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5. Il governo di
Giovanni Giolitti

La conquista
della Libia
su un giornale
dell’epoca.

I governi italiani degli ultimi anni del Milleottocento cercano di ferma-


re con la violenza le forti proteste popolari per l’aumento dei prezzi.
A Milano una manifestazione contro l’aumento del prezzo del pane
finisce con centinaia di vittime tra morti e feriti, perché l’esercito
spara con i cannoni sulla folla (1898). Il generale che ha dato l’ordi-
ne di sparare riceve per premio una medaglia dal re Umberto I.

Due anni dopo, nel 1900, Umberto I muore ucciso da un uomo, che
vuole vendicare i morti di Milano.
Nel 1903 il nuovo re, Vittorio Emanuele III, dà l’incarico di forma-
re il governo a Giovanni Giolitti.
Giolitti, che è un liberale, guida il Paese fino al 1914 con l’aiuto prima
dei socialisti riformisti e poi dei cattolici.
In questo periodo l’Italia diventa un paese moderno, perché il gover-
no favorisce l’industrializzazione e fa importanti riforme.

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5. Il governo di Giovanni Giolitti

Favorisce lo sviluppo industriale con il protezionismo, con la costru-


zione di opere pubbliche, con la nazionalizzazione delle ferrovie, che
diventano proprietà dello stato.
Questa politica economica porta vantaggi alle grandi fabbriche del
Nord-Ovest, ma non aiuta il Sud, dove le industrie sono poche e la
presenza dei latifondi non permette la crescita dell’agricoltura.

Il governo decide numerose riforme a vantaggio dei lavoratori: il


diritto di sciopero, la libera attività dei sindacati, leggi per protegge-
re la vecchiaia, la maternità, l’invalidità.

La più importante riforma è quella del suffragio universale maschile,


perché dà il diritto di voto a tutti i cittadini maschi (1912).

Nei contrasti tra industriali e operai Giolitti non difende né gli uni,
né gli altri, perché pensa che debbano trovare un accordo tra di loro.

In politica estera il suo governo riprende le conquiste coloniali, spin-


to dai nazionalisti e da alcuni grandi industriali.

I nazionalisti dicono che l’occupazione di nuovi territori farà dell’Ita-


lia una grande potenza europea e darà lavoro ai tanti Italiani costret-
ti a emigrare.

Nel 1911 l’Italia, dopo aver dichiarato guerra all’Impero Ottomano,


occupa la Libia e alcune isole del mar Mediterraneo vicine alle coste
turche.
Dopo due anni di guerra conquista le coste della Libia, ma non l’in-
terno dove la popolazione araba resiste all’occupazione.

In Italia cresce l’opposizione al governo, accusato di avere fatto una


guerra inutile e costosa, invece di risolvere i problemi del Paese.
Nel 1914 forti proteste popolari costringono Giolitti a lasciare la
guida del governo.

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