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LEO LYON ZAGAMI

PAPA FRANCESCO: L’ULTIMO PAPA?

Logge, Denaro e Poteri Occulti nel Declino della


Chiesa Cattolica

Un ringraziamento a Brunetto Adornato per la


correzione di stampa.

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dove diversamente specificato.
ISBN: 978-88-98301-96-6
© Impaginazione ed elaborazione grafica: Sara Barbagli

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CAPITOLO I

LA RINUNCIA…
QUELLA “STRANA” AMMISSIONE DI PADRE GEORG
SUL RUOLO DEI DUE PAPI

Il vaticanista del settimanale «Espresso» Sandro Magister scrive nel


luglio del 2016:
«La severa critica della rinuncia di Benedetto XVI formulata pochi giorni
fa dal cardinale e storico della Chiesa Walter Brandmüller ha messo allo
scoperto i rischi della “terra incognita” nella quale si è avventurato il
papato dopo l’11 febbraio 2013, tanto più con l’imporsi della figura
inedita ed enigmatica del “Papa emerito” accanto a quella del papa
regnante».
Brandmüller ha detto: “La rinuncia del papa è possibile, ma è da
sperare che non succeda mai più”. Come afferma poi Magister nello
stesso articolo, a provocare l’uscita allo scoperto del cardinale sono state
soprattutto «le sbalorditive asserzioni dell’arcivescovo Georg Gänswein
pronunciate il 20 maggio nell’aula magna della Pontificia Università
Gregoriana».
Questa uscita indedita di Padre Georg Gänswein è avvenuta durante la
presentazione di un libro dello storico Roberto Regoli direttore del
Dipartimento di storia della Chiesa alla Gregoriana sul pontificato di
Benedetto XVI: Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI
(Lindau 2016, pp. 512). «...Gänswein – con il peso di chi è a più intimo
contatto col “Papa emerito” in quanto suo segretario – ha detto che Joseph
Ratzinger “non ha affatto abbandonato l’ufficio di Pietro”, anzi, ne ha
fatto “un ministero allargato, con un membro attivo e un membro
contemplativo”, in “una dimensione collegiale e sinodale, quasi un
ministero in comune”».
Magister aggiunge inoltre che «...non è tutto. La rinuncia di Benedetto
XVI, a giudizio del segretario di sua fiducia, ha segnato una rivoluzione

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anche per quest’altro motivo: “Dall’11 febbraio 2013 il ministero papale
non è più quello di prima. È e rimane il fondamento della Chiesa
cattolica; e tuttavia è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente
e durevolmente trasformato nel suo pontificato d’eccezione
(Ausnahmepontifikat)”». Si un “ministero allargato” non una rinuncia
all’ufficio di romano pontefice e un mettersi da parte definitivamente, ma
per Ratzinger un condividere con l’attuale Papa il ministero petrino.
Questa la sbalorditiva ammissione poi ripresa da Magister, che Georg
Gänswein pronuncia il 20 maggio del 2016 nell’aula magna della
Pontificia Università Gregoriana guidata dalla Compagnia di Gesù,
durante la presentazione del lavoro di Regoli sul pontificato di Benedetto
XVI. In effetti come capirete leggendo questo libro, il Papa emerito è
ancora oggi una delle figure chiave del Vaticano e il suo vero controllore
occulto. Ma cominciamo dalla reticente figura di Bergoglio per poi passare
alla drammatica scelta di Ratzinger, forse la più sofferta mai fatta da un
pontefice negli ultimi secoli, dovuta a scelte contronatura, orge e affarismi
in Vaticano, oltre che alla rinuncia del vero Cattolicesimo in favore di una
religione post conciliare, ibrida, e sempre più soggiogata all’Islam che io
definisco di fatto: Crislam. In questo contesto nella chiesa di San Zulian, a
Venezia durante l’estate del 2016 a due passi da piazza San Marco, quattro
donne velate hanno sputato sul crocifisso e dopo lo sfregio si sono
allontanate confondendosi tra i turisti. Il parroco, don D’Antiga, ha
spiegato poi ai giornalisti che alle sue rimostranze le provocatrici hanno
detto: “Possiamo, il Papa ci ha dato il permesso di farlo”. Quel Papa è
ovviamente quello che molti tradizionalisti definiscono l’Antipapa
Francesco della setta del Vaticano II, indicando con queste parole la sua
fedeltà al programma massonico liberale dettato dal Concilio Vaticano II.

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FRANCESCO DA DIMISSIONARIO A PAPA PER SALVARE
LA CHIESA DA ORGE E AFFARISMI E INSTAURARE LA
RELIGIONE MONDIALE

Il giornalista italiano Francesco Antonio Grana il 21 Giugno 2013 dava su


uno dei giornali più noti in Italia, il «Fatto Quotidiano», la seguente notizia
dal carattere a dir poco straordinario: «Jorge Mario Bergoglio si era
dimesso il 17 dicembre 2011». Al compimento del settantacinquesimo
anno di vita, come prevede il Codice di Diritto Canonico, il cardinale
arcivescovo di Buenos Aires aveva scritto e inviato a Benedetto XVI la sua
lettera di dimissioni. Ma il Papa tedesco l’aveva messa da parte e ignorata.
Trascorso un anno, alla fine del 2012, da Roma al cardinale Bergoglio
ormai settantaseienne non era arrivato ancora nessun segnale in merito alla
nomina del suo successore. Da lì a poco sarebbe avvenuto quello che
rimarrà nella storia come l’11 febbraio della Chiesa cattolica: l’annuncio
choc di Benedetto XVI di rinunciare al pontificato. Appena un mese dopo,
il 12 marzo, Bergoglio entrerà in Conclave, ma non da arcivescovo
emerito, come sarebbe avvenuto se Ratzinger avesse rispettato
scrupolosamente la burocrazia ecclesiastica. Dopo poco più di
ventiquattr’ore, a dispetto di tutti i pronostici della vigilia, ne sarebbe
uscito nominato Papa. Questa la sua descrizione degli eventi nel suo
improbabile italiano: «Sono venuto a Roma – ha confessato Bergoglio
divenuto Francesco – solo con pochi vestiti, li lavavo di notte, e
all’improvviso questo… ma se io non avevo alcuna possibilità. Nelle
scommesse di Londra stavo al quarantaquattresimo posto, immaginatevi.
Chi ha scommesso su di me ha guadagnato moltissimo denaro…».1
In effetti pochi esterni alla Santa Sede sapevano che sarebbe stato eletto un
gesuita e altri come l’autore speravano in una soluzione diversa, proprio
perchè sapevamo della gravità che ruotava intorno a questa scelta
scellerata che mette la Chiesa per la prima volta nella mani di un membro
dell’ordine creato da Sant’Ignazio Loyola. Le catechesi, le udienze, gli
angelus, le omelie, i discorsi, quasi sempre integrati a braccio di Papa
Francesco racchiudono fino ad adesso un solo punto chiave: “la credibilità
della Chiesa”. Questa affermazione sulla credibilità della Santa Sede non
vale solo per i giornalisti del «Fatto Quotidiano», generalmente critici
rispetto al Vaticano, anzi è sicuramente un dato fortemente sottolineato da

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tutti i media che lo mostrano giornalmente e forse con eccessiva enfasi per
far risultare credibili, le capacità salvifiche del nuovo pontefice. Ma c’è
un’ eredità piuttosto pesante lasciata da Ratzinger al suo successore,
quell’eredità che ha ovviamente spinto il papa tedesco alle dimissioni,
gesto inusuale e scioccante per i cattolici di tutto il mondo. Un’eredità fatta
di segreti terribili e inconfessabili che solo pochi giornalisti e scrittori
hanno avuto il coraggio di denunciare in tempi non sospetti, primo tra tutti
lo stesso autore di questo libro che fin dall’inizio delle proprie rivelazioni
in rete nel 2006, fatte anche grazie alla collaborazione con giornalisti
coraggiosi come il giornalista americano Greg Szymanski
dell’INVESTIGATIVE JOURNAL. Nel terzo volume delle mie
Confessioni ho dato ampio spazio alla trattazione di questa lobby2 che solo
ora viene menzionata apertamente (o quasi) sia da Papa Francesco che da
Ratzinger, ovvero la Lobby gay (e pedofila), che insieme a banchieri senza
scrupoli dell’alta finanza usano la banca vaticana per il riciclaggio di soldi
sporchi, distruggendo la Chiesa Cattolica e uniti da un patto segreto: quello
tra Chiesa e Massoneria. Sembrerebbe quasi che Bergoglio, che doveva
godersi a detta di alcuni la pensione, sia di fatto stato richiamato in causa
per via di qualcosa di veramente marcio in Vaticano, che va ben oltre le
aspettative dei più accaniti complottisti, qualcosa che solo lui da buon
gesuita potrebbe tentare di rimettere a posto salvando così il buon nome
della Chiesa.
Per fare un esempio semplice ma efficace che renda l’idea sulla possibile
ragione dell’elezione di Bergoglio al trono petrino, è come quando il
Governo dell’appena nata Federazione Russa implicato in mille scandali e
alla deriva nominò come successore di Boris Yeltsin, Vladimir Putin, ex
capo del FSB (una delle agenzie che succedettero al KGB). Seppure in
apparenza possa sembrare un paragone azzardato, esso calza a pennello
per spiegare quello che sta accadendo in Vaticano: non fatevi ingannare
dai gesti umili e da “Buon Pastore” di Papa Francesco, perchè questa lobby
ha dei segreti che neanche lui può e vuole rendere pubblici, perchè la
rivelazione potrebbe significare automaticamente la fine della Chiesa
stessa e del suo ruolo di rappresentante di Dio in terra. Di quale segreto
così minaccioso può trattarsi? In primis, nonostante le molteplici censure
interne ed esterne al Vaticano, si tratta delle famigerate orge gay e dei
crimini di pedofilia praticati dentro i “Sacri Palazzi” da personaggi di
altissimo livello della gerarchia vaticana che con i loro comportamenti
perversi e le loro scelte scellerate hanno finito per distruggere

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(volontariamente?) quel poco di Sacralità che era rimasto nella Chiesa di
Roma. Quando nel Giugno del 2013, a conferma di quello che io a mio
rischio e pericolo raccontavo da anni, è emerso un superteste che racconta
di orge e affari in Vaticano, sicuramente i miei lettori non si
sorprenderanno. Nonostante tutto, le parole e la testimonianza diretta di
Francesco Zanardi, che da anni si batte contro le violenze sessuali
compiute dal clero attraverso la sua rete “L’abuso” sono sconvolgenti e
pesano come macigni in questo momento per la Chiesa di Papa Francesco.
Per questo ho deciso di includere qui di seguito le risposte di Zanardi al
giornalista Ferruccio Sansa de «Il Fatto Quotidiano» e, per ulteriori
conferme e chiarimenti, l’ho contattato personalmente. Zanardi è colui che
ha svelato per primo la testimonianza di un misterioso superteste che con
prove alla mano mostrerebbe ciò che realmente accade in Vaticano: si
tratterebbe di un manager che lo avrebbe contattato a suo tempo durante
l’esplosione del primo scandalo Vatileaks per dirgli che era disgustato dal
sistema di corruzione e sesso in Vaticano e voleva fargli delle confidenze.
Zanardi ha avuto modo di registrare questo superteste durante le sue
testimonianze, che solo in apparenza potrebbero sembrare inverosimili.
Infine, viste le numerose prove portate dal superteste e dopo aver ascoltato
le sue storie che sfociavano ovviamente in atti criminali commessi da
questi alti prelati in Vaticano, Zanardi si sarebbe giustamente rivolto alla
magistratura italiana tramite la Procura di Savona a cui avrebbe affidato il
materiale raccolto. Gesto questo che ritengo di grande coraggio da parte di
un uomo che potrebbe così rischiare la sua stessa vita come ci dimostrano
le parole da lui dette a chiusura di questa intervista di cui riporto alcuni
stralci: «Quell’uomo mi parlava di orge, anche con minorenni, all’interno
del Vaticano. Del coinvolgimento di altissimi prelati, uno indicato come
papabile all’ultimo Conclave. E poi riferiva di casi di corruzione, con
denaro pubblico e della Chiesa. Io ho registrato tutto. Ho passato mesi a
studiare il caso, ma era troppo delicato, perché c’era di mezzo la vita di
ragazzi giovani. Così alla fine ho deciso di non fare denunce pubbliche, di
agire con la massima discrezione e di affidare il materiale alla Procura di
Savona che ha affrontato con coraggio i casi di molestie ai minori da
parte di sacerdoti. Volevo che fossero loro a capire se si trattava di un
ricatto o no. Ma la verità andava accertata.
Francesco Zanardi, lei da anni si batte contro le violenze sessuali
compiute da sacerdoti attraverso la sua rete “L’abuso”, come è
cominciata questa storia?

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Erano i giorni del Corvo, dei veleni in Vaticano. Sono stato contattato da
un uomo che diceva di essere il manager di una multinazionale. Sosteneva
di essere stato coinvolto in un giro di festini e di prostituzione anche
minorile all’interno del Vaticano. Raccontava di esserne disgustato e di
volerne uscire. Di voler fare giustizia anche per tornare alla propria vita.
Diceva di temere per la propria incolumità.
Periodo di veleni, di ricatti. Potrebbe essere un millantatore, un
calunniatore...
Me ne sono reso perfettamente conto. Anche alla nostra causa non
avrebbe giovato diffondere una falsità. Allora ho fatto alcune verifiche:
l’uomo effettivamente risultava essere un manager, anche da documenti
pubblici. E la posizione satellitare del suo telefonino confermava frequenti
ingressi in Vaticano.
Tutto qui?
No. L’uomo ha fornito racconti precisi, circostanziati e mai contraddittori.
Poi numeri di telefono, per esempio di un noto manager pubblico vicino al
Vaticano, che abbiamo riscontrato essere veri. Così abbiamo deciso di
approfondire per capire se diceva il vero.
Che cosa vi ha raccontato?
Ha detto di aver avuto accesso per lavoro all’archivio informatico del
Vaticano e di alti prelati. Da qui aveva ricavato informazioni e dati. Non
solo: aveva conquistato la fiducia di un noto manager che lo aveva
introdotto a un ambiente di incontri sessuali gay organizzati anche dentro
la Santa Sede a cui partecipavano uomini di spettacolo, ma anche
minorenni.
E un altissimo prelato...
Già. L’uomo ci ha raccontato di festini che avevano luogo quando il
prelato veniva a Roma. Un giorno preciso della settimana, un
appuntamento fisso. Si cenava e poi sei o sette ragazzi si mettevano in
cerchio e a turno avevano rapporti sessuali con il porporato. Tutto
sarebbe filato liscio, finché un paio di giovani avrebbero filmato gli
incontri con il telefonino. E le immagini, sosteneva il nostro contatto,
erano diventate oggetto di scambio, forse di ricatto. Ed erano finite anche
in suo possesso. Sosteneva di averle consegnate a due notai, uno a Roma,
l’altro a Lugano, perché temeva per la propria incolumità. Ci ha
promesso più volte di consegnarcele, ma poi è sparito. Per riprensentarsi
dopo qualche mese. Questo ci ha fatto pensare anche a un ricatto.
Potevano essere calunnie o folli millanterie. Vi ha dato delle prove?

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Mi ha fatto parlare al telefono con uno dei giovani che sarebbero stati
coinvolti. Era, come risultava dalla sua bacheca facebook, un ragazzino di
strada. Un posteggiatore romano che frequentava i giri della prostituzione
omosessuale. Non era una prova, ma un elemento che ci ha spinti ad
approfondire. Poi ci ha fornito numeri di telefono di altri presunti
partecipanti alle orge. Ma nessuno ha accettato di parlarci. Il quadro che
ci ha fornito la nostra fonte era sconcertante: festini, incontri in saune gay
frequentate da decine di sacerdoti in visita a Roma, reclutamento di
ragazzi via internet. Addirittura rincorse notturne da un capo all’altro
della città per accontentare i gusti sessuali dell’alto prelato. Un sistema, a
suo dire, che era sfuggito di mano ed esponeva figure di alto livello del
Vaticano a continui ricatti.
Ma le sembra credibile?
Non lo so. Ripeto, quell’uomo di sicuro aveva contatti con gli ambienti
della prostituzione maschile romana. Era effettivamente un manager, per
quanto di una società che fatturava poco o niente, il che aggiungeva
motivo di cautela. Aveva anche avuto accesso in Vaticano. E alcuni dei
contatti che ci aveva fornito abbiamo potuto verificarli. Potrebbe essere
un millantatore o un ricattatore. Ma anche un uomo disperato che cercava
di cambiare vita. Noi ci abbiamo lavorato per mesi. Poi abbiamo passato
tutto alla magistratura. Era giusto che se ne occupassero loro. Perché se
questa storia fosse vera, le vite di ragazzini indifesi sarebbero a rischio.
Per se stesso non ha paura?
Tre giorni fa mi hanno disegnato un impiccato sulla porta. Mi hanno
tagliato le gomme e aperto l’auto. Succede continuamente da quando ho
cominciato la mia battaglia. Mi sto abituando ma è dura».

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UNA CHIESA FROCIA E IPOCRITA CHIEDE
OVVIAMENTE SCUSA AI GAY

Ma c’è di più, a conferma di certe tendenze omosessuali in Vaticano già


nel mese di marzo 2013 il quotidiano «La Repubblica» in un articolo di
Carlo Bonini parla di uno strano affare che riguarda un palazzo e un
cardinale che in un giorno raddoppiò il suo prezzo per essere poi rivenduto
alla Propaganda Fide. Allora ci fu un particolare imbarazzo in Vaticano
non per le “stranezze” sul prezzo, ovviamente frutto di speculazione mirata
di qualcuno caro alla Santa Sede e alla Propaganda Fide, ma anche perché
negli stessi locali è situata la sauna gay più famosa d’Italia e l’acquisto fu
voluto fortemente dall’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Si tratta dunque di un palazzo che racchiude e unisce il peggio della
Chiesa contemporanea: orge e affarismi! Il Palazzo nobiliare che si trova
al civico 2 di via Carducci, nel cuore della città di Roma e a un centinaio
di metri dal ministero dell’Economia, dall’elegante atrio e dalle grandi
finestre, tiene quindi insieme tra le stesse mura la Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide) e la più grande sauna
gay d’Italia3. Questo fatto, gravissimo a mio avviso, fu segnalato
solamente da un’inchiesta televisiva condotta dal giornalista investigativo
e autore Gianluigi Nuzzi per la rete televisiva «LA 7» trasmessa a metà di
Giugno del 20134 in cui lo stesso Nuzzi trovò testimonianze dirette della
frequentazione di questa sauna da parte di molti preti. Costoro, per
incontrarsi usavano inoltre la sezione filosofia e religione di una nota
libreria nelle vicinanze di Piazza di Spagna, luogo appartato che
garantirebbe loro una certa discrezione, per poi spostarsi all’addiacente
sauna del bel palazzo che si chiama Europa Multi Club. Questo sembra un
vero e proprio luogo di perdizione e il sito
http://www.europamulticlub.com/ dichiara essere, senza peli sulla
lingua,“La sauna gay numero uno in Italia” alla faccia della discrezione
dei clienti e dei preti che la frequentano assiduamente. Per arrivare a questi
luoghi ambigui e a queste frequentazioni omosessuali, in cui sono
coinvolti molti preti gay che occupano anche posizioni di prestigio e
responsabilità negli uffici della Curia romana, c’è anche un sito web
apposito dal nome altisonante di Venerabilis5, promosso da autorevoli
membri della Homosexual Roman Catholic Priests Fraternity, che mette

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in contatto, fra loro e con laici, i preti gay ovvero i frocioni del clero.
Dateci un’occhiata e capirete meglio l’ipocrisia in cui vivono molti
ecclesiastici sempre pronti a condannare pubblicamente il sesso in tutte le
sue forme, e l’omosessualità in particolare, per poi fare in privato l’esatto
contrario. Tuttavia in tempi più recenti Papa Francesco si è aperto ai Gay
(vi prego di non fraintendere “l’apertura”). Comunque già durante il suo
primo viaggio all’estero, in Brasile nel luglio 2013, pochi mesi dopo
l’elezione al pontificato, Bergoglio sconvolse tutti affrontando
publicamente il tema dell’omosessualità: “Se una persona è gay e cerca il
Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?”. Poi nel
Giugno 2016 arriva addirittura a dire: “Io credo che la Chiesa non solo
deve chiedere scusa ai gay che ha offeso, ma anche ai poveri, alle donne
e ai bambini sfruttati”. Mea culpa a 360° quindi di Papa Francesco nella
solita conferenza stampa aerea, che come ormai da sua tradizione, tiene
con i giornalisti accreditati sul volo che lo aveva riportato dall’Armenia a
Roma. Intanto la memoria dei “fedeli” avrà ormai dimenticato un altro
servizio bomba della rete televisiva «LA7» sulla prostituzione minorile in
Vaticano trasmesso nell’ormai lontano 25 Giugno 2013, che però vide
come al solito la maggior parte dei media italiani asserviti alla Santa Sede
in assoluto silenzio rispetto alla grave vicenda. Il 27 giugno la stessa
emittente televisiva che aveva trasmesso l’inchiesta, spinta da chissà quali
pressioni, è stata costretta a chiarire nel suo telegiornale che non c’erano
prove reali contro il Vescovo di Tivoli, Mons. Mauro Parmeggiani
originariamente coinvolto nello scandalo con altri personaggi eccellenti,
tra cui Mons. Francesco Camaldo ex vicecapocerimoniere pontificio
legato al massone deviato e agente segreto Massimo Pizza (legato con i
suoi fratelli al ministro Angelino Alfano...), accusando l’accusatore stesso
Don Poggi di aver puntato il dito contro il Vescovo di Tivoli per vendetta,
insomma un’altra scena patetica tipica del giornalismo contemporaneo al
servizio del poteri forti, che includono il Vaticano ovviamente. Da parte
mia non posso che sottolineare comunque una certa soddisfazione allora
per l’inchiesta de «La7» che almeno fece il nome di un intoccabile come
Camaldo che si sospetta essere da anni ai vertici di tutte le catene pedofile
che fanno capo al Vaticano. Per quanto riguarda Mons. Mauro
Parmeggiani il vescovo di Tivoli cos’altro dire se non che è stato
scagionato da tutte le accuse, ma per dare un segnale forte a queste losche
figure, ho voluto comunque attaccare il clero di Parmeggiani con un gesto
profanatore durante una loro Messa a Roviano in provincia di Roma, noto

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covo di Ciellini nel periodo natalizio del 2013. E qui qualcuno mi dirà
“Caro Zagami esageri sempre!”
E va bene eravamo nel pieno della “Rivoluzione 9 Dicembre” e dei
“Forconi”, per alcuni ultimo atto democratico della nostra povera Italia poi
sabotato dal servo dei gesuiti: Matteo Renzi. Ma almeno qualcuno ci ha
provato a dare un segnale forte e reale in questo triste contesto storico e
politico. Purtroppo la maggioranza degli italiani come la solito non ha il
coraggio di aprire bocca, ne’ contro il clero ne’ contro la politica attuale
figlia del peggior mondialismo. Neanche i cosidetti “Liberi Muratori”
dicono niente facendo rivoltare nella tomba l’ex Gran Maestro Giuseppe
Garibaldi, visto che il più delle volte questi moderni frammassoni “laici” si
sottomettono senza problemi di fronte alle volontà della Chiesa, o
addirittura parlano di Papa Francesco come di un esempio da seguire come
ha fatto Stefano Bisi del GOI dopo la sua installazione a Gran Maestro,
manco fossero dei chirichetti. Purtroppo questi pseudo massoni, sperano di
ottenere il più delle volte la doppia appartenenza Opus Dei-Massoneria,
cosa che gli garantirebbe ulteriori punti nel Nuovo Ordine Mondiale.
Comunque creai non poco scompiglio in quel Dicembre 2013 tra le fila dei
fedeli di Parmeggiani del paesello di Roviano in provincia di Roma, dove
ho vissuto per alcuni anni, quando gli ho volutamente sostituito il bambin
Gesù del presepe con un piccolo Lucifero. Un atto voluto per mostrare al
pubblico chi è il vero dio di questa Chiesa depravata e perversa: Lucifero.
Mi ricordo inoltre che nel Novembre 2012, una settimana dopo la
presentazione della prima edizione del terzo volume della mia Trilogia che
ebbi a tenere presso nel Castello Brancaccio di Roviano, vidi arrivare in
paese il Vescovo in questione che avrebbe poi trascorso una settimana
(cosa che non aveva mai fatto prima) con i suoi fedeli rovianesi. Forse per
farli probabilmente riprendere dallo “shock” delle mie rivelazioni
pubbliche, amplificate dalla presenza di alcuni media locali, che avevano
incluso anche indiscrezioni sullo stesso Mons. Camaldo, suo caro amico.
Certo sarà difficile arrivare a una condanna dei personaggi in questione,
visto che sembrano fare tutti capo a “Jessica” che a detta di Julian
Assange e del suo Wilileaks è il nome in codice di Mons. Camaldo,
personaggio altamente influente che avrebbe sempre fatto parte degli
ambienti della Massoneria deviata italiana e allo stesso tempo figura
chiave per l’Intelligence americana. Un personaggio quindi (Camaldo),
tuttora ben protetto dall’aministrazione USA con cui pare collaborasse
attivamente soprattutto negli anni ‘80, tanto da apparire per questo motivo,

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e per le sue frequentazioni omosessuali, nei celebri file del già citato
Wikileaks6 fatto a dir poco inusuale che ha attirato anche l’attenzione del
noto sito Gay Tv che ne riportò la notizia.
Si dice che Papa Francesco, una volta presa una decisione, non ami tornare
indietro. Ma almeno in un caso quello di Mons.Camaldo papa Bergoglio
ha fatto marcia indietro, dimostrando ancora una certa debolezza verso
soggetti come Camaldo legati alla Massoneria deviata non proprio in linea
con ciò che i fedeli si aspetterebbero da un rappresentante della Chiesa di
Papa Francesco, ma cosa volete aspettarvi da un Papa la cui Genealogia
Episcopale ha presente al suo interno Mariano Rampolla del Tindaro
che era massone e per alcuni membro dell’Ordo Templi Orientis, anche
perché come sottolinea a riguardo di Camaldo, il vaticanista Sandro
Magister per espressonline.it: «Dopo una trentennale carriera da
cerimoniere pontificio, monsignor Francesco Camaldo era stato nominato
nei mesi scorsi canonico di San Giovanni in Laterano. Ma quando la
designazione stava per diventare operativa è arrivato il contrordine. A
monsignor Camaldo, infatti, è stato assegnato da papa Francesco il più
prestigioso e più retribuito titolo di canonico di San Pietro in Vaticano».7
Come vedete tutto bene quel che finisce bene per Mons.Camaldo, che così
può continuare indisturbato le sue poco eroiche gesta nel cuore della Santa
Sede, sperando che prima o poi le autorità competenti abbiano il coraggio
di indagare realmente su questo dramma della pedofilia e della
prostituzione minorile in Vaticano, anche se ho i miei dubbi in proposito
perché il più delle volte la Santa Sede si preoccupa solo della sua
immagine e non della sua essenza.
Nel Settembre di 5 anni fa, nel 2011 il gruppo di associazioni delle vittime
dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests) e il
Centro per i diritti costituzionali (Center for Constitutional Right)
depositarono presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia un ricorso in
cui accusavano Papa Benedetto XVI, l’allora segretario di Stato cardinale
Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il
prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale William
Levada, di crimini contro l’umanità per la presunta copertura dei reati
commessi da sacerdoti contro i minori. Purtroppo e alquanto
misteriosamente nel febbraio del 2012 a un anno dalle dimissioni di papa
Joseph Ratzinger (ora Papa emerito, ma vero controllore occulto della
Chiesa), l’accusa venne ritirata in seguito a una notifica da parte dello
stesso avvocato Jeff Anderson che cercò di incolpare Benedetto XVI e i

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cardinali Bertone, Sodano e Levada. Perché questa scelta? Come ha poi
spiegato l’avvocato della Santa Sede Jeffrey S. Lena, la notifica ha
provocato “l’archiviazione immediata della causa, senza che sia
necessaria una sentenza in merito emanata dalla corte”. L’avvocato Lena
si è giustificato così spiegando che “Hanno ritirato tutto perché sapevano
che avrebbero perso se avessero continuato a perseguire il caso. Non
volevano una pronuncia negativa da parte del giudice” infatti, se si fosse
continuato, l’assoluzione avrebbe fatto giurisprudenza. Ma siamo sicuri di
tutto ciò? Oppure qualcuno dal Vaticano ha fatto pressione sui clienti di
Jeff Anderson per mollare quello che se portato avanti avrebbe
scoperchiato il classico vaso di pandora e magari gli ha dato anche qualche
soldino sottobanco. Forse non è un caso che a distanza di due anni dal
fattaccio, i principali protagonisti dello scandalo: Ratzinger e Bertone
abbiano comunque lasciato i propri incarichi, è chiaro che sia gli scandali
sessuali che quelli sulle finanze vaticane non gli hanno permesso di
continuare, e come scoprirete in seguito vi fu un progetto specifico per far
dimettere Ratzinger da parte dei Gesuiti. A succedere il Cardinal Tarcisio
Bertone adesso c’è un uomo di fiducia di Papa Francesco e dei gesuiti
ovvero Pietro Parolin, nunzio apostolico in Venezuela che però ha avuto
da subito, nonostante la giovane età, dei problemi di salute. Povero Parolin
speriamo resista ai veleni del Vaticano. Tuttavia a distanza di tre anni dalla
sua nomina Parolin aiuta Papa Francesco perfino nella sua costante
propaganda, e sceglie di viaggiare low cost per le sue missioni estere. Il
Vaticano ha fatto sapere ovviamente ai creduloni di turno, che sarebbe una
scelta “personale”. Nessuna direttiva generale da parte della Santa Sede,
bensì un segnale volutamente lanciato a tutti dopo i vari scandali finanziari
ed economici in corso nella Santa Sede. Stento a crederlo, ma ora si
capisce forse perché Francesco l’ha scelto quel 15 ottobre del 2013 come
suo segretario di Stato; visto che Parolin è senz’altro un bravo attore
mentre il Cardinal Bertone continua la sua missione dal suo lussuoso e
controverso attico. Tuttavia usando l’espressione tipica di Cicerone Mala
tempora currunt e prima di iniziare la Messa nel santuario della Madonna
Nera a Czestochowa durante la sua visita in Polonia nell’estate del 2016,
Papa Francesco è inciampato sulle scale del palco. Segnali dal cielo? Non
sarebbe la prima volta che a un Papa arrivano segnali dal cielo. Certo, gli
antichi greci avrebbero già capito tutto e corsi ai ripari, ma noi non siamo
gli antichi greci, noi siamo uomini moderni e come tali, perfetti imbecilli
che accettano come se nulla fosse il declino della Chiesa che ovviamente

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significa anche la possibile fine della nostra civilità Cristiana a favore di
un progetto sinistroide e perverso voluto dai gesuiti. La conferma di questa
triste verità ce l’ha da anche dal sinistrorso di turno, lo pseudo filosofo
mediatico e neomarxista Diego Fusaro che spiega: «Nel desolante
panorama odierno, dominato dalla teologia del mercato e dall’indecorosa
riconversione delle sinistre al credo mercatistico, individuare in Papa
Francesco l’ultimo marxista superstite è ben più che un semplice
paradosso o una mera provocazione». Con questo Vaticano sempre più
comunista non c’è da stupirsi della domanda che Papa Francesco ha rivolto
ai migliaia di giovani presenti alla Via Crucis della Gmg dell’Estate 2016.
“Dov’è Dio? Dov’è Dio se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini
affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati?”. Beh caro Papa se non
lo sai tu dov’è Dio stiamo messi davvero male, e in questo contesto si
capiscono forse anche le feroci critiche mosse di recente dall’economista,
politologo e saggista rumeno naturalizzato statunitense, Edward Luttwak
che ha definito il Papa un «marxista da due soldi» specificando che «Papa
Bergoglio proviene dagli ambienti intellettualoidi di Buenos Aires. Quelli
che a suo tempo sostenevano la teologia della liberazione di padre
Torres», ovvero «la guerriglia per rimediare alle ingiustizie sociali».8
Purtroppo i marxisti, un tempo osteggiati dalla Chiesa e dai media sono
ora glorificati nell’era dei gesuiti al potere, ecco perché nell’Italia di oggi
si da più retta al patetico Fusaro che a Luttwak.

16
IL GRAN RIFIUTO DA CELESTINO V... A RATZINGER

E ora fatemi partire dalla rinuncia di Ratzinger per poi riassumere il


contesto apocalittico in cui ci troviamo: “Io Papa Celestino V, spinto da
legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della
plebe, al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la
tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il
Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e
all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro
Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le
leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale”.
(Celestino V - Bolla pontificia, Napoli, 13 dicembre 1294).
Questo fu il testo del più noto precedente di abdicazione papale della storia
della Chiesa, quello emesso da Celestino V, nato come Pietro Angelerio da
Morrone, morto poi prigioniero del suo successore, il cardinale Benedetto
Caetani poi salito al Trono pontificio col nome di Bonifacio VIII, nella
rocca di Fumone. Dopo soli quattro mesi dalla sua incoronazione,
nonostante i numerosi tentativi di dissuasione avanzati da Carlo d’Angiò,
il 13 dicembre 1294 Celestino V, nel corso di un Concistoro, diede lettura
dell’abdicazione, rischiando così di creare uno scisma. Con questo gesto
Celestino fu il sesto pontefice, dopo San Clemente I, Ponziano, Silverio,
Benedetto IX e Gregorio VI ad abdicare. Il sesto e il penultimo della storia
della Chiesa, prima che Benedetto XVI decidesse, a sette secoli di
distanza, di seguire le sue orme. Soltanto la storia saprà dirci con quale
giudizio passerà ai posteri la scelta di Joseph Ratzinger di abbandonare il
ministero petrino. La storiografia ci ha consegnato un quadro incerto
sull’abbandono di Celestino V, per quanto la sua vita fino al pontificato sia
stata descritta in modo unanime, votata alla contemplazione e alla ricerca
di Dio. Pochi porporati hanno avuto infatti giudizi così controversi quanto
Celestino V che, per la condanna che ne fece Dante Alighieri, passò ai
posteri come «colui che fece per viltade il gran rifiuto». Dante, infatti,
avrebbe contestato al pontefice dimissionario di aver provocato con
l’abdicazione l’ascesa al soglio di Bonifacio VIII, del quale egli, in quanto
guelfo bianco, disapprovava profondamente le ingerenze in campo
politico. Per questo il poeta fiorentino immortalò nel III Canto dell’Inferno
il Pontefice nell’Antinferno, il luogo dove si troverebbero le anime degli
ignavi, ossia coloro “che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”. In questa

17
sezione si trovano cioè coloro che, non avendo compiuto in vita
propriamente il male ma nemmeno operato il bene, sono esclusi per
misericordia divina dall’Inferno ma al contempo è impedito loro, per
giustizia, l’accesso al Paradiso. Eppure Dante non specificò il nome de
«l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto». Furono i primi
commentatori della Divina Commedia a cercare di svelare l’identità
dell’anima incontrata da Dante nell’Antinferno: a partire dal figlio del
Poeta, Jacopo Alighieri, in grande maggioranza essi si trovarono d’accordo
nell’identificarlo in Pietro da Morrone. Proseguì Graziolo Bambaglioli nel
1324, individuando l’ignavo con “fra’ Pietro de Morono, che fu tanto
pusillanime da rinunziare al pontificato” grazie alle arti escogitate dal
cardinale Benedetto Caetani. Più articolato è il commento di Jacopo della
Lana che afferma che Pietro da Morrone era un eremita di grande fede e
penitenza che “sdegnava le baratterìe e simonie di corte” e si mise, per
questo motivo, in urto con la corte pontificia. Nella sua descrizione degli
eventi i cardinali, non riuscendo a convincerlo con i ragionamenti che “le
ricchezze mondane acquistate, usurpate e tolte” erano necessarie alla
Chiesa, escogitarono con l’inganno di parlargli di notte nella sua camera,
fingendosi addirittura angeli inviati da Dio, per esortarlo così a rinunciare
al pontificato finché, udite queste voci “per più notti”, Celestino vittima di
un operazione di guerra psicologica nei suoi confronti si convinse che
questa era la scelta migliore. Intorno agli stessi anni anche Guido da Pisa si
dichiarò convinto che Dante si riferisse a Celestino, ma volle precisare che
questi non rinunciò al pontificato per, “ignavia di cuore”, quanto per
“conservare la sua anima nell’umiltà”. Già tra i contemporanei, dunque, il
gesto di Celestino venne accolto in modi nettamente contrastanti,
suscitando in alcuni il plauso, come in Francesco Petrarca che definì la
scelta del Pontefice come il gesto “... di uno spirito altissimo e libero, che
non conosceva imposizioni, di uno spirito veramente divino”), in altri la
condanna.
In accordo con il poeta aretino, Petrarca, Joseph Ratzinger, nel corso della
sua visita in Abruzzo, terra in cui visse e fu ordinato Celestino,
nell’Omelia tenutasi a Sulmona il 4 luglio 2010 ha esaltato il monaco
molisano per la dimensione intima di ricerca di Dio, assetato di quel
silenzio interiore dove si riesce a “percepire la voce di Dio, capace di
orientare la sua vita”. Ratzinger lascia così intendere di considerare
l’intera vita di Celestino, compresa l’abdicazione, come un gesto “ispirato”
dalla grazia divina: Pietro Angelerio sin dalla sua giovinezza è stato un

18
“cercatore di Dio”, un uomo desideroso di trovare risposte ai grandi
interrogativi della nostra esistenza: chi sono, da dove vengo, perché vivo,
per chi vivo? Egli si mette in viaggio alla ricerca della verità e della
felicità, si mette alla ricerca di Dio e, per ascoltarne la voce, decide di
separarsi dal mondo e di vivere da eremita. Il silenzio diventa così
l’elemento che caratterizza il suo vivere quotidiano. Ed è proprio nel
silenzio esteriore, ma soprattutto in quello interiore, che egli riesce a
percepire la voce di Dio, capace di orientare la sua vita. C’è qui un primo
aspetto importante per noi: viviamo in una società in cui ogni spazio, ogni
momento sembra debba essere “riempito” da iniziative, da attività, da
suoni; spesso non c’è il tempo neppure per ascoltare e per dialogare. Cari
fratelli e sorelle! Non abbiamo paura di fare silenzio fuori e dentro di noi,
se vogliamo essere capaci non solo di percepire la voce di Dio, ma anche
la voce di chi ci sta accanto, la voce degli altri. Ma è importante
sottolineare anche un secondo elemento: la scoperta del Signore che fa
Pietro Angelerio non è il risultato di uno sforzo, ma è resa possibile dalla
Grazia stessa di Dio, che lo previene. Ciò che egli aveva, ciò che egli era,
non gli veniva da sé: gli era stato donato, era grazia, ed era perciò anche
responsabilità davanti a Dio e davanti agli altri. Sebbene la nostra vita sia
molto diversa, anche per noi vale la stessa cosa: tutto l’essenziale della
nostra esistenza ci è stato donato senza nostro apporto. Il fatto che io viva
non dipende da me; il fatto che ci siano state persone che mi hanno
introdotto nella vita, che mi hanno insegnato cosa sia amare ed essere
amati, che mi hanno trasmesso la fede e mi hanno aperto lo sguardo a
Dio: tutto ciò è grazia e non è “fatto da me”. Da noi stessi non avremmo
potuto fare nulla se non ci fosse stato donato: Dio ci anticipa sempre e in
ogni singola vita c’è del bello e del buono che noi possiamo riconoscere
facilmente come sua grazia, come raggio di luce della sua bontà. Per
questo dobbiamo essere attenti, tenere sempre aperti gli “occhi interiori”,
quelli del nostro cuore. E se noi impariamo a conoscere Dio nella sua
bontà infinita, allora saremo capaci anche di vedere, con stupore, nella
nostra vita come i Santi i segni di quel Dio, che ci è sempre vicino, che è
sempre buono con noi, che ci dice: “Abbi fede in me!”. Nel silenzio
interiore, nella percezione della presenza del Signore, Pietro del Morrone
aveva maturato, inoltre, un’esperienza viva della bellezza del creato,
opera delle mani di Dio: ne sapeva cogliere il senso profondo, ne
rispettava i segni e i ritmi, ne faceva uso per ciò che è essenziale alla vita.
[…] Infine, un ultimo elemento: san Pietro Celestino, pur conducendo vita

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eremitica, non era “chiuso in se stesso”, ma era preso dalla passione di
portare la buona notizia del Vangelo ai fratelli. E il segreto della sua
fecondità pastorale stava proprio nel “rimanere” con il Signore, nella
preghiera, come ci è stato ricordato anche nel brano evangelico odierno:
il primo imperativo è sempre quello di pregare il Signore della messe (cfr
Lc 10,2). Ed è solo dopo questo invito che Gesù definisce alcuni im-pegni
essenziali dei discepoli: l’annuncio sereno, chiaro e coraggioso del
messaggio evangelico – anche nei momenti di persecuzione – senza cedere
né al fascino della moda, né a quello della violenza odell’imposizione; il
distacco dalle preoccupazioni per le cose – il denaro e il vestito –
confidando nella Provvidenza del Padre; l’attenzione e cura in particolare
verso i malati nel corpo e nello spirito (cfr Lc 10,5-9). Queste furono
anche le caratteristiche del breve e sofferto pontificato di Celestino V e
queste sono le caratteristiche dell’attività missionaria della Chiesa in ogni
epoca.9 Benedetto XVI chiudeva l’Omelia chiedendo che “l’esempio e
l’intercessione” di Celestino V potessero accompagnare lui stesso e tutti i
fedeli nel loro percorso. Un’implorazione che si è rivelata profetica appena
tre anni dopo. Ma le similitudini tra Celestino V e Benedetto XVI vanno
ben oltre la scelta di abbandonare il ministero petrino. Entrambi si sono
infatti dimostrati, almeno in apparenza nel caso di Ratzinger, più votati
all’ascetismo, alla contemplazione e alla solitudine, che alla guida del
gregge cristiano.
Entrambi erano intenzionati ad abbandonare la vita clericale per dedicarsi
alla vocazione ascetica: eppure il destino aveva in serbo per loro ben altra
responsabilità, il pontificato. Il monaco eremita e il cardinale teologo sono
stati “costretti” a rinunciare a una vita di pace, solitudine e ricerca, come
nelle loro intenzioni, per salire al Trono pontificio, caricando su di sé le
aspettative e le speranze dei fedeli. Come Pietro da Morrone fu travolto
emotivamente dall’investitura tanto da voler inizialmente declinare
l’impegno, così Ratzinger racconta al biografo Peter Seewald che alla
vigilia del settantottesimo compleanno era ormai sicuro di poter
abbandonare la carriera ecclesiastica per ritirarsi a vita privata: avevo
sperato di trovare finalmente pace e tranquillità.10 Invece, mentre già
pregustava con i collaboratori il prepensionamento, in una manciata di
giorni si ritrovò ad essere investito come Capo della Chiesa universale che
conta ben 1,2 miliardi di fedeli. Un vero e proprio “shock” per Ratzinger,
che dopo tanti anni faticosi 11 era certo che Dio gli avrebbe concesso un
po’ di pace e tranquillità.12 Evidentemente la volontà divina andava in

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un’altra direzione. Assunto l’incarico che Dio aveva deciso per lui,
Ratzinger si è però da subito dimostrato consapevole dell’impegno che
l’investitura comporta. In particolare, non ha mai fatto segreto di essere
consapevole della “sporcizia”, delle “minacce” e dei “lupi” che si
annidano in Vaticano anche se lui non era di certo un agnello, piuttosto un
“pastore tedesco” come qualcuno lo avrebbe rinominato in seguito. Solo
dopo essere salito al Trono Pontificio come Benedetto XVI si è però reso
conto, come ebbe altrettanto modo di fare Celestino V, della gravità della
crisi della Chiesa: lo scandalo pedofilia, il caso Williamson,
l’omosessualità in Vaticano, la crisi delle vocazioni questo era quello che
all’apperenza lo preoccupava di più, lasciando le vicissitudini delle finanze
Vaticane totalmente nelle mani dei suoi collaboratori Bertone in primis.
Raccontava Ratzinger già nel 2010 al suo intervistatore/biografo di fiducia
Peter Seewald riferendosi agli abusi sessuali: È stato sconvolgente per tutti
noi. All’improvviso tutta quella sporcizia. È stato quasi come se il cratere
di un vulcano avesse improvvisamente eruttato una grossa nube di
sporcizia che insudiciava e rabbuiava tutto, cosicché soprattutto il
sacerdozio improvvisamente appariva come un luogo di vergogna ed ogni
sacerdote era sospettato di essere “uno di quelli”.13
Benedetto e Celestino si sono ritrovati così a lottare contro la “voragine” di
sporcizia e di intrighi che ottocento anni fa come oggi “deturpano” la
Chiesa. Consapevole di questa costante, Ratzinger ha spiegato che “se
dipendesse solo dagli uomini, la Chiesa sarebbe già affondata da un
pezzo”14, prova cioè che la provvidenza e la grazia divina sostengono la
comunità dei fedeli al di là degli errori e del male che si annidano nella
Chiesa in quanto anche istituzione umana. Entrambi sono stati schiacciati
dal peso della burocrazia vaticana e dalle trame e dai veleni della Curia e
costretti a desistere come racconta in parte anche lui stesso, Joseph
Ratzinger, nell’ennesimo libro intervista scritto con Peter Seewald,
giornalista tedesco autore in passato di altre due conversazioni con il Papa
emerito. Il libro del 2016 Benedetto XVI. Ultime conversazioni, potrebbe
far pensare che ci siano molte delle risposte alle domande che i fedeli si
sono fatti in questi anni. Si parla della rinuncia al papato, della lotta alla
lobby gay. Fino all’elezione “inaspettata” di Jorge Maria Bergoglio come
suo successore. Però Benedetto XVI ha più volte ripetuto in questi anni
che nessuno lo ha costretto a dimettersi, cosa che ormai sappiamo tutti non
essere vera. E anche nel libro ripete di non aver ricevuto pressioni, ecco
perché voglio che voi conosciate la verità tramite questa nuova edizione

21
italiana di questo mio libro che negli States ha raggiunto lo status di Best
Seller del genere religioso, ispirando anche la creazione di vari
documentari da parte di noti divulgatori, tra cui il noto texano Alex Jones.
Ma riprendiamo la nostra storia da Celestino V, personaggio che morì
nella prigione di Fumone, vittima dell’acerrimo nemico Caetani che
avrebbe preso il suo posto sul Trono petrino come Bonifacio VIII.
Benedetto XVI ha invece scelto inizialmente di ritirarsi a Castel Gandolfo,
“salendo al monte” - come nella visione del Terzo Segreto di Fatima in
elicottero, in una altrettanto simile condizione di isolamento.
Ma il suo destino di Papa emerito, di vescovo vestito di bianco, non è
scontato... “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di
Fatima sia conclusa”, sottolineò lo stesso Ratzinger da Fatima, ventilando
indirettamente che, al di là della versione ufficiale che Bagnasco e Bertone
avevano voluto comunicare ai fedeli, il famoso messaggio della Vergine
non si era compiuto con l’attentato di Alì Ağca a Wojtyla a Piazza San
Pietro nel 1981. Forse perché la visione descritta da Suor Lucia, in cui la
Madonna aveva mostrato ai tre pastorelli un vescovo vestito di bianco che
sale sul monte della città e che viene ucciso dai soldati non era Giovanni
Paolo II bensì Papa Francesco.

22
LA DRAMMATICA SCELTA DI BENEDETTO XVI E IL
CASO VATILEAKS

Come scrive Maurizio Blondet: «Quando, nel febbraio 2013, Papa


Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR
era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano
resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-
terrorista (secondum America), come l’Iran. Era la rovina economica, ben
preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata
dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non
manca mai di obbedire a certi ordini internazionali). Pochi sanno che
cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank
Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni
finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camera di compensazione”
(clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi. Di
fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario
americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del
dollaro, il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno
specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza
globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono. Il sito belga
Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello
SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava
come esempio: «Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema,
come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni
di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate.
Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il sistema Swift è stato
sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI. C’è stato un
ricatto venuto da non si sa dove, per il tramite di Swift, esercitato su
Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state
chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella
direzione degli affari della Chiesa».
E allora, dopo tutto questa pressione esterna anche di natura economica,
ecco che in una data particolare legata alla tradizione occulta, che vorrebbe
l’undici come la chiave di tutti i rituali, ecco che Papa Ratzinger rende
pubblica la sua drammatica decisione con le seguenti parole:
“Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le
tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande
23
importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato
la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie
forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo
adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero,
per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e
con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di
oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande
rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e
annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia
dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale
da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero
a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto,
con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma,
Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile
2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma,
la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a
cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice...”.
(Benedetto XVI, 11 febbraio 2013)
È con queste parole che l’11 febbraio 2013, festa della Santa Vergine di
Lourdes, il mondo ha ascoltato impietrito il comunicato lapidario con cui è
stato annunciato che Papa Benedetto XVI aveva dato le “dimissioni” dal
Trono di Vicario di Cristo. Le motivazioni adombravano un sentimento di
riconoscimento di insufficienza della sua persona, ormai molto avanti negli
anni, impossibilitata ad affrontare i doveri cui è chiamato un Pontefice “del
giorno d’oggi”. Se subito si è prospettata dolorosamente l’ipotesi della
malattia, è stato lo stesso Padre Federico Lombardi, portavoce del
Vaticano, ad assicurare che Ratzinger gode di buona salute per la sua età.
Ma allora, per quale motivo Benedetto XVI ha deciso di “scendere” dalla
Croce, abbandonando così il ruolo di pastore che gli era stato assegnato
quasi otto anni prima? Pochi si sono domandati perché abbia usato, proprio
come fece Celestino settecento anni fa, il Concistoro, convocato per la
canonizzazione degli 800 martiri di Otranto, per comunicare in latino che,
di fronte ad un mondo che cambia rapidamente, egli si sente mancare non
solo le forze fisiche, ma soprattutto la forza d’animo per continuare la sua
opera. Il Pontefice ha abbandonato il suo altissimo Trono per andare in
pensione come un qualunque essere umano. Un gesto che ci proietta quindi
verso una Chiesa in piena secolarizzazione, sempre meno Santa ma, al
contrario, sempre più materialista e laica. Al di là dello sconcerto dei fedeli

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i segnali ci sono stati, tanto da far prevedere ad alcuni vaticanisti
l’abdicazione del Pontefice che sempre più stanco alla fine è stato costretto
a dimettersi. Come dimostrerò in questa sede, a prefigurare il destino di
Benedetto XVI sono state le sue stesse parole, i suoi continui appelli ai
fedeli a sostenerlo dinanzi ai “lupi”, le sue sferzate contro coloro che
deturpano la Chiesa. Inoltre, nel 2010, era stato lo stesso Pontefice a
parlare di “dimissioni” sollecitato sull’argomento dal biografo Peter
Seewald che gli chiese se, sull’onda degli scandali che si erano già
abbattuti sulla Chiesa allora, abbia mai pensato di dimettersi.15 Ratzinger
rispose allora: Quando il pericolo è grande non si può scappare. Ecco
perché questo sicuramente non è il momento di dimettersi. È proprio in
momenti come questo che bisogna resistere e superare la situazione
difficile. Questo è il mio pensiero. Ci si può dimettere in un momento di
serenità, o quando semplicemente non ce la si fa più. Ma non si può
scappare proprio nel momento del pericolo e dire: ‘Se ne occupi un
altro’”. Seewald incalzò il Pontefice, chiedendo se ritenesse dunque
opportuno che un Papa si possa dimettere. Benedetto XVI rispose allora
con disarmante chiarezza: “Sì. Quando un Papa giunge alla chiara
consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e
mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in
alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”16 17 Risulta evidente che
l’attuale Papa emerito abbia raggiunto la “consapevolezza” di dimettersi di
cui parlava con Seewald solo due anni e mezzo dopo. Rimane però non
solo l’interrogativo circa le reali motivazioni che avrebbero spinto il
Pontefice a questa drastica decisione, quanto il dubbio se il momento in
cui è stata comunicata la decisione sia stato davvero quello giusto per
dimettersi. Non è infatti possibile definire questo momento storico “di
serenità”, né per la Chiesa, né per il mondo intero. A peggiorare la
situazione una nuova guerra fredda contro la Russia di Vladimir Putin
voluta dal Complesso militare-industriale e politico americano del Partito
Democratico, e la crisi mediorientale, che si sta riacutizzando grazie ai
mercenari del NWO, alias Isis creati e poi sguinzagliati dalla C.I.A di
Obama e della Clinton per destabilizzare non solo il Medio Oriente, ma
adesso anche l’Europa, che ben presto si ritroverà nel caos e sull’orlo della
guerra civile se non si corre presto ai ripari. Anche se la crisi del nostro
cosidetto “Bel Paese” è ancora in divenire e i risvolti potrebbero essere
peggiori del previsto, anche per il Vaticano pro-rifugiati e pro-Islam,
coinvolto in prima persona nella corruzione della classe politica italiana ed

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europea ora a un bivio dopo il Brexit. L’unica vicenda che può dirsi
“chiusa”, almeno ufficialmente per il Vaticano, è il caso Vatileaks, che si
divide come sappiamo in Vatileaks 1 e Vatileaks 2: in entrambi i casi
sembra che le figure coinvolte abbiamo ampliamente potuto coprire i
committenti delle loro azioni. Come per il Corvo, al secolo Paolo Gabriele.
Emerse infatti durante il processo che il maggiordomo avesse già iniziato a
fotocopiare documenti segreti a partire dall’inizio del suo incarico
nell’appartamento papale, cioè dal 2006, facendo così crollare l’idea
“romantica” di un uomo che agisce di inpulso dopo la delusione dal male e
dalla corruzione della Curia di cui il Papa non sarebbe stato a conoscenza,
e dando invece l’idea di un vero e proprio agente segreto inviato dal
Nuovo Ordine Mondiale per destabilizzare i vertici del Vaticano. Ancora
una volta però la Santa Sede ha messo a tacere il vespaio che si stava
sollevando intorno al Corvo. Chi o che cosa aveva spinto “Paoletto” e poi
la Francesca Immacolata Chaouqui, a rendere pubblici i documenti
vaticani? Lotte tra cardinali, corruzione, omosessualità tra le mura di
Palazzo, manovre sospette intorno alla banca vaticana: la saga dei due
Vatileaks ha sconvolto e disgustato il mondo cattolico. Cui prodest? Come
dicevano gli antichi romani, a chi giova tutto ciò? Cercherò di rispondere a
questo e ad altri quesiti nel corso di questo lavoro, fermo restando che le
dichiarazioni del Corvo, che si è descritto come un “infiltrato dello Spirito
Santo” che, “vedendo male e corruzione dappertutto nella Chiesa” deciso
a riportarla sul binario giusto con uno shock mediatico, non reggono alla
prova dei fatti. Come già detto sopra, le deposizioni del processo
dimostrano che Paolo Gabriele ha iniziato a raccogliere informazioni a
partire dalla sua assunzione. Ciò fa supporre che sia stato “infiltrato” ad
hoc da qualcuno per spiare (o ricattare) il Papa da vicino, ma la ragion di
stato vaticana non ha voluto scavare o, meglio, ha fatto in modo che la
verità non emergesse perché c’è di mezzo la temuta Massoneria vaticana, e
questo è accaduto anche nel successivo caso di Francesca Immacolata
Chaouqui e Vatileaks 2, che va dai rapporti della Chaouqui con l’Opus
Dei, alla sua protezione da parte di Luigi Bisignani della P4, il cui
obiettivo è sempre stato di gestire e manipolare informazioni segrete o
coperte da segreto istruttorio, oltre che di controllare e influenzare
l’assegnazione di appalti e nomine, interferendo anche nelle funzioni di
organi costituzionali. Ma la Chaouqui non si fa mancare niente e sarebbe
anche legata ai servizi americani e una certa Massoneria italiana. Insomma
su di lei si è detto tutto e il contrario di tutto. Il mio amico e collega

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scrittore e docente Giuseppe Vatinno (ex deputato IdV), ha fatto sulla
vicenda un interessante analisi che ci aiuta a sintetizzare il “Chaouqui
pensiero” per Affari Italiani.it: «Francesca Immacolata Chaouqui (il
cognome sembra fatto apposta per fare impazzire i giornalisti ed è dovuto
al padre marocchino) è stata condannata a dieci mesi di reclusione con
pena sospesa per aver passato documenti riservati al giornalista Nuzzi che,
tra l’altro, è stato assolto insieme al collega Fittipaldi, mentre è stato pure
condannato il suo “amico” prete e sponsor, Lucio Vallejo Balda, legato all’
Opus Dei (N.d.A. nuovamente arrestato il 22 agosto 2016). Monsignor
Balda, uomo chiave della vicenda, ha sempre detto di avere avuto una
relazione con la Chaouqui:
http://www.repubblica.it/vaticano/2015/11/30/news/_sesso_bugie_e_padrini_politic
Francesca, una laurea in giurisprudenza, fa un mestiere che solo a Roma si
può esercitare nella sua completa intierezza: si occupa di Pr, sigla magica
che denota tutto e niente e cioè le “Pubbliche relazioni”; molti contatti nel
giornalismo, tra cui, si dice, un redattore di Dagospia che su di lei è
sempre stato molto ben informato:
http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ecco-chi-chi-non-chi-si-
crede-essere-papessa-chaouqui-112011.htm:
Di lei si è detto di tutto: dai rapporti con l’Opus Dei, alla “protezione” di
Luigi Bisignani ai servizi segreti americani per “infiltrare” il vaticano; una
sorta di papessa laica depositaria, vera o presunta, di apocalittici segreti in
grado di destabilizzare il Trono di Pietro. La Chaouqui era stata scelta,
prima ed unica donna, per lavorare alla “Cosea” cioè la “Pontificia
Commissione Referente di Studio e di Indirizzo sull’Organizzazione della
Struttura Economico-Amministrativa della Santa Sede” e quindi è entrata
in contatto, ovviamente, con dati e documenti assai sensibili visto che tale
Commissione ha il compito di monitorare la spesa dei dipartimenti
economici vaticani. Francesca C. è nota anche per un uso spregiudicato dei
social network, Twitter e Facebook, che usa come piattaforma di lancio di
missili che nel passato ha dedicato a Papa Benedetto XVI, il cardinal
Bertone (un altro che non le manda a dire) e l’ ex ministro Tremonti. Di
questa storia resta il fatto che Papa Francesco, come del resto Papa
Benedetto (vedi il caso Gabriele), quando è necessario ricorre al braccio
secolare anche se la scure del boia non è di ferro ma di gommapiuma e
cioè sono pene simboliche e ammonitive non afflittive. Tuttavia, quello
che colpisce nella vicenda è la pervicacia con cui la signora Chaouqui
insiste; dice che ci sarà tempo per ricucire con il Papa, che se avesse

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voluto danneggiare veramente il Vaticano lo avrebbe fatto e soprattutto
minaccia di rivelare segreti assai rilevanti, tipo i conti laici dello Ior (la
banca vaticana) e i conti laici dell’ Apsa (Amministrazione del patrimonio
della sede apostolica), che a suo dire possederebbe; l’azione verrebbe
portata a compimento tramite la classica arma del libro sputtanatorio
dedicato, naturalmente, a suo figlio per fargli capire chi è stata veramente
sua madre e soprattutto quanto bene abbia voluto alle istituzioni vaticane.
La vicenda, soprattutto con le dichiarazioni fatte dopo la condanna, sembra
disegnare un quadro interlocutorio (altri potrebbero intravvedere
l’elemento ricattatorio) in cui la Pr cerca un “dialogo” con le istituzioni
vaticane ed è pronta comunque ad usare l’arma “di fine di mondo”, per
citare il “Dottor Stranamore” di Kubrick. Papa Francesco, nonostante il
nome dolce e mite, è invece un “uomo di mondo” se è vero come è vero
che nella sua vita ha fatto anche il buttafuori di un locale notturno in
Argentina e che quando gli fanno perdere la pazienza non le manda a dire
(vedi il caso dell’ex sindaco Ignazio Marino). Il Vaticano, seguendo il
dettame evangelico, ha molta pazienza ma non infinita. Dunque, alla luce
di queste elementari considerazioni, per chi conosce anche solo un poco gli
ambienti vaticani, forse la signora Chaouqui dovrebbe piuttosto
ringraziare l’esito della vicenda e non tendere oltre l’arco della
fortuna (parla addirittura di “appello”) che provocata ulteriormente
potrebbe scoccarle una freccia vera e non quella ammantata di
paternalistici ammonimenti che ha invece per ora ricevuto.»18 Vatinno
ha senz’altro dato un ottimo consiglio alla Chaouqui che ha fatto errori di
giudizio notevoli che riguardano anche la mia persona, ma di questo
semmai parlerò più estensivamente altrove, nel frattempo non posso che
consigliarvi la lettura dell’articolo un pò sopra le righe di Giacomo
Amadori dal titolo “I misteri di Vatileaks non finiscono - Spuntano sette
sataniche e Illuminati” uscito sul quotidiano «Libero» ai primi di
Dicembre del 2015. Per quanto riguarda invece il tema del ricatto e delle
pressioni, interne ed esterne, è sicuramente uno dei temi ricorrenti di
questo libro che dimostrano come Joseph Ratzinger e anche il suo
successore Papa Francesco, ovvero Mario Bergoglio, hanno subito e
subiscono delle pressioni e delle linea guida da adottare provenienti non
solo dalla Curia Generalizia dei Gesuiti ma anche dalla cosiddetta
Massoneria Ecclesiastica figlia del peggior mondialismo. Per quanto in
apparenza contraddittorio, il comportamento del Santo Padre aveva
imboccato fin dalla sua elezione un percorso diviso tra l’intenzione di

28
riformare la Chiesa, seppur in chiave tradizionalista, e le pressioni della
Massoneria Ecclesiastica, degli architetti del Nuovo Ordine Mondiale,
finendo inevitabilmente per scontrarsi contro lo scoglio degli scandali
pedofilia, omosessualità in Vaticano, le trame all’interno dello IOR, il caso
Gotti Tedeschi, e più in generale Vatileaks 1. Tutti si sono però chiesti che
cosa possa aver realmente frantumato la voglia di reagire di Ratzinger
davanti agli ostacoli che la comunità cattolica sta attraversando in questo
delicato momento storico, quali pressioni abbiano fatto desistere questo
Papa tedesco, all’apparenza incrollabile e per questo denominato il
“Rottweiler della fede”, che a distanza di anni dalla sua salita al soglio
pontificio sembra ormai l’ombra di se stesso. E a chi e a che cosa si
riferiscono le dure accuse che Benedetto XVI ha diretto il 13 febbraio del
2013 nell’Omelia delle Ceneri contro i “personalismi” che deturpano la
Chiesa? Piuttosto che rimanere sulla croce fino in fondo a soffrire e curare
i mali della Chiesa, Ratzinger ha però preferito abdicare, tornando ad
abbracciare il vecchio sogno – che il pontificato sembrava aver infranto -
di una vecchiaia di solitudine, scrittura e preghiera, apparentemente sulle
orme di Celestino V, ma voglio ripetere la parola apparentemente. Un
gesto che esprime debolezza o, all’opposto, un gesto di discontinuità per
mostrare a laici e fedeli la triste situazione in cui si trova la Chiesa?
Oppure la possibilità ventilata da più parti che sia lui, ancora lui in realtà il
vero pontefice e Papa Francesco solo un suo burattino, o meglio un
semplice soldato gesuita chiamato a ricoprire questo ruolo. Il gesto di
Ratzinger sembra tra l’altro paradossalmente ricalcare il soggetto della
pellicola del regista italiano Nanni Moretti da sempre vicino alla sinistra
italiana pro-Bilderberg del Partito Democratico che con Habemus Papam
aveva proposto nel 2011 un Papa neoeletto preda di un attacco di panico
che fugge via, nello sconcerto generale, interrompendo la cerimonia prima
che sia pubblicamente annunciata la sua elezione. Segno che la crisi del
Papato non è passata, come dicevo, inosservata da alcuni osservatori
interessati...
Che dire poi di alcune preoccupazioni ventilate nei piani alti del Vaticano
riguardo a un immenso buco nelle finanze dello SMOM, ovvero i
famigerati Cavalieri di Malta. Sono loro che in seguito hanno presidiato,
grazie al tesoriere e dirigente del ramo tedesco dell’Ordine Ernest Von
Freyberg, lo stesso Istituto per le Opere di Religione (noto con
l’acronimo IOR) con una presidenza assunta con un colpo di mano proprio
nel giorno dei 900 anni della loro fondazione e durata fino al Luglio del

29
2014. Un colpo di scena concretizzatosi a chiusura dei lavori del suo
pontificato proprio da Ratzinger che, a differenza dei paralleli che erano
stati impropriamente proposti con Papa Luciani (strenuo oppositore di
Marcinkus e delle nefandezze della banca vaticana morto poi in
circostanze misteriose), con questa nomina chiudeva definitivamente l’era
Gotti Tedeschi, e lasciava la Banca interamente nelle mani dei suoi
Cavalieri. La presidenza di Ernest Von Freyberg doveva, almeno
ufficialmente, attuare un nuova strategia di compliance con l’obiettivo di
rendere le strutture e i regolamenti dello IOR più trasparenti, quanto di
chiarire, e, se necessario, porre fine a pratiche illecite. Cosa che pare non
abbia funzionato del tutto, visto che il controverso banchiere di Dio e
mercante di morte (trattasi infatti un industriale delle armi), è stato
praticamente mandato via da Papa Francesco, e sostituito in fretta e furia
con un illustre sconosciuto il francese Jean-Baptiste de Franssu che ha
detto subito dopo l’annuncio della nomina: “È un onore essere stato
chiamato ad attuare i cambiamenti che oggi sono necessari per
trasformare ulteriormente lo Ior in un fornitore dedicato di servizi per la
Chiesa”. La Santa Sede informò i media all’inizio dell’era di Papa
Francesco, che, nel corso dei prossimi anni, gli Statuti dello Ior «saranno
rivisti e le attività saranno ridisegnate secondo tre priorità strategiche:
rafforzare il business dello Ior; spostare gradualmente la gestione del
patrimonio a un nuovo e centrale Vatican Asset Management (Vam), al
fine di superare la duplicazione degli sforzi in questo campo tra le
istituzioni Vaticane; concentrare le attività dello Ior sulla consulenza
finanziaria e sui servizi di pagamento per il clero, le congregazioni,
diocesi e impiegati laici del Vaticano».19 In tutti i casi il predecessore
Ernst von Freyberg che inizialmente rimase per un periodo di transizione,
«al fine di garantire un adeguato passaggio di consegne»20, sembra sia in
realtà ancora una delle figure chiave dell’attuale assetto dello IOR. Non
dimentichiamo che nello IOR oltre al Sovrano Militare Ordine di Malta
tradizionalmente presente ai vertici per difendere gli interessi delle Case
Regnanti e dell’Aristocrazia Europea, è da annoverare la presenza della
figura quasi concorrenziale di Carl A. Anderson, Gran Maestro e quindi
Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo, Ordine che rappresenta più
di ogni altro il potere Statunitense e filo-israeliano nella Chiesa di Roma e
anche la lunga mano della famiglia Bush, che ha inutilmente tentato di
riprendersi la Casa Bianca con Jeb Bush, un fedelissimo del Vaticano e del
Cavaliere Supremo Carl.A.Anderson, ma ha fortunatamente fallito nella

30
sua missione fermato grazie a Dio da Donald J. Trump che bisognerebbe
ringraziare per aver ostacolato prima i Bush e poi si spera i Clinton
entrambi pedine del Vaticano e dei gesuiti. Hillary è disonesta e
opportunista come lo era suo marito. Spietata e guerrafondaia. Con legami
oscuri con l’Arabia Saudita uno dei principali finanziatori di Daesh/Isis. I
Bush invece sono il punto di contatto con la realtà più occulta e perversa
degli Illuminati, quella della Skull and Bones (lett. teschio e ossa), loggia
del lato oscuro che ha la sua sede presso l’Università di Yale, di cui fanno
parte sia George H.W. Bush che George Walker Bush. Ma ripeto Jeb è
stato fortunatamente fermato da Trump, ma ricordate Hillary Clinton è una
luciferiana convinta e una strega praticante, pensate che il suo mentore
Saul Alinsky ha scritto un libro dal titolo “Rules for Radicals” dedicato
proprio a Lucifero definito “il radicale originale che ha guadagnato il suo
regno”. Trump è quindi l’ultima speranza che gli americani hanno di
ostacolare il Nuovo Ordine Mondiale, mentre Hillary invece ci porta dritti
dritti nelle mani dei gesuiti al conflitto nucleare. La Clinton infatti ha
nominato come suo vice Tim Kaine un allievo devoto di Sant’Ignazio di
Loyola, un cattolico cresciuto sotto l’ala della Compagnia di Gesù e come
tutti gli agenti dei gesuiti un filo islamista convinto come Papa Francesco.
Kaine che è coinvolto da anni con il mondo islamico, dove ha perfino
partecipato a incontri con noti fondamentalisti, è colui che in realtà
prenderebbe le redini del potere con la Clinton alla Casa Bianca. Un
incubo che significherebbe automaticamente la Terza Guerra Mondiale e
la fine di questa civiltà.

31
FIG.1. Articolo di Giacomo Amadori apparso sul quotidiano Libero nel
Dicembre 2015 che parla del coinvolgimento dell’autore di questo libro nella
vicenda Vatileaks.

32
1. Articolo di Francesco Antonio Grana 21 giugno 2013: Ior, Curia e pedofilia. I
primi cento giorni di Papa Francesco in Vaticano.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/21/ior-curia-e-pedofilia-primi-cento-
giorni-di-papa-francesco-in-vaticano/632454/ Archiviato 25 giugno 2016.

33
2. Cfr. Lyon Zagami, Le Confessioni di un illuminato, vol.3 Spionaggio,Templari e
Satanismo all’ombra del Vaticano. CCC Publishing San Francisco 2017.

34
3.http://www.repubblica.it/cronaca/2013/03/11/news/lo_strano_affare_del_palazzo_del_cardinale
54291988/?ref=HREC1-4 Archiviato 25 giugno 2016.

35
4. http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50344445 Archiviato 25 giugno 2016

36
5. http://venerabilis-fraternity-chat.blogspot.de/2013/06/blog-post.html Archiviato
25 giugno 2016.

37
6. http://www.gay.tv/news/attualita/wikileaks-jessica-alias-di-un-prelato-vaticano/
Archiviato 28 giugno 2016.

38
7. http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350607 Archiviato 28 giugno 2016.

39
8. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/26/papa-francesco-lultimo-
marxista/1814166/ Archiviato 28 giugno 2016.

40
9. Benedetto XVI, Omelia 4 luglio 2010 a Sulmona presso Piazza Garibaldi.

41
10. Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), Peter Sewald, Benedetto XVI, Luce del
mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi.Una conversazione con Peter
Seewald, Mondadori, Milano 2010, p. 13.

42
11. Ibid

43
12. Ivi

44
13. Ivi., p. 32

45
14. Ivi., p. 46.

46
15. Ricordo che l’intervista fu pubblicata nel 2010

47
16. Benedetto XVI, Peter Sewald, op. cit., p. 38.

48
17. Udienza del 2 ottobre. Georg Gänswein raccontò di essersi accorto che tra il
materiale sequestrato vi erano documenti risalenti all’anno stesso in cui il Corvo ha
preso servizio presso Benedetto XV.

49
18.http://www.affaritaliani.it/cronache/chaouqui-papa-francesco-opus-dei-ecco-
cosa-c-e-dietro-il-giallo-vatileaks-431248.html Archiviato 28 giugno 2016, neretto
nostro.

50
19. http://www.quotidiano.net/ior-franssu-presidente-1.33116 Archiviato 4 aprile
2014

51
20.http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/07/09/ARszMt7-
presidente_rinnovato_consiglio.shtml Archiviato 4 aprile 2014.

52
CAPITOLO II

HABEMUS BERGOGLIO
FUMATA BIANCA

La scelta voluta dai gesuiti e approvata da Ratzinger, che cambierà


purtroppo in peggio il corso della storia, si annuncia al mondo nel marzo
del 2013. Sono le 19:06 e sotto una pioggia scrosciante, la fumata bianca
dal comignolo della Cappella Sistina comunica alla folla riunita in Piazza
San Pietro e a tutti i fedeli e curiosi collegati in mondovisione che è stato
eletto il nuovo Pontefice. Il 266° della storia. Gli applausi e le urla di gioia
coprono il suono delle campane. Dopo un’ora le nubi decretano una tregua
sui fedeli raccolti nella piazza. Dalla loggia della basilica il cardinale Jean
Louis Tauran si affaccia per svelare l’identità del nuovo pontefice. Tutti
credono che la scelta sia caduta su Angelo Scola, Marc Ouellet o su
Timothy Dolan. E invece il nuovo Vescovo di Roma coglierà di lì a poco
tutti di sorpresa e al quinto scrutinio, in netto anticipo sulle previsioni, è
arrivato un segnale forte da parte del collegio cardinalizio che, nonostante i
recenti scandali che hanno sconvolto la Chiesa Cattolica, elesse in fretta il
successore del dimissionario Benedetto XVI. A lui inizialmente si sono
rivolti gli occhi e la speranza di due miliardi di fedeli. Nella sua veste
bianca, si affacciò alla finestra su Piazza San Pietro per benedire i fedeli,
era lui il cardinale gesuita Jorge Mario Bergoglio alias Papa Francesco il
primo Papa dell’America Latina e il primo Papa gesuita della storia.
Continente, il Sud America, dove il Cattolicesimo vanta centinaia di
milioni di fedeli, ma solo 19 cardinali elettori entrati in Conclave. È
l’unico cardinale gesuita del Conclave dopo che l’arcivescovo emerito di
Giakarta, il gesuita Julius Riyadi Darmaatmadja, rinunciò per motivi di
salute. E forse Papa Francesco sarà anche l’ultimo Papa della Chiesa
Cattolica nel senso più tradizionale del termine, visto che ormai Papa
Francesco con il suo approccio mondialista e gesuita sta trasformando la
Fede Cattolica fin dal suo arrivo al soglio Pontificio, in una sorta di

53
religione mondialista e accomondante, frutto del peggior relativismo
gesuita. Bergoglio in verità era già salito agli onori della cronaca per
essere stato il contendente di Joseph Ratzinger al Conclave del 2005.
Ora, smentendo alcune ricostruzioni che lo volevano, almeno allora, restio
a diventare Papa, prende il suo testimone. Perchè il successore di
Benedetto XVI è paradossalmente il suo antagonista, colui che, secondo
voci che si erano diffuse insistentemente otto anni fa, sarebbe stato allora
preferito al porporato tedesco, forse addirittura sarebbe stato eletto con il
supporto del tardo Cardinale Carlo Maria Martini SJ, ma avrebbe poi
declinato, facendo convergere i voti proprio su Ratzinger. Bergoglio era
infatti riuscito a raccogliere l’appoggio dei conservatori e al contempo
quello dei moderati grazie alla sua grande esperienza nei Paesi del Terzo
Mondo e alla sua fama di uomo “semplice” e di riconosciuta “umiltà”.
Eppure, come vi mostrerò a breve, pesò su Bergoglio lo scandalo
dell’inchiesta del giornalista Horacio Verbistky, che già allora lo accusava
di collusione con la dittatura argentina e del coinvolgimento nel rapimento
di due gesuiti. Un’accusa che, nonostante lo sdegno e la smentita dello
stesso cardinale, difficilmente poteva passare inosservata e che
probabilmente pesò sul risultato del Conclave. Bergoglio all’epoca aveva
77 anni, e i cardinali lo hanno dunque preferito ad un Papa giovane,
pensando soprattutto ad un uomo di Chiesa navigato, stimato da
conservatori e progressisti, apparentemente limpido, che non ha mai fatto
segreto dei rischi del carrierismo all’interno della Curia romana (“I
cardinali non sono gli agenti di una ONG, ma sono servitori del
Signore”), condannando aspramente anche l’imperialismo e gli eccessi del
capitalismo. Oggi i vaticanisti nonostante l’evidente propaganda dei suoi
gesti lo dipingono ancora determinato a riformare la Curia romana. Ma in
che senso? Così si esprimeva Bergoglio in un’intervista rilasciata ad
Andrea Tornielli per il sito «Vatican Insider» in merito al ruolo
dell’evangelizzazione della Chiesa: «Si deve uscire da sè stessi, andare
verso la periferia. Si deve evitare la malattia spirituale della Chiesa
autoreferenziale: quando lo diventa, la Chiesa si ammala. È vero che
uscendo per strada, come accade a ogni uomo e a ogni donna, possono
capitare degli incidenti. Però se la Chiesa rimane chiusa in sè stessa,
autoreferenziale, invecchia. E tra una Chiesa accidentata che esce per
strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel
preferire la prima»21. Bergoglio è il primo Papa gesuita, proprio come
gesuita è l’ormai quasi ex portavoce del vaticano Federico Lombardi che,

54
con una punta di commozione in un briefing serale successivo all’elezione
papale, ha però voluto sottolineare soprattutto il continente d’origine e la
scelta del nome di “Padre Bergoglio” più che affermare la sua
appartenenza alla Compagnia di Gesù: Francesco, come il santo patrono di
quell’Italia da cui la famiglia Bergoglio proviene. Papa Francesco è un
gesuita, come il confratello Luis Francisco Ladara Ferrer, arcivescovo
spagnolo, già nominato da Ratzinger nel 2008 segretario della
Congregazione per la Dottrina della Fede ovvero l’ex Sant’Uffizio un
tempo a capo della famigerata inquisizione. Un fedelissimo di Sant
´Ignazio Papa Francesco che apprezza di sicuro essere circondato dai
membri del suo ordine, quello dei gesuiti: il più militaresco tra gli ordini
del Vaticano. Bergoglio divenne Provinciale della Compagnia di Gesù in
Argentina proprio quando infuriava la dittatura, tema che tratterò più
avanti. Deposto da Provinciale, Bergoglio tornò nell’ombra per poi essere
nominato vescovo ausiliare dall’arcivescovo Antonio Quarracino nel 1992.
E da allora è iniziata la sua ascesa verso il trono di Pietro. Già nell’autunno
del 2001 qualcuno, in Vaticano, pensò di chiamarlo a dirigere un
importante dicastero. «Per carità, in curia muoio», avrebbe implorato
Bergoglio, poco restio a esporsi in pubblico e a viaggiare. Allora lo
“graziarono”. Questa volta invece è andata diversamente diventando così il
266º papa della Chiesa cattolica, colui che sta svendendo a forza di
proclami la chiesa al mondialismo di sinistra e a un credo anticristiano e
satanico che nulla a che vedere con il vero credo Cattolico ma è legato al
suo essere gesuita e forse Massone. Papa Francesco non sarà forse “il Papa
nero di una supposta profezia, che è poi una leggenda popolare romana,
diffusasi alla vigilia del Terzo Millennio anche grazie a una popolare
canzone di Sanremo, ma sicuramente non c’è da stare tranquilli questo ve
lo assicuro. E poi c’è quella strana frase detta in un’intervista per la rete
televisiva messicana alla vaticanista Valentina Alazraki nel secondo
anniversario della sua elezione: “Ho la sensazione che il mio pontificato
sarà breve”. Ma andiamo avanti, e scopriamo perché il suo “pontificato
sarà breve” e chi è in realtà Papa Bergoglio oltre la coltre costante di
propaganda che lo circonda 24 ore al giorno.

55
56
FIG.2. Papa Francesco, mons. Georg Gänswein e il Papa emerito Benedetto
XVI. Immagine tratta dal sito: http://www.uccronline.it/2015/02/15/il-
segretario-di-ratzinger-chi-dubita-di-papa-francesco-ha-poco-senso-della-
chiesa/

UN “BUON” GESUITA O UN BUON MASSONE?

Papa Francesco nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 da genitori


italiani immigrati da vicino Torino. Intraprende un curioso percorso di
studi, diplomandosi come tecnico chimico, per poi scegliere il sacerdozio
ed entra nel seminario di Villa Devoto. L’11 marzo 1958 passa al
noviziato della Compagnia di Gesù, compie studi umanistici in Cile e nel
1963, di ritorno a Buenos Aires, consegue la laurea in filosofia presso la
Facoltà di Filosofia del Collegio Massimo “San José” di San Miguel. Fra il
1964 e il 1965 è professore di letteratura e di psicologia nel collegio
dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 insegna le stesse materie nel
collegio del Salvatore di Buenos Aires. Il 13 dicembre 1969 è ordinato
sacerdote. È maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973),
professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e
Rettore del Collegio Massimo. Il 31 luglio 1973 è eletto Provinciale
dell’Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni. Fra il 1980 e il 1986
è rettore del Collegio Massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della
stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi
di San Miguel. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina Vescovo
titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno
riceve nella cattedrale di Buenos Aires l’ordinazione episcopale dalle mani
del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor
Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio
Ogñénovich. Il 3 giugno 1997 è nominato Arcivescovo Coadiutore di
Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per
successione, alla morte del Cardinale Quarracino. Dal novembre 2005 al
novembre 2011 è Presidente della Conferenza Episcopale Argentina. Dal
Santo Giovanni Paolo II fu creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro
del 21 febbraio 2001. Con Francesco cambia il paradigma dell’elezione del
vescovo di Roma e il primo a testimoniarlo è il neoeletto Papa Bergoglio
che dalla loggia della Basilica, la sera della sua elezione, ha ironizzato
sulla sua nomina davanti alla folla acclamante: «... mi hanno preso quasi
alla fine del mondo». Si noti come abbia specificato che era stato preso

57
“alla fine” e non “dalla fine”: sembra cioè riferirsi a una dimensione
temporale e non spaziale quella che i più smaliziati vorrebbero essere un
segnale sull’imminente fine del mondo. Non ci si inganni infatti sulla
cattiva pronuncia dell’italiano da parte del “buon” Bergoglio, visto che da
buon gesuita, ogni sua parola è piuttosto calibrata alla perfezione. In ogni
caso quella “fine del mondo” a cui fa riferimento appare oggi molto vicina
e sembra ereditare il pensiero dell’alfiere del “progressismo cattolico” il
Cardinale Carlo Maria Martini SJ. Costui, gesuita e Framassone, si era
posto, fino alla sua morte nell’agosto del 2012, come antagonista del
tradizionalismo portato avanti da Ratzinger, evocando invece un’apertura
della Chiesa, mostrando di abbracciare persino la dottrina della Teologia
della Liberazione, così invisa a Benedetto XVI e a gran parte della Curia di
Roma ma molto apprezzata dai gesuiti e una certa Massoneria pseudo
spirituale che va a braccetto con la cosidetta “New Age”. Esisteva quindi
un piano di Martini e soci e di una certa Massoneria al servizio del Nuovo
Ordine Mondiale per eliminare dalla scena Benedetto XVI e far eleggere
Bergoglio dopo la sua mancata elezione del 2005. Lo annunciò anche il
celebre vaticanista de «La Stampa» Marco Tosatti, che nel 2015 riprende
una biografia sul cardinale belga Godfried Danneels scritta da Jürgen
Mettepenningen e Karim Schelkens, secondo cui il cardinale belga avrebbe
lavorato per anni per esautorare Ratzinger al fine di avviare una drastica
riforma della Chiesa. L’elezione di Papa Bergoglio rientrava quindi in
questo piano creato ad arte da un gruppo occulto, da una sorta di loggia
super segreta che Dannels descrisse come “un club mafia e portava il
nome di San Gallo”, di cui facevano parte il cardinale di Milano Carlo
Maria Martini, il vescovo olandese Adriaan Van Luyn, i cardinali tedeschi
Walter Kasper e Karl Lehman, il cardinale italiano Achille Silvestrini,
oltre a quello britannico Basil Hume. Danneels, in seguito all’elezione di
Papa Francesco, ha ovviamente avuto ruoli sempre più importanti in
Vaticano.
Il cardinale filo-israeliano Martini, oltre che gesuita sarebbe stato anche
iniziato alla Massoneria, voce confermata anche dal Gran Maestro del
Grande Oriente Democratico Gioele Magaldi. Alla sua morte, infatti, il
sito della sua pseudo Obbedienza massonica gli dedicò un “toccante”
saluto che termina come segue: «Carlo Maria Martini volle essere iniziato
Libero Muratore. Ma di questo fatto – e delle modalità in cui poté
verificarsi – si troverà probabilmente una qualche traccia illustrativa nel
libro del Fratello Gioele Magaldi, MASSONI. Società a responsabilità

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illimitata, Chiarelettere Editore. Per quanto ci riguarda, invece, con
grande semplicità e commozione, con immenso affetto e infinita stima,
vogliamo salutare il Fratello Carlo Maria Martini nel suo viaggio verso
l’ORIENTE ETERNO. I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE
DEMOCRATICO [Articolo del 12-14 settembre 2012]».22 Lo stesso
Magaldi, ex Maestro Venerabile di una loggia del Grande Oriente d’Italia,
la principale Comunione Massonica italiana, che ha poi improvvisamente
abbandonato dopo uno scandalo interno, per arrivare a creare una nuova
realtà massonica e poi pseudo politica chiamata Movimento Roosevelt, è
stato accusato dai suoi ex Fratelli di essere un agente dei gesuiti e dello
sionismo internazionale. Fatto gravissimo che Magaldi ha peraltro
confermato di fronte a me e numerosi testimoni senza alcuna vergogna.
Eppure, cari italiani c’è ancora chi segue certi soggetti manipolati dal
Vaticano, in questa Italia di cialtroni e ignoranti dominati dal catto-
comunismo della peggior specie. Da qui si spiega senz’altro anche
l’atteggiamento pro-gesuita e pro-sionista del suo pseudo Movimento
politico (Il Movimento che ho peraltro frequentato per un brevissimo
periodo per verificare tutto questo di persona), e della sua presunta
Obbedienza Massonica, di cui non esisterebbe tra l’altro nessuno status
giuridico o ufficiale, quindi si presume, in totale violazione della legge
Anselmi. Poi c’è l’acronimo della sua pseudo obbedienza, ovvero GOD
che è di per sè tutto un programma. Magaldi poi non avendo una vera e
propria struttura Massonica pare si appoggi per le sue iniziazioni ad alcune
logge irregolari presenti in Calabria, regione come sappiamo con qualche
problemino in Massoneria… insomma stendiamo un velo pietoso
sull’operazione Magaldi che è meglio.
Ritornando invece a Papa Francesco il gesuita, egli inizialmente, promise
di traghettare la comunità dei fedeli lungo “un cammino di fratellanza, di
amore, di fiducia tra noi”, chiedendo alla folla raccolta in Piazza San
Pietro di pregare per chiedere la benedizione di Dio su di lui:“Preghiamo
sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci
sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che
oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio cardinale vicario, qui
presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella! E
adesso vorrei dare la benedizione, ma prima, vi chiedo un favore: prima
che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi pregate il Signore
perché mi benedica: la preghiera del popolo che chiede la benedizione per
il suo vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”.

59
Ecco un’azione piuttosto strana visto che di solito dovrebbe essere lui e la
sua Chiesa a pregare per noi, e non viceversa. Così facendo, Bergoglio
chiede solo di rafforzare il proprio egregore. Eppure, al di là
dell’immagine sobria e “limpida” con cui ha salutato i fedeli, sull’attuale
Vescovo di Roma non pesano solo le ombre del progressismo e della
Massoneria (nononstante la critichi publicamente): egli fu accusato già nel
2005 di collusione con la dittatura argentina che ricordiamo sterminò
novemila persone. Un’accusa sconcertante lanciata dal giornalista
argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più
tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi
attraverso ricerche serie e attente.

60
“L’ISOLA DEL SILENZIO” E I SEGRETI DI PAPA
“IMBROGLIO”

Le prove del ruolo giocato da Bergoglio, a partire dal 24 marzo 1976, sono
racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella
dittatura argentina 23, edito nel 2005 ma pubblicato in Italia nel marzo
2006, un anno dopo quel Conclave che preferì per pochi voti Ratzinger
allo stesso Bergoglio. Stando all’inchiesta di Verbitsky, nei primi anni
Settanta, all’età di 36 anni, Bergoglio divenne il più giovane Superiore
Provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della
Congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel
periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le
comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires.
Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue
dipendenze. Fu così che nel febbraio del’76, un mese prima del colpo di
stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di
abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando
Yorio e Francisco Jalics: ma essi si rifiutarono. Non se la sentirono di
abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.
Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti
immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza
nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos
Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il
golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella
revoca fu il segnale per i militari, un via libera ad agire: la protezione della
Chiesa era ormai venuta meno. Tesi, questa, che sarebbe confermata da
diversi documenti ritrovati dallo stesso Verbitsky e che accrediterebbe la
colpa su Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura
come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli
anni, venivano infatti qualificate persone di ogni ordine e grado: dai
professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni
di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi
viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel
sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà.
Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della
marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del
Vaticano. Secondo la ricostruzione di Verbitsky, infatti, sarebbe stato solo
61
l’interessamento del Vaticano e non di Bergoglio a permettere il rilascio
dei due prigionieri. Racconta Verbistky: Orlando Yorio non si ristabilì mai
pienamente. Lavorò nel Vicariato di Quilmes ma sentendosi minacciato si
stabilì in Uruguay, dove morì nel 2000. Qualche tempo dopo rievocò la
sua relazione con Bergoglio. “Non ho alcun motivo per pensare che fece
qualcosa per la nostra libertà, bensì il contrario”. I due sacerdoti
“furono liberati grazie all’intervento di Emilio Mignone e
all’intercessione del Vaticano e non per la condotta di Bergoglio, che al
contrario fu colui che li consegnò”, sostiene Angelica Sosa de Mignone.
Oggi l’ungherese Jalics vive in una casa di preghiera in Germania. “È
passato un quarto di secolo, mi sento molto distante da tutto questo.
Perchè ridestare ricordi così dolorosi?”, ha risposto a una richiesta
telefonica.24 Eppure lo stesso Jalics avrebbe raccontato che Bergoglio
aveva diffuso la voce che i due sacerdoti stavano dalla parte della
guerriglia, esponendoli così volontariamente all’arresto, mentre Yorio
aggiunse: “Non ho indizi per pensare che fu Bergoglio a liberarli, anzi, il
contrario. Ai miei fratelli comunicò che ero stato fucilato, affinchè
preparassero psicologicamente mia madre”. Stando alla testimonianza di
Yorio, Bergoglio si sarebbe lavato le mani del loro rapimento e,
addirittura, sarebbe stato presente ad almeno un incontro con i prigionieri
presso la sede operativa della Marina.25 Bergoglio però ha sempre negato:
“Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti, tra
l’altro perchè non ho mai creduto che lo fossero”.26
Tra i documenti raccolti da Verbitsky, su tutti troviamo quello reperito
dagli archivi del ministero degli Esteri in cui si fa riferimento a un
episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in
Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter
piede in Argentina dopo quell’episodio. Bergoglio si offrì di fare da
intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu
respinta e nella nota apposta sulla documentazione dal direttore
dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri,
c’è scritto: «Questo prete è un sovversivo». Un altro documento
evidenzierebbe ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio che come dice
Verbistky, “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la
Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi
per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno
dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova
fase”. Si tratta del documento classificato Direzione del culto,

62
raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires,
documento 9. Quanto segue è l’epilogo dell’Isola del silenzio, scritto dallo
stesso Verbitsky un anno dopo l’elezione di Benedetto XVI, quando
sembrava che l’ombra “nera” di Bergoglio non potesse più allungarsi al
Trono petrino: La prima edizione di questo libro [L’isola del silenzio], alla
quale ho lavorato per oltre quindici anni, è andata in stampa a Buenos
Aires nel febbraio del 2005, quando a Roma era ricoverato in ospedale
papa Giovanni Paolo II, che poi morì il 2 aprile. Secondo i quotidiani
italiani, il cardinale argentino Jorge Bergoglio fu l’unico serio avversario
del tedesco Joseph Ratzinger, che venne eletto il 19 aprile e assunse il
nome di Benedetto XVI. In quegli stessi giorni, il vescovo castrense di
Buenos Aires disse che il ministro argentino della salute meritava di
essere gettato in mare con una pietra da mulino al collo per aver
distribuito preservativi ed essersi espresso a favore della depenalizzazione
dell’aborto.(...) Quando il vescovo Baseotto appese la biblica pietra da
mulino al collo ministeriale, il presidente Néstor Kirchner invitò il
Vaticano a designare un nuovo titolare della diocesi militare. Quando il
Nunzio apostolico comunicò che non ve n’era motivo, il governo revocò
l’assenso prestato alla nomina di Baseotto e lo privò del suo emolumento
da segretario di Stato per aver rivendicato i metodi della dittatura. Il
Vaticano disconosce sia ‘l’interpretazione che si è voluto dare alla
citazione evangelica’ sia l’autorità presidenziale di revocare la
designazione del vescovo castrense. Di motivi per dubitare che Baseotto
abbia scelto ingenuamente una citazione biblica riguardante persone
gettate in mare, ve ne sono in abbondanza. Il suo primo atto da Vicario fu
la visita alla Corte suprema di Giustizia nella quale sostenne la necessità
di chiudere i processi relativi alla guerra sporca dei militari contro la
società argentina. Il suo segretario generale nell’Episcopato castrense (lo
stesso incarico che nel 1976 rivestiva Emilio Grasselli) è il sacerdote
Alberto Angel Zanchetta, che fu cappellano della Esma negli anni della
dittatura e del quale è comprovata la conoscenza dettagliata di quanto vi
accadeva. (...)
Dopo aver acceso la polemica pubblica con le sue parole, Baseotto si
riferì ai voli come a uno dei «fatti avvenuti, a quanto si dice, durante la
famosa dittatura militare». Nessun membro dell’Episcopato ebbe da
eccepire su quella frase provocatoria, perché tutta la Chiesa argentina
continua a trincerarsi nell’isola del suo silenzio. Bergoglio rispose al libro
attraverso il suo portavoce ufficiale, padre Guillermo Marco. Disse che

63
aveva salvato la vita dei sacerdoti Orlando Yorio e Francisco Jalics e che
qualsiasi affermazione in senso contrario costituiva un’infamia. (...) Per
screditare la mia inchiesta disse che Yorio non poteva confutare quanto
sostenuto nel libro perché era morto, che la mia fonte relativa a Jalics era
anonima e che esisteva una foto di un incontro amichevole del sacerdote
ungherese con Bergoglio durante una visita di Jalics a Buenos Aires. (...)
Né Bergoglio né i suoi intimi hanno detto una parola sulla prova
inconfutabile della doppiezza di cui lo accusano Yorio e Jalics. Yorio era
ancora vivo quando pubblicai la prima intervista in cui accusa Bergoglio,
nel 1999. Lungi dallo smentirmi, mi inviò poche righe intitolate «Grazie»
e ci mantenemmo in contatto fino alla sua morte. (...) Figlio di un
proprietario terriero e ufficiale dell’esercito ungherese, Jalics sostiene in
Ejercicios de Contemplacion che il padre morì avvelenato nella sede della
polizia politica comunista, ma che la madre gli insegnò a non odiare,
sicché «imparai cosa significa la riconciliazione. Nel raccontare il suo
sequestro dice: “Molta gente che aveva convinzioni politiche di estrema
destra non vedeva di buon occhio la nostra presenza nelle baraccopoli.
Interpretavano il fatto che noi vivevamo lì come un appoggio alla
guerriglia e si proposero di denunciarci come terroristi. Noi conoscevamo
la provenienza e il responsabile di quelle calunnie. Sicché andai a parlare
con la persona in questione e gli spiegai che stava giocando con le nostre
vite. L’uomo mi promise che avrebbe fatto sapere ai militari che non
eravamo terroristi. Da dichiarazioni rese successivamente da un ufficiale
e da trenta documenti ai quali riuscii ad accedere in seguito, potemmo
appurare senza ombra di dubbio che quell’uomo non aveva mantenuto la
sua promessa e che, al contrario,aveva presentato una falsa denuncia ai
militari”. Durante i cinque mesi del sequestro, la sua ira era diretta più
che ai suoi carcerieri “all’uomo che aveva fatto la falsa denuncia contro
di noi”. Quell’uomo è Bergoglio. La sua identità è svelata in una lettera
che Yorio scrisse da Roma il 24 novembre 1977 all’assistente generale
della Compagnia di Gesù, padre Moura. I fratelli e i nipoti di Yorio me ne
diedero copia in segno di gratitudine per la pubblicazione del libro. «Dato
il proseguire delle voci su una mia partecipazione alla guerriglia, padre
Jalics ha nuovamente affrontato la questione con padre Bergoglio. Padre
Bergoglio ha riconosciuto la gravità del fatto e si è impegnato a mettere
un freno alle voci nella Compagnia e ad affrettarsi a parlare con persone
delle Forze Armate per testimoniare la nostra innocenza», dice. Ma
siccome «il Provinciale non faceva nulla per difenderci, abbiamo

64
cominciato a dubitare della sua onestà». (...) Nel nostro scambio
epistolare, Yorio mi fornì una descrizione della doppiezza del suo ex
Provinciale che coincide con quella che emerge dai documenti che anni
più tardi scoprii nell’archivio del ministero degli Esteri argentino.
Nel clima di paura e delazione instaurato all’interno della Chiesa e della
società, i sacerdoti che lavoravano con i poveri “erano demonizzati,
guardati con sospetto all’interno delle nostre stesse istituzioni e accusati
di sovvertire l’ordine sociale”. In quel contesto, “potevano concederci in
segreto l’autorizzazione a celebrar messa in privato, ma non ci liberavano
dalla proibizione e dall’infamia pubblica di non poter esercitare il
sacerdozio, dando così alle forze della repressione il pretesto per farci
sparire”. (...) Riacquistata la libertà, Jalics viaggiò negli Stati Uniti e poi
in Germania. Nonostante la distanza, “menzogne, calunnie e azioni
ingiuste non cessavano”. (...) Molte persone legate alla Chiesa e alla
Compagnia di Gesù mi fecero avere dati aggiuntivi e confermativi. Uno di
loro è il sacerdote irlandese Patrick Rice, che nel 1976 era il superiore
della comunità dei piccoli frati del Vangelo in Argentina. Sequestrato sul
finire di quell’anno a Buenos Aires, lo incappucciarono e lo interrogarono
senza tregua, gli bruciarono il viso e le mani con sigarette e gli fecero
ingerire acqua a pressione fino al limite della sua resistenza. Altri
sacerdoti della sua confraternita sono ancora desaparecidos ma Rice
riuscì a scappare con l’aiuto del governo irlandese e viaggiò in tutto il
mondo per denunciare la situazione argentina. Nel 1979 venne a sapere
che Massera, ormai dimessosi dalla Marina e impegnato nella sua attività
politica, avrebbe partecipato a un seminario organizzato presso
l’Università di Georgetown, a Washington, da due accademici che in
seguito svolsero ruoli di primo piano nel futuro governo statunitense di
Ronald Reagan: Jeane Kirckpatrick e Eliot Abramas. Mentre Massera
teneva la sua lectio magistralis, Rice e un sacerdote nordamericano lo
interruppero con domande sulla repressione di vescovi, suore, sacerdoti e
laici cristiani. Massera non poté continuare e lasciò l’aula furibondo.
Anche l’Università di Georgetown appartiene ai gesuiti. Patrick Rice
sostiene che “tenuto conto della struttura della Chiesa, è impensabile che
quell’invito potesse essere partito senza l’iniziativa o almeno l’assenso del
Provincialato argentino della Compagnia di Gesù”. Come il giorno
dell’omaggio a Massera nell’Università del Salvatore, anche in quel caso,
il Provinciale gesuita era l’allora sacerdote Jorge Mario Bergoglio.27 Nel
suo primo incontro con la stampa in seguito all’elezione di Bergoglio, il

65
suo portavoce uscente, il gesuita Federico Lombardi (che dovrebbe andare
in pensione alla fine del 2016), ha scartato come vecchie calunnie della
sinistra anticlericale le accuse riguardanti le azioni dell’ex provinciale
della Compagnia di Gesù durante la dittatura argentina e soprattutto, il
ruolo che svolse nella scomparsa dei due sacerdoti. Lombardi ha inoltre
sostenuto che Jalics si era riconciliato con Bergoglio. Invece l’anziano
sacerdote gesuita ha chiarito che si sentiva riconciliato con “quegli eventi,
che per me son un fatto concluso” e che non se la sentiva di commentare o
riaprire quella ferita del passato.
Non ha mai detto, insomma, di essersi riconciliato con Bergoglio! La
riconciliazione è infatti, per i cattolici, un sacramento e risuona nel non
detto di Jalics: le parole dell’anziano sacerdote significano semmai che
costui si è pacificato in cuor suo con il passato e che non intende tornarci
su proprio ora che Bergoglio è diventato Papa. Jalics, però, non nega i
fatti, che, come abbiamo visto, ha narrato nel suo libro Esercizi di
meditazione, del 1994 e che sono stati ampiamente ripresi da Verbitsky.
All’indomani della conferenza stampa di Padre Lombardi, è stato lo stesso
Verbitsky a rilanciare da «Página 12» le sue ricerche, ricordando tra
l’altro la militanza di Bergoglio presso la famigerata Guardia de Herro: «In
queste pagine si approfondì il caso quattro anni prima che il kirchnerismo
arrivasse al governo. Il primo articolo, pubblicato nell’aprile del 1999,
“Con el mazo dando”, diceva che il neoarcivescovo di Buenos Aires “a
seconda della fonte che si consulti è l’uomo più generoso e intelligente che
abbia mai detto messa in Argentina o un machiavellico malfattore che
tradì i suoi fratelli per un’insaziabile ambizione di potere. Forse la
spiegazione risiede nel fatto che Bergoglio riunisce in sé due aspetti che
non sempre vanno insieme: è un conservatore estremo in materie
dogmatiche e possiede una manifesta inquietudine sociale. In entrambi gli
aspetti assomiglia a chi lo pose alla guida della principale diocesi del
paese, il papa Karol Wojtyla”. Il concetto è lo stesso che ho espresso
giovedì quando la fumata biancoceleste ha commosso tutte le tifoserie, da
La Quiaca a Tierra del Fuego».28 Verbitsky concludeva: «Durante
l’indagine trovai per caso nell’archivio del Ministero degli Esteri una
cartella con documenti che a mio giudizio pongono fine alla discussione
sul ruolo di Bergoglio nel rapporto con Yorio e Jalics. Cercai una notaia
che certificò la sua collocazione nell’archivio, il cui direttore di allora,
ministro Carlos Dellepiane, li custodì nella cassaforte per impedire che
fossero rubati o distrutti. La storia che racconta quella cartella suona

66
familiare. Rimesso in libertà, nel novembre del 1976, Jalics se ne andò in
Germania. Nel 1979 il suo passaporto era scaduto e Bergoglio chiese alla
Cancelleria che fosse rinnovato senza che tornasse in patria. Il Direttore
del Culto Cattolico della Cancelleria, Anselmo Orcoyen, raccomandò di
rifiutare la richiesta “in ragione dei precedenti del richiedente”, che gli
furono forniti “dallo stesso padre Bergoglio, firmatario della nota, con
speciale raccomandazione affinché non si desse luogo a ciò che
sollecitava”. Diceva che Jalics ebbe conflitti di obbedienza e un’attività
dissolvente in congregazioni religiose femminili, e che fu “imprigionato”
nell’ ESMA assieme a Yorio, “sospetto contatto di guerriglieri”. Vale a
dire le stesse accuse che avevano formulato a Yorio y Jalics (e che
confermarono molti sacerdoti e laici che intervistai): mentre fingeva di
aiutarli, Bergoglio li accusava alle loro spalle. È logico che questo fatto
del 1979 non sia sufficiente per una condanna legale per il sequestro del
1976. Il documento firmato da Orcoyen non fu neppure incluso nella
pratica, ma indica una linea di condotta. Sommare il Direttore di Culto
Cattolico a una cospirazione contro la Chiesa sarebbe troppo. Per questo,
Bergoglio e il suo portavoce tacciono su questi documenti e preferiscono
screditare chi li ha trovati, preservati e pubblicati»29.

67
FIG.9. Il documento trovato e pubblicato dal giornalista Horacio Verbitsky
mostra come Bergoglio avesse accusato i due sacerdoti di contatti con i
guerriglieri. Fonte: http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215961-2013-
03-17.html

68
21.http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-
articolo/articolo/america-latina-latin-america-america-latina-12945/ Archiviato 3
luglio 2016.

69
22.http://www.grandeoriente-
democratico.com/Adesso_che_le_celebrazioni_retoriche_Martini.html Archiviato
3 luglio 2016.

70
23. Cfr. Horacio Verbitsky, L’isola del silenzio. Il ruolo dell Chiesa nella dittatura
argentina, Fandango, Roma 2006, titolo originale: El silencio, 2005, p. 33.

71
24. Ivi., p. 60.

72
25. Ivi., p. 63.

73
26. Ivi., p. 61.

74
27.http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-1069.htm Archiviato 3 luglio 2016.

75
28.http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-215961-2013-03-17.html
Archiviato 3 luglio 2016

76
29. Ibid

77
CAPITOLO III

I TANTI SEGRETI DI FRANCESCO


FRANCESCO SAVERIO... O D’ASSISI?

Analizziamo ora due dettagli fondamentali per capire il carattere


fuorviante e manipolatorio del gesuita, e per molti Massone, Mario José
Bergoglio, ovvero scelta del nome, e lo stemma papalino. Perchè
Bergoglio ha scelto il nome “Francesco”? Dopotutto l’ordine dei gesuiti
non è mai andato d’accordo con quello dei francescani anche se in realtà il
fondatore dell’Ordine Ignazio Loyola si ispirò molto a San Francesco per
la costituzione del suo Ordine, pur seguendo scopi e modalità ben diverse.
Nel libro Divina seduzione. Storie di conversione: Paolo, Pacomio,
Agostino, Ignazio a cura di E. Ronchi emerge questo suo confrontarsi con i
grandi del passato della Chiesa viene a galla, i particolare con San
Francesco fondatore dei Francescani, e San Domenico fondatore dei
Domenicani. Ad attestarlo sono le parole dello stesso fondatore della
Compagnia di Gesù: “E se anch’io facessi quel che ha fatto san Francesco
o san Domenico?”. In questo modo Ignazio passava in rassegna molte
iniziative che trovava buone, e proponeva a se stesso imprese sempre più
difficili e grandi; e mentre prendeva ispirazione da modelli del passato, gli
sembrava di trovare dentro di sè le energie per poterle attuare con facilità.
Scrive Ronchi: «Tutto il suo ragionare era un ripetere a se stesso san
Domenico ha fatto questo, devo farlo anch’io; san Francesco ha fatto
questo devo farlo anch’io».30 Vuole fare così anche Bergoglio oppure è
solo un atto propagandistico pensato dalla mente manipolatrice di un
gesuita? In fondo, l’interpretazione della scelta del nome è stata
immediatamente sottolineata dalla maggioranza dei giornalisti,
probabilmente già messi in moto dagli agenti della propaganda vaticana
che hanno quindi da subito dedotto che ci si riferisse a San Francesco
d’Assisi, e tale conclusione è stata confermata prima dal cardinale
americano Sean Patrick O’ Malley, infine dallo stesso pontefice. Bergoglio

78
ha infatti spiegato: “Vorrei una Chiesa povera e per i poveri, per questo ho
scelto il nome Francesco, come Francesco D’Assisi”. Il santo d’Assisi fu
“uomo di pace” e rappresenta “l’uomo che ama e custodisce il Creato e
noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona con il Creato”. Bergoglio
ha continuato raccontando che, ancora durante la votazione in conclave,
“Quando è stato raggiunto il quorum dei due terzi, è scattato l’applauso e
Claudio [Hummes, arcivescovo di San Paolo] mi ha abbracciato e mi ha
detto: “Non dimenticarti dei poveri”. Allora ho pensato alla povertà. Alle
guerre. A San Francesco di Assisi. E ho deciso di chiamarmi come lui.
Intanto lo spoglio continuava...”.
Certo ma se così non fosse? O almeno non del tutto, visto che a volte in
situazioni del genere ci sono vari livelli intepretativi, da valutare quasi si
volesse occultare al volgo un significato ancora più profondo di quello
espresso pubblicamente. Quel che è certo è che il nome scelto dal
successore di Benedetto XVI non delinea solo una preferenza linguistica
ma soprattutto stilistica. D’altronde anche Benedetto XVI si era rifatto al
nome dell’illustre Santo che diede vita al monachesimo Occidentale e al
suo ordine Benedettino, tanto da recarsi per il suo ultimo discorso pubblico
da Cardinale al monastero di Santa Scolastica a Subiaco. E non
dimentichiamoci che San Francesco d’Assisi era particolarmente devoto
nei confronti di San Benedetto tant’è vero che l’unico ritratto del santo di
Assisi fatto quando era ancora in vita si trova proprio a Subiaco al Sacro
Sepolcro a poca distanza da Santa Scolastica, proprio in quella grotta dove
Benedetto iniziò il suo percorso di rivalsa spirituale nei confronti di una
Roma decadente e di una Chiesa già allora corrotta come forse lo è sempre
stata fin dall’antichità.
A sorpresa il ricercatore italiano Marcello Pamio dal suo sito
disinformazione.it ha avanzato però un’altra ipotesi altrettanto plausibile
sul nome, e che per quanto “sofisticata” è in realtà supportata non da un
complottista, ma da un gesuita, il che ci porterebbe a un ulteriore
intepretazione della scelto fatta da Bergoglio:
«È molto più probabile che Jorge Mario Bergoglio ha scelto il nome
Francesco, non per ricordar e il santo d’Assisi, ma per onorare Francesco
de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, detto Francesco Saverio.
Una conferma arriva dal gesuita Giovanni La Manna presidente del
Centro Astalli di Roma che in una intervista, dice letteralmente:“ho
pensato immediatamente a questo riferimento, al nostro Francesco
Saverio, che è un santo fondamentale per i gesuiti. Ha speso una vita

79
intera nella sua missione di evangelizzazione” Francesco Saverio è stato
un gesuita e missionario spagnolo del 1500 e uno dei primi testimoni della
Compagnia di Gesù oltreché uno dei fondatori. Papa Gregorio XV, lo
stesso giorno, e cioè il 12 marzo 1622 canonizzò Francesco Saverio
assieme al fondatore storico e riconosciuto dei gesuiti: Ignazio di Loyola!
Paragonare il gesuita Francesco Saverio con San Francesco d’Assisi
equivale a bestemmiare in chiesa».31 Pamio faceva infatti riferimento
all’intervista del 14 marzo 2013 di Padre La Manna all’«Huffington Post»
in cui all’indomani dell’elezione di Bergoglio, aveva dichiarato quanto
segue: «E cosa dice del nome? Pensa che lo abbia scelto in riferimento
a San Francesco e al suo voto di povertà?
Avendo Sua Santità una storia da gesuita, penso proprio che lo abbia
scelto avendo in mente San Francesco Saverio, uno dei primi missionari
ad aver tentato di evangelizzare terre nuove. Credo che la scelta del nome
appartenga alla storia di Sua Santità e dunque affondi le sue radici nella
storia dei gesuiti. Pensando e vivendo da gesuita, ho pensato
immediatamente a questo riferimento al nostro Francesco Saverio, che è
un santo fondamentale per i gesuiti: uno dei primi santi testimoni della
Compagnia di Gesù. Ha speso una vita intera nella sua missione di
evangelizzazione. Sono certo che questo nome risuoni nell’animo di Sua
Santità.
Che tipo di Papa sarà Francesco? Un Papa di rottura o di continuità
con il passato?
Sicuramente terrà conto della linea seguita dai suoi predecessori. Ma a
modo suo darà delle priorità, e nell’identificazione di queste priorità
peserà il suo essere gesuita. Tenendo conto del nome che ha scelto, sarà
certamente un uomo impegnato nella nuova evangelizzazione nell’anno
della fede. Guiderà la Chiesa con l’attenzione di chi guarda il mondo da
un altro punto di vista, che nel suo caso è l’Argentina. In questo modo
aiuterà la Chiesa universale ad avere un’aria nuova e rivedere le sue
priorità. Tutto ciò non potrà che portare slancio ed entusiasmo nella
Chiesa. Torno al suo primo discorso da Papa: chiedendo ai fedeli di
benedirlo, ha avviato un dialogo, una relazione nuova, biunivoca. Non è
un discorso a senso unico: vuol dire sentirsi parte di un’unica realtà». 32
Oltre la scelta del nome che ha quindi per alcuni un valore intepretativo
diverso o perlomeno duplice rispetto al significato reso pubblico dallo
stesso papa, il messaggio che si vuole veicolare all’esterno con esso è
comunque uno e non conosce altre letture: durante il pontificato di

80
Bergoglio, nel nome di Francesco, la Chiesa intraprenderà un nuovo
percorso. Ma quale? Quello di tornare a essere realmente poveri e con i
poveri, come fece San Francesco d’Assisi, o quella di evangelizzare e
conquistare la fiducia di regnanti e popoli lontani in nome della
Compagnia di Gesù, come fece San Francesco Saverio che in testa aveva
non la difesa della Fede come vuole il credo gesuita, bensì la difesa del
papato costi quel che costi? Il nome scelto non ci deve trarre in inganno, e
ci deve invece far capire nella sua corretta interpretazione quale sarà la
linea guida che accompagnerà la Chiesa del prossimo futuro fino... alla
fine del mondo. Per ora, infatti, al di là dei proclami di pace e povertà
frutto di pura retorica gesuita, si può intravvedere chiaramente un passo
indietro rispetto ai tentativi di “restaurazione” dottrinale e liturgica messi
in atto dal predecessore e un passo avanti verso la secolarizzazione (e
massonizzazione) della Chiesa, un’apertura richiesta dai credenti e dalla
modernità, che rischia però di trascinare la comunità dei fedeli verso la
dissoluzione estrema della tradizione. Aprirsi, infatti, alla modernità, può
condurre alla degradazione e svuotamento della dottrina in vista di
qualcos’altro. Sul futuro della Chiesa peserà l’appartenenza del pontefice
alla Compagnia di Gesù, una “formazione” che non si può nè dimenticare
nè rinnegare.
A sottolinearlo è stato ancora Padre La Manna che ha ricordato: «Il nuovo
Papa è una persona che ha ricevuto una formazione gesuitica. E chi è
stato gesuita per anni non può cancellare le sue origini. La sua
formazione ha influito sul modo in cui ha agito da arcivescovo di Buenos
Aires: quello che forma un uomo difficilmente si dimentica. Il fatto di
essere gesuita entrerà nel suo modo di servire la Chiesa». In questo caso
ricordiamoci che per alcuni ricercatori, come lo storico Jean-Charles
Pichon, e altri, i gesuiti operano come una società segreta dedita alla magia
e all’inganno; nel libro di François Ribadeau Dumas Dossier segreti di
stregoneria e di magia nera (Ed.Mediterrannee, Roma, pag.259) è
scritto: Nel “Monita Secreta” Societatis Jesu del gesuita contestatario
Jerome Zanorowski, le cui rivelazioni fecero scandalo, egli diede alla
Compagnia di Gesù l’aspetto di una setta inumana, con terribili segreti,
comandata da un “papa nero” onnipotente. Egli assicura che la
Compagnia usa poteri malefici e compie delle esecuzioni. Un punto resta
certo: i gesuiti hanno sempre accordato estrema attenzione alla magia.
Insomma anche se non tutto quello che circola sia in rete che nel campo
della letteratura, è da ritenersi genuino al 100% quando riguarda i gesuiti

81
(tipo il loro presunto giuramento ritenuto da più parti un falso), non è di
certo con l’apparente innocenza del nome Francesco che ci dovremmo far
ingannare da un gesuita, che dovremo anzi giudicare per i fatti, che almeno
per il momento sono pochi rispetto alle tante promesse fatte. Qualcuno ha
detto meglio poco che niente, quando nel luglio del 2014, Papa Francesco
ha incontrato alcune vittime della pedofilia, accolte nella sua residenza. Sei
persone provenienti da Germania, Gran Bretagna e Irlanda, accompagnate
dal cardinale di Boston Sean Patrick ÒMalley - strenuo combattente del
fenomeno della pedofilia nella sua diocesi e coordinatore della
Commissione per la tutela dei minori voluta da papa Bergoglio - hanno
partecipato a una messa celebrata dal Pontefice a Casa Santa Marta, e poi
si sono incontrati con lui in quella che però a me è sembrato gesto
simbolico più che un gesto reale vista la presenza di 6 persone e non di
600 o 6000 a Piazza San Pietro che avrebbero fatto pensare a una
rivoluzione reale del modus operandi del Vaticano. Il Papa che promette
“tolleranza zero”, dovrebbe avere il coraggio di far entrare in Vaticano le
numerose forze di polizia da tutto il mondo, che nel corso degli anni si
sono spesso trovati costretti a dover rinunciare a indagini sulla pedofilia
proprio quando trovavano ai vertici delle catene pedofile uomini del
Vaticano. E questo accade ancora oggi come vi mostrerò più in la.

82
FIG.3. Le due versioni dello stemma episcopale a confronto, prima e dopo la
modifica. Immagine tratta da:
http://giacintobutindaro.org/2013/03/27/clamoroso-il-papa-francesco-ha-fatto-
sostituire-il-simbolo-massonico-sul-suo-stemma-con-un-altro-simbolo-
massonico/

83
FIG.4. Padre Federico Lombardi ex portavoce del Papa presenta il 18 marzo
2013 in conferenza stampa la prima versione dello stemma episcopale scelta da
Francesco. Immagine tratta da:
http://gianmicheletinnirello.org/category/gesuiti/

UNO STEMMA PAPALE DAL SAPORE MASSONICO

Se il nome Francesco ha suscitato dubbi, sullo stemma papale il mistero si


fa più fitto. Infatti, la prima versione presentata ufficialmente da Padre
Lombardi il 18 marzo, è stata modificata in fretta e furia dopo pochi
giorni, cosa è successo? Per quanto ne so la prima versione presentava in
basso a sinistra (per chi guarda) un pentagramma (o pentalfa massonico)!
La stella a cinque punte è stata poi prontamente cambiata con una a otto
raggi, ma lo stemma incriminato ha avuto il tempo di fare il giro del globo
sui social network e di essere visto da chi a gli occhi per vedere. Bergoglio
ha deciso di conservare il suo vecchio stemma cardinalizio, almeno nei
tratti essenziali. Lo stemma episcopale presenta uno sfondo azzurro
sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal
predecessore Benedetto XVI (mitria collocata tra chiavi decussate d’oro e
d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema
dell’ordine della Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante
caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è
sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano
la stella (ora a otto punte) e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica
tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della
Chiesa (Stella maris, Stella del mare); mentre il fiore di nardo indica San
Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica
ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano.
Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa in apparenza avrebbe inteso
esprimere la propria particolare 33 devozione verso la Vergine Santissima e
San Giuseppe.
In realtà si cela dietro di esso un simbolismo di natura pagano-ermetica
che si ispira alla tradizione della Compagnia ispirata in buona parte dal
gesuita Athanasius Kircher (1602-1680) legato, come lo saranno sempre
anche i suoi confratelli, alle deità femminili, in particolare la Iside della
tradizione egizia o la Ishtar della tradizione assiro babilonese. Entrambe
infatti, sono rapresentate da una stella a otto punte, in particolare Ishtar il
cui culto era legato al pianeta Venere e alla prostituzione sacra che in
84
Vaticano sembra avere oggi più di un seguace. Tra l’altro Ishtar 34 ha nella
divinità Astarte la sua controparte nella tradizione fenicia35 e su queste
deità femminili si soffermerà in particolare anche Madame Blavatsky nel
suo immenso libro Iside Svelata sottolineando non solo l’aspetto fecondo e
generante che assumono in natura le divinità femminili ma anche quello
infero. Il ruolo della fondatrice della Società Teosofica, ritenuta all’origine
della moderna “New Age” che con i suoi atti di sovversione luciferina
verso l’intepretazione classica dei testi sacri è senz’altro di primaria
importanza nel successivo contesto mondialista, dove la Società Teosofica
assumerà, grazie alla Massoneria, sempre più importanza, e allo stesso
tempo ispirerà figure contro iniziatiche come il mago nero inglese Aleister
Crowley su cui mi soffermerò in seguito che si vantava di essere nato
l’anno della fondazione della Società Teosofica.
Anche Crowley, infatti, era devoto alla dea Ishtar che assumerà un ruolo
chiave nel pantheon perverso del suo culto di “Thelema” così caro agli
Illuminati contemporanei e che ricordo essere quella figura centrale che
nell’Apocalisse di San Giovanni è chiamata la «Babilonia la Grande, la
Madre delle prostitute e delle abominazioni della Terra» che per alcuni
cristiani non cattolici sarebbe da intepretare come la Città del Vaticano
della fine dei tempi. Se è pur vero che con l’avvento del giudeo
cristianesimo nella tradizione più strettamente cristiana, la stella a otto
raggi rappresenterebbe la “stella di Betlemme”, il cui compito fu quello di
condurre i Re Magi dall’Oriente alla mangiatoia di Gesù, è anche vero che
questo antico simbolo pagano ha assunto un ruolo sempre ben più nefasto
nella modernità, legato alla manipolazione mentale e alla contro
iniziazione guidata dalle sette del Nuovo Ordine Mondiale. Non a caso
alcuni anni fa nel febbraio del 2004 in una pausa musicale della famosa
manifestazione sportiva Statunitense del Super Bowl, l’attore/cantante
Justin Timberlake scioccò gli spettatori dello stadio e il pubblico televisivo
americano della CBS strappando una parte dell’indumento di pelle della
cantante Janet Jackson (sorella di Michael), mostrando al mondo il
simbolo della dea Ishtar, ovvero la stella a otto punte attaccato al
capezzolo della cantante. Quella stessa stella che è ora legata
indissolubilmente allo stemma di papa Bergoglio. Sulla musica e gli
illuminati ho tra l’altro scritto un saggio con una vasta e approfondita
ricerca sul campo dal titolo GLI ILLUMINATI, LA MUSICA E
HOLLYWOOD publicato dalla Harmakis Edizioni.

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FIG.5. La cantante Janet Jackson durante il Super Bowl del 2004. Dettaglio del
seno della cantante con la stella a otto punte che le copre il capezzolo.

Il 18 marzo 2013 lo stemma papale venne presentato ufficialmente in


conferenza stampa da Padre Federico Lombardi, anch’egli gesuita e quindi
maestro nell’arte della propaganda così cara a questo ordine, che spiegò
brevemente i simboli in esso contenuti e il motto che è tratto invece dalle
Omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; CCL 122, 149-151),
il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di San
Matteo, scrive: «Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque
eligendo vidit, ait illi Sequere me» («Vide Gesù un pubblicano e siccome
lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi»). Questa
omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia
delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare
nella vita e nell’itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San
Matteo dell’anno 1953, il giovane Jorge Mario Bergoglio sperimentò,
all’età di 17 anni, la vocazione a entrare nella Compagnia di Gesù, quella
fondata dal mago Ignazio Loyola che come ci ricorda l’attento studioso
Francois Ribadeau Dumas nella sua opera, frutto di lunghe e accurate
ricerche, dal titolo Dossier Segreti di Stregoneria e di Magia Nera36 fu per
ben cinque volte ospite delle carceri dell’inquisizione perchè tra le altre
cose “si dedicava a riunioni spiritiche, in cui trascinava giovani studenti e
ragazze che riusciva ad ipnotizzare, mettendoli in ginocchio, con le
braccia incrociate, il viso bagnato di lacrime; confessavano ad alta voce i
loro peccati e chiedevano visioni salvatrici. Egli li iniziava all’estasi. Ma
l’inquisizione [N.d.A. che non era ancora in mano ai Gesuiti] vide in questi
fatti una cerimonia che metteva in gioco forze sataniche”37. L’autore
sottolinea però che, proprio come Bergoglio, Ignazio “Era illuminato
dall’esempio di San Francesco”38, e con l’aiuto di papa Paolo IV “che lo
protesse misteriosamente”, alla fine riuscì a fondare il suo Ordine. Il
ricercatore francesco Joel Labruyere nel suo saggio Kali Yuga ci aiuta a
capire ulteriomente il vero spirito dell’elitè gesuita di cui fa parte
Bergoglio: “La Compagnia di Gesù è la società segreta più strutturata e
probabilmente più attiva sulla terra. In ogni caso è l’unica organizzazione
che abbia realmente poteri occulti concentrati ed efficaci, fatto del tutto
sconosciuto alla maggior parte delle persone» e come specifica poche
righe più avanti «non stiamo parlando del padre gesuita di base, assai
simpatico, con cui avrete avuto a che fare a scuola, in un organizzazione

87
sociale o un centro educativo. Ci riferiamo agli iniziati, ai Professi che
hanno emesso il quarto voto: è tra questi ultimi che viene reclutato il fioro
fiore della corte luciferina, i veri illuminati”39.
È proprio questo ciò che dobbiamo tenere in mente quando si esamina la
figura di Papa Francesco.Ritornando allo stemma originario presentato dal
noto portavoce del Vaticano, esso presentava in basso una stella a cinque
punte come peraltro si può chiaramente vedere tuttora dagli articoli in rete
o dal video di presentazione ancora visibile su youtube mentre andiamo in
stampa:
http://www.youtube.com/watch?v=kBkcQFH6O3M
Fermo restando che la stella, come ogni simbolo, ha molteplici significati,
nell’Apocalisse di Giovanni (22, 16) indica il Cristo40, mentre nell’araldica
la figura della Vergine, essa è notoriamente anche l’emblema della magia e
al contempo un’icona tipica della Massoneria dove è nota tra gli iniziati
come “La Stella Fiammeggiante” e prima di diventare simbolo
massonico, come viene svelato al candidato nei primi tre gradi dell’Arte
Reale, fu uno dei simboli favoriti dai pitagorici. Il pentacolo o
pentagramma ha infatti un grande peso nelle tradizioni magiche: con la
punta rivolta verso l’alto raffigura il lato positivo della magia, verso il
basso le forze infere della magia nera. La stella fiammeggiante a cinque
punte è un simbolo altrettanto importante all’interno della Massoneria
dove allude alla geometria celeste e a Dio o alla gnosi. Essa rappresenta la
luce spirituale che”illumina” il mondo. Una stella a cinque raggi era
comparsa in passato solo nello stemma di Papa Luciani la cui morte si dice
fu voluta proprio dalla Massoneria Vaticana che lo sacrificò al 33° giorno
del suo breve pontificato. A confermare questo illustre precendente è
Giorgio Aldrighetti, 70 anni, di Chioggia, araldista di fama e dignitario
pontificio: «Maria è la stella del mattino ma il disegno mi ha sorpreso: a
cinque raggi si era vista solo nello stemma di papa Luciani. Di solito,
nell’araldica ecclesiastica, i raggi stellari sono otto, come le beatitudini.
O al limite sei ».41 La cosa davvero “curiosa”, per gli esperti della materia,
è come ho già spiegato all’inizio del mio approfondimento, che la stella a
cinque punte è una icona tipica della Framassoneria . Aldrighetti ha
raccontato di aver per questo scritto alla Segreteria di Stato per avvertirli
dell’anomalia che avrebbe potuto destare sospetti. E se lo conferma un
araldista e digintario pontificio, non possiamo che concordare, non vi
pare? Lo stemma, infatti, è stato poi cambiato. Eppure non ci si può non
interrogare su questa correzione tardiva: possibile che in Vaticano non

88
fossero al corrente che il pentagramma avrebbe destato malumori? Oppure
ne erano ben consapevoli e il simbolo doveva essere mostrato e trasmesso
a chi di dovere in modo da comunicare l’appartenenza o perlomeno la
vicinanza del nuovo pontefice alla Framassoneria?
Il sito http://www.morasta.it ha segnalato ben 13 motivi per cui Papa
Francesco sarebbe massone. Alla luce di questi dati, potrei infatti
azzardare la seguente interpretazione: il pentagramma richiamerebbe la
vicinanza (se non addirittura l’affiliazione) di Bergoglio alla
potentissima Framassoneria Vaticana. Sto parlando della misteriosa
Loggia Ecclesia che lo avrebbe aiutato fin dagli anni 70 nella sua lenta ma
inesorabile ascesa al Soglio pontificio, mentre il fiore di nardo
indicherebbe quella Chiesa Universale che secondo fonti interne al
Vaticano sarebbe ora in costruzione e che dovrebbe soppiantare la Chiesa
cattolica per divenire il culto di “stato” dell’imminente governo globale,
quello voluto dal Nuovo Ordine Mondiale con in testa una certa
Massoneria che si rifà al pensiero controiniziatico e luciferino di Madame
Blavatsky. In estrema sintesi, lo stemma conterrebbe, espresso per simboli,
il programma mondalista del pontificato di Francesco: ecumenismo,
secolarizzazione e una sorta di massonizzazione della dottrina con suo
conseguente slittamento verso una Chiesa Universale, al passo con la
modernità, aperta al dialogo interreligioso e al pensiero mondialista. Una
Chiesa sempre più lontana dalla tradizione e sempre più vicina alla New
Age. Una Chiesa che possa abbracciare e contenere tutti i futuri cittadini
del Nuovo Ordine Mondiale con una Religione Unica Mondiale idea che
piace sia a Israele che al Vaticano.

89
L’ANELLO MASSONICO DEL PESCATORE DI ANIME

E ora vi parlo dell’anello del pescatore che è invece il principale simbolo


del ministero petrino o almeno dovrebbe esserlo. Il secondo simbolo,
infatti, è il pallio, che però viene condiviso con gli arcivescovi metropoliti,
quelli cioè che condividono con il papa il ministero di supervisione su altri
vescovi. L’anello invece è un simbolo esclusivo del papa ed era
anticamente usato per sigillare i brevi papali. Alla morte di un pontefice
esso veniva distrutto per impedire la produzione di documenti falsi e più
semplicemente per simboleggiare il termine del pontificato. Anche quello
di Benedetto XVI, che rappresentava Pietro sulla sua barca, è stato
obliterato con due tagli a croce, benché l’anello papale non sia più
utilizzato come sigillo da quasi due secoli. Per il suo, Papa Francesco ha
scelto fra i bozzetti disegnati dall’artista Enrico Manfrini per Paolo VI il
simbolo di Pietro con le chiavi, il simbolo, cioè, del potere di amministrare
la misericordia divina. L’anello è stato realizzato in argento dorato. Il Papa
indossa l’anello del Pescatore solamente durante le Celebrazioni papali.
Nelle altre occasioni, come gli Angelus o le Udienze, indossa l’anello
vescovile in argento. Su «Varese report» si legge: «L’anello che è stato
scelto da Papa Francesco è opera dell’artista italiano Enrico Manfrini,
uno scultore molto vicino a Paolo VI e al suo segretario, il monsignore
varesino Pasquale Macchi. Il modello scelto dal nuovo papa era stato dato
da Manfrini a monsignor Macchi. Una scelta caduta sull’anello varesino
dopo che al pontefice il maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie,
monsignor Guido Marini, lo aveva proposto insieme ad altri due modelli.
Il Papa ha scelto quello di Manfrini, l’artista romagnolo scomparso a 87
anni nel 2004 a Milano, conosciuto anche come “lo scultore dei papi”».42
Sul sito di Giacinto Butindaro (giacintobutindaro.org/) si trova però la
notizia dell’appartenza di Manfrini alla Framassoneria: «sia Enrico
Manfrini che Pasquale Macchi risultano essere massoni, infatti sono
nell’elenco di massoni presenti sul sito cattolico Non possumus dove si
legge a proposito di questo elenco: “Di seguito è riportato un elenco di
massoni ristampato con alcuni aggiornamenti dal Bulletin de l’Occident
Chrétien NR.12, luglio, 1976, (Directeur Pierre Fautrad a Fye – 72490
Bourg Le Roi.) Tutti gli uomini in questo elenco, se infatti sono massoni,
sono scomunicati dal Diritto Canonico 2338. Il nome di ogni uomo è
seguito dalla sua posizione, se conosciuta, la data in cui è stato avviato
90
alla Massoneria, il suo codice #, e il suo nome in codice, se noto. Ecco
quello che si legge a proposito dei due in lingua inglese: Macchi,
Pasquale. Cardinal. Pope Paul’s Prelate of Honour and Private Secretary
until he was excommunicated for heresy by Pope Paul VI. Was reinstated
by Secretary of State Jean Villot, and made a Cardinal. 4-23-58; # 5463-2.
“MAPA.” Manfrini, Enrico. Lay Consultor of Pontifical Commission of
Sacred Art (laico consultore della Pontificia Commissione per l’arte
sacra). 2-21-68; # 968-c. “MANE”43».
Anche in questo caso la notizia che l’artista Manfrini fosse Massone è
passata inosservata, ma vi assicuro che non è l’unico artista massone a
mettersi negli ultimi anni a disposizione del Papa gesuita, che
specialmente all’interno del Gran Oriente d’Italia ha numerosi agenti e
infiltrati pronti a servirlo come artisti, perchè il contrasto tra Chiesa e
Massoneria è insanabile solo per i “profani”.

91
FIG.6. Dettaglio delle scarpe nere indossate da Papa Francesco. Immagine tratta
da: http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-
articolo/articolo/francesco-francis-francisco-24079/

92
FIG.7. Le scarpe rosse di Benedetto XVI, realizzate dall’artigiano Adriano
Stefanelli. Immagine tratta da:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/benedetto-xvi-il-guardaroba-papale-
scarpe-rosse-e-abiti-di-altri-tempi/516036/#foto-papa-con-scarpe-rosse

MEGLIO LE SCARPE NERE O LE SCARPE ROSSE?

A ulteriore sostegno dell’immagine umile di Francesco va citata l’assenza


di paramenti rossi. Anche sull’abbigliamento, Francesco e Benedetto XVI
non potrebbero essere più diversi. Il primo apparentemente semplice e
innovatore, il secondo tradizionalista e regale anche nei dettagli.
In otto anni di pontificato Benedetto XVI ha rispolverato dall’armadio
papale abiti caduti ormai in disuso e paramenti utilizzati dal suo lontano
predecessore Pio IX, l’ultimo Papa-re dello Stato Pontificio. Nel 2007 la
rivista statunitense «Esquire», che si occupa prevalentemente di moda
maschile, dedicò un ampio reportage all’abbigliamento di Benedetto XVI
e a un accessorio in particolare: le famosissime scarpe rosse made in
Novara, a opera dell’artigiano Adriano Stefanelli 44.
Francesco, invece, è stato lodato per la sua semplicità, per la veste bianca e
le scarpe nere. A differenza del predecessore, infatti, non calza mai scarpe
rosse e ha espressamente richiesto al suo calzolaio argentino di fiducia di
continuare a fornirgli il vecchio modello di scarpe nere. Perchè? È solo
una scelta stilistica o c’è qualcos’altro? In molti hanno visto in questa
scelta, un gesto di povertà e adesione al modello francescano. Eppure, al di
là della propaganda gesuita di Bergoglio e della qualità artigiana delle
scarpe di Benedetto XVI, il rosso delle calzature, così come il rosso della
veste o fascia cardinalizia, ha in fondo un significato ben specifico che
allude al sangue di Cristo. I pontefici vestono la mozzetta (mantellina
corta, chiusa sul petto da una serie di bottoni) e la stola pontifica di color
rosso in segno di regalità (da un lato), dall’altro perchè il rosso ricorda il
sangue che dovrebbero essere tenuti a versare per la Chiesa. Nei riti di
intronizzazione e di coronazione pontifici fin dal medioevo si introdusse
l’uso di ammantare subito dopo l’elezione, con la cappa rubea, o purpurea,
il neo eletto Pontefice. Questo rituale affiancava così l’atto formale di
adozione del nuovo nome45. Per i pontefici la mozzetta è di raso rosso
senza bordo di ermellino da Pentecoste all’8 dicembre, di velluto rosso con
bordo di ermellino dall’8 dicembre fino a Pasqua, e di damasco bianco con
bordo di ermellino da Pasqua a Pentecoste. La mozzetta del Papa è l’unica
93
ad essere dotata di un piccolo cappuccio, il cocullo, dopo che per i
cardinali e i vescovi è stato soppresso dal Concilio Vaticano II, mentre
sussiste per gli abati di vari ordini. Papa Francesco non l’ha ancora
indossata, nemmeno affacciandosi al balcone della Loggia Centrale della
Basilica di San Pietro dopo l’annuncio della sua elezione, contrariamente a
quanto fatto dai suoi predecessori. Per giustificare la scelta di non
indossare i paramenti sacri, Radio Vaticana ha diffuso la diceria secondo la
quale Bergoglio avrebbe replicato stizzito al gran cerimoniere che voleva
fargli indossare mozzetta, rocchetto e croce dorata: «li metta lei, io questi
non li metto». Un modo per diffondere fin dalla sua coronazione la visione
di un Papa controcorrente, semplice e umile come vuole l’arte della
propaganda gesuita. Francesco, però, non solo non indossa nulla di rosso
ma fa di solito riferimento a sè come “Vescovo di Roma” e non come
“Papa”: si potrebbe concludere che rinneghi la sua “regalità”, se non
addirittura il sacrificio che ogni pontefice dovrebbe essere pronto a
compiere per la comunità dei fedeli. Dall’altro dimostra chiaramente di
essere soltanto un reggente temporale del trono petrino: finchè Benedetto
XVI sarà in vita, il Santo Padre sarà lui e Francesco sarà “solo” il Vescovo
di Roma ecco perchè nonostante questo libro sia in parte dedicato a
Bergoglio è doveroso parlare anche di quello che ormai potremmo definire
“il Papa Ombra” il vero manipolatore occulto della Santa Sede. Dal 1°
maggio 2013, tra l’altro data simbolica, visto che il 1° maggio 1776 venne
fondato l’Ordine degli Illuminati di Baviera, Ratzinger si è trasferito al
suo nuovo appartamento in Vaticano, al primo piano del monastero Mater
Ecclesiae, dietro la Basilica di San Pietro; da qui il Papa emerito
Benedetto XVI guarda le meraviglie dei giardini del Vaticano. E ogni
giorno fa una passeggiata tra alberi, siepi, rose, le fontane e l’orto. Di
solito lo accompagna quello che molti insider del Vaticano segnalano
essere il suo amante, il fido monsignor Georg Gänswein, suo segretario e
prefetto della Casa Pontificia, al suo fianco ufficialmente dal 2003.
Monsignor Gänswein, che è impegnato in molte occasioni ufficiali anche
accanto a Papa Francesco, dimostrando qui il suo ruolo di messaggero di
fiducia tra Ratzinger e Bergoglio, abita con quello che pare a tutti gli
effetti il suo compagno, ovvero Ratzinger presso questo monastero del
Vaticano. Lì il Papa emerito, vive una realtà, che oltre ad avere questa
supposta vena ascetica e monastica, di cui ho parlato fin dall’inizio del
libro, pare essere a tratti, soprattutto quando si mette a giocare con i suoi
cagnolini o a suonare il piano per Georg, più simile al tardo Liberace

94
(1919 –1987), musicista e presunto omosessuale, che come Ratzinger di
sicuro non confesserà mai questa sua tendenza, in quanto metterebbe fine a
2000 anni di ipocrisie. Il monastero, fatto costruire da Giovanni Paolo II, si
trova non lontano da Santa Marta, tra l’altro la residenza dove Bergoglio
ha scelto di vivere “in povertà”, preferendola al Palazzo apostolico. Così, i
due papi sono convenientemente anche vicini di casa il che confermerebbe
ancora una volta se c’è ne fosse bisogno il ruolo importantissimo di
Ratzinger che per molti rimane non solo il vero Papa, ma anche colui che
ha ancora in mano le chiavi segrete della finanza Vaticana. E anche se il
settimanale tedesco Der Spiegel parla apertamente di riciclaggio del
denaro sporco, da parte dello IOR e di operazioni connesse con mafie e
multinazionali, tema che tratterò anche più in questo libro, e proprio la
JPMorgan e la sua filiale di Francoforte in Germania il principale alleato di
Ratzinger che avrebbe trasferito lì tutti gli assetti in lingotti d’oro legati
alla sua persona e i numerosi conti cifrati dello IOR appartenenti ai “Soliti
Ignoti”, questo ovviamente prima di mollare il papato e aprire alle
ispezioni esterne richieste più volte negli ultimi anni dalle autorità anti
riciclaggio internazionali. E nonostante la magistratura italiana abbia
avviato da Roma, una rogatoria internazionale per conoscere i movimenti
di denaro della Santa Sede nel Paese natale di Papa Ratzinger, e siano stati
messi sotto la lente d’ingrandimento i conti alla Jp Morgan di Francoforte,
alla fine a mio modesto parere, il successo delle indagini è stato soltanto
parziale visto l’ostracismo delle utorità tedesche e alla fine il tutto si è
chiuso con un nulla di fatto.
Un paio d’anni fa la Procura di Roma nel marzo 2014 ha citato a giudizio
l’ex direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani, e il suo vice Massimo
Tulli per violazione di due articoli del decreto del 2007 sul riciclaggio, ma
ovviamente non è stato implicato in alcun modo Ratzinger. L’indagine in
questione sarebbe invece da perseguire e nasce nel 2010 con il sequestro di
23 milioni di euro destinati a essere trasferiti, su input dell’allora dirigenza
dell’Istituto per le Opere di religione, da una filiale del Credito Artigiano
alla Banca del Fucino alla J.P. Morgan Frankfurt in violazione della
normativa antiriciclaggio. In questo contesto troviamo essere una figura
chiave dell’aristocrazia nera Lorenzo Colonna di Paliano vice presidente
della JP Morgan un altro intocabile della serie su cui bisognerebbe
indagare di più.

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FIG.8. Benedetto XVI con mozzetta rossa. Immagine tratta da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/benedetto-xvi-il-guardaroba-papale-
scarpe-rosse-e-abiti-di-altri-tempi/516036/

IL “CORDONE SANITARIO” DEI GESUITI PER PAPA


FRANCESCO

Bergoglio, in virtù del quarto voto del suo Ordine - in quanto gesuita -
deve totale obbedienza al pontefice vivente, che è e rimane Benedetto
XVI. Anche per questo potrebbe aver scelto di non abitare
nell’appartamento papale, anche se in Vaticano si vocifera che la scelta
non sia stata fatta solo per questo motivo. La scelta dipenderebbe infatti
dalla sua sicurezza personale messa in discussione da numerosi nemici
presenti nei Sacri Palazzi, quelli che magari avrebbero preferito uno come
Scola a Bergoglio. All’interno delle mura leonine il papa sarebbe infatti
molto più vulnerabile rispetto alla sua attuale residenza, ovvero la Casa di
Santa Marta, dove è protetto da quello che il Vaticanista del quotidiano
«La Republica» Marco Ansaldo definì, a pochi giorni dalla sua elezione, la
creazione di un “cordone sanitario” da parte dei gesuiti per protegere
Bergoglio. Scriveva infatti Ansaldo: «Il pericolo è avvertito a tale punto
che i gesuiti, l’ordine di appartenenza di Jorge Mario, stanno
pensando a una sorta di loro “cordone sanitario” con cui sostenere il
Papa, fino a quando non farà le sue scelte definitive. “Spettano infatti
a lui le decisioni strategiche fondamentali”, osserva un alto esponente
della Compagnia di Gesù».46
Questa scelta di rimanere a Santa Marta sembrerebbe quindi legata non a
questioni di stampo “francescano”, che lo distinguerebbe dai suoi
predecessori, ma a una decisione presa dai suoi fedelissimi e legata a un
fattore di sicurezza interno. Questa indiscrezione mi viene confermata da
un esponente di alto livello dei Cavalieri del Santo Sepolcro il Cav.
Luciano Sciandra che mi ha personalmente raccontato che ogni volta che
il Papa mangia ha con sè tre gesuiti che a fasi alterne svolgono il ruolo di
“assagiatore di corte” per garantire al Santo Padre che non ci sia nessun
tipo di “spiacevole sorpresa”. Questa tradizione riportata in auge da Papa
Francesco. Se la notizia venisse ulteriomente confermata, ci riporterebbe ai
tempi bui in cui i regnanti si dovevano tutelare contro tutto e tutti ed
esisteva quindi la professione di “assaggiatore di corte” ovvero di colui

97
che aveva l’opportunità di gustarsi i fantastici cibi destinati ai regnanti per
la delizia del suo palato, ma poteva anche imbattersi negli errori di un
cuoco sbadato o, peggio ancora, in piatti addizionati con qualche goccia di
veleno letale che a detta di molti storici hanno fatto fuori più di un
pontefice.
E poi ci sono le rivelazioni fatte un piao di anni fa da un magistrato che
sembrerebbero preoccupare (almeno in apparenza) la Santa Sede su
un’ipotetica e a mio giudizio improbabile vendetta della ‘ndrangheta (la
mafia calabrese) contro Papa Francesco. Comunque Papa Francesco nel
mirino delle cosche? Ipotesi credibile secondo il buon Nicola Gratteri il
noto procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che intervistato da «Il Fatto
Quotidiano» ebbe a dire: «Chi si è nutrito del potere della Chiesa è
nervoso. Se i boss potessero, gli farebbero lo sgambetto: è un pericolo».
Secondo il magistrato, Bergoglio sarebbe in pericolo quindi perché «sta
smontando centri di potere economico nella Santa Sede su cui i boss
contavano». Cosa che poi non ha mai fatto in realtà, ma per Gratteri nella
criminalità organizzata con l’arrivo di Papa Francesco è un punto di
riferimento che viene meno: «Prima di ammazzare un ‘ndranghetista
prega. E i preti vanno di continuo a casa dei boss a bere il caffè». Sono
cambiate le cose caro Gratteri? Non credo proprio, ma continuiamo a
leggere le sue affermazioni: «Non trovo covo dove manchi un’immagine
della Madonna o di San Michele Arcangelo», aggiugendo, «L’88% dei
mafiosi si dichiara religioso. Si rivolgono alla Madonna per avere
protezione. Pensano di essere nel giusto». Il punto debole di questa
relazione direi atavica tra malavita e Chiesa sarebbe dato dal fatto che
Papa Francesco, dice Gratteri, «rema contro il lusso. E punta a fare pulizia
totale». Davvero Gratteri? Credo che se una figura come la sua creda a
questo ingnobile teatrino, e a questa propaganda gesuita, stiamo messi
veramente male. Per Gratteri invece la criminalità organizzata trema:
«Quella finanziaria è preoccupata da questi comportamenti», ha
continuato il magistrato, «chi finora s’è nutrito del potere e della ricchezza
che derivano direttamente dalla Chiesa, è nervoso, agitato. Bergoglio sta
smontando centri di potere economico in Vaticano». Ragionamento giusto
se i gesuiti come Bergoglio non fossero loro stessi dei mafiosi. Ma per
Gratteri autore al tempo di queste dichiarazioni del libro Acqua
Santissima47: «se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero».
Davvero Gratteri? A me pare tutta propaganda visto che da quando è
arrivato Papa Francesco nulla è cambiato in Vaticano, in Calabria come in

98
Sicilia, nel rapporto Mafia-Chiesa. Ma Gratteri tuttavia affermava: «Non
so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa, ma
di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso».48 Davvero? Chi scrive
ritiene comunque che al di là di tutto, Papa Bergoglio non abbia nessuna
intenzione di recarsi a vivere nella sua residenza ufficiale, ne adesso ne
mai, non per via delle mafie o delle minaccie esterne ma per via dei suoi
nemici interni alla Chiesa stessa, almeno che i suoi nemici non vengano
sgominati in una sola notte, cosa alquanto improbabile nell’era della
trasparenza, dove l’eliminazione fisica di un numero così elevato di
membri di alto livello della gerarchia vaticana darebbe sicuramente il via a
mille speculazioni da parte dei media. Rimane inoltre il fattore Ratzinger
che, finché rimane in vita, esercita comunque un potere “regale” e occulto
sul Vaticano che papa Francesco non otterrà nella sua pienezza fino alla
morte del suo predecessore. In conclusione, scarpe rosse, mozzetta,
appartamento apostolico e le altre insegne “regali” potrebbero essere
utilizzate da Francesco solo dopo il trapasso terreno di Ratzinger, o
potrebbero non esserlo mai, visto che per papa Francesco e i suoi gesuiti,
nella migliore tradizione di Sant’Ignazio sanno bene che l’essere e il
potere sono più importanti che l’apparire e il fare il burattino di turno dei
potenti. In fondo dopo quasi 500 anni i gesuiti sono finalmente giunti al
vertice della piramide Vaticana, un’oppurtunità unica per attuare il loro
piano mondialista con l’aiuto dell’ebraismo e della Massoneria ormai
corrotta... Questo è l’unico vero obiettivo che può interessare il papa
bianco Jorge Mario Bergoglio e quello nero Adolfo Nicolàs Pachòn
(Villamuriel de Cerrato, 29 aprile 1936). Ricordiamoci che la Compagnia
di Gesù fu bandita dalla sola Europa ben settantaquattro volte, l’ordine
venne addirittura soppresso da papa Clemente XIV il 21 luglio del 1773
con il breve Dominus ac Redemptor noster per i suoi scandali, le libertà,
eresie, inquietanti compromessi, intrighi politici e infine teorie e pratiche
che appartenevano alla stregoneria ma il popolo profano e ignorante di tale
malefatte è ancora pronto a regalare bagni di folla a Papa Francesco.
Io invece seguirò il suo consiglio fatto a più riprese durante i suoi
interventi pubblici da Papa Francesco, ovvero quello di andare
controcorrente.49 Concetto che ha ribadito anche a Cracovia, durante la
Giornata Mondiale della Gioventù, che per me personalmente significa
criticare questo inutile teatrino gesuita, frutto del peggior compromesso
diabolico e della menzogna, costi quel che costi, e vi assicuro non è stato
facile. Guardate per esempio quello che mi è successo con il libro di cui

99
sono stato co-autore L’Ultimo Papa. Massoneria e Gesuiti in Vaticano,
l’agonia della Chiesa Cattolica, con cui ho ricevuto da subito critiche
ferocissime da certi colleghi come il Professor Gianluca Marletta in realtà
un agente della disinformazione gesuita, e poi addirittura censurato dalla
maggioranza delle librerie cattoliche, e infine nonostante stesse andando
alla grande sul mercato italiano con il tutto esaurito della prima edizione,
venne tuttavia sabotato dal suo stesso editore, che si è poi rifiutato di
stampare ulteriori edizioni e ha rinunciato al progetto per compiacere
pressioni esterne. Ma siamo in Italia, stato vassallo del Vaticano e può
accadere anche questo purtroppo. Ricordiamo a questi signori e a coloro
che tuttora provano a sabotare in ogni modo e con ogni bugia l’autore di
questo libro, che egli non ha paura di niente e di nessuno, e nonostante non
mi sia più permesso l’accesso ai media nazionali per le mie critiche contro
l’attuale sistema cattocomunista, io vado avanti e un giorno mostrerò al
tipico cattocomunista, che è una persona che ha idee di sinistra, il
portafoglio di destra ed è un assiduo frequentatore di ambienti
ecclesiastici, che vivere nell’ipocrisia e nel buonismo non porta a creare
una società sana e duratura, ma bensì una dittatura dei bimbominkia e dei
giocatori di Pokemon, insomma il nulla che avanza, quello che incarna
pienamente Matteo Renzi. Da boy scout a vincitore di 48 milioni di
vecchie lire alla Ruota della fortuna di Mike, da discepolo di Ciriaco De
Mita, a sindaco di Firenze e poi premier a palazzo Chigi, il più giovane
presidente del Consiglio della storia della Repubblica, Matteo Renzi, è in
realtà il servo sciocco ideale dei poteri forti, e dei gesuiti, soprattutto in
questa fase storica in cui la Compagnia di Gesù sta esercitando più che mai
il suo potere a tutti i livelli sulla politica nazionale e internazionale. E pare
sia la Sardegna il rifugio favorito dell’anima di Matteo Renzi, che da
diversi anni con sua moglie Agnese trasloca regolarmente per alcuni giorni
l’anno nell’isola per vedersi con il gesuita padre Enrico Deidda,
superiore della comunità dei gesuiti di San Michele.50 E’ lui il gesuita che
da anni guida il bimbo minkia negli esercizi spirituali di S.Ignazio di
Loyola che Renzi e la moglie svolgono vicino a Quartu. Serviranno a
qualcosa? Don Deidda, riservatissimo e molto schivo non parla volentieri
del suo rapporto con Renzi. Tuttavia negli anni passati, ogni estate Renzi
sceglieva il sud della Sardegna per una breve vacanza che dedicava in
modo particolare alla cura dell’anima attraverso gli esercizi spirituali creati
dal fondatore dei gesuiti. Presenza che ora pare si è fatta meno assidua
visto i suoi numerosi impegni, ma ricordate che Renzi è un agente dei

100
gesuiti e questo legame come Don Deidda lo prova oltre ogni raggionevole
dubbio.

101
30. Ermes Ronchi, Divina seduzione. Storie di conversione: Paolo, Pacomio,
Agostino, Ignazio, saggistica Paoline, Milano 2004, p.84.

102
31. http://www.disinformazio ne.it/papa_francesco.htm Archiviato 3 luglio 2016,
neretto nostro.

103
32.http://www.huffingtonpost.it/2013/03/13/papa-gesuita-intervista-padre-
giovanni-la manna_n_2870717.html Archiviato 3 luglio 2016, neretto nostro.

104
33.http://attualita.vatican.va/sala-stampa/bollettino/2013/03/18/news/30649.html
Archiviato 3 luglio 2016.

105
34. Hugo Gressmann, Julian Obermann,The tower of Babel. Jewish Institute of
Religion Press, New York 1928. p. 81.

106
35. Carl G.Liungman. Symbols: Encyclopedia of Western Signs and Ideograms.
HME Publishing, Lidingö, Svezia 2004, p. 228.

107
36. Francois Ribadeau Dumas, DOSSIER SEGRETI di STREGONERIA e di
MAGIA NERA (Trad.di Maddalena Casalis), Edizioni Mediterranee,Roma 2005 pp.
260-261.

108
37. Ibid.

109
38. Ivi.

110
39. Joël Labruyère,Kali Yuga, Lumi sulla civiltà dell’Era Nera (Trad. di Angelo
Bianchetti) Editions l’ile Blanche, 2012 , pp. 115-116.

111
40.Cristo come «stella splendente del mattino», (Apocalisse 22, 16).

112
41.http://www.linkiesta.it/stemma-anello-francesco-bergoglio Archiviato 7 luglio
2016.

113
42.http://www.varesereport.it/2013/03/18/lanello-del-varesino-monsignor-macchi-
al-dito-di-papa-francesco/ Archiviato 7 luglio 2016.

114
43.http://giacintobutindaro.org/2013/03/19/lanello-del-pescatore-del-nuovo-papa-
francesco-e-stato-fatto-da-un-massone/ Archiviato 7 luglio 2016.

115
44.http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/28/benedetto-xvi-il-guardaroba-papale-
scarpe-rosse-e-abiti-di-altri-tempi/516036/#foto-papa-con-camauro-2 Archiviato 7
luglio 2016.

116
45.http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/cultura/2010/159q08a1.html
Archiviato 20 giugno 2016.

117
46.http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/18/news/governo_papa-54795283/
Archiviato 20 giugno 2016.

118
47.Cfr. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Acqua Santissima – La Chiesa e la
‘ndrangheta: storia di potere, silenzi e assoluzioni, Mondadori, Milano 2013.

119
48.http://www.affaritaliani.it/cronache/la-ndrangheta-vuole-uccidere-papa-
francesco131113.html?refresh_c Archiviato il 6 luglio 2016.

120
49.http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/07/31/papa-francesco-giovani-
non-fatevi-anestetizzare-anima_LzRZzIuFI1fe3jOjf5ibAI.html Archiviato il 6
luglio 2016.

121
50.Cfr.http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/12/10/news/ecco-la-guida-
spirituale-di-matteo-1.8277060?refresh_ce Archiviato il 6 luglio 2016.

122
CAPITOLO IV

CRISLAM E LA CRISI DEL VATICANO


RATZINGER L’ULTIMO DIFENSORE DELLA FEDE

“Una mente brillante può anche mutare pensiero brillantemente”51 gli


faceva eco quasi settecento anni dopo Wolfgang Beinert, ex alunno e
collega di Joseph Ratzinger, poi suo successore alla cattedra di Dogmatica
e Storia dei Dogmi di Ratisbona. Con questa ironica dichiarazione Beinert
salutava l’avvento di Benedetto XVI. Quasi una prefigurazione della
decisione di abdicare (e degli altalenanti rapporti che il Porporato avrebbe
adottato con la Massoneria ecclesiastica e i fautori dell’ideologia
mondialista). Mente brillante, Benedetto XVI si è dimostrato però fragile
al timone della Chiesa, più sensibile alla teologia che non
all’organizzazione del “gregge”, più a suo agio tra i libri che non tra i
fedeli, così fragile (o ricattabile?) da mutare completamente posizione, ad
esempio, sul delicato tema della globalizzazione e del Nuovo Ordine
Mondiale, come vi mostrerò a breve. Come aveva fatto a capo della
Congregazione per la Dottrina della Fede, Ratzinger, durante i suoi sette
anni e mezzo di pontificato, non è mai sceso a compromessi in materia
teologica, se non per arenarsi contro gli scogli di quella Chiesa che
all’indomani della sua abdicazione avrebbe definito “deturpata”.
Ratzinger, il cardinale che non voleva diventare Papa, che aveva espresso
più volte il desiderio di ritirarsi piuttosto in preghiera cosa che alla fine ha
fatto, ha fallito l’appuntamento con la storia, mancando di leadership e
inanellando una crisi dietro l’altra. Incapace di traghettare la comunità dei
fedeli in un momento tanto problematico, complice la drammatica
congiuntura economica e i complessi equilibri internazionali. È infatti sul
fronte geopolitico che Ratzinger, al contrario di Giovanni Paolo II, ha
dimostrato i suoi limiti. Da guardiano della fede, durante il pontificato di
Wojtyla, Ratzinger è rimasto ai margini delle decisioni “politiche” della
Chiesa e delle prese di posizione del suo predecessore, salendo al Trono

123
pontificio impreparato su questo fronte. Perché il Pontefice aveva cercato
di avviare un’operazione di trasparenza totale all’interno dello IOR ma ha
lasciato che il suo slancio riformatore si arenasse contro lo scoglio del suo
stesso Segretario di Stato, Tarcisio Bertone? Perché Benedetto XVI,
sempre così attento a dosare parole e interventi, costante nel condannare
gli eccessi del capitalismo, del nichilismo e del materialismo
contemporanei, ha lasciato che l’amico e presidente della banca vaticana,
Ettore Gotti Tedeschi, solidale nel tentativo di riportare su binari etici lo
IOR, venisse sfiduciato con l’inganno dal consiglio di amministrazione.
Perché ha cambiato opinione su un tema scottante come quello del Nuovo
Ordine Mondiale? La condanna all’ideologia mondialista, espressa
nell’introduzione al saggio Nuovo Disordine Mondiale di Michel
Schooyans, cede il passo nell’Omelia di Natale 2005, a pochi mesi dalla
sua elezione al trono pontificio, a un invito ad abbracciare il Nuovo Ordine
Mondiale, la cui ideologia di fondo nata e sviluppatasi in ambito
protestante, è palesemente anticristiana.
Che cosa è successo in questi anni? Chi o che cosa gli ha fatto cambiare
radicalmente idea decidendo di “scendere” dalla Croce e dunque,
abbandonare il modello cristiano di sacrificio totale che richiederebbe la
posizione di Papa. Abbandonare il ministero petrino significa infatti
fuggire dall’esempio di Gesù che ha compiuto la volontà divina
sacrificandosi e offrendo il suo sangue per la salvezza dell’umanità.
Secondo questa interpretazione, il gesto di Benedetto XVI sarebbe stato
“pavido”, un “gran rifiuto” per dirla alla Dante, inconciliabile con il ruolo
stesso di Vicario di Cristo. Nel Vangelo di Marco (Mc 10, 35 42-45),
infatti, troviamo scritto: «Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: “Voi
sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro
grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol
essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra
voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere
servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”». In
effetti Gesù ha stabilito che il suo trono fosse una croce e la sua corona
fosse quella di spine: il suo Vicario dovrebbe seguire la sua immagine
anche a rischio del martirio, avocando a sé un potere contro il Male ma
non un potere mondano.
Il Pontefice dovrebbe essere, come ci ricorda Antonio Socci, un «Servus
servorum Dei»52, non un “sovrano” o il “capo”. Benedetto XVI ha ripetuto
molte volte durante il suo pontificato che il ministero di Pietro in sé è

124
misteriosamente legato al sacrificio, eppure da quel Trono ha scelto di
scendere. Nessuno, nemmeno il Papa è ovviamente esonerato dalla morte e
Benedetto XVI ora si sente “debole” di fronte alla morte e nell’ultimo libro
– intervista di Peter Seewald publicato nel Settembre 2016 spiega come si
sta preparando al fatidico momento. Claudio Cartaldo commenta così la
cosa per «Il Giornale» nel luglio 2016: Benedetto XVI non ha detto tutto. E
non lo dirà. Molti segreti vaticani se li porterà nella tomba forse anche
per il bene della Chiesa. “Ammette di aver preso appunti e note nel corso
del Pontificato”, scrive il Corriere, e lo ha fatto su molte cose. Ma
distruggerà tutti gli appunti. E allora dove sta il suo rispetto per il
Vangelo? Gesù disse: Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e
quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. (Mt 10, 27)
Ovviamente questo non vale per il Vaticano, per quanto riguarda le sue
“dimissioni”. Scriveva il noto intellettuale cattolico Enrico Maria
Radaelli, docente di Filosofia dell’Estetica dopo le dimissioni di
Ratzinger: “La carica ricoperta da un Papa è carica dove il sacrificio è
natura sua indistruttibile e assoluta conditio a priori a ogni altra
considerazione. […] La croce è lo status di ogni cristiano: Cristo,
crocevia tra Dio e gli uomini, Imago dell’Immagine di Dio per
rappresentare dai Cieli Dio agli uomini e dalla terra gli uomini a Dio; è il
modello esemplare a ogni suo seguace. Non c’è seguace di Cristo, non c’è
“cristiano” cui la croce possa essere alleggerita, né tantomeno tolta”.53

125
L’INIZIO DI UNA CRISI SENZA FINE

Già dopo soli quattro anni di pontificato Ratzinger si era trovato a


sperimentare «… il fallimento di decisioni che immaginava proficue, tocca
con mano l’inefficacia di chi nella Curia dovrebbe sostenerlo, assiste
impotente ad una rivolta che si propaga sui media. Cosa più amara di
tutte, è costretto ad aprire gli occhi sulla spaccatura radicale emersa nel
mondo cattolico rispetto alla sua linea», scriveva Marco Politi nel suo
libro ben documentato Joseph Ratzinger. Crisi di un Papato. Eppure, non
erano ancora scoppiati lo scandalo pedofilia e il caso Vatileaks 1, semmai
è solo l’inizio di una crisi irreversibile che l’ha portato a comprendere
quanto drammatica fosse la situazione che l’aveva fatto diventare un para-
fulmine della frangia deviata del clero. Benedetto XVI, infatti, invece di
essere protetto dalla sua Curia si è improvisamente trovato nella
paradossale posizione di esporsi per difendere più volte i suoi prelati,
primo tra tutti il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, accusato dai più di
incapacità gestionale della macchina curiale. A causa del suo spirito
“ortodosso” e impolitico (Politi lo definisce a ragione “polarizzante”),
fermo e intransigente in materia dottrinale, troppo colto per la massa dei
credenti, in apparenza lontano dalle folle, «un professore con la testa tra le
nuvole» come lo ha definito Giuliano Ferrara, l’immagine di Ratzinger è
stata più volte strumentalizzata e attaccata da ogni dove, relegandolo in un
ruolo di solitudine e incomprensione. Il cul de sac in cui si è trovato
Ratzinger è in parte dovuto all’aver ingenuamente creduto, all’inizio del
suo pontificato, di poter riservare a sé la missione di guidare e ispirare
teologicamente i fedeli, delegando a Bertone e ai suoi collaboratori la
gestione pratica della Chiesa. La comunità dei fedeli, però, aveva bisogno
di un leader di polso, pubblicamente aperto alla modernità senza però
dover tradire (almeno inizialmente) il messaggio cristiano, e possibilmente
sensibile ai mutamenti della società, insomma già da allora era chiaro che
servisse un gesuita. L’ormai Papa emerito finì invece più volte durante il
suo pontificato nell’occhio del ciclone, scontentando un pochino tutti:
l’Islam, la comunità ebraica, lo stesso mondo cattolico per la messa
preconciliare e i negoziati con i lefebvriani, il mondo intero per la
scomunica tolta al vescovo negazionista Richard Williamson, gli scienziati
per le sue dichiarazioni sul preservativo durante il viaggio in Africa, i
fedeli per lo scandalo pedofilia.

126
Il pontefice ha di fatto consegnato al suo successore una Chiesa vittima
dell’immobilismo e del disordine, una Chiesa «stanca»54, come ebbe a
definirla Carlo Maria Martini che pochi giorni prima di morire invitava la
Chiesa stessa, «indietro di 200 anni»55, a una «conversione»56. Scriveva
Politi ancora nel 2012, prevedendo con lungimiranza la possibilità di
abdicazione papale: «La deriva odierna (che preoccupa gli ambienti del
Cattolicesimo italiano e mondiale più fedeli all’istituzione) e l’immagine
di caos vaticano che si sta diffondendo sono prodotti di questa assenza di
leadership. Mentre il Papa via via rinunciava al contatto diretto e
sistematico con i nunzi e i vescovi (a causa della stanchezza li vede solo
collettivamente), il Segretario di Stato diventava sempre più accentratore
e intollerante verso posizioni diverse dalle sue. Fino al punto da esigere
che i cardinali debbano passare attraverso di lui, se vogliono parlare con
il pontefice. Il nocciolo dei conflitti sotterranei, deflagrati nella diffusione
di documenti segreti all’esterno, si ritrova nell’intreccio tra soldi e potere
e sempre lì riappare la figura del cardinale Bertone. Nello scontro con il
cardinale Tettamanzi per la presidenza dell’Istituto Toniolo. Nella
cacciata di mons. Viganò. Nei conflitti con il cardinale Nicora per la
trasparenza dello IOR. Nello scontro sotterraneo con Gotti Tedeschi per le
manovre avventurose intorno al San Raffaele».57 Emerge così il quadro di
una Chiesa vittima di personalismi e culla di apostasia, come ammise lo
stesso Ratzinger il 13 febbraio 2013, alzando il sipario su un panorama
desolante, fatto di intrighi, tradimenti, veleni. È come se la guida del
Pontefice si fosse trovata a un bivio senza essere in grado di proseguire: da
un lato l’intenzione di “ripulire” la Chiesa dall’interno, dall’altra
l’incapacità di attuare quanto progettato a causa degli scontri sotterranei
rivelati dal caso Vatileaks, del disordine burocratico, ma anche di probabili
pressioni “esterne” che hanno rivelato la fragilità e i limiti dell’uomo
Ratzinger, votato più alla teologia che alla leadership. Oppure, possiamo
presumere, lo stesso Pontefice è sceso deliberatamente a compromessi con
alcuni gruppi di Potere, Massoneria ecclesiastica e fautori del Nuovo
Ordine Mondiale? Quest’ultima opzione non è da escludere, in quanto
Ratzinger, avendo servito Giovanni Paolo II come Segretario di Stato, era
ben consapevole di quanto lo aspettava e non ne ha mai fatto mistero. A
partire da quella invocazione rivolta ai fedeli con cui ha avuto inizio il suo
pontificato: «Non lasciatemi solo, pregate per me, perché io non fugga per
paura dinanzi ai lupi». Un’insolita implorazione che oggi risuona come
un’inquietante prefigurazione rispetto ad un avvenimento senza precedenti

127
nella storia moderna come quello dell’abdicazione di un Papa. Nel primo
anniversario del suo pontificato Benedetto XVI aveva ribadito
quell’esortazione ai fedeli, quasi a indicare tra le righe che i pericoli che
aveva profilato un anno prima rischiavano di concretizzarsi: «Chiedo a
ciascuno di continuare a sostenermi, pregando Iddio perché mi conceda di
essere pastore mite e fermo della sua Chiesa». Se rileggiamo inoltre le
dichiarazioni precedenti di Benedetto XVI, da quando era ancora
Segretario di Stato fino all’abdicazione si nota come egli non abbia mai
nascosto la sua preoccupazione per lo stato di salute della Chiesa e il suo
destino. Alla Via Crucis del 2005, pochi giorni prima della morte di
Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger denunciò con forza in
mondovisione la “sporcizia nella Chiesa”. Questo non sarebbe stato né il
primo, né l’ultimo intervento contro la crisi dell’Istituzione. In pieno
scandalo pedofilia il 19 marzo 2010 venne diffuso uno dei documenti più
coraggiosi del suo pontificato, la Lettera ai cattolici d’Irlanda dove
Benedetto XVI confessò i gravi peccati che si sono consumati per decenni
all’interno della comunità irlandese e si assunse la responsabilità dei
crimini commessi dal clero: «A suo nome [della Chiesa] esprimo vergogna
e rimorso».
Ratzinger aveva già riconosciuto nel 2008 la colpa dei sacerdoti pedofili
confessando durante il viaggio in aereo verso gli Stati Uniti ai giornalisti
presenti tutta la sua vergogna: «I am ashamed», mi vergogno. Con la
Lettera il suo mea culpa è indirizzato simbolicamente a tutti i cattolici e a
tutti coloro che sono stati vittima delle infamie del clero, non soltanto ai
fedeli irlandesi.

128
IL VATICANO E LA PRESENZA SEMPRE PIU’ INVASIVA
DELL’ISLAM

Il 1° dicembre 2014, Papa Francesco, di ritorno da Istanbul, chiese ai


leader islamici la condanna del terrorismo dichiarando ingenuamente che il
Corano è un libro di pace, un libro profetico.Viene dunque spontaneo
domandarsi quando parliamo del Vaticano, dove sia finito quel messaggio
tradizionalista in difesa della cristianità offerto da Papa Benedetto XI solo
10 anni fa, che come sappiamo gli portò numerosi attacchi dalla stampa di
tutto il mondo. Scatenando addirittura la protesta da parte dell’intero
mondo islamico quando nel settembre del 2006 aveva tenuto una storica
lectio magistralis a Ratisbona, parlando di Islam e della vera natura del
Corano. Vi ricordate? A decine si erano sollevati per accusarlo di
islamofobia anche all’interno della stessa Chiesa Cattolica. A colpire
Ratzinger, però, furono soprattutto le accuse che gli lanciarono alcuni
esponenti della Chiesa. Tra questi, l’allora arcivescovo di Buenos Aires il
Cardinal Jorge Mario Bergoglio. A intervenire però non fu direttamente il
futuro papa, che ovviamente non parlò in prima persona per non esporsi,
ma padre Guillermo Marcó, suo portavoce. Parlando tramite l’edizione
argentina del settimanale «Newsweek», e usando toni durissimi, da filo-
islamista, disse che quella di Ratzinger era stata una dichiarazione
«infelice». E ancora: «Le parole del Papa non mi rappresentano, io non
avrei mai fatto quella citazione». Concludendo: «Se il Papa non riconosce
i valori dell’islam e tutto resta così, in venti secondi avremo distrutto ciò
che è stato costruito in vent’anni».
Parlava Marcó, ma tutti sapevano che quelle frasi rappresentavano il
pensiero del suo superiore ovvero Bergoglio. Così, mentre il papa
difendeva le proprie ragioni dinanzi al mondo islamico, una delle voci più
influenti della Chiesa latinoamericana, di fatto, si schierava dalla parte dei
musulmani. Parole «inaudite», quelle del portavoce di Bergoglio, tanto che
dentro le mura leonine «per un pezzo non si è parlato di altro», ha poi
riferito un monsignore a uno dei principali quotidiani argentini che si
chiama «Clarín». Ma dopo appena dieci anni, come spiega anche
«Libero» nel luglio 2016: «l’esercito di intellettualoni politicamente
corretti deve almeno un sms di scuse all’ex Papa, alla luce delle barbarie
degli ultimi anni messe in campo nel nome di Allah e quanto Ratzinger
avesse provato a metterci in guardia». Ecco uno stralcio di quel momento
129
crepuscolare in cui Benedetto XVI citò Manuele II Paleologo: Nel settimo
colloquio (διάλεξις – controversia) edito dal prof. Khoury, l’imperatore
tocca il tema della jihād, della guerra santa. Sicuramente l’imperatore
sapeva che nella sura 2, 256 si legge: “Nessuna costrizione nelle cose di
fede”. È probabilmente una delle sure del periodo iniziale, dice una parte
degli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e
minacciato. Ma, naturalmente, l’imperatore conosceva anche le
disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la
guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di
trattamento tra coloro che possiedono il “Libro” e gli “increduli”, egli, in
modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi
inaccettabile, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la
domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo:
“Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai
soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere
per mezzo della spada la fede che egli predicava”. L’imperatore, dopo
essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le
ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa
irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura
dell’anima. “Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire
secondo ragione, σὺν λόγω”, è contrario alla natura di Dio. La fede è
frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla
fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare
correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per
convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio
braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si
possa minacciare una persona di morte…” La frase contestata, citata
nell’occasione da Benedetto XVI, fu nello specifico questa: «Mostrami
pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle
cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo
della spada la fede che egli predicava». In una nota a piè di pagina
pubblicata sul sito ufficiale del Vaticano, riguardante il contenuto del suo
controverso discorso tenuto all’Aula Magna dell’Università di Ratisbona
Martedì 12 settembre 2006, Benedetto XVI ebbe a dire: Questa citazione,
nel mondo musulmano, è stata presa purtroppo come espressione della
mia posizione personale, suscitando così una comprensibile indignazione.
Spero che il lettore del mio testo possa capire immediatamente che questa
frase non esprime la mia valutazione personale di fronte al Corano, verso

130
il quale ho il rispetto che è dovuto al libro sacro di una grande religione.
Citando il testo dell’imperatore Manuele II intendevo unicamente
evidenziare il rapporto essenziale tra fede e ragione. In questo punto sono
d’accordo con Manuele II, senza però far mia la sua polemica.58
Tuttavia dopo le dimissioni di Papa Ratzinger l’arguto amico Alberto
Roccatanno scrisse per «Nexus»: «E se la sua rinunzia alla carica di
Vescovo di Roma volesse indicare un grave problema esistente nelle file
alte della Chiesa relativo al rapporto fra islam e cristianesimo?»59
Già alcuni anni fa nel Novembre 2010 l’amico Alberto si cimentò in
un’analisi molto dettagliata sulla crisi e le improbabili connivenze del
mondo cattolico con l’islam in un breve saggio per «Nexus» dal titolo “Ma
cos’è questa crisi”60 in cui Roccatano parlò dell’influente gesuita Padre
Michel SJ citando lo sbigottimento del noto giornalista e politico Magdi
Allam quando rilevò che nel sito www.islam-online.net, legato al
predicatore islamico fondamentalista Youssef Qaradawi, rispondeva in
diretta ai visitatori proprio padre Thomas Michel SJ della Compagnia di
Gesù. Michel Segretario della Federazione delle Conferenze Episcopali
dell’Asia, dal 1981 al 1994, fu uno dei collaboratori più influenti di
Giovanni Paolo II e fu lui ha pilotare secondo il piano prestabilito dal
Nuovo Ordine Mondiale, una politica di riconciliazione ed apertura con il
mondo islamico, arrivando dopo il suo periodo come Segretario degli
Affari interreligiosi dei gesuiti che si è concluso nel 2008, a trasferirsi ad
Ankara in Turchia, dove si dice abbia vissuto da musulmano a tempo
pieno. Ecco alcune delle parole scritte sull’articolo di Magdi Allam citato
da Roccatano: «Sono rimasto di stucco nello scoprire che all’interno del
sito www.islam-online.net, legato al predicatore d’odio islamico Youssef
Qaradawi, martedì sera rispondeva in diretta ai visitatori il padre gesuita
Thomas Michel, per tredici anni capo dell’Ufficio per l’islam del
Consiglio per il dialogo interreligioso del Vaticano. E lo shock è stato
totale leggendo la sua netta condanna di Benedetto XVI: “Noi cristiani
dobbiamo delle scuse ai musulmani”». Magdi Allam, come tutti noi, non
si capacitò di una simile scelta, fatta per giunta da un uomo chiave dei
gesuiti e del Vaticano, e rincarò la dose nella sua feroce critica
domandandosi: «Che ci fa un religioso cattolico di questa levatura con
chi, come Qaradawi, predica la sconfitta del cristianesimo e
l’annientamento della civiltà occidentale, la distruzione di Israele e il
castigo eterno agli ebrei, inneggia e legittima il terrorismo suicida
palestinese e gli attentati contro gli occidentali in Iraq e Afghanistan?

131
Eppure dalle risposte di padre Michel trasuda l’ansia di compiacere i
discepoli di Qaradawi».61
Purtroppo la Chiesa di oggi è piena di contradizioni nei confronti
dell’Islam, l’ultima delle quali la controversia dell’estate 2016 sul burqini
(o burkini), che è un tipo di costume da bagno femminile indossato dalle
donne islamiche. Alcuni personaggi come Izzedin Elzir, presidente
dell’Unione comunità islamiche e imam di Firenze, hanno voluto
impropriamente accostare il burkini all’abito usato dalle suore,
dimenticando ovviamente che le suore sono delle religiose, mentre le
fruitrici del burkini nella maggioranza dei casi non lo sono.
Ma questa volta non tutte le suore si sono piegate al diktat pro-Islam di
Papa Francesco, e Suor Paola, diventata famosa negli anni 90 come tifosa
laziale a Quelli che il calcio con Fabio Fazio, ha giudicato invece il
paragone fatto su Facebook dall’imam di Firenze, come un insulto.
«L’accostamento è senza senso – ha spiegato la suora all’agenzia
Adnkronos – Un accostamento che ci scivola addosso visto che arriva da
un imam che evidentemente ci capisce poco di temi religiosi e fa paralleli
che lasciano il tempo che trovano». Elzir, presidente dell’Unione comunità
islamiche e imam di Firenze, aveva pubblicato su Facebook una foto,
senza commento con sette suore, con tonaca e velo, che giocano sulla
spiaggia. Per alcuni si tratta di un gesto innocente, in fondo l’immagine
non era accompagnata da alcun commento, ma è chiaro l’intento di
paragonare polemicamente l’abito delle religiose al costume da bagno
islamico e questo era come al solito l’ennesima sfida dell’Islam al
Cattolicesimo, una religione sempre più debole contro l’incessante
avanzata musulmana. D’altronde l’espansione islamica non è certo un
fenomeno nuovo, ma bensì un fenomeno antichissimo, verificatosi già a
partire dal VII secolo ad opera dei seguaci dell’Islam, che sta oggi
proseguendo semplicemente la sua missione conquistatrice, non avendo
più noi in Occidente dei guerrieri cristiani pronti a proteggerci, piuttosto
dei mercenari mondialisti venduti al soldo saudita, o dei pseudo sinistroidi
pilotati dai gesuiti e dell’islamista Barack Hussein Obama, il peggior
presidente della storia americana, che può essere paragonato solo al nostro
Giorgio Napolitano, anche lui il peggior presidente della storia italiana per
la maggior parte dei miei lettori.

132
MAGDI ALLAM IL CATTOLICO PENTITO PER COLPA
DELL’ISLAM

Non ci deve stupire allora che nel 2013 cinque anni dopo aver ricevuto il
battesimo in San Pietro direttamente da Benedetto XVI, Magdi Allam
dopo la sua conversione super pubblicizzata dall’Islam al Cattolicesimo (in
quanto personaggio pubblico), decise di abbandonare la Chiesa Cattolica
perché debole contro l’islam. E suonano come macigni le parole che
scrisse questa volta dalla pagine del quotidiano di centro destra
(Berlusconiano) «Il Giornale», in un ormai celebre articolo da cui traggo lo
stralcio più controverso: La Papalatria che ha infiammato l’euforia per
Francesco I e ha rapidamente archiviato Benedetto XVI, è stata solo la
goccia che ha fatto traboccare il vaso di un quadro complessivo di
incertezze e dubbi sulla Chiesa che ho descritto correttamente e
schiettamente già nel mio «Grazie Gesù» del 2008 e in «Europa Cristiana
Libera» del 2009.
Se proprio Benedetto XVI denunciando la «dittatura
del relativismo» mi aveva attratto e affascinato, la verità è che la Chiesa è
fisiologicamente relativista. Il suo essere contemporaneamente Magistero
universale e Stato secolare, ha fatto sì che la Chiesa da sempre accoglie
nel suo seno un’infinità di comunità, congregazioni, ideologie, interessi
materiali che si traducono nel mettere insieme tutto e il contrario di tutto.
Così come la Chiesa è fisiologicamente globalista fondandosi sulla
comunione dei cattolici in tutto il mondo, come emerge chiaramente dal
Conclave. Ciò fa sì che la Chiesa assume posizioni ideologicamente
contrarie alla Nazione come identità e civiltà da preservare, predicando di
fatto il superamento delle frontiere nazionali. Come conseguenza la
Chiesa è fisiologicamente buonista, mettendo sullo stesso piano, se non
addirittura anteponendo, il bene altrui rispetto al bene proprio,
compromettendo dalla radice il concetto di bene comune. Infine prendo
atto che la Chiesa è fisiologicamente tentata dal male, inteso come
violazione della morale pubblica, dal momento che impone dei
comportamenti che sono in conflitto con la natura umana, quali il celibato
sacerdotale, l’astensione dai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio,
l’indissolubilità del matrimonio, in aggiunta alla tentazione del denaro.
Ciò che più di ogni altro fattore mi ha allontanato dalla Chiesa è il
relativismo religioso e in particolare la legittimazione dell’islam come
vera religione, di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta,
133
del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto. È una
autentica follia suicida il fatto che Giovanni Paolo II si spinse fino a
baciare il Corano il 14 maggio 1999, che Benedetto XVI pose la mano sul
Corano pregando in direzione della Mecca all’interno della Moschea Blu
di Istanbul il 30 novembre 2006, mentre Francesco ha esordito esaltando i
musulmani «che adorano Dio unico, vivente e misericordioso». Sono
invece convinto che, pur nel rispetto dei musulmani depositari al pari di
tutte le persone dei diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà,
l’islam sia un’ideologia intrinsecamente violenta così come è stata
storicamente conflittuale al suo interno e bellicosa al suo esterno. Ancor
di più sono sempre più convinto che l’Europa finirà per essere sottomessa
all’islam, così come è già accaduto a partire dal Settimo secolo alle altre
due sponde del Mediterraneo, se non avrà la lucidità e il coraggio di
denunciare l’incompatibilità dell’islam con la nostra civiltà e i diritti
fondamentali della persona, se non metterà al bando il Corano per
apologia dell’odio, della violenza e della morte nei confronti dei non
musulmani, se non condannerà la sharia quale crimine contro l’umanità
in quanto predica e pratica la violazione della sacralità della vita di tutti,
la pari dignità tra uomo e donna, la libertà religiosa, infine se non
bloccherà la diffusione delle moschee.
Sono contrario al globalismo che
porta all’apertura incondizionata delle frontiere nazionali sulla base del
principio che l’insieme dell’umanità deve concepirsi come fratelli e
sorelle, che il mondo intero deve essere concepito come un’unica terra a
disposizione di tutta l’umanità. Sono invece convinto che la popolazione
autoctona debba legittimamente godere del diritto e del dovere di
salvaguardare la propria civiltà e il proprio patrimonio. Sono contrario al
buonismo che porta la Chiesa a ergersi a massimo protettore degli
immigrati, compresi - e soprattutto - i clandestini. Io sono per
l’accoglienza con regole e la prima regola è che in Italia dobbiamo
innanzitutto garantire il bene degli italiani, applicando correttamente
l’esortazione di Gesù “ama il prossimo tuo così come ami te stesso”.

Sono stati dei testimoni - coloro che fanno sì che la verità che affermano
corrisponde alla fede in cui credono e si traduca nelle opere buone che
compiono - a persuadermi della bontà, del fascino, della bellezza e della
forza del cristianesimo come dimora naturale dei valori non negoziabili,
dei binomi indissolubili di verità e libertà, fede e ragione, valori e regole.
Ed è proprio nel momento in cui attorno a me viene sempre meno la
presenza di testimoni autentici e credibili, in parallelo alla conoscenza

134
approfondita del contesto cattolico di riferimento, che è vacillata la mia
fede nella Chiesa. Faccio questa scelta, nella sofferenza interiore e nella
consapevolezza della disapprovazione che genererà nella patria del
Cattolicesimo, perché sento come imperativo il dovere morale di
continuare ad essere coerente con me stesso e con gli altri nel nome del
primato della verità e della libertà. Non mi sono mai rassegnato alla
menzogna e non mi sono mai sottomesso alla paura. Continuerò a credere
nel Gesù che ho sempre amato e a identificarmi orgogliosamente nel
cristianesimo come la civiltà che più di altre avvicina l’uomo al Dio che
ha scelto di diventare uomo e che più di altre sostanzia l’essenza della
nostra comune umanità. Continuerò a difendere laicamente i valori non
negoziabili della sacralità della vita, della centralità della famiglia
naturale, della dignità della persona, della libertà religiosa. Continuerò
ad andare avanti con la schiena dritta e a testa alta per dare il mio
contributo alla rinascita valoriale e identitaria degli italiani. Lo farò da
uomo integro nell’integralità della mia umanità. 62
Bravo Magdi hai capito le cose un po’ in ritardo, ma meglio tardi che mai
non credete? Intanto Papa Francesco continua a sostenere senza vergogna
l’immigrazione selvaggia voluta dal Nuovo Ordine Mondiale affermando
nel corso dell’Angelus domenicale di domenica 14 agosto 2016, che: «È il
fuoco dello Spirito Santo che ci porta a farci carico dei problemi degli
altri, dei rifugiati e dei migranti», spiegando che la Chiesa non deve
lasciarsi frenare dalla paura «di non rischiare mai». Ma in verità qui si
rischia il collasso della nostra povera Italia, e una politica scellerata di
questo tipo, non farà che favorire a lungo andare l’islamizzazione del
territorio e la fine della Chiesa così come la conoscevamo prima
dell’arrivo del Crislam.

135
FIG.10. Magdi Allam fotografato la notte della sua conversione avvenuta
durante la Veglia Pasquale del 22 marzo 2008 al cospetto di Benedetto XVI.
Immagine archiviata dal sito:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/bersani-ora-basta-899699.html

136
FIG.11. Il gesuita Padre Thomas Michel SJ insieme a l’autore a Oslo una
decina d’anni fa. Da quando ha terminato il suo lavoro come segretario degli
affari interreligiosi dei gesuiti, Padre Thomas Michel fa l’agente di
collegamento gesuita con il mondo islamico e il movimento di Fethullah Gülen.

ATTENZIONE: L’ISLAM DEI TERRORISTI PRESENTE AI


VERTICI DEL VATICANO

Al padre gesuita Thomas Michel, che conosco tra l’altro personalmente,


Roccatano chiederebbe giustamente che fine ha fatto in questo contesto il
voto speciale di obbedienza della Compagnia di Gesù al Papa? Questo lo
venni a capire direttamente quando ebbi a che fare con il gesuita Thomas
Michel grazie alla mia ex moglie Fatma Betül Sarayli, che fà tuttora parte
insieme alla sua famiglia del direttivo del movimento Fethullahci, la
pericolosa setta musulmana coinvolta nel tentato colpo di Stato in Turchia
del luglio 2016 guidata da turco Fethullah Gülen (n. 1941), filosofo e
scrittore turco (autore di oltre 60 libri), studioso dell’Islam e soprattutto un
importante assetto della CIA anche secondo Nuri Gundes ex capo dei
servizi segreti turchi. Ricordo che quello che è ora considerato a tutti gli
effetti il terrorista e golpista Fethullah Gülen, fu ricevuto a suo tempo in
Vaticano dal “Santo” Papa Giovanni Paolo II 63, e all’incontro partecipò
anche un noto membro della Redazione di «Jesus », mensile di Famiglia
Cristiana il tardo Gran Maestro per l’Italia della confraternita sufi Jerrahi
Halveti, Gabriele Mandel Khan (1924 –2010), italiano di discendenza
turco-afghana e pedina importante quando era in vita, sia dei gesuiti che
della CIA, legato non solo alla Turchia e ai vertici del sufismo
internazionale, ma anche alla Framassoneria Italiana, che lo aveva
premiato con un 33° grado onorario del Rito Scozzese Antico e Accettato.
Tra l’altro il sopracitato Gülen non è solo un sostenitore del fallito golpe
del luglio 2016 in Turchia, e una pedina di Hillary Clinton, a cui ha fatto
versare dai suoi ricchi seguaci laute somme di denaro per la sua campagna
presidenziale, ma incita da anni tutti i popoli della terra a unirsi senza
remore al Nuovo Ordine Mondiale americano centrico. Questo è
particolarmente evidente nel suo libro del 2006 “Love & Tollerance” la
cui prefazione è scritta proprio dal suo amico gesuita Thomas Michel, e in
cui da pagina 251 prende il via un capitolo dal titolo inequivocabile di
“New World Order” in cui Gülen arriva perfino a minacciare i paesi che
non si uniranno volontariamente al Nuovo Ordine Mondiale.
137
Ma a rendere la situazione ancora più allucinante per quanto riguarda le
pericolose relazioni tra il Cattolicesimo e l’islam radicale di Gülen e soci,
sono le dichiarazioni fatte alcuni anni fa, in mia presenza, da uno dei
membri del direttivo per il nord Europa del movimento del golpista fallito
Fethullah Gülen. Questo dirigente del suo movimento e uno dei fratelli
della mia ex moglie, era molto amico del tragicamente scomparso
Monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia che gli
confessò in un momento di estrema onestà che in Vaticano c’erano ben 40
cardinali segretamente convertiti all’Islam, che oltre al Corano recitavano
un testo in particolare il Jawshan Al Kabir legato al credo islamico
particolarmente caro al movimento di Fethullah Gülen, ma in epoca
precedente legato anche alla corrente NUR di Said Nursî, da cui proviene
Gülen, fortemente supportata dall’agente della disinformazione gesuita
Massimo Introvigne, che nel 2005 sul quotidiano «Il Giornale» la
descrissse nel titolo come «spiraglio di luce nel mondo islamico»
definendolo nell’articolo la corrente NUR come «una delle principali
correnti mondiali dell’autentico “islam moderato”».

138
FIG.12. San Giovanni Paolo II e il golpista e terrorista della CIA Fethullah
Gülen, discendente del Profeta Maometto, che per i suoi seguaci sarebbe il
Mahdī. Secondo l’escatologia islamica, dopo il Mahdī verrà Gesù (in arabo
ʿĪsā) per uccidere l’Anticristo e sarà lui stesso re della terra per 40 anni.

139
FIG.13. Il Gran Maestro per l’Italia della confraternita sufi Jerrahi-Halveti
Gabriele Mandel Khan è stato uno psicologo, scrittore, artista e mentore del
celebre cantante Franco Battiato, oltre che Framassone, come testimonia
l’immagine riportata in un articolo tributo alla sua persona di una rivista
massonica italiana LA VOCE DELL’APPRENDISTA (Novembre/Dicembre
2010).

In realtà Gülen l’aspirante Mahdī “moderato” imposto dai gesuiti, e i suoi


golpisti al soldo dell’ala “Democratica” della CIA, in mano a Obama e la
Clinton, avrebbero trasformato la Turchia in un’altra Siria, o un’altra
Libia, così da introdurre successivamente il loro famigerato “Califfato”
(che è poi quello dell’Isis che tanto moderato non è), ma gli è andata male,
e ora se la vedranno non solo con Recep Tayyip Erdoğan ma anche con
Vladimir Putin. Non c’è comunque da stupirsi quindi se non molto tempo
dopo l’affermazione che fu resa pubblica e fatta circolare in rete anche da
me, sui 40 cardinali musulmani in Vaticano fatta originariamente da
Monsignor Padovese, il povero Monsignore fu brutalmente ucciso a
Iskenderun (Alessandretta) in Turchia, apparentemente da un gesto di
follia del suo autista Murat Altun in preda a dei presunti disturbi mentali.
Ma la realtà sarebbe ben altra; l’autista o meglio il sicario che al
momento dell’uccisione aveva 26 anni, alla fine del processo ha detto di
essere “pentito per aver ucciso mons. Luigi”, perchè secondo lui era
“l’ultima persona che nella vita mi poteva fare del male. Ma in quel
momento non ero padrone di me stesso!”. Personaggio ambiguo questo
Murat che pare possa uscire a breve dopo appena 6 anni di carcere e su cui
hanno nutrito forti dubbi anche molti prelati amici del Monsignore, che
hanno inultimente e in buona fede cercato di saperne di più dal governo
turco, senza ovviamente ottenere nulla, solo un processo sommario e
deludente al signor Murat che ha lasciato solamente tanti dubbi.
D’altronde dopo Mehmet Ali Ağca, l’attentatore di Woytila, siamo ormai
abituati alla manipolazione e alle tante menzogne degli assassini made in
Turchia, dietro cui si nascondono spesso e volentieri i soliti ignoti del
Vaticano e della CIA che di sicuro non avevano apprezzato la news che
stava circolando sui 40 cardinali che reciterebbero in segreto il Corano e si
definiscono dei convertiti in incognito alla fede del Profeta Maometto.
Notizia sconvolgente che se resa pubblica dai media porterebbe a uno
scisma in un momento di apparente debolezza della Chiesa Cattolica che
continua tuttavia imperterrita verso il progetto della Chiesa Universale
tracciata dopo il 1958 con l’avvento di Papa Roncalli il primo Papa

140
Massone della storia, e giunge fino a noi con Papa Francesco e la sua
Nuova Religione Mondiale definita da molti “Chrislam”; termine nato
scherzosamente nel 1986 da un duo comico olandese che ha però delle
radici molto antiche, che ho personalmente voluto rilanciare nelle mie
pubblicazioni. Ecco perchè di recente il noto politico italiano e talent-scout
tecnologico Gianmario Ferramonti me ne ha attribuito la paternità.
Comunque la letteratura islamica fa in effetti riferimento al 7° secolo dopo
Cristo e all’imperatore Eraclio e a papa Onorio I che pare avessero come
Papa Francesco un opinione favorevole dell’Islam durante il periodo
iniziale del califfato, e in effetti entrambi questi uomini sono stati poi
accusati di eresia da altri Cristiani per queste loro posizioni. Di fronte
all’offensiva dell’islamismo radicale la tesi di Papa Francesco è che ora
“dobbiamo accarezzare i conflitti”. E quindi dimenticare Ratisbona. Il
Papa ammetterà in seguito che:“L’idea di conquista è inerente all’anima
dell’islam”. Ma puntualizzerà anche che: “La stessa idea di conquista c’è
nel Vangelo di Matteo, dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le
nazioni”. Si caro Francesco ma non li mandava a farsi saltare in aria e a
uccidere gli innocenti che questo sia chiaro a tutti. Poi quando nel giugno
2016 Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano la bella sceicca del Qatar ha
detto: “Musulmani e cristiani, siamo fratelli per la pace. Abbiamo la
stessa radice”. Ma non è così. Se ci atteniamo con rigore alla dottrina
cattolica, musulmani e cristiani non sono fratelli. Per il semplice motivo,
tanto evidente e da sempre insegnato fino a una cinquantina di anni fa, che
i musulmani non sono battezzati e perciò non sono figli di Dio ma solo sue
creature, sebbene chiamate a diventare suoi figli per vie misteriose che
solo Dio conosce oppure tramite il battesimo. La figliolanza divina infatti -
e non è opinione su cui chi abbia un briciolo di conoscenza di dottrina
cattolica possa opinare - è un dono che si riceve col battesimo. Se poi
consideriamo che Gesù chiamò gli scribi e i farisei figli del demonio per
l’opera di tentare di ucciderlo, non è erroneo attribuire la stessa paternità ai
musulmani che non è un segreto abbiano il compito di “uccidere gli
infedeli” fra i quali i cristiani. Chiamare i musulmani fratelli dei cristiani si
può solo intendere allora come un lodevole auspicio, ma allora non va
usato l’indicativo. Si dovrebbe quindi dire che “dovrebbero essere fratelli”.
Grande auspicio religioso per noi cristiani, non altrettanto per i musulmani
per i quali non è possibile che diventiamo fratelli nemmeno se tutti ci
convertissimo all’islam per il semplice motivo islamico che “Allah non ha
figli perché è Dio e non un uomo”.

141
Forse però si può intendere questo auspicio in senso politico, al fine di
eliminare i rischi dell’attuale conflitto che vede i cristiani vittime e i
musulmani carnefici. Come tale auspicio politico sia realizzabile è
tutt’altro che facile da immaginare. Ma un auspicio politico non si
dovrebbe trovare sulla bocca del Vicario di Cristo in terra, ché è sì un
sovrano, ma parla più come Vicario di Cristo che come sovrano. Se poi
dovessimo intendere in maniera rigorosa la frase “Cristiani e musulmani
sono fratelli”, delle due l’una: o tutti abbiamo come padre Dio Padre,
Padre di Cristo, il che non è teologicamente vero, e allora la frase sarebbe
erronea, oppure abbiamo tutti come Padre Allah, che è dimostrato nei fatti
e nella teologia non essere Dio, perché ordina l’uccisione anche dei
cristiani e la negazione della divinità di Cristo: ma anche tale comune
paternità di Allah è falsa, perché per noi cristiani non c’è altro Dio che
quello Uno e Trino espressamente negato dall’islam. Non siamo perciò
figli di colui che è espressamente anti-cristico. L’unica cosa che come
cattolici possiamo dire e sperare è che - tramite l’evangelizzazione - tutti
diventiamo figli dello stesso Padre grazie alla conversione al cristianesimo
degli islamici. Frase che tuttavia forse non sarebbe stata gradita né ai
musulmani né alla stampa. Sappiamo che Gesù parlava non per essere
gradito però, ma per offrire la salvezza64 Nonostante queste differenze i
vertici gesuiti e vaticani sono sempre più affascinati dall’Islam come nel
caso di Padre Thomas Michel e il suo caro amico il terrorista Fethullah
Gülen, che disse a suo tempo ai suoi fedelissimi che l’importante non è
apparire musulmani ma essere realmente musulmani anche per questi 40
cardinali convertiti in segreto all’Islam. Un concetto molto gesuita della
faccenda, che vede in questi cardinali musulmani in seno alla Chiesa
Cattolica nel centro della cristianità non un pericolo e un’eresia
intollerabile ma invece un valore aggiunto visto i tempi che corrono e
l’imminente islamizzazione dell’Occidente. Ovviamente tutto questo
dovrebbe renderci veramente arrabiati ma l’uomo comune in Occidente ha
abbandonato Dio da un pezzo e quindi gli islamici avranno sempre vita
facile fino a quando decideremo di ritornare a essere realmente Cristiani.
Comunque la Sceicca che ha visitato il Santo padre nel giugno 2016 gli ha
regalatato un prezioso manoscritto in arabo dei Vangeli, riccamente
decorato, composto di 123 pagine in calligrafia naskhi, prodotto proprio
nella Turchia Ottomana nel 18° secolo, quella del Califfato Ottomanno per
intenderci che piace tanto a Fethullah Gülen ma anche all’Isis.
Bergoglio poi le ha donato, a sua volta, il medaglione dell’ulivo della pace

142
e l’edizione in lingua araba della sua enciclica Laudato sì che il noto
giornalista cattolico Antonio Socci ha stroncato un anno prima. Socci
dopo aver messo in discussione la validità dell’elezione del pontefice nel
suo libro “Non è Francesco” attirandosi critiche da ogni parte per queste
sue posizioni, scrisse un articolo pubblicato su «Libero» dove ha sostenuto
che l’enciclica sembra il “cantico di frate sòla” utilizzando una parola
romanesca che vuol dire “truffa”. E attaccando il papa dice giustamente
Socci :“La situazione della Chiesa è drammatica, con un’Europa che
abbandona in massa la fede e l’altra metà del pianeta che perseguita i
cristiani o li massacra. Davanti a tutto questo papa Bergoglio che fa?
Un’enciclica sulla presenza dei cristiani nel mondo, sulla loro dura
condizione e sulla libertà di coscienza? No. Un’enciclica ecologica sulla
spazzatura differenziata e la pulizia dei fiumi” Socci incolpa papa
Francesco di aver scritto una enciclica in cui si occupa di alghe, vermi,
piccoli insetti e rettili piuttosto che scrivere parole a difesa dei cristiani
perseguitati nei punti più caldi del pianeta e che sono “massacrati senza
che nessuno alzi la voce”65 ma si sa Francesco preferisce i musulmani. E
magari così facendo fa l’occhiolino al califfato, sperando che le profezie
sulla distruzione del Vaticano non si avverino grazie alla sua posizione
favorevole all’Islam.
Padre Gabriele Amorth, il celebre esorcista, invece afferma da tempo
senza mezzi termini che il califfato è in mano a satana, è lui che in realtà
tira le fila della inaudita violenza con cui agiscono questi jihadisti figli del
peggior controllo mentale. “Il Califfato è Satana”. Parola di esorcista
quindi. Gabriele Amorth in un’intervista a «Il Giorno», parla dell’Isis e
dell’accanimento dei jihadisti contro i cristiani: «Le cose accadono prima
nelle sfere spirituali, poi diventano concrete su questa terra. I regni
spirituali sono solo due. Lo Spirito Santo e lo spirito demoniaco. C’entra
perché il male mascherato in vari modi, politiche, religiose, culturali, ha
un’unica fonte ispiratrice, il demonio. Da cristiano, combatto la bestia
spiritualmente».
Inoltre Amorth aggiunge senza mezzi termini: «Anche la politica mondiale
che oggi pare priva di risposte di fronte al massacro dei cristiani dovrà
combattere l’Isis e lo farà in modo differente».
Poi l’esorcista ha chiaramente detto dell’Islam: «Se avanza come pare
chiediamo cosa ha fatto l’Occidente nel corso degli ultimi decenni. Ha
mandato Dio al diavolo. Via le benedizioni dalle scuole, via le croci, via
tutto, largo allo squallore». Infine su Satana, Amorth è come sempre

143
molto pungente: “Mi risponde solo quando lo interpello. Ripete che il
mondo è in suo potere, e qui dice il vero. Biblicamente parlando, siamo
negli ultimi tempi e la bestia è al lavoro freneticamente”.66 E ricordiamo
che è in questo contesto anticristiano travestito da ecumenismo, in data 8
giugno 2014 nei giardini del Vaticano in presenza di Papa Francesco, del
presidente israeliano Peres e del presidente palestinese Abu Mazen, ebbe
luogo l’ennesimo scandalo dell’era di Papa Francesco, quando un imam
recitò in arabo il versetto 286 della Sura 2 del Corano che si conclude con
l’esortazione ad Allah: «Tu sei il nostro patrono, dacci la vittoria sui
miscredenti». Un esortazione chiara contro tutti i non musulmani, fatta nel
cuore del Vaticano. Ma vi rendete conto? Un episodio increscioso, che
purtroppo si è ripetuto nella Chiesa di Papa Francesco come leggerete a
breve.

144
FIG.14. Roma, Imam partecipano alla messa nella Chiesa di Santa Maria in
Trastevere dopo l’uccisione di padre Jacques Hamel a Saint-Etienne-du
Rouvray. Immagine archiviata dal sito:

https://it.notizie.yahoo.com/nelle-chiese-italiane-15mila-musulmani-un-
abbraccio-per-050716506.html

CRISLAM ANNO ZERO

Domenica 31 luglio 2016, data che considero l’inizio effettivo del progetto
gesuita del Crislam, nella Cattedrale di Bari ha avuto luogo l’ennesimo
affronto dell’Islam verso il Cattolicesimo, quando il sedicente «imam di
Bari», Sharif Lorenzini, approfittando di questo singolare evento, che ha
visto musulmani e cristiani insieme, a messa, contro il terrorismo dopo il
tragico omicidio di padre Jacques Hamel, ha recitato in arabo la Sura
L’Aprente del Corano, che si conclude con questa esortazione ad Allah:
«Dacci la retta via, la via di coloro che hai colmato della tua grazia, non
coloro che sono incorsi nella tua ira, non coloro che vagano nell’errore»,
condannando implicitamente con le sue parole tutti i non musulmani. Di
questo passo, posso solo concludere senza esagerare sul tema Islam e
Vaticano, che se tutto va secondo le previsioni, alla fine della fiera, Roma
diventerà purtroppo un sultanato. Triste ma vero, il bucatino alla
matriciana tra 100 anni sarà solo un ricordo, e anche le chiese trasformate
in moschee, proprio come accadde a Costantinopoli ora Istanbul. E in tutto
questo non dimentichiamo le parole di Padre Amorth, sul fatto che “Il
Califfato è Satana”, parole forti che sembrano però confermare in qualche
modo quello che dice il movimento musulmano dei Tabligh Eddawa che
afferma senza peli sulla lingua che “Dietro il terrorismo islamico c’è la
Massoneria”. Ma quale Massoneria? Ovviamente non quella regolare o
cristiana, piuttosto quella atea e liberale di certe logge massoniche deviate
transnazionali legate a pratiche sataniche occulte.
In un intervista al quotidiano «Il Giornale», uno dei loro rappresentanti
racconta: «... un brav’uomo un giorno ha gettato un secchio di acqua
bollente in un tombino e subito dopo un demone ha preso possesso del suo
corpo. L’esorcista mi disse che versando l’acqua, quell’uomo aveva
interrotto un matrimonio tra demoni scatenando la loro ira. Lui urlava, si
gettava a terra, attaccava i fratelli e le sorelle. Era impazzito. Non poteva
più controllare le sue azioni”.Ci è voluto un po’ per capire il significato

145
del racconto, ma credo Muhammad intendesse dire che chiunque può
produrre il male se posseduto dal demonio. Il terrorismo, insomma,
sarebbe solo ispirato dal maligno. Non il prodotto naturale della
religione, né un comando di Allah. Dossier, inchieste, terrorismo:
“Operano come la mafia” In questo ragionamento rientra anche la
nascita dell’Isis (il cui Califfo per i Tabligh è “criminale” e “da
sconfiggere”): Daesh non è visto come metastasi di un tumore nato
all’interno dell’islam, ma come qualcosa di eterodiretto. Una pedina
politica delle potenze straniere.“Per me – sentenzia Jaouad – l’Isis è una
organizzazione criminale organizzata da qualche furbetto che cerca di
sporcare la faccia dei musulmani”. Furbetto chi?, provo a chiedere.
“Dovresti indagare – risponde sicuro – Daesh è una cellula americana”.
Dalla Massoneria agli Usa, alla fine l’islam non è mai colpevole».67
Davvero “l’islam non è mai colpevole” ?!! Piuttosto sono loro, gli islamici,
contravvenendo alle regole stesse del loro credo, che spesso e volentieri si
mettono a lavorare come mercenari del Nuovo Ordine Mondiale e della
Massoneria deviata. Quindi i musulmani sono complici in tutto questo, non
semplici vittime, e da complici dobbiamo giudicarli, altrimenti
diventeremo anche noi loro complici con il nostro “nullismo europeo”
figlio dei bimbo minkia e dei radical chic che ci governano. Come ha
scritto il direttore del Tg La7 Enrico Mentana: “Il nullismo europeo porta
solo altra acqua al mulino dell’Isis, proprio come il lassismo imbelle delle
democrazie europee 80 anni fa aprì la strada ai nazisti”. In un commento
apparso sulla sua pagina Facebook nel marzo del 2016, il giornalista critica
i “mille proclami” che le democrazie europee fanno subito dopo le stragi,
che puntualmente vengono accantonati “dopo due settimane”. L’approccio
dei Paesi europei ha ricordato Mentana, le politiche dell’appeasement che
furono messe in atto per placare la sete di potere della Germania di Hitler.
A cosa portarono quelle politiche, è storia nota. Come ha giustamente
affermato Enrico Mentana, che nonostante sia il classico servo del sistema,
ogni tanto dice qualche verità: “Gente che decide di morire per fare una
strage tra persone sconosciute e pacifiche. Nulla e nessuno può
giustificare questo fanatismo criminale. A questo punto accendere candele
e intonare l’ennesimo ‘Je suis...’ non serve a nulla”. Perché, come spiega
il direttore del TgLa7 “La risposta identitaria non ci salverà. E neanche le
mille dietrologie su ‘chi li ha creati’, ‘chi li sostiene’, ‘chi li paga’. Il mito
della loro invincibilità sta alimentando altre simpatie nel mondo islamico
profondo, specie tra i giovani. Dopo ogni strage facciamo mille proclami,

146
poi dopo due settimane li accantoniamo”68. Insomma la nostra società va
sempre più alla deriva in preda al relativismo, e la colpa e anche di Papa
Francesco. In questo contesto si inserisce la tragica notizia giunta a fine
luglio di un sacerdote, il già citato padre Jacques Hamel di 86 anni, che «È
stato sgozzato» come si legge sulle note stampa dopo il fattaccio che ha
coinvolto due giovanissimi terroristi dell’Isis, che invece di andare a
caccia di Pokemon, sono andati a caccia di preti. I due terroristi entrati
attraverso la porta posteriore della chiesa durante la messa mattutina, tra le
9 e le 9,30, hanno bloccato le porte e preso in ostaggio il povero sacerdote
che stava celebrando la Messa, due suore, e anche due fedeli. «Le Figaro»
citando fonti di polizia scrisse poi che uno dei due assalitori indossava la
“chachia”, il caratteristico copricapo di lana portato dai musulmani, e
aveva la barba. Per «Le Point», al momento dell’irruzione, i due assalitori
hanno poi gridato «Daesh». Il portavoce del Vaticano, il solito gesuita
padre Federico Lombardi, nelle prime ore successive all’attacco descrisse
la reazione del Pontefice in questo modo:“Papa Francesco è informato e
partecipa al dolore e all’orrore per questa violenza assurda, con la
condanna più radicale di ogni forma di odio e la preghiera per le persone
colpite”. Poi il giorno dopo Papa Francesco evita ancora una volta di
coinvolgere l’Islam è afferma senza vergogna: “Il mondo è in guerra, ma
non è una guerra di religione”. Cosa? Credo che questa volta il Papa
gesuita stia veramente esagerando. Ecco io mi domando se non sia il caso,
che i Cattolici più tradizionalisti chiedano le dimissioni di questo Antipapa
se vogliono salvare la loro religione, perchè ormai Bergoglio ha superato
ogni decenza con le sue uscite mondialiste, ed è ovvio che il mondialismo
veterocomunista dei gesuiti, messo in atto con il supporto dei sionisti e
figure come l’ebreo ungherese George Soros, sta portando la Chiesa
Cattolica alla sua fine, ma questo è forse inevitabile e dobbiamo farcene
una ragione. Comunque come ha detto Mentana «Parlare di isolati, di
disperati, di emuli non ha nessun senso: nessuno ha mai imitato l’attentato
precedente»69 Perchè la realtà è che siamo in guerra, e i nostri politici
mondialisti e bimbo minkia, frutto della peggiore educazione gesuita del
secolo scorso non sapranno mai difenderci. La soluzione? Come ebbi a
scrivere suo tempo su Facebook: Solo una milizia Santa e cristiana
capace di marciare su ogni città d’Europa armata e in nome della
cristianità e di San Michele Arcangelo potrà riconquistare
dall’islamizzazione questo continente per ridonarlo alla vergine Maria e
a San Benedetto. Voi che ridete di queste parole Sante purtroppo tra un

147
po’ non riderete più e allora nel pianto delle masse risorgerà il Santo
Guerriero ne siamo convinti. Abbiate Fede il tempo si avvicina. Amen
Perchè ricordatevi come disse Oriana Fallaci: “L’Islam Moderato non
esiste. E non esiste perché non esiste qualcosa che si chiama Islam Buono
e Islam Cattivo. Esiste l’Islam e basta. E l’Islam è il Corano. Nient’altro
che il Corano. E il Corano è il Mein Kampf di una religione che ha sempre
mirato a eliminare gli altri”.70 Questa purtroppo è la triste verità che i
buonisti e ipocriti della Chiesa e della politica, servi sciocchi del Nuovo
Ordine Mondiale, non vogliono accettare, o meglio non hanno alcuna
intenzione di accettare, in quanto favorisce la distruzione della nostra
civiltà cristiana, tanto loro (i gesuiti) di “cristiano” hanno ormai ben poco,
e sono sempre più legati al satanismo e al materialismo. “Le città sono già
occupate - scrive Samir Khalil Samir, islamologo e consigliere di
Benedetto XIV per i rapporti con l’islam - gli immigrati vanno a stabilirsi
attorno alla città e la conseguenza più banale è che si formano dei
quartieri abitati solo da immigrati”. Così si formano le Molenbeek di tutta
Europa. Quartieri dove la sharia diventa legge. E dove i musulmani la
fanno da padroni. Si radicalizzano, fanno proselitismo. E l’Europa, gli
Stati restano a guardare. Il motivo, spiega Samir, è che gli occidentali non
hanno capito che “l’Islam non è una religione nel senso cristiano della
parola”. “Per noi la religione è un rapporto personale tra me e Dio -
aggiunge - nel sistema islamico, la religione è tutto. È un progetto
globale: spirituale, sociale, intellettuale, familistico, economico, politico e
militare. Include il modo di mangiare, di vestirsi, di stare con gli altri, di
vivere. L’islam entra in ogni cosa”.
Il Corano è pieno di orrori, inclusi gli insegnamenti secondo cui un uomo
può picchiare le proprie donne ricordatevelo questo cari buonisti di
sinistra. Inoltre il Corano è pieno di maledizioni, odio ecc. “Da un punto di
vista dottrinale, non é sbagliato definire l’Islam e Maometto satanici, in
quanto il programma é la conquista di Roma, e dunque allontanarci e
dividerci da Dio”: queste le parole illuminate del Vescovo emerito di
Grosseto, Monsignor Giacomo Babini. E sulla “conquista di Roma”
pensate che anche il finto moderato Fethullah Gülen predica come fa l’Isis
la “conquista di Roma”, ma lui lo fa segretamente, e in un certo senso con
i suoi 40 cardinali l’ha già conquistata Roma, pronta a trasformarla in un
sultanato del futuro califfato globale, perchè “L’Islam moderato” non
esiste e il loro progetto è globale. Intanto «Islamic State in Rome» è
l’hashtag usato per minacciare il nostro Paese e ovviamente il Vaticano. La

148
propaganda via web dell’Isis non preannnuncia quindi nulla di buono, nel
frattempo Papa Francesco è arrivato a dire durante l’estate 2016 «Se io
parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica».71
Forse qualcuno si è dimenticato di dirgli al Papa, che da noi in Occidente, i
martiri sono passati di moda da un pezzo, e nessuno si fa saltare in aria per
il Vangelo. Eppure il Papa ha spiegato che, a suo parere, l’Islam non ha
nulla a che spartire con la violenza e sul volo di ritorno da Cracovia, dopo
aver preso parte alla Giornata mondiale della Gioventù 2016, afferma
senza vergogna «A me non piace parlare di violenza islamica perché tutti i
giorni vedo violenze, anche in Italia, quando qualcuno uccide la fidanzata
e la suocera; questi sono cattolici battezzati, sono violenti, sono cattolici -
ha ripetuto - Si parla di violenza islamica ma non è che tutti gli islamici
sono violenti, e tutti i cattolici sono violenti».72 Ma come ha detto
giustamente il magistrato Carlo Nordio in un duro intervento a 24 Mattino,
il programma di Alessandro Milan su Radio24: «Siamo in guerra,
andrebbe detto. Una guerra santa contro l’Occidente». Non risparmiando
dure accuse anche verso Papa Francesco, al quale ha ricordato in
quell’occasione che la guerra non è: «ispirata dai mercanti di armi o
addirittura dall’emarginazione. È una guerra religiosa».73 E questo è vero
visto che il Nuovo Ordine Mondiale appoggia nel suo delirio di
onnipotenza imposto dalla fine dei tempi la jihad islamica. Eppure dietro
all’espansione dell’Islam e alla pressione così forte di migranti verso
l’Europa c’è ancora per qualche vescovo ribelle «una volontà di
conquista». A lanciare l’allarme è l’arcivescovo Gyula Márfi in questo
caso che, in una intervista a Il Timone, ha invitato Bruxelles a riscoprire le
proprie radici cristiane per non consegnare l’Europa all’Islam. «Se
buttiamo via tutto questo, non ci resta niente - avverte - la nostra cultura
perde il suo senso»74 E purtroppo l’arcivescovo ha ragione il Crislam
significa la fine del Cattolicesimo così come lo conosciamo, ma come ha
dichiarato il movimento islamico dei Tabligh Eddawa: «L’islam moderato
non esiste» aggiungendo nella stessa intervista «Roma è già
musulmana».75 Viviamo quindi un realtà realmente apocalittica su tutti i
fronti anche quello islamico, durante gli ultimi anni dell’occupazione USA
in Iraq, i diretti padri fondatori dello Stato Islamico (Isis/Daesh), vedevano
segni degli “ultimi tempi” ovunque. Prevedevano, entro un anno, l’arrivo
del Mahdi - una figura messianica destinata a condurre i Musulmani alla
vittoria prima della fine del mondo -. McCants dice che un Islamista di
spicco in Iraq si avvicinò a Bin Laden nel 2008 per avvertirlo che il gruppo

149
stava venendo guidato da millenaristi che “parlano tutto il tempo del
Mahdi e sul prendere decisioni strategiche” basate su quando pensavano
che Mahdi sarebbe giunto. “Al-Qaeda dovette scrivere [a questi leader] per
dir loro ‘Dateci un taglio’.” E loro invece hanno cominciato a tagliare le
teste degli oppositori. Per certi veri fedeli, i tipi che bramano le battaglie
epiche tra il bene e il male, le visioni di bagni di sangue apocalittici
soddisfano un profondo bisogno psicologico. Tra i sostenitori dello Stato
Islamico sono in molti a esprimere profondo interesse nell’Apocalisse e su
come i restanti giorni dello Stato Islamico, e del mondo, sarebbero potuti
apparire. Parti di quella predizione sono una sua interpretazione, e non
hanno ancora lo status di dottrina.
Ma altre parti sono basate su fonti ufficiali della Sunna e sono presenti in
tutta la propaganda dello Stato Islamico. Queste includono la credenza che
ci saranno solo 12 califfi legittimi, e che Baghdadi è l’ottavo; che le armate
di Roma si raduneranno per scontrarsi con le armate dell’Islam nel nord
della Siria; e che la resa dei conti finale tra l’Islam e l’anti-Messia avrà
luogo in Gerusalemme dopo un periodo di rinnovate conquiste
Islamiche.76 Tuttavia l’Isis “stranamente” non colpisce mai Israele, che in
qualche modo sembra essere stata partecipe della sua creazione, insieme
all’Arabia Saudita, e gli Stati Uniti di Obama e quella strega di Hillary
Clinton.

150
51.Mauro Politi, Joseph Ratzinger. Crisi di un papato, Laterza, Milano 2013, p.
308.

151
52.http://www.antoniosocci.com/2013/03/wojtyla-e-ratzinger-consigliano-ai-
cardinali-in-conclave-guardate-mi chelangelo/ Archiviato il 6 luglio 2016

152
53.http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV422_EMR_Ritirare_dimissioni.html
Archiviato il 6 luglio 2016

153
54.«La Chiesa è stanca, nell’Europa del benessere e in America. La nostra cultura
è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e
l’apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono
pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi?». Intervista
dell’8 agosto 2012 a Papa Ratzinger.
http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/le-parole-ultima-
intervista_cdb2993e-f50b-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml Archiviato 6 luglio
2016.

154
55.http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/le-parole-ultima-
intervista_cdb2993e-f50b-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml Archiviato 6 luglio
2016.

155
56.«D: Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa? R: Ne consiglio
tre molto forti. Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri
errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal
Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un
cammino di conversione a intraprendere un cammino di conversione».

156
57.Cfr.http://archivio.panorama.it/cultura/libri/Joseph-Ratzinger-Crisi-di-un-
papato-di-Marco-Politi Archiviato 6 luglio 2016.

157
58.https://w2.vatican.va/content/benedict-
xvi/it/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-
regensburg.html Archiviato 6 luglio 2016.

158
59.http://www.nexusedizioni.it/attualita/caro-papa-non-dimetterti/ Archiviato 6
luglio 2016.

159
60.http://old.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Riflessioni/Ma-cos-e-questa-Crisi---
di-Alberto-Roccatano/ Archiviato il 6 luglio 2016.

160
61.http://www.corrier
e.it/Primo_Piano/Editoriali/2006/09_Settembre/28/occidente.shtml Archiviato 6
luglio 2016.

161
62.http://www.ilgiornale.it/news/interni/bersani-ora-basta-899699.html Archiviato
20 luglio 2016.

162
63.http://www.fethullahgulen.org/fethullah-gulens-life/dialogue-activities/meeting-
with-the-pope-john-paul-ii - Archiviato 6 agosto 2016.

163
64.http://www.lavocedidoncamillo.com/2015/11/cristiani-e-musulmani-sono-
fratelli.html Archiviato il 6 agosto 2016.

164
65.http://www.lafedequotidiana.it/antonio-socci-stronca-lenciclica-laudato-si-di-
papa-francesco/ Archiviato agosto 2016.

165
66.http://www.ilgiornale.it/news/cronache/padre-amorth-ecco-perch-lisis-satana-
1114184.html Archiviato 6 agosto 2016

166
67.http://www.ilgiornale.it/news/cronache/terrorismo-islamico-complotto-
massonico-1274781.html Archiviato agosto 2016

167
68.http://www.huffingtonpost.it/2016/03/23/mentana-bruxelles-
nazismo_n_9530062.html Archiviato 6 agosto 2016.

168
69.http://www.ilgiornale.it/news/cronache/mentana-sui-terroristi-non-chiamateli-
pazzi-strategia-1289582.html Archiviato 6 agosto 2016.

169
70.http://www.liberoquotidiano.it/news/libero-pensiero/11681651/Oriana-Fallaci--
l-ultima-lezione.html Archiviato 6 agosto 2016.

170
71.http://www.huffingtonpost.it/2016/08/01/papa-francesco-islam-
violenza_n_11292530.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001 Archiviato 6 agosto
2016.

171
72.http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11937392/papa-francesco-islam-non-
e-terrorista-ci-sono-anche-cattolici-violenti.html#.V5-z0a5X2ZY.facebook
Archiviato 6 agosto 2016.

172
73.http://www.liberoquotidiano.it/audio/italia/11893088/Nordio--giudice-anti-
islam-.html Archiviato 6 agosto 2016.

173
74.http://www.iltimone.org/34948,News.html Archiviato 6 agosto 2016.

174
75.http://www.ilgiornale.it/news/abbiamo-gi-conquistato-roma-siamo-noi-vero-
islam-1272170.html Archiviato 6 agosto 2016.

175
76.Cfr. http://www.lastessamedaglia.it/2015/02/cosa-vuole-davvero-lisis/
Archiviato 6 agosto 2016.

176
CAPITOLO V

PROSTITUZIONE, OMOSESSUALITÀ E
PEDOFILIA IN VATICANO
“IMPROPRIAM INFLUENTIAM”: LA LOBBY GAY DEL
VATICANO

Credo che un episodio più di ogni altro descriva la definizione


“Impropriam influentiam” in Vaticano, sto parlando delle avventure
perverse dell’ex abate di Montecassino da me rinominato l’abate di
Montecazzino. Come spiega Alberto Dandolo specialista di cose frocie
per Dagospia:
«Al mitologico abate Pietro Vittorelli, noto come Marco Venturi
all’universo gayo de’ noantri, piaceva tutto lo scibile delle sostanze
chimiche illegali. Le sue vere passioni? Il crack e il GHB (meglio nota
come droga dello stupro). Quando invece era troppo eccitato e aveva
voglia di rilassarsi il baldo “Pietro-Marco” non disdegnava anche
qualche bella riga di chetamina (anestetico per cavalli). Chi vi scrive sta
in realtà svelando il “segreto di Pulcinella”: ci sono infatti migliaia di
nostri connazionali gay (alcuni anche assai noti) che l’ex abate lo
conoscono molto bene e che con lui hanno condiviso notti al limite del
collasso».
Nel terzo volume di Le Confessioni di un illuminato1 parlai di come nel
1977 Franco Bellegrandi, ex Ciambellano di Cappa e Spada di sua Santità
oltre che uno di coloro che contribuirono maggiormente alla fondazione
dell’«Osservatore Romano» (quotidiano ufficiale del Vaticano) scrisse un
libro particolarmente interessante intitolato Nichitaroncalli pubblicato poi
postumo nel 1994 ed accompagnato da un grande clamore da parte della
stampa nazionale al momento della sua pubblicazione. Questo perché fra
le persone che presero parte alla presentazione vi era anche il Cardinale
Silvio Oddi al tempo uno dei vertici della curia romana, e nel libro in
questione si parla in maniera molto esplicita della presunta omosessualità
177
di Papa Paolo VI. Omosessualità in Vaticano quindi un tema spinoso che
affascina e divide ancora oggi gli eterosessuali e i gay cristiani e cattolici
di tutto il mondo, stupiti da tanta ipocrisia in Vaticano nei confronti della
loro condizione, mentre ai vertici della Santa Sede fanno praticamente
quello che vogliono e ormai perfino Papa Francesco ha parlato
apertamente di “lobby Gay” e anche l’uomo della strada ormai conosce
questo tema a menadito. Un soggetto controverso che inizialmente si è
fatto conoscere grazie alle rivelazioni di alcuni giornalisti coraggiosi e
purtroppo spesso sfocia anche nella pedofilia, che però in Vatic..ano può
contare sulla protezione della famigerata “lobby” che in maniera omertosa
protegge questi gran “frocioni”. Insomma è la mafia gay, che ha glorificato
e strumentalizzato il coming out dell’ex teologo gay del Sant’Uffizio, il
Monsignore Krzysztof Charamsa. «Racconterò tutto in un libro» aveva poi
detto Charamsa, all’ indomani del coming out sul «Corriere della Sera»
che gli è costato l’abito talare e la carica di ufficiale che ricopriva nella
Congregazione per la Dottrina della fede. Quel libro si intitola “La prima
pietra. Io, prete gay, e la mia ribellione all’ ipocrisia della Chiesa’’ e
pare sia arrivato nelle librerie a metà estate 2016. «Un’ autobiografia che
sarà forse accusata di essere incentrata soltanto sull’esperienza della
sessualità» scrive dalle sue stesse pagine l’ex monsignore polacco 44enne.
Ma chi si aspetta aneddoti e particolari piccanti sulle sue notti nelle saune
gay a Barcellona in Spagna, dove pare abbia conosciuto il suo compagno
rischia di rimanere deluso. C’è solo un accenno all’incontro con Eduard
Planas, l’uomo catalano con cui oggi condivide la sua vita a Barcellona,
figura fondamentale per il suo coming out. Racconta Charamsa: «sapeva
tutto quello che possono sapere gli amanti di una notte» e nient’altro:
«non che l’uomo che stringeva tra le braccia era un prete». Poi ha parole
durissime nei confronti della Chiesa e del suo clero, che non possono non
ferire chi nutre un sentimento cattolico ma è tuttavia gay. «Questo libro,
dichiara, è anche “la” biografia di una Chiesa, che domina le persone, le
sottomette, inculca loro il senso di colpa e promette la salvezza. “Se
pubblicamente rinuncerai alla tua sessualità, ti salverai”. Da cosa
vorrebbe salvarmi? Dalla felicità di vivere, dalla serenità,
dall’accettazione di me stesso, dalla tolleranza, dagli artisti gay, dai baci
di Michelangelo?».
Il Krzysztof Charamsa “Gay Show” continua poi contro una Chiesa
sempre più patetica e ipocrita, in mano a un gesuita che non sa come
difendersi da questa deriva “frocia”. Nel luglio del 2016 Charamsa arriva

178
poi ad ammettere in un intervista a «Libero» quello che vado dicendo da
anni ovvero che “Un prete su due è gay”. E alla fatidica domanda di
Alessandro Milan Ma quanti sono i preti gay? La risposta di Krzysztof
Charamsa è altrettanto scioccante «È uno dei segreti meglio protetti in
Vaticano». E quando il giornalista lo incalza Secondo lei? Lui risponde
con dovizia di particolari: «Per esperienza direi il 50% di quelli incontrati.
Secondo un autore americano sono anche di più, il 60%, stando alle sue
ricerche sul clero nordamericano. La Chiesa è un rifugio per gli
omosessuali. E in loro si sviluppa una omofobia interiorizzata. Queste
persone vengono da una parte “salvate”, nello stesso tempo però sono
dominate e represse in un fondamentale elemento della loro personalità,
la sessualità.
Ma vi rendete conto a che punto siamo arrivati? Eppure le prime info sulla
“lobby gay” sono venute fuori solo negli ultimi anni dopo decenni di
assoluto silenzion sulla cosa. Nel febbraio 2012 un anno prima delle
dimissioni di Ratzinger il quotidiano italiano «Libero» appartenente
all’area berlusconiana parlava apertamente di questa “lobby gay” come un
grave pericolo all’assetto Vaticano: «alcune fonti ben informate indicano
una minaccia ancora più grave all’attuale assetto del Vaticano. Trema il
comitato degli affari, ma è la lobby gay a sentirsi terrorizzata per prima».77
Prima ancora, nel 2010, i continui scandali in Vaticano portarono il
settimanale berlusconiano «Panorama» a mettere in copertina un titolo a
effetto: “LE NOTTI BRAVE DEI PRETI GAY”.
Questo forse per rivalsa da parte del politico italiano più controverso degli
ultimi decenni, che al tempo, tirando fuori queste sconcertanti verità sul
Vaticano, voleva probabilmente sviare parte dell’attenzione popolare verso
la sua condotta personale ritenuta a dir poco libertina. «Panorama» decise
così di svelare a tutti una serie di rivelazioni (anche filmate)
sull’omosessualità in Vaticano che include anche la prostituzione
maschile, una realtà che molti romani hanno definito “il segreto di
Pulcinella”, modo di dire italiano che significa per il popolo un non
segreto, visto che di gay in Vaticano si parla da molto tempo negli
ambienti omosessuali e non solo della capitale. Ma dopo le storiche
dimissioni del Papa nei primi mesi del 2013 anche il quotidiano di centro
sinistra «La Repubblica» rincarò la dose con un articolo di Concita De
Gregorio dal titolo: “Sesso e carriera, i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia
di Benedetto XVI Lotte di potere e denaro in un rapporto segreto con i
risultati di un’inchiesta sul Vatileaks consegnato da tre cardinali al Papa.

179
Ipotizzata anche una lobby gay...”. Questa volta l’ipotesi della lobby gay
approdò quindi anche su «Repubblica» il cui proprietario è tra l’altro un
noto imprenditore ed editore italiano legato ai Rothschild (De Benedetti).
Così si scopre grazie a «La Repubblica» che nelle “Sacre” stanze il
cardinale Julian Herranz, 83 anni, spagnolo dell’Opus Dei, incaricato da
Ratzinger insieme ad altri due porporati, di presiedere la commissione
d’indagine che i giornali chiamano Vatileaks che ha prodotto quello che in
Vaticano è noto come la “Relationem” ha svelato al Papa dimissionario un
qualcosa di molto più che le insolite “mele marce” che ci si poteva
aspettare. Ci riferiamo all’esistenza di una rete trasversale accomunata
dall’orientamento sessuale o meglio omosessuale, in alcuni casi legato
perfino alla pedofilia.
Anche se il quotidiano «La Repubblica» riportando la nota proveniente
dal “Relationem” stranamente non fa distinzioni tra pedofilia e
omosessualità - fatto grave soprattutto per un giornale considerato di
sinistra - che in seguito verrà criticato per questo motivo dal famoso
Circolo Mario Mieli, associazione italiana a difesa dei diritti degli
omosessuali che non vuole giustamente far apparire l’omosessualità legata
a priori alla pedofilia. Concita De Gregorio scriveva in questo articolo
datato 21 febbraio 2013, quindi pochi giorni prima dell’abbandono
definitivo del trono petrino da parte di Ratzinger: «Per la prima volta la
parola omosessualità è stata pronunciata, letta a voce alta da un testo
scritto, nell’appartamento di Ratzinger. Per la prima volta è stata
scandita, sebbene in latino, la parola ricatto: “influentiam”, Sua Santità.
Impropriam influentiam». E la De Gregorio continuò rincarando la dose e
scrisse: «La “Relationem” ora è lì. Benedetto XVI la consegnerà nelle
mani del prossimo Papa, che dovrà essere abbastanza forte, e giovane, e
“santo” - ha auspicato - per affrontare l’immane lavoro che lo attende. È
disegnata, in quelle pagine, una geografia di “improprie influenze” che un
uomo molto vicino a chi le ha redatte descrive così: “Tutto ruota attorno
alla non osservanza del sesto e del settimo comandamento”. Non
commettere atti impuri. Non rubare. La credibilità della Chiesa uscirebbe
distrutta dall’evidenza che i suoi stessi membri violano il dettato
originario. Questi due punti, in specie».78
“Relationem”, è questo quindi il nome del dossier creato alcuni anni fa da
tre cardinali, il già citato Julián Herranz Casado, Salvatore De Giorgi e
Jozef Tomko che ai tempi di Woijtyla fu addirittura capo del
segretissimo controspionaggio Vaticano e alla non giovane età di 88 anni

180
si era rimesso in moto richiamato in servizio dal Pastore tedesco Ratzinger
per indagare a 360° sulle lotte intestine e diaboliche all’interno della Curia,
consegnando allo stesso Benedetto XVI il risultato della loro operazione il
17 Dicembre 2012 anche se le indagini e il lavoro dei tre continuò poi
anche dopo le dimissioni di Benedetto XVI, fino al 26 febbraio giorno
della loro ultima udienza papalina presso Ratzinger, dopodiche i tre
vennero messi a disposizione del Conclave, così da ottenere informazioni
utili per l’elezione del nuovo pontefice. E c’è chi dice con sempre
maggiore insistenza che sia stato anche il “Relationem” e le sue scioccanti
info ad aver causato le dimissioni improvise di Ratzinger, ecco perchè il
Papa emerito avrebbe visto il famoso trio anche il giorno stesso delle sue
dimissioni. Si tratterebbe di un dossier di ben 300 di pagine in cui sono
contenute prove inquietanti, interviste, intercettazioni, lettere autografe,
ammissioni, giuramenti e quant’altro, sugli scandali avvenuti all’interno
dell’istituzione vaticana. In realtà l’analisi sembrerebbe ricalcare in parte
la stesura del terzo volume della trilogia dell’autore dedicata alla sue
Confessioni; in cui ci si focalizza principalmente sulla corruzione
diabolica interna al Vaticano e che alcuni dicono sia stato un altro dei
motivi per cui Ratzinger si è dimesso. Scrive Di Feo, vaticanista
conosciuto del periodico «L’Espresso» «All’inizio sembravano solo colpi
bassi in una partita sotterranea, veleni che tracimavano dalle brecce delle
mura leonine. Poi i sospetti si sono consolidati nelle scarne indiscrezioni
trapelate dal segreto dell’inchiesta choc disposta da Benedetto XVI».
Perchè come prosegue Di Feo più in la nell’articolo «il nuovo pontefice
(N.d.A Bergoglio) conosce bene la ‘Relationem’, il rapporto conclusivo
sulla Curia stilato dai tre cardinali investigatori nominati dal suo
predecessore». Bene e allora perché non ha fatto niente per cambiare
realmente le cose nei prime tre anni del suo pontificato?!! Perché la sua
finta “rivoluzione” è tutta propaganda gesuita e nulla di più.

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FIG.15. Copertina del settimanale italiano «L’Espresso» N.29 Anno LIX 25
luglio 2013 dedicata alla Lobby gay che secondo quanto scritto tramerebbe
contro Papa Francesco.

“RELATIONEM”

Si dice che abbia usato fino ad adesso la Relationem per fare pulizia in
Vaticano, ma il dossier sembrava già di per se volutamente incompleto,
con omissioni piuttosto importanti che porteranno Papa Francesco a fare
da subito scelte sbagliate e imbarazzanti. Si alla fine anche il nuovo
Pontefice, subisce quella che Roberto D’Agostino, scaltro reporter del
gossip italiano, definisce giustamente sul suo blog una “polpetta
avvelenata”79, con la nomina di Monsignor Ricca per esempio ai vertici
dello IOR. Come scrive sempre Di Feo sull’Espresso “Adesso le notizie
taciute a Papa Francesco sul passato di monsignor Battista Ricca sembrano
chiudere il cerchio, in un disegno che ha qualcosa di diabolico: la lobby
gay in Vaticano esiste, forte, radicata intorno alla gestione degli affari e dei
ricatti”. L’ambiguo personaggio risulta essere infatti un altro
rappresentante della famigerata “Lobby Gay”. Ed ecco che questo termine
sempre più in auge giunge i piena estate 2013 appare sulla copertina del
settimanale «L’Espresso»80 in cui troviamo due ottimi articoli dei
vaticanisti Sandro Magister e Gianluca Di Feo, da cui ho appena tratto
gli stralci finora menzionati su quello che Magister giustamente definisce
come “Quel Pasticciaccio brutto di Monsignor Ricca”. Ed è Magister che
ci regala una vera e propria perla quando apre il suo articolo con una
confidenza inedita di Bergoglio suo amico intimo, che praticamente la dice
tutta sull’attuale situazione intorno a Papa Francesco: «Non è facile. Qui ci
sono molti “padroni” del papa e con molta anzianità di servizio», ha
confidato qualche giorno fa Francesco all’amico argentino ed ex alunno
Jorge Milia. Effettivamente, alcuni di questi «padroni» hanno ordito ai
danni di Jorge Mario Bergoglio il più crudele e subdolo inganno da
quando è stato eletto papa. L’hanno tenuto all’oscuro delle rilevanti
informazioni che, se da lui conosciute per tempo, l’avrebbero trattenuto
dal nominare monsignor Battista Ricca “prelato” dell’Istituto per le
Opere di Religione.»
“Padroni”??! Ma il Papa non doveva essere un uomo libero?
Apparentemente no! E anche sugli articoli del settimanale «L’Espresso»
N.29 dell’Estate 2013 troviamo una Chiesa fatta di scandali atroci,
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pedofilia e ricatti sessuali, compiuti dal clero con la protezione semi
mafiosa di cardinali, vescovi ed arcivescovi, con tanto di orge messe in
atto in alcune ville alle periferie di Roma, orge che spesso sono invece il
risultato di vere e proprie Messe Nere, che come ci ricorda un libro italiano
degli anni 90 dal titolo SATANA ALLE PORTE DI ROMA, di Enrica
Cammarano e Letizia Strambi, vengono svolte spesso a ridosso di Castel
Gandolfo per un motivo specifico: «Ma esiste un altro fattore
fondamentale da tenere in considerazione per la scelta dei Castelli
Romani: il Papa ha assunto come propria residenza estiva Castel
Gandolfo. I devoti del maligno trovano questa scelta del Santo Padre non
casuale e prediligono queste terre proprio perché calcate dai passi di
molti pontefici. Infine ovunque si diffonde la paura dell’avvento di una
nuova era. Nella storia tutto sembra poter crollare tranne Roma, la Città
Eterna. Vi sono però innumerevoli profezie che vedono nel 2000 l’inizio di
un nuovo eone caratterizzato da un attacco alla chiesa... proprio in casa
sua»81 Luogo (Castel Gandolfo) che ricordiamo essere stato, nel periodo
immediatamente dopo le dimissioni, la residenza seppur temporanea del
Papa emerito Ratzinger, che come vi mostrerò a breve è stato accusato da
più di una persona di aver partecipato a Messe Nere. Tra l’altro pare che
dei vecchi cardinali che per via dell’età non hanno votato all’elezione di
Bergoglio, avrebbero lasciato testimonianze a riguardo ai tre ispettori
generali della Santa Sede se vogliamo così definirli, testimonianze ritenute
importanti. E da quello che si evince dalle testimonianze finite nella
Relationem si darebbe particolare risalto alla non osservanza del sesto
comandamento, ovvero non commettere atti impuri, e del settimo, ovvero
non rubare. Si evidenzierebbero così i due principali problemi di oggi in
Vaticano, la Lobby gay e quanto accaduto all’interno dello IOR, la
banca vaticana da cui è stato espulso l’ormai ex presidente Gotti Tedeschi
ora in mano ai Cavalieri di Malta.

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ARRIVA LA REGINA DELLA MASSONERIA... CON UN
ANNO DI RITARDO

A Gotti Tedeschi poi minacciato di morte e ora condannato all’oblio, era


stato proibito l’accesso ai conti correnti neri, mai visitati da nessuno, ad
eccezione del famigerato cardinal Tarcisio Bertone, che fu in auge fino 31
agosto 2013 quando Papa Francesco accetterà la sua rinuncia per raggiunti
limiti di età. Bertone fu il potentissimo segretario di Stato Vaticano e la
sua “rinuncia” parrebbe in realtà legata al direttore generale Paolo
Cipriani, costretto a sua volta da Papa Francesco alle dimissioni un mese
prima della “rinuncia” di Bertone che alla luce dei fatti non sembrerebbe
così genuina come vorrebbero far credere. Anche perchè tutto ruoterebbe
sulla sospetta violazione delle norme anti-reciclaggio, conti correnti che
ancora oggi non vengono rivelati ma di cui ha accennato anche “La
Papessa” Francesca Immacolata Chaouqui che ha detto il giorno prima
della sua condanna per Vatileaks 2: “L’archivio di Cosea, integrale, il
rapporto sulla sicurezza dello stato, i report dei conti laici dello Ior,
l’analisi degli appalti del governatorato, lettere e documenti, dossier
sulle nunziature, riposano nella cassaforte accanto alla mia camera da
letto. Domani potrei uscire dall’aula e consegnare tutto direttamente ai
cronisti fuori dal Vaticano. Altro che Avarizia e Via Crucis (i libri di
Nuzzi e Fittipaldi, ndr), ne verrebbe fuori davvero il libro nero delle
finanze Vaticane”. Ovviamente “La Papessa” è stata zitta per non subire
ulteriori ripercussioni che l’avrebbero portata non solo a scontare
immediatamente la sua pena ma l’avrebbero probabilmente mandata dritta
al Creatore. Comunque all’interno del Relationem ci sarebbero state la
vera indentità dei proprietari dei misteriosi e segretissimi conti cifrati della
Banca Vaticana ovvero I’stituto per le Opere di Religione meglio noto
con l’acronimo IOR di cui accenna la Chaouqui. Personaggi influenti che
potrebbero essere non solo politici di spicco italiani, fatto assai grave di
per se e ventilato da più parti ma mai indagato fino in fondo per ovvi
motivi di ovvio disinteresse sia da parte della Vaticano che della
Repubblica Italiana, ma ci sarebbe l’imbarazzante presenza di conti
correnti top secret di boss mafiosi, terroristi, narcotrafficanti e agenti
segreti della C.I.A. che avrebbero usato i loro conti correnti allo IOR
insieme ai loro amici politici per mettere al riparo soldi provenienti dal
riciclaggio di denaro sporco, dalla droga e dalla corruzione politica, denaro
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da usare per tangenti che farebbero impallidire perfino lo spirito santo, ma
non solo, nei documenti contenuti nel dossier denominato Relationem
potrebbero esserci secondo Giorgio Bongiovanni, personaggio assai
controverso (per via delle sue stigmate e dei suoi deliri religiosi filo New
Age) ma pur sempre coerente nella sua lotta contro la corruzione in
Vaticano e la mafia, dei riferimenti sullo scandalo dei 229 milioni di euro,
transitati in uscita dall’Apsa, cioè l’ente economico più importante dello
Stato Vaticano assieme allo IOR, soldi smistati verso dei conti londinesi
negli ultimi anni del pontificato di Ratzinger scoperti poi dalla Procura di
Roma.82 Evento questo giudicato gravissimo dagli esperti del settore
finanziario che a lungo andare smosse perfino i vertici della Banca
d’Inghilterra. Monte dei Paschi di Siena salvata a più riprese e nodo
debole della finanza italiana, fu coinvolta senza ombra di dubbio in
operazioni illecite con lo IOR e lo smistamento di un paio di miliardi su
Londra, cosa che al tempo richiese l’intervento diretto della Regina
Elisabetta II. Si proprio la Regina del Nuovo Ordine Mondiale che agli
inizzi di marzo del 2013 doveva arrivare a Roma stranamente ritardò di un
anno... arrivando dal Papa il 4 aprile del 2014. Elisabetta era stata infatti
costretta a rinunciare alla sua delicata missione nel marzo 2013 per far
sistemare nel frattrempo David Rossi il 51enne capo dell’area
comunicazione del Monte dei Paschi di Siena e fedelissimo dell’ex
presidente della banca, Giuseppe Mussari, che avrebbe minacciato di
rendere publica la faccenda. A questo punto Rossi venne
convenientemente “suicidato” da killer di una certa Massoneria legata al
sistemabancario e al PD. Come ha scritto Rita Pennarola un anno esatto
dopo l’assassinio su La voce delle Voci: C’è stata la mano “illuminata”
dei massoni toscani, dietro il volo di 30 metri a testa in giù del capo
comunicazione Mps, Davide Rossi, sulla cui fine pochi giorni fa il gip ha
deciso l’archiviazione? Qui ricostruiamo i legami tra Rossi e il collega,
come lui giornalista professionista, Stefano Bisi. Che nelle stesse ore in
cui si scriveva la parola fine sull’indagine per Rossi, assurgeva al vertice
del Grande Oriente d’Italia come nuovo Gran Maestro.
Nel frattempo la mia parente Elisabetta veniva ricoverata d’urgenza il 3
marzo 2013 per 24 ore per un grave problema gastrointestinale.
Nonostante tutto all’uscita dall’ospedale fu lanciato in maniera molto
velata un segnale forte e inequivocabile per i Fratelli della Massoneria
Reale, attenti come sempre ai dettagli simbolici: la Regina è stata
accompagnata all’uscita dell’ospedale da un’infermiera con indosso una

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fibbia enorme con i simboli della Massoneria, in uso presso gli ospedali
massonici fino al 2002, ma ancora sfoggiata per le grandi occasioni83. Una
visita strategica quindi quella dell’aprile 2014 di colei che non è solo un
capo di Stato, ma anche la guida suprema della Chiesa Anglicana, e,
inoltre, protettrice della Massoneria Inglese, che è l’unica presente in
Vaticano, e viene personalmente controllata dal Duca di Kent, cugino di
sua Maestà e Gran Maestro della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Questa
breve visita della Regina doveva servire originariamente per tastare il
polso del Conclave nel 2013, ma nel 2014 sull’agenda c’era anche Israele
dove Papa Francesco si è poi recato a fine maggio di quell’anno. Inoltre vi
è stato ancora un tentativo di sistemare i diversi problemi finanziari
conseguenti alle operazioni illecite condotte in maniera forse troppo
azzardata dai vari Fratelli massoni sia italiani che britannici legati al
sistema bancario e al Monte dei Paschi. Così facendo, la Regina della
Massoneria ha sicuramente garantito la sua assistenza. Ricordiamoci poi
che lei ha influenzato la nomina del nuovo Papa, che dal 1958, con Papa
Roncalli, viene sempre deciso con il benestare della Massoneria
Anglosassone, legata a sua volta a quella d’Israele e a quella Statunitense.
Ci potrebbero essere nel misterioso Relationem sempre secondo lo
stigmatizzato Bongiovanni anche le prove di come i fondi raccolti con l’8
per mille italiano, circa un miliardo di euro, sia sparito dalle casse dello
IOR per poi confluire all’estero per operazioni non meglio precisate.

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FIG.16 Dettaglio della fibbia dell’infermiera fotografata con la Regina
Elisabetta II all’uscita dell’ospedale il 4 marzo 2013, mostra chiaramente i
simboli della Massoneria Reale.

E SPUNTA ANCHE UN’INCHIESTA PARALLELA


VOLUTA DAL SOLITO BERTONE

Il Vaticano avrebbe quindi nascosto nel corso degli anni la più grande
evasione fiscale di tutti i tempi, mai denunciata da alcun Governo e
rimasta sempre impunita proprio per lo status di Stato Sovrano del
Vaticano, in cui ormai e chiaro a tutti regna non lo Spirito Santo ma quello
di Satana che insieme alla sua cricca di pedofili e satanisti più o meno
ricattabili a secondo dei casi, e a un manipolo di affaristi senza scrupoli,
figli della peggior Opus Dei, Comunione e Liberazione e di altre cricche
dal sapore cattomassonico presenti in Vaticano, stanno portando la Chiesa
di Roma a un inesorabile declino. Da non dimenticare che fu proprio il
figlio di un mafioso, il controverso Massimo Ciancimino, a rivelare poco
tempo fa, di aver accompagnato il padre Vito negli uffici della banca
vaticana a depositare valigette contenenti miliardi di lire. E poi c’è stata
anche la testimonianza di Vincenzo Calcara, collaboratore di giustizia, che
ha raccontato di aver consegnato di persona ad un alto prelato, 10 miliardi
di lire, frutto dei traffici criminali di colui che molti indicano come
l’attuale capo di Cosa Nostra, il Boss dei Boss siciliano Matteo Messina
Denaro noto anche come Diabolik, ma queste rivelazioni sono solo la
punta di un iceberg ben più profondo che se reso pubblico
significherebbero la fine della Chiesa. E allora ecco qui un ultimo Papa,
che definirei “tecnico” anche se deve apparire naturale prima della disfattta
totale, una sorta di “Mario Monti della Chiesa” (ex primo ministro italiano
legato al Bilderberg non eletto dal popolo ma piazzato dai poteri forti
ovvero i soliti banchieri con i solit gesuiti).
Papa Francesco è una sorta di “curatore fallimentare” del Vaticano come
direbbe Beppe Grillo vista la situazione e il declino in cui versa l’Italia
intera e la Chiesa di Roma sua dominatrice. Un traghettatore dall’aspetto
rincuorante che la dovrebbe traghettare fino alla fine dei suoi giorni terreni
e l’avvento della cosiddetta Chiesa Universale nel 2019. Anche se lo stesso
Beppe Grillo molto vicino all’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone
(entrambi legati all’Accademia degli illuminati del Professor Giluano di
Bernardo), sperò inizialmente dopo un suo faccia a faccia con l’alto
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prelato, in una futura elezione di Bertone a Papa, arrivando perfino ad
annnunciare pubblicamente dal suo sito che Bertone fose l’ultimo Papa
possibile, il famoso Petrus Romanus della profezia di Malachia84. Anche
perchè Tarcisio Bertone nasce a Romano Canavese, piccola cittadina in
provincia di Torino, da qui il link con il nome Petrus Romanus, anche se
poi Grillo cambiò improvisamente idea dopo le dimissioni di Benedetto
XVI annunciando invece l’avvento di un “Papa nero”: “Magari il
prossimo sarà un Papa nero”85. Possibilità di cui avevo parlato anch’io in
realtà anche se poi non si è materializzata, almeno che non si consideri
Papa Francesco un “Papa nero” perchè gesuita, anche se è il Generale dei
gesuiti, attualmente Adolfo Nicolás Pachó che viene tradizionalmente
chiamato in questo modo. Comunque questo cambiar idea di Beppe Grillo
che contrariamente a quanto pensano i pentastellati, è non solo una pedina
del sistema, ma ha creato un movimento politico da poter poi dare in mano
ai gesuiti. In questo contesto nel luglio del 2016 Luigi di Maio, probabile
successore di Matteo Renzi, ha partecipato a un convengno Cattolico in
Vaticano diretto dal direttore della rivista dei Gesuiti «Civiltà Cattolica»,
padre Antonio Spadaro SJ. Perchè senza la loro approvazione in Italia non
si fa nulla, sia a livello politico, che finanziario. Probabilmente il cambio
di opinione di Grillo sul Cardinal Tarcisio Bertone è stato influenzato dai
gesuiti e legato al fatto che fin dalle prime rivelazioni del maggiordomo di
Ratzinger, il cosidetto “corvo” del Vaticano (Paolo Gabriele poi
arrestato), il grande perdente della lobby gay, di cui si dice faccia parte,
sembrava essere proprio lui il Cardinal Tarcisio Bertone fatto fuori dalla
Massoneria vaticana. Pare che Bertone avesse addirittura avviato fin dalle
prime rivelazioni del “corvo” un’inchiesta parallela in Vaticano per poter
proteggere lui e i suoi colleghi più stretti dalla Loggia Ecclesia, «da oltre
un anno, email, telefoni, incontri e colloqui sono stati meticolosamente
messi sotto osservazione, su incarico del cardinale Tarcisio Bertone, dalla
gendarmeria vaticana guidata dal generale Domenico Giani, un ex
ufficiale dei servizi segreti italiani che nelle prossime settimane potrebbe
lasciare la Santa Sede per un nuovo incarico alle Nazioni Unite». Questo
è quanto sosteneva a fine febbraio del 2013 l’«Huffington Post»
riprendendo quanto sosteneva il settimanale «Panorama», in un lancio
d’Agenzia del 27 febbraio 2013, in cui si anticipavano i contenuti di un
articolo che il periodico pubblicherà poi il giorno dopo il 28 febbraio
201386, giorno in cui Ratzinger si mette definitivamente da parte
abbandonando il teatrino vaticano per diventare Papa emerito, ma non

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scendendo dalla croce come avrebbe fatto Gesù, bensì “salendo al Monte”.
Ratzinger infatti prenderà l’elicottero per Castel Gandolfo in cui si ritirerà
per alcuni mesi prima del ritorno nella sua attuale residenza in Vaticano.
Per quanto riguarda il Generale appena citato nell’indagine parallela
istigata da Bertone, ovvero Domenico Giani, vale la pena ricordare che
egli è di Arezzo, città del Venerabile della P2 Licio Gelli suo grande
amico, che è tuttora in vita nonostante gli acciacchi, e collabora con il
Vaticano come esperto di intelligence e Commendatore con placca
dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme oltre che
Grand’ufficiale dell’ordine di San Silvestro Papa. Secondo «Panorama»
questa indagine top secret di Bertone e soci risalirebbe al «settembre 2012,
quando sono cominciate a circolare le prime lettere di minacce a Bertone
(rivelate da Panorama) e le prime fughe di documenti riservati. È stata
messa in atto così la più massiccia e capillare opera di intercettazione mai
realizzata fino ad oggi nei Sacri palazzi che, secondo alcuni, continua fino
a oggi perché, formalmente, le indagini su Vatileak non si sono concluse.
Una colossale schedatura di abitudini, amicizie e frequentazioni
consegnata in mano a pochissime persone che innervosisce e preoccupa
molti prelati e rischia di pesare sul conclave».
Un conclave quindi quello che ha visto l’elezione di Papa Francesco, non
solo controllato dai soliti servizi segreti stranieri come accade da sempre in
Vaticano, come abbiamo potuto notare anche nella storia recente in tutto il
periodo della guerra fredda, con gli Stati Uniti e la Russia in testa nel
cercare di carpire segreti e influire sui presenti su una scelta piuttosto che
un altra, come accadde per il povero Cardinal Siri per esempio nel lontano
1958. Ma un conclave che in questo caso ha visto uno scontro tra lobby di
potere interne, una su tutte quella del Cardinal Bertone e soci contro quella
della Massoneria vaticana, entrambi pronti a usare metodi complessi e
tecnologici per raccogliere le informazioni, e mettere in moto gli eventuali
ricatti con metodi tradizionalmente in uso presso le moderne agenzie di
spionaggio. E tutto questo, per difendere gli interessi di una lobby vaticana
piuttosto che di un altra. Situazione che ha preoccupato non poco gli
interessati visto che oltre alle mail e alle telefonate sono stati conservati
dagli investigatori di Bertone persino gli elenchi di tutti coloro che
entravano ed uscivano dalle mura leonine dopo le ore 21. Elenchi in cui si
dice sono presenti i nomi di molti personaggi sia maschili che femminili
dediti alla prostituzione, oltre che di alcuni pusher di cocaina e altre
droghe. L’unica dichiarazione a riguardo dell’iniziativa di Bertone l’ha

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fatta il gesuita Padre Federico Lombardi alla stampa il 28 febbraio del
2013, che vi ricordo ancora una volta essere e il giorno in cui Ratzinger è
uscito di scena: «Nel contesto di Vatileaks possono essere state autorizzate
dalla magistratura inquirente, e non dalla Segreteria di Stato, alcune
intercettazioni e alcuni controlli. Posso assicurare che non è cosa di
grandi dimensioni né un controllo generalizzato». Così il portavoce
vaticano, padre Federico Lombardi, minimizzava l’iniziativa del cardinale
Tarcisio Bertone arivando a dire «Due o tre utenze che possono essere
state messe sotto controllo» . E poi ancora «Dire che questo comporti
un’attività di indagine ampia a tutto campo che crei atmosfera di timore o
diffidenza e influisca ora sul Conclave non ha realtà con realtà».
A questo punto è proprio la rivista «Panorama» a rispondere con una breve
nota alle dichiarazioni di padre Federico Lombardi in merito all’articolo
sull’inchiesta di Bertone e ritiene di precisare quanto segue: Questa
indagine accurata è stata disposta alla Gendarmeria vaticana, coordinata
dal comandante Domenico Giani, su richiesta dello stesso Segretario di
Stato. Nei mesi successivi, la pubblicazione di documenti riservati
provenienti dalla segreteria di Stato e dall’appartamento pontificio, ha
indotto la Gendarmeria a rafforzare l’impegno nelle indagini. Queste sono
state oggetto, nel febbraio 2012, di uno specifico provvedimento di
autorizzazione da parte del promotore di giustizia, Nicola Picardi. I
processi a carico di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, celebrati nei
mesi di ottobre e novembre 2012 e conclusi con sentenza di condanna per
entrambi gli imputati, non hanno esaurito il lavoro investigativo della
Gendarmeria, che è invece proseguito - e non è ancora definito - con
particolare riferimento alle seguenti ipotesi di reato: delitti contro lo
Stato, delitti contro i poteri dello Stato, vilipendio delle istituzioni dello
Stato, calunnia e diffamazione, inviolabilità dei segreti.
È bene inoltre
precisare che il corpo della Gendarmeria, posto sotto il controllo del
Governatorato della Città del Vaticano, nelle sue funzioni di polizia
giudiziaria e di tutela dell’ordine pubblico opera in stretto raccordo con
la prima sezione della segreteria di Stato («Sezione degli Affari generali»)
affidata alla responsabilità del Sostituto (art. 13, c.3 L. CCCLXXXIV del
16 luglio 2002 sul governo dello Stato della Città del Vaticano e art. 41
c.1, costituzione apostolica «Pastor Bonus»).
Con questa nota la rivista «Panorama» fa una sorta di retromarcia
precisando che l’allora segretario di Stato Tarcisio Bertone e il suo
sostituto erano pertanto, «ex officio», tenuti al corrente delle attività di

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indagine e tutela dell’ordine pubblico svolte dalla Gendarmeria vaticana e
avevano accesso ai relativi atti per via del loro lavoro, giustificando quindi
la loro indagine ritenuta a norma di legge. A proposito della vastità dei
controlli, infine, a «Panorama» risulta che presso la sala operativa della
Gendarmeria Vaticana sono stati archiviati un’enorme massa di dati
riguardanti gli spostamenti oltre che l’attività telefonica e telematica di
numerosi soggetti. Tutte queste informazioni sono ancora oggi a
disposizione del reparto investigativo e del Gruppo intervento rapido
(G.i.r.) della Gendarmeria Vaticana.
E infine per chi si stupisse del termine catto-massonico che uso a volte
per descrivere alcune di queste cricche, sappiate che l’ex-Gran Maestro
della Massoneria ai tempi della famigerata P2: Armandino Corona,
ricevette per la sua dipartita un “rito funebre” sincretista, questo è quanto
riportava allora «La Nuova Sardegna», quotidiano sassarese di proprietà
De Benedetti-Gruppo espresso. Tra l’altro questa cerimonia si è svolta a
Cagliari, nella Basilica dedicata alla Madonna di Bonaria, protettrice della
Sardegna alla quale hanno reso omaggio gli ultimi due papi. La
commistione di due riti solo all’apparenza antitetici tra loro sarebbe
ovviamente da giudicarsi blasfema per un qualunque “profano” (così si
definiscono i non massoni). Ma il massone cattolico e i suoi interlocutori
ecclesiastici non si fanno di queste preoccupazioni, avendo conoscenze di
tipo esoterico e occulto che li legano segretamente a una Chiesa ben
diversa da quella che conoscete. Una Chiesa Cattolica che trova nei
cavalierati il punto di contatto con le alte gerarchie della Massoneria
che si arruolano più che volentieri nei Cavalieri del Santo Sepolcro, così
come in quelli del Sovrano Ordine di Malta (SMOM), il Conte Licio Gelli
era membro di entrambi questi illustri ordini cavallereschi, eppure alla sua
morte pare, lo SMOM in particolare lo abbia snobbato, e anzi pare voglia
punire i pochi cavalieri dell’ordine che si sono recati al suo funerale a
Pistoia. Questo accade quando l’ipocrisia e il perbenismo prendono il
sopravvento in Vaticano.

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FIG 17. Il Cardinal Tarcisio Bertone ex segretario di Stato del Vaticano e
Beppe Grillo il leader del Movimento 5 Stelle, la nuova realtà politica italiana
supportata dai gesuiti e voluta dalla CIA, legata all’Accademia degli Illuminati
del Professor Giuliano di Bernardo.

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FIG 18. Papa Giovanni Paolo II insieme al noto pedofilo Jimmy Saville,
durante la sua nomina a Cavaliere dell’Ordine di San Gregorio Magno.

NON DIMENTICHIAMO IL VATICANO E L’OLANDA


DEGLI ORRORI

Nel marzo del 2012 il giornale olandese NRC Handelsblad publicò un


articolo in cui accusava la Chiesa cattolica di aver ordinato e organizzato
la castrazione di alcuni uomini per “curarli” dall’omosessualità o come
punizione, nel corso degli anni Cinquanta. L’articolo è di Joep Dohmen,
un giornalista dell’NRC che fu tra i primi ad occuparsi dei casi di pedofilia
all’interno della Chiesa olandese nel 2010, prima che il governo decidesse
di aprire un’inchiesta sugli abusi. Il suo giornale ha sede a Rotterdam ed è
uno dei quotidiani più letti in Olanda. Dopo la pubblicazione degli ultimi
articoli, alcuni parlamentari olandesi hanno chiesto l’apertura di una nuova
indagine. L’articolo di Dohmen, ripreso da molti giornali in tutto il mondo,
da Newseek al New York Times, ruotava fondamentalmente intorno alla
storia di un ragazzo che nel 1956 aveva 20 anni (ed era legalmente ancora
minorenne), Henk Heithuis.
Heithuis venne prima rinchiuso in un ospedale psichiatrico gestito dalla
Chiesa cattolica e poi castrato chirurgicamente, dopo aver parlato alla
polizia degli abusi che aveva subito in una scuola religiosa della provincia
olandese del Gederland, nell’Olanda orientale. Heithuis morì nel 1958 in
un incidente stradale e alcuni monaci vennero condannati per gli abusi
sessuali, ma la storia della sua castrazione non emerse mai fino a oggi:
secondo il giornale, ci sono le prove che almeno altri nove ragazzi siano
stati castrati negli stessi anni, sia per aver provato a denunciare gli abusi di
cui erano vittime o testimoni, sia per “curare” la loro omosessualità. Come
scrisse il Time, l’ultima inchiesta è particolarmente disturbante perché
l’Olanda è da molti anni uno dei paesi più aperti al tema dei diritti civili, in
particolare nei confronti dei diritti degli omosessuali: le relazioni tra due
persone dello stesso sesso sono legali dal lontano 1811, e l’Olanda è stato
il primo paese al mondo a introdurre i matrimoni tra omosessuali nel 2001.
L’inchiesta ufficiale promossa dalla stessa Chiesa cattolica sui casi di
pedofilia nel secondo dopoguerra, i cui risultati sono stati pubblicati alla
fine del 2011, non menzionano i casi di castrazione tra le decine di
migliaia di abusi sui minori che sono stati effettuati dal clero cattolico o da

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volontari nelle diocesi olandesi. L’inchiesta terminata ufficialmente nel
Dicembre del 2011 è stata guidata da Wim Deetman, ex sindaco dell’Aja
ed ex ministro dell’istruzione olandese, che appartiene però all’Appello
Cristiano Democratico (CDA), il partito democristiano e quindi pro
Vaticano che negli anni recenti è stato più volte il primo partito olandese.
Diverse associazioni di attivisti hanno però criticato l’operato della
commissione d’ inchiesta e hanno giustamente accusato i politici cattolici
di voler coprire i casi in cui la polizia e le istituzioni sono venuti al
corrente degli abusi fatti in passato. La rete televisiva italiana La 7 che ha
ripreso la storia, ha dichiarato che di questa tragedia delle castrazione
chimiche non è stato fatto “nemmeno un accenno nel rapporto finale. Fonti
della commissione si sono giustificate dichiarando che c’erano elementi
troppo scarsi per procedere ad ulteriori indagini.”87 Quindi come al solito
la commissione Deetman controllata dai “soliti ignoti” di matrice gesuita
ha risposto alle accuse dicendo si di essere venuta a conoscenza del caso di
Heithuis, ma di non essere stata in grado di arrivare a una conclusione
certa in base alle prove a sua disposizione.Tra le accuse che sono emerse a
fine inchiesta ci sarebbe anche quella che il primo ministro olandese tra il
1963 e il 1965, Victor Marijnen, fosse al corrente dei casi di castrazione
ma non disse niente. Le accuse non sono ancora state provate, ma negli
anni Cinquanta Marijnen, che apparteneva al Partito Popolare Cattolico
(KVP, uno dei precursori del CDA di Deetman), era già un politico molto
potente, ed era al tempo il vicepresidente dell’associazione cattolica per la
tutela dei bambini e presidente della stessa scuola del Gelderland dove
avvennero gli abusi su Heithuis e altri ragazzini, e in quel ruolo di
responsabilità invece di difendere i bambini Marijnen aveva preferito
scrivere alcune lettere alla regina di Olanda chiedendo clemenza nei
confronti dei religiosi condannati per le violenze. Anche di queste lettere la
commissione Deetman non ha naturalmente fatto menzione nelle circa
1.100 pagine del suo rapporto.88 Non ci stupisce quindi che in questo
contesto non proprio pulito come questo vengano fuori nel maggio del
2013 le dichiarazioni sconvolgenti di Toos Nijenhuis, presunta vittima
della pedofilia di preti e personaggi altolocati, supportate questa volta però
da un altro testimone oculare degli eventi che dichiara in un video in cui lo
troviamo accanto alla Nijenhuis89.“Ho visto Ratzinger partecipare
all’omicidio di una bambina in un castello francese nell’anno 1987”
questo è quanto dichiara il testimone, che dice di essere stato un
partecipante regolare nella tortura rituale di culto e l’uccisione di

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bambini:“E’ stato brutto e orribile e non è successo solo una volta.
Ratzinger ha preso spesso parte. Lui, Alfrink (olandese cardinale
cattolico) e il Principe Bernardo (fondatore del Bilderberg) erano solo
alcuni degli uomini più importanti che ne hanno preso parte”90 Questo
nuovo testimone conferma quindi gli improbabili racconti di Toos
Nijenhuis, una donna olandese che ha negli ultimi anni ha reso pubbllica la
sua drammatica testimonianza oculare di crimini che coinvolgerebbero il
Papa emerito Ratzinger, il Cardinale Bernard Jan Alfrink (1900–1987),
il Principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld (1911–2004) nella speranza
di un azione legale contro la Chiesa da parte dell’ITCCS ovvero
l’International Tribunal into Crimes of Church and State, entità legale che
si sta ora muovendo in questo senso. Speriamo quindi che si faccia
chiarezza prima o poi su tutto quello che è davvero successo in Olanda,
una nazione che di sicuro per dirsi realmente civile meriterebbe più onestà
sia da parte del suo clero che da parte dei suoi politici. Ratzinger, il Papa
emerito, forse non è il mostro descritto da costoro, visto che le prove
portate sul tavolo dai testimoni non sono verificabili, ma il Papa emerito,
più degli altri, vista la sua posizione di potere anche durante il Pontificato
di Giovanni Paolo II, è senz’altro colpevole di aver agito per anni in
maniera omertosa ai vertici delle alte gerarchie vaticane, quando avrebbe
potuto avviare questo processo di trasparenza e rinnovamento della Chiesa
con anni di anticipo, senza aspettare di arrivare a questo livello di declino
inesorabile ormai visibile a tutti. Perché al tempo dell’ormai “Santo
Giovanni Paolo II, vennero non solo tollerati ma premiati dal “Santo”
polacco personaggi come, padre Marcial Maciel Degollad (morto il 30
gennaio 2008) fondatore dei Legionari di Cristo, pedofilo coinvolto in
numerosi scandali sessuali che vennero fuori solo dopo la morte di Papa
Woytila nonostante la sua natura deviata fosse nota a molti dei suoi
seminaristi, e poi cosa dire dell’ormai defunto presentatore-pedofilo della
Bbc Jimmy Saville, che in 50 anni avrebbe molestato oltre 200 vittime e
secondo un testimone, si sarebbe addirittura vantato di aver trasformato in
gioielli (degli anelli in particolare) degli occhi di vetro rubati da alcuni
corpi in un obitorio in cui si dava a atti di necrofilia. A questo mostro di
Saville che fino alla sua morte il 29 ottobre del 2011 non fu mai accusato
di nulla, nel 1990 San Giovanni Paolo II fece un dono importante, ovvero
la nomina all’Ordine equestre pontificio di San Gregorio Magno che è un
ordine cavalleresco della Santa Sede. Allora la prossima volta che vi
parlano di quanto era bravo e buono “il Santo” Papa Woytila fategli

197
leggere questo libro così magari capiscono chi era realmente oltre la
facciata voluta dalla solita propaganda del Nuovo Ordine Mondiale.
Tuttavia come scrive l’agente dei gesuiti Massimo Introvigne nel marzo
2016: l’Oscar al film Spotlight, la testimonianza resa a Roma in
videoconferenza dal cardinale Pell di fronte a una commissione
d’inchiesta del suo Paese, l’Australia, e le dimissioni di un membro della
commissione vaticana sugli abusi, una ex vittima di molestie che attacca
anche Papa Francesco, hanno riportato in primo piano il tema dei preti
pedofili. Forse Introvigne ha dimenticato che per le vittime il problema
della pedofilia nella Chiesa e “in primo piano” da anni. E il problema reale
e che Papa Francesco e i suoi gesuiti, che ora controllano totalmente il
Vaticano, non hanno voluto dare il giusto rilievo a questo dramma infinito,
perché se dovessero pagare tutte le loro vittime la loro amata Chiesa
andrebbe chiusa per fallimento.

198
FIG.19. Un frame dalla video intervista che mostra Toos Nijenhuis, presunta
vittima della pedofilia di preti e personaggi altolocati, insieme a un altro
presunto super testimone di questi terribili rituali e delitti condotti in Olanda dai
vertici del clero e della casa reale di quel paese, a volte alla presenza di Papa
Ratzinger in persona.

LE “BABY SQUILLO”, MUSSOLINI E LA CHIESA DEL


COMPROMESSO

Nel Novembre 2013 a pochi mesi dalla nomina del nuovo Papa argentino
scoppia in Italia e successivamente anche in Vaticano, l’ennessimo
scandalo legato alla pedofilia, quello delle cosidette “Baby Squillo”
prostitute bambine, frutto non solo della decadenza dei costumi, che ormai
imperversa da anni pilotata segretamente dalle forze occulte del Nuovo
Ordine Mondiale, ma anche risultato inevitabile del compromesso e
dell’ipocrisia regnante nella nostra società attuale, che tollera oltre misura
questo schifo e fa finta di non vedere cosa sta realmente accadendo per
pigrizia o per quieto vivere. Anche in un quartiere esclusivo della Roma
bene come quello dei Parioli dove avvenivano i piccanti incontri delle
“Baby Squillo” l’Italia dimostra di aver perso i valori di un tempo. Certo
ci si scandalizza per due settimane mentre la televisione ci bombarda con
improbabili “Talk Show” e News sulla vicenda. E più si scava in questo
spaccato della società di oggi e più sembra aprirsi “il vaso di Pandora” di
un mondo in cui prevale uno squallore interminabile con la scoperta di
clienti sempre più altolocati. Questi includono liberi professionisti,
militari, politici, e Mauro Floriani dirigente di Trenitalia nonché il marito
poi condannato di Alessandra Mussolini la nipote del Duce… a un certo
punto però cala il silenzio più totale sulla vicenda nel momento in cui a
metà Novembre 2013 appaiono per la prima volta tra gli articoli dei
giornali e i telegiornali anche loro i dipendenti del Vaticano.
Si gli uomini della Santa Sede risulterebbero essere stati tra i clienti più
assidui delle “Baby Squillo” e in mezzo a loro ci sarebbero addirittura dei
prelati. Insomma il caso delle “Baby Squillo” era per questo destinato a
sparire per i media italici asserviti al sistema dopo questa rivelazione.
Approfondire la vicenda sarebbe stato forse troppo per i cattolici di questa
nazione ipocrita, ancora per certi versi sottomessa alla Chiesa e in preda
alla “Papamania” creata da Papa Francesco. Gli uomini che hanno avuto
rapporti sessuali con le due baby squillo dei Parioli, a Roma, spuntano
199
come funghi dai cellulari delle ragazzine di 14 e 15 anni e da quelli degli
arrestati e indagati. Più gli inquirenti scavano per scoprire chi ha pagato
prestazioni sessuali con le minorenni, più emergono particolari inquietanti.
Ma quando spuntano tra questi anche i numeri di telefono, e quindi nomi e
cognomi, di persone che lavorerebbero in Vaticano il quotidiano «il
Tempo» ci tiene a dire che “Non si tratterebbe di prelati, ma di civili.”91
Anche se in una successiva edizione cartacea del quotidiano «il Tempo»
riportata successivamente anche dal Gazzettino.it un investigatore della
polizia avrebbe ammesso: «Stiamo indagando anche su preti e politici che
sarebbero coinvolti nel caso».92 Ma a questo punto con l’entrata di politici
e preti nella vicenda calerà purtroppo il silenzio assoluto dei media su
questa storia, fino alle prime condanne che arrivano nell’estate del 2014,
che non includono però ne politici, ne preti, ne lavoratori del Vaticano.
Ennesima dimostrazione del potere della Santa Sede che non si esprime
sulla faccenda neanche nella presunta nuova era di Papa Bergoglio, anzi
preferisce ignorarla nonostante si tratti a tutti gli effetti di bambine
prostitute e quindi di pedofilia. Un mese prima che esplodesse lo scandalo
delle “Baby Squillo” nell’Ottobre 2013 un’altra vicenda aveva portato alla
ribalta il tema degli abusi subiti da ecclesiastici coinvolgendo direttamente
Papa Francesco. Erik Zattoni di Ferrara città del nord Italia raccontò la sua
storia ai reporter de programma televisivo italiano “Le Iene”: trasmesso
dal canale televisivo della famiglia Berlusconi ITALIA UNO. Il povero
Zattoni sapeva fin da piccolo di essere il figlio di uno stupro. La madre,
all’età di 14 anni, venne abusata dal prete che ospitava lei e la sua famiglia
in una casa della parrocchia. Lui nacque da quella violenza 33 anni fa e ora
nel 2013 chiedeva giustizia alla “nuova” Chiesa di Papa Bergoglio, una
giustizia che non riceverà mai. E invece a Ferrara all’epoca l’attenzione si
è concentrata sulle reazioni del vescovo Luigi Negri. Già al microfono
delle “Le Iene” il capo della curia aveva fatto capire di non aver molto da
dire.
Alla domanda sul perché un prete rimanga tale anche dopo un crimine di
questo tipo, Negri ha glissato: “Lei vuole insegnare alla Chiesa a fare la
Chiesa? Certamente è giusto se non ci sono state ragioni per cui la Chiesa
ha ritenuto che dovesse essere dimesso. Lo stupro non è sufficiente. Per il
risarcimento non so a chi si deve rivolgere, non a me. Sono cose civili non
ecclesiastiche. La smetta perché mi ha irritato”.93 Credo che queste parole
siano più che sufficienti per capire la situazione attuale all’interno della
Chiesa. E anche Papa Bergoglio stesso interpellato sulla vicenda dal

200
programma televisivo “Le Iene”94, quando era ancora Cardinale a soli 4
giorni dalla sua elezione al soglio Pontificio sembra parecchio irritato; con
un atteggiamento ben lontano dal “buon” Papa Francesco che siamo
abituati a vedere oggi in TV. Il Papa che con un sorriso in bocca nei primi
di Dicembre 2013 riceve dal premier israeliano Netanyahu in udienza, un
bel libro sull’Inquisizione95. Che gli serva da ispirazione per i suoi lavori
passati e futuri con il famigerato “C8” dei Cardinali di cui parlerò anche in
seguito. Nell’annuncio che venne dato il 13 aprile, a un mese esatto
dall’elezione di Francesco nel 2013 si affermava che otto cardinali furono
scelti per consigliare il Papa «nel governo della Chiesa universale» e per
«studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor
bonus sulla Curia Romana». «Credo che la consultazione sia molto
importante - ha detto il Papa nell’intervista con “La Civiltà Cattolica” - I
concistori, i sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e
attiva questa consultazione. Bisogna renderli però meno rigidi nella
forma. Voglio consultazioni reali, non formali. La consulta degli otto
cardinali, questo gruppo consultivo outsider, non è una decisione
solamente mia, ma è frutto della volontà dei cardinali, così come è stata
espressa nelle congregazioni generali prima del conclave. E voglio che sia
una consulta reale, non formale».96
Il gruppo che lo avrebbe aiutato nei suoi primi passi nella sua missione
“purificatrice” della Chiesa era composto da porporati provenienti da tutti i
Continenti: Giuseppe Bertello (unico italiano e unico curiale presente
particolarmente legato ai Cavalieri del Santo Sepolcro), Francisco Javier
Errázuriz Ossa (unico emerito del gruppo), Oswald Gracias, Reinhard
Marx, Laurent Monsengwo Pasinya, Sean Patrick O’Malley, George Pell
e Andrés Rodríguez Maradiaga. Quest’ultimo svolge anche l’incarico di
coordinatore, mentre la funzione di segretario venne affidata al vescovo di
Albano (paese vicino Roma) il ben noto Marcello Semeraro. La loro
funzione era incentrata sull’amministrazione della macchina Vaticana, e
non ha di certo trattato in alcun modo le crescenti richieste di risarcimento
da parte delle vittime della pedofilia del clero. Anche perchè di recente nel
luglio del 2016, lo stesso George Pell, ritenuto da molti il braccio destro di
papa Francesco per quanto riguarda il settore economico della santa Sede,
pur essendo stato accusato per molto tempo di aver protetto sacerdoti che
avevano compiuto abusi sui bambini quando era in servizio in Australia, è
stato ora lui stesso accusato di essere coinvolto in prima persona con la
pedofilia. In totale sarebbero ben otto i testimoni che raccontano delle

201
attenzioni morbose del cardinale Pell verso dei ragazzini. Insomma non è
proprio un personaggio pulito il Cardinal Pell chiamato a suo tempo da
Papa Bergoglio per fare trasparenza nei conti del Vatic...ano. Comunque
fin dalla loro nomina i cardinali in questione rimasero in contatto tra di
loro, si scambiarono idee e proposte (chissà forse anche qualche
bambino?), e hanno soprattutto raccolto materiali e istanze provenienti
dagli episcopati ai quali appartengono e insieme al nuovo segretario di
Stato Pietro Parolin, hanno lavorato per “la missione dello Ior, inserita
nella più vasta missione della Chiesa” vista non solo dal “punto di vista
della operatività economica”, che i cardinali ufficialmente considerano
“un orizzonte limitato”, ma forse anche da quello “anale” è ben più
ampio... scusate quando ci vuole ci vuole. In ogni caso alla fine sembra
proprio che lo IOR non chiuderà i battenti come molti di noi speravano ma
un semplice ammodernamento che va di pari passo con una sorta di
snellimento della Curia stessa, che è stata spesso percepita come un organo
centrale di governo della Chiesa invece di un servizio al ministero
universale del vescovo di Roma.
Lo snellimento potrebbe passare attraverso l’accorpamento di alcuni
pontifici consigli (alcuni dei quali, ad esempio, potrebbero confluire in una
nuova Congregazione per i laici). Un’altra questione interna al Vaticano
riguarda poi la struttura della Segreteria di Stato, comunque persi tra i
problemi di uno snellimento burocratico chi lo sa se riusciranno a salvare
la dignità della loro Chiesa. Lasciatemelo dire: Io ho i miei dubbi! Nel
frattempo fin dal 2013 un notizia sconvolgente si affaccia sulla scena
ovvero le possibili dimissioni di Papa Francesco. Come affermò una
persona che conosce molto bene Bergoglio ovvero il già citato Guillermo
Marcò, suo ex portavoce quando era arcivescovo di Buenos Aires,
sottolineò che «dopo il gesto di Benedetto non sembrerebbe strano che
Francesco rinunciasse, dopo aver fatto quello che pensava di dover fare e
se sente che la sua forza si sta indebolendo». Marcò lo ha spiegato nel
corso di un’intervista radiofonica. Che un Pontefice «possa dimettersi,
come fanno i vescovi, sarebbe positivo, perché permetterebbe di nominare
successivamente gente più giovane». Ovviamente bisognerebbe capire
quanto queste nuove dimissioni potrebbero destabilizzare, o meno, la
Chiesa che a questo punto avrebbe perso di ogni possibile credibilità. Ma
c’è anche un’altra persona che è dello stesso avviso di Marcò. È una
giornalista francese, Caroline Pigozzi, che con il gesuita Henri Madelin ha
firmato il libro Ainsi fait-il, un volume sulla figura di Francesco che in

202
un’intervista sul sito Infobae osserva che bisogna tenere conto anche a
tradizione della Compagnia di Gesù: «Credo che Francesco abbia una
visione tutta sua del potere, una visione gesuita e personale. E’ arrivato
tardi, ha una missione da compiere e sa quello che fa». E aggiunge che «il
giorno che sente che non può andare oltre, che le forze lo stanno
abbandonando, potrebbe andarsene, come ha fatto il suo predecessore».
Secondo la Pigozzi questa potrebbe diventare «una nuova regola nel
Vaticano perché se Francesco si dimettesse anche lui creerebbe in questo
modo un precedente storico, che entrerebbe a far parte della consuetudine
nel Vaticano». Fantapolitica religiosa? Può essere. Ma i cattolici, e non
solo loro, cominciano a chiedersi con una certa apprensione se, dopo
Ratzinger, un altro Papa lascerà volontariamente il Soglio di Pietro.97
Insomma «Papa Francesco potrebbe dimettersi». L’indiscrezione ha
dell’incredibile soprattutto dopo le dimissioni del suo predecessore
Benedetto XVI, e a confermarla è anche il quotidiano italiano «Libero»98.
Inoltre da informazioni che ho ricevuto io stesso in Vaticano, Papa
Francesco si dovrebbe dimettere durante il primo viaggio pastorale in
Argentina, come ho anche confermato io stesso da Alex Jones durante il
programma Infowars99. Ecco la cosa interessante e che questa visita
pastorale, che dovrebbe combaciare con le sue dimissioni e il suo volere
annunciare al mondo di rimanere nella sua terra di origine, era prevista per
l’estate del 2016 ma è stata poi rinviata. Tutto lascia pensare ora che Papa
Francesco viaggerà sì in Argentina, ma nel 2017. Lo ha anche detto mons.
Guillermo Karcher, uno dei cerimonieri pontifici, in un’intervista concessa
in Argentina a ridosso del Natale 2015. E lo ha comunque confermato
ufficialmente anche l’arcivescovo José Maria Arancedo. Staremo a vedere,
tuttavia anche le parole stesse di Papa Francesco dette durante l’ultimo atto
della visita a Cracovia del 2016 con i volontari della Giornata mondiale
della Gioventù sembrano confermare la sua intenzione di dimettersi: «Non
so se io ci sarò a Panama per la Gmg nel 2019, ma vi posso assicurare
una cosa: Pietro ci sarà sicuramente... ». E poi quel “Pietro” sembra voler
quasi annunciare l’arrivo dell’ultimo Papa delle profezione di Malachia
ovvero Petrus Romanus.

203
77.http://www.today.it/rassegna/vaticano-percentuale-preti-gay-charamsa.html
Archiviato 6 luglio 2016.

204
78.http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/21/news/ricatti_vaticano-53080655/
Archiviato 6 luglio 2016.

205
79.http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/monsignor-ricca-e-il-suo-vizietto-
tenuto-nascosto-al-papa-la-polpetta-avvelenata-servita-59762.htm Archiviato 6
luglio 2016.

206
80.L’Espresso N.29 Anno LIX 25 luglio 2013

207
81.Enrica Cammarano, Letizia Strambi SATANA ALLE PORTE DI ROMA Un
viaggio nel mondo delle messe nere, Ed.Mediterrannee , Roma 1995, p. 24.

208
82.http://www.antimafiaduemila.com/2013022341367/giorgio-
bongiovanni/relationem-lombra-dellanticristo-in-vaticano.html Archiviato 6 luglio
2016.

209
83.http://www.freemasonry.london.museum/os/wp-
content/uploads/2010/12/Royal-Masonic-Hospital.pdf Archiviato 6 luglio 2016.

210
84. http://www.beppegrillo.it/2009/08/bertone_lultimo_papa.html Archiviato 6
luglio 2016

211
85.http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/grillo-tsunami-a-rovigo-magari-
prossimo-sara-papa-nero-video/496131/ Archiviato 6 Luglio 2016.

212
86.http://www.huffingtonpost.it/2013/02/27/vaticano-panorama-da-un-anno-tutta-
la-curia-e-sotto-controllo-per-ordine-del-cardinal-tarcisio-
bertone_n_2772689.html?utm_hp_ref=italy - Archiviato 6 luglio 2016.

213
87.http://tg.la7.it/vaticano/video-i526051 Archiviato 6 luglio 2016.

214
88.http://www.ilpost.it/2012/03/24/la-chiesa-cattolica-ordino-castrazioni-in-
olanda/ Archiviato 6 luglio 2016.

215
89.http://www.youtube.com/watch?v=-A1o1Egi20c Archiviato 6 luglio 2016.

216
90.http://www.dionidream.com/testimone-oculare-rivela-ho-visto-benedetto-xvi-
uccidere-una-bambina/ Archiviato 6 luglio 2016.

217
91.http://www.iltempo.it/cronache/2013/11/17/baby-squillo-tra-i-clienti-
dipendenti-del-vaticano-1.1190392 Archiviato 6 luglio 2016.

218
92.http://www.ilgazzettino.it/ITALIA/CRONACANERA/baby_squillo_roma_preti_politici/notiz
Archiviato 6 luglio 2016.

219
93.http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/18/prete-pedofilo-stupro-mia-madre-
papa-francesco-faccia-giustizia/748792/ Archiviato 3 luglio 2016.

220
94. Programma televisivo LE IENE in onda sulla rete televisiva Italia Uno dal
1997.

221
95.http://www.ilgiornale.it/news/esteri/netanyahu-visita-papa-porta-regalo-libro-
sullinquisizione-972739.html Archiviato 3 luglio 2016.

222
96.http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/vaticano-
curia-28215/Archiviato 3 luglio 2016.

223
97.http://www.ilgiornale.it/news/cronache/anche-papa-francesco-si-dimetter-
972828.html Archiviato 3 luglio 2016.

224
98.http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1362307/L-indiscrezione---Papa-
Francesco-si-dimettera-come-Benedetto-XVI-.html Archiviato 3 luglio 2016.

225
99.http://www.infowars.com/vatican-insider-pope-francis-will-resign-in-2016-
following-argentina-visit/ Archiviato 3 luglio 2016.

226
CAPITOLO VI

PROFEZIE… E ALTRO
PROFETICHE VISIONI, DI EMMERICK, DON BOSCO E
ALTRI VISIONARI

Ormai la Chiesa è un continuo di scandali e affermazioni papali al limite


dell’assurdo. Alla luce di questi eventi, la sensibilità di massa, che si
esprime poi essenzialmente sul web, si divide tra chi da una parte è tentato
di rievocare le numerosissime, e a volte sconcertanti, profezie su “gli
ultimi Papi” di cui è ricchissima la storia carismatica del Cristianesimo, e
chi vuole invece interpretare in maniera più pragmatica le controverse
azioni del romano Pontefice, alla luce della drammatica crisi politica e
umana che coinvolge oggi il mondo intero, Chiesa Cattolica compresa.
Tuttavia a dispetto di quello che si potrebbe credere, l’impressione che
emerge profezie cristiane e apocrife non è un coacervo di suggestioni
apocalittiche ma, al contrario, una linea drammaticamente solidale nel
prevedere la Fine dei Tempi, la decadenza della Chiesa colpita da
apostasia e il manifestarsi dell’Anticristo e del Nuovo Ordine Mondiale.
La persecuzione e il martirio che la Chiesa dovrà affrontare, però,
verranno seguiti da una “rinascita”. I messaggi dei profeti sono chiari: sarà
necessario un periodo drammatico, di “tribolazione”, di scissioni, di un
possibile scisma (che alcuni “Illuminati” come Piergiorgio Bassi hanno
previsto per il 2018), di lotte intestine all’interno del clero, di apostasia:
ma coloro che non traligneranno dal sentiero del Cristo verranno
ricompensati. Lo schema alla base di queste prefigurazioni è chiaramente
ermetico: passione-morte-resurrezione. Ma è lo stesso schema che
ritroviamo nella vita esemplare di Gesù e nel significato mistico del
cristianesimo. In alcune interpretazioni tradizionaliste la visione mistica
cede il passo alla “costruzione” della propria anima: solo coloro che
compiranno un cammino di pratica e preghiera riusciranno a “salvare” la
propria anima dalla morte (dissoluzione) eterna. Le profezie Cristiane

227
accettate dal Vaticano che sembrano addirittura alludere alle dimissioni di
Ratzinger, e più in generale a questo momento storico, sono nelle parole
della Vergine (dal ciclo di Rue de Baruc, La Salette e Fatima) e le visioni
della Beata Caterina Emmerick (1774-1824). Quest’ultima nelle visioni
avute dal 1820 al 1822 parla ad esempio della “falsa chiesa” di Roma
“costruita contro ogni regola”, al cui interno avrebbero trovato riparo
eretici di ogni tipo, dando origine a “divisioni e caos”. Il 13 maggio 1820
Caterina racconta: «Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto
sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta
aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di
Roma]»100. I sacerdoti, riferisce la monaca tedesca, si sarebbero
abbandonati a ogni genere di oscenità, dal gioco d’azzardo al sesso: «Il
clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità... Allora la
visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano
oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte
chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e
spargimento di sangue»101. Continua la beata: «Vidi ancora una volta che
la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta,
mentre le bufere la stavano danneggiando»102. La Chiesa appare, come
anche nei sogni profetici di Don Bosco, “divisa in due fazioni” e avviata
verso lo Scisma. Il 12 settembre 1820, la mistica tedesca parla apertamente
di “una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola”. Ma ciò che
colpisce di più in questo scenario drammatico è il riferimento esplicito alla
“setta segreta” che avrebbe elaborato il piano per la distruzione della
Chiesa: a chi e a che cosa si riferisce? Forse alla Massoneria ecclesiastica
o liberale? È a questa “setta segreta” che si riferisce quando il 1 ottobre
1820 parla di pressioni fatte al Pontefice?103 Ancora viene detto, in
conformità con il successivo Terzo Segreto di Fatima: “Vidi le sette
segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una
bestia orribile che saliva dal mare... In tutto il mondo le persone buone e
devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in
prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno”.
“Sette segrete”104 quindi più di una ovvero il network degli Illuminati e
della Massoneria atea e liberale.
Come previsto dalla Vergine a Fatima e a La Salette, anche la Emmerick
racconta delle tribolazioni che la Chiesa dovrà affrontare, ed in particolare
di un ultimo Papa “molto ammalato e debole” circondato da “iniqui e
traditori”:

228
«Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi
anche che non doveva lasciare Roma. Se l’avesse fatto sarebbe stato il
caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per
salvare molte cose... Era molto propenso a lasciare Roma, e veniva
esortato insistentemente a farlo...”105. Così, straordinariamente, la Beata
anticipa l’abdicazione di un pontefice che avrebbe fatto precipitare la
Chiesa nel caos, nonostante le preoccupazioni del dimissionario: “Vedo il
Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello
di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo
che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la
falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda
influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono
veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio
giorno e notte”106 e ancora: “La scorsa notte sono stata condotta a Roma
dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per
evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i
dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche
persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma
ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione.
Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena
toglierlo di mezzo”107. Anche Madre Agnese Steiner e la Beata Anna
Maria Taigi parlavano rispettivamente di una Chiesa senza pastore e del
Santo Padre costretto a lasciare Roma: “I monaci dovranno lasciare i loro
monasteri e le suore saranno cacciate dai loro conventi, specialmente in
Italia... La Santa Chiesa sarà perseguitata... A meno che le persone con le
loro preghiere non ottengano il perdono, verrà il tempo che vedranno la
spada e la morte, e Roma sarà senza un pastore…”108, e ancora: “... La
religione verrà perseguitata e i preti massacrati. Le chiese verranno
chiuse, ma solo per poco tempo. Il Santo Padre sarà obbligato a lasciare
Roma”.

229
IL 1951 COME CROCEVIA DELLE PROFEZIE
APOCALITTICHE?

Innanzitutto è necessario comprendere in quale tappa della storia ci


troviamo a vivere, per i Cristiani (e non solo), il declino della Chiesa
Cattolica e l’avvento dell’Anticristo sono temi comuni nelle profezie dei
cosidetti “ultimi tempi”. Su questo fronte, la data del 1951 appare come
punto di confluenza tra le visioni della Beata Emmerick e il messaggio che
la Vergine avrebbe rivolto a Melania Matthieu a La Salette nel 1851, dove
si preconizzava il tentativo di omicidio di un Papa e che alcuni ricercatori,
tra cui Antonio Socci, hanno giustamente identificato con l’attentato di
Wojtyla in Piazza San Pietro del 3 maggio 1981 («Il Papa sarà
perseguitato da ogni parte, gli si sparerà addosso, lo si vorrà mettere a
morte, ma non potranno far nulla»). Anche la mistica Teresa Musco nel
settembre del 1971, quindi dieci anni prima che Ali Ağca attentasse alla
vita di Papa Giovanni Paolo II, rivivendo la Passione del Redentore, ebbe
visione in estasi del ferimento del pontefice: «Fermatevi! Che volete fare?
Perché volete ucciderlo? Vogliono uccidere il Papa! In Piazza S. Pietro
succede questo»109. In un passaggio del Segreto che Melania aveva
trascritto il 6 luglio 1851 troviamo inoltre profetizzato dalla Vergine: «Vi
saranno anche dei ministri di Dio e delle spose di Gesù Cristo che si
abbandoneranno ai disordini e questa sarà una cosa terribile; infine un
inferno regnerà sulla terra: sarà allora che nascerà l’Anticristo da una
religiosa, ma guai ad essa; molte persone gli crederanno perché si dirà
venuto dal cielo; il tempo non è molto lontano, non passeranno due volte
50 anni».
Il messaggio risale al 1851, il che implica che con “due volte 50 anni” si
arrivi alla data del 1951. Giustamente Mons. Antonio Galli, autore del
saggio Scoperti in Vaticano i Segreti de La Salette, ha fatto notare che «...
quei cento anni ci porterebbero al 1951. Ora esiste un noto vaticinio della
beata Caterina Emmerick, morta nel 1827, secondo la quale cinquanta o
sessant’anni prima del 2000 frotte di demoni sarebbero uscite dall’inferno
e lasciate libere di scorrazzare per la terra. Dobbiamo purtroppo
constatare, a nostre spese, che nella seconda metà del secolo XX, Satana
si è veramente scatenato, precipitando il mondo in un abisso di orrore e
tenebre»110. Nel messaggio escatologico, al paragrafo 26, Melania

230
aggiunge altri dettagli sull’avvento dell’Anticristo: “Durante questo
tempo [della falsa pace] nascerà l’Anticristo, da una religiosa ebrea, da
una falsa vergine che sarà in comunicazione col vecchio serpente, il
maestro d’impurità; suo padre sarà Ev.; nascendo vomiterà bestemmie,
avrà denti; in una parola sarà il diavolo incarnato; emetterà grida
spaventose, farà prodigi, non si nutrirà che di impudicizie. Avrà dei
fratelli che, sebbene non come lui, demoni incarnati, saranno essi pure
figli del male; a dodici anni si faranno notare per le valorose vittorie che
riporteranno; in poco tempo ciascuno sarà alla testa delle armate, assistiti
da legioni dell’inferno”. La pastorella non fissa però la data della sua
nascita, come invece fece ad esempio la veggente Jeanne Dixon, secondo
la quale sarebbe nato nel 1962 e avrebbe causato la rovina della Chiesa
attraverso la creazione di un “falso umanesimo, attraverso cui l’uomo
adorerà se stesso”, fatto che abbiamo amaramente constatato con la
diffusione dei dogmi spersonalizzanti e luciferini della New Age...
Melania però, in una lettera del 1892 indirizzata al canonico de Brandt,
scrive: “… son temps de paraître n’est pas très éloigné”. Commenta a
proposito Galli: Lontananza [quella preconizzata da Melania] che può
essere quantificata in 60 o 70 anni, tenuto conto della precisazione
contenuta nel messaggio: “Durante questo tempo”. Ossia il tempo della
falsa pace, prima del terzo conflitto mondiale e del trionfo del Cuore
Immacolato di Maria. Se così fosse, l’Anticristo sarebbe già fra noi. Infatti
nel segreto di Massimino è detto: “Alla fine del secolo XX o nel 2000” 111.

231
LE PROFEZIE DI RENZO BASCHERA SONO REALI?

Le profezie Cattoliche ed il Nuovo Testamento, per la fine del mondo,


predicono una massiccia frode spirituale, mirata ad ingannare quelle poche
persone ancora osservanti la vera religione Cristiana, la Fede Cattolica, la
cui seduzione si sarebbe estesa in tutto il mondo. Poi a suo tempo è bastato
che Papa Francesco dicesse che il suo sarà un pontificato breve che gli
studiosi della Rete sono immediatamente corsi alle loro postazioni per
pubblicare attente disamine anche sulle profezie di Nostradamus,
Malachia e chi più ne ha più ne metta per descrivere il momento
apocalittico che stiamo vivendo. Comunque oltre alle profezie riconosciute
dalla Chiesa, vi è anche un ciclo cosidetto “apocrifo” di previsioni, la cui
origine è difficilmente riscontrabile in sede storica e sul quale, dunque,
non si può che sospendere il giudizio dal punto di vista storico-
accademico. Eppure alcune di queste profezie sembrano ricalcare lo stesso
linguaggio e le stesse immagini apocalittiche contenute nelle profezie
riconosciute ufficialmente dalla Chiesa. Vale dunque la pena almeno di
esaminarle: tra le più interessanti troviamo le profezie della Monaca di
Dresda e quelle del Ragno Nero. Entrambe hanno però in comune
l’origine: il loro presunto scopritore, Renzo Baschera. Questo ex-
professore, nato in provincia di Udine nel 1930, lasciò a suo tempo
l’insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore, e ricercatore di
testi diciamo “profetici” dal sapore esoterico. Da allora ha pubblicato
diversi libri e a lui viene attribuita la scoperta di innumerevoli veggenti,
come il “monaco Basilio” o gli anonimi estensori delle “profezie della
Sindone”.
Il problema fondamentale con Baschera e che egli non è uno storico e
forse geloso delle sue scoperte, in molti casi si guardato bene dal rivelare i
dettagli riguardo alle fonti delle profezie da lui individuate. Anche se nei
suoi libri è in genere presente una bibliografia, questa riguarda
esclusivamente le fonti storiche usate per controllare la veridicità delle
previsioni. Non viene mai indicata infatti la fonte dove si trovino gli
originali da lui trascritti, e in quale biblioteca, o fondo, o archivio egli
abbia fatto tali scoperte. Senza sapere la provenienza dei testi, quindi,
diventa impossibile anche solo controllare che non ci siano stati errori
nelle sue traduzioni, sempre che siano esistiti gli originali di tali testi! Per
questo motivo i manoscritti della monaca di Dresda e del Ragno Nero non

232
sono mai stati studiati dal punto di vista storico o filologico. Il primo
profeta apocrifo “scoperto” da Baschera che vogliamo analizzare in questa
sede è il cosiddetto Ragno Nero (in tedesco Schwarzer Spinner), un
presunto monaco veggente bavarese dell’Ordine Cistercense, vissuto
probabilmente intorno alla seconda metà del XVI secolo tra Ratisbona,
Monaco e Augusta, anche conosciuto come Monaco Nero. Il suo nome
deriva dal sigillo, in forma di un ragno nero, con cui aveva vergato le sue
carte contenenti un lungo elenco di profezie che terminerebbero il 7
giugno 3017 d.C. Le previsioni del Ragno Nero sono disposte in ordine
cronologico, hanno una matrice cristiana e per la loro chiarezza non
necessitano di un particolare commento, come invece per le quartine di
Nostradamus. Ed è negli scritti del Monaco Nero che troviamo un
riferimento esplicito al cosidetto Decennio della Tribolazione (“dieci anni
di follia”) che avrebbero avuto inizio nel 2011 e che porterebbero al
manifestarsi dell’Anticristo alla guida della Chiesa (forse Papa Francesco
il gesuita?). L’espressione “dieci anni di follia” potrebbe fare
indirettamente riferimento al periodo di tribolazione di cui si parla
nell’Antico e nel Nuovo Testamento sotto nomi diversi: il giorno del
Signore (Isaia 2: 12; 13: 6; Gioele 1: 15, 2:1-6; 3:4; Tessalonicesi 5:2);
angoscia, tribolazione o grande tribolazione (Matteo 24:21), il tempo
dell’angoscia (Daniele 12:1), ecc., concetto che viene ampiamente
sviluppato nell’Apocalisse di Giovanni. Anche la Emmerick parla nelle sue
visioni della “tribolazione” che dovrà affrontare la Chiesa: “Poi vidi
un’apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe
stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare
ferventemente... Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre
abbandoni Roma.” E ancora, “Ho avuto un’altra visione della grande
tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione
che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani,
specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani
stavano piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza
alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse
dividendo in due fazioni”.112

233
STIAMO VIVENDO IL DECENNIO DELLA
TRIBOLAZIONE

I rapporti della Fondazione Rockefeller contengono informazioni e


illustrazioni, che meritano molta attenzione. Il rapporto “Scenari per il
futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale”, è stato pubblicato
nel maggio 2010 dalla Rockefeller Foundation e la Global Business
Network. Questa relazione descrive scenari apocalittici, ipotetici, dicono,
utili per portare la coscienza verso la necessità di riflettere e considerare il
futuro altrimenti.113 Si tratta nello specifico quindi di un memorandum di
54 pagine della Fondazione Rockefeller ora non più presente in rete114, dal
titolo Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale.
Esso delineava uno scenario catastrofico per il prossimo ventennio,
inserendosi così sulla falsariga della letteratura apocalittica
contemporanea.
Stando alle stime del documento, lo scenario apocalittico previsto sembra
assomigliare più alla distopia di 1984 celebre opera di George Orwell
(ovvero a una forma di totalitarismo cupo e violento), che alla società
immaginata da Aldous Huxley in Mondo Nuovo, che invece rappresenta il
modello di dittatura dolce, in cui la popolazione accetta di buon grado le
regole imposte dall’alto perché è stata manipolata fin dalla nascita e
condizionata ad accettarla senza ribellarsi ad essa, come tra l’altro accade
attualmente in Italia. A colpire il lettore è la cifra esorbitante di morti che
attenderebbe l’umanità, stando alle previsioni contenute nel documento, a
partire da una misteriosa pandemia che sarebbe stata “anticipata da anni
al mondo”. Il contagio dovrebbe colpire il «20% della popolazione,
uccidendo almeno 8 milioni di persone in soli sette mesi». Sarebbe proprio
a causa di questa epidemia che i popoli saranno costretti a cedere la
propria sovranità a un governo più autoritario di stampo mondialista (un
Nuovo Ordine Mondiale appunto) che comporterà un più stretto controllo
su tutti gli aspetti della vita, incluso l’inserimento di un chip Biometrico
ID [di identificazione] per tutti i cittadini, come già previsto, tra l’altro,
dalla riforma sanitaria di Obama. Chip su cui si è espresso negativamente
il Patriarcato di Mosca: “La Chiesa ritiene inammissibile l’applicazione
forzata sul corpo umano di marchi di identificazione, visibili o invisibili,
l’impianto di microdispositivi e nanotecnologie nel corpo umano”115,

234
bollando così senza ammissioni la possibilità di inserimento di un
dispositivo di identificazione sottocutaneo per la Federazione Russa
sempre rispettosissima dei precetti del Patriarca di Mosca che si era tra
l’altro già espresso a riguardo, identificando il chip con il marchio della
Bestia di cui si parla nell’Apocalisse di Giovanni e accreditando così
personalmente le teorie dei credenti che dalla proposta della riforma
sanitaria di Obama avevano identificato il microchip con il famigerato
marchio. Sveglia allora americani che il pericolo è imminente è non sarà
facile sfuggire a questo pericolo che il Vaticano non solo ignora ma
essendo parte del NWO approva più o meno segretamente. La crisi
secondo il memorandum Rockefeller avrebbe inizio con la crisi del settore
terziario e con un crollo del commercio e di tutte le attività pubbliche:
negozi, uffici e sedi istituzionali sarebbero costrette a chiudere per mesi.
Ovviamente il virus si diffonderebbe con maggior violenza in Africa, Asia
e America centrale, dove i protocolli per il contenimento sarebbero meno
efficaci se non addirittura assenti. Unica eccezione la Cina, il cui governo
riuscirebbe, per la Rockfeller Foundation, a mettere in quarantena la
popolazione instaurando un rigido controllo delle masse. Restrizioni simili
verranno adottate però anche da altri Paesi. Il regime di controllo di
stampo orwelliano sfocerà poi nel 2025, anno in cui ormai non saranno più
i cittadini a decidere democraticamente, ma i governanti per loro come in
parte accade in Italia dalla fine dell’era Berlusconi. Questo clima di
totalitarismo camuffato, causerà numerosi contrasti e focolai di guerriglia
in diversi Paesi, mentre aggiungo io, in altri, più realisti e meno ipocriti,
come la Russia o la Turchia, si proseguirà come se nulla fosse. Il
documento in questione ha predetto inoltre che: “Gli anni dal 2010 al 2020
saranno definiti “Decennio della Distruzione” per diversi motivi: le
bombe ai giochi olimpici del 2012 – che uccideranno 13.000 persone –
saranno seguite subito dopo da un terremoto in Indonesia che ne ucciderà
40.000, con uno tsunami che spazzerà via il Nicaragua, e con lo scoppiare
della carestia nella Cina occidentale a causa di una siccità di quelle che
capitano una volta in mille anni, dovuta ai cambiamenti climatici”. A
riportare con i piedi per terra il lettore sono le prime previsioni che,
fortunatamente per noi, non si sono avverate, e che dovrebbero far dubitare
della veridicità delle previsioni contenute nel memorandum. A partire dalle
Olimpiadi di Londra, che non sono state cornice di nessun tipo di attacco,
nonostante alla vigilia dei Giochi si erano diffuse numerose notizie di
imminenti catastrofi che si sarebbero dovute abbattere su Londra. Smentite

235
così alcune delle previsioni più terrificanti del documento, sorge spontaneo
il dubbio che si possa trattare di un mezzo di disinformazione atto a
spaventare o semplicemente confondere la popolazione con notizie del
tutto fantasiose allegate a notizie veritiere. Trattandosi di uno scenario
tanto drammatico quanto macabro, la domanda che mi pongo, ora,
riguarda appunto quali di queste notizie potrebbero avere un riscontro
oggettivo nella realtà? Eppure con il crescente pericolo del terrorismo,
accompagnato da un’immigrazione a dir poco selvaggia, inquieta
l’espressione “Doom Decade” che rimanda in tal modo ai toni apocalittici
della dottrina occulta del mondialismo che, come ampiamente spiegato
nella mia Trilogia Le Confessioni di un illuminato, nasce e si sviluppa nel
contesto millenaristico e apocalittico della Riforma Protestante poi
infiltrato dai gesuiti che ora lo dominano insieme ai sionisti. La dottrina
degli architetti del NWO, che attendono la seconda venuta di Cristo o
meglio l’arrivo del Messia (qualunque esso sia nella loro accezione inclusa
quella islamica), si compenetra così con il messaggio delle profezie che
prevedono una crisi drammatica, la decadenza della Chiesa, il palesarsi
dell’Anticristo e il ritorno del Giudice (Cristo) in quello che dovrebbe
essere il momento più dramatico per l’umanità. Ora, affinché ciò avvenga,
si devono avverare le profezie contenute nei testi biblici in particolare
l’Apocalisse di San Giovanni. I toni apocalittici rientrano infatti nella
dottrina degli architetti del caos mondialista. In questo senso si spiegano
numerose anomalie altrimenti senza significato, come ad esempio la
decisione di inserire il microchip sottocutaneo nella mano destra e sulla
fronte in molte delle sperimentazioni avvenute fino ad adesso. Perché
proprio questi due posti? Perché non la mano sinistra o il braccio? A parte
la possibilità di agire a distanza alterando il livello ormonale sulla
popolazione inserendo un chip in fronte in prossimità dell’ipofisi – come
già spiegato da numerosi ricercatori e scienziati – la scelta della mano
destra si spiega ulteriormente, facendo proprio riferimento a uno dei passi
più noti dell’Apocalisse .In Gv 13: 16-17, troviamo scritto: «[la Bestia]
faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi poveri, liberi e schiavi
ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno
potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della
bestia o il numero del suo nome» In tal modo il chip diventerebbe il
marchio descritto da Giovanni: non a caso servirà non solo come
identificativo dotato di GPS e dei dati personali, ma anche come sostituto
della moneta. Presto, cioè, si effettueranno solo pagamenti e transazioni

236
virtuali con l’uso di supporti telematici e chip appunto già previsti (ma non
ancora resi esecutivi) dall’Obamacare. A sostegno di questa
interpretazione è l’ultimo prodotto dell’azienda leader di bioingegneria, la
SOMARK116, che ha sviluppato un tatuaggio basato sulla tecnologia RFID
con numeri e codici a barre che dovrebbero sostituire il chip ed essere
appunto inseriti sulla mano e sulla fronte, adempiendo così in toto le
Scritture. Il tatuaggio della SOMARK - testato a partire dal 2007 sui ratti -,
rimane invisibile ma leggibile attraverso una strumentazione specifica117.
L’applicazione avviene in meno di tre secondi e non reca problemi alla
pelle. Con esso, così come con il VERI-CHIP, la popolazione potrà essere
controllata in ogni suo movimento, Chip e tatuaggio possono contenere
infatti dati personali, cartella clinica, coordinate bancarie, ecc., oltre a un
dispositivo di localizzazione GPS. Ora si deve però comprendere che non
sono le Scritture che si compiono in modo deterministico, senza lasciar
spazio al libero arbitrio, ma è un gruppo di “credenti” che sta agendo in
modo che esse si compiano, senza neppure nascondere l’origine delle
proprie intenzioni. Le interpretazioni “messianiche” o “apocalittiche” che
si stanno diffondendo sul web rispecchiano soltanto la lettura originale del
fenomeno, ovvero l’intenzione di queste lobby che, come abbiamo visto,
mischiano teosofia e politica, tecnologia e messianismo per i loro scopi.
Nell’autobiografia Mehmet Ali Ağca Mi avevano promesso il paradiso,
egli racconta ad esempio che anche alcune frange dell’estremismo
islamico cercherebbero di “affrettare” il compiersi delle profezie della fine
dei tempi attraverso la lotta armata, come ad esempio con i Lupi Grigi, e
parla del ricorso alla magia nera anche nell’Iran sciita. In questo caso si
starebbe preparando il terreno per il ritorno del Mahdi, che per gli islamici
comporterebbe anche la sconfitta definitiva dei nemici e dell’Occidente. E
ricordo, che questo è quello che vogliono, e che vivono ogni giorno anche
i fautori del wahabismo; che è il parente più stretto del sedicente Stato
Islamico del’Isis. Spiega Ağca: “In sostanza è davvero come se il mondo
finisse in favore di una nuova era. Andate nelle moschee in giro per il
mondo. Sentite che cosa dicono circa il ritorno del Mahdi. Dicono tutti la
stessa cosa: presto, anzi prestissimo, arriverà. Cosa significa? Che una
parte dell’Islam sta affilando le armi. Perché il ritorno del Mahdi porterà
spargimento di sangue. Se il Mahdi non si manifesterà a breve saranno
loro, gli islamici fondamentalisti, a farlo materializzare mettendo a ferro e
fuoco il mondo occidentale”118.
Questo perché, già ai tempi di Khomeyni, si riteneva che la conditio sine

237
qua non per il ritorno del Mahdi fosse il tramonto dell’Occidente e, in
particolare, seguendo le profezie di Fatima, la fine della Chiesa. Continua
Ağca: “Lo so che quanto sto per dire può far sorridere molti. Ma è la
verità, e numerosi quotidiani ne hanno dato notizia. Nel maggio 2011 una
ventina di collaboratori di Mahmoud Ahmadinejad sono stati arrestati con
l’accusa di magia. In sostanza i principali collaboratori di Ahmadinejad
hanno compiuto per anni pratiche sataniche”119
E anche per il Ragno Nero, la fine della Chiesa Cattolica: “S’intravvede
all’orizzonte un Grande Scisma e si paventa l’arrivo di una “Papessa” dal
nord Europa. Ci vorranno però ancora tre anni prima che “l’ultimo Pietro
dei marmi benedirà il lupo, scambiandolo per agnello”. Continua il Ragno
Nero: “Guardatevi dalla mano inanellata. Benedice, ma nel suo gesto c’è
la maledizione./Guardatevi dalle ultime lune di questo tempo bizzarro,
perché porteranno mutamenti strani./Nel cuore della vecchia terra si parla
la lingua delle catacombe. Ma pochi riescono a intendersi./E di questa
confusione approfitterà un uomo giovane./Molti seminatori rimarranno
attoniti, con il braccio alzato, nel vedere passare il nuovo Cesare”.
Un nuovo dittatore da salutare “con il braccio alzato”?!! Speriamo non sia
quello che abbiamo attualmente in Italia figlio della peggiore educazione
di stampo ecclesiastico post conciliare, si sto parlando del solito bimbo
minkia ma andiamo oltre…

238
DELIRI TRANSGENDER E PEDOFILIA: IN ARRIVO UN
GRANDE SCISMA NEL 2018?

«Quando la smentita conferma quanto detto, forse è meglio evitarla»


tuttavia la sala stampa vaticana intervenne imbarazzata sulla supposta
“benedizione” che papa Francesco avrebbe dato a Francesca Pardi
nell’agosto del 2015, autrice di libri pro-gender in aperta polemica con il
sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che li aveva giustamente banditi dalle
sue scuole. La Chiesa che promuove segretamente questo schifo, e il
vicedirettore della sala stampa Vaticana di allora, padre Ciro
Benedettini, smentirono la cosa in questo modo:
In risposta ad una lettera al Santo Padre di Francesca Pardi, dai toni
educati e rispettosi, la Segreteria di Stato ha accusato ricezione della
medesima con uno stile semplice e pastorale, precisando in seguito che si
trattava di una risposta privata e quindi non destinata alla pubblicazione
(cosa che purtroppo è avvenuta). In nessun modo la lettera della
Segreteria di Stato intende avallare comportamenti e insegnamenti non
consoni al Vangelo, anzi auspica “una sempre più proficua attività al
servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori
umani e cristiani”. La benedizione del Papa nella chiusa della lettera è
alla persona e non a eventuali insegnamenti non in linea con la dottrina
della Chiesa sulla teoria del gender, che non è minimamente cambiata,
come più volte ha ribadito anche recentemente il Santo Padre. Quindi è
del tutto fuori luogo una strumentalizzazione del contenuto della lettera.
Una Chiesa della contradizione questa. “Nella Chiesa si potrebbe arrivare
a un grande scisma” queste le parole dette un anno prima dall’ex vescovo
di Ciudad del Este in Paraguay, monsignor Rogelio Ricardo Livieres
Plano, rimosso poi da Bergoglio con l’accusa di malversazione e
soprattutto per aver coperto la pedofilia del suo vicario generale,
l’argentino padre Carlos Urrutigoity, insomma il solito schifo. “Dentro la
Chiesa - attaccò il presule -, e ultimamente dalle sue più alte sfere, soffiano
venti nuovi che non appartengono allo Spirito Santo”. Una situazione che
monsignor Livieres Plano, membro dell’Opus Dei, non esita a definire
“gravissima” e che potrebbe portare eventulamente a “un grande scisma”.
Lo scisma dei frocioni? Forse tutto questo astio e questa opposizione nelle
gaie gerarchie Vaticane è un altro motivo per cui Ratzinger non combattè
la pedofilia come avrebbe dovuto, visto che questi mettono addirittura in
239
mezzo lo Spirito Santo per difendere l’indifendibile. Durante un’intervista
concessa dall’allora Papa Ratzinger alla stampa mentre era in volo verso la
Germania giovedi 22 settembre 2011, il solito portavoce Padre Lombardi,
vista la crescente tensione con i casi di abusi sessuali sui minori che, dopo
l’Irlanda e gli Stati Uniti, stavano emergendo in quel periodo anche in
Germania, pone al posto dei giornalisti la seguente domanda al “pastore
tedesco”: “Santo Padre, negli ultimi anni vi è stato in Germania un
aumento delle uscite dalla Chiesa, in parte anche a causa degli abusi
commessi su minori da membri del clero. Quale è il suo sentimento su
questo fenomeno? E che cosa direbbe a quelli che vogliono lasciare la
Chiesa?” A questo punto Ratzinger rispose assai provato su quello che
ormai si stava dimostrando una piaga senza fine all’interno della Chiesa di
Roma : “Distinguiamo forse anzitutto la motivazione specifica di quelli
che si sentono scandalizzati da questi crimini che sono stati rivelati in
questi ultimi tempi. Io posso capire che, alla luce di tali informazioni,
soprattutto se si tratta di persone vicine, uno dice: ‘Questa non è più la
mia Chiesa. La Chiesa era per me forza di umanizzazione e di
moralizzazione. Se rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non
posso più vivere con questa Chiesa’. Questa è una situazione specifica.
Generalmente le motivazioni sono molteplici, nel contesto della
secolarizzazione della nostra società. E queste uscite, di solito, sono
l’ultimo passo di una lunga catena di allontanamento dalla Chiesa. In
questo contesto, mi sembra importante domandarsi, riflettere: “Perché
sono nella Chiesa? Sono nella Chiesa come in un’associazione sportiva,
un’associazione culturale ecc., dove ho i miei interessi e, se non trovano
più risposta, esco; o essere nella Chiesa è una cosa più profonda?”. Io
direi, sarebbe importante sapere che essere nella Chiesa non è essere in
qualche associazione, ma essere nella rete del Signore, nella quale Egli
tira fuori pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alla terra della vita.
Può darsi che in questa rete sono proprio accanto a pesci cattivi e sento
questo, ma rimane vero che io non ci sono per questi o per questi altri, ma
perché è la rete del Signore; è una cosa diversa da tutte le associazioni
umane, una realtà che tocca il fondamento del mio essere. Parlando con
queste persone, io penso che dobbiamo andare fino in fondo a questa
questione: che cosa è la Chiesa? Che cosa è la sua diversità? Perché sono
nella Chiesa, anche se ci sono scandali e povertà umane terribili? E così
rinnovare la consapevolezza della specificità di questo essere Chiesa, del
popolo da tutti i popoli, che è Popolo di Dio, e così imparare, sopportare

240
anche scandali, e lavorare contro questi scandali proprio essendo
all’interno, in questa grande rete del Signore120 In questa risposta
possiamo rinvenire l’essenza delle ragioni che hanno spinto Benedetto
XVI alle dimissioni: il Pontefice era a conoscenza di ciò che stava
accadendo sia in Germania, dove si stava recando in quel momento e dove
tra l’altro si era reso lui stesso responsabile della copertura dell’operato di
un prete pedofilo, noto alla stampa come Don “H” l’incubo della
Baviera”. L’edizione online dell’autorevole quotidiano liberale di Monaco
di Baviera, la Sieddeutsche Zeitung (www.sueddeutsche.de) parla
ampiamente della cosa sottolineando l’operato assai ambiguo dell’allora
cardinale Joseph Ratzinger, che era arcivescovo di Monaco e Frisinga
ricoprendo quindi anche l’incarico di massimo responsabile di ogni
affidamento di missione e trasferimento di sacerdoti. Ma Ratzinger
nonostante le diverse denunce a carico di Don “H” lo trasferisce qui e la
senza farlo passare dalla giustizia ordinaria e senza che venga mai
realmente punito. Don “H” infatti non verrà mai nè processato nè arrestato
e ovviamente neanche ridotto allo stato laicale. Pensando solamente alla
reputazione della sua Chiesa come per troppo tempo hanno fatto anche
molti suoi colleghi, il futuro papa Ratzinger al tempo non fece niente per
impedire che il mostro della Baviera colpisca ancora e si scagli in maniera
predatoria contro un bambino di undici anni di cui il «Sieddeutsche
Zeitung» racconta la terrificante storia, e di come questa povera vittima
verra forzata da Don “H” in un atto di sesso orale.
Come ho già detto in precedenza Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede, era a conoscenza non solo di
questa brutta faccenda, ma di migliaia di casi di abusi sessuali su minori
che si sono verificati in varie parti del mondo e che meriterebbero lo
spazio di trattazione di un intero saggio, come aveva fatto alcuni anni fa
Luca Pollini giornalista indipendente che raccontò esclusivamente i fatti
riguardanti la pedofilia e il Vaticano tramite le carte ufficiali e gli articoli
della stampa internazionale in un suo libricino di 168 pagine dal titolo
inequivocabile: VATICANO PEDOFILIA LE CARTE, LE STORIE, I
NOMI DELLO SCANDALO CHE HA TRAVOLTO LA CHIESA
CATTOLICA NEL MONDO. Il saggio si apre non a caso con la famosa
frase del Vangelo secondo Matteo “Lasciate venire a me i piccoli, non
glielo impedite, perché loro è il regno dei cieli”121. Anche in Italia
Benedetto XVI si è trovato più volte a confrontarsi con questo crimine
demoniaco e perverso fatto di atti gravissimi sia contro la fede ma

241
soprattutto contro la dignità umana. Come non menzionare, ad esempio, il
caso di abusi che si sarebbe consumato all’interno della Diocesi savonese e
che, come ha riportato il quotidiano ligure «Il Secolo XIX», ha visto i
vertici della curia locale insabbiare il crimine.
Come appurato successivamente dal programma di Italia1, «Le Iene» la
gerarchia cattolica del territorio non solo non ha denunciato l’accaduto, ma
ha coperto l’abuso, privilegiando così la “ragion vaticana” alla tutela delle
vittime che, cosa ancora più grave, ricordiamo, sono minori. Scrive Silvia
Campese su «Il Secolo XIX»: «A dimostrarlo in modo inconfutabile sono i
documenti di cui la redazione de Il Secolo XIX è venuta in possesso,
sequestrati dalla Procura della Repubblica di Savona circa un anno fa, nel
febbraio 2012, prelevati dalla cassaforte della Curia savonese,
nell’ambito dell’indagine sui casi di pedofilia avvenuti nella diocesi
ligure. Documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI,
due anni prima dell’elezione a pontefice, nel 2003, fosse stato informato
dei casi savonesi, proprio quando era appunto Prefetto della
Congregazione per la dottrina della Chiesa, l’organo deputato a vigilare
sulla correttezza della dottrina cattolica. Una vicenda che acquista un
peso significativo nella storia di Ratzinger e in cui compaiono altri
personaggi illustri, tra cui il cardinale Domenico Calcagno, al tempo
vescovo della diocesi savonese, che sarà membro del recente conclave che
ha portato all’elezione del nuovo Papa. Una drammatica pagina della
Chiesa cattolica che è stata ricostruita nei dettagli in un servizio di Pablo
Trincia andato in onda ieri, in tarda serata, nel programma tv “Le Iene”
con il titolo “Abusi nascosti dalla chiesa”, dove, agli interventi delle
vittime, sono stati accostati i documenti sequestrati dalla Procura. A
partire dalla lettera all’ormai ex Papa, datata 8 settembre 2003, inviata
dall’allora vescovo Domenico Calcagno per informare il Prefetto
Ratzinger del caso di un sacerdote pedofilo che opera nel savonese, don
Nello Giraudo. Nella lettera monsignor Calcagno chiede «la cortesia di
un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote
continuare con un impegno pastorale».
E aggiunge: «Per quanto possibile, intendo evitare che abbia comunque
responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti». Una
denuncia che colpisce nella pacatezza dei toni chiedendo di allontanare il
sacerdote pedofilo da bambini «per quanto possibile». Non solo. Secondo
quanto riferito dai testimoni intervistati dalle “Iene”, ma anche rispetto
alle dichiarazioni rilasciate un anno fa al Secolo XIX da due sacerdoti

242
savonesi, Don Giovanni Lupino e Don Giampiero Bof, la denuncia a
Ratzinger giunge peraltro tardiva, dopo un silenzio di anni che avrebbe
coinvolto tre vescovi messi a conoscenza dei fatti: monsignor Giulio
Sanguineti, monsignor Dante Lafranconi e, in ultimo, il cardinale
Calcagno. Un silenzio su episodi di una drammaticità enorme che hanno
coinvolto don Giraudo, che nel febbraio 2012 ha patteggiato un anno di
carcere per abusi sessuali compiuti su un diciassettenne, risalenti al 2005.
Ma la maggior parte delle numerose violenze da lui compiute su bambini
sono cadute in prescrizione. Vicende denunciate ai vescovi savonesi, per
primo, da Francesco Zanardi, vittima negli anni ottanta, all’età di dieci
anni, di don Giraudo, allora sacerdote nella parrocchia di Spotorno. Lo
stesso parroco, del resto, non avrebbe mai nascosto ai superiori la sua
vita clericale, segnata dalla frequenza di episodi di rapporti con giovani
con cui entrava in contatto. In uno degli ultimi interrogatori prima della
condanna lui stesso aveva ammesso ai giudici di avere raccontato le sue
problematiche ai superiori. Rivelazioni occultate dai vescovi savonesi.
Prima da monsignor Sanguineti, poi da monsignor Lafranconi, oggi
vescovo di Cremona, che è stato a sua volta indagato dalla magistratura
savonese per non avere impedito al parroco di commettere abusi sessuali
su minori e su almeno altre quattro vittime. Come emerso, del resto, dal
blitz della polizia, guidata dalla procura savonese, in Curia, nella
cassaforte dove erano tenuti i fascicoli più segreti, tra cui la relazione
sull’operato di don Giraudo, poi inviata a Ratzinger. Lanfranconi, che nel
maggio scorso non si era presentato all’udienza di opposizione alla
prescrizione del caso Giraudo, è stato “salvato” dall’accusa di concorso
in pedofilia grazie alla prescrizione dei reati compiuti da don Giraudo.
Anche se le parole della sentenza sono dure: «La sola preoccupazione
della Curia era quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi
piuttosto che la salute psichica e fisica dei minori che erano affidati ai
sacerdoti». Concetto che emerge con forte evidenza anche nell’allegato
alla lettera che Monsignor Calcagno invia al Prefetto Ratzinger chiedendo
consiglio sulle scelte da compiere a proposito di don Nello. Nell’allegato
del 2003, firmato dal vicario Don Andrea Giusto, si sottolineava infatti
che «nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso». Don
Giraudo, dalla fine degli anni ’80 in poi, è stato ripetutamente spostato da
una parrocchia all’altra: da Valleggia a Spotorno, sino a Feglino dove
aveva aperto una comunità per bambini disagiati. Ha continuato ad agire
indisturbato. Poi sono arrivate le denunce che hanno costretto la chiesa a

243
sollevarlo dal ruolo di sacerdote. Oggi vive tra Carbuta e Savona, dove
possiede due case»122.

244
IL VATICANO DIFENDE LA PEDOFILIA E IL CIELO E LA
TERRA SI RIBELLANO

E allora qualcuno di voi si domanderà chi e cosa potrà fermare tutto questo
male? Dio è forse andato anche lui in pensione? Sembrerebbe di no anzi,
agli inizi di marzo del 2013 l’amico Francesco Quartararo sul suo sito fece
apparire un articolo piuttosto interessante su un’inedita interpretazione di
alcuni eventi legati a Ratzinger nel 2013 e quella che Jung avrebbe
chiamato “Sincronicità”. La storia sicuramente non viene mai fatta dai
“se” e dai “ma”, ma questa che Quartararo, mio collaboratore palermitano,
vi sta per raccontare è una “strana” storia sul caso, sulle teorie del caos che
hanno evitato per puro caso un cataclisma che sarebbe stato difficile
spiegare ai fedeli del Vaticano come una delle infinite possibilità
scientifiche e quindi il risultato del caso, che ci aveva regalato solo 4
giorni prima, un’incredibile foto di un fulmine sul Vaticano, nel giorno
delle dimissioni del Papa fatta dal fotografo Alessandro Di Meo (Ansa),
che è riuscito scattare proprio nel momento in cui si è abbattuto sul
Cupolone, un’immagine incredibile che sa di presagio che ha fatto poi
fatto il giro di tutti i giornali del mondo. Scrive Francesco Quartararo:
«È il 15 febbraio del 2013, in Russia è una tranquilla giornata di sole,
mentre a Roma la città è ancora sotto shock per la decisione di papa
Ratzinger di dimettersi. Sopra le loro teste, un meteorite è attenzionato
dalla NASA e dalle agenzie aerospaziali mondiali, un passaggio definito
ravvicinato perché al di sotto della quota di trasmissione dei satelliti usati
per le trasmissioni e la diffusione di segnali televisivi, ma ad una quota
abbastanza sicura per destare preoccupazioni. Accade però che alcuni
frammenti precipitino sulla cittadina di Chelyabinsk, con effetti devastanti.
Alla fine saranno 1200 i feriti, causati dai frammenti esplosi durante il
contatto con la parte più alta della stratosfera, con una potenza stimata
paragonabile in un paio di bombe atomiche. Accade anche che
analizzando meglio i dati, si è scoperto che se i frammenti fossero
precipitati con un’inclinazione leggermente diversa, compatibilmente con
la finestra d’ingresso possibile con la velocità iniziale, pari a 17 Km/s (17
km percorsi in un solo secondo, ndr) il 15 febbraio 2013 quei meteoriti
sarebbero caduti su Roma, bombardando anche il Vaticano. Un se ed un
ma di un paio di chili ma ad una velocità di “soli” 4,3 Km/s, in grado di
seminare panico, terrore e distruzione in una capitale così densamente
245
popolata come Roma. Un se ed un ma inquietante, basti pensare a cosa
sarebbe successo se uno di questi frammenti avesse colpito il Vaticano,
uccidendo magari il Pontefice dimissionario e gettando nel panico più
assoluto un miliardo e trecento milioni di fedeli. Uno scenario apocalittico
degno di un film, ma uno scenario più realizzabile. Cosa lo ha evitato?
Forse “miracolo”, visto l’impatto che avrebbe potuto avere il meteorite su
Roma. Se invece volete essere più concreti e materialisti, senza scivolare
nel relativismo o nella dietrologia, dobbiamo considerare l’inclinazione
dei due (si, erano due i meteoriti precipitati, l’altro ha generato solo uno
sciame di “stelle cadenti”) meteoriti, l’interazione gravitazionale tra i due
bolidi ed il pianeta Terra, la temperatura nei vari strati atmosferici, le
condizioni meteo, la densità dei principali materiali dei meteoriti, il ruolo
giocato dai gas serra nel disfacimento dei detriti meteorici, ecc…»123.
Come afferma Baschera in uno dei suoi noti saggi sulle profezie, in
particolare quelle di San Giovanni Bosco (1815-1888): “Roma, come
Parigi, sarà distrutta. Su questo punto concordano decine di profezie. La
distruzione non sarà però subitanea, immediata. Ci saranno ‘dei segni’. In
questo messaggio si dice difatti: ‘Io verrò quattro volte a te’. Il primo
‘segno’ sarà dato probabilmente dal terremoto (ma si tratterà di una serie
di mini-sismi, che ‘gireranno per i colli romani, come caproni
imbizzarriti’)…”124 E come sappiamo tutti Parigi è già stata attaccata più
volte negli ultimi anni e la Francia è già da mesi in stato di emergenza,
quindi questa profezia e già in divenire. Comunque Joseph Ratzinger,
stando alle parole del cardinale di Palermo doveva morire, ad un anno
esatto dal 10 febbraio 2012. Una sorta di minaccia mafiosa?
Il documento in questione scritto in lingua tedesca dove appare questa
straordinaria notizia diceva in neretto: “Viaggio del Cardinale Paolo
Romeo, Arcivescovo di Palermo, a Pechino a novembre 2011. Durante i
suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di
Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del
Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un
serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi
interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma
un attentato contro il Santo Padre”.
Ratzinger non è morto eppure sono arrivate con una puntualità tedesca le
sue dimissioni esattamente un anno dopo. Una scelta salutare? E poi ci
furono anche le preghiere dei fedeli a proteggere il Papa emerito, quelle
che hanno cambiato qualcosa nel cambio di traiettoria di quei due

246
meteoriti di cui parlava Francesco Quartararo. Ma i segnali che si
succedettero in quei giorni tumultuosi del 2013 non erano positivi. Il 3
marzo del 2013 a soli tre giorni dall’inizio della sede vacante avviene un
sisma che fa tremare Castegandolfo e il Papa emerito che al tempo vi
risiedeva. Vi fu una lieve scossa di terremoto il cui epicentro di magnitudo
2.5 era proprio ai Castelli romani. In particolare il sisma fu percepito a
Castelgandolfo proprio dove si trasferì in quel periodo dopo la sua
drammatica scelta Benedetto XVI125. Di sicuro però il Papa emerito,
conoscendo le profezie, non avrà dormito sogni tranquilli durante la sua
permanenza a Castegandolfo prima del rientro in Vaticano nella sua attuale
residenza che si trova nel monastero Mater Ecclesiae. Luogo riservato
dietro la Basilica di San Pietro, da dove il Papa emerito Benedetto XVI
guarda e controlla il Vaticano, e si gode la vita di quello che molti
considerano ancora il vero controllore occulto della Santa Sede. Colui che
insieme ai suoi fedelissimi gesuiti sta inscenando questa pantomima con
l’aiuto del fedelissimo agente gesuita Papa Francesco che dopo la morte di
Ratzinger si dimitterà avendo compiuto la sua missione. Come ha scritto il
«Foglio»: «Continua a firmarsi Benedictus XVI, con tanto di P. P. a
indicare la potestà papale, cosa che invece Francesco non ha mai fatto fin
dal giorno del suo insediamento sulla cattedra petrina. Di bianco si
vestiva e di bianco continua a vestirsi, anche se ha smesso la mantelletta e
la fascia. Non c’è stato tempo per recuperare una tonaca nera in tutto il
Vaticano, è la giustificazione un po’ fiacca che giunge d’oltretevere. Papa
era e Papa rimane, benché emerito. S’è tenuto anche lo stemma con le
chiavi decussate che qualche zelante cardinale esperto d’araldica aveva
tentato di aggiornare, togliendo ogni riferimento al ministero petrino. Ma
allora che valore ha la rinuncia annunciata da Joseph Ratzinger, assiso
sul tronetto rosso in Sala Clementina, l’11 febbraio d’un anno fa tra la
sorpresa dei porporati presenti, alcuni dei quali – non avvezzi al latino –
non avevano capito la portata di quanto stava accadendo, “caso unico nei
duemila anni di storia della chiesa”? A chiederselo è lo scrittore cattolico
Antonio Socci, in “Non è Francesco”».
Come vi ho accennato prima, il buon Socci ha messo il dito nella piagha
mettendo addirittura in discussione l’elezione stessa del Pontefice, la cui
modalità sarebbe del tutto irregolare secondo il diritto ponteficio e quindi
una beffa capita pienamente solo dalle alte gerarchie della Chiesa che
sanno la verità e non dai fedeli pecoroni che devono accettarla senza farsi
domande.

247
PAPA FRANCESCO E LA SUA PRESUNTA RIVOLUZIONE
ETICA

Le dimissioni di Benedetto XVI sono state una terapia d’urto che ora
scopriamo essere stata lungamente meditata e minuziosamente progettata
sia dall’ex custode della dottrina della fede, che per anni prima di
diventare Papa è stato la guida suprema della Congregazione per la
dottrina della fede (l’ex Inquisizione), che dai suoi fedeli gesuiti. Per il
popolo della Chiesa le sue gesta hanno provocato inizialmente paura e
smarrimento tra i fedeli e alcuni con l’elezione di Papa Bergoglio (da
alcuni sopranminato “Papa imbroglio”), hanno visto la profezia vincere
sulla politica con l’arrivo del gesuita, per tradizione lo scienziato e la guida
occulta della Chiesa, un cambiamento senza precendenti verso un
apparente trasparenza sbandierata a più riprese dai media vaticani fin dal
suo arrivo al Soglio Pontificio ma mai pienamente messa in atto “Il
perseguimento della trasparenza è obiettivo irrinunciabile, a fortiori per
istituzioni legate alla Chiesa” dichiarò l’ex presidente dello IOR, Angelo
Caloia nel libro-inchiesta del 2013 Il Vangelo secondo gli italiani, di F.
Anfossi e A. M. Valli su San Paolo Edizioni casa editrice di proprietà del
Vaticano. Nella sua opera di trasparenza Papa Francesco ha speso
senz’altro molte parole sullo IOR nei primi tre anni del suo operato,
arrivando a nominare a un certo punto a nominare un gruppo di cardinali
per “armonizzare la banca con la missione della Chiesa universale”.
Bergoglio si era già espresso chiaramente sottolineando che “La Chiesa,
corre il pericolo di trasformarsi in una ONG. E la Chiesa non è una
ONG”.126 Un concetto questo che Bergoglio ha ripetuto più di una volta
durante le sue apparizioni pubbliche arrivando a dire nell’omelia della
messa a Santa Marta della mattina di martedì 11 giugno 2013 che «San
Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il
Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta
dentro al pesce, per pagare». Anche in questa occasione egli ha ribadito
che «la Chiesa non è una ONG» e che «nasce dalla gratuità», insistendo
sul concetto di una Chiesa povera perchè «una Chiesa ricca è una Chiesa
che invecchia».127 Sembra che anche su questo punto Bergoglio continui il
lavoro intrapreso da Ratzinger ma poi interrotto da Bertone ora messo da
parte, raccogliendo così il consenso dei credenti e dei laici sulla delicata

248
situazione della Banca di Dio così ben descritta in I banchieri di Dio,
regia di Giuseppe Ferrara del 2002. Già il 4 aprile 2013 il pontefice aveva
freddato l’opinione pubblica dichiarando: «Lo Ior è necessario fino a un
certo punto» e ha concluso «Scusate eh. Quando la Chiesa vuol vantarsi
della sua quantità e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po’
burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza».128 Poi, a due
mesi da quella esternazione che lasciava ben sperare, Papa Francesco
istituì la sua Pontificia commissione referente sullo IOR che duro un anno
o poco più e sinceramente mi è parso uno show della propaganda più che
un gesto di cambiamento reale. L’organismo venne presieduto dal
cardinale salesiano Renato Farina, che cercò almeno in apaprenza di
favorire «una migliore armonizzazione del medesimo con la missione della
Chiesa universale e della Sede Apostolica, nel contesto più generale delle
riforme che sia opportuno realizzare da parte delle Istituzioni che danno
ausilio alla Sede Apostolica». Ricordiamo che una parte del problema
nella politica di trasparenza già intrapresa da Benedetto XVI fu proprio
l’ostracismo del Cardinal Bertone (anche lui salesiano, ordine che da
sempre ha ache fare con le finanze della Chiesa), che nell’estate del 2013,
prima di essere praticamente costretto a mollare tutto è arrivato a dire «Se
nessuno qui in Vaticano mi difende da chi mi ha def inito corrotto, è
meglio finirla qui». E per Tarcisio sembro finita (oppure no?).
Anche perchè alla fine, lui se la gode nel suo famoso attico delle
controversie continuando a gestire la sanità vaticana, e noi comuni mortali
c’è la prendiamo sempre in quel posto. Comunque il Cardinal Raffaele
Farina, uomo di fiducia di sua Santità Papa Francesco, venne
accompagnato nella sua improbabile missione riformatrice da vari
personaggi che di certo non erano degli agnelli, in quella che doveva
essere una Commissione di inchiesta che spaventò da subito l’ex
Segretario di Stato Vaticano, soprattutto quando a sorpresa entrò nel team
l’ormai famosa Francesca Immacolata Chaouqui il 19 luglio 2013.
Ricordiamo che fu nominata da Bergoglio in persona poco più di un mese
prima di quella che sarà la cosidetta rinuncia del Cardinal Berton, che a
suo dire Bertone se ne andò per limiti di età (e chi ci crede?). Nomina
controversa quella della Chaouqui che fu, come tutti sanno, coinvolta e
condannata successivamente per Vatileaks 2 a 10 mesi, pena sospesa che
probabilmente non dovrà mai scontare. Poi quando l’hanno condannata
affermò spavalda «Non mi hanno arrestato solo perché sono evasa. Ma
con il Papa ci sarà tempo per ricucire», dando a intendere ai media una

249
sorta di compromesso dietro le quinte con queste sue parole: «Hanno
capito che se avessi voluto fare un danno alla Santa Sede, l’avrei fatto
con ben altro». Si avete capito bene “avrei fatto con ben altro”. Comunque
ripartiamo dall’esordio della Chaouqui detta “la papessa”. Appena
nominata, i giornali ricordarono che Immacolata Chaouqui aveva
pubblicato dei tweet a dir poco controversi il 28 e il 29 febbraio 2012
contro il Cardinal Bertone che veniva duramente attaccato: «Bertone è un
corrotto pare ci sia di mezzo l’archivio segreto e un’azienda veneta». Ma
l’allora giovane Francesca Immacolata Chaouqui non aveva capito che
Bertone prima o poi gliela avrebbe fatta pagare e così alla fine è stato. Ma
parliamo di nuovo della Commissione, Chaouqui non era il solo membro
della comissione in questione a dover far paura, anzi forse la Chaouqui,
che è sospettata di aver agito dietro le quinte per conto dell’Opus Dei e
della JP Morgan era in tutto questo scenario, la più ingenua, la più
“saltafossi”, se la confrontiamo poi con la “scafatissima” ex ambasciatrice
Usa in Vaticano, la pericolosissima professoressa Mary Ann Glendon.
Anche il gesto gravissimo, anche se ancora in fase di indagine, quindi non
del tutto accertato, ma tuttavia rivelato dal quotidiano «Libero», che
avrebbe visto la Chaouqui ordinare a suo marito l’hackeraggio del
computer del mio cameramen, si dice in cerca di info compromettenti su
lui o la mia persona, per poi poterle dare in mano a un suo caro amico in
Vaticano (Mario Benotti), dimostrano di sicuro poca lungimiranza da parte
dell’italo-marocchina. Mentre la Glendon è invece una donna senza
scrupoli, molto vicina alla famiglia Bush e alla Central Intelligence
Agency (CIA) con cui si dice che collabori fin dai tempi in cui era
direttore George Bush Senior negli anni ‘70. La Glendon avrebbe poi
intensificato questa sua attività per l’intelligence ai tempi di Ronald Regan
e il suo direttore della C.I.A. William Casey, che con la moglie furono
seguaci d’eccezione e grandi benefattori del già citato e controverso
fondatore dei Legionari di Cristo: Marcial Maciel Degollado129. La stessa
Glendon divenne una sua fervente seguace, fedele fino alla morte,
nonostante le pesantissime accuse di pedofilia che si succedettero negli
anni contro Maciel. Per difenderlo dalle accuse, Glendon arrivò perfino a
trasfigurarne l’immagine, affermando, in una lettera indirizzata al sito dei
Legionari di Cristo del 2002, che «Maciel era un figura dalla “santità
radiante” (radiant holiness)». La Glendon, oltre a insegnare ad Harvard
dove è stata docente di legge presso il Dipartimento di giurisprudenza, ha
anche insegnato all’Università dei Legionari a Roma, il Regina

250
Apostolorum Athenaeum dove aveva chiuso più di un occhio durante i suoi
anni di docenza per non accorgersi dello schifo che le stava intorno.
Una situazione insostenibile che avrebbe portato Benedetto XVI ad agire
sotto la crescente pressione dei media, e a definire Maciel finalmente in
una pubblicazione del 2010, “un falso profeta”. Ratzinger si scagliava
infatti contro il guru cattolico notando come costui avrebbe condotto una
vita «al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata,
distorta». Eppure, nonostante la condanna ufficiale di questo personaggio
che ha quindi visto la Glendon al tempo difendere ciò che non era
possibile difendere, questo suo errore di giudizio non l’ha preclusa di certo
dal ricevere la sua nuova nomina al tempo nella commissione istutuita da
Papa Francesco nel 2013, che dimostra così di chiudere un occhio sulla
faccenda di Maciel che in fondo era un agente dei gesuiti oltre che della
C.I.A. Insomma le prime scelte di Papa Francesco non sono state delle
migliori ecco perchè i risultati della Commissione alla fine sono stati non
del tutto chiari e positivi come si vorrebbe far pensare.130 Per completare il
quadro dello IOR, ricordiamo che, nell’autunno del 2012, ci fu un altro
strano caso che coinvolgeva l’ancora potentissimo Cardinal Tarcisio
Bertone, che ha probabilmente influito in parte nella scelta fatta allora del
cardinale salesiano Renato Farina di presiedere poi lui sulla Commissione
del Pontefice sulle finanze vaticane, istituzione dalla breve durata, che
dopo il compimento del suo mandato venne poi sciolta il 22 maggio 2014.
Nella scelta c’era di mezzo l’operato dei salesiani, e un particolare
episodio di cui si è occupato, il docente ed esperto di intelligence Aldo
Giannulli, in un articolo dal titolo “Il Papa si dimette. Ne sanno niente allo
IOR?”, scritto subito dopo le dimissioni di Ratzinger. Eccone uno stralcio
quantomai illuminante sulla vicenda: «... Una ventina di anni fa l’ordine
dei salesiani ricevette una cospicua eredità che produsse un contenzioso
giudiziario, risolto grazie alla mediazione di alcuni valenti avvocati e
periti. Solo che, subito dopo i valenti mediatori presentarono richieste
economiche che andavano anche oltre il totale dell’eredità, esibendo un
accordo sottoscritto dall’ordine. E, infatti, nell’ottobre scorso, l’Autorità
giudiziaria dava torto ai salesiani che ora rischiano il sequestro di tutti i
loro beni ed il puro e semplice fallimento (e su questo torneremo). Ma
come hanno fatto i salesiani a cacciarsi in un pasticcio di questo genere?
A indirizzarli in questa direzione sarebbe stato Tarcisio Bertone (che viene
proprio da quell’ordine) all’epoca arcivescovo di Genova. Così, il
Reverendissimo Cardinale di Santa Romana Chiesa si vide costretto a

251
scrivere una molto imbarazzata lettera al magistrato, lamentando si essere
stato raggirato da persone che avrebbero abusato della sua ingenuità. Un
salesiano ingenuo? Come è fatto? Ha le antenne in testa, tre braccia ed è
coperto di squame? Del mio lontanissimo passato di giovane cattolico,
ricordo una battuta che circolava in molti ambienti ecclesiali: “Non
saprai mai cosa pensa un gesuita e dove trova i soldi un salesiano”. Don
Bosco aveva un senso degli affari ed una spregiudicatezza che era pari
solo alla sua straordinaria capacità organizzativa ed al suo genio
educativo. Ed i suoi seguaci non sono mai stati da meno. Quello che più
inquieta è la coincidenza temporale fra l’“accordo” che avrebbe portato
alla spoliazione i salesiani e l’approssimarsi della fine del pontificato di
Woitjla. Certamente un caso. Sarà che ho letto troppo Andreotti, ma
questo Bertone non mi pare che la conti proprio giusta».131
Che cosa cambierà allora? In fondo ci aveva già provato Papa Luciani a
intraprendere una battaglia impossibile per smantellare lo IOR nella sua
forma attuale e renderla una banca etica, ma vi ho già raccontato come è
finita, ora è la volta di Papa Bergoglio. Anche se alla luce dei fatti, e viste
le persone coinvolte, sembrerebbe più una mossa di facciata pilotata dalle
solite lobby sostenitrici del mondialismo e capitanate dalla CIA, che
un’azione vera di rinnovamento spinto dalla Fede.
Per questo le vecchie gerarchie, ora non tremano più a distanza di 3 anni.
Il loro timore che era quello di essere spazzati via come agnelli sacrificali
se giudicati spendibili per la causa, nel nome di quel rinnovamento di
facciata voluto inizialmente da Papa Francesco, che sicuramente non ha
riguardato soltanto usi, tradizioni e costumi della Curia, ma anche gli
“affari”, e ormai cosa del passato. E il “buon” Papa Francesco sembra aver
ormai voltato pagina dopo le prime azioni di rinnovamento, volute più che
altro, per stupire un mondo di pecoroni sempre più povero che potrebbe
prima o poi cominciato a domandarsi il perchè di tutti questi scandali, in
quella che in fondo dovrebbe essere la Chiesa di Cristo. E allora
ricordatevi che cadranno sempre e solo teste “sacrificabili” al dio della
“propaganda”, come è accaduto con l’arresto di monsignor Nunzio
Scarano, di un funzionario dei Servizi segreti (Maria Zito) e un broker
finanziario (Giovanni Carenzio) avvenuto a fine giugno 2013, con le
accuse di corruzione e truffa nell’ambito di un filone autonomo
dell’indagine sullo IOR. Al triplice arresto sono seguite poi le dimissioni
del direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani, e del suo vice Massimo
Tulli. Entrambi sono indagati dalla Procura di Roma già dal lontano 2010

252
nella vicenda dei 23 milioni di euro sequestrati per sospetta violazione
delle norme anti-riciclaggio che sarebbe solo la punta dell’iceberg delle
manovre illegali tra la Banca Vaticana ossia lo IOR e la JP Morgan. Ma a
onor del vero né Benedetto XVI né Francesco avevano pensato di
rimuoverli prima questi criminali legati non a caso alla Massoneria
Ecclesiastica: «Le intercettazioni degli investigatori hanno mostrato
quanto stretto fosse il legame di Scarano con Tulli, che chiamava spesso,
dandogli del tu. Scarano aveva contatti frequenti anche con Cipriani,
indagato in un altro capitolo dell’inchiesta sulla gestione dell’Istituto per
le opere religiose. “Te li faccio partire dal Vaticano”, disse, riferendosi
alla necessità di far rientrare dalla Svizzera alcuni soldi che secondo
l’accusa sono riconducibili agli armatori napoletani Paolo, Maurizio e
Cesare D’Amico, anche loro coinvolti nell’inchiesta. Una decisione,
quella di Cipriani e Tulli, a cui non è di certo estraneo il volere dello
stesso Papa Francesco, che tra le priorità del suo pontificato ha quella di
condurre lo Ior su una via di totale trasparenza, priva di ombre. E anche
l’inchiesta in corso che ha portato all’arresto di Scarano, insieme a un ex
agente dei servizi e a un broker finanziario, non ha fatto che accelerare i
ricambi. Per quanto riguarda le dimissioni di Cipriani e di Tulli,
l’Autorità di Informazione Finanziaria “è stata informata”. Mentre la
Commissione speciale nominata mercoledì scorso da Bergoglio per
acquisire le informazioni necessarie alla riforma dello Ior, con a capo il
card. Raffaele Farina, “ha preso atto di questa decisione”».132
Inoltre, anche dopo il passaggio di ufficio al nuovo Segretario di Stato
Parolin, il Cardinal Bertone che ovviamente non voleva perdere i suoi
privilegi, aveva inutilmente chiesto a Papa Francesco di mantenere il
controllo della comissione cardinalizia di vigilanza sullo IOR. Ma si è
visto prendere il posto nei primi mesi del 2014 da Santos Abril y Castelló,
cardinale e arcivescovo cattolico spagnolo. A quel punto Bertone non c’è
la fatta più e da vera “Regina” della situazione per far arrabiare il Papa si è
trasferito da allora nel lussuosissimo attico a Palazzo San Carlo, di
grandezza intorno ai 700 metri quadrati dieci volte più ampio della dimora
del papa, facendolo andare su tutte le furie tanto che Francesco fece
qualche commento di troppo sulla vicenda poi ridimensionato dalla solita
stampa e poi ripreso quando la vicenda dell’attico di Bertone diventerà
solo nel 2016 un affare di Stato per giustizia vaticana, impegnata su
Vatileaks 2, che apre un fascicolo sui lavori di ristrutturazione
dell’appartamento del cardinale Tarcisio Bertone, già Segretario di Stato,

253
che sarebbero stati pagati con soldi dell’ospedale vaticano Bambino Gesù.
Si con i soldi che sarebbero dovuti andare all’aiuto dei bambini.
La sala stampa del Vaticano a questo punto ha reso noto che giudici
vaticani hanno aperto un’inchiesta sull’attico del porporato e iscritto nel
registro degli indagati Giuseppe Profiti, ex presidente del Bambino Gesù, e
l’ex tesoriere Massimo Spina, mentre nessuno provvedimento riguarda il
cardinale, anzi l’intoccabile Cardinal Tarcisio. Comunque qualcosa si
muove, secondo alcuni è il momento di fare luce su tutto all’interno delle
finanze vaticane, d’altronde, come ha spiegato tempo fà in un’intervista a
«Il Messaggero» il cardinale brasiliano Odilo Pedro Scherer, “nelle
strutture vaticane non lavorano solo angeli” e questo lo sapevamo da un
pezzo. Eppure ci sono malumori che sembrano colpire anche questa
ennesima iniziativa del Vaticano contro Bertone, e giungono dall’ambito
tradizionalista: si vocifera, infatti, che dietro il “commissariamento” dello
Ior e i successivi attacchi al Cardinal Bertone ci sia in realtà un piano
prestabilito dalla Massoneria Vaticana e la famigerata Loggia Ecclesia per
la sua svendita ai sionisti. Svendita o meno, è chiaro che stiamo assistendo
a un vero e proprio “svuotamento” della Chiesa, dalla dottrina ai forzieri.
Tarcisio nel frattempo vorrebbe chiudere il tutto da buon salesiano con una
mossa di grande scaltrezza e propaganda, onde evitare ulteriori problemi,
facendo una semplice donazione. Al tempo 422 mila euro della
Fondazione Bambin Gesù andarono a ristrutturare il mega-attico del
cardinale Bertone, ma lui ovviamente ne dona solo 150. Notizia resa nota
alla fine del 2015 dal presidente della Fondazione, Mariella Enoc, che però
precisa: l’ex segretario di Stato vaticano, pur considerandosi “estraneo”,
ha ritenuto un danno i riferimenti nella nuova Vatileaks alla
ristrutturazione del suo alloggio con denaro dell’ospedale pediatrico. “E’
un atto che gli abbiamo chiesto e che lui ha fatto volentieri” “Il cardinale
Bertone, riconoscendo che quello che è successo ha costituito un danno
per il Bambin Gesù, ha voluto venirci incontro, devolvendo una somma di
150 mila euro”.
150 mila euro? Mmmm ne mancano ancora 272 mila... ma se lui non
c’entra, Tarcisio in fondo è stato un gran signore oppure no...? L’istruttoria
penale è scaturita dalle rivelazioni del saggio di Emiliano Fittibaldi
chiamato “Avarizia” e i salesiani in tema di avarizia sono sempre stati il
top. Tra l’altro emerge di tutto dallo scandalo della “Casta vaticana”
delineata nei due libri, Via Crucis di Gianluigi Nuzzi e l’appena citato
Avarizia di Fittipaldi. Non solo attici ai cardinali ma perfino una tv

254
ecclesiastica che trasmetteva programmi porno. Entrambi questi libri
puntano anche loro il dito sugli sprechi all’ombra di San Pietro e i molti
scandali ormai visibili a tutti che delineano una Chiesa arrivata ormai al
capolinea quella della fine dei tempi, tuttavia nessuno dei due libri si
sofferma sulla Massoneria in Vaticano, quella che pare abbia spinto alla
fine il Cardinal Tarcisio alle dimissioni. Perchè in pochi ricordano che nel
maggio del 2012 durante il primo Wikileaks, uno dei funzionari vaticani
interrogati sulla vicenda aprì uno squarcio sui possibili mandanti e, quasi
piangendo, dichiarò: “Mi sono messo al servizio di una loggia massonica
che opera dentro il Vaticano e della quale fanno parte anche dei
cardinali. Scopo della nostra azione, portata avanti nella convinzione di
fare il bene della Chiesa, è quello di mettere fine all’attuale situazione di
anarchia che mette a rischio la cristianità”. E nell’immediato, spiegò che
il primo obiettivo di questa loggia “era quello di arrivare alla sostituzione
del cardinale Tarcisio Bertone, alla guida della Segreteria di Stato”133. Ci
sono riusciti, anzi sono riusciti a far dimettere non solo Bertone ma anche
il Papa, da qui una mia considerazione finale sul fatto che Bertone, che di
sicuro non è un santo, è in fondo divenuto anche lui vittima della
Massoneria vaticana, e poco sono serviti i suoi alleati dell’Accademia
degli Illuminati del Professor Di Bernardo. Non ci dimentichiamo che in
quel periodo a Benedetto XVI furono riportati anche i nomi di alcuni
cardinali in odore di “grembiulino e compasso”, la cui doppia affiliazione
sarebbe ovviamente incompatibile con il loro ruolo, come sottolineo
giustamente allora in un articolo Francesco Bonazzi per «Il Secolo XIX»,
ma tutto fu messo a tacere.

255
UNA PREGHIERA CONTRO IL MALE

La mattina del 13 ottobre 1884, al termine della Santa Messa, papa Leone
XIII che qualche mese prima il 20 aprile 1884 aveva pubblicato la
controversa enciclica Humanum genus, per la condanna del relativismo
filosofico e morale della Massoneria, rimase immobile davanti al
Tabernacolo per circa 10 minuti. Quando si “riprese”, il suo volto era
preoccupato e angosciato. Raccontò ai suoi collaboratori che aveva
assistito ad un “colloquio” tra Nostro Signore e Satana. Quest’ultimo
dichiarava con orgoglio che avrebbe potuto facilmente distruggere la
Chiesa, se avesse avuto maggiore potere su coloro che si mettono al suo
servizio, e più libertà per circa 100 anni. Il Signore rispose a Satana che gli
avrebbe concesso sia più libertà che i cento anni necessari. Leone XIII
rimase così sconvolto da questo “colloquio” che scrisse la famosa
preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e
volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa.
Papa Leone XIII è anche autore del De exorcismis et supplicationibus
quibusdam, raccolta di esorcismi, fra i quali rientra l’Exorcismus in
Satanam et Angelos Apostaticos, uno dei più potenti: nella prima parte, il
papa inserì la Preghiera a San Michele, invocato come “Principe
gloriosissimo delle milizie celesti”, come “custode e patrono della Santa
Chiesa”. Purtroppo, però, con la riforma liturgica post-conciliare, questo
dono che Cristo ci fece tramite il suo Vicario, fu messo nel cassetto.
Perchè? Dopo la revisione conciliare di questo testo fondamentale, gli
esorcismi in esso contenuti, inclusa la Preghiera a San Michele, vengono
di colpo drasticamente abbreviati e ora suggeriti come forma di eccezione
e per gli esorcismi di minore entità. Questo stona con la pur breve
tradizione precedente che considerava la Preghiera a San Michele
l’esorcismo più efficace nella più vasta casistica di possessione. Il
Vaticano era stato quindi sabotato dal Maligno. Per questo motivo io e i
miei Fratelli dell’ordine Massonico Cavalleresco e cristiano della Stretta
Osservanza Templare (SOT), operante sotto gli auspici dell’Ordo
Illuminatorum Universalis, crediamo sia fondamentale riportare in auge
questa preghiera per proteggere i fedeli della vera Chiesa, che risiede in
quei pochi cuori puri dei tempi ultimi. Tra l’altro un ordine Massonico
come il SOT, il cui rito è cristiano, promuove da sempre il lavoro di quello
che, a prima vista, sembrerebbe un nemico della Massoneria, come Papa

256
Leone XIII, e lo fà senza problemi. Anche perchè Papa Leone XIII, era
giustamente nemico di una certa Massoneria, divenuta poi sempre più
liberale e atea, che alla fine, con il Concilio Vaticano II ha assorbito nel
suo piano, satanico e mondialista, la Fede Cattolica, trasformandola nella
mostruosità che è oggi in mano a Papa Francesco. Ed eccovi la versione
latina della preghiera in questione seguita da quella in italiano:
In Nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti.
Princeps gloriosissime caelestis militiae, sancte Michael Archangele,
defende nos in proelio et colluctatione, quae nobis adversus principes et
potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia
nequitiae, in caelestibus.Veni in auxilium hominum, quos Deus creavit
inexterminabiles, et ad imaginem similitudinis suae fecit, et a tyrannide
diaboli emit pretio magno. Proeliare hodie cum beatorum Angelorum
exercitu proelia Domini, sicut pugnasti contra ducem superbiae
Luciferum, et angelos eius apostaticos: et non valuerunt, neque locus
inventus est eorum amplius in coelo. Sed proiectus est draco ille magnus,
serpens antiquus, qui vocatur diabolus et satanas, qui seducit universum
orbem; et proiectus est in terram, et angeli eius cum illo missi sunt.
En antiquus inimicus et homicida vehementer erectus est. Transfiguratus
in angelum lucis, cum tota malignorum spirituum caterva late circuit et
invadit terram, ut in ea deleat nomen Dei et Christi eius, animasque ad
aeternae gloriae coronam destinatas furetur, mactet ac perdat in
sempiternum interitum. Virus nequitiae suae, tamquam flumen
immundissimum, draco maleficus transfundit in homines depravatos mente
et corruptos corde; spiritum mendacii, impietatis et blasphemiae;
halitumque mortiferum luxuriae, vitiorum omnium et iniquitatum.
Ecclesiam, Agni immaculati sponsam, faverrimi hostes repleverunt
amaritudinibus, inebriarunt absinthio; ad omnia desiderabilia eius impias
miserunt manus. Ubi sedes beatissimi Petri et Cathedra veritatis ad lucem
gentium constituta est, ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis
suae; ut percusso Pastore, et gregem disperdere valeant. Adesto itaque,
Dux invictissime, populo Dei contra irrumpentes spirituales nequitias, et
fac victoriam. Te custodem et patronum sancta veneratur Ecclesia; te
gloriatur defensore adversus terrestrium et infernorum nefarias
potestates; tibi tradidit Dominus animas redemptorum in superna felicitate
locandas. Deprecare Deum pacis, ut conterat satanam sub pedibus
nostris, ne ultra valeat captivos tenere homines, et Ecclesiae nocere. Offer
nostras preces in conspectu Altissimi, ut cito anticipent nos misericordiae

257
Domini, et apprehendas draconem, serpentem antiquum, qui est diabolus
et satanas, ac ligatum mittas in abyssum, ut non seducat amplius gentes.
TRADUZIONE DAL LATINO IN ITALIANO:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Gloriosissimo Principe della Milizia Celeste, Arcangelo San Michele,
difendeteci in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre
e la loro spirituale malizia. Venite in soccorso degli uomini creati da Dio
a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del
demonio. Combattete oggi le battaglie del Signore con tutta l’armata degli
Angeli beati, come già avete combattuto contro il principe dell’orgoglio
lucifero ed i suoi angeli apostati; e questi ultimi non potettero trionfare e
ormai non v’è più posto per essi nei cieli. Ma è caduto questo grande
dragone, questo antico serpente che si chiama lo spirito del mondo, che
tende trappole a tutti. Sì, è caduto sulla terra ed i suoi angeli sono stati
respinti con lui. Ora ecco che, questo antico nemico, questo vecchio
omicida, si erge di nuovo con una rinnovata rabbia. Trasfiguratosi in
angelo di luce, egli nascostamente invase e circuì la terra con tutta l’orda
degli spiriti maligni, per distruggere in essa il nome di Dio e del suo
Cristo e per manovrare e rubarvi le anime destinate alla corona della
gloria eterna, per trascinarle nell’eterna morte. Il veleno delle sue
perversioni, come un immenso fiume d’immondizia, cola da questo
dragone malefico e si trasfonde in uomini di mente e spirito depravato e
dal cuore corrotto; egli versa su di loro il suo spirito di menzogna, di
empietà e di bestemmia ed invia loro il mortifero alito di lussuria, di tutti i
vizi e di tutte le iniquità. La Chiesa, questa Sposa dell’Agnello
Immacolato, è ubriacata da nemici scaltrissimi che la colmano di
amarezze e che posano le loro sacrileghe mani su tutte le sue cose più
desiderabili. Laddove c’è la sede del beatissimo Pietro posta a cattedra di
verità per illuminare i popoli, lì hanno stabilito il trono abominevole della
loro empietà, affinché colpendo il pastore, si disperda il gregge. Pertanto,
o mai sconfitto Duce, venite incontro al popolo di Dio contro questa
irruzione di perversità spirituali e sconfiggetele. Voi siete venerato dalla
Santa Chiesa quale suo custode e patrono ed a Voi il Signore ha affidato
le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Pregate, dunque, il
Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché
non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la
Chiesa. Presentate all’Altissimo, con le Vostre, le nostre preghiere, perché
scendano presto su di noi le Sue Divine Misericordie e Voi possiate

258
incatenare il dragone, il serpente antico satana ed incatenarlo negli
abissi. Solo così non sedurrà più le anime.
La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26.09.1964 quando nella
fase finale del Concilio ecumenico Vaticano II, voluto e pilotato da una
certa Massoneria liberale e atea, venne inserita l’istruzione “Inter
oecumenici” n.48, § j, che decretò: “... le preghiere leoniane sono
soppresse”.
Male, ne avremmo bisogno oggi più che mai. La preghiera non è stata più
recitata e la stragrande maggioranza dei fedeli nati dagli anni ’70 in poi del
secolo scorso non ne conoscono neppure l’esistenza. La Emmerick parla di
circa 80 anni prima dell’anno 2000, dunque verso la fine degli anni ‘10 e
gli inizi degli anni ’20 del XX secolo. Ritorniamo così alla fatidico anno
indicata da molti nel 2020, forse punto di svolta e data cruciale per
l’umanità. Leone XIII vide poi quell’insolito “dialogo” in data 13 ottobre e
il 13 ottobre del 1917, circa settantamila persone, provenienti da ogni
parte del Portogallo, si raccolsero alla “Cova de Iria” (Fatima) per la sesta
apparizione della Madonna di Fatima e il cosidetto “Miracolo del Sole”
dove i molti fedeli avrebbero visto il disco solare cambiare colore,
dimensione e posizione per circa dieci minuti.
Teniamo quindi in mente la data del 13 Ottobre 2017.

259
UN PENSIERO FINALE

Pensandoci bene Satana potrebbe essere stato liberato dalle catene il 13


ottobre del 1917, giorno dell’ultima apparizione mariana a Fatima,
quando ci fu il “miracolo del sole” e la Madonna promise che «il mio
Cuore Immacolato trionferà». Oltre a queste coincidenze di date, la
conferma arriva da altri due elementi. Benedetto XVI durante il suo
viaggio apostolico a Fatima (11-14 maggio 2010) ricordò l’importanza del
centenario delle apparizioni. Teresa Neumann (1898-1962), la
“stigmatizzata bavarese”, la quale ebbe dal Cielo anche il dono delle
profezie. In una delle ultime profezie prima della morte disse che il
maggior periodo di dominio sul mondo da parte di Satana, potere che
avrebbe usato per scagliare un attacco, secondo lui mortale alla Chiesa, in
particolare al papato, sarebbe durato circa 18 anni, dal 1999 al 2017 anno
in cui alla fine di aprile è stato confermato che Papa Francesco si recherà a
Fatima per il 100° anniversario delle apparizioni mariane, e si è detto che
approfitterà di quell’occasione per canonizzare i due veggenti più giovani,
Jacinta e Francisco Marto. In occasione della festa di Nostra Signora di
Fatima (il 13 maggio), l’immagine originale della Vergine è stata venerata
dal Santo Padre in Vaticano. Qual è la comprensione di Papa Francesco
del messaggio di Fatima, e perché la Madonna di Fatima sembra tanto
importante per lui, come del resto lo è stata per i suoi due predecessori?
“Sono stati Khomeyni e il governo iraniano a ordinarmi di ucciderti.”
Disse Mehmet Ali Ağca quando incontrò Giovanni Paolo II e il papa gli
rispose: “Come perdono te così perdono anche loro. Ma perché volevano
uccidermi? Io sono amico dei fratelli musulmani.” Ağca rispose così:
“Santità, più che per inimicizia, volevano ucciderti per realizzare quello
che per loro è il vero terzo segreto di Fatima. La tua morte avrebbe
dovuto accelerare il ritorno del Mahdi e quindi la fine del mondo così
come lo abbiamo conosciuto fino a oggi”. Come sappiamo Ali Ağca è un
personaggio non sempre affidabile ma stranamente negli ultimi anni si è
convertito al cristianesimo, non è più mussulmano, grazie soprattutto
all’incontro con il Papa. In qualche modo per Mehmet Ali Ağca l’attentato
del 1981 è il preludio dell’attacco alle torri gemelle del 2001. L’Islam il 13
maggio 1981 ha lanciato secondo lui una sfida di morte all’Occidente. Il
13 maggio 2017, cento anni dopo l’apparizione di Fatima per Mehmet Ali
Ağca, sferreranno l’attacco definitivo al Vaticano. Se il Mahdi non si

260
manifesterà a breve saranno loro, gli islamici fondamentalisti, a farlo
materializzare mettendo a ferro e fuoco il mondo occidentale come stanno
facendo ormai da qualche tempo l’Isis Daesh. Il 13 maggio 2017 è quindi
una data proficua per scatenare l’inferno a Roma in assenza del Papa, e
dare in questo modo l’addio definitivo al mondo occidentale mentre Mario
Bergoglio può convenientemente raggiungere la centrale segreta dei
servizi di Intelligence dei gesuiti presso Azpeitia in Spagna, dove nasce
Ignazio Loyola il fondatore dei gesuiti e dove si trovano i loro incredibili
archivi. Ce la faranno? Io non credo (o almeno lo spero…). Io oggi credo
che il Cristianesimo sia il fondamento stesso della civiltà Occidentale, e
che Gesù sia più potente dei demoni, più potente del fanatismo islamico e
dei gesuiti. E avrà la meglio ma non sottostimate il potere occulto e
materiale dei gesuiti e dei loro alleatii uniti per un Nuovo Ordine Mondiale
che vuole in ultima istanza creare un Unica Religione Mondiale servi
dell’anticristo utilizzando l’invasione arabo islamica per giungere al loro
scopo, e «... da un punto di vista morale» anche il Dalai Lama è convinto
che «i rifugiati dovrebbero essere ammessi soltanto temporaneamente» e
«l’obiettivo dovrebbe essere che ritornino e aiutino a ricostruire i loro
Paesi». Il Dalai Lama non ha avuto paura a dichiarare pubblicamente
questa cosa, in un’intervista alla tedesca «Frankfurter Allgemeine
Zeitung», consapevole di farsi nemica la cancelliera tedesca Angela
Merkel ex agente della Stasi, ora agente del Nuovo Ordine Mondiale e
burattino del Club Bilderberg, a cui sembra rivolto il messaggio visto il
mezzo di comunicazione, ma anche le parole scelte dal Dalai Lama che per
parlare dell’emergenza migranti non è stato di certo diplomatico dicendo
giustamente: «Ce ne sono troppi adesso». Certo in un paese come l’Italia
la vedo difficile fermare questa invasione visto i grandi interessi
economici. Nella sola Toscana di Matteo Renzi il grosso dei fondi stanziati
per i progetti Sprar per i rifugiati se li spartiscono la sinistra, Arci e
cooperative rosse, mentre nel resto d’Italia si arrichisce anche la Chiesa
Cattolica di Papa Francesco. La realtà interessante sono gestiti attraverso
la rete del Cas (Centri d’accoglienza straordinaria) della Caritas. Insomma
il Vaticano mangia circa metà della torta dell’accoglienza mentre l’altra
metà tocca alle coop e associazioni del PD. Per fare un solo esempio a
Roma Tiziano Zuccolo e Francesco Ferrara comandano il braccio bianco
del sistema dell’accoglienza nella capitale. Con loro il famigerato di Buzzi
di Mafia Capitale si vantava di aver stretto un accordo di ferro, un patto
“50 e 50”. Poi il Vicariato ha ovviamente preso le distanze, ma don Pietro

261
Sigurani, dominus dell’Arciconfraternita disse nel frattempo: “Il cardinal
Vallini fa Ponzio Pilato, se ne lava le mani”… Intanto Papa Francesco
continua la sua crociata mondialista e ipocrita e nel luglio del 2016 ha
perfino il coraggio di dire che nel mondo di oggi l’ospitalità “rischia di
essere trascurata”. Si incredibile ma vero lo ha detto il Papa mondialista
durante l’Angelus affermando che:“Si moltiplicano le case di ricovero e
gli ospizi, ma non sempre in questi ambienti si pratica una reale
ospitalità”, ha detto, “diminuisce la probabilità per chi è straniero,
emarginato, escluso di trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo: perché è
straniero profugo migrante”. In effetti non si pratica una “reale ospitalità”
ma un’ospitalità spinta da interessi sempre più lontana dai veri valori
cristiani. E ricordiamo queste mie parole quando la maggioranza dei paesi
Europei arriverà alla guerra civile e se posssibile fermiamo questa deriva
anticristiana e buonista che rischia di distruggere gli sforzi di generazioni
di cristiani perchè è in atto un vero e proprio PROGETTO DI
SOSTITUZIONE ETNICA con il supporto della Chiesa Cattolica. Questo
intento, a dir poco malvagio, se non addirittura criminale della Chiesa,
diventa evidente nel libro Il cambiamento demografico a cura del
Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana
dove è scritto a chiare lettere: In alcuni decenni i figli di immigrati
supereranno il numero dei figli di autoctoni. Allo stato delle cose, ciò è
previsto in molte zone d’Italia intorno al 2050. La cosiddetta “italianità”
sarà solo un ricordo. Il paese è avviato a diventare multietnico e
multiculturale in modo radicale.134 Preghiamo che Dio ci dia la forza per
salvare l’identità italiana e quella cosidetta “italianità” così malvoluta dai
Vescovi della CEI. Preghiamo per la salvezza della nostra Civiltà Cristiana
ormai in svendita, visto che nel frattempo la Chiesa Cattolica si sta
vendendo perfino le Chiese ai musulmani per farci delle moschee. Lo sò,
una notizia del genere potrebbe sembrare non veritiera, ma è successo a
Syracuse, nello Stato di New York, negli States dove è stata inutile la
battaglia di Anna Giannantonio, residente e fedele italiana che ha tentato di
impedire al Vaticano, ovvero alla Diocesi locale che dipende da Roma, di
vendere la chiesa agli islamici perché la trasformassero in moschea.
Di recente si è poi rasentato il ridicolo, quando in uno stand presente al
Meeting annuale di Comunione e Liberazione a Rimini, hanno coperto con
un telo una statua della Madonna per evitare scontri con le altre religioni,
gesto che ha però giustamente irritato perfino l’amico Sigalini, vescovo di
Palestrina che attualmente ricopre l’incarico di segretario della

262
Commissione episcopale per le Migrazioni, della CEI, che ha detto:
«Purtroppo mi rendo conto che stiamo perdendo proprio qualsiasi
capacità di coraggio, di pudore addirittura, ma diavolo! Capisco che lì si
parla di dialogo e amicizia tra i popoli ma coprire un simbolo sacro come
la Madonna è un’offesa che facciamo contro tutti i cristiani e contro i
nostri simboli, anche se sono solo dei simboli evidentemente».135
E allora mentre la Chiesa esagera con il politically correct, consoliamoci
con le parole del noto giornalista e saggista italiano Maurizio Blondet che
scrive in un recente articolo dal titolo “Senza Cristo crolla la civiltà. Solo
Putin l’ha capito” parole dal sapore profetico che ci dovrebbero
incoraggiare nella nostra missione futura, e per questo motivo le ho scelte
in chiusura di questo libro a me così caro: «Ci sarà una civiltà, anche nel
domani che non vedrò, dopo la catastrofe. I cristiani saranno forti
allora. Ci sarà un impero cristiano, come dicono alcune profezie – non
una repubblica. Un impero santo. Non una democrazia».136 Questo è
quello che sperano anche il sottoscritto, il Cavalliere Luciano Fortunato
Sciandra cattolico tradizionalista, che vorrei tra l’altro ringraziare per le
informazioni riservate di cui mi ha spesso reso partecipe durante la stesura
di questo libro, e S.A Don Salvo Callegaro, con cui speriamo di costruire
un ponte ancora più vero con il mondo della Cristianità ortodossa. Perchè
come disse l’Arcivescovo Fulton Sheen (1875-1979) “Chi salverà la
Chiesa? Non pensate ai sacerdoti. Non pensate ai vescovi. Sta a voi,
laici. Sta a voi ricordare ai sacerdoti di essere sacerdoti e ai vescovi di
essere vescovi”.
Ad maiora.

263
264
FIG.20. Dalla vostra sinistra Don Salvo Francesco Callegaro137 Priore del Gran
Priorato Melitense Cavalieri di Malta ortodossi, il Cav. Fortunato Luciano
Sciandra detto “il custode della tradizione” e l’autore.

265
FIG.21. Post inequivocabile del Grande Oriente d’Italia che condivide sui suoi
social il messaggio di “tolleranza e fratellanza universale” del Papa gesuita
dal chiaro sapore Massonico.

Leo Lyon Zagami PAPA FRANCESCO: L’ULTIMO


PAPA?
(Titolo originale: Pope Francis: The last Pope?)

Edizione Italiana

COPYRIGHT 2016 LEO ZAGAMI

266
100.http://profezie3m.altervista.org/ptm_profx_emmerich.htm Archiviato 4 luglio
2016.

267
101.Ibid.

268
102.Ivi.

269
103.«La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa
non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno
pretendendo qualcosa da lui». 1 ottobre 1820.

270
104.http://profezie3m.altervista.org Ibid.

271
105.Ivi.

272
106.Ivi.

273
107.Ivi.

274
108.Ivi.

275
109.Mons. A. Galli, Scoperti in Vaticano i Segreti de La Salette, SugarCO, Milano
2007, p. 68.

276
110.op.cit., p. 56.

277
111.Ibid., p. 83.

278
112.http://profezie3m.altervista.org Ibid.

279
113.http://www.nocensura.com/2013/06/rockefeller-foundation-scenari.html
Archiviato 4 luglio 2016.

280
114.http://www.rockefellerfoundation.org/uploads/files/bba493f7-cc97-4da3-add6-
3deb007cc719.pdf link ora non attivo.

281
115.Parole del Patriarca di Mosca Cirillo massimo esponente della Chiesa
Ortodossa Russa.

282
116.http://www.somarkinnovations.com/ Archiviato 4 luglio 2016.

283
117.Si veda anche: http://www.soluzioni-applicazioni-rfid.it/ Archiviato 4 luglio
2016

284
118.Mehmet Ali Ağca, Mi avevano promesso il paradiso, Chiarelettere, Milano
2013, p. 170.

285
119.Ibid., p. 171.

286
120.Archiviato dalla rete originariamente il 5 marzo del 2013 dal link:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/september/documents/hf_benxvi_
germania_it.html e ora presente solo in lingua tedesca in questo link:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/september/documents/hf_ben-
xvi_spe_20110922_intervista-germania_it.html Archiviato 4 luglio 2016.

287
121.Cfr. Luca Pollini, VATICANO PEDOFILIA LE CARTE, LE STORIE, I
NOMI DELLO SCANDALO CHE HA TRAVOLTO LA CHIESA CATTOLICA
NEL MONDO, Editore Sprea International, Milano 2011.

288
122.http://www.ilsecoloxix.it/Facet/print/Uuid/4019e048-8492-11e2-
a9291a21be609fdd/Prete_pedofilo_a_Savona_Ratzinger_fu_informato_CAPpedidilfoassadvan.x
Archiviato 4 luglio 2016.

289
123.http://news.cloudhak.it/un-miracolo-di-cui-non-rimarra-traccia Archiviato 4
luglio 2016.

290
124.http://cosco-giuseppe.tripod.com/profezie/roma.htm Archiviato 4 luglio 2016.

291
125.http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_marzo_3/terremoto-lieve-
scossa-castelli-roma-2123145191.shtm Archiviato 4 luglio 2016.

292
126.Da Wikipedia: Le organizzazioni non governative, in sigla ONG, in Italia sono
delle particolari ONLUS che concentrano la loro attività nella cooperazione allo
sviluppo e che sono riconosciute dal Ministero degli esteri ed inserite in una
specifica lista.

293
127.http://www.avvenire.it/Papa_Francesco/santmarta/Pagine/Chiesa-ricca-
invecchia-gratuità.aspx Archiviato 4 luglio 2016

294
128.Ibid.

295
129.http://www.thedailybeast.com/newsweek/2013/03/11/father-marcial-maciel-
and-the-popes-he-stained.html - Archiviato 4 luglio 2016.

296
130.http://www.theatlantic.com/daily-dish/archive/2010/04/the-vaticans-watergate-
follow-the-money/188415/Archiviato 4 luglio 2016.

297
131.http://www.aldogiannuli.it/2013/02/dimissioni-papa/ Archiviato 4 luglio 2016.

298
132.http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/01/ior-si-dimettono-direttore-generale-
e-vice-von-freyberg-svolta-per-cambiamento/643338/. Archiviato 4 luglio 2016

299
133.Cfr. Articolo di Francesco Bonazzi per «Il Secolo XIX» riportato in rete da
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-vaticano-si-allunga-ombra-
massoneria-affiliati-anche-39604.htm
Archiviato 4 luglio 2016, neretto nostro.

300
134. Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (a cura
del), Il cambiamento demografico, Editori Laterza, 2011, p. 174.

301
135.http://www.ilgiornale.it/news/politica/questa-unoffesa-ai-cristiani-basta-paura-
fede-coraggio-1297870.html Archiviato 4 luglio 2016

302
136.http://www.maurizioblondet.it/senza-cristo-crolla-la-civilta-solo-putin-lha-
capito/Archiviato4luglio 2016.

303
137.Autore del libro “La Verità nascosta dei Cavalieri di Malta” con prefazione di
Leo Lyon Zagami (edito da Harmakis Edizioni)

304
Table of Contents
Leo Lyon Zagami
PAPA FRANCESCO: L’ULTIMO PAPA?
© Tutti i diritti riservati alla Harmakis Edizioni
CAPITOLO I
CAPITOLO II
CAPITOLO III
CAPITOLO IV
CAPITOLO V
CAPITOLO VI

305
Indice
Leo Lyon Zagami 2
PAPA FRANCESCO: L’ULTIMO PAPA? 2
© Tutti i diritti riservati alla Harmakis Edizioni 3
CAPITOLO I 4
CAPITOLO II 53
CAPITOLO III 78
CAPITOLO IV 123
CAPITOLO V 177
CAPITOLO VI 227

306

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