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L’ ATTO DI DESTINAZIONE PATRIMONIALE EX. ART 2645-TER c.c.

Strumento che è una figura negoziale, si tratta di un tipo di atto ad applicazione generale ed è stato
introdotto recentemente nel codice civile nella prima decade del 2000. Ci consente di tracciare delle
distinzioni tra alcuni concetti come quello di attribuzione e quello di destinazione che sono di solito spiegati
in maniera molto discorsiva senza analizzarne gli effetti.

La figura dell’atto di destinazione patrimoniale consiste: beni immobili o beni mobili registrati possono
essere destinati ad un interesse meritevole*di tutela.

*Interesse meritevole di tutela riferibile secondo la norma del codice a persone con disabilità, pubbliche
amministrazioni e altri enti e persone fisiche ai sensi dell’art 1322 secondo comma.

Il primo comma dell’art 2645 ter definisce il contenuto dell’atto e definisce anche l’obiettivo perseguito e ci
definisce quali sono i titolari degli interessi a realizzare i quali il bene può essere destinati.

La norma continua poi dandoci altri elementi di disciplina, viene detto infatti che l’atto deve essere fatto in
forma pubblica e poi dice che una volta trascritto risulta essere opponibile ai terzi il vincolo di destinazione.
Oltre che opponibile ai terzi, per effetto della trascrizione, quei beni destinati non possono essere aggrediti
da creditori del destinante che siano creditori diversi da quelli divenuti tali nell’ambito dell’attività
realizzativa della destinazione (ovvero i creditori che hanno realizzato crediti durante l’attività che ha
realizzato la destinazione).

Cosa vuol dire destinare un bene a realizzare un interesse meritevole di tutela? Quali sono gli obiettivi
perseguiti dal legislatore mettendo a disposizione del privato questo strumento? Cosa significano questi
effetti?

Di fronte ad atti di autonomia privata l’indagine riguarda sempre due aspetti, l’interesse e la struttura con
gli effetti.

In merito a questa nuova norma sono sorti due dubbi: spiegare cosa significa destinare un bene ad interessi
meritevoli di tutela e quali siano questi interessi e poi spiegare gli effetti e quindi la struttura di questo atto.

Prima di tutto si analizza il problema dell’interesse meritevole di tutela. Attorno a questo argomento si è
scatenato il maggior conflitto interpretativo. A seconda di quanto ampio io possa considerare lo spettro
degli interessi realizzabili o meglio degli interessi a realizzare de quali io posso imporre un vincolo di
destinazione, più ampio è lo spettro più generale è lo strumento.

Noi conosciamo già degli atti che servono a destinare beni per la realizzazione di uno scopo specifico.

Immaginiamo un bene immobile, quali sono gli interessi che si possono perseguire esercitando il diritto di
proprietà? Essere titolare di un diritto di proprietà significa poter godere e disporre del bene in modo pieno
ed esclusivo, quindi escludendo i terzi e in qualsiasi modo io voglia. Se io sono proprietario di un telefono
posso utilizzarlo nel modo in cui io desidero, quindi gli interessi che posso realizzare con il mio bene sono
una gamma che non può essere definita a priori ma si tratta di una gamma indefinita e illimitata entro i
limiti del lecito dei diritti altrui. Il diritto di proprietà è a servizio di una gamma di interessi di proprietà
illimitati.

L’atto di destinazione destina il diritto sul bene immobile a realizzare un interesse specifico e allora
destinare significa individuare nella gamma illimitata di interessi degli interessi che siano specifici e
vincolare il diritto o meglio l’esercizio del diritto ad una realizzazione soltanto di quegli interessi.

Ex. il fondo patrimoniale è quella convenzione e accordo con cui i coniugi o un terzo può destinare beni a
soddisfare i bisogni della famiglia.
Una volta destinato il diritto e impresso il vincolo, il diritto viene esercitato al fine di realizzare quel SOLO
interesse a cui il diritto è stato destinato.

Se il 2645 ter dice che è possibile destinare un bene a realizzare interessi meritevoli di tutela quali sono
questi interessi?

Le norme sul fondo patrimoniale lo dicono, in quel caso infatti gli interessi a cui sono destinati i beni del
fondo sono i bisogni della famiglia intesa come coppia patrimoniale e figli. Ma ci sono altre norme nel
codice che fanno la stessa operazione, nel diritto commerciale per esempio si incontra una norma che dice
che certe società (società per azioni) che dispongono di un patrimonio che serve all’esercizio di attività di
impresa, possono destinare alcuni specifici beni alla realizzazione di uno specifico affare. I beni aziendali
che solitamente servono a realizzare tutti i possibili fini di un’attività d’impresa, vengono presi e destinati ad
uno specifico affare. Quindi in entrambi i casi l’effetto è prendere de beni di un patrimonio ampio e
destinarli ad uno specifico affare, l’effetto è che quei beni possono essere usati solo in quella direzione e
che sarà precluso ai creditori generali della società aggredire esecutivamente quei beni. Solo i creditori che
sono divenuti tali durante lo svolgimento dello specifico affare (di destinazione) hanno la possibilità di
aggredire quei beni.

Quest’ultimo effetto è il medesimo che si ha anche nel fondo patrimoniale, infatti i beni costituiti a fondo
patrimoniale sono sottratti alla aggressione dei creditori dei coniugi tranne per quei creditori che sono
divenuti tali in relazione alla realizzazione di bisogni della famiglia. Il padrone di casa che ha concesso in
locazione una casa ad una coppia sposata se non gli viene pagato il canone di locazione quel creditore potrà
aggredire anche quei beni destinati perché la locazione è un atto che serve a soddisfare un bisogno della
famiglia di abitazione.

Destinare un bene ad un interesse significa indirizzare la proprietà e quindi funzionalizzare ovvero


imprimere una specifica funzione a quel bene di proprietà di colui che destina.

Il problema che fa sorgere la norma 2645 ter sta nel riferimento agli interessi meritevoli di tutela secondo
quanto previsto dall’art 1322 secondo comma.

Art 1322 le parti possono regolare i propri interessi concludendo contratti previsti dal codice (contratti
tipici). Ma possono anche inventare contratti nuovi e quindi concludere contratti che non appartengono a
nessuno dei tipi individuati dal codice e questi contratti saranno efficaci per l’ordinamento e quindi avranno
forza di legge tra le parti purché e a condizione che questi contratti non previsti siano diretti a realizzare
interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Nella nuova norma che stiamo analizzando viene effettivamente citata questa formula “interessi meritevoli
di tutela ex. art 1322”. Quindi logicamente noi dovremmo poter dire che quegli interessi meritevoli di tutela
previsti dall’art 1322 sono gli stessi che possono sorreggere una destinazione patrimoniale ovvero quegli
interessi a realizzare i quali si può imporre un vincolo di destinazione. Questo è un sillogismo logico ed è
proprio qui che nasce il problema.

La storia del 1322 secondo comma è collegata alla storia della nascita del codice civile durante
l’ordinamento fascista. Nel regime fascista si aveva il così detto ordinamento corporativo e l’atteggiamento
generale dello stato fascista nei confronti delle attività economiche erano di controllo e di direzione ovvero
un atteggiamento di regista. Questo arrivava fino al punto di mettere in piedi meccanismi di sindacato e di
controllo addirittura nei contratti conclusi tra privati (teoricamente noi ora diciamo che il contratto è un
atto di autonomia privata ovvero la possibilità dei privati di darsi regole vincolanti con la legge), ma in uno
stato dirigista vuole controllare l’attività. Un grandissimo giurista che lavorava per il regime che entrava a
controllare l’attività dei privati ha formulato questa norma dove appunto si dice che quando i privati si
inventando un nuovo contratto (contratti atipici) quel contratto deve rispondere a degli interessi che sono
meritevoli secondo quanto previsto dall’ordinamento (in quel caso fascista). Quindi questa norma avrebbe
dato al giudice la possibilità di andare a vedere se quel tipo di contratto realizzava un interesse che era
compatibile con la politica del regime. Quindi la meritevolezza al tempo era socio-politica. Quando il
fascismo cade ed entra in vigore la Costituzione nel 1948 questa norma viene riletta e svuotata del suo
significato ideologico. Nella testa di Emilio Betti l’art 1322 secondo comma avrebbe dovuto servire come
strumento di controllo dell’agire dei privati da parte del giudice fascista viene reinterpretata cosi “interessi
meritevoli di tutela --- il contratto atipico non deve essere contrario a norme imperative ordine pubblico e
buon costume” si introduce una equazione tra interesse meritevole di tutela e interesse lecito.

(il codice civile a parte la parte che riguardava il lavoro è un codice che distilla pensieri liberali e non gli
estremisti e quindi in realtà regge)

Se si dice che un soggetto può vincolare un bene immobile a realizzare uno specifico interesse e questo atto
fa si che i miei creditori non possano più aggredire quel bene (a parte quelli che sono divenuti tali durante
l’atto di destinazione) e dico che l’interesse meritevole per cui il diritto sul bene viene destinato è
sufficiente sia lecito (facendo quel passaggio logico con il riferimento all’art 1322) allora possiamo dire che
potrebbe servire a qualsiasi scopo.

Su questo punto si applica il primo dibattito, è corretto dire che il richiamo al 1322 fa si che l’atto di
destinazione patrimoniale possa servire a qualsiasi scopo lecito oppure non è corretto? Ci sono 3 posizione
che hanno come radice il privatistico e poi ne rimane 1 che ha come radice il pubblicistico. Gli interessi sono
o privati o pubblici, quindi o interessi privati che riguardano il singolo individuo oppure interessi pubblici
intesi o come interessi di cui è titolare l’ente pubblico oppure come interessi collettivi.

la destinazione patrimoniale può servire solo a realizzare interessi super individuali o può servire a
realizzare interessi privati? Il dubbio è quindi capire se il richiamo al 1322 sia fondato o meno. Alla fine del
paragrafo il professore 8 anni fa diceva che non era corretto assumere l’interesse meritevole di tutela del
2645 ter con lo stesso significato che ha assunto nella giurisprudenza all’art 1322. Quindi il professore
sosteneva che l’equazione interesse meritevole= lecito non convinceva molto perché il contratto tipico o
atipico che sia produce effetti solo tra le parti e allora finché io limito i miei diretti e assumo obbligazioni o
costituisco pesi diritti parziari sulla mia proprietà è perché l’ho voluto io. Le parti possono inventare
contratti che influiscono sulla sfera giuridica propria, e quindi dato che si tratta di regole autoimposte da
loro stessi nel senso che se le sono date loro allora è corretto ampliare la gamma all’interesse lecito.

Ma fare questa equazione tra 2645 ter non è corretto perché, quando l’atto di destinazione fatto in forma
pubblica viene trascritto sottrae ai creditori del destinante la garanzia patrimoniale sui quei beni e allora
vuol dire che si tratta di un atto che una volta trascritto produce degli effetti sfavorevoli e limitativi nei
confronti dei terzi creditori. Il destinante ha limitato la sua garanzia patrimoniale con quel gesto e quindi è
un danno per i creditori.

Es. il fondo patrimoniale che nasce per sostenere in bisogni della famiglia è stato usato dal 1975 nel 90 per
cento dei casi non per soddisfare i bisogni ma piuttosto per limitare la garanzia patrimoniale. Veniva infatti
usato dall’imprenditore o dal professionista per sottrarre i beni dai creditori dell’impresa o della
professione e quindi è stato talmente abusato che la giurisprudenza ha richiesto via via requisiti sempre
maggiori per non fare cadere l’istituto del fondo tanto da averlo quasi sostanzialmente annullato.

Destinare un bene quindi significa sottrarre un bene alla disponibilità e alla generalità dei creditori. Ma
allora questo atto ha effetti sfavorevoli nei confronti dei terzi quindi possiamo proprio dire che è sufficiente
che l’interesse sia lecito?

-tesi privatistico-individualistico: questa prima tesi diceva che si era corretto riferirsi a qualsiasi interesse
lecito anche totalmente individuale, il riferimento al secondo comma del 1322 è stato preso in senso
letterale e quindi un soggetto può destinare il proprio bene a qualsiasi interesse lecito. Anche se si tratta di
un interesse puramente personale e individuale che non ha alcuna rilevanza esteriore. Al professore questa
tesi non convinceva perché diceva “okay, tu puoi benissimo pattuire con un soggetto il diritto di usare il suo
terreno per la corsa campestre e quel soggetto dice tu mi paghi una cifra e tu usi questo spazio per
allenarti, si tratta di un vincolo che riguarda le parti ma i creditori di colui che ha assunto un obbligazione
inter partes di lasciare la controparte allenarsi i creditori possono aggredire quel bene, ma se quel soggetto
avesse vincolato ex. art 2645 ter all’allenamento del figlio e avesse trascritto quell’atto allora i creditori non
avrebbero più potuto far nulla”

-tesi privatistico-altruistica: ammette che l’interesse sia lo stesso individuato dall’art 1322 ma sottolinea il
fatto che non deve essere di carattere egoistico ma deve essere altruistico. Questa tesi nasce dal fatto che
nella norma 2645 ter c’è il riferimento ai disabili e alla pubblica amministrazione, come per voler dire di
vincolare l’esercizio di quel diritto per raggiungere uno scopo altruistico. L’obiezione è che l’egoismo e
l’altruismo non sono categorie giuridiche, piuttosto nel diritto si trovano distinzioni come interesse
individuale e interesse super individuale (cioè collettivo) e poi quelle tra l’interesse di natura patrimoniale e
non patrimoniale. Allora possiamo dire che ci sono atti ispirati da atteggiamento altruistico (ex. donazione)
ma l’interesse che sorregge quell’atto allora non è di natura economica anche se l’attribuzione è
economicamente rilevante. Quindi questa tesi non convince tanto perché se si dice che l’atto di
destinazione può essere usato per interessi non patrimoniali allora si limita moltissimo la sua utilità e quindi
sembrerebbe comparare l’atto di destinazione patrimoniale con la liberalità.

-tesi privatistica-costituzionale: compie il riferimento con interessi di qualsiasi natura anche individuale e
privata purché protetti a livello costituzionale. Ma questo non trova alcun riscontro sulla norma che parla di
atti di destinazioni di enti e persone fisiche perché dovrei costituzionalizzarlo? Ci sono altre forme di
destinazione (quando nasce un ente associativo) che non sono protetti costituzionalmente.

-tesi pubblicistica: compie il riferimento con i soli interessi pubblici solo perché nella norma c’è il
riferimento alle pubbliche amministrazioni.

Di fronte a queste 4 tesi, chi diceva interesse lecito, chi diceva interesse lecito ma non patrimoniale oppure
chi diceva interesse privato ma costituzionalmente protetto e infine chi diceva solo interesse pubblici, il
problema era chiarire come risolvere il dubbio e capire quali potevano essere i criteri per risolvere una tesi
o l’altra.

Alla fine il professore con i colleghi arrivò a dire che infondo bisogna trovare un qualcosa di specifico
nell’interesse meritevole del 2645 ter e non lo si può ridurre al mero interesso lecito dell’art 1322.

Non qualsiasi interesse può servire a vincolare un bene ma solo degli interessi qualificati e quindi la
meritevolezza viene assunta in senso stretto perché io vincolo il mio diritto a danno di altri interessi che
sono quelli dei creditori. Se io tutelo il tuo interesse ma contemporaneamente limito l’interesse altrui allora
dobbiamo fare una sorta di comparazione perché non è una regola che tocca solo le parti.

Quella volta al professore e ai suoi colleghi era parso che il modo migliore fosse andare a vedere
nell’ordinamento vigente (codice e leggi speciali) quali altri casi c’erano di destinazione patrimoniale.
Ovvero andiamo a vedere quando la legge consente un atto di destinazione opponibile ai creditori. Facendo
una ricerca molto banale si ritrovano una serie di norme, due sono già state citate ovvero il fondo
patrimoniale e i beni destinati ad uno specifico affare dell’impresa + i beni in comunione legale + i beni che
sono oggetto di sostituzione fede commissaria assistenziale (che è una disposizione testamentaria in cui si
dice “do i miei beni a Tizio che è incapace il quale li conserverà e poi li ritrasferirà a chi di lui abbia avuto
cura”). In questi casi abbiamo tutti interessi diversi, famigliari, di impresa. Questi interessi sono quelli per
cui l’ordinamento consente di destinare beni sottraendoli alla garanzia patrimoniale generale. La proposta
che si era fatta al tempo era quella di partire da questo catalogo di interessi che sono individuati dalla legge
negli ambiti sopra detti e quindi sono interessi tipici per i quali l’ordinamento consente la destinazione con
sottrazione ai creditori. Partiamo da quelli e diciamo che allora tutti gli interessi analoghi a questi potranno
giustificare i vincoli di destinazione patrimoniale. Se il fondo patrimoniale è previsto per la coppia sposata
allora il 2645 ter potrà soddisfare i bisogni della famiglia di fatto ovvero della coppia non sposata, stessa
cosa per la comunione legale. Si procede per analogia e quindi si cercano casi affini a quelli tipicizzati dalla
legge.

Questa operazione cercava di limitare l’effetto dannoso per i creditori che chiamiamo separazione
patrimoniale.

La norma fondamentale in tema di garanzia dei creditori è che il debitore risponde dei suoi debiti con tutti i
suoi beni presenti e futuri e allora questa norma presuppone che il patrimonio del debitore nel suo
complesso possa essere aggredito esecutivamente da tutti i creditori. Tutti i beni per tutti i creditori. Ma se
io ho 10 beni e comincio piano piano uno di essi a costituirlo in fondo patrimoniale o lo vincolo secondo la
norma dell’art 2645 ter e come se lo sottraessi ai miei 10 creditori e lo riservassi ad un solo creditore ovvero
quello che è divenuto tale in relazione all’atto di destinazione. Come se quei beni destinati fossero un
patrimonio più piccolo separato da quello grande e complessivo.

Quella volta si concluse in quel senso, per poter destinare dei beni a un determinato scopo separando quel
bene e sottraendolo alla generalità dei creditori bisogna che l’interesse perseguito sia un interesse che deve
in quale modo sporgere dal singolo cioè uscire in qualche modo dalla sfera individuale e avere delle
ricadute esterne. Allora non tutti gli interessi leciti sono sufficienti per garantire la destinazione e la
separazione patrimoniale.

Questi tesi era quella diciamo della meritevolezza e dell’interesse qualificato. Ma se io destino un bene ad
un interesse che è lecito ma non è abbastanza rilevante da consentirmi di incidere sulla sfera dei creditori
allora non potrò ottenere l’effetto della separazione. Quindi semplicemente la presenza o meno
dell’interesse lecito non impedirà che sorga qualche effetto ma semplicemente non saranno gli effetti di
separazione patrimoniale. Se io dico “destino il mio fondo al terrendo di allenamento della squadra A”
posso fare un contratto con la società sportiva dove si dice che il campo viene concesso a godimento per
giocare a calcio ma si tratta di effetti tra le parti infatti questo atto non sottrae il bene ai creditori. Ma se
invece di fare questo contratto il soggetto dice che destina il campo per far si che la squadra A si alleni e lo
trascrivo allora a quel punto l’ho sottratto al creditore. Se l’interesse è lecito ma non particolarmente
meritevole non è che l’atto diventi nullo ma se anche viene trascritto non può produrre quel determinato
effetto di separazione patrimoniale verso i terzi. Quell’atto in cui l’interesse è lecito ma non è
particolarmente meritevole anche se trascritto non è nullo e non è illecito può produrre anche qualche
effetto tra le parti ma non sottrae nulla ai creditori e non potrà essere opposto al terzo avente causa.

Il professore di recente si è allontanato da questi tesi perché nel 2015 una decreto legge ha introdotto nel
codice civile una nuova norma all’art 2929 bis.

La revocatoria: quando un debitore compie un atto di alienazione pregiudizievole e dannoso allora i


creditori possono agire in revocatoria, il creditore che ha ottenuto la revocatoria ha reso inefficace
quell’atto che ha fatto uscire il bene dal patrimonio del debitore per quel creditore è come se non avesse
prodotto effetti e quindi può agire esecutivamente sul bene alienato che non torna del debitore ma è del
terzo. Il creditore revocante ha diritto di pignorare il bene del terzo acquirente.

Alienazione del debitore al terzo, poi il creditore che agisce in revocatoria procede esecutivamente sul bene
alienato.

L’art 2929 bis rovescia la situazione infatti dice che quando il debitore compie un atto gratuito o impone un
vincolo di destinazione su un bene, il creditore che si assume danneggiato può direttamente agire su quel
bene e quindi pignorare quel bene anche senza prima agire in revocatoria, colui che aveva acquistato il
bene potrà opporsi e solamente poi in sede di giudizio allora si verificherà se c’erano i presupposti per la
revocatoria.

Il fatto che sia entrato in vigore questa norma ci fa dire che gli interessi dei creditori davanti ad un atto di
destinazione patrimoniale sono iper protetti e in maniera speciale.

Se la protezione dei creditori sta tutta quanta nel dopo ovvero nella possibilità di aggredire il bene vincolato
allora non c’è più ragione per richiedere una speciale meritevolezza dell’interesse che sorregge la
destinazione. Perché prima il creditore perdeva il bene e quindi l’interesse per cui si destinava il bene
doveva essere prevalente rispetto a quello del creditore, ma ora che i creditori sono protetti in modo
speciale non ha più senso perché non perdono più il bene e allora non ha senso limitare l’interesse e quindi
qualsiasi interesse lecito del disponente può giustificare la nascita del vincolo e quindi può essere posto a
base dell’atto di destinazione patrimoniale.

Alla fine destinare è qualcosa di meno che alienare perché si rimane proprietari e allora perché si dovrebbe
chiedere un interesse speciale? Ecco forse oggi questo pensiero può essere corretto anche perché dopo
l’entrata in vigore di quella norma nel 2015 il creditore è protetto persino di più. Non ha senso chiedere che
ci sia un interesse particolare quando destini un bene rimanendone proprietario se non viene chiesto
nemmeno nell’atto in cui invece lo alieni. Quindi l’art 1322 è un richiamo corretto.

Un patrimonio destinato è un insieme di beni (diritti di proprietà su quei beni) immobili o mobili registrati
che risulta essere separato dal patrimonio unitario del soggetto (considerato tale soprattutto ai fini della
garanzia patrimoniale) *.

*Il debitore risponde dei propri debiti con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Il patrimonio inteso in tal senso ovvero in modo unitario serve ai creditori per soddisfare i propri diritti nel
caso in cui il debitore non adempia spontaneamente alle proprie obbligazioni. Realizzare coattivamente un
diritto di credito significa che il creditore insoddisfatto chiede al giudice di condannare il debitore ad
adempiere e se il debitore non adempie a seguito della sentenza di condanna, allora il creditore può
apprendere i beni del suo debitore attraverso il procedimento di pignoramento facendo poi rivendere al
pubblico incanto oppure in forma anche più privata i beni appresi e soddisfarsi sul ricavato.

Un debitore vale quindi in funzione del suo patrimonio (infatti se il debitore vende l’unico bene che crea il
suo patrimonio generando un danno al creditore questo può agire in revocatoria). Se parliamo di
patrimonio separato o di patrimonio destinato stiamo parlando di un patrimonio a parte indirizzato ad un
unico scopo, ci possono essere delle situazioni previste dal codice oppure di solito lo può prevedere un
titolare mediante degli atti di destinazione specifica ad uno scopo. Nel codice ci sono esempi di atti di
destinazioni tipici dove quindi gli interessi che si perseguono sono già individuati dalla legge. Questa
destinazione porta con sé l’effetto della separazione. Quel patrimonio separato non serve più a garantire
tutti i creditori ma solo a garantire quei i creditori relativi ovvero coloro che diventano creditori in
occasione di quell’atto di destinazione (fondo patrimoniale--- il locatore che dà in locazione l’appartamento
in cui la famiglia vive ed è un creditore che nasce da un bisogno della famiglia ad avere un abitazione quindi
è considerato un creditore relativo alla destinazione)

Tra gli atti di destinazione tipici abbiamo parlato di fondo patrimoniale creato dai coniugi, patrimoni di
imprese destinati ad uno specifico affare e sostituzione fedecommissaria assistenziale.

Nel 2006 quando si introduce questa norma non si sta facendo riferimento ad uno specifico interesse già
individuati dalla legge. Si introduce allora un atto tendenzialmente generale per dire che chiunque può
compiere questo atto di destinazione per la persecuzione di interessi meritevoli di tutela e siamo arrivati a
dire allora che a seguito anche dell’introduzione dell’art 2929 bis che protegge il creditore dall’atto di
destinazione forse è possibile collegare quegli interessi meritevoli di tutela all’interesse lecito dell’art 1322.
Riflettendo anche sul fatto che l’atto di destinazione è qualcosa in meno rispetto all’atto di alienazione e
osservando che a seguito dell’introduzione di questa norma che consente al creditore prima di pignorare e
poi eventualmente in presenza di una opposizione di verificare la possibilità di una revocatoria, il creditore
risulta essere più protetto. Di fronte ad uno strumento di tutela cosi forte allora è evidente che non si può
più fare un esame relativo a quali interessi giustificano l’atto di destinazione e quindi non è più necessario
l’atto di comparazione tra l’interesse del destinante e l’interesse del creditore.

Abbiamo chiarito quale sia la funzione generale di questo strumento ora è necessario occuparsi della
struttura e degli effetti dell’atto di destinazione. Il creditore oggi è più tutelato di fronte ad un atto di
disposizione rispetto all’atto di alienazione.

L’atto di alienazione consiste nel trasferimento del diritto ad altri, questo esce dal patrimonio dell’alienante
ed entra nel patrimonio dell’acquirente. Alienare significa perdere la titolarità del diritto.

L’atto di destinazione considerata nel suo contenuto minimo necessario significa imprimere sul quel diritto
una finalità specifica. Il titolare di un diritto di proprietà può realizzare qualsiasi interesse lecito ma
destinare un diritto significo imprimere l’esercizio del diritto ad un determinato interesse, però il soggetto
che compie l’atto di destinazione di regola rimane ugualmente proprietario. Scegliere un interesse nella
gamma possibile ed indirizzare l’esercizio del diritto.

Atto di destinazione nell’art 2645 ter è analizzabile dal punto di vista della sua struttura. Si possono
intendere due cose quando si parla di struttura nell’ambito di un atto di autonomia privata: come è fatto
quell’atto (cioè indagare se si tratta di atto unilaterale, bilaterale, che forma richiede, quali sono i contenuti
ecc.) oppure in senso più ampio si cercano di spiegare gli effetti dell’atto. Guardiamo da un lato la struttura
in senso stretto e dall’altro gli effetti che esso produce e quindi le sue conseguenze giuridiche.

In questa seconda parte del saggio dedicato alla struttura e agli effetti c’è una teoria che sfuggiva ai più.
Nella norma l’atto viene definito come un atto concluso in forma pubblica con cui il soggetto destina un
proprio bene immobile o mobile registrato a realizzare un interesse meritevole di tutela. La norma continua
dicendo che l’atto può essere trascritto (sistema di pubblicità dichiarativa). Può essere trascritto per
rendere opponibile ai terzi il vincolo di destinazione. C’è un atto pubblico che ha come contenuto la
destinazione di un diritto alla realizzazione di un fine e che una volta compiuto può essere trascritto al fine
di rendere opponibile ai terzi il vincolo di destinazione.

Ci sono 3 tipi di pubblicità: pubblicità notizia che serve solo a portare a conoscenza i terzi di un atto,
pubblicità dichiarativa che serve a rende opponibile ai terzi l’effetto degli atti e poi c’è la pubblicità
costitutiva che serve a far nascere gli effetti dell’atto (iscrizione dell’ipoteca).

Quando si dice rendere opponibili gli effetti dell’atto si sta parlando di trascrizione dichiarativa. Allora io
vendo un immobile o dono un immobile e quindi compio un atto di disposizione di bene immobile e gli
effetti si producono dal momento del consenso e quindi la proprietà è già passata, la trascrizione mi serve a
rendere opponibile ai terzi quell’effetto e quindi impedire che questi possano vantare diritti equivalenti
rispetto al mio acquirente (nella doppia alienazione immobiliare a far salvo l’acquisto è colui che ha
trascritto prima l’atto). La formula della norma dove si dice “l’atto di trascrizione rende opponibile il
vincolo” ha fatto pensare alla dottrina che fosse un tipo di pubblicità dichiarativa come nel caso di una
compravendita, cioè ha fatto pensare che l’atto di destinazione già in sé avesse prodotto un effetto e fatto
nascere il vincolo e poi solo la trascrizione servisse per renderlo opponibile ai terzi.

Ma il vincolo è una modificazione funzionale della proprietà che fa si che quel bene sia destinato ad uno
specifico interesse e che ha come riflesso e conseguenza il fatto che quel bene viene isolato dal restante
patrimonio e dei suoi creditori solo quelli relativi all’atto di destinazione possono aggredirlo
esecutivamente.

Il vincolo è una modificazione giuridica della proprietà che ha dei riflessi sulla sfera dei terzi, ma se io facessi
un vincolo di destinazione non trascritto quali effetti si potrebbero produrre sui terzi? Io dico “voglio
destinare al laboratorio per la ricerca dei disabili questa villa di cui sono proprietario ma non voglio che
l’atto si trascriva” allora che cosa succede? Questo vincolo non lo posso far valere nei confronti dei creditori
perché rimane solo un’autodeterminazione della proprietà.

L’uso del termine per rendere opponibile ai terzi il vincolo ha ingannato gli interpreti pensando che il
vincolo venisse prima della trascrizione ma non è così perché in assenza della trascrizione quel vincolo non
esiste come effetto forte ma esiste come assunzione di un obbligo e non può essere opposto i creditori. I
creditori che non trovano trascritto il vincolo possono agire. Allora in realtà la trascrizione dell’atto di
destinazione è una forma di pubblicità costitutiva e invece l’atto di destinazione non trascritto non fa
nascere alcun vincolo di destinazione e quindi non ottiene quegli effetti forti che sono previsti dalla norma e
che non a caso la norma dice “possono essere trascritti per rendere opponibile il vincolo ai terzi e per
renderlo opponibile ai creditori”.

Cosa c’è come contenuto minimo in un atto di destinazione?

-individuare un diritto su un bene mobile registrato o immobile -individuazione del patrimonio (si parla di
beni immobili o mobili registrati perché è una norma inserita nell’ambito della trascrizione che ha per
oggetto gli atti dispositivi su diritti riguardanti beni immobili o beni mobili registrati)

-individuare un interesse meritevole di tutela – individuazione del fine

Ex. atto di fondazione che ha come contenuto minimo l’individuazione di un patrimonio e l’individuazione
dello scopo poi però in essa si crea un’organizzazione in virtù della cui esistenza vi è poi un riconoscimento
di soggettività giuridica.

Quando ci sono questi due aspetti ovvero questo nucleo ci dovrebbe essere tutto, ma non è proprio così, è
sufficiente per dire come si realizzerà la destinazione? Accanto a questo contenuto minimo deve essere
prevista di regola una serie di norme di autonomia privata che servono a regolare l’attività di realizzazione
di quell’interesse e della destinazione. In assenza ci sarà l’interpretazione del giudice. Se è vero che la
destinazione è sempre uguale a sé stessa ovvero composta di quei due elementi ci sono però molti diversi
modelli di atti di destinazioni. Quindi la struttura dell’atto può cambiare non tanto perché cambia il modo di
destinare ma perché può esserci tutto attorno una serie di regole diverse che servono a realizzare
concretamente il fine cosi individuale. Ci sono 3 modelli fondamentali sull’atto di destinazione:

Destinazione pura: destino il bene e ne conservo la titolarità e la proprietà. Quindi il bene rimane mio ma lo
ho destinato a realizzare un interesse meritevole di tutela che appartiene di regola al beneficiario. C’è
sempre qualcuno che trae dei vantaggi da quella destinazione, il soggetto beneficiario nel caso più semplice
è diverso rispetto a colui che ha compiuto la destinazione. Vado a destinare il bene senza privarmi della
proprietà del bene “Destino la villa al mare per i prossimi 15 anni in favore dei minori disabili ospiti
dell’istituto”. Questo è un atto di destinazione dove si individua il bene lo scopo e anche la durata, fa
nascere dei diritti in capo al beneficiario (colonia di bambini disabili). Chi farà valere il diritto dei minori
disabili di poter andare due mesi all’anno nella villa? Lo farà valere probabilmente l’istituto pubblico.
Accanto alla funzionalizzazione della proprietà poi ci sono una serie di altre situazioni giuridiche strumentali
che servono a realizzare il fine, in questo caso per esempio il diritto di godimento (diritto di godimento di
natura personale, può usare il bene gratuitamente), ma chi ha effettuato la destinazione dovrà continuare
ad essere obbligato affinché quell’interesse si realizzi. Quindi in questo caso abbiamo la destinazione ma
non il trasferimento di proprietà.
Destinazione con trasferimento: destino il bene e lo trasferisco al beneficiario. Destino ad attività
assistenziale per i disabili questo immobile e lo trasferisco all’istituto che cura i disabili. Quindi in questo
caso c’è il vincolo della proprietà e quindi la funzionalizzazione di essa ma anche una alienazione ovvero un
trasferimento al beneficiario. Questo acquista il bene gravato dal vincolo nel senso che il beneficiario è
anche tenuto al vincolo e soggetto al vincolo e quindi sicuramente ne trae i vantaggi ma è anche tenuto a
rispettarlo perché ha acquistato una proprietà indirizzata. La proprietà può essere usata dal beneficiario
solo ai fini di realizzare quell’interesse individuato.

Destinazione all’interesse del beneficiario ma poi o trasferisco al terzo incaricato: destino un bene
all’interesse di un beneficiario senza però trasferirlo a lui ma piuttosto ad un terzo incaricato di gestirlo e
realizzare la destinazione. Trasferisco la proprietà di un mio complesso immobiliare che è tutto dato in
locazione ad un certo gestore affinché lo mantenga affittato e destini tutto il reddito detraibile salvo il
proprio compenso a finanziare l’istituto per i disabili. Quindi c’è uno schema trilaterale. Disponente,
beneficiario e terzo gestore che acquista la proprietà solo al fine di realizzare la destinazione.

I ruoli all’interno dell’atto di destinazione sono tre ovvero quello di disponente, beneficiario che sono
necessari e poi abbiamo il ruolo di un terzo gestore che è eventuale. C’è uno strumento giuridico che viene
molto utilizzato negli ordinamenti di common law al fine di gestire le proprietà sia durante la vita sia a
scopo successorio--- Trust: disponente che trasferisce il patrimonio ad un gestore e che poi lo ritrasferisca
ad un terzo oppure lo mantenga per la realizzazione di determinati scopi. Qualcuno ha detto che il 2645 ter
introduce nell’ordinamento italiano un frammento di trust.

Come si possono combinare tra loro questi ruoli?

- Il disponente è anche beneficiario dell’atto: atto di auto destinazione, compio un atto di


destinazione per realizzare un mio interesse meritevole di tutela. Un proprietario che realizza un
qualsiasi interesse, potrebbe esso aver interesse ad individuarne uno specifico? Si lo può fare come
per esempio nel fondo patrimoniale. Un disabile potrebbe ricevere in eredità un’azienda che non
ha la minima capacità di gestirla e allora decide di destinare questo immobile a far fronte ai bisogni
della vecchiaia ma lo trasferisco ad un terzo gestore.
- Il disponente gestore: il disponente potrebbe essere anche il gestore perché realizza un interesse
specifico a favore del beneficiario.
- Il gestore può essere beneficiario: vincolo un bene e poi lo trasferisco al beneficiario e lui lo
acquista vincolato.

Ci sono varie combinazioni ma una non si può realizzare ovvero la somma di tutti e tre i ruoli in un unico
soggetto. Un soggetto non può essere al tempo stesso destinante gestore e beneficiario. Questo per un
motivo tecnico, perché se io destino un bene, lo gestisco io per realizzare un mio interesse meritevole di
tutela allora vuol dire che la destinazione in questo caso non serve per realizzare un interesse meritevole
ma serve solo a sottrarre quel bene ai creditori. È chiaro che sommare insieme i tre ruoli è come creare una
separazione fittizia. La combinazione dei ruoli è possibile ma non è mai possibile la riunione dei tre ruoli in
capo ad uno.

La struttura dell’atto di destinazione è unilaterale se si tratta di un atto di destinazione in senso stretto, se


consiste nell’imprimere sulla proprietà la destinazione ad un certo interesse senza alienazione allora è un
atto di alienazione. Se però avviene il trasferimento del bene destinato si ha una alienazione ed è questo
l’atto bilaterale non però l’atto di destinazione in sé che rimane comunque unilaterale.

Questo lo si vede dalle modalità con cui l’atto di destinazione viene trascritto.

Quando c’è il trasferimento del diritto la trascrizione si fa contro il venditore e a favore dell’acquirente
mentre la trascrizione dell’atto di destinazione si fa solo contro il destinante perché mostra il vincolo
impresso alla sua proprietà e questa è una interpretazione avvallata dalla conservatoria dei registri
immobiliari e ormai è prassi.

Se io ho un atto di destinazione con trasferimento ci sarà anche una trascrizione a favore di chi acquista la
proprietà destinata ma non sarà fatta ai sensi dell’art 2645 ter e mai hai sensi dell’art 2643 cioè quello che
prevede che un trasferimento debba essere trascritto contro e a favore. Allora ci saranno due diverse
trascrizioni, la prima contro il destinante ex art 2645 e la seconda dal destinante al beneficiario che sarà
fatta ai sensi dell’art 2643. Quella che riguarda il vincolo però è solo quella fatta contro colui che imprime il
vincolo.

C’è qualcuno che si è chiesto: la destinazione è una causa sufficiente di attribuzione patrimoniale?

Qualsiasi tipo di modificazione giuridica con cui il patrimonio di un soggetto viene incrementato deve avere
un suo perché ovvero una sua causa. Il nostro ordinamento si fonda sul principio causalistico quindi tutti gli
atti che spostano diritti devono essere soggetti a requisiti di forma e struttura ma anche devono esprimere
una causa e quindi una ragione di quell’atto. Se io trasferisco un bene affinché si realizzi la destinazione,
quindi vincolo il bene e poi lo trasferisco, questo trasferimento è sorretto dalla causa destinatoria? La
destinazione è sufficiente a sorreggere causalmente quell’atto di trasferimento? perché non si tratta di una
donazione e nemmeno una compravendita ma piuttosto è un trasferimento al fine di realizzare una
gestione ma anche nel caso del beneficiario quella non è solo una donazione ma io voglio dargli un bene
perché so che egli è in grado di realizzare l’interesse. C’è un vantaggio per il beneficiario ma non c’è solo
una causa di liberalità. La risposta alla domanda è affermativa, anzi è una nuova causa (causa destinatoria)
che si aggiunge a quello di scambio, di liberalità, il conferimento per uno scopo comune.

Il vincolo non limita le possibilità di disposizione di quel bene perché io posso trasferirlo al terzo ma
ricordandomi l’effetto dell’opponibilità ai terzi.

I due effetti forti (oltre alla limitazione d’uso) che la norma cita:

- Opponibilità ai terzi: il terzo che subentra nella titolarità del bene, quindi vuol dire che il bene
destinato può circolare ma circola con il vincolo. La particolarità di questo vincolo è che non è un
vincolo distinto dalla proprietà ma è semplicemente un limite del diritto mio, infatti è questo il
limite che si pone al terzo acquirente quindi il vincolo deve essere garantito anche dal terzo
acquirente. Il vincolo non è un rapporto di debito credito tendenzialmente quindi il terzo non è che
diventi debitore. Quando c’è un rapporto in cui c’è qualcuno che ha diritto a qualcosa e qualcuno
che deve compiere qualcosa si dice che il diritto viene fatto valere da chi è il legittimato attivo e
viene fatto valere nei confronti di chi è legittimato passivo. L’opponibilità del vincolo può essere
descritta in tal modo cioè il terzo subentra nella legittimazione passiva di tutti gli strumenti che si
possono far valere per realizzare la destinazione. La norma dice che per realizzare e attuare la
destinazione è legittimato ad agire chiunque vi abbia interesse. Le situazioni che accompagnano il
vincolo sono diverse. La legittimazione diffusa si capisce perché è vero che l’esercizio del diritto di
proprietà viene indirizzato ad un interesse ma questo può essere anche diffuso e quindi non c’è un
beneficiario specifico, quindi per ottenere la realizzazione di quel interesse chiunque può agire.
Tutti questi vari soggetti che hanno la possibilità di agire possono farlo nei confronti di colui che ha
compiuto l’atto di destinazione ma anche nei confronti di colui che sarà un eventuale acquirente.
- Separazione patrimoniale nei confronti dei creditori: i creditori non possono agire esecutivamente
nei beni vincolati a meno che il loro credito non nasca dall’atto di destinazione.

La struttura e gli effetti dell’atto di destinazione hanno posto dei problemi. Per quanto riguarda la struttura
dell’atto abbiamo affrontato la questione della unilateralità e della bilateralità e abbiamo spiegato perché si
tratta di un atto unilaterale. Per quanto riguarda gli effetti sono stati individuati due effetti forti ovvero
l’opponibilità ai terzi e la separazione patrimoniale. Sull’opponibilità abbiamo chiarito che la trascrizione
dell’atto non è dichiarativa ma è costitutiva ciò vuol dire che il vincolo non produce quei due famosi effetti
prima della trascrizione ma piuttosto nasce con la trascrizione.

È possibile costituire un vincolo di destinazione con testamento? Il testamento è un atto unilaterale come
l’atto di destinazione, il testamento ricevuto in forma pubblica è consono per creare un atto di destinazione
che richiede la forma pubblica.

Il vincolo di destinazione può venire meno ma solo con il consenso del beneficiario. Si applica un principio
generale per cui la sfera giuridica altrui non si può mai toccare né in positivo né in negativo. Posso
incrementare la sfera giuridica altrui in positivo ma anche laddove questo accada l’atto incrementativo è
sempre soggetto all’eventuale rifiuto di chi ne sta beneficiando. Mentre negli atti che impongono obblighi e
doveri e quindi peggiorino la sfera giuridica altrui è richiesto il consenso e l’accettazione unilaterale.

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