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IL TEATRO D’OPERA IN FRANCIA DA LULLY A RAMEAU

In Francia, l’opera italiana fu introdotta dal cardinale Giulio Mazzarino con l’intento di
italianizzare la cultura. Ma l’opera italiana in Francia non fu accettata per ragioni di
ordine artistico e politico. I francesi trovavano gli intrighi eccessivamente complessi e
le arie con recitativo noiose, poiché erano abituati ad un intreccio drammatico che
glorificasse il Re e esaltasse la nobiltà del popolo. Per tali ragioni elaborarono una
forma di spettacolo definita BALLETTE DE COUR (balletto di corte).

Il Ballette de cour, è caratterizzato da :


- Personaggi tratti dalla vita di corte (principi, cortigiani…).
- Effetti e costumi sfarzosi.
- Argomenti mitologici.
- Cori omofonici, canti solistici, interludi e danze strumentali.
- Rispetto dei ritmi musicali e della natura metrica dei versi.

Componente caratteristica del ballet de cour erano le Airs de cour (arie di corte).
Sono brevi canti strofici in forma binaria, dalla linea melodica attenta alle forme
metriche del testo di 4/5 versi. La melodia è caratterizzata da ritmi regolari, simili a
ritmi di danza. Furono composti sia per quattro che per cinque parti vocali o per voce
solista accompagnata da liuto.

Molta fortuna ebbe un ballet de cour denominato BALLET MELODRAMATIQUE basato


su soggetti e azioni pastorali e cavalleresche molto spettacolari.

Il ballet de cour subì alcuni mutamenti stilistici diventando BALLETS À ENTRÉES. In


questi spettacoli i canti divennero sempre meno collegati all’intreccio drammatico e
le scene erano diverse e ognuna indipendente dall’altra.

Dagli elementi del ballet de cour prese vita la COMÉDIE-BALLET, ossia una commedia
che impiegava entrées di balletto e brani vocali presentando nel testo uno
svolgimento satirico o amoroso. Questa formula si spinse verso uno stile operistico
che offre solo la coesistenza di musica, balletto e dramma.

JEAN-BAPTISTE LULLY (1632-1687) E LA TRAGÉDIE LYRIQUE

In Francia, Luigi XIV coltivò grande interesse e sostegno per la musica. Istituì l’
Académie Royale de Musique posto a far rappresentare e cantare opere pubbliche,
affidandone la direzione a J.B. Lully il quale darà poi forma ad un teatro
autenticamene francese. Fiorentino di nascita, Lully fu condotto a Parigi all’età di 14
anni e fu assunto alla corte del re, al servizio della principessa. Egli scrisse 13
TRAGÉDIE LYRIQUE (tragedie liriche). La differenza fra le tragedie liriche e le
contemporanee opere veneziane erano notevoli: l’opera francese distingueva meno
nettamente arie e recitativi. La tragedia lirica presenta cori introduttivi in tutti gli atti
e danze. L’orchestra era più fornita che nelle opere veneziane; oltre ad
accompagnare tutte le parti cantate e i balli, eseguiva l’ouverture alla Lully composta
da un ADAGIO con ritmo puntato, ALLEGRO fugato e talvolta un secondo ADAGIO.
Introduce l’espediente del deus ex machina (intervento di una divinità) e del
merveilleux (apparizione meravigliosa).
L’AIR della tragédie lulliana è accompagnata da soli strumenti e basso continuo, è
sillabica dotata di frasi enfatiche con ripetizione di versi e parole.
IL RECITATIVO è sempre affidato agli strumenti del basso continuo e anche questo in
stile sillabico.
I CORI sono un elemento tipico della tragedie lulliana e partecipano attivamente al
dramma.
L’ORCHESTRA è costituita da una ricca struttura a cinque parti, inoltre è suddivisa in
due gruppi: un petit choeur (concertino) costituito da 10 strumenti, alternato al
grand choeur ( ripieno) formato da 24 strumenti (CONCERTO GROSSO).

Con la morte di Lully si spezzò l’equilibrio della tragédie e si affermo L’OPÉRA BALLET.
Prevalgono danze e arie cantate e viene smembrata l’unità d’azione. Solitamente
venivano rappresentate 3 vicende, una per atto. Accantonati gli argomenti mitologici
e storici, vennero ripresi quelli pastorali.

JEAN PHILIPPE RAMEAU (1683-1764) E LA QUERELLE TRA LULLISTI E


RAMISTI

Rameau, figlio di un organista, prima di trasferirsi a Parigi, insegnò in varie città


francesi. Scrisse musica per clavicembalo e un trattato di armonia. Le sue idee sulla
formazione degli accordi e sull’uso della consonanza e della dissonanza, fornirono un
punto di partenza per i lavori di numerosi teorici. Osservò che nessun suono è isolato
e puro, ma si sviluppa in un contesto che può essere spiegato nel contesto di tonalità
e accordo. Il suo genio di drammaturgo si palesa nelle cinque tragédie lyrique che si
imposero presso i contemporanei ( Castor e Pollux, Dardanus…). Le sue teorie
armoniche e le composizioni teatrali, suscitarono sia lodi che critiche. Le critiche in
particolare gli furono mosse dai Lullisti, che gli rimproveravano di essersi troppo
allontanato dai modelli di Lully. Ne nacque una QUERELLE che si protrasse fino alla
successiva querelles des buffons che coinvolse i seguaci dell’opera buffa italiana e i
suoi oppositori tra cui lullisti e ramisti. A dispetto dell’opinione dei lullisti, Rameau fu
continuatore dell’opera di Lully, mantenendo le caratteristiche della tragédie e
conservando il gusto del meraviglioso. Caratteristiche peculiari della sua opera sono il
senso armonico, la quantità e la qualità dei brani strumentali.
Conferisce al CORO un ruolo di particolare rilievo: è spesso protagonista partecioano
attivamente all’azione drammatica. Scrittura omofonica costituita da 4 parti.

La QUERELLE DES BUFFONS


Nel 1752 arrivò a Parigi una compagnia italiana di opere comiche che raccolse
successi sin dalla prima rappresentazione della Serva Padrona di Pergolesi. Il successo
non fu unanime e suscitò la querelle des buffons che ebbe come risultato la chiusura
della vecchia querelle tra lullisti e ramisti. Venne combattuta con decine di opuscoli e
aveva come tema fondamentale la contrapposizione di opera comica italiana e opera
seria di Rameau.

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