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No.

2 Settembre 2009

“I MACCHIAIOLI”

1
MOSTRE
CONFERENZE
DISPENSE DIDATTICHE
DOSSIER - STAMPA

UN’INIZIATIVA NATA DAL LAVORO CONGIUNTO

TRA IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E IL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI

GLI ORGANIZZATORI E I CURATORI SCIENTIFICI DELLA MOSTRA “I MACCHIAIOLI. MAESTRI DEL REALISMO ITALIANO” SONO

CRISTINA ACIDINI, FRANCESCA DINI, FRANCESCA GIAMPAOLO, ANNAMARIA GIUSTI, LAURA MORI

LE SCHEDE PUBBLICATE SU OF SONO A CURA DI

SIMONELLA CONDEMI, FRANCESCA DINI, FRANCESCA GIAMPAOLO, SILVIA LA ROSSA, ALESSANDRA RAPISARDI

FOTOGRAFIE
GABINETTO FOTOGRAFICO DELLA SOPRINTENDENZA SPECIALE PER IL P.S.A.E E PER IL POLO MUSEALE DELLA CITTÀ DI FIRENZE
ARCHIVIO FOTOGRAFICO GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI ROMA
ARCHIVIO FOTOGRAFICO DIREZIONE MUSEI COMUNALI DEL COMUNE DI FIRENZE
ARCHIVIO FOTOGRAFICO MUSEO CIVICO GIOVANNI FATTORI
ARCHIVIO FOTOGRAFICO GALLERIA D’ARTE MODERNA. COMUNE DI VERONA
ARCHIVIO FOTOGRAFICO MUSEO DON GIOVANNI VERITÀ MODIGLIANA
ARCHIVIO FOTOGRAFICO FONDAZIONE CASSA DEI RISPARMI DI FORLÌ
ARCHIVIO FOTOGRAFICO ENTE CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE
ARCHIVE OF PIERO DINI, MONTECATINI TERME

GRAFICA ED IMPAGINAZIONE FEDERICI & MOTTA SRL


MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
DIREZIONE GENERALE DIREZIONE GENERALE
PER LA PROMOZIONE E LA COOPERAZIONE CULTURALE PER IL PAESAGGIO, LE BELLE ARTI, L'ARCHITETTURA E L'ARTE CONTEMPORANEE

FRANCESCO MARIA GRECO ROBERTO CECCHI


DIRETTORE GENERALE DIRETTORE GENERALE

MAURO MARSILI ANTONELLA FUSCO


CAPO UFFICIO II

REDAZIONE
ISABELLA CIANFARANI
REDAZIONE
COORDINAMENTO
ADRIANA ARCANGELI
COORDINAMENTO GIUSEPPINA ARRU
RITA BERNINI
GINA GIANNOTTI PATRIZIA DE SOCIO
LAURA FORESTA

UFFICIO STAMPA UFFICIO STAMPA


ALESSANDRO RUGGERA CRISTIANO BRUGHITTA
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I DAT T I C A S U “I M AC C H I A I O L I ”

OFFICINE INTERNAZIONALI È UN’INIZIATIVA CHE RAPPRESENTA IL FELICE RISULTATO DELL’INCONTRO TRA CONTENUTI TRADIZIONALI STO-
RICO/ARTISTICI E LE PIÙ MODERNE FORME DI COMUNICAZIONE E DIFFUSIONE DEL SAPERE E DELLA CONOSCENZA. NELLO STESSO TEMPO,
È UNO DEGLI ESITI TANGIBILI RAGGIUNTI DALLA RAFFORZATA COLLABORAZIONE TRA IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ED IL MINISTERO PER
I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI PER LA PROMOZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL’ESTERO, SECONDO GLI INTENTI DEL MEMORANDUM FIR-
MATO DAI MINISTRI FRANCO FRATTINI E SANDRO BONDI NELL’ESTATE DEL 2008.

OFFICINE INTERNAZIONALI SONO VERI E PROPRI “QUADERNI DIGITALI” A CARATTERE MONOGRAFICO, SU TEMI RITENUTI DI INDUBBIO E LARGO
INTERESSE, CHE VERRANNO, DI VOLTA IN VOLTA, RESI DISPONIBILI ON-LINE PER UN’UTILIZZAZIONE IMMEDIATA DA PARTE DELLA RETE ESTERA.
CONCEPITI COME STRUMENTI DIDATTICI, QUESTI “QUADERNI” SI AFFIANCANO ALLO SVOLGIMENTO DI GRANDI EVENTI ARTISTICI INTERNA-
ZIONALI OPPURE SI PROPONGONO DI FORNIRE SPUNTI DI RIFLESSIONE E APPROFONDIMENTO INTORNO AGLI ARGOMENTI TRATTATI, CON
L’OBIETTIVO DI ESPRIMERE AL MEGLIO ED EVIDENZIARE LE COMPETENZE DI ENTRAMBI I MINISTERI, RISPETTIVAMENTE, NEL SETTORE DELLA VA-
LORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO E IN QUELLO DELLA PROMOZIONE CULTURALE ALL’ESTERO.

LA QUALITÀ DEI TESTI – CARATTERIZZATI DA UNA STESURA ACCURATA E DALLA DOVIZIA DEI PARTICOLARI - SI ACCOMPAGNA SEMPRE ALLA COM-
PRENSIBILITÀ DEL LINGUAGGIO UTILIZZATO ED ALL’AGILITÀ DELLA LETTURA, CARATTERISTICHE CHE FANNO DI QUESTI “QUADERNI” UNO
STRUMENTO DIDATTICO FONDAMENTALE ANCHE PER QUANTI SI ACCOSTANO ALL’ARTE PER LA PRIMA VOLTA. LA TRADUZIONE DA PARTE DEI
DOCENTI DI ITALIANO E DEGLI STUDENTI SAREBBE UN’ALTRA DELLE LORO POSSIBILI UTILIZZAZIONI DIDATTICHE, OLTRE CHE UN MODO PER
DAR VITA - PARTENDO DALL’ORIGINALE - AD UN TESTO BILINGUE CHE NE ALLARGHEREBBE LA FRUIZIONE AI TANTI STRANIERI CHE AMANO LA
STORIA DELL’ARTE ITALIANA MA NON POSSEGGONO ADEGUATI STRUMENTI LINGUISTICI PER POTER ACCEDERE A TESTI IN LINGUA ITALIANA.

L’AUSPICIO È CHE QUESTE “OFFICINE INTERNAZIONALI” TROVINO UNA CONCRETA UTILIZZAZIONE PRESSO LA RETE ESTERA, DIVENTANDO LO
STRUMENTO PER LA PRODUZIONE DI MOSTRE “LEGGERE”, PER LA REALIZZAZIONE DI CARTELLE STAMPA, PER LA REALIZZAZIONE DI SERATE TE-
MATICHE E PER TUTTE QUANTE QUELLE ATTIVITÀ CHE, NEL LORO INSIEME, ESPRIMONO LA VITALITÀ QUOTIDIANA DELLE NOSTRE ISTITUZIONI
CULTURALI ALL’ESTERO.

ROBERTO CECCHI FRANCESCO MARIA GRECO


DIRETTORE GENERALE DGPBAAC DIRETTORE GENERALE DGPCC
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I DAT T I C A S U “I M AC C H I A I O L I ”

INDICE

1. I MACCHIAIOLI: LE TECNICHE ARTISTICHE ............................................................................6

2. I LUOGHI DEI MACCHIAIOLI ..................................................................................................8

3. CURIOSANDO TRA LE OPERE – SELEZIONE TRA LE OPERE PIÙ EMBLEMATICHE ......................12

4. CONTESTO SOCIO CULTURALE LETTERARIO – PERCORSI DIDATTICI

IN AULA CON I MACCHIAIOLI ............................................................................................42

5. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE ....................................................................................................48


OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

I MACCHIAIOLI: LE TECNICHE ARTISTICHE

LA RICERCA OSTINATA DI UNA MAGGIORE ADERENZA DEL LINGUAGGIO ESPRESSIVO ALLA REALTÀ ATTRAVERSO LA SPERIMENTAZIONE EFFETTUATA
CON STRUMENTI PITTORICI NUOVI, LA VOGLIA DI RIVOLUZIONARE UN PANORAMA NAZIONALE LEGATO ALL’INSEGNAMENTO DELLA PITTURA NELLE AC-
CADEMIE, CHE ADDESTRAVA A DIPINGERE ALLA MANIERA DEI GRANDI MAESTRI DEL PASSATO SENZA RIVOLGERSI ALL’OSSERVAZIONE DELLA REALTÀ, SONO
ALLA BASE DELLE PRIME RICERCHE DEL GRUPPO DI ARTISTI CHE TRA IL 1855 E IL 1860 IN TOSCANA INTUIRONO PRIMA DEGLI ALTRI L’IMPORTANZA DI
DESCRIVERE TEMI DELLA VITA QUOTIDIANA CONTEMPORANEA E DI STUDIARE DAL VERO GLI EFFETTI DELLA LUCE SULLE COSE E SULLE PERSONE.

SU QUESTE ISTANZE COMUNI A MOLTI ARTISTI A LIVELLO MONDIALE, SI INCARDINÒ LA FORTE TRADIZIONE ARTISTICA NAZIONALE ITALIANA, IN PAR-
TICOLARE FIORENTINA E TOSCANA, LEGATA AL DISEGNO E ALL’EREDITÀ DEL RINASCIMENTO, E SI AGGIUNSERO I VALORI MORALI E IDEALI, NONCHÉ
LE ASPIRAZIONI PATRIOTTICHE DELLE CLASSI ITALIANE PIÙ CULTURALMENTE ELEVATE. DI QUESTO GRUPPO DI ARTISTI PROGRESSISTI CHE SI RIUNIVA A
FIRENZE AL CAFFÈ MICHELANGELO FACEVANO PARTE, OLTRE AI TOSCANI SIGNORINI BORRANI SERNESI FATTORI CECIONI BANTI, ANCHE GIUSEPPE
ABBATI NAPOLETANO, GIOVANI BOLDINI FERRARESE, SILVESTRO LEGA ROMAGNOLO, VITO D’ANCONA PESARESE E I DUE VENETI VINCENZO CABIANCA
E FEDERICO ZANDOMENEGHI. IL VERONESE CABIANCA, CHE AVEVA STUDIATO ALL’ACCADEMIA DI VENEZIA, COMINCIA A SPERIMENTARE UNA PITTURA
LEGATA ALLO STUDIO DELLA LUCE, CHE SFOCIA IN UN USO MOLTO LIBERO DEI CONTRASTI LUMINOSI E AD UNA STESURA MOLTO RAPIDA DEL CO-
LORE. L’UTILIZZO DELLA “MACCHIA”, NON FU QUINDI UNA INVENZIONE DEL GRUPPO DEL CAFFÈ MICHELANGELO, MA PIUTTOSTO UN RIUTILIZZO DELLA
TECNICA DI GIORGIONE E TIZIANO, CHE LAVORAVANO CON STESURE RAPIDE E POCO PRECISE DEL COLORE, SENZA DISEGNO PREPARATORIO, CON-
TRASTANDO I COLORI, SOVRAPPONENDO CHIARI E SCURI. ADRIANO CECIONI, TEORICO E CRITICO CON DIEGO MARTELLI DEL MOVIMENTO DEI MAC-
CHIAIOLI, DEFINIVA LA PITTURA DI “MACCHIA”CAPACE DI “RENDERE LE IMPRESSIONI CHE (GLI ARTISTI) RICEVEVANO DAL VERO COL MEZZO DI MAC-
CHIE DI COLORI DI CHIARI E DI SCURI”. IL MOVIMENTO DEI MACCHIAIOLI NASCE DI FATTO NEL 1856; AFFERMANDO CHE LA FORMA DELL’OGGETTO
NON È CREATA DAL SUO PROFILO MA DAL RIMBALZO DELLA LUCE CHE, COLPENDOLO ARRIVA AI NOSTRI OCCHI SOTTOFORMA DI COLORE. COM-
PONENDO PERCIÒ I COLORI SULLA TAVOLOZZA E RIPORTANDOLI A “MACCHIE ACCOSTATE” LE UNE ALLE ALTRE SULLA TELA, SARÀ POI L’OCCHIO DEL-
L’OSSERVATORE A MESCOLARLI NELLA SUA RETINA E AD OTTENERNE GLI EFFETTI DESIDERATI. LA TECNICA MACCHIAIOLA SARÀ L’INCUBATRICE DI QUELLA

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OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

PITTURA CHE DI LÌ A POCO RIVOLUZIONERÀ IL MONDO DELL’ARTE: INFATTI FREQUENTI SONO LE VISITE A PARIGI DEI COMPONENTI IL GRUPPO CHE
DESTA L’ATTENZIONE DEI PIÙ GRANDI ESPONENTI DELLA PITTURA FRANCESE DEL PERIODO. I MACCHIAIOLI PREDILIGEVANO LA PITTURA DI PAESAG-
GIO, POICHÉ AVEVANO LETTO L’ARTICOLO DEI FRATELLI DE GONCOURT SULL’ESPOSIZIONE UNIVERSALE DEL 1855 A PARIGI, E NE AVEVANO RICAVATO
CHE “IL PAESAGGIO È LA VITTORIA DELL’ARTE MODERNA”. ANCHE SU PRESSIONI DI DOMENICO MORELLI, GIOVANE PITTORE NAPOLETANO GIUNTO
A FIRENZE CON LA COLONIA DEI FUORIUSCITI DAL REGNO BORBONICO E FREQUENTATORE DEL CAFFÈ, A CUI I MACCHIAIOLI RICONOSCEVANO UN
PRIMATO NELLA PITTURA, LO STUDIO DEL COLORE VENEZIANO, IN ANTITESI CON LA TRADIZIONE DEL DISEGNO E DELL’ACCADEMIA FIORENTINA DI-
VENNE UN IMPORTANTE CAMPO DI STUDIO PER I MACCHIAIOLI. SIGNORINI E D’ANCONA ANCHE SU INCORAGGIAMENTO DEGLI AMICI DEL CAFFÈ
MICHELANGELO, SI RECARONO NEL 1856 PER TRE MESI A VENEZIA PER STUDIARE LA PITTURA TONALE. GIÀ DELACROIX SUL JOURNAL AVEVA MOSTRATO
PROFONDA AMMIRAZIONE PER PAOLO CALIARI IL VERONESE, PITTORE CHE DURANTE IL NEOCLASSICISMO ERA STATO ACCUSATO DI SCARSA ADERENZA
ALLA REALTÀ NELLE SUE RAPPRESENTAZIONI STORICHE, MA LA CUI CAPACITÀ NEL TRATTARE IL COLORE ERA INDUBBIA.

DA QUEL VIAGGIO VENEZIANO E DALLO STUDIO DELLA PITTURA DEGLI ANTICHI MAESTRI SOPRATTUTTO SIGNORINI RICAVÒ CHE LO STUDIO DEL
VERO, RESO ATTRAVERSO LA TECNICA DELLA “MACCHIA” FOSSERO IL RIVOLUZIONARIO MODELLO DA SEGUIRE, IN QUESTO IMITATO DAGLI ALTRI MAC-
CHIAIOLI, CHE SI DEDICARONO AD UNA FASE DI SPERIMENTAZIONE APPLICATA SIA AI SOGGETTI (VITA QUOTIDIANA, PAESAGGIO) SIA A NUOVE ME-
TODOLOGIE COME L’USO DELLO SPECCHIO NERO, CHE PERMETTEVA DI STUDIARE “LA MACCHIA” IN MODO RAVVICINATO. LA SECONDA FASE DELLA
PITTURA MACCHIAIOLA È QUELLA CARATTERIZZATA DAGLI STUDI SULLA LUCE, E COMINCIA INTORNO AL 1861, ANNO DELLA ESPOSIZIONE NAZIO-
NALE A FIRENZE, CHE DETTE L’OCCASIONE AGLI ARTISTI DEL CAFFÈ MICHELANGELO DI CONFRONTARSI CON LE ALTRE SCUOLE ITALIANE.

FU IN QUELL’ESTATE CHE DIEGO MARTELLI MISE A DISPOSIZIONE DEI SUOI AMICI PITTORI LA SUA CASA DI CAMPAGNA A CASTIGLIONCELLO, E IL
PAESAGGIO PRIMITIVO E LA VEGETAZIONE, LA VISTA DEL MARE CHE SI GODEVA DA QUEL SITO FURONO GLI AMBIENTI NATURALI CON CUI QUASI TUTTI
I PITTORI MACCHIAIOLI, A TURNO E IN GRUPPO RESIDENTI A CASTIGLIONCELLO, SI MISURARONO PER MOLTI ANNI, STUDIANDO LA LUCE, MA LAVO-
RANDO ANCHE SUL DISEGNO, COSTRUENDO COMPOSIZIONI CHE INDAGAVANO NON SOLO IL PAESAGGIO, MA ANCHE L’INTIMITÀ CASALINGA DI
AMICI E CONOSCENTI, CON UNO SFONDO ETICO E MORALE NELLE DESCRIZIONI DEI LAVORI DOMESTICI.

RITA BERNINI

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I “LUOGHI” DEI MACCHIAIOLI

LA CAMPAGNA TOSCANA NELLE SUE MOLTEPLICI SFACCETTATURE È IL LORO BISOGNO DI RINNOVAMENTO DEL MEZZO TECNICO ED
UNO DEI TEMI PREDILETTI DEI MACCHIAIOLI, AFFASCINATI SIA DAL PAE- ESPRESSIVO PORTAVA QUESTI ARTISTI AD INDAGARE E RAFFINARE LO
SAGGIO ASSOLATO E FORTE DI CASTIGLIONCELLO, SIA DALLA QUIETE STRUMENTO DELLA “MACCHIA” CHE ASSUMEVA SEMPRE PIÙ UN VALORE
DOMESTICA DELLA SEMIURBANA PIAGENTINA. CHIAROSCURALE E TONALE PORTANDO AD UNA RIFLESSIONE MOLTO
COMPLESSA SULLA DIALETTICA LUCE-OMBRA. APPARIVANO TUTTE DA
IN QUESTI LUOGHI DELLA TOSCANA CONFLUIRONO ARTISTI DA
ESPLORARE LE POTENZIALITÀ DI QUESTA TECNICA CHE NELLA RAPPRE-
OGNI PARTE DELL’ITALIA CHE SI UNIRONO AI FIORENTINI SIGNORINI,
SENTAZIONE DEL REALE RIUSCIVA A DARE ALL’OPERA UNA LUMINOSITÀ
BANTI, CECIONI, FRA QUESTI IL FERRARESE BOLDINI, POI ALTRI COME IL
NUOVA; COSÌCCHÉ, SENZA TRADIRE L’OBIETTIVO PRIMARIO CHE SI
VERONESE CABIANCA E IL LIVORNESE FATTORI.
ERANO POSTI: UNA DESTINAZIONE SOCIALE DELL’ARTE, ESSI CERCA-
I MACCHIAIOLI DIPINSERO QUESTE TERRE COGLIENDONE LE INFI- VANO NELLA REALTÀ CIRCOSTANTE, NEL PAESAGGIO E NEL QUOTI-
NITE GRADAZIONI DI COLORI CHE, A SECONDO DELLE ORE, DELLE DIANO IL MOTIVO CHE ACCENDESSE LA FANTASIA POETICA.
GIORNATE E DELLE STAGIONI, ASSORBONO UNA LUCE CHE SI RIFLETTE
LE OPERE ESEGUITE A CASTIGLIONCELLO SONO INCENTRATE DUN-
SUI PAESAGGI E SUI VOLTI: LA MAREMMA, LE BOSCAIOLE, I MERCATI DI
QUE SU UN’APPROFONDITA RICERCA DELLE SVARIATE POTENZIALITÀ
FIORI, I BUTTERI, LE FILATRICI, IL MARE DI CASTIGLIONCELLO, GLI ULI-
DELLA LUMINOSITÀ, CHE ACCENTUA LA BELLEZZA DEI LUOGHI NEI
VETI E LE TERRE BRUNE SENESI SONO RAPPRESENTATI IN TUTTA LA LORO
QUALI LA LUCE SI RIFLETTE SULL’ACQUA DEL MARE E SUGGERISCE LA
MULTIFORME CROMIA, GLI ARTISTI INTENDONO EVOCARE ATTRAVERSO
NOSTALGIA DELL’UOMO CONTEMPORANEO PER UNA “MITICA QUIETE“
TALI IMMAGINI UNA SEMPLICITÀ DEL QUOTIDIANO CHE LI ATTRAE, IN
DI UN TEMPO PASSATO IN CUI NON IRROMPA LA CRONACA.
QUANTO METAFORA DI UNA VITA PURA E SCEVRA DI SOVRASTRUTTURE
IDEOLOGICHE, SPECCHIO DELLA MEDIA BORGHESIA NASCENTE E DEL I MACCHIAIOLI CONCORSERO A SECONDA DEL TEMPERAMENTO DI
POPOLO LAVORATORE. CIASCUNO, A RENDERE QUELL’ESPERIENZA FIGURATIVA DETERMINANTE
PER AVVIARE LA LORO RICERCA VERSO UNA TRASPOSIZIONE LIRICA ED
EVOCATIVA DELLA NATURA.

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SIGNORINI CON IL SUO “PASCOLI A CASTIGLIONCELLO”, DIPINTO ESE- DUNQUE LA SPLENDIDA MARINA A CASTIGLIONCELLO, CON GLI
GUITO NELLA CIRCOSTANZA DEL PRIMO SOGGIORNO SULLA COSTA LI- STUDI CHE NE ACCOMPAGNARONO LA REALIZZAZIONE – UNO DEI
VORNESE, COLSE PIENAMENTE IL FASCINO E LA PRIMITIVA BELLEZZA DI QUALI APPARTENNE PROPRIO A SIGNORINI – RAPPRESENTA NON SOLO
QUEL PAESAGGIO. E LA SUA OPERA È TOTALE IMMEDESIMAZIONE CON LA UNO DEI TRAGUARDI LIRICI DELLA PIÙ POETICA STAGIONE DELLA MAC-
NATURA LUMINOSA E SOLARE DELLA CAMPAGNA LIVORNESE. DA QUEL CHIA, MA ANCHE L’APICE DI UN CAMMINO INDIVIDUALE, IL TRIBUTO SPI-
MOMENTO VILLA MARTELLI (800 ETTARI CHE DALLA MARINA SI ESTENDEVA RITUALE DI UNA DELLE ANIME PIÙ PURE DELLA COMPAGINE DEI TOSCANI.
ALLE COLLINE, DI PROPRIETÀ DEL CRITICO D’ARTE DIEGO MARTELLI) ERA
UN’ASSOLUTA PREDILEZIONE PER IL PAESAGGIO AVEVA PORTATO AB-
DIVENUTA L’OSPITALE DIMORA DEI PITTORI E SARÀ UNO DEI MOTIVI PIÙ RI-
BATI, COLTO PITTORE NAPOLETANO, A VOLTARE LE SPALLE AL SUCCESSO
CORRENTI NELLA PRODUZIONE DI QUESTI ARTISTI. LO TESTIMONIANO I
OTTENUTO COME PITTORE DI INTERNI MONUMENTALI, PER DEDICARSI
QUADRI DI GRANDE BELLEZZA FORMALE E SOFFUSI DI MISTERO DI ABBATI,
ALLA PITTURA DAL VERO.
LE VISIONI LIMPIDE E SOLENNI DI SERNESI, GLI SCINTILLANTI PAESAGGI DI
BORRANI. SERNESI, DIVENNE UNA SORTE DI MITO PER LA POETICA DEI E PROPRIO CASTIGLIONCELLO FU IL TEATRO DELL’ULTIMA EVOLU-
MACCHIAIOLI, ANCHE PER LA SUA MORTE AMMANTATA DI UN ALONE RO- ZIONE DELL’ARTE ABBATIANA, POICHÉ FU LÌ CHE IL PITTORE NAPOLE-
MANTICO, AVVENUTA ALL’ETÀ DI VENT’OTTO ANNI IN CIRCOSTANZE TANO, REDUCE DAL FRONTE DELLA TERZA GUERRA D’INDIPENDENZA E
DRAMMATICHE NEL CORSO DELLA TERZA GUERRA D’INDIPENDENZA. DALLA PRIGIONIA IN CROAZIA, DECISE DI STABILIRSI PER LAVORARE IN
QUESTI PITTORI VIDERO INFATTI EMBLEMATIZZATO LO SPIRITO DI SACRIFI- SOLITUDINE; E FU LÌ CHE MORÌ A SOLI TRENTADUE ANNI DI ETÀ, PER
CIO DELLA LORO GENERAZIONE DI GIOVANI PATRIOTI, IMPEGNATI NELLA L’IDROFOBIA CONTRATTA DAL SUO CANE MASTINO.
COSTRUZIONE DI UNA NAZIONE FINALMENTE LIBERA E UNITA.
ANCHE BORRANI, BOLDINI, E GIOVANNI FATTORI FURONO OSPITI
TELEMACO SIGNORINI, PRIMO BIOGRAFO DI SERNESI, SOSTIENE CHE DELLA VILLA DEL CRITICO E MECENATE DIEGO MARTELLI, NELL’ESTATE
PROPRIO LE OPERE REALIZZATE A CASTIGLIONCELLO, UNITAMENTE AD DEL 1867.
UNA MIRABILE PASTURA IN MONTAGNA REALIZZATA A SAN MARCELLO
FATTORI, RIANDANDO ALL’EPOCA DI QUEL SODALIZIO ARTISTICO, RI-
PISTOIESE, FURONO RIVELATRICI DEL GENIO DEL PITTORE FIORENTINO
CORDAVA COME ABBATI LO AVESSE INCITATO ALLO STUDIO DEI BIAN-
POCO PIÙ CHE VENTENNE.

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CHI E EGLI AVESSE INCORAGGIATO IL PITTORE NAPOLETANO ALLO STU- IL VILLAGGIO IDEALE, ED È POPOLATO DA IMMAGINI RASSICURANTI:
DIO DEGLI ANIMALI CONTADINI, LAVANDAIE, PICCOLI GREGGI.

PASTURE IN MAREMMA RAPPRESENTA UNA VISIONE DELLA NATURA ED È PROPRIO LEGA, IL CANTORE DELLA AFFETTUOSA E SERENA AT-
COME FORZA PRIMIGENIA, CHE RACCHIUDE IN SÉ IL SENSO DELLA VITA. MOSFERA DI PIAGENTINA, NEI CAPOLAVORI REALIZZATI DAL MODIGLIA-
I RITMI SECOLARI DELLA VITA CONTADINA STANNO AI VASTI SPAZI SOLI- NESE IN QUESTI ANNI, DA L’ELEMOSINA A LA VISITA IN VILLA, DA
TARI DELLA POVERA COSTA MAREMMANA. CURIOSITÀ A IL CANTO DELLO STORNELLO, LA PITTURA, I PROMESSI SPOSI.

UN SECONDO CENTRO DI AGGREGAZIONE DEI PITTORI MACCHIA- VISITA IN VILLA È UN EPISODIO DI VITA QUOTIDIANA, DI QUELLA
IOLI E DEI LORO SEGUACI FU LA CAMPAGNA FIORENTINA DI PIAGENTINA QUOTIDIANITÀ SEMPLICE, FATTA DI PICCOLE GIOIE E DI SENTIMENTI IN-
OGGI COMPLETAMENTE URBANIZZATA E DUNQUE IRRICONOSCIBILE RI- TIMI, CHE ANIMA LA CIVILTÀ AGRESTE DI PIAGENTINA. MENTRE ABBATI E
SPETTO ALLE MAGNIFICHE IMMAGINI CHE NE HANNO LASCIATO. NELLE SERNESI SI MUOVONO LUNGO LE RIPIDE STRADINE DI MONTUGHI, DI
BELLE GIORNATE INVERNALI QUANDO TROPPO IMPEGNATIVO ERA RAG- BELLOSGUARDO, DELL’ERTA CANINA, REALIZZANDO PER LO PIÙ STRA-
GIUNGERE LA VILLA MARTELLI, I MACCHIAIOLI SIN DAL 1862 PRESERO ORDINARIE SINTESI DAL VERO DI RIGOROSA SINTASSI MACCHIAIOLA, SI-
L’ABITUDINE DI RECARSI NELLA CAMPAGNA FUORI PORTA, FUORIU- GNORINI SI È ATTRATTO DAGLI ARGINI DELL’ARNO ED ANCHE QUANDO
SCENDO DALLE MURA DALLE PARTI DELL’ATTUALE PIAZZA BECCARIA, E IN- PASSAVA LE VACANZE A PIETRAMALA, SULL’APPENNINO TOSCANO, DI-
CAMMINANDOSI TRA GLI ORTI E LE VILLETTE FINO A RAGGIUNGERE PINGEVA SCENE AGRESTI POETICHE CHE RAMMENTAVANO I QUIETI PAE-
L’ARNO E L’EDIFICIO QUATTROCENTESCO DETTO “LA CASACCIA”, AL- SAGGI PIAGENTINESI, ALL’OMBRA DELLE MONTAGNE, COME IL MONTE
L’ALTEZZA DI BELLARIVA. PIAGENTINA FU DUNQUE IL RIFUGIO BUCOLICO BENI, IL CANDA E IL MONTE OGGIOLI.
DI QUESTI PITTORI, IL LORO NIDO, CHE QUI IMPARANO UN NUOVO STILE
ED È LO STESSO SIGNORINI CHE GUARDANDO FIRENZE, ATTRAVERSO
DI VITA COME STANNO IMPARANDO NUOVE REGOLE PITTORICHE. NON
GLI AMPI TRATTI SEMIURBANI DI BELLARIVA E PIAGENTINA, E I SUOI PRO-
PIÙ REGOLE ACCADEMICHE, SI DIPINGE ALL’ESTERNO ANCHE AFFRON-
FILI URBANI DAGLI ARGINI DELL’ARNO NE DEFINISCE I CONTORNI CON
TANDO GRANDI RISTRETTEZZE ECONOMICHE, PIAGENTINA NON È IL PIÙ
LE SUE VERDI COLLINE E NE COGLIE NELLA LIMPIDA LUCE DEL GIORNO
BEL PAESE DEL MONDO MA È FRESCO, ONESTO, CONCRETO, INSOMMA
LE VARIAZIONI DI UN COLORE SEMPRE MUTEVOLE CHE SI RIFLETTE, MO-

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DIFICANDOLE, SULLE CANDIDE ARCHITETTURE. AFFASCINANTE IL NEL 1882 FATTORI SOGGIORNA ALLA MARSILIANA, PRESSO GROS-
TOCCO FIABESCO CHE PERMEA LE STRADE DI RIOMAGGIORE, PAESE SETO NELLA TENUTA DEI PRINCIPI CORSINI. FATTORI È AFFASCINATO DAI
DELLE CINQUE TERRE (SULLA TERRAZZA A RIOMAGGIORE) OVE TELE- BUTTERI E DALLE MANDRIE DI BUOI, LA SUA PITTURA DIVIENE RICCA DI
MACO SOGGIORNA RIPETUTAMENTE TRA IL 1881 E IL 1899. QUELLE SUGGESTIONI, I COLORI POLVEROSI E I RITMI VIOLENTI DELLA
MAREMMA SONO RAFFIGURATI NEI QUADRI DI QUESTO PERIODO.
A PARTIRE DAL 1881 ANCHE LEGA, DOPO LA FUGA DA PIAGENTINA
(CARRO ROSSO, MARCATURA DI PULEDRI, BUTTERI CONDUTTORI DI MAN-
TORNAVA A FREQUENTARE LE RIVE DELL’ARNO A BELLARIVA, UN TEMPO
DRIE, MAREMMA TOSCANA, IL SALTO DELLE PECORE). LA TOSCANITÀ DEL
META PREDILETTA DEGLI AMICI SIGNORINI, BORRANI E BEPPE ABBATI. LA
FATTORI, QUINDI, DIVIENE L’ESPRESSIONE DELL’APPARTENENZA AD UNA
FAMIGLIA TOMMASI CHE ABITA LA CASACCIA E OFFRE OSPITALITÀ A AR-
CIVILTÀ E NE CONNOTA SIA L’OPERA CHE LA VICENDA PITTORICA.
TISTI E LETTERATI, DIVIENE UN PUNTO DI RIFERIMENTO IMPORTANTE
NELLA VITA SOCIALE E AFFETTIVA DEL SOFFERENTE PITTORE CHE AVEVA
APPENA PERSO LA SUA AMATA VIRGINIA E CHE IN QUESTO CLIMA AF-
ISABELLA CIANFARANI
FETTUOSO RITROVA UN POCO DI SERENITÀ, ED È QUI CHE VEDONO LA
LUCE I DUE CAPOLAVORI LA LEZIONE E UNA MADRE. NEL 1886 IL PIT-
TORE APPRODA AL GABBRO NELLA CAMPAGNA DI LIVORNO, E VIENE AC-
COLTO DALLA FAMIGLIA BANDINI, E QUI COMPONE DEI QUADRI CHE
RAPPRESENTANO DELLE FIGURE FEMMINILI NELLE QUALI PREVALE UN
SENTIMENTO DI DOLORE E DI MORTE.

FATTORI TRAE NUTRIMENTO DAL SENTIMENTO DI APPARTENENZA ALLA


SUA TERRA D’ORIGINE E AI SUOI PAESAGGI CHE SONO RAPPRESENTATI
DURANTE TUTTA LA SUA PARABOLA ARTISTICA.

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OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

CURIOSANDO TRA LE OPERE

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OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIUSEPPE ABBATI

(NAPOLI 1836 – FIRENZE 1868)

QUANDO ABBATI GIUNSE A FIRENZE NELLE ULTIME SETTIMANE DELL’ANNO 1860, REDUCE DALLA SPE-
DIZIONE DEI MILLE E DALLA LUNGA CONVALESCENZA SEGUITA ALLA PERDITA DELL’OCCHIO DESTRO
DURANTE LA BATTAGLIA DI SANTA MARIA A CAPUA, FU ACCOLTO MOLTO FRATERNAMENTE DAI SUOI FU-
TURI COMPAGNI D’ARTE CHE SUBITO NE APPREZZARONO IL VALORE E LA STRAORDINARIA DIRITTURA
MORALE, NONCHÉ LE QUALITÀ DEL CARATTERE PROFONDAMENTE MALINCONICO E RISERVATO. CON-
SIDEREVOLE ERA IL PRESTIGIO CHE AL NAPOLETANO DERIVAVA DALL’ESSERE IL FIGLIO DI QUEL VINCENZO,
PITTORE DI VEDUTE AL SERVIZIO DELLA DUCHESSA DI BERRY ACCREDITATO PRESSO LE CORTI BORBONICA
E GRANDUCALE. CON QUESTO QUADRO PRESENTATO ALLA PRIMA ESPOSIZIONE NAZIONALE DI FIRENZE
DEL 1861 BEPPE NON SOLTANTO OTTENNE LA MEDAGLIA D’ORO - PER’ALTRO RIFIUTATA PER SOLIDARIETÀ
CON GLI AMICI MACCHIAIOLI; MA COMPÌ SOMMESSAMENTE I PRIMI PASSI IN DIREZIONE DEL RINNO-
VAMENTO DI QUELLA TIPOLOGIA DI INTERNI, NON OFFRENDO LA CONSUETA MINUZIOSA RESA DEL-
L’ASSIEME PROSPETTICO, BENSÌ CERCANDO NELLA VEDUTA IL MOTIVO ATMOSFERICO-LUMINOSO CHE
RISPONDESSE AL SUO SENTIMENTO PITTORICO.
IL MOTIVO CHE ACCENDE LA SENSIBILITÀ DELL’ARTISTA È QUI RAVVISABILE NELL’EFFETTO DI LUCE: ESSA
CORRE OBLIQUA LUNGO I MURI IN PIETRA DELL’IMPONENTE BASILICA, NE TRALASCIA IMPIETOSA LE SCAL-
FITURE E CIÒ CHE RESTA DEI PREZIOSI AFFRESCHI TRECENTESCHI, PER ACCENDERE DI SÈ LA QUATTRO-
CENTESCA SCALA MARMOREA CHE DÀ ACCESSO AL PRESBITEREO SOPRAELEVATO; QUI SI IMPREZIOSISCE
DI INFINITI TONI, DAL CALDO OCRA DEI CAPITELLI CORINZI AGLI EFFETTI LUCIDI DEL MARMO CHE RIVESTE LE IMPONENTI COLONNE, DAL BIANCO OPACO DEL MONACO
OLIVETANO A QUELLI ANCOR PIÙ CHIARI DEI SOTTARCHI. TUTT’INTORNO É LA PENOMBRA CUI SI SOTTRAE A MALA PENA, PER UN BOCCONE DI CAMICIA, LA FIGURA DEL-
L’INSERVIENTE, INTENTO ALLA MANUTENZIONE DELLE LASTRE TOMBALI DINNANZI ALL’ANTICA CRIPTA.
FRANCESCA DINI

Interno della Chiesa di San Miniato al Monte a Firenze, 1861


Siglato in basso a destra 13
Olio su tela, cm 72x60
Carpi (Mo), Collezione Palazzo Foresti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIUSEPPE ABBATI

(NAPOLI 1836 – FIRENZE 1868)

IL DIPINTO, APPARTENUTO AD ENRICO CHECCUCCI, BENCHÉ ABBIA UNA STORIA CIRCOSTANZIATA E LEGATA A IMPORTANTI NOMI DEL COLLEZIONISMO MACCHIAIOLO, VIENE
ESPOSTO PER LA PRIMA VOLTA. PIERO DINI LO COLLOCA AGLI ESORDI DELLA VICENDA ARTISTICA DI ABBATI IN SENO AL GRUPPO TOSCANO, DATANDOLO ADDIRITTURA A
QUELL’ESTATE DEL 1861 CHE VIDE IL PITTORE NAPOLETANO IN VISITA A CASTIGLIONCELLO PER LA PRIMA CON SIGNORINI, MARTELLI E IL PITTORE MICHELE TEDESCO. LE AMPIE
E SOMMARIE CAMPITURE DI COLORE SUGGERISCONO CON EFFICACIA LA PROFONDITÀ PROSPETTICA DELLA VEDUTA CHE RIPRODUCE I MORBIDI DECLIVI PROSSIMI ALLA
VILLA DI DIEGO MARTELLI. IL DIPINTO CON I SUOI COLORI OCRA RISCHIARATI DAL VIVIDO AZZURRO DEL CIELO LIMPIDO RENDE ESPLICITO IL SENSO DELLA RICERCA ABBA-
TIANA CHE RICONDUCENDOSI AD UNA SORTA DI ABBICCÌ DEL LINGUAGGIO ESPRESSIVO, CON DIPINTI COME QUESTI, APPARENTEMENTE “FATTI DI NIENTE”, PONEVA LE SO-
LIDE BASI DELL’EDIFICIO MACCHIAIOLO.
FRANCESCA DINI

Vallata di Castiglioncello
Olio su tela, cm 47,7x72,4 14
Collezione privata
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIUSEPPE ABBATI

(NAPOLI 1836 – FIRENZE 1868)

LA TELA NOTA ANCHE CON IL TITOLO VIA DI CAMPAGNA CON CI-


PRESSI, DONATA DA LEONE AMBRON NEL 1947, RAPPRESENTA UNA
STRADA ORNATA DAI DUE LATI DA ALTI ALBERI, CHE SEMBRANO ON-
DEGGIARE AL VENTO ED IL CUI VERDE SCURO SI STAGLIA NITIDO
CONTRO UN CIELO DI AZZURRO SERENO.
È DI PIETRA BIANCA LA STRADA POLVEROSA E VI SI DISEGNANO
CON NITIDI INTERVALLI LE OMBRE DEGLI ALBERI POSTI SULL’ALTRO
CIGLIO, CON IL FUSTO ALLUNGATO DALLA PROIEZIONE STESSA
DELLA LORO SAGOMA AL SOLE.
QUESTI SONO GLI ANNI IN CUI L’ARTISTA ESEGUE PICCOLI STUDI
CONDOTTI DAL VERO, ALLA RICERCA DI SOLUZIONI FORMALI INE-
DITE, SIA NEI PRESSI DEL PAESAGGIO VICINO AL MARE DI CASTI-
GLIONCELLO CHE NELLA CAMPAGNA DEI DINTORNI DI FIRENZE.
UN APPUNTO CONDOTTO SU TELA CON UNA NARRAZIONE SIN-
TETICA CHE SI COMPONE DI POCHI ELEMENTI: LA LUCE, L’OMBRA
PROIETTATA DAI CIPRESSI, IL BIANCO DELLA STRADA E L’AZZURRO
DI LAPISLAZZULO DEL CIELO SULLO SFONDO.
QUELLO CHE SI AVVERTE IN QUESTO ANGOLO DI NATURA DIPINTA SONO GLI UMORI DI QUELLA VERA: IL MOVIMENTO CHE FANNO LE CIME DEGLI ALBERI, CHE SI INCHI-
NANO AL VENTO, L’ODORE DELLE ERBE DI CAMPO SOTTO IL CALDO SOLE ESTIVO MENTRE LA LUNGA PROIEZIONE DEGLI ALBERI CI CONDUCE OLTRE IL CUPO DEI CIPRESSI
VERSO UN’AZZURRA PUREZZA DENSA DI LUCE E DEL RIVERBERO DEI COLORI CHE ABITANO QUESTO SOLITARIO SENTIERO.
SIMONELLA CONDEMI

Strada toscana, 1863 ca


Olio su tela, cm 28X28 15
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIUSEPPE ABBATI

(NAPOLI 1836 – FIRENZE 1868)

IN UN CLIMA DI PENOMBRA E SILENZIOSA MEDITAZIONE UNA SIGNORA INCEDE LENTAMENTE


ALL’INTERNO DELLA CRIPTA NEL SEPOLTUARIO DELLA CHIESA FIORENTINA DI SAN MINIATO AL
MONTE, ANCORA IN EVIDENTE STATO DI ABBANDONO, QUINDI PRIMA DEGLI INTERVENTI DI
RIPRISTINO CONDOTTI DALL’ARCHITETTO MARIANO FALCINI DAL 1863.
ALL’INTERNO ENTRO ARCHI RIBASSATI LA SILHOUETTE DI DUE RELIGIOSI ED UNO SCANNO AD-
DOBBATO CON PREZIOSO PARATO.
ABBATI INTERPRETA QUI LA MALINCONIA DEL LUOGO, MEMORIA DI AFFETTI PERDUTI CHE SI
TRASMETTE ANCHE ATTRAVERSO IL PARTICOLARE LESSICO TESTIMONIATO DALLE PAROLE IN-
CISE NELLE LAPIDI E DALLA TENERA GHIRLANDA DI FIORI CHE ADDOBBA UNA CROCE.
CON UN COSTRUTTO FORTEMENTE ANALOGICO ABBATI SCEGLIE UNA PITTURA MAGRA, A
TRATTI CON DELLE ARIDITÀ TIPICHE DELL’AFFRESCO, CONFERENDO ALL’AMBIENTE CHE RIPRO-
DUCE, LA STESSA PRIMITIVA SOLENNITÀ DEL PASSAGGIO DELLA FIGURA FEMMINILE IN ABITI
MODERNI CHE SI STAGLIA COME LA COLONNA PER SORREGGERE E TRAMANDARE IL DOLCE
PESO DELLA MEMORIA, IN PERFETTA ARMONIA CON LA FUNZIONE DELLA CITTÀ, EREDE DIRETTA
DELLA TRADIZIONE MEDIOEVALE E RINASCIMENTALE.
SIMONELLA CONDEMI

Signora nella cripta, 1864 ca


Firmato in basso a destra: G. Abbati 16
Olio su tela, cm 72X57
Firenze, Galleria d’Arte moderna di Palazzo Pitti, Comodato Gagliardini
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

CRISTIANO BANTI

(SANTA CROCE SULL’ARNO (PI) 1824 – MONTEMURLO (PO) 1904)

CON QUESTO DIPINTO PRESENTATO ALL’ESPOSIZIONE ANNUALE DELLA SOCIETÀ PRO-


MOTRICE DI BELLE ARTI DI FIRENZE DEL 1857, BANTI OTTENNE UN GRANDE SUCCESSO E
FU PREMIATO CON MEDAGLIA D’ARGENTO.
IN REALTÀ ALL’EPOCA DI QUESTO QUADRO, BANTI AVEVA FORSE INIZIATO I SUOI STUDI DAL
VERO IN CAMPAGNA, CON SIGNORINI E CON CABIANCA E CIÒ ATTESTA CHE IN QUESTI
PRIMISSIMI ANNI DELLA VICENDA MACCHIAIOLA L’INTERESSE PER IL SOGGETTO STORICO
DA UN LATO E LE SPERIMENTAZIONI DELLA NUOVA TECNICA DALL’ALTRO CONVIVEVANO
NON SOLTANTO NELL’AMBITO DEL CAFFÈ MICHELANGELO E DELLA SUA SOCIETÀ DI AV-
VENTORI, MA ANCHE ALL’INTERNO DEGLI INTERESSI E DEGLI OBIETTIVI DI UN MEDESIMO
ARTISTA INDUBBIAMENTE PROTESO AL PROGRESSO COME BANTI. I GIOVANI PITTORI MAC-
CHIAIOLI, FORMATISI IN AMBITO ACCADEMICO – BANTI AVEVA STUDIATO ALL’ACCADEMIA
DI SIENA - INIZIALMENTE RITENEVANO CHE LA RICERCA DI NUOVI STRUMENTI ESPRESSIVI
DOVESSE COMUNQUE APPLICARSI AL GENERE STORICO, CIOÈ A QUEI SOGGETTI CHE TRA-
ENDO ISPIRAZIONE DA EPISODI DI STORIA ANTICA POTEVANO ASPIRARE A QUELLA NO-
BILTÀ FORMALE E A QUELLE FINALITÀ ILLUSTRATIVE CHE ERANO SEMPRE SEMBRATI I PRIMARI
OBBIETTIVI DELLA PITTURA. IN REALTÀ QUANDO GLI ESEMPI DI UNA LIBERA APPLICAZIONE ALLO STUDIO DELLA NATURA, FURONO PORTATI IN SENO ALLA COMUNITÀ ARTI-
STICA FIORENTINA PRIMA DA SERAFINO DE TIVOLI E POI DA NINO COSTA DI ROMA, LASCIANDO INTRAVEDERE LE POTENZIALITÀ ESPRESSIVE DELLA PITTURA DI PAESAGGIO, MOLTI
E TRA I PRIMI BANTI. SCELSERO QUESTO NUOVO INDIRIZZO PITTORICO. L’EPISODIO ILLUSTRATO DA BANTI È QUELLO DELL’INTERROGATORIO CUI LO SCIENZIATO TOSCANO
FU SOTTOPOSTO DA PARTE DEL SANT’UFFIZIO, IL TEMUTISSIMO TRIBUNALE DELL’INQUISIZIONE: SI RITENEVA CHE LE SUE SCOPERTE ASTRONOMICHE E IL SOSTEGNO DICHIA-
RATO ALLE TEORIE ELIOCENTRICHE DI COPERNICO FOSSERO IN CONTRASTO CON LE SACRE SCRITTURE CHE PONEVANO – SECONDO L’INTERPRETAZIONE DI ALLORA - LA TERRA
AL CENTRO DELL’UNIVERSO. GALILEO NEL 1633 FU COSTRETTO AD ABIURARE LE SUE CONVINZIONI SCIENTIFICHE E A VIVERE IN ISOLAMENTO.
FRANCESCA DINI

Galileo davanti all’Inquisizione, 1857


Olio su tela, cm 106x140,5 17
Firmato e datato in basso a sinistra: “C.Banti fece nel 1857”
Collezione privata
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

CRISTIANO BANTI

(SANTA CROCE SULL’ARNO (PI) 1824 – MONTEMURLO (PO) 1904)

UNA PARTE DI GIARDINO O ORTO CON UNA STACCIONATA SULLO SFONDO,


FANNO DA CORNICE A TRE FIGURE FEMMINILI SEDUTE SOPRA UN CIGLIO ERBOSO,
RITRATTE PROBABILMENTE NEL MOMENTO DELLA GIORNATA IN CUI SI ATTENDE IL
TRAMONTO; QUANDO È PIÙ FACILE ABBANDONARSI ALLE CONFIDENZE.
UN’USANZA CONSERVATA NEL TEMPO, DOVE ANCORA OGGI, NELLE REALTÀ RU-
RALI, NEI PICCOLI BORGHI O NEI QUARTIERI, LE DONNE SOLITAMENTE SI RIUNI-
SCONO ALLA FINE DI UNA GIORNATA DI LAVORO, PASSATA NEI CAMPI O IN CASA,
PER RACCONTARSI E CONFRONTARSI TRA LORO SU CIÒ CHE HANNO FATTO, PAR-
LARE DEI LORO AMORI, O DEI FIGLI O DEI SOGNI PER IL FUTURO.
IN QUESTA TAVOLA ALLO STESSO MODO, TRE GIOVANI DONNE DAI GESTI SEMPLICI
E RILASSATI, IN ARMONIA CON LA NATURA FAMILIARE CHE LE CIRCONDA, PARLANO,
FORSE CON SE STESSE FORSE TRA LORO, OPPURE SOGNANO AVVOLTE E PERVASE DA
UNA LUCE FILTRATA DAGLI ALBERI, CHE SI RIFRANGE E CREA RAPIDE MACCHIE CHE
SI POSANO SUI CORPI, SULLE VESTI E SUI FILAMENTI DELLA VEGETAZIONE.
QUESTO TEMA CARO AL PITTORE, RIPROPOSTO ANCHE IN ALTRE OPERE DALLO STESSO TITOLO, RIVELA L’INFLUENZA DEL NATURALISMO DI JULES BRETON E VEDE L’ARTISTA
IMPEGNATO VERSO UNA RICERCA FORMALE E PSICOLOGICA DEI VOLTI, DIMOSTRATO DAL FATTO CHE, BANTI PRIMA DELLA COMPOSIZIONE FINALE SI ERA PARTICOLAR-
MENTE DEDICATO ALLO STUDIO DELLE TESTE E DEGLI ATTEGGIAMENTI DELLE FIGURE FEMMINILI.
LA COMPOSIZIONE CHE SI AVVICINA A UN’INTIMA CONVERSAZIONE TRA LE FANCIULLE E LA NATURA CREA UN CONNUBIO CON LE SUGGESTIONI PITTORICHE DI LUCE E
OMBRA TIPICHE DELLA POETICA DELLA “MACCHIA”.
L’OPERA, ACQUISTATA NEL 1908 DA ALFREDO BANTI, UNO DEI FIGLI DI CRISTIANO, SI COLLOCA NEL MOMENTO IN CUI ALLA GALLERIA D’ARTE MODERNA DI PALAZZO PITTI,
SI COMPLETAVA LA COLLEZIONE CON OPERE DI PITTURA MACCHIAIOLA DI GIOVANNI FATTORI, VINCENZO CABIANCA E TELEMACO SIGNORINI.
SILVIA LA ROSSA

Confidenze
Olio su tavola, cm 28x40 18
Firmato e datato in basso a sinistra: C. Banti
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI BOLDINI

(FERRARA 1842 – PARIGI 1931)

QUESTO RITRATTO DI BANTI RAFFIGURATO CON BASTONE DA PASSEGGIO E L’IMMANCABILE SIGARO (“FUMA PIÙ DI
UN TURCO”, “GLI AMICI LO CHIAMANO CAMINETTO”) ESEGUITO VERSO IL 1866, È UN AUTENTICO GIOIELLO DELLA
PRODUZIONE ITALIANA DI BOLDINI, DI CUI ESPRIME AL MEGLIO LE QUALITÀ ARTISTICHE E IL CARATTERE INNOVATIVO
IMPRESSO DAL FERRARESE AL GENERE DEL RITRATTO NEL BEL MEZZO DEL DECENNIO “AUREO” DELLA VICENDA MAC-
CHIAIOLA. È EVIDENTE INFATTI LA VOLONTÀ DELL’ARTISTA DI DARE ALL’IMMAGINE UN CARATTERE ESTEMPORANEO E VI-
TALE, SUPERANDO D’UN TRATTO QUELLA FERMEZZA DISEGNATIVA CHE ANCORA PERMEAVA I RITRATTI DI SERNESI, LEGA
E FATTORI. PER QUANTO NUOVO E DISINVOLTO, QUESTO MODO DI CONDURRE IL RITRATTO NON PENALIZZAVA AF-
FATTO L’ADERENZA PSICOLOGICA DEL PERSONAGGIO CHE VENIVA RAFFIGURATO PER LO PIÙ NELLE STANZE DEL SUO
APPARTAMENTO, CIRCONDATO DAGLI OGGETTI DEL SUO VIVERE QUOTIDIANO. BANTI EBBE UN RUOLO FONDAMEN-
TALE ALL’INTERNO DEL GRUPPO MACCHIAIOLO, POICHÉ, DI CONDIZIONI ECONOMICHE AGIATE, ACQUISTAVA LE
OPERE DEI COMPAGNI DESTINANDOLE ALLA SUA PRIVATA COLLEZIONE. CRISTIANO AMMIRAVA DI BOLDINI IL GRANDE
VIRTUOSISMO E LA FACILITÀ DI MANO, QUALITÀ DI CUI SI SENTIVA IN DIFETTO, POICHÉ ERA “INCONTENTABILE DEL SUO
LAVORO” COME SCRIVE ADRIANO CECIONI IL QUALE AGGIUNGE: “IL BANTI È DI UNO SCRUPOLO NELL’ARTE SPINTO
FINO AL PUNTO DI ESSERE INTOLLERANTE PER I PIÙ PICCOLI DIFETTI”; A CAUSA DUNQUE DI QUESTA SUA INDOLE PIT-
TORICA “CAUTA E MISURATA” CHE LO PORTAVA A CURARE OLTREMODO LA FORMA, A CERCARE “IL LATO GENTILE DELLA
NATURA” BANTI – IMPEGNATO OLTRETTUTTO NELL’AMMINISTRAZIONE DEL SUO INGENTE PATRIMONIO IMMOBILIARE -
PRODUCEVA POCO E ANCOR MENO MOSTRAVA I PROPRI LAVORI DEI QUALI NON ERA MAI COMPLETAMENTE SODDI-
SFATTO. PER IL GIOVANE BOLDINI, CRISTIANO RAPPRESENTÒ UN INDISCUSSO PUNTO DI RIFERIMENTO ALL’INTERNO
DELLA SOCIETÀ DEL MICHELANGIOLO. SEMPRE IN CERCA DI UN MECENATE PER I PROPRI LAVORI, IL FERRARESE TROVÒ
NEL RICCO BANTI, UNA FIGURA PATERNA E GENEROSA DI STIMA E DI COMMISSIONI; SENZA CONTARE CHE L’OSPITA-
LITÀ DEI BANTI ORA NELL’ARISTOCRATICA DIMORA DI PIAZZA BARBANO, ORA NELLA VILLA MEDICEA DI MONTEMURLO,
LUSINGAVA LE ASPIRAZIONI AL LUSSO E ALL’AGIATEZZA CONNATURATE ALL’INDOLE DI BOLDINI.
FRANCESCA DINI
Ritratto di Cristiano Banti
Olio su tela, cm 57x33,5 19
Firmato in basso a sinistra
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

NICCOLÒ CANNICCI

(FIRENZE 1846 – 1906)

IN UNA COMPOSIZIONE PERCORSA DA LINEE DIAGONALI, IL PITTORE INDAGA IN MANIERA PUN-


TUALE E DA UN PUNTO DI VISTA RIBASSATO, LA VEGETAZIONE DI QUESTA COLLINA. GIOVANI E
SOTTILI FILI D’ERBA DESCRITTI MINUZIOSAMENTE, SI AFFACCIANO DAL CRINALE E SI PROFILANO
SULLE NUBI TRASCORRENTI.
OSPITI DI QUESTA NATURA TRE FIGURE IN SOSTA ATTORNO AD UNA POLLA D’ACQUA; UN FAN-
CIULLO PRONO CON I PIEDI BEN IN MOSTRA, UNA GIOVANE DAL FAZZOLETTO COPRICAPO ROSSO
E L’ALTRA APPENA ERETTA, PRONTA A DISSETARSI AD UN CAPPELLO PIENO D’ACQUA.
UN RIPOSO SICURAMENTE BREVE, GIACCHÈ, NEPPURE PER BERE LA TANTO DESIDERATA ACQUA,
LA DONNA HA ABBANDONATO IL FIENO FRESCO APPENA RACCOLTO.
TINTE BRUNE, VERDI E GRIGE DELLA TERRA, SI RISPECCHIANO NEI COLORI DELLE FIGURE, IN UNA
COMPOSIZIONE DI GUSTO ANTICO CHE SI RIFÀ ALLA PASSATA TRADIZIONE DEI GRANDI MAESTRI
DEL QUATTROCENTO FINO A QUELLA PIÙ VICINA DI POLLASTRINI E CISERI.
L’OPERA, COMPOSTA DOPO IL VIAGGIO PARIGINO CONDOTTO DAL CANNICCI NEL 1875, VOLGE
VERSO UNA RAPPRESENTAZIONE NATURALISTA E VERISTA DELLA VITA E DEL LAVORO DEI CAMPI, IN
LINEA CON LE CONTEMPORANEE ESPERIENZE DI JULES BASTIEN-LEPAGE E JULES BRETON.
SI DEVE CONSIDERARE CHE NICCOLÒ CANNICCI FU MOLTO APPREZZATO TRA I SUOI CONTEM-
PORANEI, TANTO CHE, OLTRE AD ESSERE ANNOVERATO TRA I GIOVANI E AFFERMATI “PITTORI MO-
DERNI” DELLA GALLERIA DEL MARCHESE LUIGI PISANI, NELLA COLLEZIONE MARTELLI SI
CONTAVANO TRE OPERE DEL NOSTRO.
ACQUISTATA NEL 1914 DALLA GALLERIA D’ARTE MODERNA DI PALAZZO PITTI, LA SETE NEI CAMPI DI
CANNICCI RAPPRESENTA UNO DEI MOMENTI PIÙ ALTI DELLA DIFFUSIONE DEL NATURALISMO IN TOSCANA.
SILVIA LA ROSSA

La sete nei campi, 1877


Olio su tela, cm 54x45 20
Firmato e datato in basso a sinistra: N. Cannicci 1877
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

ADRIANO CECIONI

(FIRENZE 1836 – 1886)

IN QUESTO ACQUARELLO CHE APPARTENNE A TELEMACO SIGNORINI, CECIONI, PITTORE,


SCULTORE E POLEMISTA, RAFFIGURA LA SALETTA DALLE PARETI OLIVASTRE, ANNERITE DAL FUMO
DEI SIGARI E DELLE CANDELE, DECORATA DA UNA SERIE DI OPERE VEROSIMILMENTE ESEGUITE
AD AFFRESCO APPESE ENTRO CORNICI DIPINTE (TRA DI ESSE, AL CENTRO, IL RITRATTO FANTA-
SIOSO DI MICHELANGELO BUONARROTI, OPERA DI GAETANO BIANCHI) CHE ACCOLSE LA VI-
CENDA DEI MACCHIAIOLI. ATTORNO AI TAVOLI SIEDONO I NUMEROSI AVVENTORI - OGNUNO
DEI QUALI È CONTRASSEGNATO DA UN NUMERO CHE RIMANDA ALLA SOTTOSTANTE LEGENDA
- TRA I QUALI SI RICONOSCONO AL CENTRO NINO COSTA (16) -DALLA SMISURATA TUBA- CHE
SIEDE AL TAVOLO CON IL GUANCIUTO VITO D’ANCONA (18) E SERAFINO DE TIVOLI (17), NOTO
PER LA BASSA STATURA; IN PRIMO PIANO A DESTRA IL MALINCONICO, APPARTATO LEGA (10),
DALLA FIGURA PALLIDA E MINUTA E IL NORDICO PROSPETTO DI SIGNORINI(6) DALLA FEROCE BOCCA CHE MOSTRA DIGRIGNATA DENTI AFFILATISSIMI E PUNGENTI (ALLU-
SIONE AL SUO ESSERE IL POLEMISTA DEL GRUPPO). TELEMACO FA GRUPPO CON BORRANI (7), LORENZO GELATI (8), RAPISARDI (9) E LO SCULTORE AUGUSTO RIVALTA (5) -
ALESSANDRO LANFREDINI (12) E MICHELE GORDIGIANI (11) RICONOSCIBILE PER LA FOLTA CAPIGLIATURA, GIUSEPPE BELLUCCI (15), RAFFAELLO SERNESI (14), GIOVANNI
MOCHI (13). L’ESILE, RICURVO CABIANCA (4) DAL VOLTO GUANCIUTO E GUARNITO DI PIZZO, FA DA SPALLA ALLO “STRARIPANTE” BANTI (3), IL RICCO POSSIDENTE DELLA CO-
MITIVA (I DUE FURONO LEGATI DA LUNGA AMICIZIA); AL LORO TAVOLO SIEDONO GIOVANNI FIORUCCI (2) E GABRIELE CASTAGNOLA (1); DIETRO DI LORO SONO LEONARDO
GASSER (24), GIAMINO (22) CON IL NASO DI PINOCCHIO, STANISLAO POINTEAU (23), SAVERIO ALTAMURA (20), PASQUALE BETTI (21), LO SCULTORE VINCENZO CONSANI
(21). SUL FINIRE DEL 1866 IL CAFFÉ MICHELANGIOLO FU “SOTTERRATO” CON TUTTI GLI ONORI DAI SUOI FEDELI AVVENTORI, MOLTI DEI QUALI ERANO REDUCI DALLA TERZA
GUERRA D’INDIPENDENZA. STILISTICAMENTE L’OPERA DI CECIONI BEN RAPPRESENTA IL CLIMA MISTO DI FIORENTINITÀ E DI ASPIRAZIONI INTERNAZIONALI CHE FU PROPRIO
DEL MICHELANGIOLO; ANZI NE ASSUME ED AFFINA IL MEZZO ESPRESSIVO PIÙ TIPICO, LA CARICATURA, STRUMENTO CHE LA MANO FELICE DI ANGIOLO TRICCA AVEVA DI-
MOSTRATO ESSERE ADATTISSIMO A COGLIERE LA REALTÀ ANCHE NEI SUOI ASPETTI PARADOSSALI.
FRANCESCA DINI

Il Caffé Michelangiolo, 1866 ca


Acquerello su carta, cm 53,5x82 21
Collezione privata
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

ADRIANO CECIONI

(FIRENZE 1836 – 1886)

L’INTERESSE DELLO SCULTORE PER LE ELEGANTI E SPIRITOSE FIGURE FEMMINILE VESTITE ALLA MODA CHE SI VE-
DEVANO AL PASSEGGIO PER LE STRADE CITTADINE È DOCUMENTATO DA UNA SERIE DI SCULTURE DI PICCOLO
FORMATO COME QUESTA DEDICATE ALLE COCOTTES, FIGURINE IN TERRACOTTA CONCEPITE CON VELOCE E
LIBERO MODELLATO CHE ATTESTA L’IMMEDIATO SENTIMENTO DI IRONIA DELL’ARTISTA IN QUESTA SPECIE DI
CARICATURA DELLE TANAGRINE DEI TEMPI MODERNI.
QUESTA VIENE COLTA IN UNA SITUAZIONE DINAMICA NELL’ATTO DI REAGIRE AD UN COLPO DI VENTO CHE
STAVA PER FAR VOLARE L’ORLO DELL’AMPIA E LAVORATA COULISSE CHE DECORA SUI FIANCHI IL SUO VESTITO.
DIEGO MARTELLI RICORDA CHE DURANTE UNA SUA VISITA ALLO STUDIO DELLO SCULTORE NEL 1878 AVEVA
VISTO” DUE STATUETTE L’UNA DI UNA COCOTTE COL VENTO IN FACCIA L’ALTRA DI UNA COCOTTE COL VENTO
DA TERGO”. PENSIERI COMPOSITIVI GRADEVOLI ED IRONICI CHE SI ACCENTUANO IN OPERE COME QUESTA
DI PICCOLE DIMENSIONI IN CUI LO SCULTORE RIESCE A RESTITUIRE PERFETTAMENTE L’INSTABILITÀ DI EQUILI-
BRIO DELLA DONNA CHE COL IL SUO CORPO SI OPPONE AL FORTE VENTO NEL TENTATIVO DI BILANCIARE LO
SCOMPIGLIARSI DEL PROPRIO ABITO. UN SOGGETTO DI FERIALE CASUALITÀ ANIMATO DAL PRECISO SENSO
DELL’HUMOUR TIPICO DI CECIONI ED AL TEMPO STESSO PERFETTAMENTE IN GRADO CON IL MODELLATO VE-
LOCE E LA RICCHEZZA DEI DETTAGLI CHE CREA UN PRECISO GIOCO DI CHIAROSCURO (IL PANNEGGIO, IL CAP-
PELLINO, IL FITTO RICAMO A RILIEVO DELLE CALZE I LACCI DELLE SCARPE CON IL TACCO) DI RESTITUIRE LA
VELOCE IMMEDIATEZZA DELL’IMPROVVISO SOPRAGGIUNGERE DEL VENTO.
L’OPERA RECENTE ACQUISIZIONE PER IL MUSEO AVEVA FATTO PARTE DELLA COLLEZIONE DEL GRANDE CRITICO
FIORENTINO UGO OJETTI
SIMONELLA CONDEMI

Colpo di vento
Firmato e datato in basso a sinistra: A Cecioni 1884 22
Scultura in terracotta, cm 80 h
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

EUGENIO CECCONI

(LIVORNO 1842 – FIRENZE 1903)

ABBIAMO PREFERITO LASCIARE INALTERATO L’ORIGI-


NALISSIMO TITOLO DI QUESTO DIPINTO, CONSIDE-
RATO IL CAPOLAVORO DI EUGENIO CECCONI, CHE
DESCRIVE CON TONI NATURALISTICI, IN UNA EQUI-
LIBRATA ORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI ALL’INTERNO
DELLA TELA, UN PARTICOLARE DEL CENTRO STORICO
DELLA CITTÀ DI LIVORNO ANIMATO DA FIGURE FEM-
MINILI RAPPRESENTANTI DI UN ANTICO MESTIERE,
QUELLO DELLE RACCOGLITRICI DI STRACCI.
LE PROTAGONISTE DEL QUADRO, LE CENCIAIOLE, AP-
PUNTO, HANNO COME SFONDO LA FORTEZZA
NUOVA, UNA POSSENTE COSTRUZIONE DIFENSIVA
RISALENTE ALLA FINE DEL XVI SECOLO QUANDO LA
CITTÀ DI LIVORNO FU SCELTA COME PORTO DI FIRENZE RETTA IN QUEL PERIODO DALLA SIGNORIA DELLA FAMIGLIA MEDICI.
LA SEVERITÀ E L’AUSTERITÀ DELLA FORTEZZA SI CONTRAPPONE ALL’UMILTÀ DELLE LAVORATICI ED AL LORO MESTO RIPOSO, DOVE SPICCA PERÒ LA FIEREZZA E QUASI SPA-
VALDERIA NEI CONFRONTI DEL DURO VIVERE QUOTIDIANO MOSTRATE DALLA FIGURA IN PIEDI IN PRIMO PIANO SULLA SINISTRA IN UN MIRABILE GIOCO DI LUCI E OMBRE
DI UNA CALDA GIORNATA ESTIVA. SUL LATO OPPOSTO, ALL’ESTREMA DESTRA, UNA VENDITRICE AMBULANTE CHE PESA QUALCOSA DAL SUO CARRETTINO, FORSE SPEZIE O
FRUTTA, UN ALTRO MESTIERE DELLA VECCHIA LIVORNO ORMAI SCOMPARSA.
IL NATURALISMO DI CECCONI, LA CUI FORMAZIONE ARTISTICA DERIVA DALLA SCUOLA DEI MACCHIAIOLI, SI FA QUI ESTREMAMENTE RAFFINATO, LE FIGURE ASSUMONO UNA
COMPOSTEZZA QUASI CLASSICA NONOSTANTE LA LORO NATURA POPOLARE RICORDANDOCI PRECEDENTI E STRAORDINARIE IMMAGINI FATTORIANE.
FRANCESCA GIAMPAOLO

“Cenciaiole livornesi”, 1880


Firmato in basso a sinistra "E. Cecconi 1880" 23
Olio su tela, cm 88x170
Livorno, Museo civico Giovanni Fattori
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

GIOVANNI FATTORI È RICORDATO TRA I PRIMI FREQUENTATORI DEL CAFFÈ MICHELANGIOLO, IL LOCALE
DI VIA LARGA – ATTUALE VIA CAVOUR – DOVE SIN DAGLI ANNI QUARANTA DELL’OTTOCENTO SI DAVA
APPUNTAMENTO LA SOCIETÀ ARTISTICA FIORENTINA. GIUNTO DA LIVORNO, SUA CITTÀ NATALE, NEL
1846 CON UNA LETTERA DI PRESENTAZIONE DEL POETA GIUSEPPE GIUSTI PER IL MAESTRO DEL RO-
MANTICISMO GIUSEPPE BEZZUOLI, FATTORI FREQUENTA PARIMENTI L’ACCADEMIA DI BELLE ARTI, MA
CON SCARSO PROFITTO. COME SI EVINCE DALLE TARDE MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE, SONO ANNI
QUESTI DI BALDANZOSA ESUBERANZA, DI DISSOLUTA DISSIPAZIONE DELLE PROPRIE ENERGIE, MA ANCHE
DI UNA DISPERATA RICERCA DI SÉ E DELLA PROPRIA PERSONALITÀ ARTISTICA, ATTRATTA, O MEGLIO STOR-
DITA DALL’AMMIRAZIONE INDISTINTA PER LE SECOLARI BELLEZZE DI CUI FIRENZE È CUSTODE.
LA SCARSA PRODUTTIVITÀ DI QUESTI ANNI FORMATIVI VIENE D’UN TRATTO RISCATTATA DAL PRESENTE
AUTORITRATTO CHE ATTESTA NELLA SPAVALDA FISIONOMIA LEONINA L’AFFIORARE DI UNA PIÙ MATURA
CONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO STATUS DI PITTORE: ABBIAMO DI FRONTE L’ALLIEVO DI BEZZUOLI E
L’IMPOSTAZIONE STESSA CON LA ROTEAZIONE DEL BUSTO DI TRE QUARTI E LA CHIOMA CHE CON-
SEGUENTEMENTE PARE AGITATA DALLO SPOSTAMENTO D’ARIA, SEMBRANO UN OSSEQUIOSO OMAG-
GIO AL CELEBRE MAESTRO. TUTTAVIA IL RICORSO A PENNELLATE LARGHE E ABBREVIATE, IL REGISTRO
PIÙ CHIARO DEL FONDO SUL QUALE SI STAGLIANO I TONI BRUNI E CALDI DELL’INCARNATO E DELLA
GIACCA, INFINE IL TOCCO BIANCO E LIBERO DI CUI VIEN FATTO CONSISTERE IL COLLO DELLA CA-
MICIA HANNO L’EFFETTO GENERALE DI SMORZARE L’INTONAZIONE CUPA E SENTIMENTALE DELLE
OPERE DI BEZZUOLI, RIVELANDO L’ATTEGGIAMENTO MODERATAMENTE RIFORMISTA ASSUNTO A QUE-
ST’ALTEZZA DA FATTORI.
FRANCESCA DINI

Autoritratto a ventinove anni, 1854


Olio su tela, cm 59x47 24
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

SI LEGGE NEL ROMANZO “L’ABATE” DI WALTER SCOTT, COME MARIA STUARDA, AL TER-
MINE DELLA BATTAGLIA DI LANGSIDE (1568) VISITANDO CON UN SEGUITO DI DAME E
L’ABATE SANTA MARIA IL CAMPO DI BATTAGLIA DI CROOKSTONE SI TROVASSE DI
FRONTE AL CORPO INERTE DEL SUO AMANTE DOUGLAS, CAPO DELLE TRUPPE SCOZ-
ZESI SCONFITTE E COME, OSSERVANDOLO PIETOSAMENTE, PRONUNCIASSE LA CELE-
BRE FRASE: “TAL SORTE HANNO AVUTO TUTTI COLORO CHE AMARONO MARIA
STUARDA”. IL DIPINTO, ESPOSTO ALLA PROMOTRICE FIORENTINA DEL 1861 – E DUNQUE
DATATO IN QUELLA CIRCOSTANZA - È INVENTARIATO NELLE COLLEZIONI PUBBLICHE
FIORENTINE SIN DAL 1867 ED È PROBABILMENTE LO STESSO DIPINTO CUI FATTORI
STAVA LAVORANDO QUANDO NINO COSTA FECE VISITA AL SUO STUDIO NEL 1859.
QUESTO INCONTRO EBBE UN’IMPORTANZA FONDAMENTALE PER IL MAESTRO LIVOR-
NESE CHE, ROMPENDO OGNI INDUGIO, SOLO ALLORA E SEGUENDO LE INDICAZIONI
DI COSTA, SI RISOLSE AD INTRAPRENDERE LA STRADA DELLA PITTURA DAL VERO, ABBANDONANDO DEFINITIVAMENTE IL QUADRO DI STORIA ANTICA.
IN QUESTO DIPINTO – COEVO DEGLI STRAORDINARI ESEMPI DI “MACCHIA” REALIZZATI OSSERVANDO I SOLDATI FRANCESI ACCAMPATI ALLE CASCINE - L’ARTISTA HA EVI-
DENTEMENTE FATTO TESORO DELLA CONCISIONE DRAMMATICA DI DELAROCHE, VERIFICANDOLA FORSE ANCHE SULLE OPERE DI QUESTO AUTORE POSSEDUTE DA ANATOLIO
DEMIDOFF, PRINCIPE RUSSO RESIDENTE A FIRENZE, LA CUI COLLEZIONE D’ARTE MODERNA FU FREQUENTATA DAI MACCHIAIOLI IN QUESTI ANNI DI FORMAZIONE; HA FATTO
TESORO ALTRESÌ DEL CROMATISMO PREGNANTE DI DOMENICO MORELLI CHE FU PER LA SOCIETÀ ARTISTICA TOSCANA IL TRAMITE “NATURALE” ALLA CONOSCENZA DELLE
PIÙ AVANZATE CONQUISTE FRANCESI IN TEMA DI VERIDICITÀ DEL QUADRO STORICO. LA CONCENTRAZIONE, AFFIDATA AL CONSESSO DI FIGURE IN PRIMO PIANO, SI STEM-
PERA NELL’AMPIA APERTURA PAESAGGISTICA CHE FA DA QUINTA ARIOSA E LUMINOSA ALLA SCENA. UN PAESAGGIO AFFATTO IMMEMORE DEI RECENTI STUDI DAL VERO DI
SERAFINO DE TIVOLI, E DEI VIOLENTI CHIAROSCURI SPERIMENTATI DAL “PAPÀ DELLA MACCHIA”, DIETRO L’ESEMPIO DEI MAESTRI DI BARBIZON.
FRANCESCA DINI

Maria Stuarda al campo di Crookstone, 1861


Olio su tela, cm 76x108 25
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

LA COMUNIONE D’INTENTI CHE SI CREÒ NELL’ESTATE DEL 1867 A CASTI-


GLIONCELLO CON GIUSEPPE ABBATI, L’OPERATIVITÀ CONDIVISA CON UN
GRANDE SUO PARI CHE AVEVA SCELTO LA SOLITUDINE CREATIVA E LA SUBLI-
MAZIONE DELLA VITA RURALE COME TEMA PRECIPUO D’ISPIRAZIONE, ASSUMERÀ
UNA DIMENSIONE EPOCALE NEL RICORDO DEL MAESTRO LIVORNESE, NON
SOLO PER LA PRECOCE, DRAMMATICA SCOMPARSA DEL PITTORE NAPOLETANO,
MA IN QUANTO MOMENTO D’ECCEZIONE AD UNA ABITUDINE DI VITA E DI LA-
VORO. DA QUESTO MOMENTO IL TEMA DEI BOVI AL CARRO, INIZIALMENTE PRE-
SCELTO CON ABBATI PER CONSOLIDARE UNA RICERCA TECNICA, ASSURGE AD
EMBLEMA DELLA DURA VITA RURALE E DELLA SUA CICLICA RITUALITÀ; A QUESTO
TEMA CHE RIAFFIORA NELLA SUA FANTASIA CREATRICE OGNI QUALVOLTA SI
TROVERÀ A PERCORRERE LA CAMPAGNA MAREMMANA, FATTORI APPLICHERÀ,
NEI DECENNI A VENIRE, LE SUE SERRATE RICERCHE COMPOSITIVE E VOLUMETRI-
CHE.
QUESTO PREZIOSO DIPINTO, CONSERVATO NELLO STUDIO DELL’ARTISTA SINO
ALLA SUA MORTE È APPARTENUTO A GIOVANNI MALESCI CHE DI FATTORI FU
ALLIEVO E EREDE UNIVERSALE.
FRANCESCA DINI

Bovi bianchi al carro


Olio su cartone, cm 29x34 26
Collezione privata
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

SU UN SENTIERO DI TERRA BATTUTA, DELIMITATO A DESTRA DA UN MURO DI PIETRA, QUATTRO


CAVALLI IN SOSTA RIPOSANO AL TORRIDO SOLE D’ESTATE. IN PRIMO PIANO DISTESA LA SAGOMA
DI UN CAVALLO MORELLO; DIETRO STANTE, SELLATO E STAFFATO, UN ESEMPLARE GRIGIO.
I BARROCCI, CON LA TIPICA CAPOTE NERA, CARICHI DI BOTTI DA TRASPORTARE SONO ATTAC-
CATI AD ALTRI DUE CAVALLI GRIGI. LA TAVOLETTA RAPPRESENTA UN FONDAMENTALE TRA-
GUARDO NELL’INTENTO SEMPLIFICATRICE DI RESTITUIRE L’IMMAGINE DA PARTE DI FATTORI.
LA CASUALITÀ APPARENTE DELLA DISPOSIZIONE DEI CAVALLI E DEL CARRETTIERE, SEMIDISTESO
LUNGO IL MURO DI FONDO, RIVELA AD UNO STUDIO PIÙ ATTENTO, LA RICERCA ED I MOL-
TEPLICI CAMBIAMENTI CHE IL PITTORE DEVE AVERE APPORTATO PER OTTENERE UN RISULTATO
DI TALE PERFEZIONE DA RISULTARE QUASI UN PALINSESTO MONOCROMO DELLA SUA IDEA
DEL VERO. LE CAPOTES SCURE RICHIAMANO IL TONO DEL CAVALLO MORELLO CHE, A SUA VOLTA, SI COLLEGA ALLA GIACCA DEL CARRETTIERE ED ALL’OMBRA DELL’UOMO
SUL MURO ABBAGLIANTE DI BIANCO E DI SOLE. IL MURO ED IL SELCIATO SI INTERROMPONO A TRATTI CON LE OMBRE LUNGHE DEI CARRI, DEI CAVALLI E DEL CARRETTIERE.
QUESTO DIPINTO FU ESEGUITO DURANTE UN VIAGGIO A ROMA COMPIUTO DAL PITTORE INTORNO AL 1873.
LA TAVOLETTA, STRETTAMENTE ADERENTE ALLA POETICA DELLA MACCHIA, È COSTRUITA CON UN INTARSIO NETTO DI COLORI SOTTO FORMA DI UNA SPECIE DI SCACCHIERA
DOVE OGNI ELEMENTO TROVA IL SUO SPAZIO, TESTIMONIANDO LA PRECISA FUNZIONE VOLUMETRICA E DI ADERENZA AL DATO NEL SAPIENTE DOSAGGIO DI LUCE E DI
OMBRE, DI COLORI DAL TIMBRO CHIARO E SCURO. L’OPERA DUNQUE È RISULTATO DI UNO STUDIO ACCURATO CHE RAGGIUNGE UNA PROGRESSIVA RAREFAZIONE, TEN-
DENDO AD UN MONUMENTALE ISOLAMENTO DEI VOLUMI SCEVRI DA OGNI TENTAZIONE NARRATIVA, AFFIDANDO IL RISULTATO FINALE A UN EQUILIBRIO CROMATICO CHE
PRESENTA LA NOTA PIÙ ALTA NEL BIANCO ASSOLUTO ED ASTRATTIVO DEL MURO. È GRAZIE ALL’ALTA QUALITÀ FORMALE, CHE UN EPISODIO FERIALE DI STORIA CONTEMPO-
RANEA, COME LA SOSTA DI ALCUNI BARROCCI IN UNA STRADA DI ROMA, ASSUME UN SIGNIFICATO PIÙ ALTO E DIVIENE, COME ALTRE TAVOLE DIPINTE DAI CULTORI DELLA
MACCHIA, QUASI IL MANIFESTO DEL MOVIMENTO.
SIMONELLA CONDEMI

Riposo - Barrocci romani, 1872-73 ca


Olio su tavola, cm 21X31 27
Firmato in basso a sinistra: Gio.Fattori
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

UNO DEI TEMI CARI A FATTORI È INDUBBIA-


MENTE LA CAMPAGNA, TESTIMONE DEL LA-
VORO DEI CONTADINI E DEGLI ANIMALI. IN
QUESTO DIPINTO IL PAGLIAIO SULLA DESTRA
SI ERGE AD ASSOLUTO PROTAGONISTA E TE-
STIMONE DELLA VITA E DEL LAVORO NEI
CAMPI ED È DA CONSIDERARSI UN’IMMAGINE
SIMBOLO CON LA QUALE L’ARTISTA HA CO-
STRUITO DECINE DI VARIANTI AGGIUNGEN-
DOVI ANIMALI O CONTADINI SIA NEI DIPINTI
CHE NEL CORPUS DELLE INCISIONI, DI CUI IL
MUSEO FATTORI DI LIVORNO CONSERVA UNA
INTERESSANTE COLLEZIONE. FATTORI È CON-
SIDERATO IL PIÙ GRANDE INCISORE DELL’OT-
TOCENTO ITALIANO, È RIUSCITO A RESTITUIRE
A QUEST’ARTE QUELLA GLORIOSA TRADIZIONE CHE SI ERA INTERROTTA ALLA FINE DEL SETTECENTO.
COME NELLA MAGGIOR PARTE DEI PAESAGGI FATTORIANI, ANCHE QUESTA IMMAGINE HA UNO SVOLGIMENTO ORIZZONTALE CHE MEGLIO ESPRIME L’AMPIEZZA DI UNO
SPAZIO IMMERSO IN UNA LUCE CREPUSCOLARE CHE INFONDE INTENSITÀ E SUGGERISCE UN RAPPORTO IMMANENTE DEL PAESAGGIO CON IL SUO AUTORE.

FRANCESCA GIAMPAOLO

“Pagliaio”, 1870-1880
Olio su cartone, cm 24x42 28
Livorno, Museo civico Giovanni Fattori
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

IL DIPINTO “I BUOI” ALTRO TEMA CARO ALLA POETICA FATTORIANA,


QUELLO DEGLI ANIMALI AL GIOGO CHE TESTIMONIANO LA FA-
TICA E IL DURO VIVERE QUOTIDIANO. OPERA DELLA MATURITÀ,
DOVE È ANCORA PRESENTE QUELLA SIMBIOSI DELL’ARTISTA CON IL
MONDO AGRESTE, QUI PROTAGONISTI SONO DUE BUOI ALL’OM-
BRA DI UN SOLE COCENTE IN UN MERIGGIO D’ESTATE TOSCANA.
LA FIGURA DEL CONTADINO, CHE SI INTRAVEDE APPENA DIETRO LA
MASSA DEGLI ANIMALI, HA QUI UN RUOLO SECONDARIO, QUASI
UNA COMPARSA IN UN CONTESTO DOMINATO DALLA NATURA IN
UNA PREDOMINANZA DI GIALLI E DI VERDI. NELLE OPERE DELLA
MATURITÀ SPESSO LA SCELTA CROMATICA APPARE PIUTTOSTO RI-
DOTTA, L’ARTISTA SI AVVALE DI VARIAZIONI TONALI CON LE QUALI
COSTRUISCE LA SCANSIONE DEGLI ELEMENTI COMPOSITIVI.
L’OPERA COSTITUISCE UN ALTRO ESEMPIO DI IMMAGINE SIMBOLO
DELLA QUALE ESISTONO INNUMEREVOLI VARIANTI NEI DIPINTI, NEL
CORPUS DELLE INCISIONI E NEI DISEGNI.

FRANCESCA GIAMPAOLO

“I buoi”, 1890
Olio su tela, cm 55x70 29
Livorno, Museo civico Giovanni Fattori
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

È NOTA L’AMICIZIA CHE LEGAVA I MACCHIAIOLI A DIEGO MARTELLI, ME-


CENATE E CRITICO D’ARTE CHE EBBE UN IMPORTANTE RUOLO PROPULSIVO
NEI CONFRONTI DEL MOVIMENTO ARTISTICO TOSCANO.
TERESA FABBRINI, COMPAGNA DI DIEGO MARTELLI, È QUI SPLENDIDAMENTE
RITRATTA DA FATTORI DURANTE UNO DEI SUOI SOGGIORNI COME OSPITE
DEI MARTELLI PRESSO LA LORO TENUTA A CASTIGLIONCELLO, LUOGO
AMENO SULLA COSTA TIRRENICA VICINO A LIVORNO.
NELLA STESSA POSA E PROBABILMENTE SULLA STESSA CHAISE-LONGUE CHE
TERESA CELA CON IL LUNGO ABITO GRIGIO, FATTORI RITRASSE ANCHE IL
MARITO, DIEGO, E UN AMICO, VALERIO BIONDI. TUTTI E TRE I RITRATTI
SONO COLLOCABILI TRA IL 1867 E IL 1870-75, NEL PIENO PERIODO DELLA
“MACCHIA”, E SONO RIFERIBILI AI SOGGIORNI DI FATTORI A CASTIGLION-
CELLO, DURANTE I QUALI, OLTRE AI RITRATTI, ABBIAMO ANCHE ESEMPI DI SPLENDIDI PAESAGGI AGRESTI CON UOMINI E ANIMALI E QUASI SEMPRE IL MARE SULLO SFONDO
CHE CHIUDE LA SEQUENZA COMPOSITIVA.
ANCHE QUI LA STESURA ORIZZONTALE DELLA TAVOLETTA CONSENTE A FATTORI DI RAPPRESENTARE UN AMPIO SFONDO CON UNA MIRABILE SCANSIONE DI LUCI E OMBRE
PRODOTTE DALL’ALTERNANZA DEGLI ALBERI CHE SI STAGLIANO SU UN ORIZZONTE ILLUMINATO DALLA LUCE DI UN TARDO POMERIGGIO D’ESTATE.
MIRABILE ESEMPIO DI SINTESI CHE CARATTERIZZA IL MODO DI DIPINGERE DI FATTORI DI QUESTO PERIODO, CHE INFONDE AI RITRATTI UN CARATTERE DI IMMEDIATEZZA
SENZA TUTTAVIA TRASCURARNE LO SPESSORE PSICOLOGICO.
FRANCESCA GIAMPAOLO

“Ritratto della signora Martelli”, 1870-1875


Firmato in basso a sinistra: “Gio. Fattori” 30
Olio su tavola, cm 20x35
Livorno , Museo civico Giovanni Fattori
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIOVANNI FATTORI

(LIVORNO 1825 – FIRENZE 1908)

IL “RITRATTO DELLA TERZA MOGLIE” È L’ULTIMO GRANDE RITRATTO DI FATTORI CON IL QUALE SI
CONCLUDE, IN UN CERTO SENSO, IL CICLO PITTORICO DEL MAESTRO LIVORNESE CHE SEMBRA RIAS-
SUMERE IN QUESTO QUADRO UNA VITA ARTISTICA E IL PROPRIO MONDO AFFETTIVO: SULLO
SFONDO DEL RITRATTO FEMMINILE SI INTRAVEDE UN ALTRO DEI SUOI CAPOLAVORI ESPOSTI AL
MUSEO DI LIVORNO, “MANDRIE MAREMMANE” (INSERIRE PICCOLA IMMAGINE DEL QUADRO).
LA SIGNORA RITRATTA, FANNY MARTINELLI, CONDIVISE GLI ULTIMI ANNI DI VITA CON IL MAESTRO
CHE LA SPOSÒ NEL 1907, DOPO LA PERDITA DELLA SECONDA MOGLIE AVVENUTA NEL 1903. POCO
TEMPO DOPO ANCH’ELLA MORÌ PRECEDENDO DI POCHI MESI LA MORTE DELL’ARTISTA, CHE AV-
VENNE NEL MESE DI SETTEMBRE DEL 1908.
LA FIGURA FEMMINILE CI VIENE MOSTRATA DI TRE QUARTI, CON UNO SGUARDO PENSOSO E AS-
SORTO, RIVOLTO ALTROVE, NON VERSO LO SPETTATORE, CON LE MANI POGGIATE IN GREMBO IN
UNA POSA DI COMPOSTEZZA CHE SI ADDICE ALL’ETÀ DELLA PROTAGONISTA. L’ABITO SCURO RI-
FLETTE ALCUNI PUNTI LUCE CHE VI SI POSANO. LA SERIETÀ DEL SUO ASPETTO NON NASCONDE
TUTTAVIA UN SENSO DI QUIETE E DI FIDUCIA CHE INFONDE INTORNO A SÉ E VERSO L’ARTISTA CHE
LA COLLOCA ALL’INTERNO DEL SUO UNIVERSO. UNA SCELTA INSOLITA RISPETTO A MOLTI RITRATTI
IN INTERNI PER I QUALI FATTORI PREDILIGE SFONDI NEUTRI E PRIVI DI ELEMENTI DESCRITTIVI.
LA VECCHIA POLTRONA ROSSA CON LE TRINE È TUTTORA CONSERVATA AL MUSEO FATTORI E COL-
LOCATA ACCANTO AL RITRATTO.
FRANCESCA GIAMPAOLO

“Ritratto della terza moglie”, 1905


Firmato in basso a destra: “Gio. Fattori 1905” 31
Olio su tela, cm 85x65
Livorno, Museo civico Giovanni Fattori
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

EGISTO FERRONI

(LASTRA A SIGNA (FI) 1835 – FIRENZE 1912)

QUEST’OPERA FA PARTE DI UNA SERIE DI DIPINTI COMMISSIONATI ALL’ARTISTA DA GIOACCHINO HERTS CONTE DI FRASSINETO PER DE-
CORARE UN GRANDE SALONE DELLE FESTE SITUATO AL PIANO NOBILE DI UN’ANTICA VILLA CINQUECENTESCA CHE IL CONTE ACQUI-
STÒ NEGLI ANNI SETTANTA DELL’OTTOCENTO. I DIPINTI DOVEVANO ALTERNARSI ALLE GRANDI FINESTRE CHE OFFRIVANO MIRABILE VISTA
SULLA CAMPAGNA TOSCANA E SUGGERIRE ALLO SPETTATORE UN’IMMAGINE IDILLIACA E SERENA DELLA VITA E DEL LAVORO NEI CAMPI.
IL LAVORO COMPLESSIVO CONSTA DI BEN QUATTORDICI TELE DI CUI NOVE DI GRANDI DIMENSIONI E CINQUE PIÙ PICCOLE TUTTE IN-
SERITE IN CORNICI DI STUCCO CHE DOVEVANO ALLINEARSI LUNGO IL PERIMETRO DEL SALONE. CIASCUN DIPINTO RACCONTA UN
EVENTO DI VITA CONTADINA MOSTRANDO SOLO IL MOMENTO GIOIOSO DEL GIORNO DI FESTA, QUANDO CI SI RIPOSA DALLE FATICOSE
ATTIVITÀ QUOTIDIANE. IL NATURALISMO DI FERRONI SI ESPRIME CON DOVIZIA DI PARTICOLARI NELLA DESCRIZIONE DI PERSONAGGI
SORRIDENTI, AGGHINDATI A FESTA, CIRCONDATI DA FIORI E DA BAMBINI SORRIDENTI E SPENSIERATI, FORSE PER COMPIACERE UNA COM-
MITTENZA CHE VOLEVA UNA RAPPRESENTAZIONE DEL MONDO RURALE NON TROPPO LONTANA DALLA PROPRIA ANCHE SE AI NOSTRI
OCCHI UNA TALE VISIONE DEL MONDO CONTADINO PUÒ APPARIRE ESTREMAMENTE IRREALE. IN QUESTO DIPINTO E IN UN ALTRO SUO
PENDANT, LA CACCIA, PROTAGONISTI SONO IL PADRONE E SUO FIGLIO, CHE, IN UN IMPECCABILE ABITO BIANCO, SI ESERCITA MALDE-
STRAMENTE NELLA PESCA IN UN’ATMOSFERA DI GRANDE LUMINOSITÀ DOVE IL BIANCO E IL VERDE DELLE CANNE SULLO SFONDO CAT-
TURANO L’OCCHIO DELLO SPETTATORE
FRANCESCA GIAMPAOLO

“La pesca”, 1882-84


Olio su tela, cm 290x115 32
Collezione privata
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

SILVESTRO LEGA

(MODIGLIANA (FO) 1826 – FIRENZE 1895)

ASSENTE DAI RITROVI DI CASTIGLIONCELLO, NEGLI ANNI SES-


SANTA DELL’OTTOCENTO LEGA È COME IRRETITO DALL’INTREC-
CIO DI LEGAMI AMICHEVOLI, AFFETTIVI E PROFESSIONALI CON
LE FAMIGLIE CECCHINI, BATELLI, SACCHETTI CHE VIVONO NELLA
DOMESTICA CAMPAGNA DI PIAGENTINA, ZONE SUBURBANA
CHE SI ESTENDE FUORI DALLE MURA FIORENTINE AL DI LÀ DI
PORTA LA CROCE, DALL’ATTUALE PIAZZA BECCARIA, FINO ALLE
RIVE DELL’ARNO E DI LÌ LUNGO IL TORRENTE AFFRICO. NEL
CLIMA DI AFFETTUOSA PARTECIPAZIONE ALLE VICENDE DEL NEO-
NATO STATO ITALIANO CHE ANIMA LO STILE DI VITA APPARTATO,
MA FERVENTE DI IDEALI, DI QUESTE FAMIGLIE DELLA MEDIA BOR-
GHESIA TOSCANA, SILVESTRO S’INNAMORA DELLA FIGLIA DEL-
L’EDITORE BATELLI, VIRGINIA, E VIVE IN SENO ALLA FAMIGLIA DELLA GIOVANE DONNA, LA MUSA DI QUESTA FELICE STAGIONE POETICA DEL PITTORE DI MODIGLIANA. LA
CAMPAGNA FIORENTINA CON LE SUE VILLETTE, LA DISTESA DEGLI ORTI, GLI ARGINI DELL’ARNO DIVIENE PER SILVESTRO L’UNICA CORNICE POSSIBILE PER IL SUO PICCOLO
MONDO DI AFFETTI, RAPPRESENTATO DALLA IMPONENTE SEMPLICITÀ DELLE FIGURE FEMMINILI DI VIRGINIA E DELLE SUE SORELLE. MA ANCHE LE FIGURE DEI CONTADINI CHE
ANIMANO L’ENTOURAGE DI CASA BATELLI E CHE SI TROVANO AD INTERAGIRE CON ESSA NELLA QUOTIDIANITÀ DI GESTI E DI SITUAZIONI, DIVENGONO SPESSO GLI IGNARI
PROTAGONISTI DEI DIPINTI DI LEGA, COME IN QUESTO QUADRO DENOMINATO DA DIEGO MARTELLI “IL BINDOLO” PER LA PRESENZA – AL CENTRO DELLA COMPOSIZIONE
- DELL’IDROVORA AZIONATA DAL MULO, USATA COMUNEMENTE PER ATTINGERE ACQUA DAL POZZO.
NEL CONFRONTO CON LA NATURA SEMPLICE DELLA CAMPAGNA TOSCANA E DEL SUO STILE DI VITA, LEGA CERCA UNA RISPONDENZA IDEALE ALLA SUA INTIMA NECESSITÀ
DI RICONDURRE LA PITTURA AD UNA ESSENZIALITÀ ESPRESSIVA DI MODI E DI VALORI.
FRANCESCA DINI

Il bindolo, 1863
Firmato e datato in basso a destra: “S. Lega 1863” 33
Olio su tela, cm 44,5x78
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

SILVESTRO LEGA

(MODIGLIANA (FO) 1826 – FIRENZE 1895)

QUESTO BELLISSIMO GIOVANE È LO SCULTORE RINALDO CARNIELO, AMICO PIÙ GIOVANE DEL PITTORE LEGA
CHE LO STA RITRAENDO. QUI HA VENTICINQUE ANNI, VIENE PROPOSTO A MEZZO BUSTO ; IL VOLTO IN-
CORNICIATO DAI RICCIOLI SCOMPOSTI È RESO PARTICOLARE DALL’ESPRESSIONE INTENSA DELLO SGUARDO
SFRONTATO E CUPO, QUASI DA POETA MALEDETTO.
INDOSSA UNA CAMICIA CON IL COLLETTO GIRATO AD ARTE, LA CRAVATTA SCURA ANNODATA, IL GILET;
L’ABBIGLIAMENTO ELEGANTEMENTE TRASCURATO DEL DANDY.
I CAPELLI SCURI E FOLTI MOSSI SOPRA LA TESTA RENDONO ANCORA PIÙ INTENSO LO SGUARDO MALIN-
CONICO E PENSOSO DI QUESTO INTERPRETE DELLA SCULTURA FIORENTINA OTTOCENTESCA.
LO SCULTORE DI ORIGINE TREVIGIANA ERA STATO ALLIEVO DI ARISTODEMO COSTOLI E NEL SUO ATELIER DI
PIAZZA SAVONAROLA (OGGI GALLERIA CARNIELO) AVEVA OSPITATO E FORNITO SPAZI PER LAVORARE A MOLTI
GIOVANI PROMESSE.
QUESTO DIPINTO EVIDENZIA LA GRANDE CAPACITÀ DI SILVESTRO LEGA COME RITRATTISTA, SIA PER LA VE-
ROSIMIGLIANZA CHE PER L’INTENSA RESA PSICOLOGICA DI ALCUNI ASPETTI PECULIARI DEL GIOVANE AMICO;
IL RITRATTO DI CARNIELO ENTRA A FAR PARTE INSIEME A QUELLO DIPINTO DA ANTONIO PUCCINELLI DELLA
NOBILDONNA MORROCCHI DEI PIÙ AGGIORNATI TRAGUARDI DELLA GRANDE RITRATTISTICA EUROPEA.
LA FIGURA A MEZZO BUSTO DEL GIOVANE CAMPEGGIA IN PRIMO PIANO,OCCUPANDO QUASI PER INTERA
LA COMPOSIZIONE, CONDOTTA CON UN REGISTRO QUASI MONOCROMATICO, CHE SI ILLUMINA DI SA-
PIENTI MODULAZIONI TONALI DOVE LA LUCE SI PROIETTA SUL BEL VOLTO CHE EMERGE QUASI SCULTOREO,
IN STRINGENTE DIALOGO CON IL BIANCO DEL COLLETTO, MODELLATO IN UNA PIEGA GIRATA AD ARTE
COME IN UN BUSTO IN GESSO.
SIMONELLA CONDEMI

Ritratto dello scultore Rinaldo Carnielo, 1878


Firmato e datato in basso a sinistra S.Lega 78 34
Olio su tavola, cm 61,3x46,7
Firenze, Galleria Rinaldo Carnielo
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

ENRICO POLLASTRINI

(LIVORNO 1817 – FIRENZE 1876)

L’OPERA COSTITUISCE IL BOZZETTO PREPARATORIO DI UN GRANDE QUADRO,


CONSIDERATO UNO DEI CAPOLAVORI DI ENRICO POLLASTRINI, ANCH’ESSO DI
PROPRIETÀ DEL MUSEO G. FATTORI, ANDATO PERDUTO DURANTE IL SECONDO
CONFLITTO MONDIALE. L’ATTIVITÀ ARTISTICA DI POLLASTRINI TESTIMONIA
UN’ARTE CHE PRECEDE I MACCHIAIOLI ED IL LORO REALISMO CONTEMPORANEO,
SI ISPIRAVA A EPISODI DELLA STORIA ITALIANA DEL PASSATO RAFFIGURATI SPESSO
CON SPIRITO ACCADEMICO E CELEBRATIVO IN UN AMBITO CULTURALE CHE AF-
FONDAVA LE SUE RADICI NEL ROMANTICISMO, ELEMENTI COMPLETAMENTE AB-
BANDONATI DAI MACCHIAIOLI.
QUESTO EPISODIO, IN PARTICOLARE, È LA RAPPRESENTAZIONE DI UN ESODO DALLA
CITTÀ TOSCANA DI SIENA QUANDO NEL 1555 LA CITTÀ DOVETTE ARRENDERSI ALLA
SUPREMAZIA DELLA VICINA E PIÙ POTENTE REPUBBLICA DI FIRENZE. DALL’IDEA DEL
QUADRO, NATA INTORNO AL 1842, ALLA SUA COMPLETA REALIZZAZIONE PASSA-
RONO ALCUNI ANNI DURANTE I QUALI L’ARTISTA CI HA LASCIATO DIVERSI DISEGNI
PREPARATORI GRAZIE AI QUALI SI PUÒ ANALIZZARE UNA EVOLUZIONE DEL SUO PERCORSO ARTISTICO CHE, CON LA STESURA DEFINITIVA DELL’OPERA, AVVENUTA NEL 1856, SU-
PERA LA VISIONE ROMANTICA E COINVOLGENTE PER UNO STILE PIÙ VICINO AL PURISMO ED ALLO STILE DEL PITTORE FRANCESE INGRES.
QUEST’OPERA FU COMUNQUE MOLTO APPREZZATA DALLA CRITICA SOPRATTUTTO PER L’ALTO CONTENUTO POLITICO E SOCIALE CHE ESPRIMEVA IN UN PERIODO IN CUI
L’ITALIA ERA ANCORA OPPRESSA DAL POTERE STRANIERO.
L’ARTE DI POLLASTRINI, DI POCHI ANNI PIÙ VECCHIO DI FATTORI, SOPRAVVIVE ALL’AVVENTO DEI MACCHIAIOLI, GRAZIE AD UNA COMMITTENZA CHE CONTINUAVA A PREDI-
LIGERE UN’ARTE CLASSICHEGGIANTE, RAPPRESENTATIVA DI SOGGETTI STORICI E MITOLOGICI E GUARDAVA CON DIFFIDENZA AL REALISMO DEL CONTEMPORANEO PROPU-
GNATO DAI MACCHIAIOLI CHE COSTITUIVA, PER L’EPOCA, UNA VERA E PROPRIA RIVOLUZIONE ESTETICA.
FRANCESCA GIAMPAOLO

“Gli esuli da Siena”, bozzetto, 1845-1850


Olio su tela cm 30x39 35
Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

TELEMACO SIGNORINI

(FIRENZE 1835 – FIRENZE 1901)

IL DIPINTO VENNE ESEGUITO DAL SIGNORINI PER L’AMICO GUSTAVO UZIELLI


TRA LA FINE DEL 1859 E GLI INIZI DEL 1860.
L’OPERA,CONOSCIUTA ANCHE CON IL TITOLO “AVANTI A BRACCIA” SI ISPIRA
AD UN EPISODIO DELLA SECONDA GUERRA DI INDIPENDENZA E RAFFIGURA
L’ENTRATA DI UN BATTAGLIONE DI ARTIGLIERIA DALLA PORTA DEL PAESE.
A SINISTRA SI SCORGE DIPINTO CON RAPIDI TOCCHI IL GROSSO DELLA TRUPPA
CHE AVANZA CON LE BAIONETTE IN SPALLA E L’AMATA BANDIERA TRICOLORE.
ALL’ARCO DELLA PORTA DOVE L’ARTISTA CONDENSA UNA VIOLENTA OMBRA
SCURA, AGLI ORDINI DI UN UFFICIALE A CAVALLO, QUATTRO SOLDATI SPIN-
GONO UN PICCOLO CANNONE RIMASTO INCAGLIATO NEL TERRENO. A DE-
STRA SU UNO SPIAZZO ERBOSO ALCUNI ZUAVI VICINI AD UNA TENDA OSSERVANO LA SCENA.
IN NETTISSIMO CONTRASTO CON IL BUIO DELL’ARCO, IL BIANCO ABBAGLIANTE SCALDATO DAL SOLE EVIDENZIA OGNI SCABROSITÀ DEL MURO E DIVIENE UNA SORTA DI
FONDALE PER IL GRUPPO DEI SOLDATI FRANCESI IN SOSTA.
DALLA PARTE OPPOSTA SUL FONDO UNA CASA ED UN GRUPPO DI POLVEROSI E STENTI ALBERI VENGONO RAPPRESENTATI DAL PITTORE COME ELEMENTI VOLUTAMENTE ESTRA-
NEI E LONTANI DALLE VICENDE BELLICHE APPARTENENTI AD UN ALTRO TEMPO QUELLO DELLA SERENA QUOTIDIANITÀ. IL DIPINTO FU PROBABILMENTE ESEGUITO DA SIGNORINI
AL SUO RITORNO DALL’ESPERIENZA MILITARE, DOVE AVEVA PERDUTO MOLTE ILLUSIONI DI UN MIGLIORE AVVENIRE POLITICO, MA ACQUISTATO UNA FONTE ULTERIORE DI
ISPIRAZIONE ED IN PRESA DIRETTA GLI ARGOMENTI DA RIPRODURRE CON IL PENNELLO. L’ESPERIENZA MILITARE, INFATTI COSTRINGEVA GLI ARTISTI A GUARDARE GLI AVVE-
NIMENTI REALI MENTRE SI SVOLGEVANO PIUTTOSTO CHE MEDITARE NEL SILENZIO DELLO STUDIO.
FU QUINDI PER GLI ARTISTI OLTRE AD UN ESPERIENZA DOLOROSA E DURISSIMA UN’ULTERIORE FONTE DI ISPIRAZIONE E DI SOGGETTI DA DIPINGERE TANTO CHE SIGNORINI
RIUSCÌ A FERMARE IN DISEGNI LE SUE IMPRESSIONI DEL VERO. PER GLI ARTISTI MACCHIAIOLI (IL NOSTRO, LEGA E FATTORI) I SOGGETTI PATRIOTTICI FURONO QUINDI UN’OC-
CASIONE PER ATTESTARE L’ADESIONE ALLA CULTURA POSITIVA E AGGIORNATA DEL MOVIMENTO CUI APPARTENNERO. QUESTO SI EVIDENZIA ANCHE NEL FATTO CHE DOPO
IL 1861 SIGNORINI E LEGA ABBANDONARONO DEL TUTTO QUESTI SOGGETTI QUANDO DIVENNERO ELEMENTI DI SOLA PROPAGANDA.
SIMONELLA CONDEMI

L’entrata degli Zuavi francesi e degli artiglieri toscani in Rubiera, 1860 ca


Olio su tela, cm 27x57 36
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

TELEMACO SIGNORINI

(FIRENZE 1835 – FIRENZE 1901)

NELLA PERIFERIA DI FIRENZE CHIAMATA ANCHE PERGENTINA, DOVE SI POTEVANO


VEDERE LE ULTIME CASE FUORI DI PORTA LA CROCE FINO ALLA TORRE GUELFA, IN-
TORNO AL 1860, GLI ARTISTI DEDITI ALLE NUOVE SPERIMENTAZIONI DELLA PITTURA
DI MACCHIA, AVEVANO TROVATO IL LUOGO IDEALE PER DIPINGERE QUASI UNA
SPECIE DI ATELIER A CIELO APERTO.
LEGA, ABBATI, SERNESI, BORRANI, SIGNORINI LAVORAVANO IN QUEI LUOGHI
SCAMBIANDOSI IDEE E SUGGERIMENTI COME SE QUELL’ANGOLO DI CAMPAGNA
FOSSE DIVENTATO UN GRANDE STUDIO COMUNE.
QUESTA TAVOLETTA DI TELEMACO SIGNORINI APPARTIENE A QUEL MOMENTO E
AD ESSO È ESPRESSAMENTE DEDICATA. QUI L’ARTISTA RIPRODUCE PROPRIO UNA
DI QUELLE STRADE DI CAMPAGNA CHE DIVENNERO MODELLO IDEALE PER LE SPE-
RIMENTAZIONI FORMALI DELL’OMBRA E DELLA LUCE CONDOTTE DAGLI ESPONENTI
DEL MOVIMENTO MACCHIAIOLO.
IN QUESTI LUOGHI GLI ARTISTI SI ESALTAVANO VEDENDO L’OMBRA DEI RAGGI
DELLA RUOTA DI UN CARRO RIFLESSA SUL SELCIATO LASCIARE UNA SCIA DEL PROPRIO MOVIMENTO E TROVARE GRAZIE AL CHIAROSCURO VOLUME E SOLIDITÀ.
IN QUESTA TAVOLETTA UN MURO POSTO IN ANGOLO, CURVA SULLA STRADA E SI OSCURA PER L’OMBRA PROVENIENTE A TRATTI DALL’AMPIA CHIOMA DI UN ALBERO, CHE
TINGE DI NERE SGORATURE LA PARTE OPPOSTA COSTRUITA SULLA STRADA UN ANGOLO SILENZIOSO DI PACE, ABITATO SOLTANTO DALLA FIGURETTA DI UNA BAMBINA, CER-
NIERA TRA LE ZONE DI OMBRA E DI LUCE, DIPINTA CON UNA TALE IMMEDIATEZZA DA FAR PENSARE AD UN’ISTANTANEA. LA BIMBA STA FERMA ALL’OMBRA, CON IL SUO SEM-
PLICE E MODESTO VESTITINO: DALL’ALTRO LATO LA COLONICA D’ANGOLO DOVE LA LUCE EVIDENZIA OGNI ASPERITÀ DELLA CALCE E DEI MATTONI.
L’OPERA RIESCE A RENDERE LO SPETTATORE PARTECIPE DI QUESTA ATMOSFERA, DELLA LUCE, DELL’OMBRA E QUASI DEI PROFUMI DI QUESTA SILENZIOSA STRADA TOSCANA
ABITATA SOLO DA UNA BIMBA QUALUNQUE, IN UN GIORNO QUALUNQUE PIENO DI SOLE.
SIMONELLA CONDEMI

Piagentina, 1862
Olio su tavola, cm 21X14 37
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

TELEMACO SIGNORINI

(FIRENZE 1835 – FIRENZE 1901)

L’IMMAGINE CI RIPORTA INDIETRO AD UNA


DI QUELLE CALME GIORNATE TRASCORSE
DALL’ARTISTA A SETTIGNANO, PAESE SULLE
COLLINE NEI DINTORNI DI FIRENZE, IN-
SIEME ALLA NENE, BAMBINA CHE AVEVA
PRESO SOTTO LA SUA PROTEZIONE E CHE
L’AVEVA ISPIRATO IN MOLTE PITTURE DI
QUEGLI ANNI. IL PAESAGGIO CHE SI APRE
SULLO SFONDO È RESO “CON LO STESSO
INGENUO INTERESSE CHE L’UOMO”, PER
USARE LE PAROLE DELL’ARTISTA CHE DI-
PINGE, IN UNA FUSIONE DI EMOZIONE
CHE UNIFICA TUTTO. “SIGNORINI NON
PENSA QUANDO SI TROVA DI FRONTE AD
UN MOTIVO, SE PIACERÀ O NON PIACERÀ”,
SCRIVE ADRIANO CECIONI SUO COMPA-
GNO DI STUDIO, “ IL MOTIVO GLI HA FATTO IMPRESSIONE ED EGLI LO ESEGUISCE, SENZA PENSARE AD ALTRO NONOSTANTE L’ESEMPIO DELLA POCA O NIUNA VENDITA “.
IL PAESAGGIO MODERNO È UNA ” LIBERA INTERPRETAZIONE DEL VERO” PER SIGNORINI, LETTERATO OLTRE CHE PITTORE. “LA RICCA BORGHESIA” CONTINUA SIGNORINI, “…
CASTA RICCA ED IGNORANTE CHE CREDE IN BUONA FEDE CHE L’ARTISTA POSSA E DEBBA FARE QUEL CHE È, E NON QUELLO CHE GLI PARE CHE SIA, VIENE SOLLETICATA
NELLA SUA VANITÀ PROTETTRICE DELLE ARTI, DA QUEGLI ARTISTI CHE PRODUTTORI PER GUADAGNO SOLTANTO, COPIANO, PER LEI CHE LE VUOLE, LE FREDDE MINUZIE

Bambini sulla strada di Settignano, 1883


Firmato in basso a destra: “T.Signorini” 38
Olio su cartone, cm 16x27
Collezione privata
DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA E TUTTE LE FOGLIE DI UN ALBERO…”. IL 1883 È L’ANNO IN CUI TELEMACO SIGNORINI, AVVIATO ALL’ARTE DAL PADRE ANCH’EGLI PITTORE,
RIFIUTA L’INCARICO DI PROFESSORE ALL’ACCADEMIA DI FIRENZE. SI ERA INFATTI SEMPRE OPPOSTO UFFICIALMENTE A QUESTO TIPO DI INSEGNAMENTO A FAVORE DI UNO
SPERIMENTALISMO SUL VERO, RICERCA CHE CONTINUERÀ INDIVIDUALMENTE, COME FATTORI E LEGA, ANCHE DOPO LO SCIOGLIMENTO DEL GRUPPO DEI MACCHIAIOLI.
TORNATO IN TOSCANA DOPO LUNGHI SOGGIORNI ALL’ESTERO, A LONDRA, A EDIMBURGO E PARIGI, DOVE ERA ENTRATO IN DIRETTO CONTATTO CON LA PITTURA PIÙ AL-
L’AVANGUARDIA, IL SUO STILE SI ARRICCHISCE DI ACCENTI IMPRESSIONISTICI. MACCHIE DI LUCI E OMBRE COLORATE SI STENDONO CON UNA LEGGEREZZA NUOVA RISPETTO
ALLA SALDA STRUTTURA QUATTROCENTESCA DEI QUADRI PRECEDENTI E GLI CONFERISCONO UN CARATTERE INTERNAZIONALE, FACENDOLO USCIRE DALLA TRADIZIONALE
“CULLA PITTORICA” CHE RAPPRESENTAVA FIRENZE, PER AVVICINARSI AL NATURALISMO EUROPEO. IL LINGUAGGIO, FATTO DI LUCE, È COSTRUITO SULL’ACCORDO DI TONI DI
COLORI E “ MACCHIE” GIUSTAPPOSTE, STESE CON PENNELLATE SCIOLTE, LIMPIDE E VIBRANTI, PARALLELE ALLA PERSONALITÀ BRILLANTE DEL PITTORE, CHE SCATURISCONO
IMMEDIATE COSÌ COME LE SUE EMOZIONI. UN’ARIA CALDA E MORBIDA SI ESPANDE NEL CIELO E AVVOLGE TUTTO. LA STRADA GRIGIO PERLA IN PRIMO PIANO, IN OMBRA
PER CREARE IL CONTRASTO CON LO SPAZIO APERTO DELLE COLLINE ILLUMINATE DAL SOLE. LA CONCENTRAZIONE CON LA QUALE È INTENTA A CUCIRE LA BAMBINA AL CEN-
TRO, PROBABILMENTE NENE, RESA CON POCHI TOCCHI DI COLORE CHE CREANO IL RILIEVO E COSTRUISCONO FORME DOVE NON ESISTONO I CONTORNI. GLI ALBERI E
LA VEGETAZIONE, RESI CON VELOCE APPROSSIMAZIONE E LE FORTI “MACCHIE” SULLA PARETE DELLA CASA A SINISTRA CREATE DA UN FASCIO DI LUCE NETTO. UNA BELLEZZA
CHE È TANTO NELLA NATURA QUANTO NELL’INDIVIDUO CHE LA RAPPRESENTA. GLI EFFETTI DI UNA LUCE CHE MUTA, CHE POTREBBE SPARIRE QUALCHE ATTIMO DOPO L’AP-
PARIRE DI UNA NUVOLA E CHE CAMBIANO LENTAMENTE E INESORABILMENTE CON LO SCORRERE DEL TEMPO. TUTTO È FISSATO IN MODO TALE DA RENDERE LA BELLEZZA E
LA PACE DEL LUOGO COSÌ COME È APPARSA E L’HA VISSUTA IL PITTORE, COME UNA DOLCE E BREVE POESIA.
ALESSANDRA RAPISARDI

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TELEMACO SIGNORINI

(FIRENZE 1835 – FIRENZE 1901)

SETTIGNANO, PICCOLO BORGO


ADAGIATO SULLE COLLINE DI
FIRENZE, CON LE SUE MORBIDE
ALTURE SILENZIOSE E LEGGERE
DEGRADANTI IN VIGNE E
OLIVETI, HA RAPPRESENTATO NEI
SECOLI LA META IDEALE PER GLI
ARTISTI IN CERCA DI QUIETE E DI
UNA OPERATIVITÀ RACCOLTA, ES-
SENDO SPIRITUALMENTE DIS-
TANTE DAI RITMI CITTADINI, NONOSTANTE LA VICINANZA FISICA CON LA CITTÀ. SIGNORINI VI HA DIPINTO IN DIVERSI MOMENTI DEL SUO PERCORSO, MA È NEL CORSO
DEGLI ANNI OTTANTA CHE I SUOI QUADRI DI SETTIGNANO SI SUSSEGUONO CON CICLICA SEQUENZA, COSÌ CHE SETTIGNANO DIVENTA UN TOPOS DELLA FANTASIA CRE-
ATRICE DEL PITTORE; EGLI SPESSO NE ANIMA LE VEDUTE CON LA PRESENZA DI BAMBINI CHE GIOCANO LUNGO LA STRADA O DI SIGNORINELLE CHE FANNO L’UNCINETTO
SEDUTE SUL MURETTO CHE COSTEGGIA LA SALITA AL PAESE (SI PENSI ALLA “NENE” DI “SULLE COLLINE A SETTIGNANO”).
IL TAGLIO DECISAMENTE ORIZZONTALE E STRETTO DELLA TAVOLA È PRESCELTO DALL’ARTISTA PER CONSENTIRE UNA VISIONE A GIRO D’ORIZZONTE FUNZIONALE A RENDERE
IL SENSO DI UNA REALTÀ CITTADINA IN MOVIMENTO; SIGNORINI APPLICA QUESTO TAGLIO ANCHE ALLA NOTA “UNA VIA DI EDIMBURGO” CHE HA FATTO PARTE - COME QUE-
STO DIPINTO - DELLA RACCOLTA GIACOMO JUCKER, COGLIENDO L’ATTUALITÀ DEL MOMENTO E LE DINAMICHE DELLA VITA URBANA DELLA BELLA CITTÀ SCOZZESE. QUI IL
PERISCOPICO OCCHIO DI TELEMACO, SALENDO DAL SELCIATO ASSOLATO VERSO LA PENOMBRA LUMINOSA DELLE CASE LE CUI FACCIATE DALLE FINESTRE IRREGOLARI E DALLE
ANTICHE INSEGNE SI SUSSEGUONO CHIUDENDO L’ORIZZONTE, COGLIE IL SENSO DI QUIETE CHE DOMINA IL PAESE, CON I SUOI ABITANTI COLTI NELLE LORO CONSUETE
ATTITUDINI E COME STORDITI DAL SOLE DI MEZZOGIORNO.
FRANCESCA DINI

Settignano, 1880
Firmato in basso a destra: “T. Signorini” 40
Olio su tela, cm 24x65,5
Carpi (Mo), Collezione Palazzo Foresti
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TELEMACO SIGNORINI

(FIRENZE 1835 – FIRENZE 1901)

UNA DELLE OPERE PIÙ FELICI CONDOTTE DALL’ARTISTA NELLA TARDA


MATURITÀ DURANTE UNO DEI NUMEROSI SOGGIORNI PRESSO QUE-
STA LOCALITÀ SUL MONTE AMIATA DA LUI PREDILETTA IN QUEL PE-
RIODO. QUESTA PAGINA DI NATURA VIENE NARRATA DALL’ARTISTA
ATTRAVERSO UN IMPIANTO PROSPETTICO RIGOROSO, CHE SCAN-
DISCE CON ESATTEZZA IL PERCORSO DELLO SPETTATORE FINO A
CONDURLO VERSO L’IMMOBILE LUMINOSITÀ DELLO SFONDO.
LO STUDIO DEL RIVERBERO CHE IL SOLE AFFIDA AL CIELO INSIEME
AL PULVISCOLO DI CALURA DAL TERRENO VERDE-GIALLASTRO
RIARSO DAL SOLE, CREANO UN RISULTATO OTTICO PARTICOLARE
NEL COLORE CHE, ATTRAVERSO LO SVAPORARE DELL’ARIA CALDA IL-
LUMINA E COLORA DI LILLA LE MONTAGNE CIRCOSTANTI, CONFER-
MANDO IL GIUDIZIO DEL CRITICO DIEGO MARTELLI CHE IL FONDO
DEL DIPINTO POSSEDEVA UNA QUALITÀ MENTALE DEL COLORE COSÌ
ALTA DA RICORDARE LA MANIERA DI PIERO DELLA FRANCESCA.
POCHI GLI ELEMENTI NARRATIVI TUTTI RESI OMOGENEI DAL RIVER-
BERO E DALLA CALURA ATTESTATA ANCHE DALLA POSIZIONE STANCA
ED ACCASCIATA DEL CANE, CHE SI DISTENDE SOPRA IL MURETTO,
CREANDO UNA PAUSA DI SOSPENSIONE CON IL SUO APPARIRE,
UNICO ELEMENTO VIVENTE IN QUESTO SILENZIOSO ED ASSOLATO
ANGOLO DI MONTAGNA.
SIMONELLA CONDEMI

Fine d’agosto a Pietramala, 1889


Firmato al centro a sinistra: T.Signorini 41
Olio su tela, cm 57X64
Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
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CONTESTO SOCIO CULTURALE LETTERARIO


PERCORSI DIDATTICI

IN AULA CON I MACCHIAIOLI

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L’ANALISI DELL’OPERA PITTORICA DEI MACCHIAIOLI, COSÌ COME LA LINGUAGGIO NUOVO: ANCHE QUI NON MANCANO CERTO TEMI PER
LETTURA DELLE MEMORIE E DELLE VICENDE PERSONALI DEGLI ARTISTI DEL LA DIDATTICA.
MOVIMENTO CHE TANTO STRETTAMENTE SI INTRECCIA CON LE VICENDE PROVIAMO ALLORA A RIPERCORRERE QUALCUNA DELLE VICENDE AR-
STORICHE DEL NOSTRO PAESE, FORNISCE NUMEROSI SPUNTI PER LA CO- TISTICHE E STORICHE, OLTRE CHE SOCIALI, POLITICHE CULTURALI MUSI-
STRUZIONE DI ITINERARI DIDATTICI DI APPROFONDIMENTO DI DIVERSO LI- CALI E LETTERARIE DEL XIX SECOLO IN ITALIA MUOVENDO DA QUESTO
VELLO E COMPLESSITÀ, PROPONIBILI A DIVERSI TIPI DI PUBBLICO. MONDO EVOCATO E RICOSTRUITO CON GRANDE FORZA, IN CUI TUTTO
GLI ANNI NARRATI DAI MACCHIAIOLI SONO DENSI DI VITA E DI STO- SEMBRA BLOCCATO IN UN ETERNO POMERIGGIO ESTIVO, TRA ORTI E PO-
RIA, VISSUTE E RACCONTATE SENZA RETORICA, QUALCHE VOLTA CON AC- DERI DI UNA CAMPAGNA PIACEVOLE E STRAORDINARIA, FATTA DELLA MA-
CENTI NOSTALGICI, SPESSO CON TONI ALTAMENTE EVOCATIVI IN CUI È TERIA DEI SOGNI.
FORTE LA CONSAPEVOLEZZA DEI PROCESSI DI CAMBIAMENTO IN CORSO
NELLA SOCIETÀ DELL’EPOCA. COSTRUIRE UN PERCORSO DIDATTICO TIPO
LA SOFFERENZA NEI CAMPI DI BATTAGLIA, MA ANCOR PIÙ IL SILEN- UN CRITERIO RAGIONEVOLE, IN RAPPORTO AI CONTENUTI E AGLI
ZIO DI QUIETI INTERNI BORGHESI O DI PAESAGGI ASSOLATI E DESO- ARGOMENTI TRATTATI, È QUELLO DI FOCALIZZARE IL PERCORSO DIDAT-
LATI, LE SAGOME DEGLI UOMINI E DELLE DONNE DI UNA REGIONE TICO SU SEI, SETTE DIPINTI, MEGLIO SE DI ARTISTI DIVERSI IN CUI SI ISOLA
ANCORA OGGI TRA LE PIÙ BELLE DEL NOSTRO PAESE, LA TOSCANA, IL L’AZIONE DI UN PERSONAGGIO, UN’ARCHITETTURA, IL PAESAGGIO E
CUI FASCINO EMANA DA UN SILENZIOSO POMERIGGIO ESTIVO, DAL- COSÌ VIA. QUESTO DIVENTA IL FILO CONDUTTORE DEL PERCORSO.
L’OMBRA DEI PINI, DALLE RIVE DEL MARE, DAI BUTTERI STANCHI E DAGLI OCCORRE METTERE IN CONTO POI CHE OGNI DIPINTO, SE IL FINE DEL-
ANIMALI FIACCATI DAL CALDO, È TUTTA LÌ, IN TAVOLETTE SPESSO DI DI- L’OPERAZIONE NON È SOLO LA LETTURA STORICO CRITICA, PUÒ ESSERE
MENSIONI ESTREMAMENTE CONTENUTE MA FITTE DI RICHIAMI E SOL- ‘SMONTATO E RIMONTATO’ ATTRAVERSO OSSERVAZIONI SISTEMATICHE SU
LECITAZIONI EMOTIVE. STILE, TECNICHE ESECUTIVE, MATERIALI, GAMMA CROMATICA, COSTRU-
E ANCORA, COME SEMPRE AVVIENE QUANDO SI STUDIA E SI PARLA DI ZIONE PROSPETTICA. IN TAL CASO, PUÒ ESSERE UTILE PREPARARE RIPRO-
ARTE, L’ANALISI DELLA TECNICA PITTORICA DI QUESTI ARTISTI, SPESSO RU- DUZIONI GRAFICHE DELLE OPERE PRESCELTE, SU CUI EVIDENZIARE LE
DEMENTE SEMPLICE, I RAPPORTI CON IL MONDO ARTISTICO FUORI D’ITA- PRINCIPALI LINEE COMPOSITIVE E PROSPETTICHE PER FAVORIRE LA COM-
LIA, E IL CONFRONTO CON LA CRITICA, LE TAPPE DELLA NASCITA DI UN PRENSIONE GENERALE DELLA STRUTTURA DEL DIPINTO.

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FONTI E RIFERIMENTI VITA VISSUTA AL FEMMINILE, TRA INCOMBENZE DOMESTICHE, PASSEG-

LA DOCUMENTAZIONE DI BASE INDISPENSABILE CHE NEL PERCORSO GIATE IN VILLA, SCENE DI LAVORO, L’EDUCAZIONE DEI FIGLI. QUALI

AFFIANCA L’OPERA DEVE PARTIRE DA I STRUMENTI A FORTE VOCAZIONE SONO LE CONDIZIONI DI VITA CHE EMERGONO DA QUESTE IMMAGINI,

DIDATTICA1, PER POI AMPLIARSI, DENTRO E FUORI LA BIBLIOTECA, AGLI A VOLTE IDEALIZZATE? QUALE REALE E CONCRETO CONTESTO POLI-

ARCHIVI DIGITALIZZATI DI FOTO E DOCUMENTI D’EPOCA, OGGI SEMPRE TICO, SOCIALE E STORICO NE VIENE FUORI? CHE TIPO DI RIFLESSIONI

PIÙ SEMPLICI DA CONSULTARE. PER UNA BIBLIOGRAFIA AGGIORNATA SI POSSONO PROPORRE SU QUESTO OTTOCENTO ITALIANO? QUALI I

CUI FARE RIFERIMENTO SI RIMANDA AL CATALOGO DELLA MOSTRA. POSSIBILI RIMANDI AD ALTRI CONTESTI CULTURALI, EUROPEI ED EXTRA-
EUROPEI?

UN ESEMPIO DI PERCORSO OGNUNO DEI SEI DIPINTI DEL PERCORSO PROPOSTO È ACCOMPA-
GNATO DA SUGGERIMENTI TEMATICI SCELTI IN BASE AL ‘PESO’ CHE
TITOLO: DONNE DI TOSCANA L’AZIONE COMPIUTA O I RAPPORTI TRA PERSONAGGI RIVESTE NEL-
MOLTI DEI DIPINTI PRESENTI IN MOSTRA HANNO PER ARGOMENTO LA L’OPERA.

SILVESTRO LEGA, LA VISITA ALLA BALIA, 1872

IN PARTICOLARE SU QUESTO DIPINTO SI PUÒ PARLARE DI:


CURA DEI FIGLI, USO DEL BALIATICO, CONDIZIONI DELL’OCCUPA-
ZIONE FEMMINILE, RUOLO DELLA DONNA NELLA FAMIGLIA, ABBIGLIA-
MENTO COME SIMBOLI DI STATO SOCIALE

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OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

SILVESTRO LEGA, RITRATTO DI CONTADINA SILVESTRO LEGA, PASSEGGIATA IN GIARDINO

IN PARTICOLARE SU QUESTO DIPINTO SI PUÒ PARLARE DI: IN PARTICOLARE SU QUESTO DIPINTO SI PUÒ PARLARE DI:
MODELLE E PITTORI, MODA, FOTOGRAFIA E ARTE
EVOLUZIONE DEI CANONI
DELLA BELLEZZA FEMMINILE

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OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

SILVESTRO LEGA, LA LEZIONE CRISTIANO BANTI,CONFIDENZE

IN PARTICOLARE SU QUESTO DIPINTO SI PUÒ PARLARE DI: IN PARTICOLARE SU QUESTO DIPINTO SI PUÒ PARLARE DI:
ISTRUZIONE DEI FANCIULLI,CONDIZIONE DELL’ISTRUZIONE FEMMI- MODELLI DI IDEALI FEMMINILI, LAVORO E OCCUPAZIONI FEMMINILI,
NILE,TUTELA DELL’INFANZIA, INTERNI DOMESTICI VITA MODERNA E VITA DEI CAMPI

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OFFICINE INTERNAZIONALI - DISPENSA D I D AT T I C A S U “I M A C C H I A I O L I ”

GIUSEPPE ABBATI, L’ORAZIONE

IN PARTICOLARE SU QUESTO DIPINTO SI PUÒ PARLARE DI:


EDUCAZIONE RELIGIOSA, INFLUENZA DELLA CHIESA NELLA CONDI-
ZIONE FEMMINILE, TESSUTI
PATRIZIA DE SOCIO

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BIBLIOGRAFIA

FONTI TESTI MONOGRAFICI

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MUSEO CIVICO G. FATTORI, A CURA DI ANDREA BABONI, SILVANA 2008
1869), CATALOGO DELLA MOSTRA DI CASTIGLIONCELLO, CASTELLO PASQUINI, A
CURA DI FRANCESCA DINI, SCHEDE CRITICHE DI SILVESTRA BIETOLETTI E ROSSELLA L’ALTRA FACCIA DELL’ANIMA.
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