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Il conflitto tra Stato e « società civile »

Una categoria della riflessione politica [...] è quella di « società civile ». Questa non va confusa con la «
società politica » di cui hanno parlato, in passato, filosofi come Aristotele e Tommaso d’Aquino. Una simile
confusione di fatto c’è stata ed è stata dovuta alla traduzione fatta dai primi umanisti, in particolare da
Leonardo Bruni, dell’espressione aristotelica Koinonìa politické (società politica) con societas civilis. Nei
pensatori dell’umanesimo, tuttavia, come in quelli del medioevo e della stessa età moderna fino ad Hegel,
societas civilis significava la società politica, ossia la società perfetta, completa comprendente in sé lo Stato
— secondo la concezione greco-medievale — , o coincidente con lo Stato, secondo la concezione moderna.
A partire da Hegel invece venne coniata l’espressione bürgerliche Gesellschaft, normalmente tradotta
anch’essa con « società civile », ma indicante una realtà completamente diversa dalla società politica.
Mentre, infatti, prima di Hegel la società civile è la società dei cives, dei cittadini, membri della città intesa
come società politica, e quindi forniti di autorità politica (i citoyens della Rivoluzione francese), da Hegel in
poi assume una configurazione concettuale un diverso tipo di società civile, quella formata dai Bürger, che
non sono i cittadini in senso classico del termine, cioè tutti coloro che partecipano dell’autorità politica, bensì
gli abitanti della città intesa come agglomerato urbano, ossia i « borghesi » ( i bourgeois della Rivoluzione
francese).
Questi sono fondamentalmente i soggetti delle attività economiche, cioè coloro che lavorano per se stessi
— mentre i contadini e i nobili, che vivono in campagna, lavorano rispettivamente per gli altri o non
lavorano affatto — , e come tali sono sprovvisti di qualsiasi autorità politica. Essi ne sono stati, infatti,
privati dallo Stato, che secondo la concezione moderna, sostanzialistica e assolutistica, è divenuto l’unico
titolare dell’autorità politica: perciò sono chiamati « privati. » La società civile nel senso hegeliano è dunque
la società dei privati, di coloro che svolgono le attività economiche, e perciò è detta anche « sistema dei
bisogni ». In Hegel, come è noto, la società civile, così intesa, viene ad essere, insieme con la famiglia, una
parte, ovvero un momento astratto, dello Stato, che si configura quindi come il tutto, il concreto, l’unica vera
realtà. Marx criticherà questa dottrina, sostenendo che lo Stato è l’astratto, mentre la famiglia e la società
civile sono il concreto, la vera realtà. Anch’egli tuttavia manterrà alla società civile il significato hegeliano di
società dei privati, sistema dei bisogni, pur articolandola in classi contrapposte, borghesia e proletariato. Da
quel momento in poi l’espressione conserverà questo significato, col quale viene impiegata ancora oggi.
Nel mondo antico e medievale la società civile, intesa in questo senso, non esisteva, perché non esisteva lo
Stato come unico titolare dell’autorità politica: esisteva invece la società politica come tutto, all’interno della
quale c’erano il popolo, titolare dell’autorità politica, e lo Stato, organo delegato dal popolo ad esercitarla.
Nel mondo moderno la nascita dello stato assoluto ha determinato il sorgere della società civile come società
di privati, provocando in tal modo la rottura dell’antica società politica in due poli tra loro separati e
necessariamente in conflitto, quello politico, ovvero del « pubblico », identificato con lo Stato, e quello
dell’economico; ovvero del « privato », identificato con la società civile. Tra questi poli non poteva non
stabilirsi un rapporto di tensione, di conflitto, che Hegel pensava di comporre mediante l’assorbimento della
società civile nello stato, cioè la risoluzione dell’economico nel politico: Non c’è bisogno di dire che
storicamente, almeno nei paesi democratici, non si è realizzata né l’una né l’altra soluzione, ma è rimasta la
separazione, spesso anzi la tensione, il conflitto fra i due termini. Di tale conflitto sono segno, oggi la
progressiva burocratizzazione delle istituzioni e la conseguente progressiva sfiducia dei cittadini in essi, la
perdita di senso civico, la crisi della partecipazione politica, lo scontro continuo fra l’interesse pubblico e
quello privato, la stessa tendenza delle persone a rinchiudersi il più possibile nella sfera della vita privata,
lasciando quella della vita pubblica ai politici o ai funzionari di professione.
A questo conflitto non sembra offrire una soluzione valida la prospettiva di tipo, per così dire, hegeliano,
cioè statalistica, in quanto sacrifica alle esigenze dello Stato non solo la legittima autonomia delle attività
economiche, ma addirittura l’intera sfera della vita privata, configurandosi come soluzione di tipo
totalitaristico — anche se, non bisogna dimenticarlo, nella parte restante del suo sistema Hegel
aristotelicamente prevede uno sviluppo dello Spirito ulteriore a quello dello spirito oggettivo, cioè lo Spirito
assoluto, che è arte, religione e filosofia — .
Né sembra poter offrire una soluzione valida la prospettiva di tipo, per così dire, marxiano, in quanto
l’eliminazione dello Stato, che essa prevede, ha un carattere chiaramente utopistico-astratto, come è stato
esplicitamente ammesso dai marxisti delle più diverse estrazioni [...]
Enrico Berti
Università di Padova