Sei sulla pagina 1di 3

Una nuova rivista internazionale di semiotica: SIGNATA

Isabella Pezzini

Nella convinzione che non si possa passare sotto silenzio la nascita di una nuova rivista di semiotica, so-
prattutto di questi tempi disciplinarmente incerti e soprattutto avidi di referaggi e requisiti ANVUR, mi
sono autoassegnata il compito di darne un breve resoconto, ed ora mi trovo qui, con i primi due volume
usciti sulla scrivania, a non poter differire oltre. Diciamo subito che si tratta di un progetto decisamente
ambizioso, di notevole peso, del quale rallegrarsi e per il quale molto congratularsi: per la fortuna del
lettore, poi, si tratta di un unico tomo che esce una volta lÊanno, una vera e propria strenna semiotica. Il
titolo completo è: Signata – Annales des sémiotiques/Annals of Semiotics. I primi due numeri portano
rispettivamente il titolo di Cartographie de la sémiotique actuelle/ Mapping Current Semiotics (1, 2010) e
La sémiotique, entre autres/Semiotics, among others (2, 2011) e vantano 370 pagine di buon formato cia-
scuno. Tendenzialmente bilingui (francese/inglese), i tomi lo sono sempre nellÊeditoriale e negli abstract
degli articoli. La rivista è edita dalle Presses Universitaires de Liège-Sciences Humaine (nel cui sito si tro-
vano materiali di rilancio della rivista) con il contributo del fondo della ricerca scientifica belga (FNRS) e
dellÊuniversità del Lussemburgo. Vanta un ampio spettro di referenti: un Comitato di direzione (presi-
dente onorario Jean-Marie Klinkenberg, coordinatrice generale Maria Giulia Dondero, direttori Pierluigi
Basso Fossali, Jean-François Bordron, Gian Maria Tore, François Provenzano); un Comitato di redazio-
ne, un Comitato scientifico internazionale di Semiotica (in cui per lÊItalia cÊè unicamente Patrizia Violi);
un Comitato scientifico internazionale interdisciplinare.

Leggiamo dallÊeditoriale che la rivista si propone di „riunire, organizzare e mettere alla prova i contri-
buti che animano le ricerche semiotiche odierne‰. Il titolo, di immediata riconoscibilità, fa riferimento
al verbo signare, tracciare e indicare, due percorsi che caratterizzano la disciplina, „la sua origine in
quanto scienza dei segni e scienza dellÊindizialità e dellÊindessicalità e il suo sviluppo in quanto studio
dellÊatto di marcare e di tracciare‰. Il compito che si assume è di „nutrire la semiotica come progetto
disciplinare‰, riconoscendone le basi epistemologiche forti ma anche la pluralità degli sviluppi meto-
dologici e il dialogo costante con le discipline limitrofe, dalla linguistica alle scienze della comunica-
zione, dunque recensire le questioni attualmente discusse nel campo delle scienze del linguaggio da
un lato e strutturare degli assi della ricerca semiotica riconosciuti internazionalmente, con particolare
attenzione, quindi, alle bibliografie recenti e ai dibattiti degli ultimi dieci anni sul mondo del senso e i
processi di significazione.
Ogni numero è strutturato con un dossier tematico, una rubrica „Varia‰ e unÊintervista a uno speciali-
sta sui temi trattati, per iscrivere una forma di dialogicità pur nellÊapproccio sistematico cercato. Si par-
la del processo di peer review per gli articoli, ma non si parla della possibilità di inviare articoli o pro-
porre dossier. Il che dà al gruppo „dirigente‰ una notevole responsabilità sulla scelta dei temi e degli
autori e al tempo stesso limita un pò lÊinteresse per un ambiente apparentemente chiuso.

Scorriamo gli indici dei due volumi usciti. Il primo, Cartografia della semiotica attuale, propone sette
temi che a giudizio della direzione hanno segnato gli ultimi dieci anni della ricerca e aperto nuove
strade di fecondo scambio interdisciplinare. Sono: Corpus ( Rastier); Enunciazione (Colis-Blaise) Visu-
ale (Klinkenberg); Immagine e scienza (Dondero); Design (Beyaert-Geslin); Media e Arte (Tore); Sa-
peri (Badir). Come è chiaro, cÊè una certa differenza strategica fra i primi tre contributi, i loro autori, e
gli altri. Nel primo caso sono ricercatori senior, a cui è stato richiesto di fare il punto su un tema chia-
ve della ricerca semiotica che permettesse loro di ripercorrere in una certa misura il lavoro di una vita,
mentre gli altri contributi rappresentano il tema centrale di studio di ricercatori decisamente più gio-
vani. Anche nella rubrica „Varia‰, tre articoli di peso: Bordron, Boudon, Fontanille.
Soffermiamoci un momento sul contributo di François Rastier, e non solo perché è il primo, ma anche
perché parte con alcune osservazioni appuntite sullo statuto problematico della semiotica quarantÊanni
dopo la fondazione dellÊAssociazione Internazionale (e anche della fondazione dellÊAssociazione Ita-
liana, sia detto per inciso). Rastier osserva che la doppia anima peirceana e greimasiana ha finito per
rivaleggiare per tutto questo tempo senza che nessuna delle due correnti prevalesse realmente sullÊaltra
– e questo probabilmente è un bene – ma senza neppure un reale dibattito, dÊaltra parte forse inutile
nella misura in cui i progetti dei due capostipiti Peirce e Saussure non sono in effetti paragonabili:
„Peirce è un filosofo di grande statura, un metafisico geniale che afferma che lÊuomo è un segno. Saus-
sure, dal canto suo, resta un linguista che si guarda da ogni credenza e anche di ogni ontologia, per
sano orrore della metafisica (pp. 13-14, nn. 1-2). E così ci risiamo, senza dimenticare il tentativo prima
di Jakobson e poi di Eco di riunificare il campo attorno al concetto di semiotica generale, al quale Ra-
stier riconosce unÊindubbia efficacia politico-didattica ma forse non la capacità di costituire veramente
la semiotica in disciplina autonoma. La via proposta da Rastier è quella di promuovere una nuova
alleanza fra linguistica e semiotica, discipline che a suo ben vedere si ignorano per gran parte, per-
dendo lÊoccasione di ricavare un costrutto reciproco da una più organica frequentazione, soprattutto
nellÊalveo della rilettura di Saussure e altri avviata da qualche anno, considerata fondamentale per una
ridefinizione della stessa vulgata strutturalista (cfr. www.institute-saussure.org). In particolare, questo
riavvicinamento potrebbe avvenire a partire dalla nozione di corpus, da ridefinirsi in base alle possibi-
lità offerte dalle nuove tecnologie, e un cui primo effetto per la semiotica sarebbe quello di poter riflet-
tere sulle proprie procedure di oggettivazione, dato che „segni e testi non sono dati, ma sono costruiti
nellÊinterpretazione: diventano una base empirica generale, dei veri oggetti scientifici e non delle rap-
presentazioni di cose o di stati di cose‰ (p. 17). Per la linguistica, dÊaltro canto, sarebbe lÊoccasione di
riavvicinarsi alla nozione di testo, alla sua dimensione filologica ed ermeneutica, materialmente intese
come principi di stabilizzazione e di scoperta. (Due diverse esperienze effettuate personalmente ci in-
coraggiano a prendere sul serio queste riflessioni di Rastier, e anche il programma di semiotica delle
culture che ne discende: la prima è stata il seminario sugli inediti saussuriani organizzata con Paolo
Fabbri a Roma lo scorso anno, partecipante anche Tullio de Mauro, curatore di parte degli inediti
saussuriani in Italia. La seconda è invece unÊ esperienza di ricerca in corso, sempre presso la Sapienza,
che vede coinvolti alcuni „maghi‰ della linguistica computazionale nostrana, e che appare molto pro-
mettente).
Ma, tornando a Signata, è anche vero che per una forse curiosa coincidenza il „discussant‰ del nume-
ro è Per Aage Brandt, che ringrazia la rivista di permettergli „tornare‰ con questo contributo alla se-
miotica continentale, dopo tanti anni di cognitivismo americano. Per poi esordire con una critica radi-
cale proprio allÊarticolo di Rastier⁄ Così la rivista che tenta di stringere su un dibattito specifico è poi
costretta a una riapertura totale delle posizioni rappresentate⁄Come diceva qualcuno, Ex Babele lux!

Il secondo volume, La sémiotique, entre autres/Semiotics, among others (2, 2011), in modo complemen-
tare al primo, completa la mappa, e cioè indaga sulle relazioni di dialogo che la semiotica intratterrebbe
(il condizionale è mio) „con le principali discipline che lÊutilizzano oggi (o lÊhanno utilizzata ieri) come
strumento concettuale o metodologico e che di converso ne interrogano e riorientano il progetto di co-

2
noscenza‰. Quindi, „nove ricercatori non semiotici e di eccellenza internazionale tratteranno del posto
della semiotica nelle loro rispettive discipline‰. In realtà, molti li abbiamo conosciuti semiotici, e comun-
que ecco la lista: Filosofia (Bordron); Scienze Cognitive (Brandt e Petitot); Estetica e teoria dellÊarte (Bas-
so Fossali e Roque); Teoria dei media (Jost); Studi culturali (Baetens); Scienze sociali (Eraly); Scienze
della vita (Bertrand e Canque). Nella sezione Varia, inoltre, stavolta articoli di Zilberberg, Fisette e
Gruppo Mu, e infine Sonesson come discussant. Lo sforzo evidente di questi due numeri è quindi di
costruire unÊampia consistente piattaforma dalla quale considerare la situazione storica e – soprattutto e
sperabilmente – spiccare il volo: e qui non possiamo che attendere i prossimi tomi.

Una postilla: la conclamata internazionalità del gruppo motore della rivista è in realtà un asse belga-
francese. Inoltre, benché almeno tre o quattro degli implicati più diretti siano italiani e la loro forma-
zione semiotica di base si sia svolta in Italia, lÊunico autore italiano sobriamente citato nelle ampie bi-
bliografie di riferimento è Eco. Una domanda che sorge spontanea è allora: abbiamo contato, contia-
mo così poco? Per fortuna abbiamo la coscienza a posto per i quarantÊanni di occasioni e di inviti che
abbiamo promosso e distribuito con una certa generosità a tutti gli autori sunnominati. Ma, al di là di
questa ablazione forse necessaria, del vecchio genere „nemo profeta in patria‰, il successo di questo
lavoro ovviamente ci stimola a fare sempre meglio e ci ripropone anche degli interrogativi, che la-
sciamo aperti e che anzi rivolgiamo ai nostri ventiquattro lettori: per esempio sulla debolezza delle no-
stre istituzioni (chi ci finanzierebbe un simile progetto?), sulla grave difficoltà che, strutturati o no, in-
contriamo nel fare davvero ricerca e nel fare fare rete, sullÊessere diventati una minoranza linguistica,
eccetera.

pubblicato in rete il 20 giugno 2012

Potrebbero piacerti anche