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ANTROPOLOGIA DEL CIBO

ANTROPOLOGIA: significato
L’antropologia  termine che viene dal greco
ἄνθρωπος ànthropos = "uomo"
λόγος, lògos = "parola”
 Discorso sull’uomo
 Studio sull’uomo
 Studio del genere umano
L’antropologia si occupa in generale dello studio dell’uomo.
Cosa studia l’Antropologia
Non è facile dare una definizione di antropologia perché è una disciplina molto vasta e in evoluzione. In generale
possiamo dire che:
- È lo studio dell’uomo e della sua cultura
- L’Antropologia è lo studio di cosa l’uomo è riuscito a costruire e produrre sul piano culturale e sociale
- Come le lingue, le organizzazioni economiche, sociali, politiche e religiose si sviluppano nel corso del
tempo
- È una disciplina che fa parte delle SCIENZE UMANE
Un sapere di frontiera
L’Antropologia è un “sapere di frontiera” e un sapere che nasce “sulla frontiera” tra culture diverse
CIT. Ugo Fabietti
Uno sguardo storico: 2 tipi di antropologia
L’antropologia è una disciplina relativamente giovane che, nel corso della sua storia, ha già passato DIVERSE
ERE.
Molto è cambiato dagli inizi della disciplina e anzi, alcuni termini, hanno subito un “ribaltamento”. Il termine
“Antropologia” stesso, che all’inizio era riferito all’Antropologia “biologica” oggi si riferisce alla “Antropologia
culturale e sociale”  di cui ci occupiamo noi
E’ una disciplina in evoluzione.
1-A Antropologia fisica
All’inizio l’Antropologia (senza attributi) era identificata con l’Antropologia FISICA -ANTHROPOLOGY. Era
riservato allo studio dell’uomo nei suoi aspetti somatici e biologici. Antropologo era colui che “studiava ossa e
misurava crani” (Francesco Remotti). Si basa sulle scienze naturali.
Ancora oggi negli Stati uniti quando si parla di “Anthropology” senza aggettivi si intende lo studio dell’evoluzione
biologica degli esseri umani e della loro evoluzione culturale nel corso della PREISTORIA.
“Confini” fisici
L’Antropologia fisica indaga i confini dell’umanità – cosa ci separa dagli altri primati - con domande come:
• Dove ha termine e dove ha inizio l’umanità?
• In che modo gli esseri umani si distinguono dagli altri esseri umani?
• Dove corre il confine tra esseri umani e altri primati, viventi o estinti che siano?
•  si sposta verso i “confini” che separano gli esseri umani da scimpanzè e gorilla
• Si intreccia con la primatologia
Studia quel lungo processo di formazione evolutiva dell’umanità denominato ominazione o antropogenesi. Cerca di
ricostruire le origini dell’umanità.
• Homo abilis
• Homo erectus
• Homo neanderthalensis
• Homo sapiens
In una restrospettiva temporale di alcuni milioni di anni (circa 2 milioni e mezzo)  paleoantropologi
1-B Etnologia e etnografia
A fianco dell’Antropologia (fisica) tra XIX e il XX secolo si sviluppano come discipline:
• ETNOGRAFIA  descrizione degli usi e dei costumi dei popoli cosiddetti “primitivi”
• ETNOLOGIA  le conoscenze enciclopediche che si ricavano dagli studi etnografici
L’etnologia si presentava come QUEL RAMO DELLA SOCIOLOGIA dedicato allo studio delle “società
primitive”.
Questa terminologia appartiene ancora oggi all’esperienza francese.
In Francia  l’ambito disciplinare va sotto il nome di Ethnologie
In Gran Bretagna  si parla di Social Anthropology
Noi parliamo di...
2 – Antropologia culturale e sociale
Ad un certo punto della “storia dell’Antropologia” c’è un cambio di prospettiva.
L’anno di nascita dell’Antropologia culturale e sociale viene di solito fatto corrispondere con il 1871 anno di
pubblicazione di Primitive Culture (Alle origini della cultura) di Edward Burnett Tylor.
Questo è il nostro ambito di studio.
“Confini” culturali
In questo caso i “confini” dell’umanità non riguardano più soltanto gli aspetti fisici dell’uomo (la stazione eretta,
la posizione del cranio, il pollice opponibile e così via) ma si indaga cosa l’uomo è e cosa è riuscito a produrre SUL
PIANO DELLA CULTURA E SUL PIANO DELLA SOCIETÀ.
Cos’è la cultura a livello antropologico?
In antropologia è centrale il concetto di CULTURA che è diverso dal concetto comune a cui siamo abituati.
La cultura non è solo arte, letteratura Scienza e i prodotti del lavoro intellettuale, è lo studio di quegli “istituti”, di
quei meccanismi, di quegli elementi non strettamente biologici attraverso i quali I GRUPPI UMANI SI
ADATTANO ALL’AMBIENTE E ORGANIZZANO LA LORO VITA SOCIALE.
Cŏlĕre
CULTURA viene dal latino cŏlĕre che ha diversi significati:
• Insediarsi in un luogo
• Abitare un territorio
• Coltivarlo
• ma anche “ornare” il corpo
• Abbellirlo
• Rivolgere un “culto” a una qualche divinità
• I modi della comunicazione verbale e non verbale
• Il tipo di economia
• I valori e le credenze
• Le religioni
• I gesti
• Le pratiche quotidiane
• I riti di passaggio
• Il cibo, i modi di produrre il cibo, i modi di alimentarsi, il significato del cibo
L’elenco può diventare infinito ed è impossibile avere un elenco completo per definire la cultura.
La foggiatura
A seconda delle scelte culturali, di come questi “elementi” si combinano in una società si creano diverse FORME
DI UMANITA’ (Remotti).
FOGGIATURA  termine che nell’industria della ceramica significa “dare forma”  ciascuna società dà una
forma particolare ai suoi individui.
Una società  crea ed elabora la propria FORMA di UMANITA’  Fortemente identitaria
Uno studio che evolve con l’uomo
Si tratta di uno “studio infinito” perché evolve con l’uomo.
Complicazione, mutamento e trasformazione che caratterizzano la dimensione culturale e sociale dell’uomo 
molto più che il suo aspetto fisico e la sua realtà biologica.
Se l’Antropologia fisica e biologica può, ad un certo punto, esaurire il suo compito  l’Antropologia culturale e
sociale non potrà condurlo a termine. Pensate ai cambiamenti del cibo, dei gusti, del modo di alimentarsi.
L’uomo che riflette sull’uomo
“Le modalità di riflessione sugli esseri umani sono diffuse praticamente in tutte le società, anche se non tutti si
premurano di definire una categoria apposita per questo tipo di riflessione”
Francesco Remotti
Qual è il presupposto dell’antropologia culturale e sociale?
Aristotele  uomo come animale sociale
Zoon politikon  animale cittadino – animale che vive preferibilmente o elettivamente nella polis
Il presupposto dell’Antropologia è che l’uomo è un animale sociale.
La condizione umana non è pensabile se non in termini di organizzazione sociale.
L’essere umano si pensa soltanto al plurale  organizzazione sociale
Le origini dell’Antropologia
Alcuni antropologi amano far risalire le proprie origini ancora più indietro nel tempo:
- Erodoto: storico greco antico, primo narratore di viaggi interessato alla diversità  considerato da
Cicerone come il “padre della storia”
- Montaigne: filosofo relativista che vive la profonda crisi della cultura europea della fine del Cinquecento,
epoca di cambiamenti epocali, dalla scoperta del Nuovo Mondo e dei suoi abitanti, alla caduta del
geocentrismo  caduta delle certezze della tradizione
- Société des Observateurs de l’homme  progetto illuministico di documentazione sistematica delle
culture primitive nato alla fine del Settecento

Antropologia: le origini storiche


Con la conquista dell’America  gli Europei cominciano ad entrare in contatto con i popoli extraeuropei.
Crescono le descrizioni di costumi e di istituzioni sociali di popoli lontani.
All’inizio non vi è un vero e proprio progetto scientifico  più la curiosità e la volontà di studiare qualcosa di
“diverso”.
Lo studio e la comprensione della “diversità” è fin dall’inizio una delle “caratteristiche” dell’antropologia.
Il periodo storico
Nel corso dell’Ottocento cresce ancora di più l’interesse per i popoli “esotici”
• Durante l’epoca coloniale le potenze europee conquistano nuove regioni in Africa, Asia e Oceania
• Negli Stati Uniti si combatte la resistenza indiana fino alle creazioni delle “riserve”
Sono questi quelli che diventeranno i primi luoghi privilegiati di studio degli antropologi.
Gli antropologi “a tavolino”
In una fase iniziale gli antropologi non si recavano di persona nei luoghi di studiare. Si avvalevano di
testimonianze di: viaggiatori, esploratori, missionari, funzionari coloniali. Si basavano su fonti indirette e su
racconti di altri.
Poi qualcosa cambia: Antropologi in viaggio
Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del XX secolo gli antropologi cominciarono a recarsi personalmente
presso i popoli da studiare. Intraprendono una ricerca sul campo.
Quando nasce l’antropologia culturale: Primitive Culture
Non si può mai dare una “data” precisa e sicura per l’inizio di una disciplina, ma di solito la nascita
dell’Antropologia culturale viene fatta risalire alla Seconda Metà dell’Ottocento. L’anno di nascita viene di solito
fatto corrispondere con il 1871 anno di pubblicazione di Primitive Culture (Alle origini della cultura) di Edward
Burnett Tylor. Egli:
• Mette a fuoco il campo di studi della nuova scienza: LA CULTURA
• Si sposta di persona per vivere con i “primitivi”
• Si creano i primi insegnamenti universitari e uno Statuto Epistemologico
Antropologia Culturale – Sociale
Questa nuova disciplina si muove in una dimensione più vicina a quelle della storia, della filosofia e degli studi
umani e sociali. Siamo completamente lontani dall’Antropologia “biologica” o fisica.
Dalla fine del XIX secolo si inizia a parlare di CULTURAL ANTHROPOLOGY  i britannici preferiscono
ANTROPOLOGIA SOCIALE.
L’oggetto di studio: i “primitivi”
Nella sua fase iniziale l’Antropologia si caratterizza per lo studio dei “primitivi” (così come vengono chiamati),
intesi come gruppi non toccati dalla “modernità”.
Se la SOCIOLOGIA studiava le SOCIETÀ OCCIDENTALI  L’ANTROPOLOGIA studiava le SOCIETÀ
EXTRAEUROPEE.
Come Indiana Jones
È in questo momento della storia dell’Antropologia che si ha un’immagine avventurosa dell’antropologo: uno
studioso che si reca negli angoli più sperduti del Pianeta. Lo si immagina su un atollo corallino, in un villaggio di
capanne, solitario a fare domande agli “indigeni”.
Come dice Marco Aime: Studia i “primitivi” come si diceva un tempo.
Si adatta a vive al loro fianco per capirne usi, costumi, tradizioni, pratiche e funzionamento sociale. Una sorta di
“Indiana Jones”.
Salvage Ethnography
In una fase classica l’Antropologia era vicina a una “etnologia di emergenza o di salvataggio”. Aveva come scopo
prioritario la descrizione di società sul punto di scomparire davanti all’espansione della società europea.
Personalità importanti: Boas e Malinowski
Un momento importante per la disciplina si ebbe con:
- Franz Boas 1886  visita gli indiani della costa Occidentale degli Stati Uniti
- Bronislaw Malinowski 1884 -1942  Parte per le Isole Trobriand nella Papua Nuova Guinea
Gli Argonauti del Pacifico Occidentale  Maliowski 1922
Il metodo: l’osservazione partecipante
Malinowski si rende conto che non ci si può basare sulle informazioni raccolte da altre persone. Importante la
conoscenza diretta per capire davvero le istituzioni sociali e cogliere il punto di vista del nativo.
Malinowski mise “nero su bianco” quella che sarebbe dovuta essere la metodologia di ricerca privilegiata
dell’antropologia. Si trattava quindi di recarsi nel luogo, vivere e familiarizzare a lungo con la comunità da studiare
per lungo periodo, intervistare, scrivere diari, fotografare, filmare.
Questo metodo viene chiamato: OSSERVAZIONE PARTECIPANTE.
Antropologia e Colonialismo
Non si può non tenere presente il periodo e il contesto storico in cui si sviluppa la disciplina.
Il periodo è quello del positivismo:
• Grande fiducia nella scienza e nel progresso
• Sviluppo capitalistico visto come inarrestabile
• Prospettiva etnocentrica: ”superiorità” della civiltà occidentale
- I ceti dominanti europei si considerano la punta di diamante di una civilizzazione inarrestabilmente
proiettata verso il futuro  separata da tutte le altre
- Si considerano il motore della modernizzazione
Antropologi e colonialismo/2: a difesa delle culture
EPPURE già parlare di “cultura dei primitivi” significava già contrapporsi a un senso comune di quel tempo che
li considerava come “bestiali” e “privi di cultura”.
Significava rivendicare una “comune umanità”  come siano più vicini a noi di quanto a volte si possa pensare.
L’Antropologia sta, fin dall’inizio, in questo senso “dalla parte dei primitivi” :
• contro il razzismo biologico che ne affermava l’inferiorità congenita
• contro il dominio coloniale che ne fa oggetto di amministrazione
Fu proprio Edward Burnett Tylor nel 1871, uno dei fondatori dell’Antropologia culturale, a sostenere che “Le
religioni dei “primitivi” NON erano un “mucchio di spazzatura e di svariate follie” come venivano considerate ai
tempi. Vi sono si differenze tra le forme di umanità ma non si trattava di DIFFERENZE QUALITATIVE ma solo
di “ALTRE FORME DI UMANITA’’” F. Remotti
Le culture indagate sono concepite come altri tentativi di dar forma all’umanità.
Davvero selvaggi? La teoria del dono
Uno dei primi studi che “accesero una nuova luce” sulle culture lontane riguarda la TEORIA DELLO SCAMBIO
E DEL DONO
• Franz Boas nel 1909
• Bronislaw Malinowski 1922
• Marcel Mauss (Fr) 1924
 questi studi cambiano completamente il modo di considerare le “economie primitive”.
Economia, oggetti e status sociale
Ci si era accorti che in alcune società lo SCAMBIO non aveva necessariamente un VALORE ECONOMICO, ma
come ESERCIZIO DI POTERE e per definire uno STATUS SOCIALE.
In certe società donare significa manifestare una SUPERIORITA’, accettare senza restituire significa
SUBORDINARSI.
Il Potlatch
Emersero due istituzioni “esotiche” il Potlatch e il kula.
Il POTLATCH era praticato dagli Indiani della costa occidentale del Nord America
• Gruppi di cacciatori-pescatori
• Le persone di alto rango si sforzavano di mantenere il proprio status facendo doni ostentatori e
competitivi
• Un capo  faceva un regalo a un altro capo  che lo doveva restituire con un coefficiente
moltiplicatore
Queste gare  si potevano concludere con una distruzione spettacolare dei beni
Il kula nella Nuova Guinea
Un altro sistema “esotico” era il kula un sistema di scambio praticato nelle isole al Largo della Nuova Guinea.
• Le conchiglie rosse – SOULAVA - circolano su canoe riccamente decorate in senso orario
• Il braccialetti di conchiglie bianche – MWALI – circolano da un’isola all’altra in senso contrario
• Gli scambi sono obbligatori e servono a rafforzare le alleanze
• Ogni capo ha la sua rete di associati ereditaria e tutti tengono una contabilità precisa del valore delle
conchiglie
L’importanza dello scambio
Gli scambi diventarono quindi per gli Antropologi un oggetto di studio a sé, un ”modo” per capire una società e i
“rapporti di forza” e le relazioni sociali tra gli individui.
Claude Lévi-Strauss  strutturalista  vede lo SCAMBIO come la dimensione principale delle organizzazioni
sociali  vedi anche oggi
Gli Accumulatori di cibo
Inoltre molti antropologi notano quanto la ricerca, la conservazione e l’accumulazione del cibo siano attività così
importanti da poter essere alla base della nascita dello stato moderno.
Gli antropologi identificano, all’interno delle comunità stanziali, degli intensificatori della produzione agricola.
Si tratta di “grandi uomini” che sono tenaci lavoratori, ambiziosi e socialmente responsabili, che stimolano tutti a
lavorare di più, promettendo di organizzare una grande festa con il cibo supplementare prodotto.
Le feste redistributive in Melanesia e Nuova Guinea
Durante la festa redistributiva, il “grande uomo”, circondato dai suoi aiutanti e da alte pile di cibo, lo distribuiva
agli abitanti del villaggio. Questi “leader” del passato, nel corso del tempo, hanno forse potuto ergersi
gradualmente sugli altri, diventando il nucleo dei primi stati.
Questi comportamenti umani sono stati osservarti dagli antropologi e dagli etnologi su numerosi gruppi della
Melanesia e della Nuova Guinea.
I Siuai delle Isole Salomon e i Mumi
Douglas Oliver, antropologo della Harvard University, ha spiegato la nascita degli Stati moderni andando molto
indietro nelle usanze e osservando i SIUAI di Bougainville nelle Isole Salomon. Anche se ci sentiamo “tutti
diversi” (e certamente ciascuno ha le sue particolarità) i comportamenti umani sono molto più simili e uniformi
di quanto immaginiamo, a tutte le latitudini.
Fra i Siuai, il “grande uomo” intensificatore della produzione è chiamato Mumi. Ogni giovane ha l’ambizione di
diventare un mumi.
Ma cosa fa a diventare un Mumi?
Il mumi lavora più intensamente e più duramente di ogni altro. Limita il proprio consumo di carne e noci di
cocco per accumulare cibo. La moglie, i figli e i più stretti parenti fanno lo stesso e promettono di aiutarlo
nell’organizzazione della sua prima festa.
Le “sfide” tra mumi
Se questa ha successo, il numero di persone che seguiranno il mumi aumenteranno. E così il mumi cercherà di
accumulare ancora più cibo per organizzare una festa ancora più grande. Il fulcro dell’evento è proprio la
distribuzione del cibo extra accumulato nel corso del tempo.
Dopo alcune feste di successo, l’uomo inizierà ad essere chiamato mumi e ad accrescere la sua fama di “grande
dispensatore”. In questa fase, il mumi e la sua cerchia non hanno privilegi, anzi: lavorano più degli altri e
mangiano meno degli altri.
Verrà poi il momento in cui il mumi verrà sfidato da un altro “pretendente” al “titolo”.
Durante un’altra festa muminai, la sfida si compie: vengono contati tutti i maiali, le torte di noci, i budini di
cocco e la frutta distribuiti sia dal mumi che dal suo ospite.
Chi perde, oltre a una grossa umiliazione sociale, perde la sua qualità di mumi.
Ma anche dopo l’ennesima vittoria, un mumi avrà di fronte un altro periodo di duro lavoro, in cui mangerà meno
carne e meno cibi deliziosi rispetto ai comuni Siuai.
“Esercito” e ricompense
Oltre alla capacità di spingere gli uomini a lavorare per loro i Mumi riuscivano a convincere altre persone a
lottare per loro. La capacità di distribuire carne e cibi commestibili, andava di pari passo con un piccolo
“esercito” e la possibilità di sfamare ed equipaggiare disposti a tutto per difendere il mumi.
Inoltre, il mumi che voleva guidare un esercito, doveva pagare un’indennità per ciascuno dei suoi uomini che
cadeva in battaglia e offrire un maiale al suo funerale.
I capi guerrieri della Nuova Guinea
Anche nell’arcipelago delle Trobriand in Nuova Guinea si trovano esempi di come i capi-guerrieri-
redistributori diventavano, poco a poco, sovrani permanenti, con controllo coercitivo sulla produzione e sul
consumo.
Il grande etnologo di origine polacca Bronislaw Malinowski, studiò la società Trobriandese. I trobriandesi
conducevano guerre sistemiche avventurandosi con le loro canoe in aperto oceano e, a differenza dei Mumi,
avevano cariche ereditarie, ma il concetto era simile  accumulazione di cibo e vittorie in guerra.
Copricapi di piume e agricoltura intensiva
Solo il capo poteva portare copricapi di piume e nessuno poteva stare in piedi in una posizione che impedisse al
capo di sovrastare con il suo sguardo tutti gli altri.
Con forme più intensive di agricoltura il potere dei “grandi dispensatori” divenne sempre più ampio.
I Mico e i Cherokee del Nord America. La redistribuzione del cibo
Anche Colin Renfrew (riferendosi agli ascritti di William Bartram, naturalista del diciottesimo secolo) sottolinea
l’importanza della REDISTRIBUZIONE DI CIBO anche nelle società agricole nord-americane.
I Cherokee, padroni in origine di gran parte della Valle del Tennesee, coltivavano per lo più granoturco, fagioli e
melopopone. Al centro degli insediamenti principali c’era una ampia casa circolare che era la sede del consiglio,
dove si discutevano i problemi e si organizzavano le Feste redistributive. Il consiglio era presieuduto da un “Capo
dei Capi” detto mico, nodo centrale della rete redistributiva dei Cherokee.
Il granaio del Mico
William Bartram racconta che, al tempo del raccolto, veniva eretta in ogni campo una grande capanna chiamata il
“granaio del mico”. Ogni famiglia vi depositava una certa quantità di raccolto secondo le sue possibilità, oppure
nulla se non poteva o non voleva.
I granai del mico erano una sorta di riserva pubblica in caso di necessità, ma tutti riconoscevano che, in realtà, il
magazzino era di proprietà del mico al quale soltanto “spettavano il diritto e la facoltà di recare sollievo ai
bisogni.
Mutuo aiuto e redistribuzione
La redistribuzione fornisce la chiave di lettura di molte strutture antiche che per secoli hanno incuriosito gli
studiosi. Ad esempio, Colin Renfrew, trova una somiglianza tra le case circolari dei Cherokee, dove avvenivano le
feste redistributive e i misteriosi henges della Gran Bretagna e del Nord Europa.

L’aiuto dei più deboli


Questo senso di mutuo aiuto della comunità, lo ritroveremo in tutte le più importanti religioni del mondo, dal
Cristianesimo all’Islamismo, fino al Buddismo.
Le “opere pubbliche”
Tra le capacità dei “grandi uomini”, oltre alla redistribuzione del cibo, c’era la capacità di organizzare il lavoro
per imprese di pubblico interesse. Tra queste, vi era la costruzione di edifici, tombe, canoe e monumenti.
Quanto più e larga e densa la popolazione, tanto più è grande la rete distributiva, e tanto più il capo diventa
potente.
In alcuni casi, il rapporto tra il capo-redistributore con i suoi seguaci e i produttori di cibo divenne così
squilibrato che i capi diventarono la principale forza coercitiva della società.
Da contributi a tasse: e i “grandi uomini” diventano re
Dove ciò accadeva:
- i contributi al magazzino centrale, smettevano di essere contributi volontari e diventavano tasse.
- L’accesso ai terreni agricoli e alle risorse naturali non era più libero, ma diventava una concessione
- E i redistributori cessavano di essere capi e diventavano re.
Il Re: colui che accumula e redistribuisce il cibo
Se in una fase iniziale il mumi e i suoi simili dipendeva dalla “generosità” dei produttori di cibo, qui il rapporto si
inverte e il potere del re diventa sempre più forte.
Il cibo e la funzione di aggregazione
Il cibo ha quindi da sempre una fondamentale funzione di aggregazione.
il Re è colui che – in tempi antichissimi di cui quasi si è persa traccia – accumula e redistribuisce il cibo.
Regard éloigné: lo sguardo da lontano
A livello di metodo antropologico Claude Lévi- Strauss parla di regard éloigné – “sguardo da lontano” – 1983 
Lo sguardo da lontano proprio di colui che si pone professionalmente nel ruolo di estraneo.
L’Antropologo ignora i significati dei comportamenti che osserva ignora norme e valori che li orientano e li
plasmano questo genera CURIOSITA’  spinge l’osservatore a porsi domande a cercare di capire
L’assenza di familiarità con la cultura indigena favorisce un atteggiamento esploratore che manca se si fa parte
della cultura di appartenenza. L’abitudine, infatti, offusca lo sguardo facendo apparire tutto OVVIO.
“Non saranno stati certo i pesci a scoprire l’esistenza dell’acqua”
Kluckhohn 1949
Pari dignità
CURIOSITA’, PIACERE PER L’OSSERVAZIONE e RICERCA DELLA DIVERSITA’ sono a base
dell’Antropologia.
Continua la critica a una visione etnocentrica  le culture hanno tutte pari dignità

Cos’è l’Antropologia oggi?


Abbiamo guardato al contesto “storico” in cui nasce l’Antropologia ma oggi il contesto è molto diverso.
Abbandono del punto di vista etnocentrico
Vi è un abbandono totale del punto di vista etnocentrico  classificazione in “razze” ed “etnie”
Nessuna ”superiorità” del punto di vista occidentale.
Uno scenario complesso
Oggi naturalmente tutto è cambiato. Non esistono (quasi) più “primitivi” e popoli che vivrebbero nel passato
evolutivo. Gli antropologi non pensano più di considerarsi “avanguardie” che esplorano culture “esotiche” per
portarne a casa descrizioni etnografiche
Difficile pensare oggi a una scienza in cui “noi” studiamo gli “altri”. C’è una sempre più forte interdipendenza
sociale e politica. Crescita spettacolare della mobilità delle persone. Comunicazioni, messaggi e notizie che si
diffondono in un attimo in tutto il Pianeta.
La tenda dalla quale Malinowski osservava i suoi Trobriandesi oggi è sostituita, magari, da: un forum sul web,
botteghe di immigrati nei quartieri delle proprie città, sale di un museo.
Il “nativo” oggi magari ha piantato una tenda accanto alla nostra e anche lui “ci guarda”.
Un tempo l’antropologo sembrava arrampicarsi sul MURO che divideva la sua cultura da quello degli osservati e
da quel muro faceva l’osservatore.
Bisogna ripensare il nostro rapporto con la diversità
Oggi ci si è accorti che quel “muro” eravamo stati noi a costruirlo. L’altro è sempre l’altro ma ci siamo accorti di
quanto di nostro egli porti dentro e di quanto di “suo” sia diventato nostro patrimonio  bisogna ripensare il
nostro rapporto con la diversità.
Il fatto che non ci siano più “selvaggi” e primitivi non vuol dire che l’antropologia abbia terminato la sua missione.
quello che un tempo veniva considerato “L’ALTRO” VIVE VICINO A NOI, i generi si confondono, i confini
spariscono. Le distanze si sono accorciate fisicamente, ma resta necessario “uscire dai propri abiti” e dalle
proprie gabbie culturali per cogliere le DINAMICHE SOCIALI che avvengono vicino a noi.
Se all’inizio l’antropologia era soprattutto etnografia = descrizione degli usi e costumi, oggi è una riflessione più
ampia sul “noi”.
Nuovi rapporti intersoggettivi tra i contemporanei
Oggi l’Antropologia studia i RAPPORTI INTERSOGGETTIVI tra i nostri CONTEMPORANEI che siano essi:
• Arapesh (tribu della nuova Guinea)
• I nuovi ricchi della Silicon Valley
• Abitanti delle periferie
• Dirigenti di impresa
• Deputati europei
• Le comunità etniche. Es. negozianti di Chiantown
I rapporti intersoggettivi in continua evoluzione
I rapporti di IDENTITA’ e ALTERITA’ sono in continua ricomposizione, NON SONO DATI UNA VOLTA PER
TUTTE.
La lingua, la parentela, le “alleanze” matrimoniali, le gerarchie sociali, i riti, le rappresentazioni del corpo 
esprimono il lavorio costante di ciascuna società per definire il “sé” e l’altro.
La relazione con l’altro
Oggetto specifico dell’Antropologia è:
Come è concepita, in un dato luogo, la relazione tra gli uni e gli altri?
Interesse centrale dell’Antropologia è lo studio della RELAZIONE CON L’ALTRO così come si costruisce nel suo
contesto sociale.
Un mondo globalizzato
Questi nuovi DISCORSI IDENTITARI  sono un nuovo oggetto di studio dell’Antropologo. E comunque vanno
poi, come in un “puzzle”, rimessi nel tassello di un mondo globalizzato.
Qualche esempio:
• Oggi il livello di vita di un contadino del Mali è deciso dalla quotazione in borsa del cotone sul mercato
internazionale
• Un canto registrato da un chitarrista zairese in Sud Africa entra nella hit parade in Sierra Leone a
3000 km di distanza
• Tutti i popoli della terra vedono le proprie condizioni di vita determinate da decisioni politiche ed
economiche prese in luoghi lontani da loro  basti pensare regolamenti della Banca Mondiale o del
Fondo Monetario internazionale
Doppio binario
Si lavora quindi sempre su un doppio binario:
- descrizione minuziosa e indagine dei comportamenti umani nel loro contesto storico e culturale e confronto con
la realtà globale e con altri modelli, schemi culturali
- pluralità di culture, e aspetti e riferimenti comuni
Nuovi paradigmi – Un Etnologo nel metrò
Un libro, molto piccolo ma “di rottura” per la “storia” dell’Antropologia è stato un libricino uscito alla fine degli
Anni Ottanta  “UN ETNOLOGO NEL METRÒ” firmato da Marc Augé.
L’autore applicava il metodo di ricerca etnografico non più in zone lontane ed “esotiche” ma nella metropolitana
di Parigi.
Nuovi paradigmi/2: Antropologia del mondo contemporaneo
CAMBIO DEL PUNTO DI VISTA
Marc Augè e Jean Paul Colleyn - 2004 riedizione 2019 - ci confermano che oggi l’Antropologia non è più
mettersi alla ricerca di “paradisi perduti”. L’Antropologia ha dilatato il suo campo di osservazione. Ha
ampliato i suoi oggetti di ricerca. Sempre più gli Antropologi si occupano di temi legati alla propria SOCIETA e
alle trasformazioni indotte dall’età contemporanea.
Antropologia e globalizzazione
La Globalizzazione ha aperto scenari nuovi che hanno attratto l’attenzione degli studiosi sociali, antropologi
compresi. La sfida della globalizzazione: è confrontarsi con scenari globali sempre più articolati.
Con questo termine, si è iniziato ad avere timore che ci fosse una uniformazione e le diverse “culture” sarebbero
scomparse. Si pensava all’avvento di un mondo sempre più appiattito e omologato ma…
Non è casuale che in parallelo, rispetto a un mondo sempre più “mcdonaldizzato” e omologato si sia assistito al
nascere di sempre più movimenti politici localistici. Come ha scritto Régis Debray :“Gli oggetti si
mondializzano, gli individui si tribalizzano”.
Globalizzazione e particolarismi
La standardizzazione culturale che avrebbe dovuto terrorizzare gli antropologi in realtà ha stimolato piccole
realtà a riaffermare le proprie specificità.
Il processo di globalizzazione va di pari passo con la crescita di rivendicazioni politiche che vogliono
riaffermare CULTURE O TRADIZIONI ETNICHE.
Le piccole realtà stanno riaffermando le proprie specificità.
Modernità in polvere
La globalizzazione ha prodotto una FRATTURA tra il luogo di produzione di una cultura e quello della sua
fruizione. Viviamo una onnipresenza dei mass media. I panorami sociali, etnici, culturali, politici ed economici si
fanno sempre più confusi.
Arjun Appadurai ha parlato di MODERNITA’ IN POLVERE  Assistiamo a una de-territorializzazione, a un
cambiamento delle dimensioni del tempo e dello spazio.
Il fattore tempo
Da tenere in considerazione nel “lavoro” di antropologo contemporaneo è il fattore TEMPO.
Per millenni l’uomo ha vissuto a cavallo di due piani cronologici: passato  “pozzo” a cui attingere per creare la
propria identità - Futuro  “canestro da riempire” vuoto, con speranze e sogni
OGGI  con le moderne comunicazioni i fatti diventano immediatamente eventi planetari
• Espansione e dilatazione del PRESENTE
• Avvenimenti in tempo reale
• SURMODERNITÀ: accelerazione della storia  in cui la RAPIDITA’ ha annullato le distanze e il tempo
prevale sullo spazio
Velocità
Ci sono state epoche più statiche, altre di maggiore accelerazione, ma passato, presente e futuro restavano
“separati” e in dialogo tra loro.
Con la COLONIZZAZIONE MEDIATICA il PASSATO e il FUTURO sono diventata ANCELLE DEL
PRESENTE. Tutto avviene in fretta e si consuma in fretta.
Il presente è triturato da una valanga di informazioni di rapido consumo. Il futuro è sempre più vago e immerso in
quella liquidità di cui parla Bauman, sempre meno incline ad accogliere mete da raggiungere.
Il presente ha assunto la forma di una cupola che ci sovrasta – ed è nel presente che sembriamo investire la
maggior parte delle nostre emozioni e aspirazioni.
I legami sociali sono spesso fragili. L’aggregazione di breve respiro e senza prospettive.
Il fattore spazio
Anche la fruizione dello spazio è mutata. I luoghi vengono frequentati sempre con maggiore rapidità – perdono di
spessore per diventare sempre di più superficiali.
Nascono i NON LUOGHI  Marc Augè
- supermercati
- aeroporti
Uguali in ogni parte del mondo. Con nessun rapporto di carattere identitario con il territorio in cui sono situati.
Come “astronavi calate dall’alto” che potrebbero essere in un luogo o in un altro, senza differenza.
Chi è l’Antropologo oggi
L’Antropologo è uno che “è di casa fuori casa”. Uno che sta con un ”piede dentro e l’altro fuori”. Intreccia la sua
esistenza con quella di altri individui e allo stesso tempo mantiene uno sguardo “da lontano”
Marco Aime
Come uno studente
"L’Antropologia entra in urto con il quadro delle verità stabilite, perché il ricercatore, nel corso del proprio
soggiorno sul campo, è costretto ad immergersi al di fuori della protezione data dal conformismo verso un
ordine particolare del mondo”.
Egli assiste a diversi tentativi compiuti dagli uomini per vivere il mondo e per dargli un senso, vi partecipa e ne
offre testimonianza. L’Antropologo si pone nella posizione dello studente.
Marc Augè
L’atteggiamento mentale: lo stupore sistematico
L’Antropologo pratica lo STUPORE SISTEMATICO per interrogare i fatti sociali, equesto esercizio è forse più
facile da praticare in un luogo estraneo.
Il ricercatore deve mettere continuamente in discussione i propri a priori e mettersi nella posizione di chi
apprende. Anche a due passi da casa sua, se trova un ambiente poco familiare, sarà portato a studiarlo e a
guardarlo con “occhi nuovi”.
Marc Augè
La riflessività
Un’esigenza dell’Antropologia è diventata oggi la RIFLESSIVITA’  cioè l’esercizio critico del ricercatore su
se stesso.
Lo sforzo di oggettivazione della propria soggettività  sguardo da lontano
L’analisi critica
Non più solo un punto di vista “occidentale”, ma si ripensa la posizione della cultura occidentale su un atlante
più vasto  fino a fare una critica culturale.
Analisi critica sulla disciplina stessa. Ad esempio a partire dagli Anni Settanta le antropologhe femministe hanno
dimostrato che le concezioni del mondo esposte nei testi di antropologia erano quasi sempre prospettate da un
punto di vista maschile  si può parlare di prospettiva falsata ed è compito della Antropologia contemporanea
correggerli.
Cosa resta? Lo studio delle diversità
L’Antropologia ha alla sua base lo studio della diversità. Lo studio per comprendere, capire e spiegare la
diversità senza alcun giudizio. Studiare le diversità per comprendere meglio noi stessi.
L’Antropologia è studio della complessità del mondo e ci aiuta a spiegare anche la contemporaneità. Gli
Antropologi sono conoscitori o indagatori di esseri umani.
Cosa resta? Il campo
Il punto fermo resta la ricerca sul campo  l’esperienza del fieldwork o lavoro di campo ovunque esso sia, vicino
o lontano.
Spesso si tratta di realtà PICCOLE o MOLTO PICCOLE per poi allargare la riflessione alla società intera.
Il campo si trasforma
Oggi il “campo” si trasforma. Tende a prendere una forma reticolare per seguire il movimento delle attuali
diaspore. L’inchiesta viene effettuata contemporaneamente nel paese di origine e in quello di “accoglienza” di una
comunità “sparsa”. Si studiano i campi profughi e le comunità virtuali, i cinesi di Parigi, gli haitiani di
Brooklyn.
Ma quale che sia il “campo” scelto  ”E’ legittimo considerare l’inchiesta sul campo come la condizione
prioritaria di un lavoro di antropologia” Marc Augè
Cosa resta: il metodo. L’osservazione partecipante
Come fattore di estrema continuità con il passato, gli antropologi sottolineano il METODO ANTROPOLOGICO
DI RICERCA SUL TERRENO, qualunque e ovunque esso sia, vicino o lontano.
L’inchiesta di lungo periodo di permanenza nei luoghi prescelti per indagare, intervistare parlare con gli attori
coinvolti – comunicazione diretta con i soggetti sociali. Sguardo a 360 gradi sulla realtà analizzata.
Si affinano le tecniche di ricerca: interviste, questionari, materiali visivi, video, videointerviste.
Multidisciplinarietà
Sempre più l’Antropologo, oltre alla ricerca sul campo, tende a visionare e studiare anche:
• Libri
• Filmografia
 questa riflessione ci porta verso la riflessione su Antropologia e MULTIDISCIPLINARIETÀ.
Interdisciplinarità
Per la sua natura di “studio dell’uomo” l’Antropologia è sempre stato considerato un “SAPERE DI CONFINE”.
L’Antropologia si pone oggi, sempre più, come un sapere MULTIDISCIPLINARE. Per la sua natura aperta e il
suo ampio campo di interessi, l’Antropologia si presta molto alla COLLABORAZIONE CON ALTRI CAMPI.
Contribuisce ad ampliare lo sguardo e a cambiare punto di vista.
L’Antropologia HA BISOGNO della filosofia, della psicologia, della linguistica, delle scienze politiche,
dell’economia, della geografia, della storia.
L’Antropologia deve partecipare al …. (non c’è scritto nelle slide)

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