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Definizione di limite di una funzione

Sia A un sottoinsieme di R contenente due intervalli aperti


]a,c[,]c,b[ , c può anche non appartenere ad A.
Sia f : A→R
Diciamo che f ha un limite L nel punto c,
o che f tende a L per x che tende a c

lim f ( x) = L
x→c

se:
per ogni ε >0 esiste un δ=δ(ε) tale che:

| f(x) – L | < ε per tutti gli x tali che

|x–c|<δ

1
Definizione di limite di una funzione (2)
In conformità con la definizione di punto di accumulazione
Sia f(x) una funzione definita in un intervallo ]a,b[ e sia x0 un
punto dell’intervallo.
Diremo che la funzione f(x) , per x che tende a x0 , ha come limite
L e scriveremo:
lim f ( x) = L
x→c

quando ∀ε > 0 esiste un intorno I0 del punto x0 tale


che ∀x ∈ I 0 \ {x0 } :

| f(x) – L | < ε

ovvero: L- ε < | f(x) | < L+ ε

Detto in parole semplici, quando più la x si avvicina ad x0 tanto


più la f(x) si avvicina al valore L

l+ε
1.5

l
P0
f(x) 1

l-ε
0.5
I0

0 0.5 1 1.5 2 2.5 3


x x0

2
Teorema ponte
Sia f : A→R
Si ha
lim f ( x) = L
x→c

Se e solo se
Per qualunque successione di numeri reali {xn } ≠ c : lim
n→∞
xn → c

Si ha
lim f ( xn ) = L
n→∞

Dimostrazione
1) dimostriamo che lim f ( x) = L ⇒ lim f ( xn ) = L
x→c n→∞

Per ipotesi
per ogni ε >0 esiste un δ=δ(ε) tale che:

| f(x) – L | < ε per tutti gli x tali che | x – c | < δ

Se inoltre xn → c e xn ≠ c sappiamo che ∀δ > 0 ∃ n(δ ) a


partire dal quale

n ≥ n(δ )⇒ xn − c < δ quindi preso un certo δ=δ(ε) e definito


nε=n(δ(ε))

n ≥ nε ⇒ f ( xn ) − L < ε ossia f ( xn ) → L

3
2) dimostriamo che lim f ( xn ) = L ⇒ lim f ( x) = L
n→∞ x →c

Procediamo per assurdo, ovvero supponiamo che lim


x→c
f ( x) non è
uguale a L. Questo vuol dire che

∃ε 0 > 0 tale che ∀δ > 0

si può trovare un punto di A che indichiamo con x(δ) dove si ha

x(δ ) − c < δ f ( x(δ )) − L ≥ ε 0

⎧1 ⎫
A questo punto scegliamo δ = ⎨ n , n ∈ N ⎬ ovvero lo facciamo
⎩ ⎭
1 1 1 1
variare scegliendo successivamente δ = 1, 2 , 3 , 4 ,... n , in questo
⎛1⎞
modo prenderemo i punti x n = x⎜ ⎟
⎝n⎠
.
La successione dei punti xn converge a c perché

1 1 1
xn − c < δ ⇒ xn − c < ovvero c − < xn < c +
n n n
le successioni a destra e a sinistra convergono a c per cui
applicando il teorema dei carabinieri anche xn deve convergere a c
d’altra parte f(xn) non converge a L perché
f ( xn ) − L ≥ ε 0 ∀n ∈ N
Questo è assurdo perché, per ipotesi, la successione delle
immagini tramite la f di qualunque successione xn ∈ A che
converge a c deve essere regolare ed avere limite uguale a L.

4
Successioni e funzioni sono strettamente correlate in quanto:

una successione può essere considerata una restrizione


di una funzione reale di variabile reale agli interi
positivi.

y1

0.5

10 5 0 5 10
x
f(x)=cos2(x)
an =cos2(n)
La successione {an } può essere interpretata come una
campionatura sugli interi della funzione f .

5
ESEMPIO 1
Dimostrare che :
x2 − 1
lim =2
x →1 x − 1

RISOLUZIONE
In tale caso, assegnato ε >0, basta considerare δ = ε . Infatti, se 0< | x-1|< ε ,
allora è pure:

f ( x) − 2 =
x2 − 1
−2 =
x2 − 1 ( )
2

= x −1 < ε
x −1 x −1

Esempio della applicazione del teorema ponte

sin(x)
f ( x) =
x
sin(x)
lim =1
x→0 x
1 1
Prendiamo an = , lim = 0
n n→∞ n

1
sin(an)
f(an)=
an
sin(x)
f(x)=
x 0.5

10 5 0 5 10

1
a n=
0.5 n

6
Es.
sin( x )
lim x →0 x ∈ R \ {0}
x
Può essere calcolato tenendo conto di quanto mostrato in Figura dove
abbiamo riportato il cerchio trigonometrico e da cui è evidente la
disuguaglianza
sin( x) < x < tg ( x)

x tg(x)

sin(x)
α°
O 1

dividendo i vari termini per sin(x) si ottiene


x 1
1< <
sin( x ) cos( x )
o ciò che è lo stesso
sin( x)
cos( x) < <1
x
E’ evidente che, visto che gli estremi della disuguaglianza tendono a 1 per
x che tende a 0, il termine di mezzo non può che tendere a 1, per cui
avremo
sin( x)
lim x→0 =1
x

7
Si dimostri il seguente limite
1 − cos( x) 1
lim x →0 2
=
x 2
Ricordiamo che
2
⎛ x⎞ 1 − cos( x) ⎡ x ⎤
sin ⎜ ⎟ = ⇒ 1 − cos( x) = 2 ⎢sin( )⎥
⎝2⎠ 2 ⎣ 2 ⎦
pertanto avremo
2
⎡ x ⎤
⎢ sin( )⎥
1 − cos( x) 1 2
lim x →0 = lim x→0 ⎢ ⎥
x2 2 ⎢ x ⎥
⎣⎢ 2 ⎦⎥

Facendo la semplice sostituzione di variabile


2
⎡ x ⎤
⎢ sin( )⎥ 2
x 1 2 1 ⎡ sin(t ) ⎤
t = ⇒ lim x →0 ⎢ ⎥ = lim t →0 ⎢
2 2 ⎢ x ⎥ 2 ⎣ t ⎥⎦
⎢⎣ 2 ⎥⎦

Considerando che:
lim x→ xo f ( g ( x)) = f ( g ( xo ))

Si ottiene il risultato cercato.

8
Esempio

Caduta in presenza di resistenza dell’aria

h

v =v L 1 − e hL

velocità limite e l’altezza limite: v L ≅ 53.3m / s e hL ≅ 144.8m .


Nel vuoto la velocità crescerebbe indefinitamente con l’altezza, in presenza di forze
di attrito la velocità cresce fino ad un valore limite, che corrisponde alla velocità che
il corpo acquisirebbe cadendo in assenza di forze di attrito dall’altezza hL.

v b

vL
a

hL h
Velocità di caduta in presenza di forze resistenti (a) e velocità di caduta
libera (b) in funzione dell’altezza h.

h

lim h→∞ v(h) = lim h→∞ v L 1 − e hL
=v L

9
Area del cerchio
Consideriamo un cerchio di raggio r e dividiamolo in n parti uguali

α
2

α
r cos( ) r
2

r
2π α
r sin( )
n 2

α 1 2 α 2π
S = r sin( ) cos( ) = r sin(α )
2
α=
2 2 2 n

Per calcolare l’area del cerchio consideriamo un numero di


suddivisioni n che tende a infinito:
⎛ 2π ⎞
sin ⎜ ⎟
n 2 ⎛ 2π ⎞ ⎝ n ⎠ = πr 2
⎟ = πr lim n→∞
2
lim n→∞ r sin ⎜
2 ⎝ n ⎠ ⎛ 2π ⎞
⎜ ⎟
⎝ n ⎠

10
Esempio

x + 2 −1
lim
x → −1 x +1
La sostituzione diretta del valore x=-1 da luogo ad una forma
0
indeterminata del tipo
0

razionalizziamo il numeratore:
x + 2 −1
= lim
( )(
x + 2 −1 ⋅ x + 2 +1
= lim
) x + 2 −1
lim
x→−1 x +1 x→−1 (
(x + 1) ⋅ x + 2 + 1 ) (
x→−1 ( x + 1) ⋅ )
x + 2 +1

semplificando e sostituendo il valore x=-1 otteniamo:


1 1
lim =
x → −1 x + 2 +1 2

11
Teorema della permanenza del segno
Sia A un sottoinsieme di R contenente due intervalli aperti
]a,c[,]c,b[ , c può anche non appartenere ad A.
Sia f : A→R tale che f →L per x →c allora

1) L>0 →
per un certo δ > 0 si ha f ( x) > 0 ∀x tale che x−c <δ

2) f(x) ≥ 0 per gli x tali che x − c < δ allora anche L ≥ 0


Proprietà analoghe si hanno quando L e f sono negativi.
Dimostrazione
f (x) − L < ε per x−c <δ ∀ε > 0 e δ = δ (ε ) ⇒
1) ⇒ L − ε < f (x) < L + ε per x−c <δ

L L
Basta ora prendere ε = 2 > 0 per avere f ( x) > L − ε =
2
>0

2) si procede per assurdo: se f fosse >0 e L<0 allora applicando la


1) al caso L<0 si avrebbe che anche f deve essere <0 vicino a c
che è impossibile.

12
Teorema del confronto
Sia A un sottoinsieme di R contenente due intervalli aperti
]a,c[,]c,b[ , c può anche non appartenere ad A.
Siano f ,g,h: A→R tre funzioni tali che
f ( x) ≤ g ( x) ≤ h( x) ∀x ∈ A

Se f →L e h →L per x →c allora anche g →L per x →c


Dimostrazione

Consideriamo una qualunque successione {xn } ≠ c : lim


n→∞
xn → c

Sappiamo che:
f ( xn ) → L e h( xn ) → L , inoltre : f ( x n ) ≤ g ( x n ) ≤ h( x n )

Basta applicare il teorema dei carabinieri per dimostrare che anche


g ( xn ) → L

e applicare il teorema ponte per concludere la


dimostrazione.

13
Ricordiamo che si definisce polinomio, o funzione polinomiale, di grado n
(intero) in x la seguente quantità
Pn ( x) = a n x n + a n −1 x n −1 + ...a0
dove an sono quantità costanti che rappresentano i coefficienti del
polinomio
Es.
3x 3 − 5x 2 − 6 x − 7
è un polinomio di grado 3 (il massimo grado della variabile x ) e
a3 = 3, a2 = −5, a1 = −6, a0 = −7 .
Diremo funzione razionale una funzione definita come rapporto tra
due polinomi.
La funzione
x 2 + 2x − 5
y=
2x 2 − 1
è una funzione razionale, costituita dal rapporto di due polinomi di
secondo grado. Dimostriamo che:
x 2 + 2x − 5 1
lim =
x → ±∞ 2x 2 − 1 2
assumiamo x ≠ 0 ,
1 1 1 1
1+ 2 − 5 2 1+ 2 − 5 2
2
x + 2x − 5 x x ⇒ lim x x =1
=
2x 2 − 1 1 x → ±∞ 1 2
2− 2 2− 2
x x
allo stesso modo è possibile dimostrare quanto segue
3x 3 − 2 x 2 − 5
lim = 3,
x → ±∞ x3 − 6
x2 −1
lim = ±∞,
x → ±∞ x + 3

x−7
lim 5 =0
x → ±∞ x − 3 x 2 + 2

14
In generale, data una funzione razionale costituita dal rapporto di due
polinomi di grado m e n, ovvero
Pm ( x)
y=
Pn ( x)
Si ha:

Pm ( x) am
Se m = n lim = ,
x →±∞ P ( x ) an
n

Pm ( x)
Se m < n lim =0,
x →±∞ P ( x )
n

Pm ( x)
Se m > n (am > 0) lim =∞,
x →∞ P ( x )
n

⎧ Pm ( x)
⎪⎪ m − n ≡ pari ⇒ lim =∞
x →−∞ P ( x )
Se m > n (am > 0) ⎨
n
P ( x)
⎪m − n ≡ dispari ⇒ lim m = −∞
⎪⎩ x → −∞ Pn ( x)

Es.

1
x−
x −1
2
x = −∞
lim = lim
x→−∞ x + 3 x→−∞ 3
1+
x
1 1
x2 − 3 + 2 3
x − 3x + 2
5 2
x x
lim 3 = lim = +∞
x→−∞ x − 2 x + 2 x − 1
2 x→−∞ 1 1 1
1− 2 + 2 2 − 3
x x x

15
Consideriamo la funzione

x
f ( x) =
x −1
Il dominio è in generale definito da tutti quei valori per cui la funzione è
reale o non perda di significato assumendo un valore infinito, in questo
caso sono ammessi tutti i valori reali di x eccetto x = 1.
Come si comporta la funzione per valori molto grandi di x?
ovvero quando questa variabile “tende” ad infinito
x
lim x → ∞
x −1
possiamo anche scrivere
1 x
lim x →∞ ⇒ lim x →∞ =1
1 x −1
1−
x

Disegnamo ora il grafico della f(x):


y
8

10
9 1 x
8
7
6
5
4
3
2
1 1 1
- x x
8
8

10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
1 x
2
3
4
5
6
7
x 81
9
10 -
8

x
Andamento della funzione y = .
x −1

16
Studiamo ora il codominio della nostra funzione, per determinarlo
possiamo semplicemente esprimere x in termini di y:
y
x=
y −1
da cui si evince che il codominio è definito per tutti i valori di y
eccetto y = 1, che corrisponde al valore in corrispondenza del
quale la variabile x assume valori infinitamente grandi.
Dal grafico appare evidente che la funzione
x
f ( x) =
x −1
Ha un comportamento completamente diverso avvicinandosi al valore
x=1 dalla parte degli x <1 o da quella degli x positivi >1

Questa semplice osservazione ci permette di introdurre il concetto di limite


destro e limite sinistro di una funzione:

nel caso in questione possiamo osservare che per x→1 la funzione diverge
a +∞ per x che tende a c dalla parte x>1 mentre tende a -∞ per x che tende
a c dalla parte x<1.

Potremo allora scrivere:

x
lim x→1+ = +∞
x −1
x
lim x→1− = −∞
x −1

17
Possiamo immaginare che il “movimento” di x verso il punto c avvenga in
una sola direzione, ovvero possiamo limitarci a considerare o considerare
separatamente i valori x>c (da sinistra) o x<c (da destra).

Supponiamo dunque che:

Definizione
A, sottoinsieme di R, contiene un intervallo aperto ]a,c[, c può
anche non appartenere ad A.
Sia f : A→R
Diciamo che f ha un limite sinistro L nel punto c,
o che f tende a L per x che tende a c da sinistra

lim f ( x) = L
x→c−

se:
per ogni ε >0 esiste un δ=δ(ε) tale che:

| f(x) – L | < ε per tutti gli x tali che

c–δ <x <c


Una definizione del tutto analoga vale per il limite da destra.

18
Esempio

lim x ⋅ ln( x)
x→0+

x ∈ ]0,+∞[

La sostituzione del valore x=0 da luogo ad una forma


indeterminata del tipo [0·(-∞)]
operiamo un cambio di variabile ( x ≠ 0 )
1 1
t= ⇒ x= 2
x t
se x → 0 + ⇒ t → +∞

e il limite diventa
1 1
lim ⋅ ln( 2 )
x→+∞ t t

per le proprietà dei logaritmi si ha:

1 1 − ln(t 2 ) ln(t )
lim ⋅ ln( 2 ) = lim = −2 lim
x →+∞ t t x→+∞ t x→+∞ t
Questo procedimento ha dato luogo ad un’altra forma di indeterminazione,

stavolta del tipo −

Questa volta, però, il numeratore e il denominatore non vanno ad infinito


con la stessa “velocità”, ovvero il numeratore è un infinito di ordine
inferiore rispetto al denominatore per cui:

ln(t )
− 2 lim =0 ⇒ lim x ⋅ ln( x) = 0
x→+∞ t x→0+

19
Possiamo verificare quanto detto studiando l’andamento della funzione
x ⋅ ln(x )

2
y
1.33

0.67

0 x
3 2 1 0 1 2 3
x
0.67

1.33

e confrontando il comportamento delle funzioni


p ( x) = ln( x) e q ( x) = x
20

y f(x)= x
15

10
x
8

5
f(x)= ln(x)

5 0 5 10 15 20
x
5

20
Infinitesimi e infiniti
Sia f(x) una funzione definita in A sottoinsieme di R e sia x0 un punto di
accumulazione di A. f(x) è un infinitesimo in x0 se
lim f ( x) = 0
x → x0

Siano f(x) e g(x) infinitesimi per x→ x0


Si ha:

f ( x)
Se lim = l ≠ 0 , f(x) e g(x) sono infinitesimi dello stesso ordine
x → x0 g ( x)

f ( x)
Se lim = 0 , f è un infinitesimo di ordine superiore a g per x→ x0
x→ x0 g ( x )

f ( x)
Se lim = ∞ , f è un infinitesimo di ordine inferiore a g per x→ x0
x → x0 g ( x )

Sia f(x) una funzione definita in A sottoinsieme di R e sia x0 un punto di


accumulazione di A. f(x) è un infinito in x0 se
lim f ( x) = ∞
x→ x0

Siano f(x) e g(x) infiniti per x→ x0


Si ha:

f ( x)
Se lim = l ≠ 0 , f(x) e g(x) sono infiniti dello stesso ordine
x → x0 g ( x)

f ( x)
Se lim = 0 , f è un infinito di ordine inferiore a g per x→ x0
x → x0 g ( x )

f ( x)
Se lim = ∞ , f è un infinito di ordine superiore a g per x→ x0
x → x0 g ( x )

21
Esempio

1 − cos( x)
lim
x →0 x

1 − cos( x) 1 + cos( x) 1 − cos 2 ( x) sin 2 ( x)


⋅ = =
x 1 + cos( x) x ⋅ (1 + cos( x) ) x ⋅ (1 + cos( x) )

1 − cos( x) sin 2 ( x) ⎛ sin( x) 1 ⎞


lim = lim = lim⎜⎜ sin( x) ⋅ ⋅ ⎟⎟ =
x→0 x x →0 x ⋅ (1 + cos( x) ) x →0
⎝ x 1 + cos( x) ⎠
sin( x) 1 1
= lim sin( x) ⋅ lim ⋅ lim = 0 ⋅1 ⋅ = 0
x→0 x→0 x x→0 1 + cos( x ) 2

22
n
⎛ 1⎞
Ricordiamo che lim ⎜1 + ⎟ = e
n→∞
⎝ n⎠
Vogliamo verificare che anche
x
⎛ 1⎞
lim⎜1 + ⎟ = e
x→∞
⎝ x⎠
Indichiamo con [x] la parte intera di x,
[x ] ≤ x < [x] + 1 ⇒ 1 < 1 ≤ 1 ⇒ 1 + 1 < 1 + 1 ≤ 1 + 1
[x ] + 1 x [x ] [x ] + 1 x [x ]
valgono le disuguaglianze:
[x ] x [ x ]+1
⎛ 1 ⎞ ⎛ 1⎞ ⎛ 1 ⎞
⎜⎜1 + ⎟⎟ < ⎜1 + ⎟ < ⎜⎜1 + ⎟⎟ ⇒
⎝ [x ] + 1 ⎠ ⎝ x ⎠ ⎝ [x ] ⎠
[ x ]+1 −1 x [x ]
⎛ 1 ⎞ ⎛ 1 ⎞ ⎛ 1⎞ ⎛ 1 ⎞ ⎛ 1 ⎞
⎜⎜1 + ⎟⎟ ⋅ ⎜⎜1 + ⎟⎟ < ⎜1 + ⎟ < ⎜⎜1 + ⎟⎟ ⋅ ⎜⎜1 + ⎟⎟
⎝ [x ] + 1 ⎠ ⎝ [x ] + 1 ⎠ ⎝ x ⎠ ⎝ [x ] ⎠ ⎝ [x] ⎠
Ora
n
⎛ 1⎞ ⎛ 1⎞
lim⎜1 + ⎟ ⎜1 + ⎟ = e
n→∞
⎝ n⎠ ⎝ n⎠
anche
n +1 −1
⎛ 1 ⎞ ⎛ 1 ⎞
lim⎜1 + ⎟ ⋅ ⎜1 + ⎟ =e (n + 1 = m )
n→∞
⎝ n +1⎠ ⎝ n + 1 ⎠
x
⎛ 1⎞
Dal teorema del confronto si ha: lim⎜1 + ⎟ = e
x →∞
⎝ x⎠
Dimostriamo che
x
⎛ 1⎞
lim ⎜1 + ⎟ = e
x→−∞
⎝ x⎠
Poniamo y= -x, y → +∞ per x → −∞ ⇒
x −y
⎛ 1⎞ ⎛ 1⎞
lim ⎜1 + ⎟ = lim ⎜⎜1 − ⎟⎟
x → −∞
⎝ x⎠ y →∞
⎝ y⎠
−y −y y y y −1
⎛ 1⎞ ⎛ y −1⎞ ⎛ y ⎞ ⎛ 1 ⎞ ⎛ 1 ⎞ ⎛ 1 ⎞
⎜⎜1 − ⎟⎟ = ⎜⎜ ⎟⎟ = ⎜⎜ ⎟⎟ = ⎜⎜1 + ⎟⎟ = ⎜⎜1 + ⎟⎟ ⋅ ⎜⎜1 + ⎟⎟ ⇒
⎝ y⎠ ⎝ y ⎠ ⎝ y − 1 ⎠ ⎝ y − 1 ⎠ ⎝ y − 1 ⎠ ⎝ y − 1 ⎠
−y
⎛ 1⎞
⇒ lim ⎜⎜1 − ⎟⎟ =e
y →∞
⎝ y⎠
23
Come conseguenza avremo che anche
1
lim(1 + x ) x = e
x →0
1
Infatti basta porre y = e osservare che
x
y → 0 per x → ±∞
Altri esempi di limiti notevoli

ln(1 + x )
lim =1
x→0 x
Infatti:
ln (1 + x ) ⎡ ⎤ ln (1 + x )
1
= ln ⎢(1 + x ) x ⎥ → ln(e) ⇒ lim =1
x ⎣ ⎦
x →0 x

ex −1
lim =1
x →0 x
Infatti:
poniamo y=ex -1
y→0 per x → 0 inoltre x = ln(1 + y )
In questo modo otteniamo:
⎛ ln (1 + y ) ⎞
−1
ex −1 y
lim = lim = lim⎜⎜ ⎟⎟ = 1
x y →0 ln (1 + y ) y
x→0 y →0
⎝ ⎠

ax −1
lim = log( a ) a > 0 e ≠ 1
x →0 x
Infatti:
ln a x ax −1 e x ln a − 1
a =e
x
=e x ln a
⇒ lim = lim
x →0 x x →0 x
xlna
poniamo y=e -1
y → 0 per x → 0 inoltre x ln a = ln(1 + y ) ⇒
a x −1 y
lim = ln a ⋅ lim = ln a
x→0 x y →0 (
ln 1 + y )
24
Calcolare il seguente limite
(
lim x + a − x
x→∞
)
Il limite si presenta sotto la forma indeterminata (∞-∞)

lim
x →∞
( ) (
x + a − x = lim x + a − x ⋅
x →∞
) ((
x+a + x
x+a + x
= lim
x
)
)
→∞
x+a−x
x+a + x
=

a
= lim =0
x→∞ x+a + x
Calcolare il seguente limite
ax − sin( x)
lim
x→∞ bx + sin( x )

Il limite si presenta sotto la forma indeterminata (∞/∞)


sin( x)
a−
ax − sin( x) x =a
lim = lim
x→∞ bx + sin( x ) x→∞ sin( x) b
b+
x

Verificare che, per x→0, f(x)=1-cos(x) è un infinitesimo di ordine


superiore a g(x)=sin(x).
f ( x) 1 − cos( x )
lim = lim
x →0 g ( x ) x→0 sin( x )
1 − cos( x) 1 − cos( x) 1 + cos( x) 1 − cos 2 ( x)
lim = lim ⋅ = lim =
x →0 sin( x) x →0 sin( x) 1 + cos( x) x→0 sin( x) ⋅ (1 + cos( x) )
sin 2 ( x) sin( x) 0
= lim = lim = =0
x →0 sin( x ) ⋅ (1 + cos( x ) ) x→0 1 + cos( x ) 2

25
Asintoti
Sia f una funzione definita in un intorno di +∞ (-∞)
Se f ammette limite finito b per x→ +∞ (-∞), ovvero
lim f ( x ) = b
x →∞
(lim f ( x) = b)
x→ −∞
La retta di equazione y=b si dice asintoto orizzontale per la funzione f

Se lim
x →∞
f ( x) = ∞ (lim f ( x) = −∞ )
x → −∞
La retta di equazione y=mx+q si dice asintoto obliquo per la funzione f
per x→ +∞ (-∞)
Se esistono m e q diversi da 0 tali che
⎧ f ( x) ⎛ f ( x) ⎞
⎪ lim =m ⎜ lim = m⎟
x→∞ x ⎝ x→−∞ x ⎠


⎪lim( f ( x) − mx ) = q
⎪ x→∞
(
lim ( f ( x) − mx ) = q
x→−∞
)

In altre parole se la funzione f →mx+q per x→ +∞ o per x→-∞
La retta di equazione y =mx+q è chiamata asintoto obliquo per la f.

f ( x ) − ( mx + q )
d= ⇒ d →0 per x → +∞ (− ∞ )
1+ m 2

26
Vediamo come sia ora possibile determinare la distanza di un punto da una retta,
riferendoci alla Figura

y y= mx+q

I
P 1
y0 y= m (x-x0)+y0

0 x0 x

facciamo notare che quando si dice distanza di un punto da una retta si intende la
minima distanza ovvero la lunghezza del segmento che portato dal punto sulla retta
forma con questa un angolo retto.

Volendo calcolare la distanza di un punto P ≡(x0, y0) da una retta di equazione


y= mx+ q, potremo procedere come segue
a) determiniamo la retta passante per il punto e perpendicolare alla retta data,
1
ovvero y − y 0 = − ( x − x0 )
m
b) determiniamo il punto di intersezione I tra le due rette
c) determiniamo la distanza tra i punti P,I utilizzando la formula della distanza tra
due punti, ottenendo come risultato
y 0 − (mx 0 + q )
d=
1+ m2

27
Esempio
x2 + 1
⎧ x2 + 1 x2 + 1 1
⎪ lim = lim 2
= lim 1 + 2
=1 ⇒ m =1
⎪⎪ x →∞ x x →∞ x x →∞ x


(
⎪⎩ x→∞
2
)x→∞
2
(
⎪lim x + 1 − 1 ⋅ x = lim x + 1 − x ⋅ )
x2 + 1 + x
x +1 + x
2
= lim
x→∞
x2 + 1 − x2
x +1 + x
2
=0

La retta di equazione y=x rappresenta l’asintoto obliquo per la


nostra funzione.

12

y 10.8

9.6

8.4

7.2

4.8

3.6

2.4

1.2

2 1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

28
Funzioni continue

Sia f : A ⊆ R → R e sia x0 ∈ A

Se x0 è un punto di accumulazione di A, e

lim f ( x) = f (x0 )
x → x0

f si dice continua in x0

Ovvero: per ogni ε >0 esiste un δ=δ(ε)>0 tale che:

| f(x) – f(x0) | < ε per tutti gli x tali che

| x – x0 | < δ

Per convenzione si assume che:

Se x0 è un punto isolato di A e x0 ∈ A , f si dice continua in x0 .

f si dice continua da destra (da sinistra) in un punto x0 di accumulazione


destro (sinistro) se

lim+ f ( x) = f (x0 ) ⎛ lim f ( x) = f ( x )⎞


⎜ 0 ⎟
x → x0 ⎝ x → x0 − ⎠
Ovviamente
Se f è continua da destra e da sinistra in un punto x0 allora

f è continua in x0

29
Esempi
la funzione f(x)= [x], dove [ ] indica la parte intera di x, è continua da
destra ma non da sinistra in ogni punto x0 ∈ Z .

Infatti

5
[x]
4

3
+
2
-
1

2 1 0 1 2 3 4
x0=2 x

x
f ( x) =
x2 − 2
lim− f ( x) = f (0) = 0
x →0
15

13

11

2 0.25 1.5 3.25 5

30
Esempio di funzione continua in un punto isolato del dominio

La funzione f ( x) = x − x è continua in 0, 0 è un punto isolato


3 2

del dominio.
Il dominio è costituito da 0 e dai reali maggiori od uguali a 1.

1 0 1 2 3

31
Punti di discontinuità

Sia f : A ⊆ R → R e sia x0 ∈ A

Se f non è continua in x0 , x0 è un punto di discontinuità di f .

In tal caso

1) f ha una discontinuità eliminabile in x0 se

∃ lim f ( x) = L ma lim f ( x) ≠ f ( x0 )
x→x0 x→x0

2) f ha una discontinuità di prima specie o di salto in x0 se

∃ lim− f ( x) e lim f ( x) ma lim f ( x) ≠ lim+ f ( x)


x→x0 x→x0+ x→x0− x→x0

3) f ha una discontinuità di seconda specie in x0 negli altri casi.

32
Esempi di discontinuità eliminabile
1
sin(x) −
f ( x) = , f ( x) = e x2
x

2
1

f ( x) = e x2 f(x)

3 2 1 0 1 2 3
x

Esempi di discontinuità di prima specie


3
x
f ( x) =
x f(x)
x
f ( x) = x +
x

3 2 1 0 1 2 3
x

33
Teorema degli zeri

Data una certa funzione f(x) definita in un intervallo [a,b], ed ivi continua,
ci poniamo la domanda se esiste almeno una soluzione in questo intervallo,
ovvero se esiste almeno un punto in cui la funzione diventa uguale a 0 in
questo intervallo. Poniamo che, sostituendo i valori a e b al posto di x, si
ottenga:
f(a) < 0 e f(b) > 0 oppure f(a) > 0 e f(b) < 0
più in generale f(a) ·f(b)< 0 ,
vuol dire che nell’ intervallo [a,b], la funzione cambia di segno almeno
agli estremi dell’intervallo stesso. Si intuisce che la funzione (continua)
deve assumere il valore 0 almeno in un punto compreso tra a e b
Consideriamo ad esempio la funzione
f ( x) = x 4 − 2 x 3 + 3x 2 − 1 e l’intervallo [0,1]:
f(0)= -1 < 0 e f(1)=1 > 0
Per trovarlo cominciamo a dividere l’intervallo in due intervalli uguali
⎡ 1⎤ ⎡1 ⎤ ⎛1⎞
⎢⎣0, 2 ⎥⎦ , ⎢⎣ 2 ,1⎥⎦ , f ⎜⎝ 2 ⎟⎠ = −0.438 < 0 calcoliamo il valore della funzione nel
⎡1 ⎤ ⎛ 3⎞
punto medio dell’intervallo ⎢ ,1⎥ , f ⎜ ⎟ = 0.16 > 0 restringiamo dunque la
⎣2 ⎦ ⎝ 4⎠
⎡1 3⎤
nostra ricerca all’intervallo ⎢ , ⎥ e calcoliamo nuovamente il valore della
⎣2 4⎦
5 ⎛5⎞
funzione nel punto medio , f ⎜ ⎟ = −0.164 < 0 , a questo punto restringiamo
8 ⎝8⎠
⎡5 3 ⎤
nuovamente la ricerca dello zero della funzione all’intervallo ⎢ , ⎥ e così
⎣8 4 ⎦
via fino ad ottenere una successione di intervalli sempre più piccoli
[an,bn]ai cui estremi la funzione cambia segno e che quindi devono
necessariamente contenere uno zero. Con questo metodo detto di bisezione
si ottengono valori sempre più approssimati del punto nel quale la
funzione è 0

34
5

3.8

2.6

1.4

0.2
1 0.75 0.5 0.25 0 0.25 0.5 0.75 1

Teorema degli zeri


Sia f(x) definita in un intervallo [a,b], ed ivi continua e sia
f(a) ·f(b)< 0 allora f ammette almeno uno 0 in [a,b], ovvero esiste almeno
un punto x0 ∈ [a, b] : f ( x0 ) = 0

a0 + b0
Supponiamo f(a)< 0 e f(b)> 0 , poniamo a0=a , b0=b, c0 =
2 .
Se f(c0)=0 abbiamo trovato la soluzione altrimenti:
se f(c0)<0 poniamo a1= c0 e b1= b0
se f(c0)>0 poniamo a1= a0 e b1= c0
in questo modo f(a1)<0 e f(b1)>0
a questo punto il procedimento può essere iterato:

35
an + bn
al passo n, dato l’intervallo [an , bn], poniamo cn =
2 .
se f(c0)<0 poniamo an+1= cn e bn+1= bn
se f(c0)>0 poniamo an+1= an e bn+1= cn
an ≤ an+1 < bn+1 ≤ bn ∀n
Inoltre
⎧ an + bn
⎪b −
2 = 1 (b − a ) = ... = 1 (b − a ) ∀n
n
bn+1 − an+1 = ⎨
an + bn 2
n n
2 n+1
⎪ − an
⎩ 2
Le successioni {an } e {bn } sono monotone e limitate quindi per n→∞
ammettono entrambe limite finito, ovvero per n→∞ an → l1 e bn → l2

1
l − l = lim
Ma 2 1 n→∞ n (b − an ) = lim
n→∞ 2 n
(b − a ) = 0 ⇒ l1 = l2 = l
Resta da dimostrare che f(l)=0
Poiché f è continua e f(an)<0, f(bn)>0 per ogni n

lim f (an ) = f (l ) ≤ 0 e lim f (bn ) = f (l ) ≥ 0


n→∞ n→∞

risulta dunque 0 ≤ f (l ) ≤ 0 ⇒ f (l ) = 0

Una conseguenza immediata del teorema degli zeri è che:


Siano f e g due funzioni continue in un intervallo [a,b] e tali che
f(a) > g(a) f(b) < g(b) oppure
f(a) < g(a) f(b) > g(b)
allora esiste almeno una soluzione dell’equazione f(x) = g(x)

36
Esempio:
f(x)=x2 e g(x)= cos(x) nell’intervallo [0,π/2]:
f(0)=0 < g(0)=1 ; f(π/2)=2.467 > g(π/2)=0
allora deve esistere almeno un punto in cui f(x) = g(x) ovvero x2 - cos(x) =0

3
2
f(x)=x
g(x)=cos(x) f(π/2)=2.467
2

f(π/2) > g(π/2)


g(0)=1 1

f(0) < g(0)


f(0)=0 g(π/2)=0
3 2 1 0 1 2 3

f(x) - g(x)
1

37
Teorema dei valori intermedi
Sia I, sottoinsieme di R, un intervallo non necessariamente limitato
e sia f : I→R continua in I
allora f assume, nell’intervallo I, tutti i valori compresi tra il valore più
grande (sup f ≤+∞) e quello più piccolo(inf f ≥-∞),ovvero:
∀y ∈ (inf f , sup f ) ∃x ∈ I : f ( x) = y
Per definizione di estremo superiore e inferiore esistono sempre due valori
a, b ∈ I : f (a) < y < f (b) allora f(x) – y è uguale a zero almeno in un
punto appartenente all’intervallo [a,b] (se a<b) 0 [b,a] (se a>b).

Ricordiamo che:
Una funzione f : X Y si dice suriettiva se f(X) = Y cioè se
l'immagine di f è tutto Y .
Una funzione f : X Y si dice iniettiva se x1 , x2 X si ha :
f(x1) = f(x2) se e solo se x1 = x2 ..
Una funzione f : X Y suriettiva ed iniettiva si dice biunivoca.
Se f è solo iniettiva la corrispondenza biunivoca c’è solo tra X e la sua
immagine tramite la f, ovvero tra X e f(X)
Definiamo funzione inversa di una funzione iniettiva la funzione f -1 che
associa ad ogni y ∈ f (X ) l’unico valore x ∈ X dell’operazione f -1(y) = x

38
Ricordiamo che:
Sia data f : X → , X ⊆
f si dice non decrescente in X
se per ogni x1, x2 ∈ X con x1 < x2 risulta f (x1) ≤ f (x2)

f si dice crescente in X
se per ogni x1, x2 ∈ X con x1 < x2 risulta f (x1) < f (x2)

f si dice non crescente in X


se per ogni x1, x2 ∈ X con x1 < x2 risulta f (x1) ≥ f (x2)

f si dice decrescente in X
se per ogni x1, x2 ∈ X con x1 < x2 risulta f (x1) > f (x2)

1
y

1
0.5
f(x2) y
f(x1)
0.5
1 0.5 0 0.5
x1 x2 x
1 f(x1)
f(x2)

0.5 1 0.5 0 0.5 1


x1 x2 x

0.5
1

Diremo strettamente monotona una funzione crescente (strettamente


crescente) o decrescente (strettamente decrescente)

39
Una funzione strettamente monotona in un intervallo I è invertibile

Una funzione f continua e invertibile in un intervallo I è strettamente


monotona in I.

Dimostrazione:
Supponiamo per assurdo che f non sia monotona in I cioè che esistano
x1, x2, x3 tali che x1 < x2 < x3 ma f(x2)> f(x1)> f(x3).
Se applichiamo all’intervallo [x2, x3] le considerazioni fatte
precedentemente a proposito delle conseguenze del teorema degli zeri ci
dicono che, se f(x2) > k f(x3) < k dove abbiamo definito f(x1)= k, allora
deve esistere un punto x0 che è soluzione dell’equazione f(x)-k=0
all’intervallo [x2, x3] ovvero f(x0)= f(x1) che contraddice l’ipotesi perché la
f non è iniettiva in I.

1
y

f(x2)
0.5
f(x1)
f(x3)

1 0.5 0 0.5 1
x1 x2 x3
x

0.5
x0

40
Una funzione continua e invertibile, non definita su un intervallo, può
benissimo avere inversa non continua. I grafici qui sotto rappresentano
una funzione f (quello a sinistra) definita in [a,b] ]c,d] e continua. La
sua inversa è palesemente discontinua nel punto x=1.

⎧ x −1 1≤ x ≤ 2
f ( x) = ⎨
⎩2 x − 4 2.5 ≤ x ≤ 3

3 3

⎧ x −1 1≤ x ≤ 2
f ( x) = ⎨ 2.5

⎩2 x − 4 2.5 ≤ x ≤ 3
2 2

1.5

1 1 ⎧⎪ x + 1 0 ≤ x ≤1
−1
f ( x) = ⎨ x
0.5
⎪⎩ 2 + 2 1≤ x ≤ 2

0 0.5 1 1.5 2 2.5 3 0 0.5 1 1.5 2 2.5 3

Anche in questo caso f e la sua inversa sono simmetriche rispetto alla retta
y=x
3

2.5

1.5

0.5

0 0.5 1 1.5 2 2.5 3

41
Analizziamo ora un caso più complesso:
f ( x) = x 2 − 1 dom = ]− ∞,−1] ∪ [1,+∞[
6

4 3 2 1 0 1 2 3 4

scriviamo la funzione inversa


f −1 ( x) = ± x 2 + 1
Ma qual è il segno da prendere?
La scelta dipende dal dominio immagine di x,
vediamolo graficamente:
Se prendo il segno positivo solo la parte della funzione corrispondente a
x≥1 risulta simmetrica alla funzione inversa rispetto alla retta y=x, mentre
se prendo il segno negativo solo la parte corrispondente a x ≤-1 risulta
6
simmetrica, perché?
4
Risulta evidente che il dominino
dell’immagine è [0,+∞[ dunque
2
solo le parti corrispondenti a x≥0
dei due rami della f -1 corrispondono
all’inversa di f ( x) = x − 1
2 4 3 2 1 0 1 2 3 4
.
In definitiva si ha: 2

f −1 ( x) = − x 2 + 1 ⇔ f ( x) = x 2 − 1 − ∞ < x ≤ −1
6
−1
f ( x) = + x + 1 ⇔ f ( x) = x − 1 1 ≤ x < +∞
2 2

42
Teorema
sia X ⊂ R , sia f : X → R continua e invertibile in X,
sia f −1 : f ( X ) → R l’inversa di f in X,
f-1 è continua nel suo dominio f(X) se X è un intervallo

Teorema di Weierstrass
Sia f : [a, b]→R continua in [a, b]
1) Esistono xM, xm tali che
f(xM) =max f e f(xm) =min f

2) f([a, b]) = [min f, max f]


Il teorema di Weierstrass segue dal teorema dei valori intermedi

43
Rapporto incrementale

Definiamo rapporto incrementale o pendenza la quantità


f ( x2 ) − f ( x1 )
x2 ≠ x1
x2 − x1
Se f è non decrescente o crescente
f ( x2 ) − f ( x1 )
≥0 o >0 ∀x2 , x1 ∈ X , x2 ≠ x1
x2 − x1
Se f è non crescente o decrescente
f ( x2 ) − f ( x1 )
≥0 o <0 ∀x2 , x1 ∈ X , x2 ≠ x1
x2 − x1

1
1 y
y

0.5
0.5
f(x2) f(x1)
f(x1) f(x2)

1 0.5 0 0.5 1
1 0.5 0 0.5
x1 x2 x1
x1 x2 x

0.5
0.5

1
1

44
sia X ⊆ R e sia f :X →R
La funzione f si dice lipschitziana in X se esiste una costante
L≥0 tale che f ( x2 ) − f ( x1 ) ≤ L ⋅ x2 − x1 ∀x1 , x2 ∈ X
L è detta costante di Lipschitz

Una funzione lipschitziana è continua


Infatti
ε
∀ε > 0 e ∀x0 ∈ X f ( x) − f ( x0 ) ≤ L ⋅ x − x0 < ε se x − x0 < δ =
L

f(x) = x2 è lipschitziana in un generico intervallo [-a, a], con L=2a,


infatti

x22 − x12 = x2 + x1 x2 − x1 ≤ 2a ⋅ x2 − x1 < ε ∀x1 , x2 ∈ (−a, a)

45

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