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L'economia d'Italia, a partire dal secondo dopoguerra, ha conosciuto profondi cambiamenti strutturali, che

nei decenni successivi l'hanno resa una delle maggiori potenze economiche mondiali, grazie ad un continuo
processo di crescita economica durato fino alla metà degli anni novanta del XX secolo.

Durante questa fase, il progressivo ridimensionamento del settore primario (agricoltura, allevamento e
pesca) a favore di quello industriale e terziario (in particolare, nel periodo del boom economico, negli anni
cinquanta-settanta) si è accompagnato a profonde trasformazioni nel tessuto socio-produttivo, in seguito a
massicce migrazioni dal Meridione verso le aree industriali del Centro-Nord grazie anche a una nuova forte
spinta all'urbanizzazione, legate alla parallela trasformazione del mercato del lavoro.[1]

La fase di industrializzazione è arrivata a compimento negli anni ottanta ed è cominciata la terziarizzazione


dell'economia italiana, con lo sviluppo dei servizi bancari, assicurativi, commerciali, finanziari e della
comunicazione.

L'economia italiana è una delle maggiori al mondo per dimensione; nel 2012 era infatti ottava per prodotto
interno lordo nominale ( PILN ) e decima a parità di potere d'acquisto[4]. L'Italia è inoltre un Paese
fortemente orientato al commercio estero, essendo decima al mondo per valore delle esportazioni e
dodicesima per valore delle importazion

L'industria italiana è dominata da piccole e medie imprese (PMI), per lo più di tipo manifatturiero, mentre le
grandi imprese sono poche. Si tratta del cosiddetto dualismo industriale. Di recente, le PMI sono state
messe sotto pressione dalla crescente concorrenza proveniente dai Paesi emergenti, soprattutto quelli
dell'Asia orientale (Cina, Vietnam, Thailandia), che proprio sul settore manifatturiero hanno puntato per il
loro sviluppo, grazie al basso costo del lavoro.

Personalmente , io mi schiero a favore delle PMI , anche se hanno un bilancio e fatturato maggiore delle
microimprese , ma sicuro minore delle grandi imprese.

Microimpresa = “ meno di 10 occupanti ; fatturato o bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro. “

I vantaggi delle grandi imprese , quindi , in toto sono:

1 Un fatturato migliore , ovvero un guadagno più profiquo e abbondante.

2 Più dipendenti , quindi una catena produttiva migliore e accelerata.

3 Tanti macchinari e tanta tecnologia.

L’industria bella che ho scelto è quella di mio padre , una pseudo-media impresa.

1 Le tesi a favore delle mia posizione , ovvero quella delle PMI , sono:

Un fatturato di certo minore , però una gestione più alta , in quanto il rischio di crisi e il fatto che il fatturato
delle grandi imprese cada è di sicuro maggiore rispetto a quello delle PMI

2 Meno dipendenti , però servono anche meno soldi per mantenerli , e una catena buona lenta è meglio di
una catena non buona ma accelerata.

3 Avere tante macchine vuol dire anche spendere di più per i costi di manutenzione.

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