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Lezione 5

Affettività e psicomotilità

Argomenti
Oggi parleremo dell'affettività e della psicomotilità che sono argomenti importanti.
Affettività è un argomento molto importante in questo corso come le descrizioni
classiche della psicopatologia inserita fra le funzioni della mente, però è talmente
importante che probabilmente costituisce la base stessa del mentale.

L’AFFETTIVITA’
I disturbi dell’ affettività, come i disturbi del pensiero, si sviluppano proprio in origine, per
cui pensare al affettività come una semplice funzione della mente è molto difficile.
L'affettività pervade la vita di ognuno di noi, e di per sé, costituisce quasi, un organo a
se, stante esattamente come fosse un organo concreto, per quanto pervada processi
mentali e tutte le patologie psichiatriche.

Proviamo a descriverla, ovviamente l'affettività è qualcosa di molto complesso ed è


definita classicamente in maniera un po' astratta.

L'affettività
 circoscrivere un'area della mente dove le esperienze psichiche sono
strettamente aderenti alla soggettività, per cui parliamo di un elemento
assolutamente soggettivo, quasi privato e si connotano secondo la polarità
antitetica piacere /dispiacere.

L'affettività può coinvolgere affetti piacevoli, come effetti dolorosi.


In genere di affetti si muovano all'interno di questa dialettica, ora vedremo meglio.

In altre parole
gli affetti
 costituiscono la parte sensibile dell'esperienza, poiché ogni momento, modalità di
essa, come dicevamo prima, ha una tonalità affettiva ( timica) più o meno vivace.

Tutto ciò che ci accade, tutto ciò che noi compiamo, le esperienze che facciamo hanno
una tonalità affettiva, ovvero hanno uno sfondo affettivo sempre presente, a prescindere
dall'esperienza che si compie, per questo l'affettività pretende una propria autonomia
rispetto alle altre funzioni della mente.

In base all'intensità, alla durata ed alle modalità di insorgenza di fenomeni affettivi si


dividono in:
sentimenti
emozione
umore

che costituiscono tre veri livelli diversi, che rimandano a processi mentali e patologie
differenti dell’ affettività.
I sentimenti

I sentimenti, che sono


descritti come
 elementi nucleari dell'affettività,
 ovvero centrali piuttosto persistenti per quanto
riguarda la durata degli affetti ed esprimono la
particolare risonanza affettiva con la quale l'individuo
 vive la realtà corporea, i suoi processi psicologici, e
la sua socialità,

Oltre ad essere nucleari i sentimenti sono la parte più


evoluta degli affetti.
Sono per esempio gli affetti che passano sempre per la coscienza, che possono essere
verbalizzati. Quando noi proviamo un sentimento, se non siamo all'interno di un delirio,
ne siamo sempre coscienti. Per cui un certo qual modo, quando proviamo un sentimento
riusciamo a verbalizzare quanto avviene sempre sotto il controllo dell’IO. Vedremo che
per gli altri livelli dell’ affettività non è così
I sentimenti possono riguardare il corpo, i processi psicologici e la socialità dell'individuo.

I sentimenti
 passano sempre dalla coscienza e possono essere rivolti
al soma sotto forma di astenia, sollievo, dolore
o all'IO e connotarsi come gioia, paura pentimento colpa ecc…

Entrambi questi livelli, sia quelli legati al soma che quelli legati all'IO, come vedete,
emergono sempre all'interno della dialettica piacere dispiacere , ci saranno tra questi
elementi elencati quelli piacevoli e ovviamente quelli spiacevoli.

Le emozioni

Le emozioni,
al contrario degli affetti,
 sono stati affettivi, quasi sempre reattivi dove
già scema la componente dell’IO cosciente, del
controllo dell’io,
 sono molto intensi,
 hanno una insorgenza acuta, sono più improvvisi
rispetto ai sentimenti
 sono di più rapido esaurimento, non sono
persistenti come i sentimenti.

Le emozioni per definizione, NON sono sotto il controllo dell’IO, IRROMPONO, non
possono essere controllati.
Influenzano i processi psichici ed il nostro comportamento e si esprimono anche sul
versante neurovegetativo. Questo accade sempre !!!!
Nel senso che tutte le volte un affetto passa per un certo qual modo per il corpo è
un’emozione. L'emozione lascia sempre una traccia NEL SOMA, sempre come fosse
una cicatrice, una traccia che in un certo qual modo può essere sempre riattivata.
L’emozione parla, si manifesta attraverso il corpo.
Pensate ad esempio se ci capita di incontrare il primo amore della nostra vita, anche a
distanza di anni. Nel momento in cui ci capita di incontrarlo, anche fosse una leggera
tachicardia, un leggero innalzamento, della pressione arteriosa, leggero rossore
malamente si può ignorare, il corpo è sempre investito anche a distanza di anni.
Quando il corpo è investito, siamo in presenza di una emozione.
Per fare un esempio : il raccontare il ricordo di una emozione, parlare di una emozione
che abbiamo provato, nella misura in cui ne parliamo, senza riemozionarsi o senza
aumento della frequenza cardiaca , se ne parliamo senza questa componente somatica
siamo di fronte ad un sentimento. Nella misura in cui ricordandola io riattivo questi
elementi fisici siamo di fronte ad una emozione.
Per cui nell'emozione, il corpo è sistematicamente investito,
nei sentimenti non è investito.
E’ L’io cosciente che ha il controllo dei sentimenti e le emozioni proprio perché passano
per il corpo non sono assolutamente sotto il nostro controllo e se parliamo con una
persona, non possiamo prevedere se diventeremo rossi o meno, dei nostri sentimenti se
li stiamo per verbalizzare siamo assolutamente coscienti.

Le emozioni
seguono
 un rapporto causa - effetto, ovviamente insorgono per caso e cessano con il venir
meno della causa,
 passano sempre per il corpo
 e hanno un alto potenziale trasformativo.
Questa è una cosa fondamentale, che hanno un alto potenziale trasformativo, perché
di fatto è il lavoro fondamentale in psicoterapia, cioè che le emozioni sono l'asse
portante, la spina dorsale delle relazioni psicoterapeutiche.
In una coppia di persone che parlano, nessuno dei due può avere il controllo emotivo
dell'altro o di se stesso, per cui le emozioni comportano sempre l'esperienza di una
condivisione nelle terapie e le esperienze condivise nella misura in cui sono autentiche
sono ciò che io chiamo trasformativo, nel senso dell'evoluzione. Anche se le emozioni
forti all'interno di una psicoterapia, ma mal contenute, possono provocare una
regressione. Però le emozioni sono gli affetti che conferiscono ad una psicoterapia il suo
potenziale trasformativo.

L’umore

L’umore, il terzo livello degli affetti,


è
 uno stato basale dell’affettività ed esprime
 sia il temperamento o la disposizione affettiva abituale
 sia uno stato temporaneo risultante di tutti i fenomeni
affettivi.

In psicoanalisi si dice per esempio che l'umore è S-catenato


dagli eventi
Cosa significa?
Immaginate l’umore come uno stato basale, nel senso che noi ci svegliamo con un
umore piuttosto che con un altro, per cui l'umore è indipendente rispetto a ciò che ci
accadrà durante il giorno ( ha dormito con noi quasi)..
Quando si dice che un umore è scatenato dagli eventi, si gioca proprio sul termine
lessicale s-catenato, è sia scollegato dagli eventi (perché è preesistente) sia può
esplodere o scoppiare e manifestarsi in maniera piacevole o in maniera dolorosa, può
esplodere, manifestarsi in maniera scoppiettante, anche se nello stesso tempo il trattino
tra la s e la c ci fa vedere che non è collegato agli eventi stessi.
Perché io posso essere di un umore uscire, avere un diverbio al primo semaforo con uno
che mi capita di incontrare e reagire in un certo modo, il giorno dopo ripetere la stessa
operazione, stesso semaforo e riarrabbiarmi allo stesso semaforo e avere una reazione
completamente diversa, anche se il semaforo è lo stesso e le circostanze sono simile
però se il mio fondo dell’umore è diverso, le mie reazioni saranno completamente
diverse.

Schneider introduce in psicopatologia il concetto di sfondo dell’umore


come
 qualcosa di basale, di preesistente, a prescindere dagli accadimenti del quotidiano,
appunto come un fondale sotterraneo, non vissuto, non motivante ,
 che condiziona tutte le risposte emotive del soggetto.
Non vissuto, perché noi finché non si manifestano non siamo nemmeno consapevoli,
non motivante, perché non c’è come nelle emozione il rapporto di causa ed effetto,
perché non è che un certo tipo di umore ci muove in un senso anziché in un altro.
Connota i nostri movimenti ma, non li determina però è precedente a quelli che sono gli
accadimenti

I DISTURBI DELL’AFFETTIVITÀ

I disturbi dell’affettività riguarderanno soprattutto l'umore perché è uno stato basale.

L'umore depresso
L'umore depresso per esempio si manifesta
con sentimenti di
 tristezza, di abbattimento, di rammarico,
 di pessimismo, di dolore.
Può intervenire la fisicità ovviamente una persona depressa
è anche una persona che ha un rallentamento psicomotorio,
fino ad un fenomeno molto grave (soprattutto che riguarda le depressioni endogene )
che si chiama stupor melanconico, può essere l'umore depresso più o meno in
relazione con la realtà.
Ovvero si può essere di fronte ad una depressione endogena con un alto livello
biologico, le depressioni maggiori, dove la cura farmacologica è in genere è la cura di
elezione.
Dove si è depressi primariamente a prescindere dagli accadimenti. Nel senso se c'è una
vincita al totocalcio ma una persona ha La depressione endogena state certi che questa
persona non potrà godere della sua vincita. Per questo in un certo senso è grave perché
è staccata dalla realtà. Un evento che provocherebbe gioia in qualsiasi persona nel
depresso endogeno assolutamente non provoca nulla di tutto questo.
Le realtà immaginarie hanno a che fare come per esempio le persone che hanno sensi
di colpa, non hanno colpe oggettive, per cui hanno paura di essere puniti, hanno paura
che le persone non li amino, ma il tutto si svolge nella propria immaginazione, nel
proprio mondo interno, non c'è un corrispettivo nella realtà esterna. Questo è già un
livello che possiamo circoscrivere non ai disturbi psicotici depressivi come la
depressione endogena ma alle psiconevrosi isteriche o tutte le nevrosi o alle
organizzazioni borderline.
Quando invece è legato a situazioni reali, rasenta o coincide alla salute mentale,
ovviamente , ad un funerale, è ahimè più sano avere un umore depresso che un amore
gioioso.

L'umore maniacale
L'umore maniacale
che è all'opposto di quello depressivo
consiste
 in un innalzamento del tono dell'umore,
 da una semplice euforia ad un'intensa
esaltazione, si compone di solito
 di sentimenti piacevoli, accelerazione
ideica, logorrea ed eccitamento psicomotorio.

Questo proprio nelle sindrome maniacali acute che come vediamo successivamente può
essere più o meno in relazione con la realtà. Per quanto riguarda gli stati maniacali c'è
all'opposto delle depressioni endogene, uno stato di forte eccitamento psicomotorio, per
cui, c'è una accelerazione ideica, una logorrea ed un eccitamento psicomotorio.

Ovvero, il soggetto è eccitato tutto, a prescindere da quello che gli succede.


Quindi, una persona che ha e che è in uno stato di eccitazione maniacale anche di
fronte ad una tragedia di una disgrazia, non riesce a trattenere la propria esuberanza, la
propria gioia apparente ( perché vedremo poi che gli stati maniacali danno anche molta
angoscia e questo ci permette di fare poi le diagnosi differenziali con altre situazioni).
Per cui a prescindere dagli accadimenti della realtà, lo stato maniacale (che è uno stato
psicotico),è tale perchè completamente staccato dalla realtà. Una persona di fronte a
una disgrazia se è in uno stato maniacale non può fare a meno di gioire.

Il tutto può essere anche legato a esperienze immaginarie, che appunto non sono reali
ma sono reali per noi in quel momento e hanno a che fare con la realtà interna e non
con quella esterna. Per esempio esperienze piacevoli e gioiose, se vogliamo euforiche
possono essere immaginate all'interno degli atti di masturbazione ( per citare un
esempio) oppure in situazioni reali.
Ad esempio tornando alla vincita del totocalcio vincere al totocalcio ed essere tristi in
assenza di una depressione endogena come dicevamo prima è molto strano. Per cui è
bene gioire se vinciamo al totocalcio.
umore irritabile
Si definisce
umore irritabile
 una condizione di abnorme risonanza affettiva,
 a stimoli e situazioni di scarsa entità
Per cui abnorme perché lo stimolo non prevede una reazione
quantitativamente così evidente.
Questo accade molto spesso in corso di schizofrenia, nella
mania perché i pazienti maniacali sono anche molto
suscettibili, quasi paranoici anche se i due stati non
coincidono o nelle psicopatia dove c'è una reattività di fondo
legato ad una impulsività e ad una tendenza all’agito molto ben definito.

labilità affettiva
Si definisce labilità affettiva anche detta
disforia quello stato caratterizzato
da
 una marcata instabilità del tono dell'umore
 che passa improvvisamente dalla gioia alla
tristezza in risposta a stimoli non adeguati
 per cui in maniera indipendente dalla realtà alterna
stati umorali opposti indipendentemente dai
cambiamenti della realtà circostante.

Questo in psicopatologia si chiama disforia ed è presente in


tantissimi patologie psichiatriche.

dissociazione affettiva
La dissociazione
affettiva indica
 l'inadeguatezza o la discordanza dell’ affettività
alla situazione oggettiva

Che è tipica degli schizofrenici che possono essere


secondarie ad allucinazioni visive o uditive mettersi a
ridere in contesti diversi,
ma lì è secondario ad una allucinazione e viene rilevato
come una dissociazione affettiva laddove emerge questa
discordanza.
L'apatia
L'apatia
è
 la mancanza di
sentimenti che si manifesta
 con il distacco e l'indifferenza
affettiva di fronte a qualsiasi stimolo

Per cui una persona completamente impermeabile


agli stimoli non manifestante nessun tipo di
affettività, sarà definito apatico.
Una conseguenza dell’ apatia sarà l’abulia ovvero una sorta di inerzia nel movimento,
incapacità di muoversi oltre che di provare apaticamente dei sentimenti.

Il sentimento della mancanza di sentimenti


Il sentimento della mancanza di sentimento, invece
che abbiamo nominato precedentemente si
distingue dalla apatia, per la penosa sensazione
di insensibilità che il soggetto avverte (e qui sta
la differenza ) e di cui si rammarica.
Mentre l'apatico, non rileva non ha interesse, non
soffre apparentemente, per questa incapacità di
contrattare propri affetti, il paziente affetto (e ciò
capita molto nelle depressioni) dalla mancanza di
sentimento, si rammarica per questo distacco dai
propri affetti. Per cui noi sentiremmo nel depresso
lamentarsi, dei propri sintomi, e saremmo di fronte
al sentimento della mancanza di sentimento.
Laddove queste lamentele, questo rammarico, che
il più delle volte penoso, è assente in questo caso il
paziente deve essere definito apatico.

La fobia
La fobia è molto diffusa non solo nei quadri psicopatologici,
ma anche nella vita di tutti giorni, ognuno può avere uno
spunto fobico diverso a volte le fobie sono molto invalidanti.

La fobia
è definita
 una paura senza oggetto
 ovvero uno stato mentale di timore, paura immotivata
 per situazioni, oggetti e azioni da sottolineare
immotivate, associata ad una notevole componente
ansiosa.
Ho sottolineato immotivata perché il fatto che sia i immotivata
distingue la fobia dalla paura. Ovvero la paura dei ragni per
quanto il ragno può essere un animale poco piacevole per
alcuni e per altri magari lo è, comporta nelle persone (e
questo soprattutto riguarda il sesso femminile, questa fobia
specifica che si chiama aracnofobia) e che dà delle reazioni
abnormi ed anche la paura degli insetti o degli spazi aperti
ovvero agorafobia o la claustrofobia cioè la paura degli spazi
chiusi.
Per cui, il fatto di essere definito come fobia sta nell’immotivazione della reazione che
sarà abnorme e che comporterà delle condotte evitanti, per cui persone che hanno visto
un serpente o un ragno in un posto un mese prima hanno difficoltà a passare lì
pensando che in un certo qual modo il ragno può ricomparire.
Le fobie sono solo molto spesso legate ad aspetti femminili patologici, non solo
patologici, perché piccole fobie, ( laddove non sono così invalidanti) fanno parte di un
certo tipo di femminilità. Però se grosse fobie sono tipiche dell'isteria o comunque dei
disturbi d'ansia generalizzata.

L'ansia
L'ansia che è un sentimento comune a tutti gli esseri
umani, tanto è vero che una quota di ansia è
considerata assolutamente fisiologica e non
patologica,
è
 uno stato di inquietudine, di dolorosa
attesa, di pericolo imminente e indefinibile
( infatti molto spesso si chiama sentimento
senza nome),
 vissuto come fenomeno primario, globale e
irriflessivo.

Perché quando siamo ansiosi in genere stiamo male, ma non sempre sappiamo il
perché. È uno stato che leghiamo magari ad un evento ma l'ansia ( questo Freud lo ha
descritto molto bene diciamo concretizzando con quella che è la nascita della
psicoanalisi) uno stato ansioso rimanda sempre a qualche cosa di altro ed è vissuto
come un fenomeno primario globale e irriflessivo.
L'ansia è direi presente in tutte le malattie psichiatriche.

È di solito associata a sintomi neurovegetativi :


- tachicardie
- ipertensione,
- sudorazione,
- tachipnea,
- turbe dell'apparato digerente,
- senso di costrizione cardiaca.
Quando siamo in presenza del senso di costrizione cardiaca l'ansia può essere
chiamata angoscia.
L'angoscia
L'angoscia definisce un aumento dell'intensità dell'ansia, caratterizzato appunto da
questa forma di somatizzazione. L'Ansia si può esprimere a livello mentale, sotto forma
di ansia generalizzata, fino vedremo poi alla cosiddetta sindrome da attacchi di panico,
può essere convogliata in diversi sintomi compreso le fobie o può essere somatizzata,
per cui tutte le somatizzazioni che comportano un trasferimento dell'ansia dal mentale al
somatico.

Tutti i livelli dell'ansia patologica, essendo l'ansia presente, onnipresente nel mentale in
quantità assolutamente diverso da caso a caso, anche da stadio evolutivo a stadio
evolutivo. Significa che ci sono tanti livelli di angoscia o di ansia, a seconda dell'età
mentale del soggetto, per cui è stato scritto dalla forma più evoluta quella meno voluta.
Partiamo però per descriverla meglio da quella più arcaica ovvero da quella che si
definisce angoscia di non integrazione.

- L’ansia superegoica
- L’angoscia di castrazione
- L’angoscia di separazione ( depressione)
- L’angoscia persecutoria
- L’angoscia di disintegrazione
- L'angoscia di non integrazione (più arcaica)

L'angoscia di non integrazione


L'angoscia di non integrazione è definita tale perché riguarda i neonati.
Il neonato quando viene al mondo, giustamente non sa nulla di quello che l'aspetta, e
soprattutto non si sente integrato, non si sente contenuto, tenendo presente che lui è
venuto al mondo dall'utero materno, dalla pancia materna, dal sacco amniotico, dov'era
assolutamente contenuto, integrato, tenuto insieme,dove era costituito da tanti pezzi che
avevano bisogno di un contenuto fisico nel caso del sacco amniotico.
Una volta venuto al mondo questo contorno fisico che permette di avere questa
sensazione di integrazione, e per cui difende il neonato dall'angoscia di non
integrazione, è sostituito dal maternage da tutte le cure materne e compreso l’
abbraccio. Il fatto di tenere un bambino in braccio come viene naturale la mamma fare
dalla parte sinistra dove c'è il cuore, proprio per fare in modo che il bambino viva
l'illusione onnipotente di essere ancora nella pancia della mamma.
Questo tipo di angoscia, quando il contenimento fallisce, nella più arcaica che
conosciamo e si chiama di non integrazione ed è estremamente grave e si pensa che
possa poi riemergere nelle psicosi molto gravi e manifestarsi sotto forma di aspetti
mentali patologici che si manifestano come non integrati.

L’angoscia di disintegrazione
Quella di disintegrazione è già qualcosa di diverso perché se parliamo di disintegrazione
vuol dire che qualcosa precedentemente è stato integrato, se lo andiamo a disintegrare.
Per cui tale angoscia che è sempre psicotica, è rispetto a quella di non integrazione, è
più evoluta, perché si disintegrano che in qualche modo qualcosa prima è stato integrato
nel corso dell'evoluzione mentale della crescita.
L’angoscia persecutoria
L'angoscia persecutoria segue quella di disintegrazione ed ha a che fare ed è stata ben
descritta da una psicanalista che è Melanie Klein e descrisse le fasi dell'evoluzione
mentale di ognuno di noi chiamandle posizioni schizoparanoidea e posizione depressiva.
L'angoscia persecutoria la cui stigmatizzazione, la cui fissazione può comportare
malattie psicotiche gravi ( anche se ci allontaniamo man mano dalle schizofrenie) per
arrivare poi ai disturbi cosiddette paranoie. L'angoscia persecutoria segue quella di
disintegrazione e di non integrazione che sono più gravi e si colloca subito prima di
quella di separazione o depressiva.

L’angoscia di separazione ( depressione)


Ha a che fare con l’angoscia depressiva eseparazione lungamente spiegata dalla Klein.

L’angoscia di castrazione
Dopo l'angoscia depressiva abbiamo l'angoscia di castrazione che ci catapulta a ridosso
del complesso di Edipo dove un individuo può essere afflitto da paura della castrazione
rispetto al proprio padre, o alla madre nel senso femminile, questo lo vedremo
successivamente nelle nevrosi.

L’ansia superegoica
L'ansia superegoica, se vogliamo più evoluta in questa scala, prevede una sufficiente
risoluzione del complesso di Edipo, ma la strutturazione di un superIo, ovvero di una di
una voce della coscienza fin troppo rigida, fin troppo severa, per cui generatrice di ansia
che in questo caso verrà chiamata ( proprio perché appartiene al super Io come istanza
psichica fondamentale ) ansia superegoica.

PSICOMOTILITÀ
La psicomotilità è un argomento diverso e altrettanto importante, in certi aspetti e è
definito in psicopatologia come
 un qualcosa di associato alla volontà e comprende anche la capacità di esprimersi,
la gestualità, la mimica, lo stile e di incontrare gli altri.

L'abulia è una inibizione di questa capacità che chiameremo Volontà , dove il soggetto
abulico e incapace di prendere qualsiasi decisione e i comportamenti abulici ( che sono
dei comportamenti mancati) sono presenti nella depressione, e anche nel disturbo
ossessivo quando c'è quasi una paralisi dell’agito ma secondariamente dei processi
mentali le ossessioni che appunto paralizzano la psicomotilità del soggetto.

L'impulsività invece si manifesta con azioni improvvise, tumultuose disinibite ed


apparentemente afinalistiche. Ciò è tipico dei pazienti borderline. Oggi giorno impulsività
e la compulsione sono due termini molto presenti in tutte le descrizioni patologiche
attuali, proprio perché circoscrivono quello che è l'organizzazione mentale borderline
comprensiva di tutta una serie di disturbi che si basano su impulsi. Krepelin che era uno
dei primi psicopatologo psichiatri tedeschi europei a studiare le schizofrenia, descrive la
follia impulsiva e ne descrive tre forme che sono:
1. la piromania,
2. la cleptomania
3. e il gioco d ' azzardo.
Krepelin fin dagli albori colse la patologia che poteva esserci dietro a comportamenti di
questo tipo ovviamente nel caso del gioco di azzardo quando appunto sono esagerati e
comportano il depauperamento di risorse finanziarie ingenti.

Il rallentamento psicomotorio, si manifesta con un rallentamento generale dell'attività


motoria e l'abbiamo associato alle depressioni.

L’eccitamento invece esprime iper attività motoria ed irrequietezza e al contrario, può


essere di buon grado associato agli stati maniacali.

Lo stupor esprime il grado estremo di inibizione motoria.


Ovvero una vera e propria paralisi.
Io nella mia pratica clinica due o tre volte avrò visto casi di stupor perché sono eventi
abbastanza rari oggi giorno in quanto si arriva a intervenire prima di un esito infausto
come lo stupor che è un esito finale, ovviamente che comporta una diagnosi di malattia
grave, per cui può essere presente nelle schizofrenia catatonica, nella melanconia grave
O a seguito di gravissimi shock emotivi come possono intervenire nelle guerre, o nelle
violenze di qualsiasi tipo, anche sessuali ovviamente.

Le stereotipie
sono

frammenti di attività motoria e di espressione verbale che si ripetono incessantemente allo
stesso modo e per lunghi periodi di tempo.
Per cui sono dei comportamenti normali che però nella loro ripetizione incessante
nascondono un processo morboso, un processo patologico.
Le stereotipie sono tali se permangono per lunghi periodi di tempo.

I manierismi essi sono sempre modalità che si ripetono però non sono normali ma sono
eccentriche, tipiche della schizofrenia che conferiscono allo schizofrenico quello che è
un atteggiamento cosiddetto bizzarro e rappresentano una caricatura di atteggiamenti
normali, sono tipiche del comportamento schizofrenico.

I negativismo non può essere un fenomeno attivo o passivo.


Nel primo caso si manifesta, con azioni contrarie a quelle richieste, nel secondo caso è
ovvero quando passivo, con resistenza all'esecuzione di qualsiasi atto richiesto ( questo
è tipico dei pazienti mutacici).
Quando un paziente è mutacico, che attiva un atteggiamento di negativismo
assolutamente passivo.
Quando invece un paziente negli schizofrenici o psicopatici gravi fa un qualcosa di
opposto sistematicamente opposto a quello che noi gli chiediamo invece saremmo di
fronte ad una forma di negativismo attivo.

L'automatismo invece all'opposto del negativismo, consiste nell'esecuzione passiva di


comandi suggerimenti anche banali e illogici. Per cui siamo presenti, di fronte a
comportamenti francamente schizofrenici, all'interno di un automatismo le persone
agiscono in maniera afinalistica, illogica e anche se in movimento. L’automatismo si
connota proprio per questa passività del soggetto, ovvero all'interno di un automatismo
una persona, non ha il controllo della situazione, ma, agisce passivamente in maniera
automatica.

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