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Capitolo 2

COME SI PUÒ CONOSCERE UN OGGETTO NASCOSTO? LA RICERCA


SOCIOLOGICA SU CRIMINALITÀ E DEVIANZE

Studiare e fare ricerca sui comportamenti o fenomeni che, in quanto oggetto di


riprovazione, se non di sanzioni formali, in genere sono tenuti nascosti, appare
un compito difficile e complesso.
Tutti i fenomeni che rappresentano lʼaggregazione di comportamenti devianti
individuali sono difficili da delineare, innanzitutto nella loro dimensione
quantitativa e, in secondo luogo, sotto il profilo delle caratteristiche dei
soggetti che li mettono in atto e delle loro condizioni e motivazioni.
La sociologia della devianza, fra ricerca su due piani: quello DESCRITTIVO e
quello ESPLICATIVO (o interpretativo).
Il piano descrittivo è rappresentato dallʼimpegno di raccolta, ricostruzione e
sistematizzazione di un insieme di elementi (dati quantitativi e caratteristiche
qualitative) su aspetti diversi ma sempre intrecciati come:
– La QUANTIFICAZIONE : una misurazione cioè delle azioni o dei
comportamenti considerati devianti (indispensabile per lʼanalisi
sullʼandamento nel tempo dei fenomeni, per comparazioni tra diversi
contesti locali e per la costruzione di ipotesi);
– La DESCRIZIONE DEI SOGGETTI protagonisti dei fenomeni considerati,
riconducibili a tre diverse categorie:
". Coloro che mettono in atto comportamenti considerati;
$. Coloro che di tali comportamenti sono vittime;
%. Coloro che, a vario titolo, entrano in contatto con attori e vittime.
– Le CARATTERISTICHE DEI CONTESTI in cui si producono i fenomeni
oggetto di interesse, quindi gli specifici ambiti geografici o le specifiche
culture o subculture ma anche, più in generale, le connotazioni che
assumono in un dato periodo lʼeconomia, le condizioni materiali di vita delle
diverse categorie o classi sociali e i tratti culturali dominanti.
– I CONTENUTI E LE FORME DELLE NORME E DELLE POLITICHE DI
RISPOSTA A DEVIANZA E CRIMINALITÀ e dunque gli strumenti adottati per
prevenirne o contenerne lʼincidenza.

Sul piano esplicativo o interpretativo ha come presupposto un buon livello di


quantità dei dati e delle conoscenze ottenibili sul piano descrittivo:
- Ricerca delle connessioni e dei fattori causali con approccio quantitativo
(nella scia della tradizione durkheimiana).
- Ricerca sulle ragioni e motivazioni dellʼagire degli individui con appoggio
weberiano.
- Ricerca sui fattori che spiegano le reazioni istituzionali alla criminalità e alla
devianza, ma anche su come maturano in periodi e contesti diversi.
LE STATISTICHE SULLA CRIMINALITÀ: MANEGGIARE CON CURA

Dati aggregati sui crimini e i criminali sono raccolti da ormai più di due secoli.
Per molto tempo i dati così raccolti sono stati considerati una fotografia
attendibile e sempre più
accurata della realtà.
È un grave errore pensare che i dati statistici raccolti siano esaustivi (che
corrispondano alla totalità dei reati compiuti) e rappresentativi del fenomeno.
Su che cosa rappresentano le statistiche criminali e, di conseguenza, sul loro
possibile utilizzo, a lungo si sono confrontate visioni diverse.

Tre visioni sulle statistiche criminali, in particolare: la visione positivista, quella


costruzionista e quella realista:
1. Visione positivista: statistiche=specchio fedele della realtà oggettiva ->
visione ormai abbandonata ma che persiste nellʼimmaginario collettivo,
alimentato da come i dati vengono trattati dai mass media (fotografia fedele alla
realtà).
2. Visione costruzionista: le statistiche non descrivono la realtà perché sono
una costruzione sociale
3. Visione realista: statistiche= parziale ma utile rappresentazione della realtà,
soprattutto se integrate con altre modalità di esplorazione.

Tre insiemi contengono i crimini commessi in un dato contesto e periodo:


1. Criminalità ufficiale = insieme delle condotte criminali registrate dalle forze
dellʼordine, dalla magistratura e dal sistema penitenziario.
2. Criminalità nascosta = insieme dei reati commessi in un certo contesto e
periodo, ma che non vengono denunciati o non vengono scoperti e
registrati dalle istituzioni. “Numero oscuro” = quota di eventi criminali non
riportati nelle statistiche ufficiali. Tutti i reati hanno un numero oscuro, che può
essere più elevato o più basso a seconda di diversi fattori. Fattori che fanno
emergere i reati sono: gravità e visibilità pubblica; scelte della vittima e
propensione a sporgere denuncia; scelte delle agenzie di controllo e delle
istituzioni penali.
3. Criminalità reale = insieme di tutti i reati commessi in un determinato
periodo e luogo, indipendentemente dal fatto che siano stati denunciati,
indagati o condannati. È quindi lʼinsieme di criminalità nascosta + ufficiale e,
per questo, il numero di criminalità reale non può essere conosciuto.

I passaggi dal reato alla pena sono caratterizzati da una crescente


selettività= non tutti gli indagati/autori di reato hanno la stessa probabilità di
essere sentenziati.
Passaggi:
commissione reato>denuncia (vittima) o scoperta (forze dellʼordine)>presa
in considerazione (magistratura)>individuazione, arresto e/o rinvio a
giudizio del presunto colpevole>processo penale>condanna>esecuzione della
pena. Non tutti i sospettati sono arrestati!
Solitamente si trattiene un sospettato prima della sentenza solo se cʼè
pericolo di fuga o di reiterazione o di inquinamento delle prove.

Questi passaggi sono rappresentati dalle statistiche criminali ufficiali, in


Italia sono cinque statistiche principali:
1. statistiche della delittuosità
2. statistiche della criminalità
3. statistiche processuali penali
4. statistiche degli imputati condannati
5. statistiche penitenziarie.

I CONTENUTI DELLE DIVERSE STATISTICHE


1. Statistiche della delittuosità = prodotte dalle forze di Polizia (polizia,
carabinieri, guardie di finanza, corpo forestale ecc.) che mensilmente
trasmettono allʼISTAT la raccolta dei dati sui reati denunciati alle forze
dellʼordine o emersi grazie allʼazione investigativa.
2. Statistiche della criminalità = gestite dallʼautorità giudiziaria che trasmette i
dati allʼISTAT. I dati riguardano i delitti per i quali lʼautorità giudiziaria ha iniziato
lʼazione penale.
3. Statistiche processuali penali = insieme dei procedimenti che costituiscono
lʼattività degli uffici dei tribunali penali; sono utili per la valutazione del
funzionamento e della produttività degli organi chiamati a giudicare.
4. Statistiche degli imputati condannati = insieme degli individui condannati in
qualsiasi fase o tipo di giudizio con riferimento al momento in cui essi
vengono iscritti nel casellario giudiziario centrale.
5. Statistiche penitenziarie = dati raccolti dallʼamministrazione penitenziaria
sulla popolazione detenuta in carcere, sulla sua variazione nel tempo, sul
movimento dei
prigionieri in entrata e in uscita, sul loro status giuridico e caratteristiche
sociodemografiche (sesso, età, titolo di studio, professione, cittadinanza).

QUALI INFORMAZIONI OFFRONO LE DIVERSE STATISTICHE


Lʼampiezza dei dati che presentano le diverse statistiche ha forma ad imbuto. -
> i numeri decrescono man mano che si passa dallʼuna statistica allʼaltra.
Per questo solitamente si considerano le statistiche della delittuosità come le
meno lontane dalla criminalità reale. Nei diversi passaggi le informazioni sui
fatti sono sempre più complete e articolate. Poco o niente troviamo a proposito
degli autori nelle statistiche della delittuosità.

COME SI COSTRUISCONO I DATI


Partendo dalla statistica della delittuosità possiamo sostenere che il
numero di reati denunciati dipende dalle scelte di attori sociali: le vittime
o i testimoni che hanno denunciato e le forze dellʼordine che hanno svolto
il loro compito di controllo. Il numero oscuro può essere più o meno elevato a
seconda di come essi scelgono di agire.
LE SCELTE DELLE VITTIME (E DEI TESTIMONI)
Non tutti coloro che hanno subito un reato decidono di rivolgersi alle forze
dellʼordine, la scelta di denunciare dipende dal tipo di reati subiti.
Se parliamo di reati predatori come furti, rapine, estorsioni, truffe, ecc., per
questi reati entrano in gioco diverse valutazioni con motivazioni orientate
dallʼinteresse:
- il valore dei beni sottratti o del danno subito (maggiori sono, più si è propensi
a denunciare)
- il calcolo dellʼimpegno (tempo ed energie) per la denuncia e le successive
incombenze (es. testimonianza ad un processo)
- la speranza di rientrare in possesso dei beni
- la possibilità di ottenere un risarcimento per lʼassicurazione sul bene o sul
danno
- lʼobbligo di denuncia per pratiche amministrative come il rilascio di un nuovo
documento
- la speranza di favorire lʼindividuazione del reo e di impedire la reiterazione
Altri e più complessi sono i fattori favorenti o limitanti la propensione alla
denuncia di REATI CONTRO LA PERSONA. Sono reati che hanno un numero
oscuro particolarmente elevato. Giocano qui un ruolo intrecciato:
– La gravità del danno subito
– Il tipo di relazione esistente tra autore del reato e vittima
– Le conseguenze che la vittima si prefigura per lʼaccusato della denuncia in
termini di danni materiali, alla reputazione, alla vita sociale
– Le implicazioni per sé, sul piano materiale, psicologico e relazionale, che si
pensa seguiranno alla denuncia
– La paura di conseguenze in termini di danni ulteriori (nuova violenza,
ritorsioni su sé o altri, perdita di lavoro, ecc)
– Le valutazioni che connotano del tipo di reato nellʼambiente o gruppo
sociale o nella cultura cui si appartiene
Lʼintreccio di questi elementi è facilmente osservabile nelle cronache
quotidiane delle violenze domestiche. La vittima -in genere la donna che è
moglie o compagna dellʼaggressore- ha difficoltà a sporgere denuncia per
alcuni di questi motivi: legame affettivo, senso di colpa per una qualche propria
responsabilità, desiderio di non far subire conseguenze negative al partner,
paura di ulteriori violenze, timore di veder compromessi la propria immagine
sociale o la propria condizione materiale (spesso per il bene dei figli). Ma a
proposito di tutto questo è opportuno aggiungere ancora due osservazioni. La
prima è che alcuni i questi elementi possono essere presenti anche nei reati
predatori.
La seconda è che molti di questi elementi influenzano non solo le scelte delle
vittime, ma anche quelle di chi assiste sistematicamente o occasionalmente alla
commissione di reati e si trova di fronte alla scelta se denunciare o meno: chi,
cioè, possiamo definire il TESTIMONE.
Altro rilevante elemento è rappresentato dalla considerazione di cui godono le
istituzioni in genere e la fiducia che in esse ripongono i cittadini. Una fiducia
che si misura in primo luogo sul piano della valutazione dei modi con cui chi
denuncia viene accolto e dalla percezione della professionalità degli addetti a
tale compito e della loro sensibilità verso i problemi che sono esposti, ma anche
sui risultati che tali istituzioni ottengono o mostrano di ottenere nel
perseguimento dei loro compiti istituzionali.
Infine, un ruolo importante in queste scelte è rivestito dallo “spirito civico” dei
cittadini, siano essi vittime o spettatore più o meno diretti di reati.

LE SCELTE DELLE AGENZIE DI CONTROLLO


È a tutti noto che lʼATTIVAZIONE DELLE FORZE DELLʼORDINE è in relazione a
due compiti a loro conferiti: la risposta a una denuncia o a una richiesta di
intervento avanzata da vittime o testimoni in occasione del verificarsi di un
evento considerato un reato e lo svolgimento di attività di controllo del
territorio. A questi si aggiungono, ovviamente, le iniziative assunte per
sviluppare una specifica strategia di repressione di fenomeni criminali.
In tutti i casi, i responsabili e i singoli attori del campo (ovvero quanti, a vari
livelli, svolgono professionalmente il lavoro proprio dei diversi corpi di Polizia),
sebbene in misura mutevole, compiono scelte che hanno inevitabilmente riflessi
su quanto troviamo rappresentato nelle statistiche, sia a proposito di reati, sia
dei loro -almeno presunti- autori.
Scelte che sono caratterizzate da un margine e più o meno ampio -a seconda
delle posizioni e delle situazioni- di DISCREZIONALITÀ.
Ci limiteremo a riflettere sul ruolo che le scelte operate dagli attori e la
discrezionalità che le connota hanno nel prodursi di certi risultati sul piano della
quantificazione dei reati e dea costruzione statistica della distribuzione degli
stessi tra la popolazione. Distribuzione che non riflette in modo rappresentativo
la realtà (la parte scoperta in rapporto al tutto, la criminalità reale), ma è
connotata dallʼessere una parte selezionata a causa di un carattere costante
dellʼagire delle agenzie e delle forze dellʼordine: la SELETTIVITÀ MIRATA, non
causale. Una selettività lontana dal principio di una attenzione obbligata e
costate a qualunque reato si compia e a chiunque lo compia e che si manifesta
nel concentrarsi di uomini, risorse, mezzi su alcune fattispecie di reato, su
alcuni ambiti territoriali, su alcune categorie di persone. Con la conseguenza
che quei reati, quegli ambiti, quelle categorie saranno rappresentati nelle
statistiche in misura maggiore di altri: i reati predatori o comunque comuni, ivi
compresi quelli legati alle droghe, gli ambiti territoriali più tradizionalmente
indicati come produttori di insicurezza, le categorie marginali o estranei.
I motivi che spiegano il carattere selettivo dellʼagire delle agenzie di controllo
sono diversi. Come per tutte le istituzioni, le risorse di cui esse dispongono
sono limitate e il loro utilizzo è definito secondo complessi criteri di tipo
normativo e organizzativo.
Le forze di Polizia, si trovano a confrontarsi con il prodursi frequente di
potenziali nuovi campi di intervento.
In via di principio, la cosa impegna i responsabili delle forze di Polizia a
ridefinire la distribuzione delle risorse (concretamente uomini, mezzi, denaro
ecc) dal momento che in genere queste non crescono in relazione allʼampliarsi
delle esigenze o al prospettarsi di nuovi oggetti di interesse, anche se per
definizione, nel contesto normativo segnato dallʼobbligatorietà di indagini e
azioni penali, ogni nuovo reato sarebbe “obbligatoriamente” da contrastare.
Il tema della selettività si correla con lʼimmagine di efficienza che
lʼorganizzazione è chiamata a dare in maniera costante.
Una immagine che, qui come per altri ambiti, è costruita in buona parte sui
numeri. Un esempio sono le distorsioni evidenti nella produzione di “buoni”
numeri da parte delle forze di Polizia su esplicita sollecitazione dei governi. Il
caso può evidente è rappresentato dalla cosiddetta “POLITICA DEI NUMERI”
promossa in Francia da Nicola Sarkozy. Questa espressione indica la
sottomissione della produzione di statistiche alle esigenze del potere politico di
dimostrare efficienza nella repressione della delinquenza, sia attraverso
particolari modalità di registrazione dei fatti reato, sia attraverso vere e proprie
forme di MANIPOLAZIONE DEI TASSI DI SUCCESSO NELLA SCOPERTA DEGLI
AUTORI.
Comportamenti favoriti da incentivi economici per i responsabili locali di Polizia
acquiescenti.
il discorso sulla selettività, ovviamente, non vale per i gruppi più specializzati
che svolgono attività di prevenzione e controllo in specifici ambiti (la Guardia di
Finanza, gli ispettorati del lavoro) o ai nuclei che conducono indagini su crimini
di impresa, finanziari, ambientali, informatici o sono chiamati a indagare su
crimini gravi e su fenomeno complessi come le varie forme di criminalità
organizzata, i loro diversi traffici e affari, la loro influenza sulle istituzioni e le
complicità che ne derivano ecc.

I LIMITI DELLE STATISTICHE DELLA DELITTUOSITÀ E DELLA


CRIMINALITÀ
Le statistiche ufficiali, in quanto esito di scelte, restituiscono sempre una
visione parziale e condizionata della realtà, i loro limiti riguardano il numero,
lʼincidenza, la prevalenza dei differenti reati e riguardano ancora di più il profilo
degli autori, in quanto un gran numero di denunce (tra il 75% e lʼ80%) viene
solitamente effettuato contro autore ignoto.

LE STATISTICHE PROCESSUALI, DEI CONDANNATI, PENITENZIARIE


Pur se con meno problemi, anche gli altri tipi di statistiche (processuali, dei
condannati, penitenziarie) presentano non chi limiti, dal momento che
anchʼesse sono il riflesso di alcuni specifici elementi tra cui nuovamente le
scelte compiute da attori diversi che permangono connotate da elevata
discrezionalità e selettività.
In Italia esiste una costante tensione tra lʼobbligatorietà dellʼazione penale (che
imporrebbe di dare uno sbocco processuale a tutte le denunce) e inevitabili
scelte di priorità.
Anche le procure debbono operare scelte in merito a sé, come e dove investire
risorse. Lo sguardo e lʼimpegno in determinate direzioni è espressione di
valutazioni contingenti.
Si può dunque osservare un primo elemento di selettività del sistema: in
particolare negli esiti dei processi che costituiscono i dati che alimentano le
statistiche processuali penali e quelle sugli imputati condannati. Le
statistiche del primo tipo rendono conto del lavoro di tutti gli uffici giudiziari e
hanno un minore rilievo per il tema della conoscenza della criminalità. Molto più
pertinenti, ai nostri fini, sono le statistiche che riguardano gli imputati
condannati. La distribuzione ineguale delle risorse materiali, relazionali,
culturali ha un evidente riflesso nella capacità dei singoli di affrontare un
processo.

LE POSSIBILITÀ DI CONOSCERE IL NUMERO OSCURO


Le modalità con cui si ritiene possibile misurare la criminalità nascosta sono
due (le indagini di autoconfessione e le indagini i vittimizzazione) e hanno in
comune il fatto di fondarsi su un campione casuale e rappresentativo dellʼintera
popolazione, in modo tale che consenta di generalizzare i risultati, e la garanzia
di assoluto anonimato e impossibilità di risalire
agli intervistati.

LE INDAGINI DI AUTOCONFESSIONE
Si tratta di indagini tramite utilizzo di questionari anonimi strutturati e
autosomministrati (compilazione) in cui gli individui sono invitati a confessare
lʼeventuale messa in atto di un reato e a fornire informazioni circa la frequenza e
le caratteristiche di tali attività e le eventuali reazioni sociali e giudiziarie subite
o le condizioni che hanno reso possibile la non scoperta.
Nella loro costruzione ideale permetterebbero di:
- quantificale la criminalità reale e mostrare come la criminalità sia un fenomeno
ben più vasto e diffuso di quello raffigurato nelle statistiche ufficiali,
- ricostruire la distribuzione della delinquenza nei diversi gruppi sociali in base
al genere, classe sociale, età, appartenenza etnica,
- verificare la plausibilità empirica di teorie sul comportamento deviante,
- fare analisi comparate tra vari paesi,
- valutare lʼefficacia delle politiche di controllo e di prevenzione.
Questa modalità ha dei limiti:
- metodo di campionamento e numerosità del campione spesso
producono gruppi poco rappresentativi
- impossibilità materiale di porre la lista di tutti i reati possibili. Spesso si
propongono illeciti di scarsa gravità, i reati importanti hanno spazio
minore. Altre volte vi è la difficoltà a ricondurre i propri comportamenti alle
fattispecie penali così come sono definite nei codici e nelle leggi.
- Indisponibilità dei soggetti a confessare reati gravi non scoperti
- possibilità che vengano confessati reati non commessi.
La difficoltà a superare questi ostacoli ha indotto i ricercatori ad adottare
strategie di adattamento che si muovono in due direzioni:
". Abbandonare la pretesa di indagini universali (tutta la popolazione per tutti i
reati) e limitarsi a condurre indagini di minore estensione;
$. Porre attenzione, qualora interessati a ricognizioni sullʼintera popolazione, a
un numero limitato di illeciti, in genere più comuni e di non eccessiva
$.

gravità, più facilmente qualificabili, riconoscibili e, a certe condizioni,


confessabili da tutti.

INDAGINI DI VITTIMIZZAZIONE: individuare quante persone sono


state vittime di un reato in un dato periodo di tempo e raccogliere info sulla
dinamica del fatto, così come sulle conseguenze. Con esso ci si propone di:
indicare il numero oscuro di certi reati; scoprire le caratteristiche delle vittime
per sesso, età, professione, classe sociale, etc; comprendere le reazioni delle
vittime; valutare le conseguenze; scoprire il rapporto tra vittima e criminale.
Anche questo tipo di indagine ha dei limiti molto simili a quelli citati prima. La
differenza sta nel fatto che si può porre attenzione solo su un certo tipo di reati,
ovvero quelli in cui la vittima è consapevole, e non sui reati senza vittima, quelli
con vittima indefinita e quelli solo tentati.

I METODI DI RICERCA SULLE DIVERSE FORME DI DEVIANZA

Al di là della criminalità, anche per altre forme di devianza si viene a contatto


con statistiche ufficiali, per esempio quelle prodotte dai servizi che vengono in
contatto con i malati psichiatrici o con i tossicodipendenti; altre sono elaborate
da ISTAT, da ministeri, da autorità amministrative o sanitarie. Sono spesso
raccolte a livelli diversi (comunale, di ASL, regionale, nazionale) e
sistematizzate dagli organi centrali.
Ovviamente, le persone che si rivolgono a questo tipo di servizi sono solo una
parte, quindi le statistiche non sono pienamente rappresentative della realtà.
Anche queste statistiche sono costituite a partire da scelte individuali di
manifestare la propria situazione a qualche istituzione, o allʼattivarsi di agenzie
e servizi a partire da diverse sollecitazioni. Le statistiche sono indicative di:
- Le scelte operate da una parte degli individui implicati (chiedo aiuto al sert)
- Il prodursi di eventi o incidenti che portano i soggetti a contatto con istituzioni
di cura o soccorso (overdose, incidente dʼauto, etc.)
- Le azioni messe in atto dalle agenzie di controllo impegnate su questi
particolari fenomeni con obiettivi di sanzione e prevenzione (B. viene fermata
con un j e mandata in questura per corso con assistenti sociali)
Sia per la tossicodipendenza che per la malattia mentale, non sono reperibili i
dati riferiti a persone trattate fuori dal servizio pubblico.
Per popolazioni nascoste intendiamo quei gruppi di individui accomunati da
comportamenti e condizioni cui è comunemente associato stigma e/o sanzioni
(penali o amministrative) e quindi vengono possibilmente nascosti. La ricerca
su queste popolazioni è particolarmente complessa. Intanto è complesso
costruire un campione sufficientemente rappresentativo della popolazione nel
suo insieme, non sapendo lʼestensione né avendo accesso allʼuniverso da cui
estrarre il campione. Il processo dunque si inverte, costruendo prima un
campione rendendolo sempre più in grado di avvicinarsi a una buona
rappresentazione. Un altro problema è il sottoporre a questionari o interviste i
componenti del
campione. Esistono differenti metodi:
- campionamento a valanga o a palla di neve: si chiede la disponibilità ad un
primo individuo che soddisfi le caratteristiche fondamentali, e poi gli si chiede
di indicare i nomi di altre persone che condividono la stessa condizione, e gli si
chiede di fare da tramite per sollecitarne la disponibilità. Si compone così il
campione, avendo cura di inserire soggetti che presentino caratteristiche
secondare importanti (genere, età, condizioni). È un campione non
probabilistico, ma uno dei pochi efficaci per studiare questo tipo di
popolazione. Il campione può avere un bias di fondo, cioè il fatto di
rappresentare gli elementi più collaborativi o con maggiori strumenti culturali.
- Pescaggio e ripescaggio: metodo che deriva dalle scienze naturali come la
zoologia. Si cerca di capire la dimensione della popolazione facendo complessi
calcoli su pesci pescati e segnati, rimessi nel lago e ripescati. Nelle scienze
sociali abbiamo due modi:o Emersione dei soggetti tramite contatti con le
agenzie di controllo (o altri servizi in cui
posso incappare involontariamente) o Andando ad incontrare le persone nei
loro contesti naturali di vita o di messa in atto dei comportamenti
- Testimoni privilegiati: sono persone che per motivi professionali o altri motivi
hanno direttamente a che fare con il gruppo sociale in analisi e quindi possono
aiutare nella quantificazione e nella descrizione qualitativa dei fenomeni.
- Osservazione partecipante: forme particolari di questa metodologia sono
state assunte dai ricercatori che condividono la condizione che studiano – es
sociologi omosessuali o convict criminology.

LE FRONTIERE DELLA RICERCA CRIMINOLOGICA


Sono nati nuovi filoni di ricerca, anche se spesso influenzati ideologicamente
dalle logiche securitarie e dagli obiettivi di consenso politico, specialmente nel
campo della criminologia che collabora con polizia e magistratura. Le direzioni
prese da criminologi forensi e clinici sono principalmente due:
– Statistica attuariale: interesse per la distribuzione dei tassi di delinquenza
per predire la probabilità del prodursi di essa in contesti e categorie
differenti, così che il controllo possa concentrarsi su quelle categorie. Nella
criminologia attuariale ci si occupa prevalentemente di risk assessment,
cioè la valutazione della pericolosità di eventi o situazioni per adottare
misure necessarie. Vi è una scarsissima attenzione al profilo motivazionale
e psicologico.
– Psicologia clinica: ricerca dei profili che connotano i criminali, al fine di
predire le recidive e per dare un orientamento alle forze dellʼordine su chi
tenere sotto controllo. Il profiling è il filone di ricerca dal più alto successo
mediatico.

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