network, e dovrebbe raggiungere il porto di aree a ‘basso rischio’ (rischio tra 0 e 30%), 112 aree
Duqm e Salalah. Questa immensa opera infrastrut- a ‘medio rischio’ (30% fino a 60%), 196 aree ad ‘alto
turale avrà un enorme impatto sul paesaggio e sarà rischio’ (50% fino a 100%) e 40 ‘strutture isolate’, con
quindi di fondamentale importanza realizzare uno ulteriori 500 siti archeologici compresi in un raggio
studio preliminare sulle condizioni ambientali e sul- tra i 5 e i 10 km al di fuori del corridoio principale.

127
Percentuali di aree di rischio archeologico e siti per chilometro in ciascun
segment. Percentages of archaeological risk areas and sites per kilometer in
each segment.

Numero di aree di rischio archeologico e siti in ciascun segment. Number


of archaeological risk areas and sites in each segment.

Pianta di progetto della Oman National Railway con indicazione dei diver-
si segmenti e delle principali caratteristiche lungo tracciato. Project plan of
the Oman National Railway with indication of the different segments and of the
main features along the track.
42 aree di rischio, lo stesso numero del Segmento 3.
Va sottolineato inoltre, che i risultati dovrebbero essere
Va sottolineato che non sono emerse relazioni diret- considerati come una sottostima dei resti archeologici
te tra la lunghezza dei segmenti studiati e il nume- realmente presenti nell’area indagata. L’esperienza
ro di siti individuati al loro interno, il che dipende maturata in altri progetti di indagine intensiva infatti
soprattutto dalle caratteristiche geografiche dell’area ha mostrato che un numero potenzialmente elevato
indagata. Per esempio, i Segmenti 3 e 4, che avevano e certificato di siti è definito direttamente sul terreno
all’incirca la stessa lunghezza (488 km per il Segmen- solamente dalla distribuzione di frammenti ceramici
to 3 e 479 km per il Segmento 4), includono rispetti- o da strumenti litici e possono essere riconosciuti
vamente 42 aree di rischio nel Segmento 3 e 125 nel solamente attraverso un’indagine diretta al suolo.
Segmento 4. Inoltre, il Segmento 9, che misura sola-
mente 70 km di lunghezza, ha restituito un totale di ***

128
Diversi tipi di aree di rischio archeologico: (a) basso rischio, (b) medio rischio, (c) alto rischio, e (d) elementi isolati. Different types of archeological risk
areas: (a) low risk, (b) medium risk, (c) high risk, and (d) isolated features.

This remote sensing based survey was part of the preliminary It must be underlined that no direct relationship emerged between
design of the Oman National Railway Project, consisting of the length of segments and the quantity of sites found inside
about 2200 km of railway line linking UAE to Muscat, as them, which depends mainly by the geographical features of the
part of GCC Railway Network that is planned to reach the area. For example, Segments 3 and 4, which have almost the
port of Duqm and Salalah. Such a huge work will have an same length (488 km for Segment 3 and 479 km for Segment
enormous impact both on the landscape and it will be therefore 4), included respectively 42 risk areas in Segment 3 and 125
of fundamental importance to conduct a preliminary study about in Segment 4. Moreover, Segment 9, which is only 70 km
the environmental conditions and the archaeological presences. in length, yielded a total of 42 risk areas, which is the same
It has been therefore necessary to create archaeological risk maps number of Segment 3.
along the entire track of the railway for about 500 m at each It has to be stressed also that the present results should be
side. On the basis of satellite images, have been eventually probably considered am underestimation of the archaeological
identified 110 ‘Low risk’ areas (risk between 0 and 30%), remains present in the survey areas. The experience of other
112 ‘Medium risk’ areas (30% to 60%), 196 ‘High risk’ intensive survey projects has shown that a potentially large
areas (50% to 100%), and 40 ‘Individual features’, plus number of sites are defined on the surface only by scatters of
about 500 archaeological features in a range between 5 and 10 pottery and/or chipped stone can be detected only through direct
km outside the buffering zone. field surveys.

129
Progetto CALSA – Archiviazione e Immagazzinamento
di Materiali Archeologici
CALSA Project – Documentation and Storage
of Archaeological Materials

Attività: CALSA – Central Archaeological Laboratory and Storage Area


Località: Muscat, Department of Excavations and Archaeological Studies, Ministry of Heritage and Culture
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Team italiano: Dott.ssa Elena Maini, ArcheoLaBio - Centro di Ricerche di Bioarcheologia, Università di Bologna (coordinatore Progetto e Archivio Digitale),
Dott.ssa Maria Pia Maiorano, Università di Napoli “L’Orientale” (inventario reperti), Francesco Caputo, Università di Bologna (inventario
campioni archeologici); Philip Koch (macrofotografia digitale)
Stagioni di svolgimento: 2011-2016
Testo di: Dott.ssa Elena Maini, ArcheoLaBio - Centro di Ricerche di Bioarcheologia, Università di Bologna

Il Progetto CALSA (Central Archaeological Laboratory and materiali, inclusi circa 30.000 singoli reperti di rilevanza
Storage Area) ha portato alla completa riorganizzazio- storica e 4500 contenitori di campioni archeologici
ne e razionalizzazione della gestione e dell’immagaz- provenienti da 350 diversi siti archeologici indagati da
zinamento dei materiali risultanti da quarant’anni di circa 60 missioni internazionali. Due archivi digitali,
ricerche archeologiche sotto l’egida del Ministero per creati appositamente ed implementati nel corso del
i Beni Culturali del Sultanato d’Oman. progetto per essere poi aggiornati dai responsabili
La prima fase del progetto, diretta da Elena Maini con ministeriali, permettono di tracciarne la collocazione
la collaborazione di Maria Pia Maiorano e Francesco ed effettuare ricerche mirate all’identificazione di
Caputo, ha previsto la catalogazione dei suddetti specifiche classi di materiali.

130
Contenitori di Campioni Archeologici immagazzinati nella struttura del
Ministry of Heritage and Culture a Muscat ed esempio di contenitore per Protocollo CALSA per gli addetti ministeriali: passaggi per l’inserimenti
Reperti Rilevanti (immagini di Elena Maini). Containers of Archaeological delle immagini di Reperti Rilevanti nell’archivio digitale (immagine di
Samples stored in the complex of the Ministry of Heritage and Cultural in Muscat Elena Maini). CALSA protocol for Ministry’s employees: steps for the attachment
and an example of container for Relevant Finds (images by Elena Maini). of images of Relevant Finds to the digital archive (image by Elena Maini).

Tutti i Reperti Rilevanti e ca. 4500 contenitori singoli oggetti, le fotografie originali a disposizione
di Campioni Archeologici, una volta trasferiti dei gruppi di ricerca e saranno presto rese disponibili
all’interno di nuovi contenitori appositamente siglati online sul sito del Ministero.
con informazioni sul contenuto e la collocazione,
sono stati riorganizzati in due separati depositi ***
all’interno delle strutture ministeriali. E’ stato inoltre
creato un protocollo standard per la catalogazione The CALSA Project (Central Archaeological Laboratory and
e l’immagazzinamento materiali dalle nuove Storage Area) led to the complete reorganization and ratio-
campagne, con operazioni di training sia per il nalization of the management and storage of the materials
personale del Ministero che per i gruppi di ricerca resulting from forty years of archaeological research under the
operanti sul campo. Ministry of Heritage and Cultural of the Sultanate of Oman.
La seconda fase del progetto ha invece portato The first phase of the project, directed by Elena Maini with the
alla documentazione di una parte consistente dei collaboration of Maria Pia Maiorano and Francesco Caputo,
Reperti Rilevanti, per un totale di circa 5.000 oggetti included the classification of all archaeological materials,
fotografati da Philip Koch con immagini digitali ad including about 30,000 single finds of historical relevance and
alta risoluzione. Mentre anteprime delle immagini 4500 containers of archaeological samples from 350 different
sono state inserite nell’archivio per documentare i sites investigated by about 60 international missions.

131
Macrofotografie digitali di un amo
preistorico in conchiglia dal sito di
Ras al-Hadd HD-5 e di un vaso in
pietra saponaria rinvenuto a Bah-
la (immagini di Philip Koch, con-
cessione del Ministero per i Beni
Culturali del Sultanato d’Oman).
Digital macrophotographs of a pre-
historic shell hook from the site of Ras
al-Hadd HD-5 and of a softstone ves-
sel found at Bahla (images by Philip
Koch, courtesy Ministry of Heritage of
Oman).

Two digital archives, specifically created and im-


plemented during the project to to be updated by the
Ministry’s employees, allow to track the materials’
location and carry out queries for defining specific
classes of objects.
All Relevant Finds and approx. 4500 containers of
Archaeological Samples, once transferred into new
containers specifically labeled with information on
their content and location, were reorganized into two
separate deposits within the Ministry structures. A
standard protocol was also created for cataloging
and storing the materials from new campaigns, with
training activities for both the Ministry’s employees
and the research teams working on the field.
The second phase of the project led to the documen-
tation of a substantial part of the Relevant Finds,
for a total of about 5000 objects photographed
Macrofotografie digitali di un pugnale in bronzo con intarsi in avorio e di un vaso by Philip Koch by mean of high-resolution digital
dipinto dalle tombe collettive dell’età del Ferro di Daba (immagini di Philip Koch, macroimages. Previews were attached to the digital
concessione del Ministero per i Beni Culturali del Sultanato d’Oman). Digital archives to document the individual objects, while
macrophotographs of a bronze dagger with ivory inlays and a painted jar from the Iron the original photographs have been provided to the
Age collective graves of at Daba (images by Philip Koch, courtesy Ministry of Heritage and research groups and will be made soon available on-
Culture of Oman). line on the Ministry website.

132
Attività di Conservazione
nel Sultanato d’Oman
Conservation Works
in the Sultanate of Oman

Attività: Attività di conservazione e restauro nel Sultanato d’Oman


Istituzione italiana: Regoli e Radiciotti srl, Roma
Partner Omaniti: Ministry of Heritage and Culture; Oman National Museum
Responsabile italiano: Gianluca Regoli, Regoli e Radiciotti srl
Stagioni di svolgimento: 2013-in corso
Testo di: Gianluca Regoli, Regoli e Radiciotti srl

Negli ultimi anni la valorizzazione dei reperti e dei ni in Oman, per garantire la massima stabilità e tutte
siti archeologici ha assunto un ruolo importante nella le condizioni ideali per la futura conservazione.
politica del Sultanato dell’Oman. I programmi per Abbiamo eseguito numerosi progetti dal 2013 ad
la conservazione sono strettamente necessari per pre- oggi, che hanno interessato il restauro conservativo
servare l’importante Patrimonio Culturale cosi come di oltre 300 oggetti provenienti dai siti archeologici
per incrementare il nuovo sviluppo turistico nel paese. di Al-Deer (Dibba), As-Safah, Sinaw and Mudhmar
Il Museo Nazionale è stata la prima occasione per East (Adam): vasi di ceramica e steatite, conchiglie
iniziare un nuovo e innovativo processo per la con- intarsiate, oggetti in metallo di bronzo, ferro, argento
servazione e il restauro dei numerosi reperti scoperti e oro (punte di freccia, alabarde, asce, spade, archi,
durante gli scavi archeologici negli ultimi quarant’an- lance, pugnali, rasoi, coltelli, calderoni, ecc.).

133
A sinistra/on the left.
Restauratrice durante il
restauro di un’anfora nel
laboratorio del Museo
Nazionale a Muscat.
Conservator restoring an
amphora in the National
Museum laboratory in
Muscat.

A destra/on the right.


Restauratrice durante
il restauro di oggetti in
bronzo presso il labora-
torio nel Ministero dei
Beni Culturali a Muscat.
Conservator restoring
bronze items in the Ministry
of Heritage and Culture
laboratory in Muscat.
Nella pagina precedente/on the previous page. A sinistra/
on the left. Restauratore all’opera in Jamma (al-Roustaq).
Conservator at work in Jamma (al-Roustaq).

Gli interventi di restauro sono stati eseguiti presso restaurati e valorizzati e il Museo Nazionale non è
il Museo Nazionale e il Ministero dei Beni Cultura- sufficiente per mostrare il notevole numero di reper-
li a Muscat: molti dei reperti restaurati sono adesso ti archeologici scoperti.
esposti nelle Gallerie del Museo Nazionale. Nel 2016
siamo stati anche occupati nel primo processo di con- ***
servazione delle strutture archeologiche nella necro-
poli di Al-Deer in Dibba, dove abbiamo restaurato la In the last decade the valorisation of archaeological items and
tomba collettiva LCG1. Nel frattempo siamo stati an- sites assumed a priority rule in the Sultanate of Oman politic.
che operativi a supporto degli archeologi italiani per The conservation programs are strictly necessary for the preser-
il recupero di importanti reperti scoperti duranti gli vation of the valuable Cultural Heritage as well as to increase
scavi di emergenza a Sinaw and Jamma (al Rustaq). the new touristic development in the country.
L’impegno assunto per la conservazione del Patri- The National Museum was the first occasion to start a new in-
monio Archeologico dal Ministero della Cultura novative process for the conservation of the copious items discov-
dell’Oman è sicuramente significativo ma è anche ered during the archaeological excavations in the last 40 years
doveroso ricordare che numerosi reperti e siti ar- in Oman, to guarantee the maximum stability and all “ideal”
cheologici hanno ancora urgente bisogno di essere conditions for future preservation.

134
Wadi Uyun, Sinaw, tomba G58 restauro
di una spada in ferro. Wadi Uyun, Sinaw,
grave G58 iron sword conservation.

We performed several projects from 2013 up today, which In the meantime, we were also operating in support to the Ital-
involved the conservation of more than 300 objects from the ian archaeologists for the rescue of important items discovered
archaeological sites of Al-Deer (Dibba), As-Safah, Sinaw during the emergency excavations in Sinaw and Jamma (al
and Mudhmar East (Adam): pottery and soapstone vessels, Rustaq).
shell medallions, metal objects in bronze, iron, silver and gold The task assumed for the conservation of the Archaeological
(arrowheads, halberds, axes, swords, bows, spears, daggers, Heritage from the Ministry of Heritage and Culture of Oman
razors, knifes, cauldrons etc.). The conservation interventions is absolutely significant but is more crucial to remember that
were carried out in the National Museum and in the Ministry many archaeological objects and sites have still an urgent need
of Heritage and Culture lab in Muscat: many of the conserved to be preserved and valorised and the National Museum is not
items are now displayed in the National Museum Galleries. In enough to show all the magnificent archaeologic items discovered.
2016 we were also occupied in the first process of conservation
of the archaeological structures in the Al-Deer burial ground in
Dibba, where we conserved the collective grave LCG1.

135
Dall’Interpretazione alla Fruizione:
Parchi Archeologici nel Sultanato d’Oman
From Interpretation to Fruition:
Archaeological Parks in the Sultanate of Oman

Attività: Progetto per parchi archeologici e centri visitatori


Località: Ras al-Hamra, Muscat; Daba, Musandam Govt.; Hasat bin Sault, Ad-Dakhiliyah Govt.; Bat & al-Ayn, Ad-Dhahirah Govt.
Istituzione italiana: Studio F+LR Architettura, Bologna
Partner istituzionale omanita: Ministry of Heritage and Culture
Parter italiano/straniero: Università di Bologna
Responsabile italiano: Arch. Luigi Lena, Studio F+LR Architettura, Bologna
Stagioni di svolgimento: 2013-2017
Testo di: Arch. Luigi Lena, Studio F+LR Architettura, Bologna

Le ricerche svolte sulla valorizzazione del patrimonio dell’esperienza e del percorso culturale, con l’obiettivo
storico-archeologico del Sultanato d’Oman riguarda- di stimolare il visitatore, accompagnarlo nella
no la progettazione dei parchi archeologici di Ras al comprensione delle radici profonde della ricchissima
Hamra a Muscat; di Daba, nella regione del Musan- storia del Sultanato d’Oman e del loro valore storico
dam; nell’area dell’arte rupestre di Hasat bin Sault, e sociale, legato al contesto geografico ed ambientale.
ad al Hamra; nei siti UNESCO di Bat e al-Ayn. Sono progetti al servizio dei contesti e dei reperti
Il tratto distintivo dei parchi progettati è costituito archeologici, interpretati certamente come bene
da un’architettura sempre tesa alla salvaguardia culturale, ma anche valorizzati per la loro funzione
e alla interpretazione del bene e del suo rapporto didattica, sempre attuale, tramite la creazione di spazi
con il contesto paesaggistico; alla valorizzazione esperienziali come, ad esempio, gli scavi dimostrativi

136
Nella pagina precedente/on the previous
page. Visitor centre del Parco Archeolog-
ico di Daba-Musandam, vista sud ovest
a volo d’uccello. Daba Archaeological Park,
visitor centre, Musandam, bird’s-eye view
from south-west

Centro visite del Parco Archeologico di


Bat, vista sud a volo d’uccello. Bat Archae-
ological Park, visitor centre, bird’s-eye view
from south.

Centro visite del Parco Archeologico di al-


Ayn, vista sud ovest a volo d’uccello. al-Ayn
Archaeological Park, visitor centre, bird’s-eye
view from south-west.

con gli archeologi al lavoro, le ricostruzioni delle Luigi Lena architetto si occupa di valorizzazione dei
capanne originali, le aree per ospitare artigiani che beni culturali e di progettazione e realizzazione archi-
utilizzano tecniche e materiali storici. tettonica, paesaggistica e ambientale.
Al tempo stesso, la progettazione pone costante Dopo aver condotto studi e ricerche in diverse aree
attenzione alla sostenibilità sociale, tramite archeologiche, rurali ed urbane in Oman, ha curato, su
l’individuazione di spazi ricreativi e di stimolo alla incarico diretto del Ministry of Heritage and Culture
socialità, e alla sostenibilità ambientale, tramite del Sultanato dell’Oman ed in collaborazione con
l’esaltazione della luce naturale, l’utilizzo delle l’Università degli Studi di Bologna – Dipartimento
tecniche e dei materiali locali, con il minimo impatto di Storia Culture Civiltà – la progettazione di diversi
sul territorio. parchi archeologici nel Sultanato.

137
Parco Archeologico di
Ras al-Hamra – al-Qurm,
Muscat, vista sud a volo
d’uccello. Ras al-Hamra
Archaeological Park – al
Qurm, Muscat, bird’s-eye
view from south.

***

The research carried out on the enhancement of the historical- spaces such as, for example, demonstrative excavations with
archaeological heritage of the Sultanate of Oman concerns the archaeologists at work; reconstructions of the original huts; areas
design of the archaeological parks in Ras al Hamra - Muscat; to host artisans who use historical techniques and materials.
in Daba – Musandam region; in the rock art area of Hasat At the same time, the projects pay constant attention to social
bin Sault – near al Hamra; in the UNESCO sites of Bat sustainability, through the identification of recreational spaces
and al-Ayn. stimulating social life, and to the environmental sustainability,
The distinctive feature of the designed parks consists in an through the exaltation of the natural light, the use of local
architecture always aimed at safeguarding and interpreting the techniques and materials, with the minimum impact on the
cultural heritage itself and its connection with the landscape. environment.
The projects enhance the visiting experience and the cultural Architect Luigi Lena is an expert in cultural heritage
path, with the aim to stimulate the visitor, through the enhancement, architectural, landscape and environmental design
comprehension of the rich historical and social values of the and construction. After having carried out studies and research
Sultanate of Oman, deeply rooted into the geographical and in various archaeological, rural and urban areas in Oman, he
environmental context. has overseen the planning of several archaeological parks in the
They are designed to serve both the archaeological contexts Sultanate, on behalf of the Ministry of Heritage and Culture,
and finds - clearly interpreted as cultural heritage itself - and in collaboration with the University of Bologna – Department
their educational function through the creation of experiential of History and Culture.

138
Sumhuram. Un Porto
tra il Mediterraneo e l’India
Sumhuram. A Port between
the Mediterranean and India

Attività: Italian Mission to Oman - Ricerche archeologiche a Sumhuram


Località: Sumhuram
Istituzione italiana: Università di Pisa, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Partner istituzionale omanita: Office of the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: Dipartimento di Chimica, Università di Pisa, Italia; Dipartimento di Biologia, Università di Firenze, Italia; Dipartimento di Scienze
della Terra, Università di Milano, Italia; Scuola Normale Superiore, Pisa, Italia; Kerala Council for Historical Research (KCHR),
Trivandrum, India; Museo di Arte Orientale, Mosca, Russia; British Museum, Londra, UK
Responsabile italiana: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa
Stagioni di svolgimento: 1997-in corso
Testo di: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa

L’attività della IMTO (Italian Mission to Oman) Restauro


è iniziata più di 20 anni fa con un nuovo scavo del Quando, per la prima volta, la missione italiana ar-
porto di Sumhuram nell’area di Khor Rori nel rivò a Sumhuram, la città era solo un luogo informe,
Governatorato del Dhofar. Sumhuram era stata romantico, completamente incomprensibile per gran
scavata da una missione americana negli anni ’50 del parte dei visitatori. La collaborazione tra archeologi
secolo scorso. Gli scavi della IMTO sono in corso. e architetti ha prodotto un lavoro di restauro ingente,
L’intero progetto della IMTO a Sumhuram è portato al fine di rendere alla città tutto il suo fascino e la sua
avanti grazie al supporto inestimabile dell’Ufficio di monumentalità. Nel 2000 l’UNESCO ha inserito Su-
Sua Eccellenza il Consulente di Sua Maestà il Sultano mhuram, insieme a altri siti del Dhofar, connessi con
per gli Affari Culturali. il commercio dell’incenso, nella World Heritage List.

139
La città
La città era piccola (meno di 10.000 metri quadri,
con 200/300 abitanti), ma molto ben organizzata e
attiva. La grande importanza storica di questa area
era dovuta al commercio di un prodotto prezioso:
l’incenso. Solo in poche aree in tutto il mondo, con-
dizioni climatiche eccezionali presentano un habitat
ecologico favorevole alla nascita e crescita dell’albero
dell’incenso. L’aura mitica dell’incenso pervade il pa-
ese in cui questi alberi possono crescere: l’Arabia Felix.
Lo scavo archeologico condotto dalla IMTO ha
chiarito l’importanza di Sumhuram non solo come
un porto per il commercio dell’incenso.
Siamo ora certi che Sumhuram non era solo un
piccolo avamposto commerciale. Era una città con
templi, edifici privati e pubblici, un ampio quartiere
commerciale, fortificazioni impressionanti, attivi
quartieri artigianali all’interno delle mura e campi
fertili e orti fuori della città.
Le mura della città sono davvero impressionanti. La Lato est prima e dopo il restauro. East side before and after restoration.
sommità non è conservata; non abbiamo testimo-
nianza della loro altezza originale, ma in alcune parti Nella pagina precedente/on the previous page). Lato ovest delle mura.
del lato settentrionale della città le mura superavano West side of the city walls.
certamente i 10 metri. Degni di nota sono gli aggetti
presenti nelle mura a intervalli regolari di 7,5 o 8 me-
tri, costruiti certamente per ragioni statiche, ma che
allo stesso tempo accrescono l’imponenza dell’aspetto
della cinta muraria cittadina, sottolineandone il senso Attività industriali
di potere e ricchezza con uno stupefacente gioco di A Sumhuram sono presenti veri laboratori per
luci e ombre. Un’entrata monumentale e fortificata lavorare il metallo. Quattro fornaci per produrre
dava accesso alla città. Nell’area di sud-est un’entrata oggetti in ferro e una per produrne di bronzo sono
secondaria portava alla piazza del mercato. localizzate intorno alla piazza del mercato. Nella città
La IMTO ha scavato tre templi, due all’interno del- vi sono forni per cuocere il pane; fornaci per fare
la città e il terzo al suo esterno, vicino allo wadi. La l’intonaco da costruzione e ceramica. A Sumhuram
presenza di acqua dolce è certamente la base della erano prodotti utensili, oggetti, tessuti tinti di porpora.
fortuna di Sumhuram. Un’enorme costruzione pro- Numerosi oggetti artistici di materiali differenti, quali
teggeva il pozzo. La pianta straordinariamente coe- incensieri in pietra e oggetti in bronzo, testimoniano
rente di Sumhuram suggerisce che una sorta di piano il gusto raffinato dei ricchi abitanti di questo porto.
architettonico preliminare sia stato disegnato prima In un’iscrizione completa su una tavoletta di bronzo,
dell’inizio della costruzione. La pianta urbana della ora al Museo Nazionale di Muscat, vi è prova chiara
città è regolare, le strade seguono una matrice ortogo- del commercio di oggetti di bronzo da Sumhuram
nale, piazze ampie sono disegnate geometricamente. allo Yemen.

140
Il tempio del dio della luna Sin. Temple of the moon god Sin.

Immagine aerea di Sumhuram (2018). Aerial view of Sumhuram (2018).

Gli abitanti di Sumhuram non erano solo mercanti


e artigiani, ma erano anche pescatori, come è
testimoniato dalla grande quantità di conchiglie e
lische di piccoli pesci trovate nelle loro case. La loro
dieta consisteva principalmente in pesce. La presenza Santuario all’interno della città. Shrine inside the city.
di ossa di balena, usate come base per le colonne
in legno o come piccoli tavoli, mostra l’abilità degli
abitanti di Sumhuram nella caccia a grandi animali
marini. Attività che era non certamente facile nel
mondo antico.

Cronologia
La missione americana aveva proposto che il porto
di Sumhuram fosse attivo dal I al III secolo d.C. Gli
scavi della IMTO e lo studio dei materiali archeologici
hanno dimostrato che Sumhuram fu fondata alla fine
del III secolo a.C. e non fu abbandonata fino a un
periodo tra la fine del IV – inizio del V secolo d.C.
Queste date da sole suggeriscono una scenario storico
completamente differente da quello proposto in
precedenza Tempio esterno. Temple exterior.

141
The work of IMTO (Italian Mission to Oman) started
more than 20 years ago with a new excavation of the port of
Sumhuram in the area of Khor Rori in the Dhofar Governorate.
Sumhuram was excavated by an American team in 1950s. The
IMTO’s excavations are ongoing.
The whole IMTO project at Sumhuram has been carried out
thanks to the invaluable support of the Office of His Excellency
the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs.

Restoration
L’imponente costruzione che proteggeva il pozzo. The huge building pro- The first time the Italian mission arrived in Sumhuram, the
tecting the well. city was nothing but a shapeless, romantic spot, completely
incomprehensible to the average visitor. Collaboration
between archaeologists and architects has been allowing a
huge restoration work, in order to return all its charm and
monumentality to the city.
In 2000 UNESCO entered Sumhuram in the World Heritage
List together with other sites in Dhofar connected with the trade
of frankincense.

The city
The city was small (less than ten thousand square meter, with
200-300 inhabitants), but very well-organised and lively. The
great historical importance of this area was due to trade of a
precious product: frankincense. In only few areas around the
globe did exceptional climatic conditions allowed the favourable
Forno per ceramica. È questo il primo forno per ceramica trovato in Ara- ecological habitat for the birth and growth of the frankincense
bia del sud. Pottery kiln. It is the first pottery kiln found in South Arabia. tree. The mythical aura of frankincense suffuses the country
where trees can grow: the Arabia Felix.
The archaeological excavation conducted by the IMTO has
clarified the importance of Sumhuram not only as a port for the
frankincense trade.
Il materiale e la stratigrafia indicano una storia più It is now certain that Sumhuram was not a small trading
lunga e che ha già avuto inizio prima del notevole outpost. It was a city with temples, private and public buildings,
sviluppo del traffico per mare del periodo romano. a vast warehouse district, impressive fortifications, busy artisan
La fine della città è dovuta alla minore quantità di quarters within the city walls, and fertile fields and orchards
flusso d’acqua del wadi Darbat. Una striscia di sabbia outside the city limits.
chiuse la laguna e il porto ai piedi della collina non The city walls are really impressive. The top of the walls is
fu più usabile. not conserved, so we don’t have witness of their original hight,
but in some parts of the northern side of the city, the walls were
*** certainly over 10 meters. Notable are the offset that were built

142
Sumhuram’s inhabitants were not just merchants and craftsmen
but also fishermen, as witnessed by the large quantity of shells
and small fish bones found in their houses. Their diet consisted
mainly of seafood. The presence of whale bones, used as bases
for wooden columns or small tables shows the ability of the
inhabitants in Sumhuram to hunt big sea animals. An activity
that was not easy at all in the ancient world.

Chronology
The American team proposed that the port of Sumhuram was
Incensieri in pietra. Stone frankincense burners. active from the 1st century AD to the 3rd AD. The IMTO’s
excavations and the study of archaeological materials have
shown that Sumhuram was founded at the end of the 3rd century
into the wall at regular intervals of 7.5 or 8 meters. There BC and was not definitively abandoned until sometime at the
were clearly engineering reasons for this. At the same time, these end of the 4th century - beginning 5th century AD.
offsets served to enhance the imposing aspect of the city walls, These dates in themselves suggest a completely different historical
with accents of light and shade. They would have conveyed an scenario from the one previously proposed. The material and the
impression of confident power and wealth. The settlement is stratigraphy suggested a longer history and a history that had
accessible through a monumental and fortified entrance. A sec- already began before the notable development of trade by sea
ondary entrance, allowing access from the outside to the market in the Roman period. The end of the city is due to the minor
square, is present in the southeastern area. amount of water flow of the wadi Darbat. A strip of sand
IMTO excavated three temples, two within the city and the closed the lagoon, and the port at the foot of the hill was no
third outside, near the wadi. The presence of fresh water is longer usable.
certainly the basis for the fortune of Sumhuram. A huge
building protected the well.The impressively coherent layout of
Sumhuram suggests that some sort of architectural preliminary
plan had been drawn up even before construction began. The
city urban plan is regular, streets follow an orthogonal matrix, L’iscrizione KR 11.
large squares are geometrically designed. Linee 7-9: “quando
chiese protezione al
Industrial activities dio nel suo viaggio
Real workshops for the metal working are attested in Sumhuram. da Sumhuram per
Four furnaces for producing iron objects and one to producing sé e per il bronzo
che portava con
bronze ones are located in the area around the market square.
sé”. Inscription KR
In the city there are ovens for baking bread; furnaces for making 11. Lines 7-9: “when
building-plaster and pottery. In Sumhuram tools, objects, and he asked the God
purple-dyed cloths were produced. Numerous artistic items in protection when he
different materials, like stone frankincense burners and bronze came back from Sum-
items, bear witness to the refined tastes of the rich inhabitants huram for himself
of this port. In a complete inscription on a bronze tablet, now in and for the bronze
the National Museum in Muscat, there is clear evidence of the which he brought
trade of bronze objects from Sumhuram to Yemen. with him”.

143
Sumhuram. Il Commercio
Sumhuram. Trade

Attività: Italian Mission to Oman - Ricerche archeologiche a Sumhuram


Località: Sumhuram
Istituzione italiana: Università di Pisa, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Partner istituzionale omanita: Office of the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: Dipartimento di Chimica, Università di Pisa, Italia; Dipartimento di Biologia, Università di Firenze, Italia; Dipartimento di Scienze
della Terra, Università di Milano, Italia; Scuola Normale Superiore, Pisa, Italia; Kerala Council for Historical Research (KCHR),
Trivandrum, India; Museo di Arte Orientale, Mosca, Russia; British Museum, Londra, UK
Responsabile italiana: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa
Stagioni di svolgimento: 1997-in corso
Testo di: Dott.ssa Vittoria Buffa, Università di Pisa

Il sito Oman (IMTO) , diretta dalla Professoressa Alessandra


Nel Periplus Maris Erythraei, il portolano per mercanti Avanzini, hanno dato importanti prove del ruolo di
della metà del I secolo d.C., l’autore anonimo menziona Sumhuram nei commerci internazionali dell’epoca,
Moscha limèn come un importante scalo portuale revisionando in maniera definitiva la sua cornice
nell’Arabia Antica. Moscha limèn è stato identificato cronologica. Incenso, pepe, grano, vino, olio, pietre
con il sito di Sumhuram, la città portuale fondata preziose e semi-preziose, perle, cotone, metalli e altre
dal Regno di Hadramawt sull’Oceano Indiano, sulla merci viaggiarono per lunghe distanze sull’Oceano
costa Omanita del Dhofar. Più di 20 anni di indagini Indiano, il Mar Rosso e il Mediterraneo dalle zone di
archeologiche da parte della Missione Italiana in produzione per raggiungere le loro destinazioni.

144
Sinistra/left. Anfora italica Dressel 2-4. logici più profondi della città. La stessa rotta commer-
Amphora Dressel 2-4 from Italy. ciale toccava anche il porto Tolemaico di Berenike sul
Mar Rosso, dove è stata trovata la stessa ceramica.
Pochi frammenti di ceramica invetriata di colore do-
rato, prodotta nella Mesopotamia meridionale fanno
ipotizzare qualche contatto con la regione del Golfo.
Pochi frammenti ceramici sono attribuibili ad una
produzione Italiana durante il Periodo Ellenistico;
Sotto, a sinistra/below, left. Tazza in terra fra questi alcuni di Black Gloss Ware di manifattura
sigillata. Terra sigillata cup. campana indicano come qualche contatto con il
Mediterraneo fosse già in atto.
Sotto, a destra/below, right. Fondo di un
piatto in terra sigillata con stampo in lati-
no. Terra sigillata platter floor with a two-line Sumhuram nei primi secoli dopo Cristo
Latin stamp. Gli scavi hanno dimostrato chiaramente che, a
partire dal I secolo d.C. con Augusto e l’annessione
dell’Egitto all’Impero Romano, la rete internazionale
di contatti da Roma, l’Arabia, l’Asia sud occidentale
e l’India si intensifica.
Anfore, soprattutto italiche, ma anche dall’Egeo e
dall’Egitto arrivavano ora a Sumhuram in quantità
notevoli, trasportando soprattutto vino e più
raramente prodotti ittici e olio d’oliva. Le stesse anfore
raggiungevano anche la costa dell’India. Un marinaio
greco aveva inciso tre lettere sul collo di un’anfora
egizia che stava trasportando a Sumhuram. Le navi
portavano a Sumhuram anche ceramica raffinata,
Lo studio della ceramica, degli oggetti e delle monete la famosa terra sigillata, prodotta sia in Italia che nel
dai nostri scavi hanno costituito la base per la com- Mediterraneo orientale. Su un piatto in terra sigillata
prensione della vasta rete di relazioni commerciali di trovato a Sumhuram, il ceramista aveva stampato il
Sumhram nei diversi periodi. luogo di produzione, Arezzo. Dal mondo romano
arrivavano anche oggetti in bronzo di notevole
Sumhuram negli ultimi secoli avanti Cristo valore, come la bella testa di leone, parte del manico
Nonostante il fatto che gli strati relativi al primo in- di un recipiente, certamente un oggetto con un alto
sediamento di Sumhuram siano stati sepolti e spesso valore sociale. Ceramiche di uso quotidiano, brocche,
distrutti dalla costruzione successiva della città mo- pentole, colini arrivavano dall’Egitto romano. Sono
numentale, i ritrovamenti emersi ci hanno permesso state trovate due monete coniate nell’Arabia orientale.
di stabilire che a partire dalla fine del III sec. a.C. i A partire dal II secolo d.C. arrivano a Sumhuram
coloni dell’Hadramawt furono coinvolti in relazioni dalla Mesopotamia meridionale numerosi vasi di
commerciali con la costa sud-orientale dell’India; ne ceramica invetriata. Dalle stesse regioni un beccuccio
è la prova un particolare tipo di ceramica da tavola, di vaso bronzeo in forma di protome equina. Qualche
Roulette Ware, trovata a Sumhuram negli strati archeo- frammento di ceramica “Fine Orange Painted Ware”

145
Testa di leone, parte della decorazione di un manico di vaso in bronzo. Merci arrivavano anche dalla madrepatria, come è
Lion’s head, part of a handle decoration. Bronze. attestato da quattro frammenti di giare da stoccaggio
con lo stampo di un sigillo provenienti da Timna,
Moneta dall’Arabia capitale del regno di Qataban, che portavano a
Orientale in bronzo. Sumhuram possibilmente il famoso vino arabico.
Eastern Arabian coin.
Bronze. Il declino e l’abbandono
Con il IV secolo comincia il lento declino di
Sumhuram. Il solo frammento di anfora databile
al IV secolo trovato sul sito era prodotto a Aqaba,
sulla costa settentrionale del Mar Rosso; questo tipo
di anfora era distribuita solamente nelle regione
sul Mar Rosso e sull’Oceano Indiano. Sembra che
nessun prodotto dal Mediterraneo arrivasse più a
Sumhuram o vi transitasse. Non sono state rinvenute
ceramiche importate datate al V secolo. Nella città le
dall’Iran meridionale e una tazza invetriata a piombo case venivano lentamente abbandonate e cadevano
dall’Asia Minore dovevano costituire anch’essi oggetti in rovina; solo poche aree erano ancora frequentate,
di prestigio. ma non c’erano più rapporti con il mondo
Le vie commerciali con l’India erano molto attive an- esterno. Intorno all’inizio del V sec Sumhuram fu
che nei secoli dopo Cristo. Una statuetta bronzea di definitivamente abbandonata.
una divinità danzante e una testina di bronzo, forse di
Sheva, potrebbero essere la prova dell’esistenza di una ***
comunità indiana residente a Sumhuram; una quanti-
tà di pentole da cucina erano usate in questo periodo The site
a Sumhuram. Un marinaio indiano aveva tracciato il In the Periplus Maris Erythraei , the traders’ guide of the mid-
profilo della sua nave sull’intonaco di un muro; un al- 1st century AD, the anonymous author mentions Moscha limèn
tro indiano aveva graffito il suo nome in Tamil-Brah- as an important port of call in Ancient Arabia. Moscha limèn
mi sul coperchio ricavato da un frammento di anfo- has since been identified with the site of Sumhuram, the harbor
ra tirrenica. È stata trovata una moneta indiana, del city founded by the kingdom of Hadramawt on the Indian
satrapo di Barigaza, il porto dell’India occidentale. Ocean, on the Dhofari coast of Oman.

146
More than 20 years of archaeological investigations by the
Italian Mission to Oman, directed by Professor Alessandra
Avanzini, have provided ample proof of the rule of Sumhuram
in international trade, within a revised and definitive
chronological frame. Frankincense, pepper, grain, wine, oil,
precious or semiprecious stones, pearls, cotton, metals, and other
goods traveled long distances on the Indian Ocean, the Red Sea
and the Mediterranean Sea from the places of origin to reach
their destinations.
The study of pottery, objects, coins from our excavation has been
the base for understanding the wide network of relations in place
in Sumhuram at different periods.

Sumhuram in the last centuries BC


Although the layers related to the first settlement of Sumhuram
have been hidden and often destroyed by the later construction
of the monumental city, the finds recovered have allowed us to
establish that since the end of the 3rd century BC the Hadrami
settlers were involved in trade with the south-eastern Indian
coast, as attested by the Indian table ware, the so-called Roulette
Ware, found in the deepest layers of the town. The same trade
route linked also the Ptolemaic port of Berenike on the Red
Sea where the same Roulette Ware was found. Few fragments
Brocca in ceramica invetriata. Glazed jug.
of golden glazed pottery from the deep layers, produced in the
southern Mesopotamia, suggest few contacts with the region of
the Gulf. A few sherds can be attributed to an Italian production
during the Hellenistic period; among them three sherds of Black
Gloss Ware, manufactured in Campania, indicate that already
some interaction with the Mediterranean was in place at the time.

Sumhuram in the first centuries AD


Excavation has shown that from the 1st century AD, with
Augustus and the annexation of Egypt to the Roman Empire,
the international network of commercial contacts from Rome to
Arabia, South East Asia and India, faces a clear intensification.
Amphorae, mainly from Italy but also from the Aegean region
and Egypt, reached South Arabia and Sumhuram in numbers,
Beccuccio di vaso in forma di Statuetta di divinità danzante in
carrying mainly wine, more rarely fish products and olive oil.
protome equina in bronzo. bronzo. Bronze figurine of a dancing
Bronze spout in the shape of a goddess.
The same amphorae were transported as far as the Indian coast.
horse protome. A sailor marked three Greek letters on an Egyptian amphora
he was transporting to Sumhuram. Also luxury table ware, the

147
Testa di statuetta in
bronzo. Bronze figurine’s
head.

Schizzo di nave inciso Graffito in Tamil-Brahmi su un frammento di anfora tirrenica riutilizzato


su un frammento di come coperchio. Tamil-Brahmi graffito on a re-used fragment of a Tyrrhenian
muro intonacato. A ship amphora.
sketched with an incision
on a plastered wall.

bronze head, possibly of Sheva, could be proof of the existence


of an Indian community living in Sumhuram; a quantity of
Indian cooking vessels were used in Sumhuram at this time.
An Indian sailor sketched the shape of his ship on a plastered
wall of Sumhuram; another Indian marked his personal name
in Tamil-Brahmi on the lid of a container made re-using a
fragment of an Italic amphora. An Indian coin of the satrap of
Barygaza , the western India port-city, was also found.
famous terra sigillata, reached Sumhuran, both from Italy and Goods arrived also from the motherland as attested by four
from the Eastern Mediterranean. On a terra sigillata platter the stamped storage jars that were transported to Sumhuram from
potter stamped the name of the production site, Arezzo. From Timna, the capital of the kingdom of Qataban, carrying
the Roman world bronze objects also arrived, like the beautiful perhaps the famous Arabian wine.
lion head, part of the handle of a vessel, an object that had
certainly an important social value. The decline and the abandonment
Utilitarian vessels, strainers, jugs, cooking pots came from With the 4th century AD the slow decline of Sumhuram
Roman Egypt. Two Eastern Arabian coins, dated to the 3rd-4th begins. The only amphora fragment dated to the 4th century
centuries AD, have been identified. AD, found on the site, was produced in Aqaba on the northern
Several finds can be considered by their value as being a social coast of the Red Sea; this type of amphora had a distribution
marker. From the 2nd century AD the green glazed vessels restricted to the Red Sea and the Indian Ocean. It seems that
from southern Mesopotamia reached Sumhuram in numbers; no products from the Mediterranean were traveling to or through
from the same region the bronze spout in the shape of a horse Sumhuram anymore. No imported pottery dated with certainty
protome. Few fragments of Fine Orange Painted Ware from to the 5th century has been found. In the city houses were
southern Iran were also recovered. From Asia Minor arrived a slowly abandoned and fell in ruins; only few areas were still
lead-glazed cup. frequented, but no relation with the outer world was in place
The trading route with India was very active also in the anymore. Most probably in the early 5th century Sumhuram was
centuries AD. A bronze statuette of a dancing goddess and a definitely abandoned.

148
Dal Paleolitico al Periodo Islamico:
la Storia del Dhofar attraverso lo Studio
Archeologico dell’Inqitat
From the Paleolithic to the Islamic Period:
the History of Dhofar through the Archaeological
Study of Inqitat

Attività: Italian Mission to Oman – Missione Archeologica dell’Inqitat


Località: Dhofar, Taqah, Parco Archeologico di Khor Rori
Istituzione italiana: Università di Pisa
Partner istituzionale omanita: Office of the Adviser to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali stranieri: Università degli studi di Milano, Università di Firenze, The British Museum, State Museum of Oriental Art in Moscow, Université de
Genève, CNRS/Université Lumière Lyon 2, Maison de l’Orient et de la Méditerranée, University of Wisconsin-Madison
Responsabile italiana: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa (direttore scientifico), Dott.ssa Silvia Lischi, Università di Pisa (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 2016-in corso
Testo di: Dott.ssa Silvia Lischi, Università di Pisa

Il promotorio dell’Inqitat si trova nell’area di Khor Cultural Affairs risultò evidente che il promontorio
Rori (Dhofar), a circa 2 km dalla città sudarabica di aveva ospitato attività umane in periodi diversi.
Sumhuram. Esso è caratterizzato da due pianori di È stato così possibile identificare alcuni materiali
circa 600x120 metri divisi longitudinalmente da una litici attribuibili al Paleolitico e al Neolitico, dispersi
“valle”. La superficie è ricoperta di manufatti litici e sulla superficie e riconducibili ad un uso sporadico
frammenti di molluschi, fenomeno da attribuirsi alla dell’area. L’età del Ferro e il Periodo Classico sono
forte deflazione che interessa l’area. invece ben rappresentati dal grande insediamento
Sin dalle prime indagini effettuate dalla Italian che copre circa 2 ettari e occupa la parte centrale
Mission to Oman (IMTO) nel 2016 in collaborazione del promontorio. Gli accumuli di materiali di
con l’Office of the Adviser of H.M. the Sultan for scarto presenti sulle pendici settentrionali della valle

149
Nela pagina precedente/on the previous page. Veduta aer-
ea dell’Inqitat.Aerial view of Inqitat.

Vista da nord dell’ingresso di Periodo Islamico. Northern


view of the Islamic gate.

Scavo di una struttura di Periodo Classico sul pianoro


settentrionale. Excavation of a structure attributable to the
Classical Period on the northern plateau.

centrale sono da attribuire a questo insediamento del pianoro settentrionale. È un insediamento ben for-
ed evidenziano le numerose attività che ivi si tificato anche se solo parzialmente indagato nell’an-
compievano (dalla macellazione alla metallurgia). Le no 2000 dalla Missione Italiana in Dhofar (MID). Le
caratteristiche architettoniche e la cultura materiale sue caratteristiche e la cultura materiale dimostrano
evidenziano forti differenze fra la popolazione come, questo luogo con innegabili caratteristiche di
che abitava questo insediamento e quella, ben più controllo e difesa, sia da sempre stato sede di attività
conosciuta, che occupava la città di Sumhuram. Il umane connesse con il mare e il commercio.
rinvenimento di anfore e ceramica indiana evidenzia
come l’area fosse attivamente inclusa nelle attività ***
commerciali della zona.
Il promontorio ospita inoltre un insediamento della The Inqitat site is located in the Khor Rori area (Dhofar),
prima epoca Islamica, posto nell’area nord orientale at about 2 km from the South Arabian city of Sumhuram.

150
Vista occidentale dell’Inqitat con Sumhuram in primo piano. Western view of Inqitat, with Sumhuram in the foreground.

Its top is characterized by two plateaus of about 600x120 attributed to this settlement and highlight the many activities
meters divided by a “valley”. The surface is littered with stone that took place there (from meat processing to metallurgy).
artifacts and fragments of mollusks, a phenomenon which is The architectural features and the material culture highlight
attributed to the strong deflation that affects the area. strong differences between the population that inhabited this
Since the initial investigations carried out by the Italian settlement and, the well-known one, which occupied the city of
Mission to Oman (IMTO) in 2016 in collaboration with the Sumhuram. The discovery of amphorae and Indian ceramics
Office of the Adviser of His Majesty the Sultan for Cultural highlights how the area was already included in the Indian
Affairs, it was evident that the promontory had hosted human Ocean trade activities.
activities at different times. The promontory also hosts a settlement of the Early Islamic
It was thus possible to identify some lithic materials attributable Period, located in the north-eastern area of the northern
to the Paleolithic and Neolithic, dispersed upon the surface plateau. It is a well-fortified settlement even if only partially
and attributable to a sporadic use of the area. The Iron Age investigated in the year 2000 by the Missione Italiana in
and the Classical Period are instead well represented by the Dhofar (MID). Its characteristics and material culture show
large settlement covering about 2 hectares and occupying the how this place, with its undeniable features of control and
central part of the promontory. The dumps of waste materials defense, has always been the location of human activities
placed on the northern slopes of the central valley are to be connected with the sea and commerce.

151
Ricerche Archeologiche a Khor Mughsayl
Archaeological Research at Khor Mughsayl

Attività: Italian Mission to Oman - Ricerche archeologiche a Khor Mughsayl


Località: Khor Mughsayl
Istituzione italiana: Università di Pisa, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Partner istituzionale omanita: Office of the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Responsabile italiana: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa
Stagioni di svolgimento: 2012-2013
Testo di: Dott. Cleto Carbonara, Università di Pisa

Geografia ght. Una seconda missione americana, quella della


Khor Mughsayl si trova circa 50 km a sud-ovest di Brigham Young University, riprese i lavori nel sito nel
Salalah, su un plateau roccioso fiancheggiato a E dallo 2007.
Wadi Ashoq. Il sito è a 400 m dalla costa e a circa 400 Khor Mughsayl è stato poi completamente indagato
m di distanza dal Khor. dalla missione italiana dell’Università di Pisa, la
IMTO-Italian Mission to Oman, diretta dalla
Storia degli studi Prof.ssa Alessandra Avanzini. Inizialmente è stata
Il sito di Khor Mughsayl fu inizialmente indagato condotta una survey del sito nel Marzo 2012. Gli
negli anni ’50 del secolo scorso dalla missione ame- scavi sono stati invece eseguiti nelle due campagne
ricana dell’AFSM diretta dall’archeologo F.P. Albri- del Novembre 2012 e Febbraio 2013.

152
Area per lo sfruttamento delle acque. Basin
area with well.

Nella pagina precedente/on the previous


page. Vista della terrazza con i muri in-
tonacati. View of the terrace with plastered
walls.

Descrizione del sito Quella più peculiare è senza dubbio la presenza di


L’insediamento si compone di diverse zone con resti di pesce (sardine probabilmente), caratteristica
diverse funzioni. L’area dei bacili nella parte nord- da cui è possibile intuire che queste strutture fossero
ovest del sito. Essa comprende tre bacili di pietra e usate come magazzini per le derrate ittiche. La grande
di forma rettangolare collegati ad un pozzo molto piazza era probabilmente legata al trattamento e alla
profondo per mezzo di canali per il drenaggio lavorazione delle sardine. Tutt’oggi le sardine vengono
dell’acqua. Quest’area poteva avere una duplice distese al sole in ampi spazi e lasciate essiccare. È
funzione: essere collegata alla vicina Moschea per le quindi molto probabile che la piazza avesse questa
abluzioni da compiere durante la preghiera, oppure funzione.
essere legata ad attività lavorative o per lo stoccaggio Un piccolo cimitero di epoca islamica è localizzato
delle risorse idriche. a nord della Moschea, ma all’esterno del perimetro
L’area sacra, composta da una Moschea con una dell’insediamento vero e proprio. All’interno di esso
grande terrazza a sud di essa. I pavimenti delle stanze sono state identificate almeno 8 tombe a barca.
in questa zona sono tutti ricoperti da uno strato di
intonaco, e anche il muro esterno della terrazza è Cronologia
decorato da un rivestimento di intonaco ondulato. Il sito di Khor Mughsayl è stato sicuramente attivo
La presenza di una scala in una delle stanze a E in epoca islamica, approssimativamente intorno alla
della Moschea fa pensare all’esistenza di un piano metà del secondo millennio d.C. Gli scavi non hanno
superiore dell’edificio. permesso di riconoscere alcuna fase del sito risalente
Un’area di strutture modeste, tutte disposte intorno a al periodo pre-islamico.
una grande piazza nella parte E del sito. Gli ambienti
indagati qui, mostrano tutti le stesse caratteristiche. ***

153
Vista della necropoli. View of the cemetery. Vista dei magazzini. View of the storage rooms.

Location
Khor Mughsail is located 50 km south-west of Salalah, on a The sacral area represented by the Mosque, surrounded by a
rocky platform flanked by the Wadi Ashoq to the east. The site terrace. These spaces are characterized by a refined plastered
is 400 m far from the shore and about 400 m far from the Khor. pavement, and the outer walls of the terrace also show an
interesting decoration, made of a wavy plaster coating. The
History of research presence of a staircase in the eastern rooms of the Mosque
The site of Khor Mughsayl has been firstly investigated by suggests the existence of an upper storey.
two American mission: that one of AFSM headed by the A series of modest structures that are developing around an
archaeologist F. P. Albright in 1952, and the second of the open area, located in the eastern part of the site. All the rooms
Brigham Young University in 2007. excavated here revealed similar characteristics. Most distinctive
The site was finally completely excavated by the Italian Mission feature is without a doubt the remains of fish (probably
to Oman (IMTO) of the University of Pisa, directed by sardines). These rooms were probably used to store it. The open
Professor Alessandra Avanzini. The first operation was a survey square should be precisely connected to the working of sardines.
performed in March 2012. Two archaeological campaigns Still today sardines are laid out under the sun for drying and
were carried out in November 2012 and February 2013. later collected in big sacks. It is hence likely that this vast area
was used with the same purpose. After drying, such fishes were
Description of the site then stored in the various rooms around the square.
Khor Mughsayl is a poly-functional site. Three Main special- The small Islamic cemetery with at least 8 boat-shaped visible
ized areas have been identified inside the settlement. The basins tombs. It is located to the North of the Mosque, but it was
area in the north-western part of the site, which includes three placed outside the perimeter of the site.
stone rectangular basins and a very deep well linked by a drain
channel. The purpose of this area can be twofold: it may prob- Chronology
ably be linked to the mosque and to the necessary ablutions, The site was surely active during the Islamic period, approxi-
but its composite structure made of drains, basins and tanks, mately around the middle of the second millennium AD. The
all connected with each other, may also imply a more complex excavations didn’t provide any proof for the existence of a more
activity (work, washing or simply water storage). ancient phase of the settlement.

154
Husn Al Baleed, Scavo e Consolidamento di un
Castello Fortificato lungo la Costa del Dhofar
Husn Al Baleed, Excavation and Consolidation of a
Fortified Palace along the Coast of Dhofar

Attività: Scavo e consolidamento del castello fortificato di Al Baleed


Località: Al Baleed, Salalah
Partner istituzionale omanita: Office of the Adviser to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner italiani/stranieri: Università di Napoli “L’Orientale”, Università di Barcellona, Università di Exeter
Responsabile italiana: Dott.ssa Alexia Pavan, Office of the Adviser to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Stagioni di svolgimento: 2016-in corso
Testo di: Dott.ssa Alexia Pavan, Office of the Adviser to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs

Il castello fortificato di Al Baleed (Husn Al Baleed) è in passato, era simile a quella di un’isola, poiché la
oggetto di un recente progetto di scavo e consolida- città era circondata su tre lati da una laguna, mentre
mento delle strutture murarie, iniziato nell’aprile del il quarto si affaccia tuttora sull’Oceano Indiano.
2016 su iniziativa dell’Office of the Adviser to His Gli utensili in pietra rivelano una frequentazione
Majesty the Sultan for Cultural Affairs. La città di dell’area che risale all’età del Bronzo, anche se è in
Al Baleed era nota in epoca medievale come Zafar, epoca medievale che la città vive il suo momento
nome che è poi passato ad indicare l’intera regione di massimo splendore. In questo periodo Al Baleed
(Dhofar). viene ad occupare un posto di primo piano nei traffici
Il sito è collocato lungo la costa meridionale dell’Oman internazionali grazie all’esportazione di incenso e
ed ha una superficie di 64 ettari. La conformazione, cavalli arabi, resine, piante, pigmenti, ambra grigia

155
Veduta generale Husn Al Baleed. General view of Husn Al Baleed. La sala per le udienze a Husn Al baleed. Reception room at
Husn Al Baleed.

Nella pagina precedente/on the previous page. Il lato sud di Husn Al Baleed. The south-
ern side of Husn Al Baleed.

e struzzi, beni che crescevano, venivano prodotti, non fu più in uso dal XVI secolo, qualndo il sistema
lavorati o transitavano nella regione. Tra il XVI e il di fortificazioni venne ampliato con l’aggiunta di
XVII secolo ebbe inzio il declino della città, dovuto ad torri, contrafforti e casematte che avevano lo scopo di
una serie di fattori, storici, economici ed ambientali. difendere il palazzo dal fuoco nemico.
L’abbandono fu progressivo e divenne definitivo solo L’edificio, che nella sua fase più tarda aveva quattro
alla fine del XVIII, inizio XIX secolo. piani, era la residenza del governatore locale e dunque
Il castello fortificato ha la forma di un quadrato di circa la sede del potere politico e militare, ma venne anche
60 m per lato ed è costruito in posizione sopraelevata usato come magazzino, deposito per le munizioni,
rispetto al resto dell’insediamento. Canalette e sistemi centro di produzione della polvere da sparo, prigione
di drenaggio delle acque sono stati individuati lungo e caserma per le truppe. L’accesso all’acqua era
il versante settentrionale, mentre è recente la scoperta garantito da pozzi e cisterne intonacate, collocate in
di una serie di ambienti presso il lato orientale, varie parti dell’edificio.
interpretati come le stalle del castello. Questa zona

156
L’angolo nord-est e i
locali lungo il lato est.
The north-eastern corner
and the premises along
the eastern side

*** was progressive only to become definitive at the end of the 18th/
beginning of the 19th century.
On April 2016 the Office of the Adviser to His Majesty the Husn Al Baleed is a solid squared structure measuring about
Sultan for Cultural Affairs started a new project focused on 60x60m, built in a dominant position compared to the rest of
the excavation and consolidation of Husn Al Baleed, the most the city. Bathroom drains and channels have been discovered
prominent building of the site of Al Baleed. The city was along the northern side, while the recently discovered premises
known in Medieval times with the name of Zafar, a name on the eastern side have been tentatively interpreted as stables.
which later came to indicate the entire region (Dhofar). This area was obliterated during the 16th century, when the
Al Baleed lies along the coast and occupies a surface of 64 fortification system was increased with the addition of bastions,
hectares. It was surrounded on three sides by a man-managed towers, buttresses and casemates in order to defend the complex
lagoon, the southern side facing the Indian Ocean. The site from the attacks of the enemies and to return fire to the
had a long history which dates back to the Bronze Age but it assailants. The building was multi-storey, with four levels in
reached its maximum extension and enjoyed its most wealthy the last phases. The Husn was the residence of the local ruler
period during the Mediaeval time, being, as it was, a nodal and so far the seat of the military and political power, but it
point in the international trade of those times. Frankincense and was also used as warehouse for munitions and a place for the
Arabian horses were the most important exported commodities manufacture of gunpowder, as a prison and as a barracks for
but a number of ancillary products were traded as well: resins, the troops. The access to the water, in order to be self sufficient,
plants and pigments, ambergris and ostriches. Between the 16th was guaranteed by the existence of more than one well and by
and 17th century, a number of historical, social and ecological tanks and basins.
issues brought about the decline of the city. The abandonment

157
Il Castello di Salut: nel Cuore dell’Oman
The Castle of Salut: at the Heart of Oman

Attività: Italian Mission to Oman - Ricerche archeologiche a Husn Salut


Località: Salut, Bisya
Istituzione italiana: Università di Pisa, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere
Partner istituzionale omanita: Office of the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Milano, Italia; Dipartimento di Biologia, Università di Firenze, Italia,
Muséum d’Histoire Naturelle, Université de Genève, Svizzera; Scuola Normale Superiore, Pisa, Italia; UCL Qatar
Responsabile italiana: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa
Stagioni di svolgimento: 2004-2014
Testo di: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa

Alla fine del marzo 2004 furono gettate le basi per L’intero progetto della IMTO a Salut è stato portato
un’impresa impegnativa, ma molto gratificante e sti- avanti grazie al supporto inestimabile dell’Ufficio di
molante, quando la IMTO (Italian Mission to Oman) Sua Eccellenza il Consulente di Sua Maestà il Sultano
fece una prospezione nell’area circostante il sito di Sa- per gli Affari Culturali.
lut, vicino Bisya nel Governatorato di Ad-Dakhiliya. Precedentemente, facendo seguito a una individua-
Da allora il ruolo di Salut nella comprensione della zione preliminare del sito fatta da J.C. Wilkinson nel
storia antica dell’Arabia sud-orientale è radicalmente febbraio 1973, i membri della Harvard Archaeologi-
mutato, grazie al programma di scavo estensivo con- cal Survey nel Sultanato dell’Oman fecero una pro-
dotto dalla IMTO (2004-2014). spezione a Salut nell’inverno del 1973.

158
ingegneristico degli omaniti. Fu a Salut che, colpito
dalla monumentalità del sito, ordinò agli spiriti ai
suoi ordini di scavare migliaia di aflaj.
La piana di Salut era ricca e ben irrigata; a un certo
momento diventò necessario difenderla.
I persiani di al-Marzuban arrivarono con un grande
esercito, con elefanti, nella piana di Salut. Il principe
Malik ibn Fahm cercò di persuadere i persiani a
vivere insieme pacificamente, a condividere l’acqua
e i campi coltivati. Ma, al-Marzuban rifiutò l’offerta.
La battaglia di Salut fu terribile e si concluse con
il trionfo di Malik e l’uccisione di al-Marzuban.
Tradizionalmente, l’arabizzazione dell’Oman inizia
con la battaglia di Salut.
Un luogo così intriso di storia deve essere speciale, un
luogo che ha ispirato l’immaginazione e le emozioni
dei nostri antenati.

Il castello
Negli ultimi anni gli scavi sulla collina di Salut hanno
portato alla luce un insediamento monumentale: il
castello di Salut (Husn Salut).
Husn Salut fu costruito sul punto più alto di un
affioramento roccioso allungato che emerge dal
Salut prima e dopo il restauro. Salut before and after restoration.
piano. Questa situazione richiese un’impressionante
quantità di lavoro preparatorio, allo scopo di poter
Nella pagina precedente/on the previous page. Le mura del castello e la provvedere superfici orizzontali per l’erezione delle
torre nella pianura. Castle walls and the lower tower. strutture architettoniche.
La parte più alta è composta da una serie di stan-
ze relative ad alcuni edifici fatti in mattoni crudi. Le
Restauro grandi dimensioni e la conservazione eccezionale dei
Il restauro è stato portato avanti contemporaneamente muri in mattoni non hanno confronti nel panorama
agli scavi, con una costante interazione tra architetti e archeologico dell’Arabia.
archeologi. Il risultato del lavoro di restauro ha reso il Le opere di costruzione furono organizzate in almeno
sito un punto di riferimento nell’area, che può essere due fasi principali, con successive minori ristruttura-
visitato – e compreso – dai turisti. zioni della pianta del sito.
Da lontano, l’aspetto più impressionante di Salut
Miti sono certamente le mura imponenti che circondano
Almeno due storie sono ambientate a Salut. La tutta la sommità della collina, con la loro aggiunta
tradizione tramanda che il profeta Salomone in basso che forma un contrafforte ellissoidale, di
sviluppò il sistema di canali sotterranei, vero orgoglio solito indicato come la “torre” inferiore. L’imponente

159
Le mura in mattoni sulla cima della collina. Brick walls at the top of the hill. L’ampia piattaforma usata per il culto e per le assemblee cittadine. The
wide platform used for worship and for city assemblies.

perimetro murario aveva la funzione di contenimento Cronologia


e supporto agli edifici e alle terrazze costruite sulla Prima della costruzione del castello, una tomba del
cima della collina, più che di vero e proprio muro di periodo del Bronzo Antico (prima metà del terzo
fortificazione. millennio) si ergeva sulla cima della collina. La tomba
includeva almeno cinque muri concentrici.
La funzione di Husn Salut Verso la fine del secondo millennio, lavori notevoli
Un enorme piattaforma in mattoni caratterizza la hanno avuto luogo sulla collina di Salut, iniziati fin dal
parte più alta di Salut. Gli oggetti trovati durante XIV secolo a.C., come è dimostrato dalle datazioni
lo scavo della piattaforma suggeriscono che fosse un al radiocarbonio ottenute da campioni provenienti
luogo di culto e di incontro. Oggetti che con certezza dagli strati più profondi del sito.
possono avere un significato cultuale, rituale sono, per Husn Salut raggiunse il suo massimo splendore
esempio, i serpenti di bronzo e un grande calderone. durante il periodo del Ferro (1300-300 a.C.). Tra
Rappresentazioni di serpenti si trovano molto più parentesi, a differenza del periodo del Bronzo,
frequentemente sulla ceramica, dove possono essere durante la sua lunga storia nel periodo del Ferro
applicati in rilievo, incisi o dipinti. il materiale trovato a Husn Salut non testimonia
Alla fine dello scavo di Husn Salut, i dati raccolti contatti con l’esterno. Inoltre, mentre ora abbiamo
mettono in risalto la sua cultura materiale. Dieci anni una risposta alla data della sua fondazione,
di lavoro hanno letteralmente riempito i magazzini rimane incerto il momento del suo abbandono.
della missione con ceramica di fattura fine e begli Probabilmente il sito continua ad esistere anche
oggetti di pietra e metallo. dopo il 300 a.C. fino al I secolo d.C. Fu rioccupato
Da un punto di vista storico, il risultato principale è durante il primo periodo Islamico, probabilmente
probabilmente stato l’individuazione di uno sviluppo intorno al IX secolo.
culturale specifico della ceramica nell’Oman centrale
rispetto agli insediamenti sulla costa. ***

160
Restoration
Restoration work was carried out at a pace with the ongoing
excavations, with constant interaction between architects and
archaeologists. This work resulted in a site that is now a
prominent landmark in the area, which can be safely visited –
and understood – by tourists.

Myths
At least, two stories are set in Salut. Tradition tells us that Su-
layman the Prophet developed the underground channel system,
a veritable engineering pride for Omani people. It is in Salut
that, struck by the monumentality of the site, he ordered the
jinns under his command to dig thousands of aflaj.
The plain of Salut was rich and well irrigated; therefore at
some point it became necessary to defend it.
The Persians of al-Marzuban arrived with a great army, with
elephants, in the plain of Salut. The prince Malik ibn Fahm
tried to persuade the Persians to live together in peace, share the
water and the cultivated fields. But al-Marzuban refused the
offer. The battle of Salut was terrible, ending with the triumph
of Malik and the killing of al-Marzuban. The Arabization of
Oman began traditionally with the battle of Salut.
Serpente in bronzo e il calderone trovati durante gli scavi della piattafor- A place so imbued with history had to be special, a place that
ma. Bronze snake and cauldron found during the platform’s excavation. inspired the imagination and emotions of our ancestors.

The Castle
In late March 2004 the bases for a demanding but greatly Over the past few years the excavations on the hill of Salut
rewarding and stimulating enterprise were set, when IMTO brought to light a monumental settlement: the castle of Salut
carried out a preliminary survey in the close surroundings of (Husn Salut). Husn Salut was built on the most prominent
the site of Salut, near Bisya in the Ad-Dakhiliya Governorate. point of an elongated rocky outcrop that emerges from the plain.
The role of Salut in the understanding of South East Arabia’s This situation required an impressive amount of preparatory
ancient history has been radically transformed, thanks to the work, aimed at providing horizontal surfaces for the erection of
programme of extensive excavation that has been since conducted architectural structures.
by the IMTO (2004-2014). The upper part is composed of a series of rooms related to
The whole IMTO project at Salut was carried out thanks to the some buildings made of mud bricks. The large size and the
invaluable support of the Office of His Excellency the Advisor exceptional preservation of the brick walls have no comparison
to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs. in the archaeological panorama of Arabia. Construction works
Previously, following a preliminary reconnaissance of the site surely involved at least two main phases, with further less
by J.C. Wilkinson in February 1973, the members of the extended renovations of the plan of the site.
Harvard Archaeological Survey in the Sultanate of Oman From a distance, the most impressive feature of Salut is abso-
surveyed Salut in winter 1973. lutely the massive wall that encircles the whole summit of the

161
Serpenti incisi e applicati sulla ceramica. Incised and applied in relief
snakes on the pottery.

At the end of Husn Salut excavation, the collected data


highlights its material culture. Ten years of work literally
overwhelmed the mission’s store with fine pottery and beautiful
objects in stone and in metal.
From a historical point of view, the main result has most likely
been the identification of a specific cultural development of
ceramic shapes in central Oman, compared to the settlements
on the coast.

Chronology
Ceramica nel magazzino della missione. Pottery in the mission’s store.
Before the construction of the castle, a tomb of the Early
Bronze Age (first half of the third millennium BC) stood on the
top of the hill. The tomb appears to have included at least five
hill, with its lower addition that defines an ellipsoidal buttress concentric walls.
usually referred to as the lower “tower”. The impressive pe- Substantial works took place at Salut toward the end of the
rimeter wall primarily served as containment and support for second millennium, possibly starting as early as the 14th century
buildings and terraces erected on the top of the hill, more than BC, as is shown by the radiocarbon dates obtained by charred
for being real fortification walls. remains collected from the lower strata of the site.
Husn Salut reached its maximum splendour during the Iron age
The function of Husn Salut (1300 BC-300 BC). Incidentally, unlike the Bronze period,
An enormous platform in raw bricks characterises the upper during its long history in the Iron Age, the material found in
part of Salut. The objects found during the excavation of the Husn Salut does not testify outside contacts. Besides, while an
platform suggest that it was a place of worship, of meeting. answer was now available for the issue of the foundation of
Objects that can confidently be connected to a cultic, ritual sig- the site, uncertainty remained as to when it was abandoned; the
nificance are, for example, bronze snakes, and a large cauldron. site probably carried on beyond 300 BC, until the 1st century
Snakes representations are found, much more frequently, on pot- AD. It was re-occupied during the early Islamic period, possibly
tery, where they can be applied in relief, incised, or painted. around the 9th century.

162
La Torre di Età del Bronzo a Salut-ST1
The Bronze Age Tower of Salut-ST1

Attività: Italian Mission to Oman - Salut ST1


Località: Bisya
Istituzione italiana: Università di Pisa
Partner istituzionale omanita: Office of the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: Università degli di Milano, Università di Bologna, Università di Torino, University of Wisconsin–Madison, University of Cambridge,
Universitè de Genève et Muséum d’Histoire Naturelle, CNRS- UMR 6566, CReAAH, Centre de Recerche en Archéologie,
Archéosciences, Histoire.
Responsabile italiano: Prof.ssa Alessandra Avanzini (direttore scientifico), Dott. Michele Degli Esposti, Università di Pisa (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 2010-2015
Testo di: Dott. Michele Degli Esposti, Università di Pisa

La piana solcata dallo wadi Saifam, nel punto in cui archeologiche stratigrafiche si verifica invece nel cor-
questo si ricongiunge al più ampio Wadi Bahla im- so del terzo millennio a.C., durante la locale antica
mediatamente a nordest della moderna cittadina di età del Bronzo – periodo Umm an-Nar –, quando
Bisya, presenta una serie di caratteristiche geomorfo- tre costruzioni megalitiche di forma circolare, comu-
logiche che l’hanno resa un’area favorevole all’inse- nemente chiamate “torri”, vengono edificate nella
diamento umano fin dall’antichità, come testimonia piana a poca distanza l’una dall’altra. Tutte risultano
il rinvenimento in ricognizione di industria litica su associate ad imponenti opere di regolamentazione
selce databile al Neolitico. Il primo momento di den- idraulica, comprendenti un ampio fossato che circon-
sa frequentazione antropica documentata da indagini da la torre stessa e, per ora solo presumibilmente per

163
simile, collocata sul margine esterno del fossato.
Il corrispondente margine interno risulta invece
foderato da un imponente muro in grossi blocchi litici
squadrati. Questa disposizione, della quale fanno
parte anche altre due strutture quadrangolari in
pietra, si può verosimilmente interpretare come i resti
di un dispositivo volto a permettere l’attraversamento
del fossato.
Il notevole impianto di regolamentazione e sfrutta-
mento idraulico del sito è completato da due profon-
di canali il cui corso è stato parzialmente intercettato
circa trenta metri ad est del fossato, oltre che da un
secondo pozzo posto tra il muro della torre ed il fossa-
to. Le indagini hanno inoltre localizzato lo sbocco di
Lo stato di conservazione della torre ST1 prima dello scavo. ST1 tower re- tre canali di adduzione (o deflusso) nel fossato.
mains before excavation. In questo punto della piana, il suolo antico dell’Età
del Bronzo risulta fortemente eroso dal ripetuto im-
Nella pagina precedente/on the previous page. Vista aerea di Salut-ST1 patto dell’azione fluviale, ed il terreno vergine nel
allo stato attuale, con il muro perimetrale che sorregge le pareti di scavo quale vennero scavate le fondazioni della torre ed il
Current aerial view of Salut-ST1, showing the perimeter wall which prevents fossato si rinviene a meno di un metro di profondità
trench sides collapse. rispetto alla superficie topografica attuale. Nonostan-
te questa notevole perdita di stratigrafia archeologica,
due di esse, un pozzo centrale. La più meridionale la presenza di strutture antiche in negativo, ed in par-
di queste, distinta con la sigla “ST1”, è stata indaga- ticolare la conservazione dei massivi sedimenti all’in-
ta tra il 2010 ed il 2015 dalla missione archeologica terno del fossato, hanno permesso il rinvenimento di
dell’Università di Pisa, che ha condotto uno scavo una quantità ragguardevole di materiale, tra cui si se-
in estensione che trova ancora pochi paralleli nella gnala un’interessante collezione di vasi in pietra tene-
regione. Ad esso sono fortunatamente seguiti più re- ra tipici del periodo, oltre all’abbondante ceramica.
centi interventi di altre missioni, che hanno riacceso Quest’ultima in particolare ha consentito di tracciare
l’interesse per questo periodo storico. significativi confronti con altri siti della regione, utili
Lo scavo ha permesso di portare completamente in per proporre una prima cronologia del sito, poi con-
luce la struttura superstite della torre, di ventidue fermata tra il 2400 ed il 2100 a.C. circa anche dalle
metri di diametro, unitamente alla planimetria del due date al radiocarbonio ottenute finora. Oltre alla
fossato che la circonda, largo tra gli undici ed i tredici ceramica di produzione tipicamente locale, da Salut
metri. Caratteristica di questa struttura idraulica è ST1 è venuto alla luce un insieme di frammenti ri-
la presenta di un setto centrale che la divide in due conducibili alla coeva tradizione della Valle dell’Indo,
canali, ottenuto risparmiando durante lo scavo una con un’abbondanza ed una varietà di forme tale da
porzione del sottosuolo antico, costituito da depositi trovare pochi confronti anche nei siti costieri della pe-
fluviali cementati dalla deposizione di carbonato di nisola omanita, più comunemente ritenuti parte della
calcio. Una zona più ampia di questo setto ospita una rete di contatti che univa il Golfo e le coste del Sin-
struttura in pietra di forma ovale, con muri conservati dh e del Gujarat. Il rinvenimento di alcuni giocattoli
per pochi corsi, alla quale se ne contrappone una fittili, anch’essi confrontabili con esemplari comuni

164
Il fossato ad est della torre, con le strutture in pietra che ne permetteva-
no l’attraversamento. The ditch to the east of the tower, with view of the stone
structures that allowed bridging over it.

sui siti dell’Indo, e di un sigillo in pietra tenera re-


cante un’iconografia ed una linea di segni alfabetici
Harappani, unitamente alle impressioni lasciate da
un secondo sigillo Harappano, suggeriscono inoltre
che un nucleo originario della Valle dell’Indo si fosse
stabilito nell’Oman centrale già nella seconda metà
del terzo millennio a.C., dando vita peraltro ad una
produzione di ceramiche rispecchianti la propria
tradizione, realizzati però con materie prime locali.
I contatti a lungo raggio testimoniati sul sito inclu-
dono anche il sudest iranico, sebbene in misura ap- Il canale interno del fossato, parzialmente bloccato da un muro aggiunto
parentemente minore, come testimoniato da alcuni in un secondo momento, ospita alcuni pozzi secondari scavati attraverso
frammenti di tipica ceramica grigia. Assenti invece il suo fondo. The inner channel of the ditch, partially blocked by a later wall,
le tracce di rapporti con la Mesopotamia, nonostante hosts a few secondary wells dug through its pavement.
sia proprio in questo periodo che il grande Sargon di
Akkad si vantava di ospitare nel porto della sua capi- since ancient times, as shown by the discovery during survey of
tale le navi di Magan, toponimo riferito proprio alla clusters of Neolithic flint artefacts. The first episode of dense
penisola omanita. human occupation documented through stratigraphic excavation
is however dated to the third millennium BC, during the local
*** Early Bronze Age – Umm an-Nar period, when three mega-
lithic round structures, usually referred to as “towers”, were
The plain of wadi Saifam, where this converges into the great- erected on the plain in proximity one to the other. All are associ-
er wadi Bahla immediately northeast of the modern town of ated with substantial water management structures, including a
Bisya, benefits from a series of geomorphological characters wide ditch surrounding the tower itself and a central well, the
that have made of it an area favourable to human occupation latter indeed only presumable so far for two of them.

165
stone structure, faced on the outer edge
of the ditch by a similar one. The cor-
responding inner edge of the ditch is
lined by a substantial wall made of
large squared stone blocks. This lay-
out, of which two additional squared
stone structures are also part, con be in
all likelihood interpreted as the remains
of structures meant for bridging over
the ditch.
The impressive water management
system of the site also comprises two
deep channels, partly revealed some
thirty meters east of the ditch, and a
second well located between the tower’s
wall and the ditch itself. The junctions
between three incoming (or outgoing)
channels and the ditch has also been
revealed.
In this part of the plain, the Early
Bronze Age soil has been deeply im-
pacted by continuous fluvial erosion,
and the vergin soil through which the
tower’s foundations and the ditch were
Esempi di ceramica di produzione locale. Examples of
typical, locally produced pottery. excavated lies less than one meter below the current surface.
Despite this significant loss of archaeological stratigraphy, the
presence of ancient dug out features, and specifically the pres-
ervation of the massive ditch’s fills, allowed the collection of a
The southernmost of these towers, labelled as “ST1”, was remarkable amount of materials, among which the number of
investigated by the archaeological mission of the University of soft-stone vessels typical of the period deserves mention, together
Pisa between 2010 and 2015, with an extensive excavation with the abundant ceramic repertoire. The latter, in particular,
which still finds little parallel in the region. More recent projects allowed comparisons with other sites of the region which were
lead by other missions have luckily followed, reviving the interest useful in providing a preliminary chronological range for the
in this period. site between 2400 and 2100 BC, later confirmed by the two
Excavation revealed the entire surviving structure of the tower, radiocarbon dates obtained so far.
twenty-two meters in diameter, and the plan of the surrounding Together with locally produced pottery, the excavation at ST1
ditch, eleven to thirteen meters wide. Characteristic of the latter provided sherds that can be linked to the Indus Valley tradition.
is the presence of a central septum splitting it into two chan- Their abundance and variety find little parallels in the coeval
nels, obtained by not removing part of the ancient soil through sites of the Oman peninsula, here including also the coastal
which the ditch is excavated, which consists of hardly cemented ones, more commonly reputed part of the network linking the
fluvial deposits. One larger spot of this septum hosts an oval Gulf and the Sindh and Gujarat coast. The discovery of a

166
Sigillo Harappano in pietra tenera. Harappan
soft-stone stamp seal.

Due frammenti in ceramica recanti le due metà dell’impressione ricavata


Statuetta in terracotta di influenza o possibile produzione Harappana. dal medesimo sigillo. Potsherds bearing two fragmentary sealings which de-
Terracotta figurine of Harappan influence or possible production. rives from the two halves of one and the same seal.

few terracotta toys, much more commonly diffused on Harap- tery using local raw materials. Long-distance contacts with
pan sites, and of a soft-stone Indus seal with fighting bison southeast Iran are also witnessed at ST1 by a few fragments
and Indus script, together with impressions left by a second of characteristic grey ware. Conversely, evidence for contacts
Harappan seal, further suggests that a small community of with Mesopotamia is absent, although the time is this when the
people originally from the Indus Valley had settled in inland great Sargon of Akkad claimed to have moored at the quays of
Oman already by the second half of the third millennium BC, its capital city the boats from Magan, the toponym indicating
where they also started the production of Harappan-style pot- the Oman peninsula.

167
La Necropoli della Piana di Salut
The Salut Plain Necropolis

Attività: Italian Mission to Oman - Salut Plain Necropolis


Località: Bisya
Istituzione italiana: Università di Pisa
Partner istituzionale omanita: Office of the Adviser to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Responsabile italiano: Prof.ssa Alessandra Avanzini (direttore scientifico), Dott. Michele Degli Esposti, Università di Pisa (direttore sul campo)
Stagioni di svolgimento: 2017-2018
Testo di: Dott. Michele Degli Esposti, Università di Pisa

L’estensivo progetto di indagine archeologica dell’an- il I secolo d.C almeno, andando quindi a documen-
tica oasi di Salut ha portato, nell’inverno del 2017, tare un periodo precedentemente non testimoniato
alla scoperta di una necropoli situata circa 300 metri nell’area. Si tratta in particolare dei secoli successivi
ad est del sito di età del Ferro di Salut, separata da alla prima età del Ferro nella regione, il cui termine
esso da un tratto di piana alluvionale non favorevole è convenzionalmente posto attorno al 300 a.C. La
all’insediamento in quanto ancora oggi soggetto al rilevanza della scoperta è ulteriormente amplificata
ruscellamento conseguente ad episodi di pioggia in- dalla scarsità di indagini su contesti coevi nell’Ara-
tensa. Benché il loro studio sia appena cominciato, le bia sud-orientale, e dal fatto che alcuni elementi sug-
ventitré tombe scavate finora, su un totale di ventino- geriscono che anche il sito di Husn e Qaryat Salut,
ve individuate, sono databili tra il II-I secolo a.C. ed benché fondato nella seconda metà del secondo mil-

168
L’interno della tomba GP19 con gli elementi di corredo residui. Si notano
una fiasca in stile Samad, due spade in ferro, ed un servizio potorio in
bronzo (mestolo, coppa con colino e coppetta). Inner view of tomb GP19,
with surviving grave-goods. Visible are one Samad-style flask, two iron swords,
and a bronze drinking set including a ladle, a strainer bowl and a simple bowl.

Vista d’insieme della tomba GP5, con la struttura tipica delle tombe
individuate nella necropoli. View of tomb GP5, showing the typical structure
of the tombs excavated in the necropolis.

lennio, abbia continuato ad esistere almeno fino alla rinvenuta traccia di resti umani. Ciononostante, i ma-
data suggerita dalle tombe, alle quali può venire dun- teriali rinvenuti consentono la datazione preliminare
que associato. Ciò lo porterebbe a rappresentare il su indicata, oltre ad indicare un riavviarsi di consi-
primo caso conosciuto nel Sultanato dell’Oman di un stenti contatti con la costa ed in particolare con l’area
insediamento con una stratificazione continua dalla degli attuali Emirati Arabi Uniti. Tramite questi si
prima alla tarda età del Ferro. possono infatti considerare importati tutta una serie
Le tombe, costituite da una camera scavata nel ter- di beni “esotici” provenienti anche da territori più
reno e rivestita con pareti in pietra e mattoni crudi, lontani, come le coppe in vetro di produzione roma-
risultano tutte spoliate in antico, e in nessuna è stata no-levantina, le ceramiche invetriate di produzione

169
Un esemplare di coppa costolata in vetro di produzione romano-
levantina. An example of pillar-moulded mosaic glass bowl of Roman-Levantine
production.
Due beccucci configurati in bronzo, originariamente parte di due coppe
con colino. Two ornate bronze spouts originally belonging to strainer bowls.

partica, o i set potori in bronzo collegabili all’ambito southeast Arabia, and from the fact that a few elements sug-
conviviale del banchetto. A questi si affiancano pro- gest that the settlement comprising Husn and Qaryat Salut,
duzioni molto probabilmente locali, riconducibili al although founded in the second half of the second millennium,
repertorio Samad. continued to be occupied at least until the date suggested by these
tombs, to which it can, therefore, be associated. This would
*** make it the first known case in the Sultanate of Oman of a
settlement with a continuous stratification bridging the Early
The comprehensive project of archaeological investigation fo- and Late Iron Age.
cused on the ancient oasis of Salut led, in winter 2017, to the The tombs, comprising an underground chamber lined with
discovery of a necropolis located roughly 300 m east of the Iron stones and mud-bricks, were all looted in antiquity, and none
Age site of Salut. A stretch of the alluvial valley, which heavy showed evidence of preserved human remains. Despite this, the
run-offs still make unfavourable to settlement, separates the two collected materials allow the mentioned datation, at the same
areas. Despite their study having just begun, the twenty-three time as indicating the recovery of substantial contacts with the
tombs excavated so far – out of twenty-nine identified on the coast and, in particular, with the territory of modern United
field – can be dated between the 2nd/1st century BC and the 1st Arab Emirates. A series of “exotic” goods can in fact reput-
century AD at the least, thus documenting a period previously ed to have been conveyed through it, such as glass bowls of
unknown in the area. Specifically, these are the centuries follow- Roman-Levantine production, Parthian glazed vessel, or the
ing the Early Iron Age in the region, whose end is conventionally bronze drinking sets related to banquets. Items of most likely
placed around 300 BC. The significance of this discovery is local production, belonging to the so-called Samad assemblage,
further enhanced by the dearth of coeval contexts excavated in are significantly found together with these items..

170
Qaryat Salut. La Scoperta dell’Insediamento
dell’Età del Ferro
Qaryat Salut. The Discovery of the
Iron Age Settlement

Attività: Italian Mission to Oman – Ricerche archeologiche a Qaryat Salut


Località: Salut, Bisya
Istituzione italiana: Italian Mission to Oman, Università di Pisa
Partner istituzionale omanita: Office of the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: Scuola Superiore Normale di Pisa; Ministero Affari Esteri; Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici, Università di
Trieste, Udine e Venezia “Ca’ Foscari”; Università di Milano; Università di Torino; Universitè De Sorbonne-Paris 1; Université de
Genève; Muséum d’Histoire Naturelle de Genève; UCL Qatar
Responsabile italiana: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa
Stagioni di svolgimento: 2015-in corso
Testo di: Dott.ssa Enrica Tagliamonte, Université de Genève

Nel Novembre 2015 le ricerche archeologiche coltivabile, piccoli orti o frutteti. La zona residenziale
effettuate dall’IMTO nel sito di Salut hanno portato è situata invece nella piana, lo scavo è attualmente
alla scoperta inaspettata dell’insediamento dell’età concentrato nelle zone nord ed est, dove sono stati
del Ferro, situato intorno alla collina che ospita Husn individuati diversi edifici. L’insediamento era protetto
Salut e contemporaneo al “castello”. da un muro di fortificazione, visibile nel settore nord,
La nuova area di scavo, chiamata Qaryat Salut, rivela e dotato di un’entrata monumentale. La lunga e
un esteso abitato caratterizzato dalla presenza di un continuativa occupazione del sito è evidente in questa
complesso sistema di terrazzamenti lungo le pendici zona dove il muro di fortificazione viene col tempo
della collina e parzialmente utilizzato come area trasformato in un terrazzamento.

171
L’area dell’insediamento di Qa-
ryat Salut, il sistema di terrazze
e Husn Salut. The dwelling area
of Qaryat Salut, the terrace system
and Husn Salut.

Nella pagina precedente/


on the previous page. Veduta
generale del’insediamento di
Qaryat Salut, di Husn Salut e
della torre dell’età del Bronzo
ST1. General view of Qaryat Salut
settlement, Husn Salut and the
Bronze Age tower ST1.

Mentre all’interno della cinta muraria si possono ventata cruciale per la comprensione dell’organiz-
riconoscere diversi quartieri separati da piccole zazione e lo sviluppo della società durante l’età del
e strette stradine, all’esterno è stata rinvenuta la Ferro nell’Arabia sud-orientale.
cosiddetta “area di produzione” dedicata alla
lavorazione dei metalli. Il materiale rinvenuto ***
data il periodo di maggiore occupazione all’età
del Ferro anche se diverse testimonianze indicano During late 2015 the archaeological investigations carried out
un’occupazione anche durante l’epoca islamica. by IMTO in Salut led to the unexpected discovery of an Iron
La grande capacità di pianificazione che risulta Age settlement located on the slopes of the Salut hill and con-
dall’insieme di diversi elementi, quali il sistema di temporary to the “fortress” (Husn Salut).
drenaggio, con canalizzazioni scavate o costruite che The new excavation, labelled as Qaryat Salut, showed an ex-
convogliano le acque verso la piana, la rete stradale e tensive settlement characterized by a complex system of terraces
la divisione funzionale dell’insediamento, indicano la located along the slopes of the hill, partially used as agricul-
presenza di una società fortemente organizzata. tural land, as small orchards. The dwelling area is located in
Con l’individuazione di questo grande insediamento the plain and the excavation is now focused on the northern
nella zona centrale dell’Oman alla fine del secondo and eastern areas, where several buildings were identified. The
millennio a.C., la ricerca archeologica a Salut è di- settlement was protected by a fortification wall, visible in the

172
L’entrata principale e il muro esterno. The main entrance and the external wall.

northern area, and equipped by a monumental entrance. The


long and continued occupation of the site is quite evident in this
area, where the fortification wall is transformed into a terrace.
While inside the surrounding city wall it is possible to recognize
different blocks of buildings separated by small and narrow
streets, on the outside the so-called “productive area“ has been
discovered, dedicated to metalworking. The material found in Esemplari ceramici provenienti dallo scavo. Example of pottery
the excavation dates back to the period of the greater occupation coming from the excavation.
in the Iron Age, although several evidences confirm the occupa-
tion of the area also during the Islamic period.
The great planning capacity that results from different elements, With the discovery of this large settlement in the central area of
such as the drainage system, made by excavated or built canali- Oman at the end of second millennium BC, the archaeological
zations that brings water to the plain, the road network and the research at Salut became crucial to understanding the organiza-
functional division of the settlement, indicate the presence of a tion and the development of the society during the Iron Age in
strong and organized society. the south-east Arabia.

173
Il Museo Virtuale di Salut.
Alla Scoperta del Cuore dell’Oman
Salut Virtual Museum.
Discovering the Heart of Oman

Attività: Discovering the Heart of Oman: Salut Virtual Museum


Località: Salut, Bisya
Istituzione italiana: Italian Mission to Oman
Partner istituzionale omanita: Office of the Advisor to His Majesty the Sultan for Cultural Affairs
Partner istituzionali italiani/stranieri: Università di Pisa, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, Scuola Superiore Normale di Pisa
Responsabile italiana: Prof.ssa Alessandra Avanzini, Università di Pisa
Stagioni di svolgimento: 2014
Testo di: Dott.ssa Enrica Tagliamonte, Université de Genève

Salut Virtual Museum è un progetto web nato dal- Oman. Creato nel 2014, il sito web è costantemente
la collaborazione tra l’Università di Pisa e la Scuola aggiornato dai membri dell’IMTO (Italian Mission
Normale Superiore di Pisa, diretto da Alessandra to Oman).
Avanzini (http://www.salut-virtual-museum.org). I progressi dello scavo archeologico e del lavoro di
Tale progetto, che è l’evoluzione del portale Arabia restauro a Salut costituiscono il nucleo centrale
Antica e del Database online, ha come scopo condi- dell’esposizione virtuale. Gli elementi esposti, relativi
videre con un pubblico ampio dati ottenuti attraver- all’architettura e alla cultura materiale del sito, sono
so lo scavo archeologico del sito di Salut e stimolare organizzati su base cronologica, dall’età del Bronzo al
l’interesse verso la storia e l’archeologia dell’antico periodo islamico.

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Archeologia funeraria a Salut. Funerary archaeology at Salut.

Nella pagina precedente/on the previous page. Veduta generale


del’insediamento di Qaryat Salut, di Husn Salut e della torre dell’età
del Bronzo ST1. General view of Qaryat Salut settlement, Husn Salut and the
Bronze Age tower ST1

Esempio di scheda relativa al contesto di uan tomba e al suo corredo.


Example of a card related to a specific context grave and materials

Vengono inoltre fornite varie informazioni riguardo I contenuti del Virtual Museum di Salut vengono
l’antico Oman, come leggende e contatti commercia- selezionati e descritti direttamente dagli archeologi
li. I ritrovamenti più interessanti sono raccolti in una che lavorano sul sito, con spiegazioni utili per i
galleria a sé stante dove, oltre a fotografie e descri- professionisti ma, grazie all’esposizione semplice e
zioni dettagliate, è possibile trovare confronti con il diretta, sono facilmente fruibili anche dal visitatore
materiale emerso da altri siti o conservato in altri mu- comune. Tale piattaforma virtuale si è dimostrata
sei. A completamento dell’esposizione sono presenti funzionale per una divulgazione scientifica rapida
articoli gratuitamente scaricabili, approfondimenti ed aggiornata, rappresentando anche un valido
relativi alle pubblicazioni più recenti, contenuti 3D complemento ai report di scavo e alle pubblicazioni
e immagini inedite. Il Museo Virtuale ospita, inoltre, scientifiche.
mostre temporanee relative a diverse tematiche, non
solo su Salut ma sull’Oman in generale. ***

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Esempio di lista delle pubblicazioni. Example of the publication list. Una recente pubblicazione, che rende disponibile i dati più recenti delle
ricerche. A recent publication available on the site with updates of the research.

Discovering the Heart of Oman – Salut Virtual Museum is offered too, as well as hints on archaeological sites other than
a web project born by the collaboration between the University Salut. The most interesting finds are shown each in a separate
of Pisa and Scuola Normale Superiore under the direction of gallery with a detailed description, pictures and, whenever
Alessandra Avanzini (http://www.salut-virtual-museum. possible, comparisons with similar artefacts. A complete
org). The project’s aim was to share the discoveries made during bibliography with downloadable papers, along with a section
the excavation of Salut, located in central Oman, and to promote where additional information such as 3D models, pictures and
the knowledge about history and archaeology of ancient Oman insights that couldn’t be included in the paper publications are
speaking to a wide public (partially already present in the site accessible, supplement the display. Temporary exhibitions about
Arabia Antica and the Database online). It started in 2014 various themes concerning not only Salut but Oman in general
and is constantly updated by the IMTO (Italian Mission to are hosted also on the website.
Oman) team. The contents in the Virtual Museum of Salut, chosen and
The results obtained from archaeological and restoration work in explained by the archaeologists working on the site, can be
Salut represent the core of the exhibition: the findings displayed, useful to professional archaeologists but can be easily understood
both architectural and related to material culture, are organized by interested visitors too. This virtual platform has proven its
following a chronological sequence, from the Bronze Age to usefulness for a quick and up-to-date scientific divulgation and
the Islamic Period. Information about ancient Oman, such as represents a valid complement to the seasonal field reports and
material culture, trading networks, environment and legends, is specialist publications.

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ROMA 2019

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