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Cos’è la sociologia?

La sociologia è la scienza che studia le diverse forme di vita umana associata.


L’ambito di interessi della sociologia è molto vasto: dagli incontri casuali per strada ai processi sociali globali.
Quanto consideriamo naturale, inevitabile, buono o vero può anche non essere tale e le caratteristiche “date”
della nostra esistenza sono fortemente influenzate da fattori storici e sociali. Questo è l’insegnamento
fondamentale della sociologia.
Il lavoro di sociologo dipende dall’immaginazione sociologica (Charles Wright Mills 1995), ossia: la capacità di
riflettere su sé stessi liberi dalle abitudini familiari della vita quotidiana, al fine di guardare la realtà con occhi
diversi. Per tanto il sociologo è colui che riesce a liberarsi dai condizionamenti della situazione personale
collocando le cose in un contesto più vasto.
Lo studio del comportamento, in prospettiva sociologica, deve considerare molteplici fattori: il valore simbolico,
le differenze socio-culturali, le relazioni socio-economiche lo sviluppo storico- sociale e gli stili di vita.
Il concetto di struttura sociale si riferisce al fatto che le attività umane non sono casuali ma strutturate
storicamente e che vi sono regolarità nei nostri comportamenti e nelle relazioni che intratteniamo.
La struttura sociale non è una struttura fisica, come ad esempio un edificio, poiché le società umane sono
continuamente ricostruite dai “mattoni” che le compongono: gli esseri umani.
La strutturazione è un processo biunivoco: le nostre attività strutturano il mondo sociale, il mondo sociale
struttura le nostre vite.
A cosa serve la sociologia?
La sociologia ha numerose implicazioni pratiche per la nostra vita: consapevolezza delle differenze culturali,
valutazione degli effetti delle politiche e autocomprensione.

Quando nasce la sociologia?


Lo studio sistematico del comportamento umano e della società prende avvio sono alla fine del XVIII secolo ed è
favorito da tre rivoluzioni:
-Rivoluzione scientifica  si ricorre alla scienza per comprendere il mondo
-Rivoluzione industriali  grandi trasformazioni socio-economiche accompagnano lo sviluppo di innovazioni
tecnologiche.
-Rivoluzione francese nel 1789 segna il trionfo dei valori di libertà e uguaglianza.
Nel 1839 Auguste Comte ideò la parola sociologia, presente nel suo corso di filosofia positiva.
La sociologia è la scienza della società capace di svelare le leggi universali che governano il mondo sociale.
Così come esistono leggi naturali che permettono di controllare e prevedere gli eventi del mondo fisico, esistono
anche leggi invariabili che spiegano il mondo sociale.
Il positivismo sostiene che la scienza si applica ai fenomeni osservabili e alle loro relazioni casuali, direttamente
attingibili attraverso l’esperienza.
La sociologia è una scienza positiva, pertanto essa applica allo studio della società gli stessi rigorosi metodi
scientifici che la fisica o la chimica applicano allo studio del mondo fisico.
L’approccio positivista in sociologia comporta la produzione di conoscenza sociale basata sull’evidenza empirica
ricavata dall’osservazione, dal confronto e dalla sperimentazione.
La legge tre stadi afferma che gli sforzi umani per comprendere il mondo sono passati attraverso gli stadi:
teologico (la società è espressione della volontà di dio), metafisico (la società è spiegata da principi astratti) e
positivo ( la società è indagata con il metodo scientifico).
Comte contribuì alla sistematizzazione e all’unificazione della sociologia in vista della sua successiva
professionalizzazione come disciplina accademica.

1858-1917 Emile Durkheim


La sociologia studia i fatti sociali, la vita sociale può essere studiata con lo stesso rigore riservato agli eventi
naturali.
I fatti sociali sono elementi della vita sociale che determinano le azioni individuali, sono esterni agli individui ed
esercitano un potere di coercizione sugli individui.
Nell’era industriale si afferma un n uovo tipo di solidarietà: società tradizionali (solidarietà meccanica), società
moderne (solidarietà organica).
Solidarietà meccanica  i membri si dedicano in prevalenza a occupazioni simili tra loro, prevalgono le
esperienze comuni e le credenze condivise e la coesione sociale è garantita da sensazioni repressive.
Solidarietà organica  i membri della società si dedicano in prevalenza a occupazioni diverse tra loro, prevale
l’interdipendenza reciproca, come tra le componenti di uno stesso organismo, la coesione sociale è garantita da
sensazioni restitutive.

Il suicidio è un fatto sociale che può essere spiegato solo da altri fatti sociali. Due forze sociali, esterne
all’individuo, influenzano per carenza o per eccesso i tassi di suicidio:
-Integrazione sociale  suicidio egoistico (carenza di integrazione sociale), suicidio altruistico (eccesso di
integrazione sociale).
-Regolazione sociale  suicidio anomico (carenza di regolazione sociale), suicidio fatalistico ( eccesso di
regolazione sociale).

Karl Marx studia i cambiamenti della società moderna legati allo sviluppo del capitalismo: un modo di
produzione radicalmente diverso dai suoi precedenti storici e costituito da due elementi: il capitale (mezzi di
produzione usati per produrre merci) e il lavoro salariato (l’insieme dei lavoratori che, privi dei mezzi di
produzione, vendono la propria forza lavoro in cambio di un salario).
Il capitalismo è un sistema classista e nella società capitalista sono presenti due classi: la borghesia (i capitalisti
proprietari dei mezzi di produzione); il proprietario (la classe operaia priva dei mezzi di produzione).
Il rapporto tra classi è conflittuale, fondato sullo sfruttamento: la borghesia è la classe dominante, il proletariato
è la classe subordinata.
Il processo storico poggia sulla concezione materialistica della storia: le cause del mutamento sociale non sono
da ricercare nelle idee o nei valori, ma nei fattori economici.
Le società cambiano a causa delle contraddizioni insite nei rispettivi modi di produzione. Il sistema capitalistico è
destinato a essere rovesciato da una rivoluzione dei lavoratori, che instaurerà una società senza classi.

A differenza di Marx, per Max Weber l’influenza di idee e valori sul mutamento sociale è pari a quella delle
condizioni economiche. La sociologia è comprendente: ha il compito di comprendere il significato dell’azione
sociale.
L’etica protestante spinge l’individuo a impegnarsi per il successo delle proprie iniziative economiche, segno di
predestinazione divina.
Lo spirito del capitalismo è quel complesso di orientamenti normativi che sono alla base della società
occidentale moderna, favorito dall’etica protestante e dal dogma della predestinazione.
Il tipo ideale è un modello concettuale utile a comprendere il mondo, l’aggettivo ideale non è sinonimo di
desiderabile, ma disegna la forma pura di un fenomeno. I tipi ideali non esistono nel mondo reale, ma aiutano a
comprendere i fenomeni concreti.
Il termine razionalizzazione indica l’affrancamento della società moderna dalle credenze radicate nella
superstizione, nella religione, nelle usanze, nelle abitudini tradizionali, cui subentra il calcolo strumentale
razionale, tendente al raggiungimento dell’efficienza sulla base delle conseguenze prevedibili.
Il pensiero razionale moderno ha spazzato via le credenze di carattere magico, cioè non scientifico, legate alla
tradizione.

Prospettive sociologiche recenti


Funzionalismo  la società è un sistema complesso le cui parti cooperano per produrre stabilità e ogni parte
assolve a una determinata funzione. La società funziona come un organismo vivente: le sue componenti
lavorano l’una accanto all’altra, come le varie parti del corpo, a beneficio della società nel suo complesso.
Principali ispiratori: Auguste Comte, Emile Durkheim, Talcott Parson, Robert K. Merton.
Teorie del conflitto  La società è composta di gruppi distinti, ciascuno dedito al proprio interesse e ciò
comporta la costante presenza di un conflitto.
Quelli che prevalgono nel conflitto diventano gruppi sociali dominanti, quelli che soccombono diventano gruppi
sociali subordinati.
Principali ispiratori: Karl Marx, Max Weber, Ralf Dahrendorf.
Teorie dell’azione  rivolgono l’attenzione ai comportamenti individuali dei singoli attori; le strutture sociali
sono prodotte da azioni e interazioni degli individui.
Interazionismo simbolico si concentra sull’analisi delle interazioni dirette nei contesti della vita quotidiana e
ne sottolinea il ruolo nella creazione della società e delle sue istituzioni.
Principali ispiratori: Max Weber, George H. Mead.

CAPITOLO 2
La cultura è l’insieme dei modi di vita dei membri di una società o di gruppi all’interno della società.
Essa include, ad esempio, l’abbigliamento, le consuetudini matrimoniali, la vita familiare, le forme di produzione,
le convinzioni religiose, l’uso del tempo libero.
La società è un insieme di individui legati da relazioni strutturate sulla base di una cultura comune.
Tra cultura e società esistono forti interrelazioni l’esistenza dell’una è strettamente correlata all’esistenza
dell’altra.
La cultura non si riferisce a caratteri ereditari, ma appresi nel corso del processo di socializzazione.
I caratteri culturali, condivisi dai membri di una società, sono alla base della cooperazione e della comunicazione.
Una cultura comprende: aspetti materiali (artefatti prodotti da una società) e aspetti immateriali (linguaggio,
valori e norme).
I valori sono le idee che definiscono ciò che è considerato importante, degno e desiderabili in una cultura, e che
guidano gli esseri umani nella loro interazione con l’ambiente sociale.
Le norme sono regole di comportamento che riflettono o incarnano i valori di una cultura.
Valori e norme variano nel tempo e nello spazio.
Le società possono essere distinte in: Monoculturali (culturalmente omogenee) e multiculturali ( culturalmente
composite).
All’interno di una società è possibile individuare diverse:
-Subculture  Segmenti di popolazione appartenenti a una società più ampia e distinguibili sulla base di
parametri culturali ( es. hacker, naturisti, hippy)
-Controculture  gruppi che, respingendo i valori e le norme prevalenti in una data società, elaborano e
diffondono valori alternativi a quelli della cultura dominante.
Ogni società o gruppo sociale sviluppa una propria cultura.
Lo shock culturale è il disorientamento che si prova quando si entra in contatto con una cultura diversa dalla
propria a causa della perdita dei punti di riferimento familiari che si aiutano a comprendere il mondo
circostante.
L’appartenenza a una cultura può indurre gli esseri umani a considerare le altre culture inferiori o comunque
distanti.
In sociologia bisogna, quindi, evitare l’etnocentrismo: la tendenza a giudicare le altre culture confrontandole con
la propria, generalmente ritenuta “superiore”.
In sociologia è importante il relativismo culturale: lo studio di una cultura sulla base di significati e di valori che
le sono propri; ma il relativismo culturale presenta anche un’insidia, ovvero tende a considerare ugualmente
legittimi tutti i costumi e i comportamenti.
La socializzazione è il processo attraverso cui il bambino, o un qualunque nuovo membro, esempio un
immigrato, apprende valori, norme e stili di vita della società di cui entra a far parte.
Alcune caratteristiche della socializzazione: è un processo attraverso cui il bambino inerme diventa
gradualmente una persona consapevole di se stessa, non è una sorta di “programmazione culturale”, collega
l’una all’altra le diverse generazioni ed è un processo che dura quanto la vita stessa.
I sociologi distinguono tra socializzazione primaria e secondaria:
-Primaria  Avviene durante l’infanzia ed è il periodo più intenso dell’apprendimento culturale
-Secondaria  Comincia dopo l’infanzia per continuare fino ala maturità e oltre
I principali agenti della socializzazione sono: la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari, le organizzazioni, i media, il
lavoro.
Attraverso il processo di socializzazione gli individui imparano a conoscere i ruoli sociali.
Un ruolo sociale è l’insieme dei comportamenti socialmente definiti che ci aspettiamo da chi ricopre un
determinato status o posizione sociale.
lo status può essere: ascritto (assegnato sulla base di fattori biologici), acquisito ( ottenuto attraverso una
prestazione).
In ogni società ci sono master status, cioè status che hanno priorità su tutti gli altri e determinano la posizione
sociale complessiva di una persona.
In sociologia l’identità può essere: sociale ( si riesce alle caratteristiche attribuite dagli altri a un individuo ed è
plurima e cumulativa), individuale ( si riferisce al processo di sviluppo personale attraverso il quale elaboriamo il
senso della nostra unicità).
Oggi noi creiamo e ricreiamo continuamente la nostra identità, perché i modelli tradizionali sono diventati meno
importanti e abbiamo sempre più possibilità di prendere autonomamente delle decisioni.
Ogni società è influenzata dal livello di “cultura materiale” che le è propria.
Per comprendere ciò, può essere utile analizzare le forme di società succedutesi fino all’affermazione
dell’industrialismo moderno: società di cacciatori-raccoglitori, società pastorali e agricole, società tradizionali,
società industrializzate.

Le società di cacciatori-raccoglitori si procurano il sostentamento con la caccia, la pesca e la raccolta di piante


commestibili spontanee. Esse si caratterizzano per: piccole dimensioni, basso grado di disuguaglianza, scarso
interesse per la ricchezza materiale, attenzione ai valori religiosi e alle attività rituali, differenze di rango limitate
all’età e al sesso, cooperazione fra gli individui e scarsa competizione, ridotta bellicosità.
Oggi solo lo 0,001% di tutta la popolazione si mantiene in vita principalmente con la caccia e la raccolta.
Le società pastorali nascono circa 20.000 anni fa. I componenti di queste società si procurano il sostentamento
prevalentemente allevando animali domestici. Esse si caratterizzano per: nomadismo, allevamento del bestiame,
modesto accumulo di proprietà materiali e maggiore differenziazione rispetto alle società precedenti.
Le società agricole nascono, come quelle pastorali, circa 20.000anni fa. I componenti di questa società si
procurano il sostentamento prevalentemente coltivando appezzamenti di terreno.
Nella fase iniziale praticano soprattutto l’orticoltura (società orticole) e in un secondo momento passano
all’agricoltura vera e propria. Esse si caratterizzano per: stanzialità su un territorio, approvvigionamento più
sicuro di cibo, dimensioni più ampie rispetto alle società precedenti.
Le società tradizionali nascono a partire dal 6.000 a.C., esse si caratterizzano per: dimensioni ancora più ampie
rispetto alle società precedenti, sviluppo urbano, disuguaglianze di ricchezza e potere pronunciate, governo da
parte di re o imperatori, uso della scrittura, sviluppo tecnologico rudimentale, sviluppo di scienze e arti.
Le società che hanno dominato la storia fino a due secoli fa sono state distrutte dall’industrializzazione, ovvero
l’avvento della produzione meccanizzata e alimentata da risorse energetiche inanimate, come il vapore e
l’elettricità.
Le società industrializzate si caratterizzano per: lavoro prevalentemente extra-agricolo, urbanizzazione, stato
nazionali.
Lo stato-nazione ha confini ben definiti ed emana leggi vincolanti per tutti coloro che vivono al loro interno, esso
coniuga sviluppo economico, coesione politica e potenza militare.
Il colonialismo è un fenomeno sviluppatosi fra il XVII e il XX secolo  creazione di colonie da parte dei paesi
occidentali in molte aree precedentemente occupate da società tradizionali ricorrendo, se necessario, alla
superiore potenza militare.
Il colonialismo rimodellò la mappa sociale e culturale del globo. Gli studiosi hanno suddiviso il globo in: primo
mondo, secondo mondo e terzo mondo.
Le società del primo mondo (europa, nord america, australia, nuova zelanda, giappone) sono quelle
industrializzate e sono caratterizzate da: economie di mercato e sistemi politici multipartitici.
Le società del secondo mondo (urss ed europa orientale) sono scomparse con la fine della guerra fredda es
erano caratterizzate da: economie pianificate, ruolo limitato della proprietà privata e della competizione e
sistemi politici a partito unico.
Le società del terzo mondo sono quelle dei paesi in via di sviluppo e molte di queste aree hanno subito il
dominio coloniale (asia, africa e sud america). Questi paesi sono caratterizzati da: stati nazionali, concentrazione
della popolazione in aree rurali, recente avvio dello sviluppo urbano, prodotti agricoli destinati soprattutto al
mercato mondiale e non al consumo locale, generale arretratezza rispetto ai paesi industrializzati.
Negli ultimi 30 anni alcuni paesi del terzo mondo hanno intrapeso un processo di crescita economica
sensazionale e perciò sono detti paesi di nuova industrializzazione (singapore, taiwan, hong kong, messico,
brasile). In una prima fase questi processi hanno interessato paesi di piccole dimensioni, più di recente anche
grandi paesi asiatici come la cina, l’india e l’indonesia.
Lo sviluppo dei paesi di nuova industrializzazione sta alterando la tradizionale distinzione tra nord e sud, fra
primo e terzo mondo. I processi di globalizzazione stanno producendo una redistribuzione molto complessa della
ricchezza, del potere e della conoscenza.
I principali tipi di fattori che hanno costantemente influenzato il mutamento sociale sono: i fattori ambientali
(condizioni climatiche, condizioni fisiche come fertilità dei terreni e facilità di trasporto), fattori politici (esistenza
di istituzioni politiche autonome, potenza militare), fattori culturali (religione, sistemi di comunicazione e
leadership).

Ma perché negli ultimi due secoli il mutamento sociale ha subito una straordinaria accelerazione?
I principali fattori implicati sono: fattori economici (espansione della produzione, accumulazione della ricchezza,
evoluzione delle tecnologie produttive), fattori culturali (sviluppo scientifico, secolarizzazione e nuovi ideali,
come autorealizzazione, libertà, uguaglianza e partecipazione democratica.)

CAPITOLO 3 INTERAZIONE SOCIALE E VITA QUOTIDIANA


In sociologia si distinguono due diversi approcci:
-Microsociologia  studio del comportamento quotidiano in situazioni di interazione diretta e l’analisi si
sofferma al livello dell’individuo o dei piccoli gruppi.
-Macrosociologia  studio dei grandi sistemi sociali come quello politico o economico. L’analisi si sofferma sui
processi di cambiamento di lunga durata (es. sviluppo della società moderna).

La microsociologia presta particolare attenzione all’interazione sociale, ossia al processo attraverso il quale
agiamo e reagiamo nel rapporto con gli altri soggetti sociali. Di grande interesse è l’interazione sociale che Erving
Goffman ha definito “disattenzione civile”, ovvero l’interazione in cui ciascuno segnala all’altro di aver preso atto
della sua presenza, ma evita qualsiasi gesto che potrebbe essere interpretato come troppo invadente.

Nello studio della vita quotidiana si presta attenzione: alla routine (ripetizione di modelli di comportamento che
conferiscono forma e struttura alla nostra attività), alla costruzione sociale della realtà (la realtà non è fissa o
statica, ma viene creata continuamente attraverso interazioni sociali), al modo in cui i modelli di interazione
sociale influenzano i sistemi e le istituzioni di più ampie dimensioni.
La comunicazione non verbale è lo scambio di informazioni e significati attraverso: e espressioni facciali, i gesti,
le posture, i movimenti del corpo. Tutti questi comportamenti sono usati per integrare e verificare la veridicità
della comunicazione verbale. Infatti i gesti e le posture del corpo possono: amplificare le parole e contraddire il
significato manifestato dalle parole.
Per questo motivo, nell’interazione con gli altri, tutti noi manteniamo abilmente, quasi senza accorgercene, uno
stretto e continuo controllo della mimica facciale, dei gesti e della postura.
L’espressione facciale, i gesti e le posture sono fenomeni innati o riconducibili all’individuo e alla sua cultura?
Gli studi condotti da Paul Elkman con il “sistema di codificazione dell’attività facciale” (Facs) e quello di Eibl-
Eibesfeld su bambini ciechi e sordi hanno rilevato che i movimenti dei muscoli facciali sono innati negli esseri
umani, poiché è possibile rintracciare le stesse espressioni in tutti gli individui, però altri studi hanno anche
sottolineato che l’espressione finale del volto è fortemente condizionata da fattori culturali e individuali, ovvero,
in tutte le culture si sorride, ma variano ampiamente il modo in cui le persone sorridono, il preciso movimento
delle labbra e dei muscoli facciali, la rapidità del sorriso.

La maggior parte delle interazioni sociali ha luogo attraverso lo scambio verbale occasionale nel corso di
conversazioni informali. Il mezzo attraverso il quale questo scambio si realizza è il linguaggio e molti sociologi
hanno incentrato i propri studi sul linguaggio.
Il significato di una comunicazione verbale risiede sia nelle parole, sia nel modo in cui il contesto sociale struttura
ciò che viene detto.

Harold Garfinkel è il fondatore dell’etnometodologia: lo studio degli etnometodi, cioè le pratiche di uso comune,
radicate in una certa cultura, di cui ci serviamo per conferire senso a ciò che gli altri fanno, in particolare a ciò
che gli altri dicono.
La comprensione di ogni forma di conversazione quotidiana presume: comprensione condivisa (supposizioni
tacite che sorreggono lo scambio verbale), aspettative inespresse (condivisione di convinzioni culturali
inespresse su quanto si dice e perché).

Duneier e Molotch hanno studiato gli scambi verbali tra gente di strada e passanti newyorkesi, utilizzando la
tecnica dell’analisi della conversazione: tecnica che esamina il significato di ogni elemento di una conversazione,
dal più piccolo riempitivo (ehm, ah) all’esatta tempistica degli scambi.
Questi scambi verbali si caratterizzano per il fatto di essere tecnicamente incivili, nel senso che violano le regole
tacite della socialità, e l’espressione “vandalismo interazionale” indica le situazioni di disagio e incertezza da essi
derivanti.
nelle situazioni interattive ci si aspetta costantemente quella che Goffman chiama la prontezza controllata: una
dimostrazione di competenza nella routine della vita quotidiana.
Un tipico esempio di prontezza controllata sono i gridi di reazione: espressioni linguistiche che hanno la forma di
esclamazioni inarticolate (es. oplà), che segnalano una capacità di controllo sui dettali della vita sociale.
Il significato e il modo di utilizzo dei gridi di reazione può variare al variare del contesto sociale, nonché della
cultura di appartenenza.

Durante la comunicazione verbale si può incorrere in lapsus linguae: errori non accidentali di linguaggio o
pronuncia commessi nel parlare e inconsciamente motivati. I lapsus linguae rivelano, per un breve attimo, cose
che desideriamo tenere nascoste e mettono a nudo i nostri autentici sentimenti.

Erving Goffman distingue tra:


- Interazione non focalizzata  è regolata dalla disattenzione civile e si verifica ogni volta che, in un dato
contesto, gli individui si limitano a mostrare reciproca consapevolezza dell’altrui presenza.
- Interazione focalizzata  si verifica quando un individuo presta direttamente attenzione a ciò che altri dicono
o fanno.
L’incontro è un’unità di interazione focalizzata. Le caratteristiche dell’incontro:
-Prende avvio da un’apertura, che segnala il superamento della disattenzione civile ed è un momento che può
risultare rischioso in quanto possibile fonte di fraintendimenti.
-Necessita di parentesi, cioè di segnalatori che distinguono ogni episodio di interazione focalizzata dal
precedente e dal successivo, nonché dall’interazione non focalizzata che avviene sullo sfondo.

Goffman equipara la vita sociale a una rappresentazione teatrale, in cui il comportamento dell’individuo dipende
dal ruolo che sta interpretando in un dato momento.
Il modello drammatico si distingue in:
-Ribalta  È costituita da quelle circostanze sociali in cui gli individui agiscono secondo ruoli formalizzati e
codificati, allestendo delle “rappresentazioni sceniche”.
-Retroscena  E’ costituito da quegli spazi in cui gli individui approntano gli arredi scenici e si preparano
all’interazione che avverrà nel contesto più formale della ribalta.

Le distanze tra soggetti considerate “opportune” nei diversi tipi di interazione variano da cultura a cultura.
Edward T. Hall distingue quattro tipi di distanza tra individui:
- distanza intima  (fino a 50 cm) riservata ai soggetti con cui si ha una regolare confidenza fisica (es. genitori,
amanti).
- distanza personale  (dai 50 ai 120 cm) riservata agli incontri tra amici e buoni conoscenti.
- distanza sociale  (dai 120 ai 350 cm) adottata da coloro che agiscono di fronte a un pubblico di spettatori).

Le forme della vita sociale sono strettamente legate alla gestione dello spazio e del tempo, le interazioni sociali
sono situate, ossia: si svolgono in un luogo particolare, hanno una specifica durata.
Nell’analisi delle interazioni è importante tenere conto: della convergenza spazio-temporale (fenomeno per cui
lo spostamento nello spazio è associato a quello nel tempo, ovvero le distanze “si accorciano” se diminuisce il
tempo necessario a percorrerle), della regionalizzazione (il modo in cui la vita sociale si colloca nello spazio-
tempo).

Nella società moderna la delimitazione delle attività è fortemente influenzata dal tempo cronometrico.
Il sistema di riferimento temporale su scala planetaria fu introdotto nel 1884, quando il globo fu suddiviso in 24
fusi orari di un’ora ciascuno.
Oggi la misurazione del tempo con orologi è standardizzata in tutto il mondo, è possibile quel complesso sistema
di trasporti e comunicazioni che caratterizza la nostra vita.

Internet ha avuto un enorme impatto sulla gestione dello spazio e del tempo nella vita sociale.
Questo cambiamento tecnologico ha provocato una: ristrutturazione dello spazio (da casa possiamo interagire
con persone che si trovano in ogni angolo del mondo), diversa percezione del tempo (enorme facilitazione della
comunicazione a distanza in tempo reale.

I rapidi sviluppi delle telecomunicazioni (posta elettronica, Internet, commercio elettronico) stanno accrescendo
la tendenza a favorire interazioni di tipo “indiretto”.
La lettura di questo fenomeno non è univoca: alcuni osservano come la nuova tecnologia accresca l’isolamento
degli individui, altri sottolineano le opportunità che la nuova tecnologia offre, permettendo una maggiore libertà
di espressione e una maggiore attenzione al contenuto del messaggio.
La tecnologia sta rivoluzionando il modo di comunicare , ma ancora oggi gli esseri umani continuano ad
apprezzare il contatto diretto.
Questo comportamento è spiegato dagli studi sulla ricerca della prossimità: il bisogno degli individui di
incontrarsi in situazioni di interazione faccia a faccia.
Gli individui ricercano la prossimità, perché l’interazione faccia a faccia offre un’informazione molto più ricca sui
pensieri, i sentimenti e la sincerità degli altri.
CAPITOLO 4 – GENERE E SESSUALITA’
Qual è la differenza tra sesso e genere?
Sesso  Differenze anatomiche e fisiologiche che caratterizzano i corpi maschili e femminili.
Genere Differenze psicologiche, culturali e sociali tra maschi e femmine, è collegato alle nozioni socialmente
costruite di maschilità e femminilità.
Molte differenze tra uomini e donne non sono un prodotto diretto del sesso biologico.

L’identità di genere si forma così precocemente nella vita che da adulti la consideriamo per lo più scontata.
Per spiegare la formazione delle identità di genere sono stati adottati approcci contrastanti: alcuni evidenziano
l’effetto perdurante sull’identità di genere a opera delle caratteristiche biologiche innate, altri sottolineano la
costruzione e ricostruzione continua dell’identità di genere nelle interazioni sociali con gli altri.

I principali filoni sociologici interpretativi delle differenze di genere insistono su: differenza naturale tra uomini e
donne fondata su base biologica, base biologica del sesso (ma socializzazione di genere), assenza completa di
una base biologica, poiché genere e sesso sono entrambi il risultato esclusivo della costruzione sociale.

La differenza naturale  Determinati aspetti della biologia umana comportano differenze innate di
comportamento tra uomini e donne. Esempio: in quasi tutte le culture la partecipazione alla caccia e alla guerra
è riservata agli uomini.
Critiche a queste teorie:
- il grado di aggressività dei maschi varia da cultura a cultura.
- si basano spesso sul comportamento animale piuttosto che su evidenze antropologiche e storiche.
-Il fatto che certe caratteristiche siano universali non significa che debbano essere di origine biologica
-si trascura il ruolo dell’interazione sociale nella definizione del comportamento umano.

La socializzazione di genere  le differenze di genere sono un prodotto culturale e bisogna distinguere tra:
sesso biologico (definito alla nascita del bambino), genere sociale (il bambino, attraverso il contatto con gli
agenti sociali, interiorizza le norme e le aspettative sociali corrispondenti al proprio sesso.
Nel processo di apprendimento del proprio genere, i bambini sono guidati da sanzioni positive e negative, che
agiscono per ricompensare o reprimere determinati comportamenti.

La socializzazione di genere nella prospettiva funzionalista  gli agenti della socializzazione contribuiscono al
mantenimento dell’ordine sociale sovraintendendo a un’efficace socializzazione delle nuove generazioni.
Critiche a queste teorie:
-la socializzazione di genere non è un processo intrinsecamente armonioso, diversi agenti sociali possono essere
in contrasto tra loro.
- si ignora la capacità degli individui di respingere o modificare le aspettative sociali connesse ai ruoli sessuali.

La costruzione sociale del genere e del sesso  l’idea di qualsiasi fondamento biologico dell’identità di genere
viene respinta, sia il sesso, sia il genere sono dei costrutti sociali. Non solo il genere, ma anche il corpo umano è
soggetto a forze sociali che lo plasmano e modificano in vari modi. Se le differenze sessuali condizionano le
identità di genere, è vero anche che le identità di genere modellano le differenze sessuali.

La teoria di Sigmund Freud  l’apprendimento delle differenze di genere da parte dei bambini è incentrato sulla
presenza o l’assenza del pene (differenza anatomica + espressione simbolica della maschilità e femminilità).
La formazione delle identità di genere ha inizio in quella che Freud chiama fase edipica, attorno ai 4 o 5 anni.
Fase edipica maschile  Il bambino vede il padre come rivale nella lotta per le attenzioni della madre, fino a
quando ne accetta la superiorità, reprime l’attrazione per la madre e si identifica con il padre, assumendone gli
atteggiamenti aggressivi.
Fase edipica femminile  Le bambine soffrono l’invidia del pene e si identificano con la madre assumendone gli
atteggiamenti remissivi.
Critiche alla teoria di Sigmund Freud  molte delle critiche alla teoria di Freud sono state sollevate da studiose
femministe, poiché: si identifica troppo l’identità di genere con il problema dei genitali, si attribuisce una
“naturale” superiorità al pene, si considera il padre come principale fonte di autorità, si crede che
l’apprendimento delle differenze di genere sia concentrato all’età di 4 o 5 anni.

Teoria di Nancy Chodorow  la formazione dell’identità di genere è un’esperienza molto precoce, che deriva
dall’attaccamento del bambino alla madre; l’attaccamento deve poi essere spezzato per poter acquisire un senso
di sé separato. La bambina rimane più vicino alla madre (senso di sé meno separato dagli altri, maggiore
dipendenza), il bambino ha una separazione più netta dalla madre (senso di sé più separato dagli altri, maggiore
indipendenza).
Critiche alla teoria di Nancy Chodorow: il lavoro di Chodorow ha sollevato diverse critiche:
-non spiega la lotta delle donne per conquistare la porpria autonomia e indipendenza.
-la femminilità può nascondere sentimenti di aggressività e autoaffermazione.
- le donne e gli uomini hanno una costituzione psicologica molto più ibrida e contraddittoria.
Questo contributo rimane comunque importante per la spiegazione della cosiddetta inespressività maschile.

Le differenze di genere sono una fonte di disuguaglianze sociali, uomini e donne hanno diverso potere, prestigio
e ricchezza.
I ruoli maschili sono più reputati e premiati di quelli femminili: alle donne sono affidati i lavori domestici e la cura
dei figli, gli uomini provvedono al mantenimento della famiglia (divisione sessuale del lavoro).
I principali approcci alla natura delle disuguaglianze di genere a livello sociale sono: approcci funzionalisti e
approcci femministi.

Approcci funzionalisti  le differenze di genere contribuiscono alla stabilità e all’integrazione sociale.


Parson sostiene che la famiglia è un agente di socializzazione efficiente se esiste una netta divisione sessuale del
lavoro, ovvero le donne svolgono i lavori espressivi, gli uomini svolgono quelli strumentali.
Bowlby sostiene che la madre svolge un ruolo centrale nella socializzazione primaria dei figli, se la madre è
assente, si crea una situazione di privazione materna che rischia di compromettere gravemente la
socializzazione.
Approcci femministi  I tre principali filoni del pensiero femminista sono:
-femminismo liberale attenzione ai singoli fattori che contribuiscono alle disuguaglianze di genere (es.
sessismo, discriminazione sul lavoro), tentativi di riforma graduale del sistema dall’interno.
- femminismo radicale  la subordinazione femminile è il prodotto di un sistema complessivo (patriarcato),
l’uguaglianza si può raggiungere solo con il rovesciamento dell’ordine patriarcale.
-femminismo “nero”  attenzione alle donne nere svantaggiate su diversi piani a causa del colore della pelle,
del sesso e della collocazione di classe.

R. W. Connell : l’ordine di genere


Connell ha sviluppato una teoria complessiva delle relazioni di genere e ha posto attenzione alla crisi della
maschilità.
Ordine di genere: “ambito organizzato di pratiche umane e relazioni sociali” che definisce le forme della
maschilità e femminilità. E’ composto da tre dimensioni: il lavoro (divisione sessuale delle attività); il potere
(relazioni basate sull’autorità, sulla violenza o sull’ideologia nelle istituzioni sociali e nella vita domestica); la
catessi (dinamica dei rapporti intimi, emozionali e affettivi).

La crisi della maschilità e del male breadwinner è dovuta a trasformazioni socio-economiche in ambito:
-lavorativo (disoccupazione, contenimento delle retribuzioni, più tempo di lavoro, timore di licenziamento).
-affettivo-familiare (relazioni meno stabili, divorzio).
Gli uomini sono lacerati da dubbi sul proprio valore e sulla propria utilità.
L’evoluzione della figura maschile si ha con: uomo castigatore (difende la propria virilità e il proprio onore),
uomo nuovo (attento alle proprie esigenze emotive e sensibile).

La sessualità umana è un fenomeno molto complesso legato sia a fattori biologici (imperativo alla riproduzione),
sia a fattori socio-culturali (comportamento significativo).
In ogni società l’inclinazione sessuale prevalente è quella eterosessuale, ma non è l’unica.
J. Lorber distingue almeno dieci diversi identità sessuali. Ford e Beach hanno rilevato l’altra differenziazione
delle pratiche sessuali (comportamento sessuale e canoni dell’attrattività sessuale variano enormemente da
cultura a cultura).

L’omosessualità è l’orientamento dell’interesse sessuale o affettivo verso individui del proprio sesso: esiste in
tutte le culture, non in tutte le culture è accettata, non è una malattia o un disturbo psichico, talvolta è
considerata un atto deviante, punibile anche con la pena di morte.
Il processo di accettazione degli omossessuali ha subito progressi grazie a:
-pubblicazione del rapporto Kinsey sul comportamento sessuale alla metà del secolo scorso
-rivolta di Stonewall 1969
-scoppio dell’epidemia di Aids nei primi anni ‘80

K. Plummer ha distinto quattro tipi di omosessualità all’interno della cultura occidentale moderna:
-omosessualità casuale  esperienza transitoria che non struttura l’intera vita sessuale di un individuo
-omosessualità situata  le attività omosessuali sono regolarmente praticate, ma senza diventare una
preferenza dominante per l’individuo.
omosessualità personalizzata  individui che preferiscono le attività omosessuali, ma rimangono isolati in
gruppi in cui questa viene accettata.
omosessualità come stile di vita  individui che sono “usciti allo scoperto”.

L’atteggiamento verso l’omosessualità


Eterosessismo  Individui non eterosessuali sono classificati e discriminati sulla base del loro orientamento
sessuale.
Omofobia  Paura e disprezzo nei confronti degli omosessuali
Negli ultimi decenni la tolleranza verso l’omosessualità è aumentata grazie a: promulgazione di leggi a
protezione dei diritti degli omosessuali e riconoscimento giuridico delle convivenze omosessuali.

La prostituzione è la concessione di prestazioni sessuali in cambio di una ricompensa economica.


P. Goldstein ha classificato i tipi di prostituzione in base a: impegno occupazionale (frequenza con cui aviene la
prostituzione) e contesto occupazionale (tipo di ambiente lavorativo e di processo interattivo che caratterizza
l’attività di prostituzione.
Il baratto sessuale è una forma di prostituzione basata sul pagamento in merci o altri servizi piuttosto che in
denaro.

Nei paesi occidentali si distinguono quattro tipi di politiche rispetto alla prostituzione:
- il regolazionismo  permette l’esercizio della prostituzione, seppur confinata in bordelli e case chiuse, ma
condanna moralmente la prostituta
- l’abolizionismo  permette l’esercizio della prostituzione e non condanna la prostituta
- il proibizionismo  vieta la prostituzione e condanno moralmente la prostituta
- la criminalizzazione del cliente  vieta la prostituzione ma agisce punendo il cliente anziché la prostituta.
La prostituzione spesso coinvolge anche i minori. I ragazzi/e che si prostituiscono si dividono in:
-fuggiaschi  scappano di casa e non sono più rintracciati dai genitori
-pendolari  vivono prevalentemente in casa ma trascorrono fuori periodi di tempo più o meno lunghi
-abbandonati  sono trattati con indifferenza o addirittura respinti dai genitori.
La prostituzione minorile rientra spesso nell’attività nota come turismo sessuale.

CAPITOLO 5 – FAMIGLIE
Alcuni concetti base: famiglia, parentela, matrimonio
Famiglia  è un gruppo di persone direttamente legate dai rapporti di parentela, all’interno del quale i membri
adulti hanno la responsabilità di allevare i bambini.
Parentela  è un sistema di rapporti fondati sulla discendenza tra consanguinei (nonni, genitori, figli ecc) o sul
matrimonio.
Matrimonio  è l’unione sessuale socialmente riconosciuta e approvata tra due individui adulti.

In quasi tutte le società sono presenti: famiglie nucleari (due adulti che vivono insieme sotto uno stesso tetto
con i propri figli naturali o adottivi).
Quando insieme alla coppia e ai suoi figli vivono sotto lo stesso tetto anche altri parenti prossimi (es. zii, fratelli,
nipoti ecc) in un rapporto stretto e continuativo, si parla di famiglie estese.
Nelle società occidentali il matrimonio, e quindi la famiglia, sono associati alla monogamia, è possibile sposare
un solo partner. In altre società, invece, è possibile sposare più di un partner, ovvero poligamia, che può essere
poliginia (l’uomo può sposare più donne) oppure poliandria (la donna può sposare più uomini).

In occidente, negli ultimi decenni, i modelli familiari hanno subito profonde trasformazioni: è diminuita la
propensione al matrimonio, è aumentata l’età media al matrimonio, è aumentato il tasso di divorzi, sono
aumentate le famiglie monoparentali (con un solo genitore) e sono aumentate le famiglie ricostituite (si formano
dopo un nuovo matrimonio o attraverso nuove relazioni che coinvolgono i figli delle unioni precedenti).

Lo studio della famiglia e della vita familiare è stato affrontato in maniera difforme da sociologi di scuole diverse.
Le principali interpretazioni teoriche della famiglia sono:
-approccio funzionalista  la famiglia svolge compiti che contribuiscono a soddisfare i bisogni fondamentali
della società e a preservare l’ordine sociale.
T. Parson sostiene che le due principali funzioni della famiglia sono: socializzazione primaria (processo
attraverso cui i bambini apprendono le norme culturali della società in cui nascono) e la stabilizzazione della
personalità (ruolo svolto dalla famiglia nel fornire supporto emotivo ai suoi membri).
La famiglia nucleare è la struttura meglio equipaggiata per affrontare le richieste della società industriale: il
marito può lavorare fuori casa ( ruolo strumentale di male breadwinner), mentre la moglie (ruolo affettivo) si
occupa della casa e dei figli.
- approccio femminista  contesta la visione della famiglia come regno dell’armonia e dell’uguaglianza.
L’approccio femminista rivolge l’attenzione all’interno delle famiglie, per esaminare le esperienze delle donne
nella sfera domestica.
La famiglia non è un’unione cooperativa fondata su interessi comuni e sostegno reciproco, ma in essa si
riscontrano squilibri di potere e disparità di vantaggi.
I principali argomenti trattati da questo approccio sono: la divisione domestica del lavoro, la disuguaglianza dei
rapporti di potere e le attività di cura e il lavoro emotivo-
-nuove prospettive  pongono attenzione alle recenti trasformazioni della famiglia.

Il divorzio  per molti secoli si è considerato il matrimonio indissolubile, il divorzio era concesso solo in caso di
“mancata consumazione” del matrimonio. In seguito, il divorzio fu introdotto sulla base del “sistema
accusatorio”: per divorziare uno dei coniugi doveva accusare l’altro di crudeltà, abbandono del tetto coniugale o
adulterio.
Negli anni ’70 furono introdotte le prime leggi che prevedevano il divorzio “senza colpa”, per divorziare non è
più necessaria la colpa di uno dei coniugi, ma è sufficiente che la convivenza sia diventata intollerabile.
Il mutamento del diritto di famiglia, con l’introduzione del divorzio, è stato accompagnato da una crescita
dell’instabilità coniugale.
Perché oggi il divorzio è sempre più diffuso?
- il matrimonio non ha più molte connessioni con la trasmissione di ricchezza e status tra generazioni.
- le donne sono sempre più indipendenti economicamente, il matrimonio non ha più quindi gli aspetti di
partnership economica di un tempo
- il divorzio non è più oggetto di pregiudizi
- si tende a valutare il matrimonio sulla base della soddisfazione personale

Negli ultimi anni sono in crescita alcuni fenomeni:


- famiglie monoparentali  risultato di vedovanza, separazione o divorzio, madri mai sposate
- seconde nozze  tutti i matrimoni successivi al primo
- famiglie ricostituite  famiglie in cui almeno uno degli adulti ha figli nati da un precedente matrimonio o
relazione. In queste famiglie spesso si sviluppano nuovi rapporti di parentela: il divorzio spezza il matrimonio, ma
non la famiglia, soprattutto se vi sono dei bambini, quindi ci sono anche le famiglie binucleari, dove i legami
persistono nonostante la costruzione di nuovi rapporti familiari da parte dei genitori che si risposano.

Un altro fenomeno in crescita è quello del padre assente: legame sporadico del padre con i figli a causa della
separazione o del divorzio.
Per alcuni sociologi questo fenomeno è all’origine di problemi sociali (es. esplosione dei costi per il sostegno
all’infanzia, aumento dei tassi di criminalità, difficoltà dei figli a diventare bravi genitori).
Per altri, invece, i crescenti livelli di occupazione femminile provocano la crisi della figura paterna: gli uomini
percepiscono le donne come capaci di occuparsi dei figli in modo autosufficiente, si sentono quindi
deresponsabilizzati.

Negli ultimi decenni si è anche assistito alla flessione del tasso di fecondità, ovvero il numero medio di figli per
donna). Dopo la seconda guerra mondiale, il tasso di fecondità è sceso in tutta Europa ed è molto al di sotto
della soglia critica di 2,1 figli per donna, cioè del livello di ricambio generazionale, che assicura l’equilibrio
nascite/morti e la crescita zero della popolazione.

Alternative al matrimonio
Convivenza  è il rapporto tra due persone legate sessualmente, che vivono insieme senza essere sposate. Oggi
un numero crescente di coppie con rapporti consolidati decide di non sposarsi, pur coabitando e allevando
congiuntamente i figli.
Unioni omosessuali  in molti paesi i rapporti di coppia omosessuali non sono riconosciuti legalmente, si
fondano sull’impegno personale e sulla reciproca fiducia. In alcuni paesi sono stati introdotti i “pacs” (patti civili
di solidarietà) ovvero: assistenza e responsabilità in caso di malattia, diritto all’eredità e alla reversibilità della
pensione, subentro nei contratti e nelle licenze), che estendono alcune prerogative tradizionali delle coppie
sposate alle coppie di fatto, tra cui anche quelle omosessuali.

I rapporti familiari sono solitamente considerati fonte di calore e appagamento, ma possono anche essere
carichi di tensioni, violenze e abusi. Spesso si verificano casi di:
- violenza domestica  il maltrattamento fisico esercitato da un membro della famiglia contro un altro dei suoi
membri. Il luogo più pericoloso della società è la casa: un individuo ha molte più probabilità si essere aggredito
in casa propria che per strada di notte. La violenza domestica è prevalentemente una pratica maschile e le
principali vittime sono i bambini, seguiti dalle donne. Ci sono anche casi di violenza domestica femminile, ma è
più contenuta ed episodica di quella maschile.
- abuso sessuale sui minori  l’atto sessuale di un adulto con persone di età inferiore a quella prevista per poter
consentire legalmente a questo tipo di attività. E’ un fenomeno “scoperto” solo in tempi recenti, non è raro e si
sta dimostrando preoccupante, è presente in tutti i livelli della gerarchia sociale, è presente anche nelle
istituzioni (scuole, collegi), è attuato in genere con l’uso della forza o la sua minaccia, per il bambino è motivo di
turbamento, vergogna o disgusto e può avere conseguenze a lungo termine.
-incesto  un rapporto sessuale tra parenti prossimi. L’incesto non comporta necessariamente abuso sessuale:
un rapporto fra fratello e sorella è incestuoso, ma non rientra nella definizione di “abuso” (a meno che uno dei
due sia adulto e l’altro minore). Tuttavia, la forma più comune di incesto è il rapporto tra un padre e una figlia
minore e costituisce anche una forma di abuso.

CAPITOLO 6 – DEVIANZA E CRIMINALITA’


La vita sociale è regolata da norme, cioè regole di comportamento che vigono all’interno di un gruppo sociale o
di una società. Solitamente siamo indotti a rispettare queste norme, perché siamo stati socializzati al loro
rispetto e le abbiamo interiorizzate, sono rafforzate da delle sanzioni.
Le sanzioni si distinguono in positive (ricompensano chi rispetta la norma), negative (puniscono chi non rispetta
la norma). Possono essere formali (se applicate da specifiche autorità a ciò preposte, come ad esempio la
polizia), o informali (reazioni più spontanee e meno organizzate).

La devianza è la non conformità a una norma o complesso di norme accettate da un numero significativo di
individui all’interno di una collettività. Il deviante è chi non rispetta una norma di qualche tipo.
La maggior parte di noi, in certe occasioni, trasgredisce norme di comportamento generalmente accettate.
Nessuna società può essere facilmente suddivisa tra coloro che si attengono alle norme e coloro che non le
rispettano. Quando la devianza non riguarda un singolo individuo, ma un gruppo sociale, si parla di subcultura
deviante.

Devianza e criminalità spesso coincidono, ma non sono sinonimi. Il concetto di devianza è più ampio, poiché la
criminalità si riferisce a quei comportamenti che violano la legge.
Devianza  comportamento non conforme a una norma sociale (sociologia della devianza).
Criminalità  comportamento che viola la legge, un reato (criminologia).

Esistono diversi approcci allo studio della devianza e della criminalità: biologico, psicologico, sociologico.
Le principali prospettive in cui si articola l’approccio sociologico sono: teorie funzionaliste, interazioniste, del
conflitto e del controllo sociale.

L’approccio biologico rappresenta uno dei primi tentativi di studio della devianza: alcune caratteristiche innate
degli individui sono viste come cause del comportamento deviante e criminale.
I principali esponenti furono:
- Cesare Lombroso  I criminali sono individui biologicamente degradati o minorati e possono essere identificati
da certe caratteristiche anatomiche (es. forma del cranio e della fronte).
- W. H. Sheldon  I tipi muscolosi e attivi (mesomorfi) sono più aggressivi e quindi hanno maggiori probabilità di
diventare criminali rispetto ai tipi più magri (ectomorfi) o ai tipi più grassi (endomorfi).

L’approccio psicologico ricerca la spiegazione della devianza concentrandosi sui tratti della personalità
dell’individuo.
Personalità psicopatica  è una persona chiusa e incapace di emozione, che agisce d’impulso e raramente
avverte un senso di colpa. Gli individui che presentano tratti psicopatici commettono talvolta reati violenti.
Le teorie psicologiche spiegano solo alcuni aspetti della criminalità, poiché esistono molti tipi di reati e tutte le
persone che li commettono non hanno le stesse caratteristiche psicologiche.

Le teorie funzionaliste considerano la devianza la criminalità come il risultato di tensioni strutturali e della
carenza di regolazione morale all’interno della società.
Fra i principali esponenti: E. Durkheim e R.K. Merton (anomia e devianza – teoria della tensione) e A. Cohen e
altri (spiegazioni delinquenziali).
1. La teoria della devianza di Durkheim
Concetto di “anomia”: caduta di valori e norme tradizionali non sostituite da altri punti di riferimento.
La “devianza” è un fatto sociale inevitabile, in quanto nessuna società raggiunge un consenso totale sui
valori e le norme che la governano, e il mondo moderno lascia più spazio alle libere scelte individuali
(meno conformismo), ed è anche un fatto sociale necessario, sollecita una risposta collettiva che
rafforza la solidarietà di gruppo ed esplicita le norme sociali.
2. La teoria della tensione di R. K. Merton
Individua nella struttura della società stessa la fonte del comportamento criminale. Riprende il concetto
di anomia riferendolo alla tensione cui è sottoposto il comportamento individuale quando norme e
realtà sociale entrano in conflitto. Nelle società industrializzate, esiste un conflitto tra: mete culturali
(valori solitamente accettati del successo materiale), mezzi istituzionalizzati (autodisciplina e duro
lavoro).

La devianza viene definita in riferimento alle subculture di gruppi, i quali adottano norme che incoraggiano o
premiano il comportamento criminale.
A. Cohen  Le risposte devianti alla tensione tra valori e mezzi sono mediate dai gruppi sociali. I ragazzi del ceto
operaio più povero, frustrati nella loro condizione di vita, tendono a organizzarsi in subculture delinquenziali.
Cloward e Ohlin  I ragazzi più a rischio provengono dalla classe operaia. Inoltre, hanno interiorizzato i valori
del ceto medio e sono stati incoraggiati a desiderare un futuro borghese, per poi scoprirsi impossibilitati a
realizzare le proprie aspirazioni.

Le teorie interazioniste concepiscono la devianza come un fenomeno socialmente costruito. Esse si


interrogano sul modo in cui i comportamenti vengono definiti devianti e sul perché certi gruppi e non altri sono
etichettati come devianti.
Tra i principali esponenti:
- E. H. Sutherland: associazione differenziale  In una società che ospita molte subculture diverse, solo alcuni
ambienti sociali tendono a incoraggiare la criminalità. Gli individui diventano criminali associandosi ad altri che
sono portatori di norme criminali. Il comportamento criminale viene appreso soprattutto all’interno dei gruppi
primari, in particolare il gruppo dei pari.
-H. Becker: teoria dell’etichettamento  La devianza è interpretata come un processo di interazione tra
devianti e non devianti. Le etichette che definiscono le varie categorie di devianza esprimono la struttura di
potere delle società. H. Becker sostiene che il comportamento deviante è il comportamento così etichettato.
Il comportamento deviante non è il fattore determinante nella trasformazione di un individuo in “deviante”,
piuttosto vi sono processi non collegati al comportamento stesso che esercitano una grande influenza
sull’etichettamento (es. abbigliamento, modo di parlare, paese di origine).
L’etichettamento non condiziona solo il modo in cui si è visti dagli altri, ma anche la concezione di sé.
E. Lemert sostiene che la devianza è un fatto comune e solitamente senza conseguenze per gli individui, si
distingue in devianza primaria (è l’atto iniziale di trasgressione, solitamente rimane ‘marginale’ sul piano
dell’identità individuale), devianza secondaria (si ha quando l’individuo accetta l’etichetta che gli è stata
imposta, vedendo se stesso come ‘deviante’).

Le teorie del conflitto considerano la devianza una scelta deliberata e spesso in natura politica. Gli individui
scelgono attivamente di adottare un comportamento deviante per reazione alle disuguaglianze del sistema
capitalistico. Il filone della New Criminoology ha evidenziato come il comportamento criminoso si verifichi a tutti
i livelli della società e debba essere compreso nel contesto delle disuguaglianze e dei conflitti di interesse tra
gruppi sociali.
Secondo questo approccio, le subculture criminali nei centri urbani non nascono dalla povertà, ma dalla
mancanza di inserimento sociale. La criminologia deve impegnarsi sui problemi concreti del controllo della
criminalità e della politica sociale, inoltre deve avere un atteggiamento più sensibile nei confronti della
comunità, deve dare più voce ai cittadini in merito alle priorità del controllo nell’area in cui vivono e sviluppare
politiche di intervento ‘minimali’ attraverso funzionari di polizia locali, responsabili verso i cittadini e devono
prestare attenzione alle vittime dei reati e alle indagini sulla vittimizzazione.

Le teorie del controllo postulano che il reato si verifichi in conseguenza di uno squilibrio tra impulso
all’attività criminosa e il controllo sociale o fisico che ne è deterrente.
T. Hirschi sostiene che: gli esseri umani sono essenzialmente egoisti e prendono decisioni calcolate a proposito
degli atti criminosi, valutandone i potenziali rischi e benefici.
Hirschi individua quattro tipi di vincoli che legano l’individuo alle società, promuovendo così un comportamento
rispettoso della legge: l’attaccamento (vincolo di tipo affettivo), l’impegno (vincolo di tipo materiale), il
coinvolgimento (vincolo di tipo temporale), le credenze ( vincolo di tipo morale).
Per alcuni teorici del controllo, l’aumento dei reati deriva dall’aumento delle occasioni favorevoli alle attività
criminose. Per contrastare questo sviluppo negli ultimi anni si sono adottati due tipi di politiche: protezione del
bersaglio (rende più difficile compiere il reato) e la tolleranza zero (mantenimento dell’ordine sociale).

Molti reati non vengono registrati per mancanza di segnalazione del reato alla polizia, assenza di registrazione
del reato, scetticismo della polizia sulla validità delle informazioni ricevute su un presunto reato.
Le statistiche ufficiali sulla criminalità forniscono i dati meno affidabili tra quelli pubblicati ufficialmente su temi
di carattere sociale, perché tengono conto solo dei fatti registrati dalla polizia.
Una risposta a questo problema sono le indagini sulla vittimizzazione rivolte a un campione di intervistati.

Esiste un rapporto tra genere e criminalità?


I tassi di criminalità femminili sono inferiori rispetto a quelli maschili, ma le ragioni di questa differenza devono
ancora essere accertate. Esistono reati tipicamente femminili (es. prostituzione) ed esistono categorie di reati in
cui le donne sono vittimi e gli uomini gli aggressori (es. violenza domestica, abusi sessuali).

Esiste una relazione tra comportamento sessuale e criminalità?


Le indagini sulla vittimizzazione mostrano che gli omosessuali subiscono molte violenze e molestie, spesso
considerate “meritate” a causa del loro “diverso” comportamento sessuale.

Con l’espressione reati dei colletti bianchi si definiscono i reati compiuti da persone rispettabili e di elevata
condizione sociale nel contesto della propria occupazione.
I reati aziendali sono quelli commessi dalle imprese e sono capillari e diffusi. Esistono sei tipi di questi reati:
-amministrativi (irregolarità o non conformità di documenti)
- ambientali (inquinamento, assenza di autorizzazioni)
-finanziari (evasione fiscale, falsificazione di bilancio)
-occupazionali (condizioni di lavoro o assunzioni irregolari)
-produttivi (pericolosità dei prodotti, etichettatura mendace)
-commerciali (pubblicità ingannevole)

Altre forme di criminalità note e diffuse sono:


- la criminalità organizzata  fenomeni con caratteristiche analoghe a quelle delle normali attività d’affari, ma
che sono illegali (es. contrabbando, traffico di droga e armi).
- i reati informatici  atti criminosi perpetrati con l’aiuto della tecnologia informatica es. intercettazione abusiva
di comunicazioni, istigazione alla violenza attraverso internet, frodi telematiche).

Il carcere è un sistema di punizione di chi commette reati. Il principio ispiratore del sistema carcerario è il
recupero dell’individuo, poiché mira alla sua reintegrazione nella società una volta rimesso in libertà.
Prigione e condanne severe sono considerate anche un deterrente del crimine.
Tuttavia, i tassi di recidività sono alti, chi ha commesso reati tende a ricommetterli, le carceri favoriscono la
spaccatura tra società e detenuti, poiché l’ambiente carcerario richiede atteggiamenti e abitudini totalmente
diversi dal mondo esterno, rendendo così difficile la reintegrazione.
Per alcuni è necessario passare da una giustizia punitiva ad una riparativa, capace di accrescere nei condannati la
consapevolezza degli effetti dei loro crimini attraverso sentenze da scontare in comunità.

CAPITOLO 7 – RAZZE E MIGRAZIONI


Razza  è un insieme di relazioni sociali che permette di classificare individui e gruppi, assegnando loro attributi
o competenze sulla base di caratteristiche biologiche.
La razzializzazione è il processo in base al quale il concetto di razza viene usato per classificare individui o gruppi.
Etnia  si riferisce ai tratti culturali che contraddistinguono una determinata comunità di persone, le differenze
etniche sono completamente apprese.
I principali fattori che distinguono un gruppo etnico sono: la lingua, la storia, stirpe (reale o immaginata),
religione, usanze, alimentazione, abbigliamento e gli ornamenti.
L’etnia è un attributo di tutti gli individui che compongono una popolazione, ma solitamente l’etnia è associata
alle minoranze. I membri di una minoranza etnica (o di un gruppo minoritario) sono svantaggiati rispetto alla
maggioranza della popolazione e condividono un senso di solidarietà e di appartenenza comune.
Il termine minoranza ha un significato non solo quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo, esso indica la
posizione subordinata di un gruppo all’interno della società, piuttosto che la sua consistenza quantitativa.

I pregiudizi sono opinioni e atteggiamenti preconcetti dei membri di un dato gruppo verso gli appartenenti a un
altro gruppo. Sono dettati dal “sentito dire”, piuttosto che dall’esperienza diretta, faticano a cambiare anche di
fronte a nuovi elementi di informazione e possono essere pregiudizi positivi o negativi.
I pregiudizi spesso si fondano sugli stereotipi, ovvero caratterizzazioni rigide e tendenzialmente immutabili di un
gruppo. Possono contenere un fondo di verità, condito di esagerazioni e derivare da un meccanismo di
dislocamento, ovvero sentimenti di ostilità o di rabbia vengono diretti verso oggetti che non sono la reale fonte
della tensione (capro espiatorio).

La discriminazione riguarda comportamenti effettivi verso i membri di un determinato gruppo, che li escludono
da opportunità riservate ad altri. Il pregiudizio è spesso il presupposto della discriminazione, ma i due fenomeni
possono anche verificarsi separatamente: ci può essere pregiudizio senza discriminazione come ci può essere
discriminazione senza pregiudizio.

Il razzismo è la credenza che certi individui siano superiori ad altri sulla base di differenze razzializzate.
Il razzismo può essere incorporato nella struttura e nel modo di funzionare di una società (razzismo
istituzionale). Il razzismo può essere di tipo: biologico (basato sulle differenze fisiche) o culturale (sfrutta il
concetto di diversità culturale per discriminare certi gruppi).

Interpretazioni psicologiche del razzismo e della discriminazione etnica


Individui e gruppi, ricorrendo a stereotipi, scaricano la loro conflittualità su un capro espiatorio, cui viene
attribuita la colpa di ogni problema.
Alcune esperienze di socializzazione sollecitano gli individui a usare il meccanismo della proiezione: inconscia
attribuzione ad altri di propri desideri o caratteristiche.
Evidenziano i processi sociali che danno vita alle concrete forme di discriminazione e utilizzano i concetti di:
-etnocentrismo  diffidenza verso i membri di altre culture, giudicate nei termini della porpria e della sua
presunta superiorità.
- chiusura di gruppo  processi attraverso i quali un gruppo preserva i confini che lo separano da altri gruppi
(meccanismi di esclusione)
- allocazione differenziale delle risorse  distribuzione diseguale dei beni materiali (l’intensità del conflitto
etnico è massima).
I modelli di integrazione etnica prevalentemente adottati nelle società multietniche sono:
- l’assimilazione  prevede l’abbandono di usi e costumi tradizionali da parte degli immigrati e la loro adesione
ai valori e alle norme della maggioranza.
- il crogiolo  si cerca di mescolare le diverse tradizioni in nuove forme capaci di rielaborare i modelli culturali
esistenti
- il pluralismo culturale  promuove lo sviluppo di una società genuinamente pluralistica, nella quale è
riconosciuta uguale dignità alle diverse subculture.

L’eterogeneità etnica può costituire una grande ricchezza sociale e una grande fragilità sociale.
Oggi, molti dei conflitti che infestano il globo, sono basati su divisioni etniche e nel corso di questi conflitti si
verificano tentativi di: pulizia etnica (creazione di aree etnicamente omogenee attraverso l’espulsione forzata
delle altre etnie) e il genocidio (eliminazione sistematica di un gruppo etnico da parte di un altro).

Le migrazioni (o movimenti migratori) si compongono di due processi:


-immigrazione  afflusso in un paese di persone che hanno abbandonato altri paesi.
-emigrazione l’uscita da un paese di persone che intendono stabilirsi in altri paesi.
I movimenti migratori accentuano la diversità etnica e culturale di una società e contribuiscono a determinare la
dinamica demografica, economica e sociale.

Gli studiosi hanno identificato quattro modelli migratori:


-modello classico  l’immigrazione è largamente incoraggiata e la promessa della cittadinanza è estesa a tutti i
nuovi venuti (es. canada, USA, australia).
- modello coloniale  favorisce l’immigrazione dalle ex colonie (es. francia e gran bretagna).
-modello dei lavoratori ospiti  prevede l’immigrazione su base temporanea, per rispondere a richieste del
mercato del lavoro, ma non la concessione dei diritti di cittadinanza (es. germania, svizzera e belgio).

Quali forze stanno dietro ai movimenti migratori globali?


Le prime teorie delle migrazioni si sono concentrate su:
-fattori di push (spinta)  problemi interni al paese di origine (es. guerre, carestie, oppressione politica) che
spingono le persone all’emigrazione.
-fattori di pull (attrazione)  caratteristiche dei paesi di destinazione (es. lavoro, libertà) che attirano gli
immigrati.
Oggi gli studiosi delle migrazioni adottano un approccio sistematico, ovvero i modelli migratori globali sono
considerati sistemi prodotti da interazioni tra processi macro e micro.

Le principali tendenze capaci di caratterizzare i modelli migratori dei prossimi anni sono:
-accelerazione  aumenta il numero di migranti da un paese all’altro
-diversificazione  molti paesi sono destinatari di un’immigrazione più diversificata che in passato
-globalizzazione  le migrazioni assumono un carattere sempre più globale
-femminilizzazione  aumento dell’emigrazione femminile legata ai cambiamenti del mercato del lavoro
globale.

Diaspora  processo per cui un’etnia abbandona il luogo di insediamento originario per disperdersi in altri
paesi, spesso sotto costrizione o a causa di circostanze traumatiche.
A seconda delle forze propulsive che determinano la dispersione di una popolazione, Cohen distingue cinque
categorie di diaspore: di vittime (africani, ebrei e armeni), imperiale (britannici), di lavoratori (indiani), di
commercianti (cinesi) e culturale (caraibici).
Qualsiasi tipo di diaspora deve soddisfare i seguenti criteri:
-trasferimento, forzato o volontario, da una patria di origine a uno o più nuovi paesi.
- ricordo comune della patria di origine, impegno per la sua preservazione e speranza di tornarvi
-senso di identità etnica più forte del tempo e delle distanze
- senso di solidarietà verso i membri dello stesso gruppo etnico che vivono nell’area della diaspora
-tensione nei confronti delle società ospiti
-capacità di apportare un contributo creativo al pluralismo delle società ospiti.

Le migrazioni del XX secolo hanno trasformato il volto di molti paesi europei e si possono distinguere alcune fasi:
-primi due decenni del secondo dopoguerra  i paesi mediterranei prestavano a quelli nord-occidentali
manodopera a buon mercato.
-esaurimento del boom economico  rallentamento dell’immigrazione di lavoratori verso l’Europa occidentale.
-caduta del muro di Berlino nel 1989  nuove migrazioni a seguito dell’apertura delle frontiere fra est e ovest.
- guerra nella ex Jugoslavia  esodo di 5 milioni di rifugiati verso altri paesi Europei.

L’immigrazione da paesi extra-Ue è oggi una delle questioni più pressanti dell’agenda politica di molti Stati
dell’UE. I paesi che hanno aderito agli accordi di Schengen consentono il libero ingresso dagli altri paesi firmatari,
ovvero gli immigrati irregolari che riescono a entrare in uno qualsiasi dei paesi aderenti possono poi muoversi
senza impedimenti in tutto lo spazio di Schengen.
Oggi la maggior parte dei paesi dell’Ue limita fortemente l’immigrazione legale, ovvero gli episodi di
immigrazione irregolare tendono a moltiplicarsi.

CAPITOLO 8 – STRATIFICAZIONE, CLASSI E DISUGUAGLIANZA


La stratificazione sociale è un sistema di disuguaglianze strutturate tra gruppi sociali. E’ così possibile concepire
la società come costituita da strati ordinati gerarchicamente, dove i privilegiati stanno in alto e i meno privilegiati
stanno in basso.
La stratificazione sociale può essere determinata da diversi fattori: risorse economiche, genere, età,
appartenenza religiosa, prestigio e potere.

Si possono distinguere quattro sistemi fondamentali di stratificazione delle società umane:


- schiavitù  forma estrema di disuguaglianza (gli individui sono posseduti da altri come loro proprietà).
- casta  associata alle culture del sub-continente indiano e alla credenza induista della reincarnazione, ovvero
chi disattende i doveri della propria casta, si troverà in una posizione inferiore nella vita successiva.
- ceto  caratteristico del feudalesimo europeo ( i ceti feudali erano formati da starti con doveri e diritti diversi).
- classe  vasto gruppo di individui che condividono lo stesso tipo di risorse economiche, le quali influiscono
sulle loro condizioni di vita.

Le classi si distinguono dalle altre forme di stratificazione, poiché:


- non dipendono da ordinamenti giuridici o religiosi (i sistemi di classe sono fluidi e i confini tra classi non sono
mai netti).
- la collocazione di classe è, almeno in parte, acquisita (è frequente la mobilità sociale).
- le classi si fondano su differenze economiche (possesso e controllo di risorse materiali).
- i sistemi di classe si fondano su rapporti impersonali (le disuguaglianze di trattamento salariale, ad esempio,
interessano tutti i membri di una stessa categoria occupazionale.

Karl Marx e la struttura di classe


Una classe è un gruppo di individui che condivide un determinato rapporto con i mezzi di produzione (mezzi con
cui si provvede al proprio sostentamento).
Nel corso della storia si sono sempre opposte due classi principali in base ai differenti mezzi di produzione e ai
differenti rapporti di produzione caratteristici del periodo storico.
Il rapporto tra classi è sempre stato un rapporto di sfruttamento.
La teoria di Max Weber
Le dimensioni della stratificazione sociale sono:
- la classe  si fonda sulla posizione di mercato (possesso dei mezzi di produzione + capacità e credenziali
professionali, come qualifiche e titoli di studio).
- lo status o ceto  si fonda su differenze sociali relative all’onore o al restigio (viene riconosciuto attraverso lo
stile di vita, come abbigliamento, abitazione, modo di parlare).
- Il partito  gruppo di individui che operano insieme in virtù di origini, obiettivi o interessi comuni.
Classe e status non necessariamente coincidono (es. nobiltà decaduta o nuovi ricchi).
Né lo status né il partito possono essere ridotti alle divisioni di classe.

Nel capitalismo moderno vi sono 3 dimensioni di controllo delle risorse economiche:


- controllo degli investimenti (capitale monetario)
-controllo dei mezzi fisici di produzione (terra, fabbriche, uffici)
-controllo della forza lavoro

E’ così possibile individuare differenti classi:


- classe capitalistica  detiene il controllo in tutte e tre le dimensioni
- classe operaia  è priva di controllo in tutte e tre le dimensioni.
- classi contraddittorie  controllano alcune dimensioni e non altre (es. colletti bianchi)

Il concetto di classe è impreciso, per sottoporlo a verifica attraverso la ricerca empirica è necessario
operazionalizzarlo.
I modelli della stratificazione sociale così ottenuti permettono di collocare gli individui in una delle classi sociali
contemplate dal modello stesso.
La maggior parte di questi modelli è ricavata dalla struttura occupazionale, le classi corrispondono a
disuguaglianze materiali e sociale legate alle categorie occupazionali.
I modelli della struttura occupazionale possono essere:
-descrittivi  mera descrizione della struttura sociale come una sorta di gerachia naturale
-relazionali  struttura sociale come sistema di relazioni spesso conflittuali.

J. Goldthorpe ha proposto un modello relazionale della struttura di classe. Questo modello si basa sul concetto
di relazione d’impiego, che consente di distinguere tra: contratti di lavoro (scambio ben definito e delimitato tra
prestazioni e salari), contratti di servizio (contemplano elementi prospettici, come incrementi di stipendio e
possibilità di carriera).

Il modello relazionale della struttura occupazionale di Goldthorpe si basa du 3 classi:


- classe di servizio  si applicano contratti di servizio
-classe intermedia  si applicano contratti ibridi
-classe operaia  si applicano contratti di lavoro.
Questo modello non ha carattere gerarchico, ma riflette la struttura delle relazioni di classe.

Alcune critiche ai modelli di classe occupazionali


I modelli di classe basati sulla struttura occupazionale:
-non colgono la dinamicità dei processi di formazione e trasformazione delle classi, provocati dai rapidi
mutamenti economici
- si applicano difficilmente alle persone economicamente non attive (disoccupati, studenti, bambini, pensionati)
- non rispecchiano l’importanza della ricchezza e della proprietà, l’occupazione non è un buon indicatore delle
risorse possedute.
Nelle società occidentali contemporanee è possibile distinguere tra:
- classe superiore  alti dirigenti, imprenditori e capitalisti finanziari.
-classe media  professionisti, dirigenti, funzionari, impiegati e tecnici.
-classe operaia  operai
-sottoproletariato  emarginati ed esclusi.

J. Goldthrope ha sottolineato che la posizione di classe delle donne è spesso il riflesso di quella del marito,
perché: hanno una remunerazione più bassa, svolgono più spesso lavori part-time, svolgono più spesso lavori
temporanei, sono impegnate per lunghi periodi nella maternità e nella cura dei figli.

Alcune critiche ai testi di Goldthrope


In molti casi il reddito della moglie è essenziale per mantenere la posizione economica e lo stile di vita della
famiglia. L’occupazione della moglie può definire in via principale la posizione di classe della famiglia. E’ più
corretto analizzare la specifica posizione di classe occupata dal marito e dalla moglie (doppia appartenenza di
classe). E’ in aumento la quota di famiglie in cui la donna è l’unica fonte di reddito.

La mobilità sociale è data dai movimenti di individui e gruppi tra diverse posizioni socioeconomiche.
E’ possibile distinguerla in:
-mobilità verticale  movimento verso l’alto o verso il basso nella scala delle posizioni socio economiche.
-mobilità orizzontale  movimento geografico attraverso quartieri, città, regioni e paesi.
-mobilità ascendente  si ha quando un individuo o un gruppo guadagna in ricchezza, reddito, status ecc..
-mobilità discendente si ha quando un individuo o un gruppo subisce una perdita di ricchezza, reddito, status
ecc..

Esistono due modi per studiare la mobilità sociale:


- Mobilità intragenerazionale  cambiamento di posizione socioeconomica di un singolo individuo all’interno
dell’arco di vita (carriera lavorativa del singolo individuo)
- Mobilità intergenerazionale  cambiamento di posizione socioeconomica rispetto alla generazione precedente
(scostamento della condizione occupazionale dei figli in rapporto a quella del padre)

La mobilità discendente, seppur meno frequente di quella ascendente, rimane un fenomeno diffuso.
I principali fattori della mobilità discendente sono: l’insorgere di problemi salutari e disturbi psicologici, la
disoccupazione, le ristrutturazioni aziendali, i tagli occupazionali, il divorzio (soprattutto per le donne).

CAPITOLO 9 – RELIGIONE
Le religioni sono solitamente definite dalla fede in una o più divinità e, talvolta, nella vita ultraterrena;
prevedono inoltre la celebrazione di riti in luoghi appositi come chiese, sinagoghe o moschee, e pratiche
religiose come pregare e mangiare, o non mangiare, determinati alimenti.

In termini generali, le definizioni sociologiche della religione possono essere suddivise in 3 categorie:
- le definizioni inclusive  hanno un orientamento tendenzialmente funzionalista, poiché considerano la
religione un elemento centrale della vita umana, dunque funzionalmente necessario alla società.
- le definizioni esclusive  respingono il funzionalismo di quelle inclusive, cercando piuttosto di definire le
religioni con riferimento alla sostanza delle loro credenze. Si fondano sull’idea che tutte le religioni propongano
una distinzione tra la realtà empirica di questo mondo e una realtà sovra-empirica o trascendente.
- le definizioni sociocostruzioniste  Anziché presumere che esista un fenomeno reale detto religione per
esplorare poi i diversi modi in cui esso si manifesta nelle società, il costruzionismo ritiene più produttivo
approfondire tutte quelle situazioni in cui le persone stesse fanno riferimento alla religione o al significato
religioso e si attengono a pratiche autodefinite religiose.
Karl Marx e la religione
La religione è un insieme di idee e valori prodotti dagli esseri umani nel corso del loro sviluppo culturale, ma
erroneamente proiettati su forze o personificazioni divine (L. Feuerbach).
La religione rappresenta l’autoalienazione umana, ovvero valori e idee creati dall’uomo, ma considerati il
prodotto di esseri estranei o separati.
La religione è l’oppio dei popoli, rimanda felicità e ricompense alla vita ultraterrena e insegna l’accettazione
delle condizioni date nell’esistenza presente.

Emile Durkheim e la religione


Una religione è un sistema coerente di credenze e di pratiche relative a cose sacre, cioè separate e proibite, che
riuniscono in una stessa comunità morale, chiamata chiesa, tutti coloro che i aderiscono. L’oggetto del culto è la
società stessa.

Max Weber e la religione


Studio delle religioni mondiali  accolgono vaste masse di credenti e influenzano il corso della storia
universale.
Etica protestante e spirito del capitalismo  (1920) studio dell’impatto del protestantesimo sullo sviluppo
dell’Occidente.
La religione influisce sulla vita sociale ed economica.

La secolarizzazione è il processo attraverso cui la religione perde la sua influenza nelle diverse sfere della vita
sociale. La secolarizzazione è un fenomeno controverso, poiché: il declino della religione delle chiese tradizionali
non interessa tutti i paesi occidentali (es. USA); tale processo non è avvenuto ovunque e oggi interessa
soprattutto i paesi post-industriali; anche fra i paesi occidentali permangono profonde differenze riguardo alle
credenze religiose; la religiosità e la spiritualità sono ancora importanti fattori di motivazione nella vita di molte
persone.
Fede senza appartenenza  si continua a credere in DIO, ma la propria fede è praticata al di fuori delle forme
religiose istituzionalizzate (concetto di religione vicaria).

Per analizzare la secolarizzazione delle organizzazioni religiose si usano tre parametri: il seguito (numero dei
membri e di quanti partecipano attivamente alle funzioni e alle cerimonie); l’influenza sociale (influenza delle
organizzazioni religiose sulle istituzioni politiche e sulla comunità); la religiosità (fede e valori).

L’avvento delle neo-tribù


Michel Maffesoli suggerisce una lettura alternativa della secolarizzazione  nelle grandi aree urbane il nostro sia
sempre più il tempo delle tribù. Maffesoli si esprime contro le teorie sociologiche che insistono su una crescente
individualizzazione.
Egli sostiene al contrario che le società moderne sono caratterizzate dalla rapida crescita di piccoli
raggruppamenti di persone legate dalla condivisione di gusti musicali, opinioni, preferenze di consumo, attività
del tempo libero e così via. Maffesoli chiama questi gruppi neo-tribù.
La continua creazione di neo-tribù dimostra quanto siano forti nell’umanità il bisogno e la ricerca di profondi
contatti e interazioni sociali.

La religione vissuta
Indagine di Robert Bellah e colleghi (2008) sulla religione privatizzata negli Stati Uniti  distacco da una
religione uniforme e pubblica verso forme di religiosità eterogenee e private, che riflettono un più generale
processo di individualizzazione.
Per Maguire e altri dobbiamo guardare alla complessità di questa religione vissuta, se vogliamo comprendere
come cambia il rapporto tra religione, società e individui.
Religioni Monoteistiche
Giudaismo (o ebraismo)  risale al 1000 a.C.; fede in un unico Dio onnipotente; Dio richiede obbedienza a rigidi
codici morali, certezza nel monopolio della verità.
Cristianesimo  risale a 2000 anni fa, filiazione del giudaismo; cattolicesimo, protestantesimo e ortodossia sono
le principali ramificazioni.
Islam  risale al VI secolo d.C.; il profeta Maometto ne è il fondatore, Allah ha il dominio su tutta la vita umana
e naturale.

Religioni dell’estremo Oriente


Induismo  risale a circa 6000 anni fa; politeistica; dottrina della reincarnazione; sistema delle caste.
Buddismo  risale al VI secolo a.C.; vita di autodisciplina e meditazione; raggiungimento del nirvana
(appagamento spirituale).
Confucianesimo  risale al VI secolo a.C.; accorda la vita umana all’armonia interna della natura; venerazione
degli antenati.
Taoismo  risale al VI secolo a.C.; meditazione e non violenza per attingere alla vita superiore.

Le organizzazioni religiose
Una chiesa è un organismo di grandi dimensioni ben organizzato (es. chiesa cattolica e anglicana).
Le chiese: hanno una struttura formale e burocratica, incentrata su una gerarchia di funzionari religiosi, tendono
a impersonare l’aspetto conservatore della religione (sono integrate nell’ordine istituzionale esistente).
La maggior parte dei fedeli di una chiesa vi appartiene fin dalla nascita (trasmissione familiare).

Una setta è un raggruppamento di credenti più piccolo e meno organizzato, che sorge solitamente in polemica
con una chiesa (es. calvinisti e metodisti).
Le sette tendono a: scoprire e seguire la vera via; ritirarsi dalla società esterna; chiudersi in comunità autonome;
essere prive di gerarchia.
La maggior parte dei membri di una setta vi aderisce attivamente (scelta personale).

Le organizzazioni religiose
Le confessioni sono sette “raffreddate” e hanno cessato di essere gruppo di protesta attiva per diventare
organismi istituzionalizzati.
Le sette che sopravvivono oltre un certo limite di tempo si trasformano in coffessioni.
I culti sono le organizzazioni religiose meno strutturate e più transitorie, essendo composti da individui orientati
a respingere i valori della società esterna.
I singoli individui non aderiscono formalmente a un culto e possono conservare altri legami religiosi.

Nuovi movimenti religiosi  gruppi religiosi e spirituali, culti e sette che si sono diffusi nei paesi occidentali
accanto alle religioni consolidate.
Perché i nuovi movimenti religiosi si stanno espandendo?
-Risposta al processo di liberalizzazione e secolarizzazione. In essi si ritrova conforto e senso di appartenenza.
-Risposta all’esigenza di ritrovare il contatto con i propri valori e convinzioni di fronte all’instabilità e
all’incertezza (B. Wilson).
-Risposta al bisogno di sostegno da parte di chi si sente estraneo ai valori sociali dominanti.

I nuovi movimenti religiosi possono essere classificati in:


- movimenti di affermazione del mondo  privi di riti e teologie formali, esaltano le prestazioni e le possibilità
di successo dei propri membri (es. gruppi terapeutici e di auto-aiuto)
- movimenti di negazione del mondo  critici verso il mondo esterno, rigidi codici etici, cambiamento dello stile
di vita, subordinazione dell’identità individuale a quella del gruppo e astensione da attività mondane.
-movimenti di adattamento al mondo  enfasi sulla vita religiosa interiore a spese degli interessi mondani.
La religione negli Stati Uniti
Rispetto ai cittadini degli altri paesi industriali sviluppati gli americani sono insolitamente religiosi.
Alcuni indicatori, tuttavia, fanno pensare che le cose stiano cambiando:
-la cosiddetta generazione del millennio appare meno legata a una fede specifica e più aperta negli
atteggiamenti verso l’omosessualità, il controllo delle nascite e l’aborto.
-d’altra parte, si registra anche un rafforzamento delle chiese protestanti conservatrici come i pentecostali e i
battisti del sud, che propugnano un’interpretazione letterale della Bibbia.
-si è inoltre registrata una crescita notevolissima dell’evangelismo: della fede nella rinascita spirituale dopo la
conversione.

Il fondamentalismo religioso è un atteggiamento mirante a imporre un’interpretazione letterale dei testi


fondamentali di una religione e una loro applicazione a ogni aspetto della vita sociale, economica e politica.
Risposta alla globalizzazione  in un mondo sempre più globalizzato che esige motivazioni razionali, il
fondamentalismo fa appello a risposte basate sulla fede e sulla tradizione.

Fondamentalismo religioso
Islamico  1978-79 rivoluzione islamica iraniana guidata da Khomeini; costruzione di uno stato fondato sulla
legge islamica tradizionale; la religione è il fondamento della vita economica e politica. (risveglio islamico)
Cristiano  Bibbia, ovvero guida per tutte le attività umane; si erge contro la crisi morale prodotta dalla
modernizzazione.

CAPITOLO 10 – LAVORO E ATTIVITA’ ECONOMICA


Il lavoro consiste nello svolgimento di compiti che richiedono uno sforzo fisico o mentale, con l’obiettivo di
produrre beni o servizi destinati a soddisfare i bisogni umani.
Il lavoro è la base dell’economia  insieme di attività concernenti la produzione e la distribuzione di beni e
servizi.
Il lavoro può essere: retribuito (occupazione, prestazione di lavoro regolarmente retribuita con un salario o uno
stipendio), oppure non retribuito (economia informale, attività esterne alla sfera dell’occupazione regolare).
Il lavoro retribuito non è solo fatica, ma offre anche importanti benefici:
-sicurezza del reddito  la soddisfazione delle nostre necessità dipende dalla disponibilità di un
salario/stipendio.
-acquisizione di competenze e capacità  l’occupazione, anche se di routine, è la base per l’apprendimento di
nuove abilità.
-diversificazione dell’esperienza  il lavoro consente l’accesso ad ambiti di vita diversi da quello domestico.
-strutturazione del tempo  il lavoro scandisce il ritmo delle attività quotidiane.
-contatti sociali  il lavoro aumenta le opportunità di stringere nuovi rapporti.
-identità sociale  il lavoro è fonte di autostima.

Nel mercato del lavoro dei paesi più sviluppati, è in atto una trasformazione: il passaggio dalle mansioni
industriali di tipo manuale alle occupazioni impiegatizie nel settore dei servizi.
Le cause di questo mutamento sono: continua introduzione di macchine che si sostituiscono alla manodopera,
diffusione della tecnologia informatica nell’industria e sviluppo dell’industria manifatturiera nei paesi non
occidentali (es. Cina).

Nella società moderna i processi economico-produttivi hanno subito due importanti trasformazioni:
- sviluppo della divisione del lavoro (processi produttivi complessi e parcellizzati)
- separazione tra abitazione e lavoro
- sostituzione della produzione artigianale con la produzione di massa
-passaggio dall’autosufficienza all’interdipendenza economica
Possibili conseguenze di queste affermazioni: Marx (alienazione), Durkheim (passaggio dalla solidarietà
meccanica a quella organica e rischio anomia).

F. W. Taylor: organizzazione scientifica del lavoro  analisi rigorosa e oggettiva di ogni singolo compito del
processo produttivo (operazioni elementari) per determinare l’unico modo migliore per svolgerlo.
Alcune caratteristiche del taylorismo:
-accurato monitoraggio dei dipendenti.
-scarsa autonomia d’azione.
-svolgimento delle mansioni secondo standard prefissati.
-salario legato alla produttività dell’operaio.
Con la trasformazione del taylorismo, in un processo produttivo continuo e dinamico collegato ai mercati di
massa si ha il passaggio al fordismo.
La principale innovazione apportata dal fordismo è stata l’introduzione della catena di monitoraggio.

Alcuni limiti del fordismo e del taylorismo:


-applicabilità circoscritta a settori che producono merci standardizzate per mercati di massa
-impianti produttivi altamente costosi
-elevata rigidità del sistema produttivo
-sistema a basso affidamento  l’alta sorveglianza sui lavoratori produce demotivazione, insoddisfazione e
assenteismo.

Negli ultimi decenni si è assistito a un costante declino dei mercati di massa e a uno sviluppo dei mercati di
nicchia (beni innovativi e di alta qualità). Con il post-fordismo:
- Produzione flessibile  piccole squadre di lavoratori, uso di tecnologie avanzate, quantità ridotte di beni e
soddisfazione della clientela.
- Produzione di gruppo  motivazione dei lavoratori, collaborazione dei gruppi di lavoro al processo produttivo
(circoli di qualità).
- Multiskilling  competenze multiple, responsabilizzazione, capacità d’iniziativa, formazione del lavoro.

Donne e lavoro
Il lavoro nelle società preindustriali era caratterizzato da assenza di separazione fra attività produttive e
domestiche, produzione (prevalentemente agricola) svolta in casa o nelle immediate vicinanze, partecipazione di
tutti i membri della famiglia al lavoro agricolo o artigianale.
Le donne avevano una discreta influenza nell’abito familiare, curavano l’amministrazione degli affari, gestivano
attività in proprio, però erano escluse dal monopolio maschile della polita e della guerra.

Il lavoro nelle società industriali si caratterizza soprattutto per la separazione del luogo di lavoro dall’abitazione.
Uomini  svolgono un lavoro esterno alla famiglia e si occupano di questioni locali, politiche ed economiche
(sfera pubblica).
Donne  allevamento della prole, cura della casa e preparazione dei pasti (portatrici di valori domestici).

Le disuguaglianze di genere sono ancora presenti nel mondo del lavoro. Le principali forme di discriminazione
sono:
- segregazione occupazionale di genere  uomini e donne si concentrano in lavori diversi
- segregazione verticale  concentrazione delle donne in posizioni di scarso potere e con poche
prospettive di carriera.
-segregazione orizzontale  destinazione di uomini e donne in diverse categorie d’impiego.
- concentrazione in lavori part-time  migliore conciliazione con gli impegni familiari, ma retribuzione ridotta,
insicurezza del posto e limitate opportunità di carriera.
-divario retributivo  retribuzione media delle donne occupate è inferiore a quella degli uomini.
Il lavoro domestico nasce con la separazione della casa dal luogo di lavoro (divisione fra il vero lavoro e il lavoro
domestico ‘invisibile’). Il lavoro domestico è: tipicamente femminile, spesso non remunerato, importante per
l’economia (fornisce gratuitamente servizi) e fonte di isolamento e insoddisfazione.

Il crescente ingresso delle donne nel mercato del lavoro sta modificando il loro ruolo nel lavoro domestico (gli
uomini contribuiscono di più alle faccende domestiche).
Ma questi cambiamenti: sono molto lenti (adattamento ritardato), la responsabilità principale del lavoro
domestico continua a gravare sulle donne (secondo turno).
Tali disuguaglianze sono meno accentuate tra: le coppie più giovani e le coppie appartenenti alle classi superiori.

La gestione del tempo è diventato uno dei principali problemi delle famiglie, poiché: il lavoro assorbe sempre più
tempo e la donna spesso lavora.
Il tempo da dedicare al rapporto con i figli e alla vita familiare si è enormemente ridotto.
È necessario riconciliare le esigenze del lavoro con quelle della famiglia.

Il dissidio “famiglia-lavoro” può essere gestito grazie a: flessibilità d’orario (autonomia nella definizione
dell’orario di lavoro), job sharing (condivisione di una posizione lavorativa fra due persone), telelavoro
(possibilità di svolgere il lavoro da casa, grazie all’uso di un computer) e congedi parentali (possibilità per
entrambi i genitori di assentarsi dal lavoro per la cura dei figli).

La disoccupazione è l’assenza di lavoro retribuito e formalmente riconosciuto. Può essere:


- frizionale  naturale e momentanea uscita dal mercato del lavoro
- strutturale  mancanza di lavoro dovuta dalle condizioni complessive dell’economia.
I disoccupati sono individui senza lavoro, disposti a iniziare a lavorare entro due settimane e che hanno cercato
lavoro nel mese precedente la rilevazione. Per molti economisti, sono disoccupati anche i lavoratori scoraggiati,
che vorrebbero un lavoro ma hanno smesso di cercarlo, e i lavoratori a tempo parziale involontario, che non
hanno un lavoro a tempo pieno pur desiderandolo.

Le conseguenze della disoccupazione possono essere di tipo pratico (perdita del reddito e difficoltà economiche)
oppure emozionale (depressione e rassegnazione).
Studio di M. Jahonda, chiusura di una fabbrica locale  disoccupazioni diffusa di lungo periodo e degrado delle
strutture sociali e delle reti di relazioni tra persone (fine della solidità della comunità).

R. Sennett analizza la corrosione del carattere che avviene nell’uomo flessibile.


Le caratteristiche oggi richieste ai lavoratori sono: flessibilità, adattabilità, mobilità, disponibilità a rischiare.
Questi requisiti contraddicono gli aspetti fondamentali della forza di carattere: lealtà, fiducia e impegno per
obiettivi a lunga scadenza.

Secondo Andrè Gorz, il lavoro retribuito avrà un ruolo sempre meno importante, la classe operaia è una
minoranza in declino della forza lavoro (non c’è speranza di trasformare la natura del lavoro retribuito).
La disoccupazione e la flessibilizzazione rendono la maggior parte degli individui una “Non-classe di non-
lavoratori”. Si sviluppa una società dualistica: nel primo settore produzione e governo sono organizzati in modo
da massimizzare l’efficienza; nel secondo settore gli individui saranno sempre più impegnati in attività non
lavorative per il proprio appagamento personale.

CAPITOLO 11 – LE ORGANIZZAZIONI MODERNE


Organizzazioni  Gruppi con un numero identificabile di componenti che intraprendono azioni collettive per il
conseguimento di scopi comuni.
Quotidianamente ognuno di noi entra in contatto con una molteplicità di organizzazioni, esse ricoprono un
importante ruolo nella società moderna.
Le organizzazioni sono fonti di potere sociale e possono assoggettare l’individuo a costrizioni cui non si può
opporre, l’influenza esercitata dalle organizzazioni sulle nostre vite non è sempre e solo benefica.
Burocrazia significa potere dei funzionari. In un primo momento la definizione fu usata solo per i funzionari
statali, ma in seguito venne gradualmente estesa alle grandi organizzazioni in generale.

Secondo Max Weber, tutte le organizzazioni moderne tendono ad essere burocratiche; la burocrazia è una
componente centrale del processo di razionalizzazione delle società, l’espansione della burocrazia è inevitabile e
l’apparato burocratico è il solo modo per affrontare le esigenze amministrative dei sistemi sociali di grandi
dimensioni.
La burocrazia vanta una superiorità tecnica rispetto alle altre forme organizzative.
Il tipo ideale di burocrazia si caratterizza per:
- struttura gerarchica  organizzazione piramidale e catena di comando.
-regole scritte  governano la condotta del personale a tutti i livelli dell’organizzazione.
- funzionari stipendiati a tempo pieno  carriera e retribuzione ben definite e regolate
- completa separazione della vita lavorativa da quella privata
-rinuncia al possesso delle risorse materiali  i funzionari non sono proprietari dei mezzi usati per lavorare.

Peter M. Blau  In tutte le organizzazioni e a tutti i livelli gerarchici si sviluppano delle relazioni informali che
forniscono alla struttura organizzativa la flessibilità di cui ha bisogno. Le procedure informali: creano rapporti di
lealtà a livello di gruppo sociale, consentono di affrontare con efficacia i problemi, promuovono margini di
iniziativa e di responsabilità superiori a quelli dettati dalle regole formali.

Robert K. Merton  La rigidità del tipo ideale weberiano di burocrazia porta al ritualismo burocratico. Le regole
formali sono difese ad ogni costo, anche quando una soluzione diversa sarebbe più vantaggiosa per
l’organizzazione o più congruente con i suoi obiettivi.
Principale punto debole della burocrazia: difficoltà a gestire casi che richiedono una certa flessibilità.

Burns e Stalker  La struttura organizzativa burocratica è poco efficace nei settori ad elevata flessibilità e
innovazione. È possibile distinguere due tipi di organizzazione:
- Sistemi meccanici  catena di comando verticale, rigida divisione dei compiti, lavoro anonimo, scarsa
comunicazione del vertice con la base.
- Sistemi organici  struttura flessibile, precedenza degli obiettivi dell’organizzazione sui compiti dei singoli,
flussi comunicativi verticali e orizzontali, partecipazione collettiva alla soluzione dei problemi.

Roberto Michels  La concertazione del potere nelle posizioni di vertice è la conseguenza di un mondo sempre
più burocratizzato (legge ferrea dell’oligarchia). Le organizzazioni sono al contempo: essenziali per la democrazia
perché consentono alle grandi masse di partecipare al processo politico e sono anche dannosse per la
democrazia, perché non sono governate dalle masse, ma da politici e burocrati di professione che si trasformano
in oligarchia.

Michel Foucault  L’architettura degli edifici che ospitano le organizzazioni è direttamente connessa al loro
sistema di autorità, quanto più alta è la posizione di un individuo nella gerarchia di autorità, tanto più è
probabile che il suo ufficio si trovi ai piani alti dell’edificio.
Inoltre, la configurazione spaziale di un’organizzazione, influenza le relazioni informali: la contiguità fisica
favorisce i gruppi primari e la distanza fisica promuove la polarizzazione dei gruppi.
L’efficacia delle organizzazioni è connessa allo svolgimento coordinato nel tempo e nello spazio delle attività.
Il controllo nelle organizzazioni si esprime attraverso la sorveglianza, il controllo è più alto in corrispondenza dei
livelli gerarchici più bassi.
La sorveglianza può consistere nel:
-controllo diretto dei subordinati da parte dei superiori
-tenere archivi, registri e schede personali (strumenti che oggi sono sempre più spesso elettronici).
Il controllo, se è troppo pressante, produce disaffezione, resistenza, risentimento e antagonismo.

Le organizzazioni transazionali
Le organizzazioni internazionali governative sono istituite da trattati stipulati dai governi al fine di favorire le
relazioni tra nazioni (organizzazione mondiale del commercio, organizzazione delle nazioni unite).
Le organizzazioni internazionali non governative (ong), organismi internazionali costituiti sulla base di accordi tra
individui o associazioni private (International Council of Women, Greenpeace).

Le organizzazioni economiche
Il capitalismo è un sistema di organizzazione della vita economica che si distingue per le seguenti importanti
caratteristiche: proprietà privata dei mezzi di produzione, incentivo al profitto, libera concorrenza sui mercati
delle merci, delle materie prime e della manodopera, investimenti finalizzati all’accumulazione di capitale.
Nonostante tutte le critiche che ha ricevuto, in particolare da Marx, il capitalismo è oggi la forma di
organizzazione economica più diffusa nel mondo.

Monopolio  un’azienda occupa una posizione dominante in una data industria.


Oligopolio  Prevale un piccolo gruppo di grandi imprese, che possono di fatto dettare le condizioni alle
aziende più piccole loro fornitrici.
Nello sviluppo delle imprese capitalistiche si riscontrano tre stadi, che sono parzialmente sovrapponibili tra loro
e che continuano a coesistere ancor oggi: capitalismo familiare, capitalismo manageriale e capitalismo
istituzionale.

Con l’intensificarsi della globalizzazione, la maggior parte delle grandi imprese opera oggi in un contesto
economico internazionale. Quando hanno filiali in due o più paesi esse vengono dette “multinazionali” o imprese
transazionali.
L’importanza delle società transazionali nell’economia mondiale è via via cresciuta nel corso del XX secolo. Esse
svolgono un ruolo determinante nella divisione internazionale del lavoro, co cui si intende la specializzazione
nella produzione di beni per il mercato mondiale.
Perimutter (1972) ha diviso le imprese transazionali in tre categorie: imprese etnocentriche, policentriche e
geocentriche.

La responsabilità sociale d’impresa riguarda i modi in cui un’azienda cerca di allinearsi nei valori e nei
comportamenti a quelli dei suoi stakeholder.
Le donne nelle imprese
Fino a qualche tempo fa gli studi sulle organizzazioni non dedicavano grande attenzione alla questione del
genere. La nascita delle organizzazioni moderne e le carriere burocratiche erano strettamente connesse a una
particolare configurazione di genere: le burocrazie erano caratterizzate da una segregazione occupazionale di
genere e lo stesso concetto di carriera era un concetto sostanzialmente maschile.

Molte organizzazione preferiscono al modello burocratico il cosiddetto modello giapponese, caratterizzato da:
- Processi decisionali dal basso verso l’alto  i dipendenti dei livelli più bassi vengono consultati sulle strategie
all’esame dei vertici.
- Minore specializzazione delle mansioni  svolgimento di attività nei diversi settori dell’organizzazione.
- Sicurezza dell’occupazione  rapporto che dura tutta la vita.
- Lavoro di gruppo  valutazione del gruppo e non del singolo
- Integrazione tra lavoro e vita privata  oltre allo stipendio, i dipendenti ricevono benefici materiali (alloggio,
polizze assicurative, prestiti per gli studi dei figli).
Molte organizzazioni occidentali hanno introdotto nuove tecniche di management per incrementare la
produttività e la competitività.
Gestione delle risorse umane  I dipendenti sono una risorsa decisiva per la competitività e la gestione delle
risorse umane è una priorità di tutto il management.
Cultura aziendale  Si incoraggia la fedeltà all’azienda e l’orgoglio per il lavoro. Il management collabora coi
dipendenti alla costruzione della cultura aziendale.

Gli studi critici sul management:


- mettono in dubbio la presunta neutralità del management e adottano un approccio più critico che attinge alle
idee di Marx e in particolare alla teoria critica neomarxista della scuola di Francoforte, arricchendola però con i
contributi di Foucault, della teoria femminista e del postmodernismo.
- incoraggiano una più ampia riflessione sull’impatto sociale delle strategie manageriali e sul mondo in cui viene
concepito l’addestramento degli studenti di management.
- sono attenti alle dimensioni ecologiche delle organizzazioni, alla loro influenze sull’esperienza dei dipendenti e
al loro impatto sull’ambiente naturale.

L’actor-network theory (Ant) è un approccio teorico allo studio delle relazioni tra dimensione umana e non
umana. Originato dagli studi sociologici sulle scienze naturali e sulla ricerca scientifica, tale approccio è stato
proposto in particolare dallo studioso francese Bruno Latour (2005, insistenza sul ruolo attivo delle cose nonu
umane, gli attanti).
L’ant cerca di ricondurre una serie di fattori di norma trascurati (macchine, documenti, regole, manufatti ecc) a
un quadro complessivo che consenta di comprendere le organizzazioni in modo più coerente e completo.
L’ant concepisce tutti gli attanti che fanno parte di una stessa rete come partner di pari livello: una posizione
detta di disuguaglianza ontologica.

Le reti sociali
Reti  tutte le connessioni dirette e indirette che una persona o un gruppo hanno con altre persone o gruppi.
I gruppi sociali sono uno strumento importante per entrare a far parte di reti, ma non tutte le reti sono gruppi
sociali. Molte reti mancano di quelle aspettative condivise e di quel senso d’identità condivisa che
contrassegnano i gruppi sociali.
Mark Granovetter (1973) ha dimostrato la grandissima forza dei legami deboli, soprattutto tra i gruppi
socioeconomici più elevati.

Reti e Ict
Manuel Castells  le reti potenziate dall’information and communication technology (ICT) e in particolare da
Internet sono la struttura organizzativa che definisce la nostra epoca.
Tutto è cambiato con gli enormi progressi informatici e tecnologici verificatisi nell’ultimo quarto del secolo XX,
che hanno creato quella che egli chiama galassia Internet.
La globalizzazione, l’ICT e l’evoluzione dei modelli occupazionali sono tutti fattori che rendono più aperti e fluidi i
confini delle organizzazioni.

S. Clegg ha studiato l’azienda di abbigliamento Benetton  l’azienda è un esempio di un particolare tipo di


organizzazione reticolare reso possibile dai progressi dell’ICT.
La struttura reticolare della Benetton permette all’azienda di fornire ai singoli punti vendita prodotti
personalizzati.
Invece di stipulare con i fornitori contratti di approvvigionamento regolare, la Benetton può reagire
all’andamento del mercato attivando la rete di aziende a lei collegate, che le forniranno i servizi nel momento in
cui saranno richiesti. Non tuti concordano con la prospettiva della sburocratizzazione.
(macdonaldizzazione della società  massima efficienza e minimo coinvolgimento del fattore umano).
Il capitale sociale è un complesso dei contatti che permettono ai singoli di conseguire i fini che si prefiggono e di
estendere la propria influenza.
Il concetto in Europa è associato soprattutto all’opera del sociologo francese Pierre Bourdieu, ma l’impiego della
formula capitale sociale è stato influenzato anche dal lavoro del politologo americano Robert Putnam (a995,
2000).
Il capitale sociale implica l’esistenza di reti sociali, il reciproco riconoscimento di obblighi e di affidabilità, la
comprensione delle regole che rendono efficace un comportamento e, in generale, altre risorse sociali che
permettono agli individui di agire con efficacia.

La differenza in termini di capitale sociale riflettono le disuguaglianze sociali.


Putnam (2000) ha condotto uno studio dettagliato del capitale sociale negli USA, arrivando a distinguerne due
tipi: il capitale sociale bridging, estroverso e inclusivo e il capitale sociale bonding, introverso ed esclusivo.
Vi sono molti elementi per ritenere che anche negli USA i legami civili e sociali vadano rapidamente allentandosi.
Per Putnam la causa principale della minore partecipazione è soprattutto una: la televisione.

Deborah Chambers (2006) studiando l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione (smartphone, Internet, posta
elettronica e reti sociali) ha approfondito il passaggio, identificato da Putnam, dai legami relativamente stabili
con famiglia, vicinato e comunità, a legami più fluidi e volontaristici.
La sua conclusione è che si stanno formando nuovi modelli di frequentazione e nuovi legami sociali basati
sull’ideale dell’amicizia, sostenuti in qualche caso dalle reti informatiche.
Le comunità virtuali online e le reti di amicizia create dalla connessione costante attraverso la telefonia mobile
hanno caratteristiche molto diverse dalle comunità tradizionali basate sul contatto fisico.
Le nuove tecnologie dell’informazione portano con sé nuovi potenziali problemi sociali (favorisce abusi e nuove
forme di bullismo).

CAPITOLO 12 – MASS MEDIA E COMUNICAZIONE


Da alcuni decenni è in atto una rivoluzione delle comunicazioni i cui principali fattori responsabili sono:
- la globalizzazione  abbattimento delle frontiere
- Internet  strumento di informazione, intrattenimento, pubblicità e commercio per eccellenza.
I mass media influenzano l’esperienza personale e l’opinione pubblica, in quanto strumenti di accesso alla
conoscenza da cui dipendono molte attività sociali.

I giornali: derivano dal pamphlet e dai fogli di informazione del’700; divengono quotidiani a partire dal XXIX
secolo (migliaia o milioni di lettori); ospitano molti tipi di informazione in un formato ridotto e di facile
riproduzione.
I giornali sono stati a lungo il principale mezzo di trasmissione delle informazioni a un pubblico di massa.
L’avvento della radio, del cinema e della televisione ha ridotto l’influenza dei gironali.

La televisione rappresenta il più importante sviluppo verificatosi nei media nella metà del XX seclo.
Le reti televisive possono essere: generaliste (accessibile a tutti e palinsesto prefissato) o ad accesso
condizionato (via cavo o via satellite, accessibile agli abbonati e palinsesto personalizzato).

I generi televisivi sono le categorie con cui i produttori e gli spettatori classificano i diversi tipi di programma (es.
telegiornali, telenovele, telefilm, talk show, telequiz, soap opera). Ogni genere televisivo si differenzia dagli altri
in termini di: ambientazione, personaggi e meccanismi narrativi).

Teorie dei media


- H. Innis  il carattere dei mezzi di comunicazione influenza l’organizzazione sociale.
Il carattere dei mezzi di comunicazione influenza l’organizzazione sociale.
Pietra intagliata  dura a lungo, ma non si trasporta facilmente; è un mezzo inadatto a comunicare con luoghi
lontani. Le società non si possono espandere oltre certi limiti.

- M. McLuhan  il mezzo è il messaggio.


La struttura di una società è più influenzata dalla natura dei media, piuttosto che dai messaggi trasmessi.
I media elettronici stanno creando un villaggio globale, ovvero ogni evento può essere seguito in tutto il mondo
in tempo reale, tutti partecipano simultaneamente agli stessi eventi.

- J. Habermas  nascita e crisi della sfera pubblica.


Sfera pubblica  arena di pubblico dibattito in cui possono essere discusse questioni di interesse generale e si
formano così le opinioni.
Gli individui si incontrano da eguali in uno spazio di pubblico dibattito, la sfera pubblica favorisce lo sviluppo
iniziale della democrazia.
Oggi l’opinione pubblica non si costruisce più attraverso una discussione aperta e razionale. L’opinione pubblica
è controllata e manipolata dai mass media.

- J. Baudrillard  iper-realtà  è fatta di simulatori: immagini che ricevono senso solo da altre immagini, non
hanno fondamento in una realtà esterna.
La televisione non rappresenta il mondo, ma definisce che cosa è il mondo in cui viviamo. Non vi è più una realtà
che la televisione ci fa vedere. Essa è sostituita da una realtà di grado superiore affidata alle immagini televisive.

- J. Thompson  realizzazione fra media e sviluppo della società industriale.


I mass media non impediscono il pensiero critico, le persone non sono ricettori passivi dei messaggi mediatici.
E’ possibile distinguere tre tipi di interazione:
- interazione faccia a faccia: avviene in contesto di compresenza, è ricca di indizi simbolici, rivolta a destinatari
specifici, è dialogica.
- interazione mediata : avviene in contesti separati, è povera di indizi simbolici, è rivolta a destinatari specifici, è
dialogica (es. il telefono).
- quasi interazione mediata: avviene in contesti separati, è povera di indizi simbolici, è rivolta a destinatari
indefiniti, è monologica (es. mass media).
L’ideologia di Thompson si divide in:
- Concezione neutrale  influenza delle idee sulle credenze e sulle azioni degli individui.
- Concezione critica  Le classi dominanti controllano le idee che circolano nella società e giustificano la loro
posizione di dominio (falsa coscienza).
Secondo Thompson l’ideologia comporta l’esercizio del potere simbolico.

Le innovazioni tecnologiche del XX secolo hanno modificato il volto delle telecomunicazioni:


_ incremento della potenza dei computer
- decremento dei costi dei computer
- sviluppo delle comunicazioni via satellitare e via fibra ottica
-digitalizzazione dei dati  sviluppo della multimedialità e dei media interattivi.

Internet
Nasce al pentagono nel 1969: consente agli scienziati della difesa statunitense di mettere in comune risorse e
condividere l’uso di costosi strumenti.
Dal 1985 la rete è cresciuta a un tasso annuo del 200%. Questa crescita ha escluso gli strati meno abbienti della
popolazione dei paesi sviluppati e, a livello globale, i paesi più poveri, creando così un divario digitale, ovvero,
disparità di accesso alle tecnologie della comunicazione elettronica.
Aspetti positivi di Internet:
- promuove nuove forme di relazione elettronica che integrano o potenziano le interazioni faccia a faccia
-facilita il superamento della distanza e della separazione
-espande e arricchisce la rete dei rapporti sociali

Aspetti negativi di Internet:


- spinge a trascurare le interazioni con familiari e amici.
- accentua l’isolamento sociale e l’atomizzazione
- stravolge l’esistenza domestica offuscando la distinzione tra lavoro e famiglia
- induce a trascurare forme di intrattenimento tradizionali (es. lettura, cinema e teatro).
-indebolisce il tessuto della vita sociale.

Fattori che hanno inciso sulla creazione del nuovo ordine mediatico globale
- Crescente concentrazione della proprietà  i media globali sono dominati da pochi e potenti gruppi
imprenditoriali.
- passaggio dalla proprietà pubblica a quella privata  la liberalizzazione economica ha spinto alla
privatizzazione delle aziende dei media e delle telecomunicazioni
- sviluppo di strutture aziendali transazionali  si opera sempre più al di là dei confini nazionali
- integrazione dei prodotti mediali  l’industria dei media è meno segmentata rispetto al passato
- aumento delle fusioni aziendali  alleanze tra aziende appartenenti a segmenti diversi dell’industria dei media.

I paesi industrializzati si trovano in una posizione dominante nella produzione e nella diffusione di prodotti
mediali (imperialismo mediatico).
Il controllo dell’informazione da parte delle maggiori imprese di comunicazione occidentali fa sì che a livello
globale sia costantemente privilegiato il primo mondo e si presti attenzione ai paesi in via di sviluppo solo in
occasione di catastrofi, crisi, guerre o altre violenze.

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