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Politica sociale (direttive politiche che riguardano la società): direttive assistenzialistiche, lavorative,

accettazione delle rivendicazioni sindacali, tutela dei lavoratori, elevazione salariale, rispetto per l’orario,
riforma elettorale con l’avvio del suffragio universale maschile 1913 (liberalismo governativo: è aperto
all’avanzamento di diritti per tutte le classi, non solo quelle elitarie). La politica sociale viene inaugurata
dalla sinistra storica.
• Riforma elettorale. 1913: suffragio universale maschile;
• Tutela del lavoro di donne e fanciulli, età minima 12 anni. Congedo di maturità (non è retribuito).
• Assistenza infortunistica e pensionistica. C’è l’istituzione di un’ente pubblico ancora esistente che
interviene per il risarcimento di danni in caso di infortuni sul lavoro: INA (ora INAIL); per le pensioni,
oggi, c’è l’ente pubblico per la previdenza sociale INPS.
• Obbligatorietà del riposo settimanale. Intervento per una riduzione del lavoro, secondo le rivendicazioni
avanzate dai sindacati, attraverso le manifestazioni e gli scioperi (forma di stato conciliatore che
interviene per arbitrare e mediare tra le parti in contesa).
• Direttiva igienico-sanitaria: dopo le inchieste rivolte al sud in cui si erano trovate malattie epidemiche.
Giolitti interviene tutela della diffusione di queste malattie, in particolare della malaria, sempre più
diffusa, con la distribuzione gratuita del chinino (farmaco antimateria), contando sull’industria chimico-
farmaceutica decollata nel nord.
• Riflesso della formula dello stato conciliatore, nel senso più ampio del termine, uno stato che garantisce a
tutti egualitarismo sia in merito ai diritti che i doveri: introduzione per la prima volta dell’indennità
parlamentare (oggi nel periodo del mandato viene sospeso l’iter processuale): l’incarico parlamentare
prevede una retribuzione. È un riflesso di uno stato conciliatore che media e che non fa distinzioni e non
discrimina perché prima potevano permettersi la vita politica solo coloro i quali avevano un patrimonio
che gli permetteva di vivere di rendita nel periodo in cui assolvevano all’incarico parlamentare.
• Statalizzazione delle ferrovie: compimento dell’iniziativa inaugurata da Minghetti. Giolitti realizza quel
disegno ideato da Minghetti che aveva portato alla crisi governativa della destra storica.
• Municipalizzazione di alcuni servizi pubblici a cura dei comuni: servizi igienico-sanitari (le spese
mediche era a carico dei comuni), beni di primo consumo\beni di prima necessità (acqua, gas, elettricità).

Politica culturale:
• Legislazione scolastica: elevazione dell’età di obbligatorietà per la frequenza (12 anni), rispetto alle
iniziative del passato. Statalizzazione delle scuole elementari: i fondi relativi alle scuole sono a carico dello
stato e non più dei comuni, questo garantisce un’egualità (i comuni del sud, rispetto a quelli del nord,
disponendo delle stesse risorse, dovevano rispondere ad esigenze più gravi nel sud, quindi gli investimenti
che rimanevano erano minimi e al garanzia dell’obbligatorietà scolastica decadeva.)
• In senso più esteso: si diffondono dei movimenti culturali per volontà diretta o indiretta dello stesso
Giolitti: poeti di estrazione politica e ideologica nazionalistica, in particolare D’Annunzio, Prezolini,
Corradini (daranno voce a delle divise letterarie che diventeranno veicolo di diffusione, non solo delle
poetiche dei singoli autori, ma delle ideologie nazionaliste che sono fonte ispiratrice delle loro poetiche).
Un altro movimento culturale rende piede: il futurismo inaugurato da Filippo Marinetti (uno dei movimenti
più nazionalisti e bellicisti: inneggeranno per l’intervento dell’Italia nel primo conflitto mondiale).

Politica religiosa:
• Patto Gentiloni: abbiamo già fatto riferimento a questo nella politica governativa. Svolta giolittiana rispetto
all’anticlericalismo della politica pregressa. Da Cavour in poi, l’impronta politico-religiosa dello stato
Italiano è di tipo anticlericale, scendo la formula lai di Cavour: libero stato, libera chiesa. Giolitti per
ragioni pseudo-trasformistiche, cambia rotta. Eptalogo contenuto nel patto Gentiloni (nome che deriva da
Vincenzo Torino Gentiloni che era il delegato dello stato pontificio, che sottoscrisse in via formale, non
propriamente istituzionale, questo accordo con la chiesa, questo ci fa sospettare dell’integrità politica di
Giolitti): nel documento esistono sette cardini, sette principi, è un documento che si avvale come una carta
normativa, regolamentata nei rapporti tra chiesa e sotto, di sette principi. Das questi 7 cardini possiamo
ricavare l’orientamento che deve guidare il compromesso tra stato italiano e stato della chiesa: Giolitti si
impegna a dirimere le azioni del governo in direzione della Chiesa, si impegna ad osteggiare in parlamento
ogni proposta di legge a favore del divorzio (perché il divorzio non è contemplato dal dogma cattolico).
Giolitti si impegna tutelare l’istruzione privata cattolica: le scuole gestite da scuole e preti. Si impegna a
legittimare e elargire investimenti pubblici per sovvenzionare le scuole private cattoliche. C’è i
riconoscimento della funzione di guida spirituale del pontefice: riconoscimento dell’autorità spirituale al
papa. Pacifismo: Giolitti sembra condividere la direttiva pacifista per dogma della chiesa cattolica, però
nella politica estera cederà alle istigazioni dei nazionalisti per avventurarsi nell’impresa coloniale anti-
libica (diventerà l’impresa anti-ottomana).

Politica estera:
• C’è una contraddizione di fondo: bifrontismo, bilateralismo e trasformismo politico di cui hanno parlato
molti storici per la politica giolittiana.
• Giolitti in età crispina, aveva osteggiato in parlamento qualsiasi iniziativa coloniale (sarà uno di quelli che
si collocherà tra i neutralisti allo scoppio della prima guerra mondiale). Nonostante la pregressa posizione
anti-coloniale, dirotta per seguire le sollecitazioni del fronte nazionalista, nel cui fronte militano anche gli
intellettuali non solo D’Annunzio, ma anche il socialisteggiante Pascoli (più patriottico risotto a
D’Annunzio).
• 1911: conquista della Libia definita come “nuova crociata civilizzatrice”: oltre ai nazionalisti il movimento
sociale cattolico spinge per la conquista della Libia (le prime imprese coloniali del 1500 iniziano per il
processo di evangelizzazione mosso dalla chiesa). Si trasforma in una guerra Italo-turco. La guerra non si
combatte solo in Africa ma anche nell’Egeo: l’esercito italiano occupa tripoli la Cirenaica, Rodi e le isole
del Dodecaneso (spedizione molto controversa). Si arriva alla pace di Losanna (1912): chiude l’impresa
coloniale Libica: prevede l’occupazione da parte dell’Italia dell’isola di Rodi e del Dodecaneso. L’esito
può essere valutato come fallimentare, ci guadagnano solo le banche miste del nord che avevano finanziato
l’impresa (politica bifrontista), perché la Libia si rivela un’ennesima terra povera di risorse. Anche la
campagna propagandistica che era stata la premessa alla guerra coloniale in Libia, perde di ogni credibilità:
non risolve il problema dell’occupazione e di altri investimenti per l’Italia.
• Regolamentazione delle relazioni internazionali: l’Italia con Crispi era entrata a far parte della Triplice
alleanza (con l’Austria e la Germania); Giolitti, pur preservando questa alleanza, si riavvicina con la
Francia. La vicinanza con l’Italia e rancia era stata inaugurata da Cavour e si era rotta con la presa di
Roma, la crisi interna alla alleanza tra Francia di napoleone terzo e chiesa, con la sinistra storica in
relazione alla guerra doganale: protezionismo economico in Italia e nel resto d’Europa (Francia compresa):
relazioni bruscamente interrotte. Giolitti promuove un riavvicinamento con la Francia, in ordine a
quell’intento di spartizione delle aree di influenza nelle aree coloniali (conferenza di Berlino). Questo è un
primo tentativo, non ancora matura, di spostamento dell’Italia dallo spostamento della triplice alleanza allo
schieramento l’berla-democratico di Francia e Inghilterra che prenderà il nome di “triplice intesa”,
avvicinarsi alla Francia vuol dire aprirsi la possibilità di abbandonare lo schieramento un pò sui generis
con l’Austria e la Germania e orientarsi verso i paesi liberal-democratici quali Francia e Inghilterra.

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