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Silvia Scotti

Walter Benjamin (1892 - 1940) A cosa servono i media?

distinzione tra ‘Homme de lettres’ ed intellettuale:

HDL Intellettuale

non è integrato a livello sociale perfettamente integrato a livello sociale

rifiuta affiliazioni politiche militanza politica

atteggiamento di sdegno critica sociale selettiva

scrittura come passione scrittura come professione

vita:
Nasce a Berlino, passa la sua vita in Germania. Nel 1932 poco prima della salita al potere
del Reich fugge per l’Europa andando in Francia. Gli amici della scuola di Francoforte
emigrati in America nel 1940 riescono a fargli avere un visto di passaggio tra Francia e
Spagna. Il confine però venne bloccato e Benjamin si suicidò.

L’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica (1936)


Saggio rimasto incompiuto, 5 versioni diverse tra 1935-1939, verrà tradotto in francese e
in italiano poi nel 1966. E’ formato da 19 paragrafi.

montaggio cinematografico: frammenti montati senza uniformità tra gli uni e gli altri.

temi chiave:
• Le modalità di fruizione nell’era moderna (prima e seconda tecnica):

Nell’epoca moderna cambiano le modalità di fruizione dell’opera d’arte. Per secoli infatti
ha dominato una visione che enfatizzava l’occhio, la distanza (vedere ottico), con
l’avvento dei media ha iniziato a farsi strada il vedere tattile, in cui cambia il senso di
distanza, ci si avvicina all’immagine, la si tocca. Prima si aveva un atteggiamento di
contemplazione, rapimento, una visione caratterizzata dall’aura. Ora si fa strada una
visione ravvicinata caratterizzata dallo choc, dalle interruzione e distrazioni. E’ la visione
del pubblico di massa.

Visione distanziata -> privilegia l’occhio

Visione ravvicinata -> rinnega la sacralità del rito

L’arte viene contrapposta dal surrealismo, fotografia, architettura, teatro brechtiano.

La prima tecnica impegna l’uomo, esso ha un carattere rituale e culturale e culmina con il
“sacrificio”. La seconda ha una funzione puramente creativa e c’è un gioco combinatorio
tra uomo e natura, essa culminerà con ”l’aereo telecomandato senza equipaggio”

Processo di innervazione: medium tecnico e corpo umano cessano di essere


contrapposti come l’artificiale e il naturale ma si integrano in un complesso funzionale.

Il suo stadio più avanzato è l’apparato cinematografico, un test che allena l’uomo alle
nuove modalità della percezione. L’attore cinematografico infatti recita per la macchina e
ripete la performance finché non ottiene il miglior risultato. La recitazione teatrale invece è
auratica e unitaria non frammentata (Pirandello ne descrive la condizione ne ‘I quaderni di
Serafino Gubbio operatore’). L’attore rappresenta il soggetto dell’epoca moderna,
costantemente studiato e quantificato. Il cinema allena il suo settore a guardare la realtà.
Esso si può considerare sia l’antidoto che lo choc (stress) dello stile di vita metropolitano.
La visione del cinema di Benjamin è positiva, lo vede come uno strumento rivoluzionario,
la risata collettiva del pubblico secondo lui esorcizza la psicosi.

Topolino: per lui è la figura del sogno collettivo, l’icona dell’immaginario.

Inconscio ottico: la macchina da presa è un’estensione dell’occhio umano, funge da


protesi, e può catturare aspetti della realtà che se no ci fuggirebbero.

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spettatore = macchina da presa: come essa ha una posizione privilegiata, grazie a
zoom, ingrandimenti, moviola. Nel cinema lo spettatore è come un critico che fruisce
immagini in uno stato di costante distrazione.

medium -> E’ il modo secondo cui si organizza la percezione umana condizionata in


senso naturale e storico. Include gli elementi espressivi di lingua e pittura (linee), gli stili di
rappresentazione (realismo), le strutture architettoniche(piazze), le attrazioni percettive
(hashish) e l’aura. Il medium produce un’esperienza sensibile sempre mediata e
storicamente variabile. Con il cambiare dei media cambia la nostra percezione, essi
costruiscono la realtà e ci danno gli strumenti per decifrarla.

teoria dei media:


• Ogni medium prefigura virtualmente il medium successivo: i media sono
incanalati all’interno di un percorso in cui un medium trionfa sugli altri. La
fotografia era uno di quelli vincenti ma venne successivamente superata dal
cinema (la fotografia contiene l’embrione del cinema, che riesce a dare vitalità
alle fotografie statiche)

• Ogni forma d’arte sviluppa con un certo sforzo alcuni effetti che verranno
ottenuti facilmente dai media sui successivi. (Balla, pittore futurista, simula il
movimento che il cinema concretizzerà facilmente)

• Le fasi precorritori dell’avvento del nuovo medium preparano il terreno a cruciali


modificazioni della ricezione, incrociandoli con elementi arcaici della stessa:
Benjamin da piccolo passava il tempo al Panorama di Berlino, in cui c’è un
quadro che se si osserva dal centro simula una realtà virtuale. Dall’unione di
esso e il Kinetoscope di Edison nacque il cinema.

apparato -> apparecchiatura, dispositivo tecnico(tv, fotografia, cell). Il medium include gli
apparati e Benjamin crede che l’apparato più moderno è il cinema.

arte -> non è sempre esistita, e dipende dai media. Di conseguenza la storia dei media è
più importante di quella delle arti.

aura -> ‘Alone sfumato che circonda i volti degli individui ritratti nelle prime fotografie’. E’
un involucro invisibile che accompagna ciò che tradizionalmente veniva associato all’arte.
L’aura non è l’oggetto in quanto tale ma anche l’involucro, un incorniciatura, intangibile ed
impercettibile, inevitabile che attribuisce un valore culturale all’oggetto.

L’aura è stata spodestata da fotografia e cinema, essi segnano l’inizio dell’arte popolare
di massa, che ha altri fini e obbiettivi rispetto a quella che l’ha preceduta. E’ una forma di
liberazione, per Benjamin i nuovi media sono la liberazione dell’oggetto dalla sua guaina
(contenitore). L’arte secondo lui, è stata intrappolata, in musei e collezioni private che
impongono una posizione contemplativa. Le masse per lui devono potersi avvicinare
all’opera senza nessun tipo di distanza.

• L’avvento della riproducibilità tecnica (arte vs. media):

L’opera d’arte è sempre stata riproducibile (fin dai tempi dei Greci come monete,
terracotta). Tutte le altre opere erano uniche, eterne. Oggi sono riproducibili mai come
prima, cinema principalmente. La riproducibilità tecnica in confronto a quella manuale
sovverte l’autorità dell’originale. La tecnica non solo trasforma la società creando nuovi
desideri e bisogni, ma crea una vera e propria società nuova.

• Il potenziale rivoluzionario dei media (arte vs. politica):

La riproduzione tecnica e i nuovi media hanno creato una situazione storia in grado di
rivoluzionare la società. Il cinema è dinamite che fa saltare in aria musei. Si crea una
dicotomia tra estetizzazione della politica e politicizzazione dell’arte. Benjamin dice che
possiamo utilizzare gli strumenti della comunicazione di massa per attribuire all’arte un
valore politico che non ha mai avuto. Il rischio è che questi strumenti finiscano in mano a
persone che possano farcene una propaganda. Trionfo della volontà -> estetizzazione
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della politica, film nella quale viene ripreso il grande raduno di Norimberga, dove le masse
diventano un tutt’uno con Hitler. Benjamin vede nella guerra la distruzione storica, ma
nelle nuove comunicazioni di massa un grande potenziale.

integrato

citazioni:
"sono un uomo che vive nelle fauci di un coccodrillo, tenute aperte da bretelle di ferro”

“l’arte non è sempre esistita, né esisterà per sempre. L’arte dipende dai media.”

Theodor Adorno (1903 -1969) Industria culturale

vita:
Esponente della Scuola di Francoforte, la prima istituzione che decide di prendere sul
serio i media di massa (popolar culture) facendo riferimento alle teorie marxiste e della
psicanalisi. Nasce da una famiglia altolocata di origine ebrea. Nel 1933 con l’ascesa al
potere di Hitler si sposta a Ginevra con i ricercatori, per poi stare dal 41 al 46 in America,
per poi rifare ritorno a Francoforte. Nel periodo americano gli studiosi iniziarono a lavorare
con una approccio totalmente diverso.

Dialettica dell’Illuminismo, scritto con Max Horkheimer (1944)


1941: capitoli chiave tra cui Industria culturale

1944: pubblicazione USA

1947: edizione finale in Olanda

1969: edizione italiana

Essi cercano di conciliare la filosofia con gli studi sulla cultura di massa. Credono che
l’approccio moderno che vede l’affermazione della razionalità non è altro che un
travestimento. Adorno, con la sua impostazione filosofica classica, a Los Angeles si trova
completamente spiazzato, inorridito dal comportamento del americani, consumasti e
spensierati. Il sistema capitalistico oltre ad essere una logica economica è un vero e
proprio operativo sociale che utilizza cinema, musica e riviste per distrarre le masse dalla
situazione che prevede il loro sfruttamento sistematico, un processo finalizzato alla
gestione delle masse, che produce nuove forme di controllo e sorveglianza, A&H lo
definiscono una gabbia che imprigiona l’uomo. Produce una falsa libertà di scelta e
sopratutto, introducono nuovi desideri che distraggono le masse dai problemi reali al
posto che soddisfare bisogni autentici, creando un senso di alienazione ed
individualismo. Secondo loro esistono due tipi di industrie:

• industrie driver (petrolio, ambiente..) che stabiliscono le politiche della nazione e hanno
scarsa visibilità mediale

• industrie culturali (cinema, radio, spot..) che hanno una grande visibilità e distraggono i
cittadini dai veri driver sociali.

Le industrie culturali sono un aspetto soft del totalitarismo. Il sistema di Hollywood è


indistinguibile da quello del Terzo Reich. Le modalità di comunicazione sono le stesse, e
come in un regime dittatoriale la funzione fondamentale dell’industria culturale è quello di
uniformare le masse offrendo artefatti culturali uguali per tutti promuovendo lo status quo.
Il sistema dell’industria culturale offusca, inganna e rassicura le masse, respingendo ogni
possibile obiezione e assorbendo ogni possibile critica “si può collaborare o starsene da
parte”.

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rispetto a Benjamin:
B —> mass media sono rivoluzionari, democratizzano l’accesso alla cultura distruggendo
l’aura. Per lui il cinema è distrazione e crea un soggetto in grado di sopravvivere alla
modernità.

A&K —> mass media promuovono lo status quo, l’arte è per definizione difficile e non
accessibile alle masse, l’aura è pura invenzione. il cinema per loro non ha altra funzione
che divergere l’attenzione da ciò che importa. Secondo loro l’uomo non può trovare
sollievo nemmeno nel tempo libero che ha effetti deleteri. E’ solo prolungamento del
lavoro, è doppio speculare, anche nel divertimento si riproducono le logiche
capitalistiche). Accusano il jazz di essere la musica dell’eiaculatore precoce e credono
che Walt Disney, sia l’uomo più pericoloso d’America perché crea strumenti di controllo
sociale che insegnano al pubblico ad accettare soprusi e umiliazioni.

apocalittici

Teoria dei media:


telefono —> definito liberale, considera l’utente come un soggetto e favorisce una
comunicazione libera, svincolata dalle leggi di mercato

radio —> democratica, tratta l’utente come un oggetto consegnandolo al modo


autoritario dei programmi identici di stazioni differenti

televisione —> sintesi di radio e cinema, è la parodia dell’opera d’arte.

citazioni:
‘automobili, bombe e cinema sono il collante della società’

‘il sadomasochismo dei fumetti riflette il sadomasochismo della società’

Marshall McLuhan (1911 - 1980) Che differenza c’è tra medium e messaggio?

vita:
Nasce in Canada da una famiglia medioborghese. Nel 1963 ci fonderà una scuola che
diventerà un punto di riferimento mondiale per i media studies. Esso divenne il primo
accademico a riconoscere una popolarità di massa. Venne trasformato in celebrità da
Howard Gossage. Nel 1967 viene operato di un tumore celebrale, e sosteneva gli fosse
venuto per il troppo consumo di media, che ci consumano e cambiano a livello
fisiologico.

originariamente apocalittico, dal 1960 si considera integrato.

La sposa meccanica (1951)


il suo primo libro, l’unico apocalittico sulla cultura di massa, pubblicità ecc. Le conclusioni
di questo libro verranno sconfessate nei lavori successivi. Caratterizzato da 59 saggi
brevi, ognuno di questi che si apre con un immagine di lui stesso da rotocalchi o riviste. Il
titolo è un riferimento a Marcel Duchamp. La sposa meccanica è un libro visivo perché
McLuhan si rese conto che i suoi studenti erano annoiati alle sue lezioni ed interessati ai
nuovi media, così si mise a studiarli e comprenderli.

Fa una critica polemica alla comunicazione di massa, dietro di essa si scorgono le


tecniche totalitarie per trasformare il pubblico in formaggio trattato chimicamente.

La popolar colture è un mix di sesso, morte e tecnologia che costituisce l’uomo moderno.
Analizzando però i messaggi della pubblicità si rese conto che i media riescono ad
imporre nuovi bisogni. Comprende la volontà dell’advertising di cogliere l’attenzione
attraverso il sesso e i sogni. Vede nella pubblicità un’insidia, nel cinema un pericolo e nei

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fumetti la banalizzazione della cultura alta, però crede che l’unico modo per combattere i
media è farsi trasportare, capirli e navigare nella corrente.

pattern recognition: studio e riconoscimento delle configurazioni, degli schemi, delle


ricorrenze e frequenze di dati

cambio di paradigma: vedrà nei media l’introduzione di una nuova forma di cultura e le
stesse cose che criticava saranno poi i cavalli di battaglia delle sue prossime
argomentazioni. Si scaglierà sugli stessi bersagli -> omogeneità e conformismo. Se prima
le cause erano riscontrabili nella popolar culture, ora lo sono la cultura tipografica e la
scrittura.

Understanding media (1964)


la storia della cultura occidentale coincide con la storia dei media.

determinismo tecnologico: la tecnologia trasforma la società e la rinnova. I media sono


estensioni dell’uomo, essi potenziano i nostri sensi e le nostre capacità. Questo processo
cambia continuamente.

Il punto di arrivo dell’estensione è la simulazione tecnologica della coscienza. Una delle


frasi più famose del libro è legata al termine di “villaggio globale”, i media accorciano le
distanza, condizione sia positiva che negativa

il medium è il messaggio:

frase complessa con più significati.

1. Il contenuto del medium è secondario rispetto alla natura del medium in quanto
tale. Il primo significato McLuhan lo comunica con una metafora ‘il contenuto del
medium è il succulento pezzo di carne portato dal ladro per distrarre il cane da
guardia dello spirito’. Non conta il messaggio del singolo film, conta il cinema. Si
passa da un medium lineare come la stampa ad uno che utilizza il montaggio
eliminando tale linearità.

2. Il contenuto dei media è secondario rispetto agli effetti sociali, culturali e


ideologici del medium. Gli effetti della tv sono più importanti dei messaggi che
comunica. Negli anni 60’ Kennedy vinse le elezioni contro Nixon per la sua telegenia,
ormai requisito fondamentale.

3. I media non creano tanto messaggi quanto nuovi ambienti. Conta più il contesto
del testo. Il vero messaggio del cinema non è il film ma il cinema come struttura

4. Non esistono media neutrali e naturali. Ogni medium ha una precisa funzione che
non può essere dimenticata.

5. Il contenuto del nuovo medium è sempre il vecchio medium ridefinito e


riadattato ad un nuovo contesto. Il contenuto del cinema non può essere che il
teatro, il cui contenuto è la letteratura che a sua volta ha come contenuto la
conversazione. Benjamin parlava di un medium che anticipa quello successivo (prima
legge del sistema delle arti & dei media). Secondo McLuhan l’unico medium che è
pura informazione e che non ha contenuto è la luce. Ogni nuova tecnologia crea un
nuovo ambiente, corrotto e degradato, che trasforma il precedente in forma d’arte.

6. I media riorganizzano il sensorium umano senza che ce ne accorgiamo. Ogni


medium stimola i sensi, e questa stimolazione riequilibra i vari sensi stessi. La lettura
stimola la vista, il cinema occhio e udito. Un medium che stimola sensi è da
privilegiarsi rispetto a quelli monosensoriali. Quello che fanno i media è ridefinire
l’uomo stesso (parafrasi di Benjamin, il medium è il modo secondo cui si organizza la
percezione umana)

7. Il significato e l’esistenza di un medium dipendono dalla continua interazione


con gli altri media. I media sono impegnati in una competizione estrema tra loro

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dove uno cerca di imporsi sull’altro; nell’enorme campo di battaglia, ogni medium è
un arma.

Narciso & Narcosi


L’estensione può tradursi in narcosi, corriamo il rischio di diventare meri strumenti delle
nostre tecnologie, per McLuhan una sovrastimolazione può portarci al cortocircuito, si
deve amputare o mettere in pausa il nostro sistema nervoso.

Cronologia dei media (3 grandi ere)


1. Era Orale: conversazione faccia a faccia, sensorium completo. E’ l’era dell’uomo
tribale, felice e completo. Paradiso (0 - 1466)

2. Era Tipografica: era della scrittura, sensorium limitato alla vista. L’era dell’uomo
disabile psicologico, condannato alla sedia a rotelle del pensiero. Incapace di
avventurarsi nell’intuizione e immaginazione. Paradiso perduto (1446 - 1960)

3. Era Elettrica: multimedia, tv, fumetti. L’uomo elettrico sviluppa un sensorium


completo, è nuovo, risvegliato. Paradiso ritrovato dal 1960 (epoca tribale sotto forma
di energia elettrica)

Medium caldi e freddi:


medium caldo —> stimola, estende un singolo senso in alta definizione, produce un
elevato numero di informazioni, prevede una limitata partecipazione. (lettura, film, radio,
fotografia)

medium freddo —> stimola, estende molteplici sensi in bassa definizione, produce un
limitato numero di informazioni, prevede un’ampia partecipazione. (tv, fumetto)

modalità di fruizione: ricorda la dicotomia benjaminiana che sostiene il superamento del


vedere ottico dal vedere tattile

L’uomo elettrico ora ha una partecipazione totale con ogni forma della cultura di massa,
l’atteggiamento è ravvicinato.

Arte vs Media:
McLuhan si colloca in una posizione diversa rispetto ad Adorno e Benjamin. Crede che
l’arte abbia la funzione di creare dei contro-ambienti che ci permettono di cogliere
l’ambiente in quanto tale. Il medium crea un contesto senza la nostra consapevolezza,
mentre l’arte ci rende evidente l’ambiente costruito dai media. Anche nel caso dell’arte si
può applicare il mantra del ‘il medium è il messaggio’. McLuhan è il primo a rivalutare le
nuove arti a partire dagli anni ’60. Principalmente la pop art, McLuhan trova i suoi artisti
come i primi a capire la grande potenzialità della contemporaneità. L’artista per McLuhan
è un radar, sensibile alle trasformazioni sociali, che riconosce gli effetti delle nuove
tecnologie prima degli altri e attraverso l’arte rappresenta queste trasformazioni. L’artista
produce anticorpi necessari per sopravvivere all’era elettrica. Per McLuhan l’arte è
accessibile proprio perché parla della contemporaneità.

Il medium è il massaggio (1967)

E’ considerato la prima presentazione Power Point di sempre. Si allea con il graphic


design Quentin Fiore, riprendendo il testo precedente (Understanding media).

la copertina è il messaggio: in bianco e nero, presenta un uomo deformato


dall’accelerazione. Nel 2014 venne cambiata con un dito in copertina che sta a definire la
visione tattile.

il titolo è il messaggio: Esso è un errore di stampa, sarebbe dovuto essere ‘message’,


l’errore piacque a McLuhan. Il medium massaggia i nostri neuroni effettivamente, ha

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effetti su di noi sia fisici che fisiologici. E’ un gioco di parole, sta a definire: messaggio,
massaggio, mess age (era della confusione) e mass age (era della massa).

L’impaginazione è poetica, con immagini forti e giochi di parole. Dal punto di vista dei
contenuti lo scopo di McLuhan è quello di elencare gli effetti dei media. Libro ludico,
divertente.

L’uomo e il suo messaggio (1989)

Ripercorre la propria carriera, dicendo che il passaggio da apocalisse ad integrazione


segna il passaggio all’attenzione per i contenuti. Dice che la violenza è una forma di
ricerca di identità. Quando le cose giungono all’uomo velocemente, si perde il contatto
con se stessi, chiunque si muova in un nuovo mondo perde la sua identità.

Le leggi dei media


E’ una tetrade, e raggruppa 4 leggi che governano tutte le innovazioni umane. A
differenza delle leggi scientifiche, esse sono formulate sotto forma di domanda e
riguardano i media in senso ampio. Sono deliberatamente confutabili, poiché crede possa
sollecitare un nuovo pensiero ed identificare riposte multiple.

citazioni:
“gli uomini sono organi sessuali delle macchine”

“l’artista è un’antenna della razza” cit. di Ezra Pound

Umberto Eco (1932 - 2016) Cultura di massa

vita:
Nasce da una piccola famiglia borghese. Si interessa ai media, alla popular colture ma
fece anche molte collaborazioni con riviste, quotidiani e fumetti. La sua vita è
principalmente svolta a Milano, Torino, Alessandria e Bologna. Nel 1962 pubblica Opera
aperta, dove parla del ruolo autoscale, della trasformazione della scrittura paragonabile a
The Gutenberg Galaxy di McLuhan, ma sarà apocalittici e integrati a consacrarlo.

super partes, ne apocalittico ne integrato.

Apocalittici e integrati (1964)

Il libro vuole utilizzare strumenti della cultura alta per analizzare la massa. In copertina c’è
una rappresentazione di Batman, personaggio in realtà trattato in maniera superficiale
mentre uno dei testi più importanti è riguardo Superman. I mass media possono produrre
sia assuefazione sia rivolta, il compito dello studioso consiste nell’investigare il reale
funzionamento dei media. Gli apocalittici promuovono una narrazione di decadenza che
riguarda tutti tranne gli illuminati che hanno colto l’inganno. Gli integrati invece dicono che
i media ci innalzano e trasformano spontaneamente in maniera irreversibile e inevitabile.
Tali opinioni per Eco sono errate, accusa gli apocalittici di arroganza e pigrizia
intellettuale.

teoria del proiettile magico: i media sono armi rivolte alle nostre teste e non possiamo
evitare lo sparo. Questa teoria nasce negli anni 30-40 per spiegare come la Germania sia
riuscita a farsi abbindolare dai messaggi nazisti.

concetti chiave

1. Sdoganamento della cultura di massa con un approccio scientifico, accademico.


La cultura bassa deve essere esaminata con strumenti della cultura alta.

2. Svelamento anti-ideologico. Uno dei più grandi problemi della scuola di Francoforte
è che non spiega nulla. Bisogna superare una lettura politica, ideologica

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3. L’insofferenza per i canoni tradizionali della critica e della ricerca. Perché non si
può studiare in un contesto accademico?

Eco opera una decontrazione dell’industria culturale di quegli anni partendo da una critica
legata al modo in cui discutiamo e percepiamo la cultura. Secondo Eco bisogna studiare
l’hic et nunc senza abbandonarsi nel catastrofismo malinconico.

Dwight MacDonald scrive Masscult and Midcult, dove dice che l’America è entrata in
una fase di declino con i media di massa. Tradizionalmente la cultura era distinta in tre
categorie:

- Highbrow: arte fruita da pochi, difficile

- Middlebrow: arte della classe medio borghese, la letteratura media, di consumo

- Lowbrow: l’arte del proletariato, che non pretende di avere contenuti di qualità

MacDonald dice che si è creata una situazione alternativa:

- Masscult: industria culturale, utilizzo di logiche industriali per vendere alle masse
prodotti di largo consumo per fini commerciali. E’ esplicitamente mediocre e
comprende tutte le forme di cultura di massa.

- Midcult: cultura media, una forma di banalizzazione della cultura d’avanguardia per e
masse borghesi che non fanno altro che illudersi di accedere a contenuti alti, che non
sono altro che banalità. E’ per tutta la classe medio-alta che pretende di essere
acculturata e crede che attraverso un prodotto culturale crede di diventare ciò che non
sarà mai.

Eco cerca di capire quali sono gli effetti della cultura di massa sulla società. Prende in
considerazione argomenti pro e contro la cultura di massa.

contro sulla cultura di massa:

1. privilegia il mainstream, la produzione si basa su formule e stereotipi, la musica


contemporanea è tutta uguale.

2. è contraddistinta dall’omologazione culturale, nega caratteristiche ai vari gruppi etnici.

3. pubblico inconsapevole della propria coscienza di classe, subisce la cultura senza


saperlo.

4. propone emozioni e risposte già predisposte in origine.

5. provocano emozioni, invece di contemplarle e suggerirle le consegnano in forma


confezionata.

6. i prodotti dei media sono inseriti in un circuito commerciale e sottoposti a persuasione


pubblicitaria.

7. sclerotizza il pensiero riducendo concetti complessi a meri slogan (anche per


McLuhan è così, ma lui lo trova geniale).

8. incentiva la compresenza caotica sia di informazioni culturali che gossip.

9. promuove un’utenza passiva, scoraggiando chiunque ad approfondimenti.

10. l’informazione privilegia il presente, ignorando passato e futuro, intorpidendo la natura


storica.

11. tempo libero dedicato ad attività puramente superficiali.

12. produce miti e simboli facilmente riconoscibili/riproducibili.

13. promuove l’opinione comune, incentiva il conformismo. il diverso è criminale.

14. promuovono una società paternalistica, fondata su una falsa meritocrazia, ci dicono
cosa pensare e cosa dire, hanno una funzione di controllo sociale.

pro sulla cultura di massa:

1. non è necessariamente identificabile con regimi capitalistici (come credevano A&H),


ma può essere espressione della democrazia popolare di qualsiasi società.

2. si apre a categorie sociali precedentemente escluse.

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3. il proliferare di informazioni può sembrare eccessivo, ma forniscono formazione a chi
non ne aveva alcuna.

4. soddisfa le necessità vere e proprie dell’intrattenimento.

5. l’omogeneizzazione del gusto contribuisce a eliminare le differenze e a unificare le


sensibilità.

6. permette la diffusione di opere culturali di qualità a prezzi miseri.

7. un consumo intenso della cultura di massa è un fenomeno comune a tutte le epoche.

8. sensibilizza l’uomo nei confronti del mondo, aprendo scenari prima esclusi.

9. introducono nuovi modi di parlare, nuovi schemi percettivi.

Eco dice che:

• Non si può tornare indietro, in una società industriale, la cultura di massa e i mass
media sono inevitabili

• Il consumo culturale di massa non è né negativo, né positivo. (se il libro diventa pura
merce è disdicevole, ma se veicola messaggi positivi allora il fine giustifica i mezzi)

• l’uomo deve partecipare attivamente alla trasformazione della cultura di massa, il


silenzio non è protesta ma complicità

Inoltre Ecco propone di superare la distinzione tra highbrow, middlebrow e lowbrow


(secondo lui non si deve bassare sulla distinzione di classe, non riflette i valori), secondo
lui i mass media possono essere studiati con 4 possibili approcci:

1. Studiamo i linguaggi tipici dei media di massa e le novità formali che hanno introdotto
(fumetto, tv)

2. Fare una ricerca critica sulla modalità e sugli esiti dei travasi di stilemi di livello
superiore a livello medio

3. Fare un’analisi estetico-psicologica di come le nostre fruizioni possano influire sul


valore del prodotto fruito

4. Fare un’analisi critico-sociologica dei casi in cui le novità, hanno effetti sociali non
progettati dagli stessi

es. analisi di Superman


La cultura di massa che si intrinseca attraverso i fumetti non fa altro che ricreare un mito,
recupera la dimensione rituale della religione. Paragona Superman a due tipi di eroi:

- l’eroe pre-romanzesco: rappresenta sempre delle caratteristiche di continuità (non può


morire, sta sempre dalla parte del bene, non si evolve). La narrazione è circolare, chiusa

- l’eroe romanzesco: personaggio che necessità di evolversi, acquisisce nuovi poteri, la


narrazione si basa sull’idea di progresso.

Superman è la sintesi tra questi due tipi di eroi (moderno-arcaico)

modalità e cronologie narrative —> il personaggio del fumetto


Superman è in continuità con una tradizione letteraria che ha visto prima di lui Ercole,
Orlando Furioso, Lupin ecc.. Non può migliorarsi ne evolversi, non può morire ma allo
stesso tempo deve raccontare sempre qualcosa di diverso per attirare il consenso della
massa. Il personaggio del fumetto si trova in una situazione particolare: deve essere un
archetipo, quindi immobilizzarsi in una sua fissità emblematica che lo renda facilmente
riconoscibile. Ma poiché è commercializzato per un pubblico che consuma romanzi, deve
avere uno sviluppo caratteristico appunto del personaggio del romanzo.

‘Cosa succede quando a ridondanza (tipica del fumetto) diventa la norma di ogni attività
creativa?’ Eco rispose:

- occorre prestare attenzione alla fruizione esercitata dal prodotto mediale sul pubblico

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- il portato ideologico dei media non sta tanto nei singoli messaggi quanto nella struttura
stessa del medium

Critica di Eco a McLuhan

Secondo Eco, McLuhan fonde ‘media’ con formati, canali di distribuzione. La sua nozione
di medium è così vasta e ampia da perdere qualsiasi forza esplicativa (es. per McLuhan
un fascio di luce è un medium, per Eco no, è un messaggio, un segnale). Il significato del
messaggio cambia a seconda del codice usato per interpretarlo. Gli stessi messaggi sono
interpretati in modo differente da diversi destinatari.

decodifica aberrante —> succede quando le intenzioni comunicative del produttore di


un messaggio sono completamente fraintese dal ricevente. Secondo Eco, nei media
contemporanei (1970), le decodifiche aberranti sono la norma, perché variano le
competenze del pubblico e i messaggi

Apocalittici & Integrati oggi

“Quello che sta accadendo col web è che si sta idolatrando l’ideale della assoluta presa
di parola, volendo essere cattivo potrei dire che è il trionfo della parola del cretino. Il
cretino può anche parlare e insegnare, purché permanga la possibilità per gli altri di
controbattere. Con queste forme di pseudo-partecipazione, invece, chiunque esprime
quello che gli passa per la testa, anche indulgendo in toni e contenuti offensivi. Rischia di
venire a cadere, così, il presupposto fondamentale della democrazia, ovvero che non
tutto quello che si dice va bene. Chi teorizza il contrario, propugnando la pura presa di
parola come unica forma di espressione, ha di fatto rinunciato alla democrazia” Umberto
Eco.

Per una guerriglia semiologica (1967)

Eco sostiene che l’informazione non è strumento per produrre beni ma è, essa
stessa, il bene più prezioso. A&H ottenevano che le industrie driver stabiliscono le
politiche di una nazione e l’industria culturale, vero driver sociale, distrae i cittadini.

Secondo Eco oggi l’industria culturale è diventata l’industria driver. La comunicazione si è


trasformata in industria pesante. Aggiorna il dibattito tra apocalittici e integrati,
l’attenzione non va posta sui loro modelli di comunicazione perché propongono due
posizioni del tutto identiche. Trattano i media allo stesso modo, in maniera uniforme,
anche se i media non sono tutti uguali.

Eco pone l’attenzione sul fatto che non è vero che il proiettile magico esiste, ma si deve
operare una distinzione tra la serie di soggetti. Abbiamo una fonte, un soggetto, un
canale, un ricevente e un trasmittente, ed esistono un codice e un rumore
assolutamente importanti. Per McLuhan invece, tutto è un medium, per Eco è troppo
generico. Sostiene che:

- l’alfabeto è un codice, strumento attraverso cui comunico idee

- la strada è un canale che trasporta messaggi (auto)

- l’abbigliamento è un messaggio, interpretabile

Il medium è il codice. Il messaggio è una forma vuota a cui il ricevente applica certi
significati. I medesimi messaggi sono interpretati in maniera opposta alla
formulazione. Il medium è esso stesso ideologia. Il potere che abbiamo come esseri
umani è gestire gli esiti dei messaggi ed interpretarli. Il compito degli studiosi dei media è
quello di capire le intenzioni, gli effetti dei messaggi e produrne dei nuovi che hanno lo
scopo di migliorare la società.

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Silvia Scotti

Appunti sulla televisione


Influenze reciproche tra cinema e tv (1962)

ripresa diretta -> caratteristica che differenzia la tv dalle altre forme di comunicazione. Il
film si strutturava secondo un inizio, svolgimento e una fine, dove ogni momento
dell’azione era legato al precedente e successivo. La presa diretta ha affermato un nuovo
modo di raccontare, tale tecnica ha influenzato anche il cinema, che ha sperimentato una
nuova forma del racconto, in cui l’azione principale è in secondo piano rispetto agli eventi
apparentemente insignificanti che si sviluppano attorno.

comunicazione ed espressione -> il cinema permette di esprimersi, la tv di comunicare.

Rimane al centro del disco per Eco l’analisi tra pubblico e Tv.

Cohen-Séat: nel momento in cui un soggetto si pone di fronte a uno schermo, si crea
un’esperienza che definisce fortuitismo iniziale, si attende qualcosa che non si sa ancora
cosa sia. Molti psicologi si sono rapportati al rapporto “ipnotico” tv-spettatore, andando a
criticare un genere di comunicazione che si definisce come ‘esperienza culturale’, ma
altro non è che un esperienza falsatrice. E’ tuttavia vero che la tv, pare non aver distolto
dalla lettura dei quotidiani e riesce a risvegliare curiosità nelle aree più sottosviluppate.
Può quindi offrire possibilità di cultura, intesta come rapporto critico con l’ambiente.

Guy Debord (1931 - 1994) Cos’è lo spettacolo?

vita:
Nasce a Parigi, si trasferisce a Cannes dopo la prima Guerra Mondiale. Il suo massimo
successo lo vive dalla metà degli anni 60’. Si sparerà al cuore nel 1994. Legato
all’avanguardia del Situazionismo Internazionale, fondato da lui e altri autori, dove vuole
recuperare le filosofie, le estetiche di Dadaismo, Surrealismo, Marxismo. Il movimento
rifiuta la logica funzionalistica e alienante della città contemporanea. L’obbiettivo è
cambiare la società attraverso situazioni (momenti in cui ci rendiamo conto del nostro
ruolo all’interno della società):

• dérive: approccio pragmatico, la drive prevede un attraversamento di ambienti senza


meta, ci si perde nello spazio urbano per lasciarsi catturare da incontri spontanei.
Rivedere zone con una mentalità differente, con attenzione verso ciò che solitamente si
ignorava, per abituare il soggetto alla trasformazione della città. (l’opposto è Google
Maps)

• détournement: accostare delle immagini convertendo il significato originale, riscrivere


un testo per creare un nuovo senso, significato. Utilizza la cultura di massa
sovvertendola per comunicare con il proletariato.

Coloro legati al situazionismo guardano con scetticismo l’arte, perché secondo loro è
completamente mercificata.

La società dello spettacolo (1967)


Voleva in copertina l’immagine di un mondo per sottolineare l’impatto con lo spettacolo. Il
’68 è l’anno della contestazione giovanile, la società si vuole trasformare attraverso la
riforma dell’università. Il libro diventa un simbolo per la società studentesca del tempo.
Accanto al libro pubblica una rivista dal ’58 al ’72, dodici numeri dove alcuni temi del libro
vengono approfonditi.

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Silvia Scotti
Una caratteristica di tutte le opere dei situazionisti è la contrarietà nei confronti del
copyright. Tutti i testi pubblicati possono essere liberamente riprodotti e tradotti. Grazie a
questo scambio continuo le idee migliorano. Questo libro è sia poetico che prosaico,
serio ma ludico, un libro da decodificare. 9 capitoli totali articolati in 221 tesi molto brevi,
che richiedono una decodifica. Nasce come una sorta di remake di tutta una serie di
contenuti (Il capitale, La fenomenologia dello spirito).

capitolo 1 -> la separazione compiuta

Il titolo è legato al concetto di allontanamento dal vissuto e l’affermazione di un clone, lo


spettacolo, che non è altro che la strategia privilegiata dal capitalismo della
globalizzazione. La società dello spettacolo è la metafisica dello spettacolo. Si crea una
scissione tra il vissuto e la rappresentazione, c’è una proliferazione di immagini che
rendono la realtà sempre meno rilevante. Essa continua ad esistere, ma viene piano
pianto sostituita dalla rappresentazione. Lo spettacolo non è l’accumulo totale di
immagini, ma il rapporto sociale tra gli individui mediato dalle immagini. Lo spettacolo
produce l’inversione della vita, influenza il modo in cui gli individui interagiscono tra di
loro, definendo ciò che essi devono avere e come devono apparire. Ciò porta alla
creazione di un gap continuo fra quello che siamo e quello che vogliamo essere. Lo
spettacolo si presenta come buono e giusto, seducente, come una nuova religione che
stimola ondate di entusiasmo per un determinato prodotto. Lo spettacolo promuove
l’isolamento sociale delle persone: produce la massa isolata che guarda la tv nelle loro
abitazioni da soli e parlano e si arrabbiano ma tutto da soli. Per Debord inoltre la
televisione ha creato una società alternativa che acquista più importanza del vero.

diverse tesi:

25 - ‘la separazione è l’alfa e l’omega dello spettacolo’

2 - lo spettacolo produce ‘l’inversione della vita’. La vita sociale è mera rappresentazione

12 - ‘l’essere è diventato avere, l’avere mero apparire’

8 - ‘la realtà sorge nello spettacolo e lo spettacolo è reale’

28 - ‘lo spettacolo incentiva, produce e promuove l’isolamento delle persone’

capitolo 2 -> spettacolo & merce

42 - ‘Nell’era dello spettacolo, la merce ha colonizzato ogni aspetto della vita quotidiana.
Lo spettacolo non ha altra funzione se non quella di far vedere la merce. Essa è pura
immagine (rappresentazione) e le rappresentazioni hanno sostituito ogni relazione umana’
Nella società dello spettacolo la merce contempla se stessa nella società che ha creato.

capitolo 3 -> unità e divisione nell’apparenza

Lo spettacolo per Debord, è sia unito che diviso, mostra un’unità frammentata e una
divisione unitaria.

- spettacolo concentrato: propaganda dei regimi dittatoriali, violenza permanente. Dove


domina lo spettacolo concentrato, domina la polizia

- spettacolo diffuso: pubblicità, comunicazione che incentiva la proliferazione delle merci


e della libera scelta

Sottolinea che i linguaggi dell’uno e dell’alto sono molto simili. Nell’88 Debord dice che
ormai abbiamo superato questa distinzione, oggi abbiamo lo spettacolo integrato:
continuo rinnovamento tecnologico, fusione economico-statale

capitolo 6 -> il tempo spettacolare

Debord dice che lo spettacolo ha la funzione di offuscare il passato e ignorare il futuro,


producendo un presente persistente. Un tempo che non esiste, trasformato dall’industria.
Vita e morte non hanno valore se non inseriti in un’ottica consumistica e capitalistica

capitolo 8 -> la negazione e il consumo nell’apparenza

Fa una critica alla società americana che giustifica i media, credendo siano innocui,
anche se il sistema che sta dietro è una gabbia, una prigionia

capitolo 9 -> l’ideologia materializzata

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Silvia Scotti
Lo spettacolo è l’ideologia per eccellenza, la manifestazione paradigmatica del
capitalismo

Rapporto arte e società


Per Debord l’arte è morta con il Dada e il Surrealismo. Oggi è manifestazione dello
spettacolo, e questa sua spettacolarizzazione le ha fatto perdere forza critica/
rivoluzionaria. Sconfessa la tesi di McLuhan secondo cui l’arte è l’antidoto. A&H
parlavano di arte autonoma, per Debord il concetto di arte dipendente è un passatempo
per ricchi (collezionismo). Crede che ormai l’arte sia una forma di prigionia, pura merce,
l’artista migliore è quello che vende di più

citazioni:
“non ci sono più film. Il cinema è morto. Passiamo al dibattito”

“Ho letto molto, ma bevuto ancora di più. Ho scritto molto meno della maggior parte delle
persone che scrivono, ma bevuto molto di più della maggior parte delle persone che
bevono

Stuart Hall (1932 - 2014) Decodifica

vita:
Nato in Giamaica quando era ancora colonia britannica. Famiglia medio-alto borghese.
Ottiene una laurea in letteratura ad Oxford e comincerà un dottorato che abbandonerà nel
’67. Partecipa alla direzione attivista e politica di quelli anni. Si unirà al movimento anti-
nucleare. Hall vede nei media di massa una grande opportunità, crede sia fondamentale
parlare alle masse. Ha un approccio completamente diverso dalla scuola di Francoforte.

Il soggetto e la differenza (1980), codifica e decodifica nel discorso televisivo.


Saggio nato nato negli anni ’70 ma che verrà confuso negli ’80. Critica il modello
tradizionale della comunicazione ritenendolo troppo semplice (emittente -> messaggio
chiaro -> ricevente). Per Hall il mittente non determina il significato del messaggio, esso
riprende le osservazioni di Eco e le complica ulteriormente

Eco parlava di rumore e codice, ci sono interferenze tra l’invio e l’arrivo di un testo.
Secondo Hall codifica, decodifica, produzione, circolazione, distribuzione e riproduzione
sono fasi interponesse ma distinte fra loro. Il fatto che un messaggio venga distorto è una
caratteristica della comunicazione.

La tv quando deve trasmettere un messaggio deve prima codificarlo (1 struttura di


significato), così che possa diventare un discorso significativo. Dalla parte di decodifica (2
struttura di significato) riconduciamo il messaggio ai nostri quadri di conoscenza. Per
decodificare devo passare attraverso una serie di simboli e codici verbali e non. Il
messaggio è comunicato attraverso pratiche discorsive a livello di produzione e fruizione:
non è un processo automatico, ma prevede un lavoro di traduzione a livello di codifica e
decodifica. I media non riescono a trasmettere un messaggio in forma grezza, esso deve
essere assoggettato alle norme del medium. Le caratteristiche del mezzo andranno così
ad influenzare le caratteristiche del messaggio. Sottolinea la legge fondamentale dei
media legata all’asimmetria comunicazionale -> chi comunica e chi riceve sono raramente
allo stesso livello, c’è sempre una distorsione. Quando comunichiamo creiamo mappe.
La costruzione di messaggi prevede la selezione di determinati significati dominanti
rispetto ad altri. La costruzione di messaggi (mappe) da parte del produttore è una
pratica, fondata su regole d’uso, che cerca di imporre o promuovere un campo semantico

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Silvia Scotti
rispetto ad un altro. Rimane il problema della decodifica aberrante, che diventa la forma
dominante della comunicazione, un continuo fraintendimento.

tre posizioni di decodifica:

• egemonico-dominante: equilibrio di simmetria tra messaggio comunicato da un


produttore e messaggio interpretato dal ricevente che accetta il messaggio così come
era stato codificato

• negoziata: i fruitori accolgono alcuni elementi e ne rigettano altri (leggera disfocanza)

• oppositiva: i fruitori non accettano il messaggio così come è stato codificato, si può
comprendere il significato letterale ma l’interpretazione personale è completamente
divergente

Per Hall i messaggi sono più importanti dei media, siamo liberi di interpretare o modificare
ciò che ci viene presentato. Tutti noi costruiamo la nostra identità attraverso i media, noi
siamo ciò che consumiamo.

John Berger (1926 - 2017) Effetti dello sguardo

vita:
Nasce a Londra da una famiglia operaia. Studia arte in una scuola pubblica e poi inizia a
insegnare disegno. A metà degli anni ’50 abbandona la pittura per dedicarsi a tempo
pieno alla scrittura.

Ways of seeing (1972)


E’ un progetto crossmediale: nasce come programma televisivo per la BBC che ha la
funzione di raccontare l’arte a un pubblico non accademico. Il libro nasce perché la
trasmissione ha tantissimo successo. Riprende la logica di McLuhan in cui il testo diventa
didascalia delle immagini.

concetti chiave:

1. la straripante abbondanza di immagini nella società ha alterato la nozione stessa di


‘immagine’. Uno degli effetti collaterali è una nuova concezione di arte. Il museo cessa
di essere lo spazio privilegiato per fruire di un’opera d’arte.

2. le modalità di rappresentazione della donna sono costanti nell’arte come nella cultura
di massa. La presenza culturale della donna è sempre subordinata a quella maschile,
essa è sottoposta ad uno scrutinio costante da parte dell’uomo, costantemente
giudicata. L’uomo invece esprime potenza e oggettiva la donna per ribadire la propria
superiorità. La donna semplicemente appare e osserva se stessa osservata dagli
uomini.

3. Berger sottolinea la rilevanza culturale della pubblicità nella società contemporanea,


affermando che ha ereditato la ‘missione’ salvifica dei precedenti regimi iconografici
(religione ed arte)

ragioni del successo:

• ha radicalizzato il modo in cui un’intera generazione giudica l’arte

• ha reso cool la storia dell’arte, proponendola in maniera accessibile anche per le masse

• non era ne critico ne accademico

• le sue posizioni politiche (marxista) erano del tutto inusuali nel mondo dell’arte

• prende sul serio mass media e popular colture senza liquidarli come ‘nemici’

• invitava a riflettere rompendo la quarta parete

• condivideva la posizione che la società stava vivendo una crisi, ma crede che in essa ci
sia la possibilità di trasformazione sociale

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Silvia Scotti
pubblicità:

Secondo lui ha delle affinità con la pittura, ma se essa celebrava la ricchezza della classi
sociali più alte, la pubblicità promette una crescita ma minimizza la differenza tra le classi.
Essa è multimediale ed evoca sensazioni, si pensa che offra la libertà di scegliere ma non
fa altro che rivolgere a tutti la stessa proposta. Allude ad una realtà alternativa,
inaccessibile. Come Debord, afferma che ha una rilevazione sociale, non conta il prodotto
quando la relazione sociale che tale oggetto promette. Segnala una lacuna colmatile solo
con l’acquisto, promette di completare un individuo naturalmente incompleto.

citazioni:
“l’aspetto più innovativo era il mio atteggiamento non-elitario, democratico, nei confronti
del pubblico.‘Guardavo’ gli spettatori negli occhi. Li invitavo a mettere in discussione ciò
che affermavo, a rifletterci sopra, ad esprimere un possibile disaccordo. La mia voce era
l’aspetto più importante del programma.”

“non ero interessato ai quadri in se, quanto al modo in cui li vediamo”

“Internet, come le immagini, presenta due possibilità, due tendenze, una opposta all’altra:
può essere uno strumento di controllo nelle mani delle forze che governano il mondo
(leggi, il capitalismo finanziario e quello che io chiamo il ‘fascismo economico’) ma anche
una forza democratica, associando direttamente tra di loro, in modo spontaneo, ma
collettivo, soggetti diversi.”

Laura Mulvey (1941 - oggi) Sguardo cinematografico

vita:
Nasce e vive in Inghilterra. Curatrice, programmatrice, regista.

Fa un saggio di 9 pagine finito nel ’73 e pubblicato nel ’75. L’obbiettivo fondamentale è
creare un modo Nuovo di interpretare il cinema attraverso tre sguardi:

- la teoria del cinema

- la psicoanalisi

- il femminismo

Fa una lettura psicoanalitica del cinema attraverso una visione d’impianto femminista.

Sigmund Freud:

Secondo lui i nostri processi mentali sono articolati attraverso l’idea dell’iceberg. I livelli
sono:

• consapevole: la punta dell’iceberg, dimensione all’interno della quale troviamo pensieri


e percezioni

• pre-consapevole: galleggiano i nostri ricordi e le informazioni memorizzate

• inconsapevole: si trovano paure, ansie, desideri, bisogni, fobie allontanate e represse


perché considerate problematiche ma che finiscono per indirizzare i nostri
comportamenti. Lo scopo della psicanalisi è di riportare a galla queste ansie che
svolgono una funzione tossica

I livelli più importanti sono quelli subacquei

fallocentrismo -> teoria che invidia nel fallo l’elemento centrale dell’organizzazione del
mondo sociale. La fobia legata a questo concetto è l’ansia da castrazione. Secondo
Freud, il bambino teme di subire un danno ai genitali da parte del genitore dello stesso
sesso come punizione per i sentimenti sessuali che prova verso il genitore dell’altro sesso
(complesso di Edipo).

Jacques Lacan:

Riprende il pensiero di Freud e lo aggiorna attraverso teorie sui media studies. Fa una
distinzione tra realtà (condizione nella quale viviamo, è il nostro senso di realtà, ed è
costituito solo attraverso il linguaggio) e il reale (condizione dalla quale proveniamo, una
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Silvia Scotti
materialità che esiste al di fuori del linguaggio, incomunicabile ed inesprimibile, noi
scappiamo da questa condizione in quanto ci appare meno bella della realtà). La tensione
fra reale e realtà determina lo sviluppo psicosessuale dell’uomo e produce l’inconscio.
Secondo Freud l’incoccio era qualcosa di inconoscibile, irrazionale e incomprensibile.
Secondo Lacan è strutturato come un linguaggio e quindi riconducibile all’ordine del
simbolico, è come una metafora da decodificare.

struttura tripartita dello sviluppo psicosessuale:


1. ordine reale: (nascita - 6 mesi), il bambino è spaesato, staccato dalla madre. Stadio
caratterizzato da un mix caotico di percezioni, emozioni e bisogni. Inizia ad intuire le
caratteristiche dell’altro, senza però distinguere chiaramente sé da ciò che lo
circonda. Questa fase è simile allo stato caratteristico del reale. si formano le prime
zone erogene. L’ordine reale è lo stato primordiale di natura, bassato sulle necessità
(fame, sonno, evacuazione). Fase pre-linguistica e pre-immaginaria.

2. ordine immaginario: (6 - 18 mesi), inizia a parlare e capisce che se non inizia ad


utilizzare il linguaggio si troverà allontanato dalla realtà. detta anche ‘fase dello
specchio’: il bambino acquisisce consapevolezza si sé e si identifica nella sua
immagine riflessa. Nel momento del riconoscimento di sé, il bambino capisce che lo
specchio è il mezzo che gli permette di vedere se stesso e capisce di non essere la
madre attraverso lo sguardo. Il riconoscimento crea il primo trauma, attribuisce
all’immagine coerenza mentre se stesso rimane indefinito e informe. Oltre alla presa di
coscienza di essere altro dalla madre, c’è l’ansia per la sensazione di aver perso
qualcosa e si percepisce l’assenza, mancanza. Per tutta la vita il bambino tenta di
colmare la lacuna, di ristabilire l’ordine, ma si tratta di un’impresa impossibile: questo
rappresentata la “discordanza primordiale”. Ciò segna il movimento del soggetto
verso ciò che Lacan chiama una richiesta di soddisfacimento che è di per sé
insoddisfabile.

3. ordine simbolico: (18 mesi - 4 anni), abbiamo acquisito il linguaggio, ma questo non
ci rende più potenti, poiché produce un’accelerazione nell’allontanamento dal reale. Il
linguaggio è uni insieme di segni, secondo Lacan non siamo in grado di comunicare
tra di noi perché non sappiamo mai cosa stiamo dicendo. Siamo vittime del
linguaggio stesso. L’acquisizione del messaggio nasce con il complesso di Edipo e la
conseguente presenza del padre che si mette in mezzo alla relazione madre-figlio,
l’impossibilità del bambino di possedere la madre equivale a riconoscere una legge, al
capire che alcune azioni sono vietate rispetto ad altre. Il padre viene riconosciuto
come una figura autoritaria. Allo stesso tempo, se l’uomo sperimenta il complesso
della castrazione, che riduce il suo potere, la donna sente simultaneamente un senso
di mancanza (per il fatto che non può accedere al fallo) e di completezza (dovuto al
fatto che non sperimenta la perdita del fallo). L’ordine simbolico riguarda processi
narrativi, linguistici e di socializzazione. Il bambino accetta le regole e le logiche
sociali.

I media operano tra l’immaginario e il simbolico. Sono lo strumento attraverso il quale


creiamo immaginario e simbolico. Incentivano richieste insoddisfabili e desideri incessanti
allontanandoci dal reale.

Laura Mulvey utilizza le teorie dei due psicologi come arma politica, sovvertendo le teorie
in favore del femminismo.

Cinema e piacere visivo (1975)


Cerca il punto d’intersezione tra il cinema, la psicoanalisi e il femminismo. Usa le teorie
psicoanalitiche per decifrare e illustrare la logica sottesa al cinema, che a sua volta,
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Silvia Scotti
riflette l’ideologia patriarcale dominante nelle società occidentali, con l’obbiettivo di
rigettarla e abbatterla.

Ideologia patriarcale -> sistema sociale nella quale il potere, autorità e beni sono
concentrati nelle mani dell’uomo più anziano dei vari gruppi di discendenza.

concetti chiave:
Esaminando il cinema hollywoodiano degli anni 40’ e 50’ si coglie subito un’asimmetria
tra il ruolo dell’uomo e quello della donna. Nel cinema la donna è oggetto di desiderio
dello sguardo maschile (sguardo dominante, oggettivante). Gli spettatori si rispecchiano
automaticamente nel protagonista maschile (anche le donne). La figura della donna è solo
di supporto. E dato che l’uomo ha paura della cassazione non può farsi possedere
sessualmente, e di conseguenza questo ruolo viene preso dalla donna.

• voyeurismo -> dimensione libidinale, ordine dell’immaginario. La donna viene ridotta ad


oggetto da parte dell’uomo. Questo concetto è legato alla scopofilia (caratterizza chi
per ottenere un’eccitazione, desidera guardare o spiare persone seminude, nude, o
impegnate in un rapporto, ricavare piacere dall’arte di osservare gli altri.

• feticismo -> complesso di Edipo, ordine simbolico. Feticismo della donna, simbolo
dell’angoscia della castrazione. La donna viene vista come una lacuna, se scopofilia e
voyeurismo rappresentano attrazione, il feticismo repulsione.

• narcisismo -> negando qualsiasi autonomia e potere alla dona, essa è incentivata a
contemplare se stessa in modalità puramente narcisistiche. Essa supporta il maschio,
senza svolgere un ruolo attivo della trama. La donna esercita quindi nei confronti del
maschio attrazione e repulsione. Il subconscio maschile rifugge l’angoscia della
castrazione attraverso due strategie: demistificandola (punendola o salvandola) o
feticizzandola (rappresentandola come irraggiungibile).

Il cinema non è solo una forma di intrattenimento, programma l’immaginario, proponendo


una visione del mondo. Costruisce visioni.

sguardo maschile (tre livelli del discorso):

linguaggio (cinepresa) -> occhio meccanico e occhio. Il regista eterosessuale decide


angolazioni e prospettive

extra-diegesi (spettatori) -> sempre codificati come maschi eterosessuali anche nel caso
in cui siano femmine. Esse infatti devono imparare ad identificarsi con il protagonista
maschile.

diegesi (personaggi) -> l’uomo si configura come dominante all’interno della fantasia
filmica.

critiche fatte alla Mulvey:


1. La teoria presuppone uno spettatore eterosessuale. Fino al ’63 l’omosessualità era
reato, per cui molti artisti dovevano nascondere la loro sessualità

2. La teoria presuppone una visione dello spettatore, passivo, che subisce la visione

3. La Mulvey dice che la donna apprezza il cinema identificandosi nell’eroe. Molte


femministe, la criticano dicendo che lo sguardo femminile al cinema è completamente
escluso

La spettatrice donna prova piacere visivo nel consumo cinematografico quando si


identifica nel maschio-agente. Questa identificazione non è alienante, bensì gratificante,
in quanto rimanda alla teoria freudiana della costruzione fallica dell’identità maschile e
femminile (la donna per assumere un ruolo principale e da protagonista all’interno di un
film, deve vestirsi da uomo, comportarsi da uomo). 

La traiettoria evolutiva di ogni tecnologia - Intro sulla fotografia

Tre fasi di evoluzione per ogni media:

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Silvia Scotti
1. novità: la tecnologia appare e non sono ancora chiari i suoi usi, viene abbracciata
solo dagli early adopters.

2. norma: diventa mainstream, crea un enorme mercato ed entra nella popular colture.

3. nostalgia: quando diventa obsoleta viene rimpiazzata, diventa un oggetto vintage.

inconscio ottico -> capacità della macchina fotografica di estendere la capacità di


visione. Riesce a cogliere l’inconscio, il dettaglio di cui non eravamo consapevoli, ed è
proprio quello a rendere la fotografia eterna.

La fotografia è un medium protesico, espande le capacità dell’uomo, e rinnova


completamente il modo di vivere la società.

Talbot -> scienziato inglese che usava la fotografia per studiare e documentare il mondo.
Lo riteneva un medium di massa compatibile con la stampa

Daguerre -> artista francese che utilizzava la fotografia per scopi espressivi. Secondo lui
la fotografia era un medium di nicchia.

Susan Sontag (1933 - 2004) Fotografia

vita:

Arriva da una famiglia ebrea medio-borghese, nasce a New York. Nasce come scrittrice, è
molto interessata a comprendere la realtà che la circondava, proponeva un’erotica
dell’arte. Un approccio alla cultura basato su sentimenti ed emozioni. Negli anni 70’ inizia
a dedicarsi allo studio dei media, e nei due decenni successivi affianca alla scritturata
attività di attivismo politico su diversi argomenti. ‘The Benefactor’ e ‘In America’ sono i
due romanzi che consolidano la sua idea principale sulla fiction.

Nel 1964 parla del ‘Camp’: uno stile estetico con un forte appeal per gli omosessuali,
Sontag lo descrive come un qualcosa non solo per gli omosessuali, ma anche per le
donne.

Sulla fotografia (1977)


Saggio scritto in prosa poetica e polemica. E’ un libro che parla degli effetti sociali della
fotografia ed è un omaggio a Walter Benjamin.

I fotografi hanno criticato questo saggio perché troppo poco tecnico, gli accademici
dicono che non è un saggio accademico.

motivi per cui scrisse questo libro:


• aveva un ossessione personale per la fotografia

• la fotografia esemplifica le istanze chiave della modernità

• è più importante della stampa per quanto concerne l’evoluzione della sensibilità
moderna

• per gli usi sociali della fotografia

Per lei la fotografia costruisce un modo peculiare di vedere. Lei cerca di rimanere
resistente al mezzo poiché porta ad un possibile rischio di dipendenza.

1) La caverna di Platone
Riprende il mito della carena di Platone. Per lei la caverna è il mondo, e le fotografie sono
le ombre che ci ingannano, sono artefatti che miniaturizzano la realtà, riducendola a
frammenti da collezionare.

La fotografia è una miniatura del mondo. Fotografare significa appropriarsi della cosa


fotografata. Significa collocarsi in una certa posizione rispetto al mondo. Se conoscere è
potere, e fotografare è conoscere, allora fotografare è potere. Le macchine fotografiche
non sono altro che l’arma ideale di una consapevolezza di tipo acquisitivo.  

Sono uno strumento di sorveglianza e controllo. Tuttavia, la fotografia è sempre


un’interpretazione del mondo e tale interpretazione non può prescindere dall’ideologia del
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Silvia Scotti
fotografo e dalle caratteristiche della macchina da presa, dalle sue convinzioni,
convenzioni e predisposizioni. Il punto di vista è una scelta ideologica che “trasforma” il
reale invece di catturarlo nella sua interezza.  

L’industrializzazione della fotografia ha un unico obbiettivo: democratizzare tutte le


esperienze traducendole in singole immagini, ma allo stesso tempo, banalizzarle. Essa
non è un’arte, ma un rito sociale, una difesa dall’angoscia.

• documenta la realtà

• si sviluppa in simultanea con il turismo, attesta che un viaggio ha avuto luogo

Scattare una foto per la Sontag è sia un aggressione che un meccanismo di difesa “ci si
ferma, si scatta una foto, si riprende il cammino”. Questo fenomeno è tipico delle culture
ossessionate dall’etica del lavoro (americani, giapponesi), in cui anche il relax deve essere
un’occupazione a tempo pieno. Una fotografia è un evento che tende all’eternità, un
modo di partecipare ad un evento senza prenderne davvero parte, non siamo noi a vivere
il momento ma la macchina da presa, noi diventiamo cechi. Fotografare è un atto di non-
intervento. Chi sceglie di immortalare non interviene, chi interviene non immortala.
L’uomo immortalerà sempre la realtà, ma così non parteciperà mai (fotografo=disabile —>
finestra sul cortile). fotografia vista come un atto di violazione, un oggettivazione di un
essere umano. La proliferazione delle immagini inoltre ne indebolisce la forza. Il potere
della fotografia decresce con l’uso, che si tratti di orrore o pornografia, la fotografia rende
le immagini via via meno efficaci, riducendone al minimo la loro realtà e il potenziale
emotivo (saturazione). Conclude dicendo che infondo la fotografia è impotente, perché
non può creare una posizione morale, non è in grado di modificare le coscienze o
sollevare le masse, non spiega nulla. Rimane comunque molto più forte della televisione.
L’uomo crede di avere controllo sulla fotografia ma la sua tendenza ossessiva allo scatto
attesta la vittoria del mezzo. La conclusione del saggio vede una citazione rivisitata:
Mallarmè (esteta dell’800) diceva che al mondo tutto esiste per finire in un libro, lei dice
che tutto esiste per finire in una fotografia. Paradossalmente il capitolo inizia dicendo che
ormai “tutto è già stato fotografato”

Critiche che Platone muove all’arte imitativa:


• l'arte si limita a riprodurre la mera apparenza di cose, che a loro volta, sono
riproduzione delle idee. L’immagine è quindi imitazione di imitazioni

• stimola il sentimento e l’emozione, invece di coltivare le facoltà intellettuali

• allontana l’uomo dalla politica, inteso come impegno nelle cose importanti

La Sontag riprende ed aggiorna le critiche di Platone all’arte imitativa dopo l'avvento della
fotografia.

5) Vangeli fotografici
In questo saggio si confronta con McLuhan e Benjamin, essa lo ritiene un fallimento. I
concetti fondamentali sono pittura vs. fotografia (arte vs. media) e la demarcazione arte/
non arte

Concetto di arte secondo Benjamin —> secondo lui ha un accesso di tipo elitario;
l’autore è primario ed essenziale, l’arte enfatizza le dicotomie come autentico/contraffatto,
originale/copia. Oggi conosciamo l’arte per lo più sotto forma di fotografia

Concetto di media secondo McLuhan —> ha un accesso democratizzante; l’autore ne


svaluta la funzione. I media sono privi di contenuti, l’approccio è ironico/parodico.

La Sontag conclude che la fotografia non è arte, ma è un mezzo con cui ci si può fare
arte. Il vero problema non è se sia arte o meno però, ma il fatto che essa crei nuove
ambizioni e possibilità. Essa trasforma le arti in meta-arti o media.

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Silvia Scotti
altri pensieri diversi
• Nadar crede che la fotografia è un atti di conoscenza (consapevole), viene posta la
massima attenzione sul soggetto fotografato. Crede che la fotografia coglie la realtà in
quanto tale (tendenza oggettivante). Consente di scoprire il modo ed è un atto di
sottomissione alla realtà

• Avenon crede che sia un atto intuitivo e inconsapevole. Secondo lui la fotografia coglie
la realtà come non l’avevamo mai vista, cattura il nostro modo di percepire una cosa
(tendenza soggettivante). Consente di scoprire se stessi e il proprio modo di vedere.
L’atto di fotografare privilegia lo sguardo della camera, che è neutrale.

fotografare, si può fare in due modi:


come mezzo funzionale —> es. fotogiornalismo. esclude il fotografo, enfasi posta
sull’oggetto fotografato, funzione descrittiva, riproduce la realtà

come fine —> es. foto d’autore. produce uno stile, enfatizza il ruolo del fotografo, enfasi
sulla soggettività del vedere, crea una nuova realtà

Benjamin:
• il medium fotografico distrugge l’aura dell’opera

• elimina il concetto di originale e copia

• il tempo conferisce l’aura ai quadri

• l’avvento della fotografia segna il superamento del museo

Sontag:
• quando la fotografia entra nei musei, acquista un’aura

• l’originale persiste nel negativo che ha un importanza superiore alle copie

• il tempo danneggia i quadri

• l’ingresso della fotografia nei musei impreziosisce qualunque opera

• il museo

• stabilisce quali fotografie sono belle e quali brutte, definisce il valore economico oltre
che culturale delle opere in mostra

• offre condizioni inedite per guardare le fotografie, mostra che non esistono canoni
rigorosi ed esclusivi per giudicare le fotografie

6) Il mondo dell’immagine
Riassume la sua riflessione sulla fotografia partendo dal primo saggio su Platone. La
fotografia è un’immagine, un’interpretazione del reale. Il suo futuro è sempre più rapido, si
riduce la distanza temporale tra la produzione e la messa in circolazione della fotografia.
In conclusione la società diventa moderna quando produce e consuma costantemente
immagini. Ormai esse sono diventate lo standard, il paradigma con cui misuriamo la
realtà. La società capitalistica esige una cultura basata sulle immagini proprio perché ha
bisogno di una grande quantità di informazioni utili ad andare incontro al gusto della
gente. E come tutte le forme di libidine, non potrà mai essere interamente soddisfatta,
perché le possibilità di fotografie sono infinite e alla lunga, l’operazione tende
all’autodistruzione.

citazioni:
“come un’automobile, una macchina fotografica è venduta come un’arma predatrice,
automatizzata il più possibile e pronta a scattare”

“come le pistole e le auto, gli apparecchi fotografici sono macchine fantastiche il cui uso
crea assuefazione”

“oggi tutta l’arte aspira alla condizione della fotografia”

20
Silvia Scotti
“E’ la realtà che è venuta ad assomigliare sempre più a ciò che ci mostrano le macchine
fotografiche”

“Attraverso le immagini fotografiche la gente conosce molto di ciò che c’è al mondo,
infatti è spesso delusa quando vede la realtà”

Joan Fontcuberta (1955 - in vita) Postfotografia


vita:
Nasce a Barcellona dove fece l’insegnante, laureato in Comunicazione, teorico della
fotografia. Realizza progetti fotografici. Negli anni ’90 lavora negli archivi dell’agenzia
spaziale sovietica e scopre documenti segreti relativi a delle missioni spaziali fallite mai
rivelate. Fontcuberta trovò una serie di scatti che ricostruivano la storia dell’astronauta,
Ivan Istochnovik, prima della partenza in queste missioni. Ha creato spesso falsi
fotografici per dimostrare come la fotografia non sia uno strumento rilevatore della realtà
ma uno strumento mistificatore. La sua intera carriera è basta sul falso

concetti chiave:
postfotografia -> termine usato dalla critica fotografica. Fa riferimento alla fotografia che
si afferma dopo l’avvento del digitale.

gli autori si dividono in:

• coloro che ritengono la frattura tra pittura e fotografia sia di dimensioni variabili

• coloro che lo ritengono un salto di paradigma radicale che segna un’ampia rottura

La distinzione tra fotografia e postfotografia è incrementale per alcuni, per altri tra cui
Fontcuberta, radicale ma meno percepibile di quello che è stato il distacco dalla pittura
perché sembra che le cose non siano cambiate più di tanto. A cambiare completamente
sono però state le logiche e le modalità di fruizione.

tappe che hanno portato alla postfotografia:

- scanner -> da analogico a digitale

- macintosh -> introduzione macchine digitali

- photoshop -> anni 90

- 2000 -> fotografia sempre più condivisa, web sempre più iconografico (Flickr)

- Iphone -> fotografia diventa portatile

- instagram (2010)

Decalogo postfografico - 10 tappe della rivoluzione


1. l’artista non crea tante opere quanto situazioni che prescrivano un senso (contesti)

2. l’artista diventa curatore, collezionista, docente, storico, ruoli dapprima separati

3. non contano le immagini quanto l’ecologia, l’ecosistema nel quale vengono diffuse, è
importante favorire il riciclo dell’immagine

4. la circolazione delle immagini prevale sul contenuto, piattaforma > scatto

5. l’originalità viene delegittimata, si affermano pratiche di appropriazione

6. nascono modelli autoritari alternativi senza esplicita paternità (creazione collaborativa)

7. superamento della tensione fra pubblico e privato

8. dato sempre più spazio a pratiche ludiche rispetto a quelle già solenni

9. condividere è più importante di possedere, fotografia come processo comunitario

10. resistenza a glamour e a logiche commerciali; movimento verso un attivismo che


scuote le coscienze

L’opera d’arte nell’epoca dell’adozione digitale


Saggio in cui prende e aggiorna il lavoro di Benjamin, parla dell’evoluzione dell’Homo
Photographicus.

• nuovo modello di autorialità: non conta chi fotografa ne cosa fotografa, conta il senso
che attribuiamo alle immagini, la capacità di esprimere un concetto e veicolarlo con la
fotografia

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Silvia Scotti
• se l’oggetto della foto non è il contenuto ma il medium stesso, scattare diventa un atto
puramente concettuale

• diatriba tra avvocato (logica di possesso, diritto d’autore) ed artista (condivisione)

• tutto è già stato fotografato, si può solo aggiornare e riproporre

• Pictures: evento che segna l’inizio dell’arte di appropriazione, vengono presentati


concetti comuni: copia, citazione, plagio, simulazione, pop art. Curato da Douglas
Crimp a New York nel 1977.

Il concetto di appropriazione è superato, ora si parla di arte d’adozione

appropriazione -> catturare un’immagine, gesto dell’individuo

adozione -> furto collettivo, gesto di gruppo per riconoscere pubblicamente un valore
simbolico all’immagine.

Danza selfica
2006, spot Samsung, 30 secondi viene sintetizzata la storia della fotografia. Una ragazza
cammina e si imbatte in un cadavere. Urla, ma prima di chiamare la polizia fa una
fotografia, documenta. Poi dopo decora con un’alta e crea una fotografia allestita. Scatta
e poi si fa un selfie con il cadavere.

storia della fotografia


1. documentare

2. narrare

3. soggettivare l’esperienza (selfie)

La storia del selfie inizia ancora prima della fotografia. Il precursore è Munch, che nel
1908, girò l’apparecchio verso se stesso per mostrare il suo stato spirituale

fotografia tradizionale -> far vedere che un fatto è esistito

postfotografia -> conta certificare una presenza, conta chi fa la foto, il messaggero è il
messaggio.

Esistono due categorie di selfie:

autofoto: selfie contemporaneo, obbiettivo grandangolare + braccio, minore controllo del


risultato

riflessogramma: precede la postfotografia. Autoritratto di fronte allo specchio

Quando arriva la polaroid si afferma la modalità del ritratto, preserva momenti fugaci della
vita. Con l’arrivo del telefono il selfie diventa un elemento dominante della pop colture.

TOY -> novità prende il sopravvento, meraviglia tecnologica

MEDIUM -> normalità e quotidianità della tecnologia

POST -> nostalgia, revival, vintage

Breve storia dell’immagine


preistoria: l’immagine è magia, evoca il soprannaturale, nasce in un contesto sacrale

medioevo-rinascimento: passione per ricchi, l’immagine è venerazione del divino

epoca moderna: fotografia si diffonde in massa, l’abilità manuale perde importanza.


Nasce la macchina, protesi del corpo umano.

La fotografia rende libera la donna?


Grazie ad essa la donna conquista il diritto alla propria immagine, dopo millenni di
sottomissione al male gaze. Secondo la Mulvey la fotografia non rende davvero le donne
più libere, anzi. Le adolescenti continuano a subire passivamente un’alienazione che
impedisce loro di liberarsi dai ruoli imposti dalla cultura popolare. Secondo la quel theory,
movimento postfemminista, le adolescenti sono perfettamente consapevoli del fatto che
gestendo in autonomia il proprio erotismo si mettono in condizione di sottomettere il
maschio.

Chi è l’amateur?

Chi scatta senza intenzione artistica, creando un contesto che rappresenta la dimensione

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Silvia Scotti
più pura della comunicazione. Amateur sono tutti quelli che fanno foto senza chiedere di
mettersi in posa, quello che conta è la fotografia come mezzo per creare un discorso.

Nell’era della postfotografia non è più importante fare belle foto, si esalta l’imperfezione, il
trash come nuovo modo di raccontare la realtà (don’t think, just shoot)

La postfotografia riformula la consapevolezza autoriale.

Un’immagine racchiude uno sguardo: quello di chi la produce, e quello di chi la osserva.
Oggi la tecnologia digitale ha smaterializzato la fotografia facendola diventare pura
informazione, senza diritti o con diritti limitati.

Jean Baudrillard (1929 - 2007) Simulacro


vita:
Nasce da una famiglia medio borghese in Francia, dopo il ’29 va a Parigi studiando
letteratura e in seguito sociologia. Nel 9170 viaggia negli USA e Giappone, scrivere molti
testi e analisi a riguardo. Ci furono due momenti fondamentali nell’evoluzione di
Baudrillard:

anni 60/70: sociologo marxista, strutturalista

anni 80/90/00: personaggio a tutto tondo, irriducibile a classificazioni.

La rivoluzione che lo trasforma è l’avvento del post moderno. (l’altro artista importante in
questo periodo è Lyotard). Lytoard è ottimista, vede le trasformazioni con entusiasmo,
parla di un riformismo graduale. Buadrillard riprende le teorie dei Debord estremizzandole:
nella società dell’informazione non contano i beni ma solo informazioni e consumo. C’è il
culto della celebrità, la logica dispotica e il nichilismo, secondo lui i media causano
l’estinzione dell’uomo

Critiche di Baudrillard a McLuhan


B considerava M un vecchio rimbambito, ingenuamente ottimista.

• M dice che i media elettrici ricalibrano il sensorio umano, massaggiando la psiche



B dice che i media rimpiazzano il reale con la simulazione

• M dice che il medium è il messaggio, e il contenuto è secondario rispetto agli effetti


sociali del medium, B dice che il medium è il modello, crea forme simulate di
partecipazione

• M dice che i media sono estensione dell’uomo perché la tv offre un’esperienza diretta
della realtà, B dice che sono l’estinzione dell’uomo poiché la tv dissolve la realtà,
abolendo la socializzazione

Critiche a Debord
D crede in una diatriba fra realtà e spettacolo, per B la realtà non esiste più, è
sopravvissuta solo la simulazione

Estasi della comunicazione


le immagini diventano sempre più oscene, la comunicazione non comunica nulla se non
se stessa, il soggetto diventa il puro riflesso del medium.

Simulacri & simulation (1981)

Il saggio si apre con il concetto di mappe e nel farlo riprende il racconto di Borges Del
rigore nella scienza. Secondo Baudrillard quello che abbiamo fatto attraverso i media è
stato creare una mappa della realtà così ampia ed estesa che ha eguagliato la realtà per
poi surclassarla.

Il secondo concetto di cui parla è il simulacro, una copia di cose che non hanno alcun
referente reale. Viviamo in una simulazione, tutte le realtà e tutti i significati sono stati
sostituiti da simboli e segni (simulacri).La simulazione sostituisce una realtà pur essendo
una ‘non realtà’, si sviluppa in spazi tecnologici.

I media non disvelano la realtà, ma la sostituiscono completamente con costruiti artificiali


che oggi sono divenuti normativi. Questi media ci confondono e creano innumerevoli
realtà che coesistono simultaneamente.

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Silvia Scotti
“precessione”: i simulacri vengono prima della realtà, la modellano. La mappa diventa il
territorio. Il simulacro si introduce nella società, il rapporto che viene a crearsi è pacifico,
poi l’immagine si insidia nella società fino a scardinarla e avere la proprietà rispetto ad
essa.

Per Baudrillard sono significativi due momenti fondamentali:

• Ordine simbolico (pre-semulacrale, preistoria - rinascimento): l’immagine riflette in


maniera più o meno fedele la realtà, non c’è competizione. Società strutturata sulla
base di un sistema di segni stabiliti a monte. La produzione artistica è documentata (i
quadri gotici rappresentano Gesù in maniera semplice)

• Ordine dei simulacri


1. Rinascimento - Rivoluzione industriale: proliferazione dei segni che competono fra
di loro per definire il senso della realtà. Immagini sempre più dettagliate e sgargianti
(Barocco). Persiste l’idea della riproduzione, di un originale riprodotto attraverso
un’immagine. Nuovo tipo di arte che maschera e sovverte una realtà elementare, si
fanno strada le utopie

2. Rivoluzione industriale - anni 80 del XX: produzione di massa e proliferazione di


merci(copie). Le copie/merci sono indistinguibili tra loro. Sono una riproduzione senza
originale. Esplosione della pop art

3. Era postmoderna: l’era attuale è dominata dalla simulazione. La differenza fra copia e
originale è annullata. Modello virtuale, computer, sondaggi d’opinione, clonazione,
scarpe Nike, Disneyland. Questo porta alla fine del reale. La merce viene sostituita
dall’informazione. L’arte non ha senso chiedersi se sia reale o fasulla, non esiste un
originale a cui paragonarla. Non si tratta di un universo alternativo ma una mera
simulazione di quello presente

In un regime simulacrale i concetti come giusto o sbagliato, buono o cattivo non hanno
alcun senso.

“Disneyland è lì per nascondere che il paese ‘reale’, tutta l’America ‘reale’ non sono altro
che Disneyland, un po’ come le prigioni sono lì per nascondere che è il sociale intero a
essere carcerario. Disneyland è posta come immaginario al fine di far credere che il resto
è reale, mentre tutta Los Angeles e l’America che la circonda non sono più reali,
appartengono all’ordine dell’iper-reale e della simulazione.”  
Donald Trump non è un’anomalia, esemplifica la normalità del sistema politico statunitense
e la cultura americana in generale
simulacro: copia priva di originale, si pone come unica realtà e unica possibilità di
conoscenza della realtà
simulazione: sostituzione di una realtà da parte di un modello che non ha alcuna realtà,
non ha luogo in un contesto tangibile, concreto, ma spazi tecnologici, mediali, soggettivi
iper-realtà: e’ l’incapacità del soggetto, a livello consapevole, di distinguere la realtà dalla
simulazione della realtà.
America (1986)
formato da due saggi. Racconto di viaggi dove riarticola molte teorie sul simulacro in
maniera più poetica. E' un viaggio in macchina attraverso l’America, sono principalmente
appunti scritti in maniera poco accademica. Confronta gli stati Uniti, massima
realizzazione del post-moderno e dell’iper-realtà, con l’Europa
Europa: rappresenta il passato, l’utopia irrealizzabile della cultura. In Europa conta quello
che si pensa. E’ la società degli intellettuali, del pensiero, dell’astrazione
America: rappresenta l’utopia realizzata, la manifestazione più compiuta del post-
moderno. Rappresenta la fabbrica del mito. L’America crea il reale partendo dalle idee,
conta quello che si fa. L’America tende simultaneamente alla mediocrità assoluta e
all'originalità assoluta. Ai valori si sostituisce il lifestyle.

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Silvia Scotti
Realizza tutto, lo fa in modo selvaggio, è ingenua e primitiva, è l’elevazione a potenza del
simulacro. In mancanza d’identità gli americani hanno una dentatura splendida.
citazioni:
“il fatto è che ci troviamo in una logica della simulazione, che non ha più niente a che
vedere con una logica dei fatti e un ordine delle ragioni”

“Il fatto che tutto il paese, anche al di fuori delle sale di proiezione, sia cinematografico,
non è una delle minori attrattive dell'America. Si attraversa il deserto come un western, si
percorrono le metropoli come uno schermo di segni e di formule. [...] Per coglierne
l’intima essenza, non bisogna dunque andare dalla città allo schermo, ma dallo schermo
alla città.”

“In America, il cinema è vero perché tutto lo spazio, tutto lo stile di vita sono
cinematografici. Non esiste quella censura, quell’astrazione che deploriamo: la vita è
cinema.”

Neil Postman (1931 - 2003) Utopia/distopia


vita:
Nato e cresciuto a New York, in una famiglia medio borghese. Rappresenta una delle più
importanti figure americane nel campo dei media studies, fonderà una scuola
appositamente per questo genere di studi. Aveva il sogno di trasformare l’università
americana. Scrive molti libri sul ruolo della tecnologia, crede che gli americani credano nel
potere salvifico della tecnologia. Formula critiche nei confronti della televisione, crede
però che senza un dialogo con i media non si possa operare un cambiamento. Si ispira a
McLuhan dando luogo alla corrente Media Ecology. L’idea dell’ecologia deriva da ‘il
medium è il messaggio: i media non creano tanto messaggi quanto nuovi ambienti’.

piastra di petri: altra accezione che può prendere il medium, cosmo dove si sviluppa la
vita. Idea di studiare il mondo in piccole piastrine per vedere le ripercussioni sula realtà.

assetti fondamentali della media ecology:


• I media condizionano ogni gesto e azione sociale. Hanno una funzione pedagogica
(insegnano comportamenti, interpretano il reale)

• Definiscono le nostre percezioni e organizzano le nostre esperienze

• Consolidano il mondo e lo rendono leggibile e coeso (forniscono una narrazione per


dare senso al caos”

implicazioni dei media:


• Sono pervasivi, ubiqui e onnipresenti. Controllano il nostro tempo e il nostro spazio.

• Determinano ciò che noi sappiamo e influenzano le nostre relazioni emotive. Ciò che
sappiamo viene dato attraverso uno schermo

• Hanno creato un mondo globale, collegando individui diversi. Diminuiscono la distanza


temporale e spaziale, riducendo le distinzioni culturali

Approccio etico-umanistico di Postman


L’uomo non deve considerare il medium neutrale, deve capire cosa ci guadagna o perde,
quali sono i suoi effetti, se benefici o no. La critica mossa da Postman è legata al
determinismo tecnologico. Una teoria che assegna un primato alla tecnologia rispetto alla
società. Per lui il problema non è la televisione ma i contenuti

Divertirsi da morire (1985)


Nel 1984, anno in cui dovevano realizzarsi le previsione di Orwell Postam afferma che se
si vuole davvero capire la contemporaneità bisogna leggere Il mondo nuovo.
Huxeley, Il mondo nuovo:

• masse anestetizzate dalla droga mediale

• intrattenimento produce masse passive e distratte

• disinformazione pervasiva (fake news, gossip)

• masse felici di farsi mercificare

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Silvia Scotti
• accettano volentieri la distrazione dai media

• masse controllate affliggendo piacere

Orwell, 1984:

• visione totalitaria del futuro, oppressione esterna

• informazione come propaganda

• governo mente continuamente ed è l’unica fonte di notizie

• società della sorveglianza contro la volontà dei cittadini

• masse si controllano affliggendo dolore

concetti chiave
1. La forma esclude il contenuto. Un medium può sviluppare una sola tipologia di idee.
Per esempio privilegia contenuti leggeri, visuali, rapidi, pensati per divertire e distrarre.
E noi più fruiamo di un determinato tipo di medium, più pensiamo in un certo modo.
La televisione, rigetta la profondità e la logica del medium tipografico. Un consumo
televisivo dominante produce una società fatta di invidi superficiali, distratti.

2. Il medium è la metafora. Ciascun medium crea una determinata visione di mondo.


La televisione riduce al minimo il pensiero logico e critico e presuppone un
coinvolgimento passivo. Il suo contenuto non è determinato dallo spessore
intellettuale bensì dalla popolarità. Una società fondata sulla televisione è una società
barbarica

Sillogismo di Postman: se i nostri linguaggi sono i nostri media, allora creano le
metafore con cui interpretiamo la realtà, che creano a loro volta i contenuti della
nostra cultura. Il modello della società americana secondo lui è Las Vegas, città
devota al divertimento (Per Baudrillard Disneyland)

3. La tv segna la fine della razionalità. I concetti sono ridotti a slogan, l’intrattenimento


è diventato l’unico formato della comunicazione. Il politico diventa un intrattenitore, il
discorso pubblico è una performance. L’uomo è diventato incapace di pensare
profondamente. Al contrario di McLuhan, Postman dice che la tv ha inquinato il
pensiero umano. Non amplifica la cultura letteraria, l’attacca.

citazioni:
“Il punto non è tanto che la televisione è mero intrattenimento, ma che il mero
intrattenimento in quanto tale è diventato il formato naturale della rappresentazione di
ogni esperienza.”

“Oggi abbiamo raggiunto una massa critica per cui i media elettronici hanno radicalmente
e irreversibilmente modificato il carattere stesso del nostro ambiente simbolico. Viviamo
in una cultura le cui informazioni, idee ed epistemologia sono definite dalla televisione
anziché dalla parola scritta.”
“L’epistemologia prodotta dalla televisione inquina la comunicazione pubblica e il
paesaggio circostante.”

Dal walkman all’Ipod

Steven Levy, Semplicemente perfetto (2007)


La traiettoria evolutiva di ogni tecnologia attraversa tre fasi: novità, norma, nostalgia.

Walkman: novità (1979 - 1984) norma (1985 - 2001) nostalgia (oggi)

Ipod: novità (2001 - 2004) norma (2005 - 2010) nostalgia (oggi)

Che tipo di ambienti ha creato la musica portatile?

La mitopoiesi del walkman


Si da solitamente la paternità del walkman a Akio Morita, fondatore della Sony che
coinvolse il suo socio Masaru Ikuba, chi pensa sia stato l’ingegnere Toshio Asai, o al
tedesco Andreas Pavel, che nel 1977 fece domanda per brevettare un apparecchio che
possedeva già tutte le caratteristiche del futuro walkman.

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Silvia Scotti
prime versioni portatili (anni 50): registratore a nastro, radio a transitor. Qui la musica si
mercifica e perde l’aura: l’ascolto musicale diventa esperienza quotidiana, privata, la
musica è fruibile ed acquistabile. Il pop e il rock’n’roll diventano una forma identitaria di
consumo.

anni 70: Sony leader del mercato audiovisivo, diffusione delle audiocassetta in ascesa.
Philips inventa il Boombox

anni 80: Il Boombox diventa la cassa di risonanza dell’hip hop per le strade (bigger is
better)
La qualità audio e la possibilità di ascoltare musica propria segnano un grande passo in
avanti rispetto alla radio a transistor.  L’unico problema rimane l’isolazionismo: Morita
dopo aver notato che la moglie si infastidiva quando lui ascoltava il walkman suggerisce
di aggiungere un’uscita in più per le cuffie, e dopo una partita a tennis suggerì lo sviluppo
della linea hotline per far sì che i due ascoltatori potessero parlare tra di loro.

Poche persone in Sony credevano nel possibile successo commerciale del walkman,
ritenevano che a nessuno poteva interessare un apparecchio che non registra e non fosse
una vera innovazione. Morita risponde dicendo che il pubblico non sa quello che vuole,
che è la Sony stessa a creare desideri.

1981 -> Secondo modello (small is beautiful)

Restano due ingressi, scompare pulsante per la diretta. Nei modelli successivi gli ingressi
si riducono ad uno perché il consumo era per lo più individuale. Simbolo di evasione, si
trova piacere a stare altrove in un ambiente di propria creazione. Simbolo di asocialità,
introversione e difesa (a differenza del boombox)

Andrea Pavel: Crea lo Stereobelt, una droga elettronica in grado di dare un soundtrack
alla ita reale. Brevettata nel 1977, Pavel decide di minacciare con azioni legali Sony
quando introduce il walkman. Disputano per oltre vent’anni finché Sony decide di
riconoscere Pavel come legittimo inventore.
Venne introdotta la playlist: trasforma l’utilizzatore in curatore dei programmi/dj. Williams
definisce il walkman come delle bolle tecnologiche per proteggersi dal caos cittadino.
Hosowaka parla di effetto walkman, introducendo la nozione di multitasking. Chambers
della nozione di super-potere(permette di dominare il mondo sonoro), Chow arriva a dire
che è la libertà di essere sordi agli altoparlanti della storia
Aprile 2003: introduzione di iTunes, Apple diventa il principale alleato dell’industria
discografica per promuovere la musica digitale legale.
pro: può essere una presenza costante, un compagno in grado di decidere in che ordine
riprodurre la musica, il sottofondo migliore
contro: Rosen l’ha chiamato la tecnologia dell’uomo sconnesso, perso nel suo mondo.
Paura per la crisi del mercato della musica dal vivo. Si potrebbe creare uno scenario
apocalittico, a causa delle rapine sempre più frequenti dovute all’estraniazione dalle
proprie playlist.
Rohde (antopologo) studia il concetto di cool. Termine legato all’iPod, al logo Apple. Target
in continuo movimento (si può nasce uncool, ma lo si più diventare). La parola cool è da
sempre in relazione con prodotti Apple sopratutto per la collaborazione che essa ha
instaurato con Hollywood.
legge di Yossi: l’iPod si è proclamato cool fin dall’inizio, è così perché lo è. Riesce a
passare da cool di nicchia a cool di massa. Irresistibile per il design, piacevole, funzionale
e bello, opera di Jonathan Ive.
Simon Reynolds, Retromania (2012)
Il collezionismo discografico e il tramonto della musica come oggetto. Reynolds racconta
la sua esperienza e vita da “collezionista”. La psicanalitica interpreta il collezionismo come
un tentativo di scongiurare la morte

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Silvia Scotti
1. Desiderio insaziabile e costante: da piccoli il collezionismo ha luogo tra i 7 e i 12
anni, in seconda fase dopo i 40. Benjamin trova un elemento infantile che persiste
nell’adulto, è per lui una pratica ludica. Non si comincia una collezione per completarla,
il pezzo più importante è quello che manca. Baudrillard lo descrive come un sistema
per addomesticare il tempo. (Sontag, collezionare fotografie=collezionare il mondo)
2. Il troppo non basta mai: Con Internet il collezionismo diventa un’ossessione diffusa.
Con eBay si diffonde a macchia d’olio. Il collezionare ricorda la condizione autistica
della sindrome di Asperger, un disturbo in cui sintomi comprendono difficoltà
relazionali, un maniacale timore dei cambiamenti, e un interesse profondo per
argomenti inusuali. In Gran Bretagna un tempo questi fan divora-dati venivano
chiamati trainspotter. Essi perdono il controllo della loro ossessione, non sono più
interessati all’oggetto ma al dato. Ad essere attratti dal collezionismo sono coloro che
si sentono più alienati dai tradizionali ideali maschili e ricercano una mascolinità in un
domino che si fonda su conoscenza e giudizio
3. La sharity domestica: Internet e mp3 hanno minato l’idea di un sapere personale e
segreto sharity: share + charity + rarity. L’etica della sharity è una delle migliori e più
oscure: ho appena messo le mani su qualcosa che nessuno ha, voglio renderlo
immediatamente disponibile a tutti. 

effetti:

- riscoperta di artisti dimenticati

- rovinato il piacere del collezionismo musicale: elimina i costi, file compatti e invisibili

- bulimia musicale

- ormai è una competizione, una gara a chi si aggiudica per primo le novità

- si accumula così tanto che non si avrà mai il tempo per ascoltare tutto. E più
accumuli, più il rapporto col materiale si fa meno intenso.
4. Freneticittà: Viene definito così l’impulso neurologico della vita in rete, da cui non c’è
via di scampo se non il ritiro. Tutto ciò che accade è disponibile ovunque
5. Memory almost full: Nel 1989 il giornalista musicale Flanagan dice che i generi
musicali erano ormai plasmati dai sistemi di distribuzione. Una profezia avverata con
l’avvento dell’iPod. Dylan Jones lo racconta. Esso è l’applicazione estrema del
collezionismo discografico, pur abolendolo: compulsione alla caccia, accumulo e
riorganizzazione. L’aspetto più agghiacciante è che sembra quasi voglia smettere de
desiderarlo, privarsi di questo desiderio. E’ decollato perché si è inserito
spontaneamente nella “Me generation”. Emblematica la funzione shuffle che ti salva
dalla necessità di scegliere ma ti condanna verso il sapere cosa ti aspetta. Con la
registrazione (dal grammofono in poi) la musica diventa un oggetto, qualcosa che puoi
portare con te. 

Decade che segna un cambio di paradigma radicale è quella degli anni ’80:

- musica deificata (compact disc)

- musica liquefatta (mp3)

- musica come servizio (spotify)

La musica nell’era digitale è desacralizzata, svalutata. Il punto di arrivo è la distruzione
dell’aura. Con il passaggio da aura a servizio, viene l’affermazione del cronos
(quantità) rispetto al kairos (qualità). Il tempo quantificato conta di più che il
momento clou.
6. Arginare l’oceano, persi nella musica:

- l’iniziativa No music day

- ritorno alla performance live come recupero dell’aura

- ritorno all’analogico e al disco in vinile

L’evoluzione della musica nell’era della riproducibilità tecnica si può riassumere in due
logiche:

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Silvia Scotti
• AUT - AUT (pre anni 2000) si poteva scegliere o questo o quello, era della scarsità. I
giovani si riconoscevano nella musica, per loro era espressione di un’identità culturale
• PIÙ/E (oggi) il tutto subito e sempre, logica dell’all you can eat, del download.
Smartphone - Adam Greenfield, tecnologie radicali
Dematerializzazione: Il cellulare, che all’epoca era solo uno strumento per comunicare a
voce o tramite messaggio di testo, dieci anni dopo ha inghiottito tutti gli altri strumenti che
l’individuo teneva intorno a sé (cabina telefonica, agende, tessere, rubriche). Lo
smartphone ha trasformato radicalmente l’esperienza quotidiana. La dematerializzazione è
diventata una tendenza globale indiscutibile. Abbiamo permesso alla tecnologia di entrare
nelle nostre vite e regolarizzarcele.
Materia: Lo smartphone resta un oggetto concreto, tangibile. La sua caratteristica
peculiare rimane lo schermo touchscreen. L’oggetto si acquista incompleto, solo attraverso
un processo chiamato provisioning (attivazione account utente, metodo di pagamento,
scaricamento app) prende vita. Assemblato quasi sicuramente in fabbriche dove le
condizioni di lavoro sono estenuanti. Richiedono materie prime strappate dalla terra da
industrie senza scrupoli
La vita in rete: Uno dei servizi più interessanti offerti dallo Smartphone è l’auto-
localizzazione. Le mappe che consultiamo ci aiutano a ricalibrare i termini delle nostre
relazioni, permettendoci di arrivare in un luogo e viverlo appieno senza perdersi nelle vie
come un turista.
Scatola nera: Negli ultimi dieci anni abbiamo dato a un numero limitato di aziende il totale
controllo della nostra vita. E’ impossibile utilizzare il dispositivo per come esso è inteso,
senza cedere i propri dati al dispositivo stesso e alla rete. Tutti i dati raccolti vengono
utilizzati per creare un’immagine dettagliata del nostro comportamento, vendiamo la nostra
privacy per comodità
Estinzione: Siamo ovunque senza mai essere davvero da qualche parte. Il lavoro invade il
tempo libero, il privato filtra il pubblico, l’intimità è la condivisione. I lavori che prima
venivano svolti dagli umani vengono svolti ora dalle macchine, gli scenari possibili sono
due: l’uomo vivrà nell’ozio o si verranno a creare problemi sociali notevoli.
Slot Machine: Siamo giocatori dipendenti dalla macchinetta, progettata volontariamente
per intercettare la nostra attenzione.

David Foster Wallace (1962 - 2008) Ironia


vita:
Nasce a Ithaca da una famiglia di professori, giocatore di tennis semiprofessionista, il suo
saggio è un tributo allo sport
E unibus pluram. Gli scrittori americani e la televisione. (1993)
Interagisce con una serie di autori come Benjamin e Postman. Il titolo letteralmente
significa da uno a molti, gioco di parole dalle molte accezioni. Il titolo viene ripreso nella
conclusione del paragrafo
1) cerca di essere spontaneo
All’inizio degli anni 90’ secondo alcune statistiche un americano medio passa 6 ore davanti
alla televisione. Passa in rassegna le caratteristiche della televisione per capire quali ono
gli effetti di una visione così prolungata.

- è un incredibile sistema di misurazione generico
- è una finestra sulla nevrotica percezione del sé
- riflette ciò che la gente vuole vedere
- è un enorme macchina del desiderio
Rappresenta una manna dal cielo per quella sottospecie di uomini che amano guardare la
gente ma odiano essere guardati. E' il medium ideale per le persone sole. Offre una

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Silvia Scotti
presenza simulata, una falsa intimità e un voyeurismo illimitato.

Per Wallace esistono due tipi di voyeurismo:
classico: l’oggetto dello sguardo ignora di essere spiato
televisivo: l’oggetto dello sguardo sa benissimo di essere spiato. E’ il regime dello
spettacolo, dell’esibizione, del pubblico. Gli attori fanno finta di non essere visti, per DFW
sono dei geni.
La televisione consente agli scrittori di guardare senza essere visti. Però utilizzando la
televisione per spiare gli esseri umani, gli scrittori agiscono come pseudo-spie. Vittime di
una vera e propria orgia di illusioni.
Questo perché:
- gli attori fanno semplicemente finta di ignorare il fatto di essere spiati per almeno 6 ore
al giorno
- ciò che vediamo quindi non è un’immagine rubata, bensì offerta
- ciò che vediamo non sono situazioni reali
- non stiamo guardando dei veri e propri esseri umani, ma dei performer
- non sono neanche attori, nemmeno persone, ma onde propulsive analogiche
elettromagnetiche
- la televisione è un mobile
- illusioni e illusioni
La società prevede un’evoluzione: da una comunità fondata sulle relazioni personali
ad una connessione di estranei uniti dal proprio interesse e dalla tecnologia.

Gli effetti sono: la produzione di un circolo di alienazione (perchè non possiamo essere
come loro?)
per gli scrittori tale alienazione è nociva, usano la tv come fonte per raccontare storie
raccontando una realtà mediata (simulacro)
2) Il dito

La generazione di Wallace trae piacere a prendere per il culo la televisione: scrittori e
critici la odiano ma la guardano. La critica televisiva è incapace di affrontare il problema
alla radice, gli unici a poterlo fare sono gli artisti e gli scrittori. Nell’era post-moderna, la
televisione cambia radicalmente e inizia a parlare di se stessa (meta-televisione). Se fino
agli anni 70’ indicava qualcosa fuori dal sé (finestra sul mondo), dal decennio successivo
esclude la realtà, riproponendo attraverso filtri, gli stereotipi del linguaggio televisivo. Noi
siamo diventati come i cani, che guardiamo il dito e non quello che il dito indica
3) La metavisione
Ben presto gli individui si trasformeranno da esseri umani a spettatori. Più passiamo
tempo a guardare più passiamo tempo a guardare noi stessi guardaer. Anche la letteratura
è stata fortemente influenzata dalla tv. Ciò che accomuna la meta-fiction egli anni ’60 alla
televisione degli anni ’90 è l’ironia.
L’ironia è il tema portante, vero, di questo saggio. Uno strumento potentissimo attraverso il
quale gli artisti svelano il reale. Il modo in cui funziona in tv è diverso però da quello della
letteratura: se leggo un libro il linguaggio è uno, mentre nella tv ci sono due codici (vista e
udito) che possono essere in discordanza se ciò che viene detto è diverso da ciò che si
vede. Il primo a parlare della dissonanza cognitiva tra linguaggio e immagine è Postman.
La televisione è innegabilmente un esempio di Arte Bassa, ma non perché spesso è
stupida, morbosa e volgare ma perché è basso il suo modello di business: è l’arte che
deve compiacere il pubblico per prendergli i soldi. Ciò che ci fa ridere sono le cose più
banali. E’ interessante il fatto però che per sei ore al giorno gli americani si nutrono di
volgarità e stupidaggini. Si riceve senza dare, è un dolce, uno sfizio. E’ fuori di dubbio che
la televisione crea dipendenza, diventa nociva sopratutto quando si offre come sollievo dai
problemi che essa stessa causa. Non è vero che la televisione offre solo distrazioni, rende
possibile i sogni; ci dice quello che vogliamo, ci dice cosa essere.

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Silvia Scotti
4) Le colpe della letteratura
Quando si afferma l’ironia nell’era post-moderna lo scopo era molto diverso da quello di
oggi. Il post-moderno ha inglobato aspetti della cultura pop (bassa) anche in progetti ‘alti’.
Per cui brand, vip, programmi tv sono diventati ingredienti per quadri, sculture, romanzi. La
tv ha plasmato e addestrato i giovani scrittori.
5) Una tesi io ce l’ho
L’ironia e il mettere in ridicolo hanno una forza, il problema è che sono causa di un enorme
senso di disperazione e di una grave stasi nella cultura americana. La tv è stata inglobata
da un tipo di letteratura che descrive un mondo fatto di apparenze, consumi e seduzione
estetica, diventando invulnerabile. E’ immune di fronte a ogni tentativo di criticare o
modificare l’atteggiamento di passività e cinismo che essa richiede e produce.
6) Narrativa di immagine
Gli scrittori hanno perso la narratività, si è affermato il genere post-post-modernismo, iper-
realismo, narrativa di immagine a cui ai personaggi sono stati sostituiti prodotti. Questa
gente per DFW fallisce nei suoi intenti: vuole fare il verso alla televisione, ma essa l’ha già
superato mettendo in scena il proprio materiale con tono ironico e autoconsapevole
7) L’aura dell’ironia
La tv classica promuoveva l’idea di gruppo, nella tv postmoderna la folla rappresenta il
gregge anonimo e generico, ma l’unica in grado a conferirti identità. Devi essere un
individuo, e per distinguerti devi essere una delle immagini oggetto dell’attenzione del
gregge di spettatori. E’ meglio stare dentro la tv che fuori a guardare. La tv postmoderna
non vende tanto prodotti, quanto la televisione in quanto tale. Tutti noi cerchiamo nella
tecnologia la soluzione agli stessi problemi che la tecnologia crea. Per colpa di essa la
pubblicità entra nei programmi che diventano sempre più simili a spot (produt placement):
lo spettatore non può che provare un senso di disagio a sentirsi parte della più grande
massa di tutti i tempi intenta a guardare immagini che suggeriscono che il senso della vita
consiste nel distinguersi visibilmente dalla massa con prodotti della cultura di massa.
La tv classica degli anni ’60 faceva un’apologia negativa dei valori americani.
La tv post-moderna critica tali valori appropriandosi dell’ironia. Essa per quanto divertente,
svolge una funzione negativa, critica e distruttiva, è inefficace nel costruire qualcosa che
prenda il posto delle ipocrisie che ha demolito.
8) L’ultimo estremo capolinea
propone ipotesi:
1. Diventare reazionari o integralisti, auspicando un ritorno al passato non è una
soluzione. Anche perché l’idealizzazione del passato è una strategia ipocrita.
2. Auspicare che la tecnologia risolva i problemi della televisione non è una soluzione
3. Riconoscere il problema, spingendo ironia e sarcasmo al massimo livello possibile, per
accelerarne l’implosione
4. (Non indicata nel testo) Sincerità

Wallace crede che la televisione coincida con l’idea che Adorno aveva d’industria culturale:
di massa, per tutti, diverte, banalizza, promuove, ma sopratutto ironizza. L’arte rimane
difficile, per pochi. La tensione tra il desiderare la popolarità (con l’ironia) e il rigettarla (con
la sincerità) attraversa la vita di DFW.

citazioni:
“Per 360 minuti al giorno, noi riceviamo una conferma inconscia alla profonda tesi che la
più significativa qualità delle persone davvero vive è la guardabilità”

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Silvia Scotti
Richard Grusin (1953) Premediation
Remediation (1999)
Scritto insieme a Jay David Bolter, entrambi americani e docenti universitari.
Pretesto cinematografico -> Strange Days, film di fantascienza sulla realtà virtuale. Nel
nuovo millennio c’è nuova tecnologia, un caschetto che presenta un’interfaccia la quale
consente di inserire dischetti e rivivere esperienze reali di altre persone in maniera ultra
realistica. Un medium che crea dipendenza fin da subito.
Il sottotitolo del saggio è Understanding New Media, proprio perché l’obbiettivo è
riprendere e amplificare il lavoro di McLuhan.
Per Benjamin e McLuhan:
- ogni medium prefigura quello successivo
- il contenuto del nuovo medium è sempre il vecchio medium, adattato al nuovo contesto
Per Bolter e Grusin:
- Rimediazione: incorporazione o rappresentazione di un medium in un altro (il film
rappresenta la fotografia).
E’ la caratteristica fondamentale dei nuovi media digitali. A partire dagli anni ’80 i nuovi
media ripropongono o riformulano i media precedenti. Attività non unidirezionale; anche i
vecchi media si appropriano di alcune caratteristiche dei nuovi media per sopravvivere.
Tutti i media si rimediano continuamente, un campo di battaglia continuo.

Affermano che la riedizione si fondi su una dialettica (doppia logica) un’interazione


tra ipermediazione (+) e immediatezza (-). Logica paradossale dato che la cultura
contemporanea tende a moltiplicare i suoi media ed eliminare ogni forma di mediazione.
ipermediazione -> nasce con la riproduzione meccanica del 900
immediatezza -> nasce con la prospettiva lineare rinascimentale
L’immediatezza è caratterizzata dal guardare attraverso (l’oggetto) dimenticandosi del
medium.
Ipermediazione è caratterizzata dal guardare elementi che formano l’immagine, tipici delle
avanguardie che rigettano il canone della trasparenza
1. Ipermediazione

Termine legato alla moltiplicazione dei media. Privilegia la frammentazione, enfatizza
l’oggetto e la performance rispetto all’oggetto artistico compiuto. Propone molteplici
codici e rimanda contenuti esterni. E’ un aggiornamento sui medium caldi/Freddi di Mc.
(pag. di YouTube in un video)
2. Immediatezza

Legata al concetto di trasparenza, si osserva il contenuto senza distrazioni. Il medium
ripropone un aspetto della realtà cercando di coglierla nella sua autenticità. Il reale è
definito secondo l’esperienza ingenua dello spettatore che potrebbe produrre una
risposta emotiva immediata (autentica) al medium. (fotografia)
Trasparenza: un’interfaccia trasparente tende a cancellare se stessa, così che il fruitore
possa confrontarsi direttamente con il contenuto del medium anziché con il dispositivo
Opacità: legata al manifestarsi del medium, alla sua visibilità e irriducibile presenza.
L’ipermediazione poggia sul concetto di opacità dato che visualizza ed enfatizza i processi
di mediatizzazione. La realtà virtuale è un medium che ha come scopo ultimo quello di
rendersi invisibile. Ci si immerge in uno scenario creato. Il desiderio umano è quello
dell’immediatezza, di accendere il contenuto senza essere distratti da altro.

Caratteristiche della rimediazione:


1. Può incorporare il vecchio medium senza nessun intento ironico (riposizionamento)
2. Può incorporare il vecchio medium pressoché completo, ma enfatizzando la differenza
tra il vecchio e il nuovo medium. Un esempio lo danno gli e-book

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Silvia Scotti
3. Può assorbire completamente un medium precedente per minimizzare le differenze tra
i due, questa è la forma ultima di rimediazione (televisione interattiva - Bandersnatch)
4. Può rimediare il medesimo medium all’interno di un proprio testo (film in film)
Tutti i media sono atti espliciti di rimediazione, non esistono media puri. Questo fenomeno
accelera dall’avvento dei media digitali.

I media digitali enfatizzano il processo rispetto al prodotto: sono in continuo
aggiornamento e la fruizione prevede un’interazione continua con l’interfaccia. Tale
fruizione è più importante dell’artefatto culturale in sé.
1. rimedizione come mediazione di mediazione.

I teorici del postmodernismo assegnavano una priorità culturale al linguaggio rispetto
all’immagine. Il linguaggio è mediazione. La realtà è un insieme di atti di mediazione,
un’esperienza mediata.
2. rimediazione come l’inseparabilità di mediazione e realtà.

Secondo Baudrillard la realtà scompare a favore dei media, per loro la realtà non è
scomparsa, ma sono i media a essere reali.
3. rimedizione come riforma.

Esaminano l’etimologia del termine rimediare (curare). Il nuovo medium guarisce e
salva il medium precedente.
Nell’ultimo capitolo riprendono la tesi di McLuhan riguardante l'ecologia dei media.
Criticano Stuart Hall dicendo che sbaglia quando afferma che un medium è più importante
di un altro. Secondo loro, c’è una dialettica nella dimensione sociale da analizzare:
- livello epistemologico: nell’immediatezza il medium cancella se stesso lasciando allo
spettatore la possibilità di contemplare l’oggetto
- livello psicologico: nell’immediatezza permane l’idea che lo spettatore abbia davanti a
sé un’esperienza immediata, autentica, mentre nell’ipermediazione l’idea è che
l’esperienza del medium è esperienza stessa della realtà.
L’autenticità non è una caratteristica intrinseca della fase di decodifica, dipende dalla
percezione dello spettatore.
Riprendono e modificano la tesi di Benjamin dicendo che la riedizione non distrugge l’aura
delle opere d’arte ma la trasforma in altre forme mediali.
determinismo tecnologico -> riflessione rispondendo alle critiche rivolte a McLuhan che ha
anticipato il concetto di cibori e ha colto la relazione tra media e sensi. Però ha peccato di
intransigenza nell’assegnare un primato al nuovo medium rispetto alle trasformazioni
economiche-sociali.
L’ultimo autore con cui interagiscono è la Mulvey. Essa parlava di cinema, loro espandono
il discorso a tutte le tecnologie che presentano prospettiva centrale.
Le muovono due critiche: Essa considera il cinema come pura immediatezza,
dimenticando l’ipermediazione. Nel caso dell’ultima lo sguardo dell’uomo è rivolto al
medium in quanto medium. Considera il cinema come un medium isolato, ignorando il
rapporto con i medium diversi.
citazioni:
“un medium è ciò che rimedia”
“un medium si appropria di tecniche, forme e significati sociali di altri media e cerca di
competere con loro o rimodellarli in nome del reale”

Premediation (2004) Che cos’è la premediation?


La sua teoria è spiegata a partire da un film (Minority Report) di Spielberg. un caschetto
attaccato a tre personaggi pre-cognitivi fa prevedere loro ciò che sta per accadere.
Remediation : passato = premediation : futuro
La remediation ci dice che non esiste un passato che non sia stato rimediato, la
premediation ci dice che il futuro è già stato mediato.

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Silvia Scotti
11 settembre 2001 segna il passaggio dalla remediation alla premediation. Primo e
ultimo evento mondiale in diretta e anche l’ultimo, perché i media americani hanno
l’ossessione per la premeditazione del futuro. In breve, si tratta di eliminare l’immediatezza
della catastrofe. A un presente immediato (real time) si scontra un futuro premeditato
(ossessione per quello che potrebbe accadere). I media hanno progressivamente abdicato
il proprio ruolo a favore di una funzione profetica-predittiva
Nel caso di terrorismo l’evento non può essere premeditato. Il tema dell’11 settembre ha
affascinato in particolare Baudrillard. Esso dice che l’11 settembre faceva parte
dell’immaginario collettivo.
Occorre adoperare una distinzione tra la premeditazione cinematografica e quella
televisiva. C’è una differenza psicologica o ontologica tra film e televisione. La catastrofe
televisiva è legata al concetto della diretta. Il cinema invece è intrattenimento, mentre la
televisione ora è reclutata per la lotta al terrorismo. Si va ad instaurare così la paura
dell’immediatezza e della trasparenza
Logica di inevitabilità: tutti i possibili scenari sono premeditati nei minimi dettagli.
La premeditazione non è indovinare il futuro ma pianificare un gran numero di possibili
scenari per ridurre l’ansia traumatica del futuro stesso.
Riscontrabile una doppia logica:
- senso predittivo o anticipato: il futuro è rimediato prima che si realizzi
- aspetto ontologico: il futuro è rimediato nel momento stesso in cui emerge nel presente.
Non esiste alcuna realtà al di fuori della premeditazione

Byung-Chul Han (1959) Sciame


vita:
Autore originale, rifiuta il rapporto con i media, non rilascia interviste. Nasce a Seoul ma si
trasferirà in Germania dove consegue l’abilitazione all’insegnamento. Scrive lunghi saggi.
Vive la corea da turista e riesce a vedere com’è cambiata in questi anni segnati prima da
una profonda crisi e poi da un avvento tecnologico inquietante. Coreano perfettamente
integrato nella cultura tedesca, è il rappresentate di spicco sula cultura digitale. Il modo
con cui scrive è molto lontano da quello accademico, fino ad oggi ha scritto 16 libri.
Nello sciame
Scrittura filosofica, aforistica e con giochi di parole. Il saggio si apre con una citazione di
McLuhan che nel ’64 raccontava l’avvento della nuova era elettrica, pronta a stordirci e
assorbirci. Lo stesso accade con l’avvento del digitale. Esso secondo Han, ha effetti
profondi sull’uomo, che spesso ignora inconsapevolmente, Han cerca di valutarne le
conseguenze
1. I media digitali ci riprogrammano e stordiscono
2. Il pubblico diventa privato e il privato pubblico.
La nostra società è caratterizzata dall’eccitazione continua e la comunicazione è orientata
all’emozione, generalmente negativa o alla promozione.
Dedica un paragrafo intero al concetto di shitstorm (comunicazione legata all’oltraggio):
indignazione costante caratterizzata dall’insulto e attacco reciproco.
Cos’è lo sciame?
1895. Lebon. Psicologia delle folle -> masse di persone che arrivano in città.
Manifestazione irrazionale, emotiva e violenta. Tende a comportarsi in maniera distruttiva.
Questo concetto viene ripreso da McLuhan: il soggetto della folla non reclama attenzione,
si raduna negli stadi, protesta.
2013. Han. Lo sciame -> Come la folla, lo sciame è irrazionale, emotivo, violento. Non è
una folla perché privo di anima e spirito. L’uomo dello sciame crede di far parte di una
conversazione più ampia, ma in realtà mira all’ottimizzazione del sé, all’attenzione degli
altri. I grandi movimenti politici vengono sostituiti da performance temporanee, movimenti

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Silvia Scotti
fini a se stessi. Lo sciame non marcia perché non ha direzione, non sviluppa un pensiero
politico corrente. Il socius cede al solus, la forma sociale odierna è caratterizzata dalla
solitudine
Il digitale
Il medium digitale è il medium della pseudo-presenza. Non conosce il passato, opera in
tempo reale. La cultura digitale produce e consuma informazioni rapide che non hanno
grande consistenza (giornalismo in crisi). Si afferma il concetto di presentazione del sé. Il
telefono è specchio digitale, la società digitale è narcisistica. Riprende i concetti di eros e
narciso (McLuhan). Il primo rivolto agli altri. Il secondo, rivolto su se stesso.
Riprende le tesi di Susan Sontag dicendo che produciamo, grazie al digitale, enormi
quantità di immagini, e che questa può essere interpretata come una modalità di difesa e
fuga. L’uomo digitale non usa le mani ma solo le dita, vuole solo giocare e vedere.
Flusser parlava di homo ludens: uomo che ignora il concetto della presentazione che
rende il giorno simile al lavoro. Non è totalmente corretto perché nell’era digitale il giorno è
sottoposto alla prestazione, diventa lavoro. Flusser sosteneva che la comunicazione
digitale abolisse il sé isolato e creasse una società comunitaria, Han afferma che il digitale
erode massicciamente la società, crea nuove forme di alienazione. Parla di sé-progetto:
proiettile e che il soggetto rivolge contro di sé.
La comunicazione digitale elimina il contatto con il reale, è spettrale e crea surrogati
intangibili dell’uomo. Crea nuove patologie: IFS, l’eccesso di informazioni conduce ad una
paralisi di giudizio e depressione, zombificazione.

La società della psicopolitica


L’ideologia dominante degli ultimi 30 anni nelle società occidentali è il neloberalismo.
Dottrina politica che privilegia la privatizzazione di tutte le risorse sociali e naturali. Basata
sull’idea di libero mercato, il capitale deve circolare liberamente senza restrizioni. I
lavoratori devono diventare imprenditori. Flusser immaginava una democrazia del futuro a
partire dal sistema QUBE (question your tube), un sistema interattivo di tv degli anni 70.
Secondo lui permetteva una democrazia diretta di villaggio. Una forma di vita utopistica
dove il tempo libero e l’impegno politico coincidono. Oggi il digitale ha ridotto la relazione
umana che è diventata una relazione tra merci. Ognuno è per l’altro merce. C’è un auto-
sfruttamento e un’ottimizzazione costante. Il soggetto è diventato imprenditore del sé. Han
esamina la relazione tra tecnologia (meda) e psico politica (neoliberismo). La tecnologia è
funzionale all’ascesa della psicopolitica perché è la forma più sofisticata di controllo
ideologico delle masse mai sviluppata. Dopo l’avvento del neoliberismo, il controllo diventa
da coercitivo a deduttivo. La tecnologia ha ridefinito l’orizzonte di ambizione degli individui.
La società digitale è depressa (auto-illusione del realizzarsi), segnata dall’auto-
sfruttamento dove non è più riconoscibile la divisione tra tempo di lavoro e tempo libero.

capitalismo (<1980): cittadini. Politica ed economia sono sfere distinte. Masse, tv,
sfruttamento forza lavoro. Sindacati, produzione di merci (materiali). Lavorati,
sorveglianza.
neoliberismo (1980>): consumatori. La sfera economica assorbe la politica. Sfera privata
che si presenta come pseudo pubblica. Auto-sfruttamento dell’individuo. Produzione di
informazioni (immateriali). Auto-sorveglianza.

Secondo Han la comunicazione digitale è una pura transizione economica, espressione


compiuta della logica neoliberista. La comunicazione digitale può essere emozione o
promozione del se. E' una società dell'emozione, dell’indignazione, non ammette il dialogo
ma solo l’insulto.

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Silvia Scotti
differenze con Benjamin: Secondo Benjamin la macchina cattura ciò che sfugge
all'occhio umano (inconscio ottico). Secondo Han, la nostra interazione quotidiana con i
media è ricca di azioni di cui non abbiamo memoria, ma esistono degli archivi e le
Corporation sanno tutto ciò che noi facciamo (inconscio digitale).
razionalismo irrazionale: deleghiamo il nostro potere alle persone senza che noi
sappiamo effettivamente cosa succeda.
documentario: Han racconta la sua Corea e le sue teorie, illustrandole con un analisi
della Corea. Nella prima parte del video, racconta la sua vita a Berlino, nella seconda
parte, lascia la Germania e torna a Seul.
gamification: strumento di marketing che precede la trasformazione di ogni cosa in un
gioco.
soluzioni: propone una soluzione, trovata nell’idiotismo. In realtà però il finale del libro è
aperto e la conclusione è lasciata in sospeso

Angela Nagle (1984) Alt-right


Contro la vostra realtà (2018)
Il punto di partenza del saggio è una tesi di Antonio Gramsci, secondo il quale la cultura
trasforma la società, e in particolare le trasformazioni culturali modificano l’assetto politico
e sociale.
Nagle studia la trasformazione della cultura negli ultimi 10 anni guardando cos’è accaduto
online. Negli ultimi due anni afferma che ci siamo risvegliati dalla sbornia del
cyberutopianismo, che vedeva Internet come uno spazio egualitari, di giustizia sociale.
La rete ci permette una partecipazione e rende possibile una trasformazione sociale
radicale.
Non ci si rende conto che questa sbornia è stata sconfessata. Forum come 4chan e 8chan
diventano fogne che riuniscono il lato più oscuro della rete, danno vita a una sottocultura
caratterizzata da un umorismo estremamente trasgressivo e un’umorismo impregnato di
misoginia e razzismo. E’ l’era della trasgressione online, anche offensiva. L’obbiettivo che
si è andato ad instaurare non è quello di creare una società dove siamo tutti uguali ma
romper la filosofia egualitaria sinistroide e la morale cristiana della destra conservatrice. La
trasgressione passa dall’online all’offline e tocca la realtà quotidiana.
Per capire il fenomeno ancora meglio, cerca di indagare lo sviluppo del web negli ultimi
dieci anni attraverso parole chiave.
crede che sia nata una cultural war online che si è riversata sulla realtà
due fazioni: 4chan vz. Tumblr
Tumblr è caratterizzato da correttezza politica, safe space, online shaming
4chan è l’antitesi, gente che utilizza gli strumenti del razzismo offensivo, del linguaggio
scurrile. E da Alt-Right (razzismo a priori) a Alt-light (performance del razzismo
caratterizzato da una figura peculiare) il passo è stato fin troppo breve.

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