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23 º

“ai A uita di Giuſeppe, Magni


3 è o | fico S. Pandolfo, oltre ai ſa
cri miſteri, che in ſe contie
ne, è ripiena di coſi uari e v

º compaſsioneuoli accidenti,
giºche moſſe gia, molti anni ſo
º no, quel gran Pontefice Pao
lo terzo a preporla per degno ſoggetto del uerſo
latino del dottiſsimo Fracaſtoro; come che egli da
morte ſouragiunto , non ne poteſſe condurre a fine
piu che due libri. La onde hauendola ancora io la
paſſata eſtate ridotta, quali elle ſi ſiano, in queſte
ſtanze, ho uoluto mandandole fuori, indrizzarle a
V.S. Io ſo, che alle ſue rare e uirtuoſe qualità con
uerrebbe maggior dono: percioche, quantunque
ella ſia abondeuole di facultà, è molto piu dei be
ni e dei theſori dell'animo, in guiſa, che ha poſto
ſempre la religione e la carità per baſe e fondamen
to di tutte le ſue attioni, conoſcendo a che fine ſiano
agli huomini concedute le ricchezze dalla liberalità
di Dio. Onde caminando per quelle uie, che appar
tengono a buon Chriſtiano, illuſtrate la uoſtra no
bile famiglia con fregi di uirtuoſiſsime operationi,
con la benificenza giouando a molti, e con la bontà
dimoſtrando la uera regola di negotiare ſenza pie
gar punto da quello honeſto, fuor del quale non
uolſero i ſaui antichi, che l'utile haueſſe luogo. E
perche, come dice Platone, quali ſono i Prencipi
nelle Republiche,tali ſogliono eſſere i cittadini, pren
dendo nella uoſtra caſa priuata da uoi eſempio la uo
ſtra famiglia, eſſa caſa è uiuo eſemplare d'oggni uirtù.
Di qui lauoſtra Magnifica conſorte, Donna di gen
tile & eleuato ſpirito, tra molte ſue lodeuoliſſime
parti, ſi diletta non poco della lettione delle ſacre co
ſe: el Magnifico S. Marco, uoſtro nipote, per le uo
ſtre ueſtigie caminando, moſtra euidentisſimi ſegni
di douer riuſcire un'altro uoi. E adunque per que
ſte e per molte altre nobiliſſime e uirtuoſiſſime con
ditioni V.S. degna di maggior dono. Ma trouan
doſi in lei la humanità eguale alle altre ſue parti, mi
rendo certiſſimo, che ſcuſando il poco mio potere,
riguarderà al gran diſiderio, ch'è in me di hono
rarla. E le bacio la mano.
- Di V. S. Seru.

Lodouico Dolce
i

- - ----

I BR o P RIM o. Se i
il e ANT o queleaſtogiouanetto
Hebreo, - e se

Cui de fratelli inuidia alta e


infinita .
S è TPoner uolendo a fin noioſo e
º reo, - -

il Fe piu chiara e illustre la


ritiene"litudini - -

“ ſua uita,
e Moſtrando in lui, quanto moſtrar poteo
Tel fauor di là sì celeſte aita, -

Tal, che fu poi di prigionero afflitto


Tuca e rettor del fortunato Egitto. -
. L I B R o
- T º, che con gliocchidi pietà guardaſi
cAl'innocenza delſincero petto; -

E lui ſaluando, eterno Ke ſaluaſti


Il gran padre date tanto diletto:
2tlcun ſeme qua giu poſcia formaſti
L'antico d'Iſrael popolo eletto,
Onde uſcì quel, c'humil con la ſua morte
-a
Telcielo aperſe anoile chiuſe porte.
-

c . Al u ſol guida la man, mouilingegno


-

,
-,

s
-

Tal, che non uada la mia barca errando;


I fammi ſide la tua ſcorta degno,
9uanto conuiene al mar, ch'io uo ſolcando .
TDicaſte orecchie alto ſoggetto degno
E queſto; e non uiſon file d'Orlando.
Però dal canto mio puro e gentile
7’arta luogo profano, ignaro, e uile.
L'Auerſario di Dio, che conoſcea,
Che del ſangue de Abram nelcieco mondo
Scender una progente almadouea,
Che struggeria tutto il Tartareo fondo;
Colmo di rabbia e di dolor giacea
Fra la gran turba del ſuo stuolo immondo,
Tºeſiando, che ſeco parimente
Tutta haueſe aperir l'humana gente. - -

Tunque
P R I M O.
Dunque temendo le Angelmaladetto
La ruina d'e Abiſſo, e'l proprio male,
Hauta ſopra giacob graue ſospetto;
Che di giuſtitia a lui non era eguale.
TNe alcun, che con piumondo e puro affetto
cAd ogni uan deſio troncaſſe l'ale,
cA Dio peſe e gran uittime ſacrando,
E le ſue leggi a pien tutte oſſeruando.

- AMa quel, che fa, che naggior tema pigli


7Ne laſci ungua il ſospetto irſi da canto, -

E, che lo uede hauer dodici figli, -

Onde naſcer potea quel Duca Santo,


Che trardouea da ſuoi tenaci artigli
L'anime elette, e da l'eterno pianto. . .
gueſto lo facea ſtar pallido e moſto,
Odiando piu coſtor, che tutto il reſto.
-
-
-s - - - - -
Però Satan la reamente aſſotiglia a
Per ſottrar il ſuo cor dal graue affanno,
TD'eſtinguer, s'egli puo, queſta famiglia;
& ponui ogni ſua aſtutia, p ogni inganno.
Ma fra tutti tenea fſe le ciglia
(Come da quello uſcir debba il ſuo danno) .
º In Giuſeppe; che glouene e fanciullo
- Deluecchio padre era il maggior traſtullo,
- - - r -
L I B R O
Nato queſto Giuſeppe era di quella
TRachel, che da Giacob
d'auallaguancia hautafu tanto amata:
leggiadra e bella, a

E di rara uirtù l'anima ornata;


Perche'l fattordelcielo, e d'ogni stella
Ti profondo ſaper l'hauea dotata;
& tanta in luide la ſua gratia poſe,
Che uedea in ſogno le future coſe.
9 iea a s. 2 , ' '
8 gli con mente ogn'hor ſemplice e pia
-

Dio riueriua; e non riuole mai


L'animo a uoglia, popra ciecaeria, ,
« Ma ſanta, e chiara de'celeſtirai:
6 tal ſenno e prudenza in lui fioria,
Che l'età gioueniluncea d'aſſai,
Tanto che uero eſempio º , e perfetto
9

TDi beltà, di bontade, e d'intelletto.


- - i

P ensò di portrali fratei ſi fira


Satdm inuida, podio coſiuiuo,
t - - - - -

Per le grandoti, che in ſilarga ſchiera


Facean giuſeppe quaſi mortal Diuo,
Ch'entrando inſieme la ſuperbia altera,
7Non poteſſen ſoffriruederlo uluo.
& effetto il penſiero hebbe, e la ſpene
Di quel crudel, nimico d'ogni bene. -

-
Paſceano
P R I M O. .! 5
Paſceano un giorno i ſuoi fratella l'ombra
Il bianco gregge in una ſelua antica -
e Alhor, che'lsold'eſtremo caldo ingombra º
La uale, il monte, e la campagna aprica. .
AMentre a quelli lcalor nociuo ſgombra
Spirando intorno, una freſcaura amica,
Giuſeppe stando in piè, lor gliocchi uoſe,
E poi la lingua in tai parole ſciolſe.
i

9 uel, che ſognato m'ho preſo a l'Aurora,


guando parte dal ciell'oſcura ueſta,
Io ui uoglio contarfratia queſt'hora,
Che nullo affanno, o cura un moleſta.
Toi ſoggiunſe il fanciul ſenza dimora
Con ſembianza humiliſsima e modeſta,
Si come quel, c'hauea candido il core,
& tutto ardea di carità e d'amore.

P areua a me, tutte le Biade, ch'io


Con le mie proprie mani hauea legate, e

Mentre io le offriua a t ſacri altar di Dio,


Fermarſi in piè diritte e ſoleuate:
8 le uoſtre non ſo, qualcaſo rio
eAla terra tenea baſſe e chinate: ..
E moſtraua ciaſcuna adorarquelle, -
Ch'erano mie, come piu graſſe e belle. ..:
i g1 vs E P. 5B
-

L I B R O,
I lSerpe, c'hauea gia ſparſo ilueleno
2Nelcorde i frati, conacuto dente
Strinſe di tutti a le parole il ſeno, -

Ti quel, che fatto hauea, piu framme.


Onde Giuda d'inuida, e d'odio pieno ,
(Ch'era il maggior d'età) diſſe: imprudente
Garzon, penſi cotanto in alto alzarti,
Che noi dobbiamo, come Re, adorarti ?

Gli altri ſeguiroguda; emotteggiando


Lo ſcherniuan con aſpri acerbidetti,
Tuttauia fra ſe steſſi riputando,
Che quel ſogno chiudeſſe alti concetti.
. Ma d'india pochi di guſppe stando.
Come speſſo auenia, con li predetti,
Lor contò un'altro ſogno; che gli miſe
In maggior odio, onde neſſun piu riſº.

T ſe, c'hauea ueduto il chiaro Sole,


Mentre, ch'un legger ſonno l'abbracciaua) ,
Che; quaſi, come Dios'honora, ecole,
Con le Stelle e la Luna l'adoraua.
2Non biſognaro a quelli altre parole,
Che n'andar, douel padre dimoraua,
&l ſogno di giuſppe gli narraro, - .

& di troppa inſolenza l'accuſaro.


Non
P R - I M O. 6
7Non picciolo stupor ingombrò il petto
TDelbuon guacob, quando tal ſogno inteſe,
º menato in disparte il giouenetto,
on accorte parole nel ripreſe;
Ah, diſſe, figliuolmio, qualriodiletto
Timoſſe adr, cioc'hai fatto paleſe?
Vuoi tu inferir, che la tua madre, guo,
& i frateit adoriamo, come Dio ?

Deh figlio piu non dir parole tal; . º


8 fa, che da ſhumiltà non t'allontani, o
Ch'ella di giralcielne impenna l'ali,
8monda il corda deſideri inſani.
I ſogni, o che ſian buoni, o che ſianmali,
Eſcono per lo piu fallaci e uani.
8 non conueneate, ne a gianni tuoi .
Folle deſio d'eſſer maggior dino.

S e tuue l'hai, fa che l'eſtingua toſto,


&t ama i frati, e riueriſci il padre:
2Ne cercarparimente eſſer prepoſto
A tuoi congiunti, a la tua propria madre;
Et habbi ſempre l'animo diſpoſto : .
cAd atti degni adopere leggiadre
9.

Coſi da parte ogn'altro penſier manda;


7Neuoler piu di quel, che Dio comanda.
"
e º
s . - B ij
i L I B R . O ci -

Poiche ripreſo hebbe guſppe il ſaggio e


E giuſto padre, a ſuo fratei ſiuolº;
Che d'empio fele haueanpieno il coraggio, è
Tanto quel ſogno lor diſpiacque e dolº. )
8 diſſe: figli miei, ne quaiſolhaggio
Topo Dio , che gradir di uoi miuolſe,
La mia speranza, non u'offenda duolo ,
Di quanto u'ha narrato ilmio figliuolo: i

Ch'eſſo a guiſa di ſemplicegarzone; º,


Vi raccontò, quanto ha ueduto in ſonno, è
7Non con malignità, non per cagione
T'augurarſed uoi Signore e Donno. A
7Ne per diſcorſo human, ne per ragione i
Temerſi grandi effetti in lui ſi ponno,
Si, che amaro nel cor più non tenete, è
e amate il fratel, come douete.

0 oſi detto, in Sichem giarob limanda su .


Col gregge ſuo, come ſoleua ſpeſſo:
º per uietarlmalda l'altra banda,
Ch'uſcir potea, ſi tien Giuſeppe appreſſo. -
Va ciaſcun, doue il padre gli comanda, i
Einuida podio ſe ne ua con eſſo; - a
Che tali ſon, che non gli ſcema, otole e so ,
Vſta dileto piano, o ucrae cole. . - º
e Il ſogno,
P R I M O.I 7
-

I l ſogno, ch'è cagion d'ogni lornoia, r -

Sta lorfitto nel cor ſaldo e tenace:


E non gli laſcia, non che prendergioia,
AMa confortarſi alquanto, o darſipace.
Coſi di lorciaſcun ma ſempre ingoia
L'eſca e l'incendio del'ardente face, A
Che Pluton utrò lordentro le une
Tal, c'hauer piu non pon ripoſo bene. -- --- -

Laſciano di Sichemlombroſeuali, º

E uan di Dothain nei colti piani º 4

Per eſſer col girar di uaricali e - , º a

Dal padre e dal frateluia piu lontani » . -


-

Etanco a fin, che la ſirmanco falli


Di tardi ritornar,ferte inhumani,
e Alnatiuo paeſe, al nido amico a )

“Per conſolar il genitor antico º t -

- Mentre la giù da tutti lor ſi ſpende ,


guſto e quel giorno, un meſe era paſſato,
Che giacob nongli uede, e non intende -

7Nouella alcuna ; onde nefuturbato s . .


-

E poi, che con ſao duol ſcorge e comprende, a


º
Che'lritorno tardaua oltre l'uſato, ae º, ,
ChiamaGiuſppe , e gli comanda ch'eli a º o
Senuadaarirouari ſuoi fratelli.
-
3
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e

- -
L I B R o
e s• " • r e - º , s

é, benche de l'inuida aſſai ben chiaro,


Che di quei traffigea l'anima e lcore, ,
Maluolentier mandaſſe il figlio caro,
Ch'amarſolea di ſnſurato amore:
“Pur non pensò, ch'alcuno il petto amaro
fauſi tanto, ependital furore,
Che fºſſe ingiuria al ſuo fratelgentile ;
Ch'era tutto benigno, e tutto humile.

- at ..." ri i “ -
Va, gli diſſe, figliuol, douemandai i
- º - - - - - , ri . .
Ituoi fratei, ne le tampagne amene -
a
Tel felice Sichem, e intenderai
la cagion, che cotanto iui gli tiene.
. . . . e t
º - ,
&t a me con la nuoua tornerai, . - - -

- . . . º º se
Sel gregge è ſaluo, veſſtanno bene:
Che contra l'uſo una tardanza tale
«24 conſtringe a temer di qualche male.
-

e Moue Giuſeppe immantinente il piede » .


cAdobedir il ſao buonpadre intento, o è
giunge in Sichem, nei ſuoi fratelliuede è sco
2Neilgregge; e non ne siaſenzaſpauento,
e Adunº Paſtor, che utritroua , chiede, -

S'egli ha ueduti: e quello non fu lento º


ea risponder, che d'indieran partiti, )
Bim Dothain gia molti giornigiti. -
- - 6 però,
/
P R I M. O. 8
6 però, che l'Faſtor era corteſe,
Come colui, che lo ſapeua a pieno,
La ſtrada, che conduce a quel paeſe,
e Aoſtra algarzon, che luoltoſi ſereno;
6/6nza altra dimorailcale preſi
Tanto, che giunſe al fertile terreno:
& con faccia dolente, gocchio triſto,
Fu di lontandairei fratelliuiſto.

é l'uno a l'altro con disprezzo diſe,


&ccoui il noſtro Re, cui l Sole adora, -
&la Luna, e le Stelle erranti efiſſe, -

&s'altra coſa in cielbella dimora,


Si come nel ſuo ſogno etci prediſſe,
E noi col gregge andiamo a paſcer fuora
Per le campagne; e dormiam negli ouil,
Come foſſimo ſcruiabuttie uili. - " - -

Talaltra parte in placido riſtoro , a


ºNe le paterne caſe egli ſi gode,
º in ueſta di belliſſimo lauoro,
Tal padre accarezzarſiuede e ode. -

Dunque ſoffriremnoi queſto martoro?


Patiremo il dolor, che leor ci rode ? º
E ſoſterrem, che'lpicciolſerpe creſca
Tanto, che d'eſſer uiuici rincreſca?
º º :
º a -. - g - - - ri
i L I B R o i
D ubbio non è, che s'a l'etade arriua, º
Che la forzan'aguaghi deſr ſuoi,
Pieno d'orgoglio, e con la mente ſchiua,
L'imperio ſi terrà di tutti noi: i
&lnoſtro genitor, da cui derua
Tutto il ben,c'hora habbiamo, ghaurempoi »
Parimente con noſtro, e di lui duolo,
Conuerrà, ch'obediſca a ſuo figliuolo -

D ch non laſciam per TDio , ch'aunga queſto » - i

AAa di uitaleuiamoeſto rubello,


Che farebbe di noi, fiero e rubeſto,
guel, che'l Lupo affamato de l'Agnello.
ea gettarlo in quel Pozzo io ſarò preſto,
Tiſſe uno (e con la mandimoſtrò quello)
& al padre direm, che diuorato
Se l'habbia orſo,opur lupo empio arrabbiato.

Ma il buon Ruben, c'haueapiù ſanamente,


Toſto s'oppoſelor con dettihumani:
Ah, diſſe non uogliamne l'innocente
Sangue d'un, ch'è fratel, tinger le mani:
Che Dio giuſto Signor, come clemente,
?Non ci laſcierà gir molto lontani ,
TDal debito gaſtgo: e non penſate,
-

Che ſtian l'opre cattiue a Dio celate. -


Se ben
P R, I M i O. I 9.
S e ben occulteremo il fratelnoſtro
o nel pozzo, che dite, o in altra parte;
A lui fa chiaro il gran peccato uoſtro,
Si come quel, che uede in ogni parte.
Queſto è fratelli miei, qualio uimoſtro:
7Non ualcontra i ſant'occhiinganno odarte.
Ma, ſe uigioua pur torueldapreſo, -

Da me un fa un'altro modo espreſſo.

Q ueſto è, che lo calamne la ciſterna,


Che quì uicina in luogo occulto giace.
8 laſciam, che colui, che'lciel gouerna,
Faccia di lui, quel, che di fargli piace.
La noia intanto, e l'aspra doglia interna -
Da uoi partendo, laſcieranui in pace. .
Coſi dicea Ruben, che nel ſuo core ,
Flauea fatto un penſiercolmo d'amore.

e rail penſier, quand'eſ haueſir poſto .


Il fanciulcolà giù, doueuei gl'inuita.
Di cauarlo la notte, e di naſcoſto
Menarlo al padre, ea lui ſaluarla uita . e
Fecer color, com'egli hebbe propoſto.
8 pigliando il garzon, che mals'aita, -

8chiuſoli per tutto il largo calle, - -

Le mani gli legar dopo le ſpalle. ,


g1 vs EP. C
tº L IS BI RI O CI
8, quantunque le lagrime, che fuori a .
Per gliocchi uſcendo, nel belſon cadrano, o
Intenerir i piu ſoluaggi cori
8 de'Ciclopi e Leſtrigon poteano:
D'intiepidir i micidial furori ,
Di quei fratelli forza non haueano. . .
Onde ad una gran fune lo legaro, .
E giune la Ciſterna empi il calaro. ,

eAttaccarola fune daldiſopra


A un forte tronco, e uel laſciar ſoſpeſo.
Ruben per non ueder la crudel'opra, ,
Altroue andò da graue doglia offeſo.
2Non penſanda, che piu ritorni ſopra,
e Ma, che ſi moia a quella fune appeſo
L'innocente d'affanno e di diſagio, e
glialtri partiraa la ciſterna adagio.

9 uando il fanciul fiuide in un momento


(ircondar da fratelli, elegar forte, ".
Con quel furor, con che nel graſſo armento ,
Soglion Lupiauentarſi, e porlo a morte,
Chieſe pietà, ma ſparſe i preghialuento. -

Onde, poi che trouoſi a cotal ſorte, ,


Con ſalda fede, e con diuotozelo.
i
Giochiruolº, e le preghiere al cielo “
----- /

i)
-

-- - i
-

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gran , ,
- - -
-

– – -

- P ( R I M . O.: I O

Gran Dio, che reggiilciel, la terra, e'lmare,


eA l'innocenza mia riuolgi glocchi
(Diſe piangendo) e s'hoggmaiti pare,
Ch'in me l'ultimo stralla morte ſcocchi,
e Ame non fan le ſue percoſſe amare,
Tºur, ch'in tua gratia dimorirmi tocchi.
Ma pregoti, che ſerbi, eterno Dio,
AMolti e molt'anni in uita il padre mio.
- - -- º - , s . - -- e -

Vide nel fin de le parole un lume, º,


Che ſula buca ne la parte interna
Raggiaua fuor di natural coſtume,
Empiendo di splendor l'alta ciſterna.
. . . . . . s º
, s
Et ecco adorno di purpuree piume - -

º , s
Par che nel ſommo un giouenetto ſcerna : .
(eAnzi pur uede) di bellezza tale,
Che non lo giudicò coſa mortale. ,

? o ſon, diſſe, un degli Angeli celeſti -

guà giù da Dio mandato a conſolarti.


Ei comanda, che ſgombri, penſier meſti;
Ch'in breue di coſti uedrai cauarti.
E uerfanciul, che da fratelli infeſti, -

Che uoglion, quanto ponno, allontanarti,


Sarauenduto, e i comprator con molta
Curatiuenderanno un'altra uolta.
, “ , C i
C I L ) I I B IR ! O
9 ueſta uendita fa nel ricco 8gitto, sX

Oue ſeruo d'altrui starai molt'annt. a


- Ma non torcergiamaidalcale dritto,
Ne fa, che uano amor ti rechi affanni: -
TNe de gl'Idoli rei, com'è diritto, º è ,
Falſa religion punto t'inganni:
Che, ſe lueraceTio terra nelcore,
Sempre ti farà ſcudo il ſuo fauore,
E ſappi, che i tuoi ſognihauranno effetto: \ a
Che i fratei, che quà giù ſepolto t'hanno,
E'l padre, giunti innanzi al tuo con petto, e
Supplici, come Re, t'adoreranno:
“Però, che, come a Re, ti fa ſoggetto e A
L'čgitto; e lor trarrai da graue affanno e
Nel tempo, che la fame, horrido male,
Per tutto uibrerà l'acutostrale. -.

E quei benignamente accoglierai: i


(Che coſi unolla proudenza eterna)
TNel gran pasſe, onde'l gouerno haurai »
Come promette la bontà ſuperna.
guiutinipoti tuoi lieto uedrai
Co'lor figli habitarla terra eſterna.
8 creſcerà il tuo popol coſi bene, e
Che ſarà in guiſa di minute arene. .
-
A - «3Ma,
P R I M O. II

e Ma, perche ſia ridotto in ſºruitute -

Da quel Tiran, che ui terrà il domino,


D'Egittolo trarrà l'alta urtute
Del braccio formidabile duino,
Conducendol per uie non piu uedute;
“Per stupendo ſpinſolito camino:
Ch'eſſico'figli, e con gliarneſi tutti
Taſſerà per lo marco'piedi aſciutti. . . .

L o condurrà, doue gli haurà promeſſo,


čdouehauer potrà felice stato. .
e Aa quel, che importa piu, del ceppo d'eſo
Verrà da l'alto cieltra uoi mandato
Il gran figliuolai Dio: ſi come espreſſo
Fia da molti Profeti riuelato: -
-

Che l'abne monderà col proprio ſangue,


e le trarrà dimandelcrudel Angue.

Toetto, chebbe fin qui le Angelbeato,


Spiegò le penne, e ritornoſi in cielo:
8giuſppe laſciò racconſolato
Tutto di ben oprar acceſo in zelo. -

Lo stuolo intanto de fratelli ingrato,


2Non lo turbando più caldone gelo
T'odio e d'inuida, ſotto un piccolmonte
S'era ridotto ad una chiara fonte :
- - ,
- - - -- -
- L I B R o
E tal'ombra d'un'arboro, che ſpande ,
Irami ſuoi, ſi, che non u'entra il Sole,
Siriſtorar con pouere uiuande,
2Nealcun più del fratel ſi lagna o duole.
Ecco odono d'appreſſo un rumor grande º
Di gente, che la già diſcenderuole: i
&cco ueggion cameli: e una granſchiera - - - -

D'huomini, tutti adorni a una maniera.

8 ran queſti Ismaheliti, che uemiano v :

Di galaad: e, come era l'uſanza ,


Con odorate merci ſe ne giano
In 8gitto, per farne iuiabondanza;
-

» ,
- -

8 di cotal guadagno ſi nutriano, \


• ---
-
-- º
.
, -
º. è
Che ſoleua eſermolto, e d'importanza.
gli porta dunque la tenuta uia,
Oue ſedea la lieta compagnia.
- a -

9 uando Giuda apparirude coſtoro,


Volſea fratei pindiletitia il uſo; s
E diſſe ; il Re delſempiterno coro º
Ci ha mandati dinanzi a l'improuſo
Occaſion di far miglior lauoro
Di quello, ch'era stato il noſtro auſi. º
9ueſto fa, ſe uendiamo a queſta gente
Il giouenetto miſero innocente. -

Ch'oltre,
I2
P R I M o.
0 h’oltre, che ſerberem le noſtre mani
e Monde di colpa d'homicidio indegno,
Trarremo utile ancora: eſſi lontani,
- Se n'anderanno in qualſiuoglia Regno,
Ouer d'8gitto nei fecondi piani,
O in Libia, o doue facciano diſegno:
8 condurrangiuſeppe a miglior Stella,
In guiſa tal, che non s'udrànouela.
t 1 -

Tºiacque ilnouo conſiglio a tutti quanti: - ,


Coſi fu ad un dilordata l'impreſa v
Di gir con il partito ai Mercatanti,
Ilgualconuenne ſeco in poca speſa.
cAccorſe un'altra ala ciſterna auanti,
8 tirando la fune tutſoſpeſa,
Tirò ſcco il fanciul fuor di quel fondo
2Neluſo più, che pria, lieto e giocondo.
Tal, che pareua ben, che'l Re celeſte
Del ſuo fauor l'haueſe accompagnato.
L'haueano dianzide la bella ueſte
Senza pietà quegl'inuidi ſpogliato.
Con tutto ciò le ſue maniere honeſte,
L'aria deluolto uago e delicato
Lo reſe tanto a mercatanti caro, - a º e

Che più, che uolentieri, eſſi il compraro.


! º ...
--
,
-
º i L I B R. O -

Venduto fu uenti danar d'argento,


Troppo uil prezzo adhuom; cui promettea
Il ſommo creator d'ogni elemento
Tante gran coſe, e lui ſicaro hauea. s .
Poſero il bel garzon lieto e contento
Sopra un Camelo: ilgualdicio parca, o o
Che foſſe allegro; e lo moſtrò ala uoce, º
Che gridò forte, e ſenegia ueloce.
- i

S egue il fanciul la Barbareſca turba º io


Là uerſo il Nilo ale città d'8gitto.
Rimaſero i fratei: ma gli diſturba
ºNouo penſier d’aſconderildelitto. A
9ueſto non poco gli commoue e turba:
Che troppo reſterà quel padre affitto, º , º
Come gli uegga dopo giorni tanti i - ,
Senza giuſppe comparergli auanti.

S i riſolſero al fin mandar a lui o Aa l


Laueſta del fanciul, di ſangue tinta
D'un de gli e Agnelli, o de' Capretti ſui,
Contriſta nuoua, imaginata, e finta, º
Ch'entro una ſelua inluoghi oſcuri e bui,
Sendo quaſi deldila luce eſtinta,
L'hauſſero trouata; indi cercato
Giuſeppe, e non ueduto in alcun lato.
cAd un
P (R I M O. 13
«Ad un di lor l'officio fu commeſſo: o
E quello alpadre appreſentò la uſta;
E, come fu del muſeruecchio appreſo, --

Tadre, diſſe, trouata habbiamo queſta,


TOi cui ſon triſto apportatore emeſſo,
Tinta di ſangue in mezo a la foreſta.
Quel, che ſia di Giuſeppe, non ſappiamo,
e Mateco amaramente ci dogliamo.
ſº

C ome, ch'intende qquel, che non aſpetta, . .


E coſa uede a lui piena d'horrore »
eAlanuoua dal figlio inguiſa detta,
Che moſtraua ſcoppiarne di dolore,
Parue, ch'una mortifera ſaetta -
Traffitto haueſ di giacobilcore:
Che tutto del dolorfu in poteſtade,
E cadde, come corpo morto cade, v

«Al tornar degli spiriti dolenti,


Che gran pezzo ſmarriti ſen'andaro, a -

L'afflitto uecchio incominciò lamenti


e Meſcolaticon pianto coſiamaro,
Chaurian moſſo a pietà Tgri, e Serpenti
E le Furie, che mai non lacrimaro,
Dicendo, figlio mio, chi mi t'ha tolto? '
8doue aſcoſo ſei? doueſpolto è e
e GIV S E P. D
º i L. I E R 'O “I
Forſe(ah meſchino) iltuo bel corpo giace" º as .ss
7Neluentre orme di qualche brutta Fera,
Di qualche brutta Fera, empia, erapace .A
Troppo laſſo affamata, e troppo fiera.
Se queſto è ome, comepotrò hauerpace? A º C
E come confortarmi, e in qual maniera?
(onuiene ad alma s'innocente e pura,
Chabbia ilcorpo ſi strana ſepoltura? -
º

e Ah, quante mie speranze ha tronchesin herba º


7Neltuoprimofiorir ſtella maligna:
6, come è stata ſorte empia e acerba, o
Ch’eſſermi promettea dolce e benigna. O
AAapoſcia, che del tuo piu non ſi ſºrba, º,
Che queſta ueſta lacera e ſanguigna; è
& cangiar non ſi puo dicretº sterno, sºnº i
Piangerò ſi, che ſcenderò a l'inferno, eso, e'

T'aſſerò (che ben debbo) a l'altra una "sºvº º se


cArttrouar l'amato mio figliuolo. c: Atrº. So
Poi, che l'alta querela hebbe finita, a suº i
Spinto dal fiero incomparabilduolo; R.
Si come la ſua nota era infinita, e vº)
Coſiuolendo starmiſero e ſolo, ss aº A3,
Squarcioſi panni allegri e ſignorili, i
& ſi ueſti d'addolorati e uili: º si è
a 8 i Ruben
P R I i Mi O. Li I 4.
R uben fra tanto era calatarnato, ºve
Oue i fratei giuſeppe haueano poſto.
Poi, che piu uolte in uan l'hebbe chiamato,
?Non gli eſſendo d'alcungiamai riſpoſto,
cAd un ramo fortiſſimo abbracciato
Là giu pien di dolor caloſº toſto:
7Neueltrouando, alhor dubitò forte,
Ch'i frateinon gli haueſcrdato morte.
:-,

E, quantunque del ciel la notte oſcura -º

ºNaſcondeſſe la luce alma e gioconda,


Tempo eletto per trardempia ſuentura
Lui, poſto nela caua alta e profonda,
. . . . . ;
Lomoſe ratto la pietoſa cura, i --- - --

Che d'ogn'intornoalcor preme e circonda,


AMentre, ch'ogni e Animals'adagia e dorme,
eA ſeguitar de'rei fratelli l'orme. ,

I quai di Dothain partiti eſſendo, è e


S'erano gia uerſo Sichem drizzati:
E quelli non andò molta ſeguendo,
Ch'al fine il buon Ruben gli hebbe arriuati: º

8 di Giuſeppe ſubito chiedendo, i


gli furtutti i ſucceſſi raccontati: i
Cheuenduto l'haueano; e, qualnouella
AMandaro alpadre lora acerba e fºlla.s. - A
i g1 vs E P. D i
i L .I B R O ,
Rubenda cio racconfortato alquanto, º º
Tiſe: frateiprendiam miglior partito º
Teraffrenar il doloroſo pianto
Telpadre, poi che sì l'habbiam tradito.
TDiciam, che alcuni, che paſſaro a canto
cArabi, ilgiouenetto hanno rapito:
Ilgual fuggiruolendo, a quelli in uano
Laſciò la ueſta; e fu l'effetto mano.

C he riceuendo una leggier ferita, º


Fu da coloro finalmente preſo;
Ada, che ſaluo e ſicuro è de la uita
Per quel, c'habbiam con ueritate inteſo.
Con queſta da Ruben menzogna ordita,
cAl padre ſe n'andar; che ſempre inteſi
Algraue duolo, a le querele, al pianto,
Si confortò, credendoluiuo, alquanto.

- Ma non per queſto ceſan le querele,


Non ceſſa il pianto, ne ilmartirſi parte:
cAnzi chiamando il ſuo deſtin crudele, ,
Stauapur laſſo in ſoletaria parte.
e Mentre ſempre hanelcor l'amaro fele,
Et in lamenti notte e di comparte, -
-

Aitorniamo al fanciul, che ſe n'andaua, S, i »


Doue celeſte man lieto ilguidaua- . .
- , . . Hautano -

4
P R I M o. 15
Haueano i comprator piena la mente si

TD'alto stupore, e maraugliagrande;


Che, mentre il conduceano, alcun non ſente
Tiſturbo, qualſiſaole in quelle bande; .
Che ne calor di Sol, che ſi cocente e,
Speſſo per quel paeſe i raggi spande, s
gli offende, o a moleſtar punto gli utene
Vento, ch'inſino al cielporta l'arene.
º

gia itermini paſſati di giudea,


Scopruano le Torri, e l'altemura A
Tela città d'Oſiri, oue intendea -
9uello stuoldi tentar alta uentura. - o
Ti fuori a la campagna ſi uedea v. l
- Vna turba di giouani ſicura; ,
Ch'in uari modi ogni ſaper comparte .
TD'eſercitarſi nel meſtier di Marte.

O nde chi cerca d'auanzar nel corſo


Ilſuo auerſario; e chi diuincer tenta
guello a laforte lotta: e queſti il morſo
Rallentando al Corſiero, un dardo auenta.
Vn'altro iui correndo a tutto corſo,
Leua un'haſta di terra, e l'appreſenta
Con la punta al nimico, che l'attende, o
8 tenda la ſi copre, e ſi difende. -
, L .I B R o si
e Allegri i Mercatanti ſi fermaro
Aueder quiui i bellicoſi giuochi:
& ſimilmente era a uederli caro
A Giuſeppe, che piu non fu in quel lochi.
Era capo di queſti Putifaro, e
Cuidiualor eguali erano pochi, i
O uoglidi prudenza, o di ragione, o
čunuco, e Capitan di Faraone, a
«

-.

9 ueſti ſi fece a Mercatanti accoſto; º i

Poi diſſe loro con benigno aſpetto : º e


Amici di comprar habbiam propoſto, i
Se coſa hauete rara, o da diletto º
Che molte ue ne hauean, gli fu riſpoſto,
&t egli riguardando ilgouemetto, sa, e
Soggiunſer: queſto è uoſtro, due a uoipiaccia
La uerde etate e la ſua bella faccia. -

N on è da dimandar, ſe foſſegrato a
L'aſpetto di Giuſeppe al Capitano. . . .
Lo raccolſe, e moltoro annouerato - -

Hebbe a color, tanto gliparue humano. a -

Indi d'un drappicel uago (9 ornato, o ,


Fece ueſtir il belgarzon ſourana: A
8datogli un Deſtrierdigranlontade,
eAlamoglielmandºne la cittade, è
Laqual
P R . I “IM C O, C 1 i 16
L aqualloriceuè con lieto uolo,
Caga ella ancor de la gentilpreſenza.
Quui non stette ilgiouemetto molto, i
C'hauuto del ſuo officioconoſcenza,
A quello fu conſi bei modi uolto,
8 u'attendeacon ſi rara prudenza,
Che'l Capitangli preſe amor trapoco,
é gli diede fra ſcruilprimo loco.

T e la ſua caſa interamente diede


A Giuſeppe il gouerno, p ogni cura,
Trouando in lui coſigran ſenno e fede,
Che lo tenea Diuina creatura.
e ZMa li , che fa, che'ltutto eigli concede,
E, che ſopra il coſtume di natura
Ogni coſa ſi ben gli riuſciua, - º
9uanto poſſa bramar perſona uiua.

I campi produceanpiu larghe biade


TDi quel, che far ſolean l'altre stagioni.
Piu figliauan gli armenti, e di bontade
Par non haueano in quelle regioni.
& egli preſſo a l'alta Maeſtade
TDi Faraon, fra tutti i ſuoi Baroni
Creſceua in gratta, pin maggior fauore,
Tal, che di lui ciaſcuno era minore.
i L I B Rio PR 1 M o.
S e'lgrande gunuco il buon giuſppe amaua, .
2Non è, che men l'amaſſe la conſorte: -

Laqual miſera ancora nonpenſaua,


(he la piegaſſe e Amor per strade torte.
e Mail Demonio, che ſempre intento staua .
Tiporguſeppe a doloroſa ſorte, .
Soura queſta ſiuolge, e ferma il chiodo,
D'ogni inganno Maeſtro, e d'ogni frodo.

I L F I N E D E L
PRIM o L 1 B Ro.
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E7SEi Zº Rov AT o hauendo de la


m- º 4 Donna ilcore -

N | Il poſſente nemico aſſai di


i | ſpoſto
| e Ariceuer la fiamma del fu
| rore,
ºl| Che ne le Abiſ tienchiuſe
ripoſto;
Vn de'miniſtri ſuoi, forſe il migliore
Ch'offenda l'alme, a ſe fa uenir toſto:
& gl'impone, che tutta del ſuo foco
L'arda così, che non ritrouiloco. -

- GIvs EP. P
e
L I B R -O
6 tenti ancor con la medeſima face
Di ſcaldar di Giuſeppe il freddopetto:
E, ſe l'eſca non ſia tanto efficace,
Che ſi poſſa appigliarnel glouenetto,
cduampi pur in lei calda e uiuace,
& lei conduca ad ogni strano effetto:
Ch'egli pera di far opra ſi fera,
Ch'apporterà algarzon l'ultima ſera.

L'eAngelo di Satan ratto s'accinge


cA l'alta impreſa, e diletitia èpieno.
Tolde l'acqua di Stige, e d'eſa tinge
Il ſoaue de Amor dolce ueleno.
Vno de Serpia Tſfone ſinge,
&quello attizza, e ſe l’aſconde in ſeno.
Indi cangiando la ſua brutta forma,
D'una uecchia l'aſtuto preſº forma.

9 ueſta (ch'ei ben ſapeua) era nutrice


Te la bella moglier di Putifaro.
ºNe la camera entrò la beſtia ultrice
Con lieta fonte, ma con petto amaro.
Cara amata figliuola, eſo le dice,
S'udirmi alquanto non ti fa diſcaro,
Coſa ti conterò noua e d'amore,
Che tempierà di marauglalcore.
- Eo, non
S E C O N D O. 18
A o, non è molto, ne la propria stanza
Piangerueduto ilbell'Hebreo ſi forte,
Che pareua, che l'ultima speranza
Delpianto haueſepoſta ne la morte.
A narrarmi il ſuo malgli feci inſtanza:
Ondei conguancie impallidite e ſmorte,
TDeh, diſſe, non cercar, o madre mia,
9uale il mio affanno, e la mia doglia ſia.
Che, quando io la diſcopra, e,quando io taccia,
Fo da morir, p è lo ſcampo uano.
Onde fa meglio, che tacendo togiaccia
Ingrembo a morte, onde non ſon lontano.
E, quando pur di tormi a lei non piaccia, -

Io le aprirò la uia con queſta mano. -

E coſi finirà la uita, e'nſieme


L'alta cagion de le mie doglie eſtreme. -

T eh ſcaccia, io diſ, figlio un penſier tale,


Che non conutene a la tua granuirtute;
8 credi a me, che'l far paleſe il male
Speſſo ſuole apportargiola e ſalute.
Haurebbe forſe l'amoroſo strale
Fatto dentro il tuo cor noue ferute?
Deh dillo a me, non diuentaruermiglio,
S'a la cagion deltuo dolor m'appiglio.
L I B R O
8 s'egli è uer, che diuenuto e Amante
Figlio tu ſia, ch'è natural ardore;
Spera: ch'io ti prometto eſſer baſtante
TDi condur a buon fine ogni tuo amore.
8 ben conuien, ch'a le bellezze tante, -

Che sparſente l'eterno alto Fattore,


cAla fiorita età, nela ſua corte
Ti conduca un Signordite piu forte.

e Amo, diſ'egli al fine; e poi ſeguio


Soſpirando il garzon, queſte parole. -
guanta difeſa ho fatta, ſallo Dio, a
Contra coſtui, che uincer tutti ſuole:
Ma il meglio è, che fedele al Signor mio
AAimola, ilguale amar tanto mi ſuole,
Poi, ch'egli a lui col ſuo spietato file
Vuol, ch'io uiua nemico ginfedele.

C onchiudo al fin, che'lgiouenegentile


E deltuo amor acceſo oltre ogni ſºgno.
Tu no'l tener cara figliuola, a uile;
Che per molte ſue parti è di te degno.
8 ſe benigna non ti moſtri e humile,
Ma t'armi contra lui d'orgoglio e ſdegno,
&gli ſi morrà toſto diſperato, -

Tertua cagione: il che fa gran peccato


v Tiſe
s E C o N D o. . I9
D ſe la bella Donna ſospirando,
Fida nutricemia, le tue parole
Vanno la mente mia sì trauagliando,
C'hora piu d'altro non mipeſa e duole.
Io amo il uagogiouenetto, quando
Sua uentura, o mia ſorte coſi uole:
Onde uorrei poter recarli aita;
& ſaluarne la ſua con la mia uita.

a Ma, come uedi, io ſon legata e stretta,


Dalcaſto e marital ſanto legame: .
Neueggio, come io poſſa con diretta
Mente ſedar le ſue amoroſe brame.
Senza, che temer debbo aſpra uendetta,
Ch'altrimente io non ſo, come la chiame;
Che ſpra noi farebbe il mio conſorte,
E la mia ſeguirt con la ſua morte.

D eh non ſai tu, ſoggiunſe la Nutrice,


Che gli Dj, benche ſian celeſti e ſanti . -

Soglion, come improuerbio il volgo dice,


Riderſi de'peccati degli Amanti?
cAte sprezzardelmaritaggio lice
Le leggi, per ritrar di doglie e pianti,
Anzi da morte un giouene, che t'ama
Tanto, che la ſua ulta odia e diſama.
L I B R O
TOico ſaluar un giouene da morte,
Che giamai non commiſe alcunpeccato;
Se peccato non è l'amarſi forte, -

Che no'l campando, a quella è deſtinato.


ºſgna hauere ardir; perche la ſorte
Fauoriſce l'ardito, e'l fa beato:
?Ne dubitar, ma prendi alta speranza;
Che la Prudenza ogni granrſo auanza.

Sappi, ch'io tengo un liquor ſacro e tale,


Che chine bee, ſubitamente uede 5
S'una impreſa ſucceder bene, o male
Deue; a cui penſa d'indrizzar il piede.
2i queſto io ti darò, s'egli ti cale -

Pºſti del dubbio, che tipunge e fede.


Coſi'l Demonio, intento al ſuo lauoro,
LºPoſº innanzi una gran Coppa d'oro.
I m ſ" era il peſtifero liquore, se -
e tolto in Stige, come io diſi, hauea,
AMeſcolato con lacqua, che d'amore
Dolce con rio uelen fiamma accendea.
La mal'accorta Donna, che lſuo errore
44 ſera non conoſce, e non uedea,
guſtò liquore; e le fa ſigiocondo,
Ch'apparir fe del ricco uaſo il fondo. - -

L'empio
S E C O N D O. 2O

L'empio. Moſtro Infernal, poſcia, ch'entrato -

Vide il ueleno in quel miſero petto,


Fu dinanzi a Giuſeppe appreſentato
Per far ancora in lui l'iſteſo effetto.
a Ma lo trouò da un giouene guardato,
Che l'ali haueua, e di feroce aſpetto:
8 con la spada, che parea di foco,
Toſtogli fece abandonarilloco.

T indi fuggì; ma non per queſto il fello


Tornò nel cerchio de la morta gente:
e Ma preſo forma di notturno Augello,
Volò ſul tetto de la Donna ardente,
Per eſſer, colà stando, a tutto quello,
Ch'uopo farà del raccio ſuo, preſente.
9utui adunqnea l'inſidie di coſtei
Laſcianlo stare, e ritorniamo a lei.

Poi, che'l liquor di Stige a poco a poco


“Penetrando l'entrò dentro le uene,
Tuttaparuea la Donna eſſer di foco
Sì, che non trouapluripoſo, o bene.
Piange, geme, e ſoſpira in chiuſo loco:
T'altro, che del garzon non le ſouiene.
Giuſeppe chiama; a lui s'inchina ſolo;
Come tregua al ſuo mal, rimedio al duolo
- L I B R O
3 i pon nelletto languida e dolente,
44a ui sta poco, e ſorge, e indi parte:
Come chi morſo ha uelenoſo dente;
O, qual ua legno, rottiarbori e ſarte.
Toi dice, deh, qual foco ſi repente
Ea nel mio corſi calde fiamme sparte?
2N'è cagione ilda me preſo liquore?
O quel crudel, che lmondo chiama e Amore?

Certo eghè amore: enemorrò dicorto,


Se giuſppe, chepuo, non mi ſoccorre.
&gli ſolmipuo dar gioia e conforto, - -

8 queſto afflitto corda morte torre. -


Vien dunque toſto da pietade ſcorto; e
?Ne laſciarla dolente anima ſciorre. . .
Ch'anch'io diſpoſta ſono di ſaluarti,
Purche daluokr mio nontidparti.
Patirem noi, che l'uno e l'altro ſcenda
Senza peccato aidiſperatiRegni?
ºNon fa giamai, ch'orecchia humanantenda,
Che in metal crudeltà Giuſeppe regni;
Che de la uita tua cura non prenda,
E'n cio non ponga i miei maggior diſegni -

Adentr'io potei, ſerbai queſt'alma caſta:


Por la mia forza a ſigranDio non baſta. Ci -a

- - I 0ſ;
S E C O N D O, 21
C oſi dicendo, impaciente chiama
Vna de le ſue ſcrue, e le commette,
Che dica al giouenetto, che tant'ama,
Ch'incontamente a lei uenir s'affrette.
Ei, che ſcruira'ſuoi Signoribrama;
2Ne coſa è, che cotanto li dilette,
Saldo in ſua caſtità, come colonna,
2Ne uaa trouar l'innamorata Donna.

Laqualne la ſua camera ſoletto


Entrarlo fece, e manda ogn'altro fuore.
guiui tutta cangiandoſi d'aſpetto,
E mutando piu uolte di colore,
Volle, ch'ei le ſedeſſe dirimpetto:
Poi tremando la uoce, e'nſieme il core,
gli dimandò, ſe'luer le conteria
Di cio, ch'ella ſaper da lui uorria.

E, come, diſſe il giouene, potrei


Taceril uero a miei Signor corteſi?
Vorrei ſaper,ſe innamorato ſei,
Diſ'ella, come poco dianzi inteſi:
Perche ſe t'accendeſſer gli occhi miei,
Com'io di tua beltà tutta m'acceſi;
Io ſarei preſta in queſto e in altro loco
Diporgerrefrigerio al tuo gran fico.
- g1 vs EP.
i: L I B R O
Tutto duenne per uergogna in uolto
eA taiparole il gioueneuermiglio.
ºNon ſon ne ſimaluagio, ne ſistolto; - - -

Diſe, che la mia fe mandi ineſiglio.


5enpuo ſaper ciaſcun l'obligo molto
(6tio da queſto mai non mouolciglio) - --

Ch'io tengo al mio Signore. gli m'ha dato


Libertà ne le coſe del ſuo stato.

S oura ogni facultà, ſoura ogni bene, .


Ch'egli poſſede, libertà mi diede,
Fuor che ſopra di uoi: ne ſiconuiene, -
Ch'io faccia torto a chi in me tanto crede.
Onde fin, c'haurò ſpirto, e ſangue in uene,
Sonper ſerbarli inutolabil fede:
Che non pur ſaria offeſo il Signor mio,
S'a cio mancaſi, ma l'eterno Dio.

e Ale cui leggi piu, ch'ad altra coſa -


Tenuto io ſon, ne macchierole mai -

Con l'aita di quel, che di noioſa -

Sorte m'ha tratto, e trarrà ſempre mai.


Coſi dicendo, la Donna angoſcioſa
Laſciò partendo in amoroſi guai. - -

eA cui ſendo fallita la speranza, -


Null'altro, fuor che lachrimarauanza. -

e - AMa il
S E C O N D o. 2.2

e Mail Demonio, che dianzi preſo forma


Hauea de Augello, e ſopra il tetto staua, -

Vedendo di la ſu, come e in qual forma ,


AMalamente il diſegno ſeguitaua,
TDa capone la uecchia ſi trasforma;
E là, doue colei morte chiamaua,
Appreſentoſº; e con faccia ridente,
Ecco la Bala tua, diſſe, preſente.

8 cco uenuta io ſon per darti alta:


Scaccia figlia la doglia empia e maligna.
Ah, diſ'ella, tu m'hailaſſa tradita,
Palia non dirò piu, ma rea matrigna:
Perche'lgarzon, da cui pende mia uita,
2Nonpur la mente ſua non ha benigna;
2Non pur non ama altrui, ma crudelmente
L'empio d'eſſer amato non conſente.

6 tio meſchina ho l'honor mio macchiato


Soſpinta da le tue promeſſe falſe:
& coſi con la uoglia ho uiolato
Il ſanto letto, onde a me ſempre calſe.
Dunque, poi ch'io mi trouo in queſto stato,
E ſommerſa ne l'onde amare e ſalſe
TD'Amor ho queſta debilmauicella,
Io uo morir, e ſeguitarmia stella.
F i
- L. I B R. O
S oggiunſe l'eangelnero:Tu non hai
De le coſe del mondo eſperienza.
8 però poco intendi, e poco ſai,
Quantogloua ad altrui la ſofferenza.
Se riguardando alcuna uolta uai
Con l'occhio, haurai pieniſſima ſcienza,
(h'una goccia, che caſchi adhora adhora,
Con mirabile effetto il marmo fora.

Vedrai, che rade uolte il capogetta


In terra pianta, che percoſſa ſia
Vna, o due uolte da la dura acetta,
e Ma ſalda e dritta ſta, com'era pria.
Giuſppe è, come pura uerginetta, -

Ch'a'primiprieghi è ritroſetta e ria;


&auien, che di roſſor tutta ſi tinga:
& chi ſa, che non tema, che tu finga?

Torna a l'aſſalto quattro uolte e ſei;


Che comuerrà nel fin ſirenda uinto.
&ueriſſimi credi i detti miei,
Che buon ſucceſſo a cio ueggo depinto. -
-
m.

Et a la uecchia età ben creder det;


Che ſa de l'amoroſo Labirinto
Per lunga eſperienza tutte quante
Le uie, ch'a lieto fin ſcorgon l'Amante.
- Io ti
S E C O N D O. i 23
I otiprometto di tornare a lui,
8 tanto far, ch'e' laſcierà da parte
Lauergogna, ch'a caldi deſir ſui
S'oppon, qualghiaccio, egli rallenta in parte.
Tu figlia differiſci un giorno e dui,
8 dieci e uenti, e intanto adopra l'arte:
Ch'io lo farò ſicur, come tu l'ami,
& ſolo di gradirli apprezzi e brami.
ºs,

9 ueſte, paltre parole a la dolente -


TOlſe quell'Infernal Miniſtro accorto:
8 con le ſue menzogne fu poſſente
Titornarle nelcor peme e conforto. - -

&la finſe d'hauer ſue fiamme spente,


6 fe ſereno il uiſo, ch'era ſmorto:
Ragiona con giuſppe, e in modo il guata,
Chepiu di lui non ſembra innamorata.

S e lo crede ilgarzone, e gratie reſe


Al Re del ciel, che l'ha ſerbato mondo
Taquel, che l'ammonì l'eangelcorteſe,
guando giacca de la Ciſterna al fondo:
AAa colei, che gli tien le reti teſe,
Vndi, che piu le parue atto e ſecondo,
Manda a chiamar il giouene coſtante,
Come gli uoglia dir coſa importante.
- L I B R O i 2
8 gli, che piu non ha tema, o ſoſpetto,
Ch'amoroſo diſir le offenda il core,
8ntra ne la ſua camera, e ſul letto
La troua, e piu che prima arſa d'amore.
Perche gli diſſe: o giouene diletto,
Io tua ſono, e tu mio; pon giu il timore:
Ne rifiutar il gaudio, c'hauerpuot;
guſto fa comun letto ad ambedo.
N

on le parole ambe le mangipoſe


Sopra il mantello, per tirarlo a lei.
Paruer le guancie due ucrmglie roſe
Ti guſeppe albrutt'atto di coſtei;
6 ſecoirato di fuggir propoſe, e
e Ma pria le diſſe: ah miſera tu ſei
Ingannata da le Angelo Infernale, i
Che tiferi con uelenoſo ſtrale.

8 gli è quel, che ti sferza e tipercuote;


e Magiamai ſopra me non haurà impero. -
Il Demonio altenord, queſte note
Si moſtrò fuor, qualè di dentro, fiero:
8 l'uſcio de la camera indiſcuote
(Che u'erapreſſ)elruppe di leggero. ,
E quui entrato, nel ſuo uero aſpetto - ,
-

Tiſe: io ſon quel, che tu Giuſeppe hai detto. i

Io ſono
E C O N D.O..
S 24
I o ſono un de'Timoni de l'Inferno;
8 ben farò, che tu'l conoſca a proua.
Così dicendo, il mal ſeme d'e Auerno
Vibra in Giuſeppe, e di ferirlo proua.
AMa l' Angelo, c'hauea d lui gouerno,
Si forte e audace in ſua difeſa troua,
Che diſperato al fin da lui ſi tolſe;
elſuopoter contra la Donna uolſi.

R atto le pone il freddo Serpe in ſeno,


Che diſcorremordendo in ogni lato;
E l'empie il cordi rabbia e di ueleno,
Tal, che l'amor in odio hebbe cangiato.
Il Demonio diſparue in un baleno;
8 là, donde partì, fu ritornato, -

-. Raccontando a Satan, come ſucceſſo -

eA pien gli era l'officio a lui commeſſo.

g iuſeppe intanto hanea laſciato quella


Sfrenata Donna; e ne la ſua partita
Vi laſciò parimente la gonnella,
In ch'ella di diman folle ſpardita.
O, come ilcor le stimola e flagella,
8 le fa profondiſſima ferita
Il uelenoſo dente; e de l'amore,
Ch'algiouene portò, l'odio è maggiore.
. . . . .
L I B R . O º
8 la diſmiſurato odio ripiena,
Vedendoſi sprezzata dal garzone,
Telbeluſo turbò l'aria ſerena, -

8 ne'biondi capelleman ſipone:


6 fa lor del ſuo error portarlapena:
Che gli ſquarcia, diſordina; epropone
D'uſar una tal frode alhora alhora,
Che l'innocente giouene memora.

gridò, miſera, dunque un ſeruouile


Fauuto haurà di uiolarmi ardire ?
Vedete fede de l'Hebreogentile;
& ſe merita premio il ſuo ſeruire.
Ecco, qualtiene il Signor noſtro aulle;
Che fellon piu di quel, c'haom poſſa dire, s

Con temeraria manuoluto ha uſare


Forza ſopra le ſue coſe piu care.
º

6 cco, che nel fuggir laſciò la gonna;


Che rende manifeſto il ſuo peccato.
eA'primi gridi dela falſa Donna
Fu piu d'un ſeruo ne la stanza entrato:
E ueduta colei, ch'era lor Donna,
(olcrin lacero tutto e rabbuffato;
E inteſe le parole, di leggero
Pensò ciaſcun, che'l fatto foſſe uero.
- Immantinente
-

S E C O N D O. 25
I mmantinente è, chi la nuoua porta
cA Putifaro; ilgualdando credenza
cA la falſa calunnia, non comporta,
Chelgiouen ſi conduca a ſua preſenza:
Ne, come a far piu d'unne lo conforta,
Sia data ſopra lui mortal ſentenza:
Mapreſo l'innocente, il fece porre
Per ſupplicio nel fondo d'una Torre.

8 uieta, ch'altro cibo gli ſia dato -

Che pan muffato, e un poco d'acqua a bere,


Dolendoſi, che ſigli foſſe stato
Disleale ilgarzone oltre ildouere,
l Hauendolo a talgrado egli innalzato,
Che lui doueua in riuerenza hauere;
& nonpur mai non fargli dishonore,
Ma col ſangue difender il ſuo honore.

Fu dunque poſto il giouene innocente


In carcer tetro, abominoſo, e rio:
Ma cio con ſalda 69immutabilmente,
Siporta in pace, e ne ringratia Dio;
Chegiù dal ſanto ſeggioalmo e lucente
Vn'eAngelli mandò, benigno epio
cAconfortarlo, come fece alhora,
Ch'era nelpozzo, onde fu tratto fuora.
GI vs EP.
- L I B R o
eAl uolto, a gli atti, a un lucido splendore,
Che bianco cerchio gli facea d'intorno,
Il guardian conobbe, che'l fauore
Tel ſommo Dio ſeco facea ſoggiorno;
8 come era innocente del'errore
D'hauer fatto al Signor ſigraue ſcorno
Onde ſiben lo tratta, e largamente,
Ch'uopo di coſa alcuna egli non ſente.

D igraue altro non ha che la prigione:


2Netalgrauezza ancorpunto il moleſta,
Che d'ogni coſa in libertà lo pone,
Ogni ripoſo e commodo li preſta.
&ran ſeco imprigion molteperſone,
Chi per quella cagione, e chi per queſta;
Che amauano Giuſeppe, e di buon core
Rendeano a lui, come a lor capo, honore.

T ra queſti ſitrouar per auentura


Due Damigelli: l'uno era Coppiero
TDi Faraone, e l'altro hauea la cura
Tel pan, ch'a la ſua menſa era miſtiero
e Ambi a conditione acerba e dura
Si ritrouauan; ne ſenza penſiero
Di gran trauaglio e di pauento pieno;
Ch'eran stati accuſati di ueleno.
-

guſti
S E C O N D O.
Queſti d'india piu di daquel, ch'entraro
7Ne la prigion tra quelle afflitte genti,
Due Sogni in una notte ſi ſognaro
cAle lor qualità conuenienti.
Onde, poi che col giorno ſi deſtaro,
Stauan piu, che ſolcan, meſtie dolenti.
Ter queſto dal garzonfur dimandati
De la cagion, chegli tenta turbati.
- -{

Riſpoſero coſtor, che fatto haueuano


Due ſogni in quella notte: e però, ch'eſſi
(io, che infrirpotean, non intendeuano,
7Ne ſapeuan trouar, chiglie poneſi,
Tutti ſoſpeſi e timidi giaceuano
Di qualche mal, che lciellorprometteſº:
Che speſſo fu da loro inteſo eletto, º
Ch'i ſogni molte uolte han uero effetto.

Giuſeppe a raccontarli ambigl'inuita,


TDicendo, forſe, che'lbenigno Dio,
«2Aercè di ſua bontà ſempre infinita,
Spiegherà il uero al'intelletto mio. -

Ondela uoglia uoſtra fia gradita,


E pago di ſaper anco il deſio,
Se i ſogni ui prometton lieta ſorte;
Opurlmngo tormento, o preſta morte.
g i
. L I B R o
I ncominciò il Coppiero: A me parea
Veder tre gambi di feconda ute;
Laqualle gemme, epoſcia i fior mettea,
&mfin l'uue mature e ſaporite. :

9ueſte con le mie man lieto premea,


Fin, ch'a baſtanza macerate e trite
Ilunn'uſcia; ch'iopoi dentro uerſaua
Puna Coppa, valRelappreſentana.
6 t ei ſecondo il conſueto modo, -
Preſe la Coppa e beuue lieto luino.
Io ſciorrò, diſſe il buonGiuſeppe, il nodo
Di queſto ſogno col fauor Duino,
I fiorie i fruttidela Vite, ch'odo, v
Tidnotan felice e buon deſtino;
Ei tre gambi ſignificantre giorni,
lqua finiti, altuo miſtierritorni.

Topo tre giorni in gratia tornerai -

TDi Faraone, e nel tuo grado uſato.


e Ma ben ti prego: che, quando ſarai
Innanzi a quello, io non ti ſia ſcordato:
Ma, che gli dica, come uedut'hai
Vngouenetto Hebreo, che mal trattato
Fu da fratelli; e quì miſero ſcorto,
Aria prigione è condannato a torto,
-

e
- - -- - Pot, che'l
S E C o N D o. 27
Poi, che'l ſauiogarzon ſe manifeſta -

Lauerità del ſogno di coſtui,


Narrartilmio, diſſe quell'altro, reſta;
Che l'apri a me, come il ſuo feſti a lui.
«ZMiparuehauer tre Ceſti in ſu la teſta; - - -

E pieni di farina erano dui, - - -- -

a -s . -- - --

Diqual piu bianca epiupurgata ſia º


-
.
e,. . v
. . . . -
. .

L'altro di quanto io fo con l'arte mia.

Aa ſcendendoui ſarapaci Augelli,


e Mangiauan di quei cibi auidamente - ,
Poi, che ricerchi, che dicio faueli,
Diſe guſeppe, io'l farò chiaramente:
Sappi, ch'effetti in te miſeri e felli s
Dinota il ſegno, c'hai detto al preſente: - a º - s ,
A -

Terò, ch'appeſo in fra tre di uerrai,


& gli Augei di tue carnipaſcerai.

Coſiitre Ceſtimanifeſto fanno


Il termine preſcritto ala tua morte.
Iltempo, che ſpendeſti ſenza inganno
Dinota la farina. Or tu sta forte;
Eprega Dio, che di ſi graue affanno
Ti tolga, e guardi da ſi dura ſorte:
Perch'egli e ſolvoſſente d'aiutarti, e - -

Pur, che de falli tuoi uogliemendarti.


- L I B R o
Paſſa quel giorno, e uola un'altro appreſo
Tanto, che Febo il terzo giorno apporta.
Et ecco a la prigione arriua un meſſo,
Che buone inſieme e triſte nuoueporta.
Ch'è lcoppierne lo stato ſuo rimeſſo,
L'altro morir deue in breu'hora e corta.
Coſi ſucceſſe al miſero l'effetto, se -

Che dal ſautogarzon li fu predetto.

Fu rimeſſº ilCoppier nelprimo stato;


e Ma tuffò la memoria
. .
ne l'oblio:
. . . . . . . .
2Ne ſi fu digiuſeppe ricordato,
Chelſogno oſcuro altrui, ſi chiaro aprio
- e
Inſin, che'l Soldue
2 ,
uolte8 circondato
-
.-
Hebbe la terra, e Primauera uſcio
• . . . . - in
A far le piagge colorite ei belle ri .
- - .. . . - -
T'odoriferi fior, d'herbe nouelle.

Però, che in queſta nuoua alma stagione, -


Che'lSole aſcende albel noſtro hemiſpero,
Vnanotte dormendo Faraone
Vicino a l'alba, oue ſi ſcorge lucro,
Due ſogni fe, che non ſenza cagione
Lopoſero in grandiſſimo penſiero: - . .

Perche ambedoi, com'hebbepoſcia inteſo, è ,


&ran marauiglioſi, e di gran peſo.
Onde
S E C O N D O. 28
O nde fece chiamaripiu lodati
AMaghie Indouini, che fra li Caldei,
O in gitto ſi foſſero trouati,
Che tutti nominar non li ſaprei. - r

8 poi, ch'innanzi a lui furo arriuati, i


Diſe: intender da uoi ſaggi uorrei
9uel, che ſignificarpoſſano dai
Sogni, c'ho fatto, ei chiuſi ſenſi ſaoi. - - -

8 uiprometto far un dono tale,


Ch'ogn'unne rimarràpago e contento.
Cio detto, narrò loro i ſogni, quale
Ciaſcun glauenne, a la riſpoſta intento.
Ma l'intelletto lor tanto non ſale,
ºNe ſi profondo è illorconoſcimento,
Che gliſappiano eſporre: onde per queſto
?Ne rimaſelgran Returbato e meſto.

Ritorna alhoradel (opplero in mente.


Come il ſogno, ch'ei fene la prigione;
E quel del ſuo compagno parimente
Si ſ" eſpoſto hauea l'Hebreogarzone:
Cheltutto era ſeguito interamente;
&dicontarlo a Faraon diſpone:
čgito innanzi a lui, gli fece eſpreſſo,
9uanto ſopra quei ſogni era ſucceſſo.
l
L I B R O
I ncredibildeſionelcors'acceſe
cA Faraon diueder l'alto effetto;
Se quel, che tanta turbanon inteſe
2e Saui, foſſe chiaro algouenetto.
&t al Coppier, cheglielo fepaleſe, a
Impoſe, che del miſero diſtretto
Immantinente l'indouin cauaſe; º,
č che dinanzi a lui l'appreſentaſſe.

S ubito ei corſe a laprigion con queſta


2Nuoua; g) il buon garzon chiama per nome,
Che tutta lieta fela faccia meſta,
Sperando in Dio d'ageuolarle ſome. e
Glipoſº indoſſo una polita usſia -,
9uell'huom corteſe, e gli ſcorciò le chiome: .
Poi lo conduſſe a Faraoneauante,
cAcui molto diluipiacque il ſembiante.

é ſubito gli diſſe, inteſo habbiamo,


Che ſei de' ſogni eſpoſitoruerace. -

: Onde ſaper da la tua lingua bramo,


Se lumetalnel tuo intellettogiace.
Etegli: alto Signorio non mi chiamo
Di taluirtù, dital ſaper capace.
e Ma ſolo Dio queſti ſecreti intende;
2Ne da ſe humanamente gli comprende.
- E spero,
29 -

8 spero, ch'eſſo per la lingua mia -


,

I ſogni eſporrà tutti almio Signore.


Ilche, mercè di ſua pietà, ſe fa,
e Alui darſi dourà tutto l'honore.
TBen pare al Re, che la riſpoſta ſia
Degna d'un giouenetto di ualore:
E tenendo uer lui le luci fiſſe,
Tien di uiua speranza coſi diſi :

ea me parea ſopra le uerdi ponde ,


Tel Nilo ritrouarmi, alto dormendo:
8 stando a riguardarne le chiar'onde,
8cco di quelle uſcir uenni ſcorgendo
Sette Vacche belliſſime e feconde, -

Che andauan " bel fiume paſcendo


L'herbe piu freſc e, ei piu odorati fiori,
2Nepiugraſſe giama fur, ne migliori.

l
c Apena gliocchi io uolſi, che repente
cAltre ſette ne uidi in ſala riua,
Ciaſcuna coſi magra e macilente,
Ch'a fatica la pelle le copriua.
gueſte ſi miſer dietro immantenente
TBenche quella magrezza l'impedua,
e Aleprimiere, ch'erangraſſe e belle,
Tanto, che pur al fingiunſero quelle.
g1 vs EP.
s 2 L. I B R. O
giunſero; e ſpinte dal'ingorda fame,
Fecero coſa non piu uſta, oraro;
Che, come Orſo, o Leon, ch'empio ſi sfame,
Le ſipoſer neluentre, e diuoraro.
Ne per queſto ſatiar le ingorde brame;
?Nepunto di uigore eſemoſtraro:
cAnzi ſi fiacche l'occhio mio le uede,
Che ſipoteano malregger in piede.

-AM, laſcia il ſonno, e con la mente uolta


Eſſendo a quello, che penſato hauea,
AA'addormenta pian piano un'altra uolta:
& ueder ſette Spiche mi parea. e
Queſte in un piè con marauglia molta
Ciaſcuna bella e grauida ſurgea: i
Ecco altre ſette aſciutte e ſenza grano, -

Come offeſe da tempo iniquo e strano.

L equali il ſacco, e la beltà natia


TDi quelle prime conſumaro affatto.
I Sogni queſti ſon, ch'io fecipria,
& quet, che poſcia, giouenetto ho fatto.
“Ne trouo alcun, che coſidotto ſia,
C'habbia di loro il uero ſenſo tratto.
E, s'alcun ſi trouaſſe, e foſti quello,
5cato inſino a quìgarzon t'appello. -

“Perche
- S E C O N D O.
P erche haureſti da me ſi larghi doni,
Ch'a te non fora nel mio Regno eguale.
Eranpreſſo del Re molti Baroni,
Ch'aſpettan di ueder, ſe tanto uale
Ilgiouene; e, ſequel, che non fur buoni
D'intender per diſcorſo naturale
Tanti ſaggi del mondo, egli ſapea;
Ch'era ineſperto, e ſipochi anni hauea.

6 t ei, gran Re, colui, che reggeilcielo .


Ha uoluto moſtrar a l'occhio uoſtro
Quello, che de auenir, ſotto alcun uelo
Per ſua pietade a beneficio noſtro.
Ond'io dirò con puro ardente zelo,
guant'e m'inſpira dal celeſte chioſtro:
Coſa, che ne per AMagico ſapere,
2Nepere Aſtrologia ſi puo uedere.

L e ſette Vacche graſſe, che non ſanza


“Piacer di uoi paſcean le freſche herbette,
Significan ſett'anni d'abondanza
Di tutto quel, c'humana cura aſpette.
Le ſette magre, che con talpoſanza,
8 auidità, mangiar quell'altre ſette,
TDimoſtrano ſett'anni, che uerranno
Di careſtia con diſuſato danno.
c: L. I B R O C
D el medeſimo tenor ſono le Spiche
Fertili, e l'altre di contrario effetto:
Chequelle moſtran le stagioni amiche -

Di tutto quel, che u'ho di ſopra detto; ;


&queſt'altreandinotanle
Ch'apparir nmiche,
con ſi dannoſo aſpetto. - l
l

8tal, per quel, che Dio ci ſcopra e moſtri,


E l'eſpoſition de ſogni uoſtri. È h

A imaſe Faraonpien di stupore è


Delgran ſaper, c'hanelAebreo trouato;
Coſide la ſua corte ogni Signore -

Si fu non men di luimaraugliato:


Poi, diſſe il Re, che tu m'hai tratto fuore
T un gran penſiero , in ch'era auiluppato
o l
M'auſa anco di quel , ch'uopo ſaria
“Per riparara l'influentiaria. .

IL FINE DEL SEcoNT o


L 1 B R o.
Si
TA v AN o tutti ad aſcoltar
intenti, -

Qualdelprudente Hebreofoſ
ſe il conſiglio;
E fra gli altri que' Saui mal
COVlté Viti -

Con strette labbra, p inar


Cato ciglio 3 -

guando con atti humili e riuerenti


Incominciò del buon giacob il figlio:
Per obedir Signor, non conſigliarui
Vi dirò quel, che Dio uuol dinotarui,
a ss
- -
L I B R O
Parmi, che, come naugante ſaggio,
Che ſuolne la bonaccia proutdre,
e Accio poſſa nel lungo ſuo uiaggio,
Le fortune delmar poi ſoſtenere:
Coſi nel tempo, che leeleſte raggio
Col buon influſſo de l'eterne spere
Iſºtt'anni addurrà graſſi e abondanti,
Tal, che ſimilnon fan ueduti auanti

Peruois elegga un'huom d'ingegno e d'arte,


E ſaggio e buono, o ſia terriero, o ſtrano;
liual faccia ſerbarla quinta parte
In ogni terra del raccolto grano:
6 ne compri oltraqueſto una gran parte s
Tonde hauernepotrà, preſſo , o lontano;
cAccio negli anni de la careſtia
Queſto, ſoſtegno al popoluoſtro ſa o

Che non è dubbio, che ſarà a baſtanza,


Bianco auanzerà per la ſemenza,
Si, ch'eſſogoderà nel'abondanza,
Ene la careſtia non ne fa ſenza. -

Fabbiaſipur in Dio ferma speranza,


Che ſupplirà l'eterna proutdenza
Al futuro biſogno , ſe farete,
9uanto inteſo da me Sgnor hauete.
N ſi
T E R Z O. 32
2N on ſi potrebbe dir, quanta allegrezza
Preſº quel Redele parole pronte -

Telgiouene ſaputo. & ſi l'apprezza,


Che l'abbraccia stringendo e bacia in fronte,
5endice ſi comprende, p ho certezza,
Che'l ſommo Dio, d'ogni ſapienza fonte,
Habita in queſto gouene: che ſenza,
Come potrebbe hauer talconoſcenza?

Certo non gli ſi troua un'altro eguale


Ne in tutto il Regno mio, ne fa Caldei.
Onde, poſcia che ſeigiouene tale,
Che adegui epaſſi i deſideri miei,
Io ti dono ilgouerno principale
(Che molto uolentier riceuer dei)
Delgrande 8gitto; e uederatti il mondo,
Che qui concorre, dopo me ſecondo.

Tu coltuo gran ſaper, anzi infinito


Inoſtri ſaluerai da graui danni.
Coſi dicendo, uole, che ueſtito
Foſſe di ricchi e pretioſi panni. -

8 trattoſi un ſuo amnel, glielpoſº in dito,


Effetto, ch'a piu d'uno apportò affanni,
Tenendo lor uergogna e dishonore,
Ch'un giouene ſia poſto a tanto honore
; - L I B R O
e Ma Faraone ancorperpiu honorallo,
gli poſe al collo una catena d'oro:
Fattolo poi ſalir ſopra un cauallo
Guernito di ricchiſſimo lauoro,
Per tutta la città fece portallo;
E gridarlo Signor di tutti loro
TDopo la ſua perſona: onde la gente - -

Se gli inchinaua humile e riuerente. -

8 cangiandoli il nome, Saluatore e


Volle il gran Re, che foſſe anco chiamato.
Orper moſtrarſi degno de l'honore,
Alqualda Faraone era inalzato,
Giuſeppe incominciò con tal ualore
A ſoſtenere ilpeſo a lui donato,
Che quel Regno per tutto il ſuo diſtretto
2Non fu giamai ſi ſaggiamente retto.

L 'auaritia, che pria tenuto affitto


Eſauea quel popol, dileguata s'era. -

La giuſtitia ſºn gia con piè diritto,


Vgualtenendo la Bilancia e intera.
Nun mal ſenza gaſtgo era in Egitto,
TBen ſenza premio, e ſenza lode uera.
7Non conſeguiua honor ricchezza o grado,
Ne fauori, bellezza, o parentado. . .
8ſo, giunti
T E R Z O.
º ſo, giunti i ſett'anni delraccolto
Coſi abondante, che predetto hauea,
9uelgran di tutto Egitto hebbe raccolto,
Che, come conſigliò, ſerbar douea.
8 però, che, quantunque foſſe molto,
Non baſtauaaquel, ch'eſpreuedea
Del ſeguente diſagio, fe comprarne
In tutti i luoghi, ond'eglipotè trarne,
r

I nguiſa, che ciaſcun commodamente


Vuer poteſſe; e farne parte altrui.
Faraon, che uedea, felicemente
Succeder l'opre 9 i diſegni ſui, - -

Si, che del Regno ſuo tutta la gente


gioiua al buon gouerno di coſtui,
Satio non ſi uedea d'accarezzarlo:
Onde fecepenſier di maritarlo.

T entro una gran città, che nomehauea


Dal Sole; 6) Heliopoli è chiamata,
V'era un ricco e grand'huomo, ilpualtenea
rado di Sacerdote; egli era nata
Vna figliuola tal, che ſi potea
Appareggiar a qualſiuoglia ornata
Ti beltà e di ualor, che in ogni parte
Lodin l'antiche e le moderne carte.
GIvs EP.
L I B R O
9 ueſta, cui poche donne erano eguali,
Diè Faraone al gioueneper moglie,
Efe le nozze splendide e Reali,
Che di queſte egli ſolcura ſi toglie. -

Rºſe Giuſeppe a Diogratie immortali,


Veggendo importo girtutte ſaeuogle:
Iltualtoſto due figli li conceſe,
caccio che piu contento e neuiueſe.
D i queſti nome alprimanatopoſe -
e Manaſen, diruolendo, come Dio
fatto ſcordargli hauea le faticoſe
Sue cure, e la magion del padrepio.
L'altro chiamò frain: e in queſto eſpoſe,
Come in paeſe, che potea dir rio, -

De la ſuapouertà fatto l'hauea


Crºſſer, quanto bramarpiu ſpotta.

“Paſſaro intanto i ſett'anni felici,


&giunſeil fiero tempo de la fame;
Laqualgli effetti ſuoicrudi e nimici
Fece ſentirper tutto quel Reame.
Onde i popoli miſeri e mendici,
Chemalſatiarpoteanle uſate brame,
Corſero a Faraon, chiedendo a lui
Telgran per loro e per li figli ſai. Etei
tC
T E R Z O. 34
& t ei tutti mandaua al Saluatore;
Ch'altrimente l'Hebreo non chiamò mai:
Il qualnelgran biſogno traſſe fuore -

Il frumento, onde pieni hauea i granai:


cA chi piu quantitate, a chi minore
Vendendo, tal, ch'ognunue n'hebbe aſſai.
?Neſlla fameper l'Egitto steſe
Le ſue grand'ali, ma in ciaſcun paeſe.

e Apportando la fama, ch'in 8gitto


&ra frumento da ſcruirne altrui,
guacob, che tanto, come ſopra ho ſcritto,
giuſeppe amaua, e ſi pianſe per lui,
Sentendoſi da fame anch'egli affitto,
Vngiorno coſi diſſe a figli ſai:
Toi, che meco in diſagio ui trouate,
Perche figli in Egitto non andate?, -

Perche non ricercate in queſto Regno


Alimento opportuno aluuer noſtro? -
Volete uoi con ogni caropegno
Quì morirui di fame, e'lpadre uoſtro?
gite la giù per lo comun ſoſtegno, -

gite per la cagion, ch'io ut dimoſtro;


& Beniamin, uoſtro minor fratello,
- v

Aimarrà meco nel paterno hoſtello. -


e L I B R o
8 rapicciolgarzon Beniamino,
Le delitie del padre, e'lgaudio intero, - - -

Taindi in qua, che'l buon uecchio meſchino


Perdeo Giuſeppe, egli fu aſcoſ ilucro.
cAdunque moſſi da uoler Diuino
I figli di giacob , fecerpenſiero, -

Per diſcacciar la fame iniqua epraua,


Digirla, doue ilpadre ricordaua. -
-

- - '.

Coſi'l fanciul coluecchio iui laſciaro;


& tanto caminar, ch'inpochi giorni º
2Ne la famoſa Menfi ſitrouaro,
Che pianſe un Bue, egli fe Tempi adorni: -

guiu trouar giuſppe illuſtre e chiaro


Di Signoria, per tutti quei contorni:
; - - - --
-

-
2Ne lo conobber gia , ma conoſciuti . . . .

Fur ben da lui, toſto che furueduti.

8 glitornò l'antica ingiuria a mente:


AAa, come quel» bra benigno epio , º
Perdonabro, e prega ſimilmente -
Che lorperdoni il comun padre Dio. "
Si ricordo dei ſogni parimente, - º
, i
Che fur cagton del ſo infortunio rio:
- - - - a . * - - ,

Che giunti inanzia lui s'inginocchiaro , º


- -
a i -
8, come egliprediſſe , l'adoraro.
si a -
Sedea
T E R Z O.
S edea Giuſeppe riccamente adorno
35
è
Sopra un ſeggio Realfregiato d'oro:
8 molte genti a lui stauan d'intorno
Con riuerenza, come a Duca loro.
Dunque i fratei, che gli fer l'alto ſcorno,
& coſicrudi a lui fanciulgia foro,
Poi c'humilmente l'hebbero adorato,
Da lorquel, che chiedean, gli fu narrato: --- --- -

- - - -- a -

8 i, doue agli altri con parlar corteſe


Sodisfaceua a le dimande toſto,
e Alquanto uerſo loro aſpro conteſe
Peruenir poſta a quanto haueapropoſto
Ondelor dimando, di qual paeſe -

º ,
,
Foſſero; e, ſe uenian molto diſcoſto. e
-

-
-

& Giuda, a cui ciaſcun di loro impoſe e


L'officio ai parlar, coſi rispoſe. e

Noi ſiam di Canaamauoi mandati


Per cagion de la fame, onde i terreni
Son tutti di Samaria moleſtati,
E di trauagli, e di miſerie pieni:
8 ſiam, qualci uedete, dieci frati,
&t habbiam padre, ſotto al cui freni
Tutti uiuiamo; che Giacob è detto;
Vecchio
; y v .
di puro cor, di mondo petto.
-

- - -
L I B R O
G iuſeppe dimandò, s'altri fratelli ,
Faueſſerne la lorpatria natia.
Che un'altro ue ne hauean, riſpoſer quelli,
Ch'era fanciullo, e d’indi non uſcia. -

Diſ'egli mals'adoprano pennelli


Per coprir di colori la bugia. -

Voi con ragione a creder m'inducete,


Che quì per ſpiaruenuti ſete.

P erò uiconuerrà di rimanere, i


& undi uoi mandarin quelle parti 2.
cAcondur il fratel, che
dite hauere,
e Accio conoſca, ſe fallacie parti , ,
Vſate; opur ſon le parole uere. . . .
Zoſeguda: Signor so replicarti a
Telnoſtro Dio, ch'è Sgnor guſto e buono; º
Che tutto è uerità, quant'io ragiono, i

I l noſtro padre; a cui dal cielo è dato - - -

Conſomma carità ſomma bontade; . .

Per comune ſoſtegno ci ha mandato


In talpaeſe, in queſta alma cittade;
8 ritenuto ha l'altro figlio a lato,
Perch'è fanciuldi pargoletta etade.
E ci ha dato danar da comperarne
Frumento, quando a uoi ci piaccia darne.
Ch'io
T E R Z O. 36
Ch'io creda a detti tuoi uieta ragione,
Tiſe giuſeppe; e, benche dentro il core
Tutto l'inteneria compaſſione,
E ſi struggeaper lofraterno amore:
7Non di meno gli feporre in prigione;
Doue, per fin, che'llucido splendore
Teluago Sole ilterzo di portaſſe,
Vole, ch'ogn'un di lor chiuſo reſtaſſe.

I l terzo di gli miſe in libertate


čper oſtaggio un de'fratelli tiene,
TDicendo, inſin, che uoi qui non menate
L'altro fratel, ſperar non ui conutene,
Ch'egli ritornia le contrade amate,
?Ne, ch'io gli ſciolga i ceppi e le catene.
AMa, quando quel fanciulqui condurrete,
Viterrò buoni, e'l frateluoſtro harete.

( io detto, empir delpiu eccellente grano


Fece i lor ſacchi: e metterparimente
TNel ſommo d'eſº con amica mano,
Idanar, c'hauean ſpeſi, occultamente.
Enelpartir,ſi come dolce e humano
Gli occhi rigò di pianto amaramente.
8ſ al camin ſi poſer malcontenti,
8, quanto eſſer potean, meſtie dolenti.
L I B R O
eAh, dicea l'uno a l'altro: noiportiamo
giuſtamente la pena del peccato,
Che commettem, quando tradito habbiamo -
Il fratelpergrand'odio a luiportato:
& ſiamo in grande error, ſe ci penſiamo,
Che ci habbia il giuſto Dio ma perdonato. -

Ter queſto ci è tenuto hora il fratello,


E col tempo haurempo maggior flagello.

C on tailamenti, g) angoſcioſi duoli


Giunſero al padre: ilqual molto allegroſ,
9uando uide tornar carchi i figliuoli
Delgran, per cui di là s'erano moſſi.
AMa
Da luitoſto auten, eche
lontana, piul'allegrezza uoli
che mai turboſi: s

guand'egli inteſe, ch'un di lor rimaſo


&ra in 8gitto, e qual ſucceſſe il caſo.

Sì come un'huomo ſaggio, che reggea


9uella Prouincia, e era aſſai corteſe,
Tenendogli ſpioni non uolea,
Che'l fratel ſi partiſſe del paeſe,
Fin, che l'altro fanciullo ei non uedea; º

8, ch'eſſi di menarlo in fa d'un meſe


Promeſſo hauean: ch'eſſo coſi lor chiede ,

Per uoler proua far de la lor fede.


- cAh, diſſe
T E R z O. 37
cAh, diſſe il uecchio: adunque a poco a poco
Aſr ſarò di tutti i figli priuo ? - -

“Prima perdei giuſeppe: ne in qualloco


So, che ſi stia; ne, s'egli è morto, o uiuo.
8 per farſi di me piu fierogiuoco
L'empia fortuna, e'l mio dolorpiu uiuo,
a Mi toglie l'altro; che uoi ne l'8gitto
Laſciato hauete miſero 69 affitto.

8, per accreſcer le mie doglie eſtreme,


Volete, ch'io ci mandi Beniamino,
Accio perdendo l'uno e l'altro inſieme,
a Mola piu d'altri lacero e meſchino.
9ueſto è mio ſol rifugio, e la mia speme,
Senza di lui non ſiedo, e non camino.
“Non ardiſca di torlo alcun di ut,
Che uiuer non poſio ſenza coſtui.

Piangeano i figli ai doloroſi accenti,


Deluecchio padre, e non ſapean, che farſi:
Ch'a ritrar il fratelda quelle genti
Tutti gli altri partiti erano ſcarſi.
- Ma non poco oltre a cioglife ſcontenti
Nuouo accidente, c'hebbe a dimoſtrarſi:
Cheſlegando i lor ſacchi, ritrouaro
Il danato, onde ilgrano eſſi compraro -
- g1 vs EP. I
. L I B R o
T ſe alhora Giacob: e quairagioni
Sicurtà di mandarui mi daranno
cAquelle a noi straniere regioni
Per trarne lui di ſcruitù e d'affanno ?
Sequel, che regge, ui stimò Spioni,
9uei popoli ladroni hor ut terranno,
Toſto, che ſi ſaprà, che non trouati
Siano i danar, che per compraru'ho dati.
-

-- --

2N oi, diſſe Giuda, annouerati habbiamo


- -
Idanari a colui, che m'hauea cura:
E, shora qui ne ſacchiglitrouiamo,
Dobbiamo attribuirqueſto a uentura:
8creder fermamente anco poſſiamo,
Che'l Preſidente, ch'ogni coſa cura»
Gli feceporre, a noi per farne dono,
Che di uero è Signor corteſe e buono. -
. '

,
-.

2N on riſponde giacob, ma fermo reſta, i


Che'l ſuo Beniaminſeco non uada.
- Ma dopo alquanti meſi eccola infeſta
Fame, ch'adopra ancor la fiera spada.
9ueſta ſola cagion l'ange e moleſta
Aporre i figli un'altra uolta in strada:
e Mapur Beniamin uuol, che rimagna ,
8 dilagrime calde il uſo tagna o

. . . . .
- -
.
--
- -
.
- . -
-

\
N--
T E R z o.
T ſe Ruben, un de'fratelli: io giuro
“Padrepel ſommo Dio de'padri noſtri;
Che fa Beniamin con noi ſicuro,
8 tornerolo innanzi agli occhi uoſtri.
Se a queſto manco, a me non ſarà duro;
Che ſenza, che pietà mi ſi dimoſtri,
Occidiate i miei due cari figliuoli;
Che mi ſon, qual ſapete, unichi e ſoli.

O r tanto ſºppe dir ciaſcuno intento


Ala pace, al riſcatto del fratello,
Che giacob pur nel finreſtò contento,
Che con Beniamin glſer per quello.
E per prezzo del gran doppia l'argento .
cAcciopaghino ilprimo; e appreſſo d'ello
Comprino nuouo grano, e piene ſcuſe
Faccian, ſeauien, ch'alcun dicio gli accuſe.

B aciò Beniamin teneramente:


8 dice; figlio, piaccia a Dio, che torni
cA conſolar ilpadre tuo dolente,
Cui ſon ulcinihomai gli eſtremi giorni.
Abbracciò gli altri figli parimente,
Pregando,che breuſmi ſoggiorni
Facciano nel'Egitto; ſe lorgrato
Era, ch'ei foſſe toſto rallegrato.
s - L I B R. O
P oi benedili, e accomandogli a Dio,
8 rimaſe fra ſpeme, e fra ſpauento.
8ſ partendo dal terren natio - .

Sipoſer nel camino in un momento. -

Laſcian dietro Samaria; epiu d'un rio


Varcano, ogn'undi lorleto e contento:
& ſeguendo il ſentier per calle dritto,
Dopo molte città uidero 8gitto.

giunſero in Menfi; e toſto appreſentaro , - -


--

5eniamin del buon Giuſeppe auante;


Ilqualmolt'hebbe di uederlo caro; -

& moſtrollo in parole e nel ſembiante.


Tatto i Miniſtri di prigion cauaro
L'altro fratello: e quaſi in quello inſtante
Giuſeppepien di gaudio alto e infinito
Fece appreſtar un grande e bel conuito.

Che di quello honoraruuole i ſuoi frati:


8 per queſto comanda, che neſſuno
Vſcuſe del palagio; e accarezzati
Foſſero, ſenza laſciar fuori alcuno.
Ilche gli fece rimaner turbati,
Temendo, che l Signor luogo opportuno
Cercaſſe di far loro nocimento
Sotto calunnia di rubato argento. .
TDice
T E R z o 39
D ico temean, che quell'argento meſſo
Foſſe stato d'alcunne' ſacchi loro, -

Per far ſott'ombra di furto commeſſo


Seruo ciaſcun de l'innocente coro.
Ruben al dispenſer, che gli era preſſo;
Tiſe: certo da noi trouati foro
Tutti i danardelgran, che gia comprammo,
Nei ſacchi, quando a caſa gli ſlºgammo.
Di queſto nuouo effetto ogn'un ſi duole,
8, come occorſe, nol ſappiam nelucro.
Ben ci par marauglia, che non ſuole
cAuenir coſa talgia di leggero. -

Pero il buon padre noſtro, che pur uole,


Che ulua ogn'un dinoi mondo e ſincero,
Rimanda quei danari, g) altri ancora
Per comperar, quanto biſogno fora.

8 gli riſpoſe lor: ſicuri state,


che quei danarue gli ha donati Tio:
6gli altri, per cui uoi ui lamentate,
Cheme gli deſte, ſon nel poter mio:
Onde biſogna homai, che uireſtiate
Senza ſoſpetto alcun di caſorto.
In queſta, eſſendo il Sole a mezo ilgiorno,
giuſeppe apparue, e molta turba intorno,
v L I B R O
e Alhora alcuni don, che lpadre dati
Baueua a figliper cotale effetto, - -

Furda quella giuſppe appreſentati,


Che gli accettò con buono e lieto aſpetto:
& l'adorar, qualprima, inginocchiati,
2Non ſenza ſuo grandiſſimo diletto,
Non per ambition, ma per uedere,
9uanto del ſommo Dio foſſe il potere -

C hieſe delpadre lor benignamente,


Se fºſſe ſano e riguardando ſi
Tºrniamin, dimando ſimilmente,
S'era il fanciul, di cui glidero auſi. - -

e Adempirle dimande interamente,


Indi ciaſcun con riuerente uiſo
Aterra s'inchinò ſenza dimora,
& il fratelun’altra uola adora.

L a fraterna pietà lipunſe il core; -

6, quantunque aſſai ben quella occultaſſe,


frenar non puo degli occhi un largo humore,
Che conuenne, ch'in camera uerſaſſe,
- Indi coluolto aſciutto uenne fuore,
2Non uolendo, ch'ancor s'appaleſaſſe
9ael, ch'a poſta tenea chiuſo e celato,
TPer far, quanto hauea pria deliberato.
- Fin,
T E R Z O. 4o
F Fece
in, che la Realuedere
a'fratei menſails'apparecchia,
ſuo theſoro; sa

Vaſi d'argento, oue ciaſcun ſi specchia


Di ricco (p) incredibile lauoro. -

V'erano fatte anco a l'uſanza uecchia


e Moltegran tazze di finiſſim'oro.
Coperto il pauimento di tapeti
Vedcan di color uari e tutti lieti.

V eſtite eran le mura in ogniparte


T'arazzi nobiliſſimi, conteſti
T'oro e di ſeta, tal, ch'in altre carte
Similnon leggi, ne giamai uedeſti.
9utui inteſſute con mirabil arte -

Eran molte figure in uari geſti; -

Chepareannon d'humana creatura,


e Ma formate perman de la natura.

V era, ſi come Abramilcaro figlio


Ter obedir a Dio condotto hauea
Dentro una ſelua; e con aſciutto ciglio
La crudelspada in mano alta tenea:
&tegli al ferro, per farlo uermiglio
TDi ſangue, il collo intrepido porgea.
V'era,ſi come dal ciel ratto uiene
L'eangelo, e'l ferro, e la ſua man ſoſtiene.
L I B R O
Piu oltre ſiuedea, come garzone
iacob per accortezza de la madre
Fura al fratella benedittione,
Che cotanto importaua, al cieco padre.
Come a fuggir da quello egli ſi pone,
Com'altri fugge da mimiche ſquadre:
Com'e ſcruì per la bella Rachele,
Sofferente coſi, come fedele. iº

T i queſte, ed altre hiſtorie al'occhiograte


Eran teſſuti irazzi di gran pregio.
T'oſcia, che fur le menſe apparecchiate,
Sendo ilconuito e l'apparecchio regio, -

cA tutti, come richiedea l'etate, va


Fu dato luogo: g) il Barone egregio:
TDico Giuſeppe: in Real ſeggio aſſo,
Dimoſtrana a ciaſcun giocondo uſo.

e Atutti miniſtrate parimente -

Fur le uuande, a tutti in larga copia.


E uer, ch'egli ſcruir fe doppiamente
5eniamin, qualla perſona propia. 3
Lui ſol fece dagli altri differente,
7Non, perch'ei piu de gli altri haueſſe inopia:
e Ma, perche ilgiouenetto pellegrino -

Ti lui ſolo fratello era uterino. v .

Or, poi,
T E R z o.
o r, poi, ch'allegro fine hebbe ilconuito,
giuſeppe comando, che di frumento
Sta fino al ſommo ogni lor ſacco empito,
E ripoſto nel'orlo il preſo argento.
Indi hauendo propoſto altro partito,
TDrizzando al padre il ſuo primiero intento,
Fe nel ſacco del picciol Beniamino
2Naſconderla ſua Coppa d'oro fino.

La medeſima Coppa, incheleuea,


Tempeſtata digemme, e d'oro ſchietto,
E, perche steſo il uella notte hauea,
Aſſegnò lor commoda stanza eletto.
E poi, che sparue la notturna Dea,
E Febo dimoſtrò l'uſato aſpetto,
Ritornati i fratelli a ſua preſenza,
Diede lor di partir buona licenza.

G ia fuor de la cittade erano uſciti,


E da quella allungati alquante miglia;
Quando da alquanti ſi uiderſeguiti,
Chelor gridauan dietro; piglia, piglia.
Si fermaro i fratelli sbigottiti,
E ripieni d'eſtrema marauiglia,
Poi che uidero armate quelle genti,
E udir, che di Giuſeppe eran ſergenti.
g1 vs EP. L
» a L I B R O
o, dſelcapobr, tenui portate
Certo da diſcorteſie da uilani, -

Poi, che la Coppa del Signor rubate, º

Che u'ha dimoſtra tanti effetti humani. - -

Aor quella prºſamente ritrouate,


Prima chiusº andiatepiu lontani.
&uigioui, ch'ei ſia troppo corteſe;
Che non uedreſte piu etropaſi s:

A ſoſ unde'fatei, che non ſapeano i


Di quanto eſſi dicean coſa ueruna:
º poi, ſe riportata loro hautano
La moneta delgrano aduna, aduna, -

Chene ſacchi irouar, come poteano


Hauerrubata Coppa, o Tazza alcuna?
Che queſto ueriſimile nonera;
44a fintione, e bugia ſchietta e mera.

e per ſºgno dicio, diſſe, cercate ,


Ne ſacchi tutti di ciaſcun fratello: i
8 colui, nelcui ſacco ritrouate
La Coppa; come ladro, e a Dio rubello,
Terdebito gaſtigo morir fate;
Però, che degno fa d'ogni flagello:
- & a perpetua ſcruitù di uoi,
- ” Perſr ſuoi fatti, tenetenei.
\ . .
i
Tſpoſe -
T E R z o. 42
Riſpoſe il Capitan, noi cercheremo
In tutti i ſacchi diligentemente:
E l'huomo, nel cui ſacco troueremo - -

La Coppa, di ch'io dico, preſtamente


Per ſcruo al Signor noſtro condurremo.
Ciaſcun di uoi n'andrà, come innocente.
Queſta condition lorpoſta auanti, i
Aagioneuoleparue a tutti quanti

C ercar di quà, dilà fecer coſtoro,


Si come hauſer spirito Diuino; e
8 finalmente la gran Coppa d'oro
Nel ſacco ritrouar di Beniamino. -
L'innocente fanciultoſto da loro, e ,
Aguiſa, ch'egli foſſe un'aſſaſſino;
ſi"".", s . e
E dinanzi a giuſeppe appreſentato,

2N on uolſero i fratei rimaner ſenza


Teniamin; ma ritornarpiangendo e
Delgran fratello a la Realpreſenza:
Ilqualripreſe lor, coſi dicendo.
Perche tanta impietà, tanta inſolenza, e
Ingrati e ſconoſcenti in uoi comprendo?
Aor non ſapete, ch'indouino io ſono; e - -

2Ne alcun duo per ingannarmi è buono?


-- -
- – -– - i
- L I B R o - - -

Poi(diſeguaa) che'lpeccato noſtro,


Fa Dio, che tutto uede, diſcoperto,
Ciaſcun quirimarràper ſeruo uoſtro;
Che tale è ueramente ilnoſtro merto.
Diſe giuſppe: quello, in cui s'è moſtro
Illatrociniorio chiaro 69 aperto, 3

Aºſterà in ſeruitù: uoi tornerete -

2Ne la patria, onde qui uemuti ſete. a -

a -

cAnzi non tornerem; ne c'è conceſſi . º',

Di ritornar, Signor, da la ragione; i - e'


º

-.

Però, ch'alpadrenoſtro balliam promeſſo


Di ricondurui il miſero garzone.
8, quando ritornaſſimo ſenz'eſſo,
Toſto l'uccideria lapaſſione : è
Però, che queſto è la ſua propria uita,
Laqual ſenza di lui faria partita..., c - -

D ſe giuda, e ſegui, c'hauean ſmarrito


Vn'altro lor fratel, fanciullo ancora,
& gli diſſer, che quello hauea inghiottito
Vna Fera, che gli huomini diuora:
E, che poco mancò, che'lpadre gito -

2Non foſſe in quelmomento al'ultim'hora.


a Onde haueano propoſto di reſtarſi,
Se ben da lui foſſero appeſi (p)arſi. e

. . Non pote
T E R z o. 4 3 --
7N on potè piu tener giuſeppe a freno
Le lagrime, e piangendo gridò forte.
Giuſeppe io ſon d'ogni contento pieno,
Touegia mi cercaſte porre a morte.
Parue, ch'ogn'un dilorueniſſe meno
º
ri
Per la paura; e ſi ſmarriro forte.
e Ma diſſe lor Giuſeppe; non temete,
“Poſcia, che in tale stato mi uedete.
r A

2N e uiturbi, l'hauermi qui uenduto, -

2enchepeccato fu, piu che urtute;


Perche l'eterno Tio coſi ha uoluto,
eAccio, che foſſe in me uoſtra ſalute:
čcio diuinamente è proceduto
Per ſtrade da noi non conoſciute: -
Lodatene il Signor, che l'innocenza,
Tifende con mirabilmrouidenza.
-

io detto, alhor Beniamin, che staua


Timido tutto, e de la uita in forſe,
Fece ſlegar; e stretto l'abbracciaua,
Epiu d'un bacio al giouinetto porſe.
«Agli altri uguale effetto dimoſtraua.
La fama intanto per l'8gitto corſe;
8 fece noto inſieme a queſti e a quelli,
Che color di giuſeppe eran fratelli.
D i queſto hebbe allegrezza a marauglia - -

Re Faraone; 6 a giuſeppe impoſe, - e

Che padre inuti, e tutta la famiglia


cA uenir là co' figli, e madri, e ſpoſe;
Doue benigno il ciel ſempre aſſotiglia ; -

L'humane menti adopre alte e famoſe;


8 col felice limo il Nilo inonda, -

& fa la terra ogn'hor lieta e feconda.

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