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periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 ISSN 1972-9669 k ronstadt 59 Hic Sunt

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

ISSN 1972-9669

kronstadt59

Hic Sunt Leones
Hic Sunt Leones

Sulla via di Damasco

di Gianluca Flego

U na nazione di bottegai e mercanti” all’interno, avvolta da una “esterio- rò non contestavano

U na nazione di bottegai e mercanti” all’interno, avvolta da una “esterio-

rò non contestavano le prero- gative dell’élite fondiaria e commerciale; in politica este-

rità maschile: assertiva, sovra-

ra, con la scelta di una politica

na e confidente”: è la

di

autonomia pur dialogante da

descrizione della Siria in un re-

Washington che dura tuttora.

cente bell’articolo del blogger si-

Un altro paese mediorientale si

riano

Maysaloon

attestava così sul classico mo-

(http://maysa-

dello di populismo autoritario,

loon.blogspot.com). Questo lato femminile, di “noioso” buon senso, ha scandito per de- cenni le giornate siriane: per amore o per forza, qua-

rant’anni di complessiva stabili-

tà hanno cementato in molti

l’idea che i grandi eventi dei giornali – tanti dei quali, a dire

il vero, inscenati all’uscio di ca-

sa – “non potrebbero mai acca- dere qui”.

La vita non è sempre stata così

tranquilla, però. L’instaurarsi della dinastia degli Assad, con l’ultimo golpe del 1970, conclu- deva un periodo estremamente turbolento della politica siria- na: un susseguirsi di colpi di

stato militari di varie parti politi- che e, dal 1963, di destra e sini- stra interna dello stesso Partito

di

Resurrezione Socialista Ara-

ba

(Ba’ath) tuttora al governo.

Con Assad giunse al potere una

sorta di “centro Ba’ath” che si di- mostrò un punto d’equilibrio:

in politica interna, col consoli-

darsi di un forte controllo stata- le sull’economia, fondato su parole d’ordine socialiste che pe-

in cui élite e masse si accorda-

no per la rinuncia alle rivendi- cazioni – in primis terriere – in cambio di una presenza ingombrante dello stato nell’economia, volta in primo luogo a creare lavoro per il po- polo, e così consenso. Per de- cenni, regimi come quello iracheno, egiziano, libico, ira- niano, si conformano grosso modo a questo schema, con importanti varianti quanto al grado di socialismo e confessio- nalismo delle ideologie adottate, e all’essere o meno esportatori di petrolio. Tra que- sti, il paese cui più assomiglia- va la Siria era l’Egitto: reddito pro capite simile (ca. 2500 $; Iran 4460 $, Libia 9529 $); ana- loga invadenza economica

dello stato; regime poliziesco, nazionalista e laico; discreta frammentazione etnica; lotta senza quartiere contro il fonda- mentalismo dei Fratelli Mus- sulmani; infine, com’è ovvio, conflitto diretto con Israele.

continua a pagina cinque

Fenomenologia della corruzione

continua a pagina cinque Fenomenologia della corruzione di Felix E ' stato fatto a mia insapu-

di Felix

E ' stato fatto a mia insapu- ta”, “Non abbiamo fatto male a nessuno”,

“L'abbiamo fatto per il popolo” oppure la “hit” più recente “Sie- te solo dei mistificatori prepo- tenti e bugiardi”. Parole diverse, stessa musica. E non ci si stupisce più nel sape- re da quali individui vengono proferite queste frasi. “La corruzione è l'abuso di pote- re pubblico per ottenere guada- gni privati, di ogni sorta”: e non è un caso che tale fenomeno venga pesantemente percepito nel nostro Belpaese, che sicura- mente vanta di una storia tutta sua in termini di corruttori e corrotti. Lo disse anche Cicerone, nelle sue Verrinae: “Considerato l'attuale sistema giudiziario, un uomo ricco può sottrarsi alla giu- stizia, per quanto colpevole”. Se- coli dopo, Cristoforo Colombo

lamentava il fatto che “chiunque possieda oro è padro- ne di avere tutto ciò che deside- ra”.Insomma, la corruzione è senza dubbio una piaga endemi- ca e antica, e non riguarda solo l'Italia. Di “bustarelle” ne sono passate molte nel corso della storia. Ciò che risulta peculiare nel nostro paese però è che, pur es- sendo un paese democratico e civilizzato, vi sono fin troppi fatti e misfatti che vengono tra- scurati perché ignorati – in quanto non ci si stupisce più di nulla – o censurati – in quanto l'informazione viene costante- mente manipolata. E si ha la sensazione che quei “pochi” che li considerano co- me ingiustizie conducano delle battaglie già perse in partenza. Perché?

continua a pagina sei

Interviste

Student*in crisi Vs Coordinamento per il Diritto allo Studio

a cura di Ginevra Sanvitale,il Sem e Giada la Gala

S ono successe un po' di co- se nell'ultimo periodo in università, tra cui l'occupa-

zione dell'Ex-Mondino e l'inizio dei lavori della Commissione Statuto, ovvero la commissione incaricata di redigere il nuovo statuto dell'università in modo da adattarlo alle novità intro- dotte dalla riforma Gelmini.

Abbiamo intervistato Bernardo

e Paolo, rispettivamente del

Coordinamento Udu per il Di- ritto allo Studio e del gruppo

Student* in Crisi per sapere co-

sa pensano e cosa stanno fa-

cendo le loro associazioni riguardo questi avvenimenti

interviste a pagina tre

Il nemico

Q uando vai a scuola ti insegnano che in tutte le storie ci sono, gene-

ralmente, un protagonista e un antagonista. Solitamente l’anta- gonista è abbastanza difficile da sconfiggere, perché è piutto- sto bravo nel fare il suo mestie- re e ha un sacco di risorse e una mente diabolica. I nostri antagonisti, invece, sono molto spesso degli idioti. Non solo: so- no degli idioti le cui armi sono così diverse dalle nostre da rendere pressoché impossibile un confronto alla pari. Noi ci battiamo per la cultura, per la libertà, per la meritocrazia, per il rispetto della dignità dell’uo- mo: provate a fare un discorso del genere a un deputato della Lega. In una battaglia normale si suppone che una volta scelta l’arma quella sia, dunque che a delle parole si risponda con delle altre parole. Il deputato le- ghista probabilmente risponde- rà con un rutto e una bestemmia in bergamasco – se va bene. Tutto questo ci mette un po’ in crisi: il nostro nemico non è as- solutamente un nemico degno, né tanto meno valoroso. Sguai- niamo le spade e ci rispondono con delle pistole ad acqua, facciamo roteare gli scudi e lo-

ro si annusano le ascelle. Combattere così è snervante e svilente. E quindi che cosa succede? Ci rivoltiamo contro i nostri simili. Finalmente armatura scintillante contro armatura scintillante. E ore e giorni e settimane e mesi e anni di interminabili disserta- zioni e inutili punzecchia- menti. Intanto i nemici – quelli veri, quelli davvero cattivi – continuano indisturbati a banchettare. Ma poi, abbiamo davvero biso- gno di avere qualcuno su cui puntare il dito per sapere chi

siamo e per sentirci legittimati

a fare quello che facciamo? Stia- mo combattendo la nostra battaglia per qualcosa

o contro qualcosa?

Nietzsche ha detto: “Il pauroso non sa cosa significhi essere so- lo: dietro la sua poltrona c’è sempre un nemico”. Noi abbia- mo abbastanza coraggio per sentirci persone migliori fa- cendo il giusto invece che se- guendo la strada semplice del rimproverare chi non lo fa co- me noi?

Ginevra Sanvitale

2

Ricordate il contatore Geiger per fare la spesa!

locale

Io sono individualista?

Q ualche settimana fa

abbiamo deciso di orga-

nizzare un sondaggio tra

ottimi avvocati, notai e farmaci- sti. Pronti, credo, fra qualche

anno, a lanciare bacinelle

gli

studenti dell'università di Pa-

d'acqua dalle loro finestre

per sapere cosa ne pensasse-

ro degli spazi destinati agli studenti e, indirettamente, cosa ne sapessero dell'occupazione dell'ex-Mondino.

via

in

quando verrà disturbato il loro ri- poso "sacro e sicuro". Ho citato prima l'occupazione dell'ex-Mondino da parte del collettivo universitario Student*

Abbiamo suddiviso l'università

crisi e del gruppo CASP, i qua-

in tre grandi aree – Centrale, Cra-

li

rivendicano spazi e servizi

vino, Nave – e intervistato 70 persone per i primi due poli e 60 per l'ultimo.

all'università. Ben venga, erano anni che non succedeva una co- sa di questo tipo a Pavia.

La

maggior parte degli studenti

Peccato che il 41% degli intervi-

intervistati è convinta che gli

stati dica di non saperne niente,

improntato e impostato all’indi- vidualismo. Sono nato da una fa- miglia borghese che ha subìto il tentativo della borghesia stessa (dato che è questa classe dalla Rivoluzione francese in poi ad avere il potere) di fare delle divi- sioni precise all’interno della so- cietà, cercando di isolare gli

individui il più possibile perché

soltanto isolandoli aveva la pos- sibilità di secernerli, di poterli controllare meglio, quindi di servirsene come meglio poteva. Collettivismo non è certo un termine di origine borghese a

spazi destinati alle loro attività siano sufficienti (41%), per il 23% buoni e per il 18 % ottimi, solo il restante 22% li considera scarsi o insufficienti. La domanda nasce spontanea: co-

solo il 18% dei restanti di cono- scere il gruppo. Il campione de- gli studenti intervistati non è altissimo ma questi dati fanno comunque pensare e riflettere. Contemporaneamente, durante

e

meno che non fosse stato scelto dai vari Robespierre per servirsene contro invece il setta- rismo di tipo aristocratico. A questo punto sono stato indivi- dualista nella misura in cui la

sa intendono gli studenti di oggi

i

giorni dell'occupazione, non è

mia classe mi ha individua-

per spazi universitari: aule stu- dio, biblioteche? Forse! E di quelle ce ne sono a sufficienza,

stata molto chiara la posizione degli altri gruppi universitari che, allo stesso modo e con altri

lizzato, cercato di isolare dagli altri, ho fatto e operato degli sforzi che mi sono serviti per

ma

dove sono gli spazi di aggre-

metodi, lottano per ottenere gli

rendermi conto che un uomo,

gazione che non hanno diretta- mente a che vedere con lo

stessi diritti. Senza rivendicare niente a nessuno, senza puntare

al di fuori di quella che può es- sere la cerchia, anche ristretta,

studio? Vorrei che mi venisse

il

dito – ognuno ha le sue colpe

di

amici oppure da quella che

presentato un elenco di spazi de-

e

la verità sta sempre nel mezzo

può essere una cerchia più

stinati ai giovani per organizza-

vorrei esprimere la mia posizio-

ampia che può essere addirittu-

re feste o eventi culturali, senza dover lottare con università (e Comune) per ottenere permessi

e finanziamenti.

Il 55% degli intervistati afferma comunque, nonostante la genera-

le risposta positiva alla prima do- manda, che mancano degli spazi. Spero, allora, che nel ri- spondere alla seconda si riferis- sero proprio a questi. Anche se

mi fa un po' paura pensare che

il 41% degli studenti sia

convinto che da soli “Non siamo

in grado di gestire degli spazi,

servono delle regole”. Avranno ancora bisogno della mamma o

del papà per diventare bravi stu-

denti universitari? Di regole

“dall’alto” hanno bisogno i bambi-

ni, non adulti universitari che di-

venteranno probabilmente

ne: credo, e sono convinta, che per poter portare avanti un pro- getto comune non bisogna ragio-

nare per settori, per gruppi, ma cercare di accordarsi e portare avanti la stessa battaglia tutti insieme. In fondo siamo tutti dalla stessa parte e vogliamo tutti le stesse cose. Bisogna trova- re dei compromessi veloce- mente, per non farci battere ancora una volta sul tempo, farci fregare di nuovo. Essere me- no orgogliosi e individualisti co- me individui e come gruppi. Vorrei concludere con una cita- zione di un grande uomo e mae- stro di vita da non dimenticare mai, soprattutto adesso: “Io so- no individualista come credo tutte le persone che nascono e crescono in un clima portato,

ra una classe, combina poco se

non dei gesti quasi ed esclusiva- mente estetici da un punto di vi- sta politico, questo l’ho detto anche in una canzone che si chiama Il bombarolo che è il culmine dell’individualismo estetico. In Storia di un impie- gato c’è questo individuo isolato dal resto della gente, isolato per motivi politici, che arriva a compiere questo gesto di ri- bellione e non certo di rivoluzio- ne. Perché la rivoluzione è individuale, dove la compo- nente maggiore è forse l’esibi- zionismo”. Fabrizio De André.

L.A.

Pavia 2013: Anatomia di una città

P avia, dopo esser so-

me una città infartuata, con evi-

la porterà al collasso.

circolo economico, dando nutri-

pravvissuta al 21/12/2012, appare co-

Ma come si è arrivati a questo? Dovete sapere che c'è un'unica ragione per aumentare il settore

mento al tessuto sociale. Peccato che dia nutrimento anche al tumore che cresce

denti segni di necrosi e di cicatrizzazione. È una città che, per compensare, è diventata ipertrofica, ossia dannosamente troppo grande per le sue esi- genze. E il primo organo a ri-

commerciale dove non serve: ri- ciclaggio di denaro. Il modo mi- gliore sono i piccoli negozi, magari dentro ad aree commerciali. Vi dice nulla? Forse allora non avete ancora

nell'organismo. Sono tutti pro- cessi fisiologici di compensazio- ne. Segno di stato conclamato di malessere è la castrazione di idee non conformi alla fascia politica delle istituzioni. Questo

sentire della carenza di ossigeno

presente la triplicazione di

rifiuto e diniego della criticità

è il cervello. L'università, ormai

un'area commerciale (Carre-

altrui, dell'idea diversa, corri-

lesionata dai tagli e da un territo-

four) totalmente destinata al

sponde all'eliminazione di anti-

rio

non più così favorevole alla

non alimentare. Come se l'area

corpi specifici, lasciando ampi

sua

crescita, va incontro a proces-

la Vigentina necessitasse di

spazi di manovra a qualunque

si

di atrofia, rimanendo intatti so-

altro commercio. Un altro sinto-

corruzione e infiltrazione.

lo

gli elementi necessari alla

mo sono i cantieri, caratteristici

Se

solo avessimo fatto un check-

sopravvivenza: la formazione non di persone ma di compe-

“normali”, come ogni cosa vi deve preoccupare quando sono

e

up

nel 2008

tenze professionali.

in

eccesso. Il ricorso alle opere

Infine è una città stanca, senza

pubbliche è una pratica economi-

 

energie finanziarie, umane e dentro ad un circolo vizioso che

ca in periodo di crisi dal 1929. Una flebo di denaro entra nel

 

Endriu

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

Endriu periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 Come valuti la situazione degli spazi a

Come valuti la situazione degli spazi a Pavia?

Aprile 2011 Come valuti la situazione degli spazi a Pavia? Credi che servano spazi ulteriori? Ritieni

Credi che servano spazi ulteriori?

degli spazi a Pavia? Credi che servano spazi ulteriori? Ritieni che degli spazi possano essere completamente

Ritieni che degli spazi possano essere completamente autogestiti?

che degli spazi possano essere completamente autogestiti? Sai che un gruppo di studenti ha occupato l'Ex-

Sai che un gruppo di studenti ha occupato l'Ex- Mondino?

Sai che un gruppo di studenti ha occupato l'Ex- Mondino? Quanta fiducia hai nel fatto che

Quanta fiducia hai nel fatto che gesti come questo possano portare a risultati concreti?

ha occupato l'Ex- Mondino? Quanta fiducia hai nel fatto che gesti come questo possano portare a
periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 continua dalla prima Il più scrauso su

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

continua dalla prima

Il più scrauso su Ebay costa 50 euro.

locale

Intervista a Student* in Crisi

3

C ome è andata a finire la questione dell’ex- Mondino? Ci sono stati

degli incontri con il rettore, giusto? Abbiamo avuto un incontro il giorno seguente all’abbandono del tetto, Stella ha subito pale-

sato l’intenzione di non fare fe-

de

ai patti presi la sera prima.

In

un documento firmato dal

suo delegato (dott. Maccarini)

in cui il rettore si impegnava a

farsi personalmente “fautore e promotore” del progetto di uno spazio di mutuo soccorso da noi pre- sentato, era esplici- tato a chiare lettere

che il rettore avrebbe

controfirmato

l’accordo stipulato ma non l’ha fatto, ri- correndo a fantasiose

spiegazioni sulla natu- ra polisemica del termine “controfirma-

neanche una parola su quelli non in uso. Insomma il suo censimento degli spazi messi a disposizione degli studenti dall'università è risultata essere uno sciorinamento di dati sui servizi offerti dalla stessa. Il giorno in cui si discuteva in CDA il progetto dello Spazio di Mutuo Soccorso, Stella, oltre a ri- fiutarsi di farsene promotore, non ha nemmeno permesso agli

studenti di accedere alla sala

Cosa ne pensate della Commissione Statuto? Troviamo che la commissione

non sia per niente democratica

e tanto meno rappresentativa:

gli studenti sono in assoluta mi- noranza rispetto alle altre compo- nenti, pur essendo la maggioranza in quanto a “teste” presenti nel tessuto universita- rio. Inoltre i rappresentanti delle varie componenti presenti (fatti salvi i ricercatori) non so- no stati eletti ma nomi- nati. Infine non c’è alcuna trasparenza su quanto stanno facendo:

non ci sono né verbali pubblici né altro docu- mento fruibile a tutti che attesti l’andamento dei lavori. Noi crediamo che la legge Gelmini non vada applicata e di conseguenza che questa commissione non sia in alcun modo legittimata a farlo.

commissione non sia in alcun modo legittimata a farlo. re” e rifiutandosi di farlo. È stata

re”

e rifiutandosi di farlo. È stata

del Consiglio per poterlo pre-

poi

redatta una relazione sulla si-

sentare.

tuazione degli spazi universita- ri, come promesso nei precedenti incontri tenuti con lui durante l'occupazione dello Spazio di Mutuo soccorso, in cui

Ma cosa avete intenzione di fare del progetto ex-Mondi- no, ora? Le esigenze che ci hanno portati

Come avete intenzione di porvi, quindi, a riguardo?

Avete intenzione di dialogare con la seppur esigua rappre- sentanza studentesca che vi partecipa?

però è stato fatto semplice-

all’occupazione rimangono,

Il

nostro obiettivo è quello di

mente un censimento dei colle- gi universitari e degli spazi utilizzati, senza spendere

dunque rimane anche il pro- getto.

chiedere un voto referendario per l’approvazione definitiva dello statuto, in cui siano

coinvolti tutti, dagli studenti, ai docenti, al personale tecnico- amministrativo. Per quanto ri- guarda i rappresentanti degli stu-

denti, il loro numero è troppo piccolo per contare qualcosa, inoltre noi non riconosciamo la legittimità di questa commissio- ne, dunque non vogliamo far pervenire alcun tipo di proposta che non sia il referendum. Dialo- gare con chi ha finto di mobili- tarsi insieme ai baroni che trattano l'università come un lo- ro feudo, per poi sedersi intorno ad un tavolo ad applicare quella stessa legge contro cui diceva di battersi non ci interessa né lo ri- teniamo utile.

Spazi: le vostre rivendicazio-

attenzione per la tematica non

mi stupisce molto: viviamo in

una società sedata, che distorce

la realtà. Anche per questa ra-

gione non arriva tutta una serie

di contenuti che noi proponia-

mo.

Quale pensate che dovrebbe essere il livello di coinvolgi- mento di un’associazione di stampo studentesco nelle questioni non strettamente legate all’università ma co- munque d’interesse politico

e sociale?

Abbiamo speso molto tempo a lavorare sul ruolo della forma- zione universitaria e su tutto ciò che è a essa collegato. Noi tentiamo di allargare il più pos-

ni

sono molto forti, ma dal ri-

sibile lo spettro di analisi e di

sultato dei sondaggi non sembra emergere questa gran richiesta Come prima cosa c’è da precisa-

coinvolgere tutte le parti sociali invischiate nelle stesse dinami- che: tagli e crisi sono presenti anche in altre realtà, da quella

re che le nostre richieste erano

operaia a quella del precariato.

un

po’ più precise di “spazi”: spa-

Infatti il progetto Mondino dove-

zio

per sedersi nei cortili ce n'è,

va

essere uno spazio di mutuali-

sono i servizi che mancano e che abbiamo intenzione di crea- re. Per quanto riguarda i

smo che coinvolgesse tutti i soggetti toccati dalla stessa gamma di problemi che

sondaggi i risultati mi convinco-

affrontiamo noi come studenti

no

poco: si parla di cose come i

universitari e che derivano dai

collegi o di luoghi di aggregazio-

tagli imposti in nome della crisi.

ne? (agli intervistati abbiamo chie- sto un giudizio complessivo, in cui rientrassero entrambe le cose, ndr) In ogni caso la scarsa

a cura di Ginevra Sanvitale, il Sem, Giada La Gala

Intervista al Coordinamento per il Diritto allo Studio - UDU

I n molti si sono chiesti perché non siate usciti con un comunicato o

qualcosa di simile sulla que- stione dell’occupazione dell’ex-Mondino: spiegaci fi- nalmente il perché. Quella dell’ex-Mondino è una battaglia della quale non siamo stati resi partecipi: è stato fatto tutto in segreto, noi non sapeva- mo che avessero intenzione di occupare lo stabile, a maggior ra- gione che il tutto è avvenuto du- rante la mobilitazione indetta dalla Fiom, che non lasciava pre- sagire un tale tipo di rivendica- zione.

Però sono saliti degli stu- denti su di un tetto: qualcosa la si poteva dire comunque Forse abbiamo sottovalutato

quello che è il ruolo del Coordi- namento in queste vicende: non

ci aspettavamo che ci sarebbe

stata una richiesta così forte di una presa di posizione a mezzo

di comunicato, inoltre il gruppo

di studenti che ha occupato l’ex- Mondino non ha mai richiesto una legittimazione che passasse tramite rappresentanza. Si era creata una situazione di tensio-

ne tale tra noi e loro che la ri- cerca di un equilibrio nella posizione da assumere era

impossibile.

Bene, parliamo ora della fa- mosa “Commissione dei 15”, ovvero la commissione incari- cata di redigere il nuovo statu- to dell’università in linea con i dettami della riforma Gelmini. Con quale criterio sono stati scelti i delegati? Prima di parlare di criterio biso- gna precisare che la riforma non ne prevede uno: le singole università hanno avuto la possibi- lità di decidere come fare. Noi inizialmente abbiamo proposto che i delegati previsti (due, ndr) fossero scelti seguendo il criterio di maggioranza: nelle ultime elezioni universitarie il Coordinamento per il Diritto allo Studio ha ottenuto in totale molti più voti di qualsiasi altra li- sta, nonostante ciò è stato deci- so che nella commissione

sarebbero entrati un nostro rappresentante e uno di Azione Universitaria. Noi abbiamo

scelto Michele Orezzi, perché è il membro che attualmente ha più esperienza, essendo anche eletto in CNSU.

Ma non sarebbe stato più giu- sto fare delle elezioni? La cosa è stata scartata a priori prima ancora che la proponessi-

mo: dispendiosa per l'universi- tà, e secondo le loro valutazioni rischiava di dilazionare nel tempo i lavori della commissio- ne, con il rischio di essere commissariati dal ministero, cioè con il rischio che invece di scrivere noi il nostro statuto, l'avrebbe scritto un funzionario ministeriale

ne? Non partecipare ai lavori della commissione e impedirne lo svolgimento vuol dire lasciare

che il ministero, in maniera indi- sturbata, scriva lo statuto al po- sto dell'università, applicando in maniera limitativa la riforma e compromettendo la situazione

di democrazia, già difficile da

fondamentale degli spazi a Pa-

via è che di posti ce ne sono

tanti: soltanto non vengono sfruttati. Noi vorremmo che l’università fosse non solo un luogo di studio, ma anche un luogo di aggregazione per gli studenti.

Quale pensate che dovrebbe

Ma perché non state parlando di cosa accade nella Commissione? Gli studenti de- vono sapere! Non ne abbiamo ancora parlato

ottenere del nostro ateneo. Inoltre crediamo che la rappre- sentanza possa lenire gli effetti negativi della riforma, ed è impensabile che si scriva uno statuto senza gli studenti –

essere il livello di coinvolgi- mento di un’associazione di stampo studentesco nelle questioni non strettamente legate all’università ma co- munque d’interesse politico

perché in realtà non è ancora

perchè questo sarebbe successo

e

sociale?

successo nulla di rilevante e sia-

non partecipando ai lavori della

Il

livello di coinvolgimento do-

mo

in una fase di stallo: abbia-

commissione, inutile illudersi di

vrebbe sicuramente essere

mo in programma di

poterla bloccare.

ampio: siamo un’associazione

organizzare un’assemblea d’ate-

neo ma, finché non ci sono cose

da dire, non ha senso farne una. Ad ogni modo abbiamo dato via

a una campagna (tramite

banchetti) sugli statuti: come è possibile allargare la democra- zia negli atenei con la presenza degli studenti negli organi di rappresentanza, che assoluta- mente non sparirà, ma entrerà anche nei dipartimenti.

In ogni caso dopo tutte le pro- teste contro la riforma non è un po’ contraddittorio parteci- pare ai lavori della commissio-

Cambiamo argomento: parlia- mo di spazi. Cosa ha intenzio-

ne di fare la tua associazione

e come valuti i risultati dei

questionari che abbiamo fatto? Ciò che secondo noi è possibile fare tramite rappresentanza è sfondare il muro dell’ostilità pa- vese: siamo riusciti a ottenere una commissione sugli spazi (che non è ancora stata convo- cata) allo scopo di stabilire un dialogo tra l’università e le istitu- zioni. Per quanto riguarda i que- stionari, il problema

che fa contrattazione sociale e,

in quanto tali, è necessario

rappresentare tutte le categorie

sociali ed essere, inoltre, promo-

tori del cambiamento. Chiunque faccia parte di un’as- sociazione come la nostra do- vrebbe avere una propria idea

di società e impegnarsi per rea-

lizzarla.

a cura di Ginevra Sanvitale, il Sem, Giada La Gala

4

Lukashenko, dittatore ma con

stile

G iocatore di Hockey, cini-

co critico dell'Occi-

dente, ammiratore di

Hitler, instancabile repressore del dissenso e, per citare le paro- le di un segretario di stato ameri- cano, "ultimo tiranno d'Europa". Tutto questo, signori, è Aleksandr Lukashenko. Il nostro eroe tiene saldamente le redini del Paese da lui co- mandato – ops, pardon! – go- vernato fin dal 1994; come? Semplice, fossilizzandolo all'epo- ca del Diktat sovietico. La Bielo- russia è caratterizzata dalla peculiarità di essere un regno eremita, pressoché impenetrabi- le per noi corrotti capitalisti occi- dentali. Le istituzioni internazionali sono spesso e vo- lentieri osteggiate dal governo, le banche d'affari e le multina- zionali hanno avuto una scarsis- sima penetrazione nel tessuto economico del paese: insomma niente Mc Donald's né Merryl Lynch. Ora, sebbene la pretesa di voler difendere il proprio paese dalle presunte aggressioni economi- che e politiche di potenze stra- niere non sia di per sé una cosa negativa, c'è da dire che quello che il buon Aleksandr ripete instancabilmente ai suoi eletto- ri – ovvero che "Il nostro paese non sarà mai schiavo delle po- tenze occidentali" – non sembre- rebbe del tutto una bonaria espressione di un genuino senti- mento nazionalista ma, in realtà, nasconderebbe l'ossessio- ne di una persona per il proprio potere personale e il culto della propria immagine (come è del resto già stato visto in altre importanti dittature del pas- sato). Lukashenko ha e vuole dare la sensazione ai bielorussi di esse- re venerato come un Dio e, co- me un Dio eroso, punisce severamente chi lo offende, co- me accadde nel 2010 quando,

alla vigilia del suo terzo mandato, legittimato da

un'apposita modifica costituzio- nale, i giovani bielorussi dis- senzienti vennero brutalmente ripresi dal nostro. Come tutti i presidenti dei paesi dell'ex Unione Sovietica, Lukashenko

è un uomo che forse non ha

chiari i concetti di democrazia

e di pluralismo, che non esita

neanche a fare alleanze con oli- garchi e mafiosi (vedi Putin, nel 2002) che comunque ha adottato una politica che ha impedito agli speculatori del capitalismo europeo ed ameri- cano di accaparrarsi le risorse del paese, ha ri-nazionalizzato

le aziende dei settori strategici

dell’economia e ha ricostituito alcuni spazi di gestione operaia sui posti di lavoro, dando tutta una serie di prerogative ai

sindacati che, sotto la guida di Leonid Kozik, hanno voltato le spalle alla Confederazione Sindacale Internazionale (CSI)

di tendenza social-liberale, per

aderire invece alla storica Fede- razione Sindacale Mondiale (FSM) fondata dai comunisti nel 1945. Sul fronte internazionale, poi,

la Bielorussia è oggi un partner

strategico di tutti i paesi anti- imperialisti, come la Cina, l’Iran e i paesi in transizione al socialismo latinoamericani co- me il Venezuela di Chavez e la Bolivia di Morales. Il governo ri- voluzionario di Cuba ha addi- rittura insignito il presidente Lukashenko di una medaglia al

valore per i suoi meriti nella di- fesa di un modello di sviluppo sociale basato sulla sovranità e l’indipendenza e a favore di un mondo multipolare. Ecco il perchè di quell'80% di consensi

elettorali

Che stile!

Daniele Bianco

di consensi elettorali Che stile ! Daniele Bianco Libia: Crisi dei datteri rivolte periodico mensile Numero

Libia: Crisi dei datteri

rivolte

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

rivolte periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 Benghazi: in rivolta dal 1996 E ’

Benghazi: in rivolta dal 1996

E difficile parlare di Li- bia. Non a causa di quanto è successo nelle

ultime settimane: lo era già da prima. Ho vissuto a Tripoli tre anni e non mi sono bastati per capire profondamente come le cose funzionassero lì. Quello

che saltava subito all’occhio era-

no le piccole “mafie”, gruppi ri-

stretti di persone che facevano i propri comodi in città: nono- stante fosse illegale possedere droghe o alcolici, ad esempio, lo- ro potevano averne. Loro erano quelli con la macchina grossa dai finestrini oscurati, magari parcheggiata di fianco ad uno scaldabagno con gli specchietti retrovisori tenuti su con lo scotch. E nessuno poteva ri-

bellarsi apertamente: fare il no- me di Gheddafi, o di qualche altro pezzo grosso, per strada,

era già qualcosa di rischioso. Di-

fatti molta gente è stata arre- stata per aver espresso idee contrapposte a quelle del regi- me.

Mi sono chiesta più volte quale

motivo avesse realmente spinto, improvvisamente, alla ri-

volta popolare libica. Certo, le ri- voluzioni avvenute in Tunisia e in Egitto hanno galvanizzato i li- bici ma la loro situazione è molto differente rispetto a quella degli altri due Paesi. E’ diversa non perché, come di- cono tanti, in Libia si sta fonda- mentalmente meglio: i poveri esistono, e non sono pochi. Anche se nel Libro Verde [1] si professa il diritto insindacabile del singolo al minimo necessa-

rio per condurre una vita digni-

tosa (casa, macchina, cibo), basta uscire dalle vie principali per rendersi conto di quanto ta- le diritto non venga rispettato.

La Libia è diversa da Egitto e Tu- nisia per la presenza di un lea- der unico, a differenza di Ben

Alì e Mubarak che hanno visto,

bene o male, una opposizione politica ben definita. Gheddafi, finora, ha realmente permeato

ogni giorno della vita del popo-

lo: fin dalla scuola elementare

si insegna che Gheddafi è il lea- der indiscusso della Libia e che ogni buon libico non abbando-

na il proprio leader; per strada,

ogni due cartelloni pubblicitari, si trova una gigantografia del Mudir in pose che esprimono,

quelle del regime. Madri, padri, fratelli e figli di quei detenuti andavano rego- larmente a trovarli e scorreva tutto relativamente liscio. All’improvviso, però, le guardie carcerarie hanno iniziato a tene- re gli ospiti fuori, dicendo loro che il detenuto aveva commes- so un reato troppo grave e non gli potevano essere concesse vi- site. Questo per mesi, anni, pri- ma che venisse a galla quanto

stati 42 anni di regime, i libici sono stati bombardati dal loro stesso leader e sono stati la- sciati a se stessi per settima- ne. Non posso evitare di credere che, senza l’intervento militare occidentale, ora i ri- belli sarebbero praticamente tutti morti, per quanto, da quando il comando è passato alla NATO, la situazione sembri essersi ulteriormente compli- cata e sia stata completamente

essersi ulteriormente compli- cata e sia stata completamente accaduto: più di 1200 detenuti erano stati uccisi.

accaduto: più di 1200 detenuti erano stati uccisi. Secondo i racconti di qualche superstite, i prigionieri erano stati radunati, una notte, nel cortile del carce- re, dove era stata fatta esplode- re una bomba. Chi non fosse morto a seguito dell’esplosione era stato cercato per essere ammazzato a bruciapelo. Natu- ralmente il governo ha sempre smentito il massacro. Non c’è da meravigliarsi che Bengha- zi sia nota come città forte- mente “contro” il leader. Anche davanti all’offerta di denaro, alle famiglie dei detenuti, per chiudere la faccenda, i cittadini hanno dignitosamente rifiutato. Da quando la verità su Abu Sa- lim è venuta a galla, ogni sa- bato, a Benghazi, i cittadini si riuniscono nella piazza principa- le, chiedendo che almeno siano restituiti loro i corpi dei figli, fratelli, padri. In pratica, ogni sa- bato c’è una manifestazione e so- no le donne a stare in testa al corteo, perché un poliziotto non si sognerebbe mai di colpirle. Quello di Abu Salim è sicura-

persa la mira, precedente-

mente ben tesa verso le truppe

di Gheddafi. Non si può certo

provare gioia nel vedere quanto sta accadendo, per chissà quali interessi occidentali (c'è chi parla di petrolio, altri di gas, altri ancora di popolarità dei leader interventisti all'interno del proprio Paese) ma neppure riesco a pormi dalla parte di chi grida alla guerra imperialista. Almeno, per adesso. Non per ignavia bensì per un motivo

molto più semplice: i ribelli libi-

ci hanno chiesto aiuto. Non co-

me in Iraq (per citare l’esempio che spesso si porta a confronto)

dove di rivolte non si era vista l'ombra. “Stanotte, se Dio vuole, la Francia bombarda e noi prendiamo Sirte” è una dichiara- zione di un ribelle fra i tanti, qualche giorno prima che la NATO portasse scompiglio. Cre-

do

valga più di altre cento paro-

le

e spero solo che lui e i suoi

compagni non debbano ricre- dersi proprio adesso.

Emme

di

volta in volta, superbia o

mente uno dei casi di repressio-

trionfo. Da bravo dittatore tradi- zionale, ha posto se stesso al pari di una divinità. Andando indietro nel tempo, pe-

ne più eclatanti da parte del regime ma, probabilmente, Gheddafi ha fin da subito usato il pugno duro contro il suo popo-

rò,

ci si rende facilmente conto

lo: pare infatti che già nel 1974,

di

quanto un profondo senti-

dopo cinque anni dalla sua sali-

mento anti-Gheddafi fosse già nato anni fa e che, dunque, la ri- volta popolare libica sia stata

ta al potere, non esistessero più sindacati né opposizioni ricono- sciute (tale processo di elimina-

tutt’altro che improvvisa. Mi rife- risco a quanto accaduto nel 1996: il carcere di Abu Salim, a Benghazi, era pieno di prigio- nieri politici, persone che aveva-

zione del dissenso era comunque stato avviato dal pri- mo e unico re di Libia, Idris dei Senussi, caduto appunto con il colpo di stato del 1969).

no

espresso idee differenti da

Oggi, come se non fossero ba-

[1] Il Libro Verde, firmato Muhammar Gheddafi, è stato diffuso negli anni imme- diatamente seguenti la Rivoluzione Verde del 1969, che ha portato il leader al potere. Vi è esposta quella che, secondo l’autore, è la Terza Teoria Universale (alternativa al Comu- nismo e al Capitalismo), basata su una totale assenza dei partiti, una sostanziale laicizzazio- ne dello stato e una economia di stampo so- cialista.

periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 "Tutto deve cambiare perchè niente cambi" rivolte

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

"Tutto deve cambiare perchè niente cambi"

rivolte

Sulla via di Damasco

continua dalla prima

A

distinguerla, un livello mino-

compito per un eventuale go-

un’insurrezione fondamentali-

re

di corruzione e molto maggio-

verno democratico.

sta, togliendo la vita a 20000

re di repressione (resa

statali la cui principale ragion

La

successione tra Hafiz al-As-

persone. Per quanto forte possa

necessario anche dalla predomi-

sad

e il figlio Bashar, nel 2000,

essere il deterrente, però, è

nanza nel regime di Assad della

aprì il varco a modeste riforme

improbabile che il regime possa

minoritaria setta degli Alawiti);

di

privatizzazione. Inoltre, il

percorrere di nuovo questa via:

inoltre, per gli anni ’70 e ’80 in

trend rialzista del prezzo del pe-

parte i dissensi e riunire, tempo-

corruzione e inflazione, prime

i manifestanti non sono certo so-

particolare, la presenza del petro-

trolio e l’ostilità dell’amministra-

lo

fondamentalisti; soprattutto, i

lio. La sua produzione consentì d’alimentare una pletora di enti

zione Bush riuscirono, come per l’Iran, a far mettere da

metodi di blackout mediatico impiegati allora sono oggi diffi- cilmente replicabili. Dall’altra

d’essere erano i posti di lavoro – analogamente alla Libia: il mine- rale però non era abbastanza per protrarre il gioco quanto là. Così, verso la fine degli anni ’80, con il suo prezzo in calo e i pozzi in esaurimento, la stagna-

ra

in imprese pubbliche è diffici-

raneamente, la popolazione intorno ai governanti. Accanto a questo, Bashar si è speso per li- mitare i mali più tipicamente odiati dei regimi autoritari:

radici del malcontento egiziano.

parte, lo spettacolo della Libia potrà forse dissuadere l’opposi- zione da uno scontro all’ultimo sangue. Ma comunque vada, la storia si è di nuovo presa la bri- ga di tirare il bottegaio siriano per la giacca: la decisione su co-

zione di un’economia ineffi-

A

lungo, la Siria è stata un pae-

me vivere la sua vita è di nuovo

ciente e drogata dallo stato

se

ordinato: il frutto, ora, è un

anche in mano sua. È la prima

diventò una zavorra troppo grande persino per il regime

margine di consenso da ammini- strare.

volta in quarant’anni; cioè, per molti, la prima volta nella vita.

che l’aveva creata. Ma, come in

È

difficile prevedere l’evoluzio-

altri analoghi casi, riformare un

ne

della crisi: molti ricordano il

Gianluca Flego

regime che si sostiene su un 20% della popolazione che lavo-

massacro di Hama del 1982 in cui, scampato a una serie di attentati, Assad padre impiegò

 

lissimo. Non più facile sarà il

l’esercito per stroncare

5

Non più facile sarà il l’esercito per stroncare 5 Fotografie del passato, diapositive del presente, dal

Fotografie del passato, diapositive del presente, dal futuro un impromptu Riflessioni di un'appassionata di lingue

I nsurrezione: da insurgere lat. sollevarsi, levarsi contro, rizzarsi.

Rivoluzione: il moto di un corpo celeste intorno al suo centro di gravitazione; sovverti- mento violento dell'ordine socia- le. Dal latino revolutio-onis, rivolgimento, “far rotolare” deri- vato di revolvere = rivoltare, ri- tornare a, rivolgere, da cui “révolution” francese di rivoluzio- ne.

Rivolta: da rivolgere = indirizza-

re a una certa direzione, dirige-

re; formazione latina di origine indoeuropea = revolvere lat. ri- voltare, ritornare a da volvere, “voltare”, avvolgere, volgere.

Manifestazione: da manifesta- re, manifesto significa “preso alla mano”, composto di manus

e festo (festus) ostile, molesto

(infesto) sost. di “foglio affisso”; dal XX secolo diventa “fare una

dimostrazione”

Dimostrazione: da demonstrare formazione latina di origine indoeuropea “indicare” e “prova- re” da monstrare “indicare” deri- vato di monstrum “segno”, “prodigio”, Mostro

Sono giunta al momento in cui

le parole che ho appena scritto,

sto scrivendo e scriverò (a parte

il copia/incolla ut supra) non

hanno più nessun senso oramai per me, persa nella dissociazio-

ne più completa con chi le paro-

le le ha inventate: col mondo,

quindi che le usa; col mondo, in definitiva.

Perciò, prima di darmi alla musi-

ce gesto deittico, bensì una

con sé il peso di nascere, co-

parole della burocrazia e della

ca

strumentale questa sera, in

concretizzazione attraverso una

munque, dalla fisica e quindi di

politica noiose da mantenere in

cui

voglio dimenticare che esisto-

serie di azioni del mostrato, o

riferire un cambiamento (vedi

vita. Anglicismi violenti, a volte

no

– purtroppo – e vanno per

meglio, di ciò che una persona

descrizione etimologica, da dizio-

cattivissimi, che influenzano

forza usate, le parole – che schia- vitù che mi portano ma è così

pensa debba essere fatto notare. Che poi alla fine sembrerebbe

nario Le Monnier, di sopra), quindi usata per "sovvertire", da

ancora di più i concetti relativi alla nostra lingua italiana che

dirò che, innanzitutto io non

ancora di più distaccarsi e obbli-

cui

sovvertimento dell'ordine so-

dovrebbe circoscriversi a una so-

so

scrivere e secondo me in

gare a una ulteriore ricerca eti-

ciale.

cietà di un paese Italia. A meno

realtà quasi nessuno dei molti,

mologica e magari anche

Ben diversa la manifestazione,

che non stiamo utilizzando un

e

soltanto alcuni dei pochi, ne è

filologica, tutto ciò.

come accenno qualche riga so-

calco semantico o lessicale. Per

ancora capace. Oddio, so batte-

Siamo proprio sicuri che se usas-

pra questa.

sfortuna tutte le parole sopra ci-

re

a computer, so scrivere nel

simo le parole secondo l'etimo

Quanto analizzato finora porta

tate derivano dal latino. Ovvia-

senso che la struttura sintattica

tutto ciò che facciamo sarebbe

già a pensare che le parole non

mente questo mi porta a

non manca a me né ai molti e

uguale o impregnato dello stes-

sono tutte uguali

Chi avrà deci-

pensare che l'influenza con la

anche per questo penso che,

so significato?

so

di fare i sinonimi avrà dovu-

società odierna venga da ciò da

tutto sommato, non è male l'idea di scrivere e nemmeno quella di parlare.

In definitiva rivoltarsi a qualcu- no, manifestare qualcosa o, semplicemente, dimostrarlo, so-

in qualche modo riferirsi ai

costumi della società dell'epoca. Senza ignorare la norma d'uso

to

cui viene la nostra odierna so- cietà. Torniamo alla società odierna e chiediamoci quanto

No

anzi pardon, parlare è neces-

no la stessa cosa? Sicuri sicuri?

linguistica, che ormai permette

gli anglicismi (ma anche altri fo-

sario. Vitale per esprimere i pro-

E

come mai allora si finisce per

flessibili utilizzi di quasi qualsi-

restierismi di altre lingue come

pri bisogni – almeno, fino adesso. Ora, dopo questo breve “ex- cursus” (va bene? Si dice così ?

semantizzare tutto il sentibile di queste parole in una gigantesca stessa area? Dubbi irrisolti. Io perso-

voglia termine, per quanto esu- lante da un dato contesto, è da dire che comunque “protesta” viene spesso usato in luogo di “ri-

francese o spagnolo, solo per ci- tare esempi) abbiano potuto influenzare la struttura sociale. Perché in realtà, se sono stati

E’

giusto? Oggi un ungherese

nalmente ho paura di parlare

Ne avrei, se tutti insieme sapessi-

volta” o viceversa. Vorrei far no-

immessi nel vocabolario italia-

mi

non è proprio giornata, chiedo scusa in anticipo)

ha corretta mentre parlavo

oramai. Ma no anzi che dico! Certo che no!

tare che le due non indicano la stessa cosa. Ad esempio, a Lampedusa c'è chi parla sia di

no, era perché servivano parole che non derivano dai nostri abi- tuali costumi ma da quelli di un

Mi

piacerebbe spiegare breve-

mo che cosa stiamo facendo

protesta che di rivolta. Se una po-

altro popolo. Tuttavia utilizzia-

mente cosa mi conduce a fare

Io non lo so, mi appresto a sco-

polazione è afflitta dalla fame e

mo ancora certe nostre parole

quanto sto per fare nella prossi-

prirlo ora insieme a voi, se vi

non viene ascoltata darà una “di-

italiane e lo facciamo in manie-

ma

riga.

va, probabilmente molti voi lo sa-

mostrazione”, semmai; se poi

ra spesso errata. Leggiamo tutti

Sui

giornali si leggono tantissi-

pevano già ma pazienza, anzi

verrà maltrattata allora si mette-

insieme il dizionario etimologi-

mo

le parole “rivolta”, “insurre-

oppure

chi ne sa di più mi contatti per

a protestare, la rivolta acca-

co, per favore, faccio questo

zione”

favore!

drà contro dei principi a più

appello impegnandomi a essere

“manifestazione”e non si riesce

Se fare una rivoluzione implica

ampio raggio. Per sovvertire

fra le/i prime/i che lo faranno

a

capire perché le si usi con gli

etimologicamente "rivolgersi a

l'ordine sociale di un paese

e soprattutto a cercare di parla-

stessi identici criteri, o quasi,

qualcosa o qualcuno" o co-

(ovvero “rivoluzione”) si partirà

re e scrivere nella maniera più

più

o meno. Insomma, io credo

munque "rivoltarcisi contro", di-

ovviamente da diversi episodi

corretta possibile.

che bisognerebbe leggere più

verso allora sarà il dimostrare,

di

malcontento. Anche tempo-

spesso da dove vengano le paro-

che è "fare una dimostrazione o

ralmente e ritmicamente (nel

 

le,

per capire dove vanno inve-

darla". La prima è una forma ta-

senso proprio di accadimenti)

ce

di stuprarle come vecchie

le per cui si ha in mente il

queste parole indicano diversi

Paola Blondet

prostitute (cit. Ghianni Ritsos).

concetto di indirizzo verso

usi

e si vede. Interessante, vero?

Ma

tant'è…

qualcuno, a scopo di far sentire

Viviamo in un’epoca di facili co-

 

Manifestare, ovvero indicare, di-

un proprio malcontento: di qui

stumi difficili da indossare

Un

venta ben di più che un sempli-

la

rivoluzione, parola che porta

governo difficile da capire, con

6

Scandalo manifesti contro le toghe rosse nei tribunali: Il rosso non è più di moda. Crollano le azioni di Valentino.

strumenti

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 Tribunale di Pavia: Fenomenologia della corruzione continua

Tribunale di Pavia:

Fenomenologia della corruzione

continua dalla prima

Semplicemente, perché corruzio-

vi

sia un incentivo a fare le

dalle organizzazioni internazio-

ne

e potere vanno a braccetto.

grandi opere mentre sia

nali che gestiscono i soccorsi; o

Chi non ce l'ha non viene ascoltato, indipendentemente

un'impresa ardua fare quelle “piccole”; ecco perché si posso-

che la stragrande parte del tuo “8 per mille” vada a finire nella

dai motivi. Questo perché c'è

no costruire a Milano svariati

Banca del Vaticano; e così via.

già

qualcuno che opera per il be-

grattacieli ma non si riesce a fa-

Da un punto di vista sociologi-

ne

nostro e del nostro paese

re qualche metro di pista ciclabi-

co, chi detiene il potere si sente

di

conseguenza, noi non do-

le;

ecco perché funziona l'alta

legittimato a trasgredire: può

vremmo né indispettirci né arrabbiarci, tanto va tutto per il

velocità ma non i treni per i pendolari; perché le consulenze

il grande business e vi sia un fio-

permettersi determinati atti pro- prio perché detiene la forza,

meglio. Ma ahinoi, nella classifica di Transparency International

sulla percezione della corruzio-

agli enti pubblici sono divenuti

rire di società di consulenza le- gate ai politici.

uno stato sociale alto, e viola le leggi e la morale comune per ri- cevere o fare favori. Quel che è peggio, tuttavia, è che chi

ne

nella pubblica amministrazio-

Ma la reazione al fenomeno è

inganna non si sente colpevole

ne,

l'Italia si trova al 67° posto a

ancora più preoccupante.

e quindi è il primo a non fare

livello mondiale con 3,9 punti, dopo il Ruanda (66° con 4 punti) e prima della Georgia

(68° con 3,8 punti), quando so-

lo l'anno scorso eravamo al 63°

posto con 4,3 punti. Di ben quattro posti siamo scesi quindi e, considerata la scala di corru- zione dove lo 0 indica i massimi livelli di corruzione il 10 i più bassi, c'è poco da stare allegri.

In testa alla classifica ci sono a pari merito Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore, con una media di 9,4 punti, mentre a fa-

re da fanalino di coda troviamo Afghanistan, Myanmar e Soma-

lia con una media di 1,2 punti.

Sicuramente, siamo al di sotto

di tutti i più grandi Paesi euro-

pei con cui siamo soliti confrontarci.

E' errato, purtroppo, pensare

che la vicenda di Tangentopoli abbia creato “i giusti anticorpi” nella società civile, anzi, ha

indotto “un'evoluzione della spe- cie”, con un'evoluzione delle tecniche corruttive, appunto. Al posto di condannare il fenome- no, c'è l'atteggiamento del “così

fan tutti”, con le varianti “tutti rubano nella stessa maniera” e “noi lo facciamo dimettere, voi no” o cose simili.

Da parecchio prevale questa logi-

ca, questo strabismo applicato ai casi di escort, ai vari Cinzia- gate e al caso Marrazzo: destra e sinistra sono sempre in pareggio e così nessuno è più

colpevole di nulla.

Siamo tutti derubati?

autocritica. Difatti, i responsabili si giustifi- cano sempre con le medesime litanie (più o meno quelle con cui ho introdotto l'articolo). Come dice Roberto Saviano, se nessuno degli indagati di corru- zione e/o concussione aveva la percezione dell'errore, tanto meno del crimine, cosa potrà mai cambiare in una prassi, quando nessuno ci scorge più nulla di sbagliato?

Felix

Perché l'Italia è un terreno fertile

Secondo degli studi socio-econo- mici, tra corruzione ed evasio-

ne

fiscale, paghiamo ogni anno

La

corruzione nasce e prospera

una tassa “occulta” che supera i

solo dove trova un terreno ferti- le. Veri e propri incentivi alla corruzione sono le dimensioni della transazione, la tempestivi-

170 mld di euro, che approvvi- gionerebbero il fisco italiano. Cioè ognuno, neonati compresi, paga ogni anno 2800 : tutti

dei pagamenti e la natura dei

soldi tolti alla scuola, alla sani-

beni in oggetto. In aggiunta, l'as-

tà,

ai trasporti che finiscono (o

senza di politiche anti-trust effi- caci e il ridotto livello di

restano) nelle mani dei “furbetti” di turno.

concorrenza in alcuni ambiti

Come non ci si può sorprende-

incidono, facendo sì che alcune

re,

ad esempio, che il 70-80% de-

attività siano più esposte al ri-

gli

aiuti internazionali ai Paesi

catto della corruzione. Questo spiega perché in Italia

poveri si perda in rivoli di corru- zione, fagocitata in primo luogo

brevi impressioni di un giovane praticante

Q uando ero un ingenuo e

ancor più giovane stu-

sulla informatizzazione della Giustizia, voluminosissimi quanto polverosi fascicoli si accatastano sui tavoli e sugli scaffali, e guai se capiti a chie- dere la copia di un provvedi- mento se quel giorno l'impiegato ha la luna storta! Vogliamo parlare delle udienze? Due parole regnano sovrane come un mantra: “ri- tardo” e “rinvio” e non sia mai che nel nostro tribunale un'udienza si svolga puntualmente nel giorno e

nell'ora stabilite dal giudice me-

si prima.

Giudici e Pubblici Ministeri? Indaffarati e scorbutici i primi, irreperibili i secondi, perenne-

mente sostituiti da giovani dele- gati, e meno male che queste persone sono stipendiate da 5000 euro in su.

E gli avvocati? Beh, qui v'è da

dire che è un piccolo specchio

in versione legalese della no-

stra società: si passa dal giova- ne e logorroico principe del foro che non lascia parlare nes- suno in udienza e che per soldi

dentello di giurispru-

denza pensavo ancora che i tribunali italiani fossero luoghi cool, per intenderci posti non troppo dissimili da quelli che si vedono nei telefilm legali ameri- cani come Law and Order, AllyMcBeal, Boston Legal ecc. Quasi a volte fantasticavo su lindi uffici efficienti come un orologio svizzero e su ampie sa- le intarsiate di mogano, ove se- xy avvocatesse declamavano accorate arringhe in difesa dei loro clienti di fronte ad attonite giurie e solennissimi giudici. In realtà nulla era più lontano dal vero, anzi una volta iniziata la (ahimè, lunga) gavetta della pratica forense ben presto sco- prii che nulla poteva essere più lontano dall'essere "fico" di un tribunale italiano, e per ciò che strettamente mi riguarda del tri- bunale del capoluogo ticinese. Nel nostro tribunale infatti sembra che tutto concorra affinché venga costantemente attuato il secondo principio

affinché venga costantemente attuato il secondo principio L'Era del Diritto & il Sindacato Improbabile L

L'Era del Diritto & il Sindacato Improbabile

L 'articolo 18 dello statuto dei lavoratori afferma che ogni licenziamento è

valido e possibile solo se avvie- ne per giusta causa o giustifi- cato motivo. Appare chiaro che un tale as- sunto sia alla base della tutela

di ogni lavoratore italiano e di

conseguenza ben si comprende la levata di scudi generale, capi- tanata dalla cavalleria dei di- fensori del lavoratore, i sindacati, messa in campo allorquando il governo Berlusco- ni Secondo tentò maldestra- mente di abolirlo (correva l'anno 2003). Quello che forse in pochi cono- scono è che tale articolo non si

applica ai dipendenti dei sinda- cati (che possono essere un sindacalista di professione, ma anche l'umile portiere di una se- de sindacale), in quando gli stes- si sono giuridicamente associazioni non riconosciute, come i partiti, e che quindi sa-

rebbero libere di licenziare dall'oggi al domani. Cosa per altro talvolta avvenuta senza troppo clamore. Nel tentativo di ovviare a tale anomalia, durante il recente di- rettivo della CGIL, una sparuta minoranza ha chiesto che venis- se inserito nel regolamento interno sui dipendenti un comma che estendesse formalmente le garanzie

dell'articolo 18 anche all'interno della stessa CGIL. La risposta è stata negativa e senza possibilità di appello. Sembra assurdo ma è così: pro- prio coloro che pretendo il ri- spetto dei diritti dei lavoratori in fabbrica, non accettano che tali diritti possano esistere a ca- sa propria. In aggiunta a tutto ciò, l'esito della votazione a Mirafiori:

forse è il caso che i lavoratori italiani comincino a pensare di difendersi da soli, direttamente, senza ipocrisia e intermediari improbabili.

Matteo Bertani

della termodinamica: ogni azio- ne genera altro caos! Anche se ignorassimo le scarse condizioni igieniche, degne di un bazaar di Istanbul, il fatto che ci sia un solo e malconcissi- mo bagno, gli inesistenti sforzi per la rimozione delle barriere architettoniche, la sicurezza consistente in un metal de- tector spento piazzato all'ingres- so e qualche agente della penitenziaria che gironzola sonnolento, il tribunale è co- munque per l'avvocato pavese l’equivalente di Dante del purgatorio. Se diamo un'occhiata, ad esempio, alle cancellerie – per i "profani" del diritto, quel luogo dove si depositano gli atti e si ri- tirano le sentenze – ben vedia- mo che, in barba a tutte quelle simpatiche riforme che ad alta voce il governo proclamava

e fama difenderebbe anche

Hannibal Lecter, al vecchio, saggio ed eccentrico Azzecca-

garbugli che con sagacia zen ve-

de

oltre la causa e si identifica

nel

nirvana della vittoria.

Che può pensare di tutto ciò un giovane praticante come me? Beh, che il magico mondo del diritto, per come viene "vissu-

to" nel tribunale della mia città,

è quanto di più lontano avrei

mai immaginato negli eleganti paroloni e nelle affettate lezio- ni dei tempi dell'università, un meccanismo complesso e ineffi- ciente, che mi lancia delle sfide ogni giorno di pratica legale, è l'inizio di un'avventura e forse se non fosse così farsescamente complesso questo mondo neanche mi affascinerebbe tanto

D. Weizmann

periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 Se avrò mai un serpente lo chiamerò

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

Se avrò mai un serpente lo chiamerò Shhhhhhhhhhhilvio.

cultura

7

O Kamchatka, o morte! Himalaya

Recensione a Soap&Skin, "Lovetune for Vacuum"

C iao affezionati lettori, spe- ro che entrambi stiate be- ne. Oggi vi porto nelle

gelide atmosfere de Himalaya:

"Massiccio dell'Annapurna, la

frontiera tra il Nepal e il Tibet

[ ]

no instancabilmente i colli e le vette innevate dell'Himalaya per perpetuare il baratto, l'econo-

mia ancestrale, essenziale per la sopravvivenza delle tribù "

Qualcuno si

potrebbe domandare: perché, se devi fare un gioco ambientato sull'Himalaya, non lo fai sul Eve- rest (nome tibetano: Madre dell'universo) piuttosto che sull'Annapurna (dal sanscrito:

Dea dell'abbondanza)? Sulla que- stione ho sviluppato una perso- nale convinzione che vorrei condividere con voi: l'autore di questo gioco è il francese Régis Bonnessée. Nel 1950 i francesi organizzarono quella che sa- rebbe diventata la prima spedi- zione per raggiungere la vetta di un 8.000 proprio sull'Anna- purna. L'Everest, invece, fu sca- lato per la prima volta senza l'ausilio delle bombole d'ossige- no dall'italiano Reinhold Mess- ner (Altissima, Purissima, Levissima); lo sciovinismo po- trebbe quindi aver influito sull'ambientazione del gioco… Il giocatore impersona un capo-

della montagna

le carovane di yack percorro-

mercante di una della quattro tri- bù Himalayane: Dolpo-pa, Bho- tia, Sherpa o Tamang, ed è il proprietario di una carovana di yack [1] che gira per i vari villaggi con lo scopo di soddisfa-

re le necessità economiche di di-

versi villaggi (con monasteri e templi) sparsi sulla mappa, sulla quale si trovano anche le ri- sorse da recuperare. Sia le zone con risorse che con ordini econo- mici devono essere sempre 5 (sui 20 centri religiosi) e sono collocati casualmente da un da- do. I villaggi con risorse posso- no avere fino a 5 merci scelte casualmente tra Sale, Orzo, Tè, Giada e Oro, in ordine di rarità; quando un capo mercante vi fini- sce sopra può prendere la ri- sorsa meno rara. Quando invece un capo carovaniere soddisfa un ordine (rappre-

D all'alto della società contemporanea si erge un grido di aiuto o di

protesta forse, perché, per

quanto si possa dire, fare o pensare del mondo che ci circonda, qualcosa non va.

E se già se ne fossero tutti

accorti non è spiegabile conti- nuare a viverci come se nulla

fosse per Michele ed il suo ami-

co

Dai problemi della condizione

Alberto.

sentato da una rondella “ordi- ne”) può scegliere due di tre possibili azioni (che rappresenta- no il compenso): erigere uno stu- pa [2], inviare emissari nelle regioni adiacenti (delimitate

dalle strade) o ricevere in dono degli yack. Queste ricompense concorrono ad aumentare ri- spettivamente l'influenza religio- sa, l'influenza politica e l'influenza economica.

La struttura del turno è particola- re: ciascun giocatore ha 6 segna- lini turno coi quali può indicare una delle 5 possibilità di azione:

muoversi su terreno ghiacciato, su terreno roccioso, su terreno acciottolato, non muoversi o commerciare. Questi sono disposti in ordine segreta- mente e poi eseguiti uno alla volta secondo l'ordine dei gio- catori. E’ quindi da evidenzia- re come le strade che partono da ciascun centro religioso so- no sempre una di ciascun ti- po e ciò fa si che la sequenza

di azioni è determinata in ma-

niera univoca dai segnalini turno. Il giocatore vincente sarà, nel caso si giochi in tre, quello che totalizzerà il maggior punteggio in due delle tre influenze, se si gioca in quattro quello che, tra quelli che non sono ultimi per influenza religiosa e poli- tica, sono primi per influenza economica. Oltre alla versione base, nella scatola è presente l'occorrente per la versione avanzata che ve- de finalmente la discesa in campo del mitico Yeti [3]! Cia- scun giocatore viene munito di tre tessere evento che potrà usa- re quando vuole durante uno dei 6 turni di gioco. Il segnalino “impronte dello Yeti” blocca la

strada tra due villaggi, il segnali- no “tempesta di neve” richiede un segnalino movimento per es- sere attraversato e il segnalino “giorno di mercato” consente di prendere da un villaggio con ri- sorse una qualsiasi risorsa inve- ce che quella meno rara. In generale si tratta di un titolo con una coreografia piacevole.

Il fatto di poter giocare solo in

tre o quattro è un discreto limi-

te così come la presenza un filo

eccessiva della fortuna e il fatto

di

non poter molto diversificare

la

strategia. Il gioco ha invece il

suo forte nell'interazione fra gio- catori grazie all'organizzazione segreta del proprio turno e nel poter sorprendere gli avversari con le proprie mosse. Se voleste approfondire vi consiglio “Mess-

ner R., Yeti. Leggenda e verità, Feltrinelli (1999)” e "Messner R., Annapurna. Cinquant'anni di ottomila, CDA & Vivalda (2000)". Per gli amanti della montagna e di Reinhold Mess- ner!

JCO

C 'è qualcosa di più, nella

rienze di grande sofferenza,

voce, non c'è niente da fa-

senz'altro; fragile; inoltre, preci-

re. Il nostro cervello è

sa

ed intensa agli estremi. Non

programmato per decifrarla. La

si

perde in chiacchiere, il suo

voce non mente. La voce colpi-

sguardo è nitido e tagliente. In

sce

diritto. Le infinite sfumatu-

un'intervista descrive il proces-

re

di una persona, di una vita,

so

di scrittura come "un corpo a

le

senti in un modo di usare la

corpo", e non si stenta a cre-

voce. E non è una questione di timbro, o di tecnica. Ti ricono-

derlo. I tredici brani prendono ciascuno corpo da una "scena",

sci

in una voce ed è persino

così la definisce l'autrice,

disarmante, tutto questo potere.

un'intuizione atmosferica inizia-

Una musica è splendida, lo sai e

le

che non deve essere tradita.

lo credi, ma se la fai cantare a

qualcun altro è, semplicemente, un'altra cosa. Come sarebbe Nick Drake se fosse un altro a cantarlo? Come Tim Buckley? Come José González? Un pezzo

Riuscire a svolgerla in una narrazione conchiusa, senza perdere la tensione iniziale, senza superfluo, richiede un immenso sforzo di concentrazio- ne. Tenerla davanti a sé, vivida come quando s'è presentata, e dipanarne le conseguenze: un lavoro che assomiglia a quello del matematico. Si lasci dire che la coerenza e la maturità

estetica cui l'autrice è pervenu-

ta ha del miracoloso. C'è una

consequenzialità evidente, pur enigmatica, in questa serie di conflagrazioni psichiche e di fi-

lastrocche. I loro testi oscillano tra il visionario e l'infantile, anzi il fetale. Raramente hanno

un senso coerente; si sconfina

spesso nel lallare. La prostrazio- ne che fa tornare indietro, sempre più indietro, fino allo stato di coscienza del bambino perduto, che cerca con la bocca

il seno materno. L'espressione

si immerge al di sotto del defini-

to, nella sequenza di climi emo-

tivi di una coscienza prostrata. Spesso le parole si susseguono per assonanza e il senso è da cercare nell'accostamento di

concetti: "I swell without a scar

/ to the end of time / a shell wi- thout a star / to the end of ti- me" ("mi gonfio senza cicatrici

/ fino alla fine del tempo / una

conchiglia senza stella / fino alla fine del tempo"). Il perno, grammaticale ed emotivo, è quel "without": il senso di mancanza, mutilazione, nudo,

oltre il proprio oggetto; la stessa capacità di definirlo demolita dal dolore. Questo mondo espressivo è chiaramente impa- rentato con quello di Elfriede Jelinek – un'altra austriaca – o

di Francesca Woodman – un

altro talento precocissimo e

martoriato –. Qualcosa di simi-

talento precocissimo e martoriato –. Qualcosa di simi- [1] Bestia della famiglia dei bovini. Lo yack

[1] Bestia della famiglia dei bovini. Lo yack selvatico, Bos grunniens mutus, vive sull'alto- piano del Tibet, nel Pamir e alle pendici dell'Himalaya, fino a 6000 metri di altitudine. La varietà domestica viene allevata anche per il trasporto le pelli e la carne di cui Messner è tuttora molto ghiotto.

[2] Uno stupa (dal sanscrito stupa) è un monu- mento buddhista, originario del subconti- nente indiano, di cui Messner è molto ghiotto.

[3] Creatura leggendaria ricoperta di folto pelo bianco che si ritiene viva nell'Himalaya, in realtà si tratta di una specie di scimmia ormai estinta a causa del fatto che Messner ne era molto ghiotto.

può diventare insignificante, e

c'è un senso d'impotenza nel

constatarlo. Il genio musicale può venire annichilito dalla semplice assenza di quell'unico elemento di vissuto.

Il disco di cui parlo è scritto da Anja Plaschg, in arte Soap&Skin, una ragazza austria-

ca di diciott'anni. È un disco ispi- ratissimo, e questo è gran parte

di ciò che c'è da dire. È, es-

senzialmente, musica per piano- forte, voce e manipolazione elettronica. Le canzoni sono piuttosto classicamente orga-

nizzate intorno alla melodia e a una struttura a strofa e ri- tornello. Sono prevalentemente

in minore e dominate da toni cu-

pi. Il paragone più diretto, sia dei testi che delle musiche, è chiaramente con Nico; la nostra ha già provveduto ad omaggiarla in una buona cover

 

Torno subito

 

di

Janitor of Lunacy. Ma è una

le,

inoltre, si vedeva nel finale

grande artista, e dunque un mondo espressivo a sé stante.

Chiariamolo per differenza: la vo-

una voce che sa e che ti dice co-

Rock Bottom di Robert Wyatt,

nello sconnesso lallare di "Alife my larder", "Alife mia

di

di

precariato giovanile, alle rela-

definito da Repubblica, dopo un

ce di Nico è declamatoria,

dispensa": folle ricerca di una ri-

zioni sociali di tutti i giorni, alle litigate con le varie fidanzate, due amici inizieranno una sorta

passaggio su Current tv compie un tragitto opposto, rispetto al cinema tradizionale, trasfe-

bianca, volutamente inespressi- va. È una voce da sciamano:

serva di calore in Alife, la mo- glie, al fondo di dello strazio in cui l'autore fu condotto dalla

di

viaggio che li riunirà, legando-

rendosi dal piccolo schermo del

sa

fare – a prescindere dai testi.

paralisi alle gambe.

li

forse in maniera ancora più

web al grande schermo delle sa-

Sappiamo della catastrofe esi-

Più

di questo non ha senso dire.

forte di prima.

le.

stenziale della sua detentrice,

Non perdetevi quest'album.

Il primo lungometraggio italia-

no in alta definizione distribuito gratuitamente sul web, firmato

Simone Damiani, sembra sugge- rire una visione di questo tipo. Un film lunare e corale, come

http://www.repubbli-

ca.it/spettacoli-e-cultu-

ra/2010/11/15/news/torno_subi

to-9137116/

Paola Blondet

ma la sua voce la celava: svolge-

va, od officiava, una funzione impersonale di medium. La voce

di Soap&Skin proietta dentro

una vicenda personale, o me-

glio un clima psicologico: quello

di una persona segnata da espe-

Gianluca Flego

Reg. Trib. Pv n° 594 - ISSN 1972-9669 - Stampa: Industria Grafica Pavese SAS, Pavia - Chiuso in redazione 10-04-2011 - Tiratura 2000 copie - 2011, Alcuni diritti riservati (Rilasciato sotto licenza Creative Commons 2.5 Ita by-nc-sa)

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Il costume da Watta non è valido per lo sconto.

eventi

periodico mensile

Numero 59

Giovedì 22

Aprile 2011

eventi periodico mensile Numero 59 Giovedì 22 Aprile 2011 Maggio Pavese I l Maggio pavese è

Maggio Pavese

I l Maggio pavese è un conte-

nitore di idee, eventi e mo-

a un target giovane come quello degli studenti superiori ed uni- versitari di pavia, troppo spesso dimenticati o ridotti a semplici consumatori e utenti passivi della vita cittadina.maggio pave- se è organizzato da alcune asso-

ciazioni giovanili pavesi (Gippa, rockline,unionpv,circolo arci ra- dioaut, coordinamento udu per il diritto allo studio),che collabo- rando con lo spazio giovani di Pa- via, in maniera totalmente gratuita hanno creato per la

terza volta in tre anni un impo- nente festival,con una pro- grammazione caratterizzata da una molteplicità di offerte, dando la possibilità di vivere tutto il mese di Maggio, con praticamente un evento diverso

ogni

talmente gratuito,e ci auguria-

per

mo

to-

sera.Maggio

che

possa

Pavese

rimanerlo

è

menti di aggregazione.è un

festival che dura un mese, comprensivo di 22 serate musica- li, conferenze, mostre ed esposi- zioni e concorsi, il tutto riferito

sempre.

ed esposi- zioni e concorsi, il tutto riferito sempre. "Trema anche la penna" riflessioni ed emozioni

"Trema anche la penna"

riflessioni ed emozioni da sopravvissuti

C oncorso letterario legato all'iniziativa "trema anche il pensiero". Scrivi un breve

racconto sugli eventi cataclismatici, la disperazione, il dolore e la fatica di ricominciare, e di non rico- minciare, di costruire o restaurare. Scrivi dando un tratto forte. I racconti verranno letti il 5 maggio all'osteria letteraria Sottovento, in via Siro Comi. Al miglior lavoro (giudicato da una giuria di esperti) un buono consumazione di 50spendibile al Sottovento.

A cura dell'associazione culturale "Giusto per Sognare" (http://www.giustopersognare.org/)

La KRedazione:

Direttore editoriale Ginevra Sanvitale Direttore responsabile Salvatore Gulino Vicedirettore Matteo Bertani Caporedattore Emmanuela Pioli Vicecaporedattore Paola Blondet Vignettista Felix Sattari Impaginatore Andrea Michielon

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Kronstadt periodico mensile Numero 59 La redazione di Kronstadt è aperta ad ogni tipo di
Kronstadt
periodico mensile
Numero 59
La redazione di
Kronstadt è aperta ad
ogni tipo di
collaborazione.
Potete contattarci a:
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Credits in brevis: Si ringrazia per la collaborazione Student* in Crisi e Udu, Gi.P.Pa, Felix per le vignette, Flickr per le immagini e i 200 che hanno avuto la gentileza di rispondere alle nostre domande :)

KRONSTADT: iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla Commissione A.C.ER.S.A.T. dell'Università di Pavia nell'ambito del programma per la promozione delle attività culturali ricreative degli studenti. Altre entrate sono rappresentate da eventi.