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u n i v e r s i t à d e g l i s t u d i d i p a d o va
d i pa rt i m e n t o d i a r c h e o l o g i a

Antenor quaderni 20

TRA PROTOSTORIA E STORIA


STUDI IN ONORE DI LOREDANA CAPUIS

estratto

edizioni quasar
2011
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ANTENOR Quaderni

Direzione  I. Favaretto,  F. Ghedini,  G. Gorini

Coordinamento  I. Colpo

Università degli Studi di Padova


Dipartimento di Archeologia
Piazza Capitaniato 7 - 35139 Padova
tel. +39 049 8274574 fax +39 049 8274613
www.archeologia.unipd.it

Realizzazione grafica del layout della copertina: Paolo H. Kirschner

ISBN 978-88-7140-458-5

Tutti i diritti sono riservati. È vietata in tutto o in parte la riproduzione dei testi
e delle illustrazioni.

© Roma 2011, Edizioni Quasar di Severino Tognon srl


via Ajaccio 43 - 00198 Roma, tel. 0685358444  fax 0685833591
e-mail: qn@edizioniquasar.it – www.edizioniquasar.it
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sommArio

Scritti di Loredana Capuis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

Michele Cupitò, Un torques Canegrate dal sito di Fondo Paviani (Verona). Spunti per
la lettura dei rapporti tra l’Italia nord-occidentale e il mondo palafitticolo-terrama-
ricolo nell’età del bronzo recente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
Giovanni Leonardi, Proposte interpretative riguardo al popolamento della Pedemontana
veronese e vicentina nella polity veneta, tra prima età del ferro e romanizzazione . . 35
Silvia Rossi, La ceramica fine dall’abitato di Castion di Erbè: il caso delle tazze . . . . . . . . 49
Patrizia Frontini, La Prima tomba di guerriero di Sesto Calende . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
Vincenzo Baldoni, Stamnos attico a figure nere da una tomba tardo-arcaica di Marza-
botto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
Chiara Pizzirani, Un mystes dionisiaco nel sepolcreto felsineo Tamburini . . . . . . . . . . . . 105
Chiara Mattioli, La ceramica etrusco padana tra etruschi e veneti . . . . . . . . . . . . . . . . . . 119
Stefano Bruni, Bronzi veneti da Adria. Nuovi contributi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 131
Silvia Paltineri, Tra il mare e la via dell’Appennino: le statue stele dell’età del Ferro in
Lunigiana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 143
Mariolina Gamba, Giovanna Gambacurta, Le statue di Gazzo Veronese al confine tra
Veneti ed Etruschi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 159
Elisabetta Govi, Rinascere dopo la morte. Una scena enigmatica sulla stele n. 2 del se-
polcreto Tamburini di Bologna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 195
Mario Torelli, Bacchilide, le Pretidi e Artemide Hemera a Metaponto. Il culto e la kre-
ne naomorfa di S. Biagio alla Venella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 209
Elena Di Filippo Balestrazzi, Un tema “omerico” nella situla di Welzelach? . . . . . . . . . 223
Federica Sacchetti, Graffiti commerciali numerici sulle anfore da trasporto greche d’età
arcaica e classica dell’Italia settentrionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 245
Elisa Lanza Catti, Diversificazione funzionale dei manufatti ceramici in rapporto al
contesto: il caso della ceramica “di Gnathia” nella Peucezia preromana . . . . . . . . . . . 265
Giovanni Gorini, Il deposito di Serra Riccò e gli altri depositi dell’età del ferro in Italia
Settentrionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 281
Giovanna Gangemi, Una statuetta bronzea di Giove dal Monte Calvario di Auronzo di
Cadore (BL) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 295
Anna Marinetti, Aldo L. Prosdocimi, Varietà alfabetiche e scuole scrittorie nel Veneto
antico. Nuovi dati da Auronzo di Cadore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 305
Giovanna Tosi, I Veneti nella provincia romana della Gallia Lugdunensis: alcune anno-
tazioni storiche ed archeologiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 325
Silvia Cipriano, Stefania Mazzocchin, Bonifiche con anfore a Padova: note di aggior-
namento alla cronologia e alla distribuzione topografica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 331

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16 sommario

Stefania Pesavento Mattioli, Officinae coriariorum a Patavium? . . . . . . . . . . . . . . . . . . 369


Patrizia Basso, Jacopo Bonetto, Maria Stella Busana, Allevamento ovino e lavora-
zione della lana nella Venetia: spunti di riflessione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 381
Cristina Bassi, Alfredo Buonopane, Un deposito di bronzi dallo scavo archeologico di
un edificio di età romana a Trento, via Zanella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 413
Guido Rosada, Dell’amoenitas/rusticitas e dell’otium/negotium in villa. Paradigmi e
suggestioni anche istriani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 431
Paola Zanovello, Termalismo e sacralità: culti e riti a Fons Aponi in età romana . . . . . . 455
Francesca Ghedini, Ninfe braccate: il mito di Syrinx nelle Metamorfosi di Ovidio . . . . . 465
Isabella Colpo, Ninfe violate: il mito di Callisto nelle Metamorfosi di Ovidio . . . . . . . . 473
Irene Favaretto, L’antico a San Marco. Un percorso (quasi) inatteso . . . . . . . . . . . . . . . . . 485
Giuliana M. Facchini, Impronte di gemme con iconografie tratte dalla scultura greca
nella collezione di calchi dei Civici Musei d’arte di Verona . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 495
Michele Asolati, Pigorini numismatico nei rapporti epistolari con Vincenzo Lazari e
Carlo Kunz . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 513
Gian Pietro Brogiolo, Il “paesaggio” tra legislazione, archeologia e professione . . . . . . 537

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Pigorini numismatico nei rapporti epistolari
con Vincenzo Lazari e Carlo Kunz

Michele Asolati

L’epistolario di Luigi Pigorini1 conservato presso dall’Università degli Studi di Padova


rappresenta uno dei più cospicui archivi raccolti dall’insigne studioso, padre della paletnologia
italiana2. In esso si può cogliere una straordinaria pluralità di rapporti, di natura privata, bu-
rocratica, scientifica, la quale contribuisce a illustrare la formazione culturale, la personalità e
l’attività di questo personaggio. Stanti i precoci interessi numismatici di Pigorini3, certamente
incoraggiati dal suo adorato maestro e suo predecessore nella direzione del Museo di Antichità
di Parma, Michele Lopez, anch’egli numismatico4, piuttosto fitta è la corrispondenza anche
con studiosi, appassionati, collezionisti e commercianti di monete. Tali rapporti solo per alcuni
aspetti sono già stati indagati in contributi recenti5 e rimangono in larga misura inediti: la loro
natura è certamente molto varia, ma complessivamente definiscono il forte legame che Pigorini
ebbe con questa disciplina. A tal proposito è sufficiente ricordare alcuni nomi di numismatici
(intendendo questo termine nel senso più ampio) che, a vario titolo, ricorrono nel “Fondo
Pigorini”, come Solone Ambrosoli, Camillo Brambilla, Giuseppe Castellani, A. R. Caucich,
Rénier Chalon, Francesco Gnecchi, Enrico Hirsch, Adrien de Longpérier, Ernesto Maggiora
Vergano, Domenico Massagli, Carlo Morbio, Agostino Olivieri, Nicolò Papadopoli, Domeni-
co e Vincenzo Promis, Angelo Remedi, Gennaro Riccio, Federico Schweitzer, Carlo Strozzi,
Ortensio Vitalini6.
Chiaramente le informazioni che offrono questi carteggi sulla figura di Pigorini sono
quantomeno parziali, poiché si tratta di lettere di questi personaggi inviate a Pigorini stesso,
mentre mancano le sue missive. Nondimeno risultano ugualmente significativi e particolarmen-
te illuminanti.

1
  Sulla figura di questo studioso si vedano in particolare Antonelli 1925; Marchesetti 1926.
2
  Sulla consistenza e sulle modalità dell’acquisizione del “Fondo Pigorini” da parte dell’Università di Padova v.
il testo di Giovanni Leonardi in Leonardi, Cupitò, Paltineri 2009.
3
 Da una relazione manoscritta dello stesso Pigorini, redatta in occasione della sua assunzione quale alunno del
Museo di Parma, apprendiamo: “Nell’età di quattordici anni cominciai ad interessarmi di vecchie monete e medaglie,
e a conservare quelle che riuscivo a procurarmi. E poiché io era allora mantenuto in Parma per gli studi ginnasiali,
quando potevo avere qualche altra moneta o medaglia, mi recavo a mostrarla al Direttore del locale Museo di An-
tichità, Michele Lopez, ed a chiederne la spiegazione” (“Fondo Pigorini”, Università di Padova, d’ora in poi citato
FPUPd, busta 67, fascicolo 5).
4
  Cfr. Parente 2002.
5
  Sui rapporti, ancora da approfondire, con Vincenzo Promis si vedano i cenni in Leonardi, Cupitò, Paltineri
2009, testo corrispondente alla nota 83. Per i rapporti con il notaio astigiano Ernesto Maggiora Vergano cfr. ibidem,
testo compreso tra nota 36 e nota 42 e soprattutto Gorini 2009.
6
  Sarebbe troppo dispendioso, e sostanzialmente inutile in questa sede, fornire indicazioni bio-bibliografiche
su tutti questi personaggi. Oltre alle scarne informazioni relative ad alcuni di questi date nel testo e nelle note che
seguono, rimandiamo per sommarie informazioni sulle loro pubblicazioni a Clain-Stefanelli 1985, ad indicem.

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Tra i tanti numismatici con i quali Pigorini in-


trattenne rapporti epistolari, e non solo, intendiamo
concentrarci in questa sede su due studiosi che rive-
stirono un ruolo non secondario nel tessuto cultura-
le veneziano e padovano della seconda metà dell’Ot-
tocento, ossia Vincenzo Lazari (1824-1864) (fig. 1) e
Carlo Kunz (1813-1888) (fig. 2). La scelta è ricaduta su
questi personaggi non soltanto per questioni di conti-
guità geografica con l’Ateneo patavino che conserva il
“Fondo Pigorini” e presso il quale Loredana Capuis –
cui questo contributo, come il volume che lo ospita, è
dedicato – ha svolto larga parte della sua attività scien-
tifica e didattica, ma anche perché, proprio in virtù di
questa contiguità, riguardo ai rapporti di entrambi con
Pigorini riusciamo a disporre non solo delle missive
presenti nell’omonimo Fondo dell’Università di Pa-
dova, ma anche di altre lettere e di alcuni documenti
reperibili presso la Biblioteca del Museo Correr di Ve-
nezia7 e presso gli Archivi del Museo Bottacin di Pa-
dova8, grazie ai quali traiamo un disegno più ampio e
certamente più dettagliato.
Il rapporto epistolare con Vincenzo Lazari9 fu
breve a causa della sopravvenuta immatura morte di
Fig. 1 - Foto di Vincenzo Lazari (FPUPd, bu-
sta 72, fascicolo 3).
quest’ultimo nel 1864: nel “Fondo Pigorini”, infatti, è
presente una sola lettera vergata dallo studioso vene-
ziano. Però in questo caso disponiamo anche di due missive indirizzate da Pigorini al Lazari,
conservate presso la Biblioteca del Museo Correr di Venezia10. Da queste carte si comprende
che probabilmente lo scambio epistolare ebbe inizio grazie agli auspici di Michele Lopez, e che
verosimilmente esordì con l’invio al Lazari di una copia del volume di Pigorini Memorie stori-
co-numismatiche di Borgotaro, Bardi e Compiano (Parma 1863)11. Lazari il 23 agosto del 186312
ringraziava “per la gentilezza esimia dimostratami nello inviarmi un es. delle Sue Memorie di
Borgotaro” e congratulandosi per “l’ottima riuscita” di questo “primo lavoro […] e pei rapidi
progressi […] nelle numismatiche discipline, sotto la sapiente guida del ch. comm. Lopez”. Tut-
tavia, Lazari proseguiva la sua lettera segnalando “una varietà della lira di Federico Landi […]
edita nella descrizione della grande raccolta Reichel di Pietroburgo, tomo IX, n. 1888, col nome
di testone, datata nell’esergo del rovescio 1622”13, varietà di una certa importanza che però

7
 Un sentito ringraziamento va indirizzato a Camillo Tonini, Direttore delle Collezioni Storiche e del Catalogo
della Fondazione Musei Civici Veneziani, e a Cristina Crisafulli, Conservatrice del Gabinetto Numismatico, per
averci segnalato alcuni di questi documenti e per averne consentito la pubblicazione.
8
 La nostra gratitudine va alla Dr.ssa Roberta Parise, vice-conservatrice del Museo Bottacin, che ha consentito
l’accesso a questi materiali e la loro pubblicazione in questo contributo.
9
  Sulla figura e l’attività di Vincenzo Lazari cfr. Barozzi 1864; Maggiora-Vergano 1864; Chalon 1864. Si veda
inoltre Saccocci 1986.
10
  Biblioteca del Museo Correr di Venezia, Epistolario Lazari, Mss. PD, 553c/31: si tratta di due missive datate
rispettivamente 8 settembre 1863 e 20 gennaio 1864.
11
 La copia del volume inviata da Pigorini a Lazari si conserva ancora presso la Biblioteca del Museo Correr
di Venezia con la segnatura OP PD 13.705: il volume reca la dedica di pugno di Pigorini “Al Dottore Lazari dono
dell’autore”.
12
  FPUPd, Vincenzo Lazari, 23 agosto 1863.
13
  Si tratta di Riechel 1843.

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era sfuggita al giovane Pigorini. Questi prese atto di


tale indicazione in una lettera dell’8 settembre 186314,
precisando: “Le rendo particolari ringraziamenti della
importante comunicazione di una variante della lira di
Bardi: avrei solo desiderato conoscerla prima per far-
ne tesoro ne’ miei cenni” (fig. 3). In una missiva del 20
gennaio 186415 Pigorini aggiungeva: “vorrei inserire
nella Rivista Numismatica del ch. Olivieri una giunta
[…] Ella mi indicò la lira del 1823 [sic!] di Bardi, battu-
ta da Federico Landi in Bardi, e di questa vorrei io ora
parlare nella giunta medesima.” Questa peraltro non
fu l’unica osservazione che Pigorini ricevette riguardo
alla sua pubblicazione: un altro dei suoi corrispon-
denti, Bernardo Pallastrelli (1807-1877)16, cui doveva
la segnalazione di varie notizie e di alcuni esemplari
della sua collezione e di alcuni musei italiani inerenti
la monetazione bardigiana17, gli scrisse una lunga let-
tera18 dopo aver ricevuto copia della pubblicazione. In
questa, pur elogiando il lavoro compiuto da Pigori-
ni19, si soffermava a lungo su alcune mancanze e im-
precisioni delle Memorie, illustrandogli una medaglia
di Agostino Landi che Pigorini non aveva inserito nel
suo catalogo e aggiungendo varie altre indicazioni, tra
Fig. 2 - Foto di Carlo Kunz (FPUPd, busta 72,
le quali quella di una variante di uno scudo di Federi- fascicolo 3), probabilmente allegata alla lettera
co Landi20. del 15 settembre 1864.
L’insieme di queste osservazioni sembra avesse
turbato il giovane Pigorini e avesse insinuato nello stesso dei dubbi sul lavoro svolto e sull’even-
tualità di proseguire gli studi numismatici. Al riguardo non abbiamo notizie dirette da Pigorini,
ma un passo di una lettera successiva di Pallastrelli sembra essere piuttosto chiaro in merito:

14
 V. supra, nota 10.
15
 V. supra, nota 10.
16
  Sulla figura di Bernardo Pallastrelli cfr. Desittere 1988, in particolare p. 125 con bibliografia citata; Pagliani
1991, pp. 100-102, e particolarmente la bibliografia segnalata a p. 100, nota 308.
17
  FPUPd, Bernardo Pallastrelli, 28 agosto 1862: “Ultimamente fui a Milano, e insieme col Lopez vidimo una
Dop. dei Landi che è inedita. È una dop. da due, e trovasi nel medagliere di Brera. Da un lato è il ritratto di Federico
Landi, e dall’altro S. Gio. Battista, colla leggenda – S. Io. Baptista protector noster 1623. So che una doppia semplice
è nel Medagliere del Re a Torino. Ella può dirigersi ai direttori di questi due Musei (se già non lo ha fatto) per migliori
schiarimenti. Ma conoscerà certo le memorie che sulla zecca dei Landi lasciò ms. (non ricordo ora più chi) e che furo-
no portate al Pozzana, anni sono, da certo Mons. Bini. Il Pozzana ne fece far copia”. Per la segnalazione di esemplari
dei Landi appartenenti alla Collezione di Bernardo Pallastrelli v. FPUPd, Bernardo Pallastrelli, 16 settembre 1862.
18
  FPUPd, Bernardo Pallastrelli, 7 settembre 1863.
19
  Ibid.: “trovo la parte storica presso che nuova, e nuovissima la parte numismatica e l’una e l’altra trattata
maestrevolmente. Ella è giovane d’età, ma già vecchio, come suol dirsi, del mestiere: imperocché Ella non aborra
dai fastidi delle indagini che devono precedere lavori di questa fatta, i quali per lo più sono disconosciuti dai cervelli
leggieri”.
20
  Ibidem: “Tengo lo scudo (p. 55) e glielo descrivo perché ha qualche nuova varietà, sebben picola
D – D.Fed.Lan.S.R.I.ac.Valli.Tari.Prin.IV.e.c.
E – •*•G•O•*•
R – S. Francic. Protect. Noster
E – MDCXXII
e sotto - •*N•G*•”.

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Fig. 3 - Lettera di Luigi Pigorini a Vincenzo Lazari, 8 settembre 1863 (Biblioteca del Museo Correr di Venezia, Epi-
stolario Lazari, Mss. PD, 553c/31).

“Le ripeto – scrive Pallastrelli a Pigorini – che io fui contentissimo del suo lavoro ed Ella farà
molto bene a non smettere di pubblicare qualche altra sua produzione, perché il saggio da lei
dato promette buoni frutti anche per l’avvenire”21. E nuovi frutti si ebbero in breve tempo, poi-
ché Pigorini diede conto delle segnalazioni ricevute dai due corrispondenti in un contributo che
fu edito poco dopo la morte di Lazari22, completando in questo modo l’edizione delle emissioni
di queste zecche, la quale a circa un secolo e mezzo di distanza rimane un punto di riferimento
imprescindibile per chiunque intenda studiare questi materiali23.
Del rapporto epistolare con Carlo Kunz24 abbiamo notizia a partire da alcuni mesi dopo la
morte di Lazari e sembra che sia stato preceduto, ancora grazie agli auspici di Michele Lopez,
da un incontro diretto avvenuto in seguito a una visita di Kunz a Parma. Infatti, nella prima
lettera di Kunz presente nel “Fondo Pigorini” questi pregava il futuro padre della paletnologia
italiana di porgere i propri ossequi all’“Illustris.o Sig. Commendatore Lopez” e ne richiedeva

21
  FPUPd, Bernardo Pallastrelli, 22 ottobre 1863. Il disegno della medaglia fu inviato con lettera del 26 gen.
1864, nella quale Pallastrelli segnalava anche altri documenti relativi ai Landi e alcuni sigilli.
22
  Pigorini 1864a. A p. 159 Pigorini ribadì, riguardo alla lira del 1622, che “fu solo l’illustre Lazari che volle
scrivermi in proposito, pochi mesi innanzi che morte immatura venisse a rapirlo alla scienza italiana”.
23
  Cfr. CNI, IX, pp. 1-7, 10-13. V. inoltre Gandolfi 1974; De Rosa 2007.
24
  Sulla figura e sull’opera numismatica di Carlo Kunz v. Sticotti 1948; Franzoni 1959a; Franzoni 1959b;
Franzoni 1959c. Si veda inoltre da ultimo Schingo 2004; Dagostini 2004; Dagostini 2005.

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anche una foto da aggiungere al proprio album, secondo un uso tipico dell’epoca, foto che, dice
Kunz, “non osai chiedergli a voce in occasione dell’ultima mia visita”25.
Il carteggio che riguarda Carlo Kunz è uno dei più consistenti tra quelli presenti presso il
“Fondo Pigorini” conservato a Padova. Include ben 40 lettere di Kunz comprese entro un inter-
vallo di anni molto ampio, che va dal 15 settembre 1864 al 4 novembre 1881, ossia dal periodo
in cui Kunz fu commerciante di monete a Venezia (fino al 1871), alla fase in cui fu conservatore
dell’allora neonato Museo Bottacin di Padova (dal 1871 al 1874), e a quella in cui fu Direttore
dell’allora appena costituito Museo di Antichità di Trieste (dal 1874 al 1884)26. Peraltro i rap-
porti epistolari con Kunz sappiamo essere stati più intensi di quanto documentato dal “Fondo
Pigorini”: infatti, nell’Archivio del Museo Bottacin si conserva il registro delle Spese incontrate
pel Museo Bottacin dal 1 Gennaio, 187127 in poi, nel quale sono elencate nel dettaglio le uscite
del Museo, comprese quelle per le affrancature delle lettere. In questo sono individuabili dodici
spedizioni di missive al Pigorini, delle quali sei sono riscontrabili fisicamente nel “Fondo Pigo-
rini” di Padova, mentre delle altre non abbiamo documentazione28. In risposta a questa nutrita
serie di missive, presso il Museo Bottacin si conservano però soltanto due lettere di Pigorini29.
A questo materiale vanno poi aggiunte altre informazioni che desumiamo dai documenti Kunz
attualmente presenti presso il Museo Correr di Venezia30. Dunque, il sodalizio tra i due fu mol-
to intenso e protratto nel tempo anche molto dopo che Pigorini aveva ormai abbandonato i suoi
interessi per la moneta, dedicandosi completamente agli studi paletnologici.
Nel carteggio conservato all’Università di Padova al periodo di permanenza di Kunz a
Venezia sono riconducibili 15 lettere, al periodo patavino 1731, a quello triestino 832.
Nel primo periodo gli scambi epistolari riguardavano essenzialmente tre argomenti: la
vendita di monete, per la quale Pigorini si prestava più che altro come intermediario, i doni
reciproci di pubblicazioni, lo scambio di consigli e indicazioni su monete italiane.
Quanto al primo aspetto, vediamo come Pigorini richiedesse a Kunz esemplari veneziani
da 20 lire in oro del 1848 per tale Valeriano Borra e come Kunz rispondesse il 22 settembre 1864
di non aver potuto ottemperare all’incarico “perché fino ad ora non mi fu possibile di averne al
prezzo da lui limitatomi di £ 22-”. In seguito, con lettera a Pigorini del 19 ottobre, Kunz sottopo-
neva all’attenzione di Borra “3 pezzi da 20 franchi di Venezia e 6 pezzi da 5 franchi di Venezia”,
ma dalla lettera del 21 novembre apprendiamo che la trattativa non sortiva effetto positivo e che
le monete venivano “rifiutate dal Sig. Borra”. Analogamente, Pigorini fece da intermediario anche
per Michele Lopez che intendeva acquistare monete auree di Ferdinando I, imperatore d’Austria:
Kunz lamentava la difficoltà di reperire esemplari di tal genere perché “queste monete non sono

25
  FPUPd, Carlo Kunz, 15 settembre 1864.
26
 Da queste lettere apprendiamo che Pigorini aveva scritto al Kunz nelle seguenti date: 25 settembre e 15 no-
vembre 1864, 20 giugno 1865, 14 novembre 1866, 18 gennaio 1867, 17 marzo 1868, 7 gennaio, 28 gennaio, 8 giugno,
11 luglio, 11 dicembre e 31 dicembre 1871, 13 marzo 1872, ante 29 gennaio e 6 dicembre 1973; una ulteriore lettera
del “23 corrente” viene citata dal Kunz in una lettera non datata, risalente in ogni caso agli ultimi mesi del 1871 o ai
primi del 1872.
27
 Museo Bottacin di Padova, Archivio degli Atti, Registri e Inventari 1871-1873.
28
  Si tratta delle missive inviate nelle seguenti date: 29 dicembre 1871, 24 e 28 gennaio (in quest’ultimo giorno due
missive distinte), 7 e 26 febbraio 1872.
29
 V. infra, note 63, 65.
30
  Si tratta principalmente di accenni ai rapporti con Pigorini, di trascrizioni di lettere di quest’ultimo e di appun-
ti trasmessi da questi a Kunz. In merito a questi documenti cfr. infra, note 67-68 e testo corrispondente.
31
 Una di queste non è datata, ma fa riferimento a monete di Camerino delle quali Kunz parla anche nella lettera
del 15 dicembre 1871. Tra le lettere del periodo padovano abbiamo compreso anche quella datata 25 dicembre 1873,
la quale fu spedita da Venezia nel breve periodo in cui Kunz aveva lasciato la direzione del Museo Bottacin in attesa
di assumere il ruolo di Direttore del Museo di Trieste.
32
 Una di queste non è datata, ma fa riferimento alla pubblicazione Pigorini 1877a.

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più in corso e vengono tutte dai speculatori mandate in Zecca per farne altre correnti”33. Aggiun-
geva che “appena però ne abbia alcuna la manderò al Sig. Commendatore”. Kunz riuscì a procu-
rare un fiorino che fu inviato a Lopez per tramite di Pigorini con lettera del 9 novembre. Tuttavia
la moneta andò smarrita in quella spedizione, o più probabilmente fu rubata, come apprendiamo
da una successiva missiva34 nella quale Kunz peraltro si impegnava a inviarne un’altra.
Dalla documentazione a nostra disposizione, sembra che Pigorini non fosse interessato
personalmente all’acquisto presso Kunz, tuttavia sappiamo che Kunz si proponeva a Pigorini
come acquirente35, e che tali istanze divennero più pressanti dopo che egli assunse il ruolo di
direttore del Museo di Parma, in particolare con richieste di duplicati: “potendo avvenire che le
avanzassero talvolta monete perché non interessanti le Raccolte del Regio Medagliere, o perché
in esso già contenute, così mi permetto raccomandarmi a lei pel caso non avesse per esse mi-
gliore impiego, soprattutto trattandosi di cose belle, sia italiane sia romane antiche”36. A queste
richieste Pigorini rispondeva favorevolmente con promesse che, però, non sappiamo se andas-
sero a buon fine e Kunz a sua volta accoglieva “con somma gratitudine la cortese promessa di
cedermi all’evenienza quanti potrà buoni duplicati di monete”.
D’altra parte, Kunz non perdeva occasione per proporsi come venditore. Un caso interes-
sate è quello illustrato dalla missiva dell’8 agosto 1969, nella quale scriveva a Pigorini: “potendo
avere qualche interesse per Ella e pel Museo che sapientemente governa, fommi dovere di an-
nunziarle l’acquisto fatto in questi di un tesoretto che contava:
1. Molti denari senza nome di città, col tempietto, la più parte di Berengario II e di Ottone
I, pochi di Ugo.
2. Buon numero di denari di Verona dell’imp. Ottone I, in molte interessanti varietà di conî
3. Pochi esemplari di un denaro della istessa città di Berengario II, ancora inedito, del qua-
le erami noto un solo esemplare, or sono pochi anni da me rinvenuto.
Se me lo comandasse le manderei un assortimento di tutto, per esame, e senza obbligo
alcuno da parte sua.
In vista della spesa di £ 1200- incontrata, penso di valutare £ 50 l’Ottone il Berengario di
Verona, e 12 e 15 gli Ottoni. Gli ovvii col tempietto £ 3-”. Si tratta del ripostiglio di Feltre, co-
stituito di denari veneziani e veronesi del X secolo ed edito ancor oggi soltanto parzialmente37:
acquisito interamente da Kunz, all’epoca fu disperso tra vari collezionisti e raccolte numisma-
tiche pubbliche e in parte oggi si conserva, grazie alla donazione del Conte Nicolò Papadopoli,
presso il Museo Correr di Venezia38. Purtroppo non abbiamo indicazioni se Pigorini fosse inte-
ressato a comprare, ma non è improbabile, stante all’epoca la rarità di questi tipi monetari, che
alcune monete del gruzzolo venissero acquisite per il medagliere del Museo di Parma.
Certi siamo invece dello scambio di pubblicazioni tra i due sodali, scambio che non riguar-
dò soltanto contributi firmati dai due e non soltanto l’ambito numismatico: l’archeologia e la
paletnologia erano rappresentate costantemente in questi scambi, tanto che con il tempo sem-
bra divenissero una seconda passione di Kunz39, fino a far parte della sua professione quando in
seguito fu nominato Direttore del Museo di Antichità di Trieste.

33
  FPUPd, Carlo Kunz, 19 ottobre 1864.
34
  FPUPd, Carlo Kunz, 21 novembre 1864.
35
  FPUPd, Carlo Kunz, 22 settembre 1864: “pregola di ricordarsi di me quando avesse qualche altra moneta
italiana”. V. anche 24 giugno 1865.
36
  FPUPd, Carlo Kunz, 15 aprile 1868.
37
  Perini 1902, pp. 49, 78-86; Gorini 1989, p. 187; Saccocci 2004, p. 71, nota 31.
38
  Appartengono a questo ripostiglio gli esemplari della collezione Papadopoli indicati in Castellani 1925 con
i nn. 230-232, 235-236, 239-244, 257-278.
39
 In una missiva del 18 novembre 1871 così Kunz scriveva a Pigorini: “Ebbi anche la sua Bibliografia paleon-
tologica italiana, ed il dono mi fu tanto più gradito, ch’io stesso avevo presuntuosamente incominciato a formare

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pigorini numismatico nei rapporti epistolari con vincenzo lazari e carlo kunz 519

Con una lettera del 19 ottobre 1864 Kunz inviava un articolo riguardante le scoperte effet-
tuate da Paolo Lioy circa le case lacustri del Lago di Fimon40 e assieme a una altra missiva del 9
novembre 1964 spediva un altro articolo “sul progresso delle sue scoperte sul lago di Fimon”41.
In una lettera del 3 giugno 1865 Kunz ringraziava Pigorini per aver ricevuto in dono i suoi
lavori su le abitazioni lacustri di Chiozzola42 e le abitazioni palustri di Fontanellato43, inviando
in cambio il testo di Paulos Lambros sulle monete dei Gran Maestri di Rodi di cui Kunz ave-
va curato l’edizione italiana e disegnato le tavole44. In una lettera successiva45 ringraziava per
l’opuscolo sulla moneta, le medaglie e i sigilli dei principi di Soragna46, mentre con quella del 18
maggio 1868, in cambio del testo di Luigi Cipelli sulla piastra turca coniata a Parma47, inviava
la propria Miscellanea numismatica48. Successivamente constatiamo altri due doni di Pigorini:
la Prima appendice al Catalogo del Museo di Parma49 e il volume sulla storia della origine e dei
progressi del Regio Museo d’antichità e degli scavi di Velleja50.
Come è facile constatare la parte minoritaria di questi scambi riguardava testi di argomen-
to numismatico, che tuttavia rimaneva il soggetto principale dei reciproci scambi di informa-
zioni che caratterizzano le lettere dei due sodali. A dire il vero, come è lecito aspettarsi date
le circostanze, si tratta più che altro di richieste fatte da Pigorini a Kunz, alle quali il secondo
rispondeva con l’abituale cordialità, prodigalità e competenza per le quali era oramai da tempo
noto nell’ambiente dei numismatici italiani e non solo51. Non a caso le questioni riguardavano
essenzialmente le ricerche cui di volta in volta Pigorini si dedicava.
Tra il 1864 ed il 1867 contiamo richieste relative alla produzione monetaria e medaglistica
dei marchesi principi Meli-Lupi di Soragna per la monografia che uscirà in quello stesso 186752.
Il 22 settembre 1864 Kunz rispondeva senza poter segnalare alcuna medaglia delle famiglie Lupi
e Meli-Lupi, “non conoscendo altro di esse che lo zecchino del marchese Nicolò”53. Da quanto

la bibliografia di questa nuova e già adulta scienza, s’intende per mio uso soltanto”. Inoltre in un biglietto del 28
novembre 1871 aggiungeva: “Le rendo pure grazie pelle notizie sulle pubblicazioni più recenti di argomento prei-
storico, e se potesse farmi avere uno o l’altro dei quattro libri che nomina (quello che crede più confacente ad un
principiante quale sono), gliene sarò obbligatissimo”.
40
  Anonimo 1864a.
41
  Anonimo 1864b.
42
  Pigorini 1864b.
43
  Pigorini 1865.
44
  Lambros 1865.
45
  FPUPd, Carlo Kunz, 2 giugno 1867.
46
  Pigorini 1867.
47
  Cipelli 1868.
48
  Kunz 1867.
49
  FPUPd, Carlo Kunz, 20 aprile 1868. Si tratta dell’opera Pigorini 1868.
50
  FPUPd, Carlo Kunz, 5 maggio 1869. Si veda Pigorini 1869.
51
  Cfr. Dagostini 2004, p. 345.
52
  Pigorini 1867. Scriveva della sua intenzione di pubblicare un testo sulla zecca di Soragna anche al già citato
Pallastrelli, il quale nella lettera del 28 dicembre 1864 rispondeva: “Bravo! Come mi garba l’idea d’illustrare la zecca
di Soragna. È cosa quasi ignota, ed ella avrà mezzo di far brillare il suo ingegno in questo nuovo lavoro”.
53
  Aggiunge inoltre “Il defunto Sig. Giordani m’aveva un tempo fatto sperare un esemplare di esso ma non poté
adempiere alla promessa”. Non è improbabile che, nella sua ricerca di esemplari di zecchino del Marchese Nicolò, Pi-
gorini si sia imbattuto nella figura di Angelo Remedi (cfr. infra, nota 77 e testo corrispondente) il quale, come appren-
diamo da una lettera di quest’ultimo indirizzata a Vincenzo Lazari, ne aveva acquistato un esemplare nell’agosto del
1864 (Biblioteca del Museo Correr di Venezia, Epistolario Lazari, Mss. PD, 553c/40, 13, Sarzana 14 agosto 1858): “In
questi giorni feci l’acquisto di un vero cimelio; è lo zecchino di Nicolò Soragna, battuto per semplice prova di quella
zecca, e dico prova, poiché pochissimi esemplari sortirono da quella zecca, la quale, si può dire, che non fu aperta; e
difatti io non avevo veduta, né inteso mai a parlare di zecca di Soragna, e per quante indagini mi avessi fatte in Parma,
non mi venne mai per l’addietro concesso di poter fare acquisto di consimile moneta”. In un’altra lettera allo stesso
Lazari, Remedi poi precisava (Mss. P.D., 553c/40, 14, Sarzana del 28 agosto 1858): “Ora tornando su lo zecchino del

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comprendiamo, per assecondare le richieste di Pigorini, Kunz avrebbe dovuto anche recarsi a
visionare le raccolte numismatiche della Libreria Marciana di Venezia, allora diretta da Giusep-
pe Valentinelli. Tuttavia, nella missiva del 30 novembre 1866 Kunz era costretto a confessare:
“Debbo tuttavia notarle che alla Marciana non vi sono stato. Il motivo vi è che non ebbi co-
raggio di affrontare quel Sig. Bibliotecario il quale più di una volta […] ebbe ad accogliermi in
modo troppo poco benevolo, e contrariamente al suo dovere […] Causa principale di così poco
buona disposizione è che le medaglie e i sigilli trovansi lontane dal suo studio in appartamento
freddo, e ch’egli teme sommamente il freddo. In altra stagione potrei ancora arrischiarmi ma
ora mi direbbe come l’altra volta: venga quando farà caldo!”. Aggiungeva comunque che “Il
Museo Correr non ha nulla e nemmeno le poche raccolte private”. Migliori risultati davano
invece le indagini araldiche sulla famiglia Meli-Lupi condotte presso la Biblioteca Marciana in
particolare sul testo manoscritto Campidoglio Veneto54. Ad ulteriori richieste di Pigorini relati-
ve all’incisore Pietro Paolo Galeotti, che aveva prodotto le matrici della medaglia di Gian Paolo
II Meli-Lupi55, Kunz rispondeva di non conoscere questo personaggio se non per il fatto che
aveva prodotto alcune medaglie di Cosimo I56.
Nel quadro appena descritto l’unica richiesta fatta da Kunz a Pigorini riguarda un piccolo
di Fabriano presente nelle collezioni del gabinetto di Parma57. In merito alla tipologia di questi
piccoli era nata una disputa con A. R. Caucich che aveva comportato anche degli esiti a stam-
pa58. Per questo si erano rese necessarie la descrizione dell’esemplare conservato presso il museo
parmigiano e l’opinione di Pigorini: il 20 aprile 1868 Kunz ringraziava per la risposta che gli era
favorevole.
Di tenore molto simile a quelle sin qui illustrate sono le lettere che Kunz inviava da Padova
nel periodo in cui fu conservatore del Museo Bottacin: in queste, inoltre, traspare un maggiore
approfondimento del rapporto personale tra i due, evidente in risposte di Kunz a richieste di
Pigorini circa questioni che nulla hanno a che fare con la numismatica o la paletnologia59, e in
confidenze che Kunz faceva a Pigorini relativamente al suo lavoro presso il Museo Bottacin60.
Anche in queste lettere, comunque, grande spazio trovano accenni a doni di pubblicazioni
di Pigorini o di contributi di altri autori da parte di quest’ultimo, inerenti l’ambito archeologico

Marchese Nicolò Mellolupi per Soragna, le esporrò francamente il mio pensiero. Questa moneta, per quanto possa
essere stata coniata fuori d’Italia, credo però essere indubitato che il detto Marchese pacifico possessore di quel Feu-
do, venisse dall’autorità Cesarea rivestito dal diritto, come ella benissimo osserva, di battere ivi moneta; e tuttoché
il Marchese Nicolò non se ne prevalesse per totalità, vuò dire, che non aprisse la zecca in Soragna, fece però coniare
questo nostro zecchino per Soragna, come ce ne avverte la legenda medesima”.
54
 G. A. Cappellari Vivaro Vicentino, Il Campidoglio Veneto, BNV, Mss. It. VII.15-18 (= 8304-8307).
55
 V. Pigorini 1867, pp. 20-21.
56
  FPUPd, Carlo Kunz, 2 febbraio 1867.
57
  FPUPd, Carlo Kunz, 15 aprile 1868.
58
  Caucich 1868; Kunz 1868a.
59
 La lettera del 29 gennaio 1873 tratta delle signore padovane Emilia Biagini e Caterina Pellizzari che ave-
vano sottoscritto l’abbonamento al giornale Cornelia; quella del 18 aprile 1873 riguarda richieste fatte per conto
di Pigorini all’Ispettorato per le Scuole Comunali di Padova relativamente alla sostituzione dei maestri con le
maestre e all’insegnamento della ginnastica: quest’ultima missiva probabilmente va ricondotta al fatto che Pi-
gorini era stato eletto nel 1872 come consigliere e membro della giunta municipale di Parma e si occupava di
conseguenza di questioni scolastiche riguardo alle quali anche pubblicò alcune dissertazioni (Marchesetti 1926,
p. 329 e p. 349).
60
  FPUPd, Carlo Kunz, 29 gennaio 1873: “Io sono fatalmente condannato a sistemare queste collezioni, catalo-
gare, scribacchiare, e chi sa per quanto tempo ancora, senza possibilità d’intraprendere qualche cosa che mostrasse
almeno che non dormo!”. 3 marzo 1873: “Io, povero artistino condannato […] a fare elenchi di libri e di monete,
a etichettare minuzie come fanno i custodi dei bazari di chincaglierie”. 25 ottobre 1873: “Io sono sempre occupato
in lavori necessari ma aridissimi che mi incretiniscono affatto. Faccio ora il catalogo in schede di queste collezioni;
descrizione, peso, ec. ec. di circa 16 mila pezzi!”.

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in generale o in particolare quello paletnologico61, mentre mancano indicazioni di contro doni


di Kunz: ovviamente non possiamo essere certi che questo non avvenisse solo a causa di tale
assenza, ma non è improbabile che questi non reputasse la qualità delle proprie pubblicazioni
adeguata a quella dei lavori a stampa dell’interlocutore62.
Anche in questo secondo periodo Kunz proponeva a Pigorini scambi di monete, ma in
questo caso nel tentativo di accrescere e migliorare le collezioni del neonato Museo Bottacin
per il quale lavorava. Di una di queste richieste possiamo tracciare gli sviluppi che condussero
a un esito positivo. Risale all’8 agosto 1871 una missiva di Pigorni stesso, conservata presso
l’Archivio del Museo Bottacin e indirizzata al “Ch.o Sig.r Carlo Kunz Direttore del Museo
Civico Bottacin”, con la quale si apriva una trattativa per l’acquisto di duplicati del Museo di
Parma63: “Col mezzo della ferrovia le spedirò domattina una parte delle duplicazioni di questo
medagliere. Sono cinque pacchi contenenti:
1.° Monete consolari________ n.° 224
2.° Monete di Parma________ n.° 228
3.° Monete di Piacenza______ n.° 243
4.° Monete italiane diverse___ n.° 488
in tutto___ n.° 1183.
La maggior parte di tali monete sono comuni e da lei certamente possedute. Io però, nel de-
siderio di risparmiar tempo, ho voluto mandarle ogni cosa. Farà ella la scelta che stimerà conve-
niente, o rimanderà tali e quali i pacchi ove non contenessero moneta alcuna che potesse servire”.
Echi di questa transazione si hanno in alcune lettere di Kunz presenti nel “Fondo Pigorini”: al
18 novembre 1871 risale quella in cui Kunz esorta Pigorini a fare “Ella come e quando crede per
quelle monete, ma le raccomando di valutarle pochetto, anche perché i fondi di questo Gabinetto
sono modesti”. L’acquisto veniva perfezionato con lettera del 28 novembre 1871: “accetto, come
dalla unita lettera, le condizioni pel noto cambio, ec.”; come apprendiamo da una missiva del 16
dicembre 1871, “jeri a sera, tardi, mi pervennero le monete annunziate”. Infine, con una lettera
del 4 gennaio 1872, si chiedeva una “dichiarazione di ricevuta del saldo delle monete duplicate
di quel Museo da Lei cedutemi”: delle iniziali 1183 monete proposte ne erano state scelte com-
plessivamente 239, per un ammontare di “£552:20”. Presso il Museo Bottacin, nel registro degli
Incrementi del Museo. Monete, Medaglie, Sigilli ec. dal Gennaio 1871 in poi, in data 15 dicembre,
troviamo annotata l’acquisizione delle monete che sono ancora presenti in questo medagliere e
di cui proponiamo in foto una piccola selezione (figg. 4.1-5, 5.1-5)64.

61
  Con lettera dell’8 gennaio 1871 Kunz rigraziava Pigorini per “un nuovo dono di memoria del Prof. G. Chierici”
e per la “memoria sulla Valle della Vibrata del D.re Concezio Rosa” (Rosa 1871); “sincere grazie” esprimeva poi per il
dono della “Relazione” di Pigorini “sul Congresso di Bologna” (Pigorini 1871a). Nelle lettera del 18 novembre 1871
dichiarava la propria gratitudine per la sua “Bibliografia paleontologica italiana” (presumibilmente Pigorini 1871b).
Con lettera del 13 dicembre 1872: “Le rendo grazie prima di tutto pel grato invio del ragguaglio sulla nuova terramara
da lei scoperta” (presumibilmente Pigorini 1872a). Con la lettera del 29 gennaio 1873 ringraziava Pigorini per aver “ri-
cevuto la sua Storia del Museo di Parma nonché i due numeri del Giornale di Parma” (v. Pigorini 1872b e presumibil-
mente Pigorini 1872c oppure Pigorini 1873a). Il 25 ottobre 1873 aggiungeva: “Ella continua a colmarmi di gentilezze
come se proprio ne fossi degno! Così recentemente con due numeri della Gazzetta di Parma contenenti gli ultimi suoi
studi e scoperte archeologiche” (presumibilmente Pigorini 1873b e Pigorini 1873c). Per l’individuazione, non sempre
sicura, dei titoli dei contributi di Pigorini ci si è basati sulla bibliografia pigoriniana edita in Marchesetti 1926.
62
  Oltre a due pubblicazioni di carattere tecnico sulle collezioni del Museo Bottacin (Kunz 1871a; Kunz 1873),
l’unica pubblicazione scientifica di questo periodo è: Kunz 1871b. La prima pubblicazione della Descrizione delle
tessere veneziane ([Kunz] 1868c), invece, risale al 1868 e non al 1872 come segnalato in Dagostini 2004, p. 357.
63
 Museo Bottacin di Padova, Archivio degli Atti, 1871-72-73, Corrispondenza epistolare di C. Kunz, busta
Pigorini.
64
 Museo Bottacin di Padova, Archivio degli Atti, Registri e Inventari 1871-1873. L’acquisto fu anche registrato
in Kunz 1873, p. 6.

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1 2

Fig. 4 - Alcune monete antiche duplicate del Museo di


Antichità di Parma vendute da Luigi Pigorini al Mu-
seo Bottacin nel 1871: 4.1 Roma Repubblica, C.VAL
C.F FLAC, denario, 140 a.C., zecca di Roma, argen-
3 4 to (RRC 228/2); 4.2 Roma Repubblica, C.SERVEILI
M.F, denario, 136 a.C., zecca di Roma, argento (RRC
239/1); 4.3 Roma Repubblica, C.AVG, denario, 135
a.C., zecca di Roma, argento (RRC 242/1); 4.4 Roma
Repubblica, MN.AQVIL, denario, 109 0 108 a.C.,
zecca di Roma, argento (RRC 303/1); 4.5 Roma
Repubblica, ALBINVS BRVTI. F, denario, 48 a.C.,
5
zecca di Roma, argento (RRC 450/1a).

Peraltro possiamo essere certi che questa non fu l’unica trattativa di questo genere tra i due
Musei, poiché con lettera del 5 febbraio 1872 Pigorini inoltrava una richiesta circa lo scambio
di monete medievali e moderne del Museo Bottacin con duplicati romani del Museo di Parma65:
di questa seconda vicenda, tuttavia, non conosciamo l’esito.
Quanto alle richieste di natura scientifica, anche nel periodo padovano è solamente Kunz
a rispondere a questioni poste da Pigorini circa i suoi studi. Gli argomenti in questo periodo
sono molto vari. Nella lettera del 30 gennaio 1871 Kunz replicava in merito ad un esemplare
della zecca di Gazzoldo, riguardo al quale poco più tardi Pigorini pubblicava un contributo sul
Periodico di Numismatica e Sfragistica: “La moneta di Gazzoldo ch’Ella rinvenne credo poter
affermare che non fu ancora da nessuno pubblicata, né io conosco di essa più che la imperfetta
descrizione che ne diede lo Zanetti. Godo che un esemplare integro le abbia permesso di com-
pletare la leggenda coll’anno che porta. Farà cosa meritevole pubblicando un pezzo tanto inte-
ressante a compimento di quanto già si sa di quella zecca”66. Successivamente una serie di missi-
ve si concentra sulla zecca di Camerino e in particolar modo su di un esemplare allora inedito di
Ottavio Farnese. Di questo abbiamo una prima citazione in una lettera di Pigorini dell’11 luglio
1871 trascritta da Kunz sia nelle proprie schede67 sia nelle proprie carte riguardanti le zecche
italiane68, conservate al Museo Correr di Venezia. Pur non disponendo dell’originale, possiamo
essere certi del contenuto di questa missiva: “Dopo la mia partenza da Camerino ho trovato
una moneta che stimo unica e di grande valore. Si tratta nientemeno che di un giulio battuto
per Camerino da Ottavio Farnese. Il dritto ha lo stemma farnese colla leggenda OCTAVIVS
F. CAMER DVX. Il rovescio palesa un artista di gran valore nello zecchiere che fece il conio.

65
 Museo Bottacin di Padova, Archivio degli Atti, 1871-72-73, Corrispondenza epistolare di C. Kunz, busta
Pigorini. Nella lettera si fa riferimento puntuale al catalogo dei duplicati del Museo Bottacin redatto da Carlo Kunz
(Kunz 1871a) in relazione al quale Pigorini richiedeva: “Padova n.° 585, 587, 589. Aquileia n.° 605 e 606. Gorizia
n.° 618, 620, 623, 637, 631. Mantova n.° 650. Milano n.° 725. Pavia n.° 736. Casale n.° 753. Genova n.° 760, 761, 763,
765. Savona n.° 766. Monaco n.° 767. Corsica n.° 768 (colla data 1763 e 1766). Ferrara n.° 788. Firenze n.° 804, 810.
Pisa n.° 814, 815. Roma n.° 817, 826, 840, 849, 857, 860, 861, 864, 874, 876, 883, 884. Ancona n.° 892, 898. Bologna
n.° 901, 905, 907, 911, 927, 928, 930, 933, 934. Spoleto n.° 938. Montalto n.° 952, 953.”
66
  Pigorini 1871c.
67
  Biblioteca del Museo Correr di Venezia, Manoscritti Kunz, s.n. In merito a queste schede cfr. infra nota 79 e
testo corrispondente.
68
  Biblioteca del Museo Correr di Venezia, Biblioteca Papadopoli, n. 116/64.

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3 4

Fig. 5 - Alcune monete moderne duplicate del Museo di Antichità di Parma vendute da Luigi Pigorini al Museo
Bottacin nel 1871: 5.1 Parma, Odoardo Farnese Duca (1622-1646), ducatone, 1626, argento (CNI 13); 5.2 Parma,
Ranuccio II Farnese Duca (1646-1694), ducatone, 1676, argento (CNI 13); 5.3 Parma, Ranuccio II Farnese Duca
(1646-1694), quarantano, argento (CNI 41); 5.4 Parma, Francesco Farnese Duca (1694-1727), doppia, 1695, oro
(CNI 2); 5.5 Piacenza, Odoardo Farnese Duca (1622-1646), ducatone, 1626, argento (CNI 11).

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È uno dei giulii battuti dal celebre Cesati il grechetto, e il Ronchini pubblicò già le lettere dalle
quali risulta che il Cesati, per commissione di Ottavio Farnese aveva battuti una trentina di
tali giulii, a titolo di saggio. Non ne faccia parola, perché voglio se ne ignori la esistenza fino
al punto che l’avrò pubblicata, e voglio pubblicarla in una occasione per me rilevante, e di cui
oggi non debbo parlarle. Ella vedrà il mio opuscolo, e ne offrirò copia a Lei prima che ad alcun
altro (da lettera del Pigorini 11 luglio 71)”. Questa nuova scoperta, che comportò immediati
esiti a stampa69, non esaurì, però, l’interesse di Pigorini verso tale zecca, come comprendiamo da
alcune lettere del “Fondo Pigorini”. La missiva del 10 giugno 1871 è tutta dedicata alla richiesta
posta da Pigorini circa la valutazione di una “raccolta” di esemplari di Camerino giudicata im-
possibile da Kunz perché “la semplice indicazione di circa quaranta pezzi è troppo vaga, e con-
verrebbe sapere quali sono”. Questa lettera sembra esprimere l’intenzione da parte di Pigorini
di acquistare monete di questo atelier provenienti da una fonte di cui nulla sappiamo, monete
tra le quali, forse, era compreso anche l’esemplare inedito cui fa riferimento la già citata lettera
dell’11 luglio. Ancora il 16 dicembre 1871 Kunz rispondeva circa una richiesta da parte del suo
sodale riguardo a monete di Camerino, dicendo di non conoscere esemplari inediti ad eccezione
de “l’impronto di un bolognino simile a quello di Giovanni Borgia del Bellini, ma che credo di
Gio. M. Varano” del quale Kunz allega un disegno (fig. 6).
Infine, una lettera non datata, ma con buona approssimazione collocabile tra gli ultimi
mesi del 1871 e i primi del 1872, illustrava puntualmente, rispondendo a una precisa richiesta
di Pigorini, le “monete camerinensi, descritte nelle due opere di Köhler e del Catalogo Reichel,
lieto di potere anche in menoma cosa portarle la mia servitù”70.
Più o meno contemporaneamente a queste ultime missive si poneva a Pigorini un nuovo
argomento numismatico, inerente un’emissione di ongari di Piacenza a nome del Duca Ranuccio
I: ne abbiamo una prima indicazione nella già citata lettera del 16 dicembre 1871 nella quale Kunz
precisava: “Ongari di Piacenza non ne conosco, e appena dell’Affò i due di Parma di Ranuccio I”.
Quella dell’ongaro di Piacenza è una questione che per Pigorini nasceva alcuni anni prima e che lo
terrà impegnato per qualche anno a venire. Infatti, già nel 1867 il succitato Pallastrelli interpellava
Pigorini in questi termini: “vorrei che Ella fosse cortese dirmi se tra i ponzoni e conii di Piacenza
vi sia quello dell’Ongaro, poiché ne trovo memoria del 1609; e trovo che nel 1601 fu imposto di
batterne con l’impronto dell’Ongaro ad elezione dello zecchiero, e l’arme del Duca, e che poco
stante se ne fece il campione”71. In altri termini, Pallastrelli disponeva di una fonte che citava tale
ongaro, ma non conosceva alcun esemplare del tipo e chiedeva informazioni in merito a Pigorini
allora Direttore del Museo di Parma e del relativo gabinetto numismatico. La cosa si sopì per
alcuni anni per riemergere tra la fine del 1871 e l’inizio del 1872, quando ne troviamo riferimento
non soltanto nelle lettere di Kunz, ma anche di altri corrispondenti72.
Evidentemente in quel periodo Pigorini era venuto in possesso di un ongaro di questo
tipo e aveva cominciato a sondare la sua rete di corrispondenti. Particolarmente illuminante in
merito è la lettera di Pallastrelli inviata a Pigorini il 3 dicembre 1871:
“Come Ella vede, sono ancora in villa e ricevo la sua del 28 novembre.
L’ongaro di Piacenza è stato (perdoni lo stile poetico) il sogno delle mie notti, il desiderio
dei miei giorni! Ne avevo notizie per memorie trovate della lega e peso, le quali non posso dirle,
poiché le ho a Piacenza.

69
  Pigorini 1872d contributo edito anche in forma monografica (Parma 1872). Riguardo a quest’ultima pubbli-
cazione Pigorini richiese a Kunz un parere inviandogliene una copia: la lettera del 22 febbraio 1872 è in larga parte
dedicata al commento di questo lavoro.
70
  Si fa riferimento a Köhler 1759-1760 e al già citato catalogo Riechel 1843.
71
  FPUPd, Bernardo Pallstrelli, 20 luglio 1967.
72
  FPUPd, Carlo Morbio, 22 febbraio 1872: “P.S. Non ho mai visto l’Ongaro Piacentino, che mi accenna. Palla-
strelli saprà qualcosa”.

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pigorini numismatico nei rapporti epistolari con vincenzo lazari e carlo kunz 525

Fig. 6 - Lettera di Carlo Kunz a Luigi Pigorini, 16 dicembre 1871 (FPUPd, Carlo Kunz).

Poiché Ella gentilmente mi si offre, avrò caro che mi mandi il peso, la dimensione e il calco
non tanto dell’ongaro, quanto delle altre due monete, cioè il Ducatone e il Testone.
Anche quest’ultima è per me moneta nuova.
Mi rallegro del bell’acquisto da lei fatto, la ringrazio per la premura di comunicarmelo, e
me le offero con singolare stima.”
L’ongaro di Piacenza rimase per alcuni mesi al centro dell’interesse di Pigorini come com-
prendiamo da una serie di lettere del Fondo ancora di pugno di Pallastrelli: in esse quest’ulti-
mo trascriveva alcuni documenti del 1601 e del 1609 riguardanti tale emissione, cui peraltro
aveva accennato nella lettera del 1867, e discuteva dello scioglimento di alcune sigle presenti
sull’esemplare73.
Contemporaneamente anche Kunz rispondeva a richieste in merito. In una missiva del 22
febbraio 1872 precisava “Per gli ongari di Ranuccio I non so proprio dirle la menoma cosa. In
questo Museo [Bottacin, n.d.a] mancano interamente, né ricordo avere veduto altri che i due
del gab. di Vienna quando fui colà. Quello di Piacenza non trovo essere stato pubblicato, ed il
cenno ch’Ella me ne diede mi riuscì nuovissimo”. Nelle lettera del 19 marzo 1872 si dilungava
sull’origine e la definizione del termine ongaro.

73
  FPUPd, Bernardo Pallastrelli, 19, 21 e 23 febbraio 1872: nella prima trascriveva integralmente il decreto del
1601 che prevedeva l’emissione dell’ongaro e le sue caratteristiche pondometriche e iconografiche. Tale documento
sarà poi ripreso, ringraziando Pallastrelli per la segnalazione, in Pigorini 1874a.

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526 michele asolati

All’improvviso però l’attenzione di Pigorini per l’argomento sembrò annullarsi: nuovi


cenni si hanno solo alla fine del 1874 in una lettera del Pallastrelli che precede di poco l’uscita
del relativo contributo a stampa74. Non è del tutto chiaro perché sia intercorso un così lungo
periodo dalla scoperta dell’esemplare alla sua pubblicazione da parte di Pigorini, ma è pos-
sibile che nel frattempo quest’ultimo si fosse lasciato “distrarre” da altre questioni di natura
numismatica e non solo. In effetti, al di là dei numerosi contributi di argomento archeologico
e paletnologico che Pigorini in quegli anni andava pubblicando75 e degli impegni politici che
proprio a partire dal 1872 si fecero più intensi, il futuro padre della paletnologia italiana si im-
batté nel corso del 1872 in un ripostiglio di baiocchelle papali in merito al quale chiedeva ancora
una volta consiglio a Carlo Kunz. Questi nella sua del 13 dicembre 1872 rispondeva: “Ella farà
cosa graditissima a tutti i cultori della patria numismatica illustrando il tesoretto, testé scoper-
to, di monete imitate su quelle di Sisto V, ed io ne sono curiosissimo.” Aggiungeva un elenco
dettagliato con descrizione di varietà di queste specie monetarie presenti al Museo Bottacin o
segnalate in pubblicazioni dell’epoca. Così, nel volgere di alcuni mesi una nuova pubblicazione
numismatica si veniva a sommare a quelle già edite di Pigorini76.
Tuttavia un’altra ricerca ben più impegnativa occupava Pigorini in quegli anni. Se ne fa
cenno nella lettera appena citata nella quale Kunz chiudeva dicendo di rallegrarsi “colla spe-
ranza di nuove Sue [di Pigorini, N.d.A.] prossime pubblicazioni, fra le quali spero sarà anche
quella della illustrazione della Zecca di Mirandola.” È questa la prima citazione nel carteggio
Kunz di un’attenzione di Pigorini verso questa zecca, attenzione di cui, però, si ha notizia per
lo meno a partire dal 1870 quando Pigorini chiedeva ad Angelo Remedi (1806-1889) il prestito
delle monete mirandolesi appartenenti alla sua collezione77. Alla fine del 1871, dunque, Pigorini
si occupava delle emissioni di Mirandola certamente da oltre un anno e questo impegno si in-
tensificò nel 1873 quando presumibilmente Pigorini richiese a Kunz le schede che quest’ultimo
aveva stilato sulle emissioni monetarie di questo atelier: lo schedario Kunz fu piuttosto noto in
passato non soltanto per la cura quasi maniacale e la precisione con cui erano riprodotte le mo-
nete e per l’attenzione verso gli aspetti bibliografici, araldici, storici, geostorici, ecc., ma soprat-
tutto perché questo schedario si occupava di tutte le emissioni prodotte in Italia o da Italiani in
altri paesi dal Medioevo a buona parte dell’Ottocento78. Comprendendo nella sua stesura finale
oltre 30.000 schede, esso rappresentava una sorta di compendio ragionato e aggiornato di tali
emissioni e di quanto edito sulle stesse (talvolta anche con aggiunte inedite) e oggi costituisce
ancora un utile strumento e un importante supporto poiché fornisce un’immagine estremamen-
te definita dello stato degli studi numismatici dedicati alla serie italiana nella seconda metà del
XIX secolo. Pigorini dunque non a caso si rivolse a Kunz e al suo schedario per approfondire
le sue conoscenze sulle coniazioni di Mirandola. Tuttavia, con una missiva del 25 ottobre 1873
quest’ultimo ne chiedeva la restituzione: “Trovandomi ora colle monete del Modenese [nell’or-
dinamento del Museo Bottacin, N.d.A.] avrei bisogno delle mie schede di Mirandola, e s’Ella

74
  FPUPd, Bernardo Pallastrelli, 20 novembre 1874.
75
  Cfr. Marchesetti 1926, pp. 336-350.
76
  Pigorini 1873d.
77
  FPUPd, Angelo Remedi, 27 agosto e 9 ottobre 1870. Nel “Fondo Pigorini”, del rapporto epistolare con questo
studioso e collezionista, rimane una terza lettera del 27 maggio 1869, nella quale Remedi chiedeva un parere a Pigo-
rini a proposito di un denaro carolingio della propria collezione, appartenente al ripostiglio di Sarzana-Luni (edito
in Longpérier 1868), caratterizzato al rovescio dalla sigla SEN e attualmente attribuito alla zecca di Sens (Morri-
son, Grunthal 1967, n. 292; Depeyrot 1993, n. 918). Remedi era “inclinato a crederlo piuttosto battuto a Siena” e,
dall’appunto che Pigorini lasciò sulla lettera, riscontriamo che nella risposta anch’egli aveva “dichiarato ritenere che
il denaro col SEN appartenga a Siena”. Anche in una lettera del Morbio (FPUPd, Carlo Morbio, 22 febbraio 1872),
si invitava Pigorini “a dar mano alla stampa, tanto desiderata, della importantissima Zecca della Mirandola”.
78
  Cfr. Sticotti 1948, p. 6; Franzoni 1959a, p. 6; Schingo 2004, p. 777.

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potesse mandarmele mi farebbe un vero favore”. Con lettera del 6 dicembre Pigorini rendeva
le schede ricevendone ringraziamento il 25 dicembre da parte di Kunz. Della consultazione di
questi manoscritti da parte di Pigorini rimane ancor oggi traccia nelle decine di annotazioni
riportate da questi a matita sulle schede79 dalle quali apprendiamo come egli avesse avuto modo
di consultare, non sappiamo se tutti direttamente o indirettamente, medaglieri pubblici come il
“Gabinetto di Torino”, il “Medagliere di Firenze”, il “Museo di Brera”, nonché collezioni pri-
vate come quelle del già citato Angelo Remedi, di Carlo Morbio (1811-1881) e di Ernesto Mag-
giora Vergano (1822-1879). Ad ogni modo, ciò dimostra che la ricerca sulla zecca di Mirandola,
che Pigorini portava avanti da alcuni anni, era stata intrapresa con un notevole impegno e siste-
maticità secondo un costume che ormai gli era familiare. Tuttavia, allo stato dei fatti, di questo
lavoro nulla si conosce al di la di questi cenni, poiché si interruppe senza produrre alcun risulta-
to a stampa: come chiarisce lo stesso Kunz, in un contributo su monete inedite o rare di questo
atelier, “l’illustre Comm. Luigi Pigorini, il quale prego di volermi perdonare l’indiscrezione,
mentre era ancora preposto alla direzione del R. Museo di Parma, aveva fatto suo il concetto
del Zanetti d’illustrare la zecca e le monete di Mirandola; ma chiamato al governo del Museo
preistorico ed etnografico di Roma, e datosi perciò ad altro ordine di studi, con quella genialità
e perseveranza che tanto lo distinguono, interruppe l’intrapreso lavoro”80. Quest’ultimo avve-
nimento fu una tappa di una rapida e significativa fase di svolta per Pigorini, sviluppatasi tra il
1875 e il 1876, quando, divenuto capo sezione della neonata Direzione Generale del Musei e
Scavi delle Antichità, egli dava vita appunto al Museo Preistorico di Roma e si preparava ad as-
sumere la prima cattedra di Paletnologia in Italia81. Una fase che segnò il definitivo abbandono
degli studi numismatici e che non a caso fu preceduto, nel 1874, dalle due ultime pubblicazioni
pigoriniane riguardanti la moneta: in quell’anno, infatti, portava finalmente a compimento l’ar-
ticolo sul già citato ongaro piacentino di Ranuccio I Farnese e contemporaneamente stampava
il contributo riguardante il rinvenimento di aes signatum avvenuto a Quingento nel 187082. Pe-
raltro quest’ultimo articolo è certamente uno dei più significativi tra quelli prodotti da Pigorini,
rilevante anche nel quadro complessivo degli studi numismatici ottocenteschi: infatti, si tratta
del tentativo, tra i primi mai sperimentati, di sfruttare le analisi chimiche per cercare di indivi-
duare le aree di produzione di questi manufatti, tentativo con il quale Pigorini dimostrava un
approccio alla moneta che, con termini moderni, si direbbe multidisciplinare83.
Ad ogni modo, con queste due pubblicazioni Pigorini sembra quasi voler significare il
proprio commiato verso una disciplina che lo aveva accompagnato fin da ragazzo.
Da questo momento anche il rapporto epistolare con Carlo Kunz, che alla fine del 1873
aveva rinunciato al ruolo di conservatore del Museo Bottacin per diventare Direttore del “Neo
Museo di Trieste”84, sembra virare verso una maggiore attenzione indirizzata alla paletnologia

79
 V. Biblioteca del Museo Correr di Venezia, Manoscritti Kunz, s.n. Queste annotazioni erano riportate a matita
e furono cancellate da Kunz dopo che le ebbe ricopiate a china rossa: pur essendo state cancellate, ne rimane traccia
parzialmente visibile sulle schede. Si tratta complessivamente di 31 annotazioni relative a esemplari dei quali specifica
il peso o ipotizza l’attribuzione a una autorità emittente.
80
 Il brano edito in Opere numismatiche 1906, p. 247 riprende il testo pubblicato in Archeografo Triestino, XII,
(1881-1882), pp. 1-20.
81
  Leonardi, Cupitò, Paltineri 2009, testo successivo a nota 13.
82
  Pigorini 1874b. Su questo ritrovamento v. da ultimo Lingotti 2002, pp. 37-40 con bibliografia precedente.
83
 Il ricorso ad analisi chimiche per indagini numismatiche, soprattutto se riguardanti monete in bronzo greche e
romane, era ancora piuttosto raro all’epoca. Cfr. a tal proposito Mommsen 1873-1875, I, pp. 204-205 e III, pp. 36-37;
Lenormant 1878-1879, I, pp. 199-200.
84
  Fu lo stesso Kunz ad annunciare a Pigorini l’ottenimento del nuovo incarico nella già citata lettera del 25
dicembre 1873, spedita non a caso da Venezia anziché da Padova. Pigorini mantenne comunque un legame con il
Museo Bottacin anche dopo che Kunz ne lasciò la direzione. Ne abbiamo documentazione nelle lettere, presenti nel
“Fondo Pigorini”, di Luigi Rizzoli senior, successore di Kunz nella gestione del Museo: FPUPd, Luigi Rizzoli, 22

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a scapito della numismatica. Per la verità rimangono qua e là cenni a visite di studiosi numi-
smatici, come quella di J. Friedlaender al Museo di Trieste nel 1874, e a richieste di duplicati85,
oppure menzioni di scambi di pubblicazioni di carattere numismatico86, ma non vi sono più
richieste di tipo “scientifico” da parte dei due sodali circa monete e zecche, e la maggior parte
della corrispondenza riguarda altri argomenti più familiari al Pigorini paletnologo87. L’ultima
lettera di Kunz risale al 4 novembre 1881: con questa, appunto, comunicava a Pigorini di avere
ricevuto “in dono pel Museo [di Trieste, N.d.A.] l’ascia del ripostiglio di S. Piero di Gorizia da
Lei riportata nel Bullettino di Paletnologia tav. VI, n. 3”88.
L’interruzione dei rapporti tra i due, dopo poco meno di 18 anni, non appare del tutto
incomprensibile: l’affezione di Kunz verso gli studi numismatici e l’impegno nella direzione
del museo triestino lo portarono progressivamente a disinteressarsi di altri argomenti, ma so-
prattutto sembra che ad allontanare i due fossero il sopravvenuto disinteresse verso la moneta
da parte di Pigorini, ormai sempre più concentrato in altri campi d’indagine, e gli impegni isti-
tuzionali e accademici di quest’ultimo. La rinuncia alla direzione del Museo di Trieste nel 1884
da parte di Kunz e il suo ritorno Venezia per dedicarsi all’illustrazione dell’opera dell’amico
Nicolò Papadopoli acuirono poi, con ogni probabilità, la divergenza delle loro strade.
Tuttavia resta nelle lettere di Kunz, e prima ancora nel breve rapporto epistolare con Vin-
cenzo Lazari, traccia profonda della dedizione di Pigorini verso la disciplina numismatica e
soprattutto dell’importanza che questi attribuiva al documento moneta. Infatti, è di riflesso
evidente nelle lettere di questi suoi corrispondenti, e lo è nelle stesse sue pubblicazioni, come
la moneta dovesse essere intesa alla stregua di uno strumento d’indagine storica di primaria
rilevanza, imprescindibile fondamento nella ricerca e nella ricostruzione di realtà medievali
e persino moderne. A tal proposito giova soffermarsi proprio sull’attenzione di Pigorini per
la monete di queste epoche. Infatti, quasi assente è nelle sue pubblicazioni, e anche in quanto
parrebbe potersi cogliere nei rapporti con i suoi interlocutori, l’interesse per il mondo antico89.
Parimenti sporadici e apparentemente casuali, poi, sono nelle lettere dei suoi corrispondenti i
cenni a esemplari delle serie greca e romana. Quando presenti, spesso riguardano incrementi di
collezioni museali, come quelle del Museo di Parma90, o segnalazioni di rinvenimenti, talvolta
particolarmente eclatanti. Riguardo a quest’ultimo ricordiamo un episodio, citato in una mis-
siva di Enrico Hirsch, inerente un gruzzolo di monete fuse romane repubblicane che finì con
l’essere acquisito almeno parzialmente dai Musei Vaticani: “Questi giorni abbiamo avuto qui
un avvenimento numismatico; due contadini di Sutri portavano in giro:

novembre 1879, 22 aprile 1881 e 6 Novembre 1882. Inoltre ne conserviamo memoria grazie ai doni di pubblicazioni
che Pigorini continuò a fare al Museo e che possiamo ricostruire grazie al registro dei doni. Come dono dell’autore
sono indicate le seguenti opere: Pigorini 1877b donata il 17 marzo 1877; Pigorini 1877c donata il 12 agosto 1877;
Pigorini 1878 donata il 19 luglio 1878; Pigorini 1884 donata il 30 aprile 1884. Donazioni precedenti, durante la
direzione Kunz, sono: Pigorini 1872d donata il 10 febbraio 1872; Pigorini 1872b donata il 9 febbraio 1873.
85
  FPUPd, Carlo Kunz, 14 giugno 1874 e 1 febbraio 1875.
86
  FPUPd, Carlo Kunz, 21 novembre 1876: Kunz ringraziava per il dono della “Memoria del Pallastrelli sulla
moneta di re Desiderio” (Pallastrelli 1876).
87
  Non a caso a questo periodo risalgono anche le uniche due pubblicazioni di Kunz dedicate ad argomenti di
natura paletnologica: v. Kunz 1876, riguardante l’acquisizione da parte del Museo di Trieste di un’ascia di prove-
nienza dalmata; Kunz 1876-1877. Al 1874 risale anche il dono, fatto da Kunz stesso al Museo di Trieste, di oggetti
preistorici avuti a sua volta dal Pigorini: cfr. Franzoni 1959b, p. 7 e Schingo 2004, p. 777.
88
  Pigorini 1877a.
89
 Due soli contributi a stampa di Pigorini si occupa di monete antiche: si tratta di Pigorini 1863, che riguarda
il ripostiglio di denari repubblicani di Vigatto, edito significativamente prima che l’autore cominciasse a dedicasi in
modo esclusivo alla moneta medievale e moderna, e del già citato Pigorini 1874b sull’aes signatum di Quingento.
90
  FPUPd, Carlo Kunz, 30 gennaio 1871 “Mi congratulo sinceramente secolei per l’acquisto del classico deca-
pondio, che farà inarcare le ciglia a tutti”.

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1) Il Tripondio inedito dei Rutuli


2) Dupondio id. “ inedito
3) l’Asse id. “
con due assi comuni romani; e ne chiedevano 5000 lire. Un negoziante loro diede il consiglio,
di offrirgli al Museo del Vaticano […]”91.
La scelta di Pigorini di dedicarsi alla numismatica medievale e moderna probabilmente fu det-
tata dal clima culturale risorgimentale e post-unitario in cui la ricostruzione della storia patria rap-
presentava un obiettivo primario. In questo contesto, anche nello studio della moneta si sentiva più
profondamente l’esigenza di una numismatica nazionale che da un lato prendesse coscienza di sé
dandosi dei solidi criteri di ordinamento delle monete italiane92 e un’organizzazione unitaria che
coordinasse gli studiosi e i collezionisti della penisola, e dall’altro si sviluppasse scientificamente
approfondendo tematiche specifiche, su singoli aspetti o singole zecche93, con il fine più alto di com-
porre un quadro di sintesi o, per dirla con il Kunz, per costruire il “grande edifizio della nummogra-
fia italiana”94. In questo contesto nel 1888, dopo le esperienze delle riviste numismatiche curate da
Fiorelli, Caucich, Strozzi e da altri studiosi e appassionati nel corso di buona parte dell’Ottocento95,
veniva creata la Rivista Italiana di Numismatica96 quale premessa alla nascita della Società Numi-
smatica Italiana nel 1892. In questo contesto, dopo le esperienze settecentesche di Argelati97 e di Za-
netti98 e dopo la pubblicazione delle Tavole sinottiche di Vincenzo Promis99, si giungeva all’edizione
del Repertorio di G. Sambon100 e alla creazione del Corpus Nummorum Italicorum101.
Comprensibile dunque appare la scelta di Pigorini per la numismatica medievale e moder-
na, alla quale si applicò con metodo rigoroso indagando le monete alla luce delle fonti docu-
mentarie, senza trascurare gli aspetti iconografici e storico-artistici. A livello metodologico, il
confronto costante con i suoi corrispondenti (come abbiamo detto, Lazari e Kunz sono solo
una piccola parte di questi) rappresenta uno degli elementi portanti del suo approccio alla mo-
neta, confronto che va inteso non soltanto come mero scambio di dati catalogici o pondometri-
ci, ma come una più proficua discussione, di cui però riusciamo a cogliere solo parziali tracce,
riguardante una pluralità di aspetti, quali la bibliografia edita, le fonti documentarie, il contesto
storico, i rapporti tra arte, moneta e medaglia, indirizzata alla migliore definizione di un quadro
complessivo del quale la moneta rappresentava la chiave di lettura privilegiata.
Risulta dunque più facilmente comprensibile anche la commistione, che non fu soltanto
pigoriniana ma comune ad altri studiosi preistorici dell’epoca102, tra interessi numismatici e

91
  FPUPd, Enrico Hirsch, 27 dicembre 1874. Si tratta del ripostiglio di Vico Matrino, lungo la via Cassia presso
Sutri (Visconti 1880, p. 72, nota 1; Haeberlin 1910, p. 58; Crawford 1969, n. 47). L’attribuzione ai Rutuli di mo-
nete fuse con raffigurazione della ruota al rovescio è basata su Marchi, Tessieri 1839 ed è ormai superata in favore
di un’assegnazione alla zecca di Roma. Questa lettera, peraltro, precisa un particolare inedito. Infatti, in letteratura
il ripostiglio si compone di un tripondio e di un dupondio romani della serie della ruota (RRC, nn. 24/1 e 24/2), ac-
quistati dai Musei Vaticani (cfr. Haeberlin 1910, p. 58, tressis n. 1 e dupondius n. 13), e di due assi romani della serie
della prora (RRC, n. 35/1). In realtà, come apprendiamo proprio da questa missiva, un quinto pezzo faceva parte del
gruzzolo, ossia un asse della serie della ruota (RRC, 24/3). Di questi ultimi tre esemplari si è persa traccia.
92
  Cfr. a tal proposito Saccocci 1986, p. 171.
93
  Cfr. Parise 1993.
94
  Kunz 1868b, p. 49.
95
  Per un elenco di questi periodici v. Anonimo 1888, p. X, nota *. V. inoltre Gorini 2000.
96
  Gorini 1988.
97
  Argelati 1750-1759.
98
  Zanetti 1775-1789.
99
  Promis 1869.
100
  Sambon 1912. Se ne veda anche la recensione di N. Papadopoli in RItNum, XXV (1912), pp. 120-122.
101
 V. in bibliografia CNI.
102
  Si veda ad esempio la figura di Paolo Orsi (1859-1935), cui si deve la ricostruzione del quadro delle fasi prei-
storiche della Sicilia orientale (v. La Rosa 1985; La Rosa 1991; Peroni 1992, p. 38), nonché una serie di contributi di

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preistorici: infatti, proprio nel momento in cui si andava configurando la disciplina paletnologi-
ca, attraverso l’adozione dei primi criteri di seriazione cronologica e tipologica, la Numismatica
era in grado di fornire un utile modello, basato su precisi canoni classificatori e sulla possibilità,
stante il legame stretto con la Storia, di inquadramento cronologico e spaziale103.
È questa forse la lezione più importante che Pigorini apprese dallo studio delle monete,
lezione di cui probabilmente fece tesoro rivolgendosi all’indagine scientifica di un passato più
remoto, in cui la moneta non ha cittadinanza, e abbandonando progressivamente i suoi iniziali
interessi numismatici.
In questo percorso, comunque, la fama acquisita negli studi numismatici accompagnò Pi-
gorini ancora per lungo tempo: collezionisti e studiosi di monete continuarono a rivolgersi a lui
per richiedere notizie, per adesioni a progetti di carattere numismatico, per appoggiare inizia-
tive in campo legislativo inerenti il collezionismo di monete. Così nel 1877 fu inviato a Verona
per analizzare e valutare le monete del ripostiglio della Venera104 e ancora Giuseppe Castellani
nel 1889, sapendo che Pigorini “nella sua memoria sulle Baiocchelle papali”105 trattava anche
“di qualche moneta fanese”, domandava: “Essendo dietro a raccogliere tutte le notizie che ri-
guardano la Zecca di Fano e le monete di essa Le sarei sommamente grato se potesse favorirmi
della sua memoria anche per la semplice lettura che mi affretterei a ritornargliela”. Così Solone
Ambrosoli in una lettera del 9 dicembre 1888 sollecitava Pigorini a “entrare nella costituenda
“Società Numismatica Italiana”: sappiamo che Pigorini rispose alla richiesta il 12 dicembre, ma
non conosciamo il contenuto di questa missiva che, tuttavia, fu certamente negativo visto che
Pigorini non figurò mai tra i membri della Società né tra i soci della Rivista Italiana di Numi-
smatica. Così, infine, nel 1905 il Conte Nicolò Papadopoli cercò il suo sostegno per la sotto-
scrizione avviata dalla Società Numismatica Italiana contro il regolamento attuativo della legge
12 giugno 1902, n. 185, inerente la conservazione dei monumenti e degli oggetti di antichità e
d’arte, a causa degli “inconvenienti gravissimi derivanti allo studio delle monete e all’incremen-
to delle raccolte”106: troviamo elencato il nome di Pigorini nella lunga lista dei sottoscrittori che
fu edita sulla Rivista Italiana di Numismatica nello stesso anno107.

notevole interesse anche di ambito numismatico e la formazione di una notevole raccolta di monete greche: sull’Orsi
numismatico e la sua collezione v. in particolare Gagliardi 1935; Gorini [1985]a; Gorini 1985b; Gorini 1991. Un
caso emblematico in questo senso è quello di Christian Thomsen (1788-1865) al quale si deve l’elaborazione del si-
stema delle tre età (pietra, bronzo, ferro) per la classificazione dei materiali preistorici. Questo personaggio fu anche
collezionista di monete antiche, medievali e moderne, direttore dal 1842 al 1865 del Gabinetto numismatico del Mu-
seo Nazionale Danese di Copenhagen (Breitenstein 1942, pp. 10-15), e studioso dedito soprattutto alla monetazio-
ne medievale: tra le sue pubblicazioni di carattere numismatico ricordiamo Thomsen 1841; Thomsen 1851; Thomsen
1854; si vedano inoltre i cataloghi di vendita della sua collezione Catalogue 1866; Catalogue 1867-1871; Catalogue
1869; Catalogue 1873-1876; sulla questione v. inoltre Desittere 1984, p. 65. Una commistione assimilabile, anche
se di natura differente, di interessi numismatici e preistorici troviamo anche negli studi di un altro padre della prei-
storia europea, Oscar Montelius (1843-1921), al quale si deve Remains from the iron age of Scandinavia, parti 1-2,
Stockholm 1869, in cui l’A. sfrutta i rinvenimenti monetali per definire la cronologia di altri reperti e contesti.
103
  A tal proposito cfr. Gorini 2009, testo successivo alla nota 43.
104
  Sulla questione cfr. Biondani 2004, p. 22 ss.; Biondani 2005, pp. 176-177. Il primo studio di questo materiale
fu poi affidato al Milani (Milani 1880). Di recente il gruzzolo è stato riconsiderato e attualmente è in parte riedito e
in parte in corso di pubblicazione: cfr. RMRVe, III/2, 29/1(1a) con bibliografia precedente.
105
  Si fa riferimento a Pigorini 1873d.
106
  FPUPd, Nicolò Papadopoli, 21 marzo 1905.
107
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