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Una Notte al Club dei Vampiri

di
Elixa Everett
Una Notte al Club dei Vampiri
Copy right 2013 di Elixa Everett
Copertina di: Elixa Everett
Tutti i diritti riservati. Ad eccezione di brevi citazioni utilizzate in critiche, recensioni o
articoli, nessuna parte di questo libro può essere usata o riprodotta senza il permesso scritto
dell’autore Elixa Everett. Saint John, New Brunswick, Canada. Elixa Everett può essere
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Questo libro è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a persone, viventi o defunte, luoghi,
eventi o locali è puramente casuale. I personaggi sono frutto dell’immaginazione
dell’autore e sono usati in maniera fittizia.
Capitolo 1
“Mi sembra un po’ pericoloso, Franny,” Trinity Jenkins disse con un accenno di
scetticismo nel tono della voce alla sua migliore amica, Francine Winters, mentre
aggiungeva un po’ di crema al suo caffè. Erano sedute nel loro bar preferito a discutere dei
programmi per l’imminente weekend. Ma era solo il primo pomeriggio del mercoledì,
erano le uniche nel bar, ad eccezione di un anziano signore seduto nell’angolo opposto a
leggere il giornale.
“Ugh. Avanti, Trinity, non essere così bigotta.” Francine, meglio nota agli amici come
Franny , roteò gli occhi.
“Non essere bigotta? Sul serio? In che decennio hai detto che siamo?” Mantenne un viso
impassibile, ma un pizzico di divertimento illuminò i suoi splendenti occhi di color
smeraldo. Con la sua figura minuta, capelli neri e occhi penetranti, Trinity era l’opposto
della formosa, bionda con gli occhi azzurri Franny , un tipo di donna alla Marily n Monroe.
“L’intera faccenda dei vampiri è solo una trovata.”
“Sì. Forse. Ma ho sentito diverse cose su quel posto.” Trinity si mordicchiò il labbro
inferiore considerando la proposta dell’amica. Fanny avrebbe dovuto essere molto più
convincente di quanto lo fosse stata fino a quel momento per trascinarla in quel posto.
“Oh. Intendi uomini con un gran bel culo, band strepitose, luci psichedeliche e impianto
sonoro da favola?” Incrociò le braccia sul petto, imbronciata. “Sì. Farebbe schifo. Hai
ragione, non andiamoci.”
“Mi dispiace,” Trinity fece spallucce verso l’amica.
“Sì. Okay . Trinity , ho un’idea per il weekend.”
“Okay.” Trinity bevve un sorso del suo caffè e il suo volto si corrucciò. Non c’era
ancora abbastanza crema.
“Andiamo in un club di culi noiosi, annoiamoci schifosamente e ubriachiamoci così
tanto, per via della noia mortale, da tornare a casa con un paio di brutti ceffi.”
Momento sbagliato per sorseggiare il caffè. Trinity non riuscì a trattenere le risate, e il
sorso di caffè dalla bocca finì per inondare il tavolino, fermandosi giusto in tempo per
evitare di raggiungere Franny. Fu colpita da un colpo di tosse tra le risate. Le lacrime
cominciarono a riempirle gli occhi. Dopo qualche istante e un buon numero di respiri
profondi, fu in grado di controllarsi.
“Brutti ceffi. Così brutti che al mattino preferiresti strapparti un braccio a morsi
piuttosto che svegliarli. Bello, Franny.” Purtroppo aveva ragione. Entrambe avevano avuto
fin troppe esperienze di quel tipo durante le passate settimane – dannazione, durante i
passati mesi, per essere precisi.
“È vero.”
Trinity sospirò. Era vero. In una città grande come New York si poteva pensare che ci
fosse una vasta gamma di uomini meravigliosi nei paraggi. Ma non sembrava proprio
essere quella la situazione. Forse avevano bisogno di ravvivare un po’ le loro usuali attività
del weekend? Forse un nuovo club poteva proprio essere quello che il dottore avrebbe
prescritto.
Guardò in direzione di Franny, seduta di fronte con un’espressione determinata sul
volto. Aveva sentito alcune cose in merito al Club dei Vampiri. Le non-così-segrete stanze
del sesso sul retro, denominate come VIP. Uso eccessivo di enormi quantità di droghe.
Perfino qualche caso irrisolto di omicidio aveva fatto scalpore nell’area nella quale il club
era ubicato, sottolineando come ci potesse essere una connessione con il locale.
L’altra cosa che la infastidiva, oltre alla reputazione del club, era che, fin dai tempi
dell’infanzia, Franny l’aveva sempre messa nei guai. Da ragazzine, fu esattamente lo
stesso. Guai, guai, guai. Ora, da adulte ventenni, Franny sembrava ancora capace di
attirare i problemi. Questo era esattamente quello che il Club dei Vampiri le sembrava:
guai seri.
Nonostante non credesse nell’esistenza dei vampiri, c’erano stati degli strani
avvenimenti associati a quel luogo, in cima alla lista quelle inspiegabili e irrisolte morti.
Ironia della sorte, il Club dei Vampiri era niente meno che il locale più in voga della città.
Forse per via di tutte quelle pazzesche montature vampiresche; chi lo poteva dire.
Tutti i locali famosi hanno una storia e degli scandali. È quello che attira la gente, una
voce le ronzò in testa. Era la stessa voce che generalmente la convinceva a seguire le
iniziative di Franny. Con un ultimo sguardo all’espressione speranzosa di Franny, la sua
determinazione vacillò.
“Verrò,” annunciò infine. Non era mai stata capace di dire no a Franny. Essere il
locale più famoso della città, lo rendeva anche il più esclusivo, il che significava che le
possibilità di entrare erano pressoché nulle. Non varcheremo mai la porta d’ingresso, pensò
tra sé con aria di sufficienza, quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi. Il pensiero le portò
un po’ di conforto.
Non che non fossero donne attraenti, anzi, lo erano entrambe. Mentre lei era conosciuta
per la sua misteriosa bellezza bruna, Franny era puro sex appeal. Franny aveva un
bellissimo corpo formoso e un perfetto seno rotondo, ed era semplicemente spassoso ed
eccitante averla attorno. Nonostante il loro aspetto, la verità era che nessuna delle due era
sulla lista VIP di nessuno e c’era un’infinità di altre donne molto più belle. Quindi, avrebbe
compiaciuto Franny ; almeno per non essere accusata di nuovo di essere una bigotta.
Trinity ridacchiò tra sé.
“Verrai?”
“Verrò.” confermò.
“Meraviglioso!” Franny applaudì, con gli occhi che le brillavano. “Sbrigati e finisci di
bere, dobbiamo andare a fare shopping.”
“A fare shopping?” Non aveva realizzato che accettare avrebbe compreso anche
andare a fare shopping. Cosa c’è che non va nel mio guardaroba per uscire?
“È il Club dei Vampiri, Trinity. L’ultima volta che ho controllato, il tuo armadio non
conteneva nulla di seducentemente gotico.” Fece un pausa, pensando. “Giusto perché tu lo
sappia, nemmeno il mio.”
“Quindi pensavi a stivali da prostituta, pelle, rete e minigonne, giusto?” Trinity chiese,
alzando cinicamente un sopracciglio in direzione dell’amica. Finì il caffè e si alzò,
afferrando il cappotto di cachemire beige.
L’amica le sorrise dolcemente. “Qualcosa del genere.”
Trinity gemette dentro di sé mentre seguiva Franny verso l’uscita.
****
Erano le 9 di sabato sera e come al solito la fila degli speranzosi ospiti del Club dei
Vampiri arrivava fino all’angolo dell’edificio. Almeno la metà delle persone che tentava di
entrare veniva mandata via.
Anche se si mormorava che il Club fosse gestito da vampiri, nessuno ci credeva
veramente. Si pensava che fosse unicamente una montatura intelligente. La verità sul Club,
però, era che effettivamente era gestito da vampiri e da un vampiro in particolare: Nigel.
Una leggenda tra la generazione più recente dei vampiri della Regina.
I vampiri del clan della Regina avevano l’accesso assicurato, mentre gli umani e i
vampiri del clan del Re dovevano tentare la sorte in fila ogni notte. Generalmente, i
vampiri arrivavano parecchie ore prima dell’apertura delle 9 e si radunavano nell’enorme
stanza di sorveglianza per scegliere gli umani con i quali sarebbero stati interessati a
fraternizzare. Informavano semplicemente Nigel che a sua volta informava tramite un
auricolare il buttafuori all’ingresso, anch’egli un vampiro, nel caso in cui avesse dovuto
garantire l’ingresso a qualcuno in particolare quella notte.
Mentre gli umani erano convinti che la possibilità di entrare dipendesse unicamente
dall’aspetto fisico o dal tipo di “relazioni” che avevano, non era esattamente così, ma
sicuramente non guastava. Dipendeva unicamente dal fatto che un umano potesse
catturare l’attenzione di uno dei vampiri presenti quella notte.
I vampiri Travis e William controllarono gli schermi riportanti la fila di speranzosi, dal
retro della stanza di sorveglianza, cercando un paio di ragazze. Mentre normalmente
cercavano ragazze indipendentemente, quella sera era diverso. Quella sera cercavano una
coppia di amiche.
“Là,” William diede una gomitata nelle costole all’amico e gli indicò il monitor numero
12. Travis seppe immediatamente a quali ragazze William si stesse riferendo, una coppia di
gemelle dai capelli rossi con dei mini abiti di lattice e un pesante trucco nero sugli occhi.
“Nah.” Non avevano catturato minimamente il suo interesse. Un po’ troppo rozze per i
suoi gusti.
La delusione si impossessò del viso di William. “Ma. Amico. Sono gemelle! E con i
capelli rossi per giunta.”
Travis scosse semplicemente la testa e tornò ad esaminare i monitor.
William notò un paio di coppie di ragazze. Travis fu negativo in entrambi i casi. William
si stava stancando. E stava diventando impaziente. Travis era così dannatamente esigente.
Non stavano cercando l’anima gemella, stavano semplicemente cercando qualcuno con
cui divertirsi quella notte.
Poi, eccole lì!
Fu Travis questa volta a dare una gomitata a William e a indicare il monitor numero
quattro. “Proprio lì.”
William rimase in silenzio per un momento, osservando le due ragazze. Una aveva dei
lunghi capelli dritti scuri ed era piuttosto bassa di statura. L’altra era più alta, con capelli
biondi fino alle spalle e aveva le curve al posto giusto, proprio come piaceva a lui. Non
avrebbe mai ammesso all’amico che questa sarebbe stata una scelta perfetta, decisamente
migliore di quello che lui stesso aveva proposto, eppure lo era. “Hmmm. Sì. Andranno
bene,” rispose con un cenno del capo, fingendo indifferenza.
“Hey, Nigel!” Travis gridò attraverso la stanza, verso l’impegnatissimo vampiro intento
nella sua selezione. Nigel si voltò per guardarlo un attimo, facendo in modo che Travis
sapesse di avere la sua attenzione, poi si rivolse nuovamente ai monitor.
“Dimmi quali, Travis,” urlò da sopra la spalla.
“Monitor numero quattro. Coppia di amiche. Bionda e una con i capelli scuri.”
Cinque minuti più tardi, la coppia aveva finalmente raggiunto il monitor numero uno, in
cima alla fila. Nigel le fece entrare mentre Travis e William osservavano con ansia.
William poté sentire già qualche movimento nei pantaloni, guardando l’enorme seno della
bionda sobbalzare mentre lei e l’amica si pavoneggiavano nel locale.
“La bionda è mia,” William rese noto mentre si indirizzava verso la porta che
conduceva alla pista da ballo.
Travis sorrise mentre lo seguiva. Per lui andava bene; era quella con i capelli scuri che
aveva catturato la sua attenzione.
****
Non potevano credere alla loro fortuna. Trinity e Franny erano rimaste in fila
osservando il sessanta per cento della gente venire rifiutata. Ad ogni rifiuto le loro speranze
di entrare diminuivano fino al punto in cui avevano seriamente pensato di non sprecare un
altro singolo istante per essere rimbalzate. E se fino a quel momento Trinity era
preoccupata in merito alla faccenda del club, ora che si trovava in fila in attesa,
l’eccitazione cominciava a prendere il sopravvento. In qualche modo, ebbero un colpo di
fortuna e fu garantito loro l’accesso al club. Entrambe le donne si guardarono eccitate e si
affrettarono attraverso l’ingresso principale.
“Wow!” Trinity gridò all’orecchio dell’amica, mentre con gli occhi ispezionava il
locale. Entrando, furono accolte dal ritmo forte, veloce e incalzante della musica tecno. Il
locale era buio con luci intermittenti rosse e blu provenienti da ogni direzione.
C’erano due piani. Il primo piano ospitava principalmente la pista da ballo. C’erano
diversi piedistalli al centro sui quali i ballerini professionisti del locale si pavoneggiavano
nelle loro movenze, torcendosi e roteando a tempo di musica. Quando le due amiche si
fecero più vicine alla pista da ballo, si accorsero che i ballerini non erano nudi come
inizialmente avevano creduto, ma indossavano una scintillante tuta aderente.
La pista da ballo si stava già riempiendo velocemente. Per via delle forti luci
stroboscopiche i movimenti dei ballerini sembravano incompleti e scoordinati. Alla loro
sinistra c’era un palco dove un gruppo – presumibilmente qualche sorta di grudge band, a
giudicare dall’abbigliamento – era intento a installare la strumentazione. Verso il fondo,
all’estrema destra e sinistra della pista da ballo c’erano dei bar, forniti di un buon numero di
tavoli e sedie.
“Te l’avevo detto,” rispose compiaciuta Franny .
Trinity si volse verso l’amica per vedere l’ampio sorriso di Franny sulle labbra rosse,
con un tocco di eccitazione negli occhi mentre ispezionava a sua volta il locale.
Il secondo piano era composto da una spaziosa balconata sporgente attraverso il primo
piano e rivolta verso il palco. Consisteva principalmente di morbidi divanetti e poltrone di
velluto, rossi e neri. La ringhiera del balcone era di vetro, il che permetteva una perfetta
visuale sul palco.
Franny afferrò il gomito di Trinity e la condusse verso le scale per il secondo piano.
“Andiamo a prenderci un drink lì sopra.”
Trinity non rispose, ma seguì semplicemente la bionda amica, salendo le scale e verso
il retro del secondo piano, dove era situato il bar. Franny aveva scelto per sé un vestito di
pelle rossa che aderiva perfettamente alla sua figura. Trinity si ritrovò a ridacchiare tra sé,
notando le teste degli uomini, e di alcune donne, voltarsi a guardare Franny che sculettava
camminando.
Trinity aveva deciso di vestirsi in modo leggermente più sobrio con un paio di pantaloni
di pelle nera, una cintura di pelle borchiata e un top a fazzoletto. Un leggero venticello
fresco le solleticò la schiena nuda e le fece danzare i lunghi capelli neri sciolti non appena
si trovò a passare sotto uno degli impianti di aria condizionata. La ventata di aria fresca era
divina a confronto del calore afoso che stava già soffocando il locale, crescendo man
mano che le persone continuavano a entrare.
Trinity, comunque, era ancora un po’ in ansia. C’era qualcosa in merito al locale che
non le sembrava a posto. Forse era la gente, o magari l’elettricità sessuale che sembrava
irradiarsi attraverso il club. Dal primo istante che aveva messo piede nel locale, aveva
sentito le sue inibizioni sparire pian piano. Mentre una parte di lei voleva semplicemente
“lasciarsi andare” e godere di qualsiasi cosa il locale avrebbe portato, c’era ancora una
parte di lei che lottava per essere lucida.
La zona attorno al bar era affollata, ma Franny riuscì a farsi strada tra la gente e ad
arrivare davanti. Trinity non provò nemmeno a seguirla. Franny era decisamente più
brava a sgattaiolare tra la gente e sapeva esattamente cosa voleva. Gin Sling. Sempre un
Gin Sling.
Invece, si prese un momento per ispezionare la folla. Le sembrava che tutti nel locale
fossero tra i venti e i trenta. Tutti piuttosto attraenti. E tutti con un aspetto decisamente
erotico nel buio.
Mentre Trinity continuava a esaminare le persone del locale, non poté fare a meno di
ammirare parecchie di loro. Tutti sembravano avere un’inspiegabile sicurezza e sex
appeal. La stragrande maggioranza della gente nel club sembrava indossare diverse
varianti di pelle nera, bianca e rossa, e abiti di vinile e lattice. Il comune denominatore
sembrava essere “poco è meglio”, almeno per quanto riguardava le donne.
Trinity diede un’occhiata alla sua scelta per la serata e cominciò a sentirsi
esageratamente coperta in confronto.
Molti degli uomini, d’altra parte, sembravano essere vestiti in modo più casual, alcuni
semplicemente in jeans e maglietta. Notò una coppia di uomini in particolare. Uno era alto,
con biondi capelli corti e una figura massiccia. Lo poteva già vedere in qualche professione
manuale. Costruzioni, forse. L’altro era più basso di qualche centimetro, con capelli scuri,
occhi scuri e un incarnato color cioccolato. Mentre l’uomo più possente sembrava godere
dell’atmosfera del locale, l’altro pareva più sottomesso. Serio. Intenso.
Trinity rimase a guardarlo come pietrificata, fino a quando notò che si girava verso di
lei, con gli occhi scuri fissi nei suoi. Rapidamente, distolse lo sguardo, con il viso arrossato
mentre sperava che non l’avesse pizzicata a fissarlo. C’era qualcosa nel più scuro e
misterioso dei due che le inviava delle vibrazioni, ma non avrebbe potuto mettere la mano
sul fuoco. Era un’attrazione inconfondibile, che non aveva mai provato prima.
“Ok. Andiamo a sederci laggiù,” Franny era tornata e le stava porgendo un drink. “Di
qua,” indicò a Trinity perché la seguisse.
Trinity riuscì a sentire i suoi occhi su di lei, seguendo ogni singolo movimento. Doveva
ammettere che la eccitava, la sensazione le provocò un brivido lungo la schiena. Era
tentata di guardarlo una volta ancora, ma si sforzò di fissare dritto davanti a sé.
Segui Franny. Occhi puntati in avanti, ordinò a se stessa. Franny trovò un posto per loro
e si lasciò cadere pesantemente su un divano di velluto rosso in stile vittoriano,
accavallando le gambe.
La sua gonna era così corta che l’orlo scivolò verso l’alto, minacciando di mettere in
mostra il suo sedere nudo. Trinity era abbastanza sicura che c’era un bel po’ di gente nei
paraggi che sperava che il danno accadesse. Cavoli, conoscendola, Franny voleva che
accadesse proprio quanto loro.
“Ti sta guardando,” Franny indicò nella direzione dei due uomini che Trinity aveva
osservato. Da dove erano sedute, i due uomini si trovavano ora in piedi dietro di loro, sulla
sinistra. “Quello più scuro. Dannazione! È. Figo. Ma devo ammettere che il ragazzone
biondo accanto a lui è più il mio genere.”
Infatti lo è Franny, Trinity pensò tra sé. Il problema era che nella sua esperienza,
uomini come quelli portavano con sé un mondo di guai. Nonostante l’attrazione che
sembrava provare nei suoi confronti, sentiva qualcos’altro riguardo ai due, qualcosa che
solitamente non provava verso gli altri uomini. Puro e selvaggio pericolo.
Indirizzò un altro sguardo verso di lui da sopra la spalla. La stava ancora osservando
attentamente. Arrossì e distolse lo sguardo. Non era sicura del perché ma la destabilizzava
e la eccitava al tempo stesso, e la faceva sentire bene. Troppo bene. A scuola, era quella
tranquilla, quella timida, quindi non aveva mai attirato l’attenzione del tipico cattivo ragazzo.
Perfino al college, erano i tipi raffinati e classici quelli che attirava. Fu costretta ad
ammettere che era eccitante aver catturato l’attenzione di questo uomo ora, nonostante i
campanelli d’allarme nella sua mente.
“Vengono verso di noi.” L’eccitazione illuminò gli occhi di Franny mentre lo disse.
Franny sporse il petto in fuori e si raddrizzò per bene. Diede una leggera gomitata nelle
costole a Franny . “Quello più grosso è mio.”
Trinity annuì con il capo in segno d’assenso.
Notò che Franny non si preoccupò minimamente di coprire il suo sedere parzialmente
esposto; semmai, lo espose ulteriormente. Rise tra sé pensando, tipico di Franny.
Capitolo 2
Quello con i capelli biondi fu il primo a raggiungerle. Si sedette sul bracciolo del divano
alla sinistra di Franny, posizionando con naturalezza un braccio lungo il retro del divano.
Quello dai capelli scuri che aveva catturato l’attenzione di Trinity si sedette nella spaziosa
poltrona a destra di Trinity , sporgendosi in avanti con i gomiti appoggiati sulle ginocchia.
“Buonasera signorine. Io sono Travis.” Quello dai capelli scuri, Travis, allungò la mano
prima a Franny e poi a Trinity. Trattenne la mano di Trinity tra le sue un po’ più a lungo
del necessario. Quando la lasciò andare, le punte delle dita accarezzarono leggermente il
palmo di lei, inviandole un altro brivido.
Le sue mani erano morbide, tuttavia mascoline. Mani che le facevano desiderare
ardentemente di sapere come sarebbe stato lasciarsi toccare più intimamente. Lo guardò
negli occhi. Così profondi e misteriosi. Un’esperienza ben più antica della sua età sembrava
risiedere in essi. Si sedette nuovamente sulla poltrona, le mani incrociate dietro la testa.
“William, ma chiamatemi pure Will.” L’altro uomo allungò la mano a Trinity
rapidamente, ma poi concentrò la sua attenzione su Franny. Era ovvio che fosse lei
l’oggetto del suo desiderio.
“Io sono Franny ,” indicò poi Trinity , “la mia amica Trinity .”
Franny si voltò verso William, le punta delle dita a formare dei cerchi leggeri
attraverso i suoi abiti di jeans ruvido. “Quindi, ditemi,” disse in modo seducente, facendo
una pausa per bere un sorso del suo drink prima di continuare. “Ci sono veramente dei
vampiri qui al locale?”
“Credi nei vampiri, donna sexy ?” William chiese, un luccichio di divertimento nei suoi
occhi. Si sporse in avanti e dolcemente le accarezzò la guancia con il dorso della mano
grande e callosa.
Trinity era quasi certa di poter sentire Franny fare le fusa sotto quel tocco. Santo cielo,
Trinity si ritrovò a pensare. In che cosa si era cacciata? Dava all’amica circa quindici
minuti prima che sparisse con William, lasciando Trinity a difendersi. Da sola. Questo era
quello che normalmente accadeva. Franny si accaparrava il ragazzo, mentre Trinity si
guadagnava un viaggio in taxi verso casa, da sola.
“Ho sentito che ci sono stati diversi incidenti senza spiegazione qui al locale.” Franny si
mordicchiò il rosso labbro inferiore. “Quindi suppongo che tutto sia possibile.”
“Ti spaventa?” William chiese, chiaramente adorando il suo atteggiamento sfacciato.
“No,” Franny sporse le labbra a pochi centimetri da quelle di lui. “Forse mi piace
giocare in modo rischioso ogni tanto.”
Oh mio Dio, non l’ha davvero detto, Trinity gemette tra sé. Azzardò una rapida occhiata
verso Travis, che le sorrise e le fece l’occhiolino. Bene. Almeno non era l’unica a pensare
che la civetteria avesse oltrepassato il limite. Anche se un altro sguardo a William
confermò che stava adorando ogni singolo momento.
La musica si fermò all’improvviso, lasciando solo il ronzio delle voci della gente attorno
a loro. “Attenzione,” tuonò una voce dall’altoparlante. “Date il benvenuto a una nuova
grandiosa band: Intensity !”
Un ruggito si fece strada tra le folla mentre la gente applaudiva e si rallegrava quando
la band cominciò a suonare la prima canzone. Il ritmo era lento e sexy. Le persone sulla
pista da ballo sotto di loro cominciarono a mettersi in coppia, mentre quelli
presumibilmente single si allontanarono in cerca di un partner.
“Andiamo,” William prese la mano di Franny, che accettò con entusiasmo. Franny si
voltò verso Trinity e le rivolse un veloce sorriso prima di essere condotta al piano di sotto
sulla pista da ballo.
Bene. Ecco il momento dell’imbarazzo, Trinity pensò, regalando a Travis un sorriso
nervoso. Mentre lo osservava, si ritrovò ansiosa di sapere se sarebbe stato bello toccare
quel corpo quanto lo era guardarlo.
“Ti andrebbe di…” Travis cominciò ad alzarsi e offrì la sua mano a Trinity. Fece un
cenno verso il suo drink, che non era stato ancora toccato. “Te ne offrirò un altro non
appena avremo finito.” Quando esitò, le rivolse un sorriso, aggiungendo. “Lo prometto.”
Lo guardò. Era attraente in modo esotico. Dal modo in cui la maglietta gli aderiva
perfettamente al corpo, immaginò che dovesse avere un petto sexy e snello sotto quella t-
shirt che indossava. Gli sorrise, gli prese la mano e si lasciò condurre giù per le scale e sulla
pista da ballo, ora decisamente affollata.
Franny e Will si trovavano sul lato opposto della pista, ma da quanto poteva presumere
dalle brevi occhiate che riusciva a vedere tra le coppie in movimento, la sua amica
sembrava davvero divertirsi. Il viso di Franny pareva risorgere ogniqualvolta guardava il
suo partner. Ballava con Will come se lo conoscesse da anni invece che da dieci minuti.
Trinity rise tra sé. Lascia queste cose a Franny. Ma era in situazioni come queste che
avrebbe desiderato lasciarsi semplicemente andare e divertirsi senza essere così
coscienziosa e introversa.
“Credo che questo sia il miglior spazio che riusciremo a trovare,” Travis si fermò
improvvisamente, facendo collidere Trinity contro la sua schiena. Era sorprendentemente
fresco sotto il tessuto della maglietta, nonostante la crescente temperatura sulla pista da
ballo. Si voltò verso di lei e la prese tra le braccia. Si sentì fluttuare tra le sue braccia come
se fosse un luogo al quale apparteneva naturalmente.
“Molto dolce,” lo prese in giro, permettendogli di tirarla a sé. Fece scorrere le braccia
attorno al suo collo e lo guardò negli occhi scuri con un leggero sorriso sul volto.
Forse il Club dei Vampiri non è stata poi una così cattiva idea, dopo tutto, rifletté.
“Moltissimi anni di pratica,” fu la risposta mentre le braccia le circondavano la vita,
tirandola a sé, contro il suo massiccio e fresco corpo. Le mani di lui si fermarono sulla
parte finale della schiena di lei.
Trinity realizzò che la musica della band era perfettamente adatta al nome. Era intensa.
I suoni erano profondi e appassionati e sembravano raggiungere la parte più profonda
dell’anima, facendole bramare di fare cose più intime che semplicemente ballare. Più di
sentire il suo massiccio corpo ondeggiare contro il suo. Provocando il suo corpo.
Sembrava che anche le altre coppie sulla pista da ballo sentissero la stessa onda di
intensità erotica che continuava ad avvolgerla. Le coppie attorno a lei cominciavano a
liberarsi dalle inibizioni e a perdersi nella musica e l’uno nell’altra.
Guardandosi attorno, Trinity si accorse delle coppie che si toccavano. Si baciavano,
assaporandosi l’un l’altra. Senza preoccuparsi di dove fossero o di chi li stesse guardando.
Anche se aveva visto delle coppie in altri posti comportarsi allo stesso modo, questo
sembrava davvero unico. Era come se la gente non solo volesse ma avesse anche bisogno
di essere soddisfatta sessualmente. Avesse bisogno dell’intimo contatto con qualcun altro.
Anche lei poteva sentire quella necessità potente, che cresceva lentamente a ogni battito
della musica.
Le sue mani si concentrarono sui muscoli delle spalle di Travis. Sentendo.
Massaggiando. Accarezzando. Lasciò cadere la testa contro il suo collo. Il profumo di
colonia era speziato, esotico. Gli si addiceva alla perfezione.
“E tu cosa mi dici?” le sussurrò tra i capelli.
“Hmmm?” Lo guardò negli occhi scuri. Riusciva a vedere il desiderio bruciare dentro
essi.
“Credi che ci siano dei vampiri tra di noi? Qui? Perfino stanotte?” Le sorrise, un
barlume di malizia negli occhi. A una prima impressione gli avrebbe dato poco più di
trent’anni, ma quando le sorrise sembrava avere almeno cinque anni in meno.
Non poté evitare di ridere. Lui aveva un sorriso spavaldo sulle labbra ma i suoi occhi
erano sorprendentemente seri, nonostante il barlume di malizia.
“No. Nonostante il nome del locale e la sua reputazione, sono ancora dell’idea che sia
tutta una montatura,” rispose lei. Rise una volta ancora al pensiero dei vampiri.
“Capisco.”
La canzone stava giungendo al termine ma un altro brando lento e seducente cominciò
sulla scia del precedente. La scaletta di pezzi del gruppo sembrava essere stata stilata
esclusivamente su musica lenta e ballabile. In verità, ne era piuttosto felice, poiché la lunga
lista di canzoni lente avrebbe significato non dover abbandonare il suo abbraccio, almeno
non ancora.
L’aria attorno sembrava farsi ancora più calda e afosa. Un rivolo di sudore le si fece
strada lungo il collo e la schiena. Il corpo di lui sotto la leggera maglietta era fresco al tatto,
rinfrescando il contrasto con il caldo che le si diffondeva attorno. Si ritrovò a farsi più
vicina a lui, in cerca della sua freschezza.
Si voltò tra le sue braccia, la sua schiena nuda contro il suo petto fresco. Si sentiva così
bene, tra la freschezza e i muscoli duri e scolpiti contro di sé. Ruotò le braccia all’indietro,
facendole scorrere attorno al collo di lui. Chiudendo gli occhi, ondeggiò contro di lui a ritmo
di musica. Sentì il suo respiro fermarsi in gola mentre con il sedere si strofinava contro il
suo inguine.
Il respiro fresco di lui le accarezzò l’orecchio. Il collo. Un braccio attorno alla vita,
tenendo stretto quel sedere contro il crescente rigonfiamento sotto il pantaloni. L’altro
braccio le catturò il mento, sollevandole il viso verso il suo. Lei aprì gli occhi. Quando
incontrarono quelli di lui, il respiro le si mozzò in gola, come se qualcuno le avesse levato
l’aria.
Era catturata dal suo sguardo, che sembrava trascinarla dentro di lui. I suoi occhi erano
così intensi, il marrone cominciava a diventare bianco proprio davanti ai suoi occhi. La
ragione avrebbe dovuto dirle che il cambiamento di colore degli occhi non era normale,
che avrebbe dovuto fuggire. Avrebbe dovuto andarsene, ma i pensieri razionali l’avevano
abbandonata. I pensieri razionali l’avevano abbandonata nel momento in cui si era
concessa di accoccolarsi tra le sue braccia. Stava diventando una prigioniera dei propri
desideri, nonostante le paure.
Tutto ciò a cui poteva pensare ora era baciarlo. Assaggiarlo. Baciami, Trinity pensò,
come se inconsciamente lo desiderasse anche lui.
E come se potesse leggerle il pensiero, Travis abbassò il capo, le labbra a incontrare
quelle di lei.
La baciò dolcemente, ma lei voleva di più. Aveva bisogno d’altro. Aprì la bocca per lui,
invitando la lingua a incontrare le sua. Lui accettò l’invito, intensificando il bacio. La sua
mano si spostò dal mento al collo, massaggiandole le clavicole, le spalle.
Lei gemette. Il calore stava cominciando a crescerle tra le gambe. Il corpo sembrò
abbandonarla completamente, mentre cominciava a premere contro di lui con maggior
intensità. La mano di lui dalla vita si abbassò più giù, sull’orlo dei suoi pantaloni di pelle nera
a vita bassa. Così vicino, la sua vagina cominciò a dolerle. Il bisogno di sentirlo continuava
a crescerle dentro, quasi sovrastandola.
Si liberò dal suo bacio per un istante per riprendere fiato. Osservando la folla ancora
una volta tra le ciglia, notò che la maggior parte delle coppie sulla pista da ballo sembrava
essere assorbita proprio come lo era lei nei confronti di lui. Alcune perfino di più. Notò
qualche coppia porgersi l’un l’altro quello che assunse potesse essere qualche tipo di droga.
Ecstasy poté supporre, anche se si sarebbe potuto trattare di un qualsiasi altro nuovo tipo di
droga. Non era il tipo da prendere parte a queste cose, perciò la sua conoscenza era
piuttosto limitata sull’argomento.
Dando un’occhiata alla sua sinistra, notò diverse coppie intente a praticare petting
pesante sulla pista da ballo. Alcune persone sembravano essere privi di alcuni indumenti
che, ne era certa, avevano addosso qualche minuto prima. All’estrema destra, appena
appena entro la sua portata di visibilità, un uomo aveva lasciato la sua partner in topless e la
stava scopando contro il muro. Guardando in alto verso i divani della balconata, c’erano
altre coppie assorte in diversi tipi di preliminari.
L’intero posto, l’intera situazione, sembravano ora surreali.
Ci credi? Una voce nella mente chiese. Vampiri? Reali? Scosse la testa, cercando di
fare ordine nei suoi pensieri. Erano semplicemente tutte le chiacchiere sui vampiri,
l’atmosfera del club, il sexy e fresco corpo di Travis che si muoveva contro il suo. Tutto
questo contribuiva a fare in modo che la mente le giocasse degli scherzi.
Si sentì come nel bel mezzo di un sogno erotico. Uno di quei sogni dai quali non ti
vorresti mai svegliare. Sembra reale, ma poi ti svegli contrariata. Trinity si aspettava di
svegliarsi da un momento dall’altro, ma fino ad allora… si sarebbe goduta la corsa, decise.
Dio, mi fa sentire così bene, pensò. Trinity si rigirò tra le sue braccia per guardarlo
ancora una volta. Le catturò la bocca prendendole una gamba e tirandola a sé, contro la
sua coscia. La sua mano poi si fece strada lungo la lunghezza della sua gamba per palparle
il sedere attraverso la pelle aderente.
La canzone cambiò nuovamente, ma il ritmo rimase lo stesso. Dolce. Sessuale.
Ossessivo. La mano si fece strada verso il collo di lui e tra i capelli soffici e scuri. Mentre lo
baciava ancora, con intensità, i fianchi cominciarono a muoversi contro il grosso
rigonfiamento dei suoi pantaloni, facendo in modo che si incurvasse verso la pista da ballo.
Normalmente non avrebbe mai avuto questo tipo di comportamento in pubblico, ma quella
notte, con Travis, non le importava. Non le importava del pudore. Non le importava se
qualcuno stava guardando. A dirla tutta, l’idea che la gente potesse guardare, in realtà, la
eccitava ancora di più. Tutto quello che le interessava era il modo in cui si sentiva contro di
lui e come si sarebbe sentita con lui dentro di lei.
Lui interruppe il bacio, ansimando. “Trinity .”
Travis lottò per ricomporsi, sia per quanto riguardava il corpo, sia per quanto
concerneva la parte emotiva. Chiudendo gli occhi, cercò di calmarsi. Sapeva che i suoi
occhi erano diventati bianchi, ma l’intensità della situazione era troppa per potersi
controllare. Sapeva anche che lei si era accorta che c’era stato un cambiamento mentre
erano in processo di transizione. I canini gli erano appena scesi e stava lottando con se
stesso per calmarsi abbastanza da ritirarli. Il livello di eccitazione sessuale che stava
sperimentando con Trinity , comunque, lo stava rendendo quasi impossibile.
Non aveva intenzione di lasciarsi sopraffare, comunque. Cercava di vivere secondo le
regole della Regina per quanto concerneva il rapporto con gli umani. Una delle più
importanti, appunto, era quella di trattenere i canini in presenza degli umani, in pubblico.
Questo locale, tuttavia, era in contrasto con quanto richiesto dalla Regina – ma poiché
Nigel, il proprietario, era benvisto dalla Regina, gli erano concesse delle deroghe.
Poteva sentire l’odore del sangue, sangue umano. Alcuni dei vampiri si stavano
nutrendo sulla pista da ballo. Non pensava che Trinity se ne fosse ancora accorta, ma lo
avrebbe fatto. Alcuni vampiri semplicemente non riuscivano a resistere alla tentazione di
un assaggio o due prima di scortare i propri partner in una delle salette Vip sul retro o in
qualsiasi altro posto all’esterno del locale.
Era conscio dei problemi che il club stava affrontando recentemente. I vampiri stavano
diventando sciatti. Imprudenti. E il fatto che perfino gli umani stavano diventando coscienti
della situazione rendeva il tutto dolorosamente evidente. Stavano rovinando quello che
considerava essere una buona cosa per i vampiri della zona. Lui e Nigel si sarebbero dovuti
incontrare il giorno seguente nel pomeriggio per discutere una strategia che aiutasse il club
a liberarsi di questi problemi legati ai vampiri.
La musica proseguiva, producendo un ritmo che richiedeva alla gente di toccare,
sentire, assaggiare il partner. Il gruppo che si stava esibendo era formato da un mix di
vampiri e folletti. Li conosceva tutti personalmente e gli piacevano tutti, o almeno quasi.
Erano parte della ragione per cui gli umani diventavano così sfrenati, e perfino gli altri
vampiri ne sentivano gli effetti, in una certa misura. La loro musica era creata
appositamente per fare in modo che chi la ascoltava potesse dare spazio ai propri desideri
più reconditi. Perdendo il controllo. Gli umani avevano un bisogno naturale di stare con i
vampiri e la musica non faceva altro che amplificare considerevolmente questa necessità.
Guardando le coppie attorno a loro, Travis considerò che forse avevano fatto un lavoro fin
troppo buono.
Il suo pene era dolorosamente duro. Ci volle la maggior parte del suo autocontrollo per
trattenere i canini e per mantenere il suo normale colore d’occhi marrone. Non aveva
alcuna energia rimasta per governare anche il suo pene e, onestamente, non ne aveva
alcuna intenzione. Guardando Trinity non poté resistere, abbassò le labbra nuovamente
sulle sue. Non riusciva ad averne abbastanza del suo sapore. Così dolce. Riuscì a sentire un
pizzico di gin sulla sua lingua; aveva lasciato il drink di sopra, ma doveva averne bevuto un
altro paio prima di arrivare al locale. Si scoprì un appassionato di gin.
Lei gemette sotto le sue labbra mentre le loro lingue danzavano. La bocca di lui la
abbandonò per spaziare verso il collo. Travis riuscì a sentire il sangue pulsare nelle sue
vene. Il suo cuore battere. Con la lingua, le tracciò una linea su e giù dal collo, inviandole
dei brividi risultanti in sensuali movimenti contro di lui.
Non poteva resistere a quell’agonia un minuto di più. Doveva trovare un posto un po’ più
privato per loro. Dubitava che qualcuno sulla pista da ballo prestasse attenzione a loro o che
qualcuno perfino fosse interessato a quello che stavano facendo. Ma, tuttavia, un po’ di
privacy era sempre migliore, per quello che voleva.
“Vieni,” disse mentre riluttante si staccava da lei, le prendeva la mano e cominciava a
dirigersi verso la porta VIP sotto la balconata.
“Aspetta,” Trinity ordinò, come cementata nello spazio in cui si trovava.
Voltandosi, la guardò con un’espressione interrogativa.
“Dove è Franny ?” chiese, mentre ispezionava la folla sulla pista da ballo senza successo
nel trovare l’amica.
Ahh, Franny. Si era completamente dimenticato della sua amica e di William.
“William l’ha portata fuori un paio di canzoni fa.” In realtà non li aveva visti andare via,
ma poteva sentire il suo amico nella stanza sul retro. Era certo che Franny fosse con Will.
Trinity roteò gli occhi. Tipico di Franny, sparire senza nemmeno avvisare. Avrebbe
almeno dovuto prendere un minuto per dirmelo, Trinity ribollì. Si fece una nota mentale per
ricordarsi di avvisare la signorina Francine il mattino seguente.
Travis le sorrise. “In realtà non hanno lasciato il locale. William l’ha già portata sul
retro, nella zona VIP del locale.”
Era già meglio, ma la sua amica non l’avrebbe passata liscia. Franny avrebbe avuto
una bella sgridata il mattino seguente in merito all’eventualità di sparire senza avvisare. La
regola numero uno di uscire era di non sparire mai con un uomo senza che le tue amiche lo
sapessero. Il fatto che Franny non sembrava aver mai preso quella regola sul serio la
infastidiva davvero. Era qualcosa di più di un atto di cortesia, era buon senso, specialmente
in un locale con una reputazione simile.
La mente di Trinity passò velocemente dall’amica al sexy e attraente uomo di fronte a
lei. Non ha senso lasciare che Franny rovini un’ottima notte, decise.
Il locale era ora colmo fino al limite. Trinity guardò verso l’entrata principale e si
accorse che le porte erano completamente chiuse e sembrava che a nessun altro sarebbe
stato garantito l’accesso. Infilò il dito indice nei passanti della cintura di Travis per evitare di
perdersi tra una marea di corpi ansanti e avvinghiati. L’altra mano era stretta in quella di
lui. Ancora una volta, fu sorpresa di quanto fosse fresco.
“Ora, solo un avvertimento, non prestare attenzione alla gente nella sala principale.”
Travis disse mentre faceva un veloce cenno al buttafuori che sorvegliava l’ingresso della
porta VIP. Riconoscendo Travis, il buttafuori rispose con un cenno e tornò a prestare
attenzione agli altri ospiti.
“Huh?”
Travis la guardò, le fece un sorriso rassicurante e diede una leggera stretta alla sua
mano. “Credo che cambierai idea riguardo alle tue credenze sui vampiri quando vedrai
quello che ti voglio mostrare.”
La bocca di Trinity rimase spalancata. In qualche modo riuscì a richiuderla. Non
poteva seriamente intendere…
“Preparati,” Travis aggiunse, trascinandola attraverso la porta con l’insegna VIP.
Per che cosa? Non ebbe occasione di ottenere ulteriori informazioni prima di realizzare
da sola perché l’aveva avvisata. Non c’era bisogno di essere un vampiro per sentire la
combinazione di sangue, sesso e sudore nell’aria dell’ampia sala quando entrarono. La
stanza era vagamente illuminata, così sommariamente da doversi sforzare per riuscire a
vedere le persone. La poca luce arrivava da una serie di torce allineate sui muri.
Appena i suoi occhi si furono abituati alla luce fioca, notò che la porta conduceva a una
stanza ampia circa un terzo della sala da ballo principale. La stanza era piena di divani di
pelle. C’erano delle altre porte lungo ciascuno dei muri, tutte con differenti nomi su di esse.
Circa una quindicina di stanze esplicitamente riservate all’esterno.
“Di qua,” le ordinò, voltandola a sinistra e muovendosi così velocemente da farla
faticare a stare al passo dall’alto del tacco 12 che indossava.
Sui divanetti c’era un buon numero di coppie impegnate in diverse attività sessuali. E
c’erano anche diversi gruppetti intenti a fare sesso. Passarono accanto a un tavolo sul quale
una coppia era assorta da delle strisce. Cocaina, poté presumere. Tuttavia, come nel caso
dell’ecstasy, stava solo tirando a indovinare. Essere nel locale le fece realizzare quanto
fosse assurda quando si parlava di queste cose. Ma, rifletté tra sé, essere strana e assurda
quando si trattava di certe cose non era poi così male.
Quello che sembrò veramente riuscire a shoccarla e a pietrificarla fu la vista di quella
che pareva essere una donna intenta a succhiare sangue dall’interno coscia di una donna
nuda. Mentre si nutriva della donna nuda, le sue dita giocavano con la vagina e il clitoride
della donna. Leggeri rivoli di sangue scorrevano lungo la coscia della donna, ma la ragazza
che stava offrendo il proprio nutrimento sembrava non accorgersene o preoccuparsene.
Pareva invece interessata a tutt’altro. Il suo corpo si muoveva contro la mano del vampiro,
scopandola.
Avendo la sensazione che qualcuno la stesse osservando, la “donna” che si stava
nutrendo dalla gamba dell’altra, alzò la testa. I capelli rossi lunghi fino alle spalle le
incorniciavano il viso, facendo risaltare gli occhi. Socchiuse leggermente le labbra,
mostrando i canini. Trinity rimase a bocca aperta e si fece da parte, lasciando Travis tra lei
e il vampiro. Il vampiro sembrò leggermente divertito, poi rapidamente perse interesse e
continuò in quello che stava facendo.
Trinity rimase raggelata dietro a Travis, ipnotizzata dalla visione. Incapace di muoversi
o di parlare, riusciva solo a osservare. Sentì la necessità di muoversi, di fare qualcosa, ma
non poteva.
“Ti avevo detto di non farci caso,” la voce di Travis le sussurrò all’orecchio, profonda e
seducente. Affondò una mano in tasca ed estrasse una chiave. “Vieni.” La tirò per la mano
una volta ancora e la condusse verso una porta a qualche metro di distanza con l’insegna
Travis & William.
Aprì la porta rapidamente e la fece entrare. La stanza era fiocamente illuminata, allo
stesso modo della più ampia sala comune. Riusciva ancora a sentire la musica della band,
ma non così forte come in precedenza. E sembrava non avere più quell’effetto erotico che
aveva avuto su di lei nel mezzo della pista da ballo.
La stanza era un semplice salotto. Un divano di velluto nero e una poltrona al centro
dalla sala. Un piccolo bar sulla sinistra. Alla sua destra, c’era un piccolo bagno e c’erano
altre due porte in fondo alla stanza che Trinity immaginò conducessero alle camere da
letto.
“Tu e William vivete qui?” si avvicinò al bar ed esaminò i liquori bene in vista.
“A volte. Quando siamo a New York, sì,” Travis rispose mentre si avvicinava al divano
e si sedeva comodamente a un’estremità di esso.
Trinity annuì.
Non si premurò di chiedere il permesso per utilizzare il bar; aveva bisogno di un drink.
Immediatamente. Così tanti pensieri ed emozioni le fluivano per la mente in quell’istante. Sì
versò uno shot di vodka – la prima cosa che le capitò tra le mani – e lo bevve velocemente.
Trasalì quando lo sentì bruciare in gola, ma cominciò leggermente a rilassarsi.
Sospirò, scuotendo la testa. Una parte di lei ancora non credeva che quello che aveva
visto fosse reale. Non poteva essere reale, non è vero? Vampiri? Travis è un vampiro?
Era di nuovo tesa. Dopo un secondo shot di vodka, fece un respiro profondo e si voltò
verso Travis. Era appoggiato al divano, con un braccio allungato, che la guardava in modo
intenso.
Lei non si mosse ma semplicemente lo guardò, poi ispezionò la stanza una seconda
volta. Non c’erano finestre, quindi nessuna via di fuga in caso di necessità. Dubitava che, se
anche fosse stato veramente un vampiro, ne avrebbe avuto bisogno. Ma al momento,
nonostante le sue paure, nonostante quello che aveva visto, non sentiva la necessità di
scappare.
Un gemito provenne da una delle stanze da letto. Poi silenzio per un altro minuto, infine
un grido. Guardò Travis allarmata, ma lui non sembrava mostrare alcuna preoccupazione.
Franny! Corse verso la porta ed entrò nella camera. Che i vampiri siano dannati, avrebbe
salvato Franny o almeno sarebbe morta provandoci!
Capitolo 3
“Trinity, aspetta!” Travis la chiamò, ma non cercò nemmeno di muoversi dalla sua
posizione sul divano.
“Oh mio Dio!” Cercò di coprirsi gli occhi con le mani ma fu troppo tardi. Aveva visto
tutto. Nuda nel bel mezzo dell’enorme letto c’era un’accaldata e piacevolmente sorpresa
Franny. Posizionato tra le sue gambe, con la faccia affondata nella sua fica, c’era un
nudissimo William.
“Oh, hey Trinity ,” la salutò con un sorriso debole, sollevandosi sui gomiti.
Al suono della voce di Trinity, William si alzò e si sedette sui talloni. Le fece un cenno
di saluto, i suoi occhi bianchi scintillanti nel buio. Anche il suo massiccio cazzo la salutò,
duro e pronto all’azione. Era quasi sicura che fosse il più grande che avesse mai visto.
Farebbe una fortuna facendo porno, si ritrovò a pensare.
“Non c’è bisogno di precipitarsi così, dolcezza, c’è una quantità più che sufficiente di
me in giro,” rise mentre guardava il suo viso assumere diverse tonalità di rosso.
“Oh mio Dio. Mi dispiace così tanto.” Cominciò a indietreggiare fuori dalla stanza, la
sua voce debole per via dell’imbarazzo. Non si era mai sentita così umiliata in vita sua. La
strana cosa di tutta la faccenda era che non era davvero sicura di cosa l’avesse shoccata di
più, il fatto che lui potesse effettivamente essere un vampiro o il fatto che li avesse
interrotti.
Rapidamente chiuse la porta e si diresse nuovamente al bar. Un altro shot di vodka. Non
bruciò così tanto questa volta e cominciò a sentirsi leggermente su di giri. Ringrazio Dio per
i piccoli miracoli, pensò.
Udì il suono di una leggera risata mascolina dietro di sé.
Ruotando su se stessa, guardò la fonte di quella risata. Gli occhi di Travis brillavano di
divertimento. Sapeva quello che stava succedendo dietro quella porta e ha lasciato che mi
ci precipitassi dentro in ogni caso, pensò infuriata.
“Stronzo,” sibilò, afferrando un cuscino dalla poltrona e lanciandoglielo contro. Lo colpì
sul petto, poi gli cadde in grembo. Sembrò non importargli, ma la cosa lo divertì parecchio,
poiché le sue azioni ebbero come conseguenza un altro scoppio di risate.
“Posso ricordarti che ti avevo detto che l’aveva portata qui sul retro? E posso anche
ricordarti che sei piombata nella stanza nonostante la mia richiesta di fermarti?”
Aveva ragione, ma dopo quello che aveva visto nella sala principale, chi avrebbe potuto
biasimarla? Una dozzina di possibili scenari le era passata per la mente aprendo quella
porta, ma nessuno di essi includeva quello che aveva interrotto.
“Io dovrei essere quello che si sente a disagio ora, dopo che hai visto il gigantesco cazzo
di William lì dentro. Sarà difficile per me competere,” scherzò, ma la sicurezza nei suoi
occhi la diceva lunga sulla sua scarsa preoccupazione.
Fece mentre locale per una risposta spiritosa ma non le venne nulla. Non era la
migliore quando si trattava di commenti intelligenti, specialmente quando stava
sperimentando la peggior umiliazione di tutta la sua vita. Senza dimenticare che stava
ancora vacillando per quanto aveva visto nella stanza precedente.
Chiudendo gli occhi, inspirò profondamente, poi espirò. Il corpo cominciò ad avere la
meglio sulla mente ancora una volta non appena aprì gli occhi e lo guardò.
Poteva anche non essere dotato quanto il suo amico nell’altra stanza, ma non riusciva ad
evitare di pensare che ci fossero ottime possibilità che fosse un esperto nei modi di dare
piacere a una donna. Tutto di lui la attraeva e la induceva a volerlo.
“Vieni qui,” le ordinò, richiamandola a sé con il dito indice.
Trinity esitò per un momento. La sua ragione le disse che avrebbe dovuto essere cauta
nei suoi confronti. Tuttavia, l’istinto le suggeriva tutt’altro. L’istinto le diceva che non le
avrebbe fatto alcun male, semmai tutto il contrario. Il fatto decisivo era dato dal suo stesso
corpo che lo voleva, lo bramava, lo esigeva. Avvicinandosi a Travis, gli fece passare una
gamba sul grembo e si sedette su di lui. A cavalcioni.
Lui chiuse gli occhi e gemette sommessamente. Le mani le si posarono sul sedere,
sistemandole le chiappe in modo che fosse seduta sul crescente rigonfiamento dei suoi
pantaloni. Si dimenò sopra di lui, cercando di trovare la posizione più comoda e piacevole,
provocandogli un secondo gemito.
Le mani di lei gli si infilarono sotto la maglietta. Aveva voluto sentire la sua fresca pelle
nuda per tutta la serata. Era definito e snello, proprio come aveva immaginato. Non poteva
resistere, doveva vederlo. Impugnò l’orlo della maglietta e la sollevò. Travis si mise seduto
e le permise di sfilargli la t-shirt. La gettò sul pavimento. Fece per baciarla, ma lo spinse
nuovamente verso i cuscini. Non aveva finito di ammirarlo e di apprezzare la perfetta
definizione del suo petto e del suo stomaco.
Con le dita tracciò il contorno degli addominali, salendo verso il petto. Il suo torso era
piatto e così ben definito. Meglio di quanto avesse immaginato, oltre l’umana perfezione. E
così fresco al tatto. Lo guardò negli occhi con un’espressione interrogativa. Aveva il
coraggio di chiedere? Voleva davvero conoscere la risposta? Nel profondo, la risposta la
conosceva già.
Un profondo gemito maschile provenne dalla stanza, il che la portò a voltare la testa
nella direzione del suono. Pochi istanti più tardi, sentì chiamare il nome di William più
volte, con passione crescente. Poi un altro grido. Rise tra sé; se questi uomini erano
vampiri, a Franny non importava poi più di tanto.
“Cosa c’è?” Si rimise seduto con le mani attorno alla sua vita.
Lo guardò, con intensità negli occhi. Erano di nuovo marrone scuro. Le mani di lui le
accarezzarono i fianchi, con i pollici le accarezzò le parti esterne del seno. Bagliori di
calore le si accesero dentro. Non aveva messo il reggiseno in parte perché il top che
indossava non gliel’aveva permesso, ma anche perché uno dei più grandi vantaggi di avere
il seno piccolo era dato dalla forza di gravità pressoché inesistente. Aveva ancora un bel po’
di anni davanti a sé prima che la baracca cominciasse a cedere.
Si mordicchiò il labbro inferiore. Come si chiede a qualcuno se è un vampiro? Non era
propriamente una domanda con cui si ha a che fare ogni giorno. Avrebbe riso in modo
isterico? Forse le persone nell’altra stanza portavano delle lenti a contatto ed erano
impegnate in giochi di ruolo. Quella poteva essere certamente una possibilità. Non è vero?
Ma sembrava tutto così reale. Troppo reale. Un’altra domanda ancora più importante era:
voleva davvero sapere la risposta?
“Cosa?” la incalzò.
“Sei un vampiro?” sbottò finalmente. “Sono vampiri quelli nell’altra stanza?” Ecco,
l’aveva chiesto. Rabbrividì leggermente, aspettando che ridesse e che le dicesse quanto
fosse sciocca. Sperando in silenzio che le dicesse che era pazza.
In tutta risposta, le sorrise.
Oh no. Non lo è. Non lo sono. È stata solo la mia immaginazione, cercò di ragionare
coprendosi il viso con le mani. Che notte umiliante. Il lato positivo è che almeno non sta
ridendo apertamente. Non era certa di come recuperare dall’imbarazzo per aver prima
interrotto la propria migliore amica durante una sessione di sesso orale con Will dal cazzo
enorme e per aver poi accusato l’uomo con cui stava per fare sesso di essere un vampiro.
Cosa c’era di sbagliato in lei?
Fece per alzarsi dal suo grembo, ma la mano di lui la trattenne per i fianchi e
gentilmente la ritirò a sé. “Trinity , aspetta un secondo.”
La guardò e in qualche modo si sentì male per lei. Se veramente avesse voluto, avrebbe
potuto impedirle di entrare nella stanza di Will e dell’amica bionda. Ma, cazzo, la sua
reazione era stata divertente. Perfino ora, mentre se ne stava seduta pensando che lui
potesse credere che le mancava qualche rotella. Era spassosa. Senza dimenticare che era
dannatamente sexy con la faccia così arrossata; un colorito rosa brillante sulle guance.
“Quindi, tanto per sapere, che tipo di reazione avresti se ti dicessi che, sì, molte delle
persone nell’altra stanza sono dei vampiri? E che, sì, anche Will e io siamo vampiri?”
Si sedette a schiena ritta e lo guardò negli occhi. Cercò di capire se stesse scherzando,
dicendo la verità, o se semplicemente fosse completamente pazzo. Non ebbe il tempo di
rispondere perché la porta della stanza si spalancò e William ne uscì in tutta la sua gloriosa
nudità, dirigendosi verso il piccolo bar.
“Abitualmente mi metterei addosso un paio di boxer o qualcos’altro, ma non c’è niente
qui che tu non abbia già visto. Huh Trinity ?” Si fermò, un ampio sorriso sul volto, e scosse i
fianchi regalandole un veloce spettacolo prima di voltarsi di nuovo verso il bar. Afferrando
una bottiglia di vino, si diresse verso la camera da letto e chiuse la porta dietro di sé.
Trinity sospirò scuotendo la testa, il che causò una sonora risata da parte di Travis, in
tutta risposta.
“Spero sia l’ultima cosa che vediamo di Genghis Cock.”
“Huh?”
Le sorrise e indicò verso la porta chiusa della camera da letto. “È il nome che gli ha
dato.” Perplessa, Trinity scosse la testa, non percependo alcun umorismo.
Travis fece una pausa; a volte dimenticava che non tutti erano vivi nel 1200. Tuttavia,
pensava che la maggior parte degli umani sapesse chi fosse stato Genghis Khan, ma…
“Genghis Kahn. Fondatore dell’impero mongolo. Asia. 1200.”
La guardò riflettere, infine scuotere la testa in diniego. Beh, aveva un bel po’ di alcol in
corpo. Forse era quello il problema, ragionò. Non avrebbe sprecato altro tempo in questo
tipo di considerazioni. Il suo cazzo era diventato duro per poi essere deluso così tante volte
quella sera da essere quasi insopportabile.
“Non è importante.”
Gli sorrise leggermente. “Quindi, tu. William. La gente nell’altra stanza… Vampiri?”
Sarebbe stato così facile semplicemente costringerla, levarle i vestiti e scoparla fino a
quando sarebbe stato soddisfatto, ma non era quello il modo in cui agiva. Tuttavia, era una
soluzione per la quale molti vampiri optavano per evitare tutte le fastidiose domande. A lui
sembrava troppo disonesto, spregevole, disperato e soprattutto sbagliato. Generalmente
avrebbe tenuto nascosto questo lato di sé a una donna con la quale sperava di andare a letto,
ma lei sembrava riuscire a far emergere la sua natura più animale dell’essere vampiro.
Era quasi impossibile impedire ai propri occhi di cambiare colore o ai canini di scendere in
sua presenza.
Decise che sarebbe stato meglio dirglielo subito piuttosto che dopo e dover gestire le
conseguenze. L’ultima cosa che voleva era avere finalmente la soddisfazione di entrare
dentro di lei, solo per sentirla urlare di terrore per via dei suoi canini in bella vista o dei suoi
occhi cangianti. Le uniche grida che voleva sentire da lei erano di piacere.
“Sì,” annuì, confermando i suoi sospetti.
Lo guardò intensamente per un attimo, apparentemente cercando di elaborare
l’informazione. “Quindi mi ucciderai? Ci ucciderete?” chiese con un tocco di esitazione
nella voce mentre indicava la porta chiusa della stanza.
Le sorrise calorosamente prima di rispondere, “No.”
Si sedette di nuovo su di lui, guardandolo con sospetto. Le chiappe gli stuzzicavano il
pene attraverso i vestiti. Il suo membro cominciò al alzarsi, pronto all’azione una volta
ancora. “Come posso sapere che non stai mentendo?”
“Non puoi.”
Vampiri? L’intera notte le sembrò totalmente irreale. Sapeva che avrebbe dovuto
andare a prendere Franny e insistere per scappare immediatamente. Franny sapeva?
Riusciva a sentire i gemiti e i sussurri provenienti dalla stanza chiusa ancora una volta e non
riuscì a impedire a se stessa di sentirsi eccitata.
Se Franny sapeva, non sembrava preoccuparsene più di tanto. Il fatto che si trovasse
seduta in grembo a uno degli uomini più sexy che avesse mai incontrato non facilitava di
certo le cose. Poteva sentirlo diventare duro contro di sé. Le piaceva. E non vedeva l’ora di
sentire di più di lui.
Ma i vampiri non potevano in qualche modo ipnotizzare o forzare le proprie vittime?
Era una vittima? Ma avrebbe avuto questi pensieri se lo fosse stata?
“Quindi mi ipnotizzerai o qualsiasi altra cosa facciano i vampiri per farci fare le cose
che vogliono che facciamo?”
Lui rise. Forte. Il divertimento dato dalle sue affermazione gli si poteva chiaramente
vedere negli occhi. Era così dannatamente sexy quando rideva. Il suo sorriso produceva le
fossette più adorabili che avesse mai visto. Si sentì bagnata una volta ancora. Vampiro o
meno, non poteva negare di volere quest’uomo più di quanto avesse mai voluto qualsiasi
altro.
Finalmente smise di ridere e la guardò seriamente. “No.”
“Ma potresti se lo volessi?”
“Sì, ma non l’ho mai fatto e mai lo farò.”
“Quando me ne andrò, ricorderò quanto successo questa notte?” Gli rimise una mano
sul petto, poi si sporse verso di lui. Era da incoscienti, forse anche pericoloso. Ma allo stesso
tempo, il pericolo e l’incertezza della situazione si aggiungevano unicamente all’eccitazione.
Per una volta, voleva correre il rischio e mandare la cautela al diavolo. Solo per una volta.
“Spererei di sì. Altrimenti vorrebbe dire che non avrei fatto del mio meglio per
soddisfarti.” La lussuria gli brillava di nuovo negli occhi, facendoli diventare bianchi. Si
sporse in avanti e le fece scorrere le dita tra i lunghi capelli scuri. Rabbrividì al suo tocco,
alla sensazione della sua mano sul cuoio capelluto e delle sue dita tra i capelli. La tirò a sé,
le labbra a toccarle il collo.
La sentì bloccarsi tra le sue braccia per un momento quando le labbra le toccarono il
collo. “Mordo solo quando me lo chiedono,” le sussurrò dolcemente all’orecchio. La stava
in parte prendendo in giro, ma stava anche dicendo la verità. Voleva affondare i canini in
lei quasi quanto voleva affondarle il suo cazzo pulsante nel calore umido tra le sue gambe.
Cominciò a rilassarsi contro di lui. A fidarsi di lui. Allontanò i pensieri contrastanti dalla
mente. Si sarebbe goduta la nottata, si sarebbe goduta lui. E avrebbe affrontato le
conseguenze delle sue azioni in mattinata.
Le prese il lobo dell’orecchio in bocca, mordicchiandolo con i denti. In tutta risposta, lei
ridacchiò e si contorse. Con una risatina soffocata, la bocca di lui si fece strada lungo il suo
collo. Il suono ritmato del sangue pulsante nelle vene era inebriante. Bramava di morderla
sul collo delicato e di assaggiarla. Ma non lo fece. Invece proseguì sulle scapole, tracciando
una fila di leggeri baci.
Trinity si staccò da lui e si mise seduta. Lentamente si slacciò il retro del top. Il
materiale scivolò via, lasciandola a seno nudo. La freschezza della stanza unita
all’anticipazione del tocco di lui le aveva reso i capezzoli delle dure montagnole.
Anche lui si mise seduto, abbassando la bocca sul primo mentre con la mano esplorava
il secondo. La lingua si fece strada attorno al capezzolo, assaggiando, leccando. Quindi
prese in bocca il secondo. Succhiandolo. Stuzzicandolo con i denti. Lei gemette mentre
guardava la sua bocca giocare con il seno. Le dita dell’altra mano ruotavano e
punzecchiavano l’altro capezzolo.
Il piacere le scorreva lungo il corpo. Nessuno l’aveva mai toccata in modo così esperto
in vita sua. Ogni schiocco di lingua, ogni tocco delle sue dita sui capezzoli le inviavano delle
ondate di piacere lungo la schiena. La sua fica stava diventando sempre più bagnata, istante
dopo istante, e il bisogno di sentirlo dentro di lei stava crescendo a dismisura. I suoi fianchi
cominciarono a roteare e a dimenarsi sul suo grembo. La frizione dei vestiti contro il
clitoride non fece che aumentare il suo bisogno di averlo.
Si sporse in avanti e cominciò a baciargli il collo. Leccò e assaporò quella meravigliosa
carne fresca.
Lui si ritrasse per un momento, con il fuoco ardente negli occhi mentre la guardava.
“Ferma, ferma. Se non ti posso mordere, non puoi farlo nemmeno tu,” la sgridò, agitandole
un dito sotto al naso.
Prendendolo come un invito, gli prese il dito in bocca. E lo succhiò con forza. Su e giù,
circondandolo con la lingua.
Fu quasi certo di esplodere lì e in quel preciso istante. Guardandola prendere abilmente
possesso del suo dito. Succhiandolo. Il suo cazzo fremette, pregando per lo stesso tipo di
trattamento. Non riuscì a controllare i canini o gli occhi. Era totalmente eccitato, oltre il
limite della ragione.
A Trinity il respiro rimase bloccato in gola quando si accorse della presenza dei canini
e del fatto che i suoi occhi erano diventati bianchi. Sapeva che non le avrebbe fatto del
male, si sentiva così sicura di questo. Inspirando profondamente, si rilassò di nuovo,
riprendendo da dove si era interrotta.
Estrasse il dito dalla sua bocca e la spinse delicatamente contro il divano. Si alzò in piedi
e si slacciò i pantaloni, lasciandoli cadere sul pavimento prima di calciarli di lato.
“Credo che tu abbia dimenticato un capo di abbigliamento.” Si mise seduta e gli
abbassò gli slip neri fino ai fianchi, facendoli scivolare sul sedere definito e sulle gambe
toniche. Prese il suo membro pulsante tra le mani, accarezzandolo. Trinity fu
piacevolmente soddisfatta quando fu ringraziata con un gemito e una piccola quantità di
liquido preseminale fuoriuscente dalla punta della sua lunghezza. Poteva anche non essere
della misura di Genghis Cock nell’altra stanza, ma era più che sufficiente per soddisfarla a
pieno.
“C’è qualcosa che non va qui,” ringhiò prendendola per un polso e facendola alzare dal
divano. Non aveva realizzato quanto fosse forte fino a quel preciso momento. Travis
l’aveva sollevata come se fosse leggera come una piuma.
“Cosa c’è che non va?” chiese, guardandolo.
Le sganciò i pantaloni e le abbassò la zip. “È giusto che se io rimango senza i miei, tu
perda questi.” Fece una pausa, accarezzandole il sedere attraverso il tessuto di pelle.
“Anche se adoro guardarti il culo che ti fanno questi pantaloni.”
Le diede un veloce e leggera sculacciata prima di infilare i pollici nei passanti della
cintura e abbassarle i pantaloni fino alla curva dei fianchi. Inginocchiandosi di fronte a lei,
le baciò lo stomaco, la sua lingua e le sue labbra a stuzzicare la sua carne calda man mano
che veniva lasciata scoperta dal tessuto dei pantaloni.
Lei fece un respiro profondo, cercando di controllarsi. La sensazione del suo respiro
sullo stomaco, che scendeva lentamente, le provocò una nuova ondata di bisogno in tutto il
corpo. Con le mani gli afferrò le spalle, affondando le unghie, premendo con forza.
Quando i pantaloni superarono la barriera dell’inguine, gemette. Era una tortura così dolce.
La freschezza del suo respiro le stuzzicava la fica bagnata. La sua bocca era ora rasente
alla sensibile zona tra le gambe. Le mani di lui spinsero giù i pantaloni fino al pavimento,
facendo seguire anche il perizoma nero che indossava. Spalancò le gambe e con un calcio,
seguì il suo esempio: spinse gli indumenti di lato.
Cominciò a baciarle la tenera carne dell’interno coscia mentre le sue mani le
massaggiavano il sedere. L’attesa era straziante. Se non le avesse dato quello di cui aveva
bisogno – e presto – era certa che si sarebbe presa quello che voleva.
“Per favore,” lo pregò.
Lui rise tranquillamente. Una delle mani di lui le lasciò il sedere per farsi strada verso
la fica. Fece scivolare un paio di dita nel suo calore bagnato, strofinando e accarezzando,
provocandole un grido. Usò il pollice per scoprirle il clitoride. Con la bocca e la lingua, lo
succhiò, stuzzicò, mordicchiò.
Lei si sentì le ginocchia molli. Non era certa di quanto ancora potesse sopportare prima
di impazzire. Le unghie premettero con più forza sulle spalle di lui, aggrappandosi per non
perdere l’equilibrio.
“Mmmm. Così dolce,” mormorò continuando a leccare, accarezzare e succhiare.
Onde di piacere le scossero il corpo come saette di elettricità, da capo a piedi. Un
tremore sembrava devastarle la parte bassa dell’addome. L’aveva portata al limite estremo
ed ora era sull’orlo di esplodere, in modo figurato e in modo letterale.
“Travis!” gridò quando un tremito finale le ribollì in corpo causando un’esplosione di
liquido e calore. Le ginocchia le cedettero dopo essere venuta ma lui fu rapido nell’evitare
di lasciarla cadere. La prese tra la braccia mentre si lasciava andare. La sua bocca catturò
quella di lei, affamata di desiderio e con il sapore delle sue secrezioni. Sentire il suo stesso
sapore sulle labbra di lui, sulla sua lingua, le fece crescere il desiderio dentro una volta
ancora.
Interruppe il bacio per farla distendere sul divano. Si posizionò tra le gambe di lei. La
sua fica era ancora dolorosamente implorante per qualcosa di più, per sentire il suo duro
cazzo dentro di lei. L’attesa era pura agonia.
“Ho bisogno di sentirti,” gli sussurrò.
Le si sdraiò sopra, con le braccia a supportare il peso. Abbassò la testa e la baciò
delicatamente.
Lei allungò la mano e cominciò a toccarlo di nuovo. Lui chiuse gli occhi e gemette al
suo tocco. “Tutto mio,” sentenziò lei.
Le sorrise. “Tutto tuo,” acconsentì. Il tocco di questa donna, il suo tocco, il suo odore.
Tutto di lei era come una droga per lui. Era stato con molte donne durante i secoli, ma
nessuna lo aveva mai fatto sciogliere in questo modo. Nessuna era mai riuscita a fargli
perdere il controllo nel modo in cui l’aveva fatto lei. Lo amava e lo odiava al tempo stesso,
ma una cosa sapeva per certo: non voleva che finisse. Qualsiasi cosa avesse voluto,
qualsiasi cosa avesse desiderato, gliel’avrebbe data senza porre domande.
Se lei è la mia droga, allora ci convivrò serenamente, Travis pensò.
Guidò il proprio membro all’entrata della sua fica umida. Voleva che questa esperienza
durasse per lei. Voleva sentire il suo corpo sussultare ancora per lui, ma il bisogno di
sentirla prendere il suo arnese dentro di lui era troppo forte. Ne aveva troppo bisogno e
onestamente non pensava di poter durare ancora a lungo. I fianchi di lei si mossero contro
di lui in un unico gesto. In un rapido movimento scivolò dentro di lei. La fica di lei accolse il
suo cazzo, attirandolo più in profondità.
“Dolce calore,” le sussurrò contro il collo. Si sentì meglio di quanto avesse immaginato.
Era così calda. Così stretta. La sensazione della punta delle sue dita affondate nella schiena
lo stava facendo impazzire. Mentre spingeva dentro di lei con velocità e forza, riuscì a
sentire l’odore del proprio sangue quando unghie di lei lacerarono la pelle della sua schiena.
Lo adorò.
La bocca le trovò nuovamente il collo, i canini scivolavano su e giù lungo la possente
vena del collo. Voleva il suo sangue quasi quanto voleva quel dolce calore tra le sue
gambe. Ma non l’avrebbe fatto senza il suo permesso. Solo se lo chiede, si ordinò.
Lei stava gemendo sotto di lui, le gambe allacciate saldamente attorno alla sua vita,
incoraggiandolo a cavalcarla con più forza, più a fondo.
“Mordimi,” gli chiese, mettendogli davanti agli occhi la morbida carne del collo.
Smise di muoversi per un istante, impietrito dalla sorpresa della sua richiesta. Si ritrasse
da lei per guardarla negli occhi. Gli occhi di lui, bianchi e colmi di desiderio, incontrarono
quelli color smeraldo di lei. Lo voleva. Santo cielo, lo voleva ma doveva esserne certo.
“Cosa? Hai appena…” la interrogò.
Una delle mani di lei lasciò la schiena di lui per accarezzargli la guancia. “Va bene.
Bevi da me.”
Cercò di interpretare la sua espressione, ma non trovò traccia di preoccupazione o di
dubbio sul suo volto. Vide solo fiducia, e desiderio.
“Ti farà male, tesoro,” la avvertì.
“Voglio che tu lo faccia,” gli sussurrò abbassando la bocca per incontrare la sua.
La baciò con trasporto, poi si ritrasse per guardarla di nuovo negli occhi. “Sei sicura?”
aveva bisogno di un’ulteriore conferma.
Lei chiuse gli occhi e annuì, mettendo in risalto ancora una volta la tenera carne color
avorio del collo.
Cominciò a muoversi nuovamente dentro di lei, preparandosi al grande momento che
lei stessa le aveva richiesto. Le labbra si spostarono dalla guancia alla mascella e poi si
abbassarono sul lato del collo. Poteva sentire il sangue scorrerle nelle vene, sentire il suo
rapido battito cardiaco nel petto.
Trinity si irrigidì quando sentì i canini accarezzarle il collo, preparandosi al dolore.
Quando non arrivò, si rilassò velocemente e continuò a muoversi con lui, perdendosi nel
piacere della loro unione.
Infine, percepì il pizzico quando i canini le lacerarono la pelle, e si lasciò sfuggire un
leggero mormorio di sorpresa. Ma il piacere che ne seguì fu diverso da qualsiasi altra cosa
avesse mai sperimentato. Così intimo. Mentre lui beveva, riusciva a percepire la sua
soddisfazione, il suo desiderio, il suo sollievo. Era come se si stesse tuffando nelle emozioni
di lui.
Bevendo, continuò a muoversi dentro di lei, portandola ancora una volta all’apice
quando esplose in un mix di sollievo, fisico ed emotivo. Si aggrappò a lui ed emise un urlo
finale, tirandolo più in profondità dentro di lei mentre veniva.
Sentirla venire sul suo cazzo, con la fica stretta attorno mentre beveva da lei, fu più di
quanto potesse sopportare. Ritrasse la bocca dal collo e catturò le sue labbra nuovamente.
Pochi istanti più tardi, con una spinta finale venne dentro di lei.
Cadde stremato al suo fianco, tirandola tra le sue braccia. I canini erano rientrati e gli
occhi erano tornati al loro naturale colore scuro. C’era preoccupazione sul volto di lei. E a
lui non piaceva. Aveva fatto qualcosa di sbagliato? Le aveva fatto del male?
Guardò la leggera ferita sul collo. Sperava di non averle fatto del male o di non aver
bevuto troppo, ma non credeva di averlo fatto. Tuttavia, non gli capitava spesso di bere da
un umano durante il sesso. Esaminò la ferita più attentamente. Aveva già smesso di
sanguinare e gli sembrava stesse guarendo in fretta.
“Cosa c’è che non va?” le chiese, incapace di attendere che lei parlasse.
“Niente.” Si mordicchiò nervosamente il labbro inferiore.
Accarezzandole i lunghi capelli neri, le cullò la testa tra le braccia.
“Sai,” cominciò a spiegare lentamente, “alcuni vampiri hanno delle capacità
particolari. Alcuni possono addirittura leggere nella mente.”
Lei alzò la testa, allarmata.
Lui sorrise, schioccandole un tenero bacio sulla fronte. “Stai tranquilla tesoro, non sono
uno di loro. Ecco perché sono costretto a chiedere.”
“Come ho già detto, non è niente,” insistette, ma c’era qualcosa. Non voleva che questa
fosse l’avventura di una notte. Non voleva andare via e non vederlo più. Ma aveva paura
che questo fosse quanto lui desiderava. Era davvero tutto quello che lui voleva e lei non
poteva aspettarsi nient’altro, non era forse vero? Aveva avuto un paio di avventure di una
notte in passato. Ma questa era diversa per lei.
Non si era mai sentita così prima. Vulnerabile. Come avrebbe potuto dirgli che voleva
di più? Cosa poteva mai volere lui da un umano tranne che una scopata occasionale e cibo?
Poté sentire una lacrima pericolosamente in procinto di sfuggirle dall’occhio. Era
arrabbiata con se stessa per queste sensazioni. Trinity prese un respiro profondo e si sforzò
di rimanere in controllo delle proprie emozioni.
Oh no, no, no, no. Stava per piangerle addosso? Questo lo uccideva. Perché le donne
non riescono semplicemente a dire quello che passa loro per la mente? Si maledisse per
non essere in possesso del potere di leggere la mente. Il suo amico Jacob lo aveva.
Fortunato bastardo.
“Non voglio che questa sia l’avventura di una notte”, sputò il rospo. Ecco, l’aveva detto.
Trattenne il respiro in attesa della sua risposta.
“Oh, dolcezza,” sospirò, tirandola nuovamente a sé e accarezzandole i capelli mentre le
baciava il capo. Un’ondata di sollievo lo pervase sapendo di poter offrire una soluzione a
quello che la stava turbando.
“Mi dispiace. Solo che. Generalmente. Ma,” Trinity sapeva che stava balbettando, ma
sembrava non riuscire a fermarsi.
Si ritrasse da lei in modo da poterla guardare dritto in quei meravigliosi occhi color
smeraldo. “Ascolta. Se qualcuno dovrebbe sperare di vedere qualcun altro ancora, beh,
quello dovrei essere io.”
Si mise seduto, portandosela in grembo, il che si rivelò una pessima idea. Il suo cazzo
cominciò a irrigidirsi alla sensazione delle sue chiappe.
Gli appoggiò le braccia sulle spalle, guardandolo, aspettando che continuasse.
“Sono vivo da molto, molto tempo. In tutti questi anni non ho mai incontrato qualcuno
che mi faccia sentire come mi fai sentire tu. Non riesco a spiegarlo, perché sinceramente
non mi capisco. Non sono completamente sicuro se è una cosa buona o meno, ma sembra
che tu sia in grado di farmi perdere il controllo.” Si interruppe per un momento per studiare
la reazione alle sue parole prima di continuare, “Cosa buona o cattiva che sia, mi piace.”
Lei cominciò a parlare, ma lui le mise un dito sulle labbra per zittirla.
“Sarò qui per te. Solo per te. Fino a quando non mi dirai di andarmene, te lo prometto.”
Intendeva veramente ogni singola parola che aveva pronunciato. Le tolse il dito dalle
labbra e lo rimpiazzò con le labbra, baciandola teneramente.
Lei si ritrasse improvvisamente con un sorriso sul volto. “Quindi qual è il tuo super
potere da vampiro se non quello di leggere la mente?”
Travis sogghignò leggermente, regalandole un sorriso diabolico e un occhiolino. Si alzò
in piedi, portandola con sé, attento a far sì che i due corpi non si separassero nemmeno per
un istante. Lei rise e gli strinse con forza le gambe attorno alla vita.
“Beh, se non te ne sei resa ancora conto, immagino che debba portarti nella stanza di là
e mostrartelo ancora,” Travis disse.
“Mmmm, mi sembra un’idea ottima.” Trinity rise mentre lui cominciava a
incamminarsi attorno al divano, tenendola stretta tra le braccia.
Avevano quasi raggiunto la camera da letto quando la porta di William si aprì e Franny
fece capolino, con un lenzuolo avvolto attorno al corpo nudo. Nonostante i capelli in
disordine e il trucco sfatto, a Trinity sembrò molto soddisfatta.
“Gesù, credevamo che voi due non avreste più finito qui fuori,” commentò con un
sorriso malizioso. “Andiamo a prendere qualcosa da mangiare, volete venire?”
Trinity guardò Travis che le stava suggerendo la parola “no”. Poteva sentire il suo
cazzo diventare sempre più duro contro di lei. “No, credo che abbiamo altri programmi.”
Franny guardò prima in faccia l’una e poi l’altro, con un sogghigno sempre più ampio.
“Divertitevi.”
Quando raggiunsero la porta, Travis la aprì e la portò attraverso la soglia. “Ti mostrerò
dei super poteri, donna,” ringhiò mentre chiudeva la porta dietro di loro.
The End
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