Sei sulla pagina 1di 36

1. Quali sono i caratteri dell'ordinamento dell'Unione europea?

L’Unione europea si fonda su Trattati, atti di diritto internazionale che danno vita a
indiritto derivato: l’ordinamento della Ue possiede autonomi meccanismi per la
produzione di norme che prevalgono sul diritto dei singoli Stati. Gli organi legislativi
sono i governi degli Stati (Consiglio) da una parte e dall’altra i cittadini e i popoli
dell’Unione (parlamento europeo). Poi ci sono organi che agiscono nel solo interesse
dell’Ue (corte di Giustizia, Commissione, Bce, corte dei conti)
2. Che tipo di organizzazione è l'Unione europea?
È un organizzazione sovranazionale sui generis alle cui istituzioni gli stati membri
delegano parte della sovranità nazionale.
3. Quando, come e per quali ragioni ha inizio il procedimento di integrazione
europea?
L’integrazione è il frutto di una lunga e faticosa evoluzione durata 60 anni. Dopo la
fine della seconda guerra mondiale i politici avviarono il procedimento come unico
rimedio per evitare il ripetersi degli eventi che avevano portato a distruzioni e perdite
di vite umane. In un primo momento avviene solo tra Stati dell’Europa occidentale.
Con la caduta del muro di Berlino e lo scioglimento dell’Unione Sovietica si allarga
ad altri.
4. Quali sono le differenze tra il metodo della "cooperazione intergovernativa"
ed il "metodo comunitario" di integrazione?
Nel metodo della cooperazione intergovernativa si ha prevalenza di organi statali, il
principio dell’unanimità , nessun poter di adottare atti vincolanti ; Il metodo
comunitario ha invece prevalenza di organi di individui , principio maggioritario ,
potere di adottare atti vincolanti.
5. Descrivere organi e caratteristiche del metodo comunitario
La necessità di superare il principio di unanimità caratteristica principale del metodo
tradizionale e per dare più autonomia alle proprie organizzazioni , gli stati membri
della comunità europea decisero di sperimentare un nuovo metodo alternativo ,
quello comunitario , caratterizzato da prevalenza di organi di individui , prevalenza
del principio maggioritario , potere di adottare atti vincolanti .
6. Descrivere origini e caratteristiche del metodo comunitario.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, una delle due forme di integrazione è
quella comunitaria. Il metodo, innovativo, nasce con la dichiarazione Schuman del
1950 e prevede la prevalenza di organi di individui, principio maggioritario, potere
diadottare atti vincolanti e controllo giurisdizionale di legittimità degli atti delle
istituzioni.
7. quando e come è nato il consiglio europeo? E quando è divenuto un?
istituzione dell’unione ?
Viene istituito a Parigi e formalizzato nell’atto unico europeo , con il trattato di
Lisbona entra a far parte delle istituzioni dell’UE . Prima di Lisbona la presidenza
veniva assegnata a rotazione ad ogni membro per una durata di sei mesi , con
l’aggiunta di altri stati il sistema era diventato obsoleto e si stabilì che il Presidente
venisse eletto per una durata di 2 anni e mezzo .
8. Quali sono le funzioni del Consiglio europeo ?
Le sue funzioni non sono omogenee , ha funzioni di indirizzo politico , di politica
attiva , dotato di poteri di tipo costituzionale , può essere una sorta di istanza
d’appello rispetto al Consiglio .
9. Descrivere le funzioni del consiglio
.•Adotta gli atti normativi ( funzione legislativa ).•approva il bilancio .•Definisce e
coordina le politiche dell’Unione . •Prende decisioni di politica estera e sicurezza
comune .
10. Quali sono le modalità di deliberazione del Consiglio .
Maggioranza semplice : il consiglio delibera alla maggioranza dei membri che lo
compongono , maggioranza assoluta .Maggioranza qualificata : almeno il 55% dei
membri del consiglio con un minimo di 15 rappresentanti stati membri che
totalizzino almeno il 65% della popolazione europea . Abbiamo quindi un <quorum
numerico minimo > deve votare almeno il 55% dei membri e 15 devono essere
favorevoli . E abbiamo un <quorum anagrafico minimo> i voti favorevoli devono
essere in rappresentanza di stati la cui popolazione complessiva sia il
65% .unanimità : in questi casi il voto contrario di un solo stato è sufficiente ad
impedire l’approvazione di un atto.
11. Quali sono le uniche formazioni del Consiglio espressamente previste dai
Trattati ?
E come sono decise le altre le altre formazioni ?
Le formazioni previste dai trattati per il Consiglio sono quelle degli affari generali e
quelle degli affari esteri . Le altre formazioni sono stabilite sono stabilite con
decisione del Consiglio europeo a maggioranza qualificata .
12. Descrivere la composizione del Consiglio .
È composto da un rappresentante per ogni stato membro , riunisce i ministri degli
stati membri , quindi è un organo di stato . Il Consiglio si riunisce in varie
formazioni , vi partecipano di volta in volta i ministri degli stati membri competenti
per i settori interessati . Il consiglio per gli affari generali è sempre presieduto
dall’Alto rappresentante , nelle altre formazioni è presieduto dai rappresentanti degli
stati membri , secondo un sistema di rotazione paritaria (6 mesi).
13. Descrivere ruolo, composizioni e compiti del COREPER.
IL RUOLO : Canalizzando il lavoro di un numero elevato di gruppi tecnici riesce a
mantenere una coerenza generale tra i lavori e le decisioni del
Consiglio .COMPOSIZIONE : rispecchia quella del consiglio , riunisce i
rappresentanti diplomatici che ciascuno stato membro accredita presso l’Unione .
Quindi per quanto riguarda la composizione è identica a quella del consiglio per la
nazionalità dei membri ma non per quanto riguarda la qualità . Nel consiglio
risiedono persone di livello ministeriale nel COREPER diplomatici.COMPITI :
esamina preliminarmente tutte le proposte che la Commissione vuole sottoporre al
Consiglio e delibera sulla proposta della Commissione .
14. Quanto dura il mandato della Commissione europea ? Può terminare
anticipatamente ?
Il mandato dura 5 anni e può terminare anticipatamente o tramite dimissioni
individuali o collettive oppure tramite una mozione di censura da parte del
Parlamento europeo .
15. Descrivere i poteri del Presidente della Commissione europea
Compito di definire gli orientamenti delle Commissioni . - L’organizzazione interna
della Commissione . - Nominare i vicepresidenti . - Potere di obbligare un
membro alle dimissioni . - Ripartire le competenze tra i membri .
16. Descrivere la composizione della Commissione europea .
La Commissione europea è composta sa 28 membri scelti tra le personalità di spicco
dello stato membro di appartenenza . Con il trattato di Lisbona si era deciso di
ridurre il numero nominando i 2/3 del numero degli stati membri . Suddetta
disposizione non venne mai approvata .
17. descrivere le funzioni della Commissione europea .
•Potere di iniziativa ( atti legislativi ). •potere di esecuzione ( controllare la corretta
esecuzione delle decisioni assunte a livello europeo ) . •potere di controllo
( controllare che gli stati si adeguino agli obblighi europei) .•Potere sanzionatorio ( in
caso di violazione degli obblighi europei ).
18. Descrivere la procedura di nomina della Commissione europea .
I. Fase : individuare il candidato adatto a divenire presidente .II. Fase : elezione del
presidente da parte del parlamento .III. Fase : individuazione degli altri membri della
commissione .IV. Fase : approvazione dell’intera commissione con voto
parlamentare .V. Fase : nomina della Commissione da parte del Consiglio europeo.
19. Qual è il ruolo della Commissione europea nel quadro istituzionale
dell’unione ?
La Commissione europea ha il ruolo di promuovere l’interesse generale dell’unione
20. Quali sono le funzioni dell’ Alto rappresentante dell’Unione
21. Descrivere le tappe dell'integrazione europea.
Col Trattato di Parigi nel 1951, 6 paesi creano la Comunità europea del Carbone e
dell’Acciaio (Ceca), nel 1957 i 6 paesi sottoscrivono i trattati di Roma con cui
creanola cee, comunità economica europea; nel 1965 il trattato di Bruxelle; nel 1986
dagli
ormai 12 stati membri viene firmato l’Atto unico europeo che fissa l’obiettivo del
“mercato unico interno” senza frontiere. Il primo novembre 1993 entra in vigore il
Trattato sull’Unione europea (Tue) sottoscritto a Maastricht che istituisce l’Unione
Europea che da quel momento si chiamerà Comunità europea. Nel 2001 Trattato di
Nizza, nel 2007 Trattato di Lisbona sottoscritto dagli ormai 27 stati membri con cui
laCe viene incorporata nell’Ue, ovvero un unico soggetto dotato di personalità
giuridica internazionale.
22. Descrivere i passaggi che hanno portato alla progressiva riduzione del
deficit democratico
Negli anni si è ampliato il potere dell’istituzione parlamentare europea. Il trattato di
Lussemburgo e Bruxelles danno all’assemblea parlamentare per approvare il
bilancio.Si passa poi al suffragio universale diretto per l’elezione dei membri
dell’assemblea parlamentare e per finire col trattato di Lisbona del 2007 si rafforzano
i poteri parlamentari.
23. Quali possono essere gli obiettivi e i compiti delle agenzie europee?
Le agenzie hanno i compiti delegati dalle istituzioni europee e hanno competenze per
le più tecniche . alcune hanno il potere di adottare decisioni individuali vincolanti .
Hanno anche un ruolo di consulenza.
24. Qual è la ragione dell’istituzione di agenzie europee?
È la risposta al desiderio di decentramento geografico e alla necessità di far fronte a
nuovi compiti di carattere giuridico , tecnico o scientifico.
25. Quali sono i valori dell’Unione europea?
Fare qualche esempio.
I valori dell’Unione europea fanno riferimento ad alcuni principi fondamentali come
la libertà , la democrazia , rispetto dei diritti dell’uomo lo stato di diritto , diritti
sociali fondamentali, la solidarietà e l’uguaglianza tra gli stati.
26. Quali sono gli obiettivi dell’Unione europea? Fare qualche esempio.
Gli obiettivi sono mantenere la pace e il benessere per i popoli , libertà sicurezza e
giustizia , adoperarsi per lo sviluppo sostenibile , promuovere il progresso scientifico
e tecnologico.
27. In che cosa consiste il principio di sussidiarietà ?
E per quali categorie di competenze dell’UE si applica?
Il principio di sussidiarietà si applica nei settori che non sono di esclusiva
competenza dell’unione, nel caso si temi che i risultati perseguiti non possano essere
raggiunti in modo sufficiente dagli stati membri. I settori di competenza esclusivi
dell’Unione europea sono pochissimi quindi il suddetto principio assume
un’importanza centrale . Ai parlamentari nazionali viene attribuito il potere di
vigilare sul rispetto del principio , secondo una precisa procedura.
28. quali fattori contribuiscono ad attenuare la rigidità del principio di
attribuzione?
l’attribuzione di una certa competenza implica anche i potere di adottare tutte le
misure necessarie per il suo esercizio.CLAUSOLA DI FLESSIBILITà : Se un’azione
dell’Unione appare necessaria per realizzare uno degli obiettivi dei trattati senza che
gli stessi abbiano fornito i poteri di azione per farlo , il consiglio deliberando ad
unanimità su proposta della commissione e con approvazione del Parlamento , adotta
le disposizione appropriate.
29. Qual è la ratio del principio di proporzionalità?
Ha la funzione di tutelare gli stati membri da interventi dell’unione europea di
portate ingiustificatamente ampia.08 – quali novità sono state introdotte dal trattato
di Lisbona in tema di competenze dell’unione europea?Nel tratto di Lisbona è stato
previsto il protocollo 2 : un sistema di controllo dei parlamenti nazionali nel rispetto
del principio di sussidiarietà dell’Unione. Ha codificato la distinzione tra le varie
categorie di competenze dell’Unione europea ed ha fornito una loro elencazione .
30. In quante e quali categorie possono distinguersi le competenze
dell’Unione europea?
Abbiamo 3 categorie :COMPETENZE ESCLUSIVE – elenco tassativo dei settori di
competenza , solo l’Unione può legiferare ed adottare atti giuridicamente
vincolanti.COMPETENZE CONCORRENTI – elenco non tassativo, in questi settori
l’esistenza di una competenza dell’Unione europea non fa venire meno le
competenze per gli stati membri , i quali dovranno tuttavia rispettare ed applicare gli
atti dell’Unione , laddove questa abbia esercitato la propria competenza. Quindi
Unione e stati possono legiferare e quest’ultimi esercitano la loro competenza nella
misura in cui l’unione non ha esercitato la propria o ha deciso di cessare di
esercitarla . La competenza statale è quindi residuale.PARALLELE O
COMPLEMENTARI : l’Azione dell’Unione non interferisce con quella degli stati e
non preclude a quest’ultimi di esercitare la propria competenza.
31. nei settori di competenza concorrente, in quale misura gli stati
membri esercitano la loro competenza?
Elenco dei settori non è tassativo, in questi settori l’esistenza di una competenza
dell’Unione europea non fa venire meno le competenze per gli stati membri , i quali
dovranno tuttavia rispettare ed applicare gli atti dell’Unione , laddove questa abbia
esercitato la propria competenza. Quindi Unione e stai possono legiferare e
quest’ultimi esercitano la loro competenza nella misura in cui l’unione non ha
esercitato la propria o ha deciso di cessare di esercitarla . La competenza statale è
quindi residuale.
32. In che cosa si differenziano la procedura legislativa ordinaria e quelle
speciali?
ORDINARIA : ha applicazione generale ed è adottata congiuntamente dal
Parlamento e dal Consiglio su proposta della Commissione , è assolutamente
tipizzata.SPECIALE : si applica solo in casi specifici previsti dai trattati e prevede
l’adozione di una direttivada parte del Parlamento con la partecipazione del
Consiglio o viceversa. Questa è l’unica cosa che hanno in comune le procedure
speciali infatti il loro assetto di svolgimento è definito di volta in volta dai trattati.
33. Sulla base di quali criteri è possibile individuare la corretta base
giuridica di un atto?
Si inizia con l?individuazione dello scopo e del contenuto dell’atto , se la base
giuridica è di carattere generale occorre privilegiare quella più specifica , se lo stesso
atto persegue una pluralità di scopi la base deve essere dedotta dal “centro di gravità”
, e se non è possibile individuarlo l’atto…………….
34. Che cosa si intende per procedura passerella ?
È la seconda procedura di revisione semplificata, e consente il passaggio dalla
previsione che il Consiglio vota ad unanimità alla possibilità di deliberare a
maggioranza qualificata , o può anche essere il passaggio da una procedura
legislativa speciale ad una ordinaria.
35. In quali casi possono essere adottate procedure semplificate di
revisione dei trattati?
Per modiche totali o parziali della parte 3° del TFUE o per ottenere il passaggio da
una deliberazione del Consiglio ad unanimità ad una maggioranza qualificata, o per
ottenere il passaggio da una procedura legislativa speciale ad una ordinaria.
36. Quali procedure sono previste per la revisione dei trattati?
Sono previste 2 tipi di procedure , quella ordinaria e quella speciale che si
concretizza in due diversitipi di procedura semplificata .
37. In che cosa le procedure semplificate si differenziano dalla procedura
ordinaria di revisione di trattati?
La prima differenza tra la procedura semplificata e quella ordinaria è che viene
evitata la convocazione della convenzione e della CIG. La decisione del Consiglio
entra in vigore previa approvazione ( e non ratifica) degli stati membri. La seconda
differenza è che nella procedura semplificata l’iniziativa spetta al consiglio europeo e
al posto della ratifica degli stati è sufficiente la delibera ad unanimità del consiglio
europeo con approvazione del Parlamento europeo.
38. Illustrarle fasi della procedura ordinaria di revisione dei trattati.
39. Illustrare la categoria dei principi generali del diritto dell’unione
europea e fare qualche esempio.
Trovano espressione in determinate norme dei trattati alle quali viene attribuita
grande importanza ecarattere imperativo e inderogabile . Un esempio lampante è il
diritto di non discriminazione .
Che funzione hanno i principi generali del diritto ?
all’interno del sistema delle fonti hanno una funzione strumentale , sono infatti criteri
imperativi e tutte le norme sia quelle di diritto derivato sia non devono essere
interpretate alla luce dei principi generali. Fungono anche da parametro di legittimità
per gli atti delle istituzioni, questi infatti possono essere annullati se violano un
principio . Infine fungono anche da parametro di legittimità per alcuni
comportamenti degli stati membri.
40. in che cosa consistono i principi generali del diritto?
Sono una serie di principi propri dell’ordinamento europeo, considerati espressione
di un principio generale valente in ogni campo.Illustrare la categoria dei principi
generali del diritto comuni agli ordinamenti degli stati membri e fare qualche
esempio .I principi generali vengono desunti non dal diritto dell’unione ma
dall’esame parallelo dei vari ordinamenti nazionali . Tra questi vanno menzionati
sopratutto quelli inerenti al concetto di stato di diritto. Esempi pratici sono dati dal
principio di proporzionalità , dal principiò di legalità , da contraddittorio
41. quali sono le tipologie di accordi internazionali rilevanti per
l’ordinamento dell’unione?
Abbiamo 3 tipologie di accordi internazionali rilevanti per l’ordinamento
dell’unione:•accordi internazionali conclusi dall’unione europea.•Accordi
internazionali conclusi dagli stati membri.•Accordi internazionali conclusi
dall’unione e dagli stati membri.
42. che ruolo ha il diritto internazionale generale nell’ordinamento
dell’unione ?
In diritto internazionale svolge in primo luogo una funzione ermeneutica analoga a
quella dei principi generali del diritto. Costituisce anche un parametro di legittimità
degli atti delle istituzioni europee.
43. Qual è il regime comune degli atti normativi tipici?
Tutti gli atti normativi tipici devono sottendere :•obbligo di motivazione – la sua
omissione o la sua insufficienza comporta l’invalidità dell’atto . Parte integrante di
quest’obbligo è l’indicazione della base giuridica dell’atto . •Pubblicazione sulla
gazzetta ufficiale dell’unione europea.
44. quali sono gli atti tipici del diritto derivato ?
Gli atti tipici sono i regolamenti ,le direttive e le decisioni.
45. quali conseguenze ha la diretta applicabilità dei regolamenti?
l’adattamento interno degli ordinamenti ai regolamenti avviene in modo automatico
ed immediato , in quanto il regolamento ha un’efficacia diretta .quindi non si
necessita di leggi interne di attivazione per il suo recepimento e conferisce
direttamente diritti e obblighi agli stati membri e anche ai cittadini della sua
comunità.
46. descrivere i caratteri dei regolamenti dell’unione europea
47. spiegare il principio del primato del diritto dell’unione europea.
La capacità del diritto dell’unione europea di produrre effetti diretti all’interno degli
ordinamenti nazionali pone il problema dei conflitti che possono sorgere tra
norme dell’Unione e norme interne incompatibili. Le antinomie sono risolte
tramite il principio del primato del diritto dell’unione sulle norme interne con
esso in contrasto. secondo tale principio le norme nazionali non possono in
nessun modo ostacolare l’applicazione del diritto dell’unione all’interno degli
ordinamenti degli stati membri. Quindi la norma dell’unione prevale su quella
nazionale.
48. Cosa si intende per cammino comunitario della corte costituzionale?
Si parla di cammino comunitario della corte costituzionale italiane per indicare
l’evoluzione della giurisprudenza costituzionale sull’applicazione dei due principi
introdotti dalla corte di giustizia.
49. descrivere l’evoluzione della giurisprudenza della corte costituzionale
in materia di primato deldiritto dell’Unione.
Originariamente la corte costituzionale italiana poneva sullo stesso piano le norme
comunitarie e quelle ordinarie , dal momento che i trattati venivano recepiti con
legge ordinaria. Quindi l’applicazione si rifaceva alla logica della successione delle
leggi nel tempo. La Corte di giustizia asserì però il primato del diritto comunitario su
quello nazionale. Accolto questo assunto la Corte costituzionale stabilì che i giudici
comuni disapplicassero il diritto interno contrastante con quello europeo solo se si
trattava di norme nazionali previgenti. Assicurando quindi che sia competenza della
corte costituzionale Risolvere invece i conflitti tra norme interne successive e le
norme comunitarie. La Corte di giustizia anche in questo caso asserì che la
competenza è sempre del giudice . On una successiva sentenza la corte costituzionale
afferma che non vi può essere conflitto in quanto le norme europee e quelle statali
sono efficaci ognuno nei propri ordinamenti . I possibili conflitti che possono sorgere
vengono risolti dal criterio di competenza.
50. Cosa ha affermato la corte costituzionale italiana nella storica
sentenza granital del 1984?
Sentenza 170/1984la corte costituzionale sancisce il principio del primato con
riserva. I punti salienti:•le norme europee prevalgono su quelle nazionali di ogni
rango.•Questa prevalenza opera come prevalenza nelle materie di competenza
dell’Unione europea.•Si afferma la competenza dei giudici comuni per tutti i conflitti
tra norme interne e norme europee.•La teoria dualistica.•E il criterio della
competenza . Il giudice italiano dovrà accertare se la competenza sia
dell’ordinamento europeo o italiano e deve quindi applicare la norma
dell’ordinamento competente.
51. come devono essere risolti dal giudice nazionale i contrasti tra norme
interne di rango costituzionale e norme europee?
Il giudice deve rivolgersi alla corte costituzionale la qualr potrà dichiarare
incostituzionale la legge di autorizzazione alla ratifica del trattato istitutivo nella
parte in cui consente quella delega alla costituzione in violazione dei principi
supremi.
52. come devono essere risolti dal giudice nazionale i contrasti tra norme
interne di rango primarioe norme europee?
Se la normativa europea è direttamente applicabile non sussistono problemi. Se è
priva di effetti diretti , viene applicata la norme interna ; dopo l’attivazione sarà
applicata la nuova norma italiana.
53. in quali ipotesi il giudice nazionale può rivolgersi alla corte
costituzionale per risolvere una antinomia tra norma interna e norma
europea?
nell’ipotesi in cui la normativa europea sia in contrasto con i principi fondamentali
della costituzione o quando il giudice accerta che la norma interna sia in contrasto
con la norma europea priva di effetti, e impugna la legge italiana dinanzi alla corte
costituzionale.
54. come devono essere risolti dal giudice nazionale i contrasti tra norme
interne di rango secondario e norme europee?
La norma italiana è da considerare illeggittima per violazione indiretta dell’ordine di
esecuzione.
55. com’è configurato il sistema di tutela giurisdizionale dell’unione
europea ?
Che tipo che tipo di competenza hanno i giudici nazionali in tale sistema?Il sistema è
diviso in 2 livelli :•la corte di giustizia dell’unione europea.•Organi giurisdizionali
degli stati membri.I giudici nazionali hanno una competenza generale , quindi
tendenzialmente i soggetti interessati all’applicazione di una norma dell’unione
possono rivolgersi ai giudici nazionali per ottenere tutela giurisdizionale.
56. la competenza pregiudiziale della corte di giustizia è diretta o
indiretta? Perché?
la competenza pregiudiziale della corte di giustizia è indiretta , la corte infatti
conosce solo le questioni di diritto rimandate dal giudice nazionale e dopo la
pronuncia della corte la decisione spetta al giudice stesso.
57. quali sono le competenze dirette della corte di giustizia?
Le competenze dirette sono :•ricorsi per inadempimento = proposti nei confronti di
uno stato membro accusato di aver violato gli obblighi derivanti dai trattati.•Ricorsi
di annullamento = attraverso i quali viene contestata la legittimità di atti delle
istituzioni.•Ricorsi di carenza = attraverso i quali si vuole far constatare
l’illegittimità delle omissioni addebitabili alle istituzioni.
58. i giudici nazionali hanno la facoltà e l’obbligo di effettuare il rinvio
alla corte di giustizia?
I giudici nazionali non di ultima istanza non hanno un obbligo ma possono rinviare
alla corte di giustizia se lo ritengono necessario . Diversa faccenda è per quelli di
ultima istanza che inve hanno l’obbligo perentorio tranne in alcuni casi in cui il
rinvio può essere omesso fornendo una motivazione sulla mancanza .
59. quante e quali ipotesi di rinvio pregiudiziale sono previste ?
Sono previste solo 2 ipotesi :•sull’interpretazione dei tratti •sull’interpretazione degli
atti compiuti dalle istituzioni dell’unione .
60. descrivere a grandi linee come si articola la procedura avanti alla
corte di giustizia .
La procedura si sviluppa in due fasi , la prima scritta ( scambio e deposito di
memorie scritte ), la seconda fase è data dall’udienza con le parti dove avviene la
lettura o il deposito delle conclusioni dell’avvocato generale . Successivamente la
corte si riunisce in camera di consiglio per deliberare. La sentenza è letta in pubblica
udienza .
61. qual è stata l’evoluzione della tutela dei diritti fondamentali
nell’unione europea ?
Originariamente i trattai non facevano riferimento alla tutela dei diritti fondamentali,
infatti è la giurisprudenza della corte di giustizia a partire dagli anni 70 , ad iniziare a
teorizzare l’esistenza di principi generali in materia di tutela di diritti fondamentali ,
successivamente il TUE recepisce la giurisprudenza della corte . Al fine di conferire
una fonte più precisa si proprone di far aderire l’unione europea al CEDU . Progetto
ancor oggi arenato.
62. quale norma dei tratti disciplina la protezione dei diritti fondamentali
nell’ambito dell’unione?Quali strumenti normativi di tutela prevede ?
la norma dei trattati che disciplina la protezione dei diritti fondamentali nell’ambito
dell’unione è l’ art 6del TUE. Gli strumenti normativi sono:•carta dei diritti
fondamentali dell’unione europea.•CEDU.•Principi generali di cui fanno parte le
tradizioni costituzionali comuni agli stati membri.
63. A quali riferimenti normativi si è ispirata la corte di giustizia per
ricostruire i principi generali in materia di diritti fondamentali ?
alle tradizioni costituzionali comuni agli stati membri.
64. nella loro versione attuale i trattati autorizzano l’adesione dell’Unione
alla CEDU? Se si , a qualicondizioni e con quale procedura?
Quando sarà portato a termine il processo di adesione previsto dall’art. 6.2 TUE , la
CEDU avrà forza vincolante diretta anche nei confronti dell’unione europea , così
come adesso avviene nei confronti degli stati membri. Ciò consentirà alla corte
europea dei diritti dell’uomo di pronunciarsi anche sui casi di violazione della CEDU
che riguardino solo l’orinamento dell’unione senza coivolgere gli stati membri . Al
momento però e fino a quando l’adesione non sarà perfezionata , la CEDU
continuerà ad essere una fonte non direttamente vincolante per l’unione. In base
all’impostazione della corte di giustizia ,infatti, le tradizioni costituzionali comuni e i
trattati internazionali in materia di diritti fondamentali sono utilizzati in quanto fonte
di ispirazione per ricostruire i principi generali del diritto . Essi quindi non hanno
valore normativo immediato in ambito UE e non vincolano direttamente la corte di
giustizia .la mancata adesione formale dell’unione alla CEDU fa sorgere il problema
della responsabilità degli stati membri dinanzi agli organi della convenzione per
attività delle istituzioni europee , o per attività poste in essere dagli stati stessi in
esecuzione di atti delle istituzioni.
65. Qual è il valore giuridico della carta dei diritti fondamentali dell’UE?
Fino al tratto di Lisbona , la carta dei diritti non era un’autonoma fonte del diritto ,
ed era priva di valore giuridico vincolante. Tuttavia essa era utilizzata come
strumento interpretativo privilegiato per ricostruire la portata dei diritti fondamentali
protetti nell’ambito dell’unione europea. Il trattato di Lisbona ha definito il valore
giuridico della carta dei diritti , affermano che essa ha lo stesso valore giuridico dei
tratti . Sul piano della gerarchia delle fonti, la formula utilizza dal art. 6 TUE
implica che la carta dei diritti ha lo stesso rango , e quindi lo stesso carattere
cogente , delle norme del TUE e del TFUE.
66. come sono disciplinati i rapporti tra la corte dei diritti fondamentali
dell’UE e la CEDU.
Essi sono disciplinati da due articoli fondamentali : art. 52 e art.53 della carta . In
quest’ultimo la carta non impedisce l’applicazione della CEDU o delle altre foti
richiamate , nella misura in cui queste prevedano una tutela più ampia di quella
garantita dalla carta stessa. Con l’art 52 , par. 3 la carta deve garantire un livello di
protezione dei diritti almeno equivalente a quello garantito dalla CEDU , fatta salva
la possibilità che il diritto dell’unione preveda un livello di tutela superiore.
67. di quali diritti gode il cittadino dell’unione?
I cittadini dell’unione hanno un diritto generalizzato di circolazione e di soggiorno
nel territorio degli stati membri . Essi hanno anche il diritto di esercitare l’elettorato
attivo e passivo alle elezioni comunali ed europee nello stato membro di residenza ,
anche se diverso dallo stato di appartenenza . Inoltre ogni cittadino dell’unione gode,
nel territorio di una pese terzo nel quale lo stato membro di cui ha la cittadinanza non
è rappresentato , della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di
qualsiasi stato membro , alle stesse condizioni dei cittadini del suddetto stato. Infine i
cittadini dell’unione hanno anche il diritto di presentare petizioni al parlamento
europeo , il diritto di ricorrere al mediatore europeo , il diritto di rivolgersi alle
istituzioni e agli organi consultivi dell’unione in una delle lingue dei trattati e di
ricevere una risposta nella stessa lingua , il diritto alla presentazione di un’iniziativa
dei cittadini .
68. Qual è lo status di cittadino dell’unione ?
69. cosa stabiliscono i trattati in materia di libera circolazione dei
lavoratori autonomi?
La libertà di circolazione garantita dai trattati non riguarda solo i lavoratori
subordinati , ma anche gli operatori indipendenti degli stati membri , ossia
professionisti e prestatori di servizi , i quali hanno il diritto di spostarsi i un altro
stato membro per esercitarvi la propria attività.
70. Qual è la nozione di lavoratore per il diritto dell’unione ?
La nozione di lavoratore utilizzata nel trattato è una nozione di diritto dell’unione ,
autonoma ed uniforme , che va ricostruita non a partire dalle corrispondenti nozioni
dei diritti nazionali , ma alla luce dei principi che caratterizzano l’ordinamento
giuridico dell’unione. Secondo la corte di giustizia , la caratteristica essenziale del
rapporto di lavoro è la circostanza che una persona fornisca, per un certo periodo di
tempo , a favore di un’altra e sotto la direzione di quest’ultima , prestazioniin
contropartita dalle quali riceva una retribuzione .
71. che differenza c’è tra diritto di stabilimento e libera prestazione di
servizi ?
Il trattato detta una distinta disciplina per il diritto di stabilimento e la libera
prestazione dei servizi. Il diritto di stabilimento riguarda qualsiasi attività economica
di lavoro autonomo svolta in regime di non subordinazione e in modo stabile in uno
stato membro diverso da quello di origine ; mentre la libertà di prestazione dei
servizi riguarda sempre attività di lavoro autonomo , ma non prestato stabilmente in
uno stato membro diverso da quello di origine.
72. Qual è la nozione di servizi per il diritto dell’unione?
Sono considerate come servizi le prestazioni fornite normalmente dietro
retribuzione , in quanto nonsiano regolate dalle disposizioni relative alla libera
circolazione delle merci , dei capitali delle persone. Inoltre i servizi comprendono
anche attività di carattere industriale , attività di carattere commerciale , attività
artigiane , attività delle libere professioni.
73. cosa stabiliscono i trattati in materia di libera circolazione dei
lavoratori subordinati ?
Il principio della libera circolazione dei lavoratori subordinati all’interno dell’unione
consiste nel diritto degli stessi di circolare e soggiornare nel territorio dell’unione al
fine di esercitare la propria attività lavorativa negli stati membri , senza subire alcuna
discriminazione fondata sulla nazionalità per quanto riguarda l’impiego , la
retribuzione e altre condizioni di lavoro.
74. quali settori sono rispettivamente riconducibili allo spazio di libertà ,
allo spazio di sicurezza e allo spazio di giustizia ?
Le diverse materie incluse nel titolo V del TFUE sono articolate in 3 filoni :•Libertà :
visti ,immigrazione ed asilo , controlli alle frontiere esterne dell’unione.•Sicurezza :
cooperazione giuridica e giudiziaria in materia penale , cooperazione di
polizia.•Giustizia : accesso alla giustizia , cooperazione giuridica e giudiziaria in
materia civile .
75. cosa prevedono i trattati in materia di asilo ed immigrazione ?
L’unione sviluppa una politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e
di protezione temporanea , volta ad offrire uno status appropriato a qualsiasi
cittadino di un paese terzo che necessita di protezione internazionale e a garantire il
rispetto del principio di non respingimento . Un sistema europeo comune di asilo che
include :
uno status uniforme in materia di asilo a favore di cittadini di paesi terzi , valido in
tutta l’unione ; uno status uniforme in materia di protezione sussidiaria per i cittadini
di paesi terzi che , pur senza il beneficio dell’asilo europeo, necessitano di protezione
internazionale;un sistema comune volto alla protezione temporanea degli sfollati in
caso di afflusso massiccio.; procedure comuni per l’ottenimento e la perdita dello
status uniforme in materia d’asilo o di protezione sussidiaria ; criteri e meccanismi di
determinazione dello stato membro competente per l’esame di una domanda di asilo
o di protezione sussidiaria ; normeconcernenti le condizioni di accoglienza dei
richiedenti asilo o di protezione sussidiaria o temporanea . L’unione sviluppa una
politica comune dell’immigrazione intesa ad assicurare la gestione efficace dei flussi
migratori , equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornati
negli stati membri e la prevenzione e il contrasto dell’immigrazione illegale e della
tratta degli esseri umani .
76. cos’è e che funzioni ha l’ EUROPOL?
nell’ambito della cooperazione di polizia ha un ruolo molto importante l’ufficio
europeo di polizia ( EUROPOL) , che è un’ agenzia dell’unione con personalità
giuridica e con il compito di sostenere e potenziare l’azione del’ Autorità di polizia e
degli altri servizi incaricati dell’applicazione della legge degli stati membri e la
reciproca collaborazione nella prevenzione e lotta contro la criminalità grave che
interessa due o più stati membri , il terrorismo e le forme di criminalità che ledono
un interesse comune oggetto di una polita dell’unione 77. cosa prevedono i trattati
in materia di controlli alla frontiera ?
Il legislatore dell’unione è autorizzato ad adottare misure necessarie a : garantire
l’abolizione di qualsiasi controllo sulle persone , a prescindere dalla nazionalità ,
all’atto dell’attraversamento dellefrontiere interne ( cioè tra le frontiere degli stati
membri ) , salvo l’esercizio dei poteri di polizia da parte delle autorità nazionali che
non abbiano un effetto equivalente , con una parallela politica comune in materia di
visti e titoli di soggiorno ; garantire il controllo delle persone e la sorveglianza
efficace dell’attraversamento delle frontiere esterne , nonché la progressiva
instaurazione di un sistema integrato di gestione delle stesse ; organizzare il controllo
delle persone , fissando le condizioni alle quali i cittadini dei paesi terzi possono
liberamente ciroclare nell’unione per un breve periodo .
77. in che cosa consiste la cooperazione di polizia ?
Tale cooperazione riguarda in particolare : la raccolta , l’archiviazione , il
trattamento , l’analisi e lo scambio delle pertinenti informazioni ; un sostegno alla
formazione del personale e la cooperazione relativa allo scambio di personale , alle
attrezzatura e alla ricerca in campo criminologico ; le tecniche investigative comuni
ai fini dell’individuazione di forme gravi di criminalità organizzata . nell’ambito
della cooperazione di polizia ha un ruolo molto importante l’ufficio europeo di
polizia (EUROPOL) , che è un’ agenzia dell’unione con personalità giuridica e con il
compito di sostenere epotenziare l’azione del’ Autorità di polizia e degli altri servizi
incaricati dell’applicazione della legge degli stati membri e la reciproca
collaborazione nella prevenzione e lotta contro la criminalità grave che interessa due
o più stati membri , il terrorismo e le forme di criminalità che ledono un interesse
comune oggetto di una polita dell’unione .
78. quali sono le regole sulla concorrenza applicabili agli stati ?
79. Quali sono le caratteristiche del metodo della cooperazione
intergovernativa, nell'ambito del processo di integrazione europea?
Il secondo dopoguerra si caratterizza per una intensa cooperazione intergovernativa fra gli Stati, e
molti sono gli esempi di organizzazioni internazionali sorte in quel periodo. Fra le tante si pensi
alla OECE (16 aprile 1948) Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica,
successivamente divenuta OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico,
con il compito di amministrare gli aiuti del Piano Marshall. O ancora al Consiglio d’Europa il cui
scopo è promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di
soluzioni ai problemi sociali in Europa. Il metodo di integrazione della cooperazione
intergovernativa, che adotta, cioè, il metodo tradizionale, tipico del diritto internazionale è
caratterizzato dal fatto che nei principali organi dell’Organizzazione siedono persone che agiscono
in rappresentanza dello Stato di appartenenza e seguono le direttive imposte dal potere politico di
tale Stato. Sono quindi prevalenti gli organi di Stati. Un’altra caratteristica fondamentale di tale tipo
di integrazione è la prevalenza del principio dell’unanimità, infine la caratteristica della rarità o
l’assenza del potere di adottare atti vincolanti.
80. Descrivere le caratteristiche dell'integrazione secondo il metodo comunitario
Per quanto riguarda il metodo comunitario c’è la prevalenza di organi di individui. Le persone che
siedono nella maggior parte delle istituzioni comunitarie, cioè, rappresentano sé stesse, non lo Stato
di cui sono cittadine. Sono quindi portatrici di opinioni e scelte indipendenti. La seconda
caratteristica è la prevalenza del principio maggioritario. Una terza caratteristica può essere
individuata nella maggiore ampiezza, rispetto alla cooperazione intergovernativa, del potere di
adottare atti vincolanti. Gli atti adottati dall’organizzazione, cioè, non sono solo di natura
raccomandatoria, ma creano, a carico degli Stati, obblighi aggiuntivi rispetto a quelli assunti
con i Trattati istitutivi. Infine, una quarta caratteristica del metodo comunitario è la sottoposizione
degli atti delle Istituzioni ad un sistema di controllo giurisdizionale di legittimità. Esempi di
integrazione secondo il metodo comunitario sono : la CECA, la CED, la CPE
81. Descrivere le principali innovazioni introdotte dall'Atto Unico Europeo
L’Atto Unico Europeo è l’insieme delle disposizioni che modificano e completano i tre trattati
istitutivi delle comunità europee ( CEE, CECA, EURATON). Per la prima volta veniva
formalizzato il Consiglio Europeo. L’Atto Unico mirava alla realizzazione entro il
31.Dicembre.1992 del mercato intero, uno spazio senza frontiere interne che assicurasse la libera
circolazione delle merci, delle persone, dei servizi. L’Atto Unico ha anche previsto rilevanti
modifiche istituzionali, tra cui:
- Il passaggio dall’unanimità alla maggioranza per alcuni settori
- L’affidamento alla commissione di competenza esecutiva per gli atti adottati dal consiglio
- L’istituzione del Consiglio Europeo
- La creazione del Tribunale di I grado
- Il conferimento al Parlamento di un potere di parere conforme in materia di adesione e per gli
accordi di associazione
- Inoltre viene conferita la procedura di cooperazione grazie alla quale il Parlamento ha maggiori
opportunità di influire sulle deliberazioni del Consiglio.

82. Cosa significa l'espressione "Europa a più velocità" o "Europa a geometria


variabile"?
Significa l’esistenza di forme di cooperazione differenziata, cioè applicabile a un numero
ristretto di stati membri. Si ricorre alla cooperazione differenziata per evitare che l’opposizione
di un numero limitato di stati possa bloccare l’estensione della competenza comunitaria a nuovi
settori. Esempio di eu a più velocità in ambito comunitario è l’accordo Schengen.
83. Come e quando nasce l'Unione europea?
Nasce nel 1992 col Trattato di Maastricht dall’esigenza degli stati membri delle Comunità
europee di estendere la loro cooperazione a settori nuovi.
84. In che cosa consiste la struttura a "tre pilastri" dell'Unione europea?
Consiste nell’avere rappresentati diversi settori di competenza della Ue ovvero: la cooperazione
comunitaria, politica estera e sicurezza comune, giustizia e affari interni
85. Quali sono le principali novità introdotte dal Trattato di Lisbona?
86. Quali sono gli elementi di continuità e di discontinuità del Trattato di
Lisbona rispetto al Trattato costituzionale del 2004 (non ratificato)?
Continuità: trasformazione del Consiglio europeo in una istituzione dell’Ue,
rafforzamento del ruolo del presidente della Commissione, creazione di un
presidentepermanente del Consiglio europeo, struttura a pilastri abolita/semplificata,
soppressione della Ce sostituita dalla Ue, attribuzione all’Ue di personalità giuridica.
Discontinuità: non si abrogano il Tue e il Tce ma ci si limita a emendarli: i Trattati
restano due ma subiscono modifiche importanti, non vengono più usati i termini
Costituzione e costituzionale e viene soppresso articolo sui simboli dell’Ue (motto,
bandiera), si inseriscono nei trattati numerosi meccanismi di garanzia per gli stati
membri.
87. Descrivere la composizione della Corte di giustizia dell'Unione europea.
Composta da un giudice per stato membro ed è assistita da avvocati generali. Questi
sono scelti tra personalità che hanno garanzie di indipendenza e che soddisfino gli
articoli 253 e 254 del trattato sul funzionamento dell’Ue. Si compone di: Corte di
Giustizia, Tribunale, Tribunali specializzati.
88. Descrivere le funzioni della Corte di giustizia.
E’ l’istituzione giurisdizionale dell’Ue e assicura il rispetto del diritto
nell’interpretazione dei Trattati in via pregiudiziale su richiesta delle giurisdizioni
nazionali, interpreta il diritto e validità degli atti adottati da istituzioni. Ha poi anche
funzioni consultive in base alle quali è chiamata ad esprimere pareri sui ricorsi presentati
da uno stato membro, da un’istituzione o persona fisica.
89. Descrivere le competenze del Tribunale dell'Unione europea.
E’ giudice di primo grado nelle materie di sua competenza, è il primo giudice a
pronunciarsi sulle cause che rientrano nella sua competenza. Lo è di secondo grado nelle
decisioni dei tribunali specializzati e qui il verdetto è definitivo, salvo in casi eccezionali
di riesame da parte della corte di giustizia e su iniziativa del primo avvocato generale.
90. Descrivere la composizione del Tribunale dell'Unione europea.
Si compone di un giudice per ogni stato membro, oggi sono 28, ma non ci sono, seppur
previsto, avvocati generali ad assistere il tribunale.
91. Quali ragioni hanno portato all'istituzione del Tribunale dell'Unione
europea?
Per migliorare il sistema comunitario di tutela giurisdizionale, prevedendo un doppio
grado di giustizia e alleggerire il carico di lavoro sempre crescente della Corte di
Giustizia e abbreviando così i tempi di giudizio davanti la Corte.
92. Cosa sono i tribunali specializzati e come vengono istituiti?
Sono tribunali che affiancano il tribunale e deliberano in primo grado su materie specifiche.
L’istituzione di questi tribunali avviene attraverso un regolamento che stabilisce la composizione
e le competenze. Ad istituirli sono il Pe e il Consiglio.
93. Descrivere la competenza del Tribunale della funzione pubblica.
E’ competente in primo grado a pronunciarsi sulle controversie tra le varie comunità e i loto
agenti, comprese le controversie tra organismi e il loro personale (il cosiddetto contenzioso del
personale)
94. Descrivere le funzioni della Corte dei conti dell'Unione europea.
Ha funzioni di controllo e consultive, assiste l’autorità di Bilancio nell’esercizio dellafunzione di
controllo sull’esecuzione del Bilancio, assicura il controllo sulla gestione finanziaria dell’Ue.
95. Descrivere la composizione della Corte dei conti dell'Unione europea.
E’ composta da un cittadino di ciascuno stato membro che agisce in piena indipendenza e
nell’interesse generale dell’Ue. Sono designati dai governi tra le personalità che hanno fatto parte
di istituzioni nazionali di controllo esterno o che hanno una specifica funzione qualificata.
96. Gli atti della Corte dei conti sono impugnabili? Perché?
Non sono impugnabili in quanto atti non vincolanti.
97. Quali sono le articolazioni interne della BCE? E quali funzioni hanno?
Comitato esecutivo: organo permanente a cui compete la gestione corrente della Banca e
l’attuazione degli indirizzi di politica monetaria del Consiglio direttivo. Consiglio direttivo: cui
spettano le definizioni degli indirizzi della SEBC e della politica monetaria dell’Ue e funzioni
consultive che Trattato della Bce gli attribuisce.
98. Illustrare il ruolo e le funzioni del SEBC (Sistema europeo delle Banche
centrali).
Sebc ha il compito di mantenimento della stabilità dei prezzi e agisce in conformità alprincipio di
un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza. Insieme alla Bce ha il compito di definire
e attivare la politica monetaria dell’Ue, svolgere le operazioni sui cambi, detenere e gestire le
riserve ufficiali in valuta estera degli stati, promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di
pagamento.
99. Illustrare il ruolo e le funzioni della BCE (Banca centrale europea).
La Bce ha il diritto esclusivo di autorizzare emissione di banconote in euro all’interno dell’Ue
100. Come è mutato il ruolo della BCE a seguito della crisi del debito
sovrano?
La crisi del debito sovrano ha ampliato le funzioni della Bce, anche se questo suscita perplessità
per quanto attiene il principio democratico. All’ampliamento non è infatti seguita l’introduzione
da parte del Pe di poteri di controllo sull’attività della Bce.
101. Descrivere ruolo, composizione e funzioni del Comitato economico e
sociale.
Organo consultivo dell’Unione è composto da rappresentanti delle organizzazioni di datori di
lavoro, lavoratori dipendenti, altri rappresentanti della società civile, Ha funzioni consultive nei
confronti del Pe, del Consiglio e della Commissione.
102. Descrivere ruolo, composizione e funzioni del Comitato delle Regioni.
Organo consultivo dell’Ue è composto da rappresentanti delle collettività regionali e locali titolati
di un mandato elettorale. Può formulare pareri di propria iniziativa nei confronti del Pe.
103. Che competenze hanno l'Eurojust e l'Europol?
Eurojust: ha competenza in materia di lotta alla criminalità e opera nel settore della cooperazione
giudiziaria e di polizia. Europol: ha il compito di sostenere e potenziarel’azione delle polizie degli
stati membri e la reciproca collaborazione nella lotta e nella prevenzione contro criminalità e
terrorismo.
104. Quali possono essere gli obiettivi e i compiti delle agenzie europee?
Possono essere molteplici: funzione di informazione e coordinamento, potere di adottare
decisioni individuali vincolanti e un potere di raccomandazione, o anche sviluppare il know-how
scientifico n certi settori.
105. Qual è la ragione dell'istituzione di agenzie europee?
Una logica di decentralizzazione funzionale e territoriale è la ragione dell’istituzione delle
agenzie europee. Hanno infatti compiti delegati dalle istituzioni europee e sono localizzate in
modo sparso negli stati membri.
106. Spiegare la distinzione tra atti vincolanti e atti non vincolanti.
La distinzione è introdotta dal Trattato di Lisbona.
107. Quali sono le fonti primarie e le fonti derivate del diritto europeo?
Fonti primarie: trattati istitutivi dell’Ue e derivate: regolamenti, direttive, decisioni che si
distinguono in atti vincolanti e non vincolanti (raccomandazioni e pareri).
108. Illustrare la differenza tra atti legislativi, atti non legislativi, atti di
attuazione e atti di esecuzione introdotta dal Trattato di Lisbona
Legislativi=atti adottati mediante procedura legislativa. Delegati: atti di portata generale che un
atto legislativo può delegare la Commissione ad attore per integrare omodificare propri elementi
non essenziale. Di esecuzioni: atti previsti da un atto legislativo quando la necessità di
un’esecuzione suggerisce che non siano gli stati ad adottare le misure necessarie per l’attuazione
delle normative europee ma sia la Commissione a farlo. La categoria degli atti non legislativi è
definita per esclusione; quelli in cui non è prevista una procedura legislativa (tutti quelli delle
istituzioni diverse da Pe e consiglio)
109. Descrivere la gerarchia delle fonti del diritto dell'Unione europea.
Trattati (tue e Tfue), Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, principi generali di diritto,norme del
diritto internazionale generali e accordi internazionali conclusi dall’Ue, attilegislativi adottati
dalle istituzioni europee, atti di attuazione o di esecuzione adottati da Commissione o Consiglio.
39. Quali conseguenze comporta la natura legislativa o non legislativa di un atto giuridico
dell'Unione?
Che i lavori del Consiglio per l’adozione di un atto legislativo devono svolgersi in seduta
pubblica, solo su atti legislativi c’è il controllo dei parlamenti nazionali sul rispetto del principio
di sussidiarietà; le condizioni di ricevibilità dei ricorsi di annullamento delle persone fisiche o
giuridiche che sono più severe se l’atto impugnato ha natura legislativa.
110. Qual è la natura giuridica dei Trattati istitutivi?
Hanno la natura giuridica dei trattati internazionali, sono stati adottati secondo i procedimenti di
formazione dei trattati internazionali, sono sottoposti alla Convenzione di Vienna e sono
modificabili attraverso la complessa procedura di revisione dei trattati che richiede
l’approvazione unanime e la ratifica di tutti gli Stati contraenti. Hanno dunque una natura
Costituzionale.
111. Cosa si intende per "procedura passerella"?
E’ la seconda procedura semplificata, così chiamata perché consente il passaggio dalla previsione
che il Consiglio voti all’unanimità alla possibilità di deliberare a maggioranza qualificata, oppure
il passaggio da procedura legislativa speciale a ordinaria.
112. In quali casi possono essere adottate procedure semplificate di
revisione dei Trattati?
Quando il governo di uno stato membro, Pe o Commissione sottopongono al consiglio eu progetti
per modificare in tutto o in parte le disposizioni della terza parte del Trattato sul funzionamento
dell’Ue u politiche e azioni interne all’Ue.
113. Quali procedure sono previste per la revisione dei Trattati?
1 procedura di revisione ordinaria, 2 procedure di revisione semplificate. Entrambe richiedono il
consenso degli stati membri. Sono poi previste procedure speciali che permettono di modificare
solo alcuni articoli o aspetti specifici.
114. In che cosa le procedure semplificate si differenziano rispetto alla
procedura ordinaria di revisione dei Trattati?
Si evita la convocazione della convenzione essendo affidato al Consiglio eu il compito di definire
le modifiche con propria decisione. L’entrata in vigore è previa “approvazione” e non “ratifica”
degli stati membri e ciò semplifica.
115. Illustrare le fasi della procedura ordinaria di revisione dei Trattati.
Le prime fasi hanno natura preparatoria e si svolgono all’interno del circuito istituzionale dell’Ue.
Presentazione al consiglio di un progetto di modifica dei trattati da parte di uno degli stati
membri; trasmissione del progetto dal consiglio al Consiglio eu e notifica al Pe; decisione del
consiglio eu. Ratifica delle modifiche da parte di tutti gli stati membri.
116. Illustrare la categoria dei principi generali del diritto dell'Unione
europea e fare qualche esempio.
Es: principio di non discriminazione, di libera circolazione, della tutela giurisdizionale effettiva.
117. Che funzione hanno i principi generali del diritto?
Quello di operare indirettamente da parametro di legittimità per alcuni comportamenti degli stati
membri. Hanno una funzione strumentale prima di tutto come criteri interpretativi delle altri fonti
di diritto.
118. In che cosa consistono i principi generali del diritto?
Sono serviti a consentire una più compiuta ricostruzione di un dettato normativo generico o
incompleto, o a rafforzare una certa interpretazione di disposizioni che potevano avere più
significati.
119. Illustrare la categoria dei principi generali del diritto comuni agli
ordinamenti degli Stati membri e fare qualche esempio.
Sono desunti non dal diritto dell’Unione ma dall’esame parallelo dei vari ordinamentinazionali.
Es: principio di legalità, della certezza del diritto, del legittimo affidamento, del contraddittorio di
proporzionalità.
120. Quali sono le tipologie di accordi internazionali rilevanti per
l'ordinamento dell'Unione?
Sono di 3 tipi: accordi internazionali conclusi dall’Ue, dagli stati membri, e da Ue+stati membri
(detti accordi misti) con stati terzi
121. Che ruolo ha il diritto internazionale generale nell’ordinamento
dell’Unione?
Sono subordinati ai trattati e devono rispettarli altrimenti l’accordo è illegittimo; sonoanche
subordinati ai principi generali in particolare a quelli relativi alla tutela dei
122. Come è avvenuta l'adesione dell'Italia alle Comunità europee?
Attraverso l’articolo 11 della Costituzione, letto dalla Corte Costituzionale come
un’autorizzazione a cedere parte della sovranità nazionale per aderire “in condizione di parità con
gli altri Stati” alla Comunità europea. Inizialmente era stato pensato per consentire all’Italia di
partecipare all’Onu.
123. Quali sono le istituzioni di controllo dell'Unione europea?
Sono 7 e sono denominati istituzioni per l’importanza delle funzioni che svolgono:
Parlamento europeo, Consiglio europeo, Consiglio, Commissione europea, la corte
diGiustizia della Ue, la Banca Centrale Europea, la Corte dei Conti. 4 sono politiche, 2 di
controllo e 1 (la Bce) è specializzata.
124. Quali sono le istituzioni politiche dell'Unione europea?
125. La cittadinanza dell'Unione europea: i requisiti dello status di cittadino
europeo e i diritti del cittadino europeo. Elementi di criticità della nozione di
cittadinanza europea
Tra le più importanti novità apportate dal Trattato di Maastricht ci sono le disposizioni in materia
di cittadinanza. Ai sensi dell’art. 20, par. 1: è cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza
di uno stato membro. Secondo un’autorevole dottrina l’uso del termine “cittadinanza”, appare
improprio in un contesto di organizzazione internazionale qual è quello dell’Unione. La
cittadinanza è infatti lo status politico e giuridico che lega un individuo al proprio sovrano, cioè al
proprio Stato. Con il Trattato di Amsterdam fu in seguito aggiunta la precisazione che la
cittadinanza dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce
quest’ultima.
126. Quali sono i principali elementi di innovazione introdotti dal Trattato di
Amsterdam?
Il Trattato di Amsterdam fu firmato il 2 ottobre 1997 dagli allora quindici Stati membri dell’Uni
Europea ed entrò in vigore il 1° maggio 1999. È un trattato di emendamento, che reca solo aggiunte,
modifiche o abrogazioni delle norme dei trattati istitutivi ai quali rinvia.
Esso ha introdotto importanti elementi di innovazione, tra i quali:
1. la “comunitarizzazione” di alcune materie, che dal terzo pilastro sono passate al primo pilastro
“comunitario”.
2. La conseguente ridenominazione del terzo pilastro in “Cooperazione di polizia e giudiziaria in
materia penale”.
3. L’integrazione degli accordi di Schengen, inizialmente nati al di fuori del contesto
comunitario, nei trattati europei.
4. l’introduzione della “cooperazione rafforzata” che consente agli Stati membri, che lo ritengono
opportuno e ne posseggono i requisiti, di stipulare intese che escludono gli Stati che non vogliono o
non possono, per mancanza dei requisiti richiesti, parteciparvi.
5. La codificazione dei valori fondanti dell’Unione, tra i quali vengono ricordati i principi di libertà,
democrazia e rispetto dei diritti della persona e delle libertà fondamentali, oltre che dello Stato di
diritto.
127. Il Trattato "costituzionale" europeo: l'iter per la sua adozione ed il suo
contenuto
Il Trattato “costituzionale” è stato il risultato di un processo alquanto lungo.
Nel 2001 veniva assegnata alla Convenzione il compito di delineare i tratti essenziali di una
“Costituzione” europea “alla quale attribuire il compito di rimediare alle anomalie genetiche delle
Istituzioni europee e di creare un sistema istituzionale e decisionale meno complicato, più elastico e
più adeguato per il funzionamento di una Unione europea allargata”. Il testo, adottato nel 2003, era
stato radicalmente modificato in sede di Conferenza intergovernativa, anche se la struttura
complessiva del testo non veniva toccata. Il testo modificato all’esito della Conferenza
intergovernativa veniva approvato il 18 giugno 2004 e firmato a Roma il 29 ottobre dello stesso
anno. All’esito del risultato negativo dei referenda francese ed olandese del 2005, i Capi di Stato e
di governo, decisero di avviare un “periodo di riflessione” che si è protratto per ben due anni fino
alla Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007 e concluso con la decisione di abbandonare
definitivamente il Trattato “costituzionale”, è stato affidato ad una Conferenza intergovernativa il
compito di approvare un ulteriore Trattato di riforma dei trattati. Anche la COSAC (Conferenza
degli organi specializzati negli affari comunitari ed europei dei Parlamenti dell’Unione europea)
nel maggio 2007 esprimeva la necessità della convocazione di una Conferenza intergovernativa cui
conferire un mandato ben preciso per l’approvazione di un testo La Conferenza intergovernativa,
che ha dato inizio ai suoi lavori il successivo 23 luglio 2007, ha elaborato un nuovo Trattato di
riforma il cui testo è stato approvato il 19 ottobre 2007, firmato a Lisbona il 13 dicembre dello
stesso anno ed entrato in vigore il 1° dicembre 2009
128. Il Trattato di Lisbona: l'iter per la sua entrata in vigore e le principali
innovazioni
Il Trattato fu firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007 e sarebbe dovuto entrare in vigore il 1°
gennaio 2009. Dopo che molti Stati membri avevano già ratificato, però, il referendum tenutosi in
Irlanda nel giugno 2008 ebbe esito negativo, facendo di nuovo svanire la possibilità di una ratifica
unanime e senza ostacoli. Alla data originariamente prevista di entrata in vigore del Trattato, infatti,
mancavano ancora le ratifiche di Irlanda, Polonia, Germania e Repubblica Ceca. Dopo lunghi
negoziati, al Consiglio europeo di Bruxelles del giugno 2009 fu trovato l’accordo politico. Gli
altri Stati membri offrirono all’Irlanda garanzie giuridiche su tre temi (materia fiscale, neutralità
militare, diritto alla vita ed aborto) ritenuti particolarmente sensibili dall’opinione pubblica e dal
Governo irlandese. In cambio l’Irlanda tenne allora un secondo che ebbe esito positivo.
Anche l’euroscettico Presidente della Repubblica Ceca KLAUS si rifiutava di firmare il Trattato ma
si trovò l’accordo che consentì il completamento di tutte le procedure di ratifica. Completati gli
ultimi adempimenti tecnici le modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona ai Trattati di Roma e di
Maastricht entrarono in vigore il 1° dicembre 2009. Per quanto riguarda le principali novità
introdotte dal Trattato di Lisbona c’è un aspetto terminologico importante: il Trattato istitutivo
della Comunità europea, ora viene denominato «Trattato sul funzionamento dell’Unione europea»
(TFUE, 358 articoli) con conseguente soppressione dei termini «Comunità» e «comunitario»
(sostituiti da «Unione» e «dell’Unione»), ha lo stesso «valore giuridico» del Trattato istitutivo
dell’Unione europea (TUE, 55 articoli), mentre «L’Unione sostituisce e succede alla Comunità
europea» (art. 1 TUE). L’art. 2 TUE individua i caratteri fondamentali dell’Unione: «L’Unione si
fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza,
dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a
minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo,
dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e
uomini»
129. Il recesso di uno Stato membro dall'Unione
Per quanto riguarda il recesso di uno Stato membro dall’Unione, il Trattato di Lisbona lo ha
disciplinato espressamente, inserendo nel TUE l’art. 50 che, al par. 1, prevede che «ogni Stato
membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione».
Lo Stato «notifica tale intenzione al Consiglio europeo» e stipula un accordo con l’Unione «volto a
definire le modalità del recesso». Nel momento in cui entra in vigore l’accordo, «i trattati cessano di
essere applicabili allo Stato interessato». Se manca l’accordo, i trattati cessano di essere applicabili
due anni dopo la notifica. È comunque possibile ri-aderire all’Unione dopo esserne usciti.
130. L'allargamento dell'Unione: descrivere l'attuale situazione con
riguardo agli Stati candidati e potenziali candidati all'Unione europea
Ad oggi, vi sono cinque Stati ufficialmente candidati: Albania, Turchia, Ex Repubblica Jugoslava
di Macedonia, Montenegro e Serbia e due Stati potenziali candidati: Kosovo e Bosnia-Erzegovina
ed uno (l’Islanda) che ha ritirato la domanda di ammissione. Riguardo alla Turchia, i cui rapporti
giuridico-economici risalgono al 1959, le condizioni non sembrano ancora mature. Il “non
gradimento” di alcuni Stati, come Francia e Germania, all’ingresso di un partner così “ingombrante”
per dimensioni territoriali, popolazione e peso politico e militare rappresenta il maggior elemento di
difficoltà. Riguardo alla ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, che si è candidato dal dicembre
2005, sussistono ancora numerose problematiche da risolvere ma c’è una tendenza positiva. Ben
poca disponibilità viene dalla Greca dovuta alla questione del nome che questo Stato dovrà
assumere. Riguardo al Montenegro, la candidatura fu presentata a dicembre 2008. A dicembre 2014
risultano aperti e chiusi, in via provvisoria, i primi due chapters di negoziato, mentre altri sedici sono
stati aperti. Riguardo alla Serbia, la candidatura fu presentata a dicembre 2009 e lo status di
candidato fu attribuito dal Consiglio europeo a marzo 2012 grazie ai progressi raggiunti. Riguardo
all’Albania, la candidatura venne presentata ad aprile e, a novembre 2010, la commissione emanò il
primo parere positivo. Con riguardo ai due Stati potenziali candidati: la Bosnia-Erzegovina è ancora
lontana dal rispetto dei parametri europei necessari per dare inizio al processo di adesione che, di
fatto, è fermo. Con riguardo al Kosovo, segnali positivi arrivano sia dal dialogo avviato con la
Serbia, sia dal rinnovato impegno verso l’Unione testimoniato anche dalla creazione del Consiglio
nazionale per l’integrazione europea
131. L'Unione europea e la soggettività delle Organizzazioni internazionali
L’Unione europea va inquadrata nella categoria delle organizzazioni internazionali anche se parte
della dottrina, e la stessa giurisprudenza della Corte Costituzionale preferiscono definire l’Unione
come una organizzazione «quasi-federale» e/o «sovranazionale».
Uno Stato federale non fonda, la propria organizzazione interna su un trattato internazionale e non è
una struttura di cooperazione a partecipazione volontaria e contrattualistica come, invece, accade
nelle organizzazioni internazionali. Le organizzazioni internazionali non sono soggetti
internazionali dal punto di vista teorico-generale dato che, nell’ordinamento internazionale, tale
qualità spetta solo a quegli enti (come gli Stati e gli insorti) che riescono a manifestarsi, come
effettivamente indipendenti. Qualunque ente è privo di soggettività internazionale perché manca
della capacità di esprimere una volontà politica e, men che mai, di imporla ai soggetti internazionali
che le compongono, cioè gli Stati, di cui restano strumenti ed interpreti della loro volontà politica.
Il fatto che un’organizzazione, possa stipulare trattati e/o essere destinataria, attiva e passiva, di
norme giuridiche non significa che sia anche un «soggetto» se, a monte, manca la capacità politica.
132. Descrivere gli elementi di criticità della nozione di
sovranazionalità dell'Unione europea
Parlare di sovranazionalità dell’UE pone alcune criticità. In primo luogo, i dati normativi
dimostrerebbero la sovranazionalità dell’Unione si possono spiegare in termini di delega
(revocabile) di competenze degli Stati membri all’organizzazione e conseguente esercizio da parte
dell’ente di competenze di attribuzione, senza bisogno di postulare cessioni di sovranità statale.
In secondo luogo, l’affermazione secondo cui l’ente sovranazionale avrebbe poteri propri e capacità
di attuare le proprie determinazioni in quanto manifestazioni di una base sociale dell’Unione
autonoma ed originaria non trova riscontro nella realtà, giuridica e politica, dell’integrazione
europea. La presunta base sociale dell’Unione non è, infatti, autonoma ed originaria. Infine, parlare
di sovranazionalità significa pretendere di spiegare qualcosa che appartiene alla categoria del
pensiero politico (la sovranità) facendo ricorso, viceversa, a nozioni e strumenti del pensiero
giuridico. La sovranità è un dato politico costitutivo dell’ente-soggetto, non una nozione giuridica
divisibile. La sovranità è un fenomeno presupposto ed indipendente rispetto al diritto che lo può
solo descrivere e regolare successivamente, ma non modificare nei suoi tratti costitutivi.
133. Attraverso quali meccanismi l'ordinamento italiano si adatta al
diritto dell'Unione europea?
Per «adattamento» di un sistema giuridico ad un altro si intende l’immissione e l’applicazione delle
norme dell’uno all’interno dell’altro ne segue che per adattare il proprio ordinamento alle norme e
alle sentenze delle organizzazioni internazionali di cui è membro, lo Stato appronta nel diritto
interno meccanismi e procedure che attribuiscono effetti giuridici, diretti o indiretti, a tali atti
internazionali. Nell’ordinamento italiano l’adattamento ai trattati di integrazione è sempre avvenuto
con il procedimento speciale dell’ordine di esecuzione, ossia emanando un «atto mediante il quale
lo Stato, per dare piena ed intera esecuzione al trattato, rinvia in blocco alle norme in esso
contenute». Una volta in vigore il trattato non vi è più necessità, dunque, di ulteriori atti di
adattamento da parte dello Stato membro. In generale, l’ordine di esecuzione può essere contenuto
in una legge costituzionale, in una legge ordinaria o anche in un decreto amministrativo.
Dato che l’ordine di esecuzione del TCE fu dato con legge ordinaria e non costituzionale, si pose
subito il problema di proteggere il diritto comunitario da eventuali successive leggi interne difformi
che avrebbero violato l’obbligo di garantire sempre e comunque la prevalenza del diritto
comunitario su quello interno. Per raggiungere tale scopo, la Corte Costituzionale distinse i trattati
di integrazione europea da tutti gli altri trattati internazionali e decise di proteggere il diritto
comunitario mediante l’art. 11 della Costituzione e tutti gli altri trattati, invece, mediante l’art. 117,
par. 1. La Corte costituzionale ha definitivamente accolto tale impostazione dei rapporti tra diritto
comunitario e diritto interno nella sentenza Granital del 1984, nella quale riconobbe il potere di
qualunque giudice nazionale di disapplicare direttamente il diritto interno in contrasto con il diritto
comunitario allo scopo di garantire l’incondizionato ed immediato primato di quest’ultimo. Le
uniche norme della Costituzione che non possono mai subire deroghe ad opera di norme di diritto
internazionale sono i «principi supremi» o «fondamentali» dell’ordinamento costituzionale.
134. Attraverso quali strumenti il diritto dell'Unione europea
viene attuato nell'ordinamento statale e regionale italiano?
In tema di adeguamento legislativo si giunse ad una prima disciplina organica del meccanismo di
adeguamento con la Legge La Pergola del 1989 e poi con la Legge Buttiglione del 2005 che
introducevano lo strumento della «legge comunitaria», da emanarsi ogni anno ed avente ad oggetto
gli obblighi comunitari che nel periodo de quo dovevano essere adempiuti dall’Italia. Questo è stato
superato con l’abrogazione della Legge Buttiglione con la Legge 24 dicembre 2012 che introduce
alcune novità: più partecipazione del Parlamento e delle autonomie locali alla fase di formazione
delle normative e delle politiche europee, maggiore rapidità nell'attuazione delle direttive, nuova
disciplina di materie che interessano i rapporti tra lo Stato nazionale e l’Unione Europea. Il
Parlamento ha diritto ad essere consultato ed informato dal Governo prima e dopo le riunioni del
Consiglio europeo e del Consiglio.
Con riguardo poi ai progetti di atti legislativi, ciascuna Camera può poi chiedere al Governo di
«apporre in sede di Consiglio la riserva di esame parlamentare» sull’atto. A quel punto, il Governo
procede alle attività di propria competenza nel processo decisionale europeo solo dopo la
conclusione dell’esame o, in mancanza di una pronuncia del Parlamento, decorsi trenta giorni.
Per quanto riguarda la partecipazione delle Regioni, delle Province autonome e delle autonomie
locali, è prevista la prevede la possibilità per la Regione, nelle materie di loro competenza, di
partecipare alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono
all’attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali.
135. Il principio di attribuzione: definizione e riferimenti normativi
Inizialmente la CEE aveva competenza in pochi settori quali, ad esempio, la libera circolazione dei
beni, dei servizi, dei lavoratori e dei capitali, l’agricoltura, la concorrenza, i trasporti ed il
commercio. Già nel corso degli anni successivi alla sua creazione, però, nuove competenze le
vennero attribuite dagli Stati membri. Per quanto riguarda i principi che regolano l’esercizio delle
competenze dell’Unione europea, va innanzitutto richiamato il principio di attribuzione disciplinato,
con riguardo all’Unione nel suo complesso, dall’art. 5, par. 1-2, TUE. La delimitazione delle
competenze dell’Unione si fonda sul principio di attribuzione. In virtù del principio di attribuzione,
l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri
nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Qualsiasi competenza non attribuita
all’Unione nei trattati appartiene agli Stati membri. Gli Stati membri attribuiscono competenze
all’Unione secondo tre diverse «categorie» cui si riferiscono. L’Unione può quindi avere una
competenza «esclusiva», «concorrente» e «di sostegno, coordinamento o completamento». Le
competenze esclusive consentono solo all’Unione di «legiferare e adottare atti giuridicamente
vincolanti» e gli Stati membri «possono farlo autonomamente solo se autorizzati dall’Unione.
Le competenze concorrenti, cioè ripartite tra Unione e Stati membri pongono il problema di
delimitare le rispettive sfere di competenza e di azione.
136. Definire i principi di sussidiarietà e proporzionalità e descriverne
funzionamento, limiti di applicazione e conseguenze della loro violazione
Qualsiasi competenza non attribuita all’Unione nei trattati appartiene agli Stati membri. Gli Stati
membri attribuiscono competenze all’Unione secondo tre diverse «categorie» cui si riferiscono
L’Unione può quindi avere una competenza «esclusiva», «concorrente» e «di sostegno,
coordinamento o completamento». Le competenze esclusive consentono solo all’Unione di
«legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti» e gli Stati membri «possono farlo
autonomamente solo se autorizzati dall’Unione. Le competenze concorrenti, cioè ripartite tra
Unione e Stati membri pongono il problema di delimitare le rispettive sfere di competenza e di
azione. A ciò provvede il principio di sussidiarietà., in base al quale:
«nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli
obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati
membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o
degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione».
Il principio di sussidiarietà è fondamentale per disciplinare il difficile e complesso rapporto tra
l’azione dell’Unione e quella degli Stati membri.
Necessario complemento del principio di sussidiarietà è il principio di proporzionalità secondo cui
una volta acclarata la legittimità dell’azione europea in via sussidiaria «il contenuto e la forma
dell’azione dell’Unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei
trattati». Questo principio fissa, per così dire, un «limite quantitativo», ossia di congruità, all’azione
europea onde evitare che gli strumenti di intervento prescelti siano eccessivamente onerosi ed
impegnativi. La violazione del principio di sussidiarietà è un vizio rilevabile dalla Corte di Giustizia
137. Descrivere composizione, funzioni, competenze e modalità d'azione
del Consiglio europeo
Ai sensi dell’art. 15, par. 1-2, TUE: «il Consiglio europeo dà all’Unione gli impulsi necessari al suo
sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali. Non esercita funzioni
legislative ed è composto dai Capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal
Presidente della Commissione. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica
di sicurezza partecipa ai lavori». Ai sensi dell’art. 15, par. 3, poi, il Consiglio europeo «si riunisce
due volte a semestre su convocazione del presidente. Se l’ordine del giorno lo richiede, ciascun
membro del Consiglio europeo può decidere di farsi assistere da un ministro e il Presidente della
Commissione da un membro della Commissione. Se la situazione lo richiede, il presidente convoca
una riunione straordinaria». Con il Trattato di Maastricht il Consiglio europeo è stato formalmente
inserito nella struttura dell’Unione e con il Trattato di Lisbona ha ricevuto la qualifica di
«istituzione». Si riunisce in sessione «ordinaria», «straordinaria» in occasione di eventi gravi ed
imprevisti(come, ad esempio, l’11 settembre) oppure in sessione «speciale» per affrontare questioni
specifiche. Il Consiglio europeo «si pronuncia per consenso [ossia senza votare], salvo nei casi in
cui i Trattati dispongano diversamente».
138. Descrivere composizione, funzioni, competenze e modalità d'azione del
Consiglio
Il Consiglio può considerarsi il “legislatore” dell’Unione dato che «il suo ruolo principale è quello
di prendere decisioni di carattere “legislativo”». In Consiglio vi sono attualmente 28 seggi. A
rotazione semestrale ciascuno Stato membro ne assume la Presidenza ed è, perciò, incaricato di
dirigerne i lavori e prepararne l’agenda. Gli atti del Consiglio non sono giuridicamente imputati a
ciascuno Stato membro ma all’Unione: questo consente alla Corte di Giustizia di sindacarne la
legittimità e, nel caso, di annullarli. Il Consiglio deve rispettare il principio delle competenze di
attribuzione e in molte materie condivide la potestà deliberativa con il Parlamento europeo. Il potere
di iniziativa legislativa spetta alla Commissione. Ciò significa che, in linea di principio, se la
Commissione non propone il progetto di atto al Consiglio, quest’ultimo non può deliberare.
Una volta che l’atto giuridico dell’Unione è stato adottato, spetta poi alla Commissione darvi
esecuzione. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata, salvo nei casi in cui i trattati
dispongano diversamente, ossia quando sia previsto il voto a maggioranza semplice (di solito per le
questioni procedurali) oppure all’unanimità (di solito per le questioni politicamente più
significative). Si intende come maggioranza qualificata almeno il 55% dei membri del Consiglio
rappresentanti Stati membri che totalizzino almeno il 65% della popolazione dell'Unione.
139. Descrivere i poteri di controllo del Parlamento europeo
Essenzialmente, i poteri del PE si distinguono in deliberativi e di controllo.
poteri deliberativi si esercitano congiuntamente al Consiglio nell’ambito delle procedure di
formazione degli atti giuridici, e in particolare di quelli legislativi.
Per quanto riguarda i poteri di controllo del PE, essi riguardano :
1) la legittimità degli atti giuridici dell’Unione;
2) le altre Istituzioni;
3) il bilancio dell’Unione;
4) il funzionamento in generale della struttura burocratico-amministrativa dell’Unione.
1- Per ciò che riguarda il controllo di legittimità sugli atti giuridici, il PE è legittimato in generale
(come il Consiglio e la Commissione) a presentare ricorso alla Corte di Giustizia.
2- Per quanto riguarda il controllo sulle altre Istituzioni esso si manifesta con strumenti politici
quali i pareri consultivi e le interrogazioni scritte e orali, oltre che attraverso il dialogo, il negoziato
ed il confronto politico e giuridico che ha luogo tra le due Istituzioni nel corso dell’iter deliberativo
per l’adozione degli atti. Nei confronti della Commissione, il controllo è sia di tipo politico che di
tipo giuridico. Politicamente, il controllo consiste sia nell’obbligo per la Commissione di rispondere
in qualunque momento alle interrogazioni che le sono presentate dal Parlamento o dai membri di
questo» . Giuridicamente, invece, il controllo consiste nella possibilità per il PE di adottare una
«mozione di censura» sull’operato della Commissione . Se la mozione è approvata i membri della e
l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza si dimettono.
3- In tema di controllo sul bilancio annuale dell’Unione europea, la procedura prevista prevede
l’elaborazione da parte della Commissione di una proposta contenente il progetto di bilancio
europeo e la sua sottoposizione sia al PE che al Consiglio che possono emendare la proposta. In
caso di disaccordo tra PE e Consiglio, è prevista invece la costituzione di un Comitato di
conciliazione per il raggiungimento di un’intesa comune. Se tale intesa comune non viene raggiunta
entro il termine di ventuno giorni la Commissione è tenuta a sottoporre un nuovo progetto al PE e al
Consiglio. Nel caso in cui, all’inizio del nuovo esercizio finanziario, il bilancio non sia stato ancora
adottato, le spese possono essere effettuate mensilmente per capitolo .
4- Per quanto riguarda il funzionamento generale, ci sono il diritto di petizione e il diritto di
inchiesta che si esercita mediante la costituzione, su richiesta di almeno un quarto dei Parlamentari
europei, di «commissioni di inchiesta temporanee» incaricate di esaminare, fatti, denunce di
infrazione o di cattiva amministrazione nell’applicazione del diritto dell’Unione
140. Descrivere i compiti della Commissione europea
La Commissione è l’organo esecutivo dell’Unione. I suoi numerosi ed importanti compiti sono
elencati dall’art. 17, par. 1, TUE secondo cui:
«la Commissione promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal
fine. Vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati.
Vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione sotto il controllo della Corte di giustizia. Dà
esecuzione al bilancio e gestisce i programmi. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e
di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati. Assicura la rappresentanza esterna dell’Unione,
fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune e per gli altri casi previsti dai trattati.
Avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’Unione per giungere ad accordi
interistituzionali».
141. Descrivere il potere di iniziativa legislativa della Commissione
I poteri e le funzioni della Commissione, indicati dall’art. 17, par. 1, si distinguono in: poteri di
iniziativa legislativa; poteri esecutivi; poteri di vigilanza (o di controllo); poteri di rappresentanza.
Il potere di iniziativa legislativa è esclusivamente attribuito alla Commissione dall’art. 17, par. 2
che sancisce che un atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo su proposta della
Commissione. Questo potere consiste nella possibilità di proporre al Consiglio e al PE i progetti di
atti legislativi da tradurre poi in atti giuridici definitivi e obbligatori, ossia giuridicamente
vincolanti, dell’Unione europea. Quando la Commissione presenta un progetto di atto, lo deve
motivare facendo riferimento alle diverse proposte, iniziative, raccomandazioni, richieste o pareri
previsti dai trattati: la mancata o insufficiente motivazione è un vizio di legittimità dell’atto che ne
può determinare l’annullamento da parte della Corte di Giustizia. Inoltre, il progetto deve indicare
la copertura finanziaria. Una volta giunto sul tavolo delle Istituzioni interessate (in primis, il
Consiglio ed il PE) il progetto viene discusso e, nel caso ed anche di concerto con la Commissione,
emendato (il Consiglio quando delibera su proposta della Commissione può emendare la proposta
solo all’unanimità). I Commissari competenti partecipano alle riunioni del Consiglio e del PE in cui
si esamina la proposta. La Commissione, infatti, può modificare la proposta fintantoché il Consiglio
non ha deliberato»
142. Con quali modalità e strumenti si esercita il controllo della Corte dei conti?
La Corte dei conti è stata istituita dal Trattato di Bruxelles del 22 luglio 1975 ed operante
dall’ottobre 1977, fu elevata al rango di Istituzione del TUE del 1992 e la sua sede a Lussemburgo.
Il suo compito fondamentale è quello di assicurare «il controllo dei conti dell’Unione, controllare la
gestione finanziaria dell’Unione. La Corte «esamina i conti di tutte le entrate e le spese dell’Unione
e di ogni organo o organismo creato dall’Unione». Il controllo esercitato è sia di legittimità che di
merito, avendo ad oggetto l’efficienza e l’economicità dell’azione europea. A tal riguardo, dunque,
la Corte «presenta al Consiglio e al PE una dichiarazione in cui attesta l’affidabilità dei conti e la
legittimità e la regolarità delle relative operazioni, che è pubblicata nella Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea». Riguardo alle modalità e agli strumenti del controllo, si esercitano sui
documenti e, in caso di necessità, sul posto, nei locali di qualsiasi organo o organismo che gestisca
le entrate o le spese per conto dell’Unione. Il controllo negli Stati membri si effettua in
collaborazione con le istituzionali nazionali in uno spirito di reciproca fiducia, pur mantenendo la
loro indipende Descrivere la disciplina in materia di libera circolazione dei capitali e dei
pagamentinza. Va altresì ricordato che, in base all’art. 287, par. 4: «dopo la chiusura di ciascun
esercizio di bilancio europeo, la Corte dei conti stende una relazione annua che viene poi trasmessa
alle altre istituzioni dell’Unione ed è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
143. Descrivere l'evoluzione del sistema giudiziario dell'Unione europea
Il sistema giudiziario dell’Unione europea è formato dalla Corte di Giustizia, dal Tribunale e da
Tribunali specializzati. Già nel Trattato CECA del 1951 gli Stati membri istituirono una Corte,
con sede a Lussemburgo, chiamata ad assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e
nell’applicazione del Trattato e dei regolamenti di esecuzione e divenne l’unico organo
giurisdizionale per le tre Comunità. La molteplicità dei compiti attribuiti alla Corte di Giustizia
generò progressivamente una mole considerevole e sempre crescente di ricorsi che ostacolò la
celerità e l’efficienza di questo organo. In tale ottica, dunque, gli Stati membri decisero nell’Atto
Unico europeo di affiancarle un secondo organo con sede a Lussemburgo destinato a rappresentare
il foro generale delle persone fisiche e giuridiche, denominato Tribunale di primo grado che, dal
2009, ha assunto l’attuale denominazione di Tribunale. Sempre nell’ottica di migliorare
l’amministrazione della giustizia nel sistema dell’Unione, poi, gli Stati membri previdero nel
Trattato di Nizza del 2001 la possibilità di istituire camere giurisdizionali [dal 2009, si chiamano
Tribunali specializzati] incaricate di conoscere in primo grado di talune categorie di ricorsi, delle
vere e proprie sezioni specializzate. Ad oggi, l’unico Tribunale specializzato istituito è il Tribunale
della funzione pubblica che si pronuncia sulle controversie tra l’Unione ed i suoi agenti, comprese
quelle tra gli organi o tra gli organismi ed il personale.
144. Descrivere la composizione della Corte di Giustizia dell'Unione europea
La Corte di Giustizia dell’Unione europea comprende la Corte di giustizia, il Tribunale e i tribunali
specializzati e assicura il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati.
La Corte di Giustizia si compone di un giudice per Stato membro che non rappresentano gli Stati di
cui sono cittadini e sono quindi tenuti ad esercitare le funzioni in piena imparzialità e secondo
coscienza. I giudici della Corte designano tra loro, per tre anni, il Presidente.
145. Esiste la responsabilità dello Stato membro di risarcire al singolo i danni
provocati da una sua violazione del diritto dell'Unione europea? Se sì,
descrivere l'affermazione della nozione e le condizioni per il sorgere del diritto
al risarcimento.
La responsabilità dello Stato membro di risarcire al singolo i danni provocati da una sua violazione
del diritto dell’Unione europea, questa è affermata e ben delineata in particolare, da alcune sentenze
quali la sentenza del 1991 sulla cause riunite Francovich e Bonifaci e la sentenza del 1996 sulle
cause riunite Brasserie du Pêcheur e Factortame. L’obbligo di risarcire il danno grava sugli Stati
membri anche in forza dell’attuale art. 4, par. 3, co. 2, TUE nella misura in cui obbliga gli Stati
membri ad adottare ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l’esecuzione
degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell’Unione. Obblighi tra i
quali la Corte fece rientrare proprio ed anche quello di eliminare le conseguenze illecite di una
violazione del diritto dell’Unione.
Sin dalla sentenza Francovich apparve chiara l’intenzione della Corte di Giustizia di utilizzare
anche l’obbligo di risarcimento a carico degli Stati membri inadempienti come uno strumento
indiretto per garantire la massima efficacia delle norme europee e l’adempimento da parte degli
Stati.
La sentenza Francovich indicò tre condizioni per il sorgere del diritto al risarcimento:
1) «che il risultato prescritto dalla direttiva implichi l’attribuzione di diritti a favore dei singoli»;
2) «che il contenuto di tali diritti possa essere individuato sulla base delle disposizioni della
direttiva»;
3) che esista «un nesso di causalità tra la violazione dell’obbligo a carico dello Stato e il danno
subito dai soggetti lesi».
Successivamente, la sentenza Brasserie du Pêcheur e Factortame partendo dal presupposto che il
comportamento lesivo dello Stato può consistere sia in un atto che in un’omissione, la Corte
richiede che la norma giuridica violata:
1) «sia preordinata a conferire diritti ai singoli»;
2) «che si tratti di violazione sufficientemente caratterizzata»;
3) «che esista un nesso causale diretto tra la violazione dell’obbligo incombente allo Stato e il
danno subito dai soggetti lesi».
All’esito del progressivo ampliamento di queste nozioni operato dalla giurisprudenza della Corte, si
può dunque ritenere che la responsabilità dello Stato membro, ed il diritto del singolo al
risarcimento, sorga indipendentemente:
1) dal fatto che la norma giuridica dell’Unione abbia o meno effetti diretti. Il diritto al
risarcimento, infatti, è diverso ed autonomo rispetto all’esistenza di un diritto invocabile in
giudizio;
2) dal fatto che la Corte di Giustizia abbia o meno previamente accertato la violazione del diritto
dell’Unione da parte dello Stato membro. Nel silenzio della Corte, quindi, il giudice interno può
direttamente accertare la violazione commessa dallo Stato membro e quantificare il risarcimento;
3) da quale organo od articolazione interna dello Stato abbia commesso la violazione, secondo il
principio di diritto internazionale che vede sempre e solo lo Stato responsabile per il fatto
dell’organo. Con riguardo agli organi, ad esempio, la sentenza Köbler del 2003 ha ritenuto
sussistente l’obbligo del risarcimento anche quando la violazione deriva da una «decisione di uno
dei suoi organi giurisdizionali di ultimo grado».
146. Descrivere le caratteristiche del regime di impugnazione dinanzi alla
Corte di Giustizia
L’impugnazione dinanzi alla Corte di Giustizia, si ha per i soli motivi di diritto e non anche di fatto
e non è sempre ammessa, ma solo alle condizioni ed entro i limiti previsti dallo Statuto.
L’impugnazione deve fondarsi su vizi di legittimità della sentenza del Tribunale.
L’impugnazione va proposta, entro due mesi decorrenti dalla notifica della decisione impugnata, da
qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o totalmente soccombente nelle sue conclusioni.
Gli Stati membri e le Istituzioni possono sempre proporre impugnazione dinanzi alla Corte in nome
del superiore interesse al rispetto del diritto dell’Unione. Al contrario, le altre parti possono proporre
impugnazione soltanto qualora la decisione del Tribunale le concerna direttamente.
Il procedimento di impugnazione prevede una fase scritta ed eventualmente anche una fase orale.
L’impugnazione non ha effetto sospensivo fatti salvi due casi specifici previsti dal TFUE. Si tratta, in
particolare, dei casi contemplati dall’art. 242 (atti che stabiliscono lo statuto dei Comitati previsti dai
Trattati) e dall’art. 243 (atti che fissano gli stipendi, le indennità e le pensioni di alcuni alti funzionari
dell’Unione). Qualora l’impugnazione sia accolta, la Corte annulla la decisione del Tribunale e gli
rinvia la causa affinché la decida oppure statuisce definitivamente sulla controversia.
147. Qual è l'oggetto della procedura di infrazione?
Oggetto della procedura è l’accertamento della sussistenza, o meno, di un inadempimento da parte
di uno Stato membro degli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea. Compito della
Commissione è quindi quello di individuare:
-la norma che essa ritiene violata;
-il comportamento dello Stato che, a parere della Commissione, integra l’inadempimento
148. Descrivere le caratteristiche del ricorso per inadempimento (o per
infrazione) ad iniziativa di uno Stato membro
Il ricorso per inadempimento può essere iniziato anche da uno Stato membro.
L’art. 259, comma 1, del TFUE stabilisce, in proposito, che “ciascuno degli Stati membri può adire
la Corte di giustizia dell’Unione europea quando reputi che un altro Stato membro ha mancato a
uno degli obblighi a lui incombenti in virtù dei Trattati”. La procedura di infrazione consta di due
fasi: una precontenziosa e una contenziosa. Uno Stato membro, prima di proporre contro un altro
Stato membro un ricorso deve rivolgersi alla Commissione che emette un parere motivato dopo che
gli Stati siano posti in condizione di presentare in contraddittorio le loro osservazioni scritte e orali.
Tale fase consente allo Stato “accusato”, di addurre le proprie giustificazioni.
Allo Stato che si rivolge alla Commissione, non è preclusa la possibilità di adire, in un secondo
momento, la Corte di Giustizia infatti, prevede il comma 4, dell’ art. 259 TFUE, “qualora la
Commissione non abbia formulato il parere nel termine di tre mesi dalla domanda, la mancanza del
parere non osta alla facoltà di ricorso alla Corte”.
149. Quali sono le categorie di soggetti legittimati ad adire la Corte di
Giustizia nell'ambito del ricorso di legittimità?
I soggetti legittimati ad adire la Corte di Giustizia per far valere i vizi di legittimità di un atto
dell’Unione europea, sono distinti in tre categorie:
1. soggetti ricorrenti privilegiati, cioè gli Stati e le Istituzioni europee
2. soggetti ricorrenti semi-privilegiati. La Corte di Giustizia è chiamata a pronunciarsi sui ricorsi
che la Corte dei conti, la Banca centrale europea ed il Comitato delle regioni propongono per
salvaguardare le proprie prerogative.
3. soggetti ricorrenti non privilegiati, cioè qualsiasi persona fisica o giuridica, limitatamente a
interessi diretti.
150. Quali sono gli effetti dell'illegittimità dell'atto nell'ambito del ricorso in
annullamento?
L’atto ritenuto illegittimo è dichiarato «nullo e non avvenuto» dalla sentenza della Corte con effetti
di solito retroattivi che decorrono dalla pronuncia della sentenza. Ciò salvo il caso in cui,
reputandolo necessario, la Corte “precisi gli effetti dell’atto annullato che devono essere considerati
definitivi”. Dopo l’annullamento l’istituzione, l’organo o l’organismo da cui emana l’atto annullato
sono tenuti a prendere i provvedimenti che l’esecuzione della sentenza della Corte comporta.
Il ricorso per annullamento non ha effetti sospensivi sull’atto.
151. Chi è legittimato ad agire nell'ambito del ricorso in carenza?
Il ricorso in carenza è diretto a far constatare un’omissione da parte delle Istituzioni europee o della
BCE nell’adozione di un atto che queste sono tenute ad adottare.
Il foro competente è quello della Corte di Giustizia (come il foro delle Istituzioni e degli Stati
membri) e del Tribunale (come il foro delle persone fisiche e giuridiche). La sentenza della Corte è
una sentenza dichiarativa dell’astensione illegittima ed ha un’efficacia di mero accertamento.
152. Che effetti ha la sentenza della Corte di Giustizia quando essa si
pronuncia in via pregiudiziale?
In linea di principio e fatti salvi i diritti acquisiti, la sentenza dichiarativa della Corte di Giustizia
sulla questione di interpretazione e di validità del diritto dell’Unione ha effetti retroattivi.
Nel caso delle sentenze pregiudiziali di invalidità, però, si applica per analogia l’art. 264, co. 2, che
consente alla Corte di “precisare gli effetti dell’atto annullato” e, quindi, di applicarli ex nunc.
Nel caso delle sentenze pregiudiziali di interpretazione, la Corte tende a far salvi i rapporti giuridici
costituiti in buona fede e, inoltre, dispone l’efficacia non retroattiva della pronuncia quando il
dubbio sull’interpretazione del diritto dell’Unione si legava ad una ambiguità oggettiva delle
disposizioni dei comportamenti degli Stati membri e della Commissione.
153. Descrivere la procedura di revisione dei Trattati istitutivi
I Trattati istitutivi possono essere sottoposti a modifiche e revisioni. La procedura di revisione dei
Trattati è espressamente disciplinata dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea, ai sensi del quale:
“I trattati possono essere modificati conformemente a una procedura di revisione ordinaria. Possono
inoltre essere modificati conformemente a procedure di revisione semplificate”. È quindi prevista
una procedura ordinaria (o solenne) e una procedura speciale (o semplificata).
154. Cosa si intende per principi generali del diritto dell'Unione europea?
Per principi generali si intendono quei principi non scritti, di carattere ampio, che derivano
essenzialmente dall’interpretazione giurisprudenziale della Corte di Giustizia. Essi hanno quindi
un’origine pretoria, dato che è la Corte ad elaborarli traendoli da sistemi differenti da quello
europeo ed adattandoli ad esso. I principi generali del diritto dell’Unione europea assumono un
rango pariordinato rispetto ai Trattati e, dunque, superiore sia al diritto derivato che agli accordi
internazionali conclusi dall’Unione. Tra i principi generali possiamo individuare due macro
categorie: Alla prima appartengono quei principi generali che sono espressamente enunciati nei
Trattati. Ad una seconda categoria appartengono quei principi generali elaborati dalla Corte di
Giustizia nell’ambito dell’esercizio della propria attività giurisprudenziale di carattere
interpretativo.
155. Descrivere i caratteri degli atti normativi vincolanti di diritto derivato
Tra le fonti dell’Unione europea, esistono due categorie: le fonti del diritto primario e le fonti del
diritto secondario o derivato. Le prime riguardano Trattati e, come fonte ad essi pari-ordinata, i
principi generali. Della seconda categoria, il diritto derivato (o secondario) fanno parte gli atti
giuridicamente vincolanti che le Istituzioni europee hanno il potere di emanare sulla base di quanto
previsto nei Trattati e per perseguire gli obiettivi previsti nei Trattati stessi. Le fonti derivate
possono a loro volta essere divise in due categorie a seconda che abbiano o meno carattere
giuridicamente vincolante. Fonti derivate con carattere giuridicamente vincolante sono regolamenti,
direttive, decisioni. Fonti derivate con carattere giuridicamente non vincolante sono pareri e
raccomandazioni.
156. Cosa si intende per portata generale dei Regolamenti?
Ai sensi dell’art. 288, co. 2, TFUE, il Regolamento ha tre caratteristiche costitutive, ossia: ha
portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi, è direttamente applicabile in ciascuno degli
Stati membri. La portata generale dell’atto non è determinata dal dato quantitativo rappresentato dal
numero (che può essere limitato) o dall’identità (che può essere individuabile) dei destinatari, bensì
dal dato qualitativo rappresentato dal modo di individuazione dei destinatari che deve essere
fondato su “una situazione obiettiva di diritto o di fatto, definita dall’atto, in relazione con la sua
finalità”.
157. La direttiva può essere direttamente applicabile? In quali termini?
Con riguardo al requisito della diretta applicabilità, in linea di principio esso non può sussistere,
richiede il recepimento da parte degli Stati membri. Senza un’adeguata attività di recepimento,
dunque, la Direttiva non è in grado di produrre effetti giuridici nell’ordinamento interno.
158. Descrivere le caratteristiche della decisione
Ai sensi dell’art. 288, co. 4, TFUE, “La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi. Se designa i
destinatari è obbligatoria soltanto nei confronti di questi”. La Decisione è un atto giuridico che, a
differenza del Regolamento e della Direttiva, trova applicazione in entrambi i Trattati.
Caratteristiche della decisione sono l’obbligatorietà e la diretta applicabilità e la portata.
159. Quali sono gli effetti giuridici della Raccomandazione?
Sebbene limitati, gli effetti giuridici della Raccomandazione sono comunque significativi nella
misura in cui, come evidenziato dalla Corte di Giustizia, il giudice nazionale deve utilizzarle come
strumento di interpretazione sussidiaria del diritto dell’Unione. Egli sarà quindi tenuto a prendere in
considerazione le Raccomandazioni. Tra gli altri effetti giuridici non vincolanti che la
Raccomandazione produce c’è da un lato il caso contemplato dall’art. 117 TFUE e, dall’altro,
l’effetto di liceità. In materia di concorrenza, l’art. 117 attribuisce alla Commissione il potere di
raccomandare ad uno Stato membro le misure idonee ad evitare la distorsione della concorrenza sul
mercato interno che possa derivare dall’emanazione o dalla modificazione di sue norme legislative,
regolamentari o amministrative. Qualora lo Stato in questione non si conformi alla
Raccomandazione, non si potrà richiedere agli altri Stati membri di modificare la propria
legislazione per eliminare la distorsione riscontrata dalla Commissione. L’effetto di liceità consiste
invece nel non considerare illecito, all’interno del sistema giuridico dell’Unione europea, quel
comportamento dello Stato membro che, seppur lesivo di un obbligo giuridico, si conforma
comunque ad una Raccomandazione adottata da un’Istituzione dell’Unione.
160. Descrivere la procedura di conclusione degli accordi internazionali
La procedura di conclusione degli accordi internazionali è prevista nell’art. 218 TFUE, ai sensi del
quale la Commissione ha il potere di condurre i negoziati e il Consiglio il potere di concludere
l’accordo e di impegnare definitivamente l’Unione.
La Commissione rivolge al Consiglio una raccomandazione e chiede di essere autorizzata a dare
avvio ai negoziati che vengono condotti dai funzionari della Commissione. L’accordo è firmato dal
Consiglio il quale delibera generalmente a maggioranza qualificata. Il Consiglio decide
all’unanimità nei casi in cui l’accordo si riferisce a settori per i quali il diritto dell’Unione europea
prescrive l’unanimità.
161. Descrivere l'evoluzione dal mercato comune al mercato interno
Con l’Atto Unico Europeo del 1986 si introdusse l’obiettivo della creazione di un mercato interno,
definito come uno “spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle
merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Il mercato era da realizzare, nel corso dei decenni,
mediante un processo graduale che avrebbe visto varie fasi:
1. in una prima fase, l’armonizzazione delle normative nazionali;
2. in una seconda fase, il mutuo riconoscimento delle normative nazionali;
3. infine, una sempre maggiore applicazione diretta del regime giuridico-amministrativo europeo.
Questo processo di evoluzione ricomprende anche un’ulteriore libertà, la cosiddetta “quinta libertà”,
identificabile con la libera circolazione delle decisioni, dei provvedimenti e delle sentenze in
materia civile e commerciale.
162. Descrivere la disciplina della libera circolazione delle merci provenienti
da Paesi terzi
La libera circolazione delle merci, ed il relativo trattamento giuridico, siano garantiti non solo alle
merci di origine o provenienza da uno Stato membro, ma anche a quelle provenienti da paesi terzi.
Il regime giuridico-economico è di gran lunga differente rispetto a quello applicabile al commercio
tra gli Stati membri dell’Unione. Infatti, i dazi e le quote, lungi dall’essere vietati, diventano
legittimi strumenti di politica commerciale esterna dell’Unione, spesso utilizzati con un approccio
scarsamente liberistico e, spesso, chiaramente protezionistico. La politica commerciale comune
dell’Unione è fondata su “principi uniformi” e viene condotta nel quadro dei principi e obiettivi dell’azione
esterna dell’Unione. In tale contesto è riservato al Consiglio e al Parlamento europeo, su base paritaria, il
potere di adottare le “misure” che ne definiscano il quadro di attuazione e al Consiglio, la conclusione di
accordi internazionali, inclusi quelli tariffari e commerciali, con Stati terzi ed organizzazioni internazionali.
163. Chi sono i destinatari del diritto di libera circolazione per il Titolo IV
del TFUE?
Il TFUE, nel Titolo IV, disciplina la libera circolazione delle persone fisiche e giuridiche di uno
Stato membro distinguendo: persone che esercitano un’attività subordinata salariata o stipendiata (i
“lavoratori”); persone che esercitano un’attività autonoma in regime di “libertà o diritto di stabilimento”
nel territorio di un altro Stato membro; persone che esercitano un’attività autonoma in regime di “libera
prestazione dei servizi” all’interno dell’Unione europea.
164. Descrivere le tappe fondamentali dell'evoluzione del diritto di libera
circolazione dei lavoratori nel diritto derivato
Nel diritto di libera circolazione dei lavoratori nel diritto derivato si possono riscontrare diverse
fasi.
-La prima disciplinata dal regolamento n. 15/61 del 26 agosto 1961, relativo ai «primi
provvedimenti per l’attuazione della libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità»
che risultava attento al mantenimento del principio della priorità del mercato nazionale del lavoro.
-La seconda fase prese avvio con il regolamento n. 38/64 del 25 marzo 1964 in cui si estendeva
l’ambito dei beneficiari del diritto, attraverso l’inclusione di categorie di lavoratori che in
precedenza erano rimaste fuori (stagionali, frontalieri) e si assisteva ad un’accelerazione della
liberalizzazione della circolazione dei lavoratori, attraverso l’assimilazione del lavoratore straniero
a quello del Paese d’impiego non più in quattro anni, come in precedenza, ma in due. Inoltre è da
rilevare la sostituzione del criterio di priorità del mercato nazionale del lavoro con l’opposto criterio
di priorità del mercato comunitario, quindi il diritto di ogni cittadino di uno Stato membro di
«occupare un impiego subordinato sul territorio di un altro Stato membro quando il posto vacante
sia stato segnalato al competente ufficio del lavoro» nonché di «rispondere a qualsiasi nuova offerta
d’impiego in qualsiasi regione o professione».
-La terza fase del processo si concretizza con l’adozione del regolamento n. 1612/68 del Consiglio
del 15 ottobre 1968 e della direttiva n. 68/360/CEE del Consiglio del 15 ottobre 1968 che saranno
abrogati da parte della direttiva n. 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile
2004.
-In tempi più recenti è invece stato approvato il regolamento di codificazione n. 492/2011 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2011. È questa una fase che segna la completa
liberalizzazione nella circolazione dei lavoratori e in cui si abbandona il principio della priorità del
mercato nazionale del lavoro.
165. Descrivere il processo di progressiva estensione del diritto di libera
circolazione dei lavoratori ad opera della Corte di Giustizia dell'Unione
europea
Le sentenze della Corte hanno indicato la necessità di applicare le norme in materia di libera
circolazione anche a tutte le forme di lavoro atipico, compresi i lavori part-time e i lavoratori a
termine. Nonostante l'estensione del diritto di libera circolazione ai diversi destinatari (compresi i
cittadini dell'Unione in cerca di occupazione e i familiari del lavoratore), non tutte le categorie
citate godono dei medesimi diritti. A secondo che si tratti di un lavoratore o di un semplice
cittadino, infatti, la portata del diritto risulta differentemente modulata. Notevoli differenze
possono essere riscontrate sul diritto di soggiorno, sulla parità di trattamento e sul principio di non
discriminazione.
166. Quali sono i contenuti del diritto di libera circolazione dei lavoratori?
L'articolo 45 TFUE individua il contenuto fondamentale del diritto di libera circolazione. Questo
consiste nella garanzia di parità di trattamento, fra i lavoratori nazionali e quelli provenienti da altri
Stati dell'Unione, in materia di accesso ai posti di lavoro disponibili in uno Stato membro, nonché
in materia di condizioni di lavoro. L'articolo 45 sancisce infatti che la libera circolazione implica
“l'abolizione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità, tra lavoratori degli Stati membri
per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro”.
167. In cosa consistono le garanzie sul diritto di ingresso e di soggiorno dei
lavoratori?
La direttiva 38/2004 prevede l’obbligo per gli Stati membri di ammettere nel loro territorio il
cittadino dell’Unione munito di una carta d’identità o di un passaporto in corso di validità, nonché i
suoi familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, muniti di valido passaporto. Nessun
visto d’ingresso né alcuna formalità equivalente possono essere prescritti al cittadino dell’Unione.
Per quanto concerne il diritto di soggiorno, è necessario distinguere tre tipologie a seconda della
durata. La prima tipologia è costituita dal diritto di soggiorno fino a tre mesi, la seconda il diritto di
soggiorno per un periodo superiore a tre mesi, la terza dal diritto di soggiorno permanente. Il diritto
di soggiorno fino a 3 mesi è attribuito ai cittadini dell’Unione senza alcuna condizione o formalità,
salvo il possesso di una carta d’identità o di un passaporto in corso di validità. Il medesimo diritto
spetta anche ai loro familiari. Per quanto riguarda il soggiorno superiore ai tre mesi sussistono delle
condizioni: che il cittadino dell’Unione sia lavoratore subordinato o autonomo nello Stato membro
ospitante. In alternativa, il cittadino deve poter disporre, per sé e per i propri familiari, di risorse
economiche sufficienti affinché non divenga un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato
membro ospitante durante il periodo di soggiorno. Ultima condizione prevista è che il cittadino sia
un familiare che accompagna o raggiunge un cittadino dell’Unione. II diritto di soggiorno
permanente attribuisce ai lavoratori il diritto di rimanere sul territorio di uno Stato membro anche
dopo avervi svolto attività lavorativa. È previsto per il cittadino dell’Unione che abbia soggiornato
legalmente e in via continuativa per 5 anni nello Stato membro ospitante.
168. L’esercizio del diritto di libera circolazione e’ limitato con riguardo
all’impiego nelle pubbliche amministrazioni?
L’articolo 45 del TFUE menziona, tra i limiti alla libera circolazione, l’impiego nelle pubbliche
amministrazioni, stabilendo appunto che le disposizioni dell’articolo non sono applicabili agli
impieghi nella pubblica amministrazione. Lo stesso articolo al paragrafo 3 assicura la libera
circolazione dei lavoratori fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico,
pubblica sicurezza e sanità pubblica.
169. Tracciare un quadro della disciplina in materia di diritto di
stabilimento e libera prestazione dei servizi
Il diritto di libera circolazione si applica ai quattro fattori di produzione: lavoratori, servizi, merci e
capitali. Le persone che esercitano un’attività autonoma godono del diritto di stabilimento e della
libera prestazione dei servizi. I cittadini di uno Stato membro che esercitano un’attività autonoma si
distinguono appunto a seconda che l’attività autonoma sia esercitata nel territorio di un altro Stato
membro in regime di stabilimento, previsto dagli artt. 49-55 TFUE; o se l’attività autonoma sia
esercitata all’interno dell’Unione in regime di “libera circolazione o prestazione dei servizi”,
previsto dagli artt. 56-62, ossia sia esercitata a favore di un destinatario che si trovi in uno Stato
membro diverso da quello dove invece è stabilito chi esercita la prestazione autonoma, cioè il
servizio.
170. Quali sono le deroghe che disapplicano la liberta’ di circolazione dei
servizi ai sensi della direttiva 2006/123?
Numerose le deroghe che disapplicano la libertà di circolazione dei servizi: ai SIEG (Servizi
interesse economico generale) forniti in un altro Stato membro; alle attività di recupero giudiziario
dei crediti; ai regimi di sicurezza sociale per i lavoratori subordinati, autonomi e loro familiari; alle
formalità amministrative da espletare presso lo Stato membro in cui è prestato il servizio da parte
dei cittadini europei e dei loro familiari (europei e stranieri); ai cittadini di Stati terzi che si spostano
in un altro Stato membro nell’ambito di una prestazione di servizi, alla possibilità di imporre
comunque l’obbligo di un visto o di un permesso di soggiorno a certe categorie, o alla possibilità di
imporre l’obbligo, a tutti i cittadini stranieri, di presentarsi alle autorità competenti dello Stato
membro in cui è prestato il servizio al momento del loro ingresso o successivamente; agli atti per i
quali le legge richiede l’intervento di un notaio.
LEZ.49 DA FARE
171. In che direzione va la giurisprudenza della corte di giustizia nei casi
viking e laval?
Nella sentenza Viking la Corte di Giustizia ha osservato che non è esclusa un’azione collettiva
intrapresa dai sindacati nei confronti di un’impresa al fine di indurre quest’ultima a sottoscrivere un
contratto collettivo il cui contenuto sia tale da dissuaderla dall’avvalersi della libertà di stabilimento.
Ma nell’ambito di un contratto collettivo finalizzato a disciplinare il lavoro dipendente, le norme
sulla libertà di stabilimento conferiscono a un’impresa privata diritti opponibili ai sindacati che
utilizzano il potere di trattare con i datori di lavoro o con le organizzazioni professionali le
condizioni di lavoro e di retribuzione dei lavoratori. La Corte ha dichiarato che azioni collettive
come quelle oggetto del procedimento, costituiscono restrizioni alla libertà di stabilimento,
assicurata dall’articolo 43 del Trattato. Nella sentenza Laval la Corte ha affermato che il diritto di
intraprendere un’azione collettiva può essere sottoposto a talune restrizioni. La Corte ha rilevato che
il diritto delle organizzazioni sindacali di uno Stato membro di intraprendere azioni collettive è in
grado di scoraggiare o rendere più difficile per tali imprese l’esecuzione di lavori di costruzione sul
territorio di quello Stato. L’esercizio di tale diritto costituisce, una restrizione alla libera prestazione
dei servizi. Essendo la libera prestazione dei servizi un principio fondamentale della Comunità, una
restrizione a tale libertà può essere giustificata soltanto se essa persegue un obiettivo legittimo
compatibile con il Trattato e se si fonda su ragioni imperative di interesse generale.
LEZ.51 DA FARE
172. Descrivere la disciplina in materia di libera circolazione dei capitali e dei
pagamenti
La disciplina in materia di libera circolazione dei capitali e dei pagamenti è dettata dagli artt. 63-66
TFUE. L’art. 63 sancisce che “sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati
membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi”. Restano comunque diverse limitazioni per i
movimenti di capitali provenienti da Stati terzi o ad essi diretti. L’art. 65 TFUE riconosce il diritto
degli Stati membri di applicare la loro legislazione tributaria in particolare nel settore fiscale e in
quello della vigilanza sulle istituzioni finanziarie”. L’art. 66 TFUE consente invece, in circostanze
eccezionali, al Consiglio su proposta della Commissione e previa consultazione della BCE, di
decidere a maggioranza qualificata «misure di salvaguardia di durata limitata» nei confronti di Stati
terzi nel caso in cui i movimenti di capitali provenienti da questi, o ad essi diretti, «causino o
minaccino di causare difficoltà gravi per il funzionamento dell’Unione economica e monetaria».
173. Gli aiuti di stato sono ammessi? cosa prevede la disciplina ue a riguardo?
Per aiuti di Stato si intendono tutti i finanziamenti pubblici a favore di imprese o produzioni.
L'articolo 107 precisa i presupposti che devono essere presenti affinché l'intervento costituisca un
aiuto di Stato nel senso dato dal diritto dell'Unione europea a questo termine. Le quattro condizioni
richieste sono: origine statale dell'aiuto (aiuto concesso dallo Stato ovvero mediante risorse statali);
esistenza di un vantaggio a favore di talune imprese o produzioni; esistenza di un impatto sulla
concorrenza; idoneità a incidere sugli scambi tra gli Stati membri. Gli interventi che presentano
queste quattro caratteristiche sono qualificabili come aiuti di Stato, indipendentemente dalla loro
forma (sovvenzione, prestito a tasso agevolato, garanzia contro un corrispettivo non di mercato,
vendita di beni, locazione di immobili o acquisizione di servizi a condizioni preferenziali per le
imprese, riduzioni fiscali, partecipazioni al capitale di imprese).
174. Quali sono le principali disposizioni dei trattati istitutivi sulla politica
economica e monetaria dell'unione?
Le principali disposizioni dei Trattati istitutivi sulla politica economica e monetaria dell'Unione
sono nel Preambolo e nelle disposizioni iniziali del TUE e del TFUE. Nel Preambolo del TUE si
richiamano il rafforzamento e la convergenza delle economie degli Stati membri, l’istituzione di
una Unione economica e monetaria che comporti una moneta unica e stabile, la promozione del
progresso economico e sociale e la realizzazione del mercato interno. Nel Preambolo del TFUE,
invece, si enunciano gli obiettivi di assicurare mediante un’azione comune il progresso economico e
sociale degli Stati membri rafforzando l’unità delle loro economie ed assicurandone lo sviluppo
armonioso. L’art. 3 TUE evoca poi l’instaurazione del mercato interno e lo sviluppo sostenibile
dell’Europa, mentre il par. 4 sancisce l’istituzione di una Unione economica e monetaria la cui
moneta è l’euro. L’art. 2 TFUE obbliga poi gli Stati membri a coordinare le loro politiche
economiche e occupazionali.
175. Descrivere le principali caratteristiche della politica economica
dell'unione e del semestre europeo
Il Consiglio esercita la sorveglianza multilaterale nei confronti delle politiche economiche degli
Stati membri dell’Unione nel quadro del Semestre europeo per il coordinamento delle politiche
economiche. Il Semestre europeo fu introdotto nel 2011 per il rafforzamento della sorveglianza
delle posizioni di bilancio e la sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche. Tra le
principali caratteristiche del Semestre anche la valutazione dei programmi di stabilità o dei
programmi di convergenza degli Stati membri; la presentazione e la valutazione dei programmi
nazionali di riforma a supporto della strategia dell’Unione per la crescita e l’occupazione; la
sorveglianza di bilancio volta a prevenire e correggere gli squilibri macroeconomici eccessivi.
176. Che funzioni svolge la banca centrale europea
La Banca centrale europea è la banca centrale dei 19 Stati membri dell’Unione europea che hanno
adottato l’euro. L’obiettivo principale è mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro e
preservare così il potere di acquisto della moneta unica. La BCE è un’istituzione ufficiale dell’UE
che si colloca al centro dell’Eurosistema e anche del Meccanismo di vigilanza unico per quanto
riguarda la vigilanza sulle banche. I compiti fondamentali da assolvere tramite l’Eurosistema sono:
definire e attuare la politica monetaria per l’area dell’euro, svolgere le operazioni sui cambi,
detenere e gestire le riserve ufficiali dei paesi dell’area dell’euro, promuovere il regolare
funzionamento dei sistemi di pagamento. La BCE vigila anche sugli enti creditizi degli Stati.
177. Quando sono stati istituiti e come operano il meccanismo di vigilanza
unico ed il meccanismo di risoluzione unico
Un primo pilastro dell’Unione bancaria è costituito dal Meccanismo di vigilanza unico (MVU),
nuovo sistema europeo di vigilanza bancaria che comprende la Banca centrale europea (BCE) e le
autorità di vigilanza nazionali degli Stati partecipanti. Tale Meccanismo assegna di fatto alla BCE la
vigilanza bancaria diretta sulle 123 maggiori banche europee, al fine di garantire che esse siano
soggette a una vigilanza indipendente sulla base di norme comuni. Accanto al Meccanismo di
vigilanza unico, l’altro pilastro dell’Unione bancaria è il Meccanismo di risoluzione unico (MRU).
Ad esso compete la predisposizione di misure idonee nel caso in cui si verifichi lo scenario meno
favorevole, ossia il dissesto di una banca.
178. Quali sono i principi e gli obiettivi dell’azione esterna dell’unione
enunciati nel titolo v del tue? quali disposizioni, in particolare, rilevano in
materia?
Le Disposizioni generali sull’azione esterna specificano che “l’azione dell’Unione sulla scena
internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e
l’allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo”. E dunque democrazia,
Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, rispetto
della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle
Nazioni Unite e del diritto internazionale. Il Consiglio e la Commissione, assistiti dall'alto
rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, garantiscono il principio di coerenza e cooperano.
179. Da quali disposizioni del tfue e’ disciplinata la cooperazione allo
sviluppo? qual e’ il contenuto di tale disciplina?
Con riguardo alla cooperazione allo sviluppo, i destinatari sono i Paesi in via di sviluppo (PVS) e
l’obiettivo principale è “la riduzione e, a termine, l’eliminazione della povertà”. L’attuazione della
politica commerciale da parte dell’Unione deve, da un lato, tenere conto dell’impatto che questa
può avere sui PVS e, dall’altro, tenere conto degli obiettivi e rispettare gli impegni “riconosciuti nel
quadro delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni internazionali competenti”. Questo ultimo
obbligo di conformità grava anche sugli Stati membri nell’elaborazione ed attuazione delle loro
politiche commerciali.
180. In che cosa consistono le azioni di aiuto umanitario? a quali
principi del diritto internazionale devono essere conformi?
Con riguardo alle azioni di aiuto umanitario dell’Unione europea, l’articolo 214, par. 1, TFUE,
dispone che queste siano strumentali a “fornire, in modo puntuale, assistenza, soccorso e protezione
alle popolazioni dei paesi terzi vittime di calamità naturali o provocate dall’uomo, per far fronte alle
necessità umanitarie risultanti da queste diverse situazioni”. Le azioni di aiuto umanitario devono
essere condotte conformemente ai principi del diritto internazionale e ai principi di imparzialità,
neutralità e non discriminazione. Infine, le azioni di aiuto umanitario dell’Unione europea devono
essere coordinate e coerenti con quelle svolte da organizzazioni e organismi internazionali, in
particolare nell’ambito del sistema delle Nazioni Unite.
181. Quali azioni ricomprende la cooperazione economica, finanziaria e
tecnica con i paesi terzi? chi sono i destinatari?
Con riguardo alla cooperazione economica, finanziaria e tecnica, che ricomprende anche azioni di
assistenza, specialmente in campo finanziario, l’articolo 212 del TFUE sancisce che i destinatari
sono “i Paesi terzi diversi dai Paesi in via di Sviluppo (altrimenti si applicherebbe la politica di
cooperazione allo sviluppo). La medesima disposizione specifica che le azioni dell’Unione in
quest’ambito devono essere “coerenti con la politica di sviluppo dell’Unione e sono condotte nel
quadro dei principi e obiettivi dell’azione esterna”. Anche in tale settore il Parlamento europeo e il
Consiglio deliberano secondo la procedura legislativa ordinaria
182. Quali sono le sentenze piu’ rilevanti per tracciare l’evoluzione della
giurisprudenza della corte di giustizia in materia di diritti fondamentali?
Nella sentenza Internazionale Handelsgesellschaft del 1970 la Corte di Giustizia affermava che la
tutela dei diritti fondamentali costituisce “parte integrante dei principi giuridici generali di cui la
Corte garantisce l’osservanza”. Un’ulteriore specificazione si ebbe nel 1974 quando, nella sentenza
Nold, la Corte di Giustizia ribadì che il contenuto dei diritti fondamentali doveva essere ricostruito
traendo ispirazione dalle “tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri”. La Corte confermò
che “i diritti fondamentali fanno parte integrante dei principi generali del diritti” e che essa è tenuta
ad ispirarsi alle tradizioni comuni agli Stati membri. Dunque non potrebbe ammettere
provvedimenti incompatibili con i diritti fondamentali garantiti dalle Costituzioni degli Stati.
183. Qual e’ il contenuto della carta di Nizza?
La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (o Carta di Nizza) enuncia i diritti che
l’Unione deve rispettare nell’applicazione del diritto comunitario, e costituisce una lista dei diritti
garantiti a tutti i cittadini dell’Unione. Tra questi il diritto alla dignità umana, il diritto alla vita, il
diritto all’integrità della persona, la proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o
degradanti, la proibizione della schiavitù e del lavoro forzato, il diritto alla libertà e alla sicurezza, il
diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare, il diritto alla protezione dei dati di carattere
personale, il diritto di lavorare, il diritto di proprietà, il diritto di asilo, il divieto di qualsiasi forma
di discriminazione. Tra le libertà fondamentali, la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, la
libertà di espressione e d’informazione, la libertà d’impresa, la libertà di circolazione e di
soggiorno. Tra i principi, infine, il principio dell’uguaglianza davanti alla legge, il principio della
diversità culturale, religiosa e linguistica, il principio della parità tra donne e uomini, il principio
della presunzione di innocenza, il principio della legalità e della proporzionalità dei reati e delle
pene.
184. Descrivere l'evoluzione in materia di politica estera di sicurezza e difesa
Fu soprattutto in seguito alla crisi kosovara del 1999 e negli anni immediatamente successivi che si
venne ad avviare e definire lo strumento di sicurezza dell’Unione europea: la PESD (Politica estera
di Sicurezza e Difesa). Tale strumento divenne operativo con il Consiglio Europeo di Laeken del
dicembre 2001. La PESD, che non comporta la creazione di un esercito europeo, si sviluppa
compatibilmente con la NATO e in maniera coordinata con essa. Al Consiglio europeo di Colonia
del 1999 si può ricondurre la nascita di una politica di difesa comune poiché si prospettava per la
prima volta la possibilità per l’UE di dirigere alcune operazioni indipendentemente dalla NATO,
entro l’alveo giuridico tracciato dalla Carta dell’ONU. Un’altra importante decisione venne presa in
occasione del Consiglio europeo di Helsinki del 1999, quando si stabilì la partecipazione dei
Ministri della Difesa al Consiglio affari generali e relazioni esterne nei casi in cui vi siano
all’ordine del giorno questioni inerenti il settore della difesa. È stato poi con il Trattato di Nizza
(2003) che si è tentato di formalizzare le decisioni prese in materia fino ad allora e fornire una
risposta ad una serie di questioni irrisolte.
185. Quali sono le principali innovazioni introdotte dal trattato di lisbona
in materia di politica estera e di sicurezza comune?
In materia di politica estera, sicurezza e difesa, il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il primo
dicembre 2009, riprende la gran parte delle innovazioni già previste dal Trattato costituzionale
firmato nel 2004. La personalità giuridica unica dell’Unione europea, già prevista dal Trattato
“costituzionale”, infatti, viene esplicitamente riconosciuta, con il Trattato di Lisbona, all’art. 47 del
TUE, che recita: “l’Unione ha personalità giuridica”. L’attribuzione della personalità giuridica
all’Unione europea implica il riconoscimento delle sue capacità di concludere e negoziare accordi
internazionali e di diventare membro di organismi internazionali. L’altra rilevante novità riguarda la
figura del Presidente del Consiglio europeo, che è diventata un ruolo permanente e a tempo pieno.
A fine 2010 è partita anche l’altra grande innovazione istituzionale di Lisbona: il Servizio europeo
per l’azione esterna, una sorta di corpo diplomatico europeo, che dovrebbe fungere da strumento di
elaborazione ed attuazione della politica estera europea, a sostegno dell’Alto Rappresentante, dei
Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione.
186. In materia di politica di sicurezza e di difesa comune (psdc) il trattato
di Lisbona ha apportato rilevanti innovazioni, tra le quali è da annoverare
l'inserimento di due clausole. quali sono e cosa comportano?
Per quanto riguarda le novità apportate dal Trattato di Lisbona di particolare rilevanza è
l’inserimento di una clausola di legittima difesa collettiva in caso di aggressione armata ad uno
Stato membro. L’ art. 42, par. 7 del TUE sancisce infatti che “qualora uno Stato membro subisca
un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e
assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’art. 51 della Carta delle Nazioni
Unite”. Si tratta dunque di una sorta di impegno di mutua assistenza militare qualora uno Stato
subisca un’aggressione armata nel suo territorio. Il Trattato di Lisbona include inoltre una nuova
clausola di solidarietà contro il terrorismo e in caso di catastrofi, che prevede un intervento
congiunto da parte dell’Unione e degli Stati membri, nei confronti di un altro Stato membro che sia
oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo.
187. Quale trattato ha provveduto a regolamentare la cooperazione
intergovernativa in materia di giustizia e affari interni? descrivere gli
elementi essenziali del quadro giuridico ivi tracciato
Il Trattato di Maastricht nell’istituire la struttura a pilastri nel Trattato sull’Unione europea,
consacra il terzo pilastro proprio all’ambito della Giustizia e Affari Interni, comprendente una serie
di settori tra cui la cooperazione giudiziaria in materia civile e penale. L’ambito di applicazione è
costituito dalle nuove “questioni di interesse comune” e cioè: la politica di asilo; le norme che
disciplinano l’attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri da parte delle persone e
l’espletamento dei relativi controlli; la politica d’immigrazione e la politica da seguire nei confronti
dei cittadini dei Paesi terzi; la lotta contro la tossicodipendenza; la lotta contro la frode su scala
internazionale; la cooperazione giudiziaria in materia civile; la cooperazione giudiziaria in materia
penale; la cooperazione doganale; la cooperazione di polizia ai fini della prevenzione e della lotta
contro il terrorismo, il traffico illecito di droga e altre forme di criminalità internazionale, in
connessione con Europol.
188. Quali sono state le principali realizzazioni nel settore della giustizia e
affari interni in vigenza del trattato di maastricht?
Il trattato di Maastricht ha modificato i precedenti trattati europei e ha creato un'Unione europea
fondata su tre pilastri: le Comunità europee, la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la
cooperazione in materia di giustizia e affari interni (GAI). Il terzo pilastro (GAI) era dotato di
elementi sovranazionali, quali l'associazione della Commissione europea e la consultazione del
Parlamento europeo, al fine di realizzare l'obiettivo di fornire ai cittadini un livello elevato di
sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Essa riguardava le seguenti aree: regole
sull'attraversamento delle frontiere esterne della Comunità e rafforzamento dei controlli; lotta al
terrorismo, alla grande criminalità, al traffico di droga e alla frode internazionale; cooperazione
giudiziaria in materia penale e civile; creazione di un Ufficio europeo di polizia (Europol) dotato di
un sistema di scambio di informazioni tra forze di polizia nazionali; lotta all'immigrazione
clandestina; politica comune in materia di asilo.
189. Descrivere le principali riforme introdotte dal trattato di
Amsterdam al "terzo pilastro" creato a Maastricht
Il Trattato di Amsterdam ha introdotto sostanziali riforme nell’ambito del terzo pilastro creato a
Maastricht. Con il riordino delle materie rientranti nei vari pilastri della struttura dell’Unione,
infatti, sette delle nove materie previste dall’articolo K1 del Trattato dell’Unione europea come
elaborato a Maastricht passano a far parte del pilastro comunitario. In particolare, le materie
concernenti la politica di asilo, l’immigrazione, la lotta contro la tossicodipendenza e contro la frode
su scala internazionale, nonché la cooperazione giudiziaria in materia civile e la cooperazione
doganale vengono interamente comunitarizzate. Rimangono dunque nel terzo pilastro unicamente le
materie della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale. Anche le
competenze spettanti alle istituzioni comunitarie nell’ambito GAI (giustizia e affari interni) sono
state profondamente riformate dal Trattato di Amsterdam. Viene rafforzato il potere di iniziativa
legislativa della Commissione europea e vengono riconosciute nuove competenze al Parlamento
europeo.
190. Descrivere le caratteristiche principali delle decisioni quadro e
delle decisioni introdotte dal trattato di amsterdam nell'ambito del
terzo pilastro
Il Trattato di Amsterdam introduce due atti normativi: le decisioni e le decisioni quadro.
L’importanza dei due nuovi strumenti risiede nella loro obbligatorietà per tutti gli Stati membri,
nonostante essi non abbiano efficacia diretta. L’iniziativa per l’adozione delle decisioni-quadro
spetta alla Commissione e ai singoli Stati membri e per la loro adozione è necessaria l’unanimità.
Hanno l’importante finalità di ravvicinare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
degli Stati membri. Tali decisioni-quadro sono vincolanti quanto al risultato da ottenere, ma non
hanno in alcun caso efficacia diretta mancando la previsione di un effettivo potere di controllo
giurisdizionale da parte della Corte di Giustizia. Per qualsiasi altro scopo coerente con gli obiettivi
prefissati, escluso il ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati
membri, il Consiglio adotta le decisioni che sono vincolanti ma anch’esse prive di efficacia diretta.
Le misure di attuazione delle decisioni dell’Unione sono deliberate a maggioranza qualificata.
191. Quali sono le principali innovazioni apportate dal trattato di lisbona
allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia?
Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il primo dicembre 2009, conferisce allo spazio di
Libertà, Sicurezza e Giustizia una posizione ancora più centrale, dal momento che è indicato in
posizione secondaria solo rispetto all’obiettivo della promozione della pace, dei suoi valori e al
benessere
delle persone e precede finanche quello della creazione di un mercato comune. Tra le principali
innovazioni il Trattato di Lisbona ha riunito in un unico titolo (Titolo V) le varie materie che erano
in precedenza state divise tra i diversi pilastri. Altra innovazione essenziale apportata dal Trattato è
quella che individua nel voto a maggioranza qualificata la norma generale in seno al Consiglio per
lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Si ha così il superamento della regola della unanimità.
192. Nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale il trattato di
Lisbona ha previsto importanti novità con riguardo ad eurojust e alla procura
europea; quali sono le disposizioni di riferimento e come è stata loro data
attuazione?
In materia di giustizia il Trattato introduce alcune interessanti novità, a partire dal rafforzamento di
Eurojust (articolo 85 TFUE) conferendo all’organismo un nuovo, fondamentale potere: il potere di
iniziare le indagini. Oltre al rafforzamento dei poteri di coordinamento delle indagini sovranazionali
e delle relative azioni penali, il Parlamento europeo ed il Consiglio possono attribuire a Eurojust,
attraverso regolamenti, il potere di avvio diretto di indagini penali, nonché il potere di proporre alle
autorità nazionali competenti l’avvio di azioni penali, con particolare riguardo a reati che ledono gli
interessi finanziari dell’Unione. A partire dalla stessa Eurojust può inoltre essere creata, attraverso
procedura speciale o cooperazione rafforzata, una Procura europea: il testo prevede la possibilità di
estendere le attribuzioni della Procura europea non solo alle questioni che riguardano direttamente
l’Unione ma anche alla lotta contro altre forme gravi di criminalità che abbiano una dimensione
transnazionale.
193. Da quale atto dell'unione europea è stata istituita la procedura del
mandato d'arresto europeo? in cosa consiste la procedura di consegna?
La procedura di consegna, introdotta dalla decisione quadro sul mandato d’arresto europeo, si basa
sul principio generale dell’obbligatorietà, per lo Stato richiesto, di dare esecuzione alla decisione
penale emessa nello Stato richiedente. Tale procedura si va a sostituire, al livello dell’Unione, alla
tradizionale disciplina estradizionale che, pur prevedendo il coinvolgimento delle autorità
giudiziarie, attribuiva ad organi politici – nel caso dell’Italia, il Ministro della Giustizia - la
competenza ad adottare le decisioni fondamentali, sia sull’esecuzione della richiesta di estradizione,
sia sulla presentazione della stessa. Con la procedura introdotta dalla decisione quadro del 2002, le
decisioni sull’esecuzione e sulla consegna sono affidate invece al giudice che riceve un mandato
d’arresto europeo. L’autorità giudiziaria emittente trasmette direttamente la richiesta all’autorità
giudiziaria di esecuzione, che decide in modo indipendente e definitivo in merito all’arresto, alla
custodia caute04. Tracciare un quadro della disciplina in materia di diritto di stabilimentolare e alla
consegna della persona ricercata.
194. Qual è il campo di applicazione del mandato d'arresto europeo?
Il mandato d’arresto europeo è una decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro in vista
dell’arresto e della consegna da parte di un altro Stato membro di una persona ricercata ai fini
dell’esercizio di un’azione penale o dell’esecuzione di una pena. Il campo di applicazione si
riferisce dunque tanto ad una persona già condannata, quanto ad una persona imputata o indagata.
Nel primo caso il mandato d’arresto europeo è spiccato per eseguire una condanna già pronunciata,
mentre nel secondo la consegna sarà richiesta per esercitare l’azione penale. La persona oggetto
della procedura può essere sia un cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea sia un
cittadino di uno Stato terzo. Riguardo al campo di applicazione del mandato d’arresto europeo, un
primo criterio si riferisce al profilo sanzionatorio. Sono infatti presi in considerazione dei “limiti
soglia” di pena detentiva o di misura di sicurezza privativa della libertà personale. Tali limiti
presuppongono un livello minimo di gravità del corrispondente reato, al di sotto del quale non scatta
l’obbligo di cooperazione giudiziaria.
195. quali sono i motivi di non esecuzione del mandato d'arresto europeo?
La decisione quadro 2002/GAI, agli articoli 3 e 4, elenca delle ipotesi ben precise in cui lo Stato di
esecuzione ha l’obbligo o la facoltà di non eseguire la decisione penale straniera. Si tratta dunque di
motivi di non esecuzione - obbligatoria o facoltativa - della richiesta di mandato d’arresto europeo.
Obbligatori: la persona è stata già giudicata per lo stesso reato (principio del ne bis in idem), minori
(il soggetto non ha compiuto l'età prevista per la responsabilità penale nel paese in cui è stato
arrestato), amnistia. I casi facoltativi: mancanza di doppia incriminazione per 32 tipologie di reati
(tra cui tratta di esseri umani, terrorismo, corruzione) giurisdizione territoriale procedura penale nel
corso del paese dell'esecuzione, prescrizione.
196. Quando furono firmati gli accordi di schengen? come si è evoluta
nel tempo la disciplina da essi dettata?
Gli Accordi di Schengen, firmati il 14 giugno 1985, crearono un’area in cui fossero aboliti i
controlli sulle persone alle frontiere comuni degli Stati parte e garantita, così, la libera circolazione
delle persone. Tali accordi non furono messi in opera che una decina di anni più tardi, dal momento
che la Convenzione di applicazione entrò in vigore nel 1995. Gli Accordi di Schengen si
accompagnavano a un dispositivo che prevede la costituzione di una base informativa, il Sistema
d’Informazione Schengen (SIS) e il rafforzamento della dimensione di polizia e giudiziaria. Il SIS è
composto da un’unità centrale con sede a Strasburgo (CSIS) e da sezioni nazionali in ciascuno
degli Stati parte (NSIS), affiancati da Uffici SIRENE. Fu solo all’epoca dell’adozione del Trattato
di Amsterdam che venne decisa, in sede di Conferenza intergovernativa, l’incorporazione
dell’Accordo di Schengen nel quadro giuridico dell’Unione.
197. Tracciare un quadro della disciplina relativa al distacco dei
lavoratori nell'ambito della libera prestazione di servizi.
Il legislatore comunitario ha tentato di dare delle risposte alle spinose questioni poste dalla libera
circolazione dei lavoratori nell’ambito della libera prestazione dei servizi. Ciò è avvenuto attraverso
l’adozione della direttiva n. 96/71/CE. Essa detta esplicite misure di salvaguardia per tutelare i
diritti dei lavoratori distaccati e impedire il cosiddetto “dumping sociale” e prevede un insieme di
norme obbligatorie in materia di termini e condizioni di occupazione. che devono trovare
applicazione quando un lavoratore è distaccato in un altro Stato membro Occorre ricordare che
sull’applicazione della citata direttiva n. 96/71/CE, tutt’ora in vigore, il Parlamento europeo ed il
Consiglio sono successivamente intervenuti con un’ulteriore direttiva, la 2014/67/UE del 15
maggio 2014. Qualunque lavoratore dipendente, nell’Unione europea, può trovarsi a lavorare per
una impresa che lo invia, per un periodo limitato di tempo, a lavorare in un altro Paese dell’Unione.
E’ la figura del “lavoratore distaccato”. La presenza di lavoratori distaccati in un altro Stato
membro è strettamente collegata alla prestazione di un servizio da svolgere. I lavoratori distaccati
rimangono alle dipendenze dell’impresa che li invia e il loro soggiorno nel paese ospitante, quindi,
è temporaneo.
Il diritto di tutte le imprese europee a prestare servizi in un altro Stato membro dell’Unione
europea, e a distaccare temporaneamente lavoratori per prestare di tali servizi, si fonda sull’art. 56
del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). La libertà di fornire di servizi in tutti
gli Stati membri dell’Unione è una delle quattro libertà fondamentali del mercato unico. In sintesi,
essa prevede che le imprese possano fornire un servizio in un altro Stato membro senza doversi
stabilire in tale paese. Per poterlo fare, però, devono avere la possibilità di inviare i loro dipendenti
in un altro Stato membro per l’esecuzione delle prestazioni richieste.
198. A quali conclusioni giunge la Corte di Giustizia nei casi Rüffort e
Commissione c. Lussemburgo?
Nella sentenza Rüffert del 3 aprile 2008, infatti, la Corte è stata chiamata a pronunciarsi, in via
pregiudiziale, in merito all’interpretazione del criterio del trattamento più favorevole, di cui al
summenzionato articolo 3, paragrafo 7, della direttiva n. 96/71/CE. Nel rispondere al quesito
sottopostole, la Corte ha innanzitutto affermato che un contratto collettivo quale quello oggetto del
procedimento non può costituire un contratto collettivo dichiarato “di applicazione generale” ai
sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, della direttiva n. 96/71/CE La Corte ha affermando
che la disposizione da ultimo citata non può essere interpretata nel senso di consentire allo Stato
membro ospitante di «subordinare l’effettuazione di una prestazione di servizi sul suo territorio al
rispetto di condizioni di
lavoro e di occupazione che vadano al di là delle norme imperative di protezione minima» (cfr. il
punto 33 della motivazione). Condizioni di lavoro e di occupazione più favorevoli ai sensi della
direttiva n. 96/71/CE, infatti, possono essere applicate ai lavoratori distaccati sul territorio dello Stato
membro ospitante solo in due casi. In primo luogo, la Corte fa salva la facoltà, per le imprese aventi
sede in altri Stati membri, di sottoscrivere volontariamente nello Stato membro ospitante, in
particolare nell’ambito di un impegno preso con il proprio personale distaccato, un contratto
collettivo di lavoro eventualmente più favorevole. In secondo luogo, condizioni più favorevoli
restano in vigore qualora i lavoratori distaccati ne godano già, in applicazione della legge o di
contratti collettivi nello Stato membro di origine (cfr. il punto 34 della motivazione). A questo
riguardo occorre rilevare che l’aver ridotto la portata della clausola del trattamento più favorevole
alle sole ipotesi citate risulta penalizzante in termini di tutela dei lavoratori contro fenomeni di
dumping sociale. Il medesimo orientamento espresso nella sentenza Rüffert è stato mantenuto, dalla
Corte di Giustizia, nella sentenza Commissione delle Comunità europee c. Granducato del
Lussemburgo, di poco successiva. La Corte ha escluso la possibilità, per uno Stato membro, di
imporre, ad un prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro, le proprie disposizioni di
diritto del lavoro nei confronti dei dipendenti dell’impresa straniera, in forza del richiamo all’ordine
pubblico.
199. QUALI SONO STATE LE PRINCIPALI REALIZZAZIONI NEL
SETTORE DELLA GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI IN VIGENZA DEL
TRATTATO DI MAASTRICHT?
Il trattato di Maastricht ha modificato i precedenti trattati europei e ha creato un'Unione europea
fondata su tre pilastri: le Comunità europee, la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la
cooperazione in materia di giustizia e affari interni (GAI). Il terzo pilastro (GAI) era dotato di
elementi sovranazionali, quali l'associazione della Commissione europea e la consultazione del
Parlamento europeo, al fine di realizzare l'obiettivo di fornire ai cittadini un livello elevato di
sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Essa riguardava le seguenti aree: regole
sull'attraversamento delle frontiere esterne della Comunità e rafforzamento dei controlli; lotta al
terrorismo, alla grande criminalità, al traffico di droga e alla frode internazionale; cooperazione
giudiziaria in materia penale e civile; creazione di un Ufficio europeo di polizia (Europol) dotato di
un sistema di scambio di informazioni tra forze di polizia nazionali; lotta all'immigrazione
clandestina; politica comune in materia di asilo.

Potrebbero piacerti anche