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La galassia Lumière, sette

parole chiave per il cinema


che viene, di Francesco
Casetti
Storia Del Cinema
Università di Torino
16 pag.

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1. RILOCAZIONE
Nell’ottobre del 2011 Tacita Dean presenta alla Tate Modern di Londra una sua
opera intitolata “Film”. È un cortometraggio in pellicola, proiettato in loop su un
grande schermo, in uno spazio buio dotato di una lunga panca per sedersi.
Charlotte Higgins, presentando l’opera sul “Guardian” il 10 ottobre 2011, parla
di un “omaggio a un medium che sta morendo”. “Film” è un atto di difesa della
pellicola e sembra anche invocare la preservazione di un medium-dispositivo:
nella Tate ritroviamo anche un proiettore, uno schermo riflettente, una panca
su cui sedersi e una sala buia. Tacita Dean prova quindi a restituirci tutti gli
elementi essenziali del cinema, ma li ripropone come componenti di
un’installazione artistica. Forse Dean si concentra solo su una parte del cinema,
quella rappresentata dai suoi aspetti materiali, mentre trascura aspetti
altrettanto importanti, ovvero quelli che riguardano la pratica sociale.
Se ci allontaniamo dalla Tate troviamo molti episodi in cui il cinema, inteso
come forma di rappresentazione e di spettatorialità, continua a vivere e si
espande al di fuori dei suoi territori abituali, indipendentemente dalla presenza
del suo tradizionale supporto e del suo tradizionale dispositivo.
L’industria cinematografica incoraggia i canali alternativi (Youtube, Netflix, DVD
da Blockbuster, film su laptop e TV…) muovendo un film da un canale di
distribuzione all’altro con sempre maggiore velocità. C’è anche una grande
disponibilità di immagini e suoni che usano un linguaggio cinematografico per
formati meno tradizionali, come serie tv, documentari, pubblicità… C’è anche
un’ampia serie di prodotti che hanno a che fare con il cinema, come i trailer, le
parodie, i video-diari…
L’enorme diffusione degli schermi nella nostra vita quotidiana porta con sé una
presenza del cinema sempre maggiore. Gli consente nuove modalità di
distribuzione, nuove tipologie di prodotti e nuovi contesti di fruizione; gli
permette di continuare a vivere pur adattandosi ad un nuovo paesaggio.

1. Un medium non è soltanto un dispositivo ma anche una forma culturale:


ciò che lo definisce è il modo in cui mette in relazione il mondo con gli
altri, il tipo di esperienza (confronto con la realtà e conoscenza che ne
deriva) che esso attiva. Il cinema, dalle sue origini, ha ruotato attorno al
fatto di offrirci delle immagini attraverso cui riconfigurare il nostro
rapporto con la realtà.
2. Le due facce dei medium (dispositivo-forma culturale) sono di solito
intrecciate: facciamo esperienza della realtà nei modi in cui una
tecnologia ci permette di farlo. L'esperienza cinematografica può
rinascere anche al di fuori della tradizionale sala buia, grazie ad altre
apparecchiature e di fronte ad altri schemi. Il cinema è un medium che
può rivivere anche in altre situazioni.
3. Un'esperienza rimane in qualche modo la stessa quando la nuova
situazione in cui ci troviamo, e il nostro modo di reagire, conservano, se
non i singoli elementi tradizionali, almeno un profilo o una forma
cinematografica. In questi casi riconosciamo la presenza del cinema
anche quando esso non è più come, e dove, era prima.

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4. Cerchiamo la rispondenza a un modello canonico. In una sospensione tra
passato e futuro, tra essere stato e poter essere, il cinema, rilocandosi,
può sopravvivere.
Il cinema fin da subito viene riconosciuto come peculiare forma di esperienza.
È tuttavia un dispositivo tecnico. "Arte meccanica", uno degli appellativi più
comuni del cinema all'inizio del '900. La macchina conta per quello che fa e fa
fare.
Il cinema restaura le nostre capacità visive e ci restituisce confidenza con il
linguaggio del corpo. L'accento va quindi posto sul modo in cui un dispositivo
mobilita i nostri sensi e ci mette in rapporto con la realtà. Parliamo di
un'esperienza "mediata" (dalla macchina). Quest'esperienza si appoggia ad
una tecnologia, ma trova anche altrove il suo alimento.
Le immagine filmiche ci mettono in contatto con la realtà, con la vita. Il cinema
registra la realtà e la vita per andare incontro al bisogno dell'uomo di celebrare
il suo trionfo sull'effimero e la morte.
Il cinema è il regno dello stupore: la sorpresa nasce anche dalla capacità di
reagire e partecipare a quanto si vede. Il cinema fa appello alla nostra
immaginazione, l'immagine sullo schermo non ha consistenza fisica.
L'immaginazione trova via libera anche perchè il cinema, da solo e attraverso
prestiti da altre arti, ha messo a punto un linguaggio capace di valorizzare la
fantasia.
Il cinema ci offre una conoscenza del mondo. Lo fa perchè il suo occhio
meccanico è in grado di cogliere la logica che anima la realtà come nessun
essere umano saprebbe fare.
Il cinema inoltre ci fa sentire membri di una collettività: possibilità di proiezione
della pellicola contemporaneamente in altri luoghi. Condivisione di interessi e
punti di attenzione, pubblica opinione.
Il cinema è soprattutto una forma di esperienza in cui entrano in gioco fattori
sociali, culturali ed estetici. Dispositivo tecnico che ha cambiato il modo di
percepire il mondo. Ma è anche qualcosa che va oltre la presenza di una
tecnologia.
Tutti questi tratti non sono esclusivi del cinema e non ne offrono una
definizione in senso stretto, ma nel loro insieme caratterizzano un fenomeno.
Un tratto peculiare di questa esperienza è che volta provata dentro la sala buia,
emerge anche altrove, persino lontano dalla presenza di uno schermo.
Trovare altrove sensazioni che riconducano al cinema.
L'esperienza di cinema è contagiosa: essa si riproduce anche lontano dalla sala
buia. È tipico dei media favorire questa riproduzione di esperienze. Ciò significa
che saremo in grado di rivivere anche altrove le emozioni che sembrano
apparentemente confinate in un terreno proprio.
La particolarità dei media in quanto mezzi di comunicazione è di poter spostare
le esperienze liberamente. Un medium quindi, una forma culturale, può
estendersi oltre i suoi confini grazie ad altri supporti, altri media, permettendo
al medium di continuare a vivere anche altrove.

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LA RILOCAZIONE DEL CINEMA: crescente presenza del cinema nella nostra vita
quotidiana, anche lontano dal suo tradizionale supporto.
RILOCAZIONE = processo grazie cui un'esperienza mediale, in generale, si
riattiva e si ripropone altrove rispetto a dove si è formata, con altri dispositivi e
in altri ambienti. es. Giornale, radio, cinema = sugli schermi pubblici, in casa,
sul mio cellulare,computer, tablet, anche in questi devices mi offre immagini in
movimento da cui trarre sensazioni percettive, senso di vicinanza la reale,
apertura alla fantasia e adesione a quanto rappresentato. Grazie ad un nuovo
medium un tipo di esperienza rinasce altrove.
La rilocazione mette in gioco aspetti decisivi:
- evidenzia il ruolo dell'esperienza. È il permanere del modo del medium di
percepire le cose e rielaborare questa percezione che ne assicura la
continuità
- evidenzia il ruolo dell'ambiente. Conta la maniera in cui il dispositivo
prende posto nel mondo. Il concetto di rilocazione vuole sottolineare il
fatto che il prolungamento di un medium fuori dal suo terreno d'esercizio
mette in gioco il permanere di un tipo di esperienza e coinvolge uno
spazio fisico e tecnologico. Questa attenzione allo spostarsi di
un'esperienza porta a confrontarsi con altre problematiche: la prima è il
rapporto tra flussi e località. Il concetto di rilocazione vuole sottolineare
l'analogia tra le trasformazioni del cinema e i processi di circolazione che
caratterizzano il mondo attuale: gli spostamenti del cinema su nuovi
dispositivi e in nuovi ambienti avvengono sullo sfondo di processi di
migrazione ben più ampi, che ridesegnano le nostre tappe abituali. La
seconda problematica è la "deterritorializzazione" e
"riterritorializzazione". In questo movimento quel che conta è il processo
di liberazione di un vincolo e insieme la forma che assume il paesaggio
grazie a questi migrazioni. Il concetto di rilocazione vuole recuperare
questo senso di continua destrutturazione e ristrutturazione, e insieme
l'idea di flessibilità e di dispersione.
La rilocazione fa sì che un'esperienza rinasca quasi come la stessa. Il cinema
nella sua migrazione incontra nuovi tipi di schermi, che offrono condizioni
visive molto differenti rispetto allo schermo della sala. "esperienza di cinema
oltre il cinema"
Anche se spinta ai margini, la visione resta cinematografica: "esperienza di
cinema di ritorno": lo stesso spettatore riesce ad isolarsi nell'ambiente, a
concentrarsi su una storia e sulle immagini.
Il problema è che nell'esperienza rilocata conta maggiormente la
configurazione che le condizioni materiali. Quel che importa è come i diversi
elementi si correlano tra loro. È una configurazione che fa apparire la
situazione come cinematografica.
Meccanismi del riconoscimento: importante il modo in cui noi riconosciamo
la situazione. C'è un'"immagine sociale" di cinema che circola nei discorsi e che
costituisce un punto di riferimento. Poi c'è un'abitudine. C'è la nostra memoria
di spettatori e anche lavoro di immaginazione.
In ogni caso, l'"idea di cinema" costituisce una componente essenziale
dell'esperienza. Il cinema è una forma di visione intensa e rilassata, non

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importa o poco importa il luogo dove la si realizza. Riconoscere la presenza del
cinema in nuove situazioni è più facile quando esistono passaggi intermedi.
L'idea di essere parte di un pubblico aiuta a sentirsi al cinema come una volta,
anche se ora si è soli.
Il cinema rilocato non è mai cinema al cento per cento. È grazie alle differenze
che scopriamo un'identità.
- partire dall'imperfezione e farne un punto di vantaggio: solo così il
cinema può tornare. Riconoscere non è semplicemente rintracciare
somiglianze; è vedere l'identico sotto la diversità degli aspetti, e sancirlo
come identico. CONFRONTO CON L'IMPERFEZIONE
- ricostruire una tradizione a partire dal riconoscimento: la rilocazione
spinge su questo versante e dunque stimola l'immaginazione più che la
memoria o l'abitudine. LETTURA PENETRANTE
- in terzo luogo la presenza di qualcosa di cinematografico comporta anche
il fatto che noi sappiamo recuperare tratti finiti nell'ombra.
Il post cinema non è la fine di un modello, ma il ritorno dei suoi tratti iniziali. E
anche la realizzazione di possibilità rimaste inattuate. L'idea di cinema deve
essere pronta ad arricchirsi di nuovi tratti. APERTURA AL POSSIBILE
Qualcosa è autentico non in se stesso,perchè corrisponde a un modello o
perchè arriva intatto dal passato, ma perchè arriviamo a considerarlo tale,
tenendo conto della sua storia, delle condizioni in cui si riaffaccia, del destino
verso cui si orienta.
L'origine è piuttosto un "vortice" che si crea attorno a un costante divenire.
L'originario non si dà mai a conoscere. Quando noi operiamo un
riconoscimento, ci misuriamo con qualcosa di imcompleto, proviamo a
ricostruirlo ma ogni ricostruzione ruoterà attorno a questa incompiutezza.
Un'esperienza rilocata parla insieme il linguaggio dell'autenticità e quello della
deformazione. Un'esperienza rilocata richiama un modello, ma nel suo divenire.
Aprirsi a forme di esperienza che sembrano letteralmente ai limiti o forme di
esperienza che sembrano negare il suo stesso modello, solo così essa è
esperienza di cinema.

2. RELIQUIE E ICONE
Il cinema è ovunque, magari sotto altre vesti o mescolato ad altre genti. Il
cinema contiua a vivere, rinnovandosi e troverà nuovi ambiti in cui svilupparsi.
Il cinema è largamente consumato anche fuori dalla sala; gli spettatori
scelgono più luoghi dove vedere un film. Lo streaming è la forma più in crescita
per accedere a un film. L'ambito di consumo del download ha un crescente
rilievo.
Le due strade della rilocazione:
1. La prima ha al centro l'oggetto della visione, il film. Non potendo
riprodurre tutti gli elementi dell'esperienza tradizionale della sala, si
ripropone il "cosa" vedere, indipendentemente dal "come". Parto quindi
dal COSA vedere. C'è il film che vi è proiettato, non l'ambiente connesso
a una proiezione. Devo quindi intervenire sull'ambiente per renderlo

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adatto a una visione (esempio del treno: metto le cuffiette e mi focalizzo
sulla storia; ci vuole anche poco per distrarmi e farmi uscire dalla mia
"bolla", dallo spazio immaginario che mi sono creato; mancanza del luogo
fisico, come la sala).
= rende disponibile altrove ciò che voglio vedere. Ho a che fare con un oggetto
della visione che mi viene consegnato dove mi trovo. Interviene un trasporto,
un DELIVERY.
2. La seconda strada è opposta. L'esperienza del cinema si riattiva lontano
dai suoi luoghi canonici non tanto perchè c'è la disponibilità di un
oggetto, quanto perchè c'è un ambiente adatto a essa. Ci sono le
condizioni, sono concrete e non devo crearmele immaginariamente io.
Dunque è un "come" prima che un "cosa" vedere che fa scattare
l'esperienza del cinema. Qualita cinematografica.
= ripropone altrove le condizioni ottimali con cui vedere il cinema. Ho a che
fare con un ambiente della visione che viene riallestito dove è possibile.
Interviene una riorganizzazione dello spazio, un SETTING.
Con il nuovo millennio le due strade alla base della rilocazione del cinema sono
diventate più large e ben visibili. Ciò avviene per l'imporsi di due tipi di media:
- serie di dispositivi che possono "trasportare" contenuti (DVD player, pc,
tablet e smartphone). Media estremamente flessibili, pronti ad adattarsi
alle esigenze di chi ne fa uso; sono neutri, possono ospitare materiale
senza costringerlo dentro i propri parametri; sono intercambiabili,
capaci di attivarsi anche al posto di altri dispositivi. Si può avere ogni
cosa in ogni situazione.
- serie di dispositivi che lavorano in maniera opposta. Allestiscono cioè
ambienti in cui l'utente può entrare (videogiochi per esempio). C'è un
mondo che prende forma nel quale ci si può immergere e con cui si può
interagire. Essi offrono un "luogo" e consentono di "viverci".
La rilocazione del cinema permette quindi due diverse opzioni. Però si perde la
progressività e la linearità della visione, il piacere di cercare il film là dove
viene proiettato. Con la rilocazione, un'esperienza tradizionalmente unitaria si
spacca in due. Il cinema è stato a lungo sia qualcosa da vedere sia un modo di
vederlo. Ora si è creata una frattura tra il "cosa" e il "come", prediligendo o
l'oggetto o l'ambiente.
Anche nel suo periodo classico il cinema s'identificava o in una modalità di
visione (che sembra esaltare la superficialità del mondo diventato spettacolo)
o in un oggetto della visione (invece spesso dotato di una sua profondità
intrinseca). Due poli ma che non esistevano l'uno senza l'altro. Ma la
rilocazione spezza questa unità. C'è ormai il senso di spaccatura: il cinema o è
un OGGETTO o una MODALITA'. L'esperienza del cinema va verso una
biforcazione: ESPERIENZA FILMICA, se porta sul cosa, o ESPERIENZA
CINEMATOGRAFICA, se porta sul come.
Questa spaccatura non è la sola che colpisce il cinema nel momento in cui si
riloca altrove. Ora vi è anche una scissione tra: esperienza centrata su una
dimensione di intimità, o su una dimensione di spettacolarità. Il cinema
tradizionale le ha tenute unite, ora le scinde. Spesso la scissione avviene anche
all'interno di un'unica situazione (esempio schermi urbani: il passante è o
spettatore o osservatore – mi fermo a guardare o guardo distratto). Nella sala ci

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si poteva lasciare andare a uno sguardo partecipe, ma al tempo stesso ci si
poteva anche rilassare fino alla distrazione. Nella sala ritualità e quotidianità di
intrecciavano, in casa invece i due aspetti si separano e si propongono come
poli esperienziali opposti.
Ora si è davanti ad una scelta: o navigo alla scoperta di nuovi territori o sto
bene attento al mio, cercando di non perderlo di vista.
Nei processi all'insegna del delivery ho a che fare in qualche modo con un
FRAMMENTO di cinema. Il film è una componente essenziale ma di un
complesso più vasto. In questi processi faccio esperienza di cinema perchè
faccio esperienza di un suo "pezzetto". Qui la rilocazione funziona per
metonimia: essa ci offre una parte che sta per il tutto, o una parte che mi
mette in contatto con il tutto.
Nei processi basati su un setting, ciò che mi viene offerto invece è un
SOSTITUTO di quello che è il cinema. Abbiamo a che fare con una situazione
in cui trasferiamo proprietà che appartengono a un'altra situazione. La logica è
quella della metafora: attribuiamo le modalità di visione cinematografiche a un
nuovo ambiente.

CINEMA COME RELIQUIA, CINEMA COME ICONA


Si tratta di modi diversi di riferirsi al cinema, di richiamarne i tratti essenziali e
quindi assicurare all'esperienza rilocata una sua autenticità.
- Nei processi di delivery recupero l'esperienza del cinema perchè ho tra le
mani qualcosa che ne è stato o ne è parte. Il film che sto vedendo è tutto
ciò che è rimasto. Ma anche essendo solo un residuo questo film è
capace di mettermi in contatto con il cinema. Il film che sto vedendo
funziona come una vera e propria RELIQUIA : è come un pezzo del corpo
di un santo (in questo caso "corpo santo" del cinema), o come un oggetto
che gli è appartenuto, e che grazie a questa sua appartenenza, prolunga
l'esistenza viva del santo fino a noi. Anche un semplice frammento può
ristabilire la pienezza di una presenza.
- Nei processi di setting invece l'ambiente mi riporta all'esperienza
canonica del cinema grazie a una somiglianza. Abbiamo a che fare con
qualcosa che sta per qualcos'altro, ma nel sostituirlo, ne riprende
l'essenza. I processi di setting segnuono la logica dell' ICONA : un'icona è
infatti una raffigurazione che possiede una somiglianza intrinseca con
quanto è raffigurato. L'icona possiede la stessa natura del prototipo;
quest'ultimo emana la sua essenza sulla copia e in qualche modo
continua a vivere in essa. L'icona continuerà a riferirsi al suo modello in
modo pieno e diretto. Copia e prototipo continueranno ad essere legati
perchè condividono la stessa forma. L'icona riattiva concretamente la
presenza del modello.
La rilocazione prova a darci la pienezza di un'esperienza. L'idea di accostare il
cinema rilocato alla reliquia o all'icona ci aiuta a capire su cosa si fonda il senso
di autenticità del cinema rilocato.
1. Parlare di reliquia e icona ci aiuta a ricordare che il cinema è stato spesso
considerato un oggetto di culto. La cinefilia si sviluppa soprattutto
attraverso un culto delle reliquie e delle icone. Quanto alle reliquie

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pensiamo ad esempio alla passione che circonda le proiezioni dei film
restaurati ma anche alle collezioni sempre più diffuse. Quanto alle icone
pensiamo a come i nuovi oggetti d'amore , compresi i videogiochi,
vengano visti come riflesso di alcune qualità cinematografiche
tradizionali (es. Intensità della percezione). Anche la nuova cinefilia
dunque ha una dimensione di culto: trattando i propri oggetti d'amore
come "resti sacri" o "copie vere", dà loro una dimensione di assoluta
autenticità.
2. Il secondo rinvio che le icone e le reliquie ci consentono è a uno dei
massimi teorici del cinema: Bazin, che parlando di immagine fotografica
e del suo rapporto intrinseco con la realtà usa argomenti molto vicini a
quelli ricordati.
Non abbiamo solo frammenti e sostituti: abbiamo letteralmente la permanenza
di ciò che è stato. L'esperienza rilocata non è solo il ricordo di un modello ma è
il modello.
3. ASSEMBLAGE
Il film in senso tradizionale non è più l'unico oggetto della visione: sotto il nome
di "cinema" rifluiscono anche altri tipi di materiali audiovisivi. E i modi di
visione sembrano assumere caratteristiche sempre più personali e contingenti.
Oggi la tecnologia non obbedisce più ad un modello basato su entità integrate
e monofunzionali: essa appare come un elemento diffuso, disponibile a più
combinazioni e a più usi.
Il cinema è costituito da una serie di elementi eterogenei, spesso provienienti
da altri campi, e talvolta permutabili, che si aggregano in base alle circostanze.
L'esperienza del cinema approfitta di tutte le possibili occasioni per rivivere.
Il dispositivo appare come un complesso aperto e flessibile, non è più un
apparato, chiuso e vincolante, ma piuttosto un ASSEMBLAGE (insieme di
apparati diversi). Non è più la "macchina" a determinare l'esperienza, ma è
l'esperienza a trovare la sua "macchina". Anche in nuovi ambienti e con nuovi
dispositivi, il cinema può reinstaurarsi.
Strategie di riparazione per esperienza di cinema fuori dalla sala buia:
1. La prima riguarda lo spazio in cui lo spettatore è collocato: la visione è
sottoposta a continue sollecitazioni. L'utente deve crearsi una bolla
immaginaria nella quale rifugiarsi, anche se questa bolla ha pareti fragili
che si possono infrangere. Questa bolla offre anche una specie di riparo,
abolisco quello che mi circonda e creo un senso di intimità. Dimensione di
familiarità in uno spazio estraneo: "casa mobile", rifugio provvisorio.
(questo può anche succedere nella sala buia, dove si è circondati da
elementi di disturbo)
2. Seconda strategia che i nuovi media ci offrono riguarda lo statuto dello
spettatore: la bolla può essere condivisa ma non può espandersi oltre un
certo limite. I nuovi dispositivi fungono da piattaforme mediali, strumenti
che aggregano più funzioni. Possibilità quindi di vedere un film/video ma
anche di restare in contatto con altri individui che fanno la stessa cosa. Il
nuovo contesto mediale permette di creare pubblici immaginati anche
quando lo spettatore si trova da solo.

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3. La terza riguarda l'oggetto della visione. Il cinema è solo una piccola
parte del flusso continuo di immagini e suoni che ci raggiunge dai tanti
schermi a cui siamo esposti. Il cinema mi arriva attraverso la mediazione
di qualcun altro: ma mi arriva conservando la sua identità. Persino la
visione in mobilità può riavvicinarsi al modello canonico.
Una tecnologia non è valutabile in sè, ma dipende dal contesto in cui opera e
dalla storia in cui si inserisce. Inizialmente non viene abbandonata l'idea del
cinema come apparato ma ci si rende conto che il dispositivo cinematografico
è una realtà storica, caratterizzata da genealogie plurime e da assetti variabili:
e il soggetto è preso nel gioco del meccanismo, ma trova in esso anche un
proprio spazio di manovra. La rigidità e l'unidirezionalità lasciano il posto a una
maggiore complessità e flessibilità.
ASSEMBLAGE: termine che ricorda una pratica artistica basata sulla
combinazione di oggetti preesistenti con cui realizzare composizioni
tridimensionali, e che meglio evoca l'idea di una convocazione di elementi
disparati e insieme l'idea di una loro riconfigurazione in una nuova entità.
L'assemblage è fatto di tante componenti che hanno avuto una loro vita anche
al di fuori dell'opera, e che riunendosi formano un aggregato nuovo che
assume l'aspetto di un'unità. Aspetti da sottolineare sono: un'eterogeneità, un
prelievo da altri contesti, una ricombinazione, e la formazione di una nuova
entità.
Considerare il dispositivo come un assemblage è molto utile. Non abbiamo più
a che fare con una macchina precostituita in modo univoco, ma con qualcosa
che si forma di volta in volta sotto le pressioni delle circostanze, e i cui
elementi sono liberi di entrare anche in altre combinazioni.
L'assemblage è un'entità coerente e consistente, senza però essere
compatta; e determina le sue componenti, senza però vincolarle.
Il cinema è innanzitutto il bisogno di trovare il reale attraverso le sue
apparenze, ma anche di dare una veste reale alla nostra immaginazione.
Assemblage-cinema: c'è un insieme di immagini e suoni, che si offrono al
consumo, in un determinato luogo, e in risposta a una serie di bisogni
individuali, culturali, antropologici. Essi di per sè sono indipendenti e possono
emergere anche altrove. Due aspetti rilevanti perchè tutti questi aspetti si
ritrovino in un ambito che li unisce:
- la presenza di una negoziazione: si ha quando elementi dissimili
cercano di adattarsi reciprocamente in nome di un comune vantaggio. Il
cinema è una macchina basata sull'adattamento: elementi
apparentemente estranei si confrontano, si riaggiustano e si incastrano
l'uno sull'altro.
- Il secondo elemento è una ricorsività: le componenti si incastrano
secondo modalità consolidate. Ha una stabilità e aiuta anche a rendere
riconoscibile l'insieme, le cose ritornano e capisco subito di cosa si tratta.
Altre due componenti essenziali sono la tecnologia e lo spettatore. Lo spazio
in cui essi emergono è proprio quello della negoziazione e della ricorsività. Lo
spettatore è tendenzialmente una delle linee di rottura dell'assemblage; egli
"interviene" sull'equilibrio tra gli elementi; è una componente del dispositivo
particolarmente dinamica.

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Il cinema è una realtà dinamica, sempre sul punto di oltrepassare i suoi confini
e a ribaltare i suoi caratteri di base. Un'idea di dispositivo come assemblage, e
cioè come complesso eterogeneo di elementi che si combinano e ricombinano
senza tregua, con un soggetto tra il non essere più e il provare ad essere altro,
ci consente di vedere come profanazione e reincantamento siano
complementari. Cinema, non-più-cinema e nuovamente-cinema sono
configurazioni correlate.
Il cinema è un disposito che ha sempre provato ad esplorare nuove strade
lavorando sulle sue singole componenti, o ricombinandole o immettendo nuovi
elementi. Operare con il cinema significa mettere alla prova il dispositivo, per
capirne le possibilità. Il dispositivo cinematografico è una realtà instabile, che
può essere riorganizzata continuamente. Componenti del film, come lo
schermo, la sala, la luce, la pellicola, possono essere parzialmente sostituite da
altri elementi, al fine di installare nuovi segni del reale.
Il lavoro sul dispositivo tuttavia è una costante della storia del cinema. Le
sperimentazioni riguardanti il cinema si sviluppano dentro i suoi confini, o in
una sua immediata estensione. Il dispositivo è messo sotto sforzo per
esplorarne le possibilità o anche per scoprirne la vera natura.
Non è difficile vedere come le categorie che hanno caratterizzato il cinema
tradizionale continuino a svolgere un ruolo centrale anche nella nuova realtà. Il
cinema contemporaneo è un cinema "altro", ciò non significa che esso non sia
più cinema: lo è nella sostanza che mostra; lo è nelle possibilità che apre.
Il cinema è sempre stato una "macchina" molto flessibile, aperta alle
innovazioni e attenta ai propri equilibri. Si vuole mettere alla prova il suo
dispositivo, introdurre nuove varianti e sperimentare nuove possibilità; ma allo
stesso tempo si vuole rimanere costantemente fedeli all'idea di cinema.

TRASMEDIALITA': TRASMEDIA STORYTELLING (ne parla e ne descrive le


strategie Henry Jenkins) = il complesso degli elementi di una storia è
sistematicamente suddiviso tra molteplici canali di distribuzione, con lo scopo
di creare un'esperienza di intrattenimento unificata e coordinata. Il film nasce
da un parco tematico, si prolunga in un videogioco, genera prodotti da
acquistare (abiti, cibi, gadget), diventa una serie televisiva, ritorna ad essere
un film, dà vita a un fumetto o a un romanzo e così via. Un esempio può essere
"Harry potter" o "Pirati dei Caraibi": storie trasmediali che coinvolgono media
diversi, entriamo nella narrazione da molte porte e la percorriamo in molte
direzioni; è una storia "spalmata" su tutta una serie di canali di distribuzione.

Il cinema si è allenato a non essere non-più-cinema, quasi volesse adattarsi alla


possibilità di una catastrofe. Da sempre ha voluto uscire da sè, ma ha anche
voluto rimanere legato costantemente alla sua natura; ha preferito assorbire le
differenze o almeno localizzarle in un cinema "altro" che però continua ad
essere cinema. Questo è potuto avvenire proprio perchè il dispositivo ha
funzionato come assemblage più che come apparato. Il cinema ha ricostruito
la sua "macchina" mettendo insieme pezzi diversi trovando una configurazione
complessiva che fosse compatibile con quella solitamente praticata. Ha vissuto
le trasformazioni con continuità. È rimasto se stesso nel cambiamento. Il non-
più-cinema e il nuovamente-cinema sono comunque cinema.

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4. ESPANSIONE
Il cinema è un terreno aperto, pronto a ospitare le più svariate forme di
iconicità. Il cinema contemporaneo si presenta spesso all'insegna
dell'espansione: è pronto ad espandere le modalità e le misure tradizionali,
ad adottare nuove soluzioni, a copiare altri media, a superare i suoi modelli
tipici, seppur esponendosi a dei rischi. Il voler espandersi del cinema non è un
fatto tuttavia nuovo (precedenti intorno al 1970). Trasformazioni soprattutto
dovute al fatto che viviamo in un ambiente ormai profondamente mediatizzato
e il cinema essendo un medium fa parte di questa rete mediale e questo lo
porta ad un confronto con i mezzi di comunicazione che operano nel nostro
contesto di vita. Deve quindi allargare il suo raggio d'azione.
Nel 2013 ci sono stati nuovi nuclei di espansione: il primo nucleo è che il
cinema si è riempito di nuove tecnologie, come per esempio il 3D; il secondo è
legato alla crescente presenza di una produzione dal basso; il terzo nucleo è
legato al numero crescente di adattamenti come i remakes; il quarto è basato
sui feedback (blog, forum, siti specializzati); il quinto nucleo è legato alla
presenza del computer. Esiste anche un'espansione spaziale del cinema:
occupa nuovi ambienti, emigra, fonda nuove colonie e le collega alla
madrepatria.
1. Ampio movimento del cinema fuori dai suoi tradizionali confini, verso
nuove forme di produzione, nuovi prodotti, nuova idea di testo e tipi di
immagine. Il cinema allarga il suo raggio d'azione: implemente le sue
possibilità interne, associa a sè altri media, e si sposta sul più ampio
terreno delle immagini in movimento. Diventa cinema espanso.
2. Questa espansione porta con sè il rischio di una perdita di identità. Il
cinema cerca di allontanare questo pericolo riallacciandosi alla tradizione
che prevede un forte coinvolgimento dei sensi. Da qui la ricerca di
immagini ricche, di situazioni estreme, di un ambiente sonoro
sconvolgente. L'adozione del 3D è significativa: il cinema riafferma la
propria capacità di far aderire lo spettatore al mondo rappresentato
prima e meglio di chiunque altro.
3. Ma il cinema persegue anche una strada opposta: lavora egualmente e
sempre più su "immagini povere", quelle che provengono da telecamere,
telefonini o circolano nella rete. Così facendo permette il sorgere nello
spettatore di una coscienza critica che investe lo statuto dei media e la
loro responsabilità nei processi di conoscenza. Queste immagini povere
vengono definite a "bassa definizione" ma che suscitano una
consapevolezza ad "alta definizione". Anch'esse lavorano a un processo
d'intensificazione, della componente cognitiva anzichè sensoriale.
Abbiamo dunque un cinema espanso, che predica la dispersione; un cinema
volutamente "caldo", che ricerca l'adesione; e un cinema più "freddo", che fa
emergere un'autoconsapevolezza. Media caldi: non lasciano spazio che il
pubblico debba colmare o completare, comportano una limitata partecipazione;
media freddi: implicano un alto grado di partecipazione e completamento da
parte del pubblico. Il cinema è decisamente un media caldo.
La triplice dimensione del cinema (dispersione, adesione e consapevolezza) fa
emergere le dialettiche che consentono di cercare di restare o di ridiventare

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cinema. La presenza di questi tre cinema rivela anche una situazione sociale e
politica con cui il cinema, nei suoi processi di espansione, si confronta.

5. IPERTOPIA
Ogni schermo occupa un posto e dà vita ad un ambiente di visione. Fine della
natura eterotopa della sala tradizionale: i nuovi luoghi di visione sono
caratterizzati invece da un'ipertopia, cioè dal fatto che un mondo altro si
rende disponibile, viene da noi.
Lo schermo non occupa solo un posto, lo costituisce. Uno schermo dà
un'identità al luogo in cui si inserisce; fa emergere punti di attenzione, fissa
nuovi confini, emerge una mappa del luogo; introduce una serie di istruzioni di
comportamento, il luogo quindi assume una praticabilità. Attraverso questi
passi lo schermo interviene sul luogo e grazie ad essi diventa uno spazio della
visione. Lo schermo crea uno spazio della visione.
La presenza del cinema nei nuovi spazi di visione:
- E' contrassegnata da una certa ambiguità: lo schermo può funzionare da
sostituto della sala cinematografica e la somiglianza può essere utile,
anche se può introdurre diversità rispetto al futuro.
- È contrassegnata da una biforcazione: emergere di due situazioni
divergenti: piccoli schermi che danno vita a uno spazio del controllo, in
cui vediamo recuperiamo notizie e dati, rimaniamo in contatto con
qualcuno e grandi schermi che danno vita a uno spazio dello spettacolo.
- Crea risonanze: l'ambiente ricorda sempre quello che è stato.
Quindi il cinema entrando in questi nuovi luoghi trova delle resistenze e delle
negoziazioni.
Nuove forme di spettatorialità: megaschermi negli ambienti urbani, forme di
consumo individuali, DVD. Il cinema si diffonde maggiormente ma diventa più
incerto, i nuovi spazi della visione non sono spazi dedicati. Rilocandosi il
cinema guadagna spazio ma perde il suo ambiente. Lo spettatore, nei luoghi
pubblici e privati in cui il cinema si riloca, non va più al cinema ma lo trova sul
suo cammino.
L'eterotopia è uno spazio concreto che consente di arrivare all'"altrove"
partendo dal "qui", dà accesso a una dimensione "altra", la quale si rende
presente ma al contempo separata dal nostro mondo; sospende in qualche
modo il fluire del tempo quotidiano, sono dei contro-luoghi. La sala
cinematografica classica rientra tra le eterotopie. Nei nuovi ambienti in cui il
cinema si riloca invece abbiamo un rovesciamento della situazione precedente.
In questi ambienti c'è un "altrove" che arriva "qui" e si scioglie in esso. Questa
nuova struttura spaziale prende il nome di ipertropia: il cinema rilocato viene
lui da me, raggiungendomi dove mi trovo.
La parola accesso acquisisce anche un nuovo significato quindi: diventa
sinonimo di acquisire e di far proprio. Non mi muovo dal posto in cui mi trovo e
l'informazione che arriva da me. Non si parla più quindi di raggiungere un
luogo, ci si fa raggiungere. Non bisogna più entrare a far parte di un territorio
o una comunità (come succedeva in sala), si prelevano dati e si accumulano.

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Questo estendersi degli oggetti verso di noi cambia anche il senso dell'intero
dispositivo. Il mondo sullo schermo si sporge verso lo spettatore e ne invade
letteralmente lo spazio (esempio: il 3D). Il film non è più qualcosa per cui ci si
muove ma qualcosa che si acquisisce, che si incrocia ed è qualcosa che offre
un mondo pronto a estendersi ovunque.
Il cinema si fa incontro ai suoi spettatori, fino a imporsi su loro, per essere
incluso nel loro mondo di vita. Porta lontano e invade anche lo spazio in cui ci
troviamo. Questo cercare di raggiungere lo spettatore è un gesto che ci
accompagna da sempre. Ora possiamo dire che questo gesto è arrivato alla sua
maturazione: in un mondo ormai globalizzato, esso ci consente di pensare allo
spazio in cui viviamo come un "qui" in cui si affollano tutti i possibili "altrove".
Anche fuori dalla sala buia, il cinema rende il mio "qui" denso e promettente. È
questo il frutto del doppio legato – eterotopia e ipertopia – che esso porta con
sè.

6. DISPLAY
Lo schermo del cinema sotto l'influsso altrui sta cambiando la sua natura. Ci
offre un altro tipo di immagini. Gli schermi sono punti di transito di immagini
che circolano nel nostro spazio sociale. La trasformazione dello schermo è
dovuta a un cambiamento più generale. I media sono strumenti di mediazione
rispetto alla realtà e rispetto agli altri.
Lo schermo cinematografico: metafore usate per questo schermo:
- Metafora della finestra: inteso come squarcio che ci consente di
ricongiungerci con la realtà e di vederla con una freschezza nuova. Voglia
di riattivare uno sguardo diretto sulle cose.
- Metafora del quadro: abbiamo a che fare con una rappresentazione delle
cose. Tuttavia questa rappresentazione non smette di parlarci della
realtà. L'immagine filmica è in grado di ridarci pienamente il senso del
mondo in cui viviamo.
- Metafora dello specchio: lo schermo è un dispositivo che ci restituisce un
riflesso delle cose, compreso un riflesso di noi stessi. Un riflesso che ci fa
vedere le cose così come sono.
Lo schermo è il luogo in cui la realtà prende corpo e si offre allo spettatore. Il
cinema deve molto, se non tutto, allo schermo. Con l'installazione
multischermo, lo schermo fa emergere il fatto di sentirsi stretto nei suoi confini
tradizionali. È tempo di allargarsi, moltiplicarsi e di diffondersi. I media
diventano media-schermo. L'idea stessa di schermo cambia. Tre elementi
cruciali:
1. La grande diffusione degli schermi consente a un contenuto mediale di
moltiplicare le occasioni e i modi in cui presentarsi.
2. Questi schermi sono spesso collegati alla rete e queste permette di far
rimbalzare un contenuto e diffonderlo su larga scala ma anche spesso di
trasformarlo (es. Appunti: modifiche di altri).
3. La penetrazione di questi schermi permette di vivere/rivivere le
esperienze mediali in nuovi ambienti e su nuovi devices (lettura su
ebook).

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Abbiamo quindi una diffusione su più devices (spreadability);
un'interconnessione dei punti di ricezione (networking); e una riattivazione
delle esperienze in più ambienti (rilocazione). Lo schermo assume un nuovo
statuto. Tende ad essere una superficie su cui transitano le immagini che
circolano nello spazio sociale. Movimento continuo e addensione sullo schermo
dell'informazione da cui siamo circondati.
Nuove metafore per lo schermo:
- Monitor: centri di sorveglianza o nelle portinerie. Tutto è sorvegliato ma
non ci sono più sorveglianti: nessuno guarda poichè la finalità non è
osservare ma raccogliere dati da utilizzare in caso di bisogno. Il monitor
implica uno sguardo, ma non necessariamente un osservatore. Altro
esempio di schermo come monitor: GPS.
I monitor hanno bisogno di alimentarsi in continuazione di nuove informazioni,
non sempre hanno bisogno di un occhio che li scruti o li osservi.
- Bacheca: o lavagna. Incontriamo sui nuovi schermi sempre più
promemoria, segnali, come delle istruzioni di comportamento. Come per
esempio schermi nelle sale d'aspetto, nelle stazioni, sui mezzi. Ciò che
veramente conta sono le informazioni che questi schermi portano con sè.
Ricomposizione di una massa di dati.
- Album: o pareti su cui appendere ritagli. Lo spettatore attuale più che
identificarsi in qualcosa/qualcuno, ritaglia, incolla, compone e spedisce. Il
flusso di dati, notizie e citazioni sembra più importante delle
rappresentazioni di una soggettivà (social network = presentazione di sè
che si basa su un montaggio di materiali, valgono per come sono
montate più che per quello che veramente dicono).
Il nuovo schermo è distante dal vecchio. È collegato a un flusso di dati e non
più necessariamente ad uno sguardo attento alle cose, nè a un mondo che
vuole essere testimoniato, nè a un soggetto che si riflette in quanto vede.
Quindi il concetto di display sembrerebbe più appropiato a questo nuovo
schermo. Il display mostra, rende accessibile, esibisce. Semplicemente "rende
presenti" le immagini. Comunque sia non tutti i dispositivi che ci circondano
rientrano pienamente in questa categoria.
Questa cambiamento inerente allo schermo è dovuto ad un mutamento più
vasto che investe i media nella loro globalità. Oggigiorno si tratta di devices
che servono non più per una mediazione tra noi e il mondo e tra noi e gli altri,
ma soprattutto per accedere a informazioni e servizi. Non siamo più nell'ambito
di uno scambio comunicativo; c'è invece una circolazione di informazioni.
L'immagine è un aggregato di dati in movimento e provvisori che risponde a
bisogne momentanei. Emerge dall'immagine un calcolato montaggio di diversi
frammenti. Quindi non più scambio ma circolazione, una realtà che nasce dalla
combinazione di pacchetti di informazione.
Oltre però a tutte queste contraddizioni del panorama contemporaneo,
continua a manifestarsi un bisogno di verità, di storie, di una ricezione
affettiva, di concretezza.
Il cinema è in continuo scambio anche con altri media; cerca sempre nuovi
ambienti e nuovi devices su cui spostarsi, dalle piazze urbane allo smartphone.
Abbiamo ancora bisogno di spazi pubblici in cui accogliere e vivere le immagini,
ma non possono più essere templi di riti prefissati (sala cinematografica),

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possono essere solo punti di incontro tra immagini e spettatori entrambi in
transito: luoghi-display.

7. PERFORMANCE
Spettatore tradizionale VS spettatore odierno:
- Quello tradizionale si confronta con un testo, quello moderno con un
ipertesto (con i suoi link, le sue possibili espansioni e con le sue diverse
componenti) o con una rete di discorsi sociali, nel quale il film investe un
ruolo rilevante ma non esclusivo (messaggio dallo smartphone).
- Cambiano le modalità della visione: lo spettatore tradizionale si
concentra mentre quello odierno si decentra. Apprensione più
occasionale, meno coinvolgente, che i media chiedono di sviluppare. Non
si rinuncia tuttavia all'attenzione, ma la si indirizza verso una plurità di
oggetti e di pratiche: appunto si ha un'attenzione decentrata, senza
un centro obbligato, multitasking.
- Lo spettatore tradizionale si immergeva nel film, c'erano identificazioni e
proiezioni, ci si calava nella vicenda narrata fino a sentirsene parte; lo
spettatore moderno invece resta sulla superficie di quanto vede più che
tuffarsi nel film. Questo impedisce la catarsi, non ci si identifica nè ci si
proietta, si è lontani da una vera adesione a ciò che viene mostrato.
Conseguenza: caduta della ritualità della visione.
- La sala: il cinema non è un'alternativa, ma una prosecuzione del mondo
quotidiano. Prima avevamo un recinto chiuso che offriva una passerella
verso un mondo altro, da cui traevamo risorse per il nostro mondo; ora
invece non c'è un recinto in senso proprio ma una zona aperta sul mondo
quotidiano. Prima il pubblico era circoscritto e riscopriva l'essenza della
propria vita sullo schermo, allontanandosi dalla realtà; oggi lo schermo
tiene insieme un pubblico disperso, più simile all'audience televisiva o ai
partecipanti di un social network.
Lo spettatore non è più qualcuno cui si chiede di essere presente a una
proiezione con gli occhi spalancati, limitandosi a reagire al film e all'ambiente,
ma qualcuno che agisce perchè la sua stessa visione abbia luogo: l'attendance
lascia il posto alla performance . La performance coinvolge anche e
soprattutto nuovi livelli del fare: fare tecnologico (accesso mediato da un
device che lo spettatore deve attivare, lo spettatore necessita quindi di una
competenza mediale più che cinematografica); fare espressivo (lo spettatore
racconta le proprie personali reazione a quanto vede); fare testuale (lo
spettatore ha la possibilità di manipolare il film che fruisce, può intervenirci
sopra, es. Filmati rimontati su youtube); mobilitazione di nuove dimensioni
sensoriali (lo spettatore attiva anche il tatto, oltre alla vista e all'udito, es.con
smartphone, tablet ma anche DVD player – tatto: rimando al precinema:
movimento prassinoscopio o sfogliare il flip book per avere un'immagine in
movimento).
Tutte queste pratiche fanno dello spettatore un performer: è qualcuno che si
costruisce le proprie condizioni di visione, mettendosi direttamente in gioco, si
deve creare l'esperienza che vuole avere. Deve incastrare tra loro componenti
diverse nell'organizzare la sua visione. Quindi non è solo un performer ma

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anche un bricoleur: qualcuno che si costruisce ciò di cui ha bisogno sfruttando
una serie di opportunità o di materiali, combinandoli tra di loro e trovando una
giusta disposizione. Inoltre tira fuori le sue risorse dalla situazione in cui si
trova. Quindi lo spettatore è un soggetto "occasionale" e creativo: la sua
azione è segno diretto della sua personalità, sviluppa un suo comportamento:
quindi è anche personale.
Lo spettatore è lontano dal cinema e dai suoi luoghi canonici. Scavalca i confini
stessi della visione. Uno dei tratti fondamentali che caratterizzano l'esperienza
di cinema è il fatto che la visione sia continua e completa.
Le nuove modalità di esperienza spettatoriale sembrano aiutare il film a fare
emergere i suoi significati (rallentamento, arresto, ripetizione di immagini).
Quindi il nuovo spettatore non è "contro" il cinema. Il cinema oggi è
profondamente mescolato con altri media. Lo spettatore è prima di tutto un
media user, capace di muoversi senza problemi tra i diversi devices. Continua
anche ad essere spettatore di cinema, in quanto l'oggetto della sua esperienza
rimane un film; gli elementi principali di questa esperienza sono in larga parte
debitori di quelli tradizionali: troviamo ancorail piacere di incontrare la realtà, di
seguire un racconto,di dar concretezza a fantasie, di trasformare un'esperienza
individuale in un'esperienza collettiva. = Media user e spettatori filmici.

RILOCAZIONE E RE-RILOCAZIONE : Re-locazione = rientro nella


madrepatria di un cinema che era emigrato in nuovi ambienti e su nuovi
dispositivi e che ora ritorna sui suoi passi. Re-rilocazione significa un doppio
movimento, la fuoriuscita dalla sala alla ricerca di un nuovo territorio
(rilocazione) e il ritorno nella sala ricchi di un nuovo patrimonio accumulato nel
frattempo (re-rilocazione). La sala cinematografica diventa un po' meno
cinematografica ed è quindi pronta ad ospitare un cinema che nel frattempo si
è mescolato con altri media. Ci sono ambienti verso cui il cinema converge per
continuare a vivere e ambienti in cui si trasferisce.
Cinema rilocato: nuovi spazi; cinema re-rilocato: torna al suo ambiente più
proprio contaminandolo con nuovi modi di visione; cinema non-rilocato:
rimane attaccato alla sala; cinema delocalizzato: uscendo dal suo ambiente
si perde nei media.
Perchè tornare alla madrepatria con quello che di nuovo si è
acquisito?
1. Per un bisogno di territorialità: vedere un film è una questione di
luogo. La sala costituisce un territorio più solido e protetto, continua ad
associarsi all'idea di "abitare": luogo fisico e insieme simbolico.
2. Bisogno di domesticazione: riconfluendo in un luogo tipico, le novità
appaiono accettabili e familiari. Vedere un film in sala è sempre stata
un'attività intensa che il luogo riusciva a disciplinare. Quindi il cinema
rilocato, rientrato in madrepatria, riesce ad addomesticare l'attivismo
connesso con la performance.

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3. Bisogno di istituzione: la re-rilocazione serve ad assicurarci che un
medium cui siamo stati a lungo affezionati continua ad avere un suo
spazio e una sua identità e che quindi non si mescoli.
4. Bisogno di esperienza: la re-rilocazione offre condizioni ambientali che
ridanno forza alla visione: il grande schermo, sovrastando lo spettatore,
lo interroga anzichè obbedirgli come fa il display di un telefonino o di un
pc.
Sui nuovi devices lo stupore lascia il posto all'autocompiacimento e il
riconoscimento all'abilità.
La re-rilocazione, sovrapponendo attendance e performance, intrecciando
tradizione e novità, si apre meglio di qualsiasi altro gesto a una dimensione
esperienziale. È questa dimensione ad essere importante.

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