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L'arresto di Strauss-Kahn: i sociopatici e la politica.

Sono diversi gli spunti di riflessione che suscita l'arresto di Strauss-Kahn, direttore del Fondo
Mondiale Internazionale, con l'accusa di stupro. E ciò a prescindere dall'esito delle vicende
processuali e dal fatto che le imputazioni in questione vengano dimostrate o meno.
Il rapporto tra sesso e potere, il comportamento irreprensibile, nell'azione istituzionale e nella vita
privata, che dovrebbe contraddistinguere coloro che ricoprono incarichi pubblici, la corrispondenza
– quasi ovunque nel mondo - tra un ceto dirigente politico impresentabile e cittadini privi di
coscienza civica e incapaci di scegliere (laddove possono o hanno l'illusione di poterlo fare) quali
propri rappresentanti i migliori e rifiutare i peggiori, il fatto che il possibile candidato del Partito
Socialista francese alle presidenziali (con buone probabilità di successo) fosse il capo di
quell'organizzazione, l'FMI, che è il cuore del capitalismo finanziario globalizzato che ha
cannibalizzato le nostre società, il nostro mondo e le stesse prospettive e speranze della sinistra, il
sospetto che nell'avvenimento abbiano avuto un qualche ruolo servizi segreti incaricati di togliere di
mezzo uno scomodo competitore politico.
Insomma sembrerebbe una storia tipicamente italiana e invece riguarda un potente politico francese
arrestato a New York.
Tra sesso e potere (maschile) è sempre esisto un legame inscindibile (quantomeno perché anche i
capi politici hanno bisogni e debolezze come tutti gli esseri umani). Di certo esso ha assunto, nei
regimi rappresentativi mediatizzati, un peso ed una rilevanza pubblica mai conosciuta in
precedenza. Per quanto riguarda l'Italia gli atteggiamenti dei politici della prima repubblica, almeno
sotto questo aspetto, erano improntati a sobrietà e pudore e valeva comunque la regola che i
comportamenti privati non dovessero diventare argomento di lotta politica (e d'altronde i legami
extra coniugali che venivano alla luce, quello tra la Iotti e Togliatti ad esempio, erano normalissime
e lecite relazioni d'amore). E' solo con gli anni ottanta, con il PSI craxiano dei nani e delle ballerine
e della Milano da bere, che alcuni politici non hanno più remore ad ostentare tenore di vita e a
circondarsi di belle e vistose signore.
In tempi più recenti, gli innumerevoli casi in cui la carriera di esponenti politici ha avuto termine o
ha rischiato di essere compromessa a causa di scandali sessuali o legati al sesso (Clinton,
Berlusconi, Marrazzo, Delbono, il presidente israeliano Moshe Katsav condannato per violenza
carnale, solo per citarne alcuni) dimostra che non è vero (o non è più vero) che 'comandare è meglio
di fottere' ma piuttosto che il potere è vissuto semmai anche come un mezzo per procurarsi sesso
(avendo sempre rappresentato e rappresentando tuttora una straordinaria arma di seduzione e ciò
forse dovrebbe far riflettere la componente femminile della nostra società) e che in ogni caso non
riesce a placare le ricorrenti tempeste ormonali degli uomini di Stato. Lo scandalo sessuale
costituisce nel contempo un comodo sistema per far fuori dalla scena pubblica un esponente politico
senza dover passare dal sentiero della critica e della contestazione argomentata dei suoi atti di
governo ed essere obbligati a proporre soluzioni alternative.
Un ulteriore interrogativo si pone riguardo ai meccanismi attraverso cui si realizza la selezione della
classe politica e dirigente. Se sono così tanti i personaggi di potere incapaci di controllare le proprie
pulsioni, anche se consapevoli delle conseguenze che ne derivano, e frequentemente colti in fallo o
nel commettere reati o mentre tentano di nascondere, pur nelle tolleranti società occidentali, i propri
inconfessati gusti e abitudini sessuali, dimostrando una deleteria attitudine alla menzogna e
all'occultamento della propria personalità, c’è da chiedersi davvero quali siano i criteri attraverso
cui costoro riescono ad emergere. Sembra realmente che la guida del governo debba
necessariamente passare per le mani di individui sociopatici, privi di coscienza ed empatia sociale,
di senso del rimorso per le conseguenze del proprio agire (la guerra, la condanna di milioni di esseri
umani alla miseria, alla fame o alla morte a causa dell'inquinamento) e la cui abilità è unicamente
quella di sedurre le masse.
Questione, quella del rapporto tra eletti ed elettori, che assume piena evidenza in Italia dove si
realizza un circolo perverso tra una politica corrotta ed inadeguata ad affrontare i problemi comuni
e a perseguire il bene di tutti ed una società civile nella quale è prevalente la mancanza di una
coscienza civica, dove addirittura la maggioranza si caratterizza per una sorta di analfabetismo
funzionale, incapace di comprendere quali sono le scelte e le opzioni che ha di fronte. L'una
alimenta l'altra e la rafforza a sua volta. Cittadini ignoranti e prigionieri di un miope egoismo
affidano il potere ad una casta partitocratica che non fa altro, per rafforzare il proprio consenso, che
cavalcare le pratiche più deteriori quali l'evasione fiscale, la corruzione ed il voto di scambio, oltre
che smantellare gli unici strumenti di progresso civile: la scuola e la cultura.