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FILOSOFIA DELLA SCIENZA

Cosa c’entra la storia e la filosofia nella didattica della chimica?”


I concetti della filosofia e della storia della scienza devono essere patrimonio della conoscenza di un
docente affinché il docente possa affrontare certi argomenti dandogli la giusta collocazione.
Per quanto riguarda l’importanza della storia della chimica nella formazione di uno scienziato,
leggiamo la citazione di Asimov nel libro “Breve storia della chimica”, il quale dice che conoscere
la storia della disciplina mette chi quella disciplina la applica al centro della cultura, cioè lo
forma a 360 gradi. Asimov appartiene ovviamente ad un periodo storico diverso dal nostro, metà
degli anni 70 in cui era ancora forte l’idea positivista della scienza (la scienza onnipotente, che non
sbaglia mai, che risolve tutti i problemi del mondo) e si consideravano importanti per la formazione
solo le ultime conoscenze, non era importante ciò che veniva prima perché tanto era tutto sbagliato.
L’idea che storia e filosofia della scienza siano importanti nella formazione di un docente, non
significa che il docente deve fare lezioni di storia e filosofia agli studenti, ma significa che il
docente conoscendo il percorso storico e cosa significa scienza sarà portato a presentare
quell’argomento con un approccio totalmente diverso. Quindi la storia ci dà il supporto per definire
dei concetti che per noi ormai sono assodati e però per qualche ragione siamo in imbarazzo quando
dobbiamo dare una definizione. Altro esempio dell’età della Terra: molte persone pensano che la
Terra si sia formata di recente, poche migliaia di anni fa, ma un minimo di conoscenze di storia ci
dimostrano che non è così. L’approccio storico- epistemologico, cioè la narrazione dell’evoluzione
dei concetti è utile per tutte le discipline. La storia dell’uomo ci è stata raccontata invece secondo un
approccio storico-cronologico, cioè noi abbiamo nella nostra testa che prima c’era la preistoria, poi
l’età della pietra (Paleolitico, Neolitico e Mesolitico), poi le città fluviali (Mesopotamia, Assiri,
Babilonesi) poi abbiamo avuto gli Egiziani ecc.; ma in questa narrazione che necessariamente è
sequenziale si perde la contemporaneità dei fatti.
A quali domande rispondono la storia e la filosofia della scienza?
1. Quali sono le caratteristiche del metodo scientifico, che non è una cosa che è stata stabilita e
che da sempre viene seguita in maniera monolitica;
2. Cos’è il pensiero critico sulle affermazioni empiriche, cioè quando io dico che faccio un
esperimento e su quei dati sperimentali elaboro un’ipotesi, cosa sto intendendo esattamente?
Come faccio ad estrarre informazioni dai dati sperimentali? Lo facciamo tutti alla stessa
maniera, con lo stesso approccio? I dati empirici sono realmente oggettivi?
3. Qual è la struttura delle discipline scientifiche e questa è in pendant su ciò che abbiamo fatto
all’inizio sull’autonomia della chimica o su perché la chimica è una scienza; raccogliere dati
significa essere scienziato?
4. Che ruolo hanno i giudizi di valore nel lavoro degli scienziati, cioè perché è necessario che
il lavoro degli scienziati venga sottoposto a costante valutazione al di là del tempo e al di là
dello spazio?
5. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che la scienza è risultata essere l’approccio alla
conoscenza più valido in assoluto, che ci ha consentito di apportare più miglioramenti alla
nostra vita però tutto ciò che è prova scientifica posso considerarla veramente tale?
Quindi i nostri obiettivi saranno capire i modi di funzionamento della scienza, come siamo arrivati a
definire concetti e teorie, perché in quei concetti fondanti ci riconosciamo tutti, perché in quei
concetti fondanti non è comparso il flogisto o il calorico (che lo sono stati nell’800), capire il
rapporto tra la scienza con la civiltà e la società, cioè capire che la scienza è frutto dell’attività
umana che si svolge in quel momento storico e quindi ha le stesse dinamiche, gli stessi limiti e le
stesse problematiche che ha la società civile in quel momento storico.
Inoltre, perché uno Stato dovrebbe investire nella ricerca scientifica? Nell’800 ad esempio gli
scienziati erano solo i ricchi, come Lavoisier che era tra più ricchi della Francia e che utilizzava i
soldi per fare scienza.
Studiare storia e filosofia i aiuta inoltre a capire che la cultura è unica, non esiste una cultura
umanistica o scientifica, il metodo scientifico è un approccio alla conoscenza, chiunque vuole
ampliare la propria conoscenza deve ricorrere ad un approccio di questo tipo.
La storia e la filosofia ci aiutano anche a capire che l’acquisizione di un concetto è un percorso
lento e non facile, fatto anche di revisioni ed errori. Come viene elaborata una teoria è descritto
molto bene da Duhem, uno dei filosofi della scienza di cui parleremo, il quale dice che una teoria
non è affatto il prodotto improvviso di una (?) ma il risultato lento e progressivo di una evoluzione.

Come si può adattare un approccio storico-epistemologico, filosofico nell’ambito della


didattica?
Ci sono due approcci, quello minimalista più consueto e frequente nei libri scolastici cioè si
raccontano degli aneddoti (mela di Newton, bagno di Archimede, serpente di Kekulé) o la biografia
di uno scienziato che magari ha vinto il Nobel e delle volte neanche decontestualizzati in quello che
si sta raccontando. Questi aneddoti rischiano di apparire ridicoli e di non far capire pienamente di
costa si sta parlando.
Dall’altro lato l’approccio massimalista, più complicato, in cui il racconto delle discipline
scientifiche è inglobato in un racconto storico, le cose costituiscono un tutt’uno. Ad esempio, si
potrebbero fare i percorsi trasversali su un tema, come l’Illuminismo che viene raccontato dal punto
di vista storico, filosofico, scientifico. Quindi sarebbe necessario un uso della storia e della filosofia
un po’ più presente nella didattica meglio contestualizzato e più efficace, senza però essere
eccessivi.
L’approccio storico alla chimica è utile perché la chimica è una disciplina complicata, perché i
docenti si muovono con facilità dall’approccio microscopico, al macroscopico, al simbolico, senza
che questo gli studenti lo percepiscano. Esempio di un esercizio che il figlio della prof maggio
doveva svolgere, in cui si doveva far reagire acido carbonico H2CO3 e idrossido di sodio NaOH,
ottenendo o il sale acido NaHCO3 o il sale neutro Na2CO3. Il figlio si è chiesto se potesse decidere
lui quanto farne reagire o se il composto decide, questo perché lui vedeva formule ed il docente gli
ha fatto solo vedere che a quelle formule corrispondono atomi e molecole ma non gli ha fatto
vedere che a quelle formule corrispondano sostanze macroscopiche (cioè in base alle moli, alle
quantità di sostanze che reagiscono capisco quale dei due prodotti si forma). Perché la storia in
questo ci aiuta? Perché la storia della chimica arriva all’approccio microscopico tardissimo, si
giocava con le quantità di sostanze da far reagire. L’approccio dei bambini è materiale, per cui
quando tu gli stai spiegando atomi e molecole, se non gli dai un riferimento macroscopico, loro non
capiranno. Ritornando all’esempio dell’esercizio, il docente avrebbe potuto far vedere in laboratorio
la differenza tra un sale acido e neutro semplicemente mescolando le diverse quantità di sale e acido
e poi misurando il PH nei due casi. Se voi leggete Avogadro, vedete che comincia tutti i suoi
articoli sempre facendo un excursus storico su cosa si sapeva fino a quel punto su quel tema. Ciò
lascia immaginare che la stretta connessione tra l’evoluzione storica delle scoperte scientifiche e la
stringente attualità era consueta per gli scienziati di quel tempo. Negli articoli di oggi,
l’introduzione non è un excursus storico perché si riferisce solo alle conoscenze più attuali e
validate su quell’argomento, non si pone il problema se ci fossero state teorie alternative possibili.
L’approccio storico è anche andare a scovare tra tutte le alternative possibili quella che è risultata
valida e questo è fondamentale perché a te studente, ti fa capire che la scienza non è “scopriamo
sempre cose nuove e più belle”, ma c’è stata gente che ha preso percorsi alternativi e poi questi
percorsi sono stati selezionati. Non è che abbiamo deciso casualmente che per curarci dalle malattie
virali è necessario il vaccino, ci sono stati tanti approcci alternativi ma gli unici bambini che
sopravvivevano con quelle malattie erano quelli a cui veniva somministrato il vaccino.
Adesso il dibattuto scientifico non ha risonanza all’interno delle riviste scientifiche mentre se voi
leggete la Gazzetta Chimica Italiana, la prima rivista italiana di chimica (fondata a Palermo nel
1871), vedete che c’è un articolo e una serie di risposte a quel determinato articolo, cioè quello che
abbiamo noi come referaggio andava a finire come articoli pubblicati. Questo conflitto all’interno
della comunità scientifica non è più visibile ed il risultato è che la gente pensa che gli scienziati
siano sempre d’accordo su tutto, per cui se vede i virologi litigare in tv si impressiona. Le
conoscenze scientifiche sono frutto di un dibattito ed è normale che dato che il coronavirus era una
cosa nuova, gli studiosi si dovessero confrontare sull’argomento.
Recentemente su alcuni siti internazionali sono anche pubblicate le contrapposizioni dei referi e le
risposte degli autori.

La filosofia della scienza si pone due grandi problemi fondamentali, uno è il problema della
giustificazione che riguarda il problema di scegliere fra varie teorie quella più adeguata, cioè come
fa una comunità scientifica a orientarsi fra teorie diverse a volte in contrasto l’una con l’altra? Come
giustifichiamo la nostra conoscenza, cioè come possiamo dire che ciò che sappiamo è corretto?
Altro aspetto che riguarda il problema della giustificazione è la contrapposizione fra metodo
deduttivo e metodo induttivo. Il metodo deduttivo parte da assunti, affermazioni e poi cerca di
dimostrare quelle affermazioni; questo è il metodo della geometria Euclidea, i teoremi sono delle
assunzioni che poi dimostro a posteriori tramite affermazioni che non devono essere contraddittorie
con gli assiomi che ho dato. Il metodo induttivo parte dai dati raccolti (quanti dati devo raccogliere
per ricavare informazioni valide?), quindi la filosofia della scienza si pone il problema se è meglio
il metodo induttivo o deduttivo con l’obiettivo dell’ampliamento della conoscenza.
Il fatto è che noi riteniamo scientifico solo il metodo che noi abbiamo usato.

L’altro problema della filosofia della scienza è il problema della demarcazione, cioè come
distinguo la scienza da tutto il resto? Come distinguo la scienza dal mito? Cos’ha di diverso la
scienza rispetto alla religione, alla metafisica? Su quali basi divido ciò che è scienza da ciò che è
pseudoscienza?
Noi in questo ambito ci muoviamo “a sentimento” senza che nessuno ci ha spiegato come questi
problemi sono stati affrontati, nessuno di noi ha conoscenza sulla filosofia della scienza. Vi è una
contrapposizione tra dogmatismo, cioè io credo per fede, perché qualcuno prima di me ha stabilito
che è così, e scetticismo cioè l’approccio di colui per il quale niente è vero, ma ogni cosa deve
essere continuamente dimostrata. Queste sono le posizioni estreme rispetto al problema della
demarcazione, cioè il problema che ci permette di stabilire cosa è scienza e cosa non lo è. Per un
grande numero di anni l’approccio scientifico è stato fortemente dogmatico, basato sul fatto che
c’era stato Aristotele, tutto quello che diceva lui era corretto, tutto il resto no.

La scienza ha quindi attraversato un periodo di forte dogmatismo, legato alla filosofia greca, i greci
infatti dividevano la conoscenza in conoscenza vera, episteme, dall’opinione ricorrente, Doxa. Dal
diciottesimo secolo questo problema della demarcazione diventa importantissimo perché bisogna
distinguere quello che è l’approccio scientifico dalle credenze religiose, noi diciamo che nel
diciottesimo secolo è nata la scienza (periodo dell’Illuminismo) e in realtà quello che è successo è
aver cambiato semplicemente il punto di riferimento, cioè abbiamo sostituito Newton con Aristotele
con un approccio ancora una volta di tipo dogmatico.
Il problema della demarcazione è importante per non rischiare di scambiare il dogmatismo per
scienza, ed è un problema di stringente attualità che ci porta a chiederci cosa è scientifico o meno.
Cercheremo di risolvere questi problemi indagando ancora una volta come questi problemi sono
stati affrontati, quali soluzioni sono state proposte e quali di queste soluzioni sono state convincenti.

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