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IL VALORE INIZIATICO DELL’INSEGNAMENTO/APPRENDIMENTO

Percepisco le conoscenze specifiche di voi tutti nel settore della “formazione” ma qui, oggi, do voce ai miei
pensieri, forse vi sequestrerò del tempo ma spero di lasciarvi qualche punto di domanda.

Non ho nuove teorie da proporvi né studi di ricerca da portare avanti ….. solo il percorso dei miei neuroni.

Partiamo con il conoscere l’aggettivo iniziatico.

Deriva da iniziazione, cioè inizio, avviamento, al fine di sviluppare le energie interiori possedute allo stato
latente. Un processo che serve a schiudere l’intelletto e permettere di comprendere non soltanto le
apparenze di ciò che ci circonda, ma anche la natura profonda delle cose … perché conoscere una cosa, per
me, significa potersi identificare con essa, diventare la stessa cosa. Ovviamente, perché ciò accada, bisogna
predisporsi all’apprendimento ma, si sa, occorre avere degli insegnanti, degli istruttori, dei maestri….
chiamateli come vi pare, che siano realmente in grado di FORMARE, porgendo fattivamente non una ma
tutte e due le mani per aiutare a costruire personalità, sentimenti, abitudini …. Uomini e Cittadini!

Quando questo non avviene, dobbiamo inevitabilmente costatare che nella confusione, insieme alla
molteplicità o contraddittorietà dei messaggi che ne deriva, si corre il rischio di perdersi.

Attenzione però, è bene che qui specifichi che iniziatico “non indica alcuna dottrina ma tutte le abbraccia e
le supera” (…), vi invito a tenere sempre a mente ciò che ci unisce: la formazione. Ciascuno di noi è
consapevole del ruolo, oserei dire fondamentale, che ha nei confronti di chiunque sia all’esterno di noi, noi
docenti in particolare ….. quello che serve è fare “ciò che si deve perché accada ciò che può”, niente altro.
Questa è una realtà che va profondamente sentita e vissuta, oserei dire “donata” in azioni.

Quando ci si trova nel settore dell’insegnamento e dell’apprendimento, nessun risultato è riproducibile in


base a un protocollo: chi insegna dovrebbe avere l’umiltà di mettersi in discussione aprendosi ad un
universo con caratteristiche e virtù qualitative personali ….. la persona che apprende. Il tutto in un
vicendevole scambio che non conosce limiti, circostanze e situazioni, in cui tutti si può essere in condizioni
di insegnare o di apprendere.

E’ necessario aver però sviluppato l’umiltà di ascolto e l’intelligenza per comprendere.

Iniziatico , quindi, non è occulto.

Un insegnante è investito della missione più delicata e più importante che la società possa assegnare:
FORMARE, cioè contribuire alla forma del pensiero e, per conseguenza, del FARE, il che è essenziale per
ipotizzare dei futuri protagonisti, sia per quanto riguarda la vita sia per quanto riguarda il lavoro. Purtroppo
però non sempre questa è la realtà dei nostri istituti formativi, in qualsiasi ordine e grado. Molto frequenti
sono i casi in cui gli insegnanti hanno perso il Desiderio di Contatto con la realtà del “discente”,
sostituendolo con il Parlare del Discente. Lo so, sono idealista, ma tutto questo mi com-muove, nel senso
che mi muove verso grandi ideali.

Da soggetto attivo nella formazione, in me si affollano tante riflessioni e tanta autocritica. Provo sgomento
ma mai rassegnazione, nel confrontarmi con chi non ha proprio idea della “formazione”, mi riferisco a
coloro per i quali l’istruzione è una sterile operazione di trasferimento di contenuti. Penso alla mia attività
professionale e costato che non riesco a considerarla come un compartimento stagno …. Ho
inevitabilmente innescato una catarsi in spirito ed azioni. Mi soffermo a riflettere anche sui ruoli che
investiamo nella società ed in particolare nella sua prima forma che è la famiglia. Mi chiedo allora, riguardo
alla formazione scolastica, come può l’istruzione essere realmente efficace nel formare, quando si trova a
relazionarsi ed utilizzare materiale umano che pretende e delega alla formazione ma non ne da? Angela*
dice che penso troppo, ma sono fatta così.

La nostra nobile missione resta sterile se non è mossa da quella comprensione che nasce da dentro.
L’istruzione, quando nasce da questo processo, è una conquista naturale, è un percorso che si crea da sé e
nel quale conquistiamo spontaneamente delle competenze, le acquisiamo con naturalezza, non perché ci
siano state indotte. Qui il ruolo fondamentale dell’educatore, dell’insegnante, di colui che ispira l’allievo a
DARE il meglio di sé, a TROVARE il meglio in sé, per scoprire ciò che egli stesso ha appreso da tempo.

In questo scambio vicendevole, forse è il caso di ribadire che non c’è docente senza discente e che
entrambi percorrono lo sesso sentiero ma … su piani diversi.

Per estensione, la visione positiva in essenza del mondo, non è per me avulsa dalla vita quotidiana di
ciascuno di noi e dal nostro impegno non solo etico ma anche responsabilmente formativo; risponde
all’esigenza di contribuire al progresso sociale e civile dell’intera umanità all’interno di specifici ideali e
valori che muove dal senso di appartenenza , di altruismo, di solidarietà verso tutti gli esseri umani …. Non
si assolve all’impegno dell’istruire solamente fornendo istruzione, secondo me, è opportuno aprirsi ai
bisogni di coloro che necessitano di aiuto e, lo sappiamo, ogni atteggiamento è una particolare forma di
richiesta.

Tutto questo richiede sforzo e costanza. Il punto sta nell’assegnare un giusto valore ai diversi aspetti della
formazione umana che, lo ricordo, è costituita da materia e spirito. E’ difficile la conciliazione tra l’aspetto
spirituale e la concretezza della vita, concepita e vissuta sempre all’interno di specifici valori etici e di ideali.
Ogni essere umano diventa quindi degno di attenzione; come un fine, mai come un mezzo.

È utopia far sì che il soggetto dell’apprendimento possa sollevare il suo animo, sentirsi confortato e
ritrovare le proprie forze, insieme alle capacità per aprire nuovi orizzonti alla vita? Forse sarebbe il caso di
spogliarsi del culto della personalità, di quello che conduce a compiacersi nell’illusione che siamo
educatori, formatori, docenti, solo per il fatto che questa è la nostra attività professionale ed indossare
l’abito dell’Umiltà e dell’Equanimità come persuasione della mente.

Esiste una realtà che sta al di sopra, o al di sotto, di ogni differenziazione e che travalica ogni differenza;
una realtà superiore che mette in comunicazione i valori che ogni IO ha in comune con gli altri IO ….
nonostante tutte le peculiarità che esistono ed esisteranno sempre tra gli esseri umani. Nel nostro settore
leggasi come potenzialità e sacralità di ogni vita, in quanto irripetibile ed unica, interazione formativa nel
vicendevole e reciproco rapporto tra docente e discente.

E, poiché l’essere umano non è fatto solo di intelletto ma anche di sentimento, occorre che la formazione si
basi anche sull’Umiltà del sentimento.

“Riconosco il mio ruolo formativo ma stattene lontano”, è un ragionamento abbastanza comune tra quanti
sono convinti della teoria, cioè nella mente, del potenziale valore dell’istruzione ma trovano difficile far
scendere dalla testa al cuore questo ragionamento. Un insegnamento basato su questo è uno strumento
che si avvicina all’altro sforzandosi di comprenderlo dal di dentro.

Il ruolo iniziatico dell’insegnante si concretizza e si esprime non nel dare ma nel darsi. Chiunque dà,
qualsiasi cosa dia, stabilisce un rapporto di superiorità tra il datore e colui che riceve. Chi dona se stesso si
pone invece al medesimo livello di colui che riceve; nell’insegnamento, esprime così il nobile significato
dell’iniziare all’apprendimento e, oltre questo settore, avviene lo stesso nella vita sociale a qualsiasi livello.
Nessuno vive da solo, senza dare e ricevere in un continuo scambio con gli altri e, perché questo scambio
sia espressione di crescita vicendevole, è fondamentale che sia intriso di Umiltà e sincerità. Una
formazione che sia tale, diventa realmente iniziatica alla comprensione ….

La mia opinione è che, un rapporto formativo privo di tutto questo, agisce in maniera da determinare il più
pericoloso disorientamento delle coscienze.

L’insegnate ha da porsi sempre domande perché, qualora giungesse a risultati definitivi, finirebbe il suo
spirito di ricerca a migliorarsi, a relazionarsi con generazioni in corsa continua, verso cosa non si sa, forse
sarebbe più opportuno affermare “in fuga”! Non deve permettere che il suo egoismo impedisca la sua
crescita spirituale né che le lusinghe lo allontanino dal suo obiettivo: la formazione; avverto con
presunzione la certezza che queste motivazioni portino realmente l’insegnante a lavorare per il bene di
tutta l’umanità.

Quando si comprende questo, si assume, si porta con sé la verità inconfutabile di essere parte di quel tutto
infinitamente più Grande; si prende il cammino più breve che conduce agli Altri.

Si manifestano così tutte le azioni sociali stimolate la una dedizione amorevole e disinteressata che sono,
riconosciamolo, spesso accompagnate da difficoltà, sacrificio e coraggio. In tutto questo, la Legge
dell’Amore è primordiale. Niente si può fare senza questa forza d’attrazione, perché è la sola che ci apre
tutte le porte, che consente l’aprirsi anche di quelle più difficili.

È dovere di ciascuno, è potere di ciascuno, promuovere e comprendere la potenzialità di questo processo


che trova l’unità nella diversità …. Senza aspettare che siano gli altri a cambiare.

Fà agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te …..

Ricordo di aver letto da Sant’Agostino che i torrenti impetuosi del nord africa, spesso travolgono nei periodi
di piogge torrenziali giovani cerbiatti, si commuove nel raccontare come i cervi adulti incrociano le loro
corna nodose e ramificate con quelle lisce e lineari dei cerbiatti, portandoli così in salvo da morte sicura.

In sintesi, quando l’insegnante non insegna per la vita, aggrava e aggraverà sempre più il problema della
società e, per estensione, dell’intera umanità. I problemi posso essere negati ma non spariscono; possono
essere sminuiti ma non rimossi; possono essere fraintesi ma non portano da nessuna parte; possono essere
rinviati ad altri ma non si risolvono finchè …… non si comprende che il SENSO DEL DOVERE deve invadere e
pervadere l’intera coscienza umana, in particolar modo quella degli educatori.

O sì, certo, a parlare si è tutti bravi, la teoria è facile da buttare giù ma in tanti si esercitano nell’arte del dire
prima di essersi impossessati di quella dell’ascoltare … comportamenti, azioni; per azzardare una
contraddizione scientifica potrei affermare anche si ascolta con tutti e 5 i sensi! Mi spiego, chiave di lettura
è qui l’ASCOLTO, scusate il gioco di parole.

Seguitemi ancora un momento e smetterò presto di tediarvi; se i bravi allevatori rendono sensibile al morso
la bocca dei cavalli, allo stesso modo i bravi formatori, educatori o Maestri che siano, dovrebbero rendere
sensibili alle parole le orecchie degli allievi, guidandoli all’ascolto. Chi ama la verità, sa ascoltare in modo
attivo riuscendo anche a discernere l’eventuale utilità di un’argomentazione, la elabora, potrebbe farla sua
come invece scartarla, sicuramente utile ad attivare il pensiero autonomo e …. Magari anche critico.
La nostra responsabilità sta nel prendere consapevolezza che far apprendere non significa riempire la
mente di contenuti, come si fa per i vasi ma, piuttosto, di accenderla, come la scintilla che infuoca il legno; è
così facendo che indirizziamo alla ricerca ed all’amore per la Verità.

È ovvio che occorre esercitarsi nella ricerca personale per acquisire quella forma mentis insita in noi con la
nostra stessa esistenza; perché il saper ascoltare bene è IL punto di partenza per vivere secondo il bene, il
bene archetipico.

L’intuizione vola fuori dalla finestra quando la ragione bussa alla porta. L’intuizione è una facoltà spirituale,
la parte della mente che trascende la coscienza e non fornisce chiarimenti, non dà spiegazioni su se stessa.

Termino con un proverbio cinese:

SEMINA PENSIERI E MIETERAI AZIONI,

SEMINA AZIONI E MIETERAI ABITUDINI,

SEMINA ABITUDINI E MIETERAI UN DESTINO.

Una botte conserverà sempre l’aroma del primo vino che ha contenuto, così come un tessuto tinto non
tornerà mai al suo colore naturale. Che grande responsabilità!

Tiziana Fortunato

* Angela Ambrosoli, presidente della sezione ASPEI (associazione pedagogica italiana) di Reggio Calabria