Sei sulla pagina 1di 3

Abbiamo detto che il fine principale della teologia per Tommaso è quello di far conoscere Dio, e allora è naturale

1.
che la seconda questione è relativa al problema dell’esistenza di Dio
Tommaso si chiede innanzitutto se l’esistenza di Dio sia di per sé evidente
3.
Abbiamo visto che per Anselmo d’Aosta l’esistenza di Dio è di per sé evidente, chi nega che Dio esiste incorre in una
5.
contraddizione logica
Anselmo d’Aosta nel Proslogion aveva considerato l’esistenza di Dio di per sé evidente, e lo aveva fatto a partire
7.
dalla definizione che secondo Anselmo coglie l’essenza di Dio, ovvero Dio è ciò di cui non è pensabile il maggiore
Se si accetta questa definizione di Dio, come la accetta chi vuole negarla, è evidente concludere che Dio non può
9.
che esistere, perché se si accetta che Dio è ciò di cui non esiste il maggiore, è necessario ammettere che Dio esiste
anche al di fuori della nostra esperienza mentale
Il punto di partenza di Tommaso è polemico nei confronti di Anselmo d’Aosta, Tommaso si chiede se l’esistenza sia
11.
davvero di sé per evidente, e se non sia necessario dimostrarla in maniera diversa
Tommaso inizia chiedendosi che cosa significa è evidente, per risolvere questo problema Tommaso prende spunto
13.
dal linguaggio
Per Tommaso ci sono due modi fondamentali in cui una cosa può essere evidente, innanzitutto Tommaso dice che
15.
una cosa può essere evidente in sé e anche per noi
Una cosa è evidente in sé e anche per noi quando il soggetto e il predicato della proposizione sono entrambi noti a
17.
chi parla
Il soggetto e il predicato sono entrambi noti quando il predicato è naturalmente incluso nella nozione del soggetto
21.
In secondo luogo Tommaso dice che ci sono cose evidenti in sé ma non per noi, e sono quelle proposizioni in cui chi
19.
parla non conosce almeno uno dei termini della proposizione
Le proposizioni in cui i termini non sono tutti noti al soggetto sono quelle proposizioni in cui il predicato non è
23.
naturalmente incluso nel soggetto
Secondo Tommaso un esempio di proposizione, che è evidente in sé ma non per noi è la proposizione Dio esiste
27.
La proposizione Dio esiste è evidente in sé perché in questo caso il predicato è incluso nel soggetto, anzi
25.
l’espressione Dio esiste è un’espressione nella quale abbiamo il massimo dell’evidenza in sé, perché è
un’espressione in cui il predicato coincide con il soggetto
Questa proposizione però non è evidente per noi, perché non possiamo dire di conoscere tutti i termini della
29.
proposizione, infatti Tommaso dice che noi razionalmente non possiamo dire nulla intorno all’essenza di Dio,
perché la conoscenza è un processo che parte dai sensi e si conclude nell’intelletto
Noi di Dio non possiamo fare esperienza sensibile, e quindi non possiamo dire razionalmente qualcosa intorno
31.
all’esistenza di Dio, perciò la proposizione Dio esiste è evidente in sé, ma non per noi, perché non conosciamo il
significato di Dio
Ecco perché per Tommaso la dimostrazione di Anselmo non è valida, perché la sua dimostrazione parte proprio
33.
dalla definizione dell’essenza di Dio, Dio è ciò di cui non è pensabile il maggiore
Secondo Tommaso l’errore di Anselmo è stato quello di pretendere di dimostrare l’esistenza di ciò di cui dobbiamo
35.
ancora comprendere l’essenza
Per Tommaso l’unico argomento di Anselmo al limite può essere valido come una proposizione ipotetica, se Dio
37.
fosse perfetto allora sarebbe ciò di cui non esiste il maggiore
Secondo Tommaso non possiamo pretendere di costruire una dimostrazione dell’esistenza di Dio, che parte dalla
39.
definizione dell’essenza per arrivare alla dimostrazione della sua esistenza, perché non è logicamente coerente
Secondo Tommaso la proposizione Dio esiste, in quanto evidente in sé ma non per noi, deve essere dimostrata a
41.
partire dalle cose, che sono a noi più note
Già Aristotele aveva sottolineato che la conoscenza è un percorso che parte da ciò che è meno evidente in sé ma
43.
più evidenti per noi verso ciò che è più evidente è in sé ma meno evidente per noi
Allora ci sono due tipi di dimostrazione, la prima dimostrazione procede dalla conoscenza della causa, quindi da ciò
45.
che è più evidente in sé e meno evidente per noi, per arrivare agli effetti
Quindi è una dimostrazione che parte dal perché, perciò questa è una dimostrazione perfetta, che Alberto Magno
47.
chiama propter quid, perché parte dall’essenza stessa di una cosa
La seconda dimostrazione parte dagli effetti, dal quia, dal riconoscimento di un dato di fatto per arrivare alla causa
51.
Quindi è una dimostrazione che parte da ciò che è più evidente per noi ma meno in sé per arrivare alla causa, che è
49.
più evidente in sé e meno per noi
È solo in questo modo, secondo la dimostrazione che Alberto chiama dimostrazione imperfetta o quia, che per
53.
Tommaso è possibile dimostrare l’esistenza di Dio
Quindi per Tommaso l’esistenza di Dio può essere dimostrata attraverso gli effetti da noi conosciuti, però al di là
55.
della Rivelazione, intorno all’essenza di Dio la ragione naturale non può dimostrare nulla, la filosofia può solo
pervenire a dimostrare l’esistenza di Dio
Secondo Tommaso la dimostrazione imperfetta è l’unica via che la filosofia può seguire per dimostrare l’esistenza di
57.
Dio
Quindi il Dio che è possibile dimostrare filosoficamente è un Dio causa di determinati effetti, e quindi è una
59.
dimostrazione che non dice nulla dell’essenza di Dio
Per stabilire qualcosa intorno all’essenza di Dio è necessario fare un passo ulteriore, il passo della fede
63.
Tommaso dice che l’essenza di Dio sarà conosciuta propriamente solo nel momento in cui ci troveremo a faccia a
61.
faccia con Dio, e potremo godere di lui e della sua conoscenza, ma fino a quel momento l’unica possibilità che
l’uomo ha di dimostrare qualcosa intorno a Dio è quella offerta dalla filosofia
Tommaso nell’articolo 3 della seconda questione della Summa Theologiae si concentra sul problema sull’esistenza
65.
di Dio, e qui propone le 5 vie, che sono 5 procedimenti argomentativi con i quali per Tommaso è possibile
dimostrare in maniera imperfetta e l’esistenza di Dio come causa degli effetti che noi possiamo constatare con
l’esperienza
La prima via per Tommaso è quella più evidente, ed è una via che segue molto da vicino la linea argomentativa
67.
proposta da Aristotele nel XII libro della Metafisica e nel VIII libro della Fisica, è la cosiddetta via del movimento
La prima via porta Tommaso a riconoscere Dio come motore immobile
Ci sono due principi aristotelici alla base di questa via argomentativa, il primo è che tutto ciò che è mosso è mosso
69.
da altro, e il secondo è il non possibile regresso all’infinito dell’ordine delle cause, per Aristotele ipotizzare un
regresso all’infinito significa distruggere la linea del rapporto causa-effetto
Tommaso dice innanzitutto che i nostri sensi attestano inequivocabilmente che in questo modo alcune cose si
71.
muovono, secondo passaggio è comprendere che tutto ciò che si muove è sempre mosso da altro, il movimento
aristotelicamente è un passaggio dalla potenza all’atto
Il passaggio dalla potenza all’atto è resa possibile da un ente già in atto e che quindi è in grado di svolgere la
73.
funzione di motore nei confronti di un altro ente, che viene da esso portato dalla potenza all’atto
Questo ente già in atto è a sua volta necessariamente mosso da altro, perché non potrebbe essere in atto se non ci
75.
fosse alle spalle a sua volta un altro ente a sua volta motore che lo abbia portato dalla potenza all’atto
Però è impossibile un regresso all’infinito nell’ordine delle cause, perché questo distruggerebbe la pensabilità
77.
stessa della realtà in termini di causa-effetto
Allora Tommaso dice che è necessario arrivare alla conclusione che deve necessariamente esistere un primo
79.
motore immobile, che è già in atto e che quindi è capace di muovere altri enti senza essere mosso, e questo è ciò
che tutti riconoscono essere Dio
La seconda via porta Tommaso a riconoscere Dio come causa incausata è la cosiddetta via dell’effetto o della causa
81.
efficiente
In Aristotele il concetto di causa motrice e di causa efficiente sono un tutt’uno, per Aristotele il concetto di causa
83.
efficiente è al tempo stesso causa motrice e causa sostanziale
Tommaso distingue questi due aspetti della causa efficiente, distingue l’aspetto motrice e l’aspetto sostanziale
85.
perché sta seguendo Avicenna
Tommaso adatta lo stesso schema argomentativo già utilizzato nella prima via anche al concetto di causa efficiente
89.
Tommaso riscontra nella realtà che ci circonda una serie di elementi che sono frutto di cause efficienti e che stanno
87.
tra loro in determinati rapporti
Tommaso dice che è impossibile un regresso all’infinito delle cose e che è impossibile che una cosa sia causa
91.
efficiente di sé stessa, e quindi è necessario ammettere l’esistenza di qualcosa che è causa efficiente di sé stesso, e
conseguentemente questa causa incausata è ciò che tutti riconoscono essere Dio
La terza via porta Tommaso a riconoscere filosoficamente Dio come ente necessario, è la cosiddetta via della
93.
contingenza
La contingenza è ciò che può essere ma che può anche non essere, quindi la terza via si fonda sulla riflessione
95.
intorno a ciò che può essere e anche non essere, ed è una via che porta a riconoscere Dio come ente necessario,
che deve essere assolutamente essere e che non può non essere
Tommaso dice che dal momento che noi facciamo solo esperienza di cose contingenti, saremmo portati
97.
paradossalmente a pensare che c’è stato un momento in cui nulla è stato
È assurdo ipotizzare una realtà in cui niente è stato semplicemente per il fatto che tutto ciò che ci circonda è
99.
contingente
Tommaso dice che allora non tutti gli esseri sono contingenti, e che deve esserci qualcosa che non è contingente e
101.
che è necessario di per sé, se vogliamo trovare una causa della realtà, e questo essere necessario di per sé è Dio
Questa linea argomentativa porta a riconoscere necessariamente l’esistenza di qualcosa che è causa incausata
103.
La quarta via porta a riconoscere Dio come somma perfezione, è la cosiddetta via dei gradi della perfezione
107.
Tommaso dice che l’esperienza attesta che gli enti sono disposti secondo una scala di perfezione, questi gradi però
105.
hanno senso solo se rapportati a un essere caratterizzato da somma perfezione, perché in caso contrario non
riusciremmo a riscontrare un grado di perfezione negli enti di cui facciamo esperienza
Questo essere sommamente è ciò che tutti chiamano Dio, questa linea argomentativa ci porta ancora una volta a
109.
conoscere filosoficamente un aspetto della causalità di Dio, Dio come somma perfezione, come termine di
paragone imprescindibile per poter esprimere dei giudizi intorno ai gradi di perfezione di tutto ciò che ci circonda
La quinta via porta a riconoscere Dio come intelligenza ordinatrice, è la cosiddetta via dell’ordine del mondo
113.
Tommaso dice che guardando la realtà che ci circonda la perfezione con cui enti, pur privi di ragione, riescono a
111.
svolgere le loro operazioni sempre nello stesso modo e sempre nel modo migliore, ci porta a pensare quasi che vi
sia effettivamente una capacità di perseguire consapevolmente un fine implicita nelle cose
Tommaso dice che le cose hanno una tale armonia e una tale precisione nel loro svolgersi solo perché c’è un essere
115.
in grado di dirigere tutto ciò che ci circonda verso il fine che gli è naturale, e questo è essere è Dio
Queste 5 vie portano la filosofia non a una definizione dell’essenza di Dio, cosa impossibile per la filosofia, ma a una
117.
dimostrazione di Dio come causa di determinati effetti, quindi Dio come motore immobile, Dio come causa
incausata, Dio come ente necessario, Dio come somma perfezione e infine Dio come intelligenza ordinatrice
Questo è il Dio dimostrabile dalla filosofia, e perché questo Dio della filosofi coincida con il Dio della Rivelazione è
119.
necessario il passo della fede
Tommaso dice che però la vera conferma dell’essenza di Dio si avrà solo quando l’uomo sarà faccia a faccia con Dio,
121.
quindi non in questa vita

Potrebbero piacerti anche