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Capitolo 3: le sostanze e le loro trasformazioni

3.3 I CAMBIAMENTI DI STATO NON MODIFICANO LA COMPOSIZIONE DELLE


SOSTANZE

Lo stato fisico però non è una condizione permanente: le sostanze possono passare da uno stato fisico
all'altro se si modificano opportunamente le condizioni di temperatura o di pressione. Quando una sostanza
subisce un cambiamento di stato modifica sensibilmente il suo aspetto ma conserva inalterate le sue proprietà
chimiche e alcune proprietà fisiche. In particolare, i valori delle temperature di ebollizione e di fusione non si
modificano se la pressione è costante. I cambiamenti di stato sono quindi utili per distinguere una
sostanza dall'altra; si osserva infatti come: a pressione costante ogni sostanza ha una propria
temperatura di ebollizione e una propria temperatura di fusione. Nel caso dell'acqua pura, per esempio,
la temperatura di fusione (t, detta anche punto di fusione) misurata in condizioni a normali (a livello del mare
e con p = 1 atm) è pari a 0 °C e corrisponde alla temperatura alla quale coesistono acqua e ghiaccio; la
temperatura di ebollizione (detta anche punto di ebollizione) è invece 100 °C.

Le temperature fisse delle sostanze variano al variare della pressione: se la pressione esterna si abbassa,
come accade in alta montagna, l'acqua bolle a un temperatura inferiore a 100 °C; al contrario, a pressioni
elevate la temperatura di ebollizione dell'acqua aumenta oltre i 100 °C. Anche la densità è una proprietà
specifica delle sostanze ma il suo valore, come abbiamo visto, varia in relazione alla temperatura, alla
pressione e allo stato fisico del materiale.

3.4 LE CURVE DI RISCALDAMENTO E IL MODELLO PARTICELLARE

I cambiamenti di stato richiedono o liberano energia, solitamente sotto forma di calore. Per studiare le
relazioni tra calore e temperatura durante i passaggi di stato i chimici costruiscono, per ogni sostanza, una
curva di riscaldamento. Per elaborarla si pone la sostanza solida in un recipiente e la si riscalda
mantenendo costante la pressione; si misurano poi la quantità di calore fornito, le variazioni di temperatura
durante il riscaldamento e i cambiamenti di stato. Infine si riportano su un grafico (che è la curva di
riscaldamento) i valori di temperatura riscontrati in funzione del calore fornito. Possiamo notare che la
temperatura del ghiaccio aumenta a mano a mano che si fornisce calore finché non si raggiunge la
temperatura di fusione (0 °C). Durante la fusione la temperatura rimane stazionaria, anche se si continua a
somministrare calore. In questa fase, detta sosta termica, il calore fornito non viene utilizzato per
aumentare la temperatura, ma per trasformare tutto il solido in liquido. Si definisce calore latente di
fusione la quantità di calore utilizzata, durante la sosta termica, per fondere un kilogrammo di
sostanza. Ogni sostanza possiede un proprio calore latente di fusione.

Quando la fusione è completa la temperatura riprende a salire fino al valore della temperatura di ebollizione
(100 °C). Anche durante l'ebollizione la temperatura si man- tiene costante. Il calore fornito per trasformare
un kilogrammo di liquido in vapore è detto calore latente di vaporizzazione. Il calore latente di fusione e
quello di vaporizzazione, come le temperature di fusione e di ebollizione, sono proprietà fisiche intensive che
variano da sostanza a sostanza. Quando le oscillazioni diventano così ampie da rompere la struttura ordinata
del solido, le particelle diventano libere di muoversi: il solido fonde e diventa liquido.
Il calore latente di fusione serve a spezzare le forze di attrazione tra le particelle del solido e permette loro i
movimenti di scorrimento. Allo stesso modo, il calore latente di ebollizione assorbito a temperatura costante
serve a spezzare le forze di attrazione che tengono vicine le particelle del liquido, che così diventano
indipendenti e passano allo stato gassoso.

Il calore latente di fusione e quello di vaporizzazione sono diversi da sostanza a sostanza perché dipendono
dalle forze di coesione e dalle proprietà delle particelle: più intense sono le forze di coesione più crescono i
valori del calore latente di fusione e di quello di vaporizzazione.

Le curve di riscaldamento sono utili per distinguere soluzioni e sostanze. Le curve di riscaldamento delle
soluzioni hanno infatti tre caratteristiche peculiari:
1. Nei passaggi di stato la temperatura non si mantiene costante; sia durante la fusione sia durante
l'ebollizione la temperatura continua a salire.
2. La soluzione inizia a fondere a una temperatura inferiore rispetto al solvente puro e tanto più bassa
quanto maggiore è la concentrazione del soluto.
3. La soluzione inizia a bollire a una temperatura superiore rispetto al solvente puro; inoltre una soluzione
più concentrata inizia a bollire a una temperatura più elevata.

3.5 LE REAZIONI CHIMICHE MODIFICANO LA COMPOSIZIONE DELLE SOSTANZE

Una reazione chimica è un processo in cui le sostanze presenti inizialmente si tra- sformano in sostanze
diverse, riconoscibili perché hanno proprietà differenti rispetto a quelle da cui derivano. Le sostanze
presenti all'inizio di una reazione chimica sono dette reagenti, mentre le sostanze che si ottengono al termine
del processo sono chiamate prodotti.

Ogni reazione viene rappresentata graficamente attraverso una equazione nel nostro esempio viene scritta in
questo modo: La freccia indica la direzione in cui procede la trasformazione; a sinistra vengono scritte le
sostanze reagenti e a destra le sostanze prodotte.

3.6 LA LEGGE DI CONSERVAZIONE DELLA MASSA

Nel 1789 il chimico francese Antoine-Laurent Lavoisier (1743-1794) dimostrò che in tutte le reazioni
chimiche la massa non subisce variazioni apprezzabili ed enunciò una legge di fondamentale importanza per
lo studio delle reazioni chimiche, la legge di conservazione della massa. Durante le reazioni chimiche la
massa si conserva; la somma delle masse dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti.
Questa legge è valida solo se il sistema considerato è chiuso, cioè se non avvengono scambi di sostanze con
l'ambiente circostante.

3.7 LE REAZIONI CHIMICHE LIBERANO O ASSORBONO ENERGIA

Tutte le reazioni chimiche sono accompagnate da scambi di energia tra le sostanze che si trasformano e
l'ambiente circostante. Da questo punto di vista possiamo distinguere due tipi di reazioni: esoergoniche ed
endoergoniche. Le reazioni esoergoniche sono reazioni che liberano energia nell'ambiente. L'energia liberata
può presentarsi in varie forme; Le reazioni esoergoniche che richiedono ossigeno e sviluppano luce e
calore sono denominate combustioni. Reazioni esoergoniche avvengono anche nelle cellule del nostro
corpo in cui l' viene utilizzato per «bruciare» gli zuccheri;
Le reazioni endoergoniche sono reazioni che assorbono energia dall'ambiente esterno. Un esempio di
reazione endoergonica è la fotosintesi clorofilliana: nel corso di questo processo, che avviene nelle foglie
grazie all'energia della luce solare, si producono glucosio e ossigeno a partire da diossido di carbonio e
acqua.

Le reazioni e il principio di conservazione dell’energia


Gli scambi di energia che avvengono durante le reazioni chimiche o nelle trasformazioni fisiche obbediscono
al principio di conservazione dell'energia, anche detto primo principio della termodinamica. L'energia non
può essere né creata né distrutta, ma si può trasformare passando da una forma all'altra. Questa
energia non si può misurare analizzando la sostanza, ma si manifesta quando avviene una trasformazione che
trasferisce energia dal sistema di reazione all'ambiente o viceversa.

3.8 ESISTONO DUE TIPI DI SOSTANZE: ELEMENTI E COMPOSTI

Lo studio delle reazioni chimiche permette di individuare due tipi di sostanze diverse: composti e gli
elementi. Un composto è una sostanza che, attraverso una reazione chimica, può essere suddivisa in
sostanze più semplici. Nessuna reazione chimica permette di decomporre ulteriormente il carbonio,
l'ossigeno e l'idrogeno. Le sostanze che si comportano come il carbonio, l'ossigeno e l'idrogeno sono
chiamate elementi. Un elemento è una sostanza semplice che non può essere decomposta in altre
sostanze.
Gli elementi oggi noti sono poco più di 100; a ciascuno di essi vengono attribuiti un nome e un simbolo. È
importante notare che il comportamento chimico dei composti è totalmente diverso dal comportamento
chimico degli elementi che li costituiscono. Per separare gli elementi che formano un composto occorre
distruggere il composto stesso, utilizzando una reazione chimica, Gli elementi hanno una caratteristica
importante: possono unirsi o ricombinarsi in modo diverso, ma non è mai possibile trasformare, durante una
reazione chimica, un elemento in un altro elemento. In una qualunque reazione chimica, pertanto, gli
elementi che costituiscono i reagenti sono gli stessi che, combinati diversamente, formano i prodotti.

3.9 I COMPOSTI SONO COSTITUITI DA ELEMENTI IN RAPPORTO DEFINITO E COSTANTE

Le reazioni chimiche che permettono di ricavare da un composto gli elementi che lo costituiscono sono dette
reazioni di decomposizione; le reazioni che consentono di produrre composti a partire dagli elementi sono
dette reazioni di sintesi. Sulla base dei risultati ottenuti dallo studio di queste reazioni, agli inizi
dell'Ottocento il chimico francese Joseph Proust enunciò una legge, oggi nota come legge delle
proporzioni definite e costanti: in ogni composto gli elementi sono presenti in un rapporto di massa
definito e stante. Questa legge consente di distinguere con sicurezza i composti dai miscugli. Il rapporto di
combinazione tra le masse degli elementi è diverso da composto a composto. La legge delle proporzioni
definite viene rispettata non solo quando si decompone una sostanza negli elementi che la costituiscono, ma
anche quando si sintetizza un composto partendo dagli elementi. Infatti, le percentuali in massa degli
elementi che si combinano non dipendono dalle quantità di reagenti utilizzate o dal procedimento scelto per
la preparazione, ma dalla natura chimica del composto; se uno degli elementi si trova in quantità superiore a
quella prevista dal rapporto corretto, la parte di reagente in eccesso non reagisce.

3.10 CARATTERISTICHE E SIMBOLI DEGLI ELEMENTI

Gli elementi chimici oggi conosciuti sono poco più di cento; Ogni elemento viene identificato per mezzo di
un nome e di un simbolo. I sim- boli sono costituiti da una o più lettere; la prima è sempre maiuscola, le
altre, quando sono presenti, sono sempre minuscole. Gli elementi vengono ordinati nella tavola periodica,
dove ogni elemento occupa una casella a cui è assegnato un numero d'ordine detto numero atomico. Nella
casella è indicato anche lo stato fisico di ciascun elemento a temperatura ambiente e a pressione atmosferica:
- due elementi sono allo stato liquido (bromo e mercurio);
- undici sono allo stato di gas (idrogeno, elio, azoto, ossigeno, fluoro, neon, cloro, argon, kripton, xenon,
radon);
- tutti gli altri sono allo stato solido.
In ciascuna casella sono riportati anche altri dati fisici come la densità o le temperature di ebollizione e di
fusione. Sui 118 elementi oggi noti, 88 si trovano in natura e combinandosi insieme formano tutti i composti;
quattro sono instabili, ovvero si trasformano spontaneamente mediante processi particolari detti processi
radioattivi: per questo motivo non si trovano nei composti naturali.

L’organizzazione della tavola periodica


La tavola periodica è uno strumento di lavoro molto importante per i chimici perché è costruita in modo tale
da mettere in evidenza somiglianze e differenze tra gli elementi. La tavola di cui oggi disponiamo è stata
sviluppata rielaborando il sistema di classificazione degli elementi proposto nel 1869 dal chimico russo

Dmitrij Ivanovič Mendeleev (1834-1907) e confermato dalle pubblicazioni del fisico tedesco Lothar Meyer.
Nella moderna tavola periodica gli elementi sono disposti in ordine di numero atomico crescente, in
righe orizzontali chiamate periodi. I periodi vengono indicati con numeri arabi riportati a sinistra della
tavola e comprendono un numero di elementi differente: 2 nel primo, 8 nel secondo e nel terzo, 18 nel quarto
ecc. Sotto il corpo principale della tavola si trovano due file che comprendono ciascuna 14 elementi ma non
costituiscono periodi a sé. Gli elementi di queste due file sono denominati rispettivamente lantanidi e attinidi.
I lantanidi sono gli elementi che dovrebbero essere collocati nel sesto periodo tra il lantanio (numero
atomico 57) e l'afnio (numero atomico 72); gli attinidi dovrebbero trovarsi nel settimo periodo tra
l'attinio (numero atomico 89) e il rutherfordio.

Le colonne verticali della tavola periodica sono chiamate gruppi. Anche la disposizione degli elementi nei
gruppi non è casuale Un gruppo è una colonna verticale della tavola periodica raccoglie gli elementi che
hanno proprietà chimiche simili. I gruppi vengono contrassegnati con un numero romano riportato sopra la
prima casella di ciascuno di essi. Questo tipo di classificazione è stato adottato dai chimici solo in tempi
recenti; in passato i gruppi venivano suddivisi in tre categorie:
- gruppi A, o gruppi degli elementi rappresentativi;
- gruppi B, o gruppi degli elementi di transizione;
- lantanidi e attinidi, chiamati genericamente elementi della doppia transizione.
Nel caso degli elementi rappresentativi le differenze di comportamento chimico tra un gruppo e l'altro sono
nette ed evidenti;
Alcuni gruppi degli elementi rappresentativi hanno nomi comuni che evidenziano alcuni aspetti del loro
comportamento chimico:
- gli elementi del gruppo IA, con l'eccezione dell'idrogeno, sono chiamati metalli alcalini: sono metalli,
formano con l'ossigeno composti solubili in acqua che danno soluzioni fortemente alcaline e caustiche;
- gli elementi del gruppo IIA sono chiamati metalli alcalino-terrosi; sono metalli e i loro composti con
l'ossigeno sono alcalini ma non tutti sono solubili in acqua e sono presenti nel terreno sotto forma di
sedimenti;
- gli elementi del gruppo VIIIA sono chiamati gas nobili o gas inerti: sono gas caratterizzati da una
reattività chimica moloto limitata, e solo alcuni formano composti; gli elementi del gruppo
- VIIA sono chiamati alogeni perché reagiscono facilmente con i metalli formando composti solidi chiamati
sali.

3.11 METALLI, NON METALLI E SEMIMETALLI

Una prima analisi delle caratteristiche fisiche porta a dividerli in tre grandi categorie: metalli, non metalli e
semimetalli. La maggior parte degli elementi (circa 80) appartiene alla categoria dei metalli.
1. Gli elementi metallici sono solidi a temperatura ambiente; hanno aspetto lucente e, con poche
eccezioni, hanno colore bianco argenteo. Presentano temperature di fusione elevate anche se variabili
in un intervallo molto ampio (dai 27 °C del francio ai 3410 C del tungsteno) e sono buoni conduttori di
elettricità e calore. Sono duttili (possono cioè essere tirati in fili) e malleabili (possono essere ridotti in
lamine) e si deformano facilmente, senza rompersi, perciò si prestano a essere lavorati. Tutti formano
facilmente composti con elementi non metallici, raramente con altri metalli. Nella tavola periodica i
metalli si trovano nel settore sinistro.
2. Gli elementi non metallici hanno proprietà più variabili: a temperatura ambiente alcuni sono
solidi, altri liquidi, altri aeriformi; hanno punti di fusione molto vari ma quasi sempre bassi. Non sono
facilmente lavorabili, sono opachi e in genere pessimi conduttori di calore ed elettricità. Molti si
trovano allo stato puro in natura, ma tutti, tranne i gas nobili, possono formare composti sia con metalli
sia con altri elementi non metallici. I non metalli sono collocati nel settore destro della tavola periodica.
3. I semimetalli o semiconduttori sono otto: boro, silicio, germanio, arsenico, selenio, antimonio,
tellurio e astato. Questi elementi presentano proprietà intermedie tra quelle dei metalli e quelle dei non
metalli; per questo motivo, nella tavola periodica sono collocati tra le due categorie.

Capitolo 4: Oltre il visibile; la teoria atomica


4.1 LA TEORIA ATOMICA DI DALTON

La teoria atomica afferma che la materia non è continua, ma è costituita da minuscoli corpuscoli,
chiamati atomi. Essa spiega come è fatta la materia a livello microscopico e contemporaneamente consente
di comprendere e prevedere molti aspetti proprietà e delle trasformazioni della materia a livello
macroscopico. La prima teoria atomica venne formulata dal chimico inglese John Dalton (1766- 1844)
nel 1808 per spiegare le leggi di Lavoisier e Proust, e per rispondere agli interrogativi che nascevano
dalle osservazioni su elementi e composti. Dalton intuì che si poteva rispondere a questi interrogativi solo
ammettendo l'ipotesi che la materia sia formata da corpuscoli compatti, indivisibili, caratterizzati da una
massa definita e misurabile. Egli chiamò queste particelle atomi (che in greco vuol dire «indivisibili»),
riprendendo un antico termine filosofico proposto da Democrito nel IV secolo a.C.

La teoria di Dalton si basa su cinque punti:


1. la materia è costituita da atomi piccolissimi, indivisibili e indistruttibili;
2. gli atomi di uno stesso elemento sono identici e hanno uguale massa;
3. gli atomi di un elemento non possono essere convertiti in atomi di altri elementi;
4. gli atomi di elementi diversi possono unirsi a formare composti, che contengono un numero intero e
definito di atomi;
5. gli atomi non si creano e non si distruggono.
Dalton attribuì a ciascun tipo di atomo proprietà misurabili come la massa e cercò prove sperimentali a
sostegno di quanto affermava. A lui va attribuito il merito di aver utilizzato per primo un metodo
rigorosamente scientifico per indagare sulla struttura della materia o studiare il mondo microscopico.

Le leggi ponderali sono il fondamento della teoria di Dalton


Appassionato studioso di chimica e meteorologia, Dalton effettuò una serie di brillanti esperimenti sul
comportamento dei gas e dei composti. Egli concentrò la sua attenzione sugli elementi che possono
formare più composti: l'ossigeno e il carbonio, per esempio, possono dar luogo alla formazione di due
composti differenti, il monossido di carbonio (che è tossico) e il diossido di carbonio (più denso, che soffoca
la fiamma). I due composti hanno un diverso rapporto di combinazione tra gli elementi che li
costituiscono.
Il diossido di carbonio quindi contiene una percentuale di ossigeno due volte più gran- de rispetto al
monossido. Analizzando molti casi simili a quelli descritti, Dalton giunse nel 1803 formulare la legge
delle proporzioni multiple.
Quando due elementi danno origine a più composti, le diverse masse di un elemento che si combinano
con una stessa massa dell'altro elemento stanno tra loro in rapporti proporzionali espressi da numeri
piccoli e interi.

La legge di conservazione della massa, le leggi delle proporzioni definite e delle proporzioni multiple sono
chiamate leggi ponderali, perché hanno come oggetto di studio il comportamento della massa nelle reazioni
chimiche. Secondo Dalton la teoria atomica è l'unico modello in grado di spiegare le leggi ponderali;
La legge di Lavoisier della conservazione della massa può essere spiegata in modo adeguato solo se si
ammette che la materia sia costituita da corpuscoli compatti che non possono essere distrutti, creati o
trasformati in atomi di altri elementi. La legge di conservazione della massa viene quindi intesa da Dalton
come «legge di conservazione degli atomi».

——->Legge di Lavoisier: In una reazione chimica, la massa si conserva perché il numero e la natura degli
atomi restano inalterati: la somma delle masse del sodio e del cloro è uguale alla massa totale del cloruro di
sodio.

——->Legge di Proust: Il rapporto tra le masse di cloro e di sodio è definito e costante: un atomo di cloro si
combina sempre con uno di sodio e ogni atomo di cloro ha una massa 1,54 volte maggiore di quella di ogni
atomo di sodio.

Come afferma la legge di Proust delle proporzioni definite, ogni composto ha una composizione costante
perché le particelle che contiene sono formate da un numero costante e caratteristico di atomi, ciascuno dei
quali ha una propria massa.
Due composti che contengono gli stessi elementi, ma numeri di atomi diversi, hanno identità diversa e
formano sostanze diverse. Per esempio, abbiamo visto che un atomo di ossigeno e un atomo di carbonio
formano il composto monossido di carbonio, mentre un atomo di carbonio unito a due atomi di ossigeno
forma il diossido di carbonio. Nel diossido di carbonio vi è quindi un numero doppio (e una massa doppia)
di atomi di ossigeno rispetto al monossido di carbonio. In questo modo si spiega la legge delle proporzioni
multiple, Tale legge non avrebbe senso se le particelle dei composti non contenessero sempre un numero
intero di atomi.

4.2 LA MODERNA TEORIA ATOMICA

L'attuale teoria atomica, tuttavia, per molti aspetti è diversa da quella di Dalton: egli riteneva, per
esempio, che gli atomi fossero corpuscoli compatti e indivisibili, ma gli esperimenti condotti verso la fine
dell'Ottocento hanno dimostrato che gli atomi sono costituiti da particelle ancora più piccole. Possiamo
riassumere la moderna teoria atomica nei seguenti punti:
1. la materia è formata da atomi, a loro volta costituiti da particelle subatomiche,
2. esistono tanti tipi di atomi quanti sono gli elementi;
3. gli atomi non sono indivisibili, ma durante le trasformazioni chimiche o fisiche rimangono sempre
integri;
4. gli atomi possono unirsi tra loro formando particelle più complesse chiamate molecole;
5. sia gli atomi sia le molecole possono acquisire una carica elettrica positiva o negativa.

Si può quindi definire l’atomo la più piccola parte di un elemento che manifesta le proprietà chimiche
tipiche di quell'elemento.
Gli atomi tuttavia non sono le unità elementari della materia, ma sono costituiti a loro volta da particelle più
semplici chiamate protoni, neutroni ed elettroni (particelle subatomiche). Protoni, neutroni ed elettroni sono
uguali in tutti gli atomi. Nel prossimo paragrafo descriveremo le caratteristiche di queste particelle. Benché
siano composti da particelle più piccole, gli atomi restano integri sia nei passaggi di stato sia nelle
trasformazioni chimiche. Infatti durante le reazioni gli atomi conservano la loro identità, cioè non si
frazionano né si trasformano in atomi di altri elementi. Essi possono però combinarsi tra loro dando origine a
molecole, costituite da un numero intero di atomi:
una molecola è una particella formata da atomi uguali o diversi legati tra loro.

Ogni molecola ha una composizione definita, cioè contiene un preciso numero di atomi per ciascuno degli
elementi che la compongono, e ha proprietà diverse da quelle degli atomi che la costituiscono. Le forze che
uniscono gli atomi in una molecola sono chiamate legami chimici, Alcuni tipi di legami prevedono che gli
atomi perdano o acquistino uno o più elettroni: di conseguenza, tali atomi non sono più elettricamente neutri,
ma sono dotati di una carica positiva o negativa. Atomi o molecole dotati di carica elettrica sono chiamati
ioni.

4.3 LA COMPOSIZIONE DEGLI ATOMI: PROTONI, ELETTRONI E NEUTRONI

Gli atomi presenti in tutte le sostanze, pur manifestando comportamenti chimici molto vari e diversificati,
contengono gli stessi tipi di particelle: i protoni, gli elettroni e i neutroni. Queste particelle, chiamate
particelle subatomiche, sono state scoperte studiando le proprietà elettriche della materia.

Le proprietà elettriche della materia


Esistono due tipi di carica elettrica la carica positiva (+) e la carica negativa (-). Le forze tra cariche
elettriche dello stesso tipo (positive o negati- ve) sono repulsive; le forze tra cariche elettriche di tipo
contrario sono attrattive. I corpi dotati di carica elettrica non differiscono solo per il tipo, ma anche per la
quantità di carica che contengono. Nel SI I'unità di misura della quantità di carica è il coulomb (C). Il valore
della misura è sempre preceduto da un segno + o da un segno - per indicare il tipo di carica presente. Le
cariche elettriche presentano una particolarità importante: si sommano algebricamente. Un corpo quindi può
essere neutro in due situazioni diverse:
- se non contiene carica;
- se contiene una quantità di carica positiva uguale alla quantità di carica negativa.

La legge di Coulomb e la forza elettrica


Alla fine del diciottesimo secolo lo scienziato francese Charles Augustin de Coulomb (1736-1806) scoprì che
il valore di questa forza non è condizionato solo dalla quantità di carica dei corpi in esame, ma anche dalla
loro distanza: se i due corpi vengono allontanati, la forza che agisce tra di loro diminuisce. anche se la loro
carica resta la stessa; se invece vengono avvicinati, il valore della forza aumenta. La relazione matematica tra
forza elettrica, carica dei corpi e distanza è espressa dalla legge di Coulomb: Tra due corpi di carica Q, e
Q2 agisce una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle loro cariche e
inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.
k = costante (nel vuoto = 8,99 10° N m2/C²);
Qi = quantità di carica (in coulomb) del corpo 1;
Q2 = quantità di carica (in coulomb) del corpo 2;
d = distanza (in metri) tra le due cariche.

La forza F si misura in newton e ha segno positivo se i due corpi hanno lo stesso tipo di carica, ha segno
negativo se i due corpi hanno carica opposta. Carica e distanza influenzano in modo differente il valore della
forza elettrica: la forza diventa due volte più intensa se una delle cariche raddoppia, mentre si riduce a un
quarto di quella iniziale se la distanza raddoppia (perché la distanza compare al denominatore della frazione
ed è elevata al quadrato).

Le particelle subatomiche sono identiche in tutti gli atomi


Le proprietà elettriche della materia si spiegano considerando le caratteristiche delle particelle subatomiche:
protoni, neutroni ed elettroni. Queste particelle sono identiche in tutti gli atomi, che perciò differiscono solo
per il numero di protoni, neutroni ed elettroni che contengono.
- Il protone (p) è una particella elettricamente positiva e ha carica pari a 1,602 10-C. Poiché questa risulta
essere la più piccola carica positiva osservata, si è stabilito di assegnarle valore convenzionale +1.
- L'elettrone (e) è una particella con carica elettrica negativa. La carica dell'elettrone (pari a -1,602 · 10-19
C) è la più piccola carica negativa osservata cd è uguale e contraria a quella di un protone. Tutte le cariche
elettriche negative esistenti in natura sono multipli della carica di un elettrone, che corrisponde perciò alla
carica elementare negativa e ha valore convenzionale -1.
- Il neutrone (n) è una particella subatomica priva di carica elettrica; la sua massa è quasi identica a quella
di un protone ed è pari a 1,675 10-kg.

4.4 IL NUMERO ATOMICO E IL NUMERO DI MASSA

Gli atomi dei vari elementi sono formati da un numero diverso di particelle subatomiche. In tutti gli
atomi il numero di protoni è uguale al numero di elettroni; per questo motivo gli atomi sono neutri, anche se
al loro interno sono presenti cariche positive e negative. Il numero di neutroni presenti in un atomo spesso
è differente da quello dei protoni e degli elettroni; inoltre i neutroni, insieme ai protoni, determinano il
valore della massa dell'atomo. Il numero degli elettroni invece non influenza la massa dell'atomo,

poiché queste particelle hanno una massa trascurabile. La composizione degli atomi viene oggi descritta
utilizzando due dati: il numero atomico e il numero di massa.
Il numero atomico (Z) è il numero di protoni presenti in un atomo; tutti gli atomi di uno stesso
elemento hanno lo stesso numero atomico.
Quando si scrive il simbolo di un elemento (E) e si vuole mettere in evidenza la sua composizione, il numero
atomico viene scritto in basso a sinistra. Poiché gli atomi sono neutri, il numero atomico indica anche il
numero di elettroni che un atomo contiene. Il numero di neutroni presenti in un atomo si ricava dal numero
di massa. Il numero di massa (A) è la somma del numero di protoni e neutroni presenti i atomo. Il
numero di massa viene riportato in alto a sinistra del simbolo dell'atomo a cui si riferisce. Quando si conosce
il numero di massa di un atomo è possibile stabilire quanti neutroni possiede; basta sottrarre il numero
atomico al numero di massa: numero di neutroni = A - N.

4.5 L'ATOMO È UNA SFERA VUOTA CHE CONTIENE UN NUCLEO MINUSCOLO

L'atomo non una sfera compatta, nella quale protoni, neutroni ed elettroni sono distribuiti in modo uniforme.
Oggi sappiamo che all'interno di ogni atomo si trova un orno centrale minuscolo e denso, il nucleo,
circondato da uno spazio vuoto in cui si muovono a velocità elevatissima gli elettroni. Sappiamo anche da
quali particelle è costituito il nucleo. Il nucleo di un atomo contiene i protoni e i neutroni e possiede una
carica posia uguale al numero atomico. Nell'atomo il nucleo occupa uno spazio piccolissimo: si calcola
che il diametro di un atomo sia 10000 volte più grande del diametro del suo nucleo. Nell'enorme spazio
vuoto intorno al nucleo si trovano gli elettroni; questi si muovono occupando un volume molto grande
rispetto alle loro dimensioni. Le dimensioni di un atomo corrispondono allo spazio occupato dagli
elettroni in movimento; l'atomo quindi non ha «confini» definiti e precisi. Inoltre, l'atomo è una struttura
quasi interamente vuota. Non dobbiamo dimenticare infatti che i nuclei hanno carica positiva e si
respingono con una forza proporzionale al numero di protoni che contengono.

L’atomo, il nucleo e la forza nucleare


Nell'atomo agiscono forze molto intense. La forza che trattiene gli elettroni intorno al nucleo è di natura
elettrica: ogni elettrone viene attratto dalla carica positiva del nucleo e si muove continuamente intorno ad
esso. A causa della loro carica elettrica gli elettroni si respingono reciprocamente. La repulsione tra gli
elettroni fa si che essi occupino tutto il volume dell’atomo. I protoni e i neutroni del nucleo invece sono
tenuti insieme dalla forza nucleare: tale forza è molto più intensa di tutte le forze conosciute, tuttavia
agisce solo tra coppie di particelle poste a brevissima distanza come i protoni e i neutroni del nucleo.
L'intensità della forza nucleare complessiva che agisce in un nucleo aumenta all'aumentare del
numero di protoni e neutroni presenti e non è condizionata dalla loro carica elettrica: essa agisce
infatti tra protone e protone, tra protone e neutrone e tra neutrone e neutrone. I neutroni svolgono
quindi un ruolo importante: grazie ad essi la forza nucleare raggiunge un valore sufficiente per sovrastare la
repulsione elettrica esistente tra i protoni (che hanno la medesima carica elettrica). Nel nucleo vi è un
delicato equilibrio tra protoni e neutroni; i protoni portano la carica positiva che permette di attirare e
trattenere gli elettroni, ma non sono in grado di mantenere la stabilità del nucleo senza la presenza di un certo
numero di neutroni: non potrebbe infatti esistere un nucleo costituito soltanto da due o più protoni. Grazie
alla forza nucleare i nuclei mantengono una struttura compatta e stabile e non vengono modificati nel
corso delle normali reazioni chimiche. L'energia che si può produrre durante una reazione chimica infatti
non è sufficiente per vincerla e disgregare il nucleo. Per questo gli atomi conservano la loro identità nelle
reazioni chimiche.

4.6 GLI ISOTOPI DI UN ELEMENTO CONTENGONO UN NUMERO DIVERSO DI NEUTRONI

Gli atomi di un elemento, come abbiamo detto, contengono sempre il medesimo numero di protoni e di
conseguenza hanno tutti la stessa carica nucleare. E possibile tuttavia trovare atomi del medesimo elemento
che contengono un diverso numero di neutroni, Per esempio, esistono tre diversi atomi di idrogeno chiamati

prozio, deuterio e trizio. Questi atomi hanno lo stesso numero di protoni ma con- tengono un diverso numero
di neutroni. Gli isotopi sono atomi con uguale numero di protoni (stesso numero atomico) e di- verso
numero di neutroni (diverso numero di massa).

Gli isotopi di un elemento, indicati con lo stesso simbolo, hanno identiche proprietà chimiche perché i
loro nuclei hanno la medesima carica (contengono lo stesso numero di protoni) e attirano gli elettroni
circostanti con la medesima forza. I neutroni non esercitano alcuna attrazione o repulsione sugli elettroni;
di conseguenza, la presenza di un diverso numero di neutroni non influenza né la carica del nucleo né la
forza di attrazione che questo esercita sugli elettroni. Poiché contengono un diverso numero di neutroni,
però, essi differiscono per la massa e per le proprietà che da essa dipendono: H. per esempio, ha massa
doppia rispetto a H. Quando si scrive il simbolo di un isotopo, il numero atomico viene generalmente omesso
perché ad ogni elemento corrisponde sempre lo stesso numero atomico (che è riportato nella casella della
tavola periodica) indipendentemente dall’isotopo.

4.7 IL NUMERO DI ELETTRONI IN UN ATOMO PUÓ VARIARE

Il nucleo di un atomo mantiene la sua identità nel corso delle trasformazioni chimiche, perché al suo interno
agiscono forze molto intense. La maggior parte degli atomi può perdere o acquistare elettroni; quando ciò
accade l'atomo si trasforma in uno ione. Uno ione è un atomo o un gruppo di atomi dotato di una o più
cariche elettriche, positive o negative.

Gli ioni che hanno carica positiva sono chiamati cationi e si formano quando gli atomi perdono uno o più
elettroni. Se l'atomo perde un elettrone avrà carica +1, se perde due elettroni la sua carica sarà +2 e così via.
Gli ioni positivi vengono rappresentati con medesimo simbolo dell'elemento, indicando in alto a destra il
numero delle cariche. Gli ioni che hanno carica negativa sono chiamati anioni e si formano quando gli
atomi acquistano elettroni. Ogni ione negativo ha carica uguale al numero di elettroni aggiunti. In natura gli
elementi possono trovarsi allo stato di ioni, che si formano dagli atomi neutri in seguito a processi di
vario genere: scambio di elettroni tra atomi diversi, collisioni con altre particelle, effetto di radiazioni ad alta
energia.
È importante notare che il nucleo di uno ione possiede la stessa composizione di quello presente
nell'atomo neutro da cui deriva: infatti, come abbiamo già detto, il nucleo non si modifica mai durante le
reazioni chimiche. Processi che modificano il numero di protoni avvengono solo durante le reazioni
nucleari. Tali processi non portano alla formazione di ioni, ma producono nuclei di un elemento diverso (per
esempio, togliendo un protone a un nucleo di carbonio si ottiene un nucleo di boro).

*Definizioni importanti: In chimica, l'orbita è la traiettoria che, secondo la vecchia teoria dell'atomo di
Bohr, un elettrone segue nella rotazione attorno al nucleo, attraversando una linea. Un orbitale è
invece una zona di spazio, quindi non più una linea, dove è altamente probabile che si trovi l'elettrone.

Capitolo 5: il linguaggio della chimica


5.1 DALLA TEORIA ATOMICA AL LINGUAGGIO DELLE FORMULE

Per descrivere la composizione delle particelle degli elementi e dei composti i chimici utilizzano un
linguaggio simbolico particolare: esso è costituito da formule nelle quali vengono rappresentate le sostanze.
Nella formula di un elemento o di un composto viene indicata la composizione della più piccola
particella che caratterizza la sostanza. Nella formula viene indicato non solo il tipo, ma anche il numero di
atomi o di ioni di ciascun elemento presenti nella particella. Questo aspetto è molto importante: il
comportamento chimico di una sostanza infatti non dipende solo dalla sua composizione qualitativa (cioè dal
tipo di atomi che contiene), ma anche dalla sua composizione quantitativa (cioè dal numero di atomi presenti
nelle sue particelle). La differenza di comportamento corrisponde a una diversa composizione delle loro
molecole.

I criteri per descrivere le formule:


Esistono alcune regole convenzionali per scrivere le formule chimiche:
- Ogni atomo viene rappresentato con il simbolo dell'elemento a cui appartiene.
- I simboli degli elementi si scrivono uno dopo l'altro e in basso a destra di ciascun simbolo viene riportato
un pedice che indica quanti atomi o ioni di ciascun elemento sono presenti.
- Quando una sostanza è formata da ioni, nella formula viene indicata solo la carica complessiva della
particella
Il linguaggio delle formule è molto preciso perché deve fornire indicazioni chiare sulla composizione
delle sostanze; di seguito sono elencate alcune avvertenze per evitare gli errori più comuni:
- Il pedice in basso a destra si riferisce solo all'elemento vicino;
- Solo la prima lettera del simbolo è scritta in maiuscolo;
- Non si può indicare il numero di atomi con un numero che precede la formula;
- Non si possono scrivere numeri a grandezza normale al posto dei pedici e non si sono introdurre segni di
alcun genere all'interno della formula.

5.2 LE FORMULE DEGLI ELEMENTI

Gli elementi allo stato puro sono formati da atomi singoli o da molecole che contengono atomi tutti uguali
tra loro. È bene ricordare che le molecole hanno proprietà diverse da quelle degli atomi in esse contenuti
(anche nel caso in cui siano uguali tra loro). Perciò è importante distinguere, nel linguaggio delle formule, gli
elementi costituiti da molecole da quelli formati singoli atomi. Non esistono elementi allo stato puro formati
da ioni: gli ioni di un elemento hanno lo stesso tipo di carica e si respingono.
- Undici elementi si trovano sempre allo stato di molecole;
- Tutti i restanti elementi sono formati da singoli atomi; la loro formula coincide con simbolo dell'elemento
stesso.

5.3 LE FORMULE DEI COMPOSTI

I composti contengono atomi o ioni di elementi diversi uniti in rapporti numerici costanti. Esistono due tipi
di composti: i composti molecolari, che contengono molecole vere e proprie, e i composti ionici, costituiti
da ioni positivi e negativi che formano un unico agglomerato. Composti molecolari e ionici hanno struttura
diversa. Nei composti molecolari ogni molecola è una unità distinta dalle altre. Le forze elettriche che
uniscono gli atomi all'interno di una molecola sono chiamate legami covalenti.

Nei composti ionici, invece, gli ioni sono organizzati in schiere, in modo che ogni ione negativo sia
circondato da ioni positivi e viceversa. La forza di attrazione elettrica che agisce tra gli ioni positivi e

negativi è chiamata legame ionico. Anche se costituiti da particelle cariche, i composti ionici sono neutri
perché contengono sempre un numero di cariche positive uguale al numero di cariche negative.
- La formula dei composti molecolari rappresenta la composizione di una singola molecola;
- La formula dei composti ionici indica solo i rapporti di combinazione esistenti tra gli ioni dei diversi
elementi; in queste sostanze, infatti, non ci sono molecole. Nei composti ionici, la particella descritta dalla
formula si chiama unità formula.
Talvolta le formule dei composti molecolari e ionici vengono scritte adottando accorgi- menti particolari. In
alcune formule, per esempio, sono presenti le parentesi tonde per indicare un gruppo di atomi che si ripete
più volte. L'indice posto in basso a destra dopo la parentesi indica quante volte si ripete il gruppo.
Viene adottata una simbologia particolare anche per scrivere le formule dei composti idrati, sostanze solide
in cui le molecole o gli ioni del composto sono unite a un numero definito di molecole d’acqua.

I composti molecolari più numerosi sono quelli del carbonio


Nessun elemento forma tanti composti molecolari come il carbonio; Troviamo il carbonio in materiali come
il petrolio e i suoi derivati, i combustibili, i coloranti, i profumi, gli alimenti, le materie plastiche, le vernici,
gli inchiostri, i detergenti, i farmaci. Il carbonio inoltre gioca un ruolo decisivo nella chimica degli esseri
viventi: quasi tutte le molecole che formano le cellule di un organismo, infatti, contengono questo elemento.
L'esistenza di così tanti composti dipende dalla capacità che hanno gli atomi di carbonio di unirsi formando
catene anche lunghissime, alle quali si uniscono atomi di elementi diversi. I composti formati da catene di
atomi di carbonio sono chiamati composti organici.
Tra gli elementi che si uniscono al carbonio, il più importante è sicuramente l'idrogeno, presente in quasi
tutte le molecole organiche. I composti organici formati solo da carbonio e idrogeno sono chiamati
idrocarburi. In generale, le formule degli idrocarburi vengono scritte utilizzando le regole descritte in
precedenza. Nel caso di composti organici più complessi talvolta si adottano strategie di scrittura diverse:
vengono raggruppati insieme gli atomi uniti a ciascun atomo di carbonio. Questa forma di scrittura è utile
poiché spesso tra i composti organici si osservano molecole che, pur avendo la stessa composizione, hanno
proprietà differenti tra loro perché gli atomi sono disposti diversamente.

5.4 LE REAZIONI EI PASSAGGI DI STATO SECONDO LA TEORIA ATOMICA

Quando avviene una reazione chimica, gli atomi dei reagenti si separano e si ricombinano producendo
nuove particelle che hanno formula diversa.
Per questa ragione i prodotti di una reazione hanno proprietà differenti rispetto ai reagenti. Per
esempio. Le formule dei prodotti sono diverse rispetto a quelle dei reagenti: ciò accade in qualunque
reazione chimica.
Al contrario, quando si modifica lo stato fisico di una sostanza, non si altera com- posizione delle sue
particelle. La formula dell'acqua solida, liquida o aeriforme è dunque la stessa. Per questo le proprietà
chimiche dell'acqua non mutano anche quando si presenta in stati fisici differenti.

5.5 L'EQUAZIONE CHIMICA RAPPRESENTA I RAPPORTI TRA LE PARTICELLE DEI


REAGENTI E DEI PRODOTTI

Per rappresentare in forma sintetica e simbolica ciò che accade tra gli atomi durante una reazione si
utilizzano le equazioni chimiche. Un'equazione chimica descrive una reazione indicando i rapporti
numerici tra le particelle dei reagenti e dei prodotti, rappresentate mediante le rispettive formule.
Nell'equazione chimica si scrivono le formule dei reagenti (a sinistra) e quelle dei prodotti (a destra); ogni
formula rappresenta una singola particella della sostanza. Reagenti e prodotti sono separati da una freccia
che indica la direzione del processo. Davanti alle formule vengono posti dei numeri, detti coefficienti
stechiometrici, che indicano il numero minimo di particelle che partecipano alla reazione. I coefficienti
stechiometrici sono in genere numeri interi, variano da reazione a reazione e vengono scelti in modo che

l'equazione chimica rispetti la legge di conservazione della massa. Secondo questa legge, espressa nella
forma proposta dalla teoria atomica, nelle equazioni chimiche il numero complessivo di atomi di ciascun
elemento presente nei reagenti deve essere sempre uguale al numero complessivo di atomi dello stesso
elemento presenti nei prodotti.

I simboli delle equazioni


L'equazione chimica fornisce importanti informazioni qualitative e quantitative:
- la lettura delle formule dei reagenti e dei prodotti ci permette di capire come si riorganizzano gli atomi
durante la reazione (indicando quindi i cambiamenti qualitativi avvengono nel corso della
trasformazione);
- i coefficienti definiscono i rapporti numerici tra le particelle dei reagenti e dei prodotti (indicando quindi i
rapporti quantitativi tra le sostanze che partecipano al processo).
Formule e coefficienti compaiono in tutte le equazioni chimiche; Talvolta è utile indicare lo stato fisico dei
reagenti e dei prodotti, cioè se questi sono solidi, liquidi o gas. Riportiamo così il simbolo s per i solidi, / per
i liquidi e g per i gas racchiuso in parentesi subito dopo la formula chimica. Il simbolo aq, che significa
«soluzione acquosa», indica che una particolare sostanza disciolta in acqua.
Altri simboli che possono comparire sono:
- Freccia con la punta verso l’alto a fianco della sostanza indica liberazione di gas;
- Triangolo/delta posto sulla freccia indica che i reagenti vengono sottoposti a riscaldamento;
- Freccia con la punta verso il basso a fianco della sostanza indica che si forma un precipitato;
- la doppia freccia indica che la reazione è reversibile, quindi può procedere sia dai reagenti ai prodotti, sia
viceversa.
In alcune reazioni bisogna tenere conto anche dell'energia che si produce o che si consuma.

5.6 LE EQUAZIONI CHIMICHE DEVONO ESSERE BILANCIATE

Per queste ragioni la scrittura di un'equazione implica sempre tre passaggi:


- Si osserva il fenomeno e si identificano reagenti e prodotti.
- Si cercano e si scrivono le formule dei reagenti e dei prodotti; tali formule devono corrispondere alla
composizione effettiva delle loro particelle e non si devono modificare quando si compie l'operazione
successiva.
- Si scrivono davanti alle formule i coefficienti stechiometrici, che devono essere con- formi alla legge di
conservazione della massa.
Un'equazione chimica in cui i coefficienti sono stati scritti correttamente viene detta equazione
bilanciata; l'operazione che si esegue per scegliere i coefficienti da anteporre alle formule si chiama
bilanciamento. Bilanciare un'equazione chimica significa porre davanti alle formule i coefficienti
appropriati per uguagliare nei reagenti e nei prodotti il numero di atomi di ciascun elemento.
Per eseguire correttamente il bilanciamento si devono rispettare tre regole:
- non si possono mai modificare le formule;
- il coefficiente 1 non si scrive, perché la formula da sola indica già una particella;
- i coefficienti devono essere numeri interi e devono avere il minimo valore possibile.

Impariamo a bilanciare: tre regole pratiche


Per bilanciare un'equazione è conveniente operare in quest'ordine:
- si bilanciano per primi i metalli e i non metalli presenti nei composti;
- anche quando sono presenti nei composti, ossigeno e idrogeno si bilanciano dopo gli altri elementi perché
spesso compaiono in molte formule;
- le molecole di acqua e gli elementi puri si bilanciano per ultimi.
È utile anche ricordare che il coefficiente posto davanti alla formula si riferisce all'intero aggregato di atomi
e non a un solo elemento.

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