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EDG sbobine

economia dei gruppi (Università degli Studi di Torino)

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO


DIPARTIMENTO DI MANAGEMENT
CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN ECONOMIA AZIENDALE

ECONOMIA
DEI
GRUPPI
Prof. RIZZATO PISONI
6 CFU
(percorsi: AMMINISTRAZIONE, FINANZA E CONTROLLO;
PROFESSIONI CONTABILI)

SBOBINE
Completamente sostitutive del libro, comprendono: slides e lucidi,
integrazione del libro (ultima versione aggiornata settembre 2017), tutte
le esercitazioni già svolte e temi d’esame

Giulia Barale

Terzo anno

Primo semestre

a.a. 2017/2018

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Giulia Barale

LEZIONE 1: 19/09/2017

DAL BILANCIO D’ESERCIZIO AL BILANCIO CONSOLIDATO


Nel corso di ragioneria volutamente vengono trattate le voci che si trovano nell’attivo e nel passivo dello stato
patrimoniale, tutte tranne una: le partecipazioni. Questo perché tale voce viene utilizzata come “collegamento” tra il
bilancio d’esercizio (oggetto del corso di ragioneria) e il bilancio consolidato (oggetto di questo corso). Questa prima
lezione non riguarda ancora il bilancio consolidato ma sostanzialmente perché c’è il bisogno di avere un bilancio
d’esercizio. La sola voce “partecipazioni” così com’è nel bilancio d’esercizio potrebbe non essere sufficiente a raccontare
tutto ciò che serve.

Ecco un esempio. La voce “partecipazioni” nel bilancio d’esercizio può essere corretta come iscrizione, ma potrebbe
dare un’informazione largamente incompleta. Supponiamo di avere una situazione in cui l’azienda A controlla al 100%
l’azienda B (caso più semplice). Nei casi reali dire che A controlli B, che è il presupposto per far scattare la presenza di
un gruppo e quindi per essere soggetti al problema del bilancio consolidato, non è così scontato e banale. Se c’è il
controllo totale di A nei confronti di B, vuol dire che nello stato patrimoniale di A ci sarà la voce “partecipazioni”
supponiamo di 100:

STATO PATRIMONIALE A

Partecipazioni: 100

e quindi nello stato patrimoniale di B ci sarà:

STATO PATRIMONALE B

Patrimonio netto: 100

È quindi corretta l’informazione che A stia dando 100 al suo bilancio di esercizio in rapporto al fatto che possiede il 100%
delle quote di B? Sì, ovviamente è corretta. A ha una partecipazione di 100 a fronte di B che ha un patrimonio netto di
100. Parlando di bilancio di esercizio, quando A ha acquistato le partecipazioni avrà fatto la scrittura contabile
“partecipazioni a cassa o cassa” per i 100 euro che ha speso per poter comprare il 100% di un patrimonio netto che vale
100 euro. Questa è di certo un’informazione corretta. Ma perché potrebbe non esserlo sul piano di comunicazione
finanziaria? Perché dietro quei 100 euro di partecipazioni ci possono essere patrimoni netti fatti in modo diverso tra di
loro. A parità di patrimonio netto (100 euro) si possono verificare ad esempio i seguenti casi:

STATO PATRIMONIALE B STATO PATRIMONIALE B

Attivo 150 Debiti 50 Attivo 1000 Debiti 900


Patrimonio netto 100 Patrimonio netto 100
In entrambi i casi il valore effettivo del patrimonio netto è sempre 100. Nel primo caso però l’investimento di A è in una
società certamente equilibrata (100 di patrimonio netto e 50 di debiti) perché i mezzi propri sono maggiori dei debiti,
mentre nel secondo caso il 100 di partecipazioni di A è fatto di 1000 di attivo e 900 di debiti: in questa secondo caso
quindi la situazione non è rosea perché il patrimonio è sempre 100 ma i debiti sono di 900. L’azienda A possiede quindi
le attività di B (1000) ma anche tutti i sui debiti (900). Le norme in materia di bilancio consolidato obbligano le società
che controllano altre società a redigere il bilancio consolidato. La sostanza è non accontentarsi di leggere in un bilancio

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d’esercizio la voce “partecipazioni” ma andare a sostituire alla voce “partecipazioni” le attività e le passività che danno
contenuto a quella voce. Questi sono i due livelli: nel bilancio d’esercizio leggo 100, ovvero il valore netto delle
partecipazioni; è un’informazione certamente corretta ma rischia di essere incompleta perché non dice come si
compone; ecco perché il secondo livello, quello del bilancio consolidato. Esso permette di capire come si compone la
voce partecipazioni: perché se siamo nel primo caso la situazione è equilibrata, se siamo nel secondo tutt’altro. I bilanci
consolidati nei due casi risulterebbero:

STATO PATRIMONIALE CONSOLIDATO STATO PATRIMONIALE CONSOLIDATO

Partecipazioni 100 Patrimonio netto 100 Partecipazioni 100 Patrimonio netto 100
Attivo B 150 Debiti B 50 Attivo B 1000 Debiti B 900

Si può notare che nel secondo caso il patrimonio netto è decisamente inferiore dei debiti, mentre nel primo caso è
superiore. Quando si va a fare il bilancio consolidato si va a togliere la voce “partecipazioni” e si sostituisce tale voce
con le attività e le passività effettive che vanno a formare il valore netto delle partecipazioni. Questa è la ragione per cui
nel corso degli anni accanto al bilancio d’esercizio si sia affiancato l’obbligo, nel caso del controllo di una società nei
confronti di un’altra, del bilancio consolidato: non accontentarsi del dato sintetico ma andare a capire come esso si
forma.

Ecco perché anche con società importanti c’è il dibattito “c’è il controllo o non c’è il controllo?”, perché se c’è il controllo
scatta l’obbligo del bilancio consolidato. Nel tempo al bilancio di esercizio obbligatorio si è affiancato il bilancio
consolidato obbligatorio. Ha cominciato la Consob con le società quotate, poi è arrivato il decreto 127 (anni ’90) proprio
per evitare che l’informazione finanziaria nei confronti dei terzi sia incompleta. L’obbligo del bilancio consolidato scatta
in alcune situazioni, in determinate condizioni e al di sopra di determinate dimensioni. Quindi non tutti gli A che
controllano i B in Italia devono fare il bilancio consolidato, ma solo al verificarsi di determinate condizioni, che vedremo
a breve.

La voce “partecipazioni” si trova nel bilancio di esercizio nell’attivo dello stato patrimoniale, nelle immobilizzazioni
finanziarie. La voce “partecipazioni” si suddivide poi in sotto voci:

Si ricorda che lo schema di bilancio di esercizio studiato negli anni scorsi è lo stesso del bilancio consolidato. → In sede
d’esame può essere richiesto dove determinate informazioni si trovano (NB. RIPASSARE STRUTTURA BILANCIO!!)

Quindi, nella voce “immobilizzazioni finanziarie”, poniamo l’attenzione sulla voce “partecipazioni”, che fa da
collegamento tra bilancio d’esercizio e bilancio consolidato. Le partecipazioni possono comprendere sia le azioni sia le
quote di partecipazione di società non S.p.A. (tali quote non sono azioni). La società che possiede tali quote o azioni
prende il nome di “società partecipante” e ha la voce “partecipazioni in società partecipate”. La società controllata dalla
partecipante prende invece il nome di “società partecipata”, appunto, e nel suo bilancio avrà le voci che danno
contenuto alle partecipazioni. Come si può notare ci sono diverse categorie:

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• a) Partecipazioni in imprese controllate


• b) Partecipazioni in imprese collegate
• c) Partecipazioni in imprese controllanti
• d) Partecipazioni in imprese sottoposte al controllo delle controllanti
• d bis) Partecipazioni in altre imprese

Quando abbiamo delle partecipazioni iscritte a bilancio, a seconda della categoria di appartenenza, la dimensione della
partecipazione può portare tale partecipazione ad essere collocata nei diversi casi previsti. Per ciascuna di queste
categorie ci sarà un trattamento diverso ai fini del bilancio consolidato. Questo passaggio ci serve perché quando
dovremo redigere il bilancio consolidato dovremo andare a riprendere questa suddivisione.

Per il Codice Civile:

Dietro l’esempio più facile fatto prima (controllo del 100%) si possono verificare diversi casi più complicati nei quali si
parlerà sempre di controllo. Si pensi al caso di una società che ha il controllo senza avere la maggioranza dei voti (caso
2): una società A controlla una società B possedendo il 40% delle sue quote e il restante 60% di B è nelle mani di una
compagine più o meno grande di piccoli soci ognuno dei quali possiede una piccola partecipazione. In questo caso il 40%
non è il 100% e non è nemmeno la maggioranza delle quote, ma da comunque sia il controllo alla società A sulla società
B. Si parla di controllo “di diritto” quando si ha più della metà dei voti (e quindi delle quote). Nel caso appena visto
invece si parla di controllo “di fatto”.

Se l’influenza c’è ma non è decisiva, si parla invece di “collegamento” e non di controllo, e quindi di società collegate. Il
collegamento è un gradino più basso del controllo.

CONTROLLO → INFLUENZA DOMINANTE O DETRMINANTE (almeno la maggioranza dei voti)

COLLEGAMENTO → INFLUENZA NOTEVOLE (almeno 1/5 dei voti nelle non quotate e 1/10 nelle quotate)

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Influenza notevole significa che da solo non sono in grado di esercitare il controllo ma ho un quantitativo di
partecipazioni tale da influenzare la governance della società partecipata. Tale quantitativo è, come si può notare, di un
quinto delle quote per le società non quotate e di un decimo per le quotate.

Questo caso non verrà esaminato nel dettaglio. A controlla B e a sua volta B contiene nel suo portafoglio delle azioni di
A.

L’ultimo caso, quelle delle partecipazioni in società sottoposte al controllo delle controllanti, ci può dare problemi nella
definizione dell’area di consolidamento.

Tutte le partecipazioni che non rientrano nei casi fino a qui esaminati rientrano nella categoria residuale delle
“partecipazioni in altre imprese”.

La suddivisione nelle varie fattispecie appena esaminate è utile non solo per sapere dove e come vanno collocate le
partecipazioni nel bilancio, ma serve soprattutto perché ad ogni categoria corrisponde un diverso comportamento
contabile.

NB. In Italia: 1 QUOTA = 1 VOTO. Si parla però di voti perché la norma del Codice Civile scaturisce da una norma europea
e in altri ordinamenti può verificarsi diversamente. Per le società quotate in borsa valgono invece le regole dei principi
contabili internazionali IAS; hanno l’obbligo del bilancio consolidato seguendo le IAS appunto.

Riassumendo, quindi:

• CONTROLLO → DI DIRITTO: almeno 50% dei voti assemblea ordinaria → INFLUENZA DOMINANTE
→ DI FATTO: voti sufficienti → INFLUENZA DOMINANTE
• COLLEGAMENTO→tra 20% e 50% voti assemblea ordinaria (s. non quotate) →INFLUENZA NOTEVOLE
→ tra 10% e 50% voti assemblea ordinaria (s. quotate) → INFLUENZA NOTEVOLE

Nelle immobilizzazioni finanziarie ci sono anche i crediti e altri titoli. Ripasso:

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Dopo aver ripassato il contenuto delle singole voci presenti tra le immobilizzazioni finanziarie del bilancio d’esercizio,
andiamo a vedere i loro criteri di valutazione. Il bilancio d’esercizio si trasforma in bilancio consolidato quando andremo
a prendere la voce “partecipazioni” e andremo a fare l’operazione di sostituzione vista prima. Quindi dobbiamo sapere
come vanno valutate le partecipazioni. Ogni voce si riferisce ad una precisa norma:

Per tutte le partecipazioni (tutte le categorie!), il metodo di valutazione previsto dal codice civile che può essere usato
(e che viene utilizzato nel 95% dei casi delle aziende italiane) è il METODO DEL COSTO RETTIFICATO PER PERDITE
DUREVOLI. Non è l’unico metodo utilizzabile (esiste per alcuni tipi anche quello del patrimonio netto) ma è quello in
assoluto più utilizzato. Infatti, per le partecipazioni in imprese controllate e collegate il Codice Civile prevede il metodo
del patrimonio netto.

Così come le immobilizzazioni materiali e immateriali vengono valutate e annotate a costo storico, anche le
partecipazioni seguono il metodo del costo. Questo costo è poi “rettificato per perdite durevoli”. Cosa vuol dire metodo
del costo? Quali sono le tappe attraverso le quali posso determinare il valore che mi ritrovo all’interno del bilancio
d’esercizio? Innanzitutto ci sono cinque punti da tenere ben presenti:

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Cosa succede al momento dell’iscrizione iniziale della partecipazione? È il caso facilissimo che abbiamo fatto prima. Ho
acquistato una partecipazione a inizio anno e ora (fine dell’anno) la devo iscrivere a bilancio. Nel corso dell’anno non è
successo nulla di significativo e mi ritrovo così a bilancio lo stesso valore di acquisto. I problemi un po’ più complessi
escono quando ci sono delle valutazioni successive, perché quando acquisto partecipazioni, la società di cui ho comprato
le partecipazioni può andare bene così come può andare male. Ecco che ci possono essere interventi; non a caso il nome
del metodo è “costo rettificato per perdite durevoli di valore”. Negli anni successivi all’acquisto possono verificarsi
sostanzialmente quattro possibili situazioni:

• La partecipazione continua ad avere lo stesso valore perché il patrimonio netto della partecipata rimane
sempre lo stesso.
• Il patrimonio netto della partecipata è cresciuto perché c’è stato un utile. In questo caso non si opera nessuna
rettifica perché il metodo prevede rettifiche solo per perdite durevoli di valore. Questo in ottica del principio
generale per la redazione del bilancio d’esercizio della prudenza: vengono iscritti a bilancio solo i ricavi e
proventi realizzati, e non quelli non ancora realizzati. Il maggior valore del patrimonio netto della partecipata
diventerà un utile realizzato nel momento della vendita di tale partecipazione. Il maggior valore quindi viene
iscritto quando realizzato.

Quindi, se il patrimonio netto della partecipata rimane invariato o cresce, non si deve far nulla. Il problema salta fuori
quando si verificano delle perdite. Ecco le ultime due situazioni possibili:

• Se si verifica una perdita, cioè se il patrimonio netto si riduce a causa di una perdita di esercizio, cosa devo fare?
Dipende dal significato che si dà alla perdita. Se quella perdita di valore viene considerata come un episodio
transitorio, cioè non durevole (è chiaro che non basta un’opinione per stabilirlo ma ci vogliono dati oggettivi
che supportino tale opinione), anche in questo caso non si deve far nulla e riscrivere la partecipazione allo stesso
valore.
• Se invece non ci sono elementi per considerare transitoria la perdita, ecco che essa diventa una perdita
durevole di valore e quindi bisogna intervenire per svalutare la partecipazione.

Si parte quindi dal costo di acquisto della partecipazione, si seguono le vicende successive della partecipata; se questa
guadagna, rimane stabile o perde ma tale perdita non è ritenuta durevole, non si fa nulla. Se invece la perdita non è
transitoria ma durevole, bisogna correggere e svalutare la partecipazione. Ecco il metodo del costo rettificato per
perdite durevole. Si tratta quindi di un metodo non automatico, a differenza di quello del patrimonio netto (secondo
quest’ultimo, se il patrimonio netto della partecipata aumenta, il valore della partecipazione deve essere rivalutato,
mentre se diminuisce la partecipazione deve essere svalutata).

Bisogna comunque far sapere al pubblico di eventuali crescite o diminuzioni di valore delle partecipazioni. Nel caso di
un aumento del patrimonio netto della partecipata, così come nel caso contrario di una sua perdita, il lettore del bilancio
deve quindi poter leggere e sapere della variazione del patrimonio netto. Ecco perché il quinto punto della slide dice
“confronto con patrimonio netto della partecipata”. Ecco quindi come si procede con il metodo del costo rettificato per
perdite durevoli di valore:

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*NI = nota integrativa.


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In questo esempio il ripristino è dello stesso valore della svalutazione, ma potrebbe verificarsi un ripristino soltanto di
una parte della svalutazione del valore iniziale. Se ho una svalutazione del 30%, potrebbe verificarsi un ripristino al
massimo del 30% (dello stesso importo della svalutazione).

Il valore di carico è la somma algebrica di tutto ciò che è stato scritto prima (nell’esempio) più o meno correzioni per
perdite o successivi ripristini di valore. Quando la differenza tra valore di carico e frazione di patrimonio netto contabile
della partecipata è positiva, significa che il valore della partecipazione è aumentato. La società non è obbligata a
motivare tale differenza, ma ha tutta la convenienza di renderla pubblica in NI. Per questo motivo il Codice Civile prevede
l’obbligo solo in caso di differenza negativa (in questo caso non ci sarebbe convenienza nel renderla pubblica).

Di seguito verranno inserite le slide riguardanti il patrimonio netto a titolo informativo. Non ci si sofferma ora ma più
avanti nel corso.

Con questo metodo il costo di acquisto delle partecipazioni viene costantemente rettificato in aumento o in diminuzione
in base alle variazioni del patrimonio netto della partecipata. Questo metodo viene utilizzato poco perché non ha
convenienza ai fini fiscali: se infatti il patrimonio netto della partecipata aumenta, mentre con l’altro metodo tale
aumento non veniva iscritto, in questo caso si. E su questo aumento la società deve ovviamente pagare le tasse. Per
questo motivo non è un metodo conveniente.

Di seguito un ripasso delle valutazioni delle altre immobilizzazioni finanziarie. È un ripasso perché l’argomento è stato
frequentato nel corso di ragioneria.

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LEZIONE 2: 22/09/2017

IL GRUPPO SOCIETARIO
Cosa vuol dire gruppo? Un gruppo societario è un insieme, una concentrazione, di imprese. Si parla di “gruppo” ogni
volta in cui ci sono tante imprese che sono tra loro unite. Ci sono due tipologie di gruppo. La prima è l’unione di tante
imprese al fine di costituire un’unica realtà economica. Quindi è come se stessimo dicendo che ci sono tante imprese
singolarmente indipendenti ma che poi di fatto compongono un unico soggetto economico. Questa è la tipologia di
gruppo di cui ci occuperemo durante il corso: imprese giuridicamente indipendenti ma appartenenti a un soggetto
economico unico. La seconda tipologia di gruppo è quello di accordi tra imprese al fine di riformare alcuni aspetti. Un
esempio tra tutti: associazioni tra imprese. In questo caso non vi è il bilancio consolidato. Questa tipologia non verrà
affrontata.

REQUISITI DI UN GRUPPO

Ma quali sono i tre ingredienti per parlare di gruppo di imprese? Sono questi:

Primo ingrediente: PLURALITA’ DI SOGGETTI GIURIDICI. Ci devono essere tanti soggetti indipendenti. Io parlo di gruppo
solo se ho tante S.p.A, S.r.l., ecc., cioè tanti soggetti singolarmente indipendenti, ognuno dei quali farà il proprio bilancio
di esercizio. Perché se non abbiamo soggetti giuridicamente indipendenti, abbiamo un’impresa divisa in tante aree,
divisioni, settori, ecc.

Secondo ingrediente: COLLEGAMENTO TRA AZIENDE. Queste società giuridicamente indipendenti devono essere
collegate, cioè devono esserci dei legami tra di loro.

Terzo ingrediente: UNICITA’ DEL SOGGETTO ECONOMICO. Il fatto di avere legami tra loro fa sì che le imprese diventino
un unico soggetto economico.

Facciamoci caso: in questi anni non parliamo di Fiat, ma del gruppo Fiat (o meglio FCA); non parliamo di Intesa San Paolo,
ma del gruppo Intesa San Paolo; non parliamo di Pirelli, ma del gruppo Pirelli. Si tratta di gruppi societari perché
soddisfano i requisiti appena visti. E proprio per questo, oltre a redigere il bilancio d’esercizio redigono anche il bilancio
consolidato.

LA CREAZIONE DI UN GRUPPO

La terza domanda che ora ci poniamo è: come si crea un gruppo? Un gruppo può nascere principalmente in due modi:
o per ENUCLEAZIONE o per ACQUISIZIONE.

ACQUISIZIONE → l’impresa A compra l’impresa B ed è chiaro che A+B diventa un gruppo. Se un gruppo nasce per
acquisizione, dal punto di vista contabile nel bilancio di esercizio cosa succede? Entrambe le imprese hanno i loro bilanci.

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Nello stato patrimoniale di B, c’è una voce che aiuta a capire quanto B valga: il patrimonio netto. Infatti il patrimonio
netto esprime la ricchezza di un’impresa a un certo momento. È importante ricordare che il patrimonio netto non è il
valore di mercato dell’impresa, ma la sua ricchezza contabile. Immaginiamo che l’impresa B presenti un patrimonio
netto di 100 dato da un’immobile di 150 (attività) e di conseguenza dei debiti pari a 50. Investimenti - debiti = patrimonio
netto, ricchezza contabile. Che cosa succede al bilancio di A post acquisizione? Succede questo:

• Uscita di cassa di 100 (c/c in avere)


• Investimento fatto all’interno di un’altra impresa o “partecipazioni” (attivo stato patrimoniale, in dare). Quei
100 quindi rimangono nell’impresa A. In questo caso (controllo totalitario) si parla di partecipazioni di controllo.

I legami devono ovviamente essere partecipativi (lo si capisce dalla voce partecipazioni). In questo caso si forma un
gruppo e nasce così l’obbligo del bilancio consolidato.

ENUCLEAZIONE → significa “scorporazione”. Inizialmente abbiamo una società A. Immaginiamo che A operi in due
settori. Nel suo stato patrimoniale ci saranno quindi attività e passività appartenenti a un e all’altro settore.
Immaginiamo che nell’attivo ci sia scritto:

• Attività settore 1 = 100


• Attività settore 2 = 200
• Totale attività = 300

Analogamente, nel passivo:

• Debiti settore 1 = 50
• Debiti settore 2 = 100
• Totale debiti = 150
• Patrimonio netto = 150.

Ovviamente non troveremo queste voci, è per semplificare. Se l’azienda A decidesse di enucleare un settore (ad esempio
il secondo), prenderebbe tutte le attività di quel settore e tutte le sue passività e le metterebbe in una nuova impresa B
neo costituita che avrebbe a stato patrimoniale:

• Attività settore 2 = 200


• Debiti settore 2 = 100
• Patrimonio netto = 100

Per quanto riguarda lo stato patrimoniale di A:

• Le attività del settore 1 continuano ad esserci = 100


• Debiti settore 1 idem = 50
• Partecipazioni = 100 (200 di attività – 100 di debiti); sono le partecipazioni nella società neocostituita.

Quanto vale ora la società A? sempre uguale, perché il patrimonio netto rimane sempre uguale:

STATO PATRIMONIALE A

Attività settore 1 100 Debiti settore 1 50

Partecipazioni 100 Patrimonio netto 150

Adesso A e B sono diventate un gruppo perché A detiene partecipazioni di controllo di B. A e B sono ora due soggetti
giuridicamente indipendenti che formano un unico soggetto economico.
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LE MOTIVAZIONI DI UN GRUPPO

La quarta domanda che ci poniamo è: perché nasce un gruppo societario? Che convenienza c’è? Ci possono essere
diverse cause:

• Conferimenti, scorpori, scissioni: da un’unica impresa se ne formano due giuridicamente indipendenti


sottoposte al controllo di una terza società (nell’esempio fatto si creava invece una sola nuova impresa)
• Espansione di attività: una società compra una o più nuove imprese per investire (non ci sono nuove imprese)
• Investimento
• Convenienza finanziaria: “scatole vuote”. Abbiamo la stessa impresa suddivisa in due modi:

Nella seconda ipotesi il sig. Verdi ha bisogno di finanziamenti per 1000. La banca 1000€ non glieli dà. Per avere quei
1000, crea un gruppo non a caso: della vecchia società C, il 51% appartiene a B, il restante a soci di minoranza. L’impresa
B è per il 51% della società A e per il restante di altri soci. L’impresa A è per il 51% del sig. Verdi e il restante di altri soci.
Domanda: in C comanda sempre il sig. Verdi! O meglio, il signor Verdi controlla INDIRETTAMENTE C e B. In questa ipotesi
C ha bisogno di 1000€. Per questo C fa un aumento di capitale di 1000. A questo aumento partecipano i soci, cioè B per
il 51% e altri per il 49%. Ciò significa che B versa 510 (51% di 1000). Due possibilità: B può averli 510€ così come può non
averli. Nella nostra ipotesi B non ha 510€, quindi deve chiedere ai suoi soci di metterli. In altre parole B fa un aumento
di capitale di 510. I soci che partecipano all’aumento di capitale sociale sono per il 51% A e per il 49% altri soci. L’impresa
A versa quindi 260,1€, ovvero: 51%*510€. Anche in questo caso A può avere o non avere i soldi. Se non li ha deve fare
un aumento di capitale sociale: il sig. Verdi possiede il 51% e quindi verserà: 51%*260,1 cioè 132,65€. Se non avesse
creato un gruppo societario del genere (ipotesi 1), il sig. Verdi avrebbe dovuto versare lui stesso 1000€ in quanto
proprietario unico di C. Nella seconda ipotesi ha però versato solo 132,65. Per questo si parla di convenienza finanziaria.

Possibile domanda all’esame → requisiti di un gruppo, definizione e motivazioni.

LE TIPOLOGIE DI LEGAMI

Siamo arrivati a dirci che A e B per essere un gruppo devono avere dei legami. I legami possono essere di tanti tipi:

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A noi ovviamente interessano quelli di natura finanziaria, cioè le partecipazioni. Parliamo quindi di “legame
partecipativo”. Si può distinguere tra partecipazioni dirette e indirette.

Non vedremo le partecipazioni reciproche.

LE TIPOLOGIE DI GRUPPI

La quinta domanda che ci poniamo è: quali sono le tipologie di gruppi? I gruppi possono essere:

• Gruppi VERTICALI A STRUTTURA SEMPLICE: ci sono solo ed esclusivamente partecipazioni dirette. A, che si
chiama “società capogruppo” o “holding”, controlla B, C e D. Una holding può essere operativa o finanziaria
(questo caso: possiede solo partecipazioni e non attività produttive della controllata).

• Gruppo VERTICALE A CASCATA: la capogruppo possiede sia partecipazioni dirette sia partecipazioni indirette.
A è la holding, B è la sub-holding. La sub-holding quindi è una società che è controllata e a sua volta controlla.

• Gruppi VERTICALI A LIVELLI SUCCESSIVI DI RAGGRUPPAMENTO: è come se ci fossero tanti piccoli gruppi; sono
presenti sia partecipazioni dirette sia indirette.

Possibile domanda all’esame → quanti bilanci consolidati si devono redigere? La risposta è: potenzialmente 3 (vedremo
più avanti).

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• Gruppo VERTICALE A CATENA DIRETTA: la peculiarità sono le partecipazioni reciproche dirette.

• Gruppo VERTICALE A CATENA INDIRETTA: partecipazioni reciproche dirette e indirette.

Esempi di gruppi societari reali:

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LA COMUNICAZIONE FINANZIARIA DI UN GRUPPO


All’interno di un gruppo ci sono le cosiddette “operazioni infragruppo”. Queste operazioni potrebbero avvenire a
condizioni diverse da quelle di mercato (es. giocatori della Juventus che comprano le Jeep a un prezzo più basso di quello
di mercato). Queste operazioni, dette “transfer pricing”, influenzano il bilancio delle diverse società coinvolte. L’impresa
venditrice scrive i ricavi più bassi di quelli di mercato e l’impresa acquirente scrive i costi più bassi del mercato. Queste
operazioni quindi possono rappresentare una situazione potenzialmente non veritiera. Per questo motivo quando si
parla di gruppo c’è bisogno del bilancio consolidato, attraverso il quale vengono eliminate le operazioni infragruppo (le
imprese del gruppo sono infatti considerate un unico soggetto economico!).

Il bilancio consolidato in Italia è visto come un documento aggiuntivo al bilancio d’esercizio. Nei principi contabili
internazionali, che non vedremo, il bilancio è il bilancio consolidato.
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Facciamo un esempio per chiarire L’IMPORTANZA INFORMATIVA DEL BILANCIO CONSOLIDATO:

A, che controlla B, ha un attivo di 130, debiti per 10 e patrimonio netto per 120. Il suo indice di indipendenza finanziaria
è al 92% circa. Noi sappiamo che tale indice è ottimo quando è al 50%. Questo indice nell’esempio però è un dato fittizio
che non rappresenta una situazione veritiera. La società A ha infatti spostato i suoi debiti nella società B, che ha debiti
per 600 e attività per 700. Ma essendo B controllata totalmente da A, i debiti di B sono di A al 100%. Se guardassimo
solo al bilancio d’esercizio di A, avremmo una situazione non corretta. L’impresa B ha un’indipendenza finanziaria del
14%. Ma nemmeno questo dato è quello corretto. La vera situazione reale è rappresentata dal bilancio consolidato. La
vera indipendenza finanziaria è al 16%. Si prendono quindi tutti i debiti di entrambe le società.

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NORME SUL BILANCIO CONSOLIDATO


Bisogna innanzitutto fare una distinzione tra le società quotate e le società non quotate. Per le società non quotate la
norma di riferimento è il dlgs 127/1991 (presente su Moodle per intero). Quindi tutto quello di cui parleremo noi sarà
tratto da questo decreto legislativo, che è poi stato in seguito modificato dalla direttiva 34 del 2013; come tutte le
direttive in Italia, anche questa direttiva deve essere recepita per poter essere applicata. Noi l’abbiamo recepita
attraverso il decreto 139 del 2015. Quindi, ricapitolando, la norma di riferimento è il dlgs 127/1991; la norma è poi stata
modificata grazie al recepimento della direttiva 34/2013 attraverso il dlgs 139/2015. Da quando sono applicabili queste
nuove norme? A partire dai bilanci 01/01/2016. Ciò significa che il primo bilancio redatto secondo le nuove regole è
l’ultimo bilancio che è stato appena chiuso: quello con chiusura 31/12/2016. I bilanci 2016 sono quindi stati i primi
soggetti alle nuove regole. La norma, quando la leggeremo, (quella del dlgs 127/1991) sarà poco esaustiva: la
caratteristica in Italia è che le norme del Codice Civile e i decreti legislativi vengono tradotti e resi operativi attraverso i
principi contabili nazionali, gli OIC (Organismo italiano della contabilità). Questi principi quindi servono a interpretare e
spiegare la norma, ma non solo la legge. La legge rimane il dlgs 127/1991 (modificato). Gli OIC sono gli interpreti autentici
della norma di legge. Gli OIC sono tanti e siccome è cambiata la legge, sono stati modificati anche gli OIC, in particolare
a noi ne interessa uno: OIC 17, che con molta fantasia si chiama “bilancio consolidato e metodo del patrimonio netto”.
Anche questo si trova su Moodle. Perché è importante sottolineare che stiamo parlando del bilancio consolidato italiano
dei gruppi non quotati? Perché i gruppi quotati, come FCA, Intesa San Paolo, ecc. non usano il dlgs 127/1991, ma i
principi contabili internazionali, anche detti IAS-IFRS. Quindi:

GRUPPI NON QUOTATI → dlgs 127/1991 (facoltà)

GRUPPI QUOTATI → principi contabili internazionali IAS-IFRS (obbligo)

I principi contabili internazionali verranno trattati nel corso di laurea magistrale, non in questo corso.

La domanda allora è: chi è che deve applicare gli IAS? Ci interessa solo sapere che sono obbligatori per i gruppi quotati,
ma sono FACOLTATIVI per i gruppi non quotati, i quali quindi possono scegliere tra Codice Civile/principi contabili
nazionali e IAS.

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LE IMPRESE OBBLIGATE A REDIGERE IL BILANCIO CONSOLIDATO

L’articolo 25 del dlgs 127/1991 dice quali sono i soggetti obbligati a redigere il bilancio consolidato. Questo articolo dice:

Ci devono quindi essere due requisiti che devono essere rispettati per poter parlare di obbligo del bilancio consolidato.
Il primo è la natura giuridica della società controllante: questa deve essere una società di capitali oppure una
cooperativa oppure una mutua assicuratrice o ancora un ente pubblico. Il secondo requisito è l’esercizio del controllo:
la società controllante deve esercitare il controllo su almeno un’altra impresa. Quindi tutte le volte in cui c’è una

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società di capitali che controlla un’altra società, vi è POTENZIALMENTE un bilancio consolidato. Spiegheremo il perché
di questo POTENZIALMENTE.

Esempi:

• Società A (S.r.l.) esercita il controllo su una società B controllata: A deve redigere il bilancio consolidato? C’è
potenzialmente l’obbligo del bilancio consolidato;
• Società A (S.r.l.) controlla per il 70% l’impresa B (S.n.c.): A deve redigere il bilancio consolidato? Si perché la
norma parla della natura giuridica della controllante, non della controllata!
• Società A (S.r.l.) ha il 40% in B (S.p.A.): A deve redigere il bilancio consolidato? Il primo requisito è soddisfatto
(A è una società di capitali); mi devo chiedere se esercita anche il controllo su B. 40% non è detto che sia
sufficiente per esercitare il controllo. Dipende dal restante 60%: se questo è suddiviso tra più soci che
detengono meno del 40% a testa delle quote, allora A esercita il controllo (ad esempio: A ha il 40%, il socio C
ha il 20%, D possiede il 10% ed E ha un 30%). Se invece il restante 60% è posseduto da un solo socio o tra più
soci, uno dei quali possiede però più del 40%, allora in questo caso A non esercita il controllo;
• Società A (S.n.c.) possiede il 70% in B (S.p.A.). Secondo quanto detto finora A non ha l’obbligo di redigere il
bilancio consolidato. Ed è vero. Se abbiamo una società di persone che controlla una società di capitali e basta,
la società di persone non redige il bilancio consolidato. Ma c’è un caso particolare: se una società di persone
controlla una società di capitali, e questa società di persone ha la caratteristica di essere controllata al 100%
da società di capitali, quella società di persone è assimilabile in tutto e per tutto a una società di capitali e
quindi ha l’obbligo di redigere il bilancio consolidato. NB: deve essere controllata al 100% da società di capitali,
non basta il 99%!
• A (S.r.l.) e B (S.p.A.) posseggono rispettivamente il 60% e il 40% in C (S.n.c.): la società C non deve redigere il
bilancio consolidato!
• A (S.r.l.) e B (S.p.A.) posseggono rispettivamente il 60% e il 40% in C (S.n.c.) e quest’ultima controlla D (S.p.A.):
C deve redigere il bilancio consolidato perché è controllata al 100% da società di capitali (non deve essere per
forza controllata interamente solo da una società di capitali, può anche essercene più di una, l’importante è
che sia controllata interamente da società di capitali!).

Sul primo requisito c’è poco da dire, non è complicato. Per quanto riguarda invece il secondo vale quanto segue:

Quando una società può essere definita controllata? Questo articolo ne dà una definizione. Si rivedano le tipologie di
controllo (di diritto e di fatto) e le relative influenze (determinante/dominante, notevole).

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CASI DI ESCLUSIONE DALL’OBBLIGO DEL BILANCIO CONSOLIDATO

Prima abbiamo detto che una società di capitali che esercita un controllo su un’altra società deve POTENZIALMENTE
redigere il bilancio consolidato. Perché POTENZIALMENTE? Perché oltre la regola generale ci sono quattro eccezioni. In
questi quattro casi, in cui società di capitali controllano altre società, l’obbligo non vale:

1. GRUPPI DI MODESTE DIMENSIONI (la norma è molto chiara!! I limiti sono da considerarsi controllante +
controllata!) NB. Tutti i gruppi neocostituiti devono fare il bilancio consolidato secondo tale norma

2. Non sono soggette all'obbligo di redazione del bilancio consolidato le imprese che controllano solo imprese
che, individualmente e nel loro insieme, sono irrilevanti ai fini della rappresentazione veritiera e corretta della
situazione patrimoniale, finanziaria e della situazione economica del gruppo di imprese (art.27 del dlgs
127/191, p.to 3 bis) (NB: modifica dell’art.27 del dlgs 127/91 Direttiva CE 49/2009, recepita dal dlgs 31/03/2011
n.56).
3. Non sono soggette all'obbligo di redazione del bilancio consolidato le imprese che controllano solo imprese
che possono essere escluse dal consolidamento ai sensi dell'articolo 28 (dlgs. 139/15 Direttiva 2013/34).
Questo caso verrà ripreso.
4. Sub-holding.

Il primo e il quarto caso sono i più gettonati.

Possibile domanda all’esame → i 4 casi di esclusione dall’obbligo del bilancio consolidato

SUB-HOLDING

Facciamo finta di avere un gruppo come questo:

L’impresa “sub-holding” è una società di capitali che controlla A e B. Deve quindi redigere il bilancio consolidato. Ma
questa sub-holding è controllata dal 96% da un’altra impresa:

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Se il gruppo è questo, la sub-holding è esonerata dal bilancio consolidato.

REGOLA GENERALE: se una società di capitali che ne controlla un’altra è a sua volta controllata per più del 95%, quella
società è esonerata dall’obbligo della redazione del bilancio consolidato. La parola chiave è “più del 95%”! Se di meno,
non c’è nessun esonero! Ma potrebbe capitare anche il caso in cui la holding controlli la sub-holding per meno del 95%.
Qui la regola è diversa:

Se una società di capitali che controlla altre società e che a sua volta è controllata per meno del 95% (ma è pur sempre
controllata!) non redige quindi il bilancio consolidato a meno che la redazione del consolidato non venga chiesta da
almeno il 5% del capitale.

Nel primo caso (>95%), però, in nota integrativa la sub-holding deve scrivere chi fa il bilancio consolidato al suo posto.
Ci sarà quindi scritta la denominazione e la sede della holding controllante nella nota integrativa del bilancio d’esercizio
della sub-holding. Inoltre, la sub-holding quando deposita il suo bilancio d’esercizio, deve depositare anche il bilancio
consolidato della holding. Gli investitori devono infatti avere la possibilità di vedere il bilancio consolidato! Il bilancio
consolidato della holding deve poi essere scritto in lingua italiana o nella lingua utilizzata comunemente negli ambienti
di finanza internazionale (inglese).

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In caso di esonero quindi:

• In NI ci devono essere denominazione e sede della holding che ha redatto il consolidato


• Deve essere scritto in italiano o lingua comunemente accettata per la finanza internazionale
• Bilancio d’esercizio depositato insieme al consolidato della holding
• INOLTRE: la holding deve essere soggetta al diritto di una stato membro dell’UE
• INOLTRE: la sub-holding non deve emettere titoli quotati.

PRINCIPI GENERALI E CONTENUTO DEL BILANCIO CONSOLIDATO


I principi generali sono i seguenti:

• RESPONSABILITÀ PER LA REDAZIONE


• CONTENUTO DEL BILANCIO
• CLAUSOLE GENERALI O POSTULATI
• INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
• DEROGHE
• CONTINUITÀ DEI BILANCI

Prima domanda: quali società del gruppo devono fisicamente redigere il bilancio consolidato? Ovvero, quali società
hanno la responsabilità di redazione del consolidato? art. 29 p.1 – art.43 dlgs 127/1991. La regola dice: la
responsabilità per la redazione del bilancio consolidato spetta agli amministratori dell’impresa controllante. Le
imprese controllate hanno solo l’obbligo di mandare i dati alla controllante.

Contenuto: il contenuto del bilancio consolidato è lo stesso del bilancio di esercizio, cioè:

NB. Il rendiconto finanziario è diventato obbligatorio dal 2016.

Questi documenti sono obbligatori per legge. Tutte le componenti del consolidato, i vari documenti, devono avere
(quasi) la stessa struttura degli stessi di un bilancio d’esercizio. rivedere la struttura di stato patrimoniale, conto
economico e rendiconto finanziario. In più ci deve essere quanto segue:

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Questi documenti non sono obbligatori per legge ma previsti dall’OIC 17. Al prospetto di accordo verrà dedicata una
lezione.

Ma se all’interno di un gruppo alcune società chiudono il bilancio al 31/12 e altre in date diverse, cosa si deve fare? La
regola generale vuole che la data di riferimento del bilancio consolidato sia la data del bilancio della controllante. E
come si fa con i bilanci che hanno date diverse? La controllante deve chiedere alle controllate di fare un bilancio
intermedio con data uniforme. Questa è la regola generale. Tuttavia, dice la norma, se non ti piace la data della
controllante, puoi prendere la data delle controllate più numerose o più rilevanti:

Vale poi quanto segue:

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Pe quanto riguarda i criteri di valutazione, ecco un esempio. Abbiamo un gruppo formato da una controllante e due
controllate. La controllante valuta le rimanenze di magazzino al costo medio ponderato. La prima società controllata al
LIFO e la terza con un criterio diverso. Per il consolidato, quale criterio utilizzo? La norma parla di omogeneità e quindi
non posso valutare tre magazzini con tre criteri diversi. La prima cosa da fare perciò è uniformare i criteri di valutazione.
Quale prendo tra i tre? La regola dice che si può scegliere il criterio della controllante o quello delle controllate o ancora
uno diverso purché tutti utilizzino lo stesso. L’indicazione del criterio utilizzato deve essere data in nota integrativa e
nel prospetto di raccordo.

➔ ESERCITAZIONE 3.1 E 3.2: OBBLIGO O ESONERO DI REDAZIONE DEL BILANCIO CONSOLIDATO


➔ ESERCITAZIONE 5.1: OMOGENEITÀ DEI CRITERI DI VALUTAZIONE

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LEZIONE 3: 26/09/2017

PARTECIPAZIONI E DIVERSE MODALITÀ DI CONSOLIDAMENTO


Come si può notare da quanto segue, riprendiamo le categorie viste già in precedenza:

A seconda delle diverse tipologie di partecipazioni, noi ritroviamo delle diverse intensità di partecipazioni a cui
corrispondono metodi di trattamento contabile diversi quando devo passare dal bilancio d’esercizio al bilancio
consolidato.

In particolare, dove c’è il controllo, di diritto (almeno 50%+1) o di fatto (influenza dominante o determinante, quota
maggiore), il metodo contabile utilizzato è quello integrale: con questo metodo si va ad eliminare la voce
“partecipazioni” con le attività e le passività che rappresenta. Dove c’è il controllo, c’è sempre il metodo di
consolidamento integrale. Inoltre, dal momento in cui si acquisisce il controllo, il conto economico della controllata
viene sommato riga per riga al conto economico della controllante, cioè ai ricavi dell’una sommiamo i ricavi dell’altra e
così per i costi. Nel rendiconto finanziario invece ai flussi finanziari dell’una si sommano i flussi finanziari dell’altra.

Dove non c’è il controllo, ci possono essere altre forme di compartecipazione importanti nel senso che danno lavoro nel
passaggio dal bilancio d’esercizio al bilancio consolidato. Io posso avere una partecipazione in un’impresa collegata.
Dietro alla nozione di collegamento (20%-50%, no controllo ma influenza notevole), c’è l’utilizzo del metodo sintetico di
consolidamento, che verrà trattato a breve. “Metodo sintetico” vuol dire mantenere a bilancio consolidato la
partecipazione, che compare già nel bilancio d’esercizio. la partecipazione una volta nel consolidato non potrà essere
però valutata con il criterio del costo rettificato per perdite durevoli, ma dovrà essere per forza valutata con il metodo
del patrimonio netto. Non si ha quindi più la scelta del metodo di valutazione. C’è una spiegazione: ai fini fiscali, il bilancio
consolidato non ha alcuna rilevanza. Ciò significa che per le imprese del gruppo, le quali continueranno a pagare le tasse
in base ai loro bilanci di esercizio, ogni volta che il patrimonio netto aumenta, per loro rivalutare la partecipazione iscritta
nel consolidato non è un problema. Mentre nel bilancio d’esercizio le imprese, pur potendo scegliere, adottano quasi
tutte lo stesso metodo (costo rettificato per perdite durevoli), per non dover rivalutare la partecipazione facendo così
aumentare il reddito e quindi la base imponibile su cui pagare le imposte, nel consolidato utilizzano il metodo del
patrimonio netto. Infatti, il consolidato è rilevante per i soggetti terzi, per gli stakeholders, per gli investitori e tutti coloro
che hanno interesse nel conoscere la situazione del gruppo. Ma è irrilevante ai fini fiscali. Il bilancio consolidato è anche
irrilevante ai fini della determinazione dei dividendi da distribuire: questi infatti vengono distribuiti sulla base del bilancio
d’esercizio delle singole imprese. Quindi per imposte e dividendi il bilancio consolidato non serve. Sapendo però di non
dover pagare imposte sul bilancio consolidato esiste la probabilità che nel bilancio consolidato ci siano delle scelte
ottimistiche e delle valutazioni molto positive e meno prudenti.

Un esempio. Abbiamo un gruppo molto semplice: A controlla B. Se leggo il bilancio di A, trovo 100 ma nel consolidato
trovo invece 300. Cosa c’è in mezzo?

• Una prima ipotesi è che ci sia in mezzo il risultato di B. Molto semplice.


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• Una seconda ipotesi potrebbe riguardare la scelta di un criterio diverso di valutazione nel consolidato rispetto
a quello utilizzato nel bilancio d’esercizio.
• Terza ipotesi possibile è che il risultato può essere diverso per effetto di operazioni di consolidamento.

Per questi motivi è molto importante il prospetto di raccordo, cioè quel documento che serve a spiegare le differenze
di risultato. NB. I criteri utilizzati nel consolidato devono comunque essere permessi e accettati dal Codice Civile!

Se non si ha il controllo e nemmeno il collegamento, il terzo caso è quello del controllo congiunto, ovvero il caso in cui
A e X controllano B. due società in posizione paritetica (50% e 50%) controllano una partecipata. Nessuna delle due
prevale sull’altra. Nel caso del controllo congiunto viene utilizzato il metodo del consolidamento proporzionale: ognuno
prende nel suo bilancio consolidato il “pezzo” di attività e passività che gli spettano in proporzione alla propria
percentuale di possesso. Mentre nel metodo del controllo si prendono a carico sempre tutte le attività e tutte le
passività, anche se il controllo non è totalitario, nel metodo proporzionale si utilizzano le proporzioni di attività e
passività.

Quando non si verifica né il controllo né il collegamento né il controllo congiunto, ci troviamo nella quarta categoria di
partecipazioni: sono le partecipazioni che nel consolidato rimangono iscritte nello stesso modo in cui lo erano nel
bilancio d’esercizio. È una categoria residuale in cui quindi le partecipazioni non vengono eliminate ma rimangono degli
investimenti nell’attivo patrimoniale. Non c’è quindi alcun lavoro da fare in questo passaggio.

CONSOLIDAMENTO INTEGRALE - CONTROLLO

La regola del trattamento contabile sta nel decreto che disciplina il bilancio consolidato. Una società controllata è
consolidata integralmente. Per il legislatore l’area di consolidamento in senso stretto è fatta dalle società controllate,
mentre abbiamo appena detto che l’area di consolidamento comprende tutte quelle situazioni in cui dobbiamo
tecnicamente lavorare (metodo integrale, sintetico e proporzionale). Non è automatico il passaggio da un documento
all’altro e quindi ci sono delle operazioni da svolgere. Ripetiamo che invece il Codice Civile considera solo l’area di
consolidamento in senso stretto (metodo integrale).

CONTROLLO TOTALITARIO

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Questo è il caso di un controllo totalitario (nel metodo integrale rientrano anche i casi del controllo non totalitario,
purché si tratti sempre di controllo!).

A controlla B al 100%. Entrano in ballo la situazione patrimoniale di A e di B che devono essere messe insieme. Questo
è l’esempio per cominciare ad entrare nel metodo integrale di consolidamento; è un caso facile. Già guardando la slide
qui sopra si possono intuire quali potrebbero essere le complicazioni.

• Una prima complicazione potrebbe essere quando io ho il controllo ma non del 100%: questo caso è il più facile
perché la partecipazione che si va ad eliminare rappresenta il 100% del patrimonio netto della partecipata B.
Ma potrebbe anche esserci il controllo non al 100%.
• Una seconda complicazione riguarda il fatto che questo lavoro (metodo di consolidamento) va fatto non in sede
di redazione del bilancio consolidato, bensì alla data di acquisizione della partecipazione (ovviamente va fatto
sul bilancio consolidato; nel bilancio d’esercizio rimarrà iscritta la voce “partecipazioni”). Occorre, alla data di
acquisizione della partecipazione, confrontare il costo della partecipazione (cioè il prezzo di acquisto) con il
patrimonio netto dell’impresa partecipata sempre alla data di acquisizione della partecipazione. Capiamo bene
quindi che il patrimonio netto della controllata alla data di acquisizione non è lo stesso di quello che risulta
dall’ultimo bilancio; è diverso da quello al 31/12. Se l’acquisto della partecipazione avviene all’01/01 o al 31/12
possiamo bene intuire che è molto facile: basta prendere il patrimonio netto della controllata che c’è nel
bilancio d’esercizio. Ma se l’acquisto avviene in qualsiasi altra data intermedia, non è tanto facile da gestire:
occorrerà andare a cercare extra contabilmente il patrimonio netto alla data di acquisto della partecipazione.
Cosa vuol dire extra contabilmente? Cosa bisogna fare? Significa andare a prendere l’ultimo patrimonio netto
della controllata che conosciamo, ovvero quello iscritto all’ultimo bilancio d’esercizio, e aggiungere a quel
valore il risultato d’esercizio alla data di acquisizione della partecipazione. Il patrimonio netto infatti aumenta
o diminuisce in base a come è andata la gestione: se vi è un utile allora il patrimonio netto sarà aumentato;
viceversa, se si è verificata una perdita, il patrimonio netto sarà diminuito. Questa informazione necessaria (il
risultato d’esercizio alla data di acquisizione della partecipazione) non si trova contabilmente. Bisognerà quindi
ricavarla extra contabilmente. Ricapitolando, l’acquisto avviene in data 01/01 o 31/12, ho già tutte le
informazioni necessarie per il confronto e non dovrò correggerle. Se l’acquisto avviene in una data intermedia
avrò bisogno di correzioni extra contabili.
• Una terza complicazione si verifica (quasi sempre) quando la partecipazione viene acquistata a un prezzo che
è diverso dal valore del patrimonio netto della partecipata alla data di acquisizione della partecipazione stessa.
È un caso molto frequente. Sarà oggetto della prossima lezione.

Il metodo integrale ha quindi le seguenti fasi:

1. CONFRONTO TRA COSTO PARTECIPAZIONE E PN DELLA PARTECIPATA ALLA DATA DI ACQUISIZIONE DELLA
STESSA
2. ELIMINAZIONE DELLA VOCE “PARTECIPAZIONI”
3. SOSTITUZIONE DEL VALORE DELLA PARTECIPAZIONE CON LE ATTIVITA’ E LE PASSIVITA’ CHE ESSA
RAPPRESENTA (DELLA CONTROLLATA OVVIAMENTE).

NB. Attività partecipata – passività partecipata = PN partecipata!

Un’ulteriore complicazione può essere data dal fatto che tra A e B ci siano state delle partecipazioni infragruppo e che
quindi tra le attività e passività di una ci sia un debito o un credito dell’altra. Vedremo che queste operazioni dovranno
essere eliminate perché lo scopo del bilancio consolidato è quello di mostrare la situazione di A e B insieme come un
unico soggetto economico e quindi riguarda i rapporti tra il gruppo (A+B) e i terzi. Le operazioni infragruppo invece
riguardano i rapporti tra le società del gruppo. Vanno quindi eliminate in sede di redazione del bilancio consolidato.

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CONSOLIDAMENTO SINTETICO – COLLEGAMENTO

Una società è collegata a un’altra quando esercita un’influenza notevole. È definita dall’articolo 2359 comma 3 del
Codice Civile e la presunzione che fa il legislatore è almeno il 20% dei voti (fino al 50%) per le società non quotate e
almeno il 10% per le società quotate.

NB. →Il controllo può verificarsi anche senza il 50%+1, quando il socio ha la quota più grande!

Per le società che si trovano in questa categoria, la tecnica di consolidamento è quella del metodo sintetico:

L’articolo 36 del dlgs 127/1991 definisce il comportamento delle società collegate. Una società collegata è iscritta nel
bilancio consolidato con il “metodo del patrimonio netto” o “consolidamento sintetico”. Non è un vero e proprio metodo
di consolidamento ma una modalità di valutazione della partecipazione che rimane iscritta nel consolidato (non viene
eliminata come nel metodo integrale) e che viene valutata in base alla quota parte del patrimonio netto posseduta.

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A detiene una partecipazione del 30% di B; sono quindi due imprese collegate. Le fasi del metodo sono:

1. CONFRONTO TRA COSTO DELLA PARTECIPAZIONE (ovvero il prezzo; è quanto si trova nella voce
“partecipazioni” nell’attivo dello stato patrimoniale di A) E % DEL PATRIMONIO NETTO DELLA COLLEGATA (in
questo caso prendo il patrimonio netto di B, calcolo il 30% e lo confronto con il costo della partecipazione; in
questo caso coincidono ma nella maggior parte dei casi no)
2. ADEGUAMENTO DELLA PARTECIPAZIONE ALLA % DEL PN (se i due valori non coincidono; non in questo caso) E
ISCRIZIONE DELLA STESSA NEL BILANCIO CONSOLIDATO.

Nel bilancio consolidato quindi con il metodo sintetico non viene eliminata la voce “partecipazioni”, ma solamente
valutata in base alla % del PN della collegata.

NB. Questo lavoro va sempre fatto alla data di acquisizione della partecipazione! Ci possono essere quindi le stesse
complicazioni che riguardano la data di acquisizione!

METODO PROPORZIONALE – CONTROLLO CONGIUNTO

È il caso tipico dei gruppi più grossi; è meno frequente dei primi due casi (controllo e collegamento). Una società è a
controllo congiunto, o join venture, quando il controllo viene esercitato con altri soci sulla base di accordi comuni. Il caso
più comune è quello di due soci 50% uno e 50% l’altro, ma potrebbe verificarsi anche il caso in cui ci sono più soci.
L’elemento caratterizzante è la presenza di percentuali di partecipazioni tutte uguali.

Quest’ultimo punto vuole ricordare che le percentuali non devono comunque rientrare nel caso del collegamento. Non
devono quindi essere inferiori al 20% nelle non quotate.

Esempio. A controlla per il 50% B. Supponiamo che abbia pagato 50 e che il patrimonio netto di B sia 100. Non abbiamo
quindi la complicazione del fatto che potrebbe verificarsi che il costo della partecipazione sia diverso dalla percentuale
di valore del patrimonio netto della controllata. L’operazione da fare è quella di eliminare la partecipazione dal bilancio
d’esercizio di A e sommare non più le attività di B con tutte le passività di B ma la quota parte di attività di B con la quota
parte di passività di B. da qui il nome “proporzionale”.

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Mentre nel metodo integrale prendo in carico i valori per il loro importo intero, con questo metodo proporzionale invece
prendo in carico i valori delle attività e passività pro quota in proporzione alla percentuale che mi spetta. Nell’esempio
qui sopra:

• ATTIVITA’ 950 = 450 (attività di A) + 50%*1000 (50% delle attività di B) = 450 + 500 = 950
• PASSIVITA’ 750 = 300 (passività di A) + 50%*900 (50% delle passività di B) = 300 + 450 = 750.

NB. Anche per questo metodo, il lavoro va fatto alla data di acquisizione della partecipazione!

È chiaro che in un bilancio consolidato si possano verificare tutte i tre casi visti finora (controllo, collegamento e controllo
congiunto) e quindi che vengano utilizzati tutti e tre i metodi di consolidamento:

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Ragioniamo ora sul conto economico. Quello di A ha risultato positivo mentre tutti gli altri sono in pareggio. Ciò significa
che il risultato finale del conto economico consolidato sarà sempre uguale a quello di A, ma non è vero che non cambia
nulla: nel consolidato dove ho il metodo sintetico non succede nulla; dove invece ho il metodo integrale devo sommare
ai ricavi di A il 100% dei ricavi di B e ai costi di A il 100% dei costi di B; dove infine ho il metodo proporzionale devo
riportare il 50% dei ricavi e dei costi di D.

PAT. NETTO
CONTROLLANTE
+ % PAT.NETTO
CONTROLLATA

Quindi, anche nel caso di un controllo non totalitario, utilizzo il metodo integrale, elimino le partecipazioni con tutte le
attività e tutte le passività della controllata. L’unica differenza è che devo andare a trovare la quota di patrimonio

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netto di terzi, come nell’esempio. In questo caso, essendo il controllo all’80%, il PN spettante ai terzi è del 20%. Occorre
quindi calcolare la percentuale 20% di cosa? Ovviamente del PN della controllata. Del patrimonio netto della controllata
quindi l’80% appartiene ad A, il restante a terzi. Nel consolidato rimane quindi la voce “PN di terzi”.

Il metodo integrale si utilizza anche quando il controllo non è totalitario perché se ho il controllo ho il potere totale sul
patrimonio della controllata, anche se non è tutto di mia proprietà.

CASI DI ESCLUSIONE DALL’AREA DI CONSOLIDAMENTO

Come abbiamo già detto in precedenza, non tutte le società di capitali che controllano altre società devono redigere il
bilancio consolidato (es. sub-holding, gruppi di piccole imprese, ecc.). La norma di legge prevede delle facoltà di
esclusione di alcune partecipazioni di controllo dal meccanismo del consolidamento integrale. Se si verifica una
situazione di esclusione, come faccio a notarlo dal bilancio consolidato? Per quanto abbiamo visto finora, le
partecipazioni di controllo nel consolidato non ci deve essere. Quindi, se troviamo in un consolidato delle partecipazioni
di controllo, significa che ci troviamo in uno di questi casi di esclusione.

In queste quattro situazioni si ha la facoltà di scegliere tra redigere il bilancio consolidato o non farlo. Nel primo caso la
partecipazione è considerata irrilevante. Si pensi a un gruppo come Eni con più di 400 società, il quale esclude dal
bilancio consolidato una serie di società del gruppo che insieme non raggiungono nemmeno l’1% dell’attivo e dei ricavi
del gruppo. La seconda situazione è quella in cui si è formalmente proprietari della partecipata ma esiste una restrizione
dei diritti del proprietario stesso nel disporre della propria partecipazione. Terzo caso: impossibilità di ottenimento dei
dati. Questa situazione può essere solo transitoria, se no diventerebbe un incentivo all’inefficienza. Il problema si pone
quando capogruppo e partecipata utilizzano linguaggi contabili diversi. Rimane comunque una soluzione transitoria, nel
breve periodo. Quarto caso: successiva alienazione. Questi quattro casi prevedono una facoltà di esclusione, ma nulla
toglie a capogruppo che vogliono consolidare imprese che si trovano in queste situazioni di farlo. Non è comunque una
lista aperta ma bloccata: solo queste quattro situazioni possono dare origine alla facoltà di esclusione dal
consolidamento integrale. La legge però non dice nulla su come trattare le partecipazioni che si trovano in queste
situazioni di possibile esclusione. Bisogna quindi andare a vedere cosa prevedono i principi contabili nazionali. L’OIC 17
specifica che quando si decide di escludere una partecipazione dal consolidamento integrale e quindi ci si ritrova la voce
“partecipazioni” iscritta nel bilancio consolidato se l’iscrizione avviene per una restrizione di diritti o per impossibilità di
ottenimento dei dati, è inutile utilizzare il metodo del patrimonio netto (se non riesco a reperire i dati patrimoniali) e
quindi in questo caso si iscrive la partecipazione valutandola col metodo del costo (prezzo di acquisto). Il caso di
irrilevanza è l’unico disciplinato dal dlgs in questione e la partecipazione si valuta anche con il metodo del costo. Se ci
troviamo nel caso di una futura alienazione della partecipazione andremo a trattare tale investimento con le regole
dell’attivo circolante, cioè prendendo il minore tra costo (se finora la partecipazione è stata valutata col metodo del
costo) o patrimonio netto (se finora è stata valutata col metodo del patrimonio netto) e presumibile valore di realizzo.

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PARTECIPAZIONI NON CONSOLIDATE

Rientrano in questa categoria le “partecipazioni in altre imprese”, quelle in cui la percentuale posseduta non consente
né il controllo né il collegamento né il controllo congiunto. Queste vengono mantenute nel bilancio consolidato così
come erano iscritte nel bilancio d’esercizio. Rimangono quindi valutate al costo cioè al loro prezzo di acquisto e non
devono nemmeno essere confrontate con la percentuale di patrimonio netto che rappresentano, a differenza del
metodo sintetico nel caso del collegamento.

Da un anno all’altro poi bisogna andare a controllare le variazioni nell’area di consolidamento, andando a vedere se ci
sono nuove imprese controllate (e quindi bisogna confrontare con il patrimonio netto delle partecipate), se società che
precedentemente erano controllate diventano controllate (bisogna quindi passare dal metodo del patrimonio netto al
metodo integrale) e così via.

Di tutto questo troviamo traccia nel bilancio Lavazza, che può essere preso come esempio per tutto il corso ( → vedi
Moodle).

Possibile domanda all’esame → viene dato un pezzo di un bilancio consolidato (può essere anche nota integrativa) e
viene chiesto a quale punto del programma si riferisce, cioè che tipo di operazione è.

➔ ESERCITAZIONE 4.1: AREA DI CONSOLIDAMENTO


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LEZIONE 4: 29/07/2017

STRUMENTI CONTABILI PER LA REDAZIONE DEL BILANCIO


CONSOLDATO
A partire da oggi vedremo tutte le operazioni che vanno effettuate per poter redigere il bilancio consolidato, ovvero
tutti i tecnicismi e i passaggi contabili che vanno eseguiti.

1 La prima cosa che dobbiamo fare è chiederci è: abbiamo visto che fare il bilancio consolidato significa partire dai bilanci
d’esercizio delle singole imprese e andare a sommare i valori, ma il vero punto di partenza qual è? Per poter fare il
bilancio consolidato SI PUÒ PARTIRE DA DUE DOCUMENTI: O DAL BILANCIO D’ESERCIZIO DELLA SINGOLA IMPRESA O
DIRETTAMENTE DALLA SUA CONTABILITÀ. Nel mondo reale nel momento in cui devo fare il bilancio consolidato posso
quindi decidere tra i due. Ricordiamoci che le società che vado a consolidare sono società che io controllo e quindi non
dovrei avere nessun problema ad ottenere i dati, sia quelli di bilancio sia quelli della contabilità. Alcuni gruppi
preferiscono partire dal bilancio, altri dalla contabilità. Certo è che partire dal bilancio ha la comodità che si parte dallo
stesso schema e dalle stesse voci. Noi partiremo sempre dai bilanci delle società.

2 Una volta scelto il documento di partenza, bisogna fare l’INTEGRAZIONE DEI BILANCI, ovvero l’integrazione dei dati
contabili. In questa seconda fase ci sono alcuni passaggi da rispettare. La prima cosa da fare sono le operazioni
preliminari, che in realtà abbiamo già visto: per esempio, tutte le società del gruppo devono valutare il magazzino allo
stesso modo, perché abbiamo detto che c’è l’omogeneità dei criteri di valutazione. Quindi, “operazioni preliminari”
significa questo: cambiare i criteri di valutazione, ad esempio del magazzino o la data di bilancio, a quelle società che
non utilizzano il criterio individuato a livello di gruppo. Questa fase consiste quindi nel ripristinare tutte le omogeneità
necessarie per redigere il bilancio consolidato ( → vedi lezione precedente). Durante il corso non faremo mai esercizi di
questo tipo. Ci concentreremo invece maggiormente sul secondo e terzo passaggio: l’eliminazione delle operazioni
infragruppo e il patrimonio netto di gruppo. Per quanto riguarda l’eliminazione delle operazioni infragruppo, dobbiamo
ricordarci che fare il bilancio consolidato significa far vedere a un soggetto terzo come va il gruppo, quindi tutte le
operazioni infragruppo noi andremo ad eliminarle e rettificarle. Per quanto riguarda il terzo punto, si tratta della
determinazione del patrimonio netto di gruppo e, aggiungiamo, quello di terzi.

Tutte queste eliminazioni di operazioni infragruppo, come le facciamo? Come le gestiamo operativamente? Utilizzeremo
un FOGLIO DI LAVORO:

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Quindi per eliminare il valore della partecipazione, per eliminare tutte le operazioni infragruppo e per qualsiasi tipo di
rettifica di consolidamento che vedremo da oggi in poi faremo riferimento a questo foglio di lavoro. È una scelta, non è
obbligatorio procedere operativamente in questo modo. In questo corso utilizzeremo questo foglio di lavoro (anche
all’esame!). La logica di questo schema è fare le rettifiche come scritture contabili: se devo chiudere un credito (che è
in dare) lo faccio in avere. Posso farlo in due modi: o con le scritture contabili a libro mastro e a libro giornale o
utilizzando il foglio di lavoro (non si fa a mente perché si deve lasciare traccia di queste operazioni). Tutto questo per
dire che la modalità con cui effettuare le rettifiche non è stabilita dalla legge e ogni società può procedere come
preferisce. Sul libro vengono spiegate le rettifiche sia con libro mastro sia con libro giornale sia con foglio di lavoro.

FOGLIO DI LAVORO

Nella prima colonna riportiamo tutte le voci presenti a bilancio dell’impresa controllante e di tutte le singole imprese da
consolidare. È chiaro che nelle colonne successive avrò i dati e gli importi delle singole società: si tratta dei dati grezzi
presi dai singoli bilanci d’esercizio delle singole società del gruppo, senza apporvi ancora alcuna modifica. A questo
punto, la colonna successiva è quella dei totali non rettificati, ovvero la somma grezza, per ogni voce riportata nella
prima colonna, dei dati della controllante più i dati di tutte le controllate. Poi troviamo due colonne molto importanti:
“rettifiche dare” e “rettifiche avere”. Attraverso queste due colonne andremo ad effettuare tutte le rettifiche che ci
porteranno ad ottenere il bilancio consolidato. Fare le rettifiche vuol dire togliere. Quindi se per esempio devo togliere
da un consolidato un credito, farà una rettifica in avere perché il credito è iscritto in dare; se devo fare la rettifica di un
debito, farò una rettifica in dare perché il debito si trova in avere. Nella sostanza è come se stessi facendo una scrittura
contabile: ogni saldo in dare si rettifica in avere e ogni saldo in avere si rettifica in dare. L’ultima colonna è “situazione
di gruppo”, ovvero i numeri e gli importi delle singole voci della prima colonna rettificati. Sono quindi i saldi che andremo
ad inserire nel bilancio consolidato. Questo bilancio consolidato viene utilizzato sia per lo stato patrimoniale sia per il
conto economico. Utilizzeremo molto questo foglio di lavoro. Ovviamente, molto importante, il totale delle rettifiche
in dare deve essere uguale al totale delle rettifiche in avere. Nel metodo della partita doppia infatti dare e avere devono
coincidere.

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Facciamo un esempio di utilizzo del foglio di lavoro.

L’impresa controllante A controlla l’impresa controllata B al 100%. Qui ci sono due semplificazioni che in questa lezione
andremo a togliere. La prima è: A controlla B al 100%, ovvero controllo totalitario. Non capita mai. Vedremo cosa accade
quando il controllo non è totalitario. La seconda semplificazione che c’è in questo esempio è la data di acquisto della
partecipazione: 01/01. Se compro una partecipazione al primo di gennaio o al 31 dicembre è più facile, perché i dati di
bilancio sono riferiti a quelle date. Ma se la partecipazione viene acquistata in una data intermedia? Vedremo tutti i
casi.

Tornando all’esempio, questo è lo stesso fatto nella lezione precedente, ma utilizzando il foglio di lavoro. C’è una società
controllante che ne controlla un’altra e deve fare il bilancio consolidato. Siccome è una controllata B deve essere
consolidata, come sappiamo già, col metodo integrale. Abbiamo i bilanci di esercizio (stato patrimoniale e conto
economico) delle due imprese al 31/12. Fare il consolidato vuol dire partire dai dati presenti a bilancio delle due imprese.
I primi dati che ci servono sono due: il costo della partecipazione e il patrimonio netto della partecipata. Sono i due
dati che ci serviranno sempre per primi:

• Costo partecipazione in B = 100;


• Patrimonio netto (PN) di B = 100.

Il costo della partecipazione è il prezzo a cui essa è stata pagata. Ma quanto vale la partecipazione acquistata? La risposta
è data dal patrimonio netto della controllata, perché esprime la ricchezza contabile della società controllata. In questo
esempio si può quindi dire che ho comprato 100 ciò che contabilmente vale 100 (quasi mai sarà così!). Cosa vuol dire
fare il bilancio consolidato? Vuol dire togliere la voce partecipazioni e scrivere al posto tutte le attività e tutte le passività
della controllata. Questa è la definizione del metodo integrale: si sostituisce la voce “partecipazioni” con tutte le attività
e tutte le passività acquisite comprando tale partecipazione. Vediamo come si fa con il foglio di lavoro.

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Partiamo dallo stato patrimoniale.

1. Innanzitutto abbiamo riportato tutti i dati della società A e tutti i dati della società B, valore aggiunto zero (un
semplice copia e incolla). Quindi ottengo la colonna “totali non rettificati” e se per assurdo non ci fossero
rettifiche da fare, sarebbero già i dati da mettere nel bilancio consolidato.
2. Una rettifica però dobbiamo farla: eliminare la partecipazione ed eliminare il PN della partecipata. Eliminiamo
la voce “partecipazioni”. Sappiamo che le partecipazioni sono degli investimenti (→ripassare ragioneria e

schemi di bilancio!) e come tutti gli investimenti ha segno contabile dare. Se dobbiamo eliminarla, la eliminiamo
in avere. Quindi ci sarà una prima rettifica di 100 in avere della voce “partecipazioni”.
3. Ma perché ho eliminato la voce “partecipazioni”? Perché sto caricando le attività e le passività della partecipata
e quindi il suo PN. Quindi, devo eliminare il PN di B (seconda rettifica). Sappiamo tutti che il PN ha segno
contabile avere e infatti si trova nel passivo dello stato patrimoniale. Se devo rettificarlo, lo elimino in dare. In
questo caso non ci sono altre rettifiche da fare.
4. Il totale delle rettifiche dare deve essere uguale al totale delle rettifiche avere.
5. L’ultimo passaggio è fare le somme per trovare la situazione di gruppo, cioè i dati da inserire nel bilancio
consolidato.

La logica quindi è la seguente: prendiamo ad esempio la voce “partecipazioni”: totale non rettificato = 100; rettifica in
avere = 100; situazione di gruppo = 0, perché 100 – 100 (rettifica) = 0. Così dev’essere.

A questo punto, per redigere il bilancio consolidato, prendiamo i dati dell’ultima colonna e li mettiamo nello schema di
bilancio:

Quello che non mi aspetto di trovare nel bilancio consolidato è la voce “partecipazioni in imprese controllate”! (posso
trovare le partecipazioni in imprese collegate perché si consolidano con il metodo sintetico).

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METODO INTEGRALE: RETTIFICHE DI CONSOLIDAMENTO


Adesso incominciamo tutte le rettifiche di consolidamento.

Questo schema è molto importante. Ci troviamo al punto due (eliminazione delle operazioni infragruppo) dei passaggi
operativi da compiere che abbiamo visto prima: le rettifiche di consolidamento. L’asse del tempo non è casuale: c’è
un’operazione che si fa una volta sola e vale per sempre, non occorre più eseguirla una seconda volta. Questa operazione
NOTA
è l’eliminazione della partecipazione. L’eliminazione della partecipazione deve essere effettuata una sola volta e alla
BENE
data di acquisizione del controllo. Quindi se comprassi oggi una partecipazione ottenendo il controllo, l’operazione di
consolidamento la effettuerò oggi e basta, mai più. Tutti gli effetti me li porto avanti negli anni successivi, ma quel
calcolo lo faccio solo a quella data. Successivamente, ci sono tutta una serie di operazioni da effettuare che possono
essere racchiuse in un’unica categoria detta “eliminazione operazioni infragruppo”:

• Crediti e debiti infragruppo


• Costi e ricavi infragruppo
• Utili interni
• Dividendi.

Queste operazioni vanno fatte ogni anno, cioè ogni volta che si verificano operazioni tra imprese dello stesso gruppo.
Le prime due eliminazioni (debiti/crediti e costi/ricavi) sono le due più semplici.

Chi ci dice cosa dobbiamo fare? Ovviamente il dlgs 127/1991, il quale all’art. 33 ci da il primo dato utile: eliminare e
consolidare la partecipazione significa per prima cosa confrontare il costo sostenuto per l’acquisto della partecipazione
con la percentuale del patrimonio netto contabile acquisita. Si confronta quindi il prezzo di acquisto della
partecipazione con il patrimonio netto CONTABILE(!) che rappresenta. “Contabile” perché è il patrimonio netto iscritto
a bilancio, la ricchezza iscritta a bilancio. Questo confronto va fatto alla data di acquisizione del controllo. È logico:
quando compro qualcosa, la prima cosa che mi chiedo è quanto vale. Quanto vale la partecipazione che ho appena
pagato 100? Vado a vedere il patrimonio netto per rispondere. Bisogna prendere il PN alla data di acquisizione della
partecipazione.

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Abbiamo detto che eliminazione della partecipazione vuol dire confrontare il costo di acquisto con il PN contabile che
la partecipazione rappresenta. Possono verificarsi tre casi:

• Primo caso (facilissimo ma non capita praticamente mai): COSTO = PN CONTROLLATA. A parole: ho pagato 100
ciò che contabilmente vale 100. Bisogna procedere come visto finora:

• Secondo caso: è quello che si verifica di più nella realtà nei bilanci consolidati. COSTO > PN PARTECIPATA: a
parole vuol dire che ho pagato 100 ciò che contabilmente vuol dire 80, ad esempio. Cosa succede? Nasce una
differenza che si chiama differenza positiva da annullamento. Se compriamo a 100 ciò che vale 80, la prima
domanda che ci poniamo è il perché. L’OIC 17 da tre possibilità di risposta, che sono tre ipotesi da considerare
in questo ordine ben preciso:

→PRIMA IPOTESI: MAGGIOR VALORE DEGLI ELEMENTI PATRIMONIALI ACQUISITI. Hai pagato 100 ciò che
contabilmente vale 80 perché il suo valore di mercato è maggiore del valore contabile. Pensiamo agli immobili:
ogni anno vengono svalutati con gli ammortamenti e il loro valore contabile scende. Ma pensiamo ad esempio
a un immobile che quando è stato acquistato si trovava in una zona deserta e che oggi quella zona è diventata
strategica per l’impresa: il suo valore netto contabile ogni anno diminuirà a causa dell’ammortamento, ma il
suo valore di mercato è aumentato nel frattempo. Per questo ho pagato di più. Pensiamo però al caso in cui la
controllante giustifica il maggior costo in parte per un maggior valore degli elementi patrimoniali acquisiti. E la
restante parte del maggior costo? Ho comprato a 100 ciò che contabilmente vale 80. Questa differenza è
dovuta per un maggior valore di 10 di un immobile. E i restanti 10 di maggior costo a cosa li attribuisco?
→SECONDA IPOTESI: AVVIAMENTO. Hai pagato 100 ciò che (a questo punto) a valori correnti/di mercato vale
90 perché ci sono delle ottime prospettive future. Sei stato disposto a pagare un maggior costo per ottenere
benefici economici futuri. Tutto questo si chiama avviamento. Avviamento significa sostenere un maggior costo
rispetto al valore dei beni a fronte di benefici economici futuri (sinergie di gruppo). Fino all’anno scorso
l’avviamento si chiamava “differenza da consolidamento”. Rimane ancora un maggior costo che non siamo in
grado di giustificare con gli elementi patrimoniali e con l’avviamento?
→TERZA IPOTESI: COSTO A CONTO ECONOMICO. Hai comprato a 100 ciò che vale ad esempio 95 perché ti sei
fatto fregare. 5 allora è un costo che va imputato a conto economico, in particolare nella voce B.14) Oneri
diversi di gestione. Questa terza ipotesi, come si può intuire, è solo teoria: nessuna impresa andrà mai a dire

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di aver fatto un brutto affare e di essersi fatta fregare! Questo per dire che va quasi tutto nell’avviamento: e
l’avviamento che pago, per questo motivo, è una scommessa, un investimento rischioso.

• Terzo caso: COSTO < PN CONTROLLATA. Ho pagato 100 ciò che contabilmente vale 120. Anche in questo caso
c’è una differenza da annullamento, ma in questo caso è una differenza da annullamento negativa. 100 (costo)
– 120 (PN controllata) = - 20. Se fossimo nei principi contabili internazionali (che non vedremo), se ci trovassimo
in questo caso gli IAS ci direbbero, come prima cosa da fare, di rifare i calcoli, perché è un caso molto strano.
Anche in questo caso ci sono tre ipotesi, e anche in questo caso le tre ipotesi sono gerarchiche:
→PRIMA IPOTESI: MINOR VALORE DEGLI ELEMENTI PATRIMONIALI ACQUISITI. Nel bilancio c’è un’attività
sopravvalutata e quindi bisogna abbassare il suo valore. Non capiterà mai perché significherebbe che il bilancio
della controllata è falso. Potrebbe invece capitare che invece una passività valga di più del valore iscritto a
bilancio. Quindi ho comprato a 100 ciò che contabilmente vale 120 perché devo aggiungere un debito che a
bilancio non c’è. Ma non vuol dire che quel debito è stato dimenticato, vuol dire che faccio una stima diversa
da chi ha fatto quel bilancio. Anche questo caso capita poco.
→SECONDA IPOTESI: RISERVA DA CONSOLIDAMENTO. Ho comprato a 100 ciò che contabilmente vale 120
perché ho fatto un buon affare, un buon investimento. Fare un buon affare vuol dire essere più ricco. Essere
più ricco vuol dire avere più patrimonio netto. Ecco perché aumento il PN con una specifica voce: “riserva da
consolidamento”. Cosa vuol dire? Ho effettuato un buon affare comprando una partecipazione.
→TERZA IPOTESI: FONDO RISCHI DA CONSOLIDAMENTO. Ho comprato ciò che contabilmente vale 120 perché
per i prossimi anni mi aspetto di ricevere perdite. Quindi, la differenza negativa da consolidamento è data dal
fatto che ho deciso di comprare un’attività che per i prossimi anni sarà in perdita, ma poi mi aspetto di ottenere
benefici futuri. Questa differenza va nella voce “fondo rischi da consolidamento” oppure “fondo rischi per
perdite future da consolidamento”. Dove va nel bilancio consolidato? Nel passivo dello stato patrimoniale,
lettera B) fondo per rischi e oneri. Ho pagato meno del suo valore perché mi aspetto perdite nei prossimi anni.

Ma tutto questo (le varie ipotesi) chi lo decide? E quando? Lo decide l’amministratore dell’impresa controllante, perché
l’onere e l’obbligo del consolidato spetta all’impresa controllante.

Ora vediamo con i numeri quello che finora abbiamo visto a parole. Il primo caso non lo guardiamo (costo = PN
controllata) perché non succede praticamente mai ed è comunque il caso che abbiamo visto finora negli esempi.
DIFFERENZA POSITIVA DA CONSOLIDAMENTO:
Nel secondo caso ricordiamoci che la differenza positiva è in prima battuta dovuta agli elementi patrimoniali e dopo,
solamente dopo, può essere dovuta all’avviamento. Sottolineiamo che l’avviamento va trattato come tale: essendo
un’immobilizzazione immateriale, va ammortizzato. In quanti anni va ammortizzato? →L’avviamento si ammortizza
sulla base della vita utile. Ogni impresa stima quindi in quanti anni va ammortizzato l’avviamento (in quanti anni va
recuperato). È solo a partire dai bilanci 2016 con la nuova norma che l’avviamento non si ammortizza più in cinque anni
ma in base alla vita utile. Se non si è in grado di stimare l’ammortamento, in casi eccezionali, l’avviamento può essere
ammortizzato al massimo in 10 anni. Il Codice Civile sottolinea “solo in casi eccezionali” perché se dichiaro l’avviamento,
vuol dire che so che otterrò benefici futuri e che so anche in quanti anni li otterrò: per questo motivo, solo in casi
eccezionali non saprò in quanti anni li otterrò (e quindi non saprò in quanti anni ammortizzare l’avviamento). A questo
punto, si può stimare ad esempio in avviamento da ottenere in 85 anni addirittura! In questo modo mi “spalmerei” il
costo a conto economico dell’ammortamento in 85 anni, alzando l’utile. Ma l’OIC 17 pone un ulteriore limite:
l’ammortamento non potrà essere superiore ai 20 anni. Quindi:

Stimo la vita utile dell’avviamento:

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• non sono capace →massimo 10 anni


• sono capace →massimo 20 anni.

NOTA →NB. All’esame ricordarsi queste scadenze: mai scrivere più di 20 anni!! La nuova norma, e quindi le nuove regole in
BENE materia di avviamento, si applica sugli avviamenti sorti a partire dal 2016 in poi e non quelli sorti prima!! Quelli sorti
prima seguono ancora le regole vecchie: minimo 5 anni, massimo 20.

Vediamo ora operativamente i tecnicismi contabili da utilizzare nei vari casi.

PRIMO ESEMPIO: COSTO > PN PARTECIPATA

L’impresa A, società di capitali, controlla l’impresa B al 100% e quindi deve fare il bilancio consolidato. L’acquisto è
avvenuto in data 31 dicembre (caso più semplice).

Devo consolidare la partecipazione con il metodo integrale (siamo nel caso del controllo). Quindi devo per prima cosa
confrontare il costo della partecipazione con il patrimonio netto contabile della partecipata. Sono due dati che prendo
dal bilancio:

• COSTO PARTECIPAZIONE = 700 (“partecipazioni in B”)


• PATRIMONIO NETTO DELLA CONTROLLATA ALLA DATA DI ACQUISIZIONE DEL CONTROLLO (cioè al 31/12) = 300
(capitale sociale B) + 200 (riserve) + 50 (utile) = 550. In questo caso ho considerato anche l’utile, perché al 31/12
è realizzato e fa parte del patrimonio netto. Se la data di acquisto fosse 01/01, non dovrei prendere l’utile
IMPORTANTE!!! perché al primo gennaio non ho ancora realizzato utile. Se la data di acquisto fosse invece una data intermedia
durante l’anno, prenderei l’utile realizzato fino a quella data, perché fa parte del patrimonio netto, e non
prendere l’utile scritto a bilancio, perché quello è l’utile realizzato fino al 31/12 e non tutto è già realizzato, non
tutto fa già parte del patrimonio netto alla data di acquisizione della partecipazione. In ogni esercizio mi devo
quindi chiedere: alla data di acquisizione, quell’utile scritto a bilancio è già stato realizzato dalla controllata? In
questo esempio si e allora in questo caso PN = capitale sociale + utile + riserve = 550. Ma se l’acquisto della
partecipazione fosse stato al primo gennaio, il 50 di utile non lo avrei preso, perché all’1/1 non posso sapere
che al 31/12 otterrò un utile di 50!

Quindi ho comprato a 700 ciò che contabilmente vale 550. Ho una differenza positiva da annullamento di 150 = 700 –
550.

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La domanda che ora mi devo fare è: perché? Ho tre ipotesi: per un immobile che vale di più, per avviamento, per un
cattivo affare. O ancora potrebbe essere per tutte e tre (o per due delle tre). Partiamo dalla prima ipotesi.

1 ATTRIBUZIONE ATTIVITA' E
PASSIVITA'

Ipotizziamo che la differenza sia imputabile ad elementi patrimoniali, in particolare una parte a immobili civili e una
1A parte alle scorte:

→all’esame il testo dell’esercizio ci dirà quale ipotesi seguire!

In questo caso c’è un immobile civile che vale 110 in più rispetto a quanto scritto a bilancio e un magazzino che vale 40
in più rispetto al suo valore contabile. È un’ipotesi! In questo modo ho giustificato i 150 pagati in più. Passiamo ora al
foglio di lavoro.

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Come prima cosa abbiamo riportato nella prima colonna le voci e i relativi dati numerici dei bilanci d’esercizio. poi
abbiamo calcolato i totali non rettificati nella quarta colonna.

1. Ora dobbiamo eliminare il costo della partecipazione. Il costo ha saldo dare e quindi lo rettifico in avere
→rettifica in avere di 700.
2. Il valore della partecipazione lo elimino a fronte del valore del patrimonio netto della partecipata, quindi devo
rettificare le varie voci che compongono il patrimonio netto di B: capitale sociale, riserve e abbiamo detto in
questo caso anche l’utile. Queste voci si trovano nel passivo dello stato patrimoniale e hanno saldo in avere.
Quindi devo rettificarle in dare → rettifiche di 300 in dare, 200 in dare e 50 in dare. Se mi fermassi qui e facessi
una somma tra rettifiche in dare e quelle in avere troverei una squadratura: 550 in dare contro 700 in avere.
3. Devo quindi attribuire la differenza positiva da annullamento di 150. Abbiamo detto: 110 maggior valore
dell’immobile (immobilizzazioni materiali) e 40 di magazzino → rettifica in dare (perché aumento il valore che
già si trova in dare) di 110 e seconda rettifica in dare di 40. Ora i totali coincidono: 700 in dare e 700 in avere.
4. Infine si calcolano i totali rettificati, cioè i totali al netto delle rettifiche, nell’ultima colonna.

Prima di calcolare i totali della situazione di gruppo, in questo esempio non ho più dovuto far nulla, perché non c’è
l’avviamento e quindi non c’è l’ammortamento. Però c’è un immobile, e gli immobili si ammortizzano. Questo immobile
non lo ammortizzo perché si tratta di un immobile CIVILE, e gli immobili civili non si ammortizzano per il Codice Civile.
Se non fosse stato un immobile civile, ci sarebbe stato l’ammortamento. Ogni volta che attribuisco un maggior valore
a un elemento patrimoniale, questo va ammortizzato. Così come l’avviamento va ammortizzato, anche le
immobilizzazioni materiali vanno ammortizzate (NB. neanche i terreni vanno ammortizzati)!

Questo è lo stato patrimoniale che abbiamo così ottenuto:

SECONDO ESEMPIO: COSTO > PN PARTECIPATA

La domanda ora è: cosa sarebbe successo se quel 150 fosse attribuito per esempio all’avviamento? Dal punto di vista
contabile sarebbe stata la stessa cosa, dal punto di vista del ragionamento abbiamo già visto, ma il significato che viene
dato sarebbe completamente diverso.

Riprendiamo l’esempio di prima e al posto del maggior valore degli elementi patrimoniali ipotizziamo una differenza per
avviamento:

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Ipotizziamo quindi un costo della partecipazione di 700 a fronte di un PN che contabilmente vale 550 e una differenza
positiva da annullamento di 150 per avviamento (le attività e passività sono iscritte al loro giusto valore). Procediamo
in questo modo:

1. Elimino la partecipazione → rettifica di 700 in avere


2. Elimino la voce “capitale sociale di B” → rettifica di 300 in dare
3. Elimino la voce “riserve di B” → rettifica di 200 in dare
4. Elimino l’utile di B → rettifica di 50 in dare
5. A questo punto i due totali dare e avere non coincidono. Cosa manca? L’avviamento.
6. La differenza di 150 è dovuta all’avviamento. Vado a creare quindi una voce che non ho → rettifica in dare 150
(aumento le immobilizzazioni immateriali. NB. L’avviamento è nelle immobilizzazioni immateriali!).
7. I totali dare e avere coincidono.

Domanda retorica: manca qualcosa? In questo caso non manca nulla perché l’ammortamento, in questo esempio, non
va fatto: l’acquisto della partecipazione è avvenuto al 31/12 e quindi non devo ancora fare l’ammortamento (sempre al
31/12). → NB. Tutte queste operazioni vanno fatte alla data di acquisto della partecipazione!! Ecco il nuovo bilancio
consolidato:

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TERZO ESEMPIO: COSTO < PN PARTECIPATA

Ho pagato a 100 ciò che contabilmente vale 120. Anche qui facciamo un’ipotesi (ne vediamo una sola, le altre sono sul
libro di testo).

Anche in questo caso il controllo è totalitario e la data di acquisto della partecipazione è il 31/12. Il costo della
partecipazione è 150 a fronte di un patrimonio netto di 200 (150 di capitale sociale + 30 di riserve + 20 di utile).
Prendiamo l’utile per lo stesso motivo che abbiamo visto negli esempi precedenti. Perché ho pagato 150 ciò che
contabilmente vale 200? In questo caso mi trovo di fronte a una differenza negativa di 150 – 200 = -50. Anche qui ci
sono diverse possibilità:

Noi ora vedremo il caso della seconda ipotesi. Nell’ipotesi B possiamo avere due possibilità: ho fatto un buon affare
(riserva da consolidamento) oppure mi aspetto di portare a casa perdite (fondo rischi). In questo esempio è un buon
affare → riserva da consolidamento. NB. In questo caso il valore contabile del PN è uguale al suo valore di mercato
(abbiamo detto che non ci sono differenti valori degli elementi patrimoniali).

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Devo fare il bilancio consolidato. Foglio di lavoro:

1. Elimino la partecipazione → rettifica in avere per 150


2. Elimino il PN di B → rettifiche in dare per 150 (capitale sociale), 30 (riserve) e 20 (utile)
3. C’è una squadratura di 50 in avere → riserva da consolidamento (per ipotesi!) → rettifica in avere di 50.
4. Sommo i valori e ottengo i dati da inserire a bilancio consolidato

Non viene inserito il bilancio consolidato ma basta calcolare i totali nell’ultima colonna. NB. Ora il PN è aumentato
perché contiene anche la voce “riserva da consolidamento”. Il PN di gruppo sarà: 500 (capitale sociale A) + 100 (riserve
A) + 80 (utile A) + 50 (riserva da consolidamento) = 730.

RETTIFICHE DI CONSOLIDAMENTO: CONTROLLO NON


TOTALITARIO
Iniziamo ad eliminare una semplificazione: cosa succede se il controllo non è più totalitario ma maggioritario? La logica
è sempre la stessa:

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Se acquisto una partecipazione non al 100%, la domanda che mi devo fare è sempre la stessa: quanto vale la
partecipazione che ho pagato 100? Per dire quanto vale, non posso confrontarla con il PN intero della controllata, perché
la partecipazione rappresenta solo una percentuale del PN. Io ne ho acquistata solo una percentuale. Quindi, nel caso
di un controllo non totalitario il confronto va fatto tra il costo della partecipazione e la percentuale del PN della
partecipata che è stato acquisito con tale partecipazione. Il PN è ovviamente sempre quello contabile. Quindi, prima
differenza è il confronto tra costo e % del PN che la partecipazione rappresenta. La seconda differenza è questa: bisogna
individuare il patrimonio netto di gruppo e quello di terzi e il risultato d’esercizio di gruppo e quello di terzi. In qualche
lezione fa abbiamo visto anche il consolidamento proporzionale. Rispetto al proporzionale, nel metodo integrale
considero il 100% delle attività e il 100% delle passività indipendentemente dalla percentuale di controllo posseduta.
Anche nel caso del controllo non totalitario si consolida con il metodo integrale, indipendentemente dalla percentuale
posseduta: si carica quindi il 100% delle attività e il 100% delle passività. Questo perché anche se il controllo non è
totalitario è pur sempre controllo! Ma chi legge il bilancio consolidato deve comunque poter sapere che tutte quelle
attività e passività non appartengono alla controllante (e quindi al gruppo). Ecco che allora nasce la voce “patrimonio
netto di terzi”, cioè si va ad individuare la parte di PN di terzi e quella del gruppo (stesso discorso vale per l’utile). Quindi,
carico nel consolidato il 100% delle attività e delle passività, ma poi dovrò specificare la parte di PN e di risultato
economico spettante ai terzi (di minoranza).

Ecco un esempio semplice:

Il costo della partecipazione è 120. Il PN di B è 100. Primo errore da non fare è confrontare 120 con 100. Devo infatti
confrontare il costo di acquisto 120 con l’80% del PN di B, cioè 0,80*100 = 80. Faccio il confronto 120-80 e ottengo una
differenza positiva di 40. Da qui in poi le stesse cose appena viste: stesse ipotesi e stessi tecnicismi contabili. Abbiamo
preso 80 e non 100 perché i 20 sono “capitale e riserve di terzi” (voce nuova).

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1. Elimino la partecipazione → rettifica avere per 120.


2. Elimino il PN di B → rettifica dare per 100.
3. Creo una nuova voce: “capitale e riserve di terzi” → rettifica avere di 20.
4. Totale rettifiche avere = 140; totale dare = 100. Differenza di 40
5. Creo la voce “avviamento” → rettifica dare per 40.
6. I totali ora quadrano.

NB. Ricordarsi di inserire la nuova voce! In questo modo non elimino tutto il capitale ma: elimino l’80% del capitale e
per il restante 20% cambio solo il nome!

La voce “capitale e riserve di gruppo” a volte si trova anche come “capitale e riserve spettanti la controllante”. In questo
caso ho scritto “capitale e riserve” e non “patrimonio netto” perché (NB!):

• CAPITALE SOCIALE E RISERVE DI GRUPPO + UTILE DI GRUPPO = PN DI GRUPPO


• CAPITALE SOCIALE E RISERVE DI TERZI + UTILE DI TERZI = PN DI TERZI

Nella prossima lezione vedremo il consolidamento del conto economico e la determinazione del risultato d’esercizio di
gruppo e di terzi.

➔ ESERCITAZIONE 6.2: CONSOLIDAMENTO DELLE PARTECIPAZIONI: CONTROLLO NON TOTALITARIO

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LEZIONE 5: 03/10/2017

IL CONSOLIDAMENTO DEL CONTO ECONOMICO


Ora ci occupiamo del consolidamento del conto economico: il conto economico della controllante si deve sommare al
conto economico delle controllate. La logica è simile a quella dello stato patrimoniale vista finora. Oggi però vediamo
cosa succede quando l’acquisto della partecipazione avviene durante l’anno, e non all’1/1 o al 31/12.

Il consolidamento del conto economico porta con sé lo stesso problema che abbiamo visto fin dall’inizio all’interno dello
stato patrimoniale. Consolidare il conto economico significa mettere insieme, sommare, in riga tutti i dati di conto
economico della controllante con quelli delle controllate. Occorre quindi sommare il valore della produzione della
controllante con i valori della produzione delle controllate, i costi della produzione della controllante con i costi della
produzione delle controllate, sommare la differenza tra valore e costi della produzione della controllata con le differenze
tra valore e costi della produzione delle controllate e così via per tutte le righe del conto economico. Si arriva così a un
risultato complessivo: se il controllo è totalitario (100%) allora il lavoro finisce qui; se invece il controllo non è
totalitario, bisogna attribuire una parte di esso agli interessi di minoranza, cioè ai terzi. Vediamo solo il caso del
controllo non totalitario.

Se A controlla B all’80%, con il consolidamento del conto economico non basta sommare le varie righe tra di loro, ma
bisogna anche determinare il 20% spettante i terzi. In particolare in questo caso bisogna determinare il 100% del
risultato di A e l’80% del risultato di B, che insieme formano il risultato di gruppo, e lo 0% del risultato di A più il 20% del
risultato di B che formano il risultato di terzi. Di anno in anno la voce “risultato di pertinenza di terzi” deve essere
alimentato con la quota parte del risultato d’esercizio delle controllate spettante i terzi. Metodo integrale significa
quindi anche nel caso del conto economico mettere tutto insieme e poi determinare pro quota la quota parte del gruppo
e dei terzi. Vediamo un esempio.

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A controlla B per tre quarti del suo patrimonio netto (partecipazione del 75%). La partecipazione è stata acquisita in
data 1/1 (caso facile). Si devono quindi confrontare il conto economico di A al 31/12 e il conto economico di B al 31/12,
perché in questo caso la partecipazione è stata acquisita il primo di gennaio e quindi va preso il conto economico dalla
data di acquisto (1/1) alla data di chiusura (31/12). Consolidare il conto economico significa sommare insieme le
informazioni di A e di B. Utilizziamo un foglio di lavoro:

Come prima cosa abbiamo sommato tutte le voci di A con quelle di B in riga e siamo arrivati ai totali non rettificati
(quarta colonna). In questo caso però A controlla B al 75% e quindi il lavoro non finisce qui. Il risultato che ottiene A va
agli interessi di maggioranza, cioè al gruppo. È importante: il risultato della capogruppo va sempre nell’utile di gruppo,
senza discussioni. Il problema sta nel risultato di B. se B è controllata al 100% il risultato di B va al gruppo per intero e si
somma il risultato di A più quello di B e si ottiene il risultato di gruppo. Ma noi ci troviamo in un’altra situazione: A
controlla B al 75%. Dobbiamo quindi ragionare sul risultato di B e vedere dove va quel risultato. In questo esempio l’utile
di B è pari a 60:

• Il 75% di 60, ovvero 60*0,75 = 45 va al gruppo


• Il 25% di 60, cioè 60*0,25 = 15 va nell’utile di esercizio di pertinenza di terzi.

Quindi:

→ UTILE DEL GRUPPO = 100% UTILE CONTROLLANTE + % UTILE CONTROLLATE

→ UTILE DI PERTINENZA DI TERZI = % NON POSSEDUTE DALLA CAPOGRUPPO DI UTILE DELLE CONTROLLATE

Dobbiamo quindi da un lato diminuire l’utile totale non rettificato (rettifica in avere) e poi attribuire lo stesso importo
ai terzi accendendo una nuova voce (rettifica in dare). L’utile di pertinenza di terzi, sommato al capitale e riserve di
terzi (lezione precedente) darà il PN di terzi.

→[vedere il bilancio Lavazza su Moodle, in particolare il conto economico, risultato di gruppo e PN di terzi composto da
due voci: capitale e riserve di terzi + risultato di pertinenza di terzi]

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→ NB. Nel consolidare lo stato patrimoniale, per diminuire o eliminare l’utile, abbiamo usato una rettifica in dare,
perché l’utile nello stato patrimoniale si trova nel PN e quindi nel passivo dello stato patrimoniale con saldo in avere.
Per questo motivo lo abbiamo rettificato in dare. Nel consolidamento del conto economico invece lo abbiamo appena
rettificato in avere. Perché? Nel consolidamento del conto economico viene considerato positivo il saldo in dare del
risultato economico e negativo (cioè perdita) il saldo in avere del risultato economico. Ciò significa che, solo nel
consolidamento del conto economico ogni rettifica in avere diminuisce il risultato economico e ogni rettifica in dare lo
aumenta. Questo è esattamente l’opposto di quanto avviene nel consolidamento dello stato patrimoniale: rettifica in
dare diminuisce l’utile e rettifica in avere aumenta l’utile. Per il conto economico il saldo in dare viene considerato “+
utile” (positivo) e il saldo in avere “– utile” (negativo). Nel foglio di lavoro, perciò, avremo due volte la voce “risultato di
esercizio”: una voce sarà riferita allo stato patrimoniale e avrà saldo in avere (e quindi ogni rettifica che lo deve diminuire
o eliminare sarà in dare) e l’altra voce sarà riferita al conto economico e avrà saldo in dare (ogni rettifica in diminuzione
o eliminazione dell’utile dovrà essere effettuata in avere). È molto importante questo discorso e bisogna ricordarselo
soprattutto per le operazioni infragruppo che vedremo già alla fine di questa lezione e che ci impegneranno per un po’
di lezioni.

➔ CONSOLIDAMENTO DI PARTECIPAZIONI E DEL CONTO ECONOMICO

BILANCIO CONSOLIDATO CON PARTECIPAZIONI NON ACQUISITE


IN DATA 1°GENNAIO
Abbandoniamo ora una semplificazione, in particolare quella riferita alla data di acquisto della partecipazione. Andiamo
quindi a vedere che un bilancio consolidato può avere partecipazioni acquistate in data diversa dal 1/1 e dal 31/12. In
questo caso, quali sono le regole per consolidare la partecipazione? Per quanto riguarda la regola generale, sono queste
tre:

Bisogna quindi ricostruire la situazione contabile patrimoniale alla data di acquisizione, determinare il PN dell’azienda
alla data di acquisizione e considerare l’utile generato a partire dalla data di acquisizione del controllo (che è diverso
da quello presente a bilancio perché quest’ultimo si riferisce a tutto l’anno 1/1 – 31/12). Il costo della partecipazione
deve essere confrontato con il PN alla data di acquisizione; il prezzo di acquisto della partecipazione in questo caso non
può più essere confrontato con il PN presente a bilancio, perché questo si riferisce a una data diversa da quella
dell’acquisto del controllo. Io devo confrontare quanto spendo (costo) con quello che il giorno stesso mi porto a casa
(PN della controllata): il giorno stesso! Il PN contabile da confrontare deve riferirsi quindi alla situazione patrimoniale
presente alla data di acquisto della partecipazione. Occorre quindi obbligatoriamente ricostruire extra contabilmente
il dato che non c’è a bilancio, cioè il PN alla data di acquisizione della partecipazione. La data di acquisto diventa quindi
molto importante.

A questo discorso si lega anche il terzo punto della slide: il conto economico deve essere consolidato dalla data di
acquisizione del controllo e quindi verrà anche in questo caso preso un dato che a bilancio non è presente. Se acquisisco
una partecipazione il 1/10, dovrò considerare il conto economico che va dal 1/10 al 31/12 per redigere il consolidato al
31/12 (e il conto economico del bilancio d’esercizio invece va dal 1/1 al 31/12, quindi non può essere preso). Anche per
il conto economico quindi le informazioni vanno obbligatoriamente ricostruite extra contabilmente tenendo conto
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delle operazioni che vanno dalla data di acquisizione del controllo alla data di chiusura del bilancio. Per redigere il
conto economico consolidato, si prende quindi il conto economico (d’ora in poi c/e) della controllante al quale si
aggiunge il c/e della controllata a partire dalla data di acquisizione della partecipazione. Ecco quindi che il c/e che va dal
1/1 alla data di acquisizione del controllo servirà per determinare il PN presente della controllata alla data di
acquisizione: si prende il PN a inizio anno (che risulta dall’ultimo bilancio d’esercizio) e a questo si aggiunge l’utile
realizzato fino alla data di acquisizione della partecipazione. Questo utile ci permette quindi di vedere se il PN della
controllata è aumentato o diminuito per effetto della gestione. Quindi, riassumendo:

• C/e che va dal 1/1 alla data di acquisizione del controllo (+ PN a inizio anno) → determinazione del PN della
controllata da confrontare con il costo della partecipazione;
• c/e che va dalla data di acquisizione del controllo al 31/12 → determinazione del risultato d’esercizio da
inserire nel PN della controllata e da inserire nel c/e consolidato per fare il bilancio consolidato.

Supponiamo ad esempio di aver acquistato la partecipazione in data 1/10. La gestione dei primi nove mesi (fino al 30/09)
serve per sapere qual è il PN della controllata da mettere a confronto con il costo. Dalla data di acquisto in poi, il c/e
viene consolidato esattamente come abbiamo visto prima: ma il c/e degli ultimi tre mesi, ovvero dal 1/10 al 31/12,
perché le due società sono state insieme come gruppo solo a partire dal 1/10. Negli anni successivi poi verrà preso in
considerazione il c/e di tutto l’anno.

Ovviamente a questo discorso si potrebbe legare la problematica della partecipazione non totalitaria e quindi della
determinazione dell’utile di pertinenza di terzi.

Vediamo ora un esempio per ogni caso che si può verificare.

PRIMO ESEMPIO

Compriamo in data 1/1. Individuata la data di acquisizione del controllo, dobbiamo confrontare il costo della
partecipazione con il PN della controllata alla stessa data. Al 1/1 la controllata ha un PN di 100; durante l’anno guadagna
20 (utile dell’anno) e alla fine dell’anno il PN è di 120 (100 iniziali + 20 utile). La partecipazione ha avuto un prezzo /
costo di 150. Essendo l’acquisto in data 1/1 in questo esempio non c’è da costruire extra contabilmente il risultato
economico fino alla data di acquisizione, perché abbiamo già i dati (sono quelli del bilancio del 31/12 dell’anno
precedente). La data di acquisizione del controllo è 1/1, quindi dovrò confrontare il costo (150) con il PN alla data di
acquisizione del controllo 1/1 (100) → differenza positiva di 50. A questo punto seguo le varie ipotesi per consolidare la
partecipazione. Durante l’anno (che in questo caso è il periodo in cui controllante e controllata sono parte del gruppo)
la controllata guadagna 20. Il consolidamento del c/e (e del rendiconto finanziario) parte, come abbiamo detto, a partire
dalla data di acquisizione del controllo. In questo caso parte dal 1/1. Quindi, l’utile di 20 e il c/e saranno completamente

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incorporati con gli utili e il c/e della controllante per andare a redigere il c/e consolidato (stesso discorso per il rendiconto
finanziario).

Nel caso dell’acquisto della partecipazione al 31/12, il discorso è simile: anche in questo caso non dovrò costruire nulla
extra contabilmente:

• Confronto tra costo partecipazione e PN alla data di acquisizione (è il PN presente nel bilancio di esercizio). In
questo caso nel PN da considerare, a differenza della data 1/1, c’è anche l’utile realizzato durante l’anno (all’1/1
no perché non era ancora realizzato);
• Seguire le varie ipotesi nel caso di differenza (positiva o negativa) di annullamento;
• Consolidamento dello stato patrimoniale: prendiamo in considerazione lo stato patrimoniale della controllante
e della controllata di fine anno (nel PN della controllata c’è anche l’utile realizzato durante tutto l’anno)
• Consolidamento del c/e (e del rendiconto finanziario): in questo caso il c/e della controllata non viene utilizzato
→ nella regola generale ricordiamo che per il consolidamento del c/e vanno considerate tutte le operazioni
che vanno dalla data di acquisizione alla data di chiusura e di redazione del consolidato. In questo caso le due
date coincidono e quindi non c’è nessuna operazione da considerare. Il c/e della controllata in questo caso,
solo in questo caso, non serve.

SECONDO ESEMPIO

In questo caso compriamo in data 1/04. Individuata la data di acquisizione del controllo, dobbiamo confrontare il costo
della partecipazione con il PN della controllata alla stessa data. Al 1/04 la controllata ha un PN di 105; in questo caso il
PN alla data di acquisizione è già dato, ma se non avessimo ancora questa informazione, occorrerebbe costruire extra
contabilmente questa informazione in questo modo: PN all’1/04 = PN all’1/1 + utile realizzato dall’1/1 all’1/04 = 100 +
5 = 105. Durante il periodo in cui la controllata fa parte del gruppo (cioè dall’1/04 al 31/12) guadagna 15, con un utile
dell’anno (1/1-31/12) pari a 5 + 15 = 20. Alla fine dell’anno il PN è di 120 (105 all’1/04 + 15 di utile = 120). La
partecipazione ha avuto un prezzo / costo di 150. Essendo l’acquisto in data 1/04 in questo esempio il costo devo
confrontarlo con il PN in data 1/04 e quindi qui c’è da costruire extra contabilmente il risultato economico fino alla data
di acquisizione del controllo, per poter determinare il PN alla data 1/04 da confrontare con i 150 di costo. In questo caso,
grazie ad operazioni extra contabili, sappiamo che l’utile realizzato fino all’01/04 è di 5 e quindi il PN da confrontare con il
costo di 150 è pari a 100 (PN iniziale) + 5 (utile) = 105 → differenza positiva di 45. A questo punto seguo le varie ipotesi
viste per consolidare la partecipazione. Durante il periodo in cui controllante e controllata sono parte del gruppo, ovvero
il periodo che va dal 1/04 al 31/12, la controllata ha un utile di 15. Il consolidamento del c/e (e del rendiconto finanziario)
parte, come abbiamo detto, a partire dalla data di acquisizione del controllo. In questo caso parte dal 1/04. Quindi, l’utile
di 15 e il c/e non saranno completamente incorporati con gli utili e il c/e della controllante per andare a

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redigere il c/e consolidato (stesso discorso per il rendiconto finanziario): saranno infatti incorporate solo le operazioni
che vanno dall’1/04 al 31/12 e quindi solo l’utile dall’1/04 al 31/12 di 15.

TERZO ESEMPIO

Va applicato lo stesso ragionamento visto per l’acquisto in data 1/04, tenendo presente però che l’acquisto in questo
esempio è avvenuto in data 1/11.

→ Provare a farlo individualmente come esercizio.

LE OPERAZIONI INFRAGRUPPO AL PRIMO ANNO DI


CONSOLIDAMENTO
Qui bisogna riprendere un principio che più volte abbiamo richiamato: la rilevazione di due momenti contabili diversi,
che sono il momento dell’eliminazione della partecipazione (appena concluso con questa lezione) e il momento
contabile delle rettifiche di consolidamento ed eliminazione delle operazioni infragruppo per la redazione del bilancio
consolidato. Bisogna quindi andare ad individuare le operazioni che si sono verificate tra controllante e controllate
durante tutto il periodo di gestione da quando è stato creato il gruppo. Si tratta di operazioni interne al gruppo; queste
devono essere eliminate perché il consolidato deve mostrare solo le operazioni tra il gruppo (controllante + controllate)
e i terzi. Ovviamente questo discorso è variabile quando si parla di gruppi e sottogruppi, perché bisogna tener conto di
quale gruppo o sottogruppo si sta facendo il consolidato. Una volta individuato cos’è esterno e cos’è interno al gruppo,
i rapporti interni devono essere eliminati. Alcune eliminazioni sono più semplici da fare (ad esempio eliminazione di
crediti/debiti e costi/ricavi) e altre più difficili (utili interni, trasferimento di immobilizzazioni, ecc.):

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Essendo il bilancio consolidato il bilancio del gruppo come unico soggetto economico, le società che lo compongono
vengono considerate come un tutt’uno e quindi tutto quello che viene effettuato tra le società interne al gruppo non è
rilevante ai fini del consolidato. Quindi, quando si fa il bilancio consolidato gli scambi tra le società del gruppo sono
esattamente come gli scambi tra le filiali di una stessa società per il bilancio consolidato. Partendo dal bilancio d’esercizio
che al suo interno ha legittimamente operazioni tra aziende del gruppo, per giungere alla redazione del consolidato
vado ad eliminare questi rapporti. Vediamo il primo caso.

ELIMINAZIONE DEI CREDITI/DEBITI INFRAGRUPPO


È il caso più facile. Una volta individuata l’operazione interna, e quindi il debito e il corrispettivo debito di tale
operazione, vado ad eliminarli entrambi.

È un’operazione che come si può notare è molto semplice, ma nella realtà si complica. Basti pensare a un’operazione
tra due società che utilizzano valute diverse e quindi il credito è espresso in una valuta e il debito ad un’altra e con tassi
di cambio riferiti a giorni diversi.

Questa operazione tocca ovviamente solo lo stato patrimoniale. Vediamo ora un’operazione che tocca il conto
economico.

Le rettifiche da effettuare sono quindi:

• Eliminazione del credito


• Eliminazione del corrispettivo debito.

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ELIMINAZIONE DEI COSTI/RICAVI INFRAGRUPPO


In questo caso, nel bilancio della controllante avrò costi o ricavi derivanti da operazioni che ha avuto con la controllata
e viceversa la controllata avrà il corrispettivo ricavo/costo. In questa tipologia viene preso in considerazione solamente
il conto economico. Anche qui la logica è molto semplice e simile a quella del caso precedente:

Le operazioni da effettuare nel momento della redazione del consolidato sono:

• Eliminazione del costo


• Eliminazione del corrispettivo ricavo.

Nel c/e consolidato non ci saranno più così le vendite e gli acquisti tra società appartenenti al gruppo, ma solo quelli tra
il gruppo e i soggetti terzi esterni al gruppo.

Questo meccanismo vale per qualsiasi operazione che avviene all’interno del gruppo.

ESEMPIO

Prendiamo due c/e di due società appartenenti a un gruppo. A controlla B al 100%. Eliminiamo in questo modo le
complicazioni derivanti la percentuale di partecipazione.

Supponiamo che nel corso dell’anno si siano verificate due operazioni infragruppo, cioè che dei beni siano stati venduti
da A a B e che B li abbia rivenduti tutti. Supponiamo poi che B abbia da pagare degli interessi ad A per un finanziamento.

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L’operazione che concettualmente dobbiamo fare è mantenere le operazioni tra il gruppo e i terzi ed eliminare invece i
rapporti interni. Deve quindi saltar fuori che il gruppo ha comprato da terzi quei beni e che poi li abbia rivenduti a terzi.
Tutti gli scambi interni tra le società del gruppo vanno eliminati.

Le rettifiche eseguite sono state:

• Eliminazione dei ricavi di A (rettifica in dare perché i ricavi hanno saldo avere) per 150
• Eliminazione dei costi di B (rettifica in avere perché i costi hanno saldo dare) per 150
• Eliminazione dei proventi finanziari, interessi attivi, di A (rettifica in dare perché i proventi essendo componenti
positivi di reddito hanno saldo avere) per 50
• Eliminazione degli oneri finanziari, interessi passivi) che B paga ad A (rettifica in avere perché gli oneri sono un
costo e quindi hanno saldo dare).

I totali delle rettifiche in dare e avere quadrano. Si procede quindi al calcolo dei totali da inserire a bilancio.

→ NB. L’ultima riga del conto economico, cioè il risultato d’esercizio non è stato modificato: per questo tipo di rettifiche
non va mai toccato, vanno solo ridotti i dati intermedi (ricavi e costi, proventi e oneri, ecc).

I ricavi e i costi che rimangono invece invariati riguardano operazioni con i terzi e non vanno quindi modificati.

➔ ESERCITAZIONE 7.1: ELIMINAZIONE DI CREDITI/DEBITI E DI COSTI/RICAVI INFRAGRUPPO

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LEZIONE 6: 06/10/2017

ELIMINAZIONE DEGLI UTILI INTERNI


Siamo sempre nell’ambito dell’eliminazione delle operazioni infragruppo. Ripassando quanto visto finora, possiamo dire
che in particolare c’è una rettifica che va fatta una sola volta nella vita dell’azienda, cioè il consolidamento della
partecipazione e l’eventuale differenza da annullamento, ma poi di volta in volta e di anno in anno le società del gruppo
possono porre in essere tra delle operazioni infragruppo, che devono essere annullate perché l’obiettivo del bilancio
consolidato è far vedere come va il gruppo nei confronti dei terzi. Quindi, tutte le operazioni fatte tra società del gruppo
è come se fossero tra divisioni diverse della stessa impresa e ai terzi di queste operazioni non importa nulla. Devono
quindi essere eliminate. Abbiamo già visto l’eliminazione dei debiti/crediti e dei costi/ricavi. Vediamo ora il secondo
blocco di rettifiche, vale a dire quelle che riguardano l’eliminazione degli utili interni. Si tratta sempre di operazioni
infragruppo, sempre di acquisti e vendite infragruppo, ma in questo caso la società che vende genera un utile interno,
un margine, un guadagno. Ad esempio: A vende a B a 100 un qualcosa che ha acquistato a 80, gli ha applicato cioè un
margine di 20 che a livello di gruppo va eliminato. Ecco qual è la caratteristica di queste rettifiche che le differenzia da
quelle viste nella lezione passata: qui c’è un utile interno che deve essere rettificato. In particolare, queste operazioni
devono essere effettuate sempre, tranne in un caso: l’articolo 32 del dlgs 127/91 dice che queste rettifiche possono non
essere effettuate solo nel caso in cui l’operazione sia avvenuta alle normali condizioni di mercato (prezzo di mercato) e
la sua eliminazione comporti costi sproporzionati. Il primo caso potrebbe verificarsi con facilità, ma è il secondo caso
che non si verifica praticamente mai e che ci porta a dire che questa rettifica va fatta sempre. Non è o uno o l’altro, ma
è l’uno e l’altro. Devono verificarsi entrambi i casi per non rettificare l’utile o la perdita. A livello teorico c’è quindi una
possibilità che evita di fare la rettifica ma a livello pratico la faremo sempre.

In NI se la rettifica non viene effettuata (caso di esclusione) bisogna spiegarne il motivo.

A questo punto la domanda è: quali sono le rettifiche di utili interni che devono essere fatte? Sono le seguenti:

La prima è quella che affrontiamo in questa lezione ed è la vendita a un prezzo più alto del costo. È l’esempio visto
prima; vanno eliminate due operazioni: il costo e il ricavo dell’operazione di acquisto/vendita e l’utile interno realizzato
dalla società che ha venduto i beni.

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La seconda operazione riguarda la vendita non più di beni che riguardano il circolante (prodotti finiti, merci, materie
prime, ecc.) ma delle immobilizzazioni. È un’operazione che richiede tanti passaggi e tecnicismi contabili. Verrà
affrontata la prossima lezione.

La terza rettifica è legata ai dividendi. L’impresa A controllante riceve dall’impresa B controllata dei dividendi, ma ai fini
del bilancio consolidato A e B sono la stessa cosa e quindi vanno eliminati.

Ci concentriamo ora sulla prima rettifica.

VENDITE INFRAGRUPPO A PREZZI SUPERIORI AL COSTO PER


BENI NON RIVENDUTI (eliminazione degli utili interni)
La regola inziale non cambia mai: l’impresa A controllante controlla l’impresa B al 75%. Cosa succede tra le due imprese?
L’impresa A vende delle merci all’impresa B. Merci, materie prime, prodotti finiti ecc. non ci interessa, ora l’importante
è che una società del gruppo sta vendendo beni a un’altra società del gruppo, o meglio, non vende immobilizzazioni ma
beni (circolante). Se A vende a B delle merci possono esserci quattro casi.

Tre di queste casistiche le sappiamo già gestire, una non ancora e la vedremo oggi.

VENDITA DI BENI A UN PREZZO PARI AL COSTO DI ACQUISTO INTERAMENTE RIVENDUTI DA B


1
L’impresa A vende a B dei beni ad un prezzo pari al costo di acquisto e le merci sono state interamente rivendute
dall’impresa B. Questo cosa vuol dire? L’impresa A compra merci per 100 e le rivende all’impresa B a 100; a sua volta
l’impresa B rivende tutte le merci a un terzo soggetto che non fa parte del gruppo. C’è quindi da fare una rettifica
infragruppo perché c’è stata una vendita infragruppo. Ma questa vendita infragruppo non ha generato nessun utile
interno, perché A nel vendere a B non ha applicato alcun margine. Quindi la rettifica da fare la sappiamo già:

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L’impresa A ha comprato merci dall’esterno per 500. Siccome la caratteristica di questo caso è che ha venduto ad un
prezzo pari al costo, nel c/e ci sono ricavi per 500, costi per 500 e utile pari a zero. Anche il magazzino è pari a zero,
perché le merci che ha acquistato le ha rivendute a B. Nessun problema per quanto riguarda lo stato patrimoniale e il
c/e di A. B ha comprato a 500 da A e quindi a c/e ha acquisto merci per 500; B ha poi venduto a un soggetto terzo a 600
e quindi ha a c/e ricavi pe 600. In questo caso quindi l’operazione ha generato un utile di 100, ma non è un utile interno
perché non è nei confronti di un soggetto interno al gruppo ma esterno. Quindi non ci crea problemi. A livello di gruppo
A e B sono lo stesso soggetto economico e quindi dalla lettura del bilancio consolidato si deve vedere che il gruppo ha
comprato a 500 e che il gruppo ha rivenduto le merci a 600. Si deve quindi solo vedere che le merci sono state spostate
dal magazzino di A al magazzino di B. quindi, l’unica rettifica da fare è l’eliminazione del ricavo di vendita di A per 500
(perché è un’operazione infragruppo) e del costo sostenuto da B per 500. È esattamente la stessa cosa vista nella scorsa
lezione: una rettifica di costo e di ricavo, perché non è stato generato un utile interno. Infine, il magazzino a livello di
gruppo rimane pari a zero perché le merci sono state interamente rivendute da B e quindi dal gruppo.

VENDITA DI BENI A UN PREZZO PARI AL COSTO INTERAMENTE RIVENDUTI A UN TERZO → RETTIFICA DI COSTO E RICAVO
INFRAGRUPPO

VENDITA DI BENI A UN PREZZO PARI AL COSTO DI ACQUISTO TOTALMENTE O PARZIALMENTE NEL MAGAZZINO DI B
(NON RIVENDUTI)

In questo secondo caso, le merci acquistate da B ad A non sono state rivendute e si ritrovano quindi nel magazzino. La
differenza dal primo caso è che non c’è il terzo passaggio della vendita a un soggetto terzo e quindi tutta la merce
comprata è presente nel magazzino. Come si valuta il magazzino a bilancio? Si valuta al minor valore tra costo e
presumibile valore di realizzo. Ma il gruppo a quale costo ha comprato le merci? A 500. Quindi non ci sono problemi, la
rettifica è uguale a quella di prima. Si elimina il costo di B per 500 e il ricavo di A per 500 e si prende atto che la merce è
ancora nel magazzino iscritta al costo che il gruppo ha sostenuto per comprarla, cioè 500.

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In questo caso non solo non si è realizzato alcun utile interno, ma nemmeno un utile di gruppo. Infatti, B non ha ricavi
di vendita perché tutto quello che ha comprato è in magazzino e non è ancora stato venduto. A livello di gruppo deve
quindi risultare che il gruppo ha comprato per 500, non ha venduto nulla e il magazzino risulta essere di 500. L’unica
cosa da eliminare è il costo e ricavo infragruppo, come il caso precedente. Ovviamente, se ci fossero stati anche un
debito e un credito infragruppo, avrei rettificato anche quelli.

VENDITA DI BENI A UN PREZZO PARI AL COSTO INTERAMENTE O PARZIALMENTE NEL MAGAZZINO → RETTIFICA DI
COSTO E RICAVO INFRAGRUPPO

Da questi due esempi si può quindi dire che se c’è una vendita infragruppo che non genera un utile interno, l’unica
rettifica da fare è l’eliminazione del costo e del ricavo infragruppo, indipendentemente dalla presenza o meno del
magazzino.

VENDITA DI BENI A UN PREZZO SUPERIORE AL COSTO DI ACQUISTO INTERAMENTE RIVENDUTI DA B

È una vendita infragruppo che genera un utile interno e la merce viene rivenduta a soggetti terzi esterni al gruppo.

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Cambiano i numeri. Mettiamoci nei panni dell’impresa A. L’impresa A ha comprato merci per 500 da un soggetto terzo.
Queste merci le ha poi rivendute a B applicandoci un margine di 200. Quindi A ha rivenduto a 700 ciò che ha comprato
a 500. Quindi c’è un utile interno potenziale di 200. Infatti il c/e di A all’ultimo rigo dice “utile 200”. Vediamo ora B. B ha
comprato merci da A a 700. Siccome già A ha applicato un margine, B non può rivenderle applicandoci un ulteriore
margine perché se no fa un prezzo fuori mercato. Quindi B vende a un soggetto terzo a 700. Non è un problema
comunque se B vende a un prezzo ancora superiore; non cambierebbe nulla. B quindi vende a un soggetto terzo a 700
ciò che ha comprato da A a 700. Ma a livello di gruppo deve emergere che il gruppo ha comprato a 500 e ha rivenduto
a 700, realizzando un utile di 200. Ma per far questo basta nuovamente eliminare il ricavo di A per 700 e il costo di B per
500. Rimangono così solo due voci: ricavi di vendita per 700 e costo di acquisto per 500. Quindi rispetto ai primi due casi
non cambia nulla. A livello di bilancio consolidato eliminando il ricavo e il costo infragruppo emerge che il gruppo ha
comprato a 500, rivenduto a 700 e realizzato un utile a 200. Questo utile di 200 non è interno perché è stato realizzato nei
confronti di un terzo soggetto esterno al gruppo (cioè il soggetto al quale A ha comprato la merce).

VENDITA DI BENI A UN PREZZO SUPERIORE AL COSTO INTERAMENTE RIVENDUTI → RETTIFICA DI COSTO E RICAVO
INFRAGRUPPO

VENDITA DI BENI A UN PREZZO SUPERIORE AL COSTO DI ACQUISTO INTERAMENTE O PARZIALMENTE NEL


MAGAZZINO DI B (NON RIVENDUTI)

A vende a B a 700 applicando un margine/utile interno di 200 e B ha ancora la merce in magazzino. Questa rettifica è
leggermente più complicata.

A vende a B merci a 700 acquistate a sua volta a 500. Il c/e di A ha ricavi per 700, costi per 500 e utile per 200. C’è un
utile interno. Ma la domanda che mi devo fare è: questo utile interno si è realizzato nei confronti dei terzi? No, perché
la merce che B ha acquistato è rimasta interamente nel suo magazzino. Infatti nel c/e di B ci sono ricavi pari a zero, costi
di acquisto per 700 e magazzino (variazione rimanenze merci) 700. Ma perché il magazzino è movimentato per 700?
Perché le rimanenze vengono valorizzate al costo. E il costo è 700. Ma quando passo al bilancio consolidato il costo di
acquisto non è 700. Il gruppo ha acquistato a 500, non a 700. Bisogna quindi fare una rettifica di 200 per diminuire il
magazzino. Si va quindi a ridurre il valore del magazzino di 200 perché il gruppo ha acquistato a 500 e non 700. Prima
questo problema non c’era perché o mancava l’utile infragruppo o mancava il magazzino. In questo caso si verificano
contemporaneamente i due requisiti che fanno scattare la rettifica: la presenza dell’utile interno e del magazzino. La

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merce in magazzino è stata comprata a un prezzo superiore al costo. Si deve quindi eliminare l’operazione infragruppo
e ridurre il magazzino del maggior valore del prezzo rispetto al costo di acquisto. Si fanno quindi due cose:

1. ELIMINARE IL COSTO E RICAVO INFRAGRUPPO PER 700 (rettifica in dare per il ricavo e in avere per il costo)
2. RIDURRE IL VALORE DEL MAGAZZINO E L’UTILE DI GRUPPO PER 200 IN C/E (rettifica in dare per ridurre la
variazione delle rimanenze di merci e rettifica in avere per ridurre l’utile; NB → solo a c/e l’utile ha saldo dare
e quindi si riduce in avere, mentre a stato patrimoniale essendo nel passivo ha saldo avere)
3. RIDURRE L’UTILE ANCHE A STATO PATRIMONIALE E LE RIMANENZE A STATO PATRIMONIALE PER 200
(rettifica in dare per ridurre l’utile e in avere per ridurre il valore delle rimanenze).

A livello di gruppo rimane un magazzino di valore 500 e un ricavo pari a zero perché il gruppo non ha ancora venduto le
merci.

Fondamentalmente quindi in questo caso ci sono tre rettifiche da fare: eliminare il costo e ricavo infragruppo, ridurre
il valore del magazzino perché questo va valutato al costo, ridurre l’utile.

Vediamo ora lo stesso caso, in cui però non è più la controllante A che vende le merco alla controllata B ma viceversa.

È tutto uguale a prima ma questa volta è B che vende ad A merci a un prezzo maggiore del costo. Le merci sono
totalmente o parzialmente nel magazzino di A. in questo caso quindi è la controllata che vende alla controllante. Anche
i dati numerici sono gli stessi. Cambiano logicamente i rapporti. Nel c/e di B ci sono 500 di costi e 700 di ricavi. Nel c/e
di A ci sono 700 di costi e 700 di magazzino. A questo punto si fa il consolidato. Ci sono i due requisiti (utile interno e
merce in magazzino) che fanno scattare la rettifica dell’utile interno. Le rettifiche sono le stesse di prima:

• Eliminazione del costo di A e del ricavo di B per 700


• A c/e eliminazione dell’utile interno di B per 200 e riduzione del valore del magazzino di A (variazione rimanenze
merci) per 200
• Riduzione utile di B a stato patrimoniale e valore delle rimanenze per 200.

Fino a qui è tutto uguale a prima. Sono le stesse rettifiche. Quello che cambia è quando si deve determinare il risultato
netto di gruppo e il risultato netto di terzi, l’utile di gruppo e l’utile di terzi. Quando li si devono determinare infatti
non è assolutamente irrilevante il fatto che l’utile interno lo abbia generato la controllante o la controllata. Nel caso in
cui il controllo è totalitario (100%) che sia la controllante a vendere alla controllata o la controllata a vendere alla
controllante, non cambia nulla perché tanto l’utile di gruppo sarà il 100% della controllante e il 100% della controllata.
Se invece il controllo non è totalitario (come questo caso al 75%) è molto importante chi genera l’utile interno. In questo

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caso è stato generato dalla controllata; prima dalla controllane. Quindi attenzione: il risultato della controllata deve
essere suddiviso tra risultato del gruppo e risultato di terzi, perché abbiamo visto che consolidamento integrale significa
consolidare il 100% dei costi e il 100% dei ricavi; ma se la controllata è controllata non al 100%, bisogna poi andare a
determinare quale parte dell’utile è di spettanza dei terzi. L’utile della controllata sul quale determinare poi la quota
di esercizio di terzi è quello ottenuto dopo la rettifica dell’utile interno. Ecco perché è importante fare la rettifica
sull’utile e poi in un secondo momento determinare l’utile dei terzi! Solo dopo aver determinato l’utile interno (quindi
al netto delle rettifiche delle operazioni infragruppo) si va a determinare l’utile di gruppo e l’utile di terzi. Non prima!
Quindi, l’ultima cosa da fare per redigere il bilancio consolidato è determinare il risultato di gruppo e il risultato di terzi.

1. ELIMINARE E CONSOLIDARE LA PARTECIPAZIONE


2. FARE LE RETTIFICHE DELLE OPERAZIONI INFRAGRUPPO
3. INFINE DETERMINARE IL RISULTATO DI GRUPPO E IL RISULTATO DI PERTINENZA DI TERZI.

Vediamo a questo un esempio di eliminazione dell’utile interno e determinazione dell’utile di gruppo e di terzi.

L’impresa A controlla al 75% l’impresa B. quindi abbiamo A controllante e B controllata. Tra A e B avviene un’operazione
infragruppo. Indipendentemente da quanto c’è scritto, guardando i due bilanci d’esercizio si capisce cos’è successo.
L’impresa B ha venduto delle merci all’impresa A. B le ha vendute a 700 e le aveva precedentemente acquistate a 500.
L’utile interno di B è quindi di 200. Nel c/e di A ci sono ricavi per 900 (che si riferiscono ovviamente ad altre operazioni),
costi per 1300 (anche qui in parte per altri acquisti), un magazzino per 700 (merci che ha comprato da B non ancora
vendute) e un utile di 300. La prima cosa che bisogna fare è eliminare il costo e il ricavo infragruppo. Poi ci si deve
chiedere se le merci che A ha comprato sono state vendute o non ancora. Se sono state vendute allora si finisce qui. Se
non sono state ancora vendute si deve ridurre il magazzino. Il testo dice che a fine esercizio A non ha ancora venduto le
merci. Utilizziamo quindi il foglio di lavoro:

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1. ELIMINARE IL COSTO E IL RICAVO INFRAGRUPPO → ridurre le vendite di 700 in dare (perché i ricavi hanno saldo
avere) e i costi di 700 in avere (perché il segno contabile dei costi è in dare)
2. Il magazzino ha un valore di 200 in più ed è stato generato un utile interno di 200. Il magazzino nello stato
patrimoniale ha segno dare e quindi se deve essere ridotto la rettifica va fatta in avere. RIDUZIONE MAGAZZINO
E UTILE DI B PER 200 A SP → rettifica in avere di 200 per ridurre il valore del magazzino a stato patrimoniale e
in contro partita rettifica in dare per ridurre l’utile di B (perché l’utile si trova nel passivo e quindi ha saldo
avere).
3. RIDUZIONE DEL MAGAZZINO E DELL’UTILE DI B A C/E DI 200 → se tocco l’utile a stato patrimoniale, questo
deve essere cambiato anche a conto economico! Per lo stesso motivo, se modifico il magazzino a stato
patrimoniale, questo va fatto anche a conto economico! → rettifica in dare di 200 per ridurre il magazzino
(variazione rimanenze) e rettifica in avere di 200 per ridurre l’utile di B.

[La variazione delle rimanenze merci è stata rettificata in dare perché il mastrino “variazione rimanenze” ha saldo
contabile avere e quindi va rettificato in dare. Le due sezioni di questo mastrino possono anche essere viste come
“rimanenze iniziali” (dare) e “rimanenze finali” (avere). In questo esempio le rimanenze iniziali sono pari a zero e le finali
sono pari a 700. Noi dobbiamo ridurre il valore delle rimanenze finali; per farlo quindi storniamo in dare per ridurre il
loro valore da 700 a 500: vanno quindi ridotte di 200 in dare.]

4. A controlla B al 75%, bisogna quindi fare ancora qualcosa → DETERMINAZIONE DELL’UTILE DI GRUPPO E UTILE
DI TERZI: è l’ultima cosa da fare!
• Partiamo dallo stato patrimoniale e dall’utile di A = 300. L’utile di A, essendo A la controllante, è
interamente del gruppo. Quindi cosa devo fare? Chiudere l’utile di A e riaprirlo con un altro nome:
“utile di gruppo”. Abbiamo solo cambiato il nome del conto. La rettifica appena fatta è 300 in dare
per cancellare l’utile di A a stato patrimoniale (l’utile a stato patrimoniale ha infatti saldo avere) e
300 in avere nella nuova voce creata “utile di gruppo”. Per cambiare il nome di un conto in ragioneria
non si può usare il bianchetto; sappiamo che per cambiarlo dobbiamo chiudere il conto e riaprirlo con
un altro nome. È quello che in gergo si chiama “giroconto contabile”. Sappiamo poi che se tocchiamo

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l’utile a stato patrimoniale dobbiamo farlo anche a c/e. Si chiude quindi l’utile di c/e di A per 300 in
avere (perché a c/e l’utile ha saldo dare) e si apre il nuovo conto “utile di gruppo”.
• Ragioniamo ora sull’utile di B. Innanzitutto l’utile di B al netto delle rettifiche infragruppo è pari a 400
– 200 = 200. Di quei 200 il 75% è del gruppo e il restante 25% è dei terzi. A c/e quindi si fa una rettifica
in avere dell’utile di B (150 = 75% di 200) per diminuirlo e lo si imputa all’utile di gruppo con una
rettifica di 150 in dare. È lo stesso giroconto visto per l’utile di A, ma non del 100%. A questo punto
risulta ancora un utile di B di 50. Quel 50 però è l’utile di terzi: 25% di 200 = 50. Si deve quindi fare lo
stesso giroconto creando una nuova voce: “utile di terzi”. Bisogna quindi fare una rettifica in avere
di 50 per eliminare l’utile di B e una rettifica in dare per determinare l’utile di terzi. Ma come
abbiamo detto finora, se si tocca l’utile a c/e, lo si deve fare anche a stato patrimoniale! Quindi:
rettifica in dare di 150 per diminuire l’utile di B e come contropartita rettifica in avere per
determinare la quota di utile di B del gruppo; rettifica in dare di 50 per cancellare l’utile di B e
rettifica in avere di 50 per determinare l’utile di terzi.

Alla fine, non risultano più utili di A e di B ma utile di gruppo e utile di terzi, sia a stato patrimoniale sia a conto
economico. Tutto questo per fare due giroconti. NB. → i totali delle rettifiche in dare e in avere devono sempre
coincidere!! Si calcolano alla fine i totali nell’ultima colonna. Alla fine di tutto, l’utile di gruppo sarà composto dal 100%
dell’utile di A + 75% dell’utile di B. L’utile di terzi sarà composto dal 25% dell’utile di B.

➔ ESERCITAZIONE 7.2: ELIMINAZIONE DI UTILI E PERDITE INTERNE: VENDITA DI BENI RIMASTI IN MAGAZZINO

Ecco di seguito uno schema riassuntivo che evidenza i passaggi da fare:

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LEZIONE 7: 10/10/2017

SITUAZIONI CHE GENERANO UTILI INTERNI: TRASFERIMENTI DI


IMMOBILIZZAZIONI
Abbiamo visto che per avere una situazione che genera utili interni (che vanno poi eliminati) si devono verificare tre
cose:

• Scambio tra società del gruppo


• Utile interno
• Il bene oggetto di scambio, sia nel caso della merce sia nel caso di un immobile, deve ancora essere presente
nel patrimonio della società del gruppo che l’ha acquistato.

Non va quindi fatta nessuna rettifica se il bene o l’immobile viene rivenduto all’esterno del gruppo.

Oggi vediamo il caso dei trasferimenti interni delle immobilizzazioni.

In questa situazione abbiamo due casi possibili:

Nel primo caso vengono coinvolti gli stati patrimoniali di entrambe le società. Nel secondo caso invece vengono coinvolti
il c/e della società che vende (perché per lei si tratta di un ricavo di vendita, dal momento che come oggetto specifico
di produzione ha l’immobilizzazione) e lo stato patrimoniale della società che acquista (l’immobilizzazione entra infatti
a far parte del suo patrimonio).

Partiamo ora dal secondo caso, che è quello più semplice tra i due.

PRODUZIONE INTERNA DI IMMOBILIZZAZIONI

Come abbiamo appena detto c’è un incrocio tra conto economico e stato patrimoniale. Anche qui possiamo avere le
stesse situazioni viste nella scorsa lezione:

• PREZZO DI VENDITA = COSTO DI PRODUZIONE


• PREZZO DI VENDITA > COSTO DI PRODUZIONE.

Nel primo caso non viene realizzato alcun utile interno perché il prezzo coincide con il costo (manca quindi una delle tre
condizioni per le quali bisogna intervenire ed eliminare gli utili interni). Nel secondo caso bisogna invece intervenire
perché lo scambio interno si è verificato e si è anche realizzato un utile interno. Inoltre, molto probabilmente
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l’immobilizzazione acquisita non viene venduta e quindi permane nel patrimonio nella società che l’ha acquistata.
Stiamo infatti parlando di un’immobilizzazione che una volta trasferita rimane in una società del gruppo.

PRIMO CASO: PREZZO DI VENDITA = COSTO DI PRODUZIONE

L’azienda che vende ha sostenuto un costo pari a 1000; l’immobile viene venduto alla società B esattamente a 1000.
Non c’è quindi un margine su questa vendita ma viene semplicemente trasferito il costo dal produttore all’utilizzatore.
In questa prima ipotesi non c’è alcun utile interno, ma c’è uno scambio. Bisogna quindi andare a vedere come compare
lo scambio nei bilanci delle due società. Non si tocca invece il risultato di gruppo. Questo immobile, dopo esser stato
acquistato, viene ammortizzato in cinque anni.

In A nel suo c/e ci saranno costi di produzione pari a 1000 (che però a noi non interessano ai fini della rettifica) e ricavi
di vendita per 1000. Non ci focalizziamo sulla presenza del relativo credito o debito di questo scambio. Per chi compra
compare a bilancio invece la voce immobilizzazioni per 1000 (iscritte nell’attivo dello stato patrimoniale) e poi sulla base
del suo utilizzo inizierà l’ammortamento, che in questo caso è in 5 anni. Queste sono le informazioni che abbiamo nei
due bilanci su questo scambio.

Quale informazione non ci deve essere a livello di gruppo? Il gruppo non ha acquistato nulla, è come se avesse prodotto
internamente il bene; A e B è come se fossero due sezioni distaccate della stessa azienda e l’immobilizzazione è come
se fosse stata trasferita da un magazzino all’altro, non venduta. Dal punto di vista sostanziale a livello di gruppo è come
se ci fosse un bene prodotto internamente. Il gruppo produce internamente un impianto che poi va usare e quindi
ammortizzare. La vendita deve quindi essere riclassificata come costruzione interna di macchinari.

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Nel bilancio di esercizio, come ben sappiamo, i beni prodotti internamente si trovano nella voce “incremento di
immobilizzazioni per lavori interni”. Il ricavo di vendita va quindi riclassificato come incremento di immobilizzazioni
per lavori interni.

A livello di gruppo l’operazione di rettifica da fare è la riclassificazione del ricavo di vendita come incremento di
immobilizzazioni per lavori interni. Bisogna quindi cambiare il nome a quei 1000, che diventano “incremento di
immobilizzazioni per lavori interni”.

• RETTIFICA IN DARE → 1000 in diminuzione dei ricavi di vendita di A


• RETTIFICA IN AVERE → 1000 di incremento di immobilizzazioni per lavori interni (che si trovano sempre nel
valore della produzione).

Ecco quindi l’unica rettifica da fare sul foglio di lavoro:

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L’ammortamento rimane quello, non cambia. In questo caso si cambia solo il nome a un conto quindi (il ricavo diventa
un incremento di immobilizzazioni).

SECONDO CASO: PREZZO DI VENDITA > COSTO DI PRODUZIONE

In questo caso abbiamo un utile interno di 500.

La riclassificazione del ricavo in incremento di immobilizzazioni per lavori interni va sempre fatta, perché ci troviamo
sempre nel caso di una vendita di un’immobilizzazione prodotta internamente. In più abbiamo il problema dell’utile
interno. Di questa operazione vediamo nel c/e di A ricavi per 1500, nello stato patrimoniale di B troviamo il valore
dell’impianto per 1500 e il relativo fondo ammortamento e nel c/e di B l’ammortamento del bene.

Passando ora al bilancio consolidato, una parte del ragionamento da fare è uguale al caso appena visto: la
riclassificazione del ricavo come incremento di immobilizzazioni per lavori interni. Non c’è stata alcuna vendita ma una
costruzione interna di macchinari. In più, rispetto a prima, abbiamo un problema aggiuntivo da trattare, cioè il fatto che
il bene è stato venduto a un prezzo superiore al costo. Sappiamo però che a bilancio i beni vanno iscritti al loro costo e
il costo in questo caso per il gruppo non è 1500 ma 1000. 1000 è il costo che il gruppo ha sostenuto per produrre
internamente tale bene. E qui il discorso si fa più complicato perché chi ha venduto si trova un maggior ricavo di 500,
chi ha comprato quel maggior valore di 500 se lo trova nelle immobilizzazioni (che infatti sono iscritte a 1500). Ma
trattandosi di un’immobilizzazione ammortizzata su 5 anni, questo maggior valore me lo ritrovo per 5 anni, perché per
5 anni verrà fatto un ammortamento su un valore diverso da quello che è iscritto a bilancio consolidato. B quando
compra il bene nel suo bilancio consolidato se lo ritrova a 1500 e lo ammortizza su 1500 per 5 anni. A bilancio
consolidato però abbiamo detto che il bene deve trovarsi al suo costo; per il gruppo il costo non è 1500 bensì 1000 e
quindi anche l’ammortamento non va fatto su 1500 ma su 1000. Ecco perché questo caso è più complicato. Ogni anno
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c’è quindi da intervenire sull’ammortamento, sul fondo ammortamento e quindi sull’utile. Ai fini del bilancio consolidato
B quel bene lo deve iscrivere per 1000 e non per 1500 perché quello è il costo per il gruppo. Su 1000 deve fare poi
l’ammortamento (nel bilancio d’esercizio invece lo fa su 1500).

• Ammortamento che B ha fatto nel bilancio d’esercizio → 1500*0,20 = 300


• Ammortamento che B dovrebbe fare nel bilancio consolidato → 1000*0,20 = 200.

È stato quindi fatto un ammortamento maggiore che nel consolidato va diminuito.

Partendo dai due bilanci d’esercizio, bisogna:

• certamente riclassificare il ricavo di vendita di 1500 (RETTIFICA IN DARE DI 1500) come incremento di
immobilizzazioni interni per l’importo che corrisponde al costo, cioè 1000 (RETTIFICA IN AVERE DI 1000);
• ridurre a c/e l’utile dell’impresa venditrice, in questo caso A, di 500 (RETTIFICA IN AVERE PER 500), perché se a
livello di gruppo l’incremento di immobilizzazioni vale 1000 e prima il ricavo di vendita valeva 1500, significa
che nel consolidato l’utile è diminuito di 500;
• sappiamo come sempre che se tocco l’utile a c/e devo anche toccarlo a stato patrimoniale → si riduce quindi
anche l’utile di A in stato patrimoniale (RETTIFICA DARE DI 500)
• B nel suo bilancio d’esercizio ha iscritto l’impianto a 1500. Abbiamo però detto che nel consolidato deve essere
iscritto per il suo costo, cioè 1000 → si riduce quindi il valore dell’immobilizzazione iscritta nell’attivo dello
stato patrimoniale per 500 (RETTIFICA IN AVERE DI 500)
• Abbiamo poi detto che B ha ammortizzato nel bilancio d’esercizio l’immobilizzazione su 1500. A livello di gruppo
l’ammortamento che andrebbe fatto è su 1000. Nel bilancio di B troviamo quindi un ammortamento di 1500/5
= 300. L’ammortamento che dovremmo avere a livello di gruppo sarebbe di 1000/5 = 200. C’è quindi un maggior
ammortamento di 100 da eliminare → diminuzione dell’ammortamento per 100 in c/e di B (RETTIFICA IN
AVERE DI 100)
• L’ammortamento è un costo. Se abbiamo diminuito un costo dobbiamo aumentare di conseguenza l’utile →
aumento utile di B per 100 in c/e (RETTIFICA IN DARE DI 100)
• Se si tocca l’utile a c/e bisogna modificarlo anche a stato patrimoniale → aumento utile di B a stato patrimoniale
(RETTIFICA IN AVERE DI 100)
• Se è diminuito l’ammortamento, significa che è diminuito anche il fondo ammortamento o che è aumentato il
valore dell’immobile (è la stessa cosa) → si può quindi ridurre il fondo ammortamento in dare (RETTIFICA IN
DARE DI 100) oppure si può direttamente aumentare il valore dell’immobilizzazione (RETTIFICA IN DARE DI 100
sempre). È la stessa cosa, in questo caso è stato diminuito il valore del fondo ammortamento).

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Vediamolo ora in un foglio di lavoro:

Riassumendo quindi le rettifiche da fare sono:

1. RICLASSIFICARE IL RICAVO DI VENDITA (RETTIFICA DARE) SPEZZANDOLO IN DUE PARTI: INCREMENTO DI


IMMOBILIZZAZIONI PER LAVORI INTERNI (RETTIFICA AVERE) E MINOR UTILE A C/E DELL’IMPRESA CHE HA
VENDUTO L’IMMOBILIZZAZIONE (RETTIFICA AVERE)
2. DIMINUIRE L’UTILE DELL’IMPRESA CHE HA VENDUTO ANCHE A STATO PATRIMONIALE (RETTIFICA DARE) E
DIMINUIRE IL VALORE DELL’IMMOBILIZZAZIONE ISCRITTA NELL’ATTIVO DELLO STATO PATRIMONIALE
(RETTIFICA AVERE)
3. CALCOLARE LA DIFFERENZA TRA L’AMMORTAMENTO CHE E’ STATO EFFETTUATO POST VENDITA DEL BENE E
L’AMMORTAMENTO CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE STATO EFFETTUATO→ DIMINUZIONE DEL VALORE
DELL’AMMORTAMENTO EFFETTUATO IN C/E (RETTIFICA AVERE) E CONSEGUENTE AUMENTO DELL’UTILE
DELL’IMPRESA CHE HA ACQUISTATO L’IMMOBILIZZAZIONE (RETTIFICA DARE)
4. AUMENTARE L’UTILE DELL’IMPRESA ACQUIRENTE ANCHE A STATO PATRIMONIALE (RETTIFICA AVERE) E
AUMENTARE IL VALORE DELL’IMMOBILIZZAZIONE (O DIMINUIRE IL FONDO AMMORTAMENTO) (RETTIFICA
DARE).

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I punti 2 e 3 riguardano quindi l’aggiustamento del processo di ammortamento, mentre i primi due riguardano la
riclassificazione del ricavo e l’aggiustamento dell’utile.

La situazione finale a livello di gruppo è la seguente:

L’aggiustamento del processo di ammortamento (che come abbiamo visto influisce anche sull’utile perché
l’ammortamento è un costo) non è concluso qui. Ogni anno la quota di ammortamento va diminuita del maggior valore.
Ci sarà però più avanti una lezione che tratterà il consolidamento degli anni successivi.

TRASFERIMENTO DI BENI PATRIMONIALI

L’altro scenario possibile è la vendita di un bene che apparteneva al patrimonio di una società A alla società B
appartenente allo stesso gruppo. In questo caso il bene oggetto di scambio non è prodotto internamente. Vi è quindi
un incrocio non più tra c/e e c/e, ma tra stato patrimoniale di A e stato patrimoniale di B.

Qui quello che bisogna fare è vedere quale sarebbe l’informazione nel bilancio consolidato se lo scambio non avvenisse
e il passo successivo è non accettare contabilmente che non sia avvenuto tale scambio, oppure accettare contabilmente
che lo scambio è avvenuto e quindi che qualcosa sia cambiato all’interno dei due bilanci d’esercizi. Ora si spiega meglio
questa frase.

Qual è il bene oggetto di scambio di proprietà? Questa è la prima domanda da porsi. Nel nostro esempio un impianto.

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L’impianto era stato acquistato da A a 1000. La sua vita utile complessiva è 10 anni e al nono anno viene trasferito a B.
A quindi vende un bene il cui costo era 1000 e il cui valore netto contabile (VNC) al momento della vendita è pari a 1000
– ammortamento di 8 anni cioè: 1000 – 800 = 200. Se lo scambio non avvenisse ci ritroveremmo questa situazione. Il
problema però si pone, perché lo scambio avviene. In questo caso avviene a un prezzo superiore al VNC: 300 (prezzo di
vendita) – 200 (VNC) = 100. Si genera quindi una plusvalenza di 100.

Il c/e di A rispetto a questa operazione avrebbe un ammortamento di 100 e arriverebbe a un utile di 125. Nello stato
patrimoniale di B il bene non compare perché stiamo ragionando in assenza della vendita e quindi B chiuderebbe il suo
c/e con un utile di 180. Dobbiamo ora isolare un dato che poi ci sarà utile. In assenza dell’operazione gli utili aggregati
(A+B) sarebbero pari a 305 (125+180).

Vediamo ora cosa succede in presenza della vendita infragruppo. Abbiamo due alternative: accettare lo scambio, e
quindi accettare che il risultato di gruppo sia cambiato, oppure non accettarlo e ritornare quindi alla situazione pre
scambio. Ci dobbiamo quindi chiedere se c’è un’esigenza economica sottostante per cui quel bene, cambiando di
proprietà, cambia anche la sua modalità di utilizzo (e quindi ha un senso che il gruppo prenda quell’impianto e lo sposti
da A a B) oppure è solo un’operazione di facciata dei due bilanci per avere una plusvalenza e quindi un maggior utile?
Se esiste un’esigenza economica sottostante accettiamo che alla fine possa esserci un risultato di gruppo diverso da
quello in assenza della vendita (che abbiamo detto essere pari a 305) e allora si procede con le rettifiche delle operazioni
infragruppo che vedremo. Se non esiste alcuna esigenza economica ma lo scambio è avvenuto ad esempio per coprire
con la plusvalenza una perdita della capogruppo, non accettiamo l’operazione e si interviene ripristinando la situazione
pre scambio (con un utile di 305 quindi). Ma come facciamo a discriminare le due alternative? Come possiamo decidere
in quale caso ci troviamo? Si va a vedere cosa succede alla vita utile del bene oggetto di scambio:

• Se la vita utile del bene, e quindi l’ammortamento tecnico, cambia, significa che le condizioni di utilizzo di quel
bene presso l’acquirente sono diverse dalle condizioni di utilizzo di quel bene presso il venditore → c’è quindi
un’esigenza economica che giustifica lo scambio.
• Se la vita utile del bene non cambia, è legittimo il dubbio che l’operazione sia fatta solo per ottenere una
plusvalenza e quindi che non ci sia alcuna esigenza economica sotto. In questo caso si procederà a ripristinare
la situazione pre scambio.

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La vita utile è l’unico segnale che ci può far vedere esternamente se le condizioni di utilizzo del bene sono cambiate o
no. Vediamo ora questi due casi separati.

• LA VITA UTILE DEL BENE E L’ALIQUOTA DI AMMORTAMENTO CAMBIANO → RETTIFICHE DI


CONSOLIDAMENTO

All’inizio dell’anno 9 B ammortizza con un’aliquota del 10%. Si passa quindi da due anni di ammortamento residui a un
ammortamento su 10 anni. Ciò significa che sono cambiate le condizioni di utilizzo del bene: la vendita si accetta, e
insieme ad essa si accetta anche un risultato di gruppo diverso da quello in assenza della vendita (305). Cosa c’è da fare?

La prima cosa da fare è non accettare il maggior valore (plusvalenza) del bene. Un conto infatti è accettare che ci sia
stata la vendita, un conto è accettare un maggior valore di un bene che vale di meno a livello di gruppo. In questo
esempio è cambiata la vita utile e ciò significa che accettiamo che il bene abbia cambiato la sua modalità di utilizzo e
accettiamo quindi un utile maggiore. Quindi, nello stato patrimoniale di A c’è 100 di plusvalenza e un utile di 325 perché
non c’è più l’ammortamento (il bene è stato trasferito a B). Nello stato patrimoniale di B l’impianto è inizialmente iscritto
a 300 e poi comincia ad essere ammortizzato in 10 esercizi. Il dato da mettere in discussione è il costo di acquisto di 300
che al netto dell’ammortamento da un VNC di 270. Gli utili aggregati sono perciò diversi da quelli di partenza (prima era
305 e adesso è 475). Cosa dobbiamo fare? Le rettifiche sono le seguenti:

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Vediamo ora il foglio di lavoro:

1. RETTIFICA DARE DI 100 → eliminazione della plusvalenza (minor ricavo) + RETTIFICA AVERE DI 100 → minor
utile a c/e di chi ha venduto
2. RETTIFICA DARE DI 100 → se tocco l’utile di c/e devo toccare anche quello a stato patrimoniale (utile sempre
di chi ha venduto) + RETTIFICA AVERE DI 100 → minor valore dell’immobilizzazione
3. RETTIFICA AVERE DI 10 → riduzione ammortamento (l’ammortamento è infatti stato effettuato su un valore
maggiore di quello che si dovrebbe iscrivere a bilancio) + RETTIFICA DARE DI 10 → maggior utile a c/e di chi ha
acquistato (perché l’ammortamento che è un costo è stato ridotto)
4. RETTIFICA AVERE DI 10 → se tocco l’utile a c/e devo toccare anche l’utile a stato patrimoniale (sempre quello
di chi ha acquistato) + RETTIFICA DARE DI 10 → diminuzione del fondo ammortamento (oppure si poteva
direttamente aumentare in dare il valore dell’impianto).

Alla fine i risultati d’esercizio sono 225 di A e 160 di B, per un totale di utili aggregati pari a 385. Si può notare come
l’utile di gruppo sia aumentato dopo la vendita infragruppo. Come si commenta la differenza tra 385 e 305? C’è una
differenza di 80. Se non ci fosse stata la vendita, l’ammortamento che A avrebbe fatto sarebbe stato 100. Invece di quel
100, ora ci ritroviamo una quota di ammortamento di 20: non a caso 100 – 20 = 80. Prima della vendita quel bene aveva
solo più due anni di vita. Con lo scambio sono diventati 10 perché sono cambiate le sue condizioni di utilizzo. Si riduce
quindi la quota di ammortamento; quota ridotta significa costi ridotti che si traduce in utile più alto.

• LA VITA UTILE DEL BENE E L’ALIQUOTA DI AMMORTAMENTO NON CAMBIANO → RIPRISTINO DELLA
SITUAZIONE PRE SCAMBIO

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In questo caso non troviamo alcuna spiegazione che possa essere accettata ai fini del bilancio consolidato e perciò
vengono eliminate le operazioni effettuate. La vita utile infatti non cambia: il bene continua ad essere ammortizzato per
i due anni residui. Ci ritroviamo la stessa situazione di prima, quello che cambia è lo stato patrimoniale di B in cui
l’ammortamento continua con le due quote dei due anni residui del processo di ammortamento. In questo caso le
rettifiche di consolidamento sono in parte uguali (elimino la plusvalenza e riduco di valore l’utile); in parte però
cambiano: bisogna infatti eliminare l’intero ammortamento che B ha effettuato per andare a ripristinare tutti i dati del
bene venduto, come se l’operazione non fosse mai avvenuta. Non solo la plusvalenza andiamo ad eliminare, ma tutti gli
effetti dello scambio.

Andiamo a vedere all’interno di un foglio di lavoro:

• Rettifica in dare di 100 per l’eliminazione della plusvalenza e come contropartita una rettifica in avere di per
diminuire l’utile di A che ha venduto il bene realizzando la plusvalenza;
• Rettifica in dare di 100 per diminuire l’utile di A anche a stato patrimoniale e come contropartita una rettifica
in avere di 100 per diminuire il valore dell’impianto in quanto abbiamo eliminato la plusvalenza e abbiamo
detto che l’impianto va iscritto al suo costo e quindi va diminuito della plusvalenza;
• A questo punto abbiamo detto che non accettiamo l’operazione perché la vita utile non è cambiata e quindi
non c’è alcuna esigenza economica che giustifica tale operazione. Ciò significa che da un lato non accettiamo
l’ammortamento che B ha effettuato di 150 e dall’altro che bisogna ripristinare la situazione precedente, cioè
iscrivere l’ammortamento che A avrebbe fatto se il bene non fosse stato venduto (ammortamento quindi con
due anni di vita residua); per questo motivo si fa una rettifica avere di 150 per eliminare il costo

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dell’ammortamento effettuato da B e come contropartita una rettifica dare di 150 per aumentare quindi l’utile
di B di c/e perché abbiamo tolto l’ammortamento;
• Abbiamo sempre detto che modificando l’utile di c/e si deve modificare anche l’utile a stato patrimoniale; si fa
perciò una rettifica avere di 150 per aumentare l’utile di B a stato patrimoniale e come contropartita una
rettifica dare di 150 o in aumento del valore dell’impianto direttamente (perché abbiamo diminuito
l’ammortamento) o in diminuzione, sempre in dare, del fondo ammortamento dell’impianto (in questo caso è
in diminuzione del fondo ammortamento);
• Per ripristinare la situazione precedente, dobbiamo iscrivere l’ammortamento che A avrebbe fatto senza
vendere il bene. L’ammortamento in questo caso sarebbe stato di 100 → rettifica dare di 100 per iscrivere
l’ammortamento a c/e e come contropartita rettifica in avere di 100 per diminuire l’utile di A (perché abbiamo
aggiunto l’ammortamento che è un costo);
• Modifichiamo ora l’utile di A anche a stato patrimoniale: rettifica dare di 100 e come contropartita rettifica
avere di 100 per aumentare il fondo ammortamento (si poteva scrivere anche in avere ma in diminuzione
direttamente dell’impianto);
• L’ultima cosa da fare è ripristinare il valore iniziale dell’impianto, cioè 800 → rettifica dare di 800 per ri iscrivere
l’impianto al suo valore prima dello scambio come se la vendita non ci fosse mai stata e come contropartita
rettifica avere di 800 per ripristinare il fondo ammortamento. In questo modo abbiamo ripristinato il fondo
ammortamento prima della vendita e abbiamo corretto l’ammortamento sulla vita residua di due anni come
se A non avesse venduto l’impianto e B non avesse effettuato alcun ammortamento.

Alla fine infatti il valore dell’impianto risulta essere di 300 (come B lo aveva iscritto dopo la vendita) + 800 (che abbiamo
ripristinato) – 100 (ammortamento dell’anno 9) = 1000, che è il suo costo iniziale. Il fondo ammortamento sarà pari a
150 (ammortamento effettuato da B dopo lo scambio) + 800 (che abbiamo ripristinato) + 100 (ammortamento
dell’anno) – 150 (abbiamo tolto l’ammortamento di B) =900. Il VNC dell’impianto se non fosse stato venduto sarebbe
stato di 100 alla fine dell’anno 9. Infatti:

VALORE IMPIANTO 1000


- FONDO AMM.TO (900)
VNC 100

APPROFONDIMENTO: L’ELIMINAZIONE DELLE PERDITE INFRAGUPPO

Il D. Lgs 127/1991 prevede che oltre all’eliminazione degli utili infragruppo debbano essere eliminate anche le perdite
infragruppo. Questa è la regola generale. Ci sono poi delle eccezioni. L’eliminazione delle perdite infragruppo non deve
essere effettuata nel caso in cui ricorrano tutte le seguenti eccezioni:

• Se le perdite derivano da operazioni dell’impresa che ha conseguito la perdita e se tali operazioni sono state
eseguite alle normali condizioni di mercato
• Se la loro eliminazione comporta costi spropositati.

A noi interessa più che altro la prima perché significa che quando un’impresa vende a un’altra impresa del gruppo
un’immobilizzazione o un bene conseguendo una perdita, se però il prezzo a cui l’immobilizzazione o il bene è stato
venduto rappresenta le normali condizioni di mercato, allora la perdita non può essere eliminata (è lo stesso principio
del bilancio d’esercizio: l’immobile si iscrive al minore tra il costo e il valore di mercato; se il valore di mercato è più
basso, devo iscriverlo comunque anche se mi genera una perdita). In questo caso quindi la minusvalenza non viene
eliminata.

➔ ESERCITAZIONE 7.3: TRASFERIMENTI DI IMMOBILIZZAZIONI

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LEZIONE 8: 13/10/2017

SITUAZIONI CHE GENERANO UTILI INTERNI: I DIVIDENDI


Vediamo ora la terza operazione infragruppo che può dare luogo a rettifiche infragruppo: i dividendi. Dal punto di vista
contabile questa operazione non crea particolari problemi, è semplice e veloce.

La rettifica dei dividendi per l’eliminazione di utili interni nasce ogni volta che una società controllata distribuisce
dividendi alla controllante. È chiaro che non può essere il contrario, perché la controllante non essendo controllata dalla
controllata non deve distribuire dividendi anche alla partecipata. Può verificarsi il contrario solo nel caso in cui vi siano
partecipazioni reciproche, ma non affronteremo questo caso nel corso. La rettifica dei dividendi deriva da un’operazione
infragruppo che deve essere eliminata perché all'interno del gruppo abbiamo detto che la controllante e la controllata
sono lo stesso soggetto economico. Per l’impresa controllante quindi all'interno del gruppo quel dividendo non è
reddito, non è nemmeno un ricavo perché è come se io stessi spostando dei soldi dall'impresa A all'impresa B; per
questo motivo per la controllante non è reddito. Cosa dovrò quindi fare? Sicuramente mi aspetto di andare a modificare
i proventi dell'impresa controllante (i ricavi scritti nel c/e). Per la controllata, che come abbiamo detto è la società che
distribuisce il dividendo, non è un'operazione che deve comportare una riduzione di patrimonio netto.

N.B. → sappiamo che quando una controllata distribuisce il dividendo, vuol dire che distribuisce il suo utile. Se
distribuisce utile, il suo patrimonio netto di conseguenza diminuisce. A livello di gruppo per la controllata non ci deve
essere alcuna riduzione di patrimonio netto perché all'interno del gruppo questa operazione è come se non fosse mai
avvenuta, è come se ci fosse stata una semplice transazione di cassa all’interno dello stesso soggetto (il gruppo), ma
il patrimonio netto di gruppo rimane sempre lo stesso. Quindi la rettifica da effettuare consiste nell'eliminare tutte le
tracce del dividendo infragruppo.

Se questo è l'inquadramento, facciamo un po' di ripasso di cosa succede nei bilanci quando una società distribuisce i
dividendi a un’altra società con un esempio:

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A controllante controlla B all'80%. In questo caso è molto importante verificare la percentuale di controllo perché se
controllo il 100% rettifico un certo importo, se controllo all'80% rettificherò per un altro importo. B, società controllata,
distribuisce i dividendi ad A, società controllante. Immaginiamo che nel corso dell’anno n (l'anno 2017), B realizza un
utile di 1000: noi nel bilancio consolidato quell'utile di 1000 lo andiamo a dare per l'80% al gruppo e per il 20% a terzi:

Abbiamo infatti visto qualche lezione fa che l’utile della controllante si imputa interamente al gruppo, mentre quello
della controllata si ripartisce in proporzione alla quota di partecipazione al gruppo e ai terzi. Siamo quindi nel 2017, A
ha realizzato un utile di 2000 interamente del gruppo e B un utile di 1000 di cui 800 del gruppo e 200 di terzi. La decisione
di distribuire o meno l'utile viene presa 120 giorni dopo il 31/12, quando si approva il bilancio; quindi nel nostro
esempio ad aprile 2018; si tratta però di una decisiome relativa all'utile al 31/12/2017: questo per dire che gli effetti
della distribuzione dei dividendi non li vedrò nel bilancio 2017; nel bilancio 2017 io avrò l'utile o la perdita, mentre
nel bilancio 2018 vedrò gli effetti di tale distribuzione, con due alternative:

• se lo accantono a riserva rimarrà nel patrimonio netto dell'impresa controllata;


• se decido di distribuirlo sparirà dal patrimonio netto della controllata.

NB. → attenzione ai tempi! Nel consolidato del 2017, non avrò alcuna rettifica da fare, perché gli effetti si vedranno nei
bilanci delle società nel 2018!

Che cosa succede nel bilancio all'n+1 quando quel dividendo viene distribuito? Per capire le rettifiche da fare nel bilancio
consolidato partiamo dai bilanci d'esercizio.:

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Il primo dato che ci interessa è l'utile di B di 1000. Se l'utile è accantonato a riserva io nell'anno n+1 quell'utile lo troverei
all'interno del patrimonio netto dell'impresa B, non con il nome utile o perdita, ma con il nome riserva (legale, statutaria,
facoltativa, straordinaria, altre riserve): l’utile non distribuito cambia quindi solamente nome, ma rimane comunque
all'interno del patrimonio netto di B nell'anno n+1. Guardando invece il patrimonio netto di B nel 2018, mi rendo conto
che l'utile non c'è più, nemmeno sotto forma di riserva (legale, statutaria, facoltativa, straordinaria, altre riserve).
Questo mi fa capire che l'utile è stato interamente distribuito. Da ciò deriva che:

• nello stato patrimoniale di B non è aumentato l'utile perché l'utile se n'è andato;
• l’utile di B dell’anno n si trova nel c/e di A dell'anno n+1, perché abbiamo detto che quel dividendo è distribuito
nell'anno n+1 (NB. → il dividendo si contabilizza per cassa quando è stato distribuito!);
• per l'impresa controllante il dividendo è un ricavo;
• la restate parte dell’utile di B (20%) di 200 è di pertinenza di terzi.

Quindi, nel bilancio d'esercizio dell'impresa B è diminuito il patrimonio netto, nel bilancio d'esercizio dell'impresa A è
stato iscritto un ricavo di 800, tale ricavo ha poi impattato sull'utile d'esercizio di A, perché se non ci fosse stato il
dividendo, l’utile di A nel 2018 sarebbe stato di 2200 (anziché 3000).

A questo punto dovremmo avere identificato le rettifiche da effettuare, perché se abbiamo detto che il dividendo, a
livello di gruppo, è come se non fosse stato distribuito, io mi aspetto di andare ad agire:

• sul patrimonio netto dell'impresa controllata, aumentandolo perché se non fosse stato distribuito il
patrimonio sarebbe stato più alto;
• sul conto economico della controllante, riducendo il ricavo e quindi anche l’utile;
• sul patrimonio netto della controllante, diminuendo ricavo e utile.

La prima domanda che dobbiamo farci è se l'utile è stato distribuito alla controllante o se è stato distribuito a terzi.
Questo perché l'utile distribuito alla controllante è un'operazione infragruppo, mentre l'utile distribuito ai terzi è
un'operazione nei confronti dei terzi, quindi quei 200 non li devo rettificare (è come se avessi venduto a terzi per 200).
Questo si può anche notare mettendo a confronti i patrimoni netti della controllata nell’anno n e n+1.

La seconda domanda che bisogna porsi è quanto si sono portati a casa i soci della controllante e quanto i terzi. Per
questo aspetto bisogna ragionare solo sull'importo ricevuto dalla controllante, nel nostro caso 800.

Che cosa devo fare nel bilancio consolidato dell'anno n+1? Come devo procedere per le rettifiche?

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• Innanzitutto devo eliminare a c/e il ricavo di A generato dalla distribuzione del dividendo di 800 → RETTIFICA
DARE di 800 in diminuzione del ricavo. Questo perché abbiamo detto trattarsi di un ricavo infragruppo;
• Se nel conto economico non avessi scritto quel dividendo come ricavo, A avrebbe avuto un'utile più basso ed
è per questo motivo che la contropartita è la diminuzione dell’utile di A per 800 → RETTIFICA AVERE di 800 in
diminuzione dell’utile di A a c/e;
• Riducendo l’utile a c/e, devo farlo anche a stato patrimoniale → RETTIFICA DARE di 800 in diminuzione dell’utile
di A;
• Se l’utile di B di 800 non fosse stato distribuito, il patrimonio netto di B sarebbe stato più alto. Ecco allora che
la contropartita è l’aumento del patrimonio netto → RETTIFICA AVERE di 800 in aumento del patrimonio netto,
NOTA BENE! aprendo una nuova voce chiamata “riserva utili da consolidamento”.

Il ragionamento è quindi il seguente: meno ricavo, meno utile a c/e; meno utile a c/e, meno utile a stato patrimoniale;
meno utile a stato patrimoniale, più patrimonio netto.

In un foglio di lavoro le rettifiche risultano così:

Riassumendo, le rettifiche per eliminare i dividendi infragruppo sono le seguenti:

• Rettifica dare → meno ricavo della controllante;


• Rettifica avere → meno utile della controllante a c/e;
• Rettifica dare → meno utile della controllante a stato patrimoniale;
• Rettifica avere → aumento patrimonio netto (riserva utili da consolidamento).

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Il ragionamento visto in partita doppia è molto semplice:

DIVIDENDI a UTILE

UTILE a RISERVA DA
CONSOLIDAMENTO
NB. → si rettifica solo i dividendi distribuiti alla controllante, non quello che spetta ai terzi!!

Ecco uno schema riassuntivo delle rettifiche da effettuare nel caso di vendite infragruppo di immobilizzazioni:

➔ ESERCITAZIONE 8.2: ELIMINAZIONE OPERAZIONI INFRAGRUPPO: I DIVIDENDI

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LEZIONE 9: 17/10/2017

CONSOLIDAMENTO DEGLI ANNI SUCCESSIVI AL PRIMO


In questa lezione vediamo cosa succede quando si vanno a redigere i bilanci consolidati negli anni successivi al primo.
Abbiamo già trattato in minima parte questa problematica parlando dei dividendi: la relativa rettifica infatti viene
eseguita non nell’anno n, ma nell’anno n+1, perché nell’anno n la controllata realizza l’utile, ma la distribuzione si
effettua dopo l’approvazione del bilancio e quindi nell’anno n+1.

Ogni volta che si redige un bilancio consolidato in un anno successivo al primo, ci si trova di fronte a una serie di
problematiche:

La differenza da annullamento (che abbiamo già affrontato qualche lezione fa) la controllante se la porta dietro fino a
quando non avrà finito di ammortizzarla. Nel primo anno di consolidamento, la differenza (pensiamo ad esempio
all’avviamento) è già stata ammortizzata. Negli anni successivi è più complicato perché bisogna continuare ad
ammortizzare il maggior valore e risalire al momento iniziale, perché nello stato patrimoniale ci si ritrova ad avere le
poste di ogni anno accumulate anno per anno. Occorre quindi ricostruire dall’inizio ripartendo dalla rettifica fatta al
primo anno di consolidamento. Ciò significa quindi ricostruire le informazioni ripartendo dalla differenza iniziale da
annullamento, perché negli anni successivi al primo la voce “partecipazioni” nel bilancio di esercizio della controllante
continua ad esserci e nel bilancio della controllata continua ad esserci il suo patrimonio netto.

Per quanto riguarda gli utili degli esercizi precedenti, abbiamo già visto cosa succede se questi vengono ridistribuiti
(dividendi). Può succedere però che questi non vengono distribuiti ma rimangono in patrimonio come riserve. Vedremo
cosa succede a queste riserve.

La terza ed ultima problematica riguarda il ripristino delle operazioni infragruppo effettuate negli anni precedenti.
Abbiamo visto cosa succede quando c’è un utile interno: riprenderemo gli stessi esempi e vedremo cosa succede agli
utili negli anni successivi. Facciamo un esempio. A fine 2017 abbassiamo il valore delle rimanenze e diminuiamo l’utile
(rettifica di utili interni). A inizio 2018, i bilanci d’esercizio delle due società del gruppo hanno un magazzino che ha un
valore diverso da quello del consolidato. Cosa succede?

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TRATTAMENTO CONTABILE DELLE DIFFERENZE DA ANNULLAMENTO

In questa slide non c’è nulla di nuovo. Al momento di acquisto della partecipazione sappiamo che dobbiamo confrontare
il costo della partecipazione con la frazione di patrimonio netto che questa rappresenta. (NB. → discorso delle date che
devono coincidere!!). Da questo confronto normalmente nasce una differenza da annullamento; se questa è positiva
(segno dare quindi), negli anni successivi bisogna continuare l’ammortamento iniziato al primo anno in coerenza con
quanto fatto all’inizio. Si continua quindi ad ammortizzare l’avviamento o il maggior valore attribuito ai beni (in base
all’attribuzione della differenza da annullamento). Se invece la differenza era negativa, questa rimane riserva da
consolidamento (se era stata attribuita a ciò) o rimane fondo rischi. In entrambi i casi non c’è nulla da ammortizzare o
da ripartire.

Riprendiamo un esempio che avevamo già affrontato.

In data 01/01 A compra l’80% di B e questa sopra è la situazione a livello di bilanci d’esercizio delle due società al termine
dell’anno 1.

Nell’anno 1 per redigere il consolidato è stato fatto quanto segue:

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• Consolidamento della partecipazione (300) e determinazione della differenza positiva da consolidamento che
diventa avviamento: 300-80% di 300 = 300-240 = 60.
• Ammortamento dell’avviamento in base alla vita utile che in questo caso è di 5 anni: 60/5 = 12; nuovo valore
dell’avviamento alla fine dell’anno 1: 60-12 = 48.
• Le attività di 1500 sono la somma delle altre attività di A e di B.
• Capitale e riserve per 400 sono quelle di A.
• La perdita di gruppo di 12 è data dalla sommatoria degli utili di A e B (entrambi nulli) meno l’ammortamento
effettuato a livello di gruppo dell’avviamento.
• PN di gruppo = 400-12.
• Il capitale e le riserve di terzi pari a 60 è dato dal 20% di 300.
• Le passività sono date dalla somma delle passività di A e di B.
• I ricavi sono la somma di quelli di A e quelli di B.
• I costi sono la somma dei costi di A, dei costi di B e dell’ammortamento dell’avviamento.

NB. → Se l’utile di B fosse stato diverso da zero, avremmo anche determinato la quota parte di utile di B dei terzi!

Vediamo ora cosa succede nell’anno 2. Alla fine dell’anno 2 la situazione è la seguente:

Ripartendo dai bilanci di esercizio (che sono i nostri punti di partenza), in essi continuano ad esserci le voci che avevamo
già smarcato con il consolidamento del primo anno. dobbiamo quindi andare a ripercorrerle negli anni successivi. Nel
bilancio di A infatti continua ad esserci la voce “partecipazioni”, nel bilancio di B continua ad esserci la voce “patrimonio
netto”, ecc. Nell’affrontare il consolidamento degli anni successivi bisogna quindi ripartire sempre dal momento

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iniziale di acquisto della partecipazione. Dal punto di vista operativo parto con dei dati che continuano a contenere le
informazioni su cui io avevo già lavorato nel primo consolidamento. Questa è la difficoltà. In altre parole, si deve rifare
in parte il lavoro eseguito gli anni precedenti.

Il capitale sociale e le riserve di B alla fine dell’anno due sono date dalla sommatoria di capitale sociale, riserve e utile
dell’anno 1, cioè 300 (perché l’utile è nullo in questo esempio). Lo stesso discorso vale per il capitale sociale e le riserve
di A.

Nell’anno 2 devo ripartire dall’inizio. Inizio quindi a chiedermi qual era il costo della partecipazione e qual era il
patrimonio netto rappresentato dalla partecipazione. Devo quindi ricostruirmi la differenza da annullamento di 60, che
è stata imputata ad avviamento. Ricostruiamo poi l’ammortamento: nell’anno 1 abbiamo ammortizzato per 12,
nell’anno 2 ammortizzeremo di nuovo per 12. Nell’anno 2 il VNC dell’avviamento sarà quindi pari a 60-12-12=36.
Nell’anno 2 quindi per quanto riguarda l’ammortamento, la rettifica sarà duplice: la correzione di 12 per
l’ammortamento dell’anno 2 e la ricostruzione dell’informazione dell’anno 1, cioè l’ammortamento del primo anno di
consolidamento. L’anno successivo sarà la stessa cosa: ricostruzione degli ammortamenti dei primi due anni e
l’ammortamento del terzo anno.

Partendo dalle situazioni nei singoli bilanci d’esercizio, quando si deve costruire il bilancio consolidato di un anno
successivo al primo, si deve sempre e comunque nel foglio di lavoro ricominciare dall’eliminazione della partecipazione
contro il patrimonio netto, perché è l’unico modo per passare dal bilancio d’esercizio (che contiene la partecipazione)
al bilancio consolidato (che non la contiene). In qualsiasi anno quindi la prima rettifica da fare consiste nel tornare
indietro al momento dell’acquisto della partecipazione ed eliminarla. Allo stesso modo, come ci siamo già detti, l’ultima
rettifica da fare in qualsiasi anno è l’attribuzione dell’utile (dopo tutte le rettifiche delle operazioni infragruppo) al
gruppo e ai terzi.

Riprendendo l’esempio, vediamo cosa succede nel foglio di lavoro. Parto ovviamente dalla colonna di sinistra con le voci
che si trovano nei due bilanci d’esercizio e i relativi importi. La priva rettifica che vado a rifare nell’anno 2 è quindi 1
l’eliminazione della partecipazione: rettifica avere di 300 per eliminare la voce contro la rettifica in dare per eliminare il
capitale e le riserve di B. Sappiamo però che di quei 300, al gruppo spetta l’80%: per questo devo effettuare la rettifica
avere di 300*0,20 = 60 in avere per attribuire la quota di PN spettante ai terzi. Il passaggio successivo è rideterminare
2 la differenza da annullamento (che in questo caso è avviamento): rettifica dare di 60. Questo gruppo di rettifiche
abbiamo detto essere il primo punto da svolgere in qualsiasi anno, per avere le informazioni corrette su cui poi
consolidare il secondo anno.

Cosa eredito ancora dal passato? Quale informazione devo andare a ricreare? Se avessi comprato la partecipazione il
31/12/anno 1, questo sarebbe stato tutto ciò che avrei ereditato dall’anno n. in questo caso però ho acquistato in data 3
01/01/anno 1. Nel fare il consolidato all’anno 1, l’avviamento è stato ammortizzato. Andiamo quindi a riprendere la
prima quota di 12 di ammortamento effettuata all’anno 1. Il 12 di quota di ammortamento dell’anno 1 va ripreso per
4 determinare il VNC all’inizio dell’anno 2 (rettifica avere di 12 in diminuzione dell’avviamento). Sempre quel 12 va poi a
correggere una riserva (“riserva utili indivisi”), la quale segnala che il risultato dell’esercizio precedente comprendeva

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anche la quota di ammortamento (in questo caso c’è una perdita ed è determinata interamente dal 12 di ammortamento
perché alla fine dell’anno 1 abbiamo detto che l’utile di A + B era nullo; se non fosse stato nullo, questa rettifica avrebbe
diminuito di 12 l’utile di gruppo dato dalla somma dei risultati di A +B prima di effettuare le rettifiche). Il processo di
ammortamento dell’avviamento porta quindi con sé due rettifiche:

5 • Correzione in verde → Rettifica della quota di ammortamento dell’anno 2 (rettifica avere di 12 in diminuzione
dell’avviamento e come contropartita rettifica dare di 12 in diminuzione dell’utile dell’impresa A a stato
patrimoniale; la stessa rettifica va poi fatta a c/e: rettifica dare di 12 come maggior ammortamento e rettifica
avere come minor utile di A a c/e)
6 • Correzione in giallo → Ripresa di quanto è avvenuto negli anni precedenti: rettifica avere di 12 in diminuzione
dell’avviamento (quota di ammortamento dell’anno 1) e come contropartita diminuzione dell’utile di gruppo
dell’anno precedente che non essendo stato distribuito si trova nella “riserva utili indivisi”.

La seconda correzione è dettata dal fatto che nei bilanci d’esercizio delle due imprese prese singolarmente entrambe
avevano un utile pari a zero; quando poi è stato redatto il consolidato il risultato d’esercizio del gruppo è diventato una
perdita; in questo modo abbiamo ricreato questa situazione, perché è quella che abbiamo ereditato dall’anno
precedente e su questa lavoriamo per l’esercizio del secondo anno.

Dopo aver ripristinato la situazione dell’anno 1 (rettifiche della partecipazione e dell’ammortamento dell’avviamento)
abbiamo poi eseguito le rettifiche proprie dell’anno 2: in questo caso c’era solo da effettuare l’ammortamento del
secondo anno dell’avviamento.

L’ultima rettifica da fare in qualsiasi anno abbiamo detto essere la determinazione dell’utile di gruppo e dell’utile di
terzi. Gli utili di A + B insieme sono: 150+100 = 250. A questo risultato dobbiamo togliere l’ammortamento
dell’avviamento dell’anno 2: 150-12+100 = 238. Abbiamo però poi detto che A controlla B all’80%. Ciò significa che il
20% dell’utile di B spetta ai terzi di minoranza. L’utile di gruppo sarà quindi dato da: 150-12+80% di 100 = 150-
12+0,8*100 = 218. L’utile dei terzi è invece: 20% di 100 = 20.

Nel foglio di lavoro le rettifiche risultano come segue:

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La situazione post rettifiche è la seguente:

In cui:

• Capitale e riserve di 400 → di A


• Riserva utili indivisi di -12 → risultato di gruppo dell’anno precedente
• Utile di gruppo → utile A+20% utile di B – ammortamento avviamento
• PN gruppo di 606 → capitale e riserve (400)-utili indivisi (-12)+utile di gruppo (218)
• Capitale e riserve di terzi → 20% PN di B alla data di acquisto della partecipazione
• Utile di terzi → 20% utile di B dell’anno 2
• PN di terzi → capitale e riserve di terzi + utile di terzi
• Costi a c/e → costi A + costi B – ammortamento avviamento.

In generale, per quanto riguarda il consolidamento degli anni successivi con riferimento al trattamento contabile della
differenza da annullamento, le rettifiche da fare sono:

1. RIPRISTINARE LA SITUAZIONE DELL’ANNO PRECEDENTE


→ ELIMINARE LA PARTECIPAZIONE, DETERMINARE LA DIFFERENZA DA ANNULLAMENTO, ELIMINARE IL PN
DELLA CONTROLLATA (ALLA DATA DI ACQUISTO DELLA PARTECIPAZIONE OVVIAMENTE!)
→ RIPRISTINARE L’AMMORTAMENTO FATTO NELL’ANNO PRECEDENTE DELLA DIFFERENZA DA
ANNULLAMENTO E DIMINUIRE LA RISERVA UTILI INDIVISI (CHE NON CONTIENE ANCORA L’AMMORTAMENTO
DELLA DIFFERENZA DA ANNULLAMENTO)
2. AMMORTIZZARE PER IL SECONDO ANNO LA DIFFERENZA DA ANNULLAMENTO
3. DETERMINARE L’UTILE DI GRUPPO E L’UTILE DI TERZI.

Se fossi al terzo anno, avrei aggiunto una quota di ammortamento, ma la logica è sempre la stessa.

RIPARTIZIONE UTILI ESERCIZI PRECEDENTI

Il secondo caso che possiamo trovarci a gestire in un anno successivo al primo è la ripartizione degli utili degli esercizi
precedenti. Ripartiamo da una situazione all’anno 1:

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A controlla B sempre all’80% e l’acquisto è avvenuto in data 01/01/anno 1, come nell’esempio precedente. I numeri
sono gli stessi di prima, tranne per le partecipazioni che sono 240 (così in questo modo non ci sono differenze da
annullamento da ammortizzare). Al termine dell’anno 1 il bilancio consolidato è il seguente:

Cosa può capitare nell’anno 2? Due alternative:

Nella prima ipotesi il PN sia di A sia di B non si è mosso, perché entrambe non hanno distribuito utili. Quindi il PN che
rimane alla fine dell’anno 2 rimane uguale a quello dell’anno 1 con l’aggiunta dell’utile che si realizza nel corso del
secondo anno. Nella seconda ipotesi A e B hanno interamente distribuito gli utili. È chiaro che queste sono due ipotesi
estreme, può infatti capitare che una parte di utile venga distribuita e una parte rimanga nel PN. Bisogna fare attenzione
perché questo aspetto impatta in maniera differente sul PN dell’esercizio successivo.

PRIMA IPOTESI: A E B NON HANNO DISTRIBUITO UTILI


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Nel secondo anno A e B continuano la loro gestione, fino ad arrivare ad avere due bilanci come i seguenti:

Sia in A sia in B il capitale sociale e le riserve dell’anno 2 comprendono capitale sociale, riserve e utili dell’anno 1, perché
abbiamo detto che questi non vengono ridistribuiti. Questi sono i punti di partenza dai quali si redige il consolidato
dell’anno 2. Il capitale sociale e le riserve di B alla fine del secondo anno sono costituite dal PN di B alla fine del primo
anno, così formato:

C s e riserve

Quindi, l’80% del PN alla fine dell’anno 1 è del gruppo, mentre il restante 20% è dei terzi (sia per quanto riguarda il
capitale sociale + riserve sia per quanto riguarda l’utile. Il PN di B alla fine del secondo anno sarà formato da questi 350
(PN di B alla fine del primo anno) ai quali si aggiungerà l’utile del secondo anno.

Alla fine del secondo anno per redigere il consolidato, come abbiamo già detto più volte, come prima cosa dobbiamo
ripristinare la situazione dell’anno precedente, ovvero eliminare la partecipazione, determinare l’eventuale differenza
da annullamento e quindi ammortizzarla, tener conto di eventuali ammortamenti dell’anno precedente. In questo caso
non c’è alcuna differenza, perché la partecipazione ha avuto un costo di 240 e la percentuale di PN che rappresenta è
proprio 240.

Vediamo in un foglio di lavoro:

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Le rettifiche che abbiamo eseguito sono le seguenti:

• Rettifica avere di 240 per eliminare la voce “partecipazione”


• Rettifica dare di 350 per eliminare capitale sociale e riserve di B al momento dell’acquisto (300) più l’utile
realizzato nell’anno 1 di 50 (NB. → ricordiamoci che il capitale sociale e le riserve di B vanno sempre eliminate
tutte!!!!) Negli anni successivi quindi si elimina tutto, non solo quello al momento dell’acquisto della
partecipazione, perché nel consolidato non ci deve essere la scritta “capitale sociale e riserve di B” in quanto ci
troviamo nel consolidamento integrale); negli anni successivi quindi il capitale sociale + le riserve da eliminare
sono costituite dal capitale sociale e riserve dell’anno precedente più o meno gli utili o le perdite dell’anno
precedente! Questa è la differenza concettuale rispetto al primo anno!
• Rettifica avere di 60 per determinare il capitale sociale e le riserve di terzi dell’anno 2 (50 di capitale e riserve
dell’anno 1 + 10 di utile dell’anno 1)
• Manca ancora la parte dell’utile di B dell’anno 1 che è rimasta nel gruppo → rettifica avere di 40 per mettere
l’utile di B dell’anno precedente in riserva, in particolare nella “riserva utili indivisi” (per intenderci è la stessa
riserva in cui nell’esempio dell’avviamento abbiamo messo i 12 di costo di ammortamento dell’anno
precedente). Questa riserva quindi si va ad aprire quando ci sono utili o perdite di gruppo dell’anno precedente.

La rettifica in dare di 350 può essere quindi vista come la sommatoria di: 240 (eliminazione del PN a fronte
dell’eliminazione della partecipazione) + 60 (a fronte del quale abbiamo determinato la parte del capitale sociale e
riserve di terzi) + 10 (parte dell’utile dell’anno 1 di pertinenza di terzi) + 40 (quota parte dell’utile dell’anno 1 che è
rimasto all’interno del gruppo e che è diventato riserva di utili indivisi).

• L’ultimo passaggio che abbiamo detto che occorre sempre fare, in ogni anno, è determinare l’utile dell’anno
del gruppo e la parte dei terzi: in questo caso nell’anno 2 B ha generato un utile di 100, di cui il 20% (20)
appartiene ai terzi e il restante 80% al gruppo.

La situazione a livello di gruppo post rettifiche è la seguente:

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In particolare:
150
• Le attività sono date dalla somma delle attività di A + B

• Capitale sociale e riserve per 500 sono il capitale sociale e le riserve di A del secondo anno (contengono quindi
anche l’utile di A del primo anno)
• Riserva utili indivisi è costituita dalla parte dell’utile di B che è rimasta all’interno del gruppo
• L’utile di gruppo è dato dal 100% dell’utile di A dell’anno 2 + l’80% dell’utile di B dell’anno 2
• PN di gruppo = capitale sociale e riserve + riserva utili indivisi + utile di gruppo
• Capitale e riserve di terzi = 20% del capitale e riserve di B dell’anno 1 + 20% dell’utile di B dell’anno 1 non
distribuito
• Utile di terzi = 20% dell’utile di B dell’anno 2
• PN di terzi = capitale sociale e riserve di terzi + utile di terzi
• Le passività sono date dalla somma delle passività di A + B.

NB. → ogni anno il capitale sociale e riserve sono date dal capitale sociale e riserve dell’anno prima più l’utile
realizzato l’anno prima (o meno la perdita)!!

Alla fine dell’anno 2 il PN del gruppo è aumentato per tre motivi: A ha guadagnato realizzando un utile al 100% del
gruppo, B ha anche realizzato un utile che è per l’80% del gruppo e né l’utile di né l’utile di B non sono stati distribuiti.

Quindi, riassumendo, le rettifiche da effettuare negli anni successivi quando gli utili non vengono distribuiti sono le
seguenti:

• Eliminazione della partecipazione


• Eliminazione del capitale e riserve della controllata dell’anno precedente al momento di acquisto della
partecipazione
• Eliminazione dell’utile della controllata realizzato nell’anno 1 di cui una parte diventa capitale e riserve di terzi
(vedi punto seguente) e una parte diventa riserva utili indivisi (vedi penultimo punto)
• Determinazione del capitale sociale e delle riserve di terzi nell’anno 2 così formate: quota del capitale sociale
e delle riserve della controllata dell’anno 1 di competenza di terzi + quota di utile della controllata dell’anno 1
• Determinazione dell’utile di terzi (quota parte dell’utile della controllata dell’anno 2)
• Determinazione della quota parte dell’utile della controllata generato nell’anno 1 di competenza del gruppo
che diventa riserva di utili indivisi
• Determinazione utile dell’anno 2 di gruppo e di terzi.
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SECONDA IPOTESI: A E B HANNO INTERAMENTE DISTRIBUITO GLI UTILI

La situazione dell’anno 1 è la stessa mostrata prima. In questo caso sia A sia B guadagnano, ma poi il PN non aumenta
per effetto dell’uscita di risorse finanziarie perché l’utile viene interamente ridistribuito.

400

Se l’utile viene distribuito ai soci vuol dire alla fine dell’anno 2 il capitale e le riserve di B e il capitale sociale e le
riserve di A tornano ad essere le stesse dell’anno prima, cioè 300. Il socio di maggioranza di B però è la capogruppo,
cioè A. A parità di altre condizioni quindi quando vado a leggere il c/e di A dell’anno 2 mi ritrovo 40 di dividendi, che è
l’80% dell’utile di B dell’anno 1 (40). Aumenta quindi l’utile di A e il capitale e le riserve di B rimangono invariate
nell’anno 2.

In un foglio di lavoro le rettifiche da effettuare sono le seguenti:

Le rettifiche che abbiamo effettuato sono le seguenti:

• Eliminazione della partecipazione di 240 (rettifica avere di 240) e come contropartita eliminazione del PN di B
al momento dell’acquisto (rettifica dare 300) e determinazione della quota parte di terzi (rettifica avere 60)
• Dovendo eliminare gli utili infragruppo, ed essendo il dividendo che A ha ricevuto da B un utile infragruppo,
dobbiamo rifare la stessa identica rettifica per eliminare i dividendi infragruppo vista la lezione precedente:

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abbiamo quindi fatto una rettifica in dare di 40 (80% dell’utile di B dell’anno 1) per diminuire l’utile di A a stato
patrimoniale (NB → è da ridurre anche a c/e ma per semplicità non lo facciamo perché è la stessa rettifica già
vista) e come contropartita una rettifica a saldo avere di 40 che entra a far parte della riserva utili indivisi. Ogni
utile dell’anno precedente va sempre a finire nella riserva utili indivisi! Nella lezione precedente abbiamo
messo l’utile dei dividendi (che nell’esempio della scorsa lezione era di 800) in un’altra riserva, la riserva utili
da consolidamento: è indifferente, il dividendo infragruppo può andare a finire nella riserva utili da
consolidamento oppure nella riserva utili indivisi, non cambia.
• Come in ogni anno, l’ultima rettifica da effettuare è la determinazione dell’utile di competenza di terzi: il 20%
dell’utile di B dell’anno 2 è pari a 20; quindi le rettifiche sono una in dare di 20 per diminuire l’utile di B e una
in avere per determinare l’utile di terzi.

NB → il dividendo infragruppo va sempre eliminato perché se no quell’utile viene considerato due volte: una volta
quando abbiamo determinato l’utile di gruppo e una seconda volta si trova nell’utile della controllante che ha ricevuto
il dividendo!

L’importante è in questo caso ricordarsi che il capitale sociale e le riserve della controllata rimangono le stesse
dell’anno prima, perché l’utile dell’anno prima viene distribuito e quindi non accresce il PN e che il capitale e le riserve
della capogruppo rimangono le stesse dell’anno precedente, in quanto anch’essa ha distribuito l’intero utile; l’utile
di quest’ultima dell’anno 2 (e quindi poi il PN) si ritrova ad essere più alto proprio perché la controllata ha distribuito
l’utile e il suo socio di maggioranza è la controllante.

A questo punto la situazione di gruppo alla fine dell’anno 2 è la seguente:

400

La riserva utili indivisi è al netto dell’ammortamento della differenza da consolidamento. In questo caso tale differenza
non c’è perché per ipotesi abbiamo detto non esserci.

Riassumendo, le rettifiche da effettuare quando gli utili vengono distribuiti sono:

• Eliminazione della partecipazione


• Eliminazione del capitale e riserve di terzi della controllata (ricordandosi che sono le stesse dell’anno
precedente perché l’utile viene distribuito)
• Determinazione del capitale e riserve di terzi
• Diminuzione dell’utile di A (ricordarsi che il capitale e le riserve di A rimangono le stesse dell’anno prima se
anche A ha distribuito l’utile dell’anno precedente; se non lo ha distribuito il capitale e riserve dell’anno 2 sono
pari al PN, cioè capitale + riserve + utile anno 1, dell’anno 1)
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• Iscrizione dell’utile distribuito dalla controllata alla controllante nella riserva utili indivisi o riserva utili da
consolidamento perché quell’utile era già stato considerato una volta l’anno prima come utile di gruppo e
quindi non può essere considerato due volte.

Il problema 1 e 2 (differenza da annullamento e utili infragruppo) sovente si trovano insieme → all’esame può capitare
un foglio di lavoro con entrambi i casi!

RIPRISTINO DELLE OPERAZIONI INFRAGRUPPO EFFETTUATE NEGLI ESERCIZI PRECEDENTI

Il terzo e ultimo aspetto che vediamo in relazione al consolidamento degli anni successivi riguarda il ripristino delle
operazioni infragruppo effettuate negli esercizi precedenti. Ripristinare le operazioni infragruppo degli anni precedenti
vuol dire andare a ripristinare i valori patrimoniali così come stavano scritti nel bilancio consolidato l’anno precedente.
Questo perché nell’anno due quando devo consolidare mi ritrovo due bilanci d’esercizio con valori diversi da quelli a
livello di gruppo presente nel consolidato dell’anno 1.

Soffermiamoci sulla seguente situazione (situazione più frequente):

Nell’anno 1 c’è una vendita infragruppo da Alfa a Beta. Beta non ha ancora rivenduto le merci. Nell’anno 1 quindi l’utile
interno è stato eliminato. Se nell’anno 2 Beta rivende le merci, l’utile che l’anno prima ho eliminato ora lo vado a
considerare perché è stato realizzato dal gruppo nei confronti di soggetti terzi. Le rettifiche effettuate l’anno precedente
(è un ripasso) sono le seguenti:

Come facciamo a collegare i valori ottenuti nel primo bilancio di esercizio con il bilancio di gruppo del secondo anno?
L’unica voce del bilancio che mi collega a quanto fatto negli anni precedenti è ovviamente il PN, e in particolare le riserve
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(abbiamo infatti visto ad esempio la riserva utili indivisi). Se quindi devo ripristinare un qualcosa che è avvenuto in
passato devo toccare una riserva.

Nell’anno 2 le rettifiche da effettuare sono le seguenti:

Negli anni successivi al primo quindi quello che devo andare a fare è ripristinare la situazione come se non ci fosse stato
alcun scambio infragruppo. Se poi nell’anno 2 Beta le merci le vende, realizzando così un utile con un soggetto esterno
del gruppo, quell’utile lo vado a trasferire dalle riserve di utili all’utile d’esercizio dell’anno in cui sono state
effettivamente vendute.

Se anziché merci avessimo immobilizzazioni il discorso è lo stesso: devo andare a ripristinare la situazione come se non
fosse avvenuto nessun scambio infragruppo e in più dovrò continuare ad ammortizzare l’immobilizzazione (come
abbiamo visto per la differenza da annullamento).

➔ ESERCITAZIONE 8.1: CONSOLIDAMENTO DEGLI ANNI SUCCESSIVI AL PRIMO

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Giulia Barale

LEZIONE 10: 20/10/2017

CONSOLIDAMENTO DI PARTECIPAZIONI INDIRETTE


Nella lezione di oggi riapplichiamo tutto quello che abbiamo visto finora sul consolidamento delle partecipazioni
indirette. Fino adesso abbiamo sempre visto A che controlla B. Cosa succede se A controlla B che a sua volta controlla
C? cosa succede nel consolidamento di partecipazioni indirette? Questo sarà l’argomento della lezione di oggi.

Il problema è sintetizzato in questa slide:

Abbiamo un gruppo che è composto da più partecipazioni, ma se le partecipazioni fossero in linea (cioè se A controllasse
sia B sia C il problema di questa lezione non si porrebbe, perché avremmo consolidato B con A e C con A. La caratteristica
del consolidamento che vediamo oggi è quella di avere delle partecipazioni indirette. In questa struttura quindi A
controlla direttamente B e indirettamente C. La domanda è: come si fa il consolidato di un gruppo a cascata come
questo?

Immaginiamo questo esempio:

Abbiamo un’impresa A che controlla al 90% l’impresa B che a sua volta controlla all’80% C. A è la controllante di primo
livello, mentre B è la controllante di secondo livello.

La prima domanda che ci dobbiamo fare è se c’è l’esercizio del controllo, perché se non c’è il controllo tutto ciò che
vediamo in questa lezione non è da fare (→ all’esame può capitare un esercizio in cui viene proposta una situazione del
genere ma magari senza il controllo). Questo per dire che se l’impresa B avesse una partecipazione del 15% in C, non si
porrebbe il problema del consolidamento indiretto, perché questo si pone solo tutte le volte in cui un’impresa controlla

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Giulia Barale

direttamente e indirettamente più imprese (ma è sempre controllo). Nel caso in cui B avesse una partecipazione del
15% per il sottogruppo utilizzerei il metodo del PN e poi consoliderei solo A e B. Questo per dire in generale che nel
bilancio consolidato ci devono essere solo imprese consolidate con il metodo integrale. Tornando al nostro esempio,
se questo è il gruppo e se tutte le imprese sono controllate direttamente o indirettamente dalla controllante, cosa devo
fare? Capito il consolidamento visto finora, le problematiche che devo affrontare nel caso di partecipazioni indirette
sono le stesse: la prima cosa che devo fare è eliminare il valore della partecipazione a fronte del PN della controllata alla
data di acquisizione del controllo. Esattamente la stessa cosa vista finora. La differenza è che devo applicare un
tecnicismo particolare e devo ripetere più volte lo stesso passaggio. Per poter fare fare il consolidato delle partecipazioni
indirette abbiamo due metodi, li vedremo entrambi ( → all’esame non ci verrà mai richiesto di consolidare le
partecipazioni indirette con un metodo in particolare ma potremo scegliere noi quale utilizzare!). I due metodi sono:

• Consolidamento GRADUALE → consolidare gradualmente gruppi di imprese; nell’esempio consolido


gradualmente B con C come abbiamo sempre fatto e come se A non ci fosse (primo passaggio) e poi consolido
A con il gruppo BC (secondo passaggio). In questo modo devo fare due bilanci consolidati, perché consolido a
gruppi di due. Si chiama graduale perché si fanno tanti sub consolidati in modo da arrivare ad ottenerne uno
solo. Per consolidare con questo metodo si parte dal basso verso l’alto nel gruppo a cascata (prima B con C e
poi A con BC).
Punti di forza del consolidamento graduale: è semplice e intuitivo, perché di fatto ogni volta consolidiamo
insieme due società (che è quello visto finora). È una tecnica semplice, si può fare anche con innumerevoli
società presenti in un gruppo, sarà più lungo ma sempre semplice.
Punto di debolezza: è più lungo perché tutte le volte devo fare gli stessi passaggi.
• Consolidamento SIMULTANEO → come dice la parola stessa, si consolida simultaneamente A con B con C in
un unico passaggio. In questo metodo c’è quindi un unico passaggio, a differenza del graduale.
Punti di forza: è molto più veloce perché prendo tutti i dati, li metto insieme e li consolido in un’unica volta.
Punto di debolezza: se le imprese appartenenti all’area di consolidamento sono tante, questo approccio è più
difficile.

A volte consolidare con il metodo graduale è un obbligo, non una scelta: se in questo gruppo sia A sia B avessero
l’obbligo di fare il consolidato, non c’è scelta. Altre volte magari sono i soci che chiedono alla controllante A di vedere il
bilancio del sottogruppo BC. Anche le banche, se B dovesse chiedere un finanziamento molto probabilmente le
chiederebbero di vedere il bilancio del suo sottogruppo.

Vediamo attraverso un esempio cosa vuol dire tutto questo e sviluppiamo entrambi i metodi.

CONSOLIDAMENTO GRADUALE

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Giulia Barale

In questa slide vediamo i bilanci consolidati delle tre società del gruppo. La struttura di gruppo è la stessa di prima: A
controlla B al 90% e B controlla C all’80%. La struttura del gruppo si ricostruisce anche guardando i tre bilanci (→
all’esame potremmo avere solo i tre bilanci senza la struttura e dobbiamo essere in grado di ricostruirla). Nello stato
patrimoniale di A vediamo che ci sono partecipazioni in B e questo vuol dire che A controlla direttamente B; quando
guardo lo stato patrimoniale di B vedo che c’è scritto “partecipazioni in C” e quindi B controlla C. Che cosa vuol dire
quindi fare il consolidamento graduale? Vuol dire, lo abbiamo già detto, partire dal basso e consolidare a gruppi di due
le imprese partecipate. Come prima cosa consolido quindi prima B con C:

La prima cosa che vado a fare per consolidare B con C è confrontare il costo della partecipazione che leggo dallo stato
patrimoniale dell’impresa B con la percentuale di PN dell’impresa C (nessuna novità). Confronto il costo di 120 con l’80%
del PN di C e vedo che c’è una differenza positiva da annullamento pari a 120-80 = 40. NB: ipotizziamo che la data di
acquisto sia 01/01, così non devo considerare l’utile nel PN di C. La differenza positiva da annullamento in questo caso
viene attribuita ad avviamento. Tale avviamento viene poi ammortizzato da B sulla base della vita utile di 10 anni (quota
di ammortamento= 4). Dopodiché determino il capitale e riserve di terzi alla data di acquisizione del controllo, che è
pari al 20% di 100, cioè 20. Come ultima cosa determino l’utile di C dei terzi, che è pari al 20% di 20, cioè 4. Vediamo le
stesse cose con il foglio di lavoro (nulla di nuovo!):

NB: ci sono solo le colonne di B e C, non di A perché è un consolidamento graduale!

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La situazione del sottogruppo di B e C è:

Questo è il primo livello di consolidato. Questo bilancio gli amministratori dell’impresa B non deve essere depositato,
perché non hanno l’obbligo di redazione. Questo è solo un passaggio che abbiamo fatto per poter poi consolidare A + B
+ C.

A questo rifacciamo tutto quanto ma consolidando l’impresa A con il gruppo B+C appena consolidato.

Come si può notare stiamo rifacendo le stesse cose di prima: confronto del costo della partecipazione in B con il 90%
del PN di B al momento dell’acquisizione del controllo (sempre 01/01 in questo esempio), determinazione della
differenza da annullamento che in questo caso è avviamento (30), ammortamento dell’avviamento in base alla vita utile
di 10 anni, determinazione del capitale sociale e riserve di terzi alla data di acquisizione del controllo e come ultima cosa
determinazione della quota parte dell’utile del gruppo BC appartenente ai terzi.

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Giulia Barale

Foglio di lavoro:

In questo foglio di lavoro devo fare le rettifiche di consolidamento ma questa volta ho già delle voci tipiche del bilancio
consolidato, come la voce avviamento, c.s. e ris. di terzi, ecc. Punto primo: elimino il costo della partecipazione in B, a
fronte del capitale e delle riserve di B che sono 200. Di quei 200 il 10% appartiene ai terzi: determino così il capitale
sociale e le riserve di terzi pari a 20, che vanno a sommarsi ai 20 del primo consolidamento e in tutto alla fine diventano
di 40. Determino l’avviamento di 30, che si aggiunge a quello del primo consolidamento. Questo avviamento di 30
abbiamo detto però che lo ammortizziamo su 10 anni → quota di ammortamento di 3. In totale l’avviamento di gruppo
diventa di 63, perché si somma a quello precedente. a fronte dell’avviamento diminuiamo l’utile di A che ha
ammortizzato di 3, che scende così a 47. L’ultima cosa che devo fare è determinare la quota parte di utile appartenente
ai terzi. Ovviamente non devo più prendere solo l’utile di B, ma l’utile del gruppo BC, perché sono diventate una cosa
sola B e C. Il 10% di 62 (utile che emerge dal primo bilancio consolidato) va quindi ai terzi. A questo punto metto i dati
nel bilancio consolidato, che diventa il consolidato del gruppo A+B+C:

Le attività sono la somma di tutte le attività di A, tutte le attività di B e tutte le attività di C. Stesso discorso per le
passività. L’avviamento di 63 è nato in due step: avviamento di B+C di 40 ammortizzato di 4 e l’avviamento di A+BC di
30 ammortizzato di 3 (40-4+30-3 = 63). Capitale e riserve sono quelle della controllante, cioè A. L’utile di gruppo (102,8)
comprende tutto l’utile della controllante A più il 90% dell’utile dell’impresa controllata BC. Capitale e riserve di terzi

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comprende il 20% del capitale e riserve di C + il 10% del capitale e riserve di B (20+20). L’utile di terzi è composto dal
20% dell’utile di C + il 10% dell’utile di BC. I ricavi sono dati dalla somma dei ricavi di A+B+C, mentre i costi sono dati dai
costi di A+B+C meno i due ammortamenti.

CONSOLIDAMENTO SIMULTANEO

Stesso gruppo, stessi numeri, stesse percentuali dell’esempio fatto finora che riprendiamo:

Consolidamento simultaneo significa prendere simultaneamente tutti i dati di A, tutti i dati di B e tutti i dati di C e
consolidarli in un unico foglio di lavoro. Quest’ultimo quindi avrà tre colonne, una per impresa.

La prima cosa da fare sarà sempre eliminare le voci “partecipazioni”:

CONSIGLIO DEL PROFESSORE → partire eliminando sempre dal basso!

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Le rettifiche sono tante. Le vediamo una per una:

1. Prima rettifica: eliminare la partecipazione di B in C → rettifica avere di 120 a fronte di cosa?


2. Seconda rettifica: eliminare il PN di C al momento dell’acquisto (e quindi capitale sociale e riserve senza utile
perché l’acquisto è sempre avvenuto in data 01/01) → rettifica dare di 100. Questi 100 sono tutti di B? No,
perché la partecipazione è solo dell’80%. Quindi:
3. Terza rettifica: determinazione quota parte del capitale e delle riserve di C di terzi → rettifica avere di 20 (20%
di 100)
4. Quarta rettifica: nasce l’avviamento → rettifica dare di 40. L’avviamento si ammortizza:
5. Quinta rettifica: ammortamento avviamento → rettifica avere di 4 in diminuzione dell’avviamento
6. Sesta rettifica: l’ammortamento riduce l’utile di B che ha effettuato l’ammortamento → rettifica dare di 4
7. Settima rettifica: dell’utile di C il 20% è dei terzi → rettifica dare di 4 (20% di 20) in diminuzione dell’utile di C
8. Ottava rettifica: determinazione utili di terzi → rettifica avere di 4
9. Nona rettifica: eliminazione partecipazione in B → rettifica avere di 210 a fronte di cosa?
10. Decima rettifica: eliminazione capitale sociale e riserve di B → rettifica dare di 200
11. Undicesima rettifica: di quei 200, il 10% è dei soci di minoranza (la partecipazione infatti è del 90%) → rettifica
avere di 20 (10% di 200) per determinare il capitale sociale e le riserve di terzi
12. Dodicesima rettifica: avviamento → rettifica dare di 30 (avviamento)
13. Tredicesima rettifica: ammortamento dell’avviamento su dieci anni → rettifica avere di 3 in diminuzione
dell’avviamento
14. Quattordicesima rettifica: diminuzione dell’utile di A che ha effettuato l’ammortamento → rettifica dare di 3
15. Quindicesima rettifica: l’utile di B non è tutto della controllante. Ora devo andare a determinare la quota parte
del gruppo e la quota parte dei terzi: il 10% è dei soci di minoranza. Ma il 10% di cosa? La determinazione
dell’utile di terzi si fa dopo aver fatto tutte le altre rettifiche, cioè dopo aver tolto dai 50 iniziali il 4 di
ammortamento effettuato da B sull’ammortamento dell’avviamento. Il 10% di 46 (50-4) fa proprio 4,6 →
rettifica dare di 4,6 in diminuzione dell’utile di B
16. Sedicesima rettifica: l’utile di terzi non è solo 4,6, ma a questo dobbiamo aggiungere ancora il 10% dell’utile
di C, perché l’utile di C (che ora è 16) non è tutto del gruppo → rettifica dare di 1,6
17. Diciassettesima rettifica: determinazione utile di terzi → rettifica avere di 4,6+1,6 = 6,2. L’utile di terzi ora è
pari a 4+6,2 = 10,2.

NB: → l’utile di terzi si determina sempre dopo aver effettuato tutte le rettifiche!! Si determina quindi il 10% (in
questo caso, perché A controlla al 90%) degli utili di B e C post rettifiche!

A questo punto la situazione di gruppo è la seguente:

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Si noti come i risultati a livello di gruppo sono gli stessi ottenuti dal consolidamento graduale! Il punto di riferimento se
si vuole fare il simultaneo è che tutte le partecipazioni devono sparire. Due considerazioni:

• Deve essere chiara la struttura del gruppo: A controlla B al 90% e B controlla C all’80%. Nel determinare il
capitale e riserve di terzi abbiamo detto: capitale e riserve di terzi nell’impresa C è del 20%, nell’impresa B è
del 10%. Quindi il capitale e le riserve di terzi possiamo vederlo anche diversamente: è il 20% del capitale e
delle riserve di C più il 10% del capitale e delle riserve di B.
• L’utile di terzi come nasce? L’utile di terzi è dato dal 20% dell’utile di C post rettifiche più il 10% dell’utile B+C
post rettifiche.

Queste due considerazioni sono molto importanti se si vuole utilizzare il metodo simultaneo; nel metodo graduale questi
due problemi nemmeno si pongono.

Con il metodo simultaneo, alla fine nel bilancio e in particolare nel c/e, mi trovo ad avere tra i costi: costi di A + costi di
B + costi di C + ammortamento avviamento che B ha effettuato + ammortamento che A ha effettuato.

NB → il consolidamento delle partecipazioni indirette è una possibile e papabile domanda d’esame!

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LEZIONE 11: 24/10/2017

IL PROSPETTO DI RACCORDO
In questa lezione andiamo a chiudere il cerchio delle operazioni viste in tutte queste lezioni andando a vedere dove
queste operazioni vengono iscritte e spiegate sinteticamente nel bilancio consolidato. Il documento che le contiene è il
prospetto di raccordo.

Possibili domande all’esame (domande chieste finora) sul prospetto di raccordo → date le seguenti informazioni […]
come potrebbe essere il prospetto di raccordo? Oppure il percorso contrario: c’è un prospetto di raccordo, dire quali
operazioni e quali rettifiche sono state fatte guardando il prospetto.

Quando andiamo a confrontare il bilancio consolidato con il bilancio d’esercizio delle società che appartengono al
gruppo notiamo alcune differenze:

Ci troviamo quindi un PN della capogruppo diverso dal PN del gruppo che compare nel bilancio consolidato e un utile (o
perdita) di gruppo diverso da quello presente nel c/e della capogruppo. Per capire qual è stato il percorso che è stato
fatto partendo dal bilancio d’esercizio per arrivare al bilancio consolidato è necessario il prospetto di raccordo, che è
appunto un documento che spiega le cause di queste differenze.

Le cause di tali differenze sono legate a quanto visto finora durante il corso:

Alcune cause possono essere legate quindi alla presenza di una differenza da annullamento generata dopo il confronto
tra costo della partecipazione e % del PN sottostante della controllata. Altre differenze possono nascere invece perché

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abbiamo eliminato delle operazioni infragruppo che avevano ad esempio utili interni, diversi valori delle rimanenze, ecc.
I valori possono poi essere diversi perché passando da un documento all’altro qualche criterio di valutazione è stato
cambiato. Quando faccio il bilancio d’esercizio, siccome su di esso si pagano le imposte, l’attenzione è focalizzata anche
sulla variabile fiscale e quindi sul non valutare ad esempio le rimanenze in maniera da aumentare l’utile, sul quale si
pagano le imposte. Nel bilancio consolidato, dove la variabile fiscale non c’è, non ci sono problemi nel cambiare criteri
di valutazione: ad esempio le rimanenze vengono valutate con criteri che permettono di avere un utile maggiore (tanto
sul consolidato non si pagano le imposte). Queste differenze di PN e di risultato economico si vedono confrontando il
consolidato con i bilanci di esercizio delle società che compongono il gruppo. Ma è impossibile dalla sola lettura del
bilancio consolidato capire da dove si sono generate e come si sono formate.

Per ora, il prospetto di raccordo non è un obbligo di legge e non è previsto dal famoso D. Lgs 127/91, è solo una questione
di principi contabili. L’obbligo è invece solo per le società quotate per le quali è imposto dalla Consob. Per le società di
cui noi ci occupiamo nel corso (che non sono quelle quotate perché se no seguirebbero i principi contabili internazionali,
mentre noi abbiamo seguito i principi contabili nazionali) non è quindi obbligo, ma nei principi contabili nazionali
(principio contabile 17) il prospetto di raccordo c’è un invito, un suggerimento a farlo. È un obbligo invece anche per i
gruppi bancari. Pur on essendo obbligatorio per legge, questo documento lo troviamo comunque praticamente sempre.

Il prospetto di raccordo quindi spiega il passaggio e il percorso fatto dal bilancio di esercizio della capogruppo al bilancio
consolidato e illustra anche le cause delle differenze presenti nel PN e nel risultato economico.

Cosa c’è nel prospetto di raccordo? L’OIC 17 prevede un contenuto minimo composto da:

• Il punto di partenza → valore complessivo del PN e del risultato d’esercizio così come compaiono nel bilancio
d’esercizio della capogruppo;
• Cosa è successo nel mezzo → tutte le rettifiche, distinguendo tra eliminazione delle operazioni infragruppo e
le altre rettifiche di consolidamento che sono intervenute;
• Punto di arrivo → valore complessivo del PN e del risultato d’esercizio contenuti nel bilancio consolidato.

Tutto questo deve essere poi presentato come un confronto tra i dati dell’esercizio corrente e i dati dell’esercizio
precedente. Ad esempio, il prospetto di raccordo del 2017 contiene il c/e, stato patrimoniale e nota integrativa del 2017
e del 2016.

Vediamo ora un esempio:

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NB → è molto importante illustrare nel prospetto di raccordo anche la data di acquisizione del controllo. Ricordarsi che
bisogna vedere qual è il PN alla data di acquisto della partecipazione!! (Se devo prendere che l’utile o se non devo
considerarlo o se devo considerarlo in parte nel confronto tra costo della partecipazione e % di PN sottostante!)

Tornando all’esempio, le rettifiche che abbiamo effettuato sono le seguenti (nulla di nuovo):

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• Rettifica di eliminazione della partecipazione e del PN di B (controllata)


• Determinazione quota di PN di competenza di terzi
• Trattamento della differenza positiva da annullamento (in questo caso è pari a 20, di cui 10 di maggior valore
degli elementi patrimoniali attivi e 10 di avviamento)
• Ammortamento del maggior valore delle immobilizzazioni (amm.to in 10 anni) e conseguente diminuzione
dell’utile di A di 1
• Ammortamento dell’avviamento (amm.to in 5 anni) e conseguente diminuzione dell’utile di A di 2
• Le rimanenze non vanno più valutate a 100 perché il criterio a livello di gruppo è diventato 130 →
cambiamento valore rimanenze sia a c/e sia a stato patrimoniale da 100 a 130 e aumento dell’utile di 30 da
250 a 280 (il cambiamento del valore delle rimanenze e quindi dell’utile nel foglio di lavoro va fatto in partenza,
prima delle rettifiche, cioè nella prima colonna!)
• Eliminazione utile interno a causa della vendita infragruppo → diminuzione utile di 8, diminuzione valore
rimanenze di 8
• Determinazione quota parte dell’utile di B di competenza di terzi → dopo le rettifiche, quindi il valore post
rettifiche dell’utile = 50-8 = 42, quindi 20% di 42 = 8,4; diminuzione utile di B di gruppo di 8,4 e imputazione
all’utile di terzi.

Sono tutte cose già viste, è solo un ripasso veloce per arrivare a fare il prospetto di raccordo. Se non è stato capito
qualcosa, rivedere la spiegazione delle singole rettifiche nelle lezioni in cui sono state affrontate. Al termine delle
rettifiche, la situazione a livello di gruppo è la seguente:

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I costi infragruppo di 100 che hanno diminuito ulteriormente l’utile sono quelli legati a un’operazione infragruppo che
non è presente nelle ipotesi iniziali dell’esempio.

Le differenze rispetto al bilancio d’esercizio della controllante sono le seguenti:

Nel fascicolo del bilancio consolidato, il prospetto di raccordo che verrebbe fuori è questo:

Il punto di partenza come abbiamo detto è la situazione presentata nel bilancio d’esercizio della capogruppo: 250 di
risultato d’esercizio e 1050 di PN. Alla fine a livello di gruppo si arriva ad avere un PN di 1110,6 e un risultato economico
di 310,6 (di pertinenza del gruppo ovviamente). Cosa è successo nel mezzo è indicato nel mezzo. Il prospetto di raccordo
infatti mostra proprio come mai si è partiti da un utile di 250 a un utile di 310,6 e perché si è partiti da un PN di 1050 a
un PN di gruppo di 1110,6. Analizziamo ora i passaggi.

Abbiamo detto che siamo partiti da un PN di 1050 e da un utile di 250. L’eliminazione della partecipazione ha poi
determinato una differenza da annullamento (“differenza tra valore di carico e valore pro-quota del PN”) per 20;
abbiamo poi aggiunto l’utile conseguito della partecipata pari a 40; questo valore è iscritto in entrambe le colonne
perché ha aumentato l’utile e di conseguenza anche il PN (l’utile è una parte di PN!). osserviamo poi che la differenza di
venti è andata a finire per 10 come maggior valore dei cespiti e per 10 come avviamento. Entrambi i 10 hanno segno
negativo perché non hanno aumentato il PN ma l’attivo dello stato patrimoniale! Ecco perché all’inizio iscriviamo 20
con segno positivo, ma poi una volta attribuite le cause di questa differenza li sottraiamo. Dopo abbiamo

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ammortizzato i due valori (cespiti e avviamento): l’ammortamento sappiamo che è un costo. Ecco perché ha segno
negativo: essendo un costo diminuisce l’utile, ma l’utile si trova nel PN; in questo modo anche il PN diminuisce.
Dopodiché abbiamo eliminato l’utile interno che si è generato dalla vendita delle merci infragruppo. Dell’utile interno
di 8 una parte (l’80%) appartiene al gruppo e quindi il 6,4 ha segno negativo perché riduce l’utile e quindi anche il PN.
L’operazione successiva che abbiamo effettuato è stata l’aumento del valore delle rimanenze perché è stato cambiato
criterio. Le rimanenze, essendo componenti positive di reddito, hanno così aumentato l’utile e di conseguenza anche il
PN di 30 (perché da 100 si è passati a 130 di rimanenze). Si arriva così ad avere un PN di 110,6 e un utile di 310,6. Se poi
si aggiunge la fetta spettante ai terzi (128,4 di PN e 8,4 di utile) si ottiene un PN complessivo 1239 e un risultato
complessivo di 319.

In questo modo possiamo vedere che il PN è cresciuto di 60,6 rispetto a quello di partenza e anche il risultato di esercizio
è cresciuto di 60,6. Il fatto che siano cresciuti dello stesso importo ci dice immediatamente una cosa: ci troviamo al
primo anno di consolidamento, perché solo al primo anno la differenza di PN è uguale alla differenza di utile (mentre
dagli anni successivi sarà una differenza accumulata sul PN ma non più sull’utile).

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LEZIONE 12: 27/10/2017

IL CONSOLIDAMENTO SINTETICO
L’argomento di questa lezione riguarda la valutazione delle partecipazioni con il metodo del patrimonio netto.
Andiamo quindi a vedere come si applica nel concreto il metodo del PN a talune tipologie di partecipazioni. Il metodo
del PN è un metodo che può essere utilizzato sia nel bilancio d’esercizio sia nel bilancio consolidato. Ovviamente noi
affrontiamo il metodo per quanto riguarda la sua applicazione nel bilancio consolidato.

All’esame → di questo argomento non ci saranno esercizi, non verrà richiesto alcun tipo di esercizio ma solo domande
teoriche. Può essere richiesto, dopo aver risposto alla domanda teorica, di fare un piccolo esempio numerico, ma non
esercizi.

La prima domanda che ci dobbiamo fare è: a chi si applica il metodo del PN?

Il metodo del PN, detto anche metodo sintetico (NB → all’esame il professore preferisce metodo del PN perché nell’OIC
17 è chiamato così), si applica in tre casi:

• Primo caso: partecipazioni in imprese collegate (lo abbiamo già detto nelle prime lezioni) → il metodo del PN
è un obbligo;
• Secondo caso: partecipazioni in joint venture o a controllo congiunto → il metodo del PN è alternativo a quello
proporzionale;
• Terzo caso: partecipazioni in imprese controllate escluse dal consolidamento integrale, in particolare in uno
dei quattro casi, cioè imprese destinate a una successiva alienazione → queste partecipazioni infatti abbiamo
visto che si iscrivono al minore tra il costo (o metodo del PN) e il presumibile valore di realizzo.

All’esame → i tre casi di applicazione possono essere una tipica domanda d’esame!

In realtà non è un vero e proprio consolidamento, ma più una valutazione delle partecipazioni. Abbiamo visto che
metodo integrale significa eliminare la partecipazione e integrare tutte le attività, tutte le passività, tutti i costi e tutti i
ricavi delle controllate. Si fatto abbiamo consolidato dei valori. Con il metodo del PN di fatto non avviene nessun
consolidamento perché non andiamo a consolidare o integrare nessun dato delle controllate, ma si valuta
semplicemente la partecipazione. Ci chiediamo quindi: accanto alla voce “partecipazioni in imprese collegate” nel
bilancio consolidato che numero devo mettere? Quel valore me lo dà il metodo del PN. In altre parole, nel consolidato

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non ci saranno le attività, le passività, i costi e i ricavi della collegata, ci sarà solo la voce “partecipazioni in imprese
collegate” con un certo valore, ottenuto da questo metodo. Ecco perché è una valutazione, piuttosto che un
consolidamento. Ed ecco perché è utilizzato anche nel bilancio di esercizio: è un metodo di valutazione delle
partecipazioni.

La seconda domanda che ci dobbiamo porre è: in che cosa consiste in estrema sintesi il metodo del PN?

In estrema sintesi, metodo del PN vuol dire partire da un valore della partecipazione e adeguarlo anno per anno al PN
dell’impresa collegata. Ad esempio: ho una partecipazione in un’impresa collegata del 10%; l’impresa collegata ha un
PN di 100; la partecipazione l’ho pagata 10 (guarda caso il 10% di 100). Per questo motivo viene iscritta nel consolidato
a 10. Nell’anno 2 il PN diventa 200: ho sempre la partecipazione del 10%, che ha questo punto viene iscritta a 20, cioè
al 10% di 200. L’anno 3 se quel PN torna nuovamente ad essere 100, ad esempio, la partecipazione verrà iscritta nel
consolidato a 10, cioè al 10% di 100. Quindi, il metodo del PN consiste nell’adeguare anno per anno il valore della
partecipazione alla percentuale di PN della partecipata. Questo è in estrema sintesi il metodo del PN. Se quindi il PN
della collegata sale, anche il valore la partecipazione sale; se scende, anche il valore della partecipazione scende.

Questa è la logica. In realtà questo metodo non è semplice, a tal punto che le società che possono scegliere di valutare
le partecipazioni con il metodo del costo o con il metodo del PN, scelgono sempre il costo, perché operativamente il PN
è difficile da gestire.

Ma quale può essere un tipico motivo per cui il PN dell’impresa collegata dall’anno 2016 all’anno 2017 aumenta? L’utile
(o la perdita). Quindi, adeguando anno per anno il valore della partecipazione al PN della partecipata di fatto sto
scrivendo nel consolidato il “pezzettino” di utile o di perdita della collegata. Ecco perché l’obiettivo di questo metodo
è quello di riflettere nel bilancio consolidato la quota spettante di utile o di perdita della partecipata. Ci potrebbero
poi essere anche altre cause di variazione del PN, ad esempio un aumento di capitale sociale fa aumentare il PN o la
distribuzione di dividendi lo fa diminuire.

APPLICAZIONE DEL METODO DEL PN

Vediamo ora cosa vuol dire operativamente applicare il metodo del PN. Innanzitutto si presentano due problemi
operativi:

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Il metodo del PN va diviso in due passaggi: la sua prima applicazione (cioè alla data di acquisizione del collegamento) e
le applicazioni negli esercizi successivi. Anche per il metodo integrale abbiamo distinto tra primo consolidamento e
consolidamento negli esercizi successivi.

1. PRIMA APPLICAZIONE (DATA DI ACQUISIZIONE DELLA PARTECIPAZIONE O COLLEGAMENTO)

Nel momento in cui acquisto una partecipazione in un’impresa collegata (o joint venture o ancora impresa controllata
esclusa dal consolidamento per successiva alienazione; d’ora in poi diremo solo più imprese collegate ricordando però
che sono tre i casi di applicazione) il metodo del PN prevede che tale partecipazione venga iscritta al costo sostenuto
per l’acquisto. Ad esempio: ho comprato una partecipazione e l’ho pagata 10; iscriverò la partecipazione nel bilancio a
10. Valore = costo, in questo caso 10. A questo punto mi devo però fare la stessa identica cosa che abbiamo fatto per le
partecipazioni in imprese controllate: devo cioè confrontare il costo della partecipazione con la % di PN della società
collegata. Esattamente la stessa cosa che abbiamo visto più e più volte. Mi devo quindi chiedere quanto vale
contabilmente quella partecipazione che ho pagato 10. Da questo confronto usciranno tre possibili casi: costo = % PN,
costo > % PN, costo < % PN. Ho pagato 10 ciò che contabilmente vale 10, ho pagato 10 ciò che contabilmente vale 20,
ho pagato 10 ciò che contabilmente vale 5. Quindi dovrò gestire le differenze esattamente come abbiamo fatto con il
metodo del consolidamento integrale.

L’ultimo punto è molto importante: il PN da confrontare con il costo di acquisto deve essere sia il PN contabile (quello
da bilancio) sia il PN rettificato (PN a valori correnti o PN a valore di mercato o PN a fair value). Di fatto vuol dire
attività e passività al loro valore di mercato, che però è esattamente la stessa cosa che abbiamo fatto nel metodo
integrale perché abbiamo sempre confrontato il costo con il PN sottostante e poi le differenze le abbiamo sempre
attribuite al maggior valore degli immobili, all’avviamento, ecc. cioè sempre al loro fair value o valore di mercato. È la
stessa cosa. Quindi la partecipazione viene iscritta al costo e poi confrontata sia con il PN contabile sia con il PN
rettificato per vedere l’eventuale differenza a cosa è dovuta (a un maggior valore del macchinario, a un maggior valore
del marchio, a un cattivo investimento, ecc.). Quindi, per gestire il metodo del PN ci servono tre cose:

• Costo di acquisto della partecipazione


• PN a valori contabili
• PN a valori correnti.

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Giulia Barale

Sono gli stessi elementi che ci servivano per il metodo integrale, perché quando attribuivamo la differenza positiva al
maggior valore dei cespiti era perché il valore di mercato di tali cespiti era più alto. Vediamo ora cosa vuol dire non a
parole ma con i numeri in un esempio:

L’impresa A acquista il 10% dell’impresa B. l’impresa A etichetta l’impresa B come impresa collegata. Quindi A acquista
il 10% di B sostenendo un costo di 1800. In contabilità l’impresa A iscrive la partecipazione per 1800. Il secondo passo
che deve fare A è chiedersi quanto vale contabilmente e a valori correnti la partecipazione che ha pagato 1800. Quindi
cosa fa? Va a confrontare il costo della partecipazione con il 10% del PN contabile. Il PN contabile è quello che vediamo
nell’esempio preso alla data di acquisizione della partecipazione. Notiamo che i valori contabili danno un PN contabile
di 10000. A parole: ho comprato a 1800 ciò che contabilmente vale 1000 (10% di 10000). Ho quindi pagato 800 in più.
Perché? Vediamo allora qual è il valore corrente della partecipazione (e quindi del PN). C’è un perito, che può essere
nominato dall’acquirente, il quale fa una due diligence, una valutazione d’azienda, per vedere se il maggior valore pagato
è dovuto a un maggior valore di mercato. Il fair value del PN non è più 10000 ma 15000. Se ho il 10%, il mio PN vale
quindi 1500. Ho pagato 1800 ciò che quindi a valore di mercato vale 1500. Mancano ancora 300. Perché ho pagato 1800
ciò che a valore di mercato vale 1500? Due possibilità: avviamento o cattivo investimento. Tutti questi passaggi si fanno
nel metodo integrale anche, sono gli stessi che abbiamo già visto. La differenza è che tutti questi passaggi nel metodo
integrale si vedono nel bilancio consolidato perché troverò la voce avviamento o troverò l’immobile iscritto a un
maggior valore. Nel metodo del PN invece queste considerazioni servono per dare un numero, un valore, alla voce
“partecipazioni in imprese collegate”. E quindi queste considerazioni non andranno fatte in un foglio di lavoro.

PRIMO CASO → ho pagato 1800 ciò che a fair value vale 1500 e quel 300 di differenza è avviamento. Siamo partiti da
un PN contabile di 1000, poi abbiamo detto che 500 è maggior valore di mercato (ad esempio del fabbricato) e che 300
è avviamento. Su carta sono arrivato a quel valore di 1800. Di questo lavoro ne devo tenere traccia perché in nota
integrativa (NI) devo dire perché ho pagato 1800 una partecipazione vale 1000. Quindi i passaggi che abbiamo appena
fatto li trovo in NI.

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Questa allocazione (1000 + 500 + 300) l’ho fatta alla data di acquisizione della partecipazione. Cosa succede poi al 31/12?
A che valore iscrivo la partecipazione che ho pagato a 1800? Se abbiamo imputato 500 a maggior valore dell’immobile
e 300 all’avviamento, entrambi vanno ammortizzati, come abbiamo sempre detto. Ecco che allora la partecipazione che
abbiamo pagato 1800 al 31/12 varrà un pochino meno, a causa dell’ammortamento. Quindi: 1000 di PN + 475 di maggior
valore di immobile (post ammortamento) + 240 di avviamento al netto dell’ammortamento = 1715 valore della
partecipazione al 31/12 acquistata ad esempio a maggio. È la stessa identica cosa che abbiamo fatto con il metodo
integrale, la differenza sta in quanto segue:

Nel bilancio consolidato la partecipazione rimane e non ci troviamo né il maggior valore del cespite né l’avviamento.
Questa è la differenza. La voce della partecipazione però contiene al suo interno gli stessi ragionamenti che abbiamo
fatto nel metodo integrale. Ecco perché si chiama metodo “sintetico”: nella voce della partecipazione si sintetizza tutto
il processo di consolidamento.

La partecipazione però in contabilità la troviamo a 1800, perché è l’esborso che abbiamo sostenuto per comprarla.
Come facciamo a trovarla nel bilancio al 31/12 a 1715? Bisogna svalutare la partecipazione. In contabilità:

SVALUTAZIONE FONDO
PARTECIPAZIONI a SVALUTAZIONE 85
PARTECIPAZIONI

1800-85 = 1715. Di cui: 85 = 60 (amm.to avviamento) + 25 (amm.to maggior valore immobile). Nel bilancio la
svalutazione si trova nel c/e voce D.19 a) svalutazioni partecipazioni in imprese collegate (vedi slide sopra).

Il metodo del PN è molto complicato e lo abbiamo appena visto. Se ci fossero state operazioni infragruppo, queste le
avremmo rettificate allo stesso modo del metodo integrale e avrebbero impattato anche sul PN. È estremamente
complesso come metodo per un’impresa. Questo però è il ragionamento del primo anno.

SECONDO CASO → 300 di maggior valore non dovuto ad avviamento ma a cattivo investimento. Cosa cambia?

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In questo caso non riesco a giustificare i 300 perché è un cattivo affare. Al 31/12 la partecipazione quindi vale: 1000 di
PN contabile + 475 di maggior valore del fabbricato (ovviamente già al netto dell’amm.to) = 1475. Avendola pagato a
1800, questa volta la svalutazione sarà di 325 e sarà così formata: 300 di cattivo affare + 25 amm.to del maggior valore
del fabbricato. Fino al 2016 la svalutazione andava nella voce degli oneri straordinari del c/e; non essendoci più la voce
E ora va nella voce D.19.a) (che abbiamo visto prima).

All’esame → dobbiamo saper spiegare a parole tutto questo con un piccolo esempio numerico finale.

TERZO CASO → costo < PN.

In contabilità A iscrive la partecipazione a 800, dopodiché va a vedere quanto vale il PN a valori contabili = 1000 (10% di
10000) e a valori correnti = 1000 (10% di 10000). I due valori coincidono e sono pari a 1000. Ma allora perché A ha
pagato 800 qualcosa che contabilmente e a valore di mercato vale sempre 1000? Due possibilità: buon affare o
prospettive di perdite future (rischi).

Se ho fatto un buon affare la partecipazione la iscrivo al buon affare, cioè a 1000, perché il 10% del PN è 1000. Come
faccio a portarlo a 1000? Farò una scrittura contabile come quella che segue per incrementarla di 200:

RISERVA DI
PARTECIPAZIONI a RIVALUTAZIONE 200
PARTECIPAZIONI

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Avendola pagata 1800, in contabilità si trova a 800, ma valendo contabilmente 1000 ed essendo un buon investimento,
la iscrivo a 1000. Ma quel 200 a parole è un ricavo (come logica), ma non va a c/e (va direttamente nel PN) per non
“sporcare” il c/e da un ricavo che non deriva né da una vendita né da una plusvalenza, ma da una valutazione. È una
ricchezza in più e quindi va nel PN.

QUARTO CASO → ho comprato a 800 ciò che vale 1000 perché ci sono prospettive di perdite. In questo caso lascio la
partecipazione iscritta a 800. Lasciamo perdere il passivo, basta ricordarsi di lasciarla iscritta al costo di acquisto!!

Tutto questo al primo anno. Cosa succede negli esercizi successivi?

2. APPLICAZIONE NEGLI ANNI SUCCESSIVI

Negli esercizi successivi faccio la stessa cosa che ho fatto al primo anno: confronto il costo della partecipazione con il
valore del PN della partecipata in quel momento. Se il PN è aumentato, rivaluto la partecipazione; se è diminuito la
svaluto. Vediamo un esempio:

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Ecco la sintesi di quanto visto finora sul PN:

Si parte quindi dal valore contabile del PN più o meno l’andamento della partecipazione: se la partecipata va bene il
valore della partecipazione aumenta, se va male diminuisce. Ma quali sono i motivi per adeguare l’andamento della
partecipata? L’utile o la perdita, l’adeguamento dei maggior valori di mercato ad esempio delle attività e altre rettifiche
(ad esempio operazioni infragruppo); poi si aggiunge (o si toglie) l’adeguamento a variazioni del PN (se PN aumenta,
aumenta anche il valore della partecipazione; se diminuisce, diminuisce anche la partecipazione).

→ Cosa dobbiamo quindi sapere per l’esame del metodo del PN? Se ci sarà una domanda, sarà simile a questa:

A quali società può essere applicato il metodo del PN? Si descriva sinteticamente ma esaustivamente il metodo del PN,
anche con l’ausilio di un esempio numerico su due anni.

Un esempio numerico può essere:

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Nel bilancio d’esercizio la partecipazione rimane sempre 10 perché l’impresa A continua ad usare il metodo del costo,
mentre nel consolidato è obbligata ad usare il metodo del PN.

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LEZIONE 13: 31/10/2017

L’ANALISI DELLE PERFORMANCE ECONOMICO-FINANZIARIE DEL


BILANCIO CONSOLIDATO
In quest’ultima lezione vedremo le modalità di lettura e interpretazione del bilancio consolidato. Non è più la prospettiva
tecnico contabile legata alla costruzione del bilancio consolidato, ma è la prospettiva di chi legge il bilancio dal punto di
vista economico, patrimoniale e finanziario. Lo schema di bilancio consolidato è lo stesso del bilancio d’esercizio, con
alcune eccezioni tipiche del consolidato, come la voce avviamento nell’attivo dello stato patrimoniale, il PN nel passivo
spaccato in due (PN di gruppo e PN di terzi) e l’utile anch’esso diviso in due sia nel passivo sia nel c/e (utile di gruppo e
utile di terzi).

Dividiamo la lezione di oggi in due tappe: sul bilancio consolidato si possono applicare i medesimi indicatori che abbiamo
visto in ragioneria per il bilancio d’esercizio e quindi vedremo un’analisi di bilancio che per il consolidato usa i medesimi
indicatori che si usano per il bilancio d’esercizio; il secondo aspetto che vedremo riguarda il fatto che in presenza del
bilancio consolidato diventa possibile, proprio perché siamo in presenza di un gruppo e non di una sola società, andare
ad individuare gli indici specifici del bilancio consolidato, utili per vedere quali sono le modalità di remunerazione
all’interno del gruppo delle varie categorie di interessi.

Prima di iniziare occorre fare alcune premesse:

Quando si inizia la lettura di un bilancio consolidato sul piano interpretativo, le analisi che si possono fare possono essere
sia interne, a fini gestionali per presentare la società o per redigere la nota integrativa e la relazione sulla gestione ecc., sia
esterne, ad esempio per le banche, per ottenere da loro finanziamenti (filone del merito creditizio), per fare
investimenti, per l’investitore che vuole investire sul gruppo, ecc. L’analisi di bilancio è costruita sulla base di indicatori
che mettono a confronto tra loro dei valori presenti nel consolidato in maniera opportuna. Questi indicatori quindi
confrontano variabili presenti nel bilancio che ha senso confrontare tra di loro. Questa analisi ha lo scopo di ottenere
segnali sullo stato di salute economica finanziaria e patrimoniale dell’impresa. Qui però ci muoviamo su un terreno
delicato perché quanto abbiamo visto finora era in qualche modo previsto da una norma di legge, mentre gli indicatori
di bilancio non sono disciplinati in modo univoco da una norma di legge e quindi ogni società o gruppo se li calcola un
po’ a modo suo. Sovente quindi succede che alcuni indicatori che troviamo nella relazione sulla gestione all’interno di
un consolidato bisogna fare attenzione a vedere come sono stati calcolati. Non avendo un’unica regola ma tanti modelli

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di calcolo di questi indicatori, ci possono essere indicatori con la stessa denominazione ma calcolati differentemente e
quindi con un contenuto diverso, così come possono esserci indicatori calcolati nello stesso modo ma con
denominazione diversa. È molto importante quindi capire che non ci troviamo più in un terreno disciplinato da norme
di legge, non esiste più una regola fissa da seguire. E per questo motivo si tratta di un discorso molto complesso, perché
i modelli presenti sono diversi. In questo corso vedremo solo gli indicatori più comuni e le prassi più consolidate ma non
obbligatorie.

Come si fa un’analisi di bilancio? Si parte


dai dati contenuti nel bilancio e poi si
vanno a riclassificare e a raggruppare in
maniera funzionale alla nostra analisi.
Questo passaggio si chiama proprio
riclassificazione degli schemi di
bilancio. Ci sono diverse modalità di
riclassificazione dello stato patrimoniale
e c/e, noi ne vedremo solo una, che è
quella utilizzata dal sistema bancario per
analizzare i bilanci delle varie società: la
riclassificazione finanziaria dello stato
patrimoniale e la riclassificazione del c/e della produzione effettuata.

RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE

La riclassificazione dello stato patrimoniale distingue quello che troviamo nell’attivo e nel passivo sulla base di un’unica
variabile, che è la durata o variabile tempo. Questa riclassificazione si basa quindi sulla durata delle singole voci che si
trovano nel bilancio, durata che indica da un lato il tempo di realizzo delle attività e dall’altro il tempo di estinzione delle
passività.

Le voci contabili che troviamo nell’attivo dal punto di vista finanziario sono degli investimenti, cioè impieghi di denaro.
Le voci che contabilmente sono passività invece dal punto di vista finanziario sono le modalità con cui si acquisiscono le
risorse, cioè fonti di finanziamento. Possiamo quindi trovare fonti di finanziamento più o meno lunghe e investimenti di
breve medio o lungo periodo. La riclassificazione finanziaria si chiede infatti quanto queste voci attive e passive durano
nel tempo, distinguendo tra breve periodo (convenzionalmente un anno) e lungo periodo (convenzionalmente più di un
anno).

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Lo stato patrimoniale riclassificato (che abbiamo già visto in ragioneria) è questo:

Le varie voci si può vedere che sono riclassificate e suddivise proprio in base alla loro durata. Su questo schema si
possono confrontare se varie voci sia in verticale (ad esempio i debiti rispetto al PN) sia in orizzontale (ad esempio per
vedere se a determinate categorie di investimenti corrispondono determinate categorie di finanziamenti della stessa
durata). Partendo dall’alto verso il basso sia nell’attivo sia nel passivo la durata delle voci diminuisce. Il capitale investito
si suddivide in due categorie: capitale immobilizzato (immobilizzazioni) e capitale circolante (nella slides è lordo perché
non è ancora al netto delle fonti di finanziamento a breve termine). Il passivo si suddivide invece in capitale permanente,
composto da PN e passività consolidate, e capitale corrente (fonti di finanziamento a breve termine).

RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO

Anche per il c/e, i dati presenti in esso devono essere riclassificati per poter poi effettuare un’analisi di bilancio. In questo
caso è più facile perché la modalità di riclassificazione è compatibile con lo schema di c/e previsto dal Codice Civile
italiano. La maniera più opportuna di preparazione dei dati è andare a leggere il risultato netto della gestione come
somma algebrica dei risultati parziali. Ma i risultati parziali sono quelli che già vengono fuori dallo schema civilistico
obbligatorio. Stiamo infatti parlando di risultati parziali quali differenza tra valore e costo della produzione (risultato
gestione caratteristica), totale C dei proventi e oneri finanziari, totale D delle rettifiche di valore di attività finanziarie,
ecc. fino ad arrivare al risultato ante imposte e al risultato netto d’esercizio. Da questi risultato parziali si possono quindi
individuare i risultati delle varie aree di gestione: gestione caratteristica (core business), gestione finanziaria, gestione
atipica, gestione straordinaria, gestione fiscale. I risultati parziali coincidono proprio con i risultati delle diverse aree.

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Questo schema permette quindi di analizzare il risultato di esercizio e spaccarlo nei vari risultati parziali per andare a
vedere di cosa si compone e quali sono state le aree della gestione che hanno influito di più e di meno nel risultato
finale. Lo schema di riclassificazione del c/e ha quindi lo scopo di andare a distinguere la gestione corrente o ordinaria
(data dalla gestione caratteristica, finanziaria ed eventualmente atipica) dalla gestione straordinaria e tributaria. Non
sempre troviamo la gestione atipica (assente soprattutto nelle piccole aziende).

Lo schema di riclassificazione del c/e che sottolinea questi aspetti è il seguente:

NB. → EBIT = Earning Before Interests and Taxes.

TIPOLOGIE DI ANALISI

Preparati i dati di bilancio in questo modo, le analisi che si possono effettuare sono quelle vanno ad indagare sui tre
aspetti della gestione che dal primo anno abbiamo a mente:

Qualunque analisi di bilancio ha come obiettivo lo studio (l’analisi appunto) di questi tre aspetti attraverso la costruzione
di indicatori più o meno diversi, ma l’obiettivo è sempre lo stesso.

1. ANALISI ASPETTO PATRIMONIALE

La solidità dell’impresa viene normalmente misurata attraverso il rapporto quantitativo tra l’intero capitale acquisito e
il PN; questo indicatore prende il nome di indipendenza finanziaria:

Più è alto questo rapporto, migliore è la solidità dell’impresa. Mediamente in Italia il PN si aggira intorno a un quarto
del totale del capitale acquisito e i debiti tre quarti. Con questo indicatore si va a misurare la solidità patrimoniale
dell’impresa andando a vedere le sole fonti di finanziamento. La variabile del PN è importante perché misura la ricchezza
ed è l’unica fonte che non è da rimborsare e che non genera interessi.

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Un altro indicatore che spesso viene utilizzato per misurare la solidità patrimoniale è la solidità del capitale sociale:

Questo indicatore misura il rapporto esistente tra il PN tutto intero e la sua sola componente che riguarda i versamenti
dei soci, cioè il capitale sociale più eventuale sovrapprezzo. Se questo indicatore è pari a 1, significa che PN = capitale
sociale, cioè che non ci sono riserve e utili. Se PN > capitale sociale, cioè se questo indicatore è maggiore di uno, vuol
dire che ci sono riserve e utili. Se invece PN < capitale sociale, cioè indicatore minore di uno, vuol dire che ci sono perdite
che stanno “mangiando” la ricchezza dell’azienda. Questo indicatore misura il peso delle diverse componenti
patrimoniali diverse dall’apporto dei soci sul totale del patrimonio.

Il terzo ed ultimo indicatore sulla solidità patrimoniale fa un confronto orizzontale, andando a prendere determinate
tipologie di fonti di finanziamento confrontabili con determinati investimenti. In particolare, stiamo parlando del PN
tangibile, così calcolato:

Questo indicatore innanzitutto è un margine e non un rapporto, ed è calcolato come differenza tra PN e le
immobilizzazioni immateriali. È un indicatore sempre più utilizzato soprattutto nei gruppi, perché permette di vedere
quanto PN occorre per fronteggiare le voci più pericolose. Le immobilizzazioni finanziarie sono le più pericolose perché
pensiamo ad esempio all’avviamento: è una voce che non può più essere venduta e potrà essere remunerata solamente
negli esercizi successivi andando a generare un utile che permette di coprire e sostenere il costo del suo ammortamento.
Solo in questo modo si può coprire il maggior costo sostenuto. In molte società italiane l’avviamento ha un peso
maggiore del PN e in questi casi il margine è negativo: vuol dire che la gestione deve essere molto positiva per diversi
anni successivi per poter continuare ad ammortizzare quella voce e non doverla svalutare (andando così ad incidere
negativamente sul PN). Questo margine misura inoltre la parte di PN a disposizione per il finanziamento degli
investimenti tangibili dell’impresa (quello che avanza del PN dopo aver coperto tutte le immobilizzazioni finanziarie).

Ovviamente, lo sottolineiamo, il PN da prendere in questi tre indicatori non è quello di gruppo, ma quello complessivo
che contiene anche quello dei terzi di minoranza!

2. ANALISI ASPETTO FINANZIARIO

Ripartiamo dallo schema visto prima:

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L’equilibrio esistente dal punto di vista finanziario viene innanzitutto misurato con dei margini. Una situazione è
certamente equilibrata quando dal punto di vista finanziario c’è nel breve periodo un margine di tesoreria positivo:

Questo margine quindi è positivo quando cassa e crediti riescono a fronteggiare i debiti che scadono nel giro di un anno.
In questa situazione di equilibrio non ci dovrebbero quindi essere momenti di tensione finanziaria se il bilancio è stato
fatto bene (se il valore di realizzo dei crediti è stato valutato in maniera corretta).

Nel lungo periodo, un altro margine che se positivo da un’ottima notizia sullo stato di salute finanziaria del gruppo si
chiama margine di struttura:

Il margine di struttura si costruisce confrontando il PN con le immobilizzazioni. Se il PN è più alto delle immobilizzazioni,
vuol dire che tutti gli investimenti a lungo termine sono coperti con la fonte di finanziamento più solida di tutte che non
deve essere rimborsata e che è il PN. Un gruppo con un margine di tesoreria e un margine di struttura con segno positivo
vuol dire che nel breve periodo cassa e crediti fronteggiano i debiti e nel lungo periodo il PN finanzia le immobilizzazioni.
È la situazione migliore di tutte. Con questa situazione finanziaria ci saremmo fermati qui perché non avremmo avuto
bisogno di altro.

Ma cosa succede se uno dei due margini è negativo? Prendiamo atto che in un primo momento non c’è equilibrio e
cerchiamo quindi di approfondire un po’ di più, andando a vedere se c’è un equilibrio di secondo livello. L’indicatore
che misura l’equilibrio di secondo livello è il capitale circolante netto (d’ora in poi CCN):

Se cassa e crediti non riescono a fronteggiare i debiti correnti, cosa succede se insieme a cassa e crediti aggiungo il
magazzino (che fa sempre parte dell’attivo circolante)? Un modo per calcolare il CCN è infatti la differenza non più tra
attività immediate e differite meno passività correnti (questo è il margine di tesoreria) ma tra liquidità immediate,
differite e magazzino (che insieme formano il capitale circolante lordo) meno le passività correnti. Questo per vedere se
aggiungendo il magazzino alla cassa e ai crediti si riesce a fronteggiare i debiti a breve termine. Se questo margine è
positivo, significa che il CCN è positivo nonostante il margine di tesoreria sia negativo. In questo caso l’equilibrio di
secondo livello nel breve periodo c’è. Nel lungo periodo? Un altro modo di calcolare il CCN è facendo la differenza tra
capitale permanente (PN + passività consolidate) e immobilizzazioni. Se l’equilibrio di primo livello nel lungo periodo
non c’è, significa che da solo il PN non riesce a finanziare gli investimenti di lungo periodo, cioè le immobilizzazioni. Cosa
succede se al PN aggiungiamo le passività? Se con le passività (oltre al PN) l’azienda riesce a coprire le immobilizzazioni
vuol dire che il CCN è positivo e che c’è un equilibrio di secondo livello nel lungo periodo.

Il CCN si può quindi calcolare in due modo a seconda che l’analisi sia di breve o lungo periodo. È chiaro che la situazione
più brutta è quella in cui non solo margine di struttura e di tesoreria sono negativi, ma anche il CCN. Questo sarebbe il
segnale di una situazione finanziaria sballata in cui l’azienda avrebbe troppi debiti e pochi mezzi propri. Se tutto è
positivo, la situazione è ottima.

Questi margini possono essere espressi anche con i rispettivi indici (di primo e di secondo livello):

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3. ANALISI ASPETTO ECONOMICO E REDDITUALE

In questo caso parliamo di indici che si riferiscono al c/e e all’utile di esercizio. sono indicatori che abbiamo già visto in
ragioneria. Il tipico indice di redditività è il ROI o Return on Investment:

È il ritorno sugli investimenti e indica la redditività della gestione caratteristica. Al denominatore va messo il capitale
investito operativo, perché questo indice misura la redditività della gestione operativa e quindi vanno messi a confronto
il reddito operativo con il solo capitale investito nell’area operativa. Il confronto deve essere omogeneo.

Il ROI può poi essere spaccato nelle sue due componenti ROS (Return on Sales) e Tasso di rotazione del capitale
investito:

Il ROS indica la redditività sulle vendite, quanto si vende bene, cioè il margine sulle vendite. Il Tasso di rotazione del
capitale investito indica quanto si vende. Mentre il primo indica il vender bene (riguarda quindi la politica dei margini),
il secondo il vender tanto (riguarda invece i volumi di vendita). In base al settore in cui opera, il gruppo (se al suo interno
è più o meno omogeneo) avrà un’incidenza del ROS piuttosto che della rotazione del capitale (una boutique avrà un
ROS più alto e una rotazione più bassa), viceversa un’azienda commerciale, ad esempio. Ovviamente per questo aspetto
occorre che il gruppo sia più o meno omogeneo (le aziende devono trovarsi più o meno nello stesso settore o settori
simili), se no questo confronto non avrebbe senso.

Un indicatore della redditività non solo operativa ma anche della gestione atipica e finanziaria è il ROA o Return on
Asset:

Ovviamente al denominatore non c’è più solo il capitale investito nell’area operativa perché, sempre per rispettare una
certa omogeneità, abbiamo preso in considerazione il reddito operativo più i redditi finanziario e atipico. Il ROA dipende
certamente dal ROI e dalla gestione delle aree atipica e finanziaria.

L’indicatore della redditività globale del capitale di pieno rischio, capitale proprio o equity, che tiene in considerazione
tutte le aree della gestione, è il ROE o Return on Equity appunto:

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Come già sappiamo dalla ragioneria, può essere scisso in ROI, grado di indebitamento e incidenza della gestione extra
caratteristica.

INDICI SPECIFICI DEL BILANCIO CONSOLIDATO


Gli indici e i margini visti finora sono quelli che già avevamo visto in ragioneria perché sono applicabili sia al bilancio
d’esercizio sia al bilancio consolidato. Esistono poi alcuni indici tipici del bilancio consolidato. Questi sono
essenzialmente due:

• LEVA AZIONARIA → quanto pesa il PN di terzi sul PN complessivo (gruppo + terzi). Questo viene spesso utilizzato
dai gruppi come indicatore della capacità di attrarre risorse esterne al gruppo, perché quando andiamo a
calcolarlo andiamo a prendere il PN dei terzi stiamo vedendo quella parte di PN che è in posizione di minoranza.
Più il PN di terzi è alto, più questa capacità è alta. Ovviamente questo indicatore non può essere calcolato
quando il gruppo ha solo partecipazioni totalitarie (100%). Ovviamente parliamo di risorse che sono esterne
non dal punto di vista giuridico (perché i terzi sono comunque soci) ma sono terzi dal punto di vista decisionale
(essendo in minoranza hanno un peso decisionale pressoché nullo).

4. REDDITIVITÀ GLOBALE

In presenza di tipologie diverse di PN e di attribuzioni diverse di reddito, ha senso nei gruppi non accontentarsi di andare
a calcolare la redditività globale generale a livello di gruppo, ma andare a calcolare anche la redditività dell’equity di
gruppo e dell’equity di terzi:

Questo permette di andare a esplorare le diverse politiche di attribuzione del risultato complessivo al gruppo e ai terzi.
Se la redditività globale è pari a 5, ma vediamo che mentre la capogruppo guadagna 10, la partecipata è in perdita di 5,
è molto importante allora calcolare questo indicatore, perché il valore globale di 5 in questo caso maschera una
situazione a livello di gruppo non proprio rosea. In questo caso quindi il risultato di terzi sarà sicuramente in perdita,
mentre quello della capogruppo sarà positivo ma diminuito della quota di sua spettanza della perdita della controllata.
In alcuni casi infatti i gruppi possono essere equilibrati ma in altri no e solo questa analisi più approfondita permette di
comprenderlo. Nove volte su dieci la redditività del gruppo è più alta della redditività dei soci di minoranza. Si pensi ad
esempio ai gruppi che devono quotarsi: se dall’analisi emerge che la redditività dei terzi di minoranza è alta o simile a
quella della capogruppo, sicuramente gli investitori saranno invogliati ad investire e ad acquistare azioni.

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Allegato 1:

ESERCITAZIONI
E
TEMI D’ESAME

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Esercitazione 3.1: OBBLIGO O ESONERO DI REDAZIONE DEL


BILANCIO CONSOLIDATO

TESTO

Caso A.
La L.S. S.p.A. è una società capogruppo che controlla direttamente ed indirettamente diverse società. La L.S. S.p.A. è a
sua volta controllata all'80% dalla AAA S.p.A., società quotata in Borsa.
La L.S. S.p.A. è obbligata oppure no a redigere il bilancio consolidato? E la AAA S.p.A.?

Caso B.
La X S.p.A., società quotata in Borsa, è la società capogruppo che controlla direttamente ed indirettamente diverse
società. La X S.p.A. è a sua volta controllata al 70% dalla H S.p.A., società quotata in Borsa.
La X S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato? E la H S.p.A.?

Caso C.
La società Alfa S.p.A. detiene una partecipazione del 60% nella società Beta S.p.A. che a sua volta detiene una
partecipazione del 95% nella società Gamma S.p.A. La Gamma possiede numerose partecipazioni in imprese controllate
e collegate.
Quali delle società indicate (Alfa, Beta, Gamma) sono obbligate a redigere il bilancio consolidato? Perché?

Caso D.
La società B.Y S.n.C. controlla al 99% la società M.O. S.p.A. I soci della società B.Y. sono il sig. Rossi, il sig. Verdi e la Blu
S.r.l.
La società B.Y. S.n.C. è obbligata a redigere il bilancio consolidato?

Caso E.
La società B S.a.s. controlla al 95% la società Y S.r.l. I soci della B S.a.s. sono la Rossi S.p.A. e la Verdi S.r.l.
La società B S.a.s. è obbligata a redigere il bilancio consolidato?

Caso F.
La società Alfa S.p.A. controlla all'80% la società Beta S.n.C.
La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato?

Caso G.
La società Alfa S.p.A. possiede le seguenti partecipazioni:
• partecipazione del 3% nella Beta S.p.A., società quotata in Borsa;
• partecipazione del 20% nella Gamma S.p.A.;
• partecipazione del 49% nella Delta S.p.A. (il restante 51% è posseduto dalla Rossi S.p.A.).
La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato?

Caso H.
La società Alfa S.p.A. possiede le seguenti partecipazioni:

• partecipazione del 12% nella Beta S.p.A., società quotata in Borsa;


• partecipazione del 49% nella Gamma S.p.A. (il restante 51% è posseduto da altri quattro soci).

La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato?

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Caso I.
La società Alfa S.p.A. possiede le seguenti partecipazioni:
• partecipazione del 51% nella Beta S.p.A.;
• partecipazione del 60% nella Gamma S.p.A.
I valori patrimoniali ed economici della società Beta e Gamma sono inferiori all'1% dei medesimi valori della società Alfa.
La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato?

Caso L.
La società Alfa S.p.A. possiede le seguenti partecipazioni:
• partecipazione del 51% nella Beta S.p.A.;
• partecipazione del 60% nella Gamma S.p.A.
I valori patrimoniali ed economici della società Beta sono inferiori all'1% dei medesimi valori della società Alfa.
La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato?

Caso M.
La società Alfa S.p.A. possiede direttamente ed indirettamente diverse partecipazioni. Il valore aggregato dei dati
patrimoniali ed economici delle società del gruppo è il seguente (dati in milioni di euro):

La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato per l'anno 2?

Caso N.
La società Alfa S.p.A. possiede direttamente ed indirettamente diverse partecipazioni. Il valore aggregato dei dati
patrimoniali ed economici delle società del gruppo è il seguente (dati in milioni di euro):

La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato per l'anno 2?

Caso O.
La società Alfa S.p.A. possiede direttamente ed indirettamente diverse partecipazioni. Il valore aggregato dei dati
patrimoniali ed economici delle società del gruppo è il seguente (dati in milioni di euro):

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La società Alfa S.p.A. è obbligata a redigere il bilancio consolidato per l'anno 2?

RISOLUZIONE

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133

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Esercitazione 3.2: OBBLIGO O ESONERO DI REDAZIONE DEL


BILANCIO CONSOLIDATO

TESTO:

La struttura di un gruppo è quella riportata nel grafico:

Quali società hanno l'obbligo di redazione del bilancio consolidato? (fornire le motivazioni).

RISOLUZIONE:

134

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Esercitazione 4.1: AREA DI CONSOLIDAMENTO

CASO A

TESTO:

La Blu S.p.A. è una società che opera nel settore tessile che possiede direttamente ed indirettamente le partecipazioni
riportate nell'elenco che segue:

Per ciascuna partecipazione si indichi:

• la tipologia di partecipazione;
• l'appartenenza o meno all'area di consolidamento;
• l'eventuale metodo di consolidamento da utilizzare.

RISOLUZIONE:

NB. → per gli esercizi, la regola generale è che quando parliamo di area di consolidamento ci riferiamo all’area di
consolidamento in senso stretto d’ora in poi. L’area di consolidamento in senso stretto riguarda solo le imprese
controllate (e non collegate o partecipate). L’area di consolidamento quindi per noi è l’area che raggruppa le società
controllate e quindi consolidate con il metodo integrale. Tutte le altre non fanno parte dell’area di consolidamento.

135

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SOCIETÀ TIPO DI AREA DI METODO DI


PARTECIPAZIONE CONSOLIDAMENTO CONSOLIDAMENTO
SI/NO
ARANCIO S.P.A. Joint venture o controllo No Metodo proporzionale o
congiunto (perché l’altro anche metodo del PN
50% è di un unico socio)
BIANCO S.P.A. Controllata No Metodo del costo (perché è in
(facoltà di esclusione liquidazione, è una causa di
esclusione: “impossibilità di
per impossibilità di esercizio del controllo”). In
esercizio del controllo) questo caso siamo in un caso
di facoltà di esclusione dal
consolidamento integrale (se
la capogruppo vuole può
comunque consolidarla con il
metodo integrale).
CARMINIO S.P. A. Altra (in altre imprese) No Metodo del costo
GIALLO S.P.A. Controllata Si Metodo integrale
INDACO S.P.A. Controllata No Metodo del costo (la
(facoltà di esclusione capogruppo può comunque
se vuole consolidarla con il
per irrilevanza) metodo integrale)
MARRONE S.P.A. Collegata No Metodo del PN
“sintetico”
NERO S.P.A. Controllata No Metodo del costo (la
(facoltà di esclusione capogruppo può comunque
se vuole consolidarla con il
per successiva metodo integrale)
alienazione)
ROSA S.P.A. Controllata No Metodo del costo (la
(facoltà di esclusione capogruppo può comunque
se vuole consolidarla con il
per impossibilità di metodo integrale)
ottenimento dei dati)
ROSSO S.P.A. Controllata Si Metodo integrale
VERDE S.P.A. Controllata Si Metodo integrale
VIOLA S.P.A. Controllata Si Metodo integrale

CASO B

TESTO:

La società X S.p.A. è una holding operativa che svolge attività nel comparto alimentare e che detiene, direttamente ed
indirettamente, le partecipazioni di seguito riportate:

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Per ciascuna partecipazione si indichi:

• la tipologia di partecipazione;
• l'appartenenza o meno all'area di consolidamento;
• l'eventuale metodo di consolidamento da utilizzare.

RISOLUZIONE:

SOCIETÀ TIPO DI AREA DI METODO DI


PARTECIPAZIONE CONSOLIDAMENTO CONSOLIDAMENTO
SI/NO
A S.P.A. Altra (in altre imprese) No Metodo del costo
B S.P.A. Collegata o controllata No (se collegata) Metodo del PN o
(se il restante 75% è Si (se controllata) “sintetico” (se collegata)
suddiviso tra tanti soci in Metodo integrale (se
modo tale che ognuno di controllata)
essi detiene meno del
25%)
C S.P.A. Joint venture o controllo No Metodo proporzionale o
congiunto anche metodo del PN
D S.P.A. Controllata No Metodo del costo (la
(facoltà di esclusione capogruppo può comunque
se vuole consolidarla con il
per irrilevanza) metodo integrale)
E S.P.A. Controllata Si Metodo integrale
F S.P.A. Collegata No Metodo del costo (la
(facoltà di esclusione capogruppo può comunque
se vuole consolidarla con il
per successiva metodo integrale)
alienazione)
G S.P.A. Controllata Si Metodo integrale
H S.P.A. Controllata No Metodo del costo (perché è in
(facoltà di esclusione liquidazione, è una causa di
esclusione: “impossibilità di
per impossibilità di esercizio del controllo”). In
esercizio del controllo) questo caso siamo in un caso
di facoltà di esclusione dal
consolidamento integrale (se
la capogruppo vuole può
comunque consolidarla con il
metodo integrale).
I S.P.A. Joint venture o controllo No Metodo proporzionale o
congiunto anche metodo del PN
L S.P.A. Controllata No Metodo del costo (la
capogruppo può comunque
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(facoltà di esclusione se vuole consolidarla con il


per impossibilità di metodo integrale)
ottenimento dei dati)
M S.P.A. Controllata (se il restante 82% Si (se controllata) Metodo integrale (se
è distribuito tra tanti soci in No (se collegata o altro) controllata)
modo tale che ognuno di
questi ha una percentuale Metodo del PN o
minore del 18%, caso “sintetico” (se collegata)
frequente nelle società Metodo del costo (se
quotate in borsa) altro)
Collegata (se qualcun altro
detiene il controllo)
Altra (se non è né controllata
né collegata)

N S.P.A. Controllata Si Metodo integrale

CASO C

TESTO:

La struttura di un gruppo è quella riportata di seguito:

La società A ha l'obbligo di redazione del bilancio consolidato.


Quali società devono essere inserite nel bilancio consolidato di A con il consolidamento integrale? Quali con il
consolidamento del patrimonio netto o proporzionale? Quali società possono essere escluse dall'area di
consolidamento in senso stretto? (si tenga conto anche delle informazioni sotto indicate).

NB: → È un esercizio tipico da esame!! C’è sempre!! Bisogna sempre chiedersi chi comanda per dare una risposta (non
serve la calcolatrice per calcolare le percentuali delle partecipazioni indirette!!); ad esempio vediamo il caso di G (che è
il più complicato): in G chi comanda? F. Ma in F chi decide, chi comanda? E. Ma chi dice cosa fare ad E? Chi comanda in
E? A. Quindi, G è una controllata (ad occhio potrebbe non sembrare così ma bisogna sempre fare questo ragionamento!).

SOCIETÀ INFORMAZIONI TIPOLOGIA DI AREA DI METODO DI


SOCIETÀ CONSOLIDAMENTO CONSOLIDAMENTO
IN SENSO STRETTO
(SI/NO/FACOLTÀ)
B Controllata (è anche Si Metodo integrale
una subholding)
C In liquidazione Controllata Facoltà di esclusione Metodo del costo (può
(direttamente da B e per impossibilità di sempre comunque
indirettamente da A) esercizio del controllo essere consolidata con il
metodo integrale)
D Società quotata in Altra No Metodo del costo
borsa partecipazione (se altro)
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E Controllata Si Metodo integrale


F Controllata Si Metodo integrale
(direttamente da E e
indirettamente da A)
G Controllata Si Metodo integrale
H Joint venture o No Metodo
controllo proporzionale o
congiunto anche del PN
N Non fa parte del - -
gruppo

CASO D

TESTO:

La struttura di un gruppo è quella riportata nel grafico:

La società H ha l'obbligo di redazione del bilancio consolidato. Quali società devono essere inserite nel bilancio
consolidato di H con il consolidamento integrale? Quali con il consolidamento sintetico o proporzionale? Quali società
possono essere escluse dall'ara di consolidamento in senso stretto? (si tenga conto anche delle informazioni sotto
indicate).

RISOLUZIONE:

SOCIETÀ INFORMAZIONI TIPOLOGIA DI AREA DI METODO DI


SOCIETÀ CONSOLIDAMENTO CONSOLIDAMENTO
IN SENSO STRETTO
(SI/NO/FACOLTÀ)
A Controllata Si Metodo integrale
B Controllata Si Metodo integrale
(direttamente da C e
indirettamente da H)
C Controllata Si Metodo integrale
D Attivo e ricavi pesano Controllata Facoltà di Metodo del costo (può
meno dell’1% del totale (direttamente da C e esclusione per sempre comunque
del gruppo. indirettamente da A) essere consolidata con il
irrilevanza metodo integrale)
E Altra No Metodo del costo
F Nessun legame - -
con il gruppo
G Controllata (se il 60% è Si (se controllata) Metodo integrale
distribuito in modo No (se collegata) (se controllata)
tale che almeno uno
degli altri soci abbia Metodo del PN o
più del 40%) oppure “sintetico” (se
collegata collegata).

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Esercitazione 5.1: OMOGENEITÀ NECESSARIE PER LA REDAZIONE


DEL BILANCIO CONSOLIDATO

TESTO:

Caso A.
Si consideri la seguente situazione:

Scegliere il criterio di valutazione del magazzino da adottare nel bilancio consolidato (motivare la scelta) ed inserire il
valore del magazzino nello schema di bilancio consolidato sotto riportato:

RISOLUZIONE:

RIPASSO:
L’omogeneità dei criteri di valutazione può essere osservata nei seguenti aspetti:
- uniformità nei criteri di valutazione;
- scelta dei criteri di valutazione.
Il primo punto prevede che gli elementi dell’attivo e del passivo debbano essere valutati con criteri uniformi e quindi
devono essere rettificati quelli che utilizzano criteri difformi (salvo alcuni casi eccezionali, ad esempio l’irrilevanza di
alcune poste). Per quanto riguarda la scelta di tali criteri, la norma prevede che debbano essere scelti quelli utilizzati
dall’impresa che redige il bilancio consolidato. Possono tuttavia essere utilizzati, dandone motivazione nella nota
integrativa e nel prospetto di raccordo, altri criteri purché ammessi dal Codice Civile.

Alla luce di quanto appena visto:

Viene utilizzato il criterio del LIFO perché è quello che è stato utilizzato dalla controllante.

Caso B.
Si consideri la seguente situazione:

Si proceda a:

140

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• individuare la data di riferimento del bilancio consolidato, indicando anche tutte le possibili alternative a
disposizione dell'entità capogruppo;
• indicare quale documento deve predisporre un'entità inclusa nel consolidamento nel caso in cui la data di
chiusura del bilancio d'esercizio è diversa dalla data di riferimento del bilancio consolidato.

RISOLUZIONE:

La data di riferimento del bilancio consolidato che verrà utilizzata da questo gruppo è il 31/07, perché è quella adottata
dalla maggior parte del gruppo. La società controllante, la cui data di chiusura è invece il 31/12, dovrà ricostruire extra
contabilmente tutte le informazioni da inserire a c/e che vanno dal 31/07/anno n-1 al 31/07/anno n. La controllante
dovrà inoltre predisporre il prospetto di raccordo in cui deve illustrare e motivare il cambiamento della data di
riferimento del bilancio. Inoltre, deve essere data motivazione della scelta del criterio utilizzato anche in nota
integrativa.

Esercitazione 6.1: CONSOLIDAMENTO DELLE PARTECIPAZIONI:


CONTROLLO TOTALITARIO

TESTO:

La società Alfa S.p.A. possiede una partecipazione del 100% nella Beta S.p.A. acquistata in data 1/1/anno 1. Alla data di
acquisizione del controllo, le situazioni patrimoniali mettono in evidenza, tra gli altri, i seguenti dati:

Si proceda al calcolo delle differenze positive e/o negative derivanti dal consolidamento della Beta nella Alfa S.p.A.,
allocando opportunamente le sopraccitate differenze (indicare tutte le possibilità e motivare la scelta effettuata).

RISOLUZIONE:

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Esercitazione 6.2: CONSOLIDAMENTO DELLE PARTECIPAZIONI:


CONTROLLO NON TOTALITARIO

CASO A

TESTO:

La società Alfa S.p.A. possiede una partecipazione dell'80% nella Beta S.p.A. acquistata in data 1/1/anno 1. Alla data di
acquisizione del controllo, le situazioni patrimoniali mettono in evidenza, tra gli altri, i seguenti dati:

Si proceda al calcolo delle differenze positive e/o negative derivanti dal consolidamento della Beta nella Alfa S.p.A.,
motivando opportunamente l'allocazione delle sopraccitate differenze.

RISOLUZIONE:

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Giulia Barale

CASO B

TESTO:

La società Gamma S.p.A. possiede una partecipazione del 70% nella Sigma S.p.A acquistata in data 1/1/anno 1. Alla
data di acquisizione del controllo, le situazioni patrimoniali mettono in evidenza, tra gli altri, i seguenti dati:

Si proceda al calcolo delle differenze positive e/o negative derivanti dal consolidamento della Sigma nella Gamma S.p.A.,
motivando opportunamente l'allocazione delle sopraccitate differenze.

RISOLUZIONE:

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Esercitazione 6.3: CONSOLIDAMENTO DI PARTECIPAZIONI E DEL


CONTO ECONOMICO

CASO A

TESTO:

La società Alfa S.p.A. possiede una partecipazione dell'80% nella Beta S.p.A. acquistata in data 1/1/anno 1. I bilanci
della Alfa e della Beta mettono in evidenza, tra gli altri, i seguenti dati:

Si proceda alla redazione dello stato patrimoniale consolidato limitatamente alle voci interessate.

RISOLUZIONE:

Il primo dato veramente importante è la data in cui è avvenuto l’acquisto, il primo di gennaio. Si deve quindi determinare
la differenza da annullamento a primo di gennaio (non al 31/12).

A questo punto sono due i dati che ci servono: costo di acquisto della partecipazione e PN contabile della partecipata
alla data di acquisizione del controllo (1/1). Alla data di acquisizione del controllo il PN che devo prendere per il
confronto comprende o no l’utile di esercizio? La risposta in questo caso è no, perché se l’ho comprata al primo di
gennaio, l’utile non esiste ancora perché non è ancora stato realizzato.

Un consiglio è determinare già subito il capitale e riserve di terzi alla data di acquisizione del controllo. A questo si
aggiungerà l’utile a fine periodo (31/12) per determinare il PN di terzi.

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Giulia Barale

In questo esercizio abbiamo ipotizzato che la differenza positiva da annullamento è tutta avviamento. Se il testo non
dice nulla possiamo decidere noi. All’esame il professore dirà a cosa sarà attribuita la differenza da annullamento. Una
volta determinato l’ammortamento, il consiglio è di determinare subito il suo ammortamento, per non dimenticarsene.

NB: → l’avviamento si ammortizza sulla base della sua vita utile, massimo 20 anni e in casi eccezionali massimo 10
(per ipotesi 10 anni, è la più semplice)!!

In cui:

• Risultato netto di gruppo = 100% utile Alfa – amm.to avviamento + 80% utile Beta
• Risultato di terzi = 20% utile di Beta.
• PN di gruppo = capitale e riserve di Alfa + utile di gruppo
• PN di terzi = 20% PN di Beta alla data di acquisizione del controllo + utile di terzi (20% utile di Beta)

CONSIDERAZIONI:

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Giulia Barale

Prima di fare le rettifiche sul foglio di lavoro è consigliabile determinare già la differenza da annullamento, il suo
ammortamento, l’utile di gruppo, l’utile di terzi e il PN di gruppo e di terzi.

CASO B

TESTO:

La società Gamma S.p.A. possiede una partecipazione del 100% nella Omega S.p.A acquistata in data 1/1/anno 1. I
bilanci della Gamma e della Omega mettono in evidenza, tra gli altri, i seguenti dati:

Si proceda al calcolo delle differenze positive e/o negative derivanti dal consolidamento della Omega nella Gamma
S.p.A., allocando opportunamente le sopraccitate differenze (indicare tutte le possibilità e motivare la scelta effettuata).
Si proceda, inoltre, alla redazione del bilancio consolidato.

RISOLUZIONE:

1. I primi dati che ci servono sono il costo della partecipazione e il PN alla data di acquisizione del controllo
(1/1/anno 1) per fare il confronto

NB: → all’1/1 il PN non comprende l’utile perché non si è ancora realizzato!

Dal confronto emerge una differenza negativa da consolidamento che per ipotesi imputiamo a riversa (è stato un buon
affare). È chiaro che se in nota ci fosse stato scritto che Omega da diversi anni chiude in perdita e che si pensa che per
un po’ di anni continuerà a chiudere in perdita, in questo caso avrei sicuramente imputato la differenza al fondo rischi!

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Giulia Barale

2. Il secondo passo è andare a determinare l’utile di gruppo e l’utile di terzi, il PN di gruppo e il PN di terzi. In
questo caso la partecipazione è del 100% e quindi sarà tutto del gruppo:

- CAPITALE E RISERVE GAMMA = 1000000+500000+200000+680000=2380000

- UTILE DI GRUPPO = 100% UTILE GAMMA + 100% UTILE OMEGA = 200000+23000=223000

- PN DI GRUPPO = CAPITALE E RISERVE GAMMA + UTILE DI GRUPPO = 2380000+223000 = 2603000

3. A questo punto andiamo a fare le rettifiche di quanto detto finora:

4. Redazione del bilancio consolidato:


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Giulia Barale

CASO C

TESTO:

La società Alfa acquista in data 1/10/anno n il 100% del capitale della società Beta S.r.l. La società Beta ha predisposto
la seguente situazione contabile per il periodo 1/1 – 1/10 dell'anno n (dati in migliaia di Euro):

I bilanci d'esercizio delle società Alfa e Beta al 31/12/anno 1 (dati in migliaia di euro) sono riportati di seguito:

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Giulia Barale

Si costruisca il bilancio consolidato al 31/12/anno 1 del gruppo Alfa.

RISOLUZIONE:

1. Il primo punto è sempre il confronto tra il costo della partecipazione e il PN di Beta alla data di acquisizione del
controllo. In questo caso non è più l’1/1 ma l’1/10. Al 1/10, il PN di Beta è dato dall’esercizio (situazione
contabile al 30/09). Nel PN all’1/10 c’è un utile di 100 che vado a prendere perché a quella data si è già
realizzato e quindi fa già parte del PN. La domanda che devo sempre farmi è: l’utile alla data di acquisizione
del controllo si è già realizzato o no? Se si, lo prendo, altrimenti no.

Dal confronto viene fuori una differenza positiva da annullamento, che per ipotesi imputiamo ad avviamento.

2. L’avviamento va sempre ammortizzato. In questo caso abbiamo ammortizzato su 10 anni.

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Giulia Barale

NB: → anche se l’avviamento è nato all’1/10, lo ammortizzo su base annua. Se avessi comprato un’immobilizzazione
materiale, la avrei ammortizzata su 3 mesi (ottobre, novembre e dicembre). L’avviamento si ammortizza sempre per
tutto l’anno. Lo dice l’OIC 24.

3. Ora vado a determinare l’utile di gruppo. Attenzione: esso sarà determinato dal 100% dell’utile di Alfa al netto
dell’ammortamento dell’avviamento + 100% dell’utile di Beta (perché la partecipazione è totalitaria) del
periodo in cui fa parte del gruppo, cioè dal 1/10 al 31/12. L’utile di Beta del periodo è determinato come
differenza tra l’utile al 31/12 e l’utile al 30/09, cioè: 400-100.

4. NB: → Le attività e le passività di Beta entrano per il 100% nel bilancio consolidato (non è come l’utile che ne
viene presa solo una parte! Lo stato patrimoniale è una fotografia della fine dell’esercizio!)

5. A questo punto, per lo stato patrimoniale siamo a posto. Per il c/e, abbiamo detto che dobbiamo considerare
ai fini del consolidato solo l’utile di periodo 1/10-31/12: andiamo quindi a sommare al c/e di Alfa tutti i costi
e tutti i ricavi di Beta dall’1/10 al 31/12. Anche in questo caso andiamo a sottrarre ai valori di fine anno quelli
al 30/09:

151

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Giulia Barale

6. Andiamo a fare le rettifiche di quanto detto finora:

7. Bilancio consolidato:

152

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Esercitazione 7.1: ELIMINAZIONE DI CREDITI/DEBITI E DI


COSTI/RICAVI INFRAGRUPPO

CASO A

TESTO:

La società Alfa (controllante) e la società Beta (controllata) hanno effettuato durante l'esercizio le seguenti operazioni
infragruppo:
• Alfa ha prestato a favore di Beta servizi amministrativi e finanziari per 10.000; al 31/12 Beta deve ancora pagare
metà del proprio debito;
• Beta ha affittato ad Alfa un immobile. Il contratto di affitto è stato stipulato in esercizi precedenti e prevede la
corresponsione di un affitto bimestrale anticipato di 1.200 da pagarsi nelle seguenti date: 1/2-1/4-1/6-1/8-
1/10-1/12.
I dati delle situazioni contabili di Alfa e Beta post rettifiche di chiusura, trascurando le problematiche IVA, sono riportati
di seguito:

Si proceda all'eliminazione di tutte le operazioni infragruppo.

RISOLUZIONE:

153

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CASO B

TESTO:

La società Alfa (controllante) e la società Beta (controllata) hanno effettuato durante l'esercizio le seguenti operazioni
infragruppo:
• Alfa ha concesso, in data 1/10, un finanziamento a Beta di 100.000, sul quale maturano interessi al tasso
annuale del 6% da pagarsi in via posticipata l'1/4 e l'1/10 di ogni anno;
• Beta ha venduto ad Alfa prodotti finiti per 20.000 non più presenti nel suo magazzino a fine esercizio. Inoltre
la società Alfa non ha ancora saldato il proprio debito.
I dati delle situazioni contabili di Alfa e Beta post rettifiche di chiusura, trascurando le problematiche IVA, sono riportati
di seguito:

154

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Giulia Barale

Si proceda all'eliminazione di tutte le operazioni infragruppo.

RISOLUZIONE:

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Giulia Barale

Esercitazione 7.2: ELIMINAZIONE DI UTILI E PERDITE INTERNE:


VENDITA DI BENI RIMASTI IN MAGAZZINO

CASO A

TESTO:

La società Alfa (controllante) e la società Beta (controllata) hanno effettuato durante l’esercizio le seguenti operazioni
infragruppo:

• Alfa ha venduto a Beta prodotti finiti per 100000. Il costo di produzione di tali prodotti è pari a 80000 e a fine
esercizio la metà dei beni è ancora in giacenza nel magazzino di Beta;
• Beta ha venduto ad Alfa merci per 50000. Il costo di produzione di tali prodotti è pari a 40000 e, durante
l’esercizio, Alfa ha rivenduto interamente le merci a terzi;
• Alfa ha venduto a Beta materie prime per 80000. Il costo di acquisto di tali materie prime è pari a 90000 e,
durante l’esercizio, Beta ha rivenduto interamente la merce a terzi.

I dati delle situazioni contabili di Alfa e Beta post rettifiche di chiusura sono riportati di seguito:

Si proceda all’eliminazione di tutte le operazioni infragruppo.

RISOLUZIONE:

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Giulia Barale

Prima operazione:

• Rettifico il ricavo e il costo entrambi di 100000 perché devo chiedermi: c’è stata una vendita infragruppo? Se
si → rettifico il costo e il ricavo; se no → non rettifico nulla.
• La seconda domanda che mi devo porre è: c’è stato un utile interno? In questo caso sì perché ho venduto a
100000 ciò che mi è costato 80000. Ho un utile interno potenziale di 20000.
• Per vedere se l’utile interno è effettivo o potenziale devo farmi una terza domanda: quella merce è stata
rivenduta a terzi? È la stessa cosa chiedersi: quell’utile è stato realizzato nei confronti dei terzi? Se si → mi
fermo con le rettifiche; se no → rettifico l’utile interno. In questo caso il testo dice che la metà dei beni è ancora
in magazzino. La metà dell’utile interno non si è ancora realizzata nei confronti dei terzi → riduzione del
magazzino di 200000:2 = 10000 (rettifica avere attivo stato patrimoniale), riduzione dell’utile di Alfa di 10000
(se diminuisco l’attivo devo diminuire anche il passivo, rettifica dare), diminuzione utile a c/e di 10000 (rettifica
avere), diminuzione valore magazzino di 10000 a c/e (rettifica dare).

Seconda operazione:

• C’è stato uno scambio? Si → rettifica ricavo e costo di 50000


• C’è stato un utile interno potenziale? Si, di: 50000-40000=10000
• L’utile nei confronti dei terzi si è già realizzato? Ho già venduto la merce? Si → stop, non rettifico l’utile interno.

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Giulia Barale

Terza operazione:

• C’è stato uno scambio? Si → rettifica ricavo e costo di 80000


• C’è stato un utile interno potenziale? Si, ma una perdita interna: 80000-90000=-10000. (ricordarsi casi in cui la
perdita infragruppo non si rettifica)
• L’utile nei confronti dei terzi si è già realizzato? Ho già venduto la merce? Si → stop, non rettifico la perdita
interna.

CASO B

TESTO:

La società Alfa (controllante) e la società Beta (controllata) hanno effettuato durante l’esercizio le seguenti operazioni
infragruppo:

• Beta ha venduto ad Alfa prodotti finiti per 70000. Il costo di produzione di tali prodotti è pari a 70000 e a fine
esercizio la metà dei beni è ancora in giacenza nel magazzino di Alfa;
• Beta ha venduto ad Alfa merci per 60000. Il costo di produzione di tali prodotti è pari a 40000 e, durante
l’esercizio, Alfa ha rivenduto solo un quarto delle merci a terzi;
• Alfa ha venduto a Beta materie prime per 80000. Il costo di acquisto di tali materie prime è pari a 90000 e, a
fine esercizio, ¼ delle merci acquistate è ancora in giacenza nel magazzino di Beta.

I dati delle situazioni contabili di Alfa e Beta post rettifiche di chiusura, trascurando le problematiche iva, sono riportati
di seguito:

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Giulia Barale

RISOLUZIONE:

Prima operazione:

• C’è stato uno scambio? Si → rettifica ricavo e costo di 70000


• C’è stato un utile interno potenziale? No → stop.

Seconda operazione:

• C’è stato uno scambio? Si → rettifica ricavo e costo di 60000


• C’è stato un utile interno potenziale? Si, di: 60000-40000=20000
• L’utile nei confronti dei terzi si è già realizzato? Ho già venduto la merce? Non tutta, solo un quarto è stata
rivenduta. Quindi: diminuzione valore magazzino a stato patrimoniale dei ¾ che non sono stati rivenduti:
20000:4*3=15000 (rettifica avere); diminuzione utile Beta a stato patrimoniale di 15000 (rettifica dare);
diminuzione utile Beta a c/e di 15000 (rettifica avere); diminuzione valore magazzino a c/e di 15000 (rettifica
dare).

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Giulia Barale

Terza operazione:

• C’è stato uno scambio? Si → rettifica ricavo e costo di 80000


• C’è stato un utile interno potenziale? Si, una perdita interna di: 80000-90000=-10000
• L’utile nei confronti dei terzi si è già realizzato? Ho già venduto la merce? No, un quarto è ancora in magazzino
→ aumento (perché lo scambio è avvenuto a un prezzo minore) del valore del magazzino a stato patrimoniale
del quarto che non è ancora stato rivenduto: 10000:4 = 2500 (rettifica dare); aumento utile Alfa a stato
patrimoniale di 2500 (rettifica avere); aumento utile Alfa a c/e di 2500 (rettifica dare); aumento valore
magazzino a c/e di 2500 (rettifica avere). Il valore del magazzino in questo caso è stato aumentato perché lo
scambio è avvenuto a un prezzo più basso del costo di produzione e dovendo eliminare gli effetti dello scambio
infragruppo, le merci rimaste nel magazzino che sono state iscritte da Beta al suo costo di acquisto di 80000
devono essere aumentate.

95000

92500

110000
35500
13000

740000

2500 7500
70000+
+60000 540000
+80000
35500

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Esercitazione 7.3: TRASFERIMENTI DI IMMOBILIZZAZIONI

CASO A

TESTO:

La società Alfa (controllante) e la società Beta (controllata) hanno effettuato durante l’esercizio le seguenti operazioni
infragruppo:

• Alfa ha venduto a Beta un macchinario di sua produzione a un prezzo di 250000. Il costo di produzione di tale
macchinario è pari a 200000. Beta ha ammortizzato il macchinario utilizzando un’aliquota del 12%;
• Beta ha venduto ad Alfa un impianto (precedentemente già utilizzato da Beta) ad un prezzo di 60000.
L’impianto venduto aveva un costo storico di 150000 ed era già stato ammortizzato per 100000. La vita residua
dell’impianto in capo a Beta era pari a 5 anni. Alfa ha mantenuto inalterata la vita utile residua;
• Beta ha venduto ad Alfa un’attrezzatura industriale (precedentemente già utilizzata da Beta) ad un prezzo di
20000. L’attrezzatura venduta aveva un costo storico di 60000 ed era già stata ammortizzata per 30000. La
società Alfa stima una vita utile residua dell’attrezzatura pari a 4 anni.

I dati delle situazioni contabili di Alfa e Beta post rettifiche di chiusura sono riportati di seguito.

Si proceda all’eliminazione di tutte le operazioni infragruppo.

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RISOLUZIONE:

Prima operazione: siamo nel caso di un trasferimento di immobilizzazioni prodotte internamente.

1. Il primo dato importante è il fatto che il macchinario è stato prodotto internamente da Alfa. Ciò significa che
Alfa per mestiere produce e vende macchinari. La vendita del macchinario ha generato quindi un ricavo di
vendita. Se avesse venduto un bene patrimoniale questo sarebbe invece stato iscritto in stato patrimoniale.
Tutto questo per dire che i 250000 sono un ricavo da riclassificare → rettifica dare di 250000 in diminuzione
della voce “plusvalenza da alienazione impianti e macchinari”;
2. A questo punto devo chiedermi se questa vendita infragruppo ha generato un utile interno. Per rispondere
devo vedere quant’è il costo sostenuto per produrre il bene: 200000. Quindi, ho venduto a 250000 ciò che ho
prodotto a 200000. Devo rettificare l’utile interno di 50000. Ma se Alfa vende a Beta una merce prodotta
internamente, vuol dire che a livello di gruppo per avere quel bene, non ho dovuto comprarlo da nessuno ma
l’ho prodotto internamente. Quindi, di quel ricavo di vendita una parte (200000) sarà “incremento di
immobilizzazioni per lavori interni” → rettifica avere di 200000;
3. Il restante 50000 è un utile interno che va eliminato. Essendo stata Alfa ad aver venduto, dobbiamo ridurre
l’utile di Alfa a c/e di 50000 → rettifica avere di 50000;
4. Se tocco l’utile di Alfa a c/e, lo devo toccare anche a stato patrimoniale → rettifica dare di 50000;
5. L’utile si è rettificato di 50000 perché c’è un bene che vale 50000 in meno; in contropartita vado quindi a ridurre
il valore del macchinario di 50000 → rettifica avere di 50000;
6. A questo punto c’è un ultimo problema legato all’ammortamento. Beta infatti dopo aver comprato il
macchinario a 250000, lo ha ammortizzato di 30000 (250000*0,12). A livello di gruppo però abbiamo detto che
il valore del macchinario è di 200000; l’ammortamento avrebbe perciò dovuto essere determinato su 200000,
cioè: 200000*0,12= 24000. C’è quindi un maggior ammortamento di 6000 da eliminare. Lo si può fare in due
modi:

Quindi devo innanzitutto diminuire a c/e l’ammortamento effettuato → rettifica avere di 6000 dell’amm.to
macchinari; in contropartita devo aumentare l’utile (in questo caso migliorare la perdita) di Beta di 6000,
perché se non avesse effettuato quell’ammortamento avrebbe avuto un risultato economico maggiore di 6000
→ rettifica dare di 6000;
7. Modificando l’utile di Beta a c/e, devo farlo anche a stato patrimoniale → rettifica avere di 6000 in aumento
dell’utile di Beta; in contropartita aumento il valore del macchinario o diminuisco il fondo ammortamento dello
stesso (è la stessa cosa) in stato patrimoniale → rettifica dare di 6000;

Seconda operazione: caso di un trasferimento di immobilizzazioni e vita utile invariata.

1. In questo caso il dato importante è il bene già utilizzato precedentemente da Beta. Siamo quindi nel caso di
una vendita di un bene patrimoniale che non genera ricavi, ma plusvalenze. In questo caso la plusvalenza è di
10000:

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Giulia Barale

Quindi ho venduto a 60000 ciò che contabilmente vale 50000, generando quindi una plusvalenza di 10000.
Questo utile interno devo quindi toglierlo → rettifica dare di 10000 in diminuzione della voce “plusvalenza da
alienazione impianti e macchinari” (in dare perché la plusvalenza è un ricavo e ha saldo avere);
2. Questo utile interno è stato generato da Beta (è stata lei a vendere). Devo quindi peggiorare ulteriormente la
sua perdita a c/e → rettifica avere di 10000; anche a stato patrimoniale devo aumentare ulteriormente la sua
perdita → rettifica dare di 10000; in contropartita devo diminuire il valore dell’impianto nell’attivo dello stato
patrimoniale → rettifica avere di 10000;
3. A questo punto ci dobbiamo fare una domanda: la vita utile dell’impianto è cambiata o è rimasta invariata? La
vita utile l’esercizio dice che è rimasta invariata. Quello che devo fare è quindi ripristinare la situazione
precedente la vendita. In altre parole, devo fare come se la vendita non fosse mai avvenuta.

Se la vendita non fosse avvenuta, Alfa non avrebbe ammortizzato il bene per 12000 (60000:5=12000). Quindi la
prima cosa che devo fare è togliere l’ammortamento effettuato dalla società che ha acquistato il bene→ rettifica
avere di 12000 in diminuzione degli ammortamenti di c/e; se Alfa non avesse ammortizzato il bene avrebbe avuto
un utile più alto di 6000 → rettifica dare di 12000 in aumento dell’utile di Alfa a c/e;

4. Ovviamente devo aumentare l’utile di Alfa anche a stato patrimoniale → rettifica avere di 12000; ma se
l’ammortamento non fosse stato effettuato, il fondo amm.to impianti sarebbe stato più basso di 12000, o in
altre parole l’impianto avrebbe avuto un valore più alto di 12000 iscritto a stato patrimoniale → rettifica dare
di 12000;
5. Se ci fermassimo qui è come se né Alfa né Beta avessero ammortizzato l’impianto. Dobbiamo quindi ripristinare
l’amm.to che Beta avrebbe effettuato se non avesse venduto il bene → rettifica dare di 10000 (50000:5=10000)
in aumento degli ammortamenti a c/e; se Beta avesse ammortizzato, avrebbe avuto a c/e una perdita maggiore
di 10000 → rettifica avere di 10000;
6. Se tocchiamo l’utile a c/e dobbiamo farlo anche a stato patrimoniale → rettifica dare di 10000; ma se Beta
avesse fatto l’ammortamento, avrebbe avuto un impianto con un valore iscritto nell’attivo minore di 10000 o
in altre parole avrebbe avuto un fondo amm.to impianti maggiore di 10000 → rettifica avere di 10000;
7. Manca un ultimo passaggio, che ci dimentichiamo sempre: devo ricostruire il fondo ammortamento
dell’impianto, perché se Beta non avesse venduto l’impianto, ci sarebbe stato un fondo amm.to di 100000
che ora non c’è più → rettifica avere di 100000 per ricostruire il fondo amm.to; in contropartita, devo
ripristinare il costo storico dell’impianto → rettifica dare di 100000.

Terza operazione: perdita interna.

1. Anche qui il dato che mi serve è che l’attrezzatura è stata utilizzata precedentemente. Siamo quindi nel caso
della vendita di beni patrimoniali che impatta sulle plusvalenze o minusvalenze. In particolare in questo caso
abbiamo una minusvalenza:

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Giulia Barale

Ho venduto a 20000 ciò che contabilmente vale 30000 generando una minusvalenza e quindi una perdita infragruppo.
Siccome il testo non dice nulla sul valore recuperabile o valore di mercato dell’immobilizzazione, la perdita interna va
rettificata (rivedere approfondimento sulla rettifica delle perdite interne). La prima cosa che faccio è quindi eliminare la
minusvalenza (così come facevo per le plusvalenze) → rettifica avere di 10000 a c/e per eliminare il rigo “minusvalenza da
alienazione attrezzature” (in avere perché la minusvalenza è un costo); in contropartita, avendo eliminato un costo,
devo aumentare l’utile; attenzione però: quale? Quello di Beta, perché è stata Beta ad aver venduto e generato una
perdita interna → rettifica dare di 10000 per migliorare la perdita di Beta a c/e;

2. Anche a stato patrimoniale devo migliorare la perdita di Beta di 10000 → rettifica avere di 10000 in aumento
dell’utile di Beta; ma se ho aumentato l’utile perché ho eliminato una minusvalenza, vuol dire che l’attrezzatura
(se ho eliminato la sua minusvalenza) vale 10000 in più → rettifica dare di 10000 in aumento del valore iscritto
a stato patrimoniale dell’attrezzatura;
3. A questo punto mi devo chiedere se la vita utile è cambiata o se è rimasta invariata dopo la vendita infragruppo.
In questo caso è cambiata. So che è cambiata perché siccome il VNC è di 30000 ipotizzo una vita utile residua
in capo a Beta che sarebbe stata di 3 anni. Se poi dovessero esserci dubbi all’esame → chiedere al professore
(solo se il testo non è chiaro!!!). In questo caso quindi è cambiata. Se c’è stata una perdita infragruppo generata
da una minusvalenza, vuol dire che l’ammortamento che avrebbe dovuto effettuare la società che ha venduto
(Beta) sarebbe stato più alto. Ma più alto di quanto? Di 10000. Siccome mancano 4 anni di amm.to, vuol dire
che bisogna fare ancora 2500 di amm.to in più. In altre parole, quei 10000 che nel bilancio di esercizio non
esistono devono essere ammortizzati in quattro anni → rettifica dare di 2500 per aumentare la voce amm.to
attrezzature industriali a c/e; ma se l’amm.to sarebbe stato più alto, vuol dire che l’utile di Beta (perché è lei
che avrebbe effettuato l’amm.to) sarebbe stato più basso → rettifica avere di 2500 in peggioramento della
perdita di Beta a c/e;
4. Bisogna modificare la perdita di Beta anche a stato patrimoniale → rettifica dare di 2500; maggior
ammortamento a c/e vuol dire maggior fondo amm.to a stato patrimoniale → rettifica avere di 2500 in
aumento del fondo amm.to o in diminuzione del valore dell’immobilizzazione (è la stessa cosa).

Ecco in un foglio di lavoro quanto detto finora:

1050000

12000

93500 (D)

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CASO B

TESTO:

La società Alfa (controllante) e la società Beta (controllata) hanno effettuato durante l’esercizio le seguenti operazioni
infragruppo:

• Beta ha venduto ad Alfa un macchinario di sua produzione ad un prezzo di 130000. Il costo di produzione di
tale macchinario è pari a 130000. Alfa ha ammortizzato il macchinario utilizzando un’aliquota del 20%;
• Beta ha venduto ad Alfa un’attrezzatura (precedentemente già utilizzata da Beta) ad un prezzo di 20000.
L’attrezzatura venduta aveva un costo storico di 70000 ed era già stata ammortizzata per 30000. Il valore d’uso
dell’attrezzatura alienata ammonta a 20000. La vita residua dell’attrezzatura in capo a Beta era pari a 5 anni.
Alfa ha mantenuto inalterata la vita utile residua;
• Alfa ha venduto a Beta un impianto (precedentemente già utilizzato da Beta) ad un prezzo di 60000. L’impianto
venduto aveva un costo storico di 150000 ed era già stato ammortizzato per 100000. La 1v2it0a0r0esidua in capo ad
Alfa era pari a 5 anni. Dal momento che Beta utilizza in modo differente da Alfa l’impianto, Beta ha deciso di
ammortizzare l’impianto sulla base di una vita utile residua pari a 10 anni. 93500 (A)

I dati delle situazioni contabili di Alfa e Beta post rettifiche di chiusura sono riportati di seguito.

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Giulia Barale

Si proceda all’eliminazione di tutte le operazioni infragruppo.

RISOLUZIONE:

Siamo sempre nel caso del trasferimento di immobilizzazioni infragruppo.

Prima operazione: vendita di un macchinario di produzione interna

1. Essendo la produzione interna, non abbiamo plus o minusvalenze ma incrementi di immobilizzazioni per lavori
interni e soprattutto ricavi di vendita (perché Beta di mestiere vende macchinari). Devo quindi come prima
cosa eliminare il ricavo di vendita di 130000 → rettifica dare di 130000;
2. A questo punto il ricavo di 130000 deve essere riclassificato interamente in incremento di immobilizzazioni per
lavori interni. Interamente perché non ci sono stati utili o perdite interni. Il gruppo ha quindi prodotto
internamente un’immobilizzazione sostenendo un costo di 130000. Quel 130000 viene interamente
riclassificato in incremento di immobilizzazioni per lavori interni → rettifica avere di 130000. Non devo più far
nulla perché non ci sono utili interni.

Seconda operazione: vendita di attrezzature con perdita potenziale infragruppo.

1. Ho venduto a 20000 ciò che contabilmente vale 40000:

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Giulia Barale

Ho quindi generato una perdita. A questo punto (nel caso di una perdita dovrei sempre farmi questa domanda) mi devo
chiedere se la perdita è avvenuta alle normali condizioni di mercato. In questo caso si perché il testo dice che il prezzo
di vendita è uguale al valore di mercato (o valore corrente o valore recuperabile o ancora valore d’uso). Ci troviamo
quindi in uno dei due casi in cui la perdita interna non viene rettificata → nessuna rettifica da fare!

Terza operazione: vendita infragruppo con plusvalenza.

1. Ho venduto a 60000 ciò che contabilmente vale 50000, generando un utile interno (plusvalenza) di 10000:

Quindi devo eliminare l’utile interno → rettifica dare di 10000 per eliminare la plusvalenza alienazione cespiti a c/e;
avendo eliminato la plusvalenza, devo ora diminuire l’utile a c/e di chi ha venduto, cioè Alfa dello stesso importo →
rettifica avere di 10000 in c/e per diminuire l’utile di Alfa;

2. Se tocco l’utile a c/e, devo farlo anche a stato patrimoniale → rettifica dare di 10000 dell’utile di Alfa; in
contropartita il costo storico dell’impianto si riduce di 10000 → rettifica avere di 10000 a stato patrimoniale;
3. A questo punto per proseguire devo vedere se la vita utile è cambiata o se è rimasta invariata. In questo caso
è cambiata:

Quindi, devo andare a rettificare il maggior amm.to di 10000 → rettifica avere di 1000 in diminuzione dell’amm.to a
c/e; minor ammortamento vuol dire maggior utile → rettifica dare di 1000 in aumento dell’utile di Alfa (è lei che avrebbe
dovuto ammortizzare) a c/e;

4. Rettifico l’utile di Alfa anche a stato patrimoniale → rettifica avere di 1000; in contropartita diminuisco il fondo
amm.to o aumento il valore dell’impianto a stato patrimoniale dello stesso importo → rettifica dare di 1000.

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Ecco nel foglio di lavoro quello che abbiamo appena detto:

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Esercitazione 8.2 (solo caso A+B+C+D): ELIMINAZIONE


OPERAZIONI INFRAGRUPPO: I DIVIDENDI

CASO A

TESTO:

Date le situazioni contabili al 31/12/anno n dopo l’effettuazione delle operazioni di rettifica delle società Alfa S.p.A.
(controllante) e Beta S.p.A. (controllata al 90%) riportate nel foglio di lavoro per il consolidamento, si proceda
all’eliminazione di tutte le operazioni infragruppo avvenute nell’esercizio tenendo conto, tra le altre, delle seguenti
operazioni:

• La società Alfa S.p.A. ha venduto alla società Beta S.p.A. un macchinario di sua produzione al prezzo di 500. La
produzione del macchinario aveva comportato per Alfa il sostenimento di un costo complessivo di 430. La
società Beta ha ammortizzato il macchinario utilizzando un’aliquota del 12% e deve ancora pagare un quarto
del proprio debito alla società Alfa;
• La società Beta S.p.A. ha venduto alla società Alfa S.p.A. merci ad un prezzo di 300. Il costo di acquisto delle
merci vendute ad Alfa è pari a 240 e al 31/12/anno n metà delle merci risulta ancora nel magazzino di Alfa;
• La società Beta S.p.A. ha distribuito alla società Alfa S.p.A. dividendi per 100.

RISOLUZIONE:

Prima operazione: vendita macchinario prodotto internamente:

• P. di vendita – costo di produzione = 500-430 = 70 = utile interno; riclassificazione del ricavo di vendita (500 in
dare) in: incremento di immobilizzazioni per lavori interni (430 in avere) e utile interno di Alfa da rettificare a
c/e (70 in avere);
• Diminuzione utile Alfa anche a stato patrimoniale (70 in dare) e diminuzione valore macchinario (70 in avere);
• Diminuzione dell’amm.to del macchinario perché è stato ammortizzato da Beta su 500 ma a livello di gruppo il
valore da ammortizzare è 430 → nuovo amm.to = 70*0,12 = 8,4 (8,4 in dare in c/e); in contropartita è stato
diminuito l’utile Beta di 8,4 in c/e perché se non avesse fatto quell’amm.to il suo utile sarebbe maggiore;
• Diminuzione utile di Beta anche a stato patrimoniale (8,4 in avere) e diminuzione fondo amm.to macchinari
(8,4 in dare);
• Eliminazione credito di Alfa verso Beta (125 in avere) e relativo debito di Beta verso Alfa (125 in dare).

Seconda operazione: vendita di merci:

• P. di vendita – costo di acquisto = 300-240 = 60 utile interno


• Eliminazione ricavo e relativo costo per l’acquisto delle merci di 300 (in dare per rettificare il ricavo e in avere
per rettificare il costo);
• Metà delle merci è già stata venduta, quindi solo metà dell’utile di Beta deve essere eliminato perché ‘altra
metà si è già realizzata nei confronti dei terzi → rettifica avere di 30 (60/2) per diminuire utile di Beta a c/e +
rettifica dare di 30 per diminuire il valore del magazzino a c/e;
• Diminuzione utile di Beta a stato patrimoniale (in dare) + diminuzione valore di magazzino anche a stato
patrimoniale (in avere).

Terza operazione: distribuzione di dividendi:

• Diminuzione utile di Alfa di 100 a c/e (in avere) ed eliminazione ricavi da dividendi di 100 in dare;

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• Diminuzione utile di Alfa anche a stato patrimoniale (100 in dare) + costituzione riserva utili da
consolidamento per 100 (in avere).

Elementi di stato Alfa Beta Totali non Rettifiche Rettifiche Situazione di


patrimoniale S.p.A. S.p.A. rettificati dare avere gruppo
MACCHINARI 2500 1700 4200 70 3500
RIMANENZE MERCI 450 300 750 30 720
RIMANENZE 320 220 540 540
PRODOTTI FINITI
CREDITI VERSO 450 550 1000 1000
CLIENTI
FATTURE DA 40 40 40
EMETTERE VERSO
CONTROLLATA
CREDITI VERSO 125 125 125 -
CONTROLLATA
FONDO 1200 800 2000 8,4 1991,6
AMMORTAMENTO
MACCHINARI
DEBITI VERSO 260 540 800 800
FORNITORI
FATTURE DA 20 50 70 70
RICEVERE
DEBITI VERSO 125 125 125 -
CONTROLLANTE
RIERVA UTILI 100 100
CONSOLIDATI
UTILE ALFA 340 340 70+100 170
UTILE BETA 220 220 30 8,4 198,4
Elementi di conto
economico
VENDITE 5500 8300 13800 500+300 13000
INCREMENTO DI 430 430
IMMOBILIZZAZIONI
PER LAVORI
INTERNI
PRESTAZIONI DI 800 800 800
SERVIZI A
CONTROLLATE
DIVIDENDI 100 100 100 -
ACQUISTI 3200 4700 7900 300 7900
COSTI PER SERVIZI 1700 1200 2900 2900
AMMORTAMENTO 260 410 670 8,4 661,6
MACCHINARI
VARIAZIONE 200 145 55 30 85 (dare)
RIMANENZE MERCI (saldo (saldo (saldo dare)
dare) avere)
VARIAZIONE 100 50 150 150 (avere)
RIMANENZE (saldo (saldo (saldo avere)
PRODOTTI FINITI avere) avere)

170

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UTILE D’ESERCIZIO 340 340 70+100 170


ALFA
UTILE D’ESERCIZIO 220 220 8,4 30 198,4
BETA
Inoltre, si individuino le seguenti grandezze:

• RISULTATO COMPLESSIVO: 100% utile Alfa + 100% utile Beta = 170 + 198,4 = 368,40.
• RISULTATO DI SPETTANZA DEGLI AZIONISTI DELLA CONTROLLANTE: 100% utile Alfa + 90% utile Beta = 170 +
0,9*198,4 = 348,56.
• RISULTATO DI TERZI: 20% utile di Beta = 0,2*198,4 = 19,84.

CASO B

TESTO:

La società Alfa S.p.A. controlla direttamente la società Beta S.r.l. attraverso una partecipazione del 70%. Durante
l’esercizio, tra le altre, le due società hanno effettuato le seguenti operazioni:

• La società Beta ha venduto alla società Alfa prodotti finiti per 1000. Il costo di produzione dei prodotti finiti è
pari a 950. A fine esercizio la società Alfa ha ancora in magazzino il 50% dei beni e deve ancora pagare un quarto
del proprio debito;
• La società Beta ha distribuito alla società Alfa dividendi per 100;
• La società Alfa ha affittato alla società Beta un capannone (il contratto di affitto è stato stipulato negli anni
precedenti). I canoni di affitto sono mensili anticipati e vengono pagati il 1° giorno di ciascun mese. Ogni canone
ammonta a 12.

Si proceda all’effettuazione di tutte le rettifiche derivanti necessarie per giungere alla relazione del bilancio consolidato.

RISOLUZIONE:

PRIMA OPERAZIONE:

→ innanzitutto occorre rettificare (in dare) i ricavi di Beta e (in avere) i relativi costi di acquisto di Alfa per 1000 a causa
della vendita infragruppo di prodotti finiti.

→ la prima domanda che dobbiamo porci è: c’è stato un utile interno? In questo caso sì, perché il costo di produzione
delle merci è di 950 e poi sono state rivendute a 1000. Utile interno che è stato generato è quindi pari a 1000-950 = 50.
La seconda domanda che dobbiamo farci è: la merce è ancora in magazzino? In questo caso il 50% è stato venduto
mentre la restante parte è rimasta in magazzino. Se fosse stata interamente venduta a soggetti terzi, non ci sarebbe
stata nessuna rettifica ulteriore da effettuare perché l’utile interno si è poi realizzato nei confronti di terzi. In questo
caso però metà dell’utile interno non si è realizzato nei confronti dei terzi: devo quindi rettificare metà dell’utile interno
(50:2 = 25) e come contropartita ridurre il valore del magazzino di 25 perché come ben sappiamo il magazzino si iscrive
al costo e per il gruppo il costo non è stato quello a cui Alfa ha comprato, ma quello che Beta ha dovuto sostenere per
produrre quei prodotti finiti. Quindi: rettifica avere di 25 per diminuire l’utile di Beta di 25 a c/e e come contropartita
rettifica in dare di 25 per ridurre il valore del magazzino a c/e; rettifica dare di 25 per ridurre l’utile interno di Beta anche
a stato patrimoniale e come contropartita riduzione in avere di 25 del valore delle rimanenze iscritte nell’attivo.

→ dobbiamo eliminare il debito e il relativo credito infragruppo per 1000:4 = 250, rettificando in dare per eliminare a
stato patrimoniale il debito e rettificando in avere per rettificare il credito.

SECONDA OPERAZIONE:

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→ riduzione dei ricavi (“dividendi”) di Alfa per 100 in dare a c/e e come contropartita riduzione dell’utile sempre di Alfa
per 100 in avere in c/e;

→ ovviamente l’utile di Alfa è da ridurre anche a stato patrimoniale: rettifica dare di 100 a stato patrimoniale; come
contropartita i dividendi infragruppo diventano riserva: rettifica avere di 100 “riserva utili indivisi”.

TERZA OPERAZIONE:

→ innanzitutto bisogna eliminare il costo che Beta ha sostenuto in tutto l’anno per l’affitto del capannone perché si
tratta di un costo infragruppo: il costo (e il relativo ricavo infragruppo di Alfa) ammonta a: 12*12 = 144. Quindi: rettifica
dare di 144 per ridurre i ricavi di affitti attivi e rettifica avere per eliminare i costi di affitti passivi.

→ non esiste alcun risconto perché il 1° dicembre Beta ha pagato il canone per tutto il mese di dicembre e quello di
gennaio verrà pagato al 1° di gennaio.

In foglio di lavoro:

VOCI ALFA BETA TOTALI NON RETTIFICHE RETTIFICHE SITUAZIONE


RETTIFICATI DARE AVERE DI GRUPPO
STATO
PATRIMONIALE
MERCI 3000 6000 9000 25 8975
RISCONTI 12 48 60 60
ATTIVI
RATEI ATTIVI 50 40 90 90
CREDITI VERSO 5500 4500 10000 250 9750
CLIENTI
RISCONTI 15 20 35 35
PASSIVI
RATEI PASSIVI 30 40 70 70
DEBITI VERSO 3000 4000 7000 250 6750
FORNITORI
UTILE 600 600 100 500
D’ESERCIZIO
ALFA
UTILE 800 800 25 775
D’ESERCIZIO
BETA
RISERVA UTILI 100 100
INDIVISI
CONTO
ECONOMICO
VENDITE 16000 14000 30000 1000 29000
AFFITTI ATTIVI 150 200 350 144 206
DIVIDENDI 150 30 180 100 80
ACQUISTI 10500 9500 20000 1000 19000
VARIAZIONE 400 300 700 25 675
RIMANENZE (saldo avere) (saldo avere) (saldo avere)
MERCI
AFFITTI PASSIVI 300 250 550 144 406
UTILE 600 600 100 500
D’ESERCIZIO
ALFA
UTILE 800 800 25 775
D’ESERCIZIO
BETA

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CASO C

TESTO:

La società Zeta S.p.A. controlla direttamente la società Gamma S.r.l. attraverso una partecipazione al 60%. Durante
l’esercizio, tra le altre, le due società hanno effettuato le seguenti operazioni:

• La società Gamma ha venduto alla società Zeta un macchinario precedentemente acquistato a 500 e già
ammortizzato per 400. Il prezzo di vendita risulta essere pari a 120. Il macchinario aveva, in capo a Gamma,
una vita residua di 2 anni, mentre la società Zeta ha ammortizzato il macchinario con un’aliquota del 20%;
• La società Zeta ha affittato alla società Gamma un immobile adibito ad uso industriale. I canoni di affitto
vengono pagati trimestralmente in via anticipata nelle seguenti date: 1/2, 1/5, 1/8, 1/11. Ogni canone
ammonta a 12. Il contratto di affitto è stato stipulato in anni precedenti.

Si proceda all’effettuazione di tutte le rettifiche derivanti necessarie per giungere alla redazione del bilancio consolidato.

RISOLUZIONE:

PRIMA OPERAZIONE:

→ Per prima cosa bisogna rilevare l’eventuale plus o minusvalenza. In questo caso abbiamo avuto una plusvalenza.
Infatti, il valore netto contabile (VNC) dell’immobile al momento della vendita risulta essere di 500-400 = 100, ma lo
stesso immobile è stato venduto a 120. La plusvalenza è quindi di 20 (120-100). La plusvalenza va quindi eliminata e di
conseguenza bisogna ridurre di pari importo l’utile di Gamma (la società venditrice che ha realizzato la plusvalenza):
rettifica dare di 20 per eliminare il ricavo della plusvalenza e rettifica avere per diminuire l’utile di Gamma a c/e. quando
si tocca l’utile a c/e bisogna farlo anche a stato patrimoniale: rettifica dare in diminuzione dell’utile di Gamma per 20 in
stato patrimoniale e come contropartita rettifica avere di 20 per ridurre il valore dell’immobile.

→ Ora bisogna aggiustare il processo di amm.to, perché Zeta ha ammortizzato su una baso di 120, mentre se non fosse
stato venduto, l’immobile sarebbe stato ammortizzato non su 120 ma su 100 (al suo costo a livello di gruppo). Quindi
bisogna ridurre l’amm.to di: 20*0,20 = 4. Ciò significa: rettifica avere in diminuzione dei costi per amm.to di 4 a c/e e
rettifica in dare per aumentare a c/e l’utile di Zeta di 4 (perché se non avesse ammortizzato su 120 ma su 100 avrebbe
avuto un utile più alto); come sempre, si aumenta l’utile di Zeta anche a stato patrimoniale (rettifica avere di 4) e si
riduce il fondo amm.to in dare di 4.

SECONDA OPERAZIONE:

→ calcoliamo il costo annuo totale di affitto passivo di Gamma e il relativo ricavo di Zeta (perché sono costi e ricavi
infragruppo da eliminare): 4*12 = 48. Quindi: rettifica avere di 48 per ridurre i costi per affitti passivi a c/e e rettifica
dare di 48 per ridurre gli affitti attivi.

→ bisogna ancora eliminare il risconto infragruppo, attivo e passivo rispettivamente di Gamma e di Zeta che è pari a:
12:3*1 = 4. Quindi: rettifica dare di 4 per eliminare il risconto passivo a stato patrimoniale e conseguente rettifica in
avere per eliminare il risconto attivo.

Foglio di lavoro:

VOCI ZETA GAMMA TOTALI NON RETTIFICHE RETTIFICHE SITUAZIONE


RETTIFICATI DARE AVERE DI GRUPPO
STATO
PATRIMONIALE
MACCHINARIO 10000 6000 16000 20 15980
RISCONTI 12 48 60 4 56
ATTIVI

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RATEI ATTIVI 50 40 90 90
FONDO 5800 2300 8100 4 8096
AMM.TO
MACCHINARIO
RISCONTI 15 20 35 4 31
PASSIVI
RATEI PASSIVI 30 40 70 70
UTILE 600 600 4 604
D’ESERCIZIO
ZETA
PERDITA (800) (800) 20 (820)
D’ESERCIZIO
GAMMA
CONTO
ECONOMICO
VENDITE 16000 14000 30000 30000
AFFITTI ATTIVI 150 200 350 48 302
PLUSVALENZA 60 80 140 20 120
DA
ALIENAZIONE
CESPITI
ACQUISTI 10000 8500 18500 18500
AMM.TI 400 300 700 4 696
MACCHINARI
AFFITTI PASSIVI 300 250 550 48 502
UTILE 600 600 4 604
D’ESERCIZIO
ZETA
PERDITA (800) (800) 20 (820)
D’ESERCIZIO
GAMMA

CASO D.

TESTO:

La società Alfa S.p.A. controlla direttamente la società Beta S.r.l. attraverso una partecipazione all’80%. Durante
l’esercizio, tra le altre, le due società hanno effettuato le seguenti operazioni:

• La società Alfa ha venduto alla società Beta un macchinario di sua produzione al prezzo di 600. La produzione
del macchinario aveva comportato per Alfa il sostenimento di un costo complessivo di 480. La società Beta ha
ammortizzato il macchinario utilizzando un’aliquota del 15%;
• La società Beta ha concesso negli esercizi precedenti alla società Alfa un finanziamento che prevede il
pagamento di un tasso di interesse annuale del 6%. Gli interessi sono da pagarsi in via posticipata l’1/2 e l’1/8
di ogni esercizio.

Si proceda all’effettuazione di tutte le rettifiche necessarie per giungere alla redazione del bilancio consolidato.

RISOLUZIONE:

PRIMA OPERAZIONE:

→ riclassificazione del ricavo di vendita di Alfa di 600 (rettifica dare a c/e in diminuzione dei ricavi) in incremento di
immobilizzazioni per lavori interni di 480 (rettifica avere a c/e) e in riduzione dell’utile di Alfa di: 600-480 = 120 (rettifica

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avere). Riduzione dell’utile di Alfa anche in stato patrimoniale (rettifica dare di 120) e riduzione valore macchinario di
120 (rettifica avere).

→ eliminazione del credito e del debito infragruppo di 1000 dovuti dal finanziamento.

→ aggiustamento del processo di amm.to, perché Beta ha ammortizzato su 600 ma avrebbe dovuto farlo su 480. Quindi
bisogna ridurre a c/e l’amm.to di: 120*0,15 = 18 (rettifica avere) e incrementare l’utile di Beta che se non avesse
ammortizzato su 600 avrebbe avuto un utile maggiore di 18 (rettifica dare a c/e); anche a stato patrimoniale va
aumentato l’utile di Beta (rettifica avere di 18) e in contropartita va diminuito in dare il fondo amm.to macchinari di 18.

SECONDA OPERAZIONE:

→ Innanzitutto bisogna eliminare il costo annuale del finanziamento pari a: 0,06*1000 = 60, che è appunto un costo
infragruppo per Alfa (rettifica avere di 60 in c/e) e un ricavo infragruppo per Beta (rettifica dare di 60 in c/e).

→ Bisogna poi eliminare il rateo attivo e passivo: 60:2 = 30 (importo che si paga l’1/2 e l/1/8). Il rateo sarà pari a: 30:6*5
=25. Quindi: rettifica dare di 25 per eliminare il rateo passivo e rettifica avere di 25 per eliminare il rateo attivo a stato
patrimoniale.

VOCI ZETA GAMMA TOTALI NON RETTIFICHE RETTIFICHE SITUAZIONE


RETTIFICATI DARE AVERE DI GRUPPO
STATO
PATRIMONIALE
MACCHINARIO 4000 6000 10000 120 9880
CREDITI FINANZIARI 1000 1000 1000 -
VERSO
CONTROLLANTE
RATEI ATTIVI 50 40 90 25 65
FONDO AMM.TO 2800 4300 7100 18
MACCHINARI
DEBITI FINANZIARI 1000 1000 1000 -
VERSO
CONTROLLATA
RATEI PASSIVI 80 110 190 25 165
UTILE D’ESERCIZIO 500 500 120 380
ALFA
UTILE D’ESERCIZIO 700 700 18 718
BETA
CONTO
ECONOMICO
VENDITE 16000 14000 30000 600 29400
INCREMENTO DI 480 480
IMMOBILIZZAZIONI
PER LAVORI
INTERNI
INTERESSI ATTIVI 150 200 350 60 290
SU FINANZIAMENTI
ACQUISTI 10000 8500 18500 18500
AMMORTAMENTO 500 700 1200 18 1182
MACCHINARI
INTERESSI PASSIVI 300 250 550 60 490
SU FINANZIAMENTI
UTILE D’ESERCIZIO 500 500 120 380
ALFA
UTILE D’ESERCIZIO 700 700 18 718
BETA

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Esercitazione 8.1: CONSOLIDAMENTO DEGLI ANNI SUCCESSIVI


AL PRIMO

TESTO:

La società Holding S.p.A. ha acquistato il 1° gennaio dell’anno 1 le seguenti partecipazioni:

• Partecipazione dell’80% in A sostenendo un costo di 950. Il patrimonio netto all’1/1/anno 1 della società A è
pari a 1000 e l’utile dell’anno 1 è pari a 100;
• Partecipazione del 70% in B sostenendo un costo di 680. Il patrimonio netto all’1/1/anno 1 della società B è
pari a 1000 e l’utile dell’anno 1 è pari a 50.

Nel corso dell’anno 1 la società A ha venduto alla società Holding merci per un valore pari a 200. Il costo di acquisto di
tali merci ammonta a 160 e a fine esercizio la società Holding ha rivenduto il 50% delle merci.

Al 31/12/anno 2 i bilanci delle tre società risultano essere i seguenti:

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Nel corso dell’anno 2 sono avvenute le seguenti operazioni:

• La partecipata A ha interamente distribuito l’utile dell’anno 1 agli azionisti;


• La partecipata B ha interamente accantonato a riserva l’utile dell’anno 1;
• La parte delle merci che la società Holding ha acquistato dalla società A nel corso dell’anno 1 sono ancora nel
suo magazzino al 31/12/anno 2.

Si rediga:

• Il foglio di lavoro per il consolidamento dello stato patrimoniale e del conto economico dell’anno 2 delle società
del gruppo;
• Lo stato patrimoniale ed il conto economico (in forma sintetica) consolidati per l’anno 2.

RISOLUZIONE:

SOCIETÀ A

Capitale e riserve A alla data di acquisizione del controllo: 1000


80% capitale e riserve A del gruppo: 800
20% capitale e riserve di terzi: 200

Costo partecipazione: 950


80% PN sottostante: 800
Differenza positiva da annullamento (per hp. Avviamento): 150

Utile A di gruppo(80%): 80
Utile di A di terzi: 50

1. PRIMA RETTIFICA → ELIMINAZIONE DELLA PARTECIPAZIONE IN A

Capitale sociale A: 300


Riserve di utili A: 700
Totale PN A al 1/1/anno 1: 1000

20% di terzi: 200

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80% di gruppo 800


Costo partecipazione: 950
Differenza positiva da annullamento x hp.
Avviamento: 150
Amm.to avviamento anno 1 (x hp. 5 anni): (30)
Amm.to avviamento anno 2: (30)
VNC avviamento al 31/12/anno 2: 90
Rettifiche:

• In avere di 950 per eliminare la partecipazione;


• In dare di 1000 per eliminare il PN di A alla data di acquisizione del controllo;
• In Avere di 200 per determinare il capitale e le riserve di terzi;
• In dare di 150 per determinare l’avviamento.
2. SECONDA RETTIFICA → AMM.TO DELLA DIFFERENZA POSITIVA DA CONSOLIDAMENTO ANNO 1

Rettifiche:

• In avere di 30 in diminuzione dell’avviamento;


• In dare di 30 in diminuzione delle riserve (riserva utili indivisi).

3. TERZA RETTIFICA → ELIMINAZIONE UTILI DISTRIBUITI DA A ALLA HOLDING

Utile A anno 1: 100


80% di gruppo: 80
20% di terzi: 20
Dividendi distribuiti a Holding: 80
Rettifiche:

• In dare per diminuire i ricavi di Holding per 80 (dividendi che ha ricevuto da A);
• In avere di 80 per diminuire l’utile di Holding a c/e;
• In dare di 80 per diminuire l’utile di Holding a stato patrimoniale;
• In avere per imputarli a riserva utili indivisi (sempre per 80).

4. QUARTA RETTIFICA → AMM.TO DELLA DIFFERENZA POSITIVA DA CONSOLIDAMENTO ANNO 2

Differenza positiva da consolidamento 150


- amm.to anno 1 (30)
- amm.to anno 2 (30)
VNC anno 2 90
Rettifiche:

• In avere di 30 per diminuire l’avviamento;


• In dare di 30 per diminuire l’utile di Holding a stato patrimoniale;
• In dare per imputare maggior costo di 30 per l’amm.to a c/e;
• In avere per diminuire di 30 l’utile di Holding anche a c/e.

5. QUINTA RETTIFICA → DETERMINAZIONE DELL’UTILE DI SPETTANZA DI TERZI AL 31/12/ANNO 2

Utile A post rettifiche 150


20% utile A post rettifiche 30
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Rettifiche:

• In dare di 30 per diminuire l’utile di A a stato patrimoniale;


• In avere di 30 per determinare l’utile di terzi a stato patrimoniale;
• In dare di 30 per determinare l’utile di terzi a c/e;
• In avere di 30 per diminuire a c/e l’utile di A.

SOCIETÀ B

6. SESTA RETTIFICA → ELIMINAZIONE PARTECIPAZIONE BETA

PN B alla data di acquisizione del controllo: 1000


70% PN B di gruppo: 700
30% PN B capitale e riserve di terzi: 300

Costo partecipazione: 680


PN sottostante: 700
Differenza negativa da annullamento: 20 → riserva da consolidamento
Rettifiche:

• In avere di 680 per eliminare la partecipazione;


• In dare di 1000 per eliminare il PN di B;
• In avere di 300 per determinare il capitale e le riserve di terzi;
• In avere di 20 per determinare la riserva da consolidamento.

7. SETTIMAN RETTIFICA → RETTIFICA UTILI INDIVISI (B HA INTERAMENTE ACCANTONATO A RISERVA L’UTILE


DELL’ANNI 1)

Al 31/12/anno 2 le riserve di utili di B rispetto all’anno prima sono aumentate di 50, cioè dell’utile che B ha realizzato
nell’anno 1 e che ha interamente accantonato a riserva. Dobbiamo quindi spostare quei 50 dalla riserva di utili di B alla
riserva utili indivisi:

• Rettifica dare di 50 per eliminare il 50 dalla riserva di B;


• Rettifica avere 35 (70% di 50) per imputare l’utile alla riserva utili indivisi;
• Rettifica avere di 15 per imputare l’utile ai terzi.

8. SETTIMA RETTIFICA → ELIMINAZIONE VENDITE INFRAGRUPPO ANNO 1

Rettifica valore magazzino 20


Rettifica riserva utili indivisi 20

9. OTTAVA RETTIFICA → DETERMINAZIONE UTILE DI SPETTANZA DI TERZI

Utile Beta post rettifiche 100


30% utile Beta post rettifiche di terzi 30
Rettifiche:

• In dare di 30 per diminuire l’utile di B a stato patrimoniale;


• In avere di 30 per determinare l’utile di terzi a stato patrimoniale;
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• In avere di 30 per diminuire l’utile di B a c/e;


• In dare di 30 per determinare a c/e l’utile di terzi.

Foglio di lavoro:

VOCI HOLDING ALFA BETA TOTALI RETTIFICHE RETTIFICHE SITUAZIONE


NON DARE AVERE DI GRUPPO
RETTIFICATI
STATO
PATRIMONIALE
PARTECIPAZIONI IN 950 950 950 -
ALFA
PARTECIPAZIONI IN 680 680 680 -
BETA
AVVIAMENTO 150 30+30 90
ALTRE ATTIVITÀ 8370 7000 6000 21370 20 21350
CAPITALE SOCIALE 1500 300 400 2200 300+400 1500
RISERVE DI UTILI 3100 700 650 4450 700+600+50 3100
RISERVE DI UTILI 30+20 80+35 65
INDIVISI
RISERVA DA 20 20
CONSOLIDAMENTO
CAPITALE E 200+300+15 515
RISERVE DI TERZI
UTILE D’ESERCIZIO 400 400 30+80 290
HOLDING
UTILE D’ESERCIZIO 150 150 30 120
ALFA
UTILE D’ESERCIZIO 100 100 30 70
BETA
UTILE DI TERZI 30+30 60
PASSIVITÀ 5000 5850 4850 15700 15700
CONTO
ECONOMICO
VALORE DELLA 12000 8000 7000 27000 27000
PRODUZIONE
DIVIDENDI 80 200 120 400 80 320
COSTI DELLA 11330 7930 6920 26180 30 26210
PRODUZIONE
UTILE D’ESERCIZIO 400 400 30+80 290
HOLDING
UTILE D’ESERCIZIO 150 150 30 120
ALFA
UTILE D’ESERCIZIO 100 100 30 70
BETA
UTILE DI TERZI 30+30 60

Il bilancio consolidato dopo aver effettuato tutte le rettifiche sarà il seguente:

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STATO PATRIMONIALE
ATTIVO PASSIVO
Partecipazioni in A 0 PN:
Partecipazioni in B 0 Capitale sociale 1500
Avviamento 90 Riserve di utili 3100
Altre attività 21350 Riserve di utili indivisi 65
Riserva da consolidamento 20
Utile d’esercizio 480
Totale PN di gruppo 5165
Capitale e riserve di terzi 515
Utile di terzi 60
Totale PN di terzi 575
Totale PN complessivo 5740
Altre passività 15700
TOTALE ATTIVO 21400 TOTALE PASSIVO 21440

CONTO ECONOMICO
Valore della produzione 27000
Costi della produzione (26210)
Differenza A – B 790
Dividendi 320
Utile ante imposte 1110
Imposte sul reddito …
480

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Risoluzione tema d’esame: APPELLO DEL 21 DICEMBRE 2016

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RISOLUZIONE:

Questo esercizio richiede il consolidamento degli esercizi successivi al primo.

PRIMO BOX DA COMPILARE: AVVIAMENTO

1. Innanzitutto ci serve il PN di B al 31/12/n-1 per il confronto con il costo della partecipazione e poi ci servirà il
PN di B al 31/12/n. La colonna di mezzo non è quindi utile e la si può eliminare. Al 31/12/n il capitale sociale è
rimasto 10000, ma le riserve sono aumentate perché il esse è stato inserito l’utile al 31/12/n-1: infatti l’utile
era di 2000 e non a caso le riserve sono aumentate di 2000, da 24000 a 26000. Sappiamo quindi che gli utili
non sono stati distribuiti.
2. La prima cosa che mi chiede il testo è di determinare il VNC dell’avviamento al 31/12/n+1. Calcoliamo quindi
la differenza positiva da annullamento:

costo della partecipazione = 24200


60% del PN di B alla data di acquisizione del controllo cioè
1/1/anno n: 10000 (capitale sociale) +24000
(riserve)+2000 (utile) → 60% di 36000 = 21600
Differenza positiva da annullamento = 2600
Capitale e riserve di terzi anno n: 40% di 36000 = 14400
Differenza positiva da annullamento: 2600
Di cui:
Maggior valore elementi patrimoniali attivi*: 1560 (60% di 12600-10000)
Avviamento**: 1040
Maggior valore elementi patrimoniali attivi: 1560
- amm.to (5 anni)***: (312)
VNC 31/12/n : 1248
Avviamento: 1040
- amm.to (10 anni) anno n****: (104)
VNC avviamento 31/12/n: 936
- amm.to anno n+1: (104)
VNC avviamento 31/12/n+1: 832 (primo valore da iscrivere nel box)

*il primo punto nel testo diceva che A aveva alla data di acquisizione del controllo la società A deteneva un terreno
iscritto tra le altre attività il cui valore contabile era pari a 2.500 mentre il valore corrente era pari a 3.000. A noi non
importa perché stiamo parlando di A, la controllante. Se fosse stata B, la differenza da annullamento l’avrei imputata
per 3000-2500 = 500 a maggior valore degli immobili patrimoniale e la restante parte 2600-500 = 2100 ad avviamento.

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Ci serve invece il secondo dato: alla data di acquisizione del controllo la società B aveva nel suo bilancio un immobile
iscritto tra le altre attività il cui valore contabile era pari a 10.000 mentre il valore corrente era pari a 12.600. Quindi di
quei 2600 una parte, il 60% (il restante e dei terzi) di 2600 (12600-10000) cioè 0,60*2600 = 1560, è attribuita a maggior
valore degli elementi patrimoniali attivi. L’allocazione della differenza al maggior valore degli elementi patrimoniali
si fa sempre in percentuale rispetto alla quota di partecipazione.

**L’avviamento invece sarà pari a 2600-1560 = 1040.

***L’amm.to del maggior valore degli elementi patrimoniali non dobbiamo sceglierlo noi perché l’esercizio ce lo da già:
l’ammortamento dell’eventuale maggior valore di elementi patrimoniali attivi deve essere ipotizzato in 5 anni. Quindi
la quota annua di amm.to sarà: 1560:5 = 312. Il VNC al 31/12/n sarà quindi: 1248.

****Anche per l’avviamento, l’amm.to è dato dall’esercizio: 10 anni. Quindi: amm.to annuo = 1040:10 = 104. VNC al
31/12/n = 1040 – 104 = 936. Anno n+1: 936 – 104 = 832 (dato da iscrivere nel box).

SECONDO BOX DA COMPILARE: ALTRE ATTIVITÀ

1. Questa voce deve contenere tutte le attività di A e tutte le attività di B: 26200 + 90000 + 1650 (maggior valore
elementi patrimoniali) – amm.to anno 1 – amm.to anno 2:

maggior valore elementi patrimoniali attivi: 1560


- amm.to anno n: (312)
- amm.to anno n+1: (312)
VNC al 31/12/n+1: 936
+ altre attività A: 26200
+ altre attività B: 90000

2. A questo punto dobbiamo ancora chiederci se ci sono state altre operazioni infragruppo, perché possono
impattare sul valore finale delle attività.

Il testo dice: nel corso dell’anno N la società A ha venduto alla società B un macchinario del costo storico di 5.000, un
fondo ammortamento pari a 3.000 e un periodo di ammortamento residuo pari a 2 anni. Il prezzo di vendita è pari 2.500.
La società B, vista la differente modalità di utilizzo rispetto all’impresa A, ha stimato una vita utile del macchinario pari
5 anni. → vendita infragruppo immobilizzazioni

Costo storico 5000


- Fondo amm.to (3000)
VNC: 2000
Prezzo di vendita 2500
Plusvalenza da eliminare: 500

ELIMINAZIONE PLUSVALENZA: è stata realizzata nell’anno n. Cosa mi comporta nell’anno n+1?

• Devo ridurre il valore dell’immobile di 500 e come contropartita ridurre riserva consolidata di 500.
• Bisogna poi ridurre l’amm.to di: 500:5 = 100. Anno n+1: devo ridurre l’amm.to di 100 e aumentare l’utile di B
di 100. A stato patrimoniale invece bisogna aumentare il valore del bene di 100 e aumentare l’utile di B a
stato patrimoniale di 100.
• Eliminare am.to fatto nell’anno 1: il c/e non ne è influenzato, perché è influenzato solo dai costi e ricavi di
quell’anno (in questo caso n+1). Quindi bisogna ridurre l’amm.to dell’anno n: l’immobile varrà 100 in più e la
riserva di utili si aumenterà di 100. NB: tutte le rettifiche di anni precedenti vanno sempre a riserva, mentre
quelle dell’anno vanno a c/e.

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Ci sono altre operazioni infragruppo che influenzano sulle attività? In questo caso no, perché l’altra operazione (vendita
interna di merci) non ha realizzato utili interni.

Quindi, le altre attività al 31/12/n+1:

altre attività A 26200


Altre attività B: 90000
VNC maggior valore elementi patrimoniali attivi al
31/12/n+1: 936
- plusvalenza (maggior valore immobile) (500)
+ minore amm.to anno n: 100
+ minore amm.to anno n+1: 100
Totale: 116836 → valore da iscrivere nel box “altre attività”

TERZO BOX DA COMPILARE: PARTECIPAZIONE IN B

Nessun dubbio: ZERO!!!

QUARTO BOX DA COMPILARE: RISERVA DI UTILI (CI VANNO TUTTE LE ALTRE RSERVE TRANNE QUELLA DA
CONSOLIDAMENTO!)

-Amm.to anno 1 maggior valore dell’immobile* (312)


-Amm.to anno 1 avviamento* (104)
-Riduzione riserva per eliminazione della plusvalenza
anno n (500)
+ minor amm.to immobile anno n 100
Sono tutti dati che abbiamo già individuato prima

*Abbiamo detto che tutte le rettifiche degli anni precedenti vanno a riserva! Solo le rettifiche dell’anno in corso vanno
a c/e. queste due sono dell’anno n e quindi vanno a riserva perché siamo nell’anno n+1.

A questo punto devo capire l’utile dell’anno n che fine ha fatto. L’utile dell’anno n di B è di 6000. Per capire cosa è
successo andiamo a vedere se nell’anno n+1 il PN è aumentato perché l’utile non è stato distribuito. Se non è aumentato
è invece perché l’utile è stato distribuito:

capitale sociale anno n: 10000


Capitale sociale anno n+1: 10000
Riserve anno n: 26000
Riserve anno n+1: 28000
Differenza: 2000
→vuol dire che di quei 6000, 2000 sono stati
accantonati a riserva e 4000 sono stati distribuiti. Devo
quindi ripartire gli utili indivisi tra gruppo e terzi:
60% di gruppo 1200 (60% di 2000)
40% di terzi: capitale e riserve di terzi 800 (capitale e riserve di terzi)
→degli altri 4000 (dividendi) devo fare la rettifica dei
dividendi solo sulla parte del gruppo:
40% di 4000: 1600 nessuna rettifica perché è dei terzi
60% di 4000 = 2400 devo rettificare i dividendi: diminuire
il ricavo di A e diminuire l’utile di A a c/e; minore utile a
stato patrimoniale e riserva utili indivisi.
Quindi: riserva utili indivisi: 2400
Totale riserve di utili:
Utili indivisi del gruppo 1200
Dividendi di gruppo (riserva utili indivisi) 2400
Amm.to plusvalenza anno n 100

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Eliminazione plusvalenza (500)


-amm.to avviamento anno n (104)
-amm.to maggior valore elementi patrimoniali attivi (312)
TOTALE: 2784
+ RISERVE DI A 18000
TOTALE: 20784→ valore da inserire nel box “riserve di utili”

NB→tutte le rettifiche di amm.ti degli anni passati influiscono sempre sulle riserve!!!!

QUINTO BOX DA COMPILARE: RISERVA DA CONSOLIDAMENTO

Pari a ZERO!!! La differenza da annullamento è positiva!

SESTO BOX DA COMPILARE: PN DI GRUPPO

• Capitale e riserve di A: 4500 + 20784 (riserve che abbiamo calcolato prima) = 25284
• Utile di gruppo: 60% utile B post rettifiche (4260) + 100% utile A (1800) – amm.to avviamento anno n+1 –
amm.to maggior valore elementi patrimoniali anno n+1 – dividendi (2400) : 4260 + 1800 – 104 – 312 – 2400
= 3244.

Sappiamo che l’utile di gruppo è formato dal 100% dell’utile di A (1800) + 60% utile di B post rettifiche:

utile da bilancio 7000


+ riduzione amm.to di 100 (da plusvalenza) 100
Utile B post rettifiche 7100
Di cui:
60% di gruppo: 4260
40% di terzi: 2840

Capitale e riserve di gruppo: 25284


Utile di gruppo: 3244
TOTALE PN DI GRUPPO: 28528 → VALORE DA INSERIRE NEL BOX “PN DI
GRUPPO”

SETTIMO BOX DA COMPILARE: CAPITALE E RISERVE DI TERZI

Capitale e riserve di terzi al momento dell’acquisizione


della partecipazione: 14400
Parte di utile dell’anno n accantonato a riserve 800
TOTALE: 15200 → VALORE DA INSERIRE NEL BOX “CAPITALE E
RISERVE DI TERZI”

OTTAVO BOX: UTILE/PERDITA DI TERZI

Già calcolata: 40% di B = 2840 → valore da inserire nel box

NONO BOX DA COMPILARE: COSTI DELLA PRODUZIONE

Costi A: 40000
Costi B: 56250
Amm.to avviamento anno n+1: 104
Amm.to maggior valore elementi patrimoniali attivi anno 312
n+1:

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Minor amm.to derivante dalla plusvalenza anno n+1 (100)


RETTIFICA DI COSTO PER LA VENDITA DI MERCI (1000)
TOTALE: 95566 → VALORE DA ISCRIVERE NEL BOX DEI COSTI
DELLA PRODUZIONE

DECIMO BOX DA COMPILARE: RISULTATO NETTO DI GRUPPO

Già calcolato:3244.

DOMANDA TEORICA:

Andare a vedere la lezione sui casi di esclusione.

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100 180

350+100 700

Riserva utili indivisi


350 350

350+ 406

100 95 in dare

350+100 700

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