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Il primo scritto di importanza filosofica di Tommaso è l’opuscoletto intitolato I principi della natura, un’opera che è

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stata richiesta a Tommaso dai suoi stessi confratelli, perché Tommaso si era già segnalato per una particolare
chiarezza espositiva
Questi frati domenicani, suoi confratelli, chiedono a Tommaso di focalizzare in maniera molto chiara quali sono i
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principi fondamentali, che ci consentono di comprendere la realtà
Tommaso, nello spiegare quali sono i concetti fondamentali con cui è possibile spiegare la realtà, propone una
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introduzione ai concetti di sostanza, accidente, atto e potenza, quindi alcuni dei principali concetti della filosofia
aristotelica
Tommaso con questa scelta dimostra la sua dipendenza dal pensiero del maestro Alberto di Colonia, e prende anche
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posizione a favore del progetto culturale del suo maestro
Quindi secondo Tommaso i concetti aristotelici di sostanza, accidente, potenza e atto sono concetti che ci
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consentono di afferrare razionalmente l’intima natura della realtà
Un altro lavoro giovanile di Tommaso importante è l’opera intitolata L’ente e l’essenza, anche in questo caso
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Tommaso riflette su alcuni concetti fondamentali che ci consentono di afferrare la struttura profonda della realtà, i
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concetti di ente e di essenza
Secondo Tommaso i concetti di ente e di essenza sono dei concetti primi, cioè sono i primi concetti che l’uomo è in
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grado di elaborare nel tentativo di afferrare razionalmente la realtà profonda
Per Tommaso allora è molto importante fare chiarezza sul significato di questi concetti per evitare poi di incorrere in
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errori nella costruzione della più ampia visione della realtà
Secondo Tommaso ente può essere utilizzato almeno con due significati fondamentali, il primo è questo, ente è il
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contenuto di verità di una qualsiasi proposizione, quindi è un’accezione logica di ente
C’è però anche un altro significato di ente, per cui ente è ciò che si divide nei 10 predicamenti, cioè nelle 10 categorie,
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in questo caso il significato di ente è materiale
Tommaso osserva che solo in questa seconda accezione si può predicare dell’essenza di un ente, l’essenza
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appartiene solo agli enti che si presentano alla nostra esperienza come sostanze o accidente delle sostanze
Tommaso ci sta facendo capire che il vero fondamento dell’essere è l’essenza, e nello stesso tempo l’essenza è il
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fondamento della conoscibilità dell’essere
A questo punto Tommaso mostra i modi in cui è possibile utilizzare queste categorie filosofiche per comprendere la
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realtà, perché per Tommaso è importante capire come è possibile utilizzare i termini ente e essenza in riferimento a
tutto ciò che è
Tommaso osserva che la realtà è composta da diversi tipi di sostanze, abbiamo in primo luogo sostanze composte,
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cioè sostanze che risultano dall’unione di materia e forma, in secondo luogo abbiamo sostanze di natura semplice,
cioè sostanze che sono costituite solo di forma
In terzo luogo abbiamo sostanze che sussistono di per sé, senza bisogno di alcunché
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Le sostanze composte sono tutte le cose create, tutte le cose di cui l’uomo può fare esperienza materiale, le sostanze
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semplici sono invece le creature angeliche, mentre infine la sostanza che prescinde da tutte queste distinzioni è solo
Dio, che è l’unica sostanza che sussiste di per sé
Secondo Tommaso c’è una frattura fondamentale tra Dio da un lato e le sostanze semplici e composte dall’altro,
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perché Dio è l’unica sostanza di cui è possibile predicare l’essere in sé, Dio è l’essere nel suo significato più autentico
Un’altra opera giovanile fondamentale di Tommaso è il commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, e anche in
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questo caso si rivela l’originalità di Tommaso
Le Sentenze di Pietro Lombardo sono strutturate secondo uno schema, che è tipicamente agostiniano, perché Pietro
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Lombardo sceglie di organizzare i contenuti di quest’opera in quattro libri, che riflettono la distinzione agostiniana tra
cose e segni, tra res e signa
Secondo Agostino la realtà nel suo complesso si articola in questi due grandi insiemi, da un lato le cose, che
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possiedono l’essere in misura diversa, e dall’altra i segni linguistici che indicano le determinate cose
Pietro Lombardo approfondisce questa distinzione, e va a individuare all’interno dell’insieme delle res tre tipi di res
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In primo luogo abbiamo le cose di cui bisogna godere, che secondo Pietro Lombardo sono essenzialmente la Trinità
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In secondo luogo ci sono cose di cui bisogna fare uso, che sono l’insieme di tutte le cose che sono create da Dio
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In terzo luogo ci sono le cose che fruiscono e che fanno uso, cioè gli esseri umani e gli angeli
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I quattro libri di Sentenze di Pietro Lombardo riflettono questa distinzione generale agostiniana tra res e signa, ma
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approfondiscono anche questa tripartizione attuata da Pietro delle res
Infatti i primi tre libri delle Sentenze, che si occupano ciascuno di uno dei sottoinsiemi delle res, il primo libro si
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occupa delle cose di cui bisogna godere, il secondo libro si occupa delle cose di cui bisogna fare uso, e il terzo libro si
occupa delle cose che fruiscono e fanno uso
Il quarto libro invece si occupa dei signa, cioè delle parole che indicano le cose e anche dei gesti che indicano
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determinate cose, quindi i sacramenti, i rituali, la liturgia
Per Tommaso la vera cesura non si colloca tra i primi tre libri e l’ultimo libro delle Sentenze, perché questa cesura
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non consente di rendere pienamente conto dell’essenza della teologia, cioè di quella disciplina che intende rivelare
l’essenza di Dio
Per Tommaso la vera cesura si colloca tra i primi due libri delle Sentenze e gli ultimi due libri, perché esiste una chiara
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differenza tra Dio e le cose che egli crea, tra uomini e angeli e i segni che gli uomini e gli angeli utilizzano per risalire a
Dio
Tommaso quindi utilizza un criterio diverso, che pretende di individuare l’essenza della teologia a partire da uno
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schema che parte da Dio, attraversa la realtà creata e infine ritorna a Dio
Questo è uno schema di carattere circolare, che cerca di strutturare la teologia sulla base dello schema neoplatonico
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di uscita da Dio e ritorno a Dio
Tommaso poteva trovare questo schema neoplatonico non solo nel Liber de Causis, ma anche in Avicenna, che aveva
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introdotto in Occidente la figura di Aristotele sotto una veste neoplatizzante
Secondo Tommaso noi possiamo strutture la teologia più autentica solo se organizziamo i contenuti di questa
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disciplina secondo questo schema neoplatonico di exitus e reditus
La carriera di Tommaso prende subito il via dopo questa esperienza di baccellierato, che si conclude nel 1256 con la
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licenza in teologia
Nel 1257 Tommaso comincia questo percorso insegnando alla facoltà di teologia di Parigi, Tommaso rimane a Parigi
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in questo primo mandato di insegnamento fino al 1259
Uno degli scritti più importanti di questo periodo è Le questioni disputate sulla verità, tutte le questioni tommasiane
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che abbiamo sono la trascrizione delle sue dispute
In questo triennio Tommaso comincia anche a redigere la Somma contro i gentili, cioè contro i pagani
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Dopo questo triennio Tommaso è chiamato a un altro incarico di grande responsabilità, infatti è chiamato a leggere
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teologia presso il convento domenicano di Orvieto, e proprio a Orvieto Tommaso ha modo di completare la sua
somma contro i gentili
Dopo questa esperienza, che si conclude nel 1265 Tommaso è chiamato a un altro incarico ancora più importante,
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proprio in questi anni è nato un nuovo studium domenicano a Roma, e a dirigere questo studio è chiamato proprio a
Tommaso
Dal 1265 al 1268 Tommaso è maestro di teologia in questo studium domenicano a Roma, in questo periodo
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Tommaso scrive la prima parte della Summa Theologiae
Tommaso in questo periodo inoltre commenta il libro Sui Nomi divini di Pseudo-Dionigi Areopagita e commenta il De
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anima di Aristotele
Il successo di Tommaso è così impetuoso che accade una cosa che fino ad allora non era mai accaduta, la facoltà
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teologica di Parigi chiama Tommaso nuovamente a insegnare a Parigi teologia, in modo da garantirsi un numeroso
afflusso di studenti
Tommaso allora nel 1268 torna a Parigi e ci resta fino al 1272, in questo periodo Tommaso scrive la seconda parte
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della Somma di teologia, scrive poi un commento al Liber de causis
Grazie alla traduzione degli Elementi di teologia di Proclo Tommaso si rende che il Liber de causis non è un testo di
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Aristotele, ma che è un testo che dipende dal circolo neoplatonico, che ruotava intorno a Proclo stesso
Tommaso è il primo a iniziare un’opera di distinzione tra ciò che è aristotelico rispetto alle successive stratificazioni
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esegetiche effettuate dal mondo arabo
Tommaso in questo periodo ha anche scritto opuscoli dedicati all’eternità del mondo e all’unicità dell’intelletto
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possibile
Il fatto che Tommaso in questi anni abbia scritto un opuscolo dedicato all’eternità del mondo e un opuscolo dedicato
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all’unicità dell’intelletto possibile è indice del fatto che Tommaso interviene direttamente nei problemi più scottanti
della sua epoca
Nel 1272 Tommaso è chiamato a un altro incarico di responsabilità, Tommaso viene chiamato a organizzare lo studio
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teologico di Napoli
Tommaso allora si reca a Napoli, e qui scrive la terza parte della Somma di Teologia, che non fa in tempo a finire, e
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che finiscono i suoi allievi, in questa ultima fase Tommaso completa il commento ai testi di Aristotele

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