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LA PITTURA FIAMMINGA:

I paesi fiamminghi, ossia le Fiandre, costituivano una regione del Nord Europa,
divisa oggi tra Francia, Olanda e Belgio.
All’inizio del Quattrocento quest’area godette di una grande prosperità.
Fu per questo motivo che, negli stessi anni in cui a Firenze, Masaccio e Donatello
sviluppavano la nuova poetica rinascimentale, nel Nord Europa si apri una stagione
artistica altrettanto importante.

Jan Van Eyck fu il protagonista principale del rinnovamento della pittura nella sua
terra, grazie alla sua visione naturalistica e all’attenzione costante per la cura dei
particolari.
Rogier Van der Weyden e Hugo Van der Goes diffusero proposte stilistiche
innovative e soluzioni originali che avrebbero influenzato profondamente l’arte
europea.
VI fu un fertile scambio tra la cultura artistica fiamminga e quella italiana, favorito da
una particolare circostanza.
A Bruges e ad Anversa viveva infatti un’importante comunità di mercanti e banchieri
toscani.
I pittori italiani ebbero modo di studiare con molta attenzione i dipinti fiamminghi, in
gran numero affluiti in Italia su commissione delle corti.
Molti pittori europei, inoltre, viaggiarono per l’Italia e alcuni di loro scelsero di
rimanerci. Il mondo culturale fiammingo e quello della penisola italiana si
incontrarono.
A loro volta i pittori fiamminghi adottarono volentieri dai colleghi italiani qualche
soluzione iconografica spesso giungendo all’esplicita citazione.
Nell’arte delle Fiandre sopravvissero, infatti, gli stilemi gotici.
Ne consegue che nei quadri fiamminghi, uomini e donne presentano membra
allungate, mani nodose e movimenti innaturali.
Un discorso analogo può essere fatto sulla prospettiva, poiché i dipinti fiamminghi
sono tutt’altro che aprospettici. Ma per gli artisti nordeuropei la prospettiva non fu
mai categorica o normativa.

VAN EYCK:
Jan Van Eyck fu l’artista fiammingo più apprezzato e conosciuto nel XV secolo e
senza dubbio la portata della sua opera può essere confrontata solo a quella
rivoluzionaria di Masaccio. Con Van Eyck la pittura fiamminga assunse una
dimensione europea, influenzando in parte anche lo sviluppo dell’arte in Francia, in
Spagna e in Germania. Nacque nell’attuale Lussemburgo ma non si conoscono di
preciso ne l’anno ne le circostanze della sua formazione. Le prime opere note sono
delle miniature. Ancora in qualità di miniatore, nel 1422 si trasferì all’Aja per
lavorare per il conte d’Olanda e dopo di lui si trasferì nel 1425 presso la corte del
duca di Borgogna, per conto del quale viaggiò in Spagna, Portogallo e Inghilterra.
A questo periodo risale la Madonna del Cancelliere Rolin celebre dipinto destinato
alla cappella Rolin nella Cattedrale di Autun. Nel dipinto la vergine, coperta da un
manto rosso e incoronata da un angelo, appare seduta su una panca con il Bambino in
braccio. Gesù tiene nella mano sinistra il globo terrestre con sopra una croce e nella
destra compie il gesto della benedizione.
Di fronte a loro, a sinistra, si trova il committente, Nicolas Rolin, inginocchiato e in
preghiera. Il suo abito, interamente ricamato in oro testimonia l’alto status sociale
conquistato, poiché era stato nominato cancelliere, una carica molto importante.
La scena è arricchita da una mirabile illuminazione, ottenuta da due luci naturali
differenti. Appena oltre le arcate si scorgono un piccolo giardino con rose, iris e gigli,
e alcuni pavoni che alludono al Paradiso.

IL RITRATTO DEI CONIUGI ARNOLFINI DI VAN EYCK:


Il ritratto dei coniugi Arnolfini è probabilmente l’opera più celebre di Van Eyck. Si
tratta del doppio ritratto di Giovanni Arnolfini , un ricco mercante di Lucca
trasferitosi nelle Fiandre per curare gli affari di famiglia, e di sua moglie Giovanna
Cenami. I due sposi facevano parte della comunità di mercanti e banchieri italiani
residenti a Bruges. Il dipinto appartenne un po agli Arnolfini e poi entrò a far parte
della collezione reale spagnola e intorno alla metà del XIX secolo fu acquistata dalla
National Gallery.
L’uomo e la donna, riccamente abbigliati, sono mostrati nella loro camera da letto,
descritta in ogni minimo dettaglio, mentre si rivolgono allo spettatore tenendosi per
mano. Giovanni sta compiendo un gesto con la mano destra che può essere
interpretato sia come saluto che come giuramento. E’ probabile che i due stiano
giurando la loro promessa di fedeltà matrimoniale alla presenza di testimoni.
Gli Arnolfini non sono infatti soli nella stanza, come possiamo vedere dallo specchio
convesso alle loro spalle, che riflette sull’ambiente e ci rivela la presenza di altri due
personaggi, uno dei quali potrebbe essere Van Eyck.
Lo specchio coinvolge l’osservatore nell’evento che si sta svolgendo. L’opera ci
propone una delle più belle rappresentazioni di ambiente domestico del nord Europa.
Il muro screpolato, le tavole del pavimento ligneo,che sono piuttosto larghe e poste
con una connessione geometrica che serve a dare una prospettiva centrale. Anche il
solaio è in legno e al centro, dominante, possiamo vedere un lampadario che ha un
corpo centrale tornito e i bracci sagomati.
Il letto è a baldacchino e la tappezzeria, la stessa che fodera i cuscini, è di un rosso
acceso. A sinistra si intravede un mobile basso sul quale è appoggiata della frutta e la
luce filtra dalla finestra a croce, i cui vetri sono a fondo di bottiglia. I portelli inferiori
lasciano intravedere il paesaggio esterno.

L’immagine, nonostante rappresenti una scena di quotidianità, è ricca di simboli che


rimandano al vero tema affrontato dall’artista, quello del matrimonio. Giovanna ha un
atteggiamento di sottomissione e raccoglie sul ventre un lembo del vestito, gesto di
buon auspicio che illude alle future gravidanze. Anche il colore verde simboleggia la
fertilità e il cane rappresentato ai piedi dei padroni è simbolo di fedeltà coniugale.
La frutta rappresenta la frutta del matrimonio, ovvero i futuri figli e l’unica candela
accesa nel lampadario sta a simboleggiare che gli sposi sono diventati una cosa sola,
ma anche simbolo di Dio. Le pantofole rosse e gli zoccoli dalle stringhe di cuoio
ricordano che quel luogo è reso sacro dalla promessa coniugale.

VAN DER WEYDEN:


Rogier Van der Weyden è considerate uno dei più grandi maestri della pittura
fiamminga. Continuò l’opera di Van Eyck con straordinario vigore; tuttavia la
mancanza di firma nei suoi dipinti ha reso molto difficile la ricostruzione della sua
carriera.
Nato a Turnai nel 1399, si trasferì a Bruxelles, dove è documentato come “pittore
ufficiale” della corte e svolse questo lavoro per molti anni.
Si trasferi poi in Italia dove visitò molte città come Roma, Milano,Mantova,Firenze
etc.. città in cui conobbe e frequentò alcuni colleghi italiani.
Ovunque la sua pittura fu apprezzata, soprattutto presso la corte ferrarese di Lionello
d’Este. Tornato a Bruxelles vi morì nel 1464.
Rogier Van der Weyden imparò da Van Eyck la cura minuziosa dei particolari e lo
studio degli effetti luministici.
Tuttavia a differenza del maestro, riservò nei suoi dipinti una maggiore importanza
alla presenza umana.

Per esempio la sua opera più nota, la Deposizione, presenta un gruppo di dieci
personaggi in una nicchia poco profonda, affollati in una condizione spaziale
claustrofobica e che li contiene a stento.
L’esile corpo di Cristo è al centro della composizione, in diagonale, con le braccia
aperte, che rimandano al tema della Passione e della sua morte sulla croce. Il braccio
rivolto verso il basso è chiamato “braccio della morte” e rende visibile l’abbandono
del corpo ormai privo di vita.
La posizione di Gesù è replicata da quella della Vergine svenuta, che il figlio sembra
quasi sfiorare con il braccio destro.
Questa scena serve a rappresentare la partecipazione della Vergine al Sacrificio del
Messia e dunque all’atto della redenzione.
Le figure dei dolenti, intorno al Redentore, esprimono il loro strazio con dei gesti:
 Donna a sinistra si copre il volto con le mani, come a voler coprire la vista
dalla dolorosa realtà
 La Maddalena, a destra intreccia le mani spingendo i gomiti verso l’esterno,
vuole comunicare un dolore acutissimo difficile da sopportare.
Tutti i dettagli sono legati da un realismo estremo, ma le figure umane appaiono
molto diverse da quelle rinascimentali, poiché il corpo fiammingo resta pur sempre
un corpo gotico e come tale è poco stilizzato, lungo, magro, acerbo, asessuato.
VAN DER GOES:
Hugo Van der Goes, native di Gand, contribui in modo determinante alla pittura
fiamminga in Italia. Fu un artista travagliato da una profonda crisi interiore, che nel
1475 lo spinse a entrare in un convento agostiniano di Bruxelles.
Le sue opere principali sono comprese fra gli anni 1467 e 1482. Fra queste
ricordiamo il Trittico Portinari commissionato dal fiorentino Tommaso Portinari per
l’altare maggiore della chiesa di Sant’Egidio a Firenze, oggi agli Uffizi.
E’ composto da tre grandi tavole, la cui al centro presenta l’adorazione del Bambino
da parte di Maria, di Giuseppe, di tre pastori e di un gruppo nutrito di angeli dalle
splendide ali.
Il pannello di sinistra mostra il committente Tommaso Portinari, con i due figli e i
santi protettori della famiglia, Tommaso e Antonio abate.
Il pannello di destra mostra invece la moglie e la figlia del committente, Maria
Maddalena e Margherita.
Questa tavola è magistrale per l’accentuato naturalismo di alcuni dettagli, come le
mani ruvide e nodose e i volti dei pastori, e per l’eleganza dei particolari.
Ma è anche pieno di riferimenti simbolici. Le vesti degli angeli,per esempio,
indicano una corrispondenza tra schiere angeliche e gerarchia ecclesiastica.
Le violette rimandano all’umiltà e alla modestia; il fascio di grano allude al pane
dell’eucarestia; i garofani rossi sono simbolo dell’amore di dio e rimandano alla
futura passione di Gesù; le aquilegie (fiori con i petali a forma di ali), richiamano lo
Spirito Santo e simboleggiano il dolore della Madonna per la morte del figlio; gli iris
rossi rappresentano il sangue versato da cristo durante la crocifissione.
Anche la posizione dl bambino è una prefigurazione della sua morte.

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