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MICHELE ASOLATI

IL RIPOSTIGLIO DI CAMPOREGIO (GROSSETO).


NOTE SULLE IMITAZIONI BRONZEE DI V SEC. D.C.
E SULLA QUESTIONE DELLA COSIDDETTA
‘‘MONETA IN RAME NELL’ITALIA LONGOBARDA’’ (*)

Nel 1913, in una data imprecisata, ma certamente precedente al 29 lu-

FIG. 1 - Localizzazione del sito


di Talamone.

(*) Un sentito e caloroso ringraziamento va indirizzato a Giulio Ciampoltrini, Funzio-


nario Archeologo presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, il quale ha
entusiasticamente promosso e incoraggiato lo studio del gruzzolo di monete bronzee di Cam-
poregio ed ha concesso generosamente la sua cortese disponibilità e tutte le informazioni a sua
disposizione. A lui, infatti, dobbiamo la ‘‘riscoperta’’ del materiale dopo decenni di oblio e le
indagini d’archivio che hanno permesso di far luce sulle circostanze del rinvenimento, nonché
l’edizione preliminare del gruzzolo (cfr. infra). Un ringraziamento particolare va espresso an-
che a Piergiovanni Romao, dell’Ufficio Distaccato di Grosseto della Soprintendenza per i Beni
Archeologici della Toscana, per aver restaurato in modo esemplare le monete.
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glio, fu rinvenuto, presso la foce del Torrente Osa, nell’area di Talamone, un


tesoretto costituito di ‘‘...bronzi di piccolissimo modulo tutti del basso Im-
pero...’’ (1). Tale rinvenimento rimase a lungo ignoto alla letteratura ed alla
speculazione numismatica, fino al 1988 quando ne fu data edizione in forma
preliminare (2), con alcune indicazioni relative alle circostanze del ritrova-
mento: in quell’occasione il gruzzolo fu presentato come proveniente da
Camporegio, denominazione utilizzata per indicare una duna litoranea pres-
so l’Osa a ridosso della via Aurelia, ed adottata nelle successive pubblicazioni
di carattere numismatico.
Grazie ad ulteriori indagini archivistiche condotte da Giulio Ciampoltri-
ni oggi disponiamo di maggiori dettagli in merito alla localizzazione del ritro-
vamento ed alla consistenza originaria del gruzzolo. In particolare, una lettera
di Cesare Barlozzetti specifica alcuni dettagli particolarmente importanti:
‘‘Il Sottoscritto, Soprastante alla dipendenza del Museo Archeologico e
della Soprintendenza agli Scavi di Etruria in Firenze, dichiara di avere rice-
vuto in consegna dal Signore Cav. Guido Vivarelli residente a Bengodi
(Grosseto), per incarico del Soprintendente ai Musei e Scavi di Etruria della
predetta Soprintendenza, un ripostiglio monetario costituito di numero 131
pezzi di bronzo di piccolissimo taglio alquanto corrose dall’ossido e pochis-
simo conservate, più una moneta di medio taglio, un asse, ed altri pochi
frammenti spettanti a talune monetine del gruppo. Detto ripostiglio fu ritro-
vato in un fondo di proprietà del Sig. Italo Vivarelli presso il Casello Idrau-
lico dell’Osa, e recuperate casualmente dal barrocciaio Guglielmi Angelo, suo
dipendente, nello scavare sabbia per opera di lavori murari.
In fede confermo di avere
ricevuto quanto sopra.-
Il Soprastante
Cesare Barlozzetti
Bengodi lı̀ 29 luglio 1913.-’’ (3)
Da questo documento, innanzi tutto, si apprende che il tesoretto fu rin-
venuto appunto presso il Casello Idraulico del Torrente Osa, posto tra la via
Aurelia, la Torre di Talamonaccio e la foce dell’Osa stesso (fig. 2), dunque

(1) Cfr. Archivo SBAT, anno 1913, pos. X Grosseto 3, lettera del 2 dicembre 1913
firmata dal Soprintendente Milani.
(2) CIAMPOLTRINI, RENDINI 1988, in particolare alle pp. 523-525. Cfr. inoltre CIAMPOL-
TRINI 2005; CIAMPOLTRINI 2004 c.s.; ARSLAN 1998, p. 304, nota 13. Ancora, alcune notazioni
sulle componenti imitative presenti in questo gruzzolo sono anticipate in ASOLATI 2005,
pp. 46-47.
(3) Archivo SBAT, anno 1913, pos. X Grosseto 3.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 115

entro un ambito territoriale relativamente contenuto e probabilmente lungo


la riva settentrionale del torrente, visto che lo ‘‘...scavare sabbia...’’ fu la causa
della scoperta.

FIG. 2 - L’area della foce del Torrente Osa con localizzazione del Casello Idraulico
presso il quale fu rinvenuto il ripostiglio.

Inoltre, risulta che il ripostiglio si componeva di 131 pezzi interi oltre


ad altri pochi frammenti: dal testo della lettera sembra che l’asse, a diffe-
renza di questi ultimi, non facesse parte del gruppo, anche se è evidente
come fosse stato raccolto nelle medesime circostanze. Purtroppo, degli ori-
ginari 131 esemplari attualmente se ne conservano solo 115, mentre dei
pochi frammenti nessuno risulta reperibile. Pur con queste lacune, il ma-
teriale sopravvissuto appare rappresentativo: infatti, tutte le monete ancora
presenti sono leggibili, contrariamente a quella che sembra essere la norma
nei ripostigli bronzei tardo antichi nei quali una quota di monete, talvolta
anche maggioritaria, risulta completamente indecifrabile (4). Ciò induce a
credere che i 16 esemplari assenti, unitamente ai frammenti, rappresentas-
sero l’insieme delle monete non identificabili, isolate dalle altre probabil-
mente proprio per questo motivo, ed ora non più rintracciabili: in queste

(4) A tal proposito si vedano gli esempi citati in ASOLATI 2005, p. 16, con relativa bi-
bliografia.
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circostanze, l’assenza risulterebbe irrilevante ai fini dell’inquadramento del


gruzzolo, ma, in ogni caso, il numero di esemplari irreperibili non appare
cosı̀ elevato da inficiare le considerazioni che si possono trarre dall’analisi
del gruzzolo.
Ad ogni modo, il nucleo superstite rappresenta, per motivi che tra poco
avremo modo di illustrare, un documento di notevole importanza nel pano-
rama della tesaurizzazione monetaria in bronzo tardo antica, specialmente di
V sec. d.C. Esso si caratterizza essenzialmente per la presenza di due classi di
monete, la prima di zecca ufficiale, la quale si data dal 355 al 455 d.C., la
seconda di produzione imitativa. In ogni caso si tratta essenzialmente di
Æ4 di minimo modulo ad eccezione di cinque esemplari di Æ3 (4,35%
dei pezzi rintracciabili): di questi ultimi, quattro, che rappresentano alcune
delle monete più antiche presenti nel gruzzolo, appaiono variamente rilavo-
rati (tosati o ritagliati) con lo scopo manifesto di ridurne il modulo ed il peso
per renderli simili ad Æ4. La pratica di modificare meccanicamente gli aspet-
ti pondometrici delle monete bronzee risulta diffusa in modo particolarmen-
te evidente durante tutto il V secolo d.C. e parte del VI, in buona parte del
bacino del Mediterraneo, come documenta una casistica via via sempre più
ampia e variata (5).
A questa eccezione se ne aggiunge un’altra costituita da un bronzetto
greco della zecca di Massalia, databile alla seconda metà del I sec. a.C., le
cui caratteristiche sono pressoché identiche a quelle di un Æ4 (g 2,00;
mm 11): anche la presenza di classi monetarie di epoche cosı̀ antiche in ac-
cumuli monetari tardi appare, però, ampiamente comprovata (6).
Dunque, queste componenti, pur nella loro singolarità, costituiscono
degli elementi tutto sommato comuni che contribuiscono a qualificare il no-
stro gruzzolo come un esempio piuttosto tipico della tesaurizzazione enea di
età tardo antica. Certamente meno consuete risultano, invece, le proporzioni
con le quali sono attestate le imitazioni in rapporto agli esemplari di zecca
ufficiale. Va sottolineato come la componente imitativa di per sé risulta usua-

(5) In merito a questo punto ed ai presupposti di questa pratica cfr. ASOLATI 2005,
pp. 19-22 con bibliografia ivi citata, dove sono elencati numerosi esempi, italiani e non, re-
lativi a gruzzoli ed a contesti archeologici stratificati. A questi casi, che dimostrano con ogni
evidenza come la tosatura o il taglio della moneta enea fossero diffusi anche al di fuori del
momento della tesaurizzazione di questo tipo di metallo, va poi aggiunta anche l’abbondante
documentazione proveniente dagli scavi di Roma recentemente edita in MUNZI 2004a; MUNZI
2004b; MUNZI 2004c; MUNZI 2004d.
(6) Attestato appare anche l’uso, tipico del V e VI sec. d.C., di tesaurizzare, unitamente
a monete in corso, pezzi più antichi anche di secoli, interi e frazionati: anche in questo caso gli
esempi sono numerosissimi ed appare superfluo in questa sede dilungarsi in lunghi elenchi per
i quali in ogni caso si rimanda ad ASOLATI 2005, pp. 17-18 ed alla bibliografia ivi citata.
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le nei gruzzoli enei tardi, a cominciare da quelli più simili sotto l’aspetto cro-
nologico al gruzzolo di Camporegio, come i ripostigli di Padova-Canton del
Gallo (7), di Porto (8) e uno algerino da località imprecisata (9), i quali chiu-
dono con emissioni ufficiali di Valentiniano III cui si aggiungono varie imi-
tazioni. Tuttavia, mentre nella larga maggioranza dei casi le imitazioni copro-
no una quota ampiamente minoritaria (10), nel nostro caso, al contrario, ab-
biamo 76 contraffazioni (66,09%) contro 40 esemplari di emissione ufficiale
(34,78%).
La loro presenza nel gruzzolo di Camporegio, come vedremo, ha note-
voli implicazioni sotto molteplici aspetti e prima di tutto sotto quello crono-
logico in relazione alla data di chiusura del gruzzolo. Infatti, le monete di
produzione ufficiale più tarde sono dei bronzetti di Valentiniano III, il più
recente dei quali dovrebbe appartenere alle ultime emissioni enee di questa
autorità emittente e collocarsi, secondo la cronologia del Kent, tra il 440
ed il 455 d.C.
Tuttavia, non sembra essere questo il terminus post quem più attendibile
per fissare il momento dell’interramento del gruzzolo: tra le imitazioni infatti
si hanno dei tipi dei quali risulta estremamente probabile, se non certo, il
riconoscimento del prototipo da cui derivano. Tra queste si conta, innanzi
tutto, quella con monogramma di Teodosio II presente con tre esemplari:
il prototipo ricorre nelle ultimissime fasi del regno di questo imperatore, e
più specificamente tra il 445 ed il 450 d.C (11). Le imitazioni, dunque, vanno
datate sicuramente dopo il 445, ma è fortemente probabile che la loro col-
locazione cronologica vada posta ben oltre questo termine.
Questa è un’impressione che possiamo trarre dall’analisi dei ripostigli
che contengono questo tipo di monete imitative. Simili a quello di Campo-
regio appaiono solo i già citati gruzzoli da Porto (12) e dall’Algeria (13): questi
contengono rispettivamente due e almeno sei (14) contraffazioni del mono-

(7) RINALDI 2000.


(8) SPAGNOLI 2001.
(9) BOURGEOIS, BRENOT 1995.
(10) Cfr. RIC, X, pp. cxxviii-clxx, ossia il catalogo dei gruzzoli bronzei contenenti mo-
nete di V sec. d.C.
(11) Cfr. RIC, X, p. 93 e p. 277.
(12) SPAGNOLI 2001, tav. IV, nn. 37-38 (considerati di produzione ufficiale e non imi-
tazioni).
(13) BOURGEOIS, BRENOT 1995.
(14) Va sottolineato che in BOURGEOIS, BRENOT 1995 i dieci esemplari con monogram-
ma di Teodosio II (nn. 551-560) sono considerati come emissioni ufficiali; tuttavia, sulla base
delle foto presentate di sei di questi pezzi (nn. 551, 553-556, 558), risulta evidente che alme-
no una parte di queste monete è costituita da imitazioni.
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gramma teodosiano. Più tardi sono i tesoretti di Falerii Novi (15), Cartagine
(Algeri 1897) (16), c.d. Yale (area balcanica) (17), Corinto (18), nonché uno dal-
la Dalmazia (19): tutti terminano con emissioni ufficiali di Leone I, per cui si
possono presumere date di interramento al più tardi nel corso degli anni ’70
del V sec. d.C., e tutti contengono quantità variabili di imitazioni con mo-
nogramma di Teodosio II. Infine, riscontriamo queste ultime in una serie di
gruzzoli dell’età di Zenone: Nador (20), Tipasa A (21), Tipasa-Villa des Fresques
(c) (22), Qau-el-Kebir (23), nonché uno dal Libano (24).
Dunque, da questi dati desumiamo, innanzi tutto, che le imitazioni del
tipo teodosiano siano di origine occidentale, italica o africana vandala, visto
che di tutti i gruzzoli elencati solo due, compresi tra quelli più tardi, sono
stati rinvenuti in ambito orientale, mentre i rimanenti sono localizzabili en-
tro queste due aree, fatta eccezione per i rinvenimenti balcanici: evidente-
mente l’imitazione del monogramma teodosiano nacque e si sviluppò in Oc-
cidente per diffondersi solo più tardi anche in Oriente. In secondo luogo, per
motivi oggettivi, risulta evidente come tali imitazioni vadano comprese tra le
ultime monete in ordine cronologico nei primi tre gruzzoli (Camporegio,
Porto, Algeria), mentre l’assenza di questo e di altri tipi imitativi in molti
altri ripostigli bronzei che, come questi tre, chiudono con le ultime fasi mo-
netarie di Valentiniano III e che si localizzano proprio in Italia e in Africa (25),

(15) ASOLATI 2005, n. 1608.


(16) Il gruzzolo è attualmente conservato presso Museo Nazionale di Algeri: MOSTECKY
1997, p. 99, e p. 188, n. 754.
(17) RIC, X, p. clxix; tre ess.: uno originale e due imitazioni.
(18) MATTINGLY 1931, p. 230: si segnalano sei esemplari con monogramma di Teodo-
sio II, di cui tre sono imitazioni.
(19) PEARCE, WOOD 1934: 5 esemplari contraffatti (cfr. p. 273: 10 esemplari con mo-
nogramma di cui 3 barbarici; e tav. VIII, nn. 21-22: altri due esemplari); in RIC, X, p. cxxxvii,
le monete con monogramma di Teodosio II risultano essere dieci e tutte di zecca ufficiale.
(20) SALAMA 1989, p. 108, nn. C106-107: il gruzzolo però non chiude propriamente
con Zenone, ma con esemplari vandali di Guntamundo, del tipo con D in corona, grosso
modo contemporanei.
(21) TURCAN 1984, p. 20, n. 132: un es.
(22) TURCAN 1961: almeno quattro ess.
(23) MILNE 1926, p. 92: due ess.
(24) RIC, X, p. cxlviii: 4 ess.
(25) Si vedano i gruzzoli di Minturno (NEWELL 1933), Roma-Pratica di Mare (UNGARO
1981; CEPEDA 1991), La Magliana (BROISE, SCHEID 1987), Bova Marina (MASTELLONI 1991),
Cartagine 1991 (BRENOT 2002), Cartagine 1960-61 (MOSTECKY 1994), El Djem (KENT 1988).
La contemporanea assenza di esemplari di Marciano (450-457 d.C.) in questi tesoretti non
può essere assunta come un elemento significativo ai fini della datazione dell’interramento:
la moneta bronzea di questa autorità emittente, per quanto attestata in Occidente (cfr. ASO-
LATI 2001-02, pp. 212-213), sembra non aver avuto un ruolo importante in termini assoluti e
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permette di arguire che nei tre gruzzoli di Camporegio, Porto e Algeria le imi-
tazioni siano in assoluto le ultime monete prodotte. D’altra parte, il tipo imi-
tativo teodosiano, tutto sommato abbastanza raro, ricorre in un numero di
ripostigli databili alla seconda metà del V sec. d.C. decisamente maggiore ri-
spetto al numero di tesoretti le cui ultime monete ufficiali datano alla metà del
secolo (tre esempi con Valentiniano III contro nove tra Leone I e Zenone);
inoltre, nei gruzzoli della seconda metà del V secolo è presente in quantità si-
mili a quelle riscontrate nei primi tre: tutti questi elementi indicano come tali
imitazioni debbano collocarsi nell’ambito di questa frazione cronologica. In-
fine, i tesoretti terminanti con l’età di Leone I suggeriscono un termine ante
quem per l’inizio di questo particolare tipo di imitazioni, da identificare pro-
prio nel decennio che vede concludersi il regno di questo imperatore.
In ultima analisi, dunque, appare plausibile proporre un inquadramento
per lo meno per l’inizio della produzione di questo tipo di imitazioni che va-
da dalla metà agli anni ’70 del V sec. d.C.
Considerazioni del tutto simili possono essere fatte in merito ad un’altra
tipologia imitata presente nel gruzzolo di Camporegio, ossia quella con croce
greca potenziata entro corona. Come vedremo tra poco (26), risulta particolar-
mente evidente proprio dal nostro contesto come tali contraffazioni derivino
dal tipo di Valentiniano III databile al 440-455 d.C. e, pertanto, come deb-
bano essere ascritte ad un periodo successivo al 440 d.C. Una serie di argo-
mentazioni fondate sulla diffusione di questo tipo e sulla sua tesaurizzazione
in ambito italiano, argomentazioni che abbiamo preso in considerazione di
recente ed alle quali rimandiamo per eventuali approfondimenti (27), induco-
no a ritenere che anche in questo secondo caso un termine ante quem vero-
simile vada individuato negli anni ’70 del V secolo (28).

relativi nella circolazione monetaria di quest’area. Infatti, non si possono segnalare gruzzoli
enei terminanti con nummi di Marciano fatta eccezione per quelli di Perugia (GNECCHI
1897) e di Sigus (RIC, X, p. clix), per entrambi i quali disponiamo però di notizie piuttosto
frammentarie, mentre i tesoretti bronzei che chiudono con Leone I o con Zenone presentano
quasi sempre percentuali piuttosto contenute di monete di questo imperatore: cfr. per l’Italia
ASOLATI 2005, pp. 25-26. Questi dati, inoltre, lasciano presumere che i nummi di Marciano
siano penetrati tardi sui mercati occidentali, forse assieme a quelli di Leone I e/o di Zenone,
appunto.
(26) Cfr. infra testo corrispondente alla nota 80.
(27) ASOLATI 2005, pp. 45-48, con bibliografia citata.
(28) Una datazione entro questo periodo appare inoltre maggiormente giustificabile in
considerazione della situazione di profonda crisi politico-istituzionale che si registrò in Occi-
dente dopo la morte di Valentiniano III (BURY 1958, I, pp. 323-332; JONES 1964, II,
pp. 1031-1035), situazione che può aver incentivato il ricorso ad emissioni al di fuori del con-
trollo delle autorità centrali.
120 Michele Asolati

Infine, il nostro ripostiglio contiene un bronzetto della serie protovan-


dala con stella. Con ogni probabilità anche questo esemplare deve essere in-
serito tra le contraffazioni sulla base delle caratteristiche stilistiche. Stante an-
che l’incertezza della cronologia del prototipo, che secondo la maggioranza
degli studiosi è databile al 455-480 (496) d.C. (29), crediamo che una crono-
logia affine a quest’ultima sia estremamente credibile.
Tutti questi elementi permettono ragionevolmente di situare la chiusu-
ra del ripostiglio di Camporegio, e di conseguenza il suo probabile occulta-
mento, nel corso del terzo quarto del V sec. d.C., anche se non possiamo
avere certezze sull’esatto momento (30).
Tenendo in considerazione questo termine cronologico, possiamo os-
servare come il nucleo toscano possa essere sfruttato per puntualizzare alcuni
aspetti problematici inerenti alcune tipologie imitative.
In particolare, il gruzzolo di Camporegio contiene due classi di imita-
zioni numericamente preponderanti:

(29) Cfr. MORRISSON 2001, p. 159, tabella 4, dove vengono riassunte le ipotesi crono-
logiche su questa emissione.
(30) Contrasterebbe con questa eventualità l’ipotesi formulata dalle editrici del gruzzo-
lo algerino sopra citato (BOURGEOIS, BRENOT 1995) estremamente simile nella composizione a
quello di Camporegio. Anche in questo tesoretto le ultime emissioni ufficiali non vanno oltre
il 455 d.C., e, sulla base di queste ultime e dell’assenza di bronzi di Marciano e dei suoi suc-
cessori, le autrici propongono prudentemente una data di interramento verso il 450 d.C., col-
locando entro questa data anche le imitazioni ivi contenute, ritenute di matrice vandalica, e
giungendo di conseguenza a chiedersi se ‘‘Peut-on remonter jusque vers 450 l’apparition du
monnayage protovandale?’’ (BOURGEOIS, BRENOT 1995, pp. 315-316). Tale interpretazione
non sembrerebbe però essere sufficientemente fondata. Ricordiamo, infatti, che l’Africa van-
dala rientra in un’area di diffusione monetaria del tutto affine a quella italiana di V secolo, ed
in buona parte da quest’ultima dipendente per l’approvvigionamento di moneta in bronzo (Su
questo punto cfr. SUCHODOLSKI 1993, p. 253; ASOLATI 1993-1995, pp. 96-98). L’assenza nel
gruzzolo algerino di bronzi di Marciano, o più generalmente di atelier orientale, non rappre-
senta dunque un motivo sufficiente per determinarne il momento dell’interramento (cfr. an-
che supra nota 25): pur essendo attestati negli scavi africani, come quelli di Cartagine, questi
dovettero penetrare nel mercato vandalo ben dopo la metà del V secolo, in risposta al calo
delle emissioni in bronzo da parte della zecca di Roma, calo che probabilmente costituı̀ la pre-
messa logica anche per la nascita delle emissioni protovandale, come di molte imitazioni ita-
liche. A ciò aggiungiamo che il ripostiglio algerino proviene probabilmente dal sud dell’Alge-
ria, ossia da un’area del regno vandalo che possiamo considerare periferica: appare probabile
che nel regime di penuria di moneta in bronzo di nuovo conio successivo alla metà del V sec.
d.C. la circolazione monetaria, già contratta, abbia ulteriormente rallentato. In queste circo-
stanze, appare probabile che i nuovi afflussi di moneta bronzea raggiungessero con difficoltà le
aree periferiche. Tali considerazioni permettono di recuperare una prospettiva forse più cor-
retta e di posticipare l’occultamento del gruzzolo algerino nell’ambito del terzo quarto del V
sec. d.C., restituendo, in questo modo, le imitazioni di tipo protovandalo forse ad una più
affidabile collocazione cronologica.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 121

1) tipo della figura stante o andante (guerriero?, imperatore?) con lancia


o asta o bastone, talvolta anche con prigioniero;
2) tipo della croce, normalmente greca e potenziata, ma talvolta anche
latina, anch’essa spesso potenziata, entro corona o cerchio, normal-
mente lineare (31).
In termini generali, riguardo al primo tipo va segnalata una disparità di
vedute in merito sia alla datazione sia all’origine: quanto al primo punto le pro-
poste variano tra la seconda metà del V sec. d.C. e ed il VI sec. d.C (32)., mentre
sul secondo si registrano opinioni a favore di una matrice italiana (33) oppure
africana vandala (34). Il gruzzolo di Camporegio aiuta a dirimere innanzi tutto
la prima questione confermando una collocazione nell’ambito del V secolo.
Quanto all’area di produzione appare evidente come il ripostiglio toscano avalli
l’idea di un’origine italiana, almeno di una parte di queste imitazioni, conva-
lidando un quadro distributivo che sembra abbracciare l’ambito italiano cen-
tro-settentrionale (35) piuttosto che quello meridionale (36). In aggiunta, il teso-
retto di Camporegio comprende alcune varianti piuttosto caratteristiche del ti-

(31) Altri tipi imitati presenti nel ripostiglio di Camporegio in quantità minime: Vit-
toria (4 ess.), Castra (2 ess.), Vota (2 ess.) e varie altre imitazioni fatte di segni lineari.
(32) Per la prima datazione si propende in ARSLAN 2002b, p. 294; ASOLATI 2002a,
p. 110; ASOLATI 2005, pp. 48-49. Contra ARSLAN 1999, p. 371, che si esprime per il VI sec.
d.C.
(33) ASOLATI 2005, p. 48.
(34) Cfr. MOSTECKY 1997, p. 96: qui l’autore assegna questi tipi di monete alla zecca di
Cartagine. Tuttavia, MORRISSON 1988 p. 424 e MORRISSON 2001, pp. 158-159 non inserisco-
no questo tipo di monete tra le emissioni vandale.
(35) Imitazioni con il tipo suddetto sono state rinvenute a Aosta, Corso Bgt. Aosta,
Area Mont-Blanc (ORLANDONI 1979, n. 127); Brescia, S. Giulia (ARSLAN 1999, nn. 546,
550, 552); Como, Via Cantu’, Ex-Scuola Parini (Archivio Arslan: 2 ess.); Calvatone, Antica
Bedriacum, Territorio (ARSLAN 1997a, n. 31); Milano, Battistero di S. Giovanni in Fonte e
S. Tecla (ARSLAN 1997b, 6.24, 6.27); Milano, Piazza Missori, Scavi 1989 (ARSLAN 1991,
n. 338); Trento, Teatro Sociale (CALLEGHER 1998, nn. 1256 (?),1259); nonché nei ripostigli
di Padova-Canton del Gallo (RINALDI 2000, n. 6) e di Concordia (ASOLATI 2002a, n. 42).
Quanto all’Italia centrale il tipo dell’imperatore (?) con asta e con o senza prigioniero trova
riscontri, peraltro non sempre certi a Roma, Colle Palatino, Domus Tiberiana (MUNZI
2004a, n. 74 (?): D/ busto di imperatore a destra; R/ figura stante con braccia e gambe aperte),
nonché nel gruzzolo di Falerii Novi (ASOLATI 2005, nn. 1617-1625) al quale si unisce ora il
ripostiglio di Camporegio.
(36) Per quanto ci è noto imitazioni con il guerriero/imperatore si hanno a Monte S.
Angelo, Cripte di S. Michele (GIUFFREDA 1982, n. 102; SICILIANO 1994, n. 102), e nei gruzzoli
di S. Giusto I (4 ess. con figura stante e braccio sollevato o teso: dato inedito, si ringrazia per
l’informazione il prof. Giuliano Volpe dell’Università di Foggia; per una prima edizione del
gruzzolo cfr. SICILIANO 1998), Lipari, Monte Rosa (ORSI 1910, p. 357, figg. 1, 3-4, 6, 13),
Sassari I (MOSTECKY 1993).
122 Michele Asolati

po con guerriero/imperatore (cfr. cat. nn. 52-60) le quali hanno forti analogie
con l’esemplare riconoscibile nella figura n. 4 proposta dall’Orsi ad illustrazio-
ne del ripostiglio di Lipari (cfr. fig. 3, n. 4) (37), e con un pezzo da un gruzzolo
dalla Dalmazia (38), gruzzolo che, a sua volta, include un tipo di monete, pre-
senti tra i rinvenimenti italiani settentrionali, le quali recano al dritto la figura
con asta ed al rovescio una croce greca potenziata (39).
Tuttavia, va doverosamente osservato come esemplari imitativi con il
guerriero/imperatore molto simili a quello della tavola dell’Orsi si trovino an-
che in un tesoretto da Sassari I (40) e in uno da Cartagine (Algeri 1897) (41),
ossia in ripostigli provenienti da aree che subirono la dominazione vandala:
questi due ultimi nuclei, poi, contengono anche altre emissioni cosiddette
vandaliche e/o protovandale, mentre il tesoretto da Cartagine (Algeri
1897) comprende vari altri tipi imitativi con la figura del guerriero/impera-
tore tra i quali si distinguono due esemplari che condividono lo stesso conio
di rovescio (42).
Questi sembrerebbero essere elementi in grado di bilanciare almeno in
parte le evidenze italiane, e di rendere l’idea di una matrice africana per lo
meno accettabile. Tuttavia, malgrado queste indicazioni, crediamo che pro-
prio nella circolazione monetaria di epoca tarda in ambito vandalo e nel pa-
norama distributivo della moneta vandala al di fuori di questo ambito nel V e

(37) ORSI 1910, p. 357.


(38) Cfr. PEARCE, WOOD 1934, tav. VIII, n. 9. Inoltre, nel gruzzolo di Camporegio so-
no presenti due bronzi con un tipo di guerriero/imperatore dai tratti più scabri (cfr. cat.
nn. 64-65; cfr. anche Cfr. CIAMPOLTRINI, RENDINI 1988, p. 524, fig. 7.5) che ritornano anche
in un esemplare del tesoretto dalla Dalmazia (cfr. PEARCE, WOOD 1934, tav. VIII, n. 10). Pe-
raltro vi sono molte altre affinità tra gruzzoli italiani e balcanici che sembrerebbero compro-
vare la matrice italiana di altre tipologie imitative, e che quindi indirettamente darebbero con-
ferma al quadro finora proposto. Innanzi tutto, un tipo di monete con una croce potenziata su
una faccia e sull’altra un elemento ad onda affiancato da uno rettilineo e da una figura non
meglio identificabile (forse un guerriero) è presente nei gruzzoli di Padova-Canton del Gallo
(cfr. RINALDI 2000, tav. I, n. 11), Camporegio (n. 67), Lipari (cfr. ORSI 1910, p. 357, n. 10),
nonché in quello dalla Dalmazia (PEARCE, WOOD 1934, tav. VIII, n. 29); in secondo luogo, un
rovescio caratterizzato dalla rappresentazione di un portale di Castrum entro corona compare
nel tesoretto di Camporegio (n. 42) e, molto simile, in quello dalla Dalmazia (cfr. PEARCE,
WOOD 1934, tav. VIII, n. 8).
(39) Questo accoppiamento tipologico, presente nel gruzzolo dalmata (PEARCE, WOOD
1934, tav. VIII, nn. 24-26), ricorre anche nel ripostiglio di Concordia (ASOLATI 2002a, n. 42)
e nei ritrovamenti di Aosta, Regione Consolata, Villa Romana (ORLANDONI 1991, n. 6), Co-
mo, Via Cantu’, ex-Scuola Parini (Archivio Arslan), Milano, Battistero di S. Giovanni in Fon-
te e S. Tecla (ARSLAN 1997b, 6.27).
(40) MOSTECKY 1993, n. 810.
(41) MOSTECKY 1997, tav. X, nn. 743, 745-746, 752.
(42) MOSTECKY 1997, p. 115 e p. 188, nn. 750-751 (tav. X, nn. 750-751).
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 123

FIG. 3 - Riproduzione di alcune delle monete del ripostiglio di Lipari-Monte Rosa


(da ORSI 1910, p. 357).

VI sec. d.C. vi siano gli elementi che contribuiscono a soppiantare quest’ul-


tima ipotesi, elementi che si possono sintetizzare nei quattro punti seguenti:
I) In primo luogo, vale la pena di ribadire ancora una volta lo stretto
rapporto che unisce le coste nord-africane alla zecca di Roma per l’approvvi-
gionamento di bronzi di minimo modulo in questo periodo (43), anche dopo
la conquista di Cartagine ad opera dei Vandali. Questo risulta particolarmen-
te evidente nello stesso ripostiglio di Cartagine (Algeri 1897), databile pro-
babilmente all’età di Leone I, ma appare esplicito anche in altri gruzzoli afri-
cani nei quali è presente il tipo del guerriero/imperatore. Infatti, in un altro
gruzzolo dalla stessa Cartagine 1960/61, edito nel 1994 (44), il quale chiude
dopo la metà del V sec. d.C., netta appare la prevalenza della zecca di Roma,
complessivamente attestata con 643 pezzi su 1091 esemplari di zecca iden-
tificata (= 54,94%). Se si analizzano poi i valori percentuali degli atelier do-
cumentati dopo il 395 d.C., si osserva che le officine romane coprono per-
centuali variabili tra il 70 e l’81%, mentre le altre zecche non vanno mai ol-
tre il 7% (45). D’altro canto, sulle 2946 monete in qualche modo

(43) Cfr. supra nota 30.


(44) MOSTECKY 1994.
(45) MOSTECKY 1994, pp. 22-23.
124 Michele Asolati

identificabili, su un totale complessivo di 3942 pezzi, abbiamo solo nove


esemplari del tipo imitativo con imperatore, anche se di differente stile ri-
spetto a quelli che abbiamo indicato poco fa simili all’esemplare riprodotto
dall’Orsi: qui, però, a parte alcune imitazioni del tipo della Vittoria, manca-
no altri tipi vandalici di più chiara attribuzione. Una situazione analoga
emerge dall’analisi del gruzzolo dal sud dell’Algeria già citato sopra: esso si
compone di emissioni ufficiali, che datano al massimo fino al 455 d.C., non-
ché di imitazioni tra le quali forse si riconosce anche un pezzo con tipo del-
l’imperatore (46). Anche in questo caso la zecca di Roma copre una quota im-
portante del nucleo e più che doppia rispetto all’insieme degli atelier orientali
tra le monete datate 425-455 d.C. Infine, considerazioni non dissimili val-
gono anche per i ripostiglio di Tipasa-Villa des fresques (c) che chiude, però,
con il 490 d.C. (47): qui sono presenti tre esemplari imitativi del tipo impe-
ratore (fig. 4), descritti come simili ai nn. 3 e 4 della tavola dell’Orsi, unita-
mente a contraffazioni con croce potenziata e ad altre con Vittoria; rari ap-
paiono i tipi protovandali (stella, chrismon: un esemplare ciascuno). Tra le
zecche, Roma, con 232 esemplari, copre una percentuale ancora una volta
maggioritaria, pari al 52,25%, mentre raggiunge il 67,21% dei pezzi databili
dopo il 403 d.C.
Sulla scorta di questo strettissimo rapporto tra l’Africa vandala e la zecca
di Roma non sembra illogico supporre che anche altri bronzetti italici, oltre a
quelli romani, potessero raggiungere le coste africane lungo le rotte seguite da
questi ultimi.
II) In secondo luogo, appare estremamente indicativo, ed indiretta-
mente comprovante quanto illustrato sopra, che in altri gruzzoli africani ter-
minanti entro il V sec. d.C., come quelli di Rabelais-Aı̈n-Merane (48), Tipasa
A (49), Nador (50), Negrine (51), dove sono presenti altri tipi imitativi, ma non
quelli con imperatore, oppure in quello di Tipasa B (52), che chiude con Ze-
none e non contiene imitazioni identificabili, la zecca di Roma non ha un
ruolo preponderante, per quanto sia comunque attestata talvolta anche ab-
bondantemente.
III) In terzo luogo, nei gruzzoli africani interrati dopo l’inizio del VI

(46) BOURGEOIS, BRENOT 1995, p. 337, lettera B.


(47) TURCAN 1961, pp. 213-234, 242-255. Per le percentuali delle zecche ci si riferisce
alla tabella edita in RIC, X, p. clxii.
(48) BRENOT, MORRISSON 1983.
(49) TURCAN 1984, pp. 13-20.
(50) BAISTROCCHI 1984; SALAMA 1989.
(51) DELOUM 1990, pp. 963-964.
(52) TURCAN 1984, pp. 21-26,
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 125

FIG. 4 - Riproduzione di alcune delle


imitazioni del ripostiglio di Tipasa-Villa
des fresques (c)
(da TURCAN 1961, p. 227).

sec. d.C., quali quelli di Cartagine-Museo (53), Douamés (54), Aı̈n Kelba (55),
M’Sila (56), Le Hamma (57), sono ancora presenti tipi imitativi e protovandali,
ma non compaiono contraffazioni con il tipo dell’imperatore. Curiosamente,
questa è una assenza riscontrabile anche nei gruzzoli localizzabili al di fuori
dell’Africa (58) nei quali sono presenti nummi protovandali e/o vandali, come
quello di Castro dei Volsci (59), Fontana Liri (60), Sessa Aurunca (61), Cu-
ma (62), Messina Museo Regionale (con un solo tipo incerto di figura stan-

(53) MORRISSON 1980, pp. 243-244.


(54) MORRISSON 1980, p. 244.
(55) MORRISSON 1980.
(56) DELOUM 1986.
(57) TROUSSEL 1950-51; cfr. anche MORRISSON 1980, p. 244.
(58) Unica eccezione sembrerebbe essere il ripostiglio di S. Giusto I (cfr. supra nota 36).
(59) CESANO 1913, in particolare pp. 513-521.
(60) ARSLAN 1982; ARSLAN 1983; ARSLAN 1986; ARSLAN 1994, pp. 510-515.
(61) LEVI 1919.
(62) MIRAGLIA 1986.
126 Michele Asolati

te) (63), Monte Roduni (64), Massafra (65), Anadolchioi (66), Atene-Agorà (67),
Atene-Blue Cigarettes Box Hoard (68), Atene-Burnt Flour Mill Hoard (69),
Corinto-Gymnasium (70), Kenchreai (71), Zacha (72), Siria (73), uno dal Libano
o Siria (74), Gush Halav (75) e uno dall’Egitto (76): analoga mancanza possiamo
registrare nei quindici gruzzoli bonzei contenenti moneta protovandala e/o
vandala recentemente editi nel catalogo dei tesori del Museo Numismatico
di Atene e provenienti dall’area greca (77). In altre parole, il tipo imitativo del-
l’imperatore non solo non compare in alcuno dei ripostigli africani finora no-
ti databili dopo la fine del V sec. d.C. nei quali, sulla base della presenza di
altre emissioni vandaliche, potremmo aspettarcelo documentato, ma anche
non lascia traccia di sé nel processo di diffusione del nummo vandalo il quale
caratterizzò il bacino del Mediterraneo centro-orientale nel periodo successi-
vo alla riconquista bizantina.
IV) Oltre a questi, dobbiamo aggiungere ancora un altro elemento di
interesse: infatti, a fronte di queste attestazioni in contesti di tesaurizzazione
sardi e africani, il tipo contraffatto dell’imperatore è del tutto assente nei ri-
trovamenti sparsi sardi ed estremamente raro anche in quelli africani: possia-
mo documentare soltanto undici o dodici nummi di questo tipo negli scavi
di Cartagine (78), che pur hanno restituito circa 1500 bronzetti cosiddetti
vandalici.
Dunque, stando alla documentazione sin qui raccolta, che in ogni caso
parrebbe confermare la datazione alta del tipo, sembrerebbe possibile affer-

(63) MASTELLONI 1991, pp. 660-661; MASTELLONI 1993.


(64) FRIEDLAENDER 1849, pp. 41-46.
(65) HANH 1987.
(66) POENARU BORDEA, NICOLAE 1986-91.
(67) KROLL, MILES, MILLER 1973.
(68) WALKER 1978, pp. 45-47.
(69) METCALF 1962.
(70) DENGATE 1981, pp. 153-175.
(71) HOHLFELDER 1973.
(72) ADELSON, KUSTAS 1964.
(73) POTTIER 1983.
(74) PHILLIPS, TYLER-SMITH 1998.
(75) BIJOVSKY 1998.
(76) HAHN 1980.
(77) GALANI-KRIKOU et alii 2002, nn. 2-10, 13, 16, 19, 24-25, 33.
(78) Otto esemplari provengono dalle indagini archeologiche condotte dalla University
of Michigan: METCALF 1987, a p. 69 (4 ess. su 795 nummi di periodo vandalico - campagne
di scavo dal 1975 al 1979); METCALF 1988, p. 365, n. 490; VISONÀ 1988, p. 408, nn. 391-392
e p. 410, n. 444; VISONÀ 1993, nn. 227-229. Un ulteriore pezzo in REECE 1984: A 8.10,
‘‘Vandal nummus: obv. standing figure with spear; rev. horse’s head (?)’’. Nessuna moneta
del tipo si segnala in REECE, HURST 1994; GUIMOND 1979; GUIMOND 1981.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 127

mare che la penetrazione del tipo del guerriero/imperatore in ambiente afri-


cano sia stata piuttosto sporadica, tanto da lasciare scarse tracce nella circo-
lazione effettiva ed anche nei processi di tesaurizzazione che interessarono la
monetazione bronzea nella seconda metà del V e la prima metà del VI sec.
d.C. Nei ripostigli africani nei quali si rinvengono, tali tracce si possono spes-
so associare a massicce presenze di nummi della zecca di Roma, mentre, al
contrario, nei gruzzoli dove l’atelier romano è attestato in tono minore risulta
assente anche il nostro tipo. Un’ulteriore anomalia è data poi dal fatto che,
mentre gli altri tipi vandalici (D, croce in corona, Vittoria, stella in corona), i
quali potrebbero essere riconducibili alla stessa cronologia, sembrerebbero
aver caratterizzato la circolazione africana per un lungo periodo di tempo,
il tipo con il guerriero/imperatore sembrerebbe essere uscito dal mercato afri-
cano piuttosto presto.
Ora, questo quadro potrebbe essere compatibile con l’ipotesi di una
produzione vandalica piuttosto breve, di diffusione limitata anche entro i
confini del regno vandalo, ma riteniamo che sia ragionevolmente più credi-
bile che questo tipo di imitazioni si sia sviluppato in Italia, forse proprio in
Italia centrale, come testimonierebbe il gruzzolo di Camporegio unitamente
a quello di Falerii Novi, ossia proprio là dove immediata e più forte dovette
essere la sensazione del calo produttivo che caratterizzò la zecca di Roma nel-
le fasi finali del regno di Valentiniano III e subito dopo (79): da qui, poi il tipo
si sarebbe diffuso, per essere a sua volta imitato, da un lato verso altre aree
d’Italia, soprattutto verso settentrione, e, dall’altro lato, grazie i rapporti po-
litici e commerciali con il regno vandalo, verso la Sardegna e l’Africa, lungo i
tradizionali percorsi seguiti dalla moneta enea dell’atelier dell’Urbe. Una ri-
costruzione di questo tipo sembrerebbe consentire di spiegare meglio il pa-
norama distributivo di queste monete, soprattutto considerando le attestazio-
ni in Italia settentrionale che mal si concilierebbero con l’ipotesi di una ma-
trice vandalica.
Veniamo, infine, alla seconda tipologia imitativa presente nel ripostiglio
di Camporegio: tra tutte è senz’altro quella con croce greca in corona (e va-
rianti) che trae maggiore luce dalle attestazioni nel nostro gruzzolo. Innanzi
tutto, grazie ad una serie piuttosto corposa di esemplari possiamo ricostruire
con relativa sicurezza quale fosse i prototipo di queste imitazioni. Infatti,

(79) Cfr. RIC, X, p. 31; v. anche ASOLATI 2005, p. 25. Ricordiamo che nel ripostiglio di
Cartagine (Algeri 1897) alcuni esemplari con il tipo del guerriero/imperatore presentano al
dritto parti di legende disorganiche che alludono, però, più o meno chiaramente a Valentinia-
no III (MOSTECKY 1997, n. 740: DVALENIV; n. 743: IIVA; n. 745: VINA; n. 746: VAn;
n. 749: VAII N; n. 751: VIA; n. 752: VNV)
128 Michele Asolati

queste contraffazioni del tipo con croce recano al dritto parti di legenda,
certamente disorganiche e non facilmente comprensibili, grazie alle quali,
però, sembrerebbe possibile individuare l’autorità emittente originaria:
n. 46. D/ VAIINNII[- - -]; n. 47. D/ VA[- - -]; n. 48. D/ DIVA[- - -]; nn. 84-
85. D/ VN[- - -]; n. 86. D/ VNA[- - -]; nn. 93-94. D/ [- - -]VSN[- - -];
n. 95. D/ [- - -]III[- - -]. In molti di questi casi sembrerebbe piuttosto evi-
dente un’allusione a Valentiniano III che proprio nell’ultima fase del suo
regno emise bronzi con al rovescio una croce potenziata entro corona (80).
Peraltro la n. 48 si presenta molto vicina al tipo di Valentiniano III anche
nel rovescio. Dunque, sembrerebbe molto probabile che venisse imitato un
prototipo della zecca di Roma: come abbiamo già osservato, la produzione
bronzea di questa zecca si contrasse attorno alla metà del V sec., proprio a
partire dalle ultime fasi del regno di Valentiniano III alle quali appartiene
anche l’emissione del probabile prototipo. È ipotizzabile quindi che l’imi-
tazione di questa tipologia sia stata avviata proprio in relazione a tale con-
trazione e proprio in aree in cui le conseguenze di questa si fecero maggior-
mente sentire, ossia prima di tutto in Italia.
In secondo luogo, il gruzzolo di Camporegio, tra le imitazioni del tipo
con croce, comprende alcune coppie di monete che appaiono prodotte con
lo stesso conio di dritto (cfr. nn. 81-82, 84-85, 93-94), mentre, in un caso, si
conta un paio di esemplari battuti con il medesimo abbinamento di coni (cfr.
nn. 76-77): questo è un dato assolutamente peculiare che contribuisce a qua-
lificare il nostro gruzzolo come esempio pressoché unico nel suo genere e che
trova un solo riscontro nel gruzzolo di Falerii Novi, recentemente pubblicato.
In quest’ultimo ripostiglio, infatti, tra le imitazioni sono presenti due esem-
plari battuti con lo stesso conio di dritto i quali recano al rovescio rispetti-
vamente una croce potenziata in doppio cerchio perlinato e un guerriero
stante con lancia (81). Come già ipotizzato nel caso del gruzzolo di Falerii No-
vi (82), gli stretti legami di conio riscontrabili nel ripostiglio di Camporegio
parrebbero indicare che tali monete, prima di essere tesaurizzate, non ebbero
modo di circolare diffusamente nel tempo né ampiamente nello spazio: in
altri termini, queste sembrerebbero essere delle chiare tracce indicanti come
la produzione di queste contraffazioni sia avvenuta in un’area relativamente
prossima a quella di rinvenimento del gruzzolo. Tale ipotesi, peraltro, trae
un’ulteriore e sostanziale conferma proprio nella singolare vicinanza geogra-
fica del tesoretto di Falerii Novi: non sembra affatto casuale che due gruzzoli

(80) RIC, X, nn. 2144-45.


(81) Cfr. ASOLATI 2005, p. 46 e nn. 1617, 1630.
(82) ASOLATI 2005, pp. 46-47.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 129

nei quali è stata riscontrata la presenza di imitazioni accomunate da identità


di conio siano dislocati lungo il versante tirrenico centrale italiano. Tutto ciò
sostanzia la supposizione che la presenza in Italia di monete con il tipo della
croce potenziata in corona vada ricondotta ad una o più fabbriche locali. Ac-
cettando questa eventualità e tenendo conto di quanto detto poco fa in me-
rito ai prototipi di queste contraffazioni, dovremmo allora ammettere che
dopo la metà del V sec. d.C., in Italia, e forse proprio in Italia centrale, si
sviluppò una produzione imitativa dedicata all’emissione di esemplari dei tipi
con croce in corona.
Tale ammissione avrebbe una serie di ricadute a cominciare dalla con-
siderazione che dobbiamo avere in generale delle imitazioni con croce in co-
rona documentate sul territorio italiano. Generalmente i bronzetti di questo
tipo vengono riconosciuti come appartenenti alla serie protovandala e ciò ha
contribuito a dare un quadro forse falsato della diffusione del numerario in
bronzo dei Vandali in Italia (83). Recentemente abbiamo potuto osservare co-
me questa tipologia si attesti in tutta la penisola italiana, da nord a sud, dal
versante tirrenico a quello adriatico, a differenza di quanto riscontrabile per
altri tipi (es. D, stella in corona, N, cristogramma, per quanto attiene alle
emissioni protovandale, e tipi di Trasamundo, Ilderico e Gelimero per quan-
to attiene a quelle regali), la cui diffusione si limita all’ambito italiano centro-
meridionale, particolarmente tirrenico (84). Tale distinzione, già di per sé si-
gnificativa, ora acquista un’ulteriore incidenza se compresa alla luce delle evi-
denze emerse dalla lettura del gruzzolo di Camporegio. Ciò ovviamente non
significa che tutte gli esemplari con croce in corona presenti in Italia debba-
no essere ascritti a zecche irregolari italiane, ma comporta una notevole cau-
tela nell’inquadramento di questi pezzi e implica, altresı̀, un ridimensiona-
mento della portata dell’impatto della monetazione protovandala enea di mi-
nimo modulo nell’ambito della nostra penisola.
Quanto detto finora in merito ai bronzetti con croce in corona può es-

(83) A questo hanno certamente contribuito anche i repertori, basati su una identifi-
cazione protovandala dei nummi con croce in corona presenti in Italia, editi in ARSLAN
1994 e in ARSLAN 2002c, il primo dei quali, in particolare, rappresenta la base documentaria
per molti dei contributi recentemente editi in merito alla circolazione della moneta vandala
nella penisola italiana: cfr. in particolare MORRISSON 1999, pp. 111-112; MORRISSON 2001,
pp. 162-163; MORRISSON 2003, p. 82. Sul problema è recentemente ritornato ARSLAN
2002b, p. 295, ammettendo che ‘‘il riconoscimento degli esemplari con croce greca potenziata
in ghirlanda...come moneta ‘‘protovandala’’...ha certamente contribuito a costruire una im-
magine distorta della penetrazione nella penisola della moneta dei Vandali.’’
(84) Cfr. ASOLATI 2005, pp. 45-46, ed in modo particolare le note 156 e 157; per la
diffusione del tipo con croce in corona in ambito lombardo cfr. anche ARSLAN 2002b,
p. 295, testo corrispondente alle note 24-30.
130 Michele Asolati

sere utilmente impiegato anche per confutare l’ipotesi, recentemente espressa


in una serie di contributi dal carattere via via più puntuale, che nummi di
questo tipo possano essere ascritti ad autorità longobarde o considerati pro-
duzioni irregolari da collocare nell’Italia longobarda della seconda metà del
VI sec. d.C. (85). Tale ipotesi trae spunto e si fonda sulla presenza di bronzetti
di questo genere in contesti archeologici di VI-VII sec. localizzati in ambito
lombardo. A questo primo elemento si aggiungerebbe l’argomentazione che i
prototipi di queste monete ‘‘non risultano costituire parte significativa della
massa circolante di moneta in bronzo in Italia settentrionale nel V seco-
lo’’ (86): tale presupposto, in considerazione del fatto che una moneta imita-
tiva riproduce tipologie ben attestate sul mercato, indurrebbe a collocare
queste imitazioni dopo la chiusura di questo secolo. Sarebbe da scartare an-
che l’eventualità di emissioni imitative di epoca gota, stante l’abbondante
produzione di piccoli nominali bronzei che caratterizzò questo periodo.
Escluse queste possibilità, resterebbe il periodo successivo alla riconquista bi-
zantina: le truppe bizantine avrebbero portato in Italia masse di monete tar-
do romane di produzione orientale (tra le quali gli AE4 con croce prodotte
da Arcadio, Onorio, Teodosio II e Valentiniano III) e di nummi protovan-
dali e vandali (tra i quali i nummi protovandali con croce greca potenziata, e
quelli regali con lo stesso tipo), acquisiti dopo la campagna militare in Africa.
Tale andamento sarebbe provato da una serie piuttosto corposa di gruzzoli
rinvenuti in Italia centro-meridionale e databili attorno alla metà del VI
sec. d.C., i quali, accanto ad emissioni bizantine, recano appunto tali carat-
teristiche presenze. L’Italia settentrionale, però, occupata fino all’ultimo da
Franchi ed Ostrogoti, sarebbe rimasta fuori da questo circuito, per entrarvi
solo dopo la metà del secolo: da qui la conclusione che i nummi con croce
in corona raccolti in ambito lombardo andrebbero ascritti alla seconda metà
del VI secolo ed andrebbero qualificati come ‘‘numerario ‘di fortuna’’’ di zec-
ca non ufficiale prodotto in ambito longobardo in un momento in cui totale
era il disinteresse da parte dei Longobardi stessi per il controllo delle emis-

(85) Per un’attribuzione longobarda in modo particolare del tipo con croce greca po-
tenziata propende l’Arslan in ARSLAN 1999, pp. 371-372 non tanto basandosi sul quadro dei
ritrovamenti, quanto su una singola associazione in contesto stratigrafico tra un esemplare di
questo, tipo una frazione di siliqua probabilmente di Giustino II ed un tremisse barbarico con
i tipi di Maurizio Tiberio. Successivamente l’a. è tornato sulla questione in ARSLAN 2002a,
p. 174 ribadendo l’attribuzione già formulata e definendo tale tipologia nettamente come
‘‘moneta bronzea longobarda locale [di ambito lombardo, n. d. a.] di VI secolo...’’. Per un
ulteriore puntualizzazione su questa teoria v. poi ARSLAN 2002b e quanto segue in merito alla
stessa.
(86) ARSLAN 2002b, p. 296.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 131

sioni monetarie, ossia tra la data di ingresso di questa popolazione in Italia e


poco dopo il 582 d.C., quando cominciarono ad emettere tremissi a nome di
Maurizio Tiberio (87).
Ora, alcune delle argomentazioni addotte a sostegno di tale teoria non
sembrano completamente condivisibili, mentre altre alla prova dei fatti ap-
paiono infondate.
Innanzi tutto, i contesti di scavo illustrati e proposti come prove a fa-
vore di questa teoria possono essere letti sotto un differente punto di vista.
In un caso, ossia Monte Barro, il tipo con croce è associato con numerario
goto oltre che con altri nummi contraffatti; in altri due di questi, e precisa-
mente a Brescia-S. Giulia e a Como-ex Scuola Parini, i tipi con la croce sono
associati anche con monete gote oltre che bizantine e longobarde di seconda
metà VI sec.; infine, nel solo caso di Milano-Battistero di S. Giovanni in
Fonte vi è un’associazione unicamente con frazioni di siliqua di probabile
produzione longobarda (88). In tutti questi casi crediamo che tali presenze
possano essere spiegate più semplicemente pensando alla sopravvivenza delle
monete con croce in corona in contesti di utilizzo più tardi, supposizione
questa estremamente plausibile se inquadrata in una Italia longobarda priva
di emissioni in bronzo, ma ancora avvezza all’uso della moneta spicciola, e
soprattutto suffragata da molti casi documentati in cui ci si trova di fronte
alla presenza di monete tardo romane in ambiti di VI-VII sec. d.C. (89).
In secondo luogo, si può condividere l’opinione che le monete in bron-
zo con croce in corona di zecca ufficiale coniate nel V sec. d.C., siano esse
prodotte da atelier orientali all’inizio del secolo oppure dalle officine di Roma
nelle fasi centrali dello stesso, siano scarsamente attestate nei rinvenimenti
monetali di tutta la penisola italiana. D’altra parte si deve riconoscere come
vi siano alcuni contesti, sicuramente di V sec. d.C., nei quali sono presenti
AE4 di emissione ufficiale con differenti tipologie di croci, non sempre rac-
chiuse entro corona. Limitando l’attenzione ai soli ripostigli, più facilmente
inquadrabili cronologicamente rispetto ad altri contesti archeologici, possia-
mo illustrare quattro esempi, il cui interramento si data tra l’età di Valenti-
niano III e quella di Zenone, nei quali sono registrati questi tipi di monete, e
precisamente La Magliana, Villa Giulia, Ordona e Bova Marina (v. tabella
n. 1). Le percentuali con cui sono attestate queste monete rispetto al numero

(87) ARSLAN 2002b, p. 297.


(88) Per tutti questi dati ci si rifà ad ARSLAN 2002b, pp. 295-296.
(89) Sempre più cospicua è ormai la letteratura inerente il tema del reimpiego delle
monete tardo romane in contesti più tardi: per tutti si vedano GORINI 1988; GORINI 1992;
SACCOCCI 1997; ASOLATI 2002b.
132 Michele Asolati

complessivo dei pezzi componenti tali gruzzoli sono generalmente contenu-


te, variando tra un minimo dell’1,23% ed un massimo del 6,06%, e, d’altro
canto, i ripostigli sono localizzati tutti in ambito centro-meridionale (90): que-
sti dati, se da un lato sembrano confermare l’ipotesi di una scarsa circolazione
del tipo, peraltro limitata ad un ristretto ambito geografico, dall’altra, co-
munque, illustrano una diffusione dei bronzi con croce di zecca ufficiale.
Anche prescindendo da questo scarno bilancio, tuttavia indicazioni più
significative, e per certi aspetti sorprendenti, provengono dall’analisi dei gruz-
zoli che contengono nummi di produzione ufficiale unitamente ad imitazioni
del tipo con croce in corona e di quelli che presentano solo nummi di que-
st’ultimo tipo, i quali chiudano entro la fine del V secolo. Infatti, ne risulta
un elenco di nove tesoretti (cfr. tabella n. 1), tra i quali rientra lo stesso di
Camporegio, i quali si distribuiscono nell’ambito dell’intero territorio italia-
no, dal nord al centro, dal sud alle isole. A questi possiamo poi aggiungere
i casi dubbi dei ripostigli di Quistello, Perugia ed Acireale-Acitrezza, nel pri-
mo dei quali la lettura dell’unico esemplare imitativo con croce in corona è
incerta, mentre negli altri due risulta la presenza di monete con croce, ma
non è chiaro a che tipo di autorità vadano ascritte. Nei casi certi la data di
emissione dell’ultima moneta di zecca ufficiale varia dal 423 d.C. al 474
d.C. (477 d.C.?): non vi sono indizi interni (ad es. differenze di stato di con-
servazione) che permettano di abbassare significativamente la data delle con-
traffazioni contenute in questi tesori rispetto a quella delle emissioni ufficiali,
per cui potremmo concludere che le prime abbiano una collocazione crono-
logica concomitante, e/o di poco successiva, con quella delle seconde: in ogni
caso, crediamo di potere escludere con ogni probabilità che tra le ultime emis-
sioni ufficiali e le contraffazioni intercorra più di un secolo. Anzi, l’omogenei-
tà dei dati raccolti sembrerebbe evidenziare come la diffusione delle imitazioni
con croce in corona, pur in condizioni di esigua presenza sul mercato Italiano
dei prototipi cui sembrerebbero ispirarsi, rientrasse in un circuito attivo e con-
solidato nella seconda metà del V sec. d.C., e riguardante non solo una spe-
cifica area della penisola Italiana, ma buona parte di quest’ultima in maniera
piuttosto uniforme.

(90) A conferma di una penetrazione durante il V secolo d.C. di queste monete anche
in aree più settentrionali, tuttavia, non va dimenticato che un gruzzolo di bronzi, contenente
anche due esemplari di Teodosio II con croce entro corona (pari allo 0,46% del totale dei
pezzi), proviene da Aguntum (cfr. RIC, X, p. cxxviii, con bibliografia precedente); un secondo
gruzzolo, con un nummo con croce in corona di Valentiniano III (pari allo 5,26% del totale
dei pezzi), proviene da Auxerre (cfr. RIC, X, p. cxxx, dove peraltro si esprime perplessità su
questo nucleo: ‘‘unlikely’’); un terzo da Hapert (Olanda) contiene un bronzetto del tipo CON-
CORDIA AVG(GG)/Croce (pari allo 0,04% del totale dei pezzi).
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 133

Dunque, vi sono evidenze concrete che contrastano con uno dei fonda-
menti dell’ipotesi a sostegno della matrice longobarda dei tipi imitativi con
croce: ossia, anche se si ammettesse che nella seconda metà del V sec. d.C. il
mercato italiano risulta scarsamente irrorato dai tipi con croce di produzione
ufficiale, dovremmo parimenti riconoscerne la diffusione grazie alla presenza
delle imitazioni in contesti certamente datati (91).
D’altra parte, stante la stretta affinità tra le imitazioni presenti nei ripo-
stigli citati e tra queste ultime e quelle provenienti dai siti lombardi su elen-
cati, appare ragionevole ricondurre anche le contraffazioni lombarde entro
un quadro di riferimento inerente il V sec. piuttosto che quello successivo,
ed escludere contestualmente che questo fenomeno imitativo si fosse in qual-
che modo radicalizzato solo in quell’ambito geografico ad opera di officine
irregolari attive in territorio longobardo nella seconda metà del VI sec. d.C.
Prima di concludere, crediamo che valga la pena di spendere alcune pa-
role sull’andamento ponderale delle imitazioni presenti nel gruzzolo di Cam-
poregio, stante la rilevante quantità di cui disponiamo grazie ad esso. Come
evidenziato nei diagrammi 1 e 2 i pesi sono piuttosto variabili ed oscillano tra
un minimo di g 0,24 ed un massimo di g 1,46. La maggioranza degli esem-
plari si concentra tra g 0,30 e 0,69, ed il punto di maggiore addensamento si
registra attorno a g 0,50-0,59 (22,37%): la media ponderale calcolata sulla
base di tutte le imitazioni presenti è pari a g 0,59 e non muta escludendo
il valore minimo e quello massimo. Questi valori sono molto simili a quelli
registrati nel ripostiglio di Falerii Novi, con lo scarto minimo di una frazione
decimale per quanto concerne il punto di maggiore addensamento, che in
questo secondo gruzzolo si colloca attorno a g 0,60-0,69, e la media pari a
g 0,69. Tuttavia, considerando i pesi sulla base dello scrupolo anziché su base

(91) Un caso analogo a quello delle imitazioni con croce in corona è quello delle già
citate contraffazioni con monogramma di Teodosio II: per un quadro dei rinvenimenti in ri-
postigli cfr. supra note 12-25 e testo corrispondente; a questi vanno aggiunti i rinvenimenti
segnalati in WROTH 1911, pp. 29-30, nn. 94-97 come provenienti dall’‘‘Africa’’, benché non
sia noto se gli esemplari appartenessero a un gruzzolo. Altri ritrovamenti di imitazioni sono
editi in BUTTREY 1976, n. 77, da Cartagine, e in GIUFFREDA 1982, n. 69 (= SICILIANO 1994,
n. 69), da Monte S. Angelo-Cripte di S. Michele. A questo quadro corrisponde un panorama
in ambito occidentale, ma anche nel resto del bacino del Mediterraneo, nel quale le monete
del tipo di zecca ufficiale sono estremamente poco diffuse. Si confronti ad esempio la situa-
zione dei gruzzoli: originali si rinvengono nei ripostigli di Aguntum 1969 (RIC, X, p. cxxviii:
un solo esemplare), Corinto I (RIC, X, p. cxxxv: 12 ess.), Haft-tapeh (RIC, X, p. cxliii: 5 es.),
Izvoarele (RIC, X, p. cxlv: un es.), Yale (RIC, X, p. clxix; un solo originale), Heraion di Argo
(GALANI-KRIKOU et alii 2002, n. 16). Probabilmente per questo motivo la moneta di bronzo
con monogramma di Teodosio II viene definita ‘‘not abundant’’ dal Kent (RIC, X, p. 93):
cfr. anche ARSLAN 2003, p. 30, nota 18, dove il tipo di Teodosio II con il monogramma è
indicato come ‘‘rarissimo’’.
134 Michele Asolati

decimale, si può evidenziare come per entrambi i ripostigli il punto di mag-


giore addensamento si registri attorno a quattro scrupoli: non va escluso dun-
que che questa soglia potesse essere un punto di riferimento per tutte queste
imitazioni.
Dunque, se appare corretta la possibile data di chiusura del ripostiglio di
Camporegio come è stata formulata sopra (terzo quarto del V sec. d.C.), al-
lora dobbiamo constatare come queste indicazioni ponderali non siano ade-
guate ai valori che si registrano per le emissioni imperiali di questo periodo
attestate piuttosto omogeneamente, sia in Occidente sia in Oriente, su medie
variabili tra g 1,01 e 0,89 (92). Contestualmente va evidenziato come esse sia-
no comparabili innanzi tutto con quelle dei grosso modo coevi nummi pro-
tovandali (93) e, in misura minore, con quelle dei più tardi bronzi orientali di
Zenone (94) o, meglio ancora, di Anastasio (95).
Questi raffronti ponderali sembrerebbero ricondurci nuovamente verso
l’ambito occidentale, e principalmente verso l’ambito vandalo, e, dunque,
parrebbero indurre a riconsiderare quanto anzidetto in merito alla probabile
area di produzione delle imitazioni con il tipo dell’imperatore e con quello
della croce. Tuttavia, crediamo che l’affinità in termini di peso con i nummi
protovandali possa essere interpretata in maniera diversa e, al contrario, sia in
grado di confermare ulteriormente quanto su detto. Infatti, abbiamo osser-
vato in precedenza come l’Africa vandala e Italia nel corso del V sec. d.C.
rientrassero in una sorta di area monetaria omogenea, dipendente, per l’ap-
provvigionamento monetario bronzeo, prioritariamente dalla zecca di Roma
almeno fino alla metà del centennio (96). Come contribuisce a dimostrare lo
sviluppo della tesaurizzazione enea in queste due regioni (97), è probabile che
tutta quest’area abbia reagito uniformemente al calo della produzione mone-
taria bronzea dell’atelier romano dopo la metà del secolo, ricorrendo a solu-
zioni simili, tra le quali rientrava con ogni probabilità il ricorso ad emissioni
imitative. Appare fortemente probabile che tale reazione sia avvenuta prima
di tutto nelle regioni italiche più prossime alla fonte di approvvigionamento

(92) Per le medie ponderali in Occidente cfr. ASOLATI 2005, pp. 56-63 per quelle orien-
tali v. ASOLATI 2001-02, pp. 92-96.
(93) Cfr. MORRISSON 1996, p. 189: i valori qui riportati relativi a quattro differenti
emissioni si aggirano tra g 0,44 e 0,58. Va tuttavia rilevato che tali medie sono desunte da
esemplari rinvenuti durante gli scavi di Cartagine e pertanto sono certamente sottostimate.
(94) Cfr. ADELSON, KUSTAS 1962, pp. 22-23.
(95) MORRISSON 1996, p. 188.
(96) V. supra nota 30 e la bibliografia ivi citata, nonché testo corrispondente alla nota
43.
(97) V. supra note 12-25 e testo corrispondente.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 135

monetario, dove si risentı̀ immediatamente di questo calo: in un secondo


momento si sarebbe estesa anche ad altre realtà territoriali.
D’altro canto, malgrado la diffusione di queste emissioni probabilmente
venisse tollerata da parte delle autorità emittenti imperiali (98), è verosimile,
se non innegabile, che, proprio in quanto produzioni non ufficiali, non fos-
sero tenute ad osservare prescrizioni di legge inerenti il rispetto di specifici
standard ponderali e che, pertanto, si adattassero più dinamicamente a neces-
sità congiunturali variando prima di tutto il contenuto metallico.
Dunque, in questo processo è certamente più verisimile che via sia stato
un adeguamento da parte dei Vandali a quanto già in essere in Italia e che
tale adeguamento abbia riguardato sia la scelta dei tipi (es. la croce in coro-
na), quanto gli ‘‘standard’’ ponderali da impiegare per le emissioni protovan-
dale.

(98) Molti studiosi concordano sul fatto che le imitazioni bronzee diffuse nella seconda
metà del IV sec. d.C., soprattutto in ambito occidentale e balcanico, fossero produzioni di
necessità battute non a scopo fraudolento, bensı̀ per ovviare alle deficienze del sistema produt-
tivo imperiale, e che, stanti queste caratteristiche, le autorità emittenti romane ne tollerassero
la circolazione: cfr. CALLU, GARNIER 1977; CALLU 1980, p. 47; CRACCO RUGGINI 1984, p. 22,
nota 23; ARSLAN 1991, p. 82, nota 127; KING 1996, pp. 244-245; MAROT 2000, p. 799. Ana-
loghe motivazioni potrebbero essere supposte per le imitazioni di V secolo: ASOLATI 2005,
p. 51.
136 Michele Asolati

TABELLA N. 1: PROSPETTO DEI GRUZZOLI ITALIANI CONTENENTI ESEMPLARI IN BRONZO CON IL TIPO DELLA
CROCE

Ripostiglio n. ess. data dell’ultima n. ess. con croce


emissione ufficiale
Ripostigli con sole imitazioni
QUISTELLO (99) 57 403 d.C. 1 croce (?)
100
CONCORDIA ( ) 52 423 d.C. 4 croci
PADOVA, 24 455 d.C. 10 croci
CANTON DEL GALLO (101)
PORTO (102) 278 455 d.C. 9 croci
PORTO 1982 (103) 141 455 d.C. 1 croce
(compresi
frammenti)
LIPARI, MONTE ROSA (104) 1745 474 d.C. 59 croci o cristogrammi
VALLI DI COMACCHIO (105) 145 474 d.C. 2 croci
Ripostigli con sole emissioni ufficiali
ROMA, LA MAGLIANA- 33 Teodosio II/ Valentiniano 2 croci di zecca ufficiale
AD SEXTUM III orientale o occidentale
ROMA, VILLA GIULIA 680 453 d.C. 19 croci di Valentiniano III
tipo SALVS REIPVBLICE
ORDONA (106) 188 491 d.C. 3 croci in corona di Valenti-
niano III e 1 croce in corona
di Leone I (RIC, X, n. 2509)

(99) BONOMI 1988-89, p. 156; BIONDANI 1995, p. 76; ARSLAN 1998, p. 304, nota 13.
Tale gruzzolo analizzato nuovamente dallo scrivente ha evidenziato la presenza di un esempla-
re di difficile lettura che sembrerebbe presentare al rovescio il tipo della croce.
(100) ASOLATI 2002a.
(101) RINALDI 2000.
(102) SPAGNOLI 1993, in particolare pp. 258-263; SPAGNOLI 2001.
(103) Dato inedito dagli scavi di Porto diretti dalla prof.ssa Patrizia Verduchi, assieme
alla quale Andrea Saccocci e lo scrivente stanno procedendo all’edizione di questo materiale.
(104) ORSI 1910; BOLIN 1926, p. 182; TUSA 1966, p. 105, n. 5; GORINI 1969, p. 21,
n. 6; GORINI 1996, p. 197; RIC, X, p. cxlix; ARSLAN 1998, p. 304, nota 13.
(105) ASOLATI 2003.
(106) LALLEMAND 1967; GUZZETTA 1982, p. 74 = GUZZETTA 1984, p. 212; RIC, X,
p. cliv; ARSLAN 1998, p. 304, nota 13.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 137

Ripostiglio n. ess. data dell’ultima n. ess. con croce


emissione ufficiale
BOVA MARINA (107) 3071 455 d.C. 16 croci in corona di Teodo-
sio II + 16 croci di Valentinia-
no III tipo SALVS REIPV-
BLICE + 36 croci di Arca-
dio/Onorio/Teodosio II tipo
CONCORDIA AVG(GG)

Ripostigli con imitazioni ed emissioni ufficiali


CAMPOREGIO 131 455 d.C. 33 croci imi.+ 1 croce di Ar-
+ frammenti cadio tipo CONCORDIA
AVG(GG) + 2 croci in coro-
na di Teodosio II + 1 croce
in corona di Valentiniano
III + 1 croce in corona di
Teodosio II/Valentiniano III
FALERII NOVI (108) 1785 474 d.C. 41 croci imi.+ 1 croce di Ar-
cadio/Onorio/Teodosio II +
6 croci di Teodosio II + 15
croci di Teodosio II/ Valen-
tiniano III
SASSARI I (109) 1269 474 d.C. 10 croci imi. + 4 croci di Arca-
(477 d.C.?) dio/Onorio/Teodosio II tipo
CONCORDIA AVG(GG)
+ 2 croci di Valentiniano III
tipo SALVS REIPVBLICE +
17 croci di Teodosio II + 35
croci di Teodosio II/ Valenti-
niano III
Ripostigli con croci incerte
PERUGIA (110) 418 457 d.C. 1 croce non determinata
ACIREALE-ACITREZZA (111) 138 455 d.C. (?) 1o+

(107) MASTELLONI 1991, pp. 648-656; ARSLAN 1998, p. 304, nota 13.
(108) ASOLATI 2005.
(109) MOSTECKY 1993.
(110) GNECCHI 1897; CESANO 1913, in particolare pp. 527-528; GORINI 1969, p. 24,
n. 14; RIC, X, p. clv; ARSLAN 1998, p. 304, nota 13; ARSLAN 2002c, p. 105.
(111) MANGANARO 1970, p. 304, nn. 361-498: ‘‘MINIMI di V sec. d.C. Questo grup-
petto di monete di minimo modulo, tra cui numerosi esemplari di età costantiniana spezzati a
metà, costituisce con ogni probabilità per via della comune patina e per esser stato trovato in
un barattolino, a parte il residuo di un ripostiglietto, tipico della metà di V sec. d.C.
I 138 esemplari pesano complessivamente circa gr. 92, con una media di gr. 0,66 ciascuno.
In gran parte sono di Teodosius II e Valentinianus III: alcuni presentano al R/ la vittoria, altri la
corona intorno alla croce, talora a forma di stella, altri la porta di accampamento stilizzata’’
138 Michele Asolati

DIAGRAMMA 1 - Curva dei pesi delle imitazioni presenti nei ripostigli di Camporegio
e di Falerii Novi (scala ponderale basata sullo scrupolo)

DIAGRAMMA 2 - Curva dei pesi delle imitazioni presenti nei ripostigli di Camporegio
e di Falerii Novi (scala ponderale decimale)
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 139

CATALOGO R/ [- - -] TEMP[- - -]; un soldato,


armato di scudo e lancia, abbatte
un cavaliere; esergo illeggibile.
Le monete sono tutte riprodotte in fotografia
AE; g 0,96; mm 14; h 12. Cfr.
al doppio della loro grandezza naturale. Le
LRBC 2625. Esemplare tagliato circa
foto sono state eseguite dallo scrivente.
ad un quarto.
Moneta greca 6. Costanzo II, AE3, 350-361 d.C.,
zecca n.i.
1. Massalia, bronzo, ca. 49-27 a.C., D/ D N CONSTA[- - -]; busto dia-
zecca di Massalia demato, drappeggiato e corazzato a
D/ [- - -]; busto di Artemide (?) a d. d.
R/ [- - -]C(?); vascello a s. con quat- R/ [- - -] REPARATIO; un soldato,
tro rematori. armato di scudo e lancia, abbatte un
AE; g 2,08; mm 11; h 8. Cfr. SNG, cavaliere; esergo illeggibile.
Danish, Spain-Gaul, n. 841 AE; g 1,39; mm 17; h 6. Cfr. LRBC
2625. Esemplare tagliato circa a me-
Monete romane imperiali tà.
2. Costanzo II, AE4, 355-361 d.C., 7. Costanzo II/Giuliano III, AE4, 355-
zecca di Roma 361 d.C., zecca n.i.
D/ [- - -]ANT[- - -]; busto diadema- D/ [- - -]P F AVG; busto a d.
to a d. R/ [- - -]; soldato stante a s. con glo-
R/ [- - -]; soldato stante a s. con glo- bo e lancia; esergo illeggibile.
bo e lancia; in esergo R(corona)P. AE; g 0,91; mm 14; h 6. Cfr. LRBC
AE; g 0,73; mm 15; h 6. RIC 318. 2504. Esemplare frammentario.
Esemplare frammentario.
8. Valentiniano II, AE4, 383-388 d.C.,
3. Costanzo II, AE4, 355-361 d.C., zecca di Aquileia/Roma/Thessalonica
zecca di Roma D/ D N VALE[- - -];busto diade-
D/ [- - -]; busto diademato a d. mato, drappeggiato e corazzato a d.
R/ [- - -]; soldato stante a s. con glo- R/ [- - -]; due Vittorie affrontate cia-
bo e lancia; in esergo R*Q. scuna con corona e palma; esergo il-
AE; g 1,03; mm 12; h 6. RIC 320. leggibile.
Esemplare ridotto di modulo per to- AE; g 0,72; mm 12; h 12. Cfr.
satura. LRBC 1871. Esemplare ridotto di
4. Costanzo II, AE3, 350-361 d.C., modulo per tosatura.
zecca n.i. 9. Valentiniano I/Valentiniano II, AE3,
D/ D N CONSTA[- - -]; busto dia- 364-378 d.C., zecca n.i.
demato, drappeggiato e corazzato a D/ [D N] VAL[- - -];busto diade-
d. mato, drappeggiato e corazzato a d.
R/ [- - -] REPARATIO; un soldato, R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con
armato di scudo e lancia, abbatte un corona e palma; esergo illeggibile.
cavaliere; esergo illeggibile. AE; g 1,12; mm 14; h 12. Cfr.
AE; g 0,93; mm 15; h 6. Cfr. LRBC LRBC 527. Esemplare ridotto di mo-
2625. Esemplare tagliato circa ad un dulo per tosatura.
quarto.
10. Valentiniano I/Valente/Graziano/Va-
5. Costanzo II, AE3, 350-361 d.C., lentiniano II, AE3, 364-383 d.C.,
zecca n.i. zecca n.i.
D/ [- - -]TIV[- - -]; busto diadema- D/ [- - -];busto diademato, drappeg-
to, drappeggiato e corazzato a d. giato e corazzato a d.
140 Michele Asolati

R/ [- - -]LICAE; Vittoria andante a go illeggibile.


s. con corona e palma; esergo illeggi- AE; g 0,85; mm 13; h 12. Cfr.
bile. LRBC 338. Esemplare ridotto di mo-
AE; g 1,67; mm 16; h 3. Cfr. LRBC dulo e tagliato.
527. Esemplare ridotto di modulo
per tosatura. 16. Onorio, AE4, 408-423 d.C., zecca di
Roma
11. Graziano/Valentiniano II/Teodosio D/ [D] N HO[- - -]; busto diade-
I, AE4, 378-383 d.C., zecca di Ro- mato, drappeggiato e corazzato a d.
ma R/ [- - -]VGGG; Vittoria andante a
D/ [- - -];busto diademato, drappeg- s. con corona e palma; in esergo,
giato e corazzato a d. [R]M.
R/ VOT / XV / MV.LT / XX entro AE; g 1,29; mm 10; h 12. RIC 1357.
corona; esergo illeggibile.
AE; g 1,15; mm 12; h 1. RIC 51(a- 17. Onorio, AE4, 408-423 d.C., zecca di
d). Esemplare tosato. Roma
D/ [D] N HO[- - -]; busto diade-
12. Teodosio I, AE4, 388-393 d.C., zec- mato, drappeggiato e corazzato a d.
ca di Aquileia R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con
D/ D N THEODOSIVS P F AVG; corona e palma; in esergo, RM; a
busto diademato, drappeggiato e co- s., 2.
razzato a d. AE; g 0,80; mm 11; h 8. RIC 1357.
R/ SALVS[- - -]; Vittoria andante a
s. con trofeo e prigioniero; in esergo, 18. Onorio, AE4, 408-423 d.C., zecca di
AQ[-]; a s., P. Roma
AE; g 0,86; mm 14; h 6. RIC 58(b). D/ [- - -]VS[- - -]; busto diademato,
drappeggiato e corazzato a d.
13. Teodosio I, AE4, 388-392 d.C., zec- R/ VICTO[- - -]; Vittoria andante a
ca di Heraclea s. con corona e palma; esergo illeggi-
D/ D N THEODO[- - -]; busto dia- bile; a s., S.
demato, drappeggiato e corazzato a d. AE; g 1,35; mm 11; h 6. RIC 1357.
R/ SALV[- - -]LICAE; Vittoria an-
dante a s. con trofeo e prigioniero; 19. Valentiniano II/Teodosio I/Arcadio/
in esergo, SMHB. Onorio, AE4, 388-403 d.C., zecca
AE; g 1,20; mm 12; h 6. RIC n.i.
26(b)2. D/ [- - -]VS PF AVG; busto diade-
mato, drappeggiato e corazzato a d.
14. Arcadio, AE4, 404-406 d.C., zecca R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con
di Constantinopolis trofeo e prigioniero; esergo illeggibi-
D/ [D N] ARCADIVS P F AVG; le; a s., P.
busto diademato, drappeggiato e co- AE, g 0,57; mm 11; h 6. Cfr. LRBC
razzato a d. 1105.
R/ CONC[- - -]; croce latina; in
esergo, CON[-]. 20. Teodosio II, AE3/4, 425-435 d.C.,
AE; g 1,00; mm 11; h 12. RIC 108, zecca di Antiochia
114, 119. D/ Tracce della legenda; busto dia-
demato, drappeggiato e corazzato a
15. Valentiniano I/Valente/Graziano/ d.
Valentiniano II/Teodosio I/Arcadio, R/ Croce latina entro corona; in
AE3, 364-388 d.C., zecca n.i. esergo ANT[-].
D/ [- - -]; busto a d. AE; g 0,32; mm 9; h 12. RIC 453.
R/ [- - -]O[- - -]; imperatore andan-
te a d. con labaro e prigioniero; eser- 21. Teodosio II, AE3/4, 425-435 d.C.,
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 141

zecca di Antiochia d.C., zecca di Roma


D/ D N THEO[- - -]; busto diade- D/ [- - -]; busto diademato, drap-
mato, drappeggiato e corazzato a d.; peggiato e corazzato a d.
sopra, croce. R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con
R/ Croce latina entro corona; esergo corona e palma; esergo illeggibile; a
illeggibile. s., S (speculare).
AE; g 0,87; mm 12; h 2. RIC 454. AE; g 0,88; mm 11; h 6. RIC 2118-
19,2121.
22. Valentiniano III, AE4, 425-ca. 430
d.C., zecca di Roma 27. Valentiniano III, AE4, 425-ca. 430
D/ [- - -]NTINIANV[S P F A]VG; d.C., zecca di Roma
busto diademato, drappeggiato e co- D/ [- - -]; busto diademato, drap-
razzato a d. peggiato e corazzato a d.
R/ VICTO[- - -]; Vittoria andante a R/ [- - -]AVGG; Vittoria andante a
s. con corona e palma; esergo illeggi- s. con corona e palma; esergo e cam-
bile; a s., T. po s. illeggibili.
AE; g 1,08; mm 11; h 12. RIC 2108, AE; g 1,19; mm 11; h 12. RIC 2118-
2118-19. 19,2121.
23. Valentiniano III, AE4, 425-ca. 430 28. Valentiniano III, AE3, ca. 430-ca.
d.C., zecca di Roma 437 d.C., zecca di Roma
D/ [- - -]NTINIANV[- - -]; busto D/ [- - -]NIANVS P F AVG; busto
diademato, drappeggiato e corazzato diademato, drappeggiato e corazzato
a d. a d.
R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con R/ [VO]T PVB; castrum; in esergo,
corona e palma; in esergo, RM; cam- RM; sopra, P.
po illeggibile. AE; g 1,51; mm 13; h 6. RIC 2124.
AE; g 0,58; mm 12; h 6. RIC 2108,
29. Valentiniano III, AE4, ca. 430-ca.
2118-19, 2121. Esemplare fram-
437 d.C., zecca di Roma
mentario.
D/ [- - -]NTINI[- - -]; busto diade-
24. Valentiniano III, AE4, 425-ca. 430 mato, drappeggiato e corazzato a d.
d.C., zecca di Roma R/ [- - -]; due Vittorie affrontate che
D/ [- - -]NIANVS P F AVG; busto reggono una corona; esergo illeggibi-
diademato, drappeggiato e corazzato le; in alto, P (?).
a d. AE; g 0,85; mm 11; h 12. RIC 2132.
R/ VICTO[- - -]; Vittoria andante a
30. Valentiniano III, AE4, ca. 440-455
s. con corona e palma; in esergo,
d.C., zecca di Roma
RM; a s., Q.
D/ [D] N VA[- - -]; busto diadema-
AE; g 0,95; mm 11; h 12. RIC 2118,
to, drappeggiato e corazzato a d.
2121.
R/ Croce greca potenziata in corona.
25. Valentiniano III, AE4, 425-ca. 430 AE; g 0,73; mm 11. RIC 2145.
d.C., zecca di Roma
31. Onorio/Valentiniano III, AE4, 408-
D/ [- - -]AL[- - -]; busto diademato,
430 d.C., zecca di Roma
drappeggiato e corazzato a d.
D/ [- - -]VS P F [- - -]; busto diade-
R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con
mato, drappeggiato e corazzato a d.
corona e palma; esergo illeggibile; a
R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con
s., T.
corona e palma; in esergo, [R]M;
AE; g 0,62; mm 12; h 6. RIC 2118-
campo illeggibile.
19,2121.
AE; g 0,73; mm 10; h 6. RIC 1357,
26. Valentiniano III, AE4, 425-ca. 430 2118-19, 2121.
142 Michele Asolati

32. Onorio/Valentiniano III, AE4, 408- D/ DN[- - -]; parte del busto impe-
430 d.C., zecca di Roma riale a d.
D/ [- - -]; busto diademato, drap- R/ Tracce di legenda, tipo illeggibile.
peggiato e corazzato a d. AE; g 0,55; mm 13; h?. RIC?
R/ [- - -]; Vittoria andante a s. con 38. Autorità e zecca non determinata,
corona e palma; esergo e campo illeg- AE4, fine IV-I metà V sec. d.C.
gibili. D/ Tracce di legenda; busto impe-
AE; g 0,65; mm 11; h 12. RIC 1357, riale a d.
2118-19, 2121. Esemplare ridotto di R/ illeggibile.
modulo per tosatura. AE; g 0,67; mm 11; h?. RIC?. Esem-
33. Onorio/Valentiniano III, AE4, 408- plare tosato.
430 d.C., zecca di Roma 39. Autorità e zecca non determinata,
D/ [- - -]; busto diademato, drap- AE4, V sec. d.C.
peggiato e corazzato a d. D/ [- - -]; busto imperiale a d.
R/ [- - -]TO[- - -]; Vittoria andante R/ VIC[- - -]; Vittoria andante a s.
a s. con corona e palma; esergo illeg- AE; g 0,44; mm 11; h 11. RIC?.
gibile; a s., S. Esemplare tagliato.
AE; g 0,60; mm 9; h 6. RIC 1357,
2118-19, 2121. Esemplare ridotto Imitazioni di monete romane imperiali
di modulo per tosatura.
Imitazioni di Teodosio II
34. Onorio/Valentiniano III, AE4, 408- 40. Imitazione di AE4 di Teodosio II,
430 d.C., zecca di Roma post 445 d.C., zecca n.i.
D/ [- - -]; busto diademato, drap- D/ Legenda resa con cerchio punti-
peggiato e corazzato a d. nato; busto diademato, drappeggiato
R/ [- - -]T[- - -]; Vittoria andante a e corazzato a d.
s. con corona e palma; campo ed R/ Monogramma stilizzato di Teo-
esergo illeggibili. dosio II entro corona.
AE; g 0,62; mm 11; h 12. RIC 1357, AE; g 0,62; mm 10; h 6. Cfr. RIC
2118-19, 2121. Esemplare bucato. 462-465.
35. Onorio/Valentiniano III, AE4, 408- 41. Imitazione di AE4 di Teodosio II,
430 d.C., zecca di Roma post 445 d.C., zecca n.i.
D/ [- - -]; busto diademato, drap- D/ [- - -]VS o V; busto diadema-
peggiato e corazzato a d. to, drappeggiato e corazzato a d.
R/ [- - -]GG; Vittoria andante a s. R/ Monogramma stilizzato di Teo-
con corona e palma; in esergo, RM; dosio II (senza tracce di corona).
a s., S. AE; g 0,55; mm 8; h 3. Cfr. RIC 462-
AE; g 0,96; mm 11; h 12. RIC 1357, 465.
2118-19, 2121. Esemplare bucato.
42. Imitazione di AE4 di Teodosio II,
36. Teodosio II/Valentiniano III, AE4, post 445 d.C., zecca n.i.
425-435 d.C., zecca orientale D/ [- - -]HOVD; busto diademato,
D/ [- - -]; busto diademato, drap- drappeggiato e corazzato a d.
peggiato e corazzato a d. R/ Monogramma stilizzato di Teo-
R/ Croce latina entro corona; esergo dosio II entro corona.
illeggibile. AE; g 0,28; mm 10; h 6. Cfr. RIC
AE; g 0,61; mm 12; h 6. RIC 440- 462-465.
455.
Imitazioni di Valentiniano III
37. Autorità e zecca non determinata, 43. Imitazione di AE4 di Valentiniano
AE4, fine IV-inizi V sec. d.C. III, II metà V sec. d.C., zecca n.i.
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 143

D/ D N VAL[- - -]; busto diadema- 50. D/ liscio.


to, drappeggiato e corazzato a d. R/ Vittoria a s. molto stilizzata.
R/ Pseudolegenda; Vittoria (?) a s. AE; g 0,32; mm 8.
AE; g 0,65; mm 11; h 6. Cfr. per il
51. D/ Pseudolegenda; busto imperiale
tipo PEARCE, WOOD 1934, tav. VIII,
a d.
n. 7.
R/ Vittoria a s. con corona.
44. Imitazione di AE4 di Valentiniano AE; g 0,65; mm 8; h 4.
III, II metà V sec. d.C., zecca n.i.
Imitazioni con figura
D/ [- - -]OVA[- - -]AVSG; busto
52. D/ [- - -]VNHI[- - -]; busto impe-
diademato, drappeggiato e corazzato
riale a d.
a d.
R/ Figura stante a s. con bastone
R/ Castrum; sopra, stella; tutto en-
nella d., in campo, due elementi in-
tro corona.
distinti.
AE; g 0,40; mm 10; h 6. Cfr. per il
AE; g 0,58; mm 10; h 10. L’esem-
tipo PEARCE, WOOD 1934, tav. VIII,
plare sembra della stessa fabbrica del-
n. 8.
la n. 53.
45. Imitazione di AE4 di Valentiniano
53. D/ Tracce di legenda o pseudole-
III, II metà V sec. d.C., zecca n.i.
genda; busto imperiale a d.
D/ Busto diademato, drappeggiato e
R/ Figura stante a s. con bastone
corazzato a d.
nella d.
R/ CCC; castrum stilizzato (?).
AE; g 0,58; mm 11; h 10. L’esemplare
AE; g 0,38; mm 8; h?.
sembra della stessa fabbrica della n. 52.
46. Imitazione di AE4 di Valentiniano
54. D/ [- - -]ZINC[- - -]; busto imperia-
III, II metà V sec. d.C., zecca n.i.
le a d.
D/ VAIINNII[- - -]; busto imperiale
R/ Figura stante a s. con bastone
a d.
nella d.; a s., in alto, X, in basso, C.
R/ Croce latina in corona entro cer-
AE; g 1,00; mm 12; h 9.
chio perlinato.
AE; g 0,91; mm 12; h 9. 55. D/ Tracce di legenda o pseudole-
genda; busto imperiale a d.; cerchio
47. Imitazione di AE4 di Valentiniano
perlinato.
III, II metà V sec. d.C., zecca n.i.
R/ [- - -]VIC[- - -]; figura stante a s.
D/ VA[- - -];busto diademato, drap-
con bastone nella d.
peggiato e corazzato a d.
AE; g 0,61; mm 10; h 2.
R/ Croce greca potenziata in corona.
AE; g 0,93; mm 9; h?. Cfr. RIC 2144- 56. D/ VN[- - -]; busto imperiale a d. in
2145. cerchio perlinato.
R/ Figura stante a s. con bastone
48. Imitazione di AE4 di Valentiniano
nella d.
III, II metà V sec. d.C., zecca n.i.
AE; g 0,38; mm 10; h 6.
D/ DIVA[- - -]; busto imperiale a d.
R/ Croce greca potenziata in corona. 57. D/ [- - -]DIIIIS, busto imperiale a d.
AE; g 0,72; mm 10; h?. Cfr. RIC R/ Figura stante a s. con bastone
2144-2145. nella d.; attorno, segni lineari.
AE; g 0,58; mm 11; h 6.
Imitazioni con il tipo della Vittoria
49. D/ Busto diademato, drappeggiato e 58. D/ Busto imperiale a d.
corazzato a d. R/ Figura stante a s. con bastone
R/ [- - -]KVK; Vittoria a s. nella d.
AE; g 0,68; mm 10; h 6. AE; g 0,32; mm 9; h 12.
144 Michele Asolati

59. D/ Busto imperiale a d., molto sti- 68. D/ [- - -]VIS; busto imperiale a d.
lizzato. R/ Figura stante a d. con asta nella s.;
R/ Figura stante a s. con bastone davanti, elemento ad onda in verticale.
nella d. AE; g 0,81; mm 10; h 4. Per tipi si-
AE; g 0,37; mm 11; h 6. mili cfr. PEARCE, WOOD 1934, tav.
VIII, n. 29 D/ o ORSI 1910, n. 10.
60. D/ VNH[- - -]; testa imperiale ra-
diata a d. 69. D/ Busto imperiale a d. tra globetti.
R/ Figura stante a s. con bastone R/ Figura stante a d. con asta nella d.
nella d.; a s., croce. AE; g 0,64; mm 11; h 11.
AE; g 0,63; mm 1; h 11. 70. D/ OAV[- - -]; busto imperiale a d.
61. D/ Elementi indistinguibili, forse R/ [- - -]V GII; figura andante a d.
pertinenti ad un busto imperiale; con lancia nella s.
tracce di legenda o pseudolegenda. AE; g 1,15; mm 11; h 12.
R/ Figura panneggiata stante a s. 71. D/ Busto imperiale a d., parzialmen-
con stendardo nella s. te visibile.
AE; g 0,83; mm 9. R/ Figura andante a d. con prigio-
62. D/ Busto imperiale a d., molto sti- niero (?) e asta.
lizzato. AE; g 0,45; mm 10; h?.
R/ Figura panneggiata stante a s. 72. D/ VC[- - -]; busto imperiale a d.
con asta nella s. R/ Figura stante (?).
AE; g 0,51; mm 9; h 10. AE; 0,76; mm 11; h 7.
63. D/ Busto imperiale a d., davanti ra- 73. D/ Pseudolegenda; busto a d.
mo di palma piedi. R/ [- - -]VV; figura panneggiata an-
R/ [- - -]RI AV[- - -]; figura panneg- dante a s.
giata (forse elmata) stante a s. con AE; g 0,44; mm 9; h 3.
globo e asta.
AE; g 0,59; mm 11; h 6. Cfr. per il 74. D/ Busto imperiale a d.
tipo del D/ MOSTECKY 1987, p. 48. R/ Pseudolegenda; figura stante.
AE; g 0,31; mm 11; h 3.
64. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d.
in cerchio perlinato. Imitazioni con il tipo della croce
R/ Figura armata andante a d. con 75. D/ Busto imperiale a d.
asta nella d. R/ Croce greca potenziata entro cer-
AE; g 1,07; mm 11; h 9. chio perlinato; nei quarti, quattro V.
AE; g 0,57; mm 10.
65. D/ VSV[- - -]V; busto imperiale
a d. 76. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d.
R/ VV[- - -]; figura armata andante in cerchio perlinato.
a d. con asta nella d. R/ Croce greca potenziata in corona
AE; g 1,18; mm 11; h 12. entro cerchio perlinato; in uno dei
quarti, un pallino; in esergo, AA.
66. D/ Pseudolegenda; busto imperiale AE; g 0,38; mm 10; h 3. L’esemplare
a s. presenta un’identità di conio con il
R/ Figura andante a s.; in campo, a D/ e il R/ della n. 77.
s., I/A, a d., R.
AE; g 0,65; mm 12; h 5. 77. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d.
in cerchio perlinato.
67. D/ [- - -]VINH; busto imperiale a d. R/ Croce greca potenziata in corona
R/ [- - -]IAV; parte di figura stante a d. entro cerchio perlinato.
AE; 0,57; mm 9; h 9. AE; g 0,55; m 10. L’esemplare pre-
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 145

senta un’identità di conio con il D/ e 86. D/ VNA[- - -]; busto imperiale a d.


il R/ della n. 76. R/ Croce greca potenziata in corona
78. D/ Busto imperiale a d. entro cer- entro cerchio perlinato.
chio perlinato. AE; g 0,43; mm 11.
R/ Croce greca potenziata in corona 87. D/ Busto imperiale a d. (?).
entro cerchio perlinato. R/ Croce greca potenziata in corona
AE; g 0,40; mm 10. entro cerchio perlinato.
79. D/ [- - -]VT; parte di busto imperia- AE; g 0,35; mm 9.
le a d. 88. D/ Tracce di legenda o pseudole-
R/ Croce greca potenziata in corona genda; busto imperiale a d.
entro cerchio perlinato. R/ Croce greca potenziata in corona
AE; g 0,73; mm 11; h 11. entro cerchio perlinato.
80. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d. AE; g 0,53; mm 9.
R/ Croce greca potenziata in corona
89. D/ Pseudolegenda; busto imperiale
entro cerchio perlinato.
a d.
AE; g 0,61; mm 10.
R/ Croce greca potenziata in corona
81. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d. entro cerchio lineare.
entro cerchio perlinato. AE; g 0,51; mm 9; h?.
R/ Croce greca potenziata in corona
entro cerchio perlinato. 90. D/ Busto imperiale a d.
AE; g 0,87; mm 9. L’esemplare pre- R/ Croce greca potenziata in corona.
senta un’identità di conio con il D/ e AE; g 0,30; mm 10; h?.
il R/ della n. 82. 91. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d.
82. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d. entro cerchio perlinato.
entro cerchio perlinato. R/ Croce greca potenziata in corona.
R/ Croce greca potenziata in corona AE; g 0,59; mm 10.
entro cerchio perlinato. 92. D/ Busto imperiale a s.; a d., S.
AE; g 0,82; mm 9; h?. L’esemplare R/ Croce greca potenziata in corona.
presenta un’identità di conio con il AE; 0,95; mm 11; h 6.
D/ e il R/ della n. 81.
83. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d. 93. D/ [- - -]VSN[- - -]; busto imperiale
entro cerchio perlinato. a d.
R/ Croce greca potenziata in corona R/ Croce greca potenziata in corona.
entro cerchio perlinato. AE; g 0,60; mm 11. L’esemplare pre-
AE; g 0,59; mm 9; h 1. senta un’identità di conio con il D/
della n. 94.
84. D/ VN[- - -]; busto imperiale a d.
R/ Croce greca potenziata in corona 94. D/ [- - -]VSN[- - -]; busto imperiale
entro cerchio perlinato. a d.
AE; g 0,45; mm 10. L’esemplare pre- R/ Croce greca grande potenziata in
senta un’identità di conio con il D/ corona.
della n. 85. AE; g 0,71; mm 11. L’esemplare pre-
senta un’identità di conio con il D/
85. D/ VN[- - -]; busto imperiale a d. della n. 93.
R/ Croce greca potenziata in corona
entro cerchio perlinato. 95. D/ [- - -]iiI[- - -]; busto imperiale a
AE; g 0,43; mm 9. L’esemplare pre- d.
senta un’identità di conio con il D/ R/ Croce greca potenziata in corona.
della n. 84. AE; g 0,55; m 12.
146 Michele Asolati

96. D/ [- - -]V; busto imperiale a d. 106. D/ [- - -]O; busto imperiale a s.


R/ Croce greca in corona entro cer- R/ [- - -]XV[- - -].
chio lineare. AE; g 0,63; mm 11.
AE; g 0,38; mm 11; h?.
107. D/ Busto imperiale a d. con corona
97. D/ Anepigrafe; busto imperiale a d. raggiata.
R/ Croce greca potenziata. R/ Cerchio raggiato.
AE; g 1,46; mm 11. AE; g 0,98; mm 13; h?.
98. D/ Testa elmata a d. 108. D/ [- - -]VVEC; busto imperiale a
R/ Croce greca apicata in cerchio d.
perlinato. R/ illeggibile.
AE; g 0,71; mm 13. Cfr. MOSTECKY AE; g 0,42; mm 10.
1997, p. 187, n. 704.
109. D/ e R/ elementi lineari.
99. D/ Busto imperiale a d. AE; g 0,42; mm 9.
R/ Croce greca di cui un braccio ter-
110. D/ e R/ elementi lineari.
mina ad anello (cristogramma?).
AE; g 0,24; mm 9.
AE; g 0,53; mm 12. Cfr. SPAGNOLI
2001, n. 71. 111. D/ e R/ elementi lineari.
AE; g 0,52; mm 10.
100. D/ Busto imperiale a d.
R/ Croce latina apicata, in corona 112. D/ e R/ elementi lineari.
entro cerchio perlinato. AE; g 0,58; mm 11.
AE; g ,46; mm 10.
113. D/ e R/ elementi lineari.
101. D/ V[- - -]N; busto imperiale a d. AE; g 0,34; mm 10.
R/Croce latina potenziata in corona
entro cerchio lineare. 114. D/ e R/ elementi lineari.
AE; g 0,80; mm 11; h 9. AE; g 0,43; mm 10.

102. D/ Segni indistinti. Moneta vandala


R/ Croce entro corona.
AE; g 0,62; mm 11. 115. Emissione anonima protovandala
(imitazione?), AE4, 455-480 d.C.
103. D/ Pseudolegenda costituita da (?), zecca africana (Carthago?)
quattro punti; busto a d. in cerchio D/ Pseudolegenda; busto diadema-
perlinato. to, drappeggiato e corazzato a d.
R/ Croce tra croci. R/ stella ad otto raggi entro corona
AE; g 0,64; mm 10 entro cerchio lineare.
Imitazioni di altri tipi AE; g 0,35; mm 9. Cfr. WROTH
104. Imitazione, V sec d.C., zecca n.i. 1911, tav. IV, n. 31
D/ Segni indistinti.
R/ Altare (?). Monete romane imperiali o imitazioni di mo-
AE; g 0,69; mm 11. nete romane imperiali o monete barbariche

105. Imitazione di AE4, II metà V sec. Autorità e zecca non determinate


d.C., zecca n.i. 116-
D/ [- - -]N; busto imperiale a d. dia- 131. Æ4 V sec. ? ?
demato e corazzato Frammenti
R/ TOV / XXX / TO in corona. 132- ?. Æ V sec. ? ?
AE, g 0,46; mm 9; h 6. Cfr. per il ‘‘pochi frammenti’’
tipo BUTTREY et alii 1981, p. 215,
n. 67-71
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 147

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6 8
5 7

9 10
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TAV. II

14
11 12 13

15 16 17 18

19 20
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 155

TAV. III

21 22 23 24 25

26 27 28 29 30

33 34 35
31 32
156 Michele Asolati

TAV. IV

36 37 38 39 40

41 42 43 44 45

47 48 49 50
46
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 157

TAV. V

51 52 53 54 55

56 57 58
59 60

61 62 63 64 65
158 Michele Asolati

TAV. VI

66 67 68 69 70

71 72 73 74 75

76 77 79 80
78
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 159

TAV. VII

81 82 83 84 85

86 87 88 90
89

91 92 93 94 95
160 Michele Asolati

TAV. VIII

96 97 98 99 100

101 102 103 104 105

107 108 109 110


106
Il ripostiglio di Camporegio (Grosseto) 161

TAV. IX

112 113 114 115


111

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