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Sallustio, de Catilinae coniuratione

-Sezione A: analisi globale

• Introduzione
Sallustio nacque ad Amiterno nell’86 a.C., da una famiglia plebea, ma di buone condizioni
economiche. Si recò a Roma e intraprese, da homo novus, il cursus honorum, che lo portò a
ricoprire tutte le cariche meno che il consolato.
Egli si dedicò alla stesura del “de Catilinae coniuratione” fra il 43 e il 42 a.C.
• Il proemio (Capp. I-IV)
In questa fattispecie di prefazione vediamo l’autore giustificare le ragioni che lo hanno portato a
ritirarsi dalla vita privata e a concentrarsi sulla narrazione degli episodi della congiura di Catilina,
nonché a dedicare la propria vita all’otium letterario e lo fa partendo proprio da una considerazione
di natura etico-filosofica; ci parla dell’uomo composto da anima (comando) e corpo (servo), i quali
devono sempre aspirare alla gloria e alla nobiltà.
• La caratterizzazione di Catilina (Cap. V)
Qui Sallustio presenta uno dei protagonisti del racconto, Lucio Sergio Catilina, discendente da una
famiglia nobile; viene descritto come un uomo vizioso e malvagio, ma che conserva una grande
energia intellettuale e fisica.
• Primo excursus sulla storia di Roma (Capp. VI-XIII)
La focalizzazione dell’autore è molto attendibile ai fatti: egli fa una panoramica generale di quella
che è stata l’espansione della potenza romana fino alla sua decadenza, dopo le guerre puniche.
Sallustio ci mostra un popolo corrotto, avido e sempre alla ricerca del lusso; mentre per quanto
riguarda la politica, vi è un periodo di grande confusione che favorirà il piano di Catilina.
• Inizio della vicenda (Capp. XIV-XVII)
Catilina, approfittando del “giro di corruzione a Roma, decide di raccogliere i cosiddetti congiurati,
o seguaci, e li sceglie soprattutto tra i giovani. In seguito, decide di convocare nella sua dimora i
vari ceti (equestre, senatoriale, ecc.), ai quali rivela i suoi programmi.
• La vicenda: dai preparativi alla fuga di Catilina (Capp. XX-XXXVI)
Il racconto inizia con il discorso di Catilina in cui cerca di attrarre a sé l’approvazione dei seguaci,
promettendogli ricchezze, cariche pubbliche, cancellazione dei debiti ecc.
Quinto Curio, uno dei congiurati poiché macchiatosi di innumerevoli delitti, incapace di tacere,
svela il piano della congiura alla sua amante Fulvia e lei, a sua volta, diffonde la notizia; Cicerone
viene eletto console.
Ma Catilina non demorde: si procura denaro, armi e molte congiurate donne, tra cui la raffinata
Sempronia, di cui l’autore ci fa un ritratto nobile ed elegante, ma sicuramente non degno di una
complice di omicidi.
Dopo l’ennesima sconfitta della candidatura al consolato di Catilina, egli decide di procedere con
l’assassinio di Cicerone; quest’ultimo fu avvertito in tempo e, presi i poteri conferitegli dal senato,
cerca di ristabilire l’ordine a Roma.
Nella notevole data dell’8 dicembre Cicerone, dinanzi all’assemblea senatoria, pronuncia “la prima
catilinaria”, ovvero un importante discorso in cui accusa Catilina di attentare alla repubblica;
ovviamente egli nega tutto e fugge a Fiesole, affidando il comando delle operazioni a Roma a
Cetego e a Lentulo; Catilina si rifugia all’accampamento di Manlio ed entrambi vengono dichiarati
“nemici della patria” dal senato.
• Secondo inciso sulla storia di Roma (Capp. XXXVI-XXXIX)
L’autore continua le sue riflessioni sul degrado della vita pubblica romana, dichiarando:
“Ea tempestate mihi imperium populi Romani multo maxu me miserabile visum est.”
“Mai come in quel tempo mi parve infelicissimo l’impero del popolo romano.”
Tutti i cittadini sono desiderosi di mandare in rovina la repubblica e se stessi.
• La vicenda: gli avvenimenti a Roma (Capp. XXXIX-L)
I congiurati insistono sulla buona riuscita del complotto prendendo contatti con gli ambasciatori
degli Allobrogi, una popolazione gallica. Essi però compromettono il complotto diffondendo la
notizia dell’avvenimento e allora Cicerone stabilisce un’ambasceria sul ponte Milvio, alla quale
ordina di catturare i congiurati.
Successivamente il racconto segue in senato, dove gli imputati vengono interrogati e fatti
confessare; è la volta in cui vi è la necessita di decidere la sorte dei colpevoli.
• I notevolissimi interventi in senato di Cesare e di Catone (Capp. LI-LIII)
Inizia per primo Cesare, il cui discorso così lucido va’ quasi a favore dei colpevoli: dichiara infatti
di essere contrario ad una pena troppo severa.
Al contrario, Catone si mostra ben determinato dichiarando di essere favorevole alla pena di morte,
poiché la colpa di aver cercato di attentare allo stato non è grave, ma gravissima.
Il senato appoggia le riflessioni di Catone e, successivamente, i colpevoli vengono condannati e
strozzati nel carcere di Tulliano.
• Terzo excursus sulla storia di Roma (Capp. LIII-LIV)
Sallustio fa le sue considerazioni in merito alla grandezza di Roma data, secondo l’autore, dalla
virtus di pochi ma grandi uomini. Segue un confronto tra Cesare e Catone, due opposti per carattere,
origini, costumi, ecc., ma entrambi accomunati dal possedimento della virtus morale e politica di
cui l’autore afferma di trarre esempio.
• Conclusione
Per concludere la narrazione, Sallustio si sposta in Etruria (Pistoia), luogo in cui si è rifugiato
Catilina. Quinto Metello Celere e Antonio, stanziati poco distanti da lì, concordarono di
“intrappolare” Catilina e il suo esercito con le loro legioni; Catilina fu costretto a combattere. Dopo
il suo discorso passionale, animoso e stimolante, l’esercito di Catilina si scaglia furioso contro le
legioni, ma non riesce a portare la vittoria; Catilina muore. Commozione da parte di tutti i soldati a
fine libro.
-Sezione B: analisi di dati specifici

La congiura di Catilina esordisce con delle delicate considerazioni che fanno riflettere molto i
lettori. Per Sallustio, infatti, l’episodio del complotto rappresenta un importante momento che
sancisce la decadenza di una città divenuta ormai corrotta; di questo ne parlerà lungo tutta la
narrazione e mette in luce l’atteggiamento moralista dell’autore:
“Igitur de Catilinae coniuratione quam verissume potero paucis absolvam; nam id facinus in
primis ego memorabile existumo sceleris atque periculi novitate.”
“Perciò tratterò in breve, con quanta più verità potrò, della congiura di Catilina; poiché, per
l'eccezionalità del delitto e del pericolo corso, sono convinto che quel fatto vada ricordato prima di
ogni altro.”
Inoltre Sallustio dichiara di trattare “in breve” l’opera, poiché <<La sinteticità e brevità del
racconto era un canone della cultura ellenistica: ma in Sallustio essa diviene anche concisione e
rapidità dello stile, quella brevitas o velocitas di cui già parlarono gli antichi.>>
Il metodo storico che segue l’autore potrei definirlo classico: vi è un’analisi storiografica basata su
preconcetti e luoghi comuni, piuttosto che sulla considerazione di fattori economici/sociali.
C’è da far presente che non vi è una vera e propria indagine storiografica, poiché Sallustio non
vuole effettivamente ricostruire i precisi motivi del degrado di Roma, bensì possiamo ritrovare una
fattispecie di associazione molto diretta tra la politica e la morale, quindi secondo l’autore un
degrado della morale, che viene per l’appunto manifestato dall’azione di Catilina, la quale coincide
con l’inizio del declino.
<<La precisazione che Sallustio adopera, dipende dall'impostazione tradizionalmente annalistica
della storiografia latina, che privilegiava il racconto anno per anno dei fatti, piuttosto che la
scelta monografica per episodi, per eventi.>>
Stile di Sallustio:
- brevitas (tanto significato in poche parole, concentrazione espressiva, resa da ellissi e discorsi
indiretti)
- variatio (variazione lessicale, rottura della regolarità del linguaggio nel discorso, serve a rendere la
drammaticità dell'azione e della caratterizzazione dei personaggi)
- arcaismi (elemento tipico della storiografia, servono a dare solennità e importanza a quanto detto,
con un'impressione di oggettività e assoluta serietà); es: il superlativo in -umus; gerundi e gerundivi
in -undi e-undus; le forme pronominali quoius, quoi, quoique, aliquoius per cuius, cui, cuique,
alicuius; la congiunzione quom per cum.
Complessivamente si può definire uno stile misurato, poiché tende a dare un'impressione di
oggettività e realismo (non ci sono esagerazioni o eccessive drammatizzazioni delle situazioni).
Fanno, in parte, eccezione i discorsi tenuti dai personaggi che servono a caratterizzarli
psicologicamente.
Lo stile di cui usufruisce l’autore mantiene comunque un tono comprensibile:
§ inconcimnitas®drammaticità
§ variatio®naturalezza
§ arcaicismi®solennità
L'equilibrio classico e il senso della misura sono tanto più evidenti in passi nei quali sarebbe stato
facile cedere all'esasperazione del páthos (come nella descrizione del campo di battaglia, nel
capitolo finale dell’opera) o al gusto barocco per il macabro (riguardo all'esecuzione capitale dei
congiurati). Ma lo stile dell’autore, in ogni caso, si astiene dal fare leva sull'emotività.
Vi sono delle ricorrenze lessicali, lungo tutta la narrazione, che decorano le tendenze di Sallustio e
il suo orientamento, a cominciare dall’esordio etico, ovvero il concetto di animo e corpo che si
esaurisce nelle azioni dei protagonisti delle vicende; oltre alle idee di libertà espresse da coloro che
hanno subito una sorta di schiavizzazione nella Roma Antica, vi è continuamente il ritorno della
nozione di cupidigia, di corruzione, che Sallustio mette in evidenzia e denuncia moralmente. Il
disordine sociale, la volontà di ottenere il potere e la ricchezza propria, ha portato la rovina del
popolo romano, il quale non desiderava altro che ostentare e attaccare lo Stato; è stato proprio il
dissesto e il trambusto sociale, politico, ecc. a favorire l’organizzazione della congiura, poiché
Catilina con i suoi discorsi motivazionali, incitava e prometteva il controllo delle ricchezze e dei
debiti a persone che non avevano mai usufruito di tali beni.
Ciò che secondo me compromette la parzialità è l’indagine fortemente etica, che individua nella
congiura di Catilina l’inizio della degenerazione della Repubblica; d’altronde, come tutta la classe
senatoria romana, Sallustio era attaccato ad un ideale di Repubblica che veniva, per l’appunto,
attaccato e disapprovato da Catilina.
All’interno dell’opera vi è un personaggio che ha attratto particolarmente la mia attenzione, e credo
quella della maggior parte dei lettori e degli appassionati della storiografia di Roma: Catone.
Un carisma così forte e un’integrità naturale abbracciano l’animo di Catone, da cui fuoriesce anche
quel lato stuzzicante e ironico: “Misereamini, censeo: delíquere homines adulescentuli per
ambitionem; atque etiam armatos dimittatis;”
“Abbiatene pietà, vi raccomando: sono ragazzi, hanno sbagliato per troppa ambizione; lasciateli
andare, con le armi naturalmente;”
Il discorso di Catone sostengo che si possa definire giustizialista, poiché dichiara che il senato deve
dimostrarsi severo e impassibile nel punire i congiurati, altrimenti non risolverà il problema e aprirà
la strada a sedizioni e disordini. Tutt’altro discorso è quello che ci presenta Cesare, un garantista,
ovvero afferma che non si possono oltrepassare i limiti della legge e quindi i congiurati vanno
puniti secondo l’ordinamento. C’è da sottolineare, come fa anche Sallustio, che sia Cesare che
Catone sono modelli positivi: usano il loro intelletto al servizio della res publica. Uomini grandi e
virtuosi, secondo l’autore le virtù di Cesare e di Catone erano rispettivamente: magnanimità e
lungimiranza, forza d’animo e completezza.
“Caesar beneficiis ac munificentia magnus habebatur, integritate vitae Cato.”
“Cesare stimato grande per generosità e magnificenza; Catone per integrità di vita.”
Contrariamente, Sallustio descrive Catilina come un modello negativo, difatti il ritratto che elabora
non gli rende proprio onore. Lo riporta come un uomo portatore di violenza, di disordine e di
discordia civile. Mette in evidenza il suo vivace ingegno, seppur sottolineando il suo animo
depravato. Certamente non fa di tutta l’erba un fascio: difatti mostra anche le sue caratteristiche
positive, come il temperamento avuto da Catilina in una società di quei tempi, resistente al freddo e
alla fame e quindi motivo di grande ammirazione.
“alieni adpetens, sui profusus; ardens in cupiditatibus; satis eloquentiae, sapientiae parum. Vastus
animus in moderata, incredibilia, nimis alta semper cupiebat.”
“avido dell'altrui, prodigo del proprio, ardente nelle passioni; di bella loquela, di poca saggezza. In
lui uno spirito insaziabile anelava sempre a cose smisurate, incredibili, troppo alte.”
Mi ha molto colpito l’intero capitolo dedicato alla caratterizzazione di Sempronia, una delle donne
che aveva preso parte al complotto; raffinata, mente lucida ed elegante, animo temerario e perfido.
Viceversa, sono rimasta un po’ delusa dal poco spazio dato a Cicerone, il quale a mio parere occupa
un importante ruolo all’interno della storia.
-Sezione C
Leggere l’opera di Sallustio è stato fondamentale non solo a ricostruire gli eventi dell’età di Cesare,
anzi ha aperto anche una specie di divario su numerosi concetti di tipo etico-filosofici, i quali
ovviamente fanno riferimento alla Roma antica, ma che a volte si riflettono anche nella società di
oggi, ad esempio il garantismo di Cesare è alla base dell’ordinamento giuridico di ogni stato civile,
difatti il nostro sistema giuridico è basato sul garantismo, forse anche fin troppo; è il discorso per
cui, fino a prova contraria, ognuno è innocente e quindi vi subentra la tutela dell’accusato.
<<Concetto-cuore dell'ideologia romana, elaborato nell'ambito del circolo scipionico (II secolo
a.C.) ad opera non solo di intellettuali latini, ma anche di filosofi e storici greci come Panezio e
Polibio: Roma è portatrice di giustizia mediante le sue leggi e le sue istituzioni; una vera giustizia
è possibile solo all'interno di un imperium romano. Cicerone, negli stessi anni di Sallustio, si
trova a compiere una riflessione analoga sull'unicità della potenza romana.>>
Personalmente ho trovato la lettura non molto scorrevole, ma comunque interessante e stimolante,
non solo ai fini culturali, ma anche dal punto di vista dell’organizzazione giuridica dello stato, i
discorsi tanto coinvolgenti e notevoli di Catone e di Cesare, le loro prese di posizione e l’interesse
dei senatori volto a proteggere la res publica.

Alessandra Viscido, 15/01/2022

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